Klaus Davi: perplessità sulla risposta del Viminale sui “brogli” delle elezioni reggine

Lascia perplesso Klaus Davi la replica del Ministro degli Interni alle interpellanze sui presunti brogli elettorali alle elezioni amministrative di Reggio del 20-21 settembre scorso. Il massmediologo ha diffuso una nota in cui esprime sconcerto e si augura interventi urgenti per ripristinare le istanze di legalità che vengono dal territorio. «Leggiamo – afferma Klaus Davi – di una replica del Viminale a una interpellanza della compagine di centro destra in merito ai brogli nelle ultime elezioni a Reggio Calabria. Una replica che dice e non dice, che fa intendere ma poi prende tempo. Nessuna chiarezza anche sui tempi delle verifiche. Mentre per altri comuni si è scelta la mano pesante e muscolare, con Reggio si va in punta di piuma…. Di questa ‘replica’ emerge anche una questione politica non indifferente: emerge, a nostro avviso,  quanto poco venga considerata la richiesta di una parte importante della politica nazionale che è maggioranza nel paese (il centro destra) da chi, almeno,  avrebbe dovuto rispondere.  Perché così poca considerazione? Non sono abbastanza autorevoli i firmatari? Il centro destra non merita la dovuta considerazione? E questo benché Lega e Forza Italia siano importanti ‘azionisti’ del governo Draghi tenuti molto in considerazione del Premier. Ma nel leggere questa replica i cittadini reggini avranno la sensazione che il centrodestra conta zero, agli occhi del Ministero degli Interni quantomeno. Per andare al sodo: il Viminale scarica sulla Procura una richiesta di legalità che avrebbe meritato dalle istituzioni una risposta ben più consistente, in una terra che le stesse istituzioni in occasione pubbliche definiscono ‘difficile e dove lo Stato deve essere presente’. Pleonastico ricordare che la Prefettura non ha minimamente tenuto in considerazione anche le nostre istanze e quelle di Vox Italia Calabria. E questo nonostante precise di denunce in merito di parentele con killer di ‘ Ndrangheta di un candidato di Falcomatà mai smentite dalla Prefettura. Parentele ampiamente sufficienti per sciogliere altri comuni spesso commissariati per motivi molto più blandi  di quanto accaduto nella nostra città».

Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil in piazza con i lavoratori del comparto agricolo e pesca

Anche i segretari regionale di Flai CgilFai CislUila UilBruno CostaMichele SapiaNino Merlino sono scesi in piazza, a Catanzaro, insieme ai lavoratori del comparto agricolo e della pesca, per porre all’attenzione del governo territoriale le problematiche relative alle lavoratrici e lavoratori del comparto agricolo e della pesca, esclusi da ogni forma di ristoro in seguito alle chiusure e alla riduzione dell’attività dovute alla pandemia.

Assieme a loro, anche Luigi Veraldi, segretario Cgil Calabria e Antonio Cimino, segretario Cgil Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo.

La decisione di continuare la mobilitazione sta tutta nel fatto che ancora non sono state date le adeguate risposte a quei lavoratori, indicati per tanti mesi come essenziali e che hanno assicurato cibo fresco sulle nostre tavole, e che ancora una  volta sono stati esclusi dal diritto a qualsiasi “sostegno”, malgrado abbiano subito la perdita di milioni di giornate di lavoro a causa dell’emergenza Covid.

I sindacati chiedono unitariamente a Governo e Parlamento di modificare il Decreto Sostegni poiché “discrimina il mondo del lavoro agricolo”, e di scongiurare la reintroduzione dei voucher come modalità di assunzione in agricoltura e per garantire per l’anno 2020 le stesse giornate di lavoro svolte nel 2019 ai fini della disoccupazione agricola.

Una delegazione dei rappresentanti sindacali ha consegnato alla dottoressa  Richichi, delegata dal prefetto Maria Grazia Cucinotta, il documento unitario delle segreterie regionali e territoriali di Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil con cui rivendicano – oltre alla garanzia per l’anno 2020, ai fini della tutela assistenziale e previdenziale delle stesse giornate di lavoro del 2019 – «il bonus per gli stagionali dell’agricoltura e la sua compatibilità con il reddito di emergenza, l’estensione della Naspi ai dipendenti a tempo indeterminato di imprese cooperative e dei loro consorzi, la tutela dei lavoratori agricoli nelle zone colpite da calamità naturali, eventi distruttivi, parassiti quali Xylella e cimice asiatica, il riconoscimento di una Cassa integrazione stabile anche per i pescatori vista la forte riduzione dell’attività della pesca».

