Reputazione e identità: la Calabria nel mondo.
Mai più Fondazioni, ma risorse a chi è lontano

di SANTO STRATI – Circola una voce, a Germaneto, nella cittadella regionale, sulla presidente e i vari assessori: quando sentono parlare di “calabresi nel mondo” si mettono le mani nei capelli e, immancabilmente, esclamano a una voce: Ancora!?!: Già perché la parola “calabresi nel mondo” evoca la vorace e ormai defunta Fondazione voluta e poi soppressa da Oliverio e su cui pesa una spinosa inchiesta della magistratura per spreco di danaro e malversazioni varie. Le cifre in discussione sono vicine ai dodici milioni, di cui non si conosce la destinazione né tanto meno l’utilizzo. Ebbene, la Fondazione non esiste più da cinque anni, e di essa si occuperà la magistratura, ma esiste la realtà della Consulta dell’emigrazione, un organismo che raccoglie le associazioni dei calabresi di tutto il mondo e non può in alcun modo venire confuso con la Fondazione e suoi guasti. Intanto è successo e il risultato è stato quello di azzerare ogni risorsa in bilancio, anche quelle per eventi già pianificati. La legge istituiva della Consulta regionale dei calabresi all’estero prevede all’art. 16 che entro 60 giorni dal suo insediamento il nuovo presidente della Regione debba nominare e convocare la nuova Consulta, ma l’emergenza Covid e il pregiudizio derivato dalla confusione tra Fondazione e Consulta ha di fatto spostato sine die l’adempimento.

L’equivoco, dunque, continua a ripetersi per cui Presidente e Giunta, indotti in errore, s’indignano quando sentono parlare di “calabresi nel mondo” e cercano di svicolare. Niente di più sbagliato. La presidente Santelli, durante la campagna elettorale aveva parlato di reputazione (l’ex presidente degli industriali reggini Giuseppe Nucera proponeva – ragionevolmente – un assessorato apposito) e di calabresi nel mondo: oggi cerca di non toccare nemmeno il discorso perché, probabilmente, è indotta a pensare che calabresi nel mondo e Fondazione siano la stessa cosa. Allontaniamo questo equivoco e ripensiamo, seriamente, a cosa fare per i calabresi che vivono fuori della regione.

Per cominciare, dimentichiamoci della “Fondazione Calabresi nel mondo” e si pensi a un nuovo brand (“Calabria nel mondo”?) con cui ricostruire un’importante attività che la Regione è tenuta a portare avanti. Estendere e riallacciare i rapporti con i quasi quattro milioni di calabresi sparsi un po’ dovunque potrebbe sembrare un’impresa titanica se non si facesse riferimento alle tante (oltre 200) associazioni di calabresi presenti un po’ dappertutto. Si tratta di offrire assistenza e risorse adeguate, perché la promozione della Calabria, il recupero della reputazione e dell’identità passa necessariamente attraverso il lavoro (instancabile, volontario e non retribuito in alcun modo) di centinaia di entusiasti uomini e donne che guidano piccole, medie, grandi associazioni dedicate alle comunità calabresi.

Sono tantissime le cose che in cambio si possono aspettare dal rilancio di un organismo previsto peraltro dallo Statuto regionale: solo l’aspetto del cosiddetto turismo di ritorno per i figli e i nipoti degli emigrati calabresi – cui offrire opportunità e incentivi – sarebbe una grande boccata d’ossigeno, soprattutto oggi nel post-emergenza, quando la Calabria risulta la prima regione in termini di rischio contagio (0,1) e ha bisogno di aprire il suo territorio, le sue montagne meravigliose, il suo mare incantevole non solo ai calabresi d’Italia, ma anche a quelli del mondo, per far giungere un messaggio positivo a tutti gli altri vacanzieri.

Lo scorso ottobre il congresso dei tour operator tedeschi a Reggio e in altre località della Calabria, aveva fatto immaginare chissà quale ritorno in termini di prenotazioni. Non si tiri in ballo il Covid: le prenotazioni per la stagione turistica – nei grandi numeri – si fanno a Natale e all’epoca non c’era il minimo sospetto dell’emergenza che sarebbe scoppiata in tutto il mondo. Qualcosa dunque non ha funzionato e la “vacanza” dei quasi 700 tedeschi delle agenzie di viaggio ha lasciato solo sguardi ammirati e grande interesse, che però non si sono tradotti in turismo di massa.

Ricominciamo daccapo, puntando sulla reputazione. È fondamentale che la Calabria si possa presentare non solo per la terra ospitale qual è, per la generosità e il calore della sua gente, la qualità e l’incanto dei suoi luoghi turistici, la straordinaria varietà della sua cucina e del suo vino, ma anche come immagine positiva del turismo preferenziale. Quello che arriva dal tam tam dei social, dal passaparola, dall’esperienza di chi – calabrese o no – sia stato qui in vacanza, per qualsiasi ragione. E se poi la motivazione è il senso di appartenenza, la voglia di conoscere i luoghi di origine dei padri e dei nonni, meglio ancora: gli stranieri amano l’Italia, si appassionano alla ricerca delle origini, amano le storie del “ritorno”, si lasciano incantare dai ricordi di chi ha vissuto un’esperienza di viaggio particolarmente suggestiva e ricca di emozioni e di sentimento.

Per questa ragione, ci permettiamo di insistere sulla necessità di rivedere l’attuale “riserva” sui calabresi nel mondo, ingiustificata e improduttiva. Ovviamente si tratta di ricominciare da zero, nominando e convocando i consultori, mettendo in piedi una nuova Consulta, ascoltando, percependo, valutando le richieste. Stanziando risorse adeguate, con il massimo rigore nei controlli sul loro utilizzo. Qualunque euro speso in tal senso – ne siamo convinti – avrà un ritorno straordinario in termini di utilità e, soprattutto di reputazione.

Ma com’è nato e perché si continua ad alimentare l’equivoco di confondere la Consulta dell’Emigrazione con la Fondazione? La “Fondazione” – costituita nel 2011 e cancellata nel 2015 – è stata la sciocca risposta alla crescente domanda di attenzione che veniva dai milioni di calabresi sparsi in ogni angolo della terra. Uno strumento inutile, soprattutto perché non gestito nella maniera adeguata e perché l’organismo si è dimostrato assolutamente insensibile a qualsiasi esigenza sia economica per i meno abbienti, sia culturale e di carattere sociale per gli altri. I calabresi nel mondo sono una risorsa straordinaria in termini di reputazione e identità e occorre ripartire proprio da qui. Accanto a personaggi illustri che hanno onorato e onorano col proprio nome e il proprio lavoro la Calabria che hanno lasciato per altri luoghi, per altre esperienze, ci sono centinaia di migliaia di calabresi che occupano ruoli di grande rilievo nel mondo della scienza, dell’impresa, dell’arte, dello spettacolo: sono testimonial specifici (volontari e con grande orgoglio) della “calabresità” come senso di appartenenza, come simbolo di determinazione e voglia di realizzare, come espressione di legalità e rispettabilità, di cultura e tradizione. Sono loro la forza straordinaria su cui la Regione deve puntare nel processo di recupero della reputazione e di promozione della propria immagine all’estero.

Il turismo in Calabria è pressoché un turismo di ritorno, in massima parte sono i calabresi che vivono a Roma, Milano, Torino, negli Usa, nel Canada, in Australia a passare le vacanze nel proprio paese d’origine o quello dei loro avi: e sono loro che possono determinare l’accensione di un grande interesse verso la nostra terra. Non solo viaggiatori di ritorno, per una toccata e fuga dai parenti lontani, ma testimonial diretti di una regione che è cambiata moltissimo e offre opportunità e caratteristiche di grande suggestione.

A gennaio dello scorso anno, ricordiamolo, il New York Times ha indicato la Calabria tra le località di sogno, tra quelle che i viaggiatori avrebbero voluto visitare e farne meta delle proprie vacanze. È stata un’opportunità in parte sprecata: non basta partecipare a fiere enogastronomiche (anche se l’aspetto del cibo è un’attrattiva da non sottovalutare), serve lavorare sul territorio. Quanti sono i Paesi nel mondo che ignorano l’esistenza della Calabria come meta turistica? Troppi, anche se i calabresi sparsi in ogni angolo della terra rappresentano per le comunità locali un significativo esempio di gente laboriosa, instancabile e capace.

Il lavoro sul territorio, dunque, va fatto attraverso le nostre comunità all’estero, promuovendo le loro attività che non si esauriscono nelle feste dei “calabresi” ma costituiscono un elemento di attrazione e di interesse per tutto il territorio. Il calabrese “fuori confini” ama parlare bene della sua terra e, se un tempo, qualcuno si vergognava o temeva di dichiarare le proprie origini, oggi è tutto l’opposto. C’è la fierezza e l’orgoglio dell’essere calabresi e la piena disponibilità a trasmettere un messaggio positivo ad amici e conoscenti che sono curiosi di apprendere, conoscere, sapere cose della Calabria.

Il fatto è che quando a metà marzo del 2018 scoppiò lo scandalo sull’indebita gestione dei fondi della Fondazione, scoperta dai carabinieri di Catanzaro e perseguita dalla Procura del Capoluogo, i soldi (tanti) erano già scomparsi, la documentazione svanita e decine di assunzioni di favore si trovarono a essere totalmente contestate, creando un alone di sospetti sulle associazioni che, in realtà, erano soltanto vittime di certi garbugli. Ma di questo si occuperà la magistratura che il 13 luglio aprirà le udienze del processo a carico dell’ex deputato Giuseppe Galati, già presidente della Fondazione stessa, e di altri funzionari e dirigenti della Regioni, e accerterà responsabilità ed eventuali reati.

