Parlamento sottorraneo
di Mario Nanni

Quante sono le cose scritte sul taccuino del cronista che non finiscono poi sui giornali? Tantissime, soprattutto quelle di natura politica, perché il mestiere del giornalista parlamentare è fatto innanzitutto di memoria, dell’abilità di ricordare particolari e date che poi si vanno a riscontrare nei propri appunti magari di mesi prima. Mario Nanni è stato per tantissimi anni il capo dei servizi parlamentari dell’Agenzia Ansa, facendo del suo giornalismo parlamentare un modello e un esempio per le nuove generazioni: non non ha mai buttato i suoi taccuini e facendo ricorso a una memoria straordinaria ha scritto un gustosissimo saggio sulle “miserie e nobiltà” delle nostre istituzioni. Parlamento sotterraneo è un viaggio tra personaggi, figure di rilievi, ma anche figuri, episodi, avvenimenti e scene che in molti avevano dimenticato e, soprattutto i giovani, non conoscono per niente. La tecnica narrativa è originale, con tanti piccoli affreschi che danno una dimensione a volte umana (com’è giusto che sia), ma a volte anche grottesca della nostra classe politica. Non c’è alcun intento fustigatore, né l’autore vuole mettere in berlina certi atteggiamenti passati alla storia tra i frequentatori dei Palazzi del potere: l’obiettivo è sicuramente di divertire il lettore, informandolo di molte notizie “riservate”, con un racconto agile, per certi versi innovativo nella descrizione, e indubbiamente di grande attualità visto il fermento politico di questi ultimi anni.

Non è un viaggio all’inferno o al paradiso e Mario Nanni, apprezzato autore di un’altro gustoso saggio (Il curioso giornalista), non si perita di diventare un nuovo Virgilio, bensì si muove con il piacere di condividere con i suoi lettori misteri e segreti, leggende e realtà imbarazzanti, che hanno caratterizzato Camera e Senato. Perché sotterraneo? Perché il Parlamento è costellato di frasi dette a metà, di parole spese e poi rimangiate, di voci di corridoio che hanno fatto la fortuna di qualche giornale con strilli in prima pagina che facevano balzare le vendite, sussurri e grida della professione politica che aveva un che di nobiltà. Usiamo il passato perché, proprio scorrendo le divertenti, documentatissime, pagine di Nanni viene proprio da pensare, con nostalgia, a come si è ridotta la classe politica italiana. Non ci sono, per lo stile dell’autore, cadute di gusto, né esecrazioni o auliche celebrazioni: sono frammenti di vita quotidiana raccolti dentro Camera e Senato e lungo i corridoi del Transatlantico o nella Sala Garibaldi (i luoghi simbolo del pettegolezzo politico tra parlamentari e giornalisti, prima del covid) che inanellano anche gustosi aneddoti o storie inedite i cui protagonisti (oltre trecento i nomi citati) hanno, in gran parte, lasciato segni indelebili del loro passaggio.

È un libro che si legge tutto d’un fiato perché intriga sin dalle prime pagine e stuzzica il lettore ad andare a scoprire cosa viene dopo, ma diventa un esercizio godibile saltare da un capitolo all’altro, alla ricerca di curiosità e aneddoti. È questa la grande vitalità: non è un romanzo, non è un saggio noioso, non è un manuale. E soprattutto non è il classico libro di ricordi, bensì è uno straordinario volume di memoria storica, destinato ai giovani che sembrano, purtroppo, meno interessati alla politica rispetto ai loro genitori. In realtà, siamo pronti a scommettere che raccoglierà il massimo consenso non solo tra gli addetti ai lavori, ma soprattutto tra la gente comune: la politica è passione, non soltanto per chi ricopre una carica (dal consigliere circoscrizionale al senatore a vita), ma soprattutto per chiunque abbia un minimo interesse per la società in cui vive. Nessuno lo direbbe mai, ma l’avvento dei social ha riavvicinato il popolo alla politica e fatta tornare la voglia di seguire, di scoprire, cosa fanno i propri rappresentanti eletti (?).  Certo i social hanno dato ai politici anche l’idea di poter fare a meno dei giornalisti: la disintermediazione tra politica e media è ormai realtà, con le nefaste conseguenze che sono sotto gli occhi tutti: la funzione del giornalista, in questo caso, risulta fondamentale e non un optional. L’intermediazione serve proprio a verificare l’utilizzo improprio di notizie false e incontrollate, abitudine ormai sempre più costante sui social. È quella che permette di fare distinzione tra informazione e comunicazione. Che è poi uno dei tantissimi argomenti di Parlamento sotterraneo e qui, per esempio, viene fuori il mestiere di Nanni, che riesce a spiegare in poche parole perché il giornalismo si deve basare su due semplici presupposti: credibilità e autorevolezza.

