Marco Minniti scioglie la riserva: si candida alla Segreteria del PD

L’INTERVISTA DI MARCO MINNITI OGGI DA LUCIA ANNUNZIATA SU RAI 3 (IN MEZZ’ORA IN PIÚ)

18 novembre 2018 – Come era nell’aria già lo scorso 6 novembre a Roma, durante la presentazione del suo libro Sicurezza è libertàMarco Minniti, ex ministro degli Interni del passato Governo, ha sciolto ieri la riserva e ha annunciato la sua candidatura alla segreteria del Partito Democratico. Lo ha fatto con un’intervista pubblicata stamattina da Repubblica, firmata da Claudio Tito: «Ho deciso – ha detto Minniti – di mettermi in campo perché considero la mia una candidatura di servizio. DI una persona che ha ricevuto tanto dal suo partito, dalla sinistra e che sente ora di dover restituire qualcosa».

Nel discorso pronunciato alla residenza di Ripetta in occasione della presentazione del suo libro (vedi il testo integrale su Calabria.Live), Marco Minniti aveva praticamente indicato le linee del suo programma e il percorso che, a suo avviso, il partito doveva seguire per raggiungere un risultato non impossibile: tornare a parlare con la base, smettere con gli atteggiamenti aristocratici e ascoltare la gente, quella che al mattino prende l’autobus per andare a lavorare, quella che ha bisogno di ritrovare lo spirito riformista che la sinistra deve esprimere.

La sua candidatura porta in dote la firma di 550 sindaci di tutt’Italia: è una candidatura solida, ma non per il sostegno di tanti primi cittadini, ma perché è sorretta da un progetto politico che spazza via l’idea di una “confederazione di correnti” e punta a ricostruire veramente il partito partendo da basi concreto: andare dalla gente, parlare con la gente, non alla gente, e non solo a quella di sinistra, ma a tanti elettori delusi che non credono più nemmeno al voto. Non si tratta di dare, nuovamente, un altro nome al partito democratico, va cambiata l’essenza stessa del partito. «Lo dico da esperto – riferisce Repubblica – avendo partecipato a tutti i cambi di nome dal Pci in poi. Non serve. Semmai dobbiamo unirlo, ricostruirlo e cambiarlo profondamente».

Non sarà uno scontro con Nicola Zingaretti («non è un avversario» – dice Minniti a Claudio Tito su Repubblica – «chiunque vinca avrà la collaborazione degli altri»), ma certamente la parte più difficile sarà convincere i dubbiosi del partito che non bastano le parole, occorre una linea di demarcazione col passato (ogni riferimento a Renzi non è casuale) e serve credibilità. Zingaretti è un magnifico esponente di una sinistra che “resiste”, ma al di fuori di Roma e Lazio sarà un’impresa ardua raccogliere consensi. Minniti ha, ovviamente, una visibilità diversa e rivela le caratteristiche ideali del “riformatore” che la sinistra attende da troppo tempo.

In Calabria, a quanto sembra, il reggino doc Minniti può contare sull’appoggio dell’ex segretario regionale Ernesto Magorno, mentre il presidente della Regione Mario Oliverio sembra orientato a spingere per Zingaretti. Ieri all’assemblea del PD dell’Ergife a Roma non c’era tutta la rappresentativa dem, ma le assenze, in questa occasione, non sembrano strumentali. La Calabria – se non prevarranno le solite spinte divisioniste e suicide dei dem –  dovrebbe schierarsi tutta sul progetto di Minniti, e non certo per motivi di orgoglio e campanilismo, ma per più evidenti ragioni di opportunità. Le elezioni europee prima e le regionali dopo sono un difficile banco di prova per i dem che, al momento, non vedono segni di grande riscatto rispetto al 4 marzo. Oliverio per la ricandidatura ha avuto l’appoggio di una vasta area di sindaci, ma ha subìto l’endorsement verso Mario Occhiuto dal suo ex avversario alle primarie delle regionali passate, il sindaco di Pizzo Gianluca Callipo. Un segnale da non sottovalutare che dovrebbe indurre a non dare niente per scontato. Intanto aspettiamo le primarie per la Segreteria: sia Zingaretti che Minniti sono candidati di peso, in grado di rilanciare e tentare di far dimenticare l’autentico disastro del 4 marzo. (s)