Ma il processo a quel che rimane della “Fondazione” (al di là della sperata costituzione di parte civile di Germaneto) non deve interessare più di tanto la Presidente e la Giunta: occorre che la Regione  torni a occuparsi dei calabresi lontani, dai più famosi (e l’elenco sarebbe troppo lungo) ai meno fortunati. Offrendo a questi ultimi aiuti economici e l’assistenza necessaria, riservando per gli altri, ovvero per tutti, il caldo e insostituibile abbraccio di una madre che si preoccupa dei suoi figli lontani. Figli che hanno tutti la Calabria nel cuore. (s)

Risorse a Crotone, dimenticato lo scalo reggino
Regione s’impegni per l’Aeroporto dello Stretto

di SANTO STRATI – Si torna a parlare dell’Aeroporto dello Stretto: la Finanziaria 2019 ha previsto risorse per il solo Aeroporto di Crotone, ma ha dimenticato completamente quello di Reggio. Uno scalo che rischia il depotenziamento, nonostante i fondi ottenuti “strategicamente” dal deputato reggino Francesco Cannizzaro (25 milioni) con la finanziaria dell’anno prima. In altri termini, lo scalo pitagorico, che dovrebbe riprendere i voli a luglio, può applicare, sulla scorta delle attuali leggi statali gli oneri di servizio pubblico con cui individuare, mediante gara, i vettori aerei che garantiranno i collegamenti con lo scalo. Anche l’Aeroporto di Reggio – secondo l’assessore regionale ai Trasporti e alle Infrastrutture Domenica Catalfamo – può e deve essere oggetto di oneri di servizio pubblico sulla base delle leggi statali. Si tenga, peraltro, presente che lo scalo reggino attende ancora l’avvio dei lavori di ristrutturazione presentati in pompa magna lo scorso agosto e ancora neanche messi a gara d’appalto.

A questo proposito, la presidente della Regione Jole Santelli ha indetto la conferenza dei servizi per gli oneri di servizio pubblico per l’aeroporto di Crotone, che consentirà di avviare le gare per individuare i vettori aerei che garantiranno i collegamenti aerei dall’aeroporto pitagorico. Si tratta di una seconda conferenza dei servizi che fa seguito a quella che la Regione aveva concluso nell’ottobre 2019, in base alle disponibilità delle risorse stanziate dallo Stato con la Legge 30 dicembre 2018, n. 145. Questa seconda conferenza dei servizi si è resa necessaria perché nel mese di febbraio 2020 i competenti uffici del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti hanno rilevato l’incompatibilità di alcune delle decisioni assunte nel precedente incontro rispetto agli orientamenti della Commissione Europea. Il Presidente della Giunta regionale ha richiesto, pertanto, una nuova delega al Ministro per presiedere la conferenza dei servizi e, ottenuto riscontro, l’ha con il Decreto n. 81 del 28 maggio. L’Assessore Catalfamo ha assicurato l’imminente avvio dei lavori della conferenza dei servizi per l’aeroporto di Crotone, al fine di poter concludere, a distanza di un anno e mezzo dallo stanziamento delle risorse, l’iter finalizzato alla definizione delle modalità del loro utilizzo. I successivi adempimenti, di competenza del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e dell’Enac, dovrebbero assicurare l’avvio dei voli entro i primi mesi del 2021.

L’assessore Catalfamo si è, però, rammaricata per il fatto che con la finanziaria del 2019 sono state stanziate le risorse per il solo aeroporto di Crotone, tralasciando completamente e senza alcuna motivazione l’aeroporto di Reggio Calabria. Fin dall’insediamento – ha fatto notare – è stato dato impulso a tutte le iniziative possibili per reperire le risorse destinate a tale finalità. Con una nota del 20 aprile il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, su richiesta dei competenti uffici regionali, ha comunicato che è ancora effettivamente disponibile la somma di circa 2.900.000 euro rimasta inutilizzata dopo che è andata deserta la gara bandita nel novembre 2015, l’ultima che ha interessato l’Aeroporto di Reggio Calabria. Il mese scorso è stato anche formalmente avviato l’iter di competenza regionale mirato all’attivazione delle altre risorse che potranno rendersi immediatamente disponibili. A breve, appena definito il quadro delle relative risorse in fase di reperimento, verrà tempestivamente avviata la conferenza dei servizi anche per l’aeroporto di Reggio Calabria che attende ormai da troppo tempo un’attenzione mirata al potenziamento dell’infrastruttura e, ancor di più, nel brevissimo periodo, all’attivazione di voli a servizio dell’utenza dell’Area dello Stretto.

Resta da chiedersi perché la Regione e la Città Metropolitana non abbiano neanche dato uno sguardo al rivoluzionario progetto (gratuito) presentato negli scorso mesi, prima dell’emergenza, dallo studio privato Zicourat, guidato dagli architetti Nicola Zera Falduto e Pino Falduto (quest’ultimo già assessore comunale del sindaco Italo Falcomatà, il padre dell’attuale primo cittadino).

Un progetto innovativo e lungimirante, – aveva scritto il 30 gennaio scorso calabria.live)  che chiede di dimenticarsi della parola “Stretto” (troppo riduttiva) e far nascere un nuovo scalo da ribattezzare “Aeroporto del Mediterraneo”. Con un costo complessivo di poco meno di 33 milioni che andrebbero utilizzati per abbattere la vecchia e obsoleta aerostazione, edificare un nuovo, moderno e funzionale terminal, dal lato mare, con tutti i necessari adeguamenti di sicurezza e di accessibilità e atterraggio per qualsiasi tipo di aereo e, naturalmente, un nuovo piano di viabilità che darebbe nuova vita a un’area pressoché abbandonata. In pratica, con gli stessi fondi destinati alle “ristrutturazioni” si potrebbe – secondo il progetto regalato dallo Studio Zicourat alla Città di Reggio – costruire un aeroporto nuovo. Questa ipotesi progettuale, che ai calabresi piace molto e dovrebbe legittimamente coinvolgere chi ha a cuore il futuro dell’aeroporto e il futuro della Calabria, non ha avuto la benché minima considerazione. Questa è una cosa intollerabile: o il progetto è irrealizzabile per la sottovalutazione dei costi (che qualcuno dovrà, però, documentare a sostegno dell’eventuale inadeguatezza), o, diversamente, viene da pensare che giacché viene “regalato” alla città di Reggio e non ha costi “aggiuntivi”  subisce uno sciocco pregiudizio che non ha ragione di esistere. I reggini e i calabresi hanno diritto di sapere se il progetto è realizzabile o meno , in quest’ultimo caso, capire perché “non funziona”. La trasparenza, in questa occasione, è d’obbligo, soprattutto dalla Regione e dalla sua Giunta.

Tutti si battono il petto (virtualmente parlando) perché l’aeroporto non debba chiudere: considerato strategico, ma “superfluo” per non sottrarre traffico a Lamezia, secondo l’opinione di chi se ne intende. Eppure dovrebbe servire un’area metropolitana che non è solo quella di Reggio ma include Messina e potrebbe – anzi dovrebbe – godere delle agevolazioni legate alla cosiddetta continuità territoriale (come avviene per i voli da e per la Sardegna) in modo da garantire tariffe privilegiate ai residenti. La ministra Paola De Micheli deve prendere a cuore quest’aspetto non secondario per il rilancio dello scalo e per individuare, di concerto con la Regione, i vettori più funzionali e più adatti per ridare smalto a un aeroporto che ha vissuto decisamente momenti migliori. Il turismo è la vera miniera su cui la Calabria può attingere per la sua crescita e lo sviluppo necessario: mancano le infrastrutture alberghiere, a causa di una poco lungimirante politica di sviluppo economico-turistico, ma se mancano anche i collegamenti, qualsiasi ipotesi di attrazione turistica viene a cessare in un attimo.

L’Aeroporto del Mediterraneo è un bel nome per un gran bel progetto: qual è la vera ragione per cui viene ignorato? Quanto meno costituisce, questo progetto (che non sono solo belle renderizzazioni di photoshop), una buona base di partenza, un’alternativa ai “semplici ritocchi” strutturali che ha in mente la Sacal, per utilizzare a pieno i famosi 25 milioni “trovati” dall’attivissimo deputato Cannizzaro. È il momento buono per ricominciare da zero e ridare ai reggini, ma soprattutto ai calabresi, uno scalo aeroportuale importante e indispensabile. (s)

Quasi 43 i milioni per i comuni della Calabria
destinati a iniziative sociali, scuole e comunità

Dei 300 milioni destinati ai Comuni del Mezzogiorno dal Fondo Infrastrutture sociali, ben 42.878.013 andranno alla Calabria: lo ha annunciato il ministro per il Sud e la Coesione Sociale Peppe Provenzano. La somma, ripartita in quattro anni, è stata sbloccata, dopo un confronto con l’Associazione dei Comuni d’Italia (Anci) e con la presa d’atto della Conferenza Stato-Città. Sono risorse destinate a privilegiare le amministrazioni locali del Mezzogiorno e in particolar modo le città piccole e medie. I fondi sono destinati a nuovi interventi, manutenzioni straordinarie, su scuole, strutture e residenze sanitarie, edilizia sociale, beni culturali, impianti sportivi, arredo urbano, verde pubblico e altri ambiti della vita sociale.

Ripartizione fondi sociali Calabria

Le somme sono state ripartire secondo un criterio inversamente proporzionale alla popolazione di riferimento, proprio per avvantaggiare i piccoli comuni. In questo modo viene garantito anche a un comune di 500 abitanti un contributo totale di 32.000 euro (mentre un comune con popolazione maggiore di 250.000 abitanti riceverà un contributo totale pari a 655.000 euro), relativamente maggiore in pro capite. Si abbandona il criterio storico di attribuzione delle risorse e si pone attenzione alle zone deboli del paese per offrire a tutti i cittadini le medesime opportunità.

