COVID-19 – Il Bollettino del 24 gennaio. Dati ufficiali della Regione Calabria

Il bollettino medico del 24 gennaio 2021: in Calabria + 211 casi

In Calabria ad oggi sono stati sottoposti a test 474.508 soggetti per un totale di tamponi eseguiti 499.702 (allo stesso soggetto possono essere effettuati più test).

Le persone risultate positive al Coronavirus sono 31.072 (+211 rispetto a ieri), quelle negative 443.436.

Sono questi i dati giornalieri relativi all’epidemia da Covid-19 comunicati dal dipartimento Tutela della Salute.

Territorialmente, dall’inizio dell’epidemia, i casi positivi sono così distribuiti:

– Cosenza: CASI ATTIVI 4.575 (58 in reparto AO di Cosenza; 15 in reparto al presidio di Rossano;14 al presidio ospedaliero di Acri; 14 al presidio ospedaliero di Cetraro; 12 all’Ospedale da Campo; 8 in terapia intensiva, 4.454 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 4.519 (4.277 guariti, 242 deceduti).

– Catanzaro: CASI ATTIVI 2.112 (22 in reparto all’AO di Catanzaro; 7 in reparto al presidio di Lamezia Terme; 20 in reparto all’AOU Mater Domini; 7 in terapia intensiva; 2056 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 2.537 (2.452 guariti, 85 deceduti).

– Crotone: CASI ATTIVI 316 (18 in reparto; 298 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 2.243 (2.203 guariti, 40 deceduti).

– Vibo Valentia: CASI ATTIVI 888 (15 ricoverati, 873 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 1.723 (1.687 guariti, 36 deceduti).

– Reggio Calabria: CASI ATTIVI 2.421 (82 in reparto all’AO di Reggio Calabria; 2 in reparto al P.O di Gioia Tauro; 6 in terapia intensiva; 2.331 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 9.379 (9.216 guariti, 163 deceduti).- Altra Regione o stato Estero: CASI ATTIVI 93 (93 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 266 (266 guariti).

I casi confermati oggi sono così suddivisi: Cosenza 39, Catanzaro 33, Crotone 9, Vibo Valentia 4, Reggio Calabria 126, Altra Regione o stato Estero 0.

Dall’ultima rilevazione, le persone che si sono registrate sul portale della Regione Calabria per comunicare la loro presenza sul territorio regionale sono in totale 49.Nel conteggio sono compresi anche i due pazienti di Bergamo trasferiti a Catanzaro, mentre non sono compresi i numeri del contagio pervenuti dopo la comunicazione dei dati alla Protezione Civile.

IL REPORT DI OGGI 24 GENNAIO 2021

Il Manifesto per il Sud: idee contro il divario infrastrutturale con il Nord

Sta raccogliendo molte autorevoli adesioni il Manifesto per il Sud. Il comitato promotore è formato dal presidente Svimez, Adriano Giannola, Gerardo Bianco (Animi), Giuseppe De Natale (ex direttore dell’Osservatorio vesuviano oggi all’Ingv), l’ambasciatore Mario Bova, Francesco Venerando Mantegna (Comen), Antonello Fiore (presidente società italiana di geologia ambientale), l’ex presidente della commissione Esteri del Senato, Gian Giacomo Migone, Vittorio Daniele (Università Magna Grecia). Le prime firme di adesione rivela che non sono solo di esponenti meridionali della società civile, a voler sottolineare l’urgenza e la compattezza sul tema della ricucitura del Paese:  ci sono i rettori ed ex rettori come Gerardo Canfora (Sannio), Alberto Carotenuto (Parthenope), Fabio Pollice (Salento), Giovanni Puglisi (Enna), Roberto Tottoli (L’Orientale), Giovanni Di Giandomenico (Pegaso), Francesco Profumo (ex Politecnico di Torino, ex presidente del Cnr e ex ministro). Tra le altre firme di rilievo, quelle dello storico Giulio Sapelli, di Francesco Barbagallo, Silvia Carandini, Cesare De Seta, Ugo Leone, Gabriele Lolli, Andrea Patroni Griffi, Giorgio Ventre. Ecco il testo completo

Il Recovery Fund (Programma Next Generation EU), varato dall’UE, destina 209 dei 750 miliardi di euro (28%) all’ Italia, con l’esplicito mandato di promuovere lo sviluppo sostenibile, di ridurre le disuguaglianze territoriali e sociali, di sostenere l’innovazione tecnologica e accrescere la competitività: condizioni per far fronte all’emergenza del “grande malato” d’ Europa.
Coesione, disuguaglianze, sviluppo sostenibile e tecnologico -in chiaro- si chiamano Mezzogiorno. Con i parametri scelti per attribuire le risorse, (disoccupazione, reddito pro-capite, popolazione, perdita cumulata di PIL) 111 dei 209 miliardi di euro sarebbero riconducibili al Sud. Un dato, non una rivendicazione; una denuncia, che invita a por fine allo spreco di enormi potenzialità, ad arrestare la disgregazione frutto del crescente divario Nord-Sud e di quello, ancor più allarmante, tra Italia ed Europa, che coinvolge anche le regioni settentrionali.
Il soccorso europeo non è filantropia, ma la presa in carico di una crisi verticale che viene da lontano, che la pandemia mette a nudo e che minaccia gli equilibri dell’ Unione.
Consapevoli della necessità, delle motivazioni di un così rilevante soccorso e fidando sul controllo rigoroso, costante, efficace dell’uso dei fondi i sottoscritti chiedono con forza quanto segue:1) che le risorse siano utilizzate, in coerenza con i criteri individuati dall’ UE (in quota ben superiore al 50%), per promuovere la crescita economica del Meridione e riallinearne l’economia alle altre regioni italiane ed europee, affinché il Sud torni a contribuire allo sviluppo del Paese;
2) che le risorse siano prioritariamente indirizzate a bloccare il crescente divario infrastrutturale tra regioni meridionali e settentrionali d’Italia: colmare il deficit di reti stradali, ferrovie veloci, infrastrutture portuali e autostrade del mare, è essenziale per mettere a sistema un territorio oggi frantumato con aree costiere, porti ed aree interne reciprocamente inaccessibili;
3) che le infrastrutture siano funzionali alla rigenerazione urbana, alla mitigazione dei rischi naturali e in particolare del rischio vulcanico, che deve realizzarsi con la progressiva riduzione della residenzialità e densità abitativa nelle zone rosse, da riconvertire a vocazioni turistiche, culturali, di terziario avanzato e ad attività economiche compatibili con la natura dei territori. Tali interventi strutturali dovranno anche fornire un contributo decisivo alla mitigazione del rischio sismico ed idrogeologico. Il deficit di infrastrutture, materiali e immateriali, specie di tipo logistico, è cresciuto a dismisura nell’arco di oltre un ventennio, ostacolando lo sviluppo imprenditoriale ed industriale, disarticolando il territorio, pregiudicando la funzionalità dei porti del Sud, nonostante la posizione ideale per fruire dell’enorme sviluppo dei traffici che, dopo secoli, ha nuovamente posto il Mediterraneo al centro del commercio internazionale. Anche per effetto della pandemia, del re-shoring e dell’accorciamento delle “catene del valore”, questa centralità lo impone non solo come mare di transito, ma anche come area di scambio a servizio delle economie che su di esso si affacciano. Un mercato in crescita, in rapido sviluppo demografico, in stretta relazione con economie mature, ad alta tecnologia e industrializzate.
L’imperdonabile miopia che ha determinato, con la ghettizzazione del Mezzogiorno, la dissipazione della “rendita mediterranea”, pone l’assoluta priorità al Recovery Plan di avviare la necessaria integrazione logistica per fruire appieno della “rendita posizionale” del Mediterraneo.
Bloccare la crisi verticale dell’Italia, perno dello scacchiere, significa salvaguardare l’agibilità dell’Unione sul fronte Sud, di vitale importanza per l’appuntamento della UE del 2050.
Queste considerazioni sulle grandi opportunità non ancora raccolte impongono un’assoluta determinazione a dar corpo alla opzione euro-mediterranea, finora elusa, che si realizza nella “rivoluzione logistica” del Paese, sostenuta dal forte sviluppo delle energie rinnovabili, reso possibile dalle grandi risorse nazionali e dai carburanti alternativi, dalle connesse tecnologie sostenibili, per un minore impatto ambientale.
I necessari interventi infrastrutturali, di sistema, si accompagnano a importanti esternalità, come nel caso della TAV Salerno-Reggio Calabria indispensabile fattore di perequazione del diritto alla mobilità nel Paese o, parimenti, della linea ferroviaria TAV-TAC Napoli-Bari, funzionale al ‘quadrilatero’ delle Zone Economiche Speciali dei porti di Napoli, Bari, Taranto, Gioia Tauro e che, al contempo, recupera Irpinia, Sannio e Murge dalla condizione di marginalità delle aree interne. La messa a sistema di collegamenti rapidi tra le ZES del meridione continentale e insulare contribuisce a completare le grandi direttrici d’Europa, mentre l’attivazione delle linee Tirrenica ed Adriatica di “autostrade del mare” integra Nord e Sud in un sistema logistico mediterraneo, sostenibile e multimodale, che offre all’ Europa un inedito, indispensabile Southern Range. Esso segna la rinascita del Sud come secondo-motore del Paese e conferisce contenuto effettivo alla opzione euro-mediterranea. Su queste linee, i sottoscrittori chiedono al Governo di far proprie le priorità esposte e di onorarle per le evidenze che la Ragione impone, con l’urgenza che la situazione comanda. (rrm)

Il Vangelo della Domenica / L’omelia del vescovo di Cassano allo Ionio mons. Francesco Savino

La pagina del Vangelo di questa III Domenica del Tempo ordinario presenta ancora un racconto di vocazione su cui ciascuno può comprendere la chiamata di Gesù e dare significato alla sua personale risposta.
Dopo l’arresto di Giovanni Battista, Gesù percorre molte strade, sale sulla barca dei suoi discepoli, si ferma ad ammaestrare le folle in riva al mare di Galilea ripetendo l’annuncio di salvezza per tutti: “Il tempo è compiuto, il Regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo”.
Il Regno di Dio è la vicinanza di Dio, è Gesù che lo incarna con la sua parola e i suoi gesti terapeutici. Il Regno di Dio è la salvezza che non esclude nessuno: Gesù dice di convertirsi, di ritornare a Dio, e di credere fidandosi della bella notizia che il Salvatore atteso è presente.
La bella notizia, il Vangelo di Gesù, è il lieto annuncio rivolto anche a noi tutti: come reagiamo? Apriamo il nostro cuore a Gesù e alla sua salvezza? Oppure ci affidiamo ad altri maestri che ci illudono attraendoci con miraggi di felicità e di benessere? Ci costruiamo idoli che non parlano ma che ci assicurano salute, ricchezza e potere?
Mentre percorre le rive del mare di Galilea, Gesù rivela a ciascuno la propria identità: vede Simone e suo fratello Andrea mentre, da pescatori quali erano, gettano le reti in mare e dice loro: “Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini. E subito lasciarono le reti e lo seguirono”.
Essere cristiani è proprio mettersi alla sequela di Gesù, consapevoli delle proprie fragilità. Come Andrea e Simone, anche Giacomo figlio di Zebedeo e Giovanni suo fratello, lasciarono tutto, anche il loro padre, per seguire Gesù, ma nell’ora della passione fuggirono tutti, lasciando solo Gesù. (cfr. Mc 14, 50).
La sequela di Gesù richiede vigilanza costante, tanto è debole e fragile. Nessuno di noi ha di che vantarsi. Dobbiamo soltanto invocare la Misericordia di Dio e ringraziare perché in Gesù continuiamo a vivere la bellezza affascinante della sua chiamata.
Secondo il priore della Comunità monastica di Bose, Luciano Manicardi, «la vocazione cristiana è un evento spirituale che “accade” nell’incontro tra la radicalità delle esigenze evangeliche e una persona nella sua libertà e verità personali. Alla Chiesa e alla sua predicazione il compito di farsi eco e testimone credibile delle esigenze del “Vangelo di Dio” (Mc 1,14)».
«In questa Domenica della Parola di Dio, istituita da Papa Francesco con la Lettera in forma di motu proprio Aperuit illis del 30 settembre 2019 e che celebriamo quindi nel secondo anno, vogliamo chiedere alla Sacra Scrittura le parole per esprimere la sofferenza di questi tempi ma soprattutto la speranza fondata sulla fede nel Risorto. È infatti la speranza che non delude (Rm 5,5)». (cfr. Mons. Stefano Russo, Segretario CEI, introduzione al Sussidio per la Celebrazione della Domenica della Parola di Dio).
Buona Domenica.
 ✠   Francesco Savino
testi biblici (Gio 3,1-5.10; Sal 24; 1 Cor 7,29-31; Mc 1,14-20)

 

 

DOMENICA / La riflessione di mons. Bertolone: «Chi è la nostra pace?»

Sorelle e fratelli carissimi, carissimi ministri ordinati e persone di vita consacrata!
1. Persistenza di conflitti e guerre. Ogni primo dell’anno ci viene ricordata la pace. Si rischia l’abitudine, soprattutto in questo periodo di tempo “fermo”, a cui ci sta costringendo la pandemia globale con le sue esigenze di poco movimento, scarso assembramento, tendenziale sanitarizzazione delle relazioni (evitare il contagio, premunirsi con la vaccinazione, farsi visitare a distanza…). Intanto, mentre l’Occidente, relativamente chiuso in casa, ha dovuto assistere all’assalto armato al tempio della democrazia USA, non si fermano i finanziamenti per gli armamenti, in vista dei rischi di nuove guerre. I pacifisti ci ricordano, tra l’altro, che un solo aereo F-35 costa la bellezza di 130 milioni di euro (l’ultima riduzione degli acquisti in Italia risale al Governo Monti nel 2012): quante rianimazioni, quanto altro personale sanitario si potrebbero avere con il costo di uno solo di questi aerei, senza aspettare il finanziamento straordinario europeo per tamponare le voragini del nostro sistema sanitario? Oltre a diventare più acuta, nella stagione del coronavirus la carenza alimentare in diverse zone del mondo (per esempio in sud Sudan), provoca violenze, mercato nero, morti… La lista dei conflitti armati nel mondo, nonostante la pandemia, non accenna a diminuire nei continenti: decine di migliaia di morti ad Aceh, provincia autonoma dell’Indonesia (estremità settentrionale dell’isola di Sumatra); in Afghanistan solo nel 2019-20 le vittime sono state più di 34mila; in Yemen solamente uno dei due conflitti in atto (quello tra i terroristi di al-Qaeda e il governo yemenita) ha falcidiato oltre ventimila vittime… Per non dire delle tante altre zone calde, dall’Algeria al Burundi e al Congo R.D. e Costa d’Avorio; dalle Filippine all’Iraq, alla Libia e a Israele- Palestina…Questo è un percorso di educazione della mente e del cuore all’universalità.
2. Egli è la nostra pace. Di fronte alle tante guerre in corso, a tante vittime che si addizionano a quelle provocate da covid-19, il pensiero di noi cristiani non può che correre a Cristo nostra pace: «Egli infatti è la nostra pace,/ colui che di due ha fatto una cosa sola,/ abbattendo il muro di separazione che li divideva,/ cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne» (Ef 2,14), Ma insieme, non possiamo non pensare alle tante violenze persistenti, alcune anche religiose, come quelle recensite nell’Antico Testamento, oppure ai conflitti, litigi e dispute che costellano la vita non sempre idilliaca delle prime comunità dei discepoli (tra l’altro, se ne vede qualche traccia in Gv 6,52; At 23,7.9-10), nonché alla violenza delle comunità cristiane tardo-antiche in certe zone geografiche a prevalenza cristiana (si pensi alla persecuzione ai danni dei donatisti tra quarto e quinto secolo in Africa settentrionale). Ieri come oggi, insomma, ci si domanda come far emergere il giusto anelito per la pace quale attuazione del genuino insegnamento del Maestro di Nazaret – di cui oggi vengono riconosciuti sempre più dagli esegeti i rilevanti messaggi di pace e di riconciliazione (Ef 2,14-17); oppure come mettere in pratica l’istanza etico-religiosa di pacificazione e riconciliazione in linea con la beatitudine relativa agli «operatori di pace» (Mt 5,9). Alle lotte, alle violenze, alle guerre e ai conflitti, bisogna opporre un’etica della prossimità, della vicinanza e della cura.
3. Una grammatica della cura. Come ricordiamo, il Messaggio del Papa per LIV Giornata della pace ha opportunamente collegato la grande crisi sanitaria del Covid-19 con la persistenza, anzi con un nuovo slancio delle diverse forme di nazionalismo, razzismo, xenofobia, mentre mai sopite guerre e conflitti vanno seminando morte e distruzione, oltre che danni irreparabili all’ecosistema. La via d’uscita alternativa, indicata da papa Francesco è chiara ed evidente:
«Prenderci cura gli uni degli altri e del creato, per costruire una società fondata su rapporti di fratellanza» (Messaggio per il 2021, n. 1). La fondazione biblica della cura ci viene ricordata dal Papa, che punta particolarmente sulla cura divina per la creazione e sulla compassione che Gesù mostra per i  bisognosi  di  cura,  quali  sono  gli  ammalati.  Tuttavia,  la  vera  e  propria grammatica della cura viene proposta da papa Francesco attingendo alla dottrina sociale della Chiesa. Ecco la “grammatica” della cura: «la promozione della dignità di ogni persona umana, la solidarietà con i poveri e gli indifesi, la sollecitudine per il bene comune, la salvaguardia del creato» (Messaggio 2021, n. 6). Il fondamento antropologico della dottrina sociale non può che attingere alla nozione di persona, che è il vero e proprio ddono che il cristianesimo storico ha fatto all’intera umanità, nel momento in cui ha dovuto pensare in termini personali la vita intratrinitaria e fondare su una sola Persona le due nature di Gesù Cristo. Dalla luce di Cristo – lumen Christi, Deo gratias!, come si canta nella Veglia pasquale mostrando il Cero pasquale, appena acceso col nuovo fuoco -, bisogna lasciarsi illuminare e orientare, per accelerare la corsa cristiana pacifica nella vita nostra, delle altre persone, della famiglia, della città, della società, delle Istituzioni…, consapevoli che il Cristo consente di pensare, in termini davvero nuovi, non soltanto in astratto la persona umana, ma, in concreto, ovvero l’uguaglianza tra le persone umane, con particolare attenzione a quelle situazioni in cui, più che altrove, si consumano ancora dei gesti disumanizzanti o di mancato rispetto della dignità (si pensi, in particolare, alla condizione della donna nella società e nella Chiesa, che il recente riconoscimento di accesso al lettorato e accolitato costituisce un gran bel segno). Siffatto stile dinamico, e quasi agonistico dei credenti in Gesù, ci permette di riscoprire la carica cristiana esistente nel dovere civico di rispettare i diritti umani fondamentali di ogni persona; ci consente, soprattutto, di porci nella condizione di co-edificare, con tutte le persone di buona volontà, una società nuova, poggiata su una convivenza pacifica, anche in rapporto al progresso scientifico- tecnologico e alle domande che esso sollecita in tanti ambiti della vita individuale, familiare e associata e, come ci ricorda il Messaggio del 2021, in rapporto alla cura dell’ecosistema. Sapremo assecondare questo nostro e altrui desiderio di sperimentare ancora la luce di Cristo pur in mezzo a tanto buio e a tanti conflitti?
4.  Qualche suggerimento operativo. Quest’anno, a causa delle misure di restrizioni non possiamo svolgere in Diocesi la consueta testimonianza della “Marcia della Pace” organizzata dall’Ufficio Diocesano “Giustizia, Pace e Salvaguardia del Creato” che negli anni ha sempre coinvolto associazioni, parrocchie, istituzioni. Occorre tenere vivo, nelle comunità, questo anelito di responsabilità! Dobbiamo con fantasia ingegnarci nel dare alle nostre comunità parrocchiali, coinvolgendo tutte le forze vive e le Istituzioni. Invito i sacerdoti, a distribuire in queste domeniche ai fedeli, uno stralcio del Massaggio di Papa Francesco in occasione della Giornata Mondiale della Pace 2021 e a farne cenno nelle Omelie. Anche qualche gesto concreto non guasta. Nei Consigli pastorali parrocchiali invito a discutere come insistere, nel corso di tutto l’anno, su alcuni spunti operativi che ci sono stati suggeriti dal Messaggio per la giornata della pace 2021. In primo luogo, insisteremo su iniziative educative, dal momento che l’educazione alla cura nasce nella famiglia, e poi prosegue e si consolida nella scuola e nei gruppi parrocchiali (anche con il supporto dei social e dei nuovi media). In secondo luogo, cultura della cura significherà per noi far riscoprire la dignità della persona umana, sia uomo che donna: se teniamo lo sguardo rivolto alla Vergine Maria, scopriremo le modalità per valorizzare sempre meglio la persona umana e, in particolare, la donna nella comunità religiosa e civile. Infine, insisteremo sulla problematica ambientale: l’interconnessione di tutta la realtà creata pone in risalto l’esigenza di ascoltare nello stesso tempo il grido dei bisognosi e quello del creato: come promuovere un’efficace cura della terra, nostra casa comune, e dei poveri? Come coltivare anche in senso ecologico gli atteggiamenti di tenerezza, compassione e preoccupazione per gli esseri umani?
Mi piace citare Franco Battiato amatissimo cantautore, compositore e regista siciliano che dedica una sua celebre canzone, “la cura” all’amore universale invitandoci a pensare in grande. “Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie
Dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo
Dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore
Dalle ossessioni delle tue manie Supererò le correnti gravitazionali
Lo spazio e la luce per non farti invecchiare E guarirai da tutte le malattie
Perché sei un essere speciale Ed io, avrò cura di te”
5. Con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio… Concludo proponendovi per la lettura e meditazione (anche nelle Associazioni e nelle Aggregazioni) una famosa lirica, ricca di riferimenti biblici, non senza una punta di critica alla ricerca scientifica quando è finalizzata alla morte e non alla vita. È di Salvatore Quasimodo e s’intitola Uomo del mio tempo: «Sei ancora quello della pietra e della fionda,/ uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,/ con le ali maligne, le meridiane di morte,/ -t’ho visto- dentro il carro di fuoco, alle forche,/ alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,/ con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,/ senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,/ come sempre, come uccisero i padri, come uccisero,/ gli animali che ti videro per la prima volta./ E questo sangue odora come nel giorno/ quando il fratello disse all’altro fratello:/ “Andiamo ai campi”. E quell’eco fredda, tenace,/ è giunta fino a te, dentro la tua giornata./ Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue/ salite dalla terra, dimenticate i padri:/ le loro tombe affondano nella cenere,/ gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore».
+ p. Vincenzo Bertolone, S.d.P.
Arcivescovo della Diocesi di Catanzaro-Squillace
Presidente della Conferenza Episcopale Calabrese

La lettera della scrittrice Giusy Staropoli Calafati: «Caro Augias sono io la Calabria»

Una vigorosa lettera aperta della scrittrice calabrese Giusy Staropoli Calafati in risposta agli insulti di Corrado Augias:

Caro Corrado Augias,
sono la Calabria, quella tanto discussa terra all’insud che non ha pace.
Dopo il suo ultimo squallido e vile delirio, ho deciso di voler replicare. Perché, mi creda signore, ho ancora una dignità anch’io.
I giudizi a iosa, che da tempo ormai vengono gratuitamente dati sulla mia pelle matura, da chi meramente mi conosce appena, e si concede (aggratis o dietro compenso poco importa), senza un minimo di ritegno, alle orge televisive e inconcludenti (di questa o quella emittente chi se ne frega), senza un minimo di precisa analisi, soffermandosi esclusivamente sulla conformità esteriore del mio corpo, non conoscendo neppure l’ode che per me scrisse il mio amato Leonida Repaci, in cui rammenta a quelli che non sanno, il giorno in cui io nacqui, indicando come soggetto imputabile esclusivamente il corpo frastagliato che ho, senza procedere ad un vero e serio screening che rimembri in primis l’anima mia, incominciano a scartavetrare ogni genere di materna pazienza, che sempre tenni dalla Magna Grecia fino a oggi.
Ho sopportato invasioni, furti, insulti, bestemmie, e anche maledizioni, ma la mia educazione, il mio credo e la mia grandezza, non vengano giammai scambiata per cazzoneria.
A parlar di me di certo non ci guadagno io, e lei lo sa bene. Chi lo fa, più male lo fa, meglio gli torna il conto. Credo che si guadagni davvero bene a mettere alla gogna l’unica terra che ancora porta gli strascichi dell’Unità d’Italia. Così si va giù duro, infilzandomi il muscolo del cuore, che è l’unico di tutto il corpo, e lei sa bene, che rischia di spappolarsi per primo.
IRRECUPERABILE e PERDUTA.
A chi, Augias? A chi?
Dice a me, lo so. Lo so bene che dice a me.
E scommetto che anche lei, assieme a tutta la compagnia dei NoCalabria, si è sempre domandato quale cazza di capa storta ha avuto la genialata di mettermi al mondo così puttana e perversa, perduta e irrecuperabile, ma troppo bella e coraggiosa per non esistere.
Augias, Augias, la sua esternazione non è la prima e non sarà l’ultima, ma a parte il fegato che ho che mi aiuta a resistere nei secoli, ai corpi e agli urti, il tempo è breve e le parole di taluni intellettuali, nella cui cerchia oggi lei stesso si classifica, sono più brevi ancora. Troppo per perderci il mio tempo.
È vero, sono una terra irrecuperabile. Maledettamente irrecuperabile. Ma sa cosa le dico? Ne vado fiera. Quaggiù, tra i boschi, in riva al mare, dall’Aspromonte al Pollino, chi fino a ieri si è permesso di farsi il fatto suo con la mia roba e sulla mia pelle, oggi non non va grasso più. E allora sì che sono IRRECUPERABILE. È per questo che lo sono. Con dignità e orgoglio, lo sono. E sono anche fortemente PERDUTA. Perduta dai reader di quell’Italia che mi ha sempre voluta serva del sistema, arricchendosi sulle mie spalle e privandomi delle mie cose. Dalle fabbriche a tutto ciò che qui, nella mia pancia, nacque. Pure alla gioia d’essere io la Prima Italia.

La mia è una lunga storia, Augias. Triste e bella, profonda e travagliata. Sono caduta innumerevoli volte, ma mi sono rialzata. Ho visto molti dei miei partire, altri li ho visti morire. Ho visto uomini farmi la guerra, e subito dopo trascinarmici dentro. Ho visto le mie famiglie fare sacrifici, chiedere aiuto e pane, proprio quando da quelli come lei, illusi di vivere nella vera Italia, gli veniva portato via.
Eppure, quando ho dato all’Italia il suo vero valore, l’UNITÀ su tutti, perdendo tutto ciò che avevo conquistato con il mio coraggio, il sacrificio e le forze, e i figli sono la cosa più cara che una madre ha, nessuno ha pianto con me, o è venuto a portarmi consolazione. Ma se lo ricordi, Augias, in questo mondo, nella nostra piccola Italia, nessuno si salva da solo.
Ma se proprio è certo di ciò che contro di me ha affermato, occhi negli occhi, lo dica anche al procuratore Nicola Gratteri che la Calabria è irrecuperabile e perduta. Ma mi raccomando, glielo dica dopo lo stremo di una delle sue sudate operazioni, per cui non gli è venuto giorno e neppure notte. E poi con la stessa facilità con cui mi giudica, gli tacci come inutile il suo lavoro, tanto per le cose perdute nessuno può far nulla, neppure lui. Infine, da buon Italiano meritevole, si faccia portavoce al mondo del mio lutto, e dica: la Calabria è morta. È Morta, lo urli. Perchè vede, è la morte, solo la morte che rende le cose e gli uomini definitivamente perduti e irrecuperabili.
Ma io, caro Augias, io sono viva e sono qui, alla punta dello stivale, a reggere una Patria intera con la forza delle mie gambe, e con quella delle braccia date da sempre al resto della Nazione.
Sono viva Augias, e sono qui perché non permetterò a nessuno, né oggi né mai, che quelli come lei vadano negando la speranza ai figli miei, a quelli nati ieri, a quelli venuti alla luce oggi, e a tutti quelli che nasceranno domani. Perché bambini che sognano, in Calabria, ne nascono ancora. E io sono la loro terra. Terra di malaffare? NO, Terra dei calabresi onesti, puntuali, lavoratori. E se cerca la terra di nessuno, non sono io. Nessuna terra lo è, Augias. Ogni terra ha la sua gente e ogni uomo la sua terra. Tutti lo stesso mondo. E lei è semplicemente vittima del suo ego.
Ma da buona terra accogliente quale sono, la invito, Augias, la invito a venire quaggiù a fare il suo prossimo viaggio. Si scoprirà sorpreso, vedrà. Dietro al grigiore con cui tutti fomentano la mia fine, e millantano di sapere come salvarmi, ci sono tanti colori che invece mi danno, anzi mi garantiscono la vita.
È vero, la ‘ndrangheta esiste, hai voglia se c’è. Conosco bene le mie debolezze, le mie grandi pene, ma la gente che lavora, che si sacrifica per sé e per me, e che lotta senza sosta per estirpare la malapianta dal mio grande giardino, esiste il doppio e anche di più.
Scoprirà, caro Corrado, che l’amaro in bocca che oggi ha e che forse anche la tormenta, con cui mi si scaglia contro ferocemente, potrebbe diventare dolce. Più dei fichi di fiore. Si ricordi che sui monti di pietra nascono i fiori, e anche dalla terra dura si può dissotterrare un tesoro.
Il mio invito è sincero, Augias, ma la prego, lasci ogni stereotipo fuori dai miei confini prima di arrivare, eviterà il giorno dopo di dire: scusate mi ero sbagliato.
Certa e sicura che il mio sarà per lei un gradito invito, la saluto affettuosamente dai due mari, ricordandole, per i suoi futuri interventi sulla mia pelle e sulle mie ossa che, “LA DIGNITÀ È IL LATO POSITIVO DEI CALABRESI. (Corrado Alvaro)

(rrm)

Il Tar respinge richiesta del Comune di Reggio di sospendere il ‘Via’ per molo d’imbarco veicoli pesanti

Il Tar ha respinto la richiesta, avanzata dal Comune di Reggio Calabria, di sospendere l’efficacia di Valutazione d’Impatto Ambientale adottato dal Ministero dell’Ambiente il 22 ottobre 2019 sul progetto di realizzazione di un molo d’attracco per navi traghetto per il trasporto su gomma di autoveicoli e mezzi pesanti al Porto di Reggio Calabria, in località Pentimele.

I giudici amministrativi hanno ritenuto che «in base alla tipologia e al contenuto degli atti impugnati, manchi, allo stato, in relazione all’istanza cautelare, il requisito del periculum in mora, inteso come rischio imminente di un pregiudizio grave ed irreparabile per le ragioni del ricorrente, poiché, come evidenziato dall’Amministrazione Statale e dalle controinteressate, il decreto in questione rappresenta solo l’atto conclusivo del sub-procedimento di valutazione di impatto ambientale del progetto, non costituendo titolo per l’avvio dei lavori».

In più, per il Tar, l’assenza di un concreto e imminente pericolo derivante direttamente dai provvedimenti impugnati, trova «piena conferma anche nella tempistica stessa del presente giudizio, nel quale il Comune ricorrente, dopo aver proposto il ricorso, assistito sin dall’origine dall’istanza cautelare alla fine del 2019, ha atteso quasi un anno prima di depositare l’istanza di fissazione di udienza, mostrando cosi’ di non avere una concreta urgenza di sottoporre la richiesta di sospensiva all’esame del Tribunale».

Il massmediologo e giornalista Klaus Davi, commentando la sentenza del Tar, ha invitato «tutti i cittadini di Reggio a leggere cosa ha messo nero su bianco il Tribunale amministrativo regionale del Lazio su Falcomatà i suoi vari ‘King maker’ Castorina-Marino-Romeo-Calabrò-De Gaetano ecc. ecc.».

«Ebbene – ha aggiunto – in merito alla tormentata vicenda del molo di Pentimele e del ricorso presentato dal Comune, il Tar annota: “Nessuna sospensione dell’efficacia del provvedimento di Valutazione d’impatto Ambientale (Via) adottato dal ministero dell’Ambiente il 22 ottobre 2019 sul progetto di realizzazione di un molo d’attracco per navi traghetto per il trasporto su gomma di autoveicoli e mezzi pesanti al Porto di Reggio Calabria, in località Pentimele. L’ha deciso con ordinanza il Tar del Lazio respingendo le richieste avanzate del comune di Reggio Calabria”. Avete letto bene: potete contare su una Amministrazione, cari cittadine e cittadini reggini, che non è neanche in grado di fare un ricorso degno di questo nome».

«Sbagliato nei tempi nei modi – ha proseguito – e per come è stato compilato. Addirittura, lascia intendere neanche tanto velatamente il Tar, scritto, e sarebbe la cosa più grave se fosse vera, apposta per essere bocciato.  In altre parole l’improvvisato sindaco Giuseppe Falcomatà e la sua ciurma avrebbero investito tempo e denaro pubblici in un ricorso del quale sapevano perfettamente che era stato presentato fuori tempo massimo. Ma siamo sicuri che questo clamoroso autogol sia solo un caso? Il Tar, nella sua sentenza, alimenta più di un dubbio “il ricorso del Comune di Reggio – scolpisce nero su bianco – è stato fatto in tempi che dimostrano di non avere alcuna concreta urgenza».

«Non lo dice Klaus Davi – ha detto ancora – lo scrivono i giudici amministrativi. Avete capito? Di urgente, per Falcomatà, ci sono solo le elezioni metropolitane. Ma, al di là del clamoroso svarione e delle spese processuali a carico del Comune (quindi a carico dei cittadini) per questo scempio, ci saranno altre conseguenze. Invece di poter contare su un  porto turistico che avrebbe potuto rilanciare la città, ci troveremo ad accogliere un pestilenziale hub invaso da Tir, nonché fautore di inquinamento e abbassamento della qualità della vita di tutta la zona».

«L’amministrazione Falcomatà-Castorina-Marino-Romeo Sebi-Calabrò-De Gaetano – ha concluso – ha conseguito un risultato amministrativo che si conferma di un capolavoro di  approssimazione e improvvisazione. Il Tar di fatto ha messo la parola fine su ogni aspirazione turistica di Reggio. Complimenti ai vari Giuseppe, Nino 1, Nino 2 Sebi, Irene! Bene, bravi, bis».

Anche il Movimento Civico AmaReggio ha commentato la sentenza del Tar, sottolineando come essa « riporta all’attualità le rimostranze già sollevate dalla stragrande maggioranza dell’opinione pubblica sul progetto di Caronte che segnerebbe, inequivocabilmente, un destino triste per il porto di Reggio».

«Il disposto e le motivazioni del Tar – continua il Movimento AmaReggio – evidenziano due aspetti significativi ed allarmanti: il primo relativo al merito della questione di impatto ambientale, in base alla quale il progetto del molo commerciale fa un passo in avanti vanificando tutta una serie di valutazioni che andrebbero poste, preliminarmente, a monte di tale progetto; il secondo , grossolano ma grave, riguarda il ruolo dell’ amministrazione comunale che, già tiepidamente affrontò a suo tempo la questione, e che in sede giudiziaria ha lasciato scorrere termini importanti lasciando intravedere una sorta di demotivazione rispetto alla urgenza ed alla rilevanza del tema».

«Ora, che questa Amministrazione di ambiente se ne curi poco e male – prosegue il Movimento – è sotto gli occhi di tutti ma che lasci trascorrere un anno dal deposito di un ricorso importantissimo per le sorti del porto reggino per formulare l istanza di discussione induce i maligni a credere che l’avvocatura di Palazzo San Giorgio non abbia avuto ben chiara la portata politica e strategica della questione fornendo un assist indiretto alla fattibilità del molo di attracco della Caronte. Una responsabilità gestita malissimo, quella del Comune in questa vicenda».

«Al netto delle posizioni e delle diatribe politiche – ha detto ancora AmaReggio – il porto di Reggio rappresenta la prima opportunità strategica di sviluppo per la Città turistica, unica ed indiscussa chance di un futuro per Reggio Calabria; questa prospettiva deve trovare nel progetto del porto turistico il suo fulcro centrale, intorno al quale costruire un impianto strutturale capace di fornire accoglienza e servizi funzionali ad un’area marittima che già la natura ha localizzato al centro delle rotte mediterranee. Questo disegno è incompatibile con l’idea di un attracco commerciale per il transito dei mezzi pesanti dalla terra ferma alla Sicilia, lasciando a margine la Città e penalizzando le opportunità ben più rilevanti e vitali di un grande progetto legato all’idea del Porto turistico».

«Rispetto a questo progetto di porto turistico – hanno detto ancora – si tranquillizzino i fan del governo municipale, l’ultimo dei problemi di fattibilità è quello economico, considerato che il porto turistico è opera strutturale strategica sostenibile dalla Comunità europea ed a valenza economica e turistica quindi appetibile anche in una logica di project financing. Peraltro lo stesso porto, nell’ ultima finanziaria del governo, ha avuto una dotazione milionaria grazie all’ emendamento del deputato reggino Francesco Cannizzaro. Insomma due modelli, uno quello di idea del porto turistico da realizzare anche in sinergia di partnership pubblico-privato che funziona nel resto del mondo; l’altro, quello di caronte, con il transito di migliaia di tir che di Reggio vedrebbero solo lo svincolo autostradale».

«Reggio ha già pagato un tributo di sangue con l’aeroporto – ha concluso AmaReggio – abbandonato al suo triste destino in questi dieci anni, non possiamo ammettere un epilogo analogo anche per il Porto, risorsa e chance per i reggini. Un’idea ed una battaglia quella sul porto turistico che vanno rilanciate sul piano civico e politico, coinvolgendo associazioni, categorie professionali, università, società nautiche, autorità portuale, città metropolitana per generare una sintesi progettuale che coinvolga tutti coloro che hanno competenze e hanno a cuore le sorti di Reggio. Preliminarmente proviamo a partire da un quesito semplice: vogliamo realizzare il porto turistico?». (rrc)

La Calabria contro revisione dei parametri di ripartizione dei fondi per lo sviluppo rurale

La Calabria ha espresso la ferma contrarietà all’ipotesi di una revisione dei criteri di ripartizione dei fondi europei per lo sviluppo rurale, disancorandoli dal parametro della storicità della spesa, come proposto dalle Regioni del Centro e Nord Italia.

Una posizione, quella del no allo stravolgimento dei parametri attualmente in vigore, già formalizzata in sede di Conferenza Stato-Regioni, al tavolo della Commissione Politiche agricole, e condivisa con le altre Regioni meridionali (Puglia, Campania, Sicilia, Basilicata), alle quali si è aggiunta l’Umbria.

«Il piano di sviluppo rurale – ha sottolineato l’assessore regionale all’Agricoltura, Gianluca Gallo – ha in sé l’intrinseca funzione di favorire, sul piano nazionale, la riduzione di squilibri che interessano storicamente alcune aree. Nella ripartizione delle risorse, nel confronto con la Commissione, si è sempre privilegiato questo principio. I risultati parlano chiaro e confermano la bontà di un meccanismo che, attraverso pratiche di buon governo, ha permesso al Sud di trasformare in opportunità i finanziamenti europei».

La Calabria, ad esempio, ha ricordato Gallo, «nel 2020 ha fatto segnare il 62% della spesa del Psr, per un impegno complessivo del 98% delle risorse. La Commissione europea ha attestato il raggiungimento del livello di certificazione N+3, che equivale addirittura al target previsto per il 2021. Dati eccellenti, che meritano di essere consolidati, non di essere messi in discussione».Dito puntato contro l’eventualità di dover accantonare il criterio della ripartizione storica della spesa, con conseguente taglio delle risorse spettanti a sei Regioni che, da sole, rappresentano il 60% delle aree italiane interessate dal Psr.

«Non siamo contrari per partito preso alla ridefinizione degli attuali assetti – ha precisato l’assessore regionale – ma occorre ragionevolezza: non si può pretendere di cambiare in corsa le regole del gioco. Siamo pronti a ragionare su nuovi meccanismi a partire dal 2023, ma non accettiamo colpi di mano tesi a cancellare la fase transitoria del biennio 2021-2022, che si tradurrebbe in una forte penalizzazione per regioni svantaggiate che, paradossalmente, sarebbero private proprio dei fondi destinati a garantire il riequilibrio strutturale, a vantaggio di zone già di per sé meglio attrezzate».

Nei prossimi giorni, si svolgerà un’altra, decisiva, seduta della Commissione Politiche agricole.

«Confidiamo – ha concluso Gallo – di poter addivenire a un accordo unanime ed equo, ma ci attendiamo altrettanta disponibilità. Diversamente, non esiteremo a difendere le ragioni della Calabria e del Meridione da scelte illogiche che, se applicate, costerebbero all’Italia più di 430 milioni di fondi europei, a dimostrazione della loro irragionevolezza». (rcz)

Coldiretti Calabria: È partito il settimo censimento agricoltura

È partito il settimo censimento agricoltura. Lo ha annunciato Coldiretti Calabria, sottolineando che «dati e informazioni che scaturiranno dal 7° censimento generale dell’Agricoltura sono di estrema importanza».

«L’ultimo Censimento dell’agricoltura – ha aggiunto – risale al 2011. Aggiorneranno banche dati  e serviranno alla migliore e più efficace predisposizione di future politiche di sviluppo di un settore  strategico per gli approvvigionamenti alle famiglie, l’export, la sovranità alimentare, gli investimenti.  I Caa (Centro di Assistenza Agricola) Coldiretti sono al fianco dell’Istat e, per la prima volta, le imprese agricole potranno rivolgersi ai Caa dell’Organizzazione, presenti su tutto il territorio regionale, per assistenza e supporto nella compilazione dei questionari Istat che saranno distribuiti in formato esclusivamente digitale».

Il censimento servirà a capire come sta cambiando il settore agricolo, anche in considerazione dell’emergenza Covid, e al suo impatto sull’economia.

«L’attività di assistenza dei Caa alle aziende – continua la nota – per la compilazione del questionario Istat costituisce un ulteriore esempio di attività di sussidiarietà e affiancamento delle imprese che la legge assegna al Caa in un’ottica di semplificazione dei rapporti con la Pubblica Amministrazione e di supporto per gli adempimenti burocratici. Grazie ad una profonda conoscenza della realtà agricola il Caa Coldiretti contribuirà, svolgendo le interviste che costruiscono il censimento, a realizzare la fedele fotografia del patrimonio agricolo e agroalimentare».

I dati richiesti serviranno per conoscere le caratteristiche generali delle aziende agricole e zootecniche e fornire un quadro informativo statistico sulla sua struttura a livello nazionale, regionale e locale.  Le informazioni ottenute riguardano il numero delle aziende, il titolo di possesso dei terreni e la loro utilizzazione, la consistenza degli allevamenti, la manodopera impiegata e le attività svolte parallelamente all’attività di produzione agricola, che configurano l’azienda come soggetto, non solo produttore di beni ma, anche erogatore di servizi. In questo senso, il Censimento ci offre il dettaglio di un’attività che, seppure tradizionale, tende all’innovazione e all’ampliamento del suo raggio di azione. La rilevazione in fase di avvio, dovrà concludersi entro il 30 giugno 2021 e, tenuto conto delle restrizioni dovute alla pandemia, tempi e modalità delle rilevazioni dovranno essere previamente concordati dagli imprenditori con gli operatori dei Caa.

«Coldiretti Calabria – ha riferito il direttore regionale, Francesco Cosentini – è in grado per dare la migliore assistenza nei propri uffici, ubicati in tutte le province calabresi, alle aziende che per il tramite del Caa potranno agevolmente adempiere all’obbligo statistico di rilevazione delle caratteristiche aziendali. La rilevazione ed invio dei dati, offriranno le necessarie informazioni utili a delineare la realtà agricola del nostro territorio, indispensabile per costruire politiche mirate e precise per l’agricoltura calabrese».

«Partecipare al censimento – ha concluso Coldiretti – è un atto obbligatorio per le aziende agricole. Per tutte le informazioni Coldiretti Calabria informa che, sin d’ora, ci si può rivolgere alle sedi dei Caa Coldiretti presenti su tutto il territorio regionale». (rrm)

 

Carlo Tansi: Nessun futuro roseo per i tirocinanti calabresi

Carlo Tansi, leader di Tesoro Calabria, ha dichiarato che non c’è «nessun futuro roseo per i 6.522 tirocinanti calabresi, purtroppo».

«Niente di nuovo all’orizzonte – ha aggiunto – verrebbe quindi da esclamare. Almeno a giudicare dall’immobilismo di cui sono preda, in virtù anche e soprattutto della pandemia in atto. Una terribile emergenza, quest’ultima. Che, tuttavia, non serve a giustificare i circa nove anni precedenti durante cui tali svariate migliaia di lavoratori sono state tenute in un limbo con la classe dirigente, di ieri e di oggi, indifferente».

«Anzi – ha proseguito Tansi – forse persino colpevole nel relegarle a una vita grama fatta di ansia e incertezza. Senza contare che la formula del tirocinio ha una scadenza naturale fissata dopo un anno dalla sua attivazione. Ecco allora che se lo si blocca si tengono ‘appesi’ più del dovuto i destinatari. E io, proprio con loro, ho assunto un impegno preciso, pur sapendo di non essere in lizza per un incarico di Governo, organo a cui compete la maggior parte delle scelte in merito. Ma anche la Regione gioca come ovvio un ruolo, peraltro nient’affatto secondario, in questa delicata partita e, lo ripeto, io ho intenzione di spendermi in ogni modo per inserire la contrattualizzazione dei tirocinanti nel progetto di Tesoro Calabria di amministrazione del territorio. Sarà in sostanza parte del nostro programma».

«Perché parliamo – ha detto ancora Tansi – di un esercito di persone rientrante nella categoria dei cosiddetti ‘lavoratori ex mobilità in deroga’ che prestano servizio, ben oltre il tirocinio formativo, negli enti pubblici e privati e nelle sedi distaccate dei vari dicasteri: Giustizia, Miur, Mibac e così via. La loro attività, inoltre, è ormai ritenuta fondamentale per il funzionamento delle stesse strutture. Sebbene ciò, molte sono state le promesse di stabilizzazione ricevute nel tempo. Ahimè, però, sempre rivelatesi da marinaio».

«Nessuna Giunta – ha detto ancora Tansi – avvicendatasi al vertice della Cittadella, ha infatti finora mosso un dito sul piano della concretezza per aiutarli. Forse perché conviene a parecchi ‘rappresentanti del popolo’ disporre di un ampio bacino elettorale sempre ‘caldo’ al quale attingere. E, intanto, più di seimila madri e padri di famiglia, ma anche tante donne e uomini singoli, seguitano a svolgere un’attività professionale senza diritto alla retribuzione, dal momento che i 500 euro lordi al mese percepiti dai diretti interessati non possono certo essere considerati alla stregua di uno stipendio degno di tal nome, non solo in termini contributivi ma pure previdenziali».

«Come se non bastasse – ha concluso – a tutto ciò si somma, da circa 12 mesi, lo tsunami Covid che rende difficile, se non addirittura impossibile, la ripartenza per alcuni mentre la pone a forte rischio per altri. Si tratta dunque di soggetti privi di tutele, pure sotto il profilo del rischio contagio da Coronavirus, ma in particolare dell’assenza di adeguato riconoscimento economico per come premesso. Rendo, infine, noto che presto mi occuperò anche degli ex Lsu-Lpu e dei percettori di mobilità in deroga, che meritano attenzione». (rrm)

Mario Caligiuri ha curato la voce ‘Intelligence’ nell’Enciclopedia di Treccani

Mario Caligiuri, presidente della Società Italiana di Intelligence e docente all’Università della Calabria, ha curato la voce Intelligence nella X Appendice dell’Enciclopedia Italiana pubblicata da Treccani.

Secondo Caligiuri, infatti, la sicurezza è fondamentale ma va equilibrata con la libertà e «l’intelligence può rappresentare un sistema cognitivo indispensabile, da studiare scientificamente nelle scuole e nelle università». Poi, viene affrontato il rapporto tra intelligence e democrazia, che rappresenta, secondo la lezione di Giorgio Galli, «uno strumento per stabilizzare le democrazie occidentali [e] “può essere interpretata come un mezzo per difendere la democrazia da sé stessa e dalle sue degenerazioni».

Per Caligiuri, l’intelligence dal 1945 ha attraversato quattro fasi, quella della guerra fredda, quella economica fino al 2001, quella del sostegno alle decisioni politiche e dal 2015 quella di contrasto al terrorismo e della dimensione cyber.

Nel futuro, «gli attori politici internazionali più che gli Stati saranno le multinazionali finanziarie e le megalopoli» e l’intelligence sarà chiamata a svolgere la funzione di tutelare l’interesse nazionale e la continuità dello Stato, mentre sul piano tecnologico, l’intelligenza artificiale e lo sviluppo dell’informazione quantistica cambieranno radicalmente l’intelligence.

«La disinformazione – ha proseguito – rischia di essere ulteriormente ampliata dai deep fakes, contenuti multimediali che rendono indistinguibile il vero dal falso». Il crescente disagio sociale e il terrorismo ideologico e religioso, insieme alle mafie, rappresenteranno concrete minacce, rendendo fondamentale l’intelligence.

«Sul piano culturale – ha rilevato Caligiuri – una chiave per fronteggiare i fenomeni è l’educazione”, che consente di prestare “attenzione ai segnali deboli che possono provocare conseguenze impensabili». (rcs)