Scoprire le chicche del libro, dunque, diventa una bella sfida per il lettore: cogliere i falli grammaticali e lessicali di molti politici o individuare l’origine di curiosi soprannomi (coniglio mannaro? lo coniò Giampaolo Pansa a proposito di Forlani) e il perché di alcune regole di dressing (mai in Senato senza la cravatta!). Insomma c’è da divertirsi e saperne molto di più su chi ci ha governato e amministrato e sui nuovi inquilini del Palazzo. Una piacevole carrellata su vizi e vezzi della nostra Repubblica, cui affidare un gradito relax casalingo in tempo di covid: stare in Parlamento, disse la Iotti – riferisce Nanni nel suo bel libro –, significa capire le ragioni degli altri. Leggendo e sfogliando Parlamento sotterraneo si capisce, quindi, come e perché siamo finiti a Di Maio, Salvini e company e lo sguardo al passato induce alla disillusione sull’oggi: il vaccino contro l’inquietudine istituzionale (giustificata nei governati) esiste viene proprio dalla conoscenza e dall’informazione. Buona lettura. (s)

PARLAMENTO SOTTERRANEO
di Mario Nanni, 236 pagg.
Rubbettino editore, ISBN 9788849863116

DIVARIO DI CITTADINANZA, di Luca Bianchi e Antonio Fraschilla

Un viaggio nella nuova questione meridionale, dove prevale un divario di cittadinanza, per le troppe diseguaglianze difficilmente colmabili in assenza di strategia illuminata. Non è soltanto il tradizionale divario Nord-Sud a emergere, bensì il concetto stesso di “cittadinanza limitata” che una classe dirigente distratta o incompetente è riuscita a creare.

Il libro di Luca Bianchi e Antonio Fraschilla Divario di cittadinanza, Un viaggio nella nuova questione meridionale (Rubbettino Editore) traccia il diario di un viaggio nel Mezzogiorno, dove la disuguaglianza, ovvero la cittadinanza limitata frutto della mancanza dei livelli essenziali di prestazioni, è il tema principale con il quale misurarsi. Un racconto in cui i dati e le analisi si alternano alle storie concrete di cittadini, delle loro difficoltà, dei diritti negati, dell’inventiva, dei successi, delle furberie e dei quotidiani compromessi. Quattro anni di viaggio per vedere cosa c’è davvero dietro a quei numeri impietosi sui divari che rendono il Mezzogiorno la più grande regione in ritardo di sviluppo d’Europa. Un lungo peregrinare che ha portato gli autori a raccontare cosa rimane del sogno industriale degli anni ‘50 in città dimenticate come Gela. A raccontare le storie dei primari campani che si vanno a curare al Nord con il cuore in gola ma convinti che solo lì possano avere maggiori speranze di guarigione. Dei pendolari alle prese con treni lumaca. Delle mamme calabresi e siciliane che non studiano e non lavorano perché devono badare ai loro bambini in città dove non esistono asili nido o servizi per l’infanzia. Dei giovani che hanno chiesto il Reddito di Cittadinanza perché in fondo non possono ambire ad altra forma di sostentamento. Delle mafie che dalla povertà e dai bisogni traggono manovalanza per incrementare il loro esercito e fare affari al Nord.

Da questo libro si scopre, con desolazione, cosa significa davvero essere oggi un cittadino nel Mezzogiorno. In questi mesi terribili nei quali ha imperversato il coronavirus nel nostro Paese, gli autori si sono accorti, ad esempio, che la spesa per investimenti nel comparto sanitario tra il 2000 e il 2018 è stata in media di 25 euro per abitante nelle regioni del Sud continentale contro i 75 euro delle regioni del Nord-Est. Che negli ultimi anni vi è stato un progressivo scivolamento verso il basso dagli standard di servizi pubblici nazionali ed europei. E hanno individuato in questo il “nuovo” divario Nord- Sud degli anni ’20 del Duemila: ancora prima e ancor più che differenza negli indicatori economici, è disuguaglianza nelle condizioni di vita.

Bianchi (direttore della Svimez) e Fraschilla individuano in un Patto tra Nord e Sud, già urgente in tempi di normalità, la condizione necessaria se davvero non si vuole dividere il Paese in maniera definitiva. Con un Nord che sempre più a fatica cercherà di viaggiare alla stessa velocità del resto dell’Europa e un Sud sempre più distante da tutto e tutti. C’è un solo modo per evitare una tale narrazione della “storia futura” del nostro Paese: l’apparato produttivo del Nord va supportato per evitare che si spenga il motore della crescita italiana, per la verità da tempo meno roboante di altri motori del Nord Europa. Ricordando che c’è un pezzo di Paese che ha il motore spento da tempo e va riacceso. Un racconto che smentisce la vulgata di un Sud inondato di risorse ma che al tempo stesso evidenzia i disastri della classe dirigente recente e passata. La Costituzione, ricordano gli autori, detta dei principi comuni di cittadinanza in materie come l’istruzione, l’accesso alle cure sanitarie, l’assistenza sociale, le pari opportunità, la possibilità di fare impresa. Principi che oggi non sono rispettati in maniera omogenea nel Paese. (dl)