Soddisfatto il ministro Provenzano, convinto meridionalista (è stato vicedirettore della Svimez), il quale ha voluto sottolineare che «Grazie a questi trecento milioni le amministrazioni locali potranno investire subito per garantire servizi sociali e spazi pubblici, anche con piccoli interventi che contribuiscono a rilanciare, soprattutto dopo la pandemia, l’economia locale e la qualità della vita. Il decreto mette al centro i Comuni, e finalmente riconosce risorse adeguate anche ai piccoli e piccolissimi per prendersi cura delle persone e delle comunità, in ragione delle fragilità troppo spesso ignorate da un’azione pubblica che non deve più fare parti eguali tra diseguali».

Il ministro, in un post, ha sottolineato che «anche il rilancio della Strategia Nazionale Aree interne va avanti, lo dimostrano i 120 milioni di euro stanziati nel dl Rilancio a sostegno delle attività economiche, artigiane e commerciali e la nomina che ho appena firmato di Francesco Monaco coordinatore del Comitato nazionale delle aree interne, che con il suo profilo aiuterà a rinnovare la centralità e l’importanza di un punto di vista attento al protagonismo locale nella governance. Le aree interne, i comuni medi e piccoli sono un’opportunità. Lo abbiamo visto durante la fase più acuta della pandemia, mettiamola ora al centro della ripartenza».

Ha espresso la sua soddisfazione anche il Presidente dell’Anci Antonio Decaro, secondo il quale, «grazie alla collaborazione collaborazione tra il sistema dei Comuni e il governo, questo fondo potrà incidere su territori che hanno maggiori bisogni, come i centri piccoli e medi del Sud, e soprattutto in un settore che, mai come ora, ha esigenza di cure, quello del sociale: scuole, verde pubblico, impianti sportivi, arredo urbano, edilizia sociale potranno godere di interventi piccoli e grandi spesso indispensabili e urgenti. I Comuni sono ottomila centri di spesa diffusi su tutto il territorio. Ogni risorsa che ci viene affidata per realizzare o anche solo apportare migliorie al patrimonio di luoghi in cui si erogano i servizi sociali coglie due obiettivi, entrambi essenziali: migliorare l’aspetto e la fruibilità delle nostre città e paesi e attivare un’immediata circolazione economica a livello locale».

La dotazione più cospicua delle risorse destinate alla Calabria spetta a Cosenza con oltre 16 milioni (150 comuni), seguono Reggio con quasi 10 milioni e mezzo (97 comuni), Catanzaro con poco più di 8 milioni (80 comuni), Vibo Valentia 5 milioni (50 comuni) e ultima Crotone con poco più di 3 milioni (27 comuni). (rp)

E SUI BILANCI COMUNALI CONTE RASSICURA I SINDACI

Il sindaco metropolitano di Reggio Giuseppe Falcomatà. responsabile Mezzogiorno dell’Anci, ha riferito che «Il Presidente Conte ha accettato tutte le priorità sottolineate dai Sindaci e sono convinto che il Governo manterrà la parola data. Ci aspettiamo che al suo impegno personale ora seguano i fatti. Al più presto il Ministero delle Finanze deve individuare norme e risorse per mettere a disposizione i 3 miliardi indispensabili per far fronte ai servizi essenziali per i cittadini, oltre alle norme per mettere in sicurezza i bilanci comunali. Staremo a vedere».

«In queste settimane – ha detto Falcomatà – abbiamo lavorato insieme ai sindaci metropolitani per individuare gli aspetti prioritari per questa fase di rilancio servono più risorse, il doppio di quelle fino ad oggi previste, e strumenti normativi più incisivi per velocizzare le procedure e sburocratizzare i processi su alcuni aspetti fondamentali: le politiche per il sostegno alla famiglie, a partire dal rinnovo dei buoni spesa, il rilancio delle imprese, il trasporto pubblico locale, il turismo, ma anche una maggiore flessibilità finanziaria per i bilanci comunali, la sospensione dei piani di riequilibrio e poteri commissariali per procedure più veloci e meno burocratiche su appalti e lavori pubblici». «Su questi temi abbiamo ricevuto piena condivisione dal Presidente Conte – ha concluso – Ora ci aspettiamo che alle parole seguano velocemente gli atti necessari per dare seguito al piano per la ripresa socioeconomica dei territori». (rrc)

È arrivato un bastimento carico di… prospettive
Dal porto di Gioia parte il futuro della Calabria

di SANTO STRATI. – Il gigante del mare è arrivato al Porto di Gioia Tauro: una delle più grandi navi portacontainer del mondo lunga 400 metri e larga 62, era lì nelle banchine calabresi col suo affascinante e misterioso carico. Una cosa strabiliante, da lasciare a bocca aperta. È approdata qui, nelle acque calabresi, la Sixin Mcs, questa nave gigantesca che bisognerà abituarsi a considerarla parte integrante del paesaggio, in grado di trasportare l’equivalente di 23.600 container (misurati in teu – twenty-foot equivalent unit, il corrispondente di 38 metri cubi d’ingombro), che ha trovato le profondità giuste per il pescaggio e, soprattutto, una squadra eccezionale tra operai, tecnici, dirigenti, in grado di gestire al meglio un traffico di container fino a ieri inimmaginabile. Non sono molti i porti in grado di accogliere queste mega-navi che in breve tempo monopolizzeranno il mercato: Gioia Tauro è uno di questi ed è al centro del Mediterraneo e permette agli armatori un grande risparmio di denaro e di tempo.

Un grande giorno, dunque, per il Porto, ma soprattutto per la Calabria: è il segnale che si può e si deve pensare al futuro di questa terra, partendo proprio da qui. Da questa Piana, un tempo conosciuta soltanto per i suoi agrumi e il sangue della ‘ndrangheta e per un Centro siderurgico, promesso dopo la rivolta di Reggio, e mai più realizzato, per ovvie ragioni di mercato. Il futuro della regione ricomincia da qui, dall’impegno e dalla convinzione dell’armatore Gianluigi Aponte, che ha scommesso sulle potenzialità del Porto e ha investito risorse e idee, per salvaguardare il capitale umano, gli operai, gli addetti, i lavoratori dell’indotto che non meritavano di vedere arrugginire le gru e crescere l’erbaccia intorno alla grande area riservata ai container. L’armatore di Sorrento ha preso in mano un Porto in via di abbandono, nonostante la posizione di privilegio sul Mediterraneo, nonostante gli sforzi dedicati (e molto spreco di denaro buttato) dalle politiche regionali di sviluppo, nonostante la nascita annunciata della Zes, la Zona economica Speciale, che dovrebbe attrarre investimenti di grande portata. L’arrivo di un gigante del mare non è il bastimento delle filastrocche per bambini carico carico di… È il grande sogno della rinascita possibile e di un futuro che, finalmente, non sembra poi così lontano o difficile da immaginare per la nostra Calabria.

Un giorno di festa, da segnare tra quelli che i nostri figli distrattamente ricorderanno quando diventeranno loro stessi genitori, e bisognerà spiegare loro cosa significa questa grande nave alla banchina di levante del Porto di Gioia Tauro. Perché questo gigante del mare rappresenta al meglio il senso della sfida cui tutti siamo chiamati se vogliamo dare un futuro ai nostri giovani. La sfida degli industriali che ci credono (e in Calabria ce ne sono più di quanti si riesca a pensare), dei lavoratori del Porto che sentono più sicuro il proprio lavoro, dei visionari che immaginano una svolta non più rinviabile. Certo, ci sono ancora criticità sulla Zes e sulle procedure di attuazione perché diventi davvero un irresistibile attrattore di imprese, ci sono problemi logistici da superare, c’è da colmare quei quattro maledetti chilometri tra porto e ferrovia che fino ad oggi hanno impedito la cosiddetta intermodalità, ma le premesse sono buone. Permetteci un po’ di ottimismo che nel post-emergenza ci aiuta molto.

Ottimismo, peraltro, condiviso da tutti gli attori di questa straordinaria piéce che non ha niente di teatrale, ma semmai è la cronaca in diretta di un successo annunciato. L’arrivo della Sixsin Msc – ha dichiarato la presidente della Regione Calabria, Jole Santelli – rappresenta al meglio le grandi e altrettanto imponenti ambizioni del più importante scalo della Calabria e del Mediterraneo. Quella di oggi sarà ricordata come la giornata dell’orgoglio per un Porto, quello di Gioia Tauro, che per troppi anni è stato una scommessa mancata, se non addirittura perduta. L’approdo della mega portacontainer, una vera regina del mare, dimostra invece quanto siano estese le potenzialità di uno scalo dalla cui crescita dipende lo sviluppo stesso della Calabria e del Mezzogiorno. Non possiamo perdere questa sfida. Vogliamo – ha spiegato la Santelli – realizzare tutte le infrastrutture necessarie per l’espansione del porto e del retroporto, ma anche una scuola di alta e media formazione per le maestranze che dovranno operare nello scalo. Il mio augurio è di poter continuare a lavorare con l’attuale commissario, Andrea Agostinelli, il cui operato e le cui competenze sono apprezzate in modo bipartisan, segno che in tutti questi anni l’ammiraglio ha lavorato bene e con determinazione. Spero che anche il governo ne prenda atto e che voglia confermarlo nell’incarico».

Soddisfazione anche da parte del sindaco metropolitano di Reggio, Giuseppe Falcomatà, che ha dichiarato che «è uno dei momenti migliori per il Porto di Gioia Tauro. L’aumento dei traffici e la presenza di una nave cosi importante e prestigiosa, che solcherà esclusivamente i porti di Gioia Tauro in Italia e Rotterdam in Olanda, impreziosisce il ruolo strategico di questa infrastruttura nell’economia territoriale, sempre più baricentrica nel contesto dell’area del Mediterraneo. Un obiettivo che è il frutto di una strategia avviata qualche anno fa e che oggi, grazie al lavoro sinergico messo in campo, sta dando portando importanti risultati. In questi mesi  si sono concretizzate situazioni importanti, realizzate non certo per un caso fortuito, ma basate su un lavoro serio, costante e capillare, promosso attraverso una solida sinergia istituzionale e capitalizzato dalla guida lungimirante del commissario Andrea Agostinelli con il quale desidero complimentarmi per il proficuo lavoro svolto.

