Gli impietosi numeri della fuga dei giovani cervelli: via 180mila dalla Calabria

20 novembre 2018 – Sono impietosi i numeri che snocciola il rapporto sulla “fuga di cervelli” dalla Calabria presentato ieri a Cosenza alla BCC Mediocrati. Negli ultimi 15 anni sono stati 180mila i giovani che hanno lasciato la Calabria per l’impossibilità di trovare opportunità di lavoro e occupazione. Sono dati che vengono dalla ricerca sull’economia calabrese realizzata dall’Istituto Demoskopica. L’emigrazione intellettuale continua ad essere la vera piaga di questa regione, il vero freno a qualsiasi ipotesi di crescita e sviluppo.

L’identikit di chi è costretto ad andar via è ancora più drammatico: prevalentemente maschio, sotto i 35 anni, per lo più laureato o con un dottorato di ricerca in tasca. Ovvero le risorse migliori, “fresche”, le forze ideali che un Paese, una Regione intelligente, farebbe di tutto per trattenere e formare ulteriormente, ma che invece si preferisce lasciar andare via. Quante giovani risorse fanno la fortuna di altre regioni (vedi quanti professionisti, ricercatori e scienziati di origine calabrese eccellono a Roma e Milano) se non di altri Paesi che intuiscono il loro potenziale e lo utilizzano, danno ossigeno e ulteriore formazione, incentivando la loro specializzazione?

Eppure i numeri congiunturali indicano una tiepida ripresa economica in Calabria, rispetto alle altre regioni del Mezzogiorno, ma è l’assenza di una politica premiale che individui e sostenga le competenze e le capacità che le nostre ottime università sono in grado di formare. È un “suicidio” provocato da cecità politica che purtroppo nessuno tenta di fermare. Chi governa, localmente e a livello nazionale, sta rubando il futuro ai nostri giovani, ma soprattutto sottrae risorse umane importantissime. Va dunque invertita la rotta, va completamente rivisto il percorso di valorizzazione e di specializzazione da completare all’interno della regione, offrendo al contempo opportunità di lavoro e soprattutto stabilità. Il lavoro precario, che quasi mai utilizza le competenze effettive dei giovani in cerca di occupazione, è l’anticamera di una fuga prossima. In dieci anni 21mila laureati hanno lasciato la Calabria: come se in un anno non ci fossero stati iscritti all’università.

Nel quindicennio 2002-2016 in totale hanno lasciato la Calabria poco più di 290mila persone: di queste l’84% è andata in altre regioni, il 15% all’estero. La fuga di cervelli (anzi il “drenaggio” – brain drain) è a senso unico: i migliori se ne vanno perché non ci sono prospettive né opportunità: E non si pensi che le soluzioni assistenzialistiche (e probabilmente irrealizzabili) del reddito di cittadinanza possano invertire il trend di fuga: i giovani calabresi non vogliono assistenzialismo per stare a casa senza fare nulla, vogliono crescere, mostrare le capacità e le competenze acquisite, sentirsi attori e protagonisti di un risveglio che dia l’avvio a crescita e sviluppo in casa propria. Sennò se ne vanno. E non tornano. (rrm)