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Domani l’anteprima calabrese di The Sea: un film israeliano e palestinese insieme

The Sea in anteprima alla Torre Sant'Antonio di Santa Caterina dello Ionio
Ci sono momenti in cui il cinema non serve soltanto a raccontare una storia. Può diventare uno spazio nel quale incontrarsi, conoscere ciò che accade oltre il proprio orizzonte e, soprattutto, provare ad ascoltare le ragioni e le vite degli altri.  È con questo spirito che, domani,  martedì 18 agosto, alle ore 20.00, nei Giardini di Torre Sant’Antonio a Santa Caterina dello Ionio, la X edizione della rassegna culturale “Uno sguardo dalla Torre” propone la proiezione di “The Sea”, film scritto e diretto dal regista israeliano Shai Carmeli-Pollak, che sarà eccezionalmente presente alla serata per incontrare il pubblico e partecipare al dialogo che seguirà la proiezione.
L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra la rassegna “Uno sguardo dalla Torre” e la Pro Loco di Santa Caterina dello Ionio, unite nella volontà di offrire al territorio non soltanto un appuntamento cinematografico, ma un’occasione di conoscenza, confronto e riflessione.

Un film israeliano e palestinese insieme

C’è un elemento che rende The Sea particolarmente significativo nel momento storico che stiamo vivendo: il film nasce dalla collaborazione concreta tra israeliani e palestinesi.
Shai Carmeli-Pollak è un regista israeliano; il produttore Baher Agbariya è palestinese e palestinesi sono gli interpreti principali e gran parte della troupe. Il Jewish Film Institute presenta infatti The Sea esplicitamente come una collaborazione tra filmmaker israeliani e palestinesi.
Non si tratta di un dettaglio produttivo, ma forse della prima chiave attraverso cui leggere il film.
In un tempo nel quale israeliani e palestinesi vengono raccontati quasi esclusivamente attraverso la guerra, il dolore e la contrapposizione, persone appartenenti a quelle due realtà hanno lavorato insieme per costruire un racconto comune.
Lo stesso Carmeli-Pollak ha spiegato come The Sea sia nato anche dai suoi incontri nei territori palestinesi e dal rapporto con persone che inizialmente potevano apparire come “nemici” e che sono poi diventate amici. Con il produttore palestinese Baher Agbariya ha quindi affrontato quella che egli stesso ha definito una produzione quasi impossibile, concependo il film come una voce di umanità, amore e compassione in un tempo segnato dalla guerra.
Ed è forse proprio qui che The Sea assume un significato che va oltre il cinema: prima ancora di raccontare la possibilità dell’incontro, quell’incontro lo ha praticato.

Il mare visto con gli occhi di un bambino

La storia parte da un desiderio semplicissimo.
Khaled ha dodici anni, è palestinese e non ha mai visto il mare.
Durante una gita scolastica dovrebbe finalmente raggiungerlo, ma a un checkpoint il suo permesso viene dichiarato non valido. I suoi compagni possono proseguire, lui deve tornare indietro.
Khaled, però, decide di non rinunciare. Parte da solo alla ricerca di quel mare che dista appena poche decine di chilometri dal luogo in cui vive. Quando suo padre Ribhi scopre che il figlio è scomparso, lascia il lavoro e parte a sua volta per cercarlo, mettendo a rischio la propria libertà e il proprio sostentamento.
È attraverso gli occhi di un bambino che checkpoint, permessi, confini e limitazioni alla libertà di movimento smettono di essere concetti astratti e diventano esperienza quotidiana.
E il mare assume progressivamente un significato diverso: non è più soltanto una destinazione. Diventa libertà, scoperta, possibilità.
Il film, vincitore di cinque Premi Ophir, tra cui quello per il miglior film, è stato scelto come candidatura ufficiale israeliana all’Oscar per il Miglior film internazionale.

La presenza del regista

A rendere ancora più importante l’appuntamento di Santa Caterina dello Ionio sarà la presenza di Shai Carmeli-Pollak.
Non ci sarà quindi soltanto la possibilità di vedere The Sea, ma quella, molto più rara, di parlare direttamente con chi questa storia l’ha scritta e portata sullo schermo.
Al termine della proiezione il pubblico potrà fermarsi, fare domande, ascoltare e confrontarsi con il regista.
A coordinare il dialogo saranno Marco Badolato, responsabile della rassegna Uno sguardo dalla Torre e proprietario di Torre Sant’Antonio, Isabella Badolato, volontaria della Croce Rossa, e il giornalista Franco Schipani.
L’obiettivo non sarà cercare risposte semplici a una realtà che semplice non è. Sarà piuttosto provare a capire come nasce un’opera realizzata insieme da israeliani e palestinesi, cosa significhi raccontare oggi questa storia e quale responsabilità possa avere il cinema nel mantenere aperto uno spazio di conoscenza tra persone e popoli che la storia sembra condannare a guardarsi soltanto come avversari.

Comunicare per non diventare indifferenti

La scelta di The Sea si inserisce pienamente nello spirito della decima edizione di “Uno sguardo dalla Torre”.
Perché comunicare non significa necessariamente essere d’accordo. Significa innanzitutto riconoscere l’esistenza dell’altro, ascoltarne la storia e provare a guardare la realtà anche da un punto di osservazione diverso dal proprio.
In un’epoca nella quale la comunicazione sembra paradossalmente produrre sempre più incomunicabilità, una rassegna culturale può avere anche questo compito: creare luoghi fisici nei quali le persone tornino a incontrarsi e le parole possano essere ascoltate prima di essere giudicate.
La collaborazione tra israeliani e palestinesi che ha reso possibile The Sea dimostra che questo spazio, per quanto difficile, può ancora esistere.
Ed è significativo che il film venga proiettato proprio nei Giardini di Torre Sant’Antonio, davanti al mare.
Lo stesso mare che per chi vive sulle coste calabresi è presenza quotidiana, orizzonte familiare, quasi scontato, nel film diventa il sogno apparentemente irraggiungibile di un bambino che vive a poche decine di chilometri da esso.
Il 18 agosto alle ore 20.00, per una sera, quel mare unirà idealmente Santa Caterina dello Ionio alla storia di Khaled.
E dopo i titoli di coda resterà la cosa più importante: la possibilità di parlarne insieme. (rcz)
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