Il Rapporto Svimez 2018: la Calabria cresce, ma i giovani se ne vanno

9 novembre 2018 – La presentazione ieri del Rapporto Svimez 2018 ha rivelato qualcosa di positivo per la Calabria: è la regione che l’anno scorso ha fatto segnare, nel Mezzogiorno, la più significativa accelerazione della crescita, nel periodo 2015-2017 sono state soprattutto le costruzioni a trainare la ripresa (+12 % nel triennio), seguite dall’agricoltura (+7,9 %) e dall’industria in senso stretto. Insomma, la Calabria mostra segni di crescita, ma i suoi giovani continuano ad andarsene in cerca di futuro e, soprattutto, di un’occupazione stabile. E dato non meno preoccupante al Sud il 18,5 % dei giovani abbandona gli studi contro l’11,1 % del Centro-Nord.

Secondo il Rapporto «La maggiore criticità del mercato del lavoro meridionale emerge anche dalla dinamica della disoccupazione di lunga durata in aumento al Sud per il secondo anno consecutivo ed in flessione nel Centro-Nord: infatti, l’incidenza della disoccupazione di lunga durata (12 mesi o più) resta sostanzialmente stabile al Centro-Nord mentre aumenta di mezzo punto nel Mezzogiorno, dove i valori sono più che tripli rispetto all’altra parte del Paese. L’andamento del 2017 è stato particolarmente positivo per il lavoro in Calabria (+2,6%)»: l’occupazione industriale cresce in Calabria (+2,6 %), ma è diminuiti il numero dei dipendenti a tempo indeterminato.

Per quanto riguarda “la fuga dal Sud”, la Svimez nota che «il saldo migratorio totale continua a essere negativo e ad ampliarsi ulteriormente, passando da –27,8 mila del 2016 a –31,7 mila del 2017. È un fenomeno che riguarda tutte le regioni meridionali, con la sola eccezione della Sardegna: la Sicilia perde 16,8 mila residenti, la Calabria 3,3 mila, la Puglia 5,3 mila residenti Secondo le previsioni Istat e SVIMEZ, si delinea per i prossimi 50 anni un percorso di forte riduzione della popolazione, in particolare nel Mezzogiorno, che perderà 5 milioni di abitanti, molto più che nel resto del Paese, dove la perdita sarà contenuta a un milione e mezzo. Ciò avviene perché al Sud non solo ci sono sempre meno nati ma c’è anche un debole contributo delle immigrazioni. Tutto ciò farà dell’area meridionale quella più invecchiata dell’Italia e tra le più invecchiate dell’UE. Ciò che preoccupa maggiormente è che l’età media al Sud crescerà dagli attuali 43,1 anni, ancora più bassa di quella registrata nel Centro-Nord, ai 51,1 anni nel 2065. L’indice di vecchiaia salirà, invece, dall’attuale 148,7% al 329,1% del 2065. In definitiva, alla fine dell’intervallo di previsione, il Mezzogiorno risulterà l’area d’Italia maggiormente ridimensionata e più invecchiata.

Dal 1976 al 2016 sono emigrate dal Mezzogiorno verso il Centro-Nord 5 milioni di persone contro rientri per 3 milioni con una perdita netta per l’area di 2 milioni di residenti. Negli ultimi 16 anni hanno lasciato il Mezzogiorno 1 milione e 183 mila residenti: la metà giovani di età compresa tra i 15 e i 34 anni, quasi un quinto laureati; il 16% circa si sono trasferiti all’estero. Quasi 800 mila di essi non torna più nel Mezzogiorno. Nel 2016 si sono trasferiti dal Mezzogiorno in una Regione Centro-Settentrionale 108 mila abitanti, 5 mila in più dell’anno precedente. Le partenze più consistenti dalla Campania, 31,6 mila unità, dalla Sicilia, 25,1 mila, dalla Puglia, 19,2 mila unità; dalla Calabria 13,8 mila.

Per quanto riguarda le politiche di coesione, qualche positiva conferma in relazione alla capacità di spesa – si legge nel Rapporto 2018 – si evidenzia nel caso della Puglia, e qualche nuovo segnale interessante di inversione di tendenza, rispetto ai ritardi di attuazione sperimentati in passato, emerge nel caso della Calabria. Difficoltà che ci sono altresì sui principali Programmi di investimento e spesa gestiti a livello nazionale, come per PON “Legalità” e il PON “Governance e Capacità Istituzionale”, con livelli di pagamento inferiori all’1% del contributo concesso. In controtendenza rispetto agli andamenti degli scorsi anni un risultato positivo si osserva per la Calabria: gli impegni hanno raggiunto una percentuale del 12,38% e i pagamenti si attestano al 5,51% delle risorse assegnate.

Infine, da sottolineare, nel comparto della logistica, l’opportunità offerta dalle Zone Economiche Speciali  che per i porti meridionale dovrebbe costituire l’occasione per inserirsi nello scenario evolutivo dei traffici e della logistica globale: «La sfida delle zone economiche speciali, che si sperimenteranno con la centralità dei porti meridionali, sarà vinta proprio se riusciranno ad attrarre investimenti manifatturieri per allargare una base industriale che nei decenni recenti si è impoverita. Ma, al tempo stesso, devono cogliere questa opportunità per innovare le tecniche di gestione dei sistemi logistici, che saranno certamente una delle chiavi per recuperare, mantenere o consolidare la competitività su scala internazionale».  (rrm)

La sintesi del Rapporto SVIMEZ 2018