Tre anni fa mons. Fortunato Morrone diventava vescovo

di BRUNO A. VERDUCI – Custodendo sapientemente nel suo cuore sacerdotale l’ispirazione paolina “Adiutores Gaudii vestri” (2Cor 1,24) che ha presentato come proprio Motto episcopale – il 5 giugno di tre anni fa’ nella Parrocchia S. Maria Madre della Chiesa in Crotone – Mons. Fortunato Morrone veniva consacrato Vescovo da Mons. Angelo Panzetta: consacrato in una parrocchia comune, non in un’imponente Cattedrale! Anticipando simbolicamente il futuro Ministero Episcopale in mezzo alla gente comune, nelle ardue diramazioni della vita ecclesiale e della storia concreta del Popolo santo a lui affidato.

Dal suo gioioso ingresso nella nostra Diocesi il 12 giugno 2021, il nostro amato Pastore continua a custodire ed alimentare il gaudium spiritualis, che unicamente fluisce dalla Comunione trinitaria nella nostra Chiesa reggino-bovese: sempre pronto ad accogliere Sacerdoti e Laici con un sorriso paterno che incoraggia, tace, attende che la Volontà di Dio si manifesti nel chiarore tenue del discernimento. Nel suo Ministero Episcopale Mons. Fortunato si lascia docilmente condurre da quella “Luce gentile” che ha guidato fortiter et suaviter il Card. Newman dall’Anglicanesimo al Cattolicesimo: lo Spirito Santo! Il Vinculum Amoris di agostiniana memoria che eternamente rivela la perfetta reciprocità agapica tra il Padre il Figlio; il Consolatore che instancabilmente unisce il Corpo Mistico al suo Capo, effondendo la sua santa Unzione nel sussurro sommesso dell’anima, schiudendo l’intimità divina della Trinità gloriosa.

Nel dialogo con i suoi Sacerdoti, con i Seminaristi, con i Laici e nell’accompagnamento personale dei giovani Preti, Mons. Fortunato incontra ogni giorno lo “sguardo” del suo Popolo con umile mitezza e paterna longanimità; con inesausta parresìa conduce la Chiesa reggino-bovese alla sfida profetica di una continua crescita spirituale, umana, politica, teologale. Avendo speso la sua giovinezza sacerdotale nell’insegnamento, nella ricerca teologica e nella delicata missione di Parroco, Mons. Fortunato rivela con la sobrietà della sua dignità episcopale che la Sequela Christi esige il coraggio di un continuo discepolato, scardinando le soffocanti maglie di ruoli ormai obsoleti, atavicamente imposti da una pastorale spesso ingessata da un pernicioso pregiudizio anticulturale e “clericalista”.

Un Pastore Mons. Fortunato che nel delicato governo della Diocesi, assume l’atteggiamento disarmante di chi “Impara a fare il vescovo” – come più volte ha affermato – abdicando ad ogni forma di vanitoso autoritarismo, nella ricerca sofferta ma liberante del confronto con i Presbiteri e con i collaboratori pastorali più prossimi, nel discernimento sinodale del Ministero Pastorale loro affidato. Mons. Morrone condivide senza timore il segreto della Comunione gioiosa con lui e tra Presbiteri, per essere realmente “collaboratori della gioia” dei fedeli nei nuovi “areòpaghi” postmoderni, evangelizzando la consolante gerarchia del Servizio, rinunciando all’umiliante piramidalismo del potere.

Lo sguardo del Vescovo Fortunato è attento soprattutto alla formazione integrale dei futuri Presbiteri: in Comunione con Papa Francesco e con i Vescovi della Calabria – sorvolando sapientemente ogni critica antiecclesiale – ha lanciato ancora la sfida profetica di un serio ripensamento del percorso teologico-spirituale dei Candidati al Presbiterato, auspicando la formazione di Presbiteri umanamente e spiritualmente equilibrati, uniti al Vescovo “come le corde alla cetra” (scriverebbe S. Ignazio di Antiochia ai contemporanei “Efesini-Reggini”!) per una sinodale edificazione del Regno. Felice Anniversario, amato Padre Arcivescovo Fortunato: ci aiuti a diventare insieme con lei “Adiutores Gaudii vestri”! (bav)

Lella Golfo e la sua Calabria al Quirinale

di PINO NANO – Trentaseiesima Edizione del Premio Bellisario. Impeccabile, elegantissima, istituzionale quanto mai. Lella Golfo sale al Quirinale per presentare al Presidente della Repubblica le vincitrici del Premio Marisa Bellisario 2024. Anche quest’anno sono un pool di donne di altissimo prestigio professionale, scelte in tutta Italia dalla Commissione del Premio Bellisario, e che ha come suo Presidente l’ex Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri del Governo Berlusconi, Gianni Letta.

È l’occasione ideale per scambiare qualche battuta con il Capo dello Stato e non solo sulla storia del Premio, o sulla Fondazione Marisa Bellisario, e sui successi conseguiti negli anni da questo manipolo di donne in carriera, ma anche per ricordare le sue origini, che sono tutte calabresi, lei Lella Golfo che della Fondazione Bellisario è visione anima e corpo, lei che partita da Bocale di Reggio Calabria, oggi rappresenta per il mondo femminile italiano e internazionale una sorta di icona vivente del successo femminile. Quello vero.