DIVARIO DI CITTADINANZA
di Luca Bianchi e Antonio Franchilla
Rubbettino Editore
pagg. 180, ISBN 9788849862577

Alle origini della nuova ‘Ndrangheta. il 1980
di Enzo Ciconte

Due sono soprattutto le novità nel bel libro di Enzo Ciconte “Alle origini della nuova ‘ndrangheta. Il 1980” (Rubbettino, pp. 204) dove ravvisiamo in primis la valorizzazione e conoscenza delle figure di Peppe Valarioti e Giannino Losardo, che attendono ancora giustizia, con contestuale riferimento agli ambiti politici di quegli anni lontani ma non troppo, comunque difficili… Sono passati quaranta anni esatti dalla loro uccisione. Ciconte è docente di Storia delle mafie italiane presso l’Università di Pavia…

Ricordiamo intanto cosa accadde in quegli anni. A Palermo, il 6 gennaio 1980, viene ucciso dalla mafia il Presidente democristiano della Regione Siciliana Piersanti Mattarella; i costruttori romani Caltagirone sono coinvolti nello scandalo nazionale Italcasse; lo scandalo dei petroli che coinvolse alti ufficiali della Guardia di Finanza come il Comandante Generale Lo Giudice e il Ministro democristiano Bisaglia. Il finanziere Michele Sindona è arrestato negli USA per il fallimento della Franklin National Bank, e indiziato in Italia per l’omicidio Ambrosoli.Molti sono i morti per mafia e terrorismo: il 12 febbraio a Roma Vittorio Bachelet, Vicepresidente del CSM e docente universitario, è assassinato dalle B.R. all’interno dell’Università; il 19 marzo a Milano il Giudice Guido Galli viene ucciso da Prima Linea; il 28 maggio a Milano viene ucciso il giornalista del Corriere della Sera Walter Tobagi. Il 27 giugno un aereo dell’Itavia con a bordo membri dell’equipaggio e settantasette passeggeri, che da Bologna deve raggiungere Palermo, viene abbattuto da missili “misteriosi” nei cieli sopra Ustica; il 2 agosto a Bologna una bomba esplode nella sala d’attesa della stazione causando ottantacinque morti e centinaia di feriti. In autunno, lo scontro sociale in atto nel paese vede sfilare a Torino, ferita dalla cassa integrazione per decine di migliaia di operai della Fiat e dell’indotto, la” Marcia dei quarantamila” che manifestano per il ritorno alla normalità della vita e della città… L’anno si chiude con il terremoto dell’Irpinia del 23 novembre che provocò circa tremila morti, diecimila feriti e centinaia di migliaia di sfollati, dando inizio alla guerra di camorra per la spartizione degli utili (Cutoliani e Nuova Famiglia)…

Tornando alle vicende della Calabria, l’emergere della potenza ‘ndranghetista non si può capire senza soffermarsi sulla questione sociale calabrese di cui i moti di Reggio Calabria del 1970 sono il faro… Dietro la protesta per l’assegnazione a Catanzaro di divenire capoluogo regionale, esiste un grande malessere per la situazione complessiva della regione, per la mancanza di lavoro e per l’emigrazione… nonostante gli importanti progetti programmati dal Ministro Dc Emilio Colombo, quali il Quinto Centro Siderurgico di Gioia Tauro, la Sir di Lamezia Terme, la Liquichimica di Saline Joniche che non decolleranno mai.

Nel libro in esame si è trattato dell’inizio dell’azione politica e delle nuove strategie della ‘ndrangheta, che è penetrata nella politica, nei partiti, nelle istituzioni e nella massoneria; la mafia che s’impadronisce della Calabria e diventa la mafia più temibile d’Italia. Una storia non nuova che spiega quel che accade oggi. Mitica la figura di Valarioti che riteneva che la politica e in primis la cultura, fossero validi mezzi contro la ‘ndrangheta anche per assicurare importanti opportunità ai giovani della sua regione…
Il grande Giorgio Bocca, in un’intervista, disse “…in Italia se si fa un passo in avanti, qui (in Calabria) se ne fanno due indietro… forse per alcune cose è sempre peggio”. Racconta anche di Rosarno, della morte di Peppe Valarioti e della battaglia di Peppino Lavorato, che fu sempre vicino agli operai, ai disoccupati, ai giovani per difendere e garantire la tutela dei diritti Costituzionali… E aggiunse: “… per quale maledizione della storia, per quale fatalità geografica noi italiani del nord e del sud non riusciamo a fare di questo Paese un paese unito… nessuno si è occupato di capire la ragione vera di questo arretramento… La radice è storica. Ma non riesco a capire quale è, perché ci sia questa perseveranza nel male… C’è il sud peggiore del Mediterraneo… mi sono fatto la convinzione che le mafie sono parte costituente della politica italiana, perché credo che ci sia la necessità che esistano…”. (Raffaele Vacca)

Alle origini della nuova ‘Ndrangheta. il 1980
di Enzo Ciconte
Rubbettino Editore – ISBN 9788849862300

La collina del vento di Carmine Abate

Un bel romanzo La collina del vento di Carmine Abate, che ha vinto il 50° Premio Campiello. Racconta del Rossarco, leggendaria, enigmatica altura a pochi chilometri dal mar Jonio. Il vento scuote gli olivi secolari e gli arbusti odorosi, ulula nel buio, canta di un antico segreto sepolto e fa danzare le foglie come ricordi dimenticati. Proprio i ricordi condivisi sulla “collina del vento” costituiscono le radici profonde della famiglia Arcuri, che da generazioni considera il Rossarco non solo luogo sacro delle origini, ma anche simbolo di una terra vitale che non si arrende ai soprusi e tempio all’aria aperta di una dirittura etica forte quanto una fede. Così, quando il celebre archeologo trentino Paolo Orsi sale sulla collina alla ricerca della mitica città di Krimisa e la campagna di scavi si tinge di giallo, gli Arcuri cominciano a scontrarsi con l’invidia violenta degli uomini, la prepotenza del latifondista locale e le intimidazioni mafiose. Testimone fin da bambino di questa straordinaria resistenza dei suoi familiari è Michelangelo Arcuri, che molti anni dopo diventerà il custode della collina e dei suoi inconfessabili segreti.
Ma spetterà a Rino, il più giovane degli Arcuri, di onorare una promessa fatta al padre e ricostruire, pezzo per pezzo, quasi un secolo di storia familiare che s’intreccia con la grande storia d’Italia. Dal primo conflitto mondiale agli anni cupi del fascismo, dalla liberazione alla rinascita di una nazione nel sogno di un benessere illusorio – da Alberto, il patriarca, agli inizi del Novecento, passando per i suoi tre figli soldati nella Grande Guerra e per tutte le sue donne forti e sensuali, fino all’affascinante Torinèsia e all’ultimo degli Arcuri, uomo dei nostri giorni che sceglie di andare lontano, La collina del vento è la saga appassionante e commovente, epica ed eroica di una famiglia che nessuna avversità riesce a piegare, che nessun vento potrà mai domare.

Il romanzo esce domani in edicola allegato a Io Donna del Corriere della Sera e a Oggi., nella collana “Saghe familiari”. (dl)

LA COLLINA DEL VENTO
di Carmine Abate
Mondadori/Solferino

Darsana – Il trapiano d’anima
di Giuseppe Lazzarini

Un romanzo fantascientifico con implicazioni etico-esistenziali: un ricercatore di neuroscienza tarsferito dall’Italia a Seattle studia le tecniche di codifica e traduzione dei contenti cerebrali. Ricordi, sentimenti, conoscenza che vengono trasferiti da un cervello umano a un supporto elettronico.

La materia è intrigante e il racconto si dipana attraverso le immaginabili aspettative che una ricerca del genere può provocare con tutti i rischi, soprattutto di natura etica, che bisogna pur preveder. Si può trascendere la morte, ovvero mantenere in vita le emozioni di un cervello che rimane vitale anche dopo il decesso fisico. L’esperimento si farà su un giovane affetto da sclerosi multipla e la morte della cavia umana vedrà sopravvivere alla morte biologica il contenuto del cervello. È progresso o primo passo verso l’innaturale disfacimento delle coscienze su cui innestare, nel bene e nel male, emozioni che travalicano i limiti umani.

L’autore, Giuseppe Lazzerini, è un giovane musicista di Catanzaro, al suo esordio letterario. Che non deluderà gli appassionati del genere. (dl)

DARSANA
di Giuseppe Lazzerini
Santelli Editore

Mezzogiorno nei Sassi
di Peppino De Rose

Uno sguardo da una finestra sul futuro del patrimonio culturale e naturale del Mezzogiorno d’Italia, culla di luoghi dalla indiscutibile bellezza e dotati di un potere attrattivo anticrisi: il libro Mezzogiorno nei Sassi di Peppino De Rose, docente all’Unical di “Impresa turistica”, ha una duplice essenza. Da una parte quella di descrivere l’esempio vincente di Matera, che grazie ad un percorso di programmazione strategica condivisa con la comunità e l’utilizzo dei finanziamenti comunitari, è riuscita a diventare una destinazione turistica internazionale capace di promuovere lo sviluppo economico di un intero territorio, dall’altra quella di raffrontare la situazione economica e sociale del Mezzogiorno che, utilizzando una espressione figurata, continua invece a camminare scalzo sui sassi irti e taglienti di un mondo globalizzato ed altamente competitivo, le cui ferite più profonde continuano ad essere rappresentate dall’alta disoccupazione e dall’emigrazione giovanile.

L’emergenza Covid-19 ha fatto emergere la debolezza, la fragilità e la scarsa reattività dell’attuale sistema politico europeo e nazionale ed il tempo dimostrerà come solo gli strumenti finanziari messi a disposizione non potranno essere sufficienti per limitare i danni e garantire la ripartenza del Mezzogiorno e delle sue piccole imprese, se non accompagnati da politiche pubbliche e riforme fiscali e del lavoro rapportate al tasso di crescita delle singole regioni. L’Unione europea e l’Italia hanno la possibilità di riscrivere le regole, per creare meno dipendenza e più mercato, merito e concorrenza, il Mezzogiorno da parte sua, ha l’occasione di riappropriarsi dei suoi antichi valori e soprattutto di riscoprirsi ancora comunità vincente capace di governare i processi della globalizzazione. Con la consapevolezza che senza il Mezzogiorno non c’è Italia e senza l’Italia non c’è Europa. Ha collaborato al volume Alessia De Marco, laureata in Scienze Turistiche e studiosa di marketing e comunicazione.  (dl)

MEZZOGIORNO NEI SASSI
di Peppino De Rose
Aloe Editore, ISBN 9788894526004

Fake news tra scienza e fantascienza, di Francesco Pira e Raimondo Moncada

di FRANCESCO KOSTNER – Un fenomeno sempre più preoccupante, le fake news, con cui siamo chiamati quotidianamente a fare i conti. Due autori: Francesco Pira, sociologo, docente di Giornalismo e Comunicazione all’Università di Messina e tra i maggiori esperti italiani di questa ormai conclamata emergenza planetaria; e Raimondo Moncada, giornalista e scrittore. Infine, certo non per importanza, Antonio Liotta, editore con il fiuto per i lavori di qualità. 

Non capita frequentemente di trovarsi di fronte a un mix tanto efficace e magmatico. Alla pirotecnica convergenza degli elementi “fondativi” con cui: Fake news tra scienza e fantascienzaManuale semiserio di sopravvivenza contro le bufale, appena pubblicato da Pira e Moncada per i tipi di Medinova, punta a far riflettere “con la forza della ragione e con l’ampiezza del sorriso” sul potere che “le fake news hanno di modificare i cervelli, manipolare la realtà e creare verità altre con il lupo che diventa magicamente agnellino e l’agnellino un famelico lupo”. 

Poco conta se l’editore Liotta riuscirà effettivamente a capitalizzare quanto i due autori, “grafici alla mano”, hanno scherzosamente giurato di potergli assicurare, battendo addirittura ogni record di vendita a livello mondiale. Il loro libro rappresenta il tentativo di dare corpo ad una sorta di proposito “missionario”, in una società sempre più confusa e disorientata a causa, appunto, di questo dilaniante fenomeno comunicativo. Un’idea editoriale «semplice e gioiosa», afferma Liotta con soddisfazione, ma, spiegano gli autori, anche un mezzo attraverso il quale provare a stabilire un contatto sia con «gli inconsapevoli responsabili che credono ciecamente alla bontà di tutte le notizie senza verificare fonti e contenuti», sia con «i consapevoli irresponsabili, quelli che creano ad arte le fake news o le diffondono per specularci e per avvelenare i pozzi». Insomma, un utilissimo strumento di analisi capace di veicolare un’illuminante azione pedagogica di cui si avverte il bisogno, visti gli interessi in gioco e gli ormai conclamati effetti destabilizzanti della disinformazione, non a caso inserita dal World Economic Forum tra i principali rischi globali del nostro tempo. 

Materia delicatissima, si diceva. In ogni campo. E da qualunque profilo venga presa in considerazione. A partire dalla specificità della pandemia/infodemia/psicodemia, ampiamente trattata da Pira in questi mesi, durante la quale una valanga di informazioni, spesso non corrette, ha contribuito a disorientare i cittadini, e dei cui effetti micidiali anche la vice presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha evidenziato l’intollerabile portata destabilizzatrice. Una minaccia globale, in grado di indebolire la fiducia nelle istituzioni europee e di diffonderne un’immagine sbiadita nel mondo, che nel caso specifico avrebbe visto “attori stranieri” di un certo peso politico, Russia e Cina in testa, operare perseguendo obiettivi contrari agli interessi del nostro Paese e non solo. 

Quanto concrete e aderenti alla realtà debbano considerarsi le riflessioni contenute nel “tempestivo quanto necessario libro di Pira e Moncada” – come il lavoro viene definito nella prefazione da Stefano Vaccara, direttore fondatore de La Voce di New York e portabandiera del giornalismo italiano negli States – trova conferma appunto nei numeri snocciolati dalla von der Layer a Bruxelles: ben 8508 casi di disinformazione registrati fino allo scorso 19 maggio, circa 500 dei quali relativi a teorie cospiratorie e false informazioni sul coronavirus. Un magma incandescente di fronte al quale la presidente della Commissione auspica un forte coordinamento tra la stessa Unione europea, il G7, la Nato, l’Oms, seguita a ruota da Vera Jourovà, la sua vice, secondo la quale “vengono prodotte in modo sistematico fake news finalizzate a sfruttare l’ansia e la paura delle persone e indebolire la fiducia nelle istituzioni”. 

Considerazioni che, se non hanno bisogno di ulteriori commenti, aiutano a comprendere ancor più il valore culturale e l’impegno civile con cui in modo particolare il prof. Pira affronta da anni il tema delle fake news, di cui il libro appena pubblicato rappresenta una nuova significativa testimonianza. Fa memoria di questo appassionato interesse, tra gli altri, il volume Giornalismi – La difficile convivenza con fake news e misinformation, scritto nel 2018 con il collega Andrea Altinier, in cui la complessità sostanziale di questi “driver della post verità” viene efficacemente riassunta in un originale “modello esagonale”, grazie al quale è possibile comprendere appieno le specificità strutturali (appeal, viralità, velocità, crossmedialità, flusso, forza) e la micidiale capacità pervasiva delle fake news. 

La sfida contro questa emergenza planetaria, tuttavia, come la vicenda del COVID-19 dimostra, rimane sempre aperta e Pira torna ad occuparsi di questo tema a lui tanto caro avvalendosi della collaborazione di Raimondo Moncada. Il quale, dopo aver spiegato la trasformazione del web «da rivoluzionario strumento di incontro e condivisione di conoscenze» a «campo di scontro, disinformazione, aggressione, eliminazione del nemico di turno e di conquista e gestione del potere», passa al nocciolo del suo contributo. Vale a dire che il virus delle fake news, la sua azione corrosiva delle istituzioni e delle relazioni (non solo personali), senza nulla togliere alla necessità dell’approccio scientifico, non impediscono di mantenere una ragionevole dose di fiducia circa la capacità di mitigare e, via via, risolvere questa emergenza. Anche, come Moncada propone di fare, scherzandoci sopra: «Da un lato, come operatore dell’informazione, il fenomeno mi ha inquietato e mi ha fatto male. Dall’altro, nelle sue forme estreme e palesemente ridicole (non per tutti, purtroppo, perché c’è chi considera come vere pure le estreme o creative fake news), come autore satirico mi hanno parecchio incuriosito. Ho pensato così di riprenderne la struttura narrativa e di farne surreale esercizio quotidiano di scrittura sullo smartphone, stimolato via via dai temi ossessivi, dalle assurde notizie e dai commenti irragionevoli letti giorno dopo giorno sui social». È stato così che Moncada ha pensato bene di mettersi a scrivere «con accentuata ironia notizie impossibili, ingigantendole all’inverosimile», senza nascondere «di proposito la falsità dei fatti raccontati, anzi mettendo l’invenzione in bella evidenza sia nel titolo e sia nel corpo della notizia per provare, almeno provare a suscitare la domanda nei più incalliti: “Ma come si fa a credere a un’idiozia del genere?”». 

Il risultato del volume, tra “realtà e fantasia”, “utile e dilettevole”, “serio e faceto”, “scienza e fantascienza”, è non solo molto positivo, ma segna una linea di tendenza culturalmente incoraggiante in rapporto all’esito della “battaglia” ingaggiata dagli autori (e che tutti siamo chiamati a condividere) contro le fake news. 

È bene fermarsi adesso. Il resto (non poco) sarà la lettura del libro a svelarlo. Andare oltre queste brevi anticipazioni priverebbe Fake news tra scienza e fantascienzaManuale semiserio di sopravvivenza contro le bufale dell’attenzione che merita; il che, sarebbe non solo sbagliato, ma non all’altezza delle ragioni che hanno spinto Francesco Pira e Raimondo Moncada a unire le loro forze. 

In nome degli interessi generali. In definitiva, del giornalismo vero e di qualità, nel quale – come noi – continuano giustamente ad avere fiducia.   (fk)

FAKE NEWS TRA SCIENZA E FANTASCIENZA
di Francesco Pira e Raimondo Moncada
Medinova Edizioni

Gli zoccoli delle castagne di Barbara Ferraro

«Una storia per ricordarci chi siamo e da quale paese veniamo». Così viene presentato il libro Gli zoccoli delle castagne (Read Red Road), scritto da Barbara Ferraro con le illustrazioni di Sonia Maria Luce Possentini.

Un racconto delicato e potente, ambientato nella Calabria degli anni ’30 e che ruota intorno ai temi dei diritti umani, della povertà, del lavoro minorile, ispirato ai racconti della nonna dell’autrice, che Barbara Ferraro dedica alle bambine e ai bambini che ancora oggi sono costretti a lavorare in tante parti del mondo.

Un racconto duro, che mescola il profumo della terra alle lotte di classe, l’anelito alla libertà con il desiderio di crescere e scoprirsi grandi, che sembra prendere vita grazie alle illustrazioni in acquerello e pastello che aggiungono alla narrazione tocchi di colore vivi e pulsanti: gli sguardi, i volti, i particolari, i luoghi – nella luce imperiosa della natura si tingono di magia.

«La storia raccontata da Barbara l’ho amata da subito – ha raccontato l’illustratrice Sonia Maria Luce Possentini –. L’ho sentita parte di una memoria contadina che mi appartiene. Alcune immagini documentano il passato e consentono ai bambini di oggi di capire usanze, oggetti e modi di vivere di un tempo. Ho rappresentato un contesto reale, ma mi sono sentita completamente libera di attingere ai ricordi personali e alla
mia fantasia. È stata un’esperienza di lavoro bellissima, che mi ha permesso di imparare cose nuove».

