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SOTTO UN CIELO DI STOFFA – AVVOCATE A KABUL

Voci di donne reali, donne afghane, per raccontare storie di sopraffazione, violenza, oscurantismo. Il libro di Cristiana Cella, illustrato da una ricca dotazione immagini sue e  della fotografa Carla Dazzi, è una di quelle pubblicazioni che vorresti fosse opera di fantasia. E invece ti accorgi che è tutto vero: ai giorni nostri, non solo non è cambiato nulla, ma addirittura la situazione si è più frequentemente deteriorata.
Per questo, per difendere le donne, vittime sacrificali di un’ideologia intrisa di violenza spesso gratuita per riaffermare il primato di maschio, per questo, dicevamo, ci sono le “avvocate” di Kabul, quelle del sottotitolo del libro.  Cioé, ci sono donne che difendono ad ogni costo il diritto delle donne afghane di essere donne come le altre, in qualunque altra parte del mondo. Così, le storie di chi subisce e di chi difende si intrecciano per raccontare un percorso di speranza.
Scrive la Cella: «Se ti capita di nascere donna, le cose sono chiare da subito. Raramente la nascita di una bambina è una festa. Alcune donne sono disprezzate e punite per aver messo al mondo figlie femmine. Ma ce la puoi fare a passare un’infanzia decente. Magari vai anche a scuola e ti piace. Una fortuna, sono circa 5 milioni i bambini che non ci vanno. Hai amiche e speranze per il futuro. Ma il tuo corpo cresce senza permesso, gli anni passano, non li puoi fermare, anche se vorresti, ne hai nove, dieci, dodici e la tua posizione nella famiglia cambia. Ti guardano con occhi diversi, tuo padre, tuo zio, tuo fratello. Parlano di te, ti mostrano a uomini sconosciuti, vecchi in genere quanto loro. Sguardi mercantili».
Tutto il libro racconta di com’è difficile nascere e crescere donna a Kabul, ma lo fa con sguardo attento, non compassionevole. Il racconto è vivido, avvince il lettore, lo costringe a pensare, a riflettere, a cominciare a capire e sentirsi partecipe di una ribellione possibile. Le protagoniste di questo libro diventano madri, sorelle, spose che ci si sente obbligati a proteggere. È un gran bel libro, da leggere, con un gran coraggio, di certo molto più modesto di quello che mostra l’autrice. (s)

LA SCHEDA

Sotto un cielo di stoffa
di Cristiana Cella
Fotografie di Carla Dazzi
296 pagg. 16,00 euro
Città del Sole Edizioni
ISBN 9788882380120
www.cdse.it

L’ AUTRICE

Cristiana Cella
Giornalista, scrittrice, sceneggiatrice, segue le vicende afghane dal 1980, quando entrò clandestinamente a Kabul per documentare la resistenza contro la Russia. Si occupa di progetti umanitari. Ha collaborato con l’Unità e Il Sole 24 Ore.

◊◊◊◊◊◊◊◊◊◊◊◊◊◊◊ Le prime venti righe

Kabul – Quartiere di Shirpoor, ore 6,30. ROSHAN

Ecco, la porta si chiude con un colpo cattivo. Le voci nel cortile. Mursal chiama «mamma». No, mamma non viene al matrimonio, mamma non viaggia, non ha diritto alla festa. Punizione. Mamma non è una brava moglie da mostrare in famiglia. O forse è la mia faccia che non è bella da portare in giro. La cicatrice sulla guancia, quella crosta sul labbro che non vuole guarire… quei braccialetti neri sui polsi, le sue maledette corde, no, non sono gioielli di famiglia.
Se ne sono andati. Tutti. Anche i suoi uomini, grazie a Dio. Hanno sprangato la casa. Il silenzio, nuovo, si posa nella stanza. Intonso. Soltanto mio. La solitudine, il riposo. Punizione? No, forse no. Devo pulire tutto e preparare la cena, ma l’ostilità della casa perde forza, sembra che ci sia più spazio. Posso respirare fino a stasera, quando tutto ricomincerà.
Ecco posso sedermi sul tushak, vicino alla mia finestra, il posto di mio marito, per la prima volta. Si sta bene. Chiudere gli occhi e fingere che non ci sia più niente. Uscire da questa vita come da un vestito. Mi sento leggerera, il mio triste corpo non pesa più. Là fuori, c’è gente che deve sentirsi così. […]

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