«Celebrare la 36esima edizione del premio in una delle Sette Meraviglie del mondo moderno – dice Lella Golfo – è già una consacrazione del talento femminile. Tra le mele d’oro 2024 ci sono donne che hanno raggiunto primati o risultati fino a poco tempo fa impensabili, leader affermate e ragazze che hanno studiato per conquistare un posto nel mondo. Le loro storie ci raccontano l’Italia che vogliamo, che immaginiamo e che ci impegniamo a costruire: un Paese che torna a credere e investire nel futuro».

«Siamo orgogliose – dice ancora Lella Golfo al Presidente Mattarella – di presentarle le nostre Mele d’Oro 2024, manager, imprenditrici, giornaliste, scienziate, attrici. Donne che si sono distinte per impegno e determinazione raggiungendo risultati impensabili e costruendo un’Italia ogni giorno migliore. Ormai, sono più di 600 le Mele d’Oro e ogni anno è sempre più difficile selezionare le migliori tante sono oramai le eccellenze femminili che, con talento, coraggio e determinazione ci indicano la strada per la parità».

Lella Golfo, questa “pasionaria” calabrese d’altri tempi, che sembra non dover invecchiare mai, e a cui il Paese deve immensa riconoscenza per le sue infinite battaglie al servizio e nell’interesse delle donne della Repubblica oggi riceve qui, sul Colle del Quirinale, il riconoscimento ufficiale forse più solenne per il suo ruolo e la sua infinita passione civile.

«Non è così scontato – ripete più volte il Presidente della Commissione del Premio Bellisario Gianni Letta – che alle donne vengano riconosciute bravura, competenza e quel ‘talento per la vita’ che da sempre appartiene al sesso femminile. Ed è merito della Fondazione Marisa Bellisario, invece, dare risonanza a personalità che con i loro volti e le loro storie documentano la potenza positiva delle donne e il contributo determinante alla crescita economica e morale dell’intera nazione. Per questo sono orgoglioso di presiedere la Commissione esaminatrice del Premio e ringrazio tutti i membri che condividono con noi l’annoso compito di selezionare le ‘migliori’ in un novero di eccellenze femminili ogni anno più nutrito». 

Durante l’incontro con le vincitrici del Premio, il Presidente Mattarella sottolinea come la crescente partecipazione delle donne in vari settori – dalla magistratura al giornalismo, dall’economia alle attività scientifiche – stia migliorando il Paese, e che gli uomini devono essere grati per questo progresso, riconoscendo il bisogno del contributo femminile in modo assolutamente paritario, «anche se però molto resta ancora da fare».

Veniamo alle vincitrici di quest’anno. Istituzioni: Margherita Cassano, la prima presidente della Corte di Cassazione. Informazione: Giovanna Botteri, inviata e corrispondente italiana all’estero. Imprenditoria: Cristina Zucchetti, presidente Zucchetti Group. Management: Elena Goitini, amministratore delegato BNL e responsabile BNP Paribas per l’Italia. Giustizia: Francesca Nanni, prima donna procuratore Generale della Corte d’Appello di Milano. Arte e cultura: Alfonsina Russo, prima direttrice del Parco Archeologico del Colosseo. Religione: Suor Raffaella Petrini, prima a ricoprire il ruolo di Segretario Generale del Governatorato della Città del Vaticano Spettacolo: l’attrice Margherita Buy. Germoglio d’Oro: Federica Brignone, sciatrice italiana più vincente di sempre in Coppa del Mondo. Internazionale: Anna Grassellino, direttrice del Centro SQMS (Superconducting Quantum Materials and Systems) del Fermilab di Chicago

Ingegneria Elettrica, Meccanica e Informatica sono invece i corsi di studio individuati dalla Commissione esaminatrice per concorrere all’assegnazione della Mela d’Oro 2024 a tre brillanti neolaureate. Sono oltre quaranta gli Atenei italiani coinvolti -ricorda Lella Golfo- e tre le grandi partner – Terna, Trenitalia e Isybank – associate al rigoroso processo di selezione che ha portato infine alla proclamazione di Beatrice Vincenzi, Chiara Monacchini e Veronica Grosso.

-Presidente Lella Golfo, e dopo questo ennesimo bagno di ammirazione per le cose che lei fa, posso chiederle cosa farà nei prossimi giorni?

