Site icon Calabria.Live

IN CALABRIA C’È L’EMERGENZA DENATALITÀ
E LA POPOLAZIONE INVECCHIA E “SCAPPA”

Calo delle nascite in Calabria

La Calabria si ritrova a combattere un’altro grande problema: quello della denatalità. È il quadro preoccupante emerso nel corso del congresso nazionale della Società Italiana di Neonatologia svoltosi a Roma, che va ad aggravare la situazione già precaria della nostra regione, dove è stato rilevato che, in Calabria sono 13.318 i neonati del 2020, contro i 13.960 del 2019. In pratica, nella nostra regione il tasso di fecondità è pari a 1,26 figli per donna, troppo basso per consentire il ricambio generazionale.

Ma non è solo la denatalità a rendere la Calabria da bollino rosso: ci sono anche il calo e l’invecchiamento demografico, che «sta desertificando le aule, la natalità è in costante decremento in tutta la penisola, addirittura, sono stati registrati livelli minimi del numero di nascite inferiori a tutti quelli che vi sono stati dall’unità d’Italia in poi» ha dichiarato Roberta Saladino, referente del Centro Studi e Ricerche Idos, nel corso della presentazione del Dossier Statistico Immigrazione 2021 riguardante la Calabria.

Una situazione, per la Saladino, in cui «alle culle vuote di ieri e di oggi, corrispondono i banchi vuoti di oggi e di domani che potrebbe, verosimilmente, avere degli effetti negativi anche sulla popolazione insegnante».

Un altro problema rilevato dalla dott.ssa Maria Lucente, presidente della Società Italiana Neonatologia Calabria e direttore di Patologia Neonatale e TIN dell’azienda Ospedaliera Pugliese Ciaccio di Catanzaro, è quello che riguarda la carenza di medici specialisti in pediatria e neonatologia, secondo i Requisiti Organizzativi per l’ Assistenza Perinatale  descritti nel “Libro Rosso” e nel documento degli Standard Europei per le Cure Neonatali, entrambi prodotti  dalla Società Italiana di Neonatologia. Criteri, questi, che identificano negli adeguati volumi di attività la garanzia per la qualità delle prestazioni sanitarie nell’area materno–infantile.

«Per la nostra regione – ha spiegato la presidente Lucente – questo implica la ricognizione dell’esistente, la revisione e l’ aggiornamento degli standard organizzativi (con ridefinizione e condivisione dei livelli di cura) in termini di risorse strutturali, tecnologiche ed umane». 

«La riorganizzazione, quindi – ha proseguito – comporta la corretta allocazione delle risorse, attrezzature e personale,  in base all’ attività;   implica la  chiusura dei punti nascita con meno di 500 nati all’anno, la ridistribuzione dell’organico nelle singole ASP in base ai volumi di attività, l’impossibilità di mantenere in attività  Terapie Intensive Neonatali con meno di 25 nati/anno di peso al di sotto di  1500 g e di 32 settimane. Riorganizzare a partire dal concepimento attraverso il controllo ostetrico delle gravidanze, separando le gravidanze fisologiche dalle gravidanze a rischio».

«Oggi i progressi dell’assistenza alla gravidanza e alla nascita – ha aggiunto –  grazie all’impegno e al lavoro di tanti ostetrici e neonatologi calabresi, hanno fatto ridurre il tasso di mortalità neonatale anche in Calabria, dove resta comunque ancora sempre più alto della media nazionale. E si è visto che tale tasso risente fortemente del divario socio-economico tra le regioni del Nord e quelle del Sud». 

«L’adeguamento degli standard organizzativi a quelli nazionali ed europei e la centralizzazione  delle nascite da gravidanze a rischio negli ospedali Hub della regione – ha concluso – sono  il presupposto per la riduzione ulteriore della mortalità neonatale e per il miglioramento dell’assistenza materno-infantile». 

Quindi, se da una parte si regista un progresso per l’assistenza alla gravidanza e alla nascita, dall’altra invece, un quadro preoccupante per quanto riguarda le nascite che, nonostante sia concordante con i dati nazionali (16 mila in meno rispetto al 2019, il 30% in meno rispetto al 2008), deve essere un campanello di allarme per le istituzioni calabresi, che devono essere consapevoli che, il calo delle nascite, è figlio dell’incertezza del futuro, psicologica oltre che economica. (rrm)

Exit mobile version