 

Come racconta l’autrice, «Gli zoccoli delle castagne è un libro consigliato dagli 11 anni, che è importante far conoscere ai nostri ragazzi e far entrare nelle scuole. «Se una bambina l’ha potuto vivere, i bambini lo possono leggere. Sarebbe ingiusto che la storia di una persona qualunque, seppur così straordinaria, passasse inosservata. Sono persone come queste che hanno fatto la nostra storia, a piccoli passi, con la loro forza, la loro caparbietà, la loro cultura del lavoro, della giustizia sociale, dell’etica. Quelle bambine come mia nonna hanno diritto a essere ricordate». (rl)

GLI ZOCCOLI DELLE CASTAGNE
scritto da Barbara Ferraro e illustrato da Sonia Maria Luce Possentini
Read Red Road editore
ISBN 978-8894444384

La borsa o la vita?
a cura di Francesco Kostner

L’utilità degli instant book non va mai fuori moda, soprattutto perché alcuni libri riescono a cogliere l'”istante” di un avvenimento o di un personaggio, nel momento più azzeccato, sia in termini positivi che negativi. Rientra nella categoria “tempestivività” il bel libro (per ora solo digitale) di Francesco Kostner, giornalista e scrittore cosentino, che sul tema del Covid-19 ha raccolto le testimonianze di ben 35 “personalità” del mondo della cultura, della scienza, del turismo, dei media, dell’imprenditoria e, ovviamente, della medicina, per costruire un suggestivo e intrigante percorso di studio su come ci si può salvare o, forse, quasi un memento di come se ne esce. Il titolo, intrigante, La borsa o la vita con sottotitolo “Ripensare la società dopo il Covid-19”, non lascia dubbi sulle finalità di questo saggio che è la somma di tanti interventi riuniti e selezionati con molto mestiere non per dare risposte né scientifiche né filosofiche  (nessuno, crediamo possa darne in questo momento) quanto per tracciare una linea ideale di demarcazione tra un prima e un dopo. La società, è evidente, non sarà mai più la stessa: sono cambiati e cambiano abitudini, stili di vita, modi di pensare, atteggiamenti e, soprattutto, è mutato l’approccio di tutti nei confronti della società. L’asocialità cui ci ha obbligato l’epidemia per quasi 75 giorni ha fatto riflettere sulla “troppa socialità” equivalente a una somma di superficialità e indifferenza. Il mondo cambia, è cambiato, bisogna riflettere.

Uno dei grandi meriti di questo corposo ebook di 390 pagine è proprio lo stimolo a riflettere, gustando a piccole dosi la grande varietà degli interventi contenuti nel libro, ma in realtà la materia è troppo intrigante per non richiedere una lettura tutta d’un fiato. Leggere per capire e riflettere, «sia sulle peculiarità della crisi sanitaria, economica e sociale provocata dal COVID-19, – scrive Kostner – sia sui problemi con cui saremo chiamati a fare i conti nei prossimi mesi, durante la fase 2, appena iniziata, e in quella successiva, che dovrebbe segnare il ritorno alla normalità; se, e fino a che punto, di normalità si potrà parlare». Ma l’autore-curatore si spinge anche a un moderato ottimismo, lo stesso che pervade le pagine: «allo stesso tempo, però, è possibile riflettere sulle opportunità che la pandemia ci ha consentito di mettere a fuoco per migliorare la nostra vita».

Nelle sue interviste, Kostner ha cercato di mettersi dalla parte di chi vive ancora gli effetti del lockdown, con una visione anticipatrice delle suggestioni e delle emozioni che il racconto di tanti protagonisti del nostro vivere quotidiano riescono a suscitare. Prevale il mestiere del giornalista, ascoltatore e “mediatore” dell’informazione, ma Kostner non riesce, per fortuna dei lettori, a nascondere la sua vocazione di osservatore e storico del presente (è laureato in Storia) così da offrire una chiave di lettura non strettamente cronachistica, ma con un respiro ben più ampio. Per fare un esempio, le sue domande sono calibrate a misura dell’interlocutore, non per dare l’immediatezza giornalistica della risposta, ma per innescare anche in chi risponde una profonda riflessione, in grado di stimolare il confronto, il dibattito. Chiede a Paolo Jedlowski, ordinario di sociologia a Unical: «Siamo spaventati per questo cambiamento epocale, rapido, inaspettato, inimmaginabile. Forse perché non comprendiamo il futuro, o perché questa esperienza è completamente diversa dalle precedenti. Non è una guerra, per esempio, o è una guerra molto diversa da ciò che il nostro immaginario ci ha abituati a considerare, perché abbiamo di fronte un nemico invisibile», oppure all’economista Mimmo Cersosimo «chi ha pagato, chi subirà di più gli effetti del coronavirus?», oppure ancora a Nuccio Ordine «Bisogna andare avanti insieme, uniti. Considerandosi parte di un tutto che non può essere messo in discussione». Le domande costituiscono il punto di forza del libro, in quanto inanellano quel percorso di identità e di ripensamenti di cui si diceva prima: è storia, non cronaca, è vita, non immaginazione. Intanto, parliamone, suggerisce l’autore-curatore, invitando a riconsiderare le mille attività giornaliere che nel nuovo millennio, ci hanno fatto immaginare e avvertire un’improvvisa quanto insopportabile accelerazione del tempo con la netta percezione della riduzione di quello a nostra disposizione. Il lockdown, si deduce da questa piacevole lettura, ci ha imposto uno stop a una vita inutilmente frenetica e bisognerà fare tesoro di tale esperienza. Allentare la corsa, respingere lo stress quotidiano, cercando di tenere lontano – come dice a Kotsner Tiziana Iaquinta, pedagoga dell’Università Magna Graecia di Catanzaro – «il delirio di una umanità che sembra aver smarrito il senso stesso dell’esistenza, dimenticato la condizione di precarietà che la caratterizza e la necessità di azioni che la qualifichino come preziosa e degna di essere vissuta». (s)

