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Crotone deve volare. Polemiche sullo scalo

di MARILINA INTRIERI – In queste ore assistiamo all’ennesimo tentativo di trasformare una questione strategica per il territorio, il futuro dell’aeroporto di Crotone, in terreno di polemica elettorale. È un copione già visto che rischia però di produrre un danno reale: indebolire un percorso faticosamente ricostruito dopo anni di crisi. Lo dico da donna politica che ha sempre operato per la salvaguardia di questa importante infrastruttura.

Chi oggi solleva critiche dovrebbe avere il senso della misura e della memoria. Nella fase in cui lo scalo attraversava le maggiori difficoltà, con bandi andati deserti e il concreto rischio di chiusura, non si registrarono iniziative risolutive durante il II Governo Conte, quando esponenti del territorio sedevano in quella maggioranza parlamentare.

L’aeroporto di Crotone non è una realtà consolidata che oggi subisce un ridimensionamento. È, al contrario, uno scalo che è ripartito dopo un fallimento, dopo anni in cui la sua chiusura era considerata da molti un esito inevitabile, anche alla luce delle scelte o delle inerzie di alcuni governi regionali precedenti. In tanti momenti difficili le istituzioni regionali, senza distinzioni di parte, lavorarono per evitare che il territorio perdesse definitivamente un’infrastruttura strategica.

Oggi, con l’attuale governo regionale guidato dal Presidente Roberto Occhiuto, si è costruito un modello di rete aeroportuale che tiene insieme Lamezia, Reggio Calabria e Crotone. Un modello necessario in una regione con una popolazione limitata ma con tre infrastrutture aeroportuali, che possono reggere solo se inserite in una strategia unitaria. Un’operazione complessa ma indispensabile, soprattutto per la struttura più fragile, che è proprio Crotone.

All’interno di questo disegno, la gestione affidata a Sacal e al suo amministratore delegato Marco Franchini sta portando avanti investimenti strutturali e una programmazione progressiva, fortemente sostenuti dal governo regionale. Un lavoro che non può essere letto con la lente della polemica quotidiana sul singolo aeroporto, o peggio sul singolo volo o sull’orario di un volo.

Leggo, anche sui social, che qualche rappresentante istituzionale locale parla di “paradosso”, senza riconoscere che la programmazione aeroportuale è per sua natura dinamica e regionale, non locale. Le scelte delle compagnie aeree, soprattutto low-cost, rispondono a logiche di mercato complesse. Il rafforzamento di uno scalo come Crotone richiede continuità, credibilità istituzionale e stabilità, non attacchi quotidiani che rischiano di minarne le prospettive.

Le criticità che esistono vanno affrontate: orari dei voli, collegamenti con mercati strategici, accessibilità per l’utenza. Ma trasformare ogni fase di assestamento in uno scontro politico significa indebolire lo scalo proprio nel momento in cui ha bisogno di essere tutelato per consolidarsi.

Va detto con chiarezza: oggi l’aeroporto di Crotone ha una prospettiva. E questa prospettiva è legata alla capacità della Regione, guidata dal Presidente Occhiuto, di sostenere una programmazione di medio periodo.

È su questo che la politica deve concentrarsi. Tra poco si apriranno nuove opportunità, e sarà proprio in quella fase che si misurerà la serietà di tutti: senza una forte e unitaria azione istituzionale, il rischio di tornare indietro non è teorico.

Per questo serve un cambio di tono.

Non una politica che cerca visibilità nella polemica, ma una politica che sostenga la programmazione regionale, accompagni il lavoro di Sacal e costruisca condizioni favorevoli per attrarre compagnie e nuove rotte.

L’aeroporto di Crotone non è un tema da campagna elettorale. È un’infrastruttura fragile, che ha già conosciuto il baratro.

Chi, come me, ha davvero a cuore il suo futuro lo sa: oggi più che mai servono responsabilità, concertazione e visione. La memoria istituzionale è il primo requisito della credibilità politica. Tutto il resto è rumore. (mi)

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