«Non vedo l’ora di tornare qualche giorno in Calabria, nella mia casa di Bocale per rivedere finalmente il mio mare e ritrovare i profumi antichi del mio passato. Poi si riparte di nuovo». (pn)

L’OPINIONE / Klaus Davi: Se Falcomatà rimarrà in carica, il PD dovrà risarcire danni di immagine ai reggini

di KLAUS DAVI– La segretaria del Pd Elly Schlein ieri (sabato ndr) ballava al Gay Pride. Siamo contenti per lei, siamo contenti  che gioisca . Molto meno per le casse del suo partito. Se veramente una commissione d’accesso dovesse arrivare a Reggio Calabria  e  malauguratamentE ravvisare gli estremi per uno scioglimento del comune per motivi di Ndrangheta  ,il suo partito verrà citato in sede civile per il danno d’immagine arrecato alle cittadine e ai cittadini di Reggio Calabria , quantificabile secondo i calcoli di una multinazionale della comunicazione quotata in borsa  in almeno 5 milioni di euro . Poiché parliamo di mafia e politica,  la macchia rimarrà indelebile anche sul percorso politico dei  vertici  del Pd e i suoi leader (incredibile il silenzio di Nicola Irto  da questo punto di vista… fa davvero impressione ) locali e nazionali. Vale la pena signora Schlein? Rifletta bene…

Il danno non è solo per Reggio ma anche per la Calabria tutta. Motivo per il quale auspico che anche la Regione possa quantificare il danno di immagine arrecato al marchio Calabria. Nell’ultima settimana la nostra regione  ha occupato le edizioni dei telegiornali in una fase chiave del turismo  precisamente in 70 edizioni dei tg nazionali, 55 articoli su giornali nazionali e siti, 208, notizie passate radio nazionali.

L’unico argine a questo scempio è stata la contronarrazione della Calabria come meta del  turismo ebraico. Facciamo quello che possiamo, ma il danno è fatto. (kd)

 

Coldiretti scende in piazza contro i cinghiali e la fauna incontrollata

Coldiretti Calabria torna in piazza per dire basta ai cinghiali e alla fauna incontrollata. E lo fa dando appuntamento domani mattina, alle 9.30, nella sede della Regione Calabria sulla SS 107 Vaglio-Lise Cosenza.

«Pur avendo registrato – ha dichiarato Franco Aceto, presidente di Coldiretti Calabria – un apprezzabile  primo passo avanti dalla Giunta Regionale che ha deliberato l’approvazione delle “Linee guida del Piano straordinario per la gestione e il contenimento della fauna selvatica”, proposto da tempo dalla Coldiretti. Continueremo ad andare avanti perché lo impone la gravità dell’emergenza cinghiali e fauna selvatica, da troppo tempo, fuori controllo, che interessa non soltanto gli agricoltori, ma anche i cittadini e investe la totalità dei comuni calabresi, dalle campagne ai centri abitati».

«Monitorare l’attuazione della delibera è essenziale. Icinghiali  – ha precisato Aceto – hanno causato nell’ultimo anno danni all’agricoltura calabrese per circa cinque milioni di euro, devastando campi di grano, patate, mais, ortaggi e persino vigneti e frutteti. I danni causati dagli animali selvatici non vengono rimborsati se non in minima parte e spesso dopo molti anni, con una situazione che ha portato molti a rinunciare a denunciare gli attacchi subiti. Tra l’altro, i pochi indennizzi che arrivano, non coprono mai il reale valore del prodotto distrutto o dell’animale ucciso».

«Per fare un esempio – ha spiegato – un produttore di vino pregiato che ha avuto la vigna devastata da cinghiali si vedrà risarcire solo il semplice valore dell’uva e così accade anche per altre colture. A Coldiretti sta, inoltre, a cuore la tutela del patrimonio suinicolo che conta in Calabria su oltre 5mila allevamenti, compresi quelli familiari, con circa 52mila capi di suini e al netto dei quattro salumi Dop, Coldiretti stima che il comparto della produzione di salumi, insaccati e carne di maiale, allevamento, trasformazione, trasporto e distribuzione, è di oltre 400 milioni di euro generando tanti posti di lavoro».

« La direzione è quella giusta, ma Coldiretti – ha concluso Aceto – ha il dovere di accelerare i percorsi virtuosi». (rcz)

Il grande tradimento sul disegno della Città Unica

di FRANCO BARTUCCI – Lo dico fermamente e con chiarezza: “Non ci può essere una città unica senza l’inserimento di Montalto Uffugo”. Il disegno di legge regionale va ritirato e rifatto “ex novo”. Non accetto il silenzio totale del Presidente della Giunta Regionale, Roberto Occhiuto, sulla definizione di questo disegno, che ha radici impiantate nella nascita dell’Università della Calabria.

Posso comprendere i consiglieri regionali che hanno lavorato su questo “aborto” di disegno, in quanto troppo giovani e poveri di memoria storica e conoscenza; ma non il Presidente Occhiuto che ha studiato laureandosi all’Università della Calabria, impegnandosi attivamente in quel periodo anche in funzione di una politica universitaria studentesca, in ambito dell’associazione di ispirazione cattolica- democristiana. Faccio questo intervento con tanta amarezza e delusione dopo aver saputo di quanto si è detto in occasione del recente incontro svoltosi a Cosenza nel salone della chiesa di Sant’Aniello su iniziativa dell’associazione “Io partecipiamo”. 

Il progetto della “Città Unica” nasce di fatto nell’estate del 1971 con la delibera assunta dal Comitato Tecnico Amministrativo, presieduto dal Rettore Beniamino Andreatta, la cui seduta si svolse nel salone di Palazzo dei Bruzi, che decideva di insediare le strutture della nascente cittadella universitaria sui territori dei Comuni di Rende e Montalto Uffugo e precisamente su un asse che partiva dalla Statale 107 fino ad incrociare il tracciato ferroviario della linea Cosenza/Paola/Sibari.

