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“IL MESTIERACCIO” DI FRANCO CALABRÓ (2017)

Quando si parla di giornalismo è molto frequente sentire utilizzare il termine “mestiere” al posto di professione: la ragione, probabilmente, sta nel fatto che un tempo s’imparava a diventare giornalisti stando “a bottega”, come nelle migliori tradizioni artigiane. Franco Calabrò, giornalista di lungo corso, addirittura – senza il minimo rimorso – parla di “mestieraccio” e lo fa a buon diritto: il mondo della comunicazione è cambiato, sicuramente è peggiorato, ma soprattutto è cambiato il modo di fare informazione.
La sua esperienza di cronista, sempre dietro le notizie, consumando, come si faceva un tempo, le suole delle scarpe in cerca di un’informazione in più, di una foto, di un’ esclusiva, per conquistare spazi (nei giornali) e soprattutto lettori. Oggi l’amara constatazione di Calabrò è in realtà da lui stesso annacquata nel corso delle pagine che il suo bel libro ci regala.
Nasce così il racconto di una (stavolta sì) professione puntellata di incontri e scontri con protagonisti e personaggi di ogni genere, con belle soddisfazioni che ogni scoop riesce a dare a un cronista di razza (e Calabrò ne può vantare tanti).
Il suo libro non è un vademecum per aspiranti giornalisti, bensì la palpitante e vivida narrazione di una vita da cronista, arricchita di curiosità, aneddoti, ricordi e appunti di lavoro in tante situazioni, come oggi capitano sempre meno. «Figure e figuri – dice Calabrò – che hanno incrociato la mia strada, passando dallo sport alla cronaca, dalle scrivanie di comando alla trincea delle guerre di mafia, dei morti eccellenti, dei grandi processi».
Calabrò, insomma, è un testimone del tempo, come dovrebbe esserlo ogni giornalista, ma il suo disincanto e il suo distacco professionale da fatti ed emozioni, come trapela nel libro, rendono il suo racconto ancora piu prezioso perché restituiscono freschezza ad avvenimenti che sembrano dissolti nel tempo e incorniciano persone e personaggi in ritratti che solo una pennellata d’artista sa rendere unici. Ma non sono solo le persone ad animare le pagine: nel racconto dei luoghi il mestiere del cronista lascia il fianco a quello del fine narratore: sono tracce indelebili di vita vissuta, che la memoria, grazie a Dio, non riuscirà mai a cancellare. E che Calabrò condivide con piacere con i suoi lettori. (s)

LA SCHEDA
IL MESTIERACCIO
di Franco Calabrò
224 pagg. 16,00 euro
Edizioni Media&Books

ISBN 9788889991268

www.mediabooks.it

L’ AUTORE
Franco Calabrò

Giornalista professionista, ha festeggiato lo scorso anno i 50 anni di iscrizione all’Ordine. Ha iniziato alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e a Messina ha concluso la sua carriera all Gazzetta del Sud, come responsabile delle pagine regionali. Ha collaborato e lavorato per numerose testate nazionali (Ansa, il Giorno, Panorama, Oggi, Rai). Si è dedicato a lungo, negli ultimi anni, alla formazione dei giornalisti per conto dell’Ordine Nazionale, come coordinatore dei corsi di Fiuggi.

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Le prime venti righe

Me ne sto appoggiato al muro, accanto a un oleandro dal tronco nodoso, proprio davanti a quel brutto edificio della Questura, coi mattoni anneriti e l’androne sempre sporco, c’è come al solito la Vespa del piantone Milella, che ci restò davvero tanto male quando, durante la rivolta dei “boia chi molla” qualcuno che aveva tentato uno degli assalti pensò bene di darle fuoco.

Aspetto da un’ora ma so che qualcosa accadrà, deve accadere, perché un amico, al giovane cronista che si sta facendo le ossa, o per simpatia, o per far dispetto ai colleghi del giornale concorrente, coi quali non ha un buon rapporto, gliel’ha “fischiato”.

La giornata è calda, lo scirocco s’infila in via dei Correttori e ti si appiccica addosso: ad un tratto, sul marciapiedi, dal lato della piazzetta Genoese Zerbi, vedo spuntare la figura inconfondibile del maresciallo Lillo Geraci, porta una incredibile giacca a quadri, sul fianco sinistro si nota benissimo il rigonfiamento della pistola: c’è qualcuno che cammina accanto a lui, abito scuro, camicia aperta, capelli ricci e folti, il suo braccio sinistro sembra attaccato a quello destro di Lillo, che lo tiene a sé con un solo anello delle manette. È lui, il boss Mico Tripodi…

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