«Due anni fa – ha continuato Falcomatà – il porto era sull’orlo del fallimento, centinaia di persone rischiavano di essere licenziate, ma il lavoro di squadra istituzionale promosso con il Governo e l’autorità portuale è stato il punto di svolta e l’avvio di una nuova fase di rilancio che a qualcuno appariva semplicemente un’utopia ma che per noi è stata una sfida da portare avanti con serietà ed impegno. Oggi, due anni dopo possiamo affermare con orgoglio che questa sfida la stiamo vincendo e che il porto di Gioia Tauro naviga in un contesto di sviluppo, competendo con i principali porti del mondo. Bisogna quindi continuare su questa strada, dando sostanza alla Zona Economica Speciale, che deve ancora dispiegare tutte le sue potenzialità per lo sviluppo di un’area strategica non solo per la Città Metropolitana di Reggio Calabria ma per l’intero Paese nel contesto dello scacchiere euromediterraneo».

L’ammiraglio Agostinelli, per il quale si attende la riconferma alla guida dell’Authority portuale di Gioia, non ha nascosto la scontata soddisfazione: «È una giornata che ci ricorderemo – ha detto –.  Le navi più grandi del mondo ormai fanno scalo fisso a Gioia Tauro, per noi oggi è il giorno del rilancio. Sono stati 4 anni difficili, forse il 2019 ha toccato il picco di questa difficoltà, il cambio del terminalista ha determinato la svolta, che oggi vediamo e tocchiamo ad occhio nudo. Ora ci saranno altre sfide, la ferrovia, lo snodo ferroviario, l’intermodalità, e noi speriamo di vincere anche queste sfide».

A cominciare dal commissariamento, aggiungiamo noi: l’incarico di Presidente dell’Authority non è solo il cambio di una denominazione, ma sottolinea il mutamento di un ruolo, fondamentale, libero da quelle irrisolvibili situazioni che avevano richiesto la nomina di un commissario. Il futuro è il Mediterraneo, questo dev’esser chiaro e la nuova “questione meridionale” su cui dovranno misurarsi le scelte future di governanti e politici dovrà avere un respiro molto più ampio, quello appunto mediterraneo. (s)

 

Il ‘Programma’ non convince l’opposizione
La Santelli difende la sua “visione strategica”

L’illustrazione delle linee del programma è stata un tranquillo scorrere di numeri, di traguardi, di impegni, di progetti e anche di sogni. Ma la vera Santelli si è vista nella seconda parte, quando, alla fine del dibattito, ha voluto replicare. Secca e decisa, per riaffermare un tratto del suo carattere che può piacere o meno ma che aiuta non poco a “dirigere la baracca” adeguatamente. Cosa decisamente non facile non solo in Calabria e soprattutto, con lo spettro del contagio da coronavirus che si fa sempre più temibile, proprio quando sembra allontanarsi.

La verità è che il suo discorso trasuda di ottimismo e e non lascia spazio all’indecisione. A chi le contesta di aver agito “contro il Governo”, la sua squadre replica che finalmente s’è parlato di Calabria non per fatti delittuosi di mafia. La Calabria protagonista, con scelte difficili e discutibili, ma sicuramente in primo piano: quanto sarebbe costata una campagna d’immagine come quella ottenuta con la scelta di chiudere anzitempo i confini e aprire al tavolino “libero” prima degli altri?

Avevamo insinuato che fosse un’abilissima mossa di marketing territoriale: non solo ribadiamo la nostra idea, ma aggiungiamo che è anche la palese dimostrazione di come si faccia politica. Con grinta, identità e, soprattutto, voglia di vincere. La Santelli non fa certo rimpiangere l’immobilismo di Oliverio o il dirigismo di alcuni suoi predecessori: è un modo molto “politico” di guidare una Regione, non per cercare consensi, ma per costruire. Il vicepresidente del Consiglio Irto ha lanciato un’offerta di disponibilità. Sarebbe magnifico se, cessate sterili polemiche, si tentasse di costruire un modello di sviluppo con il concorso di tutti. Vedremo. (s)

Il documento integrale delle Linee programmatiche della Presidente Santelli

FIDUCIA E REPUTAZIONE, COSÍ S’AFFRONTA LA SFIDA

La Santelli: guardare al territorio se si vuole sviluppo

Tre sono le parole chiave che la Presidente ritiene essenziali: fiducia, reputazione, sfida. E proprio su queste Jole Santelli ha costruito la sua relazione di 65 pagine col programma di governo illustrato ieri in Consiglio regionale.

Santelli ha iniziato il suo intervento ricordando i mesi dell’emergenza coronavirus. «L’esperienza del Covid 19 – ha detto – ci ha lasciato un grande senso di comunità. Non dobbiamo disperdere questo patrimonio di esperienza, che deve rimanerci scolpito nella pelle».

La presidente della Regione ha messo al centro del suo programma la salute, «non in quanto organizzazione della sanità, ma in quanto diritto di ogni cittadino. In questi mesi – ha detto – abbiamo toccato con mano la precarietà delle strutture sanitarie calabresi, ma anche la grande capacità dei singoli e della rete di esserci e di fare resistenza. Siamo andati bene: ci siamo collocati tra le ultime regioni in fatto di contagi, anche grazie alle rigide prescrizioni incluse nelle ordinanze della Regione e alla capacità dei cittadini di rispettare le regole».

Sulla polemica dei tamponi “fantasma”, la presidente Jole è stata pungente: «Non facevamo i tamponi per nascondere i dati? Facciamo più di mille tamponi al giorno, riportati da un bollettino ufficiale. Abbiamo effettuato oltre 60mila tamponi singoli, un test ogni 33 abitanti, una delle medie più alte tra le regioni meno colpite dal virus. Voglio rassicurare i cittadini: continueremo a farli».

Per quanto riguarda i ritardi registrati nei giorni del terzo esodo verso la Calabria, la Santelli è netta: «In tutta Italia solo la Calabria, unendo le forze dei dipartimenti di prevenzione, del 118 e delle forze di polizia, ha fatto controlli a tappeto nelle stazioni, negli aeroporti e sulle autostrade. In quelle settimane abbiamo effettuato più di 6mila tamponi e dovevamo smaltirli. In quei momenti abbiamo avuto dei ritardi e per questo ci siamo fatti aiutare dalla Campania, tra l’altro utilizzando una struttura che la Calabria contribuisce a pagare. Con i controlli abbiamo insomma fatto più di qualsiasi altra regione. I dati finali sono confortanti».

Ora, secondo la Santelli, è importante capire come gestire anche la fase economica. «Al momento – ha affermato – siamo nelle condizioni di dire sì alla possibilità che il governo apra alla mobilità regionale. Allo stesso modo, se il 15 giugno ripartirà il traffico interno europeo, noi ci saremo. Useremo i tanti sacrifici fatti dai calabresi per evitare il tracollo economico e affrontare la stagione turistica in arrivo».

Sulla questione sanitaria, nello specifico la Santelli ha chiarito che «parlare di salute significa mettere al centro i cittadini e i suoi bisogni, non le strutture sanitarie in quanto tali. È stato detto mille volte: la politica deve fare mille passi indietro privilegiando competenze e meritocrazia. Dobbiamo mettere mano al piano sanitario, che va in parte rivisto. Bisognerà innanzitutto discutere dell’attuale struttura organizzativa: non è possibile che gli ospedali spoke sia sconnessi dagli hub. Dovremo poi lavorare su un concetto di salute nuovo e non “ospedalocentrico”, favorendo la medicina territoriale e di prossimità. Alla politica chiedo lo sforzo di evitare campanilismi nell’ottica di una strategia del territorio».

Altro tema delicato è quello dell’edilizia sanitaria, «su cui è necessario – ha evidenziato ancora – un dibattito serio. Sulla partita degli ospedali ci giochiamo tantissimo. Mi auguro che il governo, nel decreto Semplificazione, inserirà una norma “Morandi”, che significherà andare in deroga e permettere l’accelerazione della spesa dei lavori pubblici per mettere in moto l’economia reale e dare risposte serie ai cittadini. Una delle parole chiave è sfida: se possiamo avere l’eccellenza, perché accontentarci della mediocrità?».

Un altro grande impegno riguarderà la programmazione nazionale ed europea: «Lo dice anche la Commissione europea: la sfida non sarà sulla spesa, ma verremo valutati, finalmente, sul raggiungimento degli obiettivi. Per farlo, dobbiamo immaginare una nuova governance dei fondi europei, che sia fatta da un livello politico, da una commissione tecnica con i direttori generali e con il partenariato istituzionale, sociale ed economico. È un processo ineluttabile, una sfida stimolante, perché significherà dare un’anima alla programmazione europea».

La presidente Santelli ha poi ricordato i diversi provvedimenti per il welfare approvati in pochi mesi: dai contributi per le spese sostenute dagli universitari fuori sede ai 25 milioni destinati ai Comuni per far fronte alle esigenze farmaceutiche e alimentari dei cittadini, dai 5 milioni per i tirocinanti («di cui il governo si è dimenticato») fino agli stanziamenti per il Banco alimentare.

«Un’azione di governo – ha spiegato ancora la governatrice – non può non misurarsi sulla qualità della vita. La nuova sfida, nel prossimo autunno, sarà capire davanti a cosa ci troveremo in termini sociali. Dovremo cioè capire le conseguenze della pandemia sulla vita reale. Ci sono dei punti fermi che dovremo tenere: uno è l’attenzione massima alla persona, anche intesa come famiglia».