Le Federazioni nazionali di Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil da tempo chiedono il riconoscimento della clausola sulla condizionalità sociale nella Politica agricola comune, per «fare in modo che i contributi europei vadano solo a chi rispetta i contratti di lavoro e le leggi sociali, continuando ad esprimere la contrarietà al tentativo di semplificare ancora di più l’uso dei voucher in agricoltura, con gravi ricadute sulle tutele e i diritti dei lavoratori, esprimendo l’esigenza di rinnovare rapidamente i controlli provinciali visto che le trattative sono bloccate in quasi tutti i territori».

«In questa occasione, le Federazioni territoriali in sinergia con le Federazioni regionali – si legge ancora nel documento consegnato al prefetto di Catanzaro – in un territorio come quello calabrese nel quale agricoltura e pesca rappresentano settori trainanti, ribadiscono l’importanza delle azioni di prevenzione e di informazione per contrastare il caporalato e il lavoro nero in agricoltura, avviando anche momenti di confronto territoriale e regionale e delle iniziative utili a valorizzare il settore della pesca, attivando il Tavolo Azzurro, ribadendo l’importanza di concludere la trattativa per il rinnovo dei contratti provinciali agricoli in tempi contenuti a conferma della necessità di sostenere il lavoro dignitoso nel comparto agricolo».

Le Federazioni, infine, assicurano «saranno in prima linea per continuare a sostenere il valore del confronto, della contrattazione e della bilateralità, che rappresentano importanti strumenti per una regione in perenne crisi socio-economica e fortemente provata anche dall’attuale pandemia». (rcz)

COVID-19 – Il Bollettino del 10 aprile. Dati ufficiali della Regione Calabria

Il bollettino medico del 10 aprile 2021: in Calabria + 477 casi

 

In Calabria ad oggi sono stati sottoposti a test 655.464 soggetti per un totale di tamponi eseguiti 699.381 (allo stesso soggetto possono essere effettuati più test).

Le persone risultate positive al Coronavirus sono 51.088 (+477 rispetto a ieri), quelle negative 604.376.

Sono questi i dati giornalieri relativi all’epidemia da Covid-19 comunicati dal dipartimento Tutela della Salute.

Territorialmente, dall’inizio dell’epidemia, i casi positivi sono così distribuiti:

– Cosenza: CASI ATTIVI 6.317 (133 in reparto Azienda ospedaliera di Cosenza; 22 in reparto al presidio di Rossano;14 al presidio ospedaliero di Acri; 22 al presidio ospedaliero di Cetraro; 0 all’ospedale da Campo; 17 in terapia intensiva, 6.109 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 9.853 (9.452 guariti, 401 deceduti).

– Catanzaro: CASI ATTIVI 2.886 (60 in reparto all’Azienda ospedaliera di Catanzaro; 11 in reparto al presidio di Lamezia Terme; 30 in reparto all’Azienda ospedaliera universitaria Mater Domini; 13 in terapia intensiva; 2.772 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 4.734 (4.626 guariti, 108 deceduti).

– Crotone: CASI ATTIVI 1.071 (43 in reparto; 1028 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 3.511 (3.451 guariti, 60 deceduti).

– Vibo Valentia: CASI ATTIVI 476 (16 ricoverati, 460 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 4.059 (3.986 guariti, 73 deceduti).

– Reggio Calabria: CASI ATTIVI 1598 (103 in reparto all’Azienda ospedaliera di Reggio Calabria; 18 in reparto al presidio ospedaliero di Gioia Tauro; 8 in terapia intensiva; 1.469 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 16.213 (15.958 guariti, 255 deceduti).

– Altra Regione o stato estero: CASI ATTIVI 61 (61 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 309 (309 guariti).

I casi confermati oggi sono così suddivisi: Cosenza 141, Catanzaro 133, Crotone 46, Vibo Valentia 37, Reggio Calabria 119. Altra Regione o stato estero 1.

Nel conteggio sono compresi anche i due pazienti di Bergamo trasferiti a Catanzaro, mentre non sono compresi i numeri del contagio pervenuti dopo la comunicazione dei dati alla Protezione civile.

IL REPORT DI OGGI 10 APRILE

Appello dei lavoratori Terme Luigiane alle rappresentanze politiche calabresi

di FRANCO BARTUCCI – I lavoratori delle Terme Luigiane, attraverso l’Associazione “Comitato Lavoratori Terme Luigiane”, costituitasi tre anni addietro, proprio in virtù dello stato precario e non chiaro della vicenda delle Terme Luigiane, che trovò l’adesione di oltre 1.500 aderenti, tra lavoratori e curanti delle stesse terme con residenza, sia nell’area del cosentino, che in altre località della Calabria ed extra regione, hanno rivolto un appello per un intervento specifico e risolutorio della loro vicenda legato alla funzionalità delle Terme Luigiane.

Il documento, firmato dal presidente dell’Associazione, Giuseppe Tucci, è stato inoltrato: a tutti i politici calabresi, a livello parlamentare e regionale; ai sindaci della fascia tirrenica; alle autorità giudiziarie e sindacali della Calabria, al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ed al ministro degli Interni, Luciana Lamorgese.

Dopo aver raccontato la loro disavventura a partire dal  16 aprile 2016, data di scadenza della subconcessione, i lavoratori dicono nel loro appello che da lì è cominciato un vero e proprio calvario che ha visto «il nostro lavoro precipitare nella costante precarietà fatta di proroghe e di accordi in extremis, e purtroppo oggi anche questo sta venendo meno».

«Oggi – dicono – ci troviamo di fronte ad una situazione paradossale: i Comuni di Acquappesa e Guardia Piemontese hanno intrapreso con la Sateca un confronto privo di regole. Quello che faticosamente si costruisce in una riunione viene, da parte delle Amministrazioni comunali, regolarmente smontato e rilanciato. È il caso degli ultimi scambi epistolari tra Azienda e Comuni, dove si è passati dal paventare, da parte dei comuni, una concessione in comodato d’uso gratuito delle acque e degli immobili, alla richiesta di un canone di concessione per le sole acque di € 120.000,00 che corrisponde al triplo di quanto precedentemente corrisposto dalla Sateca sia per le acque che per l’uso degli immobili». 

«Ci chiediamo – rafforzano i lavoratori nel loro appello – che senso abbia questa richiesta, e se sia la politica giusta soprattutto in un momento storico di crisi del settore dovuto alla ridotta produttività legata al Covid. I signori sindaci di Acquappesa e Guardia Piemontese, anziché favorire un’azienda che nel 2020 ha garantito con grandi difficoltà le attività termali, e di conseguenza il nostro lavoro, triplicano il canone in totale controtendenza rispetto a quanto accade nel resto del mondo dove si tenta di intervenire sulle crisi aziendali con aiuti e sovvenzioni». 

«In tutto questo la Regione Calabria – continuano – proprietaria delle acque, appare poco più di un semplice spettatore, dimenticando il ruolo di controllore che la legge sul termalismo calabrese le impone. Dopo decine di richieste di incontro nostre e del sindacato, siamo stati ricevuti dall’assessore alle attività produttive, al lavoro e al turismo, Fausto Orsomarso, il quale ci ha dato la sensazione che, anziché rendersi promotore di soluzioni fattive, stia giocando da una parte che non è sicuramente quella dei lavoratori».

«Vi chiediamo di raccogliere il nostro appello – scrivono i lavoratori nel loro appello – intervenendo per la tutela del lavoro e la sopravvivenza di 250 famiglie che non vogliono vivere di ristori e/o ammortizzatori sociali. Le Terme Luigiane sono una realtà importante: ogni anno 500.000 cure, 22.000 pazienti, 32.000 presenze negli alberghi di proprietà Sateca, un costo del personale di due milioni e duecentocinquantamila euro (dati da Bilancio) che creano benessere in tutto il comprensorio, senza tralasciare il servizio socio/sanitario che da sempre viene garantito a tutti i cittadini, calabresi e non».

Il documento si chiude chiedendo a tutti un intervento deciso e mirato, che normalizzi in maniera definitiva la gestione delle Terme Luigiane nel rispetto delle regole, della legalità e della trasparenza.

«Le Terme Luigiane sono patrimonio di tutti – così dicono – e non possono essere lasciate in balìa delle decisioni di pochi e non si può ancora una volta pensare di distruggere una realtà che funziona,  in quanto dà lavoro e porta benessere a tutti senza bisogno di ricorrere a denaro pubblico». 

Fin qui, il contenuto dell’appello ai politici calabresi, dal quale i lavoratori si aspettano una intensa partecipazione di interessamento da parte di questi, oltre che di vicinanza al loro stato che finisce per coinvolgere anche le loro famiglie.

«Che fine hanno fatto quei consiglieri regionali del cosentino – manifestano con sofferenza alcuni lavoratori fuori dai documenti ufficiali – che conoscono bene la vicenda, per aver contribuito in passato a predisporre leggi e  norme, che hanno portato a questo stato delle cose, senza registrare finora, da parte loro, alcun intervento  mirato a dare la certezza sulla funzionalità delle Terme e di conseguenza la tutela del loro stato occupazionale? Se per lunedì non avremo alcun segnale in tal senso non ci resta – dicono – che tornare alle manifestazioni di protesta sulle piazze e sulle strade». (rcs)

L’allarme di Coldiretti: Un’azienda agricola su cinque in crisi per stop canale Ho.Re.Ca. e crollo turismo

È un quadro preoccupante, quello emerso dall’analisi di Coldiretti sui dati Istat relativi al periodo compreso tra il 2020 e il 2021 sulla domanda dei prodotti: «su quasi una azienda agricola su cinque (18%), pesa la riduzione della domanda di prodotti provocata soprattutto dal crollo del turismo e dal taglio degli acquisti da parte dei bar, ristoranti e pizzerie costretti alla chiusura».

Ma non è finita qui: «Tra le preoccupazioni – ha sottolineato la Coldiretti – c’è l’impatto dell’aumento dei costi di produzione (7,5%) che riguarda le materie prime, dai prodotti energetici agli alimenti per il bestiame, mentre il 6,9% segnala la mancanza di liquidità per fare fronte alle spese correnti. Le aziende agricole italiane non hanno comunque mai smesso di lavorare per garantire la continuità delle forniture alimentari sugli scaffali di negozi e supermercati e consentire, quindi, alle famiglie di fare la spesa».

«Un ruolo – ha sottolineato la Coldiretti – ricoperto con responsabilità e dedizione da quasi 740 mila imprese agricole impegnate per la tutela del paesaggio, lo sviluppo economico del Paese, la sicurezza e la salute delle persone attraverso la produzione di cibo. Un punto di forza per la nostra agricoltura è quello di essere la prima in Europa per valore aggiunto ma è anche la più green e può contare sulla leadership indiscussa per la qualità alimentare. e il primato della sicurezza alimentare mondiale».

«La diffusione dei dati Istat sul commercio al dettaglio a febbraio 2021 – ha riferito Coldiretti – mette in risalto che, per la prima volta dall’inizio della pandemia, gli italiani hanno tagliato anche la spesa alimentare che è crollata del 5,5. Una brusca inversione di tendenza dopo che l’alimentare era risultato il settore che aveva resistito meglio alla crisi con un aumento della vendite al dettaglio determinato anche dal maggior tempo trascorso a casa dagli italiani in lockdown».

Per Coldiretti, «è importante aver ottenuto il taglio del costo del lavoro, ma occorre rafforzare le misure di sostegno all’agricoltura nei settori che hanno avuto perdite più rilevanti, come quello dell’allevamento, dell’agriturismo, del vino e della birra. È quanto ha chiesto la Coldiretti all’audizione sul Dl Sostegni alla Commissione Bilancio del Senato, proprio in occasione della diffusione dei dati Istat dai quali emerge che più di quattro aziende agricole su dieci (40,8%) non hanno ricevuto alcun tipo di sostegno economico».

«La Coldiretti – si legge in una nota – ha chiesto anche la proroga della sospensione delle rate di mutui bancari, ed ha formulato al Ministero delle Politiche Agricole una proposta per il riparto del fondo filiere, a favore dei settori più danneggiati».

«L’emergenza globale provocata dal Covid – ha dichiarato Franco Aceto, presidente di Coldiretti Calabria – ha fatto emergere una consapevolezza diffusa sul valore strategico rappresentato dal cibo, e sulle necessarie garanzie di qualità e sicurezza».

«Per cogliere l’ opportunità storica del Recovery Plan – ha detto ancora Aceto – Coldiretti ha elaborato e proposto, per tempo, progetti concreti immediatamente cantierabili per l’agroalimentare con una decisa svolta verso la rivoluzione verde, la transizione ecologica e il digitale in grado di offrire un milione di posti di lavoro green entro i prossimi 10 anni». (rrm)

Comitato Magna Graecia contro riconversione degli ospedali di Rossano e Cetraro in poli covid

Il Comitato Magna Graecia è contro la proposta, avanzata da Claudio Picarelli, segretario regionale della Federazione Sindacale dei Medici Uniti (Fismu), di riconvertire, totalmente, i plessi ospedalieri di Rossano e Cetraro per smaltire il carico attualmente presente sul Presidio Hub dell’Annunziata.

«La singolare proposta – si legge in una nota – nascerebbe dal fatto che l’Hub cosentino ha già riconvertito 6 reparti in polo Covid più 19 posti in terapia intensiva ed, allo stato attuale, giacciono oltre 20 pazienti presso il Ps in attesa di essere indirizzati in reparto. È, ormai, pratica consueta che i poteri centralisti partoriscano idee che guardino verso la risoluzione delle problematiche parziali e contestualmente generino aggravio per le strutture periferiche».

«Ci chiediamo – continua la nota –: “È a conoscenza, il presidente della Fismu, della condizione che vive il Plesso Bizantino dello Spoke di Corigliano Rossano? Sa che nel medesimo pronto soccorso, ormai da diverse settimane, è stato allestito un reparto Covid di fortuna e nelle prossime ore saranno riconvertiti 40 posti letto per la medesima patologia? Ed ancora, è a conoscenza che sullo Spoke Jonico grava la domanda del distretto più grande di tutta l’Asp”?».

«Diciamo questo – prosegue la nota – solo in considerazione dello stato attuale delle cose, ma non abbiamo di certo dimenticato, come la gestione della pandemia, in Calabria, abbia letteralmente disatteso le raccomandazioni prescritte dal Ministero della salute nel lontano gennaio 2020. Era stato stabilito, e lo abbiamo ricordato più volte, che l’allocazione dei già sospetti Covid avvenisse solo negli Hub, uniche strutture dotate di Dea di II livello. Questi, una volta svuotati dalle degenze ordinarie che potevano e dovevano essere allocate presso gli Spoke per gli acuti e nei presidi dismessi per le patologie minori, avrebbero potuto rispondere alla domanda sanitaria con l’offerta di mezzi, strumenti e personale ospedaliero qualificato e numericamente adeguato alle esigenze».

«Negli spoke – viene spiegato nella nota – non ci sono esperti infettivologi o virologi e di, questo, il sindacato dovrebbe esserne a conoscenza.  Si è preferito, invece, contaminare i già precari presidi Spoke, atavicamente sguarniti di Personale e mezzi idonei, realizzando lazzaretti di fortuna. Non è un caso, infatti, che negli Spoke riadattati a polo Covid, l’incremento del contagio sia salito alle stelle. A riguardo, si veda la situazione che stanno vivendo i presidi di Corigliano-Rossano, Crotone, Cetraro e Lamezia, dove la carenza di mezzi e personale sta conducendo queste strutture ad implodere. Senza considerare che diverse di queste strutture sono allocate in località turistiche, votate al terziario, e l’incremento considerevole del contagio ha aggiunto al danno la beffa, considerando le continue chiusure delle attività commerciali presenti sul territorio: unica fonte di sostentamento economico per queste realtà, letteralmente sconquassate da una gestione della pandemia nata male e condotta peggio, a differenza dei capoluoghi storici che possono godere dei flussi di Stato grazie alla massiccia presenza di dipendenti pubblici».

«La Regione aveva chiesto ed ottenuto – viene ricordato – l’apertura di un Presidio da Campo a Cosenza, con un ingente investimento, che dissennatamente, in piena terza ondata, è stato riconvertito in centro vaccinale, come se di colpo a Cosenza fossero finite le strutture da poter dedicare all’inoculazione del siero.  In considerazione di ciò, dispiace constatare che, anche le sigle Sindacali di Categoria abdichino al volere centralista, disattendendo le prescrizioni di pool di medici del dipartimento del Ministero della Salute, che già agli albori della problematica avevano prescritto le modalità gestionali ed operative del sospetto Covid, da indirizzare esclusivamente presso le strutture Hub di riferimento».

«Si è preferito, invece – conclude la nota – realizzare pratiche sommarie e scriteriate con le conseguenze ormai palesi a tutti: la completa e inadeguata gestione pandemica con l’aggravio di una debacle economica per tutte quelle aree che non avevano, e non hanno, i mezzi materiali ed il capitale umano e professionale per contrastare il proliferare del virus La cosa che più spiace è l’atteggiamento della politica nostrana. Impegnata in lotte di condominio e ragionamenti da cantina, resta totalmente avulsa dall’esprimere una linea d’indirizzo su tali sciagurate proposte, avallando, qualora vi fosse dubbio il continuo trattamento, a pesci in faccia, riservato alle aree joniche da sedicenti affiliati ai poteri del centralismo». (rkr)

Il sindaco Domenico Mantegna: Locride cruciale per la ripartenza del territorio

Il sindaco di Benestare e consigliere metropolitano, Domenico Mantegna, ha dichiarato che la «Locride è cruciale per la ripartenza del territorio».

«Il mio percorso “metropolitano” – ha detto – pone come priorità il tema del Recovery. Credo che per il nostro territorio si tratti di un’occasione unica, su cui occorre però lavorare bene. In tal senso, sono tante le preoccupazioni e le perplessità rispetto alla strategia adottata dal governo centrale. Dubbi che riguardano soprattutto la quota di risorse destinate al Mezzogiorno, ovvero il 34%. Una dotazione che riteniamo non congrua e che peraltro annovera al suo interno i fondi strutturali già previsti per il Sud».

 

Secondo Mantegna, il futuro del territorio reggino si gioca tutto adesso: «si tratta, dunque, di una questione molto seria, che occorre affrontare in profondità anche con il supporto della deputazione parlamentare del Mezzogiorno. La Comunità europea tra i suoi obiettivi pone chiaramente la riduzione del divario tra le due aree del Paese. Ma quella che è stata scelta non è la strada giusta perché servirebbero almeno il 60% dei fondi per rimettere in moto il Sud e porre fine ad un gap infrastrutturale non più tollerabile».

Restando in ambito “comunitario”, Mantegna ha ricordato inoltre che «l’Ente metropolitano e la sua giunta, hanno adottato una delibera in cui si chiede di inserire tra le risorse del Recovery l’ammodernamento della Statale 106. E crediamo che si debba riaprire il confronto anche su altre due opere fondamentali, quali la grande via di comunicazione Gioiosa-Rosarno e la trasversale Bovalino-Bagnara. Il Recovery menziona solo l’alta velocità e il porto di Gioia Tauro, davvero troppo poco per parlare di un intervento che punta con decisione sul rilancio infrastrutturale». 

La crisi sanitaria che si protrae ormai da più di un anno è diventata, a tutti gli effetti, un’emergenza sociale. «Specie in un territorio come il nostro, – ha evidenziato Mantegna – fragilissimo già prima del Covid e in cui i servizi essenziali sono carenti e si fa fatica a dare risposte adeguate alle tante istanze del tessuto sociale».

«Il nostro entroterra, in particolare – ha proseguito – vive una condizione di grave isolamento e proprio in queste settimane lo stiamo vedendo con maggiore evidenza, anche in relazione al piano vaccinale e ai servizi sanitari. Ma penso anche al tema dell’occupazione giovanile e alla necessità di riattivare percorsi formativi e qualificanti come il Servizio civile. Il bilancio della Città metropolitana, che a breve verrà approvato, punta a dare segnale concreto proprio in questa direzione».

Il nuovo corso di Palazzo “Alvaro” scommette, con decisione, sulla partecipazione delle comunità locali che rivestono un ruolo strategico in chiave turistica e attrattiva. A cominciare dai piccoli centri come Benestare, cittadina che ricade nel comprensorio della Locride, a sette chilometri dal mare, con poco meno di tremila abitanti ricordata per le sue case di gesso e per l’accoglienza della sua gente.

«La Locride – ha evidenziato il consigliere Mantegna – è tra le aree del territorio metropolitano più isolate. Con il sindaco Giuseppe Falcomatà, abbiamo condiviso la visione strategica per il rilancio di questa area e per una forte attenzione nei confronti delle comunità che devono giocare un ruolo da protagonisti, forti delle enormi potenzialità che possiedono».

«La Città metropolitana – ha concluso Mantegna – è un ente di programmazione che può, in questa nuova fase, scrivere una pagina nuova di riscatto e crescita socioeconomica». (rrc)

L’assessore Orsomarso: Piano da 72 milioni di euro per lavoro decisivo per la Calabria

L’assessore regionale al Lavoro, Fausto Orsomarso, ha dichiarato che «il nostro piano di misure integrate, che prevede politiche attive per il lavoro da 72 milioni di euro, è un segnale decisivo per la Calabria e sta registrando un largo apprezzamento anche a livello nazionale».

«Siamo continuamente impegnati – ha spiegato ancora Orsomarso – a creare quello che definisco un ponte oltre la crisi, sostenendo i livelli occupazionali e il riallineamento delle competenze dei lavoratori alle necessità di riconversione e ristrutturazione delle aziende calabresi. E, in questo senso, fanno davvero piacere l’apprezzamento e la vicinanza istituzionale dell’assessore al Lavoro della Regione Veneto, Elena Donazzan, che ha sottolineato il mio impegno e quello di tutta la Giunta per fare del Sud una terra a difesa del lavoro e delle imprese. La ringrazio e la invito a rinnovare un confronto sempre più efficace e duraturo. L’Italia, quando si muove unita, affronta meglio le sfide verso il futuro».

«Accolgo con convinzione, inoltre, l’appello lanciato dal segretario regionale della Cgil regionale, Angelo Sposato, che ha invitato tutte le istituzioni e i rappresentanti politici a unire le forze per affrontare quella che è stata giustamente definita come la peggiore crisi di sempre».

«Sono pienamente d’accordo e ritengo che, oggi più che mai – ha concluso l’assessore – sia il tempo della responsabilità e non quello della partigianeria politica. Auspico, dunque, che questa comunione d’intenti possa essere raggiunta al più presto e, in particolare, a partire dalle questioni che ruotano attorno ai fondi del Recovery fund, fondamentali per lo sviluppo della Calabria». (rcz)

Al via la terza edizione del Magna Graecia Film Festival School in the city

Prende il via, lunedì 12 aprile,, la terza edizione del Magna Graecia Film Festival School in the city, pensato e disegnato per i giovani delle scuole con l’obiettivo di educare le nuove generazioni al linguaggio cinematografico e contribuire in maniera importante alla loro formazione umana, civile, sociale e culturale.

Il Magna Graecia Film Festival School in the city, ideato da Gianvito e Alessandro Casadonte, e realizzato nell’ambito del Piano Nazionale Cinema per la Scuola promosso dal Mibact e dal Miur – torna a coinvolgere, con la sua terza edizione, le scuole del territorio di Catanzaro.

Il programma, dal 12 al 27 aprile, presentato al Liceo Classico Galuppi di Catanzaro, proporrà agli studenti la visione di sei opere d’autore per arrivare ad altrettanti incontri con le grandi professionalità del settore cinematografico e televisivo. Viste le restrizioni imposte dall’emergenza covid, l’evento si svolgerà sul web, e ad ospitarlo sarà la piattaforma MyMovies che permetterà agli studenti di vedere i film in concorso, che saranno poi discussi e votati dagli stessi grazie alla collaborazione di dirigenti e insegnanti degli otto istituti superiori aderenti.

«Abbiamo voluto fortemente promuovere il festival, con una conferenza stampa in presenza – ha detto Gianvito Casadonte – per lanciare un messaggio in questo momento così difficile e delicato per il mondo della scuola e dello spettacolo. E’ importante offrire momenti di incontro e di dibattito per i più giovani che hanno bisogno, specialmente in questo periodo, di opportunità di crescita culturale, confrontandosi e interagendo con chi fa il cinema e gli addetti ai lavori».

I dettagli del programma sono stati illustrati dal coordinatore Antonio Capellupo: saranno trattati temi di grande attualità e rilevanza come il caporalato, l’immigrazione, l’inquinamento ambientale, e ancora la lotta alla criminalità organizzata e le stragi di mafia, e gli studenti potranno dialogare direttamente con gli autori e i protagonisti dei film selezionati tra le opere prime e seconde della scorsa stagione. In chiusura, l’evento speciale dedicato a “Il giudice ragazzino” in ricordo di Rosario Livatino che, il prossimo 9 maggio, sarà il primo magistrato beato nella storia della Chiesa. Prevista anche una masterclass d’eccezione con gli attori Milena Mancini e Vinicio Marchioni.

Hanno portato il proprio saluto la dirigente scolastica del Liceo “Galluppi”, Elena de Filippis, coadiuvata dalla docente Margherita Toraldo – che ha ringraziato i promotori per l’occasione offerta ai ragazzi di “uscire dall’isolamento a cui la pandemia li ha costretti, aprendosi alle relazioni e alla curiosità verso il linguaggio del cinema”.

Anche don Mimmo Madonna, a nome dell’Istituto Salesiano di Soverato, ha sottolineato il valore di un’iniziativa che mira a favorire la partecipazione attiva e la formazione di una coscienza critica tra le nuove generazioni. Sono intervenute anche le insegnanti Francesca Nicotera dell’Istituto “Fermi”, Raimonda Bruno del Liceo Scientifico “Siciliani” e Maria Laura Tortorella, dell’Istituto Tecnico Agrario “Vittorio Emanuele II”.

Parteciperanno alle proiezioni e agli incontri anche gli studenti dell’Istituto Tecnico Settore Tecnologico “Scalfaro”, dell’Istituto Tecnico Economico “Grimaldi-Pacioli” e dell’Istituto “Petrucci Ferraris Maresca”. (rcz)

Il Programma

Spaccapietre di Gianluca De Serio e Massimiliano De Serio
12 aprile – Proiezione virtuale su MyMovies
13 aprile 15.30 – Incontro in streaming con i registi Gianluca e Massimiliano De Serio

Padrenostro di Claudio Noce
14 aprile – Proiezione virtuale su MyMovies
15 aprile, ore 11.00 – Incontro in streaming con il regista Claudio Noce

Semina il vento di Danilo Caputo
15 aprile – Proiezione virtuale su MyMovies
16 aprile, ore 15.30 – Incontro in streaming con il regista Danilo Caputo

 

Easy Living – La vita facile di Orso Miyakawa e Peter Miyakawa
19 aprile – Proiezione virtuale su MyMovies
20 aprile, ore 11.00 – Incontro in streaming con i registi Orso e Peter Miyakawa

Selfie di Agostino Ferrente
21 aprile – Proiezione virtuale su MyMovies
22 aprile ore 11.00 – Incontro in streaming con il regista Agostino Ferrente

Il giudice ragazzino di Alessandro Di Robilant – Evento Speciale
26 aprile – Proiezione virtuale su MyMovies/RaiPlay
27 aprile, ore 11.00 – Incontro con l’attore Giulio Scarpati.

In copertina, Gianvito Casadonte

Gli Stati Generali del Sud Confesercenti si riuniscono per definire il ‘Piano per il Sud’

La Confesercenti, nei giorni scorsi, ha riunito gli Stati Generali dei dirigenti delle Regioni del Sud Italia – Abruzzo, Campania, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna, per la definizione del Piano per il Sud, a valere sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Il dibattito, dopo la due giorni organizzata dal ministro per il Sud, Mara Carfagna, si trova in un momento importante della definizione del Piano. Le risorse europee a valere sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) rappresentano un’occasione che il Sud non può permettersi di sprecare.

Si è analizzata, nel dettaglio, la memoria del ministro Daniele Franco sulla Proposta di Pnrr fatta al Parlamento. Ad oggi è il documento più aggiornato in merito ai cambiamenti che il nuovo Governo sta apportando (o intende apportare) sul lavoro fatto dal governo Conte II. I lavori sono stati aperti dal Responsabile delle Politiche per il Sud Confesercenti, Vincenzo Schiavo, che ha evidenziato quanto il problema delle tempistiche possa penalizzare il Sud che ancora oggi paga il tributo più caro per una macchina burocratica spesso farraginosa e antiquata: «entro il 2022 dovranno essere impegnate il 70% delle risorse, entro il 2023 si dovrà raggiungere il 100% ed entro il 2026 bisognerà rendicontare quanto speso sulla base dell’impegnato. Difficile immaginare di proporre grandi opere infrastrutturali anche se il Sud ne avrebbe evidente esigenza».

Molto interessante è stato l’intervento del presidente nazionale Assoturismo, il siciliano Vittorio Messina, che ha sottolineato l’esigenza di affiancare alla progettare di infrastrutture mirate oramai non più procrastinabili anche azioni di sviluppo per forme turistiche che abbiano come oggetto la valorizzazione dell’enogastronomia, il ripopolamento dei piccoli centri con una particolare attenzione alla digitalizzazione che appare oggi come ancora di salvezza non solo per la promozione delle aziende quanto per lo snellimento delle pastoie burocratiche alle quali le imprese vengono sistematicamente sottoposte e che potrebbero rappresentare un ulteriore difficoltà all’utilizzo dei fondi comunitari.

Per la Regione Calabria, era presente il presidente Vincenzo Farina, che ha messo in guardia su come le strette tempistiche potrebbero portare soprattutto i piccoli comuni a portare avanti progetti di piccolo cabotaggio tralasciando progetti di più ampio respiro e prospettiva invece in grado di creare uno sviluppo concreto e possibile per il futuro.

Tra i 18 partecipanti al Summit, ben quattro hanno rappresentato la Regione Basilicata. Presenti il presidente Confesercenti Lamorgese, il direttore Palumbo, il dirigente Cassino, il presidente materano Martino, e il presidente Assoturismo Confesercenti Maratea – Pz  Munafò.

Il Piano Confesercenti, oramai ben delineato, verrà presentato ora al Governo. Il Presidente del Consiglio Draghi presenterà il Suo documento di sintesi alla Camera ed al Senato il 26 ed il 27 aprile e consegnerà la copia definitiva a Bruxelles il 30 aprile come previsto dalla naturale scadenza.

Conclude la nota, il Presidente Assorismo Confesercenti Maratea – Pz, Munafò, presente al Summit: «penso che la Confesercenti non potesse fare realmente più di quanto ha fatto. Si è cercato in ogni modo di orientare il Pnrr in una direzione che sia sostenibile e oggettivamente fruibile da parte di Enti pubblici ed aziende private. La voce e le istanze del nostro Sud, della Calabria e della Basilicata, in particolare, sono sicuramente state finalmente ben rappresentate».

«Non possiamo sbagliare – ha aggiunto – perché non dobbiamo dimenticarci che questa grande opportunità nasce, comunque, da un nuovo grande debito. A noi l’onere di trasformarlo in un investimento e la serietà con la quale stiamo affrontando la fase progettuale sembra un buon auspicio perché per la prima volta i territori appaiono realmente coinvolti e protagonisti». (rrm)