Si è insediata in Cittadella regionale la Consulta dei Calabresi nel mondo

Si è insediata oggi, in Cittadella regionale, la Consulta dei Calabresi nel mondo, l’organismo della Regione Calabria chiamato a rafforzare e rinnovare il legame con le comunità calabresi residenti all’estero e a valorizzarne il ruolo nello sviluppo economico, culturale e sociale del territorio.

Ad aprire i lavori è stato il vicepresidente della Giunta regionale, Filippo Mancuso, che ha sottolineato il valore rappresentato dalle comunità calabresi emigrate nel mondo: “Dobbiamo ringraziare i nostri calabresi che, in ogni parte del mondo, tengono alto il nome della Calabria e dell’Italia. Rappresentano la Calabria migliore: donne e uomini che sono partiti in cerca di opportunità, hanno costruito percorsi di successo e non hanno mai dimenticato la propria terra d’origine”.

Il vicepresidente ha quindi evidenziato la necessità di consolidare il rapporto tra la Regione e i calabresi residenti all’estero attraverso un dialogo stabile e strutturato.

“La ripresa in presenza delle attività della Consulta – ha aggiunto – rappresenta un passaggio importante. Accanto al turismo delle radici e al ritorno nei luoghi di origine, dobbiamo essere capaci di offrire un’immagine moderna e competitiva della Calabria, in grado di attrarre investimenti e nuove opportunità. Molti calabresi hanno già scelto di tornare e investire nella nostra regione. Grazie all’azione politica portata avanti dal presidente Roberto Occhiuto, cresce la consapevolezza che la Calabria oggi offre concrete possibilità di sviluppo e di investimento”.

Il consigliere regionale Orlandino Greco, delegato dal presidente della Regione Roberto Occhiuto ai rapporti con i Calabresi nel Mondo, ha curato l’insediamento della Consulta, illustrandone gli obiettivi strategici e le prospettive di sviluppo.

“Dopo sette anni – ha dichiarato Greco – era necessario tornare a riunirsi in presenza. La Consulta dei Calabresi nel Mondo è uno strumento fondamentale non solo per rinsaldare i legami con le nostre comunità all’estero, ma anche per costruire un nuovo percorso di partecipazione e condivisione”.

Greco ha quindi rimarcato la necessità di coinvolgere in maniera organica tutte le realtà impegnate nel rapporto tra la Calabria e le proprie comunità all’estero.

“Occorre costruire un percorso che veda protagonisti il CGIE, i consultori, gli esperti, le federazioni e le associazioni, affinché la Consulta diventi un vero punto di raccordo tra la Calabria e i suoi figli sparsi nel mondo. I Calabresi nel mondo rappresentano una risorsa fondamentale: custodiscono un patrimonio straordinario di identità, memoria e tradizioni e, allo stesso tempo, costituiscono un importante veicolo di promozione del brand Calabria e del Made in Calabria a livello internazionale”.

Nel corso della seduta, Greco ha inoltre presentato i consultori che nella giornata di domani saranno chiamati all’elezione del vicepresidente della Consulta.

Ampio spazio è stato dedicato anche agli interventi dei relatori invitati alla sessione plenaria.

Il rettore dell’Università della Calabria, Gianluigi Greco, ha evidenziato il ruolo dell’ateneo quale polo di eccellenza e ha sottolineato come “la grande capacità dei giovani calabresi debba spingerli a rendere la Calabria il centro del mondo, poiché discendiamo da Pitagora e Telesio. Non siamo solo una terra di cuore e di accoglienza, ma anche di sviluppo concreto”.

Roberto Cosentino, dirigente generale del dipartimento Turismo della Regione Calabria, ha approfondito il tema del rapporto tra turismo, cultura e promozione dell’identità calabrese nel mondo. Maria Chiara Prodi, segretaria generale del CGIE, si è soffermata sulla rappresentanza degli italiani all’estero e sulla collaborazione istituzionale. Giuseppe Sommario ha proposto una riflessione sul valore delle “Ritornanze Calabre” e sul rapporto tra memoria, radici e appartenenza. Roberto Rugna, presidente di Ance Calabria, ha affrontato il tema delle imprese e delle opportunità di sviluppo nel contesto internazionale. Giuseppe Sommario, dell’Università Cattolica Sacro Cuore di Milano, ha parlato del valore della memoria e delle radici nel solco delle “Ritornanze Calabre”. Luigi Scaglione, coordinatore delle Consulte d’Italia, ha illustrato il percorso necessario per rafforzare ulteriormente il ruolo e la qualità della Consulta.

Presente ai lavori anche la segretaria della Consulta, la funzionaria della Regione Calabria, Annalisa Mazzei.

Nel pomeriggio la sessione plenaria è proseguita con l’intervento dell’assessore regionale all’Agricoltura, Gianluca Gallo, che ha posto l’accento sul valore dell’accoglienza e sulle opportunità offerte dall’internazionalizzazione, dal turismo, dalla sostenibilità ambientale, dall’export e dalle nuove relazioni economiche che possono svilupparsi tra la Calabria e le comunità calabresi all’estero. Al centro del suo intervento anche la promozione del Made in Calabria e il ruolo strategico dei calabresi nel mondo quale ponte per la crescita produttiva e commerciale del territorio.

“In questi anni – ha evidenziato Gallo – con la Giunta Occhiuto abbiamo messo in campo importanti azioni di rilancio, valorizzando il brand Calabria Straordinaria e contribuendo a costruire una regione che migliora anno dopo anno e guarda al futuro con prospettive sempre più concrete. Abbiamo avviato una positiva inversione di tendenza, alimentata da quella passione che ci accomuna e che si traduce in un forte senso di orgoglio e appartenenza”.

Alla Cittadella è stata inoltre proiettato il video “Consulta 2026 – Calabria. L’orgoglio delle origini. Una storia che continua nel mondo”, con la regia di Gianfranco Confessore e la produzione di Drb Srl, e allestita la mostra “Radici”, a cura di Alessandro Lato.

Presentato, inoltre, dall’ideatore Lenin Montesanto, il progetto dei Marcatori Identitari Distintivi (MID) della Calabria Straordinaria, insieme all’attrice Annalisa Insardà, voce e interprete dei due cortometraggi Dove tutto è cominciato #1 e #2. Il secondo corto, svelato in anteprima assoluta nella serata conclusiva del Vinitaly and the City a Sybaris lo scorso luglio, ha contribuito a portare il progetto a oltre 1,2 milioni di visualizzazioni sui social.

Tra i momenti più significativi della giornata anche l’illustrazione della proposta del Piano degli interventi 2027, presentata da Orlandino Greco con l’obiettivo di definire, insieme ai consultori, le future strategie regionali dedicate ai rapporti con le comunità dei Calabresi nel Mondo.

I lavori proseguiranno domani con una nuova sessione nella sede del Consiglio regionale della Calabria, alla presenza del presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, del presidente del Consiglio regionale, Salvatore Cirillo, e dell’assessore regionale all’Istruzione, Sport e Politiche giovanili, Eulalia Micheli. (rcz)

Il petrolio bianco della Calabria: l’acqua come patrimonio, diritto e futuro

di EMILIO ERRIGO – Ho sempre creduto che il futuro della Calabria passi dalla capacità di riconoscere e mettere in relazione le sue grandi vocazioni: il turismo, il mare, i porti, la logistica, l’agricoltura, la straordinaria posizione geografica nel Mediterraneo. A queste leve di sviluppo, sulle quali occorre continuare a investire con convinzione, ne aggiungerei una che non è meno importante e che, paradossalmente, scorre da millenni davanti ai nostri occhi.
È il nostro petrolio bianco. Si chiama acqua.

La Calabria non deve cercarlo nelle profondità del mare né estrarlo attraverso gigantesche piattaforme. È custodito nelle montagne, nelle falde sotterranee, nelle sorgenti, nei fiumi e nelle fiumare. Affiora tra le rocce, attraversa i boschi, alimenta ecosistemi, raggiunge le campagne e infine incontra lo Ionio e il Tirreno.

Ma proprio qui emerge uno dei grandi paradossi calabresi: possedere una straordinaria ricchezza idrica naturale e non essere ancora riusciti a trasformarla, ovunque e stabilmente, in una disponibilità regolare dell’acqua secondo quelle condizioni di civiltà e dignità che ogni cittadino ha diritto di attendersi.
Nel XXI secolo l’acqua non può essere percepita come una concessione della fortuna. Aprire un rubinetto e trovare acqua disponibile, sicura e in quantità adeguata dovrebbe rappresentare la normalità in ogni comune, dal più grande centro urbano al più piccolo paese dell’entroterra.

Non è soltanto un problema tecnico. È una questione ambientale, sociale e amministrativa e, prima ancora, una questione di dignità.

La Calabria possiede un sistema idrico naturale straordinariamente articolato. Già nella prima metà del Novecento lo Stato comprese l’importanza di conoscerlo. Una grande attività di ricognizione scientifica, avviata negli anni Trenta, confluì nella storica pubblicazione “Le Sorgenti Italiane – Calabria”, curata dal Servizio Idrografico del Ministero dei Lavori Pubblici.
Tecnici, geologi e studiosi percorsero territori allora difficilissimi da raggiungere, censendo e descrivendo un patrimonio diffuso tra Pollino, Sila, Serre e Aspromonte.

Quasi un secolo dopo quella ricerca ci consegna una domanda persino più importante dei numeri che raccolse: quanto conosciamo oggi dell’acqua che possediamo e quanto siamo capaci di governarne l’intero ciclo?

Perché censire una sorgente non basta. Occorre sapere quanta acqua produce, quale sia la sua qualità, come vari nel corso dell’anno, quali ecosistemi alimenti, quali pressioni subisca. E poi bisogna seguirla idealmente nel suo viaggio: dalla montagna alla captazione, dai sistemi di accumulo alle condotte, dalla distribuzione alle nostre case, fino alla depurazione e alla restituzione all’ambiente.
È in questo viaggio che la ricchezza naturale deve diventare efficienza pubblica.

La legislazione europea parte da un principio molto chiaro. Esistono direttive europee che costruiscono la politica dell’Unione attorno alla protezione delle acque superficiali e sotterranee, alla salvaguardia degli ecosistemi e all’uso sostenibile della risorsa nel lungo periodo. Anche l’ordinamento italiano disciplina la tutela delle acque e la gestione delle risorse idriche attraverso un complesso sistema di competenze, pianificazione e controlli.

Non intendo suggerire formule amministrative a chi possiede responsabilità di governo. Il decisore pubblico conosce competenze, strumenti e procedure attraverso cui intervenire. Quelle di uno studioso possono essere soltanto riflessioni, auspici e suggestioni offerte con rispetto al confronto pubblico.

E l’auspicio principale è molto semplice: che una regione così ricca d’acqua possa arrivare a garantire acqua regolarmente disponibile in tutti i suoi comuni, attraverso infrastrutture moderne, reti efficienti, monitoraggio delle dispersioni e una gestione capace di accompagnare la risorsa dalla sorgente al cittadino.

Perché la scarsità percepita non dipende necessariamente dalla scarsità naturale.
Una parte della sfida italiana riguarda proprio le reti. Secondo ISTAT, nel 2022 (4 anni fa!) le perdite idriche totali nelle reti comunali di distribuzione italiane erano pari al 42,4% dell’acqua immessa in rete. È un dato nazionale, non calabrese, ma descrive con impressionante efficacia la dimensione del problema infrastrutturale del Paese.
Accanto alle perdite fisiche esiste poi un’altra questione che non deve essere taciuta: gli utilizzi abusivi della rete idrica. Allacciamenti clandestini, manomissioni, prelievi non autorizzati e altre condotte illecite, laddove accertate dalle autorità competenti, non rappresentano soltanto violazioni della legge. Sottrarre abusivamente acqua alla rete significa danneggiare una risorsa comune, alterare il funzionamento del sistema e scaricare sulla collettività il costo di un vantaggio individuale illegittimo.

Su questo occorrono controlli, tecnologia e cultura della legalità.

Perché l’acqua appartiene alla grammatica elementare della convivenza civile: nessuno dovrebbe sprecarla, nessuno dovrebbe sottrarla illegalmente e nessuno dovrebbe esserne privato per inefficienze evitabili.
Ma il petrolio bianco della Calabria non rappresenta soltanto un servizio essenziale. Può diventare economia, ricerca, turismo e occupazione.

C’è l’acqua destinata al consumo umano. C’è quella minerale. C’è l’acqua termale, capace di alimentare turismo del benessere e soggiorni legati alla salute. Ci sono sorgenti e cascate che possono inserirsi negli itinerari naturalistici. Ci sono fiumi e fiumare, fondamentali per gli ecosistemi e per gli equilibri idrogeologici. C’è l’acqua indispensabile all’agricoltura. E c’è l’immenso patrimonio paesaggistico costruito dal suo viaggio dalla montagna al Mediterraneo.

Altri territori hanno compreso che l’acqua può diventare il centro di un ecosistema economico senza perdere la propria identità naturale.

L’UNESCO ha riconosciuto come Patrimonio mondiale le Great Spa Towns of Europe, undici città termali distribuite in sette Paesi europei, tra cui Vichy in Francia, Baden-Baden in Germania, Bath nel Regno Unito e Montecatini Terme in Italia. Luoghi nei quali le sorgenti minerali hanno contribuito nei secoli alla nascita di strutture sanitarie, alberghi, parchi, architetture e servizi. La lezione è interessante: non commercializzare semplicemente l’acqua, ma creare valore attorno all’acqua.

Singapore offre una prospettiva completamente diversa. Una condizione naturale certamente non paragonabile alla nostra, ma un metodo dal quale si può imparare: il Paese ha trasformato la sicurezza idrica in una strategia nazionale, puntando sulla raccolta, sulla diversificazione delle fonti e sul riutilizzo attraverso il programma NEWater.

Non dobbiamo copiare nessuno. Ma la Calabria è in grado di costruire il proprio modello. E possiamo imparare una cosa: l’acqua acquista ancora più valore quando un territorio riesce a collegare ambiente, infrastrutture, ricerca, agricoltura, turismo, salute e qualità della vita.

E poi c’è qualcosa che le statistiche non riescono a misurare. Chi abbia camminato almeno una volta sulle montagne dell’Aspromonte dopo una pioggia conosce un suono difficile da raccontare. Prima ancora di vedere l’acqua, la si sente. Arriva da qualche parte tra gli alberi, compare tra due rocce, precipita, scompare sotto pietre levigate dal tempo e ritorna più avanti. Sembra quasi che la montagna respiri. L’acqua scende dalle alture, cerca la propria strada, diventa rivolo, torrente, fiumara. A volte scompare sotto l’alveo e sembra perduta; poi riaffiora, più in basso, come se avesse memoria del proprio viaggio.

E alla fine incontra il mare. Quell’acqua racconta anche la storia dei calabresi. Generazioni hanno costruito paesi accanto alle sorgenti, coltivato grazie ai corsi d’acqua, riempito brocche alle fontane. Altre generazioni sono partite portandosi dietro il ricordo di una montagna, di una fiumara, del rumore dell’acqua che cadeva da una fontana del paese.

Forse il petrolio bianco possiede una caratteristica che il petrolio vero non avrà mai: più che essere estratto, chiede di essere custodito. Custodire, però, non significa lasciare immobile. Significa governare. Significa comprendere anche il delicato rapporto tra montagna, fiumare e costa. L’acqua e i sedimenti che percorrono i bacini idrografici partecipano alla complessa dinamica dei litorali. Prevenzione del rischio idrogeologico, gestione dei corsi d’acqua, tutela degli ecosistemi e attenzione alla costa non possono quindi essere considerati mondi completamente separati.

La sorgente che vediamo in montagna e la spiaggia sulla quale camminiamo molti chilometri più a valle appartengono alla medesima geografia.

Per questo immagino, da studioso e da calabrese, tre obiettivi possibili nell’arco dei prossimi cinque anni.
Innanzitutto, conoscere ogni goccia. Realizzare un grande Atlante digitale delle Acque di Calabria, aggiornando idealmente il lavoro degli studiosi del Novecento attraverso università, enti di ricerca e amministrazioni competenti. Sorgenti, falde, acque minerali e termali, fiumi e fiumare potrebbero essere inseriti in un sistema conoscitivo moderno, utilizzando GIS, sensori, monitoraggio e dati continuamente aggiornabili. Allo stesso tempo, la tecnologia può aiutare a individuare perdite, anomalie, prelievi irregolari e vulnerabilità delle reti.
Poi, portare regolarmente l’acqua ai cittadini prima ancora di portare i cittadini all’acqua. È forse il principio più importante. La valorizzazione turistica e commerciale sarebbe poco credibile se non procedesse insieme all’obiettivo di reti moderne e di una distribuzione regolare nei territori. In cinque anni si potrebbe imprimere una forte accelerazione alla conoscenza dello stato delle reti, alla ricerca delle perdite, alla digitalizzazione e al controllo dei consumi e delle anomalie, secondo le determinazioni che spettano naturalmente alle amministrazioni e agli enti competenti.

Ed infine, creare la “Via delle Acque di Calabria”. Una rete capace di collegare sorgenti visitabili, stabilimenti termali, parchi naturali, cascate, fiumare, borghi, percorsi escursionistici, università, centri di ricerca e produzioni locali. Un progetto nel quale turismo, salute, cultura, educazione ambientale e sviluppo delle aree interne possano incontrarsi. E magari fare della Calabria, progressivamente, anche un laboratorio mediterraneo per il monitoraggio delle reti, il riuso, l’irrigazione intelligente e la protezione delle falde.

Tra cinque anni potremmo così conoscere molto meglio quanta acqua possediamo, dove nasce, come si muove, quanta ne perdiamo, quanta ne utilizziamo e come proteggerla.

Ma soprattutto potremmo avvicinarci a un obiettivo ancora più semplice e più grande: fare in modo che la ricchezza dell’acqua della Calabria coincida finalmente con il diritto dei calabresi ad averla nelle proprie case con continuità, sicurezza e dignità. Sarebbe questa la prima forma di valorizzazione.

Ho sempre pensato che il mare, i porti, il turismo e la posizione mediterranea della Calabria rappresentino formidabili leve per il suo futuro. Continuo a pensarlo.
Ma oggi aggiungerei un’immagine.

Prima di arrivare ai nostri porti e al nostro mare, una parte della Calabria compie un viaggio silenzioso dalle montagne verso la costa. Scorre. Attraversa rocce, boschi, paesi e generazioni. Qualche volta scompare sotto terra, poi torna alla luce. Non conosce confini comunali e non distingue il piccolo borgo dalla grande città. La chiamano acqua.
Io continuo a chiamarla il petrolio bianco della Calabria. Una ricchezza che non abbiamo bisogno di cercare. (ee)

(Emilio Errigo, nato a Reggio Calabria, è docente universitario e studioso di Diritto dell’Ambiente, Management delle Attività Portuali, Diritto internazionale e Diritto del Mare)

Riparte la Consulta dei Calabresi nel mondo: domani in Cittadella la prima riunione (dopo 7 anni)

Riparte la Consulta dei Calabresi nel mondo, un organismo regionale previsto dalla legge 8/2018. Dopo sette anni torna a riunirsi in presenza la Consulta Regionale dei Calabresi nel Mondo, con quattro giornate di incontri, confronto e iniziative istituzionali in programma dal 9 al 12 settembre.

Il ritorno della Consulta rappresenta un passaggio significativo nel percorso di rafforzamento dei rapporti tra la Calabria e le comunità calabresi presenti nei diversi continenti. Un patrimonio umano, culturale e professionale che la Regione intende valorizzare non soltanto sul piano dell’identità e della memoria, ma anche come leva per costruire nuove relazioni, scambi e opportunità.

Il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, interverrà venerdì 11, alle ore 15, alla seconda sessione plenaria che si terrà nella sala Giuditta Levato del Consiglio regionale.

Nei quattro giorni, arriveranno rappresentanti delle comunità calabresi provenienti da diversi Paesi del mondo, insieme ai consultori regionali, ai rappresentanti dei Comites, del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (Cgie), delle associazioni e delle federazioni dei calabresi nel mondo. Una presenza ampia e articolata che conferma la dimensione internazionale dell’appuntamento e la volontà di rimettere in connessione istituzioni e comunità attraverso un confronto diretto.

La prima sessione plenaria giovedì 10 settembre.

Dopo l’accoglienza istituzionale e registrazione dei partecipanti, a partire dalle 9.30, i lavori saranno aperti, alle 10.30, dal vicepresidente della Giunta della Regione Calabria, Filippo Mancuso, nella sala verde della Cittadella regionale di Catanzaro.

Nel corso dell’assemblea saranno affrontati i principali temi legati al rapporto tra la Calabria e i suoi cittadini nel mondo, con particolare attenzione alla cultura, al turismo delle radici, alle nuove generazioni, alla rappresentanza e alle prospettive di collaborazione tra territori.

La Consulta sarà inoltre chiamata a confrontarsi sulle linee di indirizzo per il nuovo percorso di attività e sul rafforzamento della rete tra istituzioni regionali, associazioni, università, imprese e comunità calabresi all’estero.

Per le ore 11.15 è previsto l’insediamento della Consulta a cura del consigliere regionale delegato ai rapporti con i Calabresi nel Mondo, Orlandino Greco.

“Il ritorno in presenza della Consulta dopo sette anni non è soltanto un momento istituzionale, ma l’inizio di una nuova fase – sottolinea Greco –. Vogliamo restituire centralità a una comunità che rappresenta una parte fondamentale della storia della Calabria, ma che oggi può diventare anche una straordinaria rete di relazioni, competenze e opportunità. Dobbiamo superare una visione legata esclusivamente al ricordo e costruire un rapporto più moderno, stabile e concreto con i calabresi nel mondo.
L’obiettivo della nuova stagione della Consulta è dunque quello di rafforzare un sistema di relazioni capace di collegare stabilmente la Calabria alle proprie comunità nel mondo, valorizzando il patrimonio delle radici e trasformandolo in una risorsa per la cultura, il turismo, la formazione, l’economia e le nuove generazioni”.

Alla Cittadella anche la proiezione video Consulta 2026 — “Calabria. l’orgoglio delle origini”. Una storia che continua nel mondo. Regia Gianfranco Confessore — produzione Drb srl.

Sarà presentato, inoltre, dall’ideatore Lenin Montesanto, il progetto dei Marcatori Identitari Distintivi (Mid) della Calabria Straordinaria, insieme sll’attrice Annalisa Insardà, voce e interprete dei due corti Dove Tutto è Cominciato #1 e #2. Il secondo corto, svelato in anteprima assoluta nella serata conclusiva del Vinitaly a Sybaris lo scorso luglio, ha contribuito a portare il progetto a oltre 1.2 milioni di view sui social.

L’evento proseguirà fino al 12 settembre con ulteriori momenti di confronto istituzionale e tematico, fino alla discussione e all’approvazione del documento conclusivo dei lavori.

Il coordinamento della comunicazione è affidato a Davide Beltrano.

Un appuntamento che vuole segnare non soltanto il ritorno in presenza della Consulta dei Calabresi nel Mondo, ma l’avvio di una stagione nuova nel rapporto tra la Calabria e la sua comunità internazionale. (rcz)

Polsi Ambiente: torna l’appuntamento con l'”Aspromonte nel cuore” (stavolta nella Locride)

La Locride si prepara a ospitare la sesta edizione di “Polsi Ambiente”, l’atteso appuntamento annuale che quest’anno si rinnova sotto il titolo evocativo “L’Aspromonte nel cuore”.

La manifestazione si terrà a Locri, presso la Sala Pastorale della Diocesi il prossimo 9 settembre, e si svilupperà in due sessioni: quella mattutina dalle ore 09:30 e quella pomeridiana dalle ore 16:30.

L’evento si propone come uno spazio di profonda riflessione e proposta, focalizzandosi su un tema centrale per il riscatto e lo sviluppo del territorio: la cosiddetta “antimafia sociale o dei diritti”. Questa espressione, coniata dal Giudice Gian Carlo Caselli — il quale interverrà all’evento collegandosi da remoto — definisce un percorso culturale e civile indispensabile. L’antimafia sociale ed una efficiente politica del lavoro non si sostituisce, ma si affianca e conferisce un valore ancora più profondo alla pur importante azione quotidiana svolta dalle Forze dell’Ordine e dalla Magistratura.

Per sradicare le logiche criminali, infatti, è necessario garantire i diritti fondamentali, offrire opportunità concrete e rimettere al centro la dignità umana, specialmente nelle aree più vulnerabili.

L’edizione 2026 della manifestazione non si limiterà alla teoria, ma proporrà esempi virtuosi, storie di riscatto e soluzioni pratiche per tendere la mano a chi vive ai margini della società. In questa prospettiva si inserisce la preziosa testimonianza dell’organizzazione internazionale “Still I Rise”, che combatte in prima linea per offrire istruzione e protezione ai minori vulnerabili: ragazzi delle più malfamate favelas del mondo, destinati a essere manovalanza della delinquenza, vengono istruiti gratuitamente nei loro centri, fino al titolo di bachelor, offrendo una possibilità di vita completamente diversa.

A rappresentare questa realtà tra i relatori ci sarà la vice presidente Gabriella Gliozzi, che porterà l’esperienza sul campo di chi trasforma l’indignazione in azione umanitaria concreta.

S.E. Mons. Cesare Di Pietro, Vescovo di Locri
S.E. Mons. Cesare Di Pietro, Vescovo di Locri

Questo approccio orientato al futuro e all’impegno attivo trova la sua perfetta sintesi nelle parole di Mons. Cesare Di Pietro, Vescovo di Locri, tratte dalla sua Meditazione in preparazione della festa della Madonna di Polsi: “Soprattutto voi, ragazzi e giovani: non subite la vita passivamente, ma prendetela in mano”.

Un monito potente che diventa il manifesto ideale di Polsi Ambiente 2026. Un invito universale, rivolto in particolare alle nuove generazioni dell’Aspromonte e di tutta la Locride, a non rassegnarsi, a evitare la passività e a diventare i veri protagonisti del cambiamento e della rinascita del proprio territorio.

A coronamento della giornata, al termine della sessione serale, si terrà la cerimonia di consegna di due importanti riconoscimenti:

  • Premio “L’Aspromonte nel Cuore”: assegnato a personalità che si sono particolarmente distinte per attività e impegni legati alla valorizzazione e alla tutela di questo difficile territorio ed all’offerta di alternative sociali e di lavoro
  • Premio Filistione 2026 “Salute e Ambiente”: volto a valorizzare chi ha dedicato ricerca e impegno allo studio del delicato rapporto tra la salute dell’essere umano e l’ecosistema. Il premio prosegue nel solco dell’eccellenza scientifica tracciato nella precedente edizione, quando fu conferito al Prof. Luigi Montano dell’Università di Napoli per i suoi cruciali studi sulla fertilità compromessa dalla presenza di microplastiche nell’organismo umano.(courtesy La Discussione)

Suppletive Camera Reggio: il ruggito di Cannizzaro su Roscioli e l’errore della sinistra divisiva su Benedetto

di SANTO STRATI – Disinteresse e indifferenza sono i due sentimenti più diffusi in queste assolate giornate di Reggio che si prepara all’appuntamento elettorale del 27 e 28 settembre. Molti reggini non sanno nemmeno quali siano i 71 comuni che compongono il collegio uninominale 05, quello che ha (ri)eletto deputato nel 2022 Francesco Cannizzaro e che adesso dovrà indicare il nuovo titolare del seggio rimasto vacante. È una strana e incredibile combinazione di contraddizioni: mentre quasi tutto il Paese guarda con attenzione a questo piccolo voto settembrino, a Reggio l’appuntamento non suscita particolari emozioni, fatte salve quelle degli attivisti dell’una e dell’altra parte. Già due parti soltanto (Forza Italia-PD), gli altri due candidati, il transfuga Mimmo Giannetta già capogruppo azzurro che è passato con Vannacci, e Francesco Toscano (“provarci sempre, qualche voto fa fine e non impegna…”) non fanno storia.

Giannetta ha dichiarato di avere 10.500 voti, quelli che lo hanno eletto al Consiglio regionale, ma di questi quanti sono quelli personali e quanti derivano da elettori di Forza Italia che non gli perdoneranno il “tradimento”? Non importa, sostiene l’ex azzurro che continua a dichiararsi “moderato” in casa di un estremista sovranista, e si tiene per buone le sue chances, in una sfida che difficilmente lo vedrà arrivare nemmeno secondo.

In realtà le suppletive reggine acquistano una valenza davvero significativa nello scenario prossimo venturo delle elezioni di fine legislatura: elezioni che, con molta probabilità, si terranno in primavera con scadenza anticipata per sparigliare i progetti di Vannacci ma anche del cosiddetto “campo largo”. Se Vannacci dovesse raccogliere a Reggio un significativo consenso, sarebbe un pessimo segnale per i fratelli di Giorgia che vedrebbero come una mina vagante la raccolta di trasfughi dalla coalizione. Vannacci sta promettendo a tutti un’elezione sicura in Parlamento alle prossime consultazioni, ma questa promessa potrebbe rivelarsi assai fallace se il collegio reggino boccerà le velleità e le aspirazioni dei “futuristi” (Marinetti si sta rivoltando nella tomba). Una bocciatura (solenne) del candidato Giannetta significa che nel popolo reggino è prevalso il buon senso contro le assurdità autoritarie e antistoriche del generalone Vannacci e che lo stesso potrebbe ripetersi su scala nazionale.

Il Colegio 05 della Camera dei Deputati
Ma gran parte dei reggini – da non crederci – non sa nemmeno che si andrà a votare. Quando i certificati elettorali venivano recapitati a casa, era difficile non ricordarsi della scadenza delle urne e impossibile non sapere delle consultazioni imminenti. Con la tessera elettorale tutto è affidato al buon cuore dell’elettore che deciderà – sempre che sia stato adeguatamente informato che si va a votare – se disertare le urne o adempiere a un diritto-dovere che è sempre più sottovalutato.

E allora, il problema vero riguarda la comunicazione: i tempi della campagna elettorale sono strettissimi e per i due veri contendenti (Frank Benedetto per la coalizione di sinistra, Fabio Roscioli per il centrodestra) non c’è che improvvisare. Manca il tempo di attraversare in lungo e in largo i 71 comuni (come si faceva una volta) e arringare le folle: si gioca tutti sui sindaci del collegio e sugli attivisti, e qui il peso del voto (o dell’astensione) potrebbe essere determinante anche a sovvertire qualsiasi pronostico. È una semplice conta di numeri, ma bisognerà chiedersi a urne chiuse chi sarà avvantaggiato da una forte astensione o da un flusso inaspettato. Se voterà il 30-35% degli aventi diritto sarà già un buon successo, se la percentuale dovesse salire si vedranno le conseguenze. È cambiato l’atteggiamento dell’elettore, gran parte decide all’ultimo momento se andare a votare o meno e a chi assegnare la propria preferenza. Ma i politici questo sembra non l’hanno ancora capito: Nenni diceva “piazze piene, urne vuote”, ma i tempi sono cambiati e i social possono giocare brutti condizionamenti per tutti gli schieramenti. E allora bisogna parlare al popolo, mostrare di avere idee e progetti, non demonizzare l’avversario, perché gli elettori non hanno l’anello al naso, ragionano e sanno distinguere tra la fuffa (il niente) e il mostrare di avere visione. Da questo punto di vista occhiuto e Cannizzaro – va detto – hanno la strada in discesa.

La presentazione di Roscioli, nella straboccante aula Monteleone del Consiglio regionale, ha mostrato una grande compattezza della coalizione, con il sindaco Cannizzaro che ha lanciato numerosi ruggiti contro il centrosinistra, con la conferma in viva voce di Roscioli che non ci sono imposizioni dall’alto sul suo nome: Occhiuto e Cannizzaro – ha detto l’avv. Roscioli (che, ricordiamolo, è l’amministratore di Forza Italia, quindi non è un signor “nessuno”) – mi hanno chiesto se ero disponibile a mandare a termine le pratiche a favore di Reggio e della Calabria lasciate in sospeso in Parlamento. Conosco entrambi dal 2023 e abbiamo un cordialissimo rapporto di amicizia: la cosa mi ha intrigato – non avevo certo bisogno di un seggio in Calabria – per lo spessore della sfida. Il progetto e la visione di Occhiuto e Cannizzaro di trasformare Reggio in un laboratorio politico nazionale, nella regione più azzurra d’Italia, è davvero eccellente, mi sono convinto e ho detto sì. Devo smentire – ha tenuto a precisare – richieste dall’alto del partito o dalla famiglia Berlusconi: non sono reggino, non sono calabrese, ma metto volentieri le mie competenze (e ottime conoscenze…, ndr) per far crescere questo territorio». Insomma un “mordi e fuggi” orchestrato dentro un’abile strategia della volpe Cannizzaro. Ma i reggini la capiranno? È questo il vero busillis: quanti reggini daranno un’ulteriore apertura di credito al neosindaco? E quanti – delusi dal “papa straniero” si asterranno? Ma Roscioli  – bisogna dirlo – non può essere considerato un papa straniero alla stregua di Rosy Bindi, De Raho, Scarpinato, etc (tutti quanti eletti a sinistra in seggi calabresi, ai quali non è stato poi riservata alcuna attenzione e, forse, neanche un grazie).

E qui subentra la supponenza dei democrat che, alla presentazione del candidato Frank Benedetto hanno fatto vanto di un campo larghissimo (dodici simboli) omettendo di dire che non ci sono liste da votare il 27 e 28 ottobre, si sceglie solo il candidato della coalizione e niente di più. E, inoltre, Benedetto ha ricalcato paro paro la “strategia” della sinistra per vincere: non votate lo straniero, votate un uomo del territorio. Una strategia perdente – se possiamo dirlo – giacché la gente che vorrebbe andare a votare avrebbe piacere di sentire programmi e progetti, non evidenze di una sfida basata sul luogo di nascita del candidato che lascia il tempo che trova. Frank Benedetto, persona degnissima e stimato professionista, si è lasciato convincere facilmente a cavalcare l’onda progressista, ma ha commesso l’errore di non presentare un programma: «il tempo di legislatura a disposizione è troppo breve – ha candidamente dichiarato – per poter predisporre un programma». Questo potrebbe risultare fatale a un centrosinistra pressoché inesistente a Reggio (e in Calabria), con grande disdoro degli irriducibili che sognano ancora una sinistra riformista e innovativa. In più si aggiunga che ci sono molti malpancisti a sinistra che non hanno gradito la scelta di Benedetto. La sinistra divisiva non si smentisce. Quella sinistra calabrese che il giorno dopo l’annuncio delle dimissioni di Cannizzaro dalla Camera avrebbe dovuto scatenare la cavalleria (si fa per dire) per marcare il territorio ha, come al solito, tergiversato sulla scelta del candidato piuttosto che presentare un progetto politico (che di fatto non esiste). E allora, anche in questo caso, il risultato reggino sarà un segnale fondamentale per le prossime politiche. Se il campo larghissimo (reggino) vince, è un’indicazione di grande peso per riunire le varie anime della sinistra e tentare il colpaccio di disarcionare la Meloni. Se perderà, come probabile, perché in debito di credibilità con i reggini, qualche domanda in più se la dovranno porre Conte, Schlein e compagnia di giro. La Meloni viaggia “serena” fintanto che non troverà un avversario degno di tale appellativo. Il resto sono solo chiacchiere e veleno da spargere contro i nemici (è scomparsa l’idea di avversari) come sta succedendo a Reggio e dintorni. Oggi la politica (ma quella vera è un pallido ricordo) va fatta con idee e proposte, progetti e programmi: dire male del vicino (avversario) non porta da nessuna parte, ma – a quanto pare – soprattutto a Reggio a sinistra continuano a non capirlo. (s)

Telemedicina e prestazioni vaccinali: anche in Calabria entra in funzione la Farmacia dei servizi

Anche in Calabria il percorso della Farmacia dei Servizi entra concretamente in una nuova fase operativa, con grande vantaggio della collettività.

Con la comunicazione trasmessa il 1° settembre dalla Regione Calabria alle Aziende Sanitarie Provinciali, a Federfarma Calabria e agli Ordini provinciali dei Farmacisti, è stato dato ufficialmente avvio ad alcune delle attività previste dall’Accordo Integrativo Regionale per la Farmacia dei Servizi, approvato con DDG n. 13199 del 27 luglio 2026.

In particolare, le farmacie aderenti potranno procedere, nel rispetto dei requisiti e degli adempimenti previsti dall’Accordo, con l’erogazione delle prestazioni vaccinali e dei servizi di telemedicina. Sul fronte della prevenzione, l’AIR contempla le vaccinazioni antinfluenzale, anti-Covid-19, anti-HPV, anti-Herpes Zoster e anti-Morbillo, da effettuarsi secondo la programmazione regionale e per le categorie di cittadini individuate dalle disposizioni nazionali e regionali. I servizi di telemedicina comprendono elettrocardiogramma, Holter pressorio, Holter cardiaco e spirometria.

Un risultato che rappresenta un ulteriore passo avanti nel processo di evoluzione della farmacia territoriale calabrese, sempre più chiamata a svolgere un ruolo centrale nella prevenzione, nell’assistenza di prossimità e nel rafforzamento della rete sanitaria regionale.

Per i cittadini, questo significa poter contare su una rete più capillare di servizi di prevenzione e diagnosi di primo livello, presso le farmacie aderenti e autorizzate. Per le prestazioni di telemedicina previste dall’AIR, l’accesso avviene per gli assistiti in possesso dei requisiti con ricetta SSN rossa del Medico di Medicina Generale, recante il relativo codice di esenzione. Per le vaccinazioni, categorie eleggibili, tempistiche e modalità di accesso seguiranno le indicazioni delle singole campagne regionali; le somministrazioni saranno effettuate da farmacisti in possesso dei requisiti formativi e professionali previsti.

«Accogliamo con grande soddisfazione questo ulteriore passaggio operativo – dichiara Vincenzo Defilippo, Presidente di Federfarma Calabria – perché dà concretezza a un percorso sul quale abbiamo lavorato con convinzione e determinazione.

L’ampliamento delle prestazioni vaccinali in farmacia costituisce un risultato particolarmente significativo. Significa valorizzare ulteriormente il ruolo professionale del farmacista e mettere a disposizione della popolazione una rete capillare di presidi sanitari in grado di contribuire in maniera concreta alle politiche di prevenzione della Regione.

La farmacia è spesso il primo presidio sanitario al quale il cittadino si rivolge. È presente nei grandi centri, ma soprattutto nei piccoli comuni e nelle aree interne, dove la prossimità rappresenta un valore fondamentale. Mettere questa rete a disposizione del sistema sanitario significa rendere la prevenzione più accessibile e avvicinare ulteriormente i servizi alle persone».

Secondo Defilippo, il nuovo Accordo rappresenta anche il riconoscimento del lavoro svolto dalle farmacie calabresi negli ultimi anni.

«La Farmacia dei Servizi ha dimostrato sul campo di poter rappresentare uno strumento importante a sostegno della sanità territoriale. Oggi dobbiamo consolidare questo modello, trasformandolo sempre più da esperienza sperimentale a componente stabile dell’organizzazione sanitaria regionale.

L’obiettivo non è sostituire gli altri professionisti o le strutture del Servizio sanitario, ma lavorare in maniera integrata con loro, costruendo una rete capace di rispondere in modo più rapido ed efficace ai bisogni dei cittadini».

Soddisfazione viene espressa anche dal Segretario di Federfarma Calabria, Alfonso Misasi.

«L’avvio delle nuove attività – dichiara Misasi – rappresenta il risultato di un lavoro articolato che ha richiesto confronto, programmazione e collaborazione istituzionale.

Per le farmacie si apre adesso una fase importante, che comporta anche una grande responsabilità. Sarà necessario continuare a investire nella formazione dei farmacisti, nell’organizzazione dei servizi e nel rispetto rigoroso di tutti i requisiti previsti dall’Accordo.

Federfarma Calabria accompagnerà le farmacie in questo percorso, fornendo il necessario supporto affinché le nuove attività possano essere erogate in maniera uniforme, sicura e qualificata su tutto il territorio regionale».

Particolare attenzione viene riservata proprio al nuovo ruolo della farmacia nell’ambito della prevenzione vaccinale.

«La possibilità di ampliare le prestazioni vaccinali affidate ai farmacisti – sottolineano Defilippo e Misasi – rappresenta una scelta di grande valore sanitario e sociale. La capillarità delle farmacie può contribuire ad aumentare l’adesione alle campagne vaccinali, facilitando l’accesso soprattutto alle persone anziane, ai cittadini delle aree interne e a quanti incontrano maggiori difficoltà negli spostamenti.

È la dimostrazione concreta di come la farmacia possa diventare sempre più un punto di riferimento per la prevenzione e per la salute pubblica».

Il Presidente Vincenzo Defilippo e il Segretario Alfonso Misasi rivolgono, a nome di Federfarma Calabria, un particolare ringraziamento al Direttore Generale del Dipartimento regionale competente, dott. Ernesto Esposito, per il lavoro svolto e per il costante confronto istituzionale.

«Desideriamo esprimere al dott. Ernesto Esposito – affermano Defilippo e Misasi – un ringraziamento sincero per l’attenzione, la disponibilità e l’approccio concreto e costruttivo con il quale ha accompagnato questo percorso.

Abbiamo trovato nel Dipartimento un interlocutore disponibile al confronto e orientato alla ricerca di soluzioni concrete. Quando istituzioni e rappresentanze delle professioni riescono a lavorare insieme mettendo al centro le esigenze dei cittadini, è possibile raggiungere risultati importanti.

Questo primo passaggio operativo dell’Accordo Integrativo Regionale rappresenta un risultato significativo e costituisce la base sulla quale continuare a costruire».

Il clima di collaborazione instaurato ci rende fiduciosi. L’obiettivo comune deve rimanere quello di dare piena attuazione alla Farmacia dei Servizi e costruire una rete territoriale sempre più vicina ai bisogni dei cittadini».

«La direzione intrapresa – conclude il Presidente Defilippo – è quella giusta: una farmacia moderna, professionale, integrata con il Servizio sanitario regionale e capace di offrire nuove risposte ai bisogni di salute della popolazione. Continueremo a lavorare con la Regione e con tutte le istituzioni coinvolte affinché questo percorso possa svilupparsi pienamente e tradursi in servizi concreti, accessibili e omogenei per tutti i cittadini calabresi». (rcz)

Contro il caporalato l’operazione nella Sibaritide è l’inizio di una giusta battaglia

Il contrasto al caporalato e allo sfruttamento del lavoro passa anche attraverso importanti operazioni come quella condotta nella Piana di Sibari, alla quale hanno lavorato con grande efficacia la Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro e l’Arma dei Carabinieri». È quanto ha detto il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, in merito all’operazione nella Piana di Sibari eseguita dai carabinieri su delega della Dda di Catanzaro,  che ha portato a 20 fermi.

I reati contestati sono associazione per delinquere finalizzata all’intermediazione illecita e allo sfruttamento del lavoro, riduzione in schiavitù, estorsione, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

L’attività investigativa, avviata nel 2020, avrebbe fatto luce sull’esistenza di due distinte associazioni per delinquere, “interconnesse sul piano operativo” – spiegano gli inquirenti – nella Piana di Sibari. In particolare il primo sodalizio, guidato da cittadini stranieri, avrebbe esercitato un vero e proprio controllo monopolistico sulla manodopera agricola dell’intera area, riducendo i braccianti in uno stato di soggezione e servitù. I lavoratori venivano costretti a coabitare, fino a 20 persone contemporaneamente, in alloggi fatiscenti, degradati, privi di riscaldamento, luce e gas nel centro storico di un Comune locale, per i quali l’organizzazione tratteneva forzosamente dai salari quote di 50-60 euro al mese.

La seconda associazione a delinquere – hanno ricostruito gli inquirenti – sarebbe stata “promossa, organizzata e composta da soggetti italiani” ed era “finalizzata in via esclusiva al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina” tramite “il sistematico aggiramento delle procedure governative connesse al decreto Flussi e al decreto Rilancio.

Un lavoro, quello condotto dal Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro e dei reparti territoriali, che ha permesso «di assestare un colpo durissimo a un sistema criminale fondato sullo sfruttamento», ha sottolineato Occhiuto, aggiungendo come «le condotte emerse dall’indagine, che spaziano dalla riduzione in schiavitù al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, delineano un quadro di grave illegalità che le istituzioni non possono tollerare».
«Condizioni di vita e di lavoro così degradate ledono i diritti fondamentali della persona e danneggiano l’intera comunità. Fenomeni di questo tipo calpestano la dignità dei lavoratori, alterano le regole del mercato, e penalizzando le tantissime aziende agricole che nel nostro territorio operano nella legalità.
La lotta allo sfruttamento del lavoro è una battaglia di civiltà che dobbiamo portare avanti insieme, tutelando i lavoratori e sostenendo le imprese che rispettano le regole», ha concluso.

«L’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, cui va il nostro apprezzamento per il lavoro svolto insieme all’Arma dei Carabinieri, porta alla luce un quadro in parte già noto, ma che conferma l’esistenza di una piaga rispetto alla quale è necessario l’impegno di tutte le istituzioni per ripristinare condizioni di dignità e legalità in agricoltura e negli altri settori portanti dell’economia calabrese», ha detto l’assessore regionale all’Agricoltura, Gianluca Gallo.

«Quanto emerso dalle indagini – ha aggiunto Gallo – restituisce una realtà estremamente preoccupante, rispetto alla quale da tempo anche la Regione è impegnata in azioni di contrasto e prevenzione, in collaborazione con le organizzazioni sindacali e con le rappresentanze del mondo produttivo. È un terreno sul quale occorre lavorare con sempre maggiore determinazione, per garantire i più elementari principi di civiltà, dignità e uguaglianza e, allo stesso tempo, per liberare l’economia regionale da forme di illegalità e condizionamenti che ne frenano e ne compromettono lo sviluppo».

«Adesso – prosegue l’assessore – è necessario fare piena luce anche su ulteriori livelli e responsabilità, la cui possibile esistenza sembra emergere dalla stessa inchiesta, a partire dagli eventuali collegamenti tra i fenomeni evidenziati dalle indagini dei Carabinieri e la criminalità organizzata. Siamo fiduciosi che anche su questi aspetti sarà fatta chiarezza. La Regione non esiterà a fare fino in fondo la propria parte affinché l’agricoltura calabrese e, più in generale, l’intera economia regionale siano libere da ogni forma di sfruttamento e di condizionamento illegale».

«Insieme al presidente Occhiuto e alla Giunta regionale – ha concluso Gallo – valuteremo inoltre, nei tempi e nelle sedi opportune, la costituzione di parte civile della Regione Calabria nel procedimento penale che scaturirà dall’inchiesta in corso».

Il sindaco di Cassano All’Ionio, Gianpaolo Iacobini, esprime apprezzamento alla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro e ai Carabinieri per la Tutela del Lavoro per l’Operazione “Master”, condotta nella Piana di Sibari per debellare la piaga del caporalato.

«Ancor più dopo i tragici fatti dei mesi scorsi – dichiara Iacobini – si tratta di un’iniziativa investigativa e giudiziaria che conferma quanto sia fondamentale mantenere alta l’attenzione su una piaga del genere. La fiducia nelle Forze dell’Ordine e nella Magistratura è massima ed è altrettanto importante che le indagini consentano di fare piena luce su tutti i rapporti e sulle eventuali responsabilità emerse, oltre ai collegamenti con ambienti riconducibili alle cosche operanti sul territorio».

Nel rivolgere anche un riconoscimento alla Guardia di Finanza di Sibari, impegnata costantemente nel contrasto al caporalato e alle diverse forme di illegalità che incidono sul tessuto economico e produttivo della Sibaritide, Iacobini conclude: «Come Comune continueremo a fare la nostra parte, collaborando con tutte le istituzioni competenti per difendere la legalità, la dignità del lavoro e lo sviluppo sano della nostra terra».

«L’inchiesta sul caporalato nella Piana di Sibari dà un quadro inquietante, sul quale la magistratura farà luce. Le condizioni di lavoro ricostruite dagli investigatori sono intollerabili in una società civile e impongono alle istituzioni una risposta forte, continua e coordinata». Lo afferma il Pd Calabria a proposito dell’operazione condotta dai Carabinieri per la Tutela del lavoro, su delega della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, che ha portato al recente fermo di 20 persone. Le accuse contestate a vario titolo comprendono associazione per delinquere finalizzata all’intermediazione illecita e allo sfruttamento del lavoro, riduzione in schiavitù, estorsione e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

«Esprimiamo apprezzamento per il lavoro della magistratura e dei Carabinieri – prosegue il Pd Calabria – e per l’attività di quanti operano nella rete antitratta a sostegno delle vittime. Dalle indagini emerge l’ipotesi di un sistema in cui persone in condizioni di estrema fragilità sarebbero state reclutate, sottopagate, costrette a turni pesantissimi e private delle più elementari tutele. Colpiscono inoltre i presunti collegamenti con ambienti della ’ndrangheta e il possibile utilizzo fraudolento delle procedure previste per l’ingresso regolare dei lavoratori stranieri».

«Se il quadro investigativo sarà confermato – ha dichiarato il segretario regionale del Pd Calabria, Nicola Irto – ci troveremmo davanti a una forma di sfruttamento feroce della persona e del lavoro. La Calabria non può tollerare che una parte della propria economia agricola venga contaminata da sistemi criminali costruiti sulla disperazione delle persone che giungono nel nostro Paese in cerca di un futuro. La lotta al caporalato riguarda la dignità dei lavoratori, la legalità e anche la tutela delle tante imprese agricole calabresi che rispettano le regole e garantiscono occupazione regolare».

«C’è bisogno di controlli costanti, di una presenza sempre forte dello Stato, della protezione delle vittime e di strumenti che favoriscano l’emersione del lavoro irregolare. Occorre colpire l’intera catena dello sfruttamento, comprese eventuali complicità professionali, imprenditoriali e – ha concluso Irto – criminali». (rrm)

Perché lo stop all’edizione quotidiana mattutina (in pdf) di Calabria.Live: l’indifferenza di istituzioni e imprese

di SANTO STRATI  – Si ferma l’edizione mattutina (in pdf) del nostro quotidiano digitale, quella  che i nostri affezionati lettori aspettavano ogni mattina, puntuale alle ore 7, una sveglia – quella di Calabria.Live – ormai diventata abitudine. Mi sono augurato fino all’ultimo di non dover fare questa comunicazione: l’editore ha deciso di sospendere – provvisoriamente? – l’edizione quotidiana digitale in formato pdf mantenendo comunque inalterate le caratteristiche dell’informazione giornaliera della Calabria via web (http://calabria.live) e tenendo l’altissima qualità degli approfondimenti attraverso l’apprezzatissimo supplemento settimanale Calabria.Domenica.

È una decisione non irrevocabile, dettata dall’insostenibilità finanziaria del progetto quotidiano gratuito diffuso via mail e via whatsapp: sono venute a mancare le condizioni economiche in grado di supportare il nuovo programma editoriale che avevo predisposto, ovvero un quotidiano ancora più ricco, con inchieste e servizi esclusivi, con l’obiettivo di far conoscere la Calabria migliore, quella positiva, contro la pessima reputazione costruita negli anni da chi non ama questa terra e il Sud in generale.  Un giornale indipendente, come dal primo giorno, che parla ai calabresi di tutto il mondo, ne tutela diritti, tradizioni, costumi, e difende la memoria storica che rischia di diventare sempre più labile: innovativo ma ricco dell’esperienza del passato, della nostra storia e fiero di raccontare, in modo originale e diverso, una Calabria che guarda al proprio futuro.

In attesa di un auspicato ritorno della “sveglia delle 7” continueremo con le pagine del quotidiano online: vi ricordo che siamo forse gli unici sul web a non ospitare i fastidiosissimi pop up che non permettono di leggere un articolo senza continue interruzioni. e poi continueremo gli approfondimenti e le nostre storie, tra passato e futuro, sul nostro supplemento settimanale Calabria.Domenica, sempre più ricco e con una foliazione di ben 80 pagine a numero.

Certo, l’idea del quotidiano “recapitato” sul telefono è cosa diversa dall’andare a cercare sul web le notizie, ma – evidentemente – il progetto dev’essere sembrato troppo “rivoluzionario” alle tantissime aziende (ma anche Comuni, enti, associazioni) che hanno snobbato per anni il nostro giornale mai offrendo un minimo di pubblicità (commerciale, istituzionale, etc) o una sponsorizzazione che permettesse di continuare a far arrivare gratuitamente il quotidiano in pdf Calabria.Live ogni mattina in tutto il mondo (ultima diffusione certificata: 1.500.000 copie ogni giorno. Ma la domanda che ci affligge è semplice: se questi enti, questi imprenditori, etc. non considerano la testata perché a noi mandano i comunicati e chiedono con insistenza la pubblicazione, riservando invece le inserzioni a pagamento agli altri quotidiani regionali? La risposta non c’è o è meglio non darla… Manca certamente la cultura d’impresa per cui le aziende (ricche) pagano fior di tasse ma non spendono un centesimo in pubblicità (che sarebbe interamente deducibile fiscalmente), ma è assente anche una certa sensibilità che, invece, hanno dimostrato tanti pensionati che hanno mandato un sostegno sottratto alla loro non entusiasmante pensione perché “grati” a Calabria.Live per il modo nuovo di fare informazione.

Abbiamo comunque rivoluzionato il modo di raccontare la Calabria e il nostro imprinting ha dato il via su altri media (grazie per l’emulazione) a una narrazione diversa di questa terra, mostrando i suoi tantissimi aspetti positivi, la sua gente produttiva e operosa e non parlando solo di mafia e delinquenza (che sono dovunque, non solo in Calabria).

Attenzione, però, il giornale non chiude, perde solo una parte di cui vado orgoglioso, che ha mostrato che si può fare informazione senza sensazionalismi e fake news, con il rigore della notizia controllata e verificata e l’obbligo morale di servire ogni giorno l’unico padrone che conosciamo: il lettore. Continuate a seguirci sul web e con il domenicale. Grazie a tutti per l’affetto e l’attenzione che vorrete ancora riservarci. (s)

Province: la mini-riforma è solo l’inizio di un lungo percorso non più rinviabile

di MICHELE DROSI – Il 7 agosto è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto legge 144 sulla funzionalità della Pubblica amministrazione e degli enti territoriali, che prevede il riallineamento della durata dei mandati dei consiglieri provinciali  a quella dei presidenti. L’intervento normativo supera  una delle tante anomalie della legge Delrio e risolve un problema contingente ma, come ha opportunamente sottolineato il sindaco di Catanzaro, Nicola Fiorita, lascia aperte tutte le contraddizioni irrisolte di una delle riforme più fallimentari della storia repubblicana.

Le vecchie  Province, che hanno rappresentato per oltre un secolo e mezzo l’anello di congiunzione funzionale tra Stato e territorio, infatti, sono state spinte sull’orlo del baratro dalla legge 56 del 2014, che ha dato luogo a un sistema elettorale di secondo grado che prevede come elettori i Sindaci e i consiglieri comunali del territorio, con un voto ponderato in base alla popolazione che rappresentano.

Per cui le “nuove” Province non rappresentano più direttamente la volontà dei cittadini-elettori, ma si pongono a metà strada per mediare tra la volontà dei consiglieri-grandi elettori e le Regioni.

Insomma, una vera e propria torsione intrisa di demagogia e populismo, che, purtroppo, da qualche tempo, sono il tratto distintivo di buona parte del dibattito politico nel Paese.

Con l’aggravante di aver innescato tagli inesorabili. Con ventimila dipendenti in meno su 48.000 totali, pur in presenza delle competenze che sono rimaste sempre le stesse: la manutenzione di 135 mila chilometri di strade (la nervatura carrozzabile del Paese) e la gestione di 6000 scuole.

Manutenzione e gestione messe a dura prova a causa dell’assurda e inspiegabile soppressione di cospicui finanziamenti messa in atto dal governo centrale (650 milioni tagliati nel 2015, un miliardo e 300 milioni svaniti nel 2016 e così via).