LA BORSA O LA VITA
a cura di Francesco Kostner
Pellegrini Editore, ISBN 9788868229115

L’ebook contiene interviste a: Francesco Aiello, Massimo Alberizzi, Sebastiano Andò, Riccardo Barberi, Graziella Bonanno, Francesco Calimeri, Vittorio Caminiti, Mario Caterini, Mimmo Cersosimo, Eugenio Corcioni, Antonello Costabile, Mariafrancesca D’Agostino, Giuseppe De Bartolo, Antonino De Masi, Elena De Momi, Guerino D’Ignazio, Maria Grazia Falduto, Francesco Foglia, Massimo Fragola, Francesco Garritano, Gianpaolo Ghiani, Gianluigi Greco, Pietro Greco, Tiziana Iaquinta, Paolo Jedlowski, Aldo Marzullo, Alessandro Mazzitelli, Sara Moccia, Salvatore Muleo, Roberto Musmanno, Nuccio Ordine, Enzo Paolini, Ercole Giap Parini, Giuseppe Passarino, Alessandrina Paviglianiti, Francesco Pira, Cesare Placanica, Francesco Raniolo, Sabato Romano, Beatrice Sabatelli, Maria Francesca Spadea, Domenico Talia, Antonio P. Volpentesta, Paolo Zaffino

Le rughe del sorriso
di Carmine Abate

Riproposto ora negli Oscar Mondadori, Le rughe del sorriso di Carmine Abate è un romanzo che fa sentire, attraverso la storia della giovane somala Sahra, i profumi della Calabria. Una storia di migranti, rinchiusi in un centro di accoglienza che è cronaca dei nostri giorni.

Sahra si muove nel mondo con eleganza e fierezza ed è accesa, sotto il velo, da un sorriso enigmatico, luminoso. La ragazza, una migrante africana di cui sappiamo quasi nulla, vive con la cognata Faaduma e la nipotina Maryan nel centro di seconda accoglienza di un paese in Calabria. Un giorno scompare dal centro, senza lasciare tracce, lasciando tutti sgomenti e increduli. A cercarla “come un investigatore innamorato”, è il suo insegnante di italiano, Antonio, che mentre la cerca ne ricostruisce la storia segreta e avvincente, drammatica e attualissima: da un villaggio di orfani alla violenza di Mogadiscio, dall’inferno del deserto e delle carceri libiche fino all’accoglienza in Calabria. Quell’accoglienza di cui le cronache hanno dato contorni unici di solidarietà e di amicizia di un popolo, quello calabrese, che non conosce l’indifferenza. 

In questo contesto le ricerche di Antonio sono difficili, anche perché tutti, amici compresi, sembrano voltargli le spalle. Ma il prof. Antonio continua con una determinazione incrollabile la sua ricerca di Sahra e di suo fratello Hassan, un geologo, anche lui misteriosamente scomparso.

Questa volta, Carmine Abate, dopo aver raccontato l’emigrazione italiana in Europa e nel mondo, affronta di petto la drammatica migrazione dall’Africa verso l’Italia e lo fa con un romanzo corale e potente. Tracciando un magnifico ritratto di Sahra, la giovane somala che anima il romanzo con la sua presenza non meno che con la sua assenza, Abate finisce col creare un personaggio memorabile, destinato a rimanere definitivamente nella galleria dei grandi personaggi letterari femminili.

Con naturalezza e autorevolezza, come accade solo con i grandi scrittori, Carmine Abate sa portarci nel cuore della Storia dei nostri giorni, là dove si decide il destino di tutti. E sa coinvolgerci senza artifici ideologici, moralismi o compiacimenti letterari, restituendoci un sentimento del mondo che – malgrado tutto – si apre alla meraviglia di esistere. (dl)

LE RUGHE DEL SORRISO
di Carmine Abate
Mondadori, ISBN 9788804725756