REGGIO: UNA VISITA ALLA RUPE DELL’ANTICA MOTTA SANT’AGATA

6 settembre – Fino alla fine del mese è possibile programmare una visita alla rupe dell’antica città di Motta Sant’Agata che si trova a 400 metri nelle colline di Reggio, tra le frazioni di San Salvatore, Cataforio e Mosorrofa. Il nome di Sant’Agata (da cui l’omonima fiumara) dovrebbe essere di origine greca e quindi derivato da Agathè, ossia: buono, bello; e poi con l’avvento del cristianesimo si è “santificato”il nome. Ma si ipotizza anche che sia stato introdotto in un secondo momento, infatti, intorno all’anno 1000 dalla Sicilia orientale, a causa della forte islamizzazione molti monaci si trasferirono in Calabria. È possibile ipotizzare, che la zona fosse spopolata e che sia stata fondata dai siciliani in fuga e che magari abbiano battezzato con il nome della loro patrona la nuova città. Il termine “Mote” compare nei documenti angioini verso il XIV sec.; è termine di origine francese che significa: fortezza, luogo fortificato.

La fiumara di Sant’Agata vista da Mosorrofa (Foto della ProLoco San Salvatore)

Come riferisce il sito della Pro Loco San Salvatore «Essa faceva parte delle sei Motte localizzate nella fascia del comprensorio reggino che va da Capo d’Armi a Gallico (M. S. Aniceto, M. S. Agata, M. S. Quirillo, M. Anomeri,  M. Rossa), erano pressoché localizzate sullo stesso livello dal mare ed erano tra loro in comunicazione attraverso percorsi di crinale.
Tutte le Motte rispondevano al modello insediativo bizantino del “Castron” (castello) con la possibilità di dominare grandi porzioni di territorio e di segnalazione tra di essi.
Nella vetta più alta era localizzato il castello e nel pianoro circostante il borgo.
Le caratteristiche morfologiche rappresentavano di per sé un elemento di sicurezza cui si aggiungevano le fortificazioni, e pochi accessi al castello facilmente difendibili.
Attorno al castron troviamo i borghi circondati dalla campagna coltivata in grado di approvvigionarsi di acqua.
Durante gli assedi la popolazione si rifugiava nel castello perciò partecipava essa stessa al mantenimento delle fortificazioni di quest’ultimo.
Caratteristica comune era quella di situarsi tra due fiumare, con il relativo controllo, sia dei corsi d’acqua che dei percorsi del crinale nonché quelli della costa.
Vicino le Motte sorgevano spesso degli impianti monasteriali, come nel caso di S. Maria di Trapezomata (monastero basiliano), che avevano al loro interno una chiesa, una biblioteca e una torre campanaria che fungeva anche da punto di osservazione e di difesa del territorio».
L’antica città di Sant’Agata era situata su una ristretta zona che si spianava sulla cima della rupe. Difficile stabilire da chi e quando esattamente fu fondata. Alcuni storici tendono a far ricondurre il passato della città di Sant’Agata con la mitica Tisia (città conosciuta in epoca romana) ma ciò non trova tesi sostenibili. Risulta che era abitata sin dall’età greca e romana, grazie ad alcuni rinvenimenti archeologici (Tombe, Monete e ceramica).
Durante il medioevo soprattutto in seguito alle incursioni dei saraceni, fu rifugio contro le razzie degli arabi che riuscirono ad impossessarsi della città intorno al 921-924 e nel 976-977. Poche notizie si hanno per il periodo normanno e svevo, numerosi documenti invece c’informano sulle sue vicende nel periodo angioino, durante il quale fu immune al giogo feudale e godette dell’autonomia municipale anche se fu contrastata in ciò dai reggini durante il regno di Giovanna I. Negli ultimi anni della dominazione aragonese Sant’Agata ricadde sotto il regime feudale dal quale però si liberò presto. Da alcune pergamene del 1500 si evinceva che Sant’Agata fu municipio indipendente sia dalla vicina città di Reggio che da ogni altra signoria feudale.
La storia di Motta Sant’Agata si spense alle ore 13.00 del 5 febbraio 1783, con il terribile terremoto che distrusse quasi completamente l’antica città. Con un decreto regio Ferdinando II stabilì la ricostruzione dei sito nell’odierna Gallina. (rrc)