Fu una scelta ponderata rispetto a tre soluzioni prospettate e studiate a Nord di Cosenza (Piano Lago), la stessa Cosenza con il suo centro urbano, oppure a Sud di Cosenza. Fu scelta quest’ultima in quanto naturale proseguimento dello sviluppo urbano già in atto con i quartieri di Roges, Commenda, Quattromiglia, Settimo e Taverna di Montalto, che facevano intravedere già una ulteriore crescita e sviluppo di quell’area verso Nord facilmente collegabile alle potenzialità storiche dell’antica Sibari, “patrimonio” mi viene da pronunciare “dell’umanità”.

 Nasceva così l’idea della nuova “Grande Cosenza”, la nuova grande e unica città della “Media Valle del Crati”, arricchita di un sistema viario, autostradale e ferroviario che ne facilitavano il collegamento nella direzione dei quattro punti cardinali con l’arricchimento pure di una metropolitana di collegamento. Era un “Grande sogno” e molti lo definivano tale; tanto che Andreatta con Gregotti fissarono con il progetto ben noto, che rimane per i posteri a dimostrazione del “sogno possibile”, le linee di intervento, integrato al progetto residenziale Martenson, punto chiave di un disegno di una cittadella universitaria inserita nel contesto della grande nuova città, diremmo della “Media Valle del Crati”.

Situazioni avversi e accadimenti verificatisi nel corso di questi anni, causati da azioni politiche strumentali, come anche dal disinteresse della stessa collettività calabrese, ne hanno bloccato il cammino creando ferite insanabili diventate piaghe per il malessere della stessa collettività. Di ferite piaghe ne ho contato ben sette e questa che riguarda il disegno della città unica ne rappresenta l’ultima. Il disegno dell’uniCal non rimaneva ferma dove si trova oggi sulla collina denominata “Vermicelli”, ma scendeva a valle fino a raggiungere il fiume divisorio del confine tra Rende e Montalto per terminare con il tracciato ferroviario Cosenza/Paola/Sibari, dove nel progetto veniva prevista una stazione ferroviaria e vari altri servizi su una estensione di 50 ettari di terreno appartenenti al Comune di  Montalto Uffugo.

Per me questo disegno predisposto dalla Regione Calabria è la prova visibile del grande tradimento che viene perpetrato a danno dell’Università della Calabria ed è la piaga che emana l’odore più “male odorante” che impedisce il raggiungimento di quel progetto e mi auguro che ogni cittadino di questo territorio acquisisca il “valore” della propria coscienza, di saper pensare in “grande”, ed insorga nel bocciarlo prima di un referendum fantoccio, simbolo di una presa in giro che ci viene  proposto/imposto da una classe politica che non ha memoria e visione di sviluppo reale per come il disegno dell’Università era stato pensato dai padri fondatori.

Le sette piaghe che l’Università della Calabria ha accumulato negli anni l’hanno portata strutturalmente ad essere rachitica nella forma e negli spazi non essendo in grado di accogliere nel suo aspetto residenziale, come indicava la sua legge istitutiva ed il suo primo statuto, una comunità residente di almeno 8000 studenti e duemila tra docenti e non docenti.

Oggi nell’Università ci sono meno di 2.500 residenze destinate agli studenti; mentre sono scomparse le disponibilità di alloggi per docenti e non docenti. La sua offerta didattica per i corsi in lingua inglese e per la chiara fama che sta acquisendo a livello internazionale dal punto di vista formativo e scientifico ne fanno una Università di forte attrazione come è emerso dall’ultimo bando di ammissione per il nuovo anno accademico 2024/2025.

Il territorio di contrada Settimo di Rende con una estensione di circa 50 ettari inseriti nella definizione del progetto Gregotti la metterebbero nelle condizioni di accogliere più studenti con maggiori strutture residenziali; come strutture da impiegare ad accogliere domande di insediamenti imprenditoriali magari di alte tecnologie (creando più lavoro) e poi il complesso sportivo universitario in grado di partecipare ai grandi eventi sportivi nazionali ed internazionali, per non parlare della stazione ferroviaria, punto nevralgico di collegamento verso le quattro direzioni cardinali. Di fronte a tutto questo cosa fa questa classe politica su cui pesano al momento le responsabilità di governo della nostra Regione? Partoriscono un piccolo topolino che sguazza di qua e di là mettendo in subbuglio la società e spaccandola senza avere la capacità di dare il giusto senso al progetto che peraltro viene da “lontano” per come ho spiegato nella prima parte del servizio.

[Franco Bartucci è già responsabile Ufficio Stampa e pr UniCal]

Caldo in Calabria: Stop al lavoro nelle ore più calde fino al 31 agosto

Fino al 31 agosto è stop al lavoro nelle ore più calde. Lo stabilisce l’ordinanda del presidente della Regione, Roberto Occhiuto, adottata per garantire la sicurezza e la salute dei lavoratori del settore agricolo e florovivaistico, nonché dei cantieri edili e affini, vietando il lavoro tra le 12.30 e le 16.