«Il tema dei temi è quello dei trasporti e delle infrastrutture». La presidente della Regione ha ribadito la necessità di accelerare l’iter per il collegamento tra aeroporto e stazione di Lamezia Terme e per la realizzazione del gateway di Gioia Tauro.

Un preciso riferimento è stato dedicato anche all’aeroporto di Reggio Calabria: «Al momento – ha detto la Santelli – è prenotabile un solo volo. Dobbiamo muoverci per ottenere un trattamento diverso, perché il “Minniti” è uno degli scali principali della regione».

Il Porto di Gioia Tauro – secondo la presidente – «è un’infrastruttura strategica per la Calabria e l’Italia. Si sta facendo un buon lavoro di rilancio, ma è necessario un salto di qualità per recuperare le aree retroportuali e rendere lo scalo veramente appetibile, con giovamento per tutto il sistema dei porti calabres».

Grande attenzione è stata dedicata all’ambiente. «La Calabria – ha aggiunto la Santelli – ha 255mila ettari di aree protette, l’8% delle aree nazionali. Il Parco nazionale dello Stelvio crea un effetto di oltre 30mila euro pro capite, mentre i parchi d’Aspromonte e Sila superano di poco i 5mila. È il segno di quanto poco sfruttiamo le grandi risorse che abbiamo. Dovremo mettere in atto una nuova politica che le trasformi in opportunità».

Sul nuovo corso rispetto alla gestione dei rifiuti, Santelli è stata chiara: «So che ci sono stati disagi, e mi dispiace, ma bisognava invertire la rotta. L’obiettivo è creare un vero ciclo di rifiuti che ci porti in Europa con un nuovo sistema integrato, ad economia sostenibile e a discariche zero. Si può fare. Gli impianti di nuova generazione non solo sono realizzabili, ma costano la metà di quelli di adesso. Alla fine avremo due impianti per il trattamento dell’indifferenziata più gli altri impianti specialistici per creare un’economia circolare. La sfida va lanciata seriamente. Se teniamo conto dell’interesse dei tanti piuttosto che dell’interesse dei pochi, la soluzione non è lontana. Mi auguro che la politica scelga la seconda via».

Ampi passaggi sono stati dedicati al governo del territorio («serve un’inversione di tendenza e un serio confronto finalizzato a una pianificazione unitaria») e all’agricoltura. Su quest’ultimo tema, Santelli ha ribadito la volontà di «valorizzare i marchi riconosciuti ma anche tutte le altre produzioni regionali. Siamo orgogliosi delle nostre diversità, ma attualmente non facciamo una promozione adeguata.

Una delle sfide più importanti riguarda poi la realizzazione, in un arco di due o tre anni, del Ruci, il Registro unico dei controlli ispettivi, che permetterà una grande sburocratizzazione del sistema».

La presidente Santelli, in merito allo sviluppo economico, ha messo in evidenza l’importanza del piano “Riparti Calabria”, che ha stanziato 150 milioni di euro, e delle sue misure “Riapri Calabria” e “Lavora Calabria”, che hanno permesso alla Regione di affrontare al meglio le fase dell’emergenza e della ripartenza. Nell’immediato futuro la Regione dovrà adottare un «nuovo sistema di internazionalizzazione, in grado di far espandere le aziende calabresi e di importarne altre».

Un altro punto decisivo, per la Santelli, è quello che riguarda le imprese: «Credo nella capacità dei territori che hanno una vocazione e cercano di strutturarsi di conseguenza. La Regione ha il compito di favorire lo sviluppo di progetti strutturati».

Nel corso del suo intervento, Santelli ha dato anche conto dei provvedimenti approvati ieri in giunta per il turismo. Si tratta di un investimento superiore ai 50 milioni di euro. Di questi, 15 saranno stanziati direttamente per le famiglie, al fine di consentire soggiorni di tre notti in Calabria. «È il progetto “Scopri Calabria”, paghiamo direttamente gli alberghi per una liquidità reale», ha chiarito la Santelli. Altri 15 milioni sono stati destinati ai giovani dai 18 ai 25 anni, con doti finanziarie da 200 euro a testa da spendere in Calabria per turismo e cultura. Il terzo progetto, da 25 milioni, riguarda gli alberghi e, in base a un algoritmo che incrocerà la qualità del servizio con le presenze certificate al 2018, ciascuna struttura riceverà le provvidenze adeguate.

La Santelli ha dedicato una parte del suo intervento al lavoro, che «è sempre una conseguenza di una serie di politiche. Ecco perché ci concentreremo sui giovani e sull’istruzione, in un rapporto sinergico con il mondo delle università, che hanno il dovere di contribuire a scrivere quelle che sono le professionalità prodotte dalla Calabria. Dovremo ripensare tutti gli asset, dal lavoro alla formazione, e abbattere la dittatura degli enti di formazione».

Particolare attenzione è stata dedicata alla cultura. «È il serbatoio della Calabria» – ha detto – convinta che oggi serva puntare sul turismo esperenziale: «Il patrimonio della Calabria non ce l’ha nessuno, ecco perché dobbiamo sforzarci di realizzare una politica delle aree interne».

L’altra sfida da vincere riguarda il digitale. «In questi anni – ha concluso la Santelli – abbiamo speso fondi impossibili. Dovremmo avere la regione più digitalizzata d’Italia, invece non abbiamo niente. Non è solo una questione di modernità, ma anche di trasparenza dell’azione amministrativa. L’impegno sarà quello di far sì che la digitalizzazione diventi un servizio per i cittadini, che devono diventare amici della Regione Calabria. La ‘ndrangheta e la corruzione non si combattono con i programmi elettorali, ma con la trasparenza e la legalità”. (rcz)

La Calabria non sa usare i fondi dell’Europa
No a Metro Cosenza e Aerostazione di Lamezia

La Calabria non sa utilizzare, oltre a non sapere spendere i fondi dell’Europa. Due notizie di questi giorni confermano questa insopportabile verità. Occorre dunque rivedere, riprogrammare e utilizzare capacità e competenze per usufruire delle opportunità che i Fondi europei offrono. La prima notizia riguarda la metro leggera che avrebbe dovuto collegare Cosenza con Rende e l’Università della Calabria: i ritardi sul progetto hanno costretto l’autorità di gestione del Por Calabria a comunicare alla Commissione Europea la volontà di ritirare il grande progetto della metro-tranvia. Da un lato esultano una parte di cittadini del centro storico che temevano di dover sopportare un lungo sventramento della città e il Movimento 5 Stelle che si è da sempre schierato contro, dall’altro è la conferma del fallimento, dell’incapacità progettuale della nostra classe dirigente. Come per tutte le opere destinate a cambiare la mobilità delle città e del centro storico, erano evidenti i disagi richiesti alla popolazione, ma dall’altro si trascura di pensare ai vantaggi futuri che qualsiasi miglioramento nei trasporti è destinato a portare. Come se non bastasse, è arrivata anche la conferma che il progetto del nuovo terminal dello scalo internazionale di Lamezia Terme è stato accantonato.

È stata il commissario europeo Elisa Ferreira, che si occupa di coesione e riforme, a comunicarlo all’europarlamentare Laura Ferrara che aveva chiesto notizie con una interrogazione a Bruxelles. Il motivo dell’accantonamento? Semplice: troppi ritardi nella programmazione e quindi esclusione del progetto dai finanziamenti già previsti e predisposti nel 2016. Quattro anni buttati via, un investimento di oltre 51 milioni di euro, di cui 17 ascritti al piano regionale di azione e coesione, svanito e con esso l’obiettivo di dotare lo scalo di Lamezia, che – ricordiamolo – risulta uno dei 12 aeroporti strategici per l’Italia di un’aerostazione degna di un aeroporto internazionale. Invece, niente.

Secondo quanto ha dichiarato il sindaco di Lamezia Terme Paolo Mascaro, «Già da almeno due anni si aspettava l’intervento della Sacal, la società di gestione dei tre aeroporti calabresi, che doveva investire 34 milioni di euro». La Sacal – secondo Mascaro – non è riuscita a reperire attraverso un mutuo bancario la somma necessaria ed è stato necessario cercare altre soluzioni. Il sindaco Mascaro  ha detto che vi è una continua interlocuzione per l’adeguamento dell’aerostazione e, a quanto pare, esistono 25 milioni di fondi accantonati a tal proposito, per i quali si attende la rimodulazione del progetto.

L’intervento europeo faceva riferimento al Por regionale Calabria 2007-2013, scaduto il quale senza alcuna progettazione valida, non è stato più possibile agganciarsi al Piano operativo regionale 2014-2020  che non preveda investimenti destinati allo scalo di Lamezia. Era un sogno la nuova aerostazione che avrebbe dovuto prendere il posto della “baracchetta” che attualmente viene spacciato per terminal: in un’area di 24 mila mq avrebbe dovuto vedere la luce un’aerostazione avveniristica e funzionale, in grado di poter gestire un traffico vicino ai 3-4 milioni di passeggeri l’anno (attualmente sono 2,5 milioni). Il Covid, in questo caso, non c’entra niente, è l’incapacità di progettare e saper accedere ai soldi che, regolamrnete, vengono retsituiti – inutilizztai – alle Ue e che vanno a finire a Paesi più furbi e svegli del nostro.

