Buon 2019, col sogno di una Calabria che pensa ai giovani

di Santo Strati

1° gennaio 2019 – L’anno che inizia si apre con una sola certezza per la Calabria: gli aeroporti di Reggio e Crotone non chiudono, anzi viene rilanciato il loro ruolo determinante nelle prospettive dello sviluppo possibile. Per il resto, non avendo a disposizione sfere di cristallo divinatorie, si possono solo formulare auspici e speranze, peccando di inguaribile ottimismo.

È un momento difficile per tutto il Paese e andrà ancora peggio quando si scoprirà che le tante promesse del Governo (che, come al solito, al Sud riserva un’attenzione al di sotto del minimo) non potranno essere mantenute in alcun modo: la recessione è una conseguenza logica di una politica che ha mostrato di non avere la benché minima idea di crescita e sviluppo, ma si è impegnata a prendere per i fondelli gli elettori con la pratica (quotidiana) degli annunci che si autoannullano giorno dopo giorno (se non il giorno stesso).

Soffrirà il Paese, ma ancor di più la Calabria che però – secondo il rapporto Svimez – è l’unica delle regioni meridionali a mostrare timidi segni di crescita. Parliamoci chiaro: esistono le condizioni, le risorse umane e intellettuali e la capacità di rimuovere l’immobilismo che la politica regionale delle ultime legislature ha mostrato di privilegiare. La Calabria ha grandi ricchezze sottoutilizzate e, addirittura, trascurate dalla miopia di chi governa e, soprattutto, ha una grandissima massa di giovani, laureati, laureandi, ricercatori, che aspettano un segnale. Nessun giovane vuole il reddito di cittadinanza (o l’elemosina che avrebbe questo nome) ma pretende, sottolineo pretende, che siano offerte opportunità di occupazione, lavoro, crescita. La formazione in Calabria dà grandi risultati, ma ad essa non segue alcuna capacità di assorbimento e utilizzazione dei talenti formati: le nostre migliori risorse ci vengono “sottratte” da città e Paesi che hanno l’occhio lungo sulle capacità e le competenze che maturano nei centro di eccellenza del Mezzogiorno (che sono pure tanti). E allora? 

La Calabria fino ad oggi ha rubato il futuro a tanti giovani che sono andati via e non ha capito che il vero motore della ripartenza e della crescita è nelle mani delle nuove generazioni che cercano opportunità e offrono in cambio competenza, capacità e grande passione.

Ci ripetiamo, lo so, ma non ci stancheremo di insistere sull’incapacità di progettare non lavori “finti” o a termine, ma vere opportunità di lavoro. In Calabria non ci sono giovani disoccupati, ci sono giovani che non hanno mai lavorato, ovvero cui non è mai stata offerta una pur minima occasione di mostrare il talento che è unicamente frutto di studio, sacrificio e determinazione. Tre elementi che hanno sempre contraddistinto i tantissimi giovani andati via e che oggi rappresentano, in ogni parte del mondo, una crema di eccellenze di cui la Calabria può andare fiera ma di cui si dovrebbe vergognare per averle perse.

Serve un progetto di sviluppo reale, non da libro dei sogni: ci sono imprenditori “illuminati” (basta citare Antonino De Masi che vuole formare e creare giovani laureati in campo tecnologico), ci sono aziende importanti che hanno bisogno di specialisti, esistono centri di eccellenza che possono sfornare centinaia di ricercatori di altissimo livello le cui competenze sarebbero fondamentali per lo sviluppo della regione. Ma queste realtà si scontrano con una burocrazia assurda e devastatrice, con la colpevole miopia degli istituti bancari che raccolgono denaro ma non ne danno se non a condizioni impossibili, con insormontabili muri di difficoltà deprimenti, in grado di smontare in un attimo qualsiasi progetto imprenditoriale proposto da giovani.

Il povero Antonio Megalizzi, ucciso dall’odio islamico a Strasburgo, per fare il giornalista è dovuto andare in Europa: in Italia nessuno gli avrebbe offerto la minima opportunità. E lui rappresenta, in pieno, il vero modello della condizione di precarietà dei nostri giovani calabresi: due lauree, generazione Erasmus, grande capacità e passione totale, ma zero opportunità di lavoro né in Calabria, né tantomeno in Italia. Quanti sono i giovani che sognano di fare i giornalisti in Calabria? Opportunità zero. Quanti sono gli ingegneri, gli architetti, gli scienziati, i medici laureati in Calabria che si sono visti offrire – probabilmente in nero – lavori inadeguati alla propria preparazione? È questo il punto: con tutto il rispetto per chi lavora in un negozio, in un’azienda o frigge patatine al McDonald’s, ai nostri giovani laureati non si offre alcuna possibilità di mostrare talento e capacità, con un lavoro che favorisca la specializzazione e premi l’impegno. 

I nostri politici non hanno alcuna scusante. L’indignazione cresce e poi si traduce in un non-voto: bene, ci sono due appuntamenti elettorali in questo 2019, i calabresi – quelli che amano questa terra, quelli che ci credono e vogliono guardare al futuro dei propri figli a lavorare, creare famiglia, e vivere una vita di qualità – non restino a casa, ma esprimano col voto la propria rabbia. Non cedendo ai facili populismi ma valutando idee e progetti. Anche in politica ci sono giovani capaci e di talento, che non hanno avuto l’opportunità di mostrare di cosa sono in grado di proporre. Svegliati Calabria. E buon 2019 a tutti. (s)