L’ordinanza è arrivata poco dopo l’appello, da parte di Fai Cisl, Filca Cisl Calabria, al presidente di vietare le attività di lavoro nelle ore più calde.

«In un periodo segnato dall’arrivo del caldo afoso, è necessario vietare immediatamente, anche quest’anno, per gli addetti nel settore agricolo e in quello edile, che lavorano prevalentemente all’aperto, qualsiasi attività lavorativa che si svolge nelle ore più calde», dicevano i segretari Generali regionali Michele Sapia (Fai Cisl) e Christian Demasi (Filca Cisl), sottolineando come «considerate le alte temperature di questi giorni e i continui cambiamenti climatici, abbiamo chiesto di confermare tale scelta di vietare quelle attività all’aperto per come già fatto dal 2021, ma quest’anno è necessario anticipare i tempi».

«Purtroppo – hanno ricordato – la Calabria è in zona rossa per morti sul lavoro, come certificato dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering di Mestre, con 268 vittime nei primi quattro mesi dell’anno, un’incidenza superiore a +25% rispetto alla media nazionale di morti bianche. Ma anche infortuni e incidenti sul lavoro, in particolare nei settori dell’edilizia e agricoltura in cui è indispensabile garantire più sicurezza, maggiore prevenzione e formazione, sostenere la bilateralità e agevolare i rinnovi contrattuali».

«Serve intensificare – hanno ribadito – i controlli sul territorio, contrastare il lavoro povero e irregolare nel comparto agricolo e dell’edilizia, per cui c’è bisogno di più confronto e intensificare le sinergie per promuovere il lavoro di qualità. La salute e sicurezza sui luoghi di lavoro è per la Cisl, a tutti i livelli, una vera e propria battaglia di civiltà, per come dimostrato dalle varie proposte, iniziative sindacali e risultati raggiunti, per ultimo la patente a punti».

Soddisfazione è stata espressa da Simone Celebre, segretario generale di Fillea Cgil Calabria, auspicando e chiedendo «che tutte le aziende facciano la loro parte e che ci sia, su tutto il territorio regionale, il massimo controllo da parte degli Ispettorati Territoriali del Lavoro (ITL) sulla corretta applicazione dell’ordinanza per evitarne l’uso distorto».

«Il presidente della giunta regionale, Roberto Occhiuto, sabato scorso – ha detto –, dopo varie nostre sollecitazioni, con una propria ordinanza ha emanato le linee di indirizzo contro il rischio caldo sui posti di lavoro. L’ordinanza del presidente, fortemente sollecitata dalla Fillea Cgil Calabria, mira a tutelare i lavoratori disponendo il divieto di lavoro in condizioni di esposizione prolungata al sole, dalle ore 12.30 alle ore 16.00, con efficacia immediata e fino al 31 agosto 2024, sull’intero territorio regionale. Il divieto si applica nelle aree o zone interessate dallo svolgimento di lavoro nel settore agricolo e florovivaistico, nonché nei cantieri edili e affini, limitatamente ai soli giorni in cui la mappa del rischio indicata sul sito Workclimate riferita a: lavoratori esposti al sole con attività fisica intensa ore 12.00, segnali un livello di rischio alto».

«L’ordinanza del presidente Occhiuto, quindi, prende atto – ha proseguito – come più volte avevamo sostenuto pubblicamente, della necessità, in condizioni di esposizione prolungata al sole, di ridurre l’impatto dello stress termico ambientale sulla salute e, quindi, i rischi cui è esposto il personale evitando così conseguenze gravemente pregiudizievoli. Come Fillea Cgil Calabria, nel dirci soddisfatti dell’ordinanza emessa del presidente Occhiuto, riteniamo che questa, però, debba essere estesa anche ai lavoratori di altri settori come a esempio a quei lavoratori che svolgono attività fisica rilevante o che sono impegnati in ambienti chiusi senza una ventilazione adeguata».

«In considerazione delle sempre più frequenti estati torride e, soprattutto, dei cambiamenti climatici che determinano sempre più notevoli ricadute nella salute e nella sicurezza sul lavoro – ha proseguito – riteniamo necessario che lo stress termico non venga più considerato straordinario e che, quindi, sia  indispensabile un intervento normativo strutturale del Governo Nazionale che riconosca definitivamente per i lavoratori della filiera delle costruzioni l’accesso alla cassa integrazione ordinaria per eventi climatici, fuori dal contatore delle 52 settimane massime attualmente previste e preveda tutele automatiche per tutti i tipi di lavoratori, dipendenti e autonomi, con l’obbligo per le imprese a rimodulare orari e carichi di lavoro tramite specifici accordi con le Rsu e le Ooss con particolare attenzione alle piccole aziende». (rcz)

Riaprire anche per il mese di luglio la strada Ionio-Tirreno

di ARISTIDE BAVA – Chiusura della Galleria della Limina: dopo l’annuncio di Giovanni Calabrese che lascia spazio alla ipotesi della apertura notturna della strada per il periodo di agosto ( in particolare dal 2 al 26 agosto), notoriamente quello maggiormente frequentato soprattutto dai turisti, c’è chi vede il bicchiere mezzo pieno e chi, invece, lo vede mezzo vuoto. È fuor di dubbio che la chiusura notturna della Galleria della Limina penalizza fortemente il settore turistico.

Lo si avverte in questi giorni e, in particolare lo avvertono gli operatori turistici e i titolari delle strutture ricettive più importanti del territorio che già in queste prime settimane dalla chiusura hanno visto parecchio ridimensionate le loro attività. Una constatazione inequivocabile che ha portato, come abbiamo anticipato, la sindaca di Siderno, Maria Teresa Fragomeni a lanciare un pesante grido d’allarme accompagnato dalla necessità di sospendere la chiusura almeno per i mesi di luglio e agosto. Una richiesta fatta in precedenza dagli stessi operatori turistici.

I disagi, peraltro, non sono solo degli operatori turistici ma anche di molti cittadini dell’una e dell’altra sponda che alle problematiche della chiusura notturna devono aggiungere anche i pesanti ritardi che si accumulano anche durante il giorno a causa dei semafori che rallentano pesantemente il traffico e provocano lunghe code sulla importante arteria. Anche questo è un problema serio  di cui bisognerebbe tenere conto. Ma. Come si diceva, a fronte della chiusura totale del periodo estivo c’è anche l’aspetto positivo determinato dall’annuncio di Calabrese. Quantomeno durante il mese di agosto i disagi saranno drasticamente dimezzati.

Ma basta questo per placare gli animi? Noi riteniamo, al pari di tanti cittadini della fascia ionica e di quella tirrenica che era meglio evitare che questo problema “esplodesse” in pieno periodo estivo visto, peraltro, che da molto tempo si sapeva di questa problematica. E inoltre, c’è anche un’altra pesante considerazione da fare: perché non è stata messa in sicurezza la strada alternativa che consente di aggirare la galleria della Limina. Sui social è stato pubblicato un video che lamenta fortemente, con precisi dati di fatto, la sua pericolosità di cui, peraltro, tutti erano, e sono, a conoscenza.

Logico che tutti hanno paura, soprattutto di notte, di fare quella strada dove ogni curva si accompagna ad una possibile trappola. In effetti se questa strada alternativa fosse percorribile senza eccessivi pericoli il problema sarebbe stato dimezzato. Probabilmente il maggiore tempo di percorrenza sarebbe stato affrontato in maniera diversa e con la giusta rassegnazione.

Allo stato attuale, invece, c’è da fare i conti con una situazione di serio pericolo e gli automobilisti lo sanno ed evitano di percorrere quella strada. Ecco, dunque, che in molti insistono per garantire l’apertura della Ionio -Tirreno per entrambi i due mesi estivi di luglio e agosto. E sarebbe opportuno riaprire il discorso. (ab)

 

Crescono le domande d’iscrizioni all’Unical: Sono al +28%

di FRANCO BARTUCCI – Aumentano anche per il nuovo anno accademico, le richieste di ammissione anticipata all’UniCal (+28%). L’alta qualità dell’offerta formativa contrasta l’emigrazione e la concorrenza delle università telematiche È in costante crescita la capacità attrattiva dell’Università della Calabria. Lo testimoniano, ancora una volta, le domande di partecipazione al bando di ammissione anticipata ai corsi di laurea triennale e a ciclo unico per il 2024/2025 che fanno segnare un dato davvero considerevole: 28% di studenti in più rispetto all’anno accademico precedente, che a sua volta aveva fatto registrare un aumento del 31% sui numeri del 2022/2023. 

Segno “più” per il quinto anno consecutivo

Dopo oltre un decennio di calo degli iscritti fino al 2019/20, per il quinto anno consecutivo dall’insediamento del Rettore Nicola Leone, l’Unical migliora i suoi numeri. Lo scorso anno erano arrivate 2.252 domande di ammissione anticipata, correttamente corredate dal certificato ottenuto con il Tolc (Test on line Cisia), mentre quest’anno sono 2.873. Un aumento di ben 621 studenti, pari al 28%; mentre rispetto al 2019/20, anno di inizio dell’attuale mandato rettorale, le domande sono più che raddoppiate, con un incremento di 1.628 studenti, pari al 131% in più. Salgono le istanze di iscrizione a quasi tutti i corsi di laurea triennali e a ciclo unico che prevedono l’ammissione anticipata: tra i più richiesti Ingegneria informatica con 291 domande, Economia aziendale (189), Informatica (187), Ingegneria gestionale (185), Lettere e beni culturali e Ingegneria meccanica (151).

Unical controcorrente

Numeri in assoluta controtendenza con il quadro nazionale e, in particolare, rispetto alle drammatiche previsioni sul futuro delle università del Mezzogiorno. Basti pensare che dal 2011 al 2021 gli atenei del Sud hanno perso oltre 100 mila iscritti (dati Anvur) e che – a causa del calo demografico e dell’emigrazione – secondo l’ultimo rapporto Svimez entro il 2041 potrebbe verificarsi un ulteriore calo del 27% degli iscritti nel Meridione. E se il contrasto al possibile calo di iscritti passa anche attraverso il potenziamento dell’attrattività internazionale, è da sottolineare il dato sulle domande di studenti extra Ue che arrivano a quota 154 (con una crescita del 157% nel confronto con lo scorso anno).

Premiata la formazione di qualità e in presenza

 «Sempre più giovani scelgono l’Unical come sede di studio universitaria, – commenta il Rettore Leone – per la qualità di un’offerta formativa in costante aggiornamento e le tante opportunità offerte dal nostro campus. La crescita del 28% delle domande di ammissione anticipata, rispetto al 2023/2024, e addirittura del 131% nel confronto con il primo anno del mio mandato rettorale, ci riempie di fiducia, in attesa dei dati definitivi sulle iscrizioni che giungeranno al termine delle due successive fasi di ammissione».

Certamente meno esposte al declino demografico del Paese e ai flussi migratori negativi sono le università online, che secondo l’ultimo rapporto realizzato dall’Area Studi Mediobanca hanno fatto segnare un’enorme crescita degli iscritti negli ultimi dodici anni. «Sono convinto che la formazione delle università telematiche – commenta il Rettore – che si riceve attraverso lo schermo di un computer, senza possibilità di confronto, non sia paragonabile a quella delle università in presenza. La vera natura della formazione universitaria non può prescindere dal confronto umano, diretto e quotidiano, con i docenti e con gli altri studenti. È così, attraverso il confronto e le relazioni socio-culturali, che si forma la coscienza critica e si forgiano i protagonisti del futuro, capaci di affrontare le sfide di una società in continua evoluzione».

Ammissione standard

Chi non riuscirà ad entrare in questa prima fase in un corso di laurea triennale e a ciclo unico potrà comunque partecipare all’ammissione standard, il cui bando sarà pubblicato a fine giugno nella sezione dedicata del portale di ateneo. Per tutti i corsi sarà previsto lo svolgimento dei Tolc necessario per stilare le graduatorie per selezionare gli ammessi in caso di saturazione dei posti a bando. Ma il test è innanzitutto uno strumento di verifica del possesso di un’adeguata preparazione iniziale. L’eventuale accertamento della presenza di lacune comporterà l’assegnazione di obblighi formativi aggiuntivi (Ofa) che potranno in ogni caso essere estinti seguendo i pre-corsi erogati dall’ateneo a settembre e superando il relativo esame. I candidati che non sosterranno il Tolc saranno inseriti in coda in graduatoria con l’assegnazione del punteggio minimo al test e l’attribuzione di tutti gli obblighi formativi previsti.

Lauree magistrali

È già aperta la fase di ammissione anticipata ai corsi di laurea magistrale dell’Unical. Possono partecipare anche gli studenti che non sono ancora in possesso del titolo di accesso, ma che lo conseguiranno entro l’anno accademico 2023/2024 (prima della laurea triennale non sarà possibile sostenere esami della magistrale). L’Unical intende così garantire ai suoi studenti la piena continuità del percorso di studio, evitando i ritardi e le interruzioni che potrebbero generarsi nel passaggio da triennale a magistrale.

 L’offerta formativa è molto ampia, con 38 corsi di cui 10 erogati interamente in lingua inglese, che rafforzano la vocazione internazionale dell’Università della Calabria. Per favorire l’iscrizione di studenti europei ed extra regionali, l’accesso a tali corsi sarà regolato tramite colloqui online. (fb)

Sposato (Cgil): Il tema salariale e il lavoro povero sono la vera emergenza in Calabria

«l tema salariale e quello del lavoro povero sono la vera emergenza nel nostro Paese e in Calabria». È quanto ha detto Angelo Sposato, segretario generale di Cgil Calabria, nel corso dell’iniziativa Le mille facce del precariato, svoltasi a Cosenza e organizzata da Cgil Cosenza.

Presenti, oltre a Sposato, il Segretario Cgil Nazionale Pino Gesmundo, il Segretario Generale Cgil Cosenza Massimiliano Ianni, la Segretaria Cgil Cosenza Teresa Aiello, il sindaco di Cosenza Franz Caruso, la docente di Politica economica all’Unical Rosanna Nisticò, il neo europarlamentare e docente di Economia del lavoro all’Università Roma Tre Pasquale Tridico. Presente solo per un breve saluto a causa di impegni l’Arcivescovo della Diocesi di Cosenza Bisignano, Monsignor Giovanni Checchinato.

«Occorre spezzare le catene che tengono il lavoro prigioniero dello sfruttamento e liberarlo. Per questo abbiamo voluto i referendum, per questo occorre sostenere i contratti collettivi aggiungendo il salario minimo. Solo chi non conosce il disagio di milioni di lavoratori ed ha la pancia piena non riesce a comprendere ciò», ha detto Sposato, sottolineando come «i giovani scappano perché non vogliono più farsi sfruttare con stipendi da fame e le classi dirigenti non possono fare finta di non vedere il disagio».