Il deputato Nicola Carè di Italia Viva, eletto nella circoscrizione estera Africa, Asia, Oceania e Antartide, calabrese originario di Guardavalle, ha stigmatizzato la perdita del finanziamento: «Non posso che essere deluso e amareggiato – ha dichiarato – per l’accantonamento, a causa di ritardi nella realizzazione dell’opera, del progetto di 51 milioni di euro, approvato dalla Commissione europea nel mese di luglio del 2016, che prevedeva la realizzazione della nuova Aerostazione nell’Aeroporto Internazionale di Lamezia Terme. Un’opera necessaria, in quanto lo scalo calabrese, tra i 12 aeroporti nazionali ritenuti a rilevanza ‘strategica’, non è più sufficiente ad accogliere il transito di passeggeri sempre crescente che si attesta sui tre milioni circa all’anno. La comunicazione ufficiale dell’esclusione del progetto, peraltro già nota, da parte del Commissario Europeo per la coesione e le riforme Elisa Ferreira, implica l’assunzione di un forte senso di responsabilità e la necessità di rilanciare l’idea e realizzare un’infrastruttura che è indispensabile per lo sviluppo della Calabria. Da quanto si apprende, infatti, esistono accantonati fondi pari a 25 milioni di euro destinati proprio alla realizzazione dell’Aerostazione che attestano la volontà dell’amministrazione regionale di procedere alla materializzazione dell’opera e la necessità di procedere entro la data del 31 dicembre 2020 alla rimodulazione del progetto. Questa volta, però, è necessario – ha concluso l’on. Carè – rispettare tempi, termini e modi di realizzazione dell’opera. Non bisogna più sbagliare. Solo così è possibile rilanciare il sistema aeroportuale calabrese, incrementando le rotte internazionali su Lamezia Terme e creando uno sviluppo sinergico con gli scali di Reggio Calabria e Crotone».

Sulla bocciatura del progetto di Lamezia da parte della Commissione europea, è intervenuto anche Pippo Callipo, leader di Io resto in Calabria: «È la cronaca di un fallimento annunciato, un’altra occasione persa per l’intera Calabria. È indispensabile che si faccia prima possibile una seria operazione verità sui fondi europei. Tra l’altro, è di qualche giorno fa anche l’audizione del ministro per il Sud e la Coesione Territoriale, Giuseppe Provenzano, in Commissione Affari europei del Senato, durante la quale è emerso un ritardo della Calabria sul Fondo europeo di sviluppo regionale, il cui utilizzo è fermo al 25%. Un dato preoccupante, tanto quanto quello emerso dalla risposta del Commissario europeo per la coesione e le riforme Elisa Ferreira all’interrogazione dell’europarlamentare Laura Ferrara sul progetto dell’aerostazione di Lamezia».

«In quest’ultimo caso la Commissione europea – prosegue il capogruppo di IRIC – conferma ciò che si sapeva già da tempo, ma resta il fatto che è stato presentato un progetto ambizioso e poi tutto è rimasto sulla carta, con i lavori che non sono mai partiti. Regione e Sacal ora almeno dicano cosa intendono fare per investire sull’aeroporto che rappresenta la nostra principale porta d’ingresso internazionale, visto che anche in relazione ai collegamenti di “ultimo miglio” tra la stazione ferroviaria e l’aeroporto si registrerebbero notevoli ritardi».

«Tutto ciò è grave e non può passare sotto silenzio. È doveroso che i calabresi sappiano di chi sono le responsabilità di questi clamorosi insuccessi e che chi ha dimostrato tanta inadeguatezza politica e gestionale ne risponda pubblicamente. Non si può perdere altro tempo. Se non si mette in campo una pianificazione seria che porti a ricadute reali sull’economia – conclude Callipo – è inutile anche solo parlare di qualsiasi ipotesi di sviluppo per la nostra regione».

Un’interrogazione alla presidente Santelli è stata a questo proposito presentata dal consigliere del Gruppo Misto Francesco Pitaro per sapere «se ha contezza di quanto evidenziato  dagli organi di stampa, in merito al fatto che il progetto relativo alla realizzazione della nuova aerostazione di Lamezia Terme è stato escluso dal programma di investimenti europeo; quali interventi intende porre in essere, con riferimento alla Sacal di cui la Regione è detentrice  di importanti quote azionarie, al fine di comprendere le ragioni dei ritardi a cui è imputata l’esclusione del progetto e le eventuali responsabilità; quali atti e interventi politici e amministrativi intende adottare al fine di permettere all’Aeroporto internazionale di Lamezia Terme, in cui vi è un importante flusso di passeggeri, e che è centrale e fondamentale per gli spostamenti da e per la Calabria oltre che strategico per qualsivoglia progettualità di sviluppo reale,  di realizzare la nuova aerostazione moderna e tecnologica che tutto il territorio e i calabresi attendono da anni». 

Per quel che riguarda, invece, la bocciatura della metro Cosenza-Rende, il sindaco Mario Occhiuto sarà ascoltato venerdì prossimo 29 maggio dalla Commissione Trasporti del Comune di Cosenza. Gisberto Spadafora, presidente della Commissione Trasporti unitamente alla collega Anna Rugiero della Commissione Lavori Pubblici, ha chiesto di sentire il sindaco Occhiuto «per conoscere lo stato dell’arte dei lavori», sulla prosecuzione o meno degli stessi, «alla luce delle dichiarazioni rese in questi giorni dall’eurodeputata Laura Ferrara, prontamente smentite dall’Amministrazione comunale». «È importante – ha detto Spadafora – fare chiarezza nell’interesse dei cosentini che, rispetto alla fattibilità o meno dell’opera, mostrano, in questo particolare momento, una sorta di comprensibile disorientamento».

Mario Occhiuto
Il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto davanti al lavori nel centro storico della città

Il sindaco Occhiuto, com’è noto, difende l’opera che di fatto è bloccata, dividendo il centro storico della città. Una mega impresa “incompiuta” da 220 milioni che, a causa dei ritardi, rischia di perdere definitivamente i finanziamenti europei senza i quali diventa impossibile portare a termine il collegamento. «Fermare la metrotranvia è una follia – ha detto il primo cittadino di Cosenza -.

Mentre tutto il mondo va nella direzione del traporto pubblico urbano  e della riduzione del traffico veicolare e dell’inquinamento, qui si decide, dopo aver appaltato un’opera, di fare il contrario, con quale risultato? La ditta esecutrice pretenderà non solo il mancato utile ma anche il risarcimento danni per i lavori avviati e non completati». Il progetto – secondo il sindaco di Rende Marcello Manna, è invece da rimodulare «anche perché ha quasi 20 anni». (rp)

 

 

Una nuova Commissione in Consiglio regionale
Per l’opposizione si buttano via 500mila euro

Sarà un Consiglio regionale “rovente” quello di domani a Reggio, non tanto per la presentazione del programma di Governo da parte della Presidente Jole Santelli, quanto per il voto dell’aula sulla modifiche al regolamento. Per intenderci si dovrà decidere se istituire una nuova Commissione cui affidare un bel po’ di materie (Agricoltura e foreste, Consorzi di Bonifica, Turismo, Commercio, Risorse naturali, Sport e Politiche giovanili) o rinunciare. L’opposizione sta facendo ferro e fuoco contro tale scelta, motivando il proprio dissenso sulla spesa eventuale che andrebbe affrontata per i cinque anni di consiliatura: 500mila euro. Una cifra considerevole, senza dubbio, ma neanche tanto “eccezionale”: un importo che rispetto al bilancio della Regione diventa microscopico e potrebbe anche trovare una giustificazione se le argomentazioni dei consiglieri Minasi, Pietropaolo e Arruzzolo risulteranno convincenti.

A guidare la fronda anti-Commissione è il leader dell’opposizione, a capo di Io resto in Calabria, Pippo Callipo, che suggerisce, con un emendamento, di non far crescere i costi della politica. «Creare una nuova Commissione in Consiglio regionale, in un momento del genere, – dichiara Pippo Callipo, affiancato da dai consiglieri Graziano di Natale e Marcello Anastasi  – significa dare un pessimo segnale ai calabresi, che invece chiedono alla politica sobrietà e risposte concrete. Ci auguriamo che il centrodestra abbandoni questo intento e voti l’emendamento da noi presentato, che consentirebbe di assegnare a una specifica Commissione le materie che la maggioranza ha indicato nella sua proposta, cioè “Agricoltura e foreste, Consorzi di Bonifica, Turismo, Commercio, Risorse naturali, Sport e Politiche giovanili”, senza però aumentare i costi a carico delle casse pubbliche». Per questo motivo è stato presentato «un emendamento alla proposta avanzata dai capigruppo di Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega, prevista all’ordine del giorno della seduta di domani 26 maggio, che ha lo scopo di modificare il Regolamento del Consiglio per istituire una nuova Commissione che costerebbe circa 500mila euro in più nell’arco di cinque anni».
«L’obiettivo dell’emendamento – spiegano i consiglieri regionali di IRIC – è di mantenere invariato il numero delle Commissioni consiliari per non aggravare inutilmente gli oneri a carico del bilancio regionale. Si tratta, in sostanza, di aggiungere la materia “Riforme” alla I Commissione lasciando così libera la “casella” della V Commissione, a cui si potrebbero dunque assegnare le nuove materie indicate dalla maggioranza. Un’operazione che rispetterebbe la volontà politica dei proponenti del centrodestra ma sarebbe a costo zero».
«Esaminando i lavori delle Commissioni nelle ultime legislature, appare evidente – fanno notare Callipo, Di Natale e Anastasi – che la V Commissione “Riforme” ha prodotto esigui risultati in termini di attività e produzione legislativa, essendosi riunita solo 22 volte negli ultimi 5 anni (quindi in media circa 4 volte all’anno), ma avendo ugualmente costi notevoli per le casse pubbliche. La materia oggi affidata alla Commissione “Riforme”, per analogia ed omogeneità, si potrebbe accorpare alla I Commissione “Affari istituzionali, affari generali e normativa elettorale”. Così, seppure disomogenee e non appartenenti allo stesso ambito di intervento, si potrebbero attribuire alla V Commissione, rimasta libera, le materie indicate nella proposta dei capigruppo di FI, FdI e Lega».
«Accogliendo questo emendamento – concludono Callipo, Di Natale e Anastasi – i consiglieri di maggioranza hanno l’occasione di dimostrare che non vogliono creare una nuova poltrona ma far sì che ci si occupi di questi temi in un’apposita Commissione. Altrimenti il centrodestra si assumerà la responsabilità davanti ai calabresi di aumentare i costi della politica in un momento in cui tanta gente non riesce a mettere insieme il pranzo con la cena».