Da qualche tempo le Province sono tornate a farsi sentire per sollecitare un  giusto ritorno all’elezione diretta dei consigli provinciali da parte dei cittadini.

In questa direzione si è dato da fare innanzitutto l’UPI (Unione Province Italiane) che nella trentacinquesima Assemblea congressuale, che si è svolta alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha posto la necessità di riformare le Province, riattribuendo loro il ruolo sancito dalla Costituzione di collante tra territori e le comunità locali, di garante di coesione sociale. Assicurando certezza normativa, funzioni fondamentali chiare che prevedano l’adeguata copertura finanziaria, personale, una nuova fiscalità dell’Ente, la previsione dell’elezione a suffragio universale e diretto di Presidente e Consiglio, la reintroduzione della Giunta.

E anche forze politiche come la Lega, alcune Regioni come il Friuli e la Sardegna, il gruppo consiliare del PD della Regione Piemonte e tanti altri hanno assunto iniziative di vario segno tendenti a ripristinare l’elezione diretta che comporterebbe una previsione di spesa di 223 milioni di euro. Ma, ad oggi, senza alcun esito.

Ogni sincero proposito di riforme merita certamente l’auspicio e l’augurio di conseguire un risultato positivo. Ma l’esperienza pluriennale di tentativi falliti, alcuni anche all’ultimo miglio, induce, se non al pessimismo, almeno alla cautela.

 

Tuttavia, se prima di avviare il cantiere delle grandi riforme, che si è rivelato un impegno sempre molto faticoso e complicato, si riuscisse a fare insieme alcune cose, più piccole benchè significative, sarebbe il modo migliore per creare quel clima giusto e necessario per realizzare successi più ambiziosi e rilevanti.

La riforma per tornare alle vecchie  Province sarebbe una di quelle piccole cose da fare subito con un pò di buon senso e tenendo conto di bisogni e criticità largamente emersi ed evidenziati dalla crisi della democrazia negli ultimi decenni.

In questi anni le Province sono sopravvissute mantenendo quasi per intero le loro funzioni ma con mezzi del tutto inadeguati. E’ importante, quindi, ridare a questi Enti i mezzi e gli strumenti che servono a esercitare quelle funzioni a cui sono chiamati.

Altrimenti il ruolo di collegamento che è venuto a mancare tra i Comuni e la Regione rischia di ripercuotersi, come è già avvenuto, da un lato, sul senso di solitudine istituzionale dei Comuni, e dall’altro sulla impossibilità delle Regioni di ottenere la collaborazione dei Comuni in rapporto alla riuscita delle politiche pubbliche organizzate per ambiti territoriali o per ambiti tematici.

In conclusione è necessario evitare che, nel mettere mano alle riforme relative all’articolazione istituzionale del Paese, prevalga, come spesso è avvenuto, una certa schizofrenia che ha provocato confusione, sovrapposizioni, contraddizioni e ritardi.

Mentre, invece, c’è assoluto bisogno di delineare un quadro chiaro, razionale, lineare e più efficiente per poter erogare nel migliore modo possibile i servizi essenziali ai territori e alle comunità.

Ecco perché decidere definitivamente come deve funzionare questa istituzione, smettendola una volta per tutte con le toppe normative, è la vera riforma da compiere.

Agguato a Lauropoli, mons. Savino: «La nostra terra non è maledetta. È una terra ferita»

di MONS. FRANCESCO SAVINO – Cari fratelli e sorelle,

Vi scrivo mentre il sole tramonta sulla nostra terra, lo stesso sole che da secoli scalda le pietre delle nostre chiese e il volto della nostra gente. Oggi, però, quel sole sembra faticare a illuminare i nostri cuori. Un omicidio ha squarciato il silenzio di Lauropoli, portando con sé lo sgomento, le domande senza risposta e il tormento di una comunità che si sente stretta in una morsa di dolore e di rabbia.

Quindi cosa state passando. So che in queste ore c’è chi non riesce a dormire, chi guarda fuori dalla finestra con diffidenza, chi si sente tradito dalla propria terra. E vi capisco. A volte, guardando le cronache e le ferite che si aprono sotto i nostri occhi, il pensiero corre a pagine antiche e terribili. Qualcuno, con amarezza, potrebbe persino mormorare paragonando la nostra terra a Sodoma e Gomorra, terre vilipese dal male.

Ma io, oggi, voglio dirvi una cosa diversa, e dirla con la forza che mi viene dalla fede: la nostra terra non è Sodoma. Se c’è un’ombra di quelle città, è solo nel cuore arido di chi ha dimenticato come si ama il prossimo. Ma ricordate la Scrittura? Quando il giudizio sembrava incombere, Dio disse che avrebbe risparmiato l’intera città per il pianto e la preghiera di pochi giusti. E io, guardandovi, guardando le vostre famiglie, i vostri anziani, i vostri giovani, vi dico: qui i giusti sono la stragrande maggioranza. La nostra terra non è maledetta. È una terra ferita. E le ferite, fratelli miei, si curano. Non si subiscono.

In questo tempo di prova, non siamo orfani e non siamo soli. Voglio esprimere la mia gratitudine più profonda e il mio assoluto rispetto per le Forze dell’Ordine e per gli investigatori che stanno lavorando senza sosta. Loro sono i custodi della nostra sicurezza notturna. Tengono la tela della verità nel silenzio, con competenza e dedizione. A loro va il nostro grazie, la nostra collaborazione e la nostra fiducia incrollabile: non ci lasceranno soli, e noi non dobbiamo mai ostacolarli con chiacchiere da piazza, ma sostenerli con la nostra lealtà. La giustizia umana farà il suo corso, e sarà giusto che sia così.

Ma c’è un’altra giustizia che dobbiamo fare noi, oggi, come popolo. La criminalità che ha colpito ancora, con la sua spietatezza, non vuole solo predare i nostri beni o le nostre attività. Vuole predare la nostra anima. Vuole rubare il sonno ai vostri figli e ipotecare il futuro di Lauropoli e di Cassano. Vuole che la paura vi divida.

Non concedetegli questa vittoria.

Vi chiedo, con le lacrime agli occhi ma con la voce ferma: siate unità. Siate Chiesa viva. Siate popolo. In questo momento, più che mai, dobbiamo stare vicini. Chi si chiude in casa e si isola regala una vittoria al male. Chi scende in piazza, chi saluta il vicino, chi partecipa alla vita della comunità, sta costruendo la diga contro l’alluvione della criminalità. La nostra risposta alla spietatezza non può essere la paura, ma una solidarietà feroce, tenace, indistruttibile.

E permettetemi, ora, una parola che non viene da me, ma che sento salire come un grido profetico dal profondo di questa terra martoriata. Una parola sferzante per chi crede di comandare con il sangue, e rassicurante per voi, popolo cassanese:

A voi che credete di poter decidere chi deve vivere e chi deve morire con un colpo di pistola, a voi che pensate di poter piegare questa comunità con la prepotenza, dico: la vostra è una vittoria di cartone. Costruite imperi sulla sabbia e sul sangue, ma la sabbia crolla e il sangue grida. Avete le armi, ma non avete il futuro. La vostra notte è lunga, ma l’alba è già scritta, e sarà la vostra fine.

E a te, popolo di Lauropoli e di Cassano, a te che porti i segni di questa terra aspra e bellissima, dico: rialzate la fronte. Non abbassare lo sguardo. Siete figli di una storia di sacrificio, di mare, di sudore e di fede. Il male fa molto rumore, ma è il bene che fa la storia. Voi siete la radice che spacca l’asfalto. Voi siete la luce che nessuna tenebra potrà mai spegnere.

Non abbiate paura. La paura è l’ombra che il male proietta, ma voi siete figli della luce.

Il vostro pastore è con voi. Non sono un osservatore distante, non sono una voce che arriva da lontano. Sono qui, con le scarpe impolverate delle vostre stesse strade, con il cuore che batte al ritmo del vostro. Condivido il vostro pianto, ma insieme a voi voglio condividere la speranza. (fs)

[Vescovo Cassano allo Ionio e Vicepresidente della CEI]