Il tormentone estivo della Calabria: ma servono o no i Sottosegretari voluti da Roberto Occhiuto?

di MICHELE DROSI  – Da qualche tempo in Calabria non si parla d’altro – è diventato un vero tormentone – che dei Sottosegretari che il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, potrebbe nominare in seguito a una modifica dello Statuto approvata dal Consiglio regionale in seconda lettura a gennaio di quest’anno.

Le opposizioni hanno immediatamente gridato allo scandalo al punto che qualcuno, molto esperto di strutture e sottostrutture dei vari meandri del sottobosco regionale per averle abbondantemente frequentate, ha definito incautamente quella approvata “una legge porcheria”.

Una protesta così scomposta nei toni e nella sostanza è l’ennesima concessione, da parte di alcune forze politiche che dovrebbero, per poter costruire una possibile alternativa, ispirare la loro azione a una cultura di governo, al populismo e alla demagogia. E mette in evidenza un deficit di cultura politica, purtroppo largamente presente nella stagione che stiamo vivendo. Mentre, invece, da parte di tutti bisognerebbe tenere in grande conto, almeno in determinate circostanze, l’art. 2 della Costituzione-troppe volte evocata ipocritamente-laddove considera “inderogabili” i doveri di “solidarietà politica” e non i colpi bassi che stanno facendo evaporare sempre di più il sistema politico.

L’introduzione dei Sottosegretari, tra l’altro, è una prassi ormai abbastanza consolidata nelle differenti esperienze regionali come la Lombardia, l’Emilia Romagna, l’Abruzzo, il Veneto, il Molise, la Toscana, il Piemonte. E anche in Calabria, sotto la presidenza di Giuseppe Chiaravalloti, la Commissione per le Riforme, presieduta da Paolo Naccarato, influente collaboratore del Presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, licenziava, nel 2014, il nuovo Statuto della Regione che al comma 10 dell’art.35 introduceva la figura dei Sottosegretari.

La nuova normativa, abrogata poi nel 2012, venne utilizzata dal presidente Agazio Loiero, che nel corso del quinquennio ne nominò dapprima tre, Giuseppe Nola, Vincenzo Falcone, Paolo Naccarato e successivamente anche un quarto, Ottavio Bruni, già presidente della Provincia di Vibo Valentia; e anche dal presidente Giuseppe Scopelliti che indicò Giovanni Dima, Alberto Sarra e Franco Torchia. Non c’è traccia nei polverosi archivi dell’informazione regionale di proteste, di anatemi, di richieste di referendum per le nomine di questi Sottosegretari.

Nei giorni scorsi il presidente Occhiuto con un decreto ha indetto un referendum popolare, su richiesta di sette consiglieri dell’opposizione che contestano le modifiche allo Statuto relative all’introduzione della figura dei sottosegretari. La Regione Calabria ha presentato ricorso al TAR di Catanzaro che ha fissato per il 2 settembre l’udienza per esaminare nel merito le argomentazioni avanzate dalla maggioranza che sostiene che, secondo la legge regionale, per le modifiche parziali non può essere previsto il referendum.

Nei primi giorni di settembre, quindi, sapremo quale sarà l’esito di questa “querelle”. Se resterà in vigore la legge n.9 del 2026 che consente nuovamente di nominare fino a due Sottosegretari o se si resterà in balia, in caso di bocciatura, del risultato della consultazione referendaria, il cui svolgimento avrà un costo rilevante-ben 7 milioni di euro, che la Regione ha già stanziato.

Una cifra enorme che potrebbe essere utilizzata per risolvere tanti problemi che riguardano la vita quotidiana  dei calabresi e che supera abbondantemente la previsione di spesa riferita ai Sottosegretari.

Ecco perché sono davvero prive di qualsiasi efficacia e credibilità le argomentazioni dei tanti moralisti in casa d’altri che non perdono l’occasione di esercitarsi sull’aumento dei costi della politica. Aumento chiamato in causa a sproposito e in maniera del tutto strumentale se sganciato da un discorso complessivo relativo agli assetti generali delle strutture dei Gruppi consiliari, dei consiglieri regionali, degli assessori, dei dipartimenti e quant’altro e che meriterebbe una presa di coscienza collettiva per una ridefinizione più efficace e più efficiente dell’apparato organizzativo e istituzionale della Regione.

Anche perché l’aumento dei costi della democrazia, se non si riduce esclusivamente a mera compensazione degli equilibri politici- una pratica che tutti, senza alcuna eccezione, nel corso degli anni hanno utilizzato-e viene indirizzato per elevare il confronto, la partecipazione e la competenza, la riflessione, l’approfondimento e la ponderazione al fine di compiere le scelte giuste, opportune e necessarie, diventa un costo utile e positivo per tutta la comunità.

Naturalmente tutto sta a esercitare il potere con misura e a non abusarne. E affinché non si possa abusarne, come ci insegna Montesquieu con la sua celebre opera “L’esprit des lois” del 1748, “occorre che il potere stesso arresti il potere”.

Insomma è ora di finirla con l’antipolitica permanente, causa non secondaria della crisi – speriamo non irreversibile – del sistema politico del nostro Paese. (md)

 

 

 

 

I voli cancellati di Catania: occasione perduta per l’Aeroporto dello Stretto

Il lungo fermo imposto dalle ceneri dell’Etna all’Aeroporto di Catania non solo ha provocato grandissimi disagi ai passeggeri, ma ha mesos in evidenza, ancora una volta, l’impossibilità di utilizzare lo scalo di Reggio alternativo a Palermo e Catania. Una delle ragioni ostative rimane l’abilitazione particolare all’atterraggio richiesta dall’Enac per l’aeroporto di Reggio: una limitazione che Ryanair ha superato (con una semplice modalità di formazione specifica per i suoi piloti) ma che pesa quanto un macigno per tutte le altre companie. Ma Ita, per esempio, ha l’agibilità – come Ryanair – per atterrare allo scalo reggino, si è preferito dirottare su Palermo i tantissimi voli Roma-Catania e Milano Catania. Con l’evidente insostenibile disagio per i viaggiatori.

C’è da dire che, augurandoci che non ci siano ulteriori emergenze, sarebbe a questo punto opportuno darsi da fare per risolvere le limitazione dello scalo e riattivare il pontile all’aeroporto che potrebbe costituire (come era nei progetti iniziali) un’ottima soluzione pe ri passeggeri di Messina e (perché no?) Catania. A questo proposito, la sen. Tilde Minasi (Lega)  ha espresso alcune considerazioni che è difficile non condividere.

«In attesa del completamento del Ponte sullo Stretto — l’unica opera fondamentale in grado di garantire per sempre la continuità territoriale e l’integrazione infrastrutturale del Mezzogiorno — dice la senatrice leghista – non possiamo rassegnarci alla paralisi ogni volta che l’Etna decide di far sentire la sua voce. Quando la cenere vulcanica costringe alla chiusura l’aeroporto di Catania-Fontanarossa, l’aeroporto ‘Tito Minniti’ di Reggio Calabria rappresenta già oggi la soluzione logistica migliore, più comoda e naturale. Per rendere questo piano d’emergenza subito operativo ed efficace, occorre un atto di pragmatismo: il ripristino immediato del vecchio pontile dell’Aeroporto dello Stretto.

«Anni fa venne realizzato un pontile d’imbarco direttamente al servizio dello scalo reggino, un’infrastruttura estremamente utile che permetteva ai passeggeri di salire a bordo degli aliscafi per Messina svolgendo le operazioni di check-in direttamente a bordo. Quell’opera, purtroppo lasciata in disuso nel tempo, deve essere ripristinata d’urgenza per trasformare Reggio Calabria nel naturale hub di continuità dell’intera area dello Stretto e della Sicilia orientale. Sono certa che il neo sindaco Cannizzaro, da sempre attento al rilancio e allo sviluppo del nostro territorio, si attiverà con determinazione proprio in questa direzione per restituire piena operatività a questa infrastruttura strategica.

«Il modello è già pronto e funzionale – spiega la senatrice leghista. – In caso di blocco di Fontanarossa, i voli potrebbero atterrare a Reggio Calabria invece di subire i soliti e logoranti dirottamenti verso scali molto più lontani come Palermo. Da Catania a Messina occorrono mediamente tra i 60 e i 90 minuti di treno o di autostrada; da Messina basterebbe poi appena mezz’ora di aliscafo per sbarcare direttamente sul pontile dell’aeroporto di Reggio e imbarcarsi. Un’operazione fluida e veloce che ridurrebbe drasticamente le odissee dei passeggeri e garantirebbe la mobilità di turisti e cittadini» (rrc).

Il Ferragosto dei calabresi: quello vero e autentico di chi ritorna nella sua terra e poi riparte

di FILIPPO VELTRI – Sarà il tradizionale Ferragosto calabrese quello che ci accingiamo a vivere in un mondo devastato dalle guerre e in un paese come il nostro devastato dalla cattiveria e dalla violenza non solo fisica ma verbale.  E in una regione come la nostra bella Calabria anch’essa tramortita ancora dalla violenza della notte di Sangineto. Una terra in cui non si sa se ridere o piangere; un misto di tante cose belle e brutte. Ma anche quest’anno, come sempre, di questi giorni appare (e forse lo è davvero) diversa.

Dicevamo un tempo che erano deserte le città ma con i prezzzi dei carburanti alle stelle ci si muove sempre di meno. Dilagano invece come da tradizione nei comuni piccoli e grandi di mare, collina e montagna le feste pubbliche, quelle patronali, le sagre, le manifestazioni, i momenti di incontro privati, i matrimoni, i battesimi. Il direttore di un prezioso giornale di San Giovanni in Fiore, Saverio Basile, nell’ultimo numero di luglio ha addirittura pubblicato una struggente pagina dedicata proprio ai tanti emigrati di quel paese, che gli mandano messaggi e richieste sul mondo dove loro tornano ogni estate e vogliono sapere dettagli su cose e persone.

Dicono che sono aumentati i turisti, soprattutto gli stranieri (Occhiuto gongola e aspetta il report definitivo a settembre), ma in gran parte tutto è dedicato proprio a quei calabresi che se ne sono andati negli anni scorsi e che tornano in questi giorni. San Giovanni è un simbolo.

Ferragosto è dunque un po’ il culmine di questa fase ma anche l’inizio di un nuovo abbandono: gli emigrati sono tornati ma si apprestano a lasciarci da qui a poco per un altro anno.

Lo facciamo anche quest’anno: parlare cioè di loro, dei nostri emigrati, in un momento in cui si parla solo di migranti, che è sempre doveroso ricordare dalle nostre parti e in giorni dolorosi dopo quello che è avvenuto a Cosenza e prima ancora a Bologna e mentre in Europa dilaga la confusione.

Emigrato è non solo l’operaio o il muratore che è dovuto scappare a Roma, Torino o Milano per sfuggire alla fame e alla disperazione. È emigrato anche chi ha fatto, in varie dimensioni fortuna altrove. O l’impiegato e il professionista che torna una volta l’anno in paese e che viene festeggiato, trova gli amici di un tempo, i familiari ancora in vita; passa una serata al bar, riassapora vecchi odori, e sente la struggente nostalgia di un attaccamento alle radici dalle quali non sa e non vuole privarsi, come quella pagina del giornale di Saverio Basile ha evidenziato.

L’emigrazione – questa la verità – ha distrutto questa nostra regione; nessuno potrà mai dire in onestà  che è stata una risorsa. Né le tante intelligenze che fanno onore alla Calabria fuori dalla Calabria modificano il quadro d’assieme. È stata una immane tragedia.

L’emigrazione forzata ha impoverito un già precario tessuto di convivenza e di socialità ha logorato i rapporti sociali ed economici e ha anche finito con l’indirizzare – a volte persino in maniera inconsapevole – l’industria turistica, nella maniera un po’ balorda ed arruffona che ritroviamo in varie parti della Calabria anche in quest’anno di narrazione continua di una Calabria straordinaria e cifre mirabolanti.

È comunque bello girare in queste sere agostane nei paesini della del Tirreno, dello Jonio o della Sila: l’ho fatto e lo sto facendo e lo farò ancora per presentare il mio ultimo libro, il brutto anatroccolo calabrese. Ed è tutta una confusione di linguaggi, di pensieri, di aspettative. Diamo poco a questi nostri corregionali che sono stati costretti (o hanno voluto) andare via e chi se n’è andato è sempre più insofferente, non capisce ad esempio le file alle Poste (quando sono aperti) per fare pagare la pensione al vecchio padre; l’orribile burocrazia o le strade intasate di auto e i negozi sforniti.

Parlano (e forse pensano) come i turisti veri venuti dal nord, ne hanno assimilato (o meglio: cercano di farlo) non solo il dialetto ma anche i modi di pensare. Sono disabituati alla nostra  confusione, ai tratti di disorganizzazione, alle tante cose che non vanno da queste parti. ‘’In 50 anni non e’ cambiato nulla?’’, ripetono come un mantra!

Eh no: carissimi calabresi che qui non vivete se non un paio di settimane l’anno! La Calabria non è affatto la stessa che avete lasciato. Sono gli stessi e forse pure peggiorati i mali della nostra bella Calabria (se solo pensiamo ai trasporti) ma qui si tenta faticosamente di cambiare, di innescare una nuova mentalità, un nuovo modo di pensare, di stare assieme. Di non piangerci addosso soprattutto. Ma non è facile. Al Brutto anatroccolo, il titolo appunto del mio libro, si accompagna altro.Però mancano anche le forze, le intelligenze, dei tanti e dei troppi costretti a lasciare casa per andarsene al nord o all’estero.

Ci mancano le voci di questa umanità dispersa. Oggi dalla Calabria le partenze ovviamente proseguono, anche se molti non vogliono andare via, a costo di non sapere come sbarcare il lunario.E alcuni tornano pure e sta qui la novità. È un bene o un male? Un bene sicuramente, che mostra un atteggiamento mutato, che non basta però a segnare una chiara inversione di tendenza ma che forse può bloccare quella terribile diaspora, quella ferita che rivive in questi giorni nel rito del ritorno e poi della nuova dipartita.

Il Ferragosto è davvero, dunque, la festa loro, di chi torna e poi riparte. È la festa vera di noi calabresi. (fv)

Reggio e Messina: due città e due sponde per una visione comune dell’area dello Stretto.

Due città e due sponde per una visione comune dell’area dello Stretto: Reggio Calabria e Messina guardano a un futuro insieme. I due sindaci Federico Basile (Messina) e Francesco Cannizzaro (Reggio) si sono incontrati a Palazzo Alvaro, sede della Città Metropolitana di Reggio, per dar vita a un nuovo percorso di sinergia istituzionale.

È dunque una data che farà storia:  l’11 agosto 2026 segna, dunque,  l’avvio di una nuova stagione di cooperazione istituzionale tra le due città dello Stretto, una cooperazione reale, fattiva, con l’obiettivo di rafforzare i rapporti tra le due città metropolitane e costruire una strategia condivisa di sviluppo, integrazione e valorizzazione, che sia reciproca e complementare.

Dopo tanti anni nei quali la necessità di una maggiore sinergia tra le due sponde è stata più volte evidenziata e annunciata, da oggi prende forma un percorso concreto, fondato su una programmazione comune di interventi e iniziative destinati a rendere Reggio Calabria e Messina sempre più connesse, integrate e complementari. Programmazione che i due sindaci si riservano di rendere nota nelle prossime settimane. L’intento è superare definitivamente una logica di separazione e promuovere una visione unitaria delle due città dello Stretto, nella consapevolezza che entrambe, pur appartenendo a territori distinti, condividono una prossimità geografica che non può restare inespressa, mettendo concretamente a frutto opportunità di crescita comuni e obiettivi importanti da raggiungere insieme, sulla base di relazioni culturali tanto profonde quanto simili.

Il nuovo percorso punta, dunque, a trasformare quella collaborazione istituzionale finora rimasta sempre solo sulla carta in una sinergia stabile e operativa, capace di produrre risultati tangibili nei settori di comune interesse, rafforzando il ruolo dell’area integrata dello Stretto quale territorio strategico per tutto il Mediterraneo.

L’11 agosto 2026 segnaa, pertanto, l’inizio di una nuova fase storica nella quale Reggio Calabria e Messina scelgono di camminare insieme, mettendo a sistema energie, competenze e progettualità per costruire un futuro condiviso che sarà decisamente molto apprezzati da reggini e messinesi e da tutta l’area dello Stretto. (rrc)

 

L’agenda riformista, liberista e anche libertaria di Roberto Occhiuto: idee e suggestioni per il futuro del Paese

Con una lunga intervista al Foglio, il governatore della Calabria Roberto Occhiuto espone “un’agenda liberale, liberista e anche un po’ libertaria – scrive Alberto Mattioli –, quella che manca al Paese e, forse, anche al centrodestra“.  Ancora l’articolista: “Non semplice, in un Paese che sembra ostaggio degli opposti populismi e con il conducator Vannacci che incombe: senza, stando a quel che dicono i sondaggi, non si vince; con, stando a quello che dice lui, non si governa o almeno non si governa in maniera sensata”. Un’intervista nel centro dell’estate che movimenterà non poco l’attività politica mentre il Parlamento va in ferie fino al 1° settembre.

Occhiuto – ala riformista di Forza Italia, di cui è vicesegretario – non le manda a dire: “Se ti metti in mano ai populisti forse vinci, anche se io non ne sono sicuro, però è difficile che poi tu possa governare”. “E le elezioni – si legge sul Foglio – servono appunto per de­cidere chi deve guidare il paese. Giorgia Meloni è una leader straordinaria, capace di trovare e recuperare consenso, inter­prete di una destra europea non populista. La parte liberale che la appoggia, cioè Forza Italia, deve approfittare dello sbanda­mento a sinistra sempre più ac­centuato del campo cosiddetto largo per rilanciare le sue ricet­te liberali”.

Mattioli incalza il Governatore: “pare di capire che lei Van­nacci in casa non se lo mettereb­be… “No e non ne parlo nemme­no volentieri, perché così si fini­sce per enfatizzare un fenomeno presente in tutta Europa, la de­stra populista, invece di combat­terlo. Con Vannacci in coalizio­ne, Meloni, che è la nostra risor­sa più importante, sarebbe co­stretta a ribattere a un generale che le sparerebbe ogni giorno sempre più grosse, quindi a fare una campagna elettorale su un terreno che non è il suo. Proprio Meloni ha dimostrato di saper governare da destra ma senza cedere al popu­lismo”. E all’osservazione del giornalista “ma il centrodestra i populisti li ha in casa: fra Salvini e Vannacci le differenze sono sempre più labili… ” Occhiuro replioca che “La Lega che ho conosciuto io si è sempre se­gnalata per capacità di governo, è quella di Fedriga, di Zaia, adesso di Stefani”.

“Si parlava di Matteo Salvini, però” – rintuzza Mattioli –  “Da governatore della Ca­labria, posso dire che Salvini si è dimostrato un ministro delle In­frastrutture che non cerca il con­senso facile delle sue valli ma cerca di fare qualcosa di storico come il Ponte sullo Stretto. Chi l’avrebbe mai immaginato che il Ponte sarebbe diventata la gran­de battaglia di un ministro leghi­sta?”.  Insomma, Aldo Cazzullo ha torto quando scrive che Salvini è il peggior ministro dei Trasporti dall’invenzione della ruota … “Non sono d’accordo con Cazzul­lo, Salvini è un ministro delle In­frastrutture che viene dal nord ma alla mia regione ha assegna­to risorse mai avute in passato, quattro miliardi e mezzo solo per le strade. Se fosse in cerca di consenso dalla sua base eletto­rale, quei soldi non li avrebbe certo dati alla Calabria”.

Il giornalista osserva che “Tuttavia, non sembra che il go­verno Meloni brilli per incisività riformista”: “A Giorgia Meloni presidente del Consiglio do un voto che oscilla fra il nove e il dieci. Prima di fare il governato­re, ero capogruppo di FI e l’ave­vo conosciuta in Parlamento. Avevo sempre pensato che fosse brava ma, alla prova del gover­no, nonostante molto scettici­smo, ha dimostrato un piglio e uno standing che nemmeno quelli che la apprezzavano già riuscivano a immaginare. Però non può fare tutto lei, non può coprire tutto e sostituirsi a tutti. La parte più riformista e più li­berale della coalizione è stata a volte con le braccia conserte aspettando che Meloni facesse il lavoro. Ma lei interpreta in chia­ve europea il suo essere di de­stra. Il motore riformista e libe­rale della coalizione dev’essere Forza Italia, che deve continua­re a portare avanti anche le sue storiche battaglie garantiste. E qui bisogna sfatare un mito: quando si parla di riforme, sem­bra sempre che ci si rivolga a un’élite, come se fossimo il vec­chio Partito liberale fisso al 2 per cento. Invece una coalizione liberale è quella che scrive la propria agenda e non se la fa scrivere dalla cronaca. Non vuol dire che non bisogna commenta­re i fatti del giorno, ma proporre alla pubblica opinione delle ri­forme concrete e condivisibili”. E al giornalista che osserva: “Che però sembrano anche uto­pistiche, nel paese più immobile del mondo”, Occhiuto risponde convinto: “Io in Calabria le ri­forme le ho fatte, sui rifiuti, sul sistema idrico, sul baraccone clientelare dei consorzi di bonifica che ho ereditato, e adesso sto lavorando sulla Sanità. Ce l’ha insegnato Berlusconi, il più grande liberale degli ultimi 50 anni, che però sapeva sempre comunicare in maniera geniale e incisiva”.

Mattioli chiede: “È quello che dovrebbe fare Forza Italia?” La risposta di Occhiuto è puntuta: “Premetto che io di FI sono il vicesegretario, quindi il mio giudizio riguarda tutto il partito. Non si tratta di gettare la croce addosso a qualcuno: senza Antonio Tajani, probabilmente Forza Italia sarebbe scomparsa insieme a Berlusconi. Detto que­sto, vorrei un partito capace di mettere in pratica quotidiana­mente un’agenda riformista, a cominciare dal metodo”. Il meto­do? “Consiste nel non scrivere le leggi sotto la dettatura delle cor­porazioni”. A questo punto serve un esempio. “Il mercato dei taxi. La mia regione è l’unica dove è attivo Uber X. Abbiamo trovato gli strumenti e l’abbiamo fatto, mettendoci dalla parte del citta­dino utente e non della lobby dei tassisti. La lezione è che bisogna scegliere ciò che è giusto anche se al momento è impopolare, consapevoli che, se è giusto davvero, popolare lo dioventerà”.

E a proposito dei cervelli in fuga Occhiuto propone una considerazione: “Mi piacerebbe che il mio partito lanciasse una grande discussione sulla valorizzazione dei giovani nel mondo del lavo­ro, altrimenti dagli stessi giovani saremmo percepiti come una parte politica ingiallita. Chie­diamoci perché le start up cre­scano soprattutto in America. Per definizione, le start up han­no un’alta possibilità di fallire. Se lo fai in America, hai una se­conda chance; se lo fai in Italia, finisci sulla black list delle ban­che e nessuno ti dà più un’altra possibilità. Questo Paese non ri­schia solo di invecchiare, ma di invecchiare male”. (rrm)

 

Marcinelle 70 anni dopo: la memoria dei nostri emigrati è parte dell’identità calabrese

7o anni dopo la tragedia di Marcinelle, simbolo di dolore e della disperazione dei nostri emigrati nelle miniere belghe, il commosso ricordo al Bois de Cazier ha messo in evidenza quanta Calabria c’è nella storia dell’emigrazione in Italia.

L’Italia rinnova il proprio impegno nel custodire la memoria dell’emigrazione italiana e del sacrificio dei lavoratori che hanno
contribuito alla ricostruzione dell’Europa del dopoguerra. La ricorrenza di Marcinelle non è soltanto
un momento di commemorazione, ma un richiamo alla responsabilità civile delle istituzioni e delle
comunità che, come la Calabria, hanno visto partire migliaia di uomini in cerca di dignità e futuro.
In questo contesto si inserisce l’intervento del Consigliere della Città Metropolitana di Reggio
Calabria e Presidente del Consiglio Comunale di Locri, Miki Maio, che sottolinea il valore
identitario e europeo della memoria dei nostri emigrati.
«Essere presenti a Marcinelle nel settantesimo anniversario della tragedia del Bois du Cazier
ha significato rendere omaggio a una delle pagine più dolorose della storia dell’emigrazione italiana. L’8
agosto 1956 persero la vita 262 minatori, di cui 136 italiani. Tra loro c’erano anche quattro
calabresi: Antonio Danisi e Pasquale Papa, entrambi di Reggio Calabria, Vincenzo Sicari di
Rosarno e Pietro Pologruto di Petrizzi. Dietro quei numeri ci sono uomini che avevano lasciato la
propria terra per garantire un futuro alle loro famiglie, affrontando sacrifici enormi e condizioni di
lavoro durissime.

«La tragedia di Marcinelle non racconta soltanto una catastrofe mineraria: racconta
la storia di migliaia di italiani che contribuirono con il proprio lavoro alla ricostruzione dell’Europa
del dopoguerra. Per questo ho voluto partecipare alle commemorazioni organizzate dalla
delegazione di Fratelli d’Italia nel gruppo ECR, insieme all’europarlamentare Chiara Gemma,
relatrice della risoluzione con cui il Parlamento europeo ha chiesto l’istituzione di una Giornata
europea in memoria delle vittime del lavoro. Ricordare significa assumersi una responsabilità verso
il presente. La memoria deve trasformarsi in una cultura della prevenzione, della sicurezza e della
dignità del lavoro, affinché nessuno debba più perdere la vita mentre cerca semplicemente di
costruire il proprio futuro. Come calabresi abbiamo il dovere di custodire questa memoria. Il
sacrificio dei nostri corregionali appartiene alla storia della nostra terra, ma anche alla coscienza
civile dell’Europa».  (rrm)

Reggio per due giorni capitale del vino: occasione d’oro per il territorio

Parte stasera la due giorni di Vinitaly and the City a Reggio Calabria, la prima edizione in riva allo Stretto. Un programma molto ricco di eventi, tra degustazioni, masterclass, incontri, cooking show, musica e spettacolo. Parteciperà anche la Ministra del Lavoro Marina Calderone in rappresentanza del Governo, a sottolineare quanto sia importante questa occasione-evento per il territorio. Il pretesto del vino in città offre l’opportunità per alalrgare il marketing territoriale e valorizzare tipicità e prodotti che caratterizzano anche l’offerta turistica nel campo enogastronomico. Si tratta di saper coniugare l’attrattiva culturale con la sempre più richiesta qualità gastronomica e alimentare del territorio, fino a creare una simbiosi unica di grande suggestione per il forestiero e il visitatore.

L’8 e il 9 agosto il format fuori salone di Vinitaly porterà nella Città dello Stretto decine di cantine, degustazioni, masterclass, incontri, cooking show, musica e spettacoli in un percorso che racconterà le eccellenze enogastronomiche della Calabria.

L’inaugurazione è in programma oggi sabato 8 agosto e si svilupperà in due momenti. Alle ore 19.30 il taglio del nastro sarà ospitato al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria. A seguire, all’Arena dello Stretto “Ciccio Franco”, la cerimonia ufficiale di apertura vedrà gli interventi del sindaco di Reggio Calabria Francesco Cannizzaro, del direttore generale vicario di Veronafiere Gianni Bruno, dell’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo, del presidente dell’ICE Matteo Zoppas e del presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto. La serata sarà condotta da Nicol Angelozzi e Max Lazzari.

Accademia del Bergamotto al Vinitaly and the City di Reggio 2026Tra gli appuntamenti di maggiore rilievo della prima giornata, alle ore 20, nell’area talk dell’isola dedicata ai vini della provincia di Catanzaro, è in programma l’incontro “Giovani e innovazione: il lavoro che cambia”, che vedrà la partecipazione della ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali Marina Calderone. Un confronto dedicato alle trasformazioni del mondo del lavoro, al rapporto tra giovani, formazione e innovazione e alle nuove opportunità legate ai cambiamenti in corso. Al talk interverranno anche Francesco Cannizzaro, sindaco del Comune di Reggio Calabria, Giovanni Calabrese, assessore regionale al Lavoro, Formazione Professionale e Turismo, Gianluca Gallo, assessore regionale all’Agricoltura, e Vincenzo Caridi, capo del Dipartimento per le Politiche del Lavoro del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. A condurre l’incontro sarà Peppone Calabrese. La presenza della ministra Calderone arricchisce ulteriormente il programma di Vinitaly and the City, portando al centro della manifestazione, accanto ai temi del vino, dell’agricoltura e della valorizzazione delle produzioni calabresi, anche una riflessione sul futuro del lavoro e sulle prospettive per le nuove generazioni.

Cuore della manifestazione saranno le cinque “isole” dedicate alle province calabresi, dove le aziende vitivinicole saranno organizzate per territorio. Ogni spazio ospiterà un’area talk nella quale produttori, esperti, giornalisti e operatori del settore racconteranno i vini e le peculiarità delle rispettive province attraverso incontri, approfondimenti e degustazioni guidate. Accanto agli appuntamenti dedicati al vino, il programma proporrà numerosi confronti sui temi dell’agricoltura, dello sviluppo rurale, dell’innovazione, della formazione e della valorizzazione delle produzioni identitarie calabresi. Non mancherà, poi, lo spazio dedicato alle collettive e agli spirits.

Nella due giorni reggina anche un ricco calendario di cooking show. Per entrambe le giornate si alterneranno nelle diverse isole maestri pasticceri e gelatieri di Conpait, che interpreteranno i principali prodotti identitari della Calabria valorizzati dal progetto Agorà GAL Rural Hub Calabria. A questi si affiancheranno chef, ristoratori e accademie del territorio, tra cui Fortunato Aricò, Demetrio Brancati, Paolo Caridi, Felice Cuzzola, Francesco Donato, Rocco Caridi e l’Accademia Internazionale del Bergamotto di Reggio Calabria, protagonisti di dimostrazioni dedicate ai sapori della tradizione e dell’innovazione culinaria calabrese. Tra gli appuntamenti in evidenza figurano il talk “La Calabria del cibo”, dedicato al progetto di cooperazione Rural Hub Calabria con la partecipazione dei GAL regionali, e la presentazione del “Piatto della Rinascita” firmato dal maestro orafo Gerardo Sacco, un’opera celebrativa dell’Agorà Rural Hub Calabria che unisce arte, cultura e identità gastronomica del territorio.

Non mancheranno le masterclass, che saranno ospitate al Museo Archeologico Nazionale e saranno dedicate ai grandi vini della Calabria e ad altri territori vitivinicoli italiani, confermando Vinitaly and the City come un evento capace di coniugare promozione del vino, cultura, turismo ed esperienze di qualità.

Il programma sarà completato dall’intrattenimento. Rai Radio2 sarà protagonista con due puntate speciali in diretta della trasmissione Era Ora, condotta da Martina Martorano dal Lungomare Falcomatà. Al termine delle dirette radiofoniche, l’Arena dello Stretto ospiterà due concerti a ingresso libero: l’8 agosto si esibiranno Maria Antonietta e Colombre, seguiti dal dj set di Martina Martorano, mentre il 9 agosto salirà sul palco Serena Brancale. Il progetto è realizzato in collaborazione con Regione Calabria e Calabria Film Commission, nell’ambito della convenzione con Rai Com. (rrc)

Verso la Facoltà di Medicina a Reggio: la ministra Bernini (in visita alla Mediterranea) non lo esclude

Un ulteriore passo in avanti nel progetto della Facoltà di Medicina a Reggio Calabria: la ministra dell’Università Anna Maria Bernini, ieri a Reggio in visita alla Mediterranea, non esclude la fattibilità, legata ovviamente alle richieste di immatricolazione e alla incessante crescita dell’Ateneo reggino guidato dal Rettore Giuseppe Zimbalatti. La ministra ha ribadito di essere favorevole alla riapertura del numero chiuso in Medicina: «quando sono arrivata  i posti disponibili per i futuri medici erano 10mila, sono diventati 27mila e punto ad arrivare a 30mila nel 2027. Sentiremo anche cosa dicono Catanzaro e Cosenza sulla Facoltà di Medicina da aprire a Reggio».
Ad accogliere la Ministra dell’Università e della Ricerca, Prof.ssa Anna Maria Bernini, c’erano il Sindaco della Città  On. Francesco Cannizzaro che ha incontrato a Palazzo San Giorgio la Bernini prima della visita alla Mediterranea. «Desidero – ha detto il SIndaco Cannizzaro – anzitutto ringraziare il Ministro, l’amica senatrice Anna Maria Bernini, per l’attenzione che ancora una volta riserva alla Calabria e, in modo particolare, a Reggio ed al suo Ateneo. È per me motivo di grande soddisfazione poterla accogliere per la prima volta da Sindaco di questa Città, condividendo un progetto ambizioso e fortemente proiettato verso il futuro, che risponde ad una forte richiesta attesa da circa vent’anni da studenti e cittadini: eliminare definitivamente una delle più evidenti ferite urbanistiche del nostro territorio, una bruttura inaudita. Oggi annunciamo un altro fatto concreto, perfettamente coerente con il percorso intrapreso da un’Università che, in questi anni, grazie al lavoro encomiabile del Rettore Zimbalatti e di tutti i suoi dipartimenti e uffici, ha saputo distinguersi per dinamismo, visione strategica e capacità di aprirsi sempre di più alla dimensione internazionale. È già stato attivato un tavolo di lavoro presso il Ministero, in stretta collaborazione con l’Amministrazione comunale e con l’Università, sono fiducioso che, nelle prossime settimane, grazie alla sinergia tra tutte le istituzioni coinvolte, riusciremo a raggiungere questo importante obiettivo, dando ulteriore impulso al più ampio percorso di rigenerazione urbana che questa Amministrazione ha posto tra le proprie priorità».
Il Rettore Zimbalatti, la Ministra Bernini e il Sindaco Cannizzaro all'Università Mediterranea di Reggio Calabria
Al suo arrivo all’Università, la Ministra ha inaugurato un nuovo spazio verde denominato “Oasi Mediterranea”, realizzato dall’Unità Verde e Decoro di Ateneo con l’ausilio delle maestranze di Calabria Verde, caratterizzato dalla presenza di essenze resistenti alla siccità e tipiche della macchia mediterranea, concepito come luogo dedicato alle attività sociali e ricreative degli studenti e dell’intera comunità accademica.
Nel corso della visita, da un affaccio dell’Ateneo, la Ministra ha inoltre potuto osservare gli edifici incompiuti dell’ex Ardis e conoscere le linee del nuovo Master Plan dell’Università, che prevede, per quell’area, la realizzazione del Parco delle Scienze Motorie.
Il progetto prevede la creazione di un vero e proprio laboratorio universitario aperto, nel quale spazi sportivi, ambienti coperti e attrezzature scientifiche saranno integrate in un unico sistema dedicato alla formazione ed alla ricerca applicata. Il Parco offrirà servizi dedicati agli studenti, con spazi e attività per l’esercizio fisico, il benessere, l’orientamento, lo studio, la socialità, l’inclusione e, più in generale, le iniziative di terza missione.
L’intervento si inserisce nella più ampia visione della Città Universitaria, con l’obiettivo di ricomporre il margine urbano della Cittadella, qualificare l’ingresso da viale della Libertà e valorizzare il sistema del verde e dei percorsi pedonali.
Secondo la Ministra Anna Maria Bernini «L’Università Mediterranea di Reggio Calabria è un Ateneo che cresce, coniugando qualità della formazione, capacità progettuale e visione del futuro. È questo il modello di università in cui crediamo e che vogliamo sostenere: un Ateneo che crea opportunità per i giovani contribuisce allo sviluppo del territorio e rafforza il legame con la città. Qui vedo – ha detto – una comunità accademica dinamica, capace di costruire un campus sempre più aperto, inclusivo e al servizio degli studenti».
Il Rettore Giuseppe Zimbalatti, nel suo intervento, ha voluto ringraziare la Ministra Bernini «per l’attenzione che, ancora una volta, ripone nel nostro Ateneo. La sua visita oggi a poco tempo di distanza da quella resa in occasione del finanziamento per il progetto Campus del Mediterraneo, su proposta dell’allora deputato Francesco Cannizzaro- testimonia la concretezza e la valenza di un impegno a sostegno della crescita della nostra Università quale motore di sviluppo e di cambiamento di un’area al contempo fragile ma senz’altro strategica per il Paese. Si va così ad aggiungere un tassello importante nella costruzione di una comunità sempre più vicina ai suoi studenti e sempre più capace di scrivere un nuovo rapporto con la città. La strada è quella di Reggio quale città Universitaria connessa ed integrata con il tessuto urbano che mira ad essere parte integrante trainante dello sviluppo economico, culturale e sociale dell’intera area metropolitana, assicurando ai suoi giovani un futuro di prospettive e possibilità reali».  (rrc)

Ponte sullo Stretto: c’è il Sì del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici al progetto. Si riparte!

C’è il Sì del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici al progetto del Ponte sullo Stretto di Messina. Il ConSup ha approvato il parere tecnico sul Ponte sullo Stretto, confermando la solidità della base progettuale e definendo prescrizioni e verifiche per le fasi successive. Il progetto, a questo punto, potrà tornare al CIPESS, per una nuova approvazione, avvalendosi di un importante e significativo supporto tecnico-scientifico aggiornato, che apre una nuova fase dell’iter realizzativo dell’Opera.

In buona sostanza, l’assemblea del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici – il cui parere nella fase precedente non era stato richiesto – ha dato il via libera alla fase successiva dei preliminari del progetto, quella che riguarda la progettazione esecutiva: Quest’ultima costituisce l’ultimo step prima di aprire di aprire i cantieri e avviare i lavori. La notizia è stata diramata direttamente dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

La valutazione positiva è stata votata all’unanimità dall’assemblea generale del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici presieduta dall’ing. Massimo Sessa. Lo scorso 5 agosto era stata votata dal Consiglio die Ministri la delibera “Iropi” che sottolinea «motivazioni imperative di rilevante interesse pubblico» per il Ponte sullo Stretto di Messina, nell’ambito delle procedure previste dalla normativa Habital dell’Unione Europea. Sulla delibera Iropi, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti aveva espresso grande soddisfazione, sottolineando come questa rappresenti «un passo importante che conferma come l’iter del Ponte sullo Stretto di Messina stia andando avanti, considerato anche che la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e la Valutazione di Incidenza Ambientale (VIncA) sono state completate con successo».

Giusto un anno fa, il 6 agosto 2025, il CIPESS aveva approvato il progetto definitivo del Ponte, ma la Corte dei Conti aveva bloccato l’iter rifiutando di apporre il proprio sigillo e richiedendo una serie di “irrinunciabili” prescrizioni e adattamenti che hanno di fatto bloccato l’iter realizzativo. Adesso si rimette in moto tutto.

«L’obiettivo, adesso – ha detto l’AD della Società Stretto di Messina Pietro Ciucci – è passare alla fase realizzativa entro la fine di quest’anno». Ciucci ha espresso la sua soddisfazione per la ripartenza del progetto: «Accolgo con piacere – ha detto – il parere tecnico per il ponte sullo Stretto di Messina espresso dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici che fa seguito a una lunga e approfondita istruttoria che ha riguardato l’intero progetto definitivo dell’Opera, seguendo in maniera estensiva le previsioni del Decreto Legge 32/2026. Adesso esamineremo con i nostri tecnici e progettisti le osservazioni che accompagnano il parere, per dare pronta risposta tecnica e consentire al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di trasmettere al Dipe (Dipartimento per la Programmazione Economica della Presidenza del Consiglio dei Ministri) la documentazione del progetto per l’iscrizione all’Ordine del Giorno del Cipess per la prevista nuova delibera».

In una dichiarazione all’Ansa, Ciucci ha ringraziato  «il presidente Massimo Sessa e l’intero Consiglio Superiore per il grande impegno profuso nell’attività di esame che ha riguardato in modo progressivo e specialistico tutti i principali aspetti ingegneristici dell’opera. Stretto di Messina ha assicurato la massima e doverosa collaborazione insieme ai progettisti del Contraente generale Eurolink, a Parsons Transportation Group quale Project Manager Consultant, all’Expert Panel, organo a supporto della Stretto di Messina per le attività tecnico-specialistiche». (rrm)

 

A Reggio i 10 anni di Calabria.Live con il Rhegium Julii: il commento dell’eurodeputata Giusi Princi

Una volta tanto, parliamo di noi. Una magnifica serata a Reggio, al Circolo del Tennis “Rocco Polimeni” promossa dalla Fondazione Rhegium Julii per i Caffè Letterari d’estate per celebrare i 10 anni del quotidiano Calabria.Live, con la partecipazione dell’eurodeputata Giusi Princi, la quale ha voluto sottolineare l’impegno del nostro giornale per la crescita della Calabria. All’evento hanno preso parte anche il Presidente del Rhegium Julii Giuseppe Bova, Igino Postorino, Presidente emerito del Circolo Polimeni, e Santo Strati, giornalista, scrittore e direttore di Calabria.Live, che ha dialogato con Mario Musolino, Natale Pace e Arturo Cafarelli.

“Lo sviluppo della Calabria – ha detto l’On. Princi – passa anche attraverso il grande lavoro di chi ne narra, con autenticità, il suo potenziale. Perché raccontare una regione non significa soltanto riferire ciò che accade, ma vuol dire conoscerla, interpretarla, restituirne la complessità e dare voce alle professionalità, ai talenti e alle tante energie positive che ogni giorno la animano”.

“È stato per me motivo di orgoglio – ha proseguito l’On. Princi – partecipare all’incontro organizzato in occasione del decimo anniversario di Calabria.Live: dieci anni di competenza e impegno quotidiano che il suo Direttore, l’amico Santo Strati, ha trasformato in una vera e propria missione editoriale, raccontando la Calabria nella sua identità più profonda e contribuendo a costruire fiducia, senso di appartenenza e consapevolezza del valore della nostra terra”.

“In questi dieci anni – ha evidenziato l’europarlamentare calabrese – il Direttore Strati e tutta la redazione hanno dato vita a una realtà editoriale autorevole, divenuta un punto di riferimento culturale capace di accompagnare la crescita delle nostre comunità e di mantenere vivo il legame con i tanti calabresi che vivono lontano dalla loro terra”.

“Un’informazione libera e autorevole – ha continuato l’On. Princi – rappresenta, infatti, un presidio fondamentale della vita democratica. È, insieme alla cultura, un motore di crescita delle comunità. Occorre, quindi, tutelare questa libertà, oggi più che mai, in un tempo segnato dalla diffusione della disinformazione, dalla crescente polarizzazione del dibattito pubblico e dalle profonde trasformazioni che stanno investendo il settore dell’informazione. Difendere il pluralismo, la qualità del giornalismo e l’indipendenza editoriale significa preservare uno spazio pubblico fondato su responsabilità, credibilità e partecipazione consapevole. Un principio – prosegue – che trova pieno riconoscimento anche a livello europeo, nella Carta dei diritti fondamentali dell’UE e nel Regolamento europeo sulla libertà dei media. Una visione che porto avanti anche nel mio lavoro in Commissione Cultura e Istruzione del Parlamento europeo”.

“Cultura e informazione, dunque, non sono realtà distinte, ma costituiscono leve strategiche per rafforzare la crescita democratica delle comunità, favorirne la partecipazione e valorizzarne l’identità. Calabria Live – ha affermato – interpreta concretamente questa visione europea, perché in questi dieci anni è andata oltre la cronaca, raccontando la Calabria autentica attraverso il suo patrimonio culturale, le sue eccellenze, il mondo della ricerca e le realtà che ogni giorno contribuiscono alla crescita e all’innovazione del territorio”.

“Desidero rivolgere i miei complimenti – aggiunge l’On. Giusi Princi – al Direttore Santo Strati e a tutta la redazione, con l’augurio di continuare a raccontare la nostra terra con competenza, entusiasmo e rigore, dando voce alle sue energie migliori e contribuendo a costruire una regione sempre più consapevole del proprio valore, protagonista del proprio futuro e sempre più capace di affermare il proprio ruolo anche nel contesto europeo. Ringrazio – ha proseguito l’europarlamentare calabrese – il Presidente Giuseppe Bova, per aver promosso questo momento di confronto e riflessione di alto profilo culturale e per la costante spinta propulsiva che da decenni Rhegium Julii imprime al settore culturale della nostra terra, contribuendo in modo significativo alla sua crescita e valorizzazione. Un sentito ringraziamento anche a Igino Postorino, già Presidente del Circolo Polimeni, e a tutti gli intervenuti, che con la loro presenza e il loro contributo hanno arricchito un’occasione di dialogo e condivisione di particolare valore”, ha concluso l’On. Giusi Princi. (rrc)