I consiglieri Tilde Minasi, Filippo Pietropaolo e Giovanni Arruzzolo (capigruppo in Regione di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia) hanno motivato la necessità dell’istituzione di una nuova Commissione «meglio organizzare e ottimizzare il lavoro delle commissioni consiliari, cuore pulsante dell’attività legislativa della Regione Calabria». La proposta di riforma del regolamento che andrà ai voti domani per consentire l’istituzione della nuova Commissione fa riferimento al «tessuto sociale ed economico della Regione, caratterizzata per larghi tratti da un’economia basata sullo sfruttamento delle risorse agricole, sull’uso, la tutela e l’impiego delle importanti risorse naturali, sulla valorizzazione dei luoghi turistico oltre che sul commercio retto da decine di realtà industriali medio/piccole che costituiscono l’ossatura produttiva e sociale dei nostri territori, necessita di una forte azione di rilancio». L’obiettivo – affermano la Minasi, Pietropaolo e Arruzzolo – «è quello di dotare la massima assise calabrese di una commissione consiliare che tratti peculiarmente le problematiche di questi settori vitali dell’economia regionale».

In Consiglio regionale sono presenti cinque commissioni permanenti attuali, tutte riconfermate: Affari istituzionali e generali, Bilancio, Programmazione economica e Attività produttive, Affari dell’Ue, Sanità e Attività sociali, culturali e formative, Assetto e utilizzazione del territorio e Protezione dell’ambiente, Riforme. L’eventuale sesta commissione – richiesta dal centro-destra – si dovrebbe occupare di Agricoltura e foreste, Consorzi di bonifica, Turismo, Commercio, Risorse naturali, Sport e Politiche giovanili. L’istituzione di questa nuova commissione era stata al centro dei lavori della conferenza dei capigruppo del Consiglio regionale del 15 maggio e inserita dal Presidente Mimmo Tallini nell’ordine del giorno dell’Assemblea convocata per domani. In quella sede, il centrosinistra aveva manifestato la totale contrarietà.

Ai consiglieri era stata inviata già lo scorso 26 aprile una relazione illustrativa sulla proposta di istituzione della Sesta commissione, previa modifica del Regolamento. «L’intervento di modifica – si legge nel documento a suo tempo trasmesso all’assemblea – si rende necessario, al fine di meglio organizzare ed ottimizzare il lavoro delle Commissione consiliari, cuore pulsante dell’attività legislativa della Regione Calabria. Nello specifico, si osserva che il contesto politico istituzionale attuale prevede una sempre più incisiva partecipazione delle Regioni alla fase ascendente di formazione e partecipazione alle politiche comunitarie. Tale partecipazione deve necessariamente essere rafforzata nel contesto istituzionale che ci vede protagonisti e per questo si ritiene indispensabile che l’Assemblea legislativa regionale calabrese, proprio al fine di elevare ulteriormente il livello di partecipazione a tali processi ed allinearsi alle altre Assemblee legislative italiane, che nei propri regolamenti interni, prevedono espressamente una specifica commissione degli Affari dell’Unione europea e relazioni con l’estero, debba procedere all’istituzione di tale consesso consiliare».

Sembra una schermaglia di poco conto che, pur essendo al terzo punto dell’ordine del giorno di Palazzo Campanella, in realtà potrebbe persino mettere in secondo piano l’esposizione del programma di Governo della presidente Santelli, che dovrà anche riferire sulle attività e le iniziative relative alla cosiddetta Fase 2. Sarà una prima prova di forza tra maggioranza e opposizione: staremo a vedere. (s)

 

La Calabria ha il tasso più basso di contagiosità
Ma per le imprese i 2.000 euro solo il 15 giugno

Pur con cautela, viene accolto con entusiasmo il dato che indica la Calabria la regione col tasso più basso di contagio in Italia (0,17). È un segnale che le misure di contenimento hanno funzionato e può diventare un importante elemento di attrazione turistica. Domani, intanto, viene pubblicato il bando definitivo di Riparti Calabria e le aziende potranno registrarsi sul sito della Regione, in attesa del click-day previsto per il 29 maggio. I 2000 euro, però, arriveranno alle 20.000 aziende (che ce la faranno a richiederli col click) solo il 15 giugno: prima dovranno essere contabilizzati come “aiuti” nell’apposito registro UE.

Bollettino Regione Calabria 23 maggio

La Calabria emerge nel report settimanale sull’indice di contagiosità come regione col tasso più basso: appena lo 0,17. È un dato confortante, mentre è in calo il trend nazionale sui valori di contagio, ma per la Calabria questo dato non solo conferma la validità della strategia adottata dalla presidente Santelli che ha “chiuso” il territorio calabrese al rischio di contagi dal rientro di calabresi dal Nord, ma diventa un punto essenziale per creare attrazione turistica nei confronti del territorio calabrese. È evidente che – se continuano questi valori – la Calabria possa aspirare a venir considerata una regione Covid-free: quale miglior richiamo per il turismo nazionale che, dimenticando obbligatoriamente le vacanze esotiche o in località estere, sarà alla ricerca di località “sicure” in Italia.

L'andamento del contagio

Nel grafico accanto è possibile notare la curva dei guariti in costante ascesa, mentre il livello di contagio si mantiene quasi inalterato ormai da diversi giorni. (rrm)

Aerosol contro Covid: la ricerca targata Reggio
Dal ‘Grande Ospedale’ una via per salvare vite

di MARIA CRISTINA GULLÍ – Un grande segnale di speranza per la cura contro il coronavirus arriva dal Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria. I primi risultati di una semplice, quanto rivoluzionaria, terapia a base di un comune farmaco antivirale, sono sorprendenti: su 14 pazienti trattati in 120 ore, 13 hanno reagito positivamente, confermando l’efficacia dell’intuizione dell’equipe specialistica del Gom  guidata dal dottor Pierpaolo Correale, Direttore dell’Unità Operativa di Oncologia, e il dott. Sebastiano Macheda, Direttore dell’Unità Operativa di Rianimazione. Lo studio, confortato da seri riscontri clinici, si configura come un trattamento efficace del danno polmonare acuto legato a Covid19 mediante una tecnica innovativa, basata sulla somministrazione del farmaco per via aerosol, adottata proprio per evitare effetti collaterali. Adesso si attende il via libera dell’Aifa (l’Agenzia italiana del farmaco) per la sperimentazione e lo studio clinico sulle tecnica utilizzata a Reggio: in questo momento, in attesa del vaccino, vanno percorse tutte le strade possibili alla ricerca delle cure necessarie per salvare vite umane. La ricerca del formidabile team di cui il Grande Ospedale Metropolitano va fieramente orgoglioso, per la competenza e la capacità dei suoi componenti, sarà brevettata come modello e troverà spazio in un’importante pubblicazione scientifica. L’aspetto ulteriormente interessante è che questa tecnica che ha utilizzato l’aerosol al 21% di ossigeno per la somministrazione del farmaco potrebbe avere implicazioni anche al di fuori dell’epidemia Covid in situazioni di danno infiammatorio polmonare, aiutando a risolvere altre gravi patologie polmonari non legate all’emergenza coronavirus.

Sebastiano Macheda
Il dottor Sebastiano Macheda: con il dottor Pierpaolo Correale e l’équipe medica del Gom ha sperimentato per via inalatoria un comune antinfiammatorio

«Sicuramente un’idea originale – ha detto il dott. Macheda – nata da uno scambio di vedute e un confronto col dottor Correale che si occupa da molto tempo di immuno-oncologia. Da esperto di immunologia mi ha manifestato in uno dei tanti incontri la possibilità di utilizzare l’adenosina, questo farmaco noto a noi come potente antinfiammatorio. E noi l’abbiamo messo in atto per via inalatoria, che non è quella utilizzata abitualmente: in genere si usa la via venosa, prevalentemente in cardiologia. Come antinfiammatorio ci siamo riferiti ai dati sperimentali sugli animali fatti soprattutto dal prof. Sitkovsky a Boston. Abbiamo quindi avuto la possibilità con un’idea mia e dei miei collaboratori di utilizzare il farmaco per via inalatoria. Questo ci ha consentito di non avere effetti collaterali che purtroppo si hanno per la via endovenosa e allo stesso tempo di vedere dei risultati, a nostro avviso positivi»

A questo proposito, il dott. Macheda ha detto che lo studio è stato presentato all’Aifa: «Speriamo dia esito positivo per cui sarà fatto uno studio in più centri clinici, uno studio multicentrico sperimentale, per verificare se questa azione,  sia antinfiammatoria, quindi di risoluzione del quadro clinico, sia anche antivirale perché c’è una negativizzazione del tampone, è reale o meno. Noi l’abbiamo vista, a noi sembra esserci, però i dati vanno confermati con metodo scientifico».

Il dott. Correale ha illustrato come si è giunti a sperimentare questa tecnica assolutamente innovativa: la terapia ha permesso di risolvere 13 casi di danno polmona­re acuto, con presenza di infiammazione che «non si manifesta solo per il CoVid-19 ma anche a seguito di ischemia, in presenza di infezione da vi­rus di influenza, o in caso di febbre. In un primo momento – ha detto il dott. Correale – si manifesta una polmonite interstiziale cui segue una tempesta infiammatoria dove ci troviamo tutta una serie di cellule e sostanze che, mentre prima agivano in maniera coordinata, ora agiscono in maniera totalmente scoordinata e tendono a peggiorare il caso. Esistono per questa fa­se già diverse speri­mentazioni. In questa situazione il paziente ha bisogno di ossigeno. Una circostanza che pone grossi problemi perché mette fuori gioco i meccani­smi di sicurezza auto­nomi del nostro orga­nismo. Quando le cel­lule muoiono liberano nell’organismo, in ma­niera massiva ATP dando così un segnale di pericolo. Si tratta di utilizzare un metodo con un farmaco naturale che è adibito a spegnere il sistema immunitario o altre indicazioni mediche mediante il quale stimoliamo il recettore dell’adenosina che è il più potente immunosoppressore, antagonizzando gli effetti pro-infiammatori dell’ossigeno. La terapia è stata capace di ridurre l’infiammazione in molti dei pazienti in un tempo molto breve, circa 120 ore e ha dato il via alla presentazione di uno studio clinico razionale che è poi sfociato nella ricerca presentata all’Aifa».