«Il governo Meloni – ha denunciato – ha abbandonato il Sud e lasciato in povertà milioni di persone eliminando l’unico strumento di sostegno alle famiglie.  La politica deve assumere un ruolo di orientamento per gli investimenti pubblici delle partecipate in Calabria che scappano come stanno facendo Tim, Enel, Eni».

«La sinistra deve tornare a fare la sinistra se ne è capace – ha rilanciato –. I dirigenti che fanno finta di essere di sinistra e poi votano leggi contro le lavoratrici ed i lavoratori, non sono tali e dovrebbero fare un passo indietro. Nei prossimi giorni torneremo sulle vertenze Abramo, tirocinanti, Amaco, sulle bonifiche dei veleni di Crotone. In Calabria serve una rivoluzione culturale e delle coscienze e questo può avvenire dialogando con le persone, nelle piazze, nei luoghi di lavoro, in mezzo alla gente».

«Serve – ha concluso – un nuovo regionalismo del Sud da contrapporre a questo scellerato disegno di autonomia differenziata che va combattuto. E se dovesse essere approvato dal Parlamento inizieremo a raccogliere le firme per i referendum».

«Non si limiti alle dichiarazioni. Produca atti formali da presidente della Regione chiedendo il ritiro del provvedimento e si impegni a sottoscrivere la richiesta di referendum nel caso venga approvato dal parlamento», ha detto Pino Gesmundo, rivolgendosi al presidente della Regione, Roberto Occhiuto.

«Il disegno di legge sull’autonomia differenziata – ha spiegatoMassimiliano Ianni – rappresenta un crimine contro la nostra storia, contro la nostra Costituzione. Un colpo mortale che devasta il welfare, privatizza la sanità e cancella i nostri diritti. A noi il compito di far capire che la precarietà lavorativa sociale esistenziale è all’origine della crisi di democrazia che stiamo vivendo ed è causa primaria di divisione sociale». (rcs)

A Crotone la nuova sede di Sabir

L’Associazione Sabir ha finalmente un posto da chiamare casa. È stata inaugurata nel pomeriggio di venerdì 14 giugno la nuova sede che ospita l’associazione crotonese, impegnata dal 2017 nell’ambito dell’educazione, della lotta alla povertà educativa, dell’inclusione sociale, della lotta alle disuguaglianze, del contrasto alla povertà, della solidarietà e della cooperazione internazionale.

Si trova a Crotone, al civico 16 di viale Stazione: un edificio a due piani per complessivi 500 metri quadrati, dotato di un accogliente spazio esterno per le attività ludiche e il relax.

Al piano terra dello stabile, che è stato completamente ristrutturato, trovano spazio i locali che accolgono operatori e volontari impegnati nei progetti e dell’attività dell’associazione: lo sportello di ascolto, la sartoria solidale, la stanza per l’ascolto protetto di minori vittime o testimoni di violenza, il centro ‘A Casa di Iulia’ che offre servizi psicoeducativi e logopedici per bambini e ragazzi con disturbo del neuro-sviluppo. Al primo piano, invece, sono ubicati gli uffici amministrativi, una ampia sala riunioni e una piccola cucina per sentirsi davvero a casa, anche mentre si è al lavoro.

A tagliare il nastro, circondati dall’affetto di tantissimi amici, collaboratori e rappresentanti di altre realtà associative del territorio, sono stati la presidente e il vicepresidente di Sabir, Manuelita Scigliano e Giuseppe Di Gioia, che hanno ripercorso lo straordinario percorso dell’associazione nei suoi primi sette anni di vita. 

«Il nostro – ha dichiarato Manuelita Scigliano – non è un semplice lavoro, ma una vera e propria missione. Abbiamo attraversato tante difficoltà e probabilmente ne attraverseremo ancora, ma la convinzione di potercela fare non ci ha mai abbandonato. Ed eccoci qua: in un territorio abituato alla rassegnazione, stiamo dimostrando che le belle realtà come la nostra possono non solo continuare, ma possono anche migliorare, diventando un punto di riferimento per l’intera comunità».

Giuseppe Di Gioia ha ringraziato tutti per la presenza, spiegando che «il terzo settore diventa forte se è unito, stando insieme e facendo rete, con l’unico obiettivo di portare avanti le istanze delle persone più fragili».

All’inaugurazione, ha partecipato anche il sindaco di Crotone, Vincenzo Voce, che ha ricordato il fondamentale ruolo del terzo settore sia dal punto di vista di intervento sociale che di opportunità occupazionale. Presente, anche, il vicario del questore di Crotone, Leonida Marseglia, che ha sottolineato l’importanza dell’associazionismo e del volontariato nei territori, perché intervengono in quegli spazi in cui spesso le amministrazioni pubbliche non riescono a inserirsi.  

Non ha voluto mancare alla festa neanche il consigliere comunale Enzo Poerio, in rappresentanza dell’amministrazione di Casabona, che ha messo a disposizione il terreno su cui nascerà la fattoria terapeutica per la produzione di latte d’asina e l’onoterapia, prevista da Bosco, ultimo progetto promosso da Sabir e sostenuto da Fondazione con il Sud. (rkr)