«Abbiamo trattato – ha dichiarato il dott. Massimo Caracciolo del reparto di Terapia Intensiva post-operatoria del G.O.M. – 14 pazienti con questa nuova metodologia, non solo con il farmaco, e i risultati sono stati incoraggianti: in 13 pazienti abbiamo ottenuto risultati positivi sia in termini di riduzione dell’infiammazione e quindi di miglioramento del quadro radiologico e, quello che era inaspettato, anche sulla negativizzazione del virus o sull’abbassamento importante della carica virale. Un solo paziente ha avuto degli effetti collaterali – ha avuto un broncospasmo – per cui non è stato possibile continuare la terapia. Noi ci aspettavamo dalla somministrazione di questo farmaco una possibile influenza sul ritmo cardiaco: in realtà, durante tutto il periodo della somministrazione non abbiamo avuto alterazioni della frequenza cardiaca e questo è un elemento molto importante».

La ricerca è stata condotta in collaborazione con il dott. Michail Sitkovsky, della Nor­theastern University di Boston, il prof. Antonio De Lorenzo del Department of Biomedicine and Prevention, dell’Univer­sità di Roma Tor Vergata, il prof. Fede­rico Bilotta del Department of Anesthe­siology, Critical Care and Pain Medicine del Policlinico Umberto I dell’Universi­tà La Sapienza di Roma, il prof. Michele Caraglia Department of Precision Medi­cine, dell’UniversitàVanvitelli di Na­poli. Nella ricerca sono stati coinvolti, oltre a Correale e Macheda e Caracciolo, gli altri medici e specialisti del Gom: Eleonora Iuliano e Rocco Giannicola di Oncologia Medica; Antonella Morabito dell’ Uoc Farmacia; Giuseppe Foti e Carmelo Mangano di Malattie infettive; Antonio Armentano, Nicola Arcadi e Carmela Falcone dell’Uoc Radiologia; Marco Conte di Microbiologia, Corrado Mammì di Genetica Medica e Giuseppe Romeo dell’Uosd Laboratorio di Tipizzazione Tissutale, tutti affiancati dai rispettivi team.

Grande soddisfazione è stata espressa dal Commissario straordinario del Grande Ospedale Metropolitano di Reggio, l’ing. Iole Fantozzi: «Il Gom ha reagito con grande professionalità, tempismo e coerenza davanti a quella che si temeva potesse essere una pandemia disastrosa». La Fantozzi, nel corso di un incontro con la stampa, ha tenuto a ringraziare tutti coloro che con vari ruoli, hanno lavorato assiduamente affinché tutto funzionasse per il meglio. Dagli «infermieri ai dirigenti, sanitari, medici, amministrativi, tecnici, tutti, con uno spirito di squadra che non si era mai visto – ha detto – si sono uniti per portare un contributo determinante alla gestione dell’epidemia».

A conferma della validità del modello adottato, il Gom ha voluto pubblicare un compendio ragionato di tutte le misure, le procedure ed i protocolli adottati dall’Ospedale di Reggio Calabria per fronteggiare con efficienza l’emergenza epidemiologica da Covid-19. Un lavoro frutto di équipe, coordinato dallo stesso Commissario Fantozzi. Il libro, pubblicato da A.L.E. edizioni e i cui proventi saranno interamente devoluti all’Unità Operativa di Oncoematologia Pediatrica del Grande Ospedale Metropolitano “Bianchi-Melacrino-Morelli” di Reggio, si caratterizza per una duplice valenza: quella antologica, perché raccoglie tutte le attività del Gom in relazione al Covid-19, e quella di programmazione e prevenzione, nell’eventualità di dover fronteggiare una nuova emergenza dello stesso tipo. Per questa ragione, sarebbe opportuno considerare questa pubblicazione come la piattaforma di un piano pandemico. (mcg)

Si scatena la concorrenza Frecciarossa-Italo,
ma l’Alta Velocità in Calabria viaggia al ‘ralenti’

di SANTO STRATI – Il giorno dopo l’annuncio e l’apertura della biglietteria per il collegamento veloce Torino-Reggio Calabria da parte di Italo treno, Trenitalia scatena la controffensiva e mette i Frecciarossa sullo stesso percorso. Una “guerra” commerciale di cui beneficeranno sicuramente i calabresi. Italo comincerà a unire Piemonte e Calabria dal 14 giugno, con fermate intermedie a Milano, Bologna, Firenze, Roma, Napoli e Salerno, oltre che, nella regione, a Paola, Lamezia, Rosarno e Villa San Giovanni, Trenitalia invece anticipa al 3 di giugno lo stesso percorso. Dalla “concorrenza” escono vincitori i viaggiatori della regione che, finalmente, hanno più opportunità di collegamenti con convogli di nuova generazione. E sarà questa l’occasione per mettere in discussione, in modo serio, il problema dell’alta velocità e dell’alta capacità (due caratteristiche del trasporto ferroviario) che permetteranno di velocizzare al massimo i collegamenti tra la Calabria e il resto del Paese. Il sogno rimane un collegamento Reggio-Roma in 2ore e mezzo, considerando il declino inevitabile che si preannuncia – salvo atti d’orgoglio e concrete prese di posizione – per l’Aeroporto dello Stretto, ma già avere treni veloci (l’«ultra» è un optional per ora negato ai calabresi) è un grosso passo in avanti per la mobilità di questa regione.

Non è così semplice come appare: sia Frecciarossa che Italo viaggeranno sulle attuali linee tradizionali (non adatte all’AV) e dovranno dimenticarsi di raggiungere le velocità straordinarie che fanno felici i viaggiatori tra Roma e Milano e viceversa (poco sotto le tre ore il collegamento). L’arrivo dei supertreni servirà, in ogni caso, da stimolo per cominciare a pensare a una progettazione specifica per una grande rilancio del trasporto ferroviario non solo di passeggeri ma anche e soprattutto di merci. A proposito di merci, che fine abbia fatto la delibera che sbloccava il collegamento tra il Porto di Gioia Tauro e la ferrovia (appena quattro km che bloccavano l’intermodalità, ovvero la connessione diretta dal Porto alla ferrovia per i container già dallo scarico sul molo) non siamo riusciti a saperlo: ricordiamo solo la grande enfasi con cui dalla presidente Santelli era stato annunciato il 6 marzo scorso (vedi calabria.live) il via al completamento del gateway ferroviario porto-linea ferrata nazionale. Poi, causa il lockdown (scusate l’inglesismo, ma dicono che alla gente pesa di meno definendo così la “chiusura obbligata” che abbiamo tutti necessariamente subito) non c’è stato spazio per i fuochi d’artificio e per i brindisi. Eppure era stata definita dalla presidente Jole «una giornata storica» come tante altre cui – spesso sorprendentemente – questa Giunta ci sta abituando, prima facendo e poi annunciando. Piccolo particolare, il “fare” spesso va a cozzare contro l’ottusità della burocrazia regionale e le scartoffie, come sta capitando per l’iniziativa di aiuto alle imprese, hanno, alla fine, il sopravvento. Manca sempre una firma perché le intelligenti iniziative di Santelli & Co. raggiungano l’effettivo risultato sperato. Sul collegamento col Porto la presidente Jole aveva dichiarato: «in sole due settimane di intenso lavoro, ho recuperato un blocco che durava da vent’anni per una struttura costata fin qui 20 milioni di euro che rischiava di diventare un monumento allo spreco, per una ventennale disputa giudiziaria su 4 km di raccordo ferroviario», raccogliendo il consenso di tutta la Città Metropolitana di Reggio. Maledetto coronavirus, ha “intossicato” anche il raccordo del Porto: i calabresi, però, ora aspettano di vedere partire i lavori a Gioia Tauro.

Il fatto che improvvisamente i due vettori ferroviari nazionali “riscoprano” la Calabria coi treni superveloci nonostante l’assenza di una rete adeguata, deve indurre a mettere il piede sull’acceleratore e pretendere – ripetiamo pretendere – che l’Alta Velocità, intesa come rete ferroviaria di nuova realizzazione – abbia la priorità. Come, però ha fatto osservare la deputata di Fratelli d’Italia Wanda Ferro, secondo l’abituale logica del Sud-cenerentola d’Italia, nel decreto rilancio il Governo ha destinato appena 40 milioni «per la progettazione e il potenziamento con caratteristiche di Alta Velocità di Rete (AVR) delle linee Salerno-Reggio Calabria, Taranto–Metaponto–Potenza–Battipaglia, Genova–Ventimiglia» stanziando invece «380 milioni di euro per il progetto preliminare del Nodo di Verona Est nell’ambito della linea ferroviaria Alta Velocità – Alta Capacità Milano-Venezia». Il commento dell’agguerrita parlamentare catanzarese era scontato: «Il ministro De Micheli ha segnato la fine dell’Alta Velocità nel Mezzogiorno. Ancora una volta, 10 milioni di cittadini italiani vengono tagliati fuori dalla modernità», ma sembra più dettato da questioni di buonsenso che di litigiosità politica tra maggioranza e opposizione. «L’Alta Velocità/Alta Capacità (Avac) – spiega Wanda Ferro – è l’infrastruttura oggi percorribile a 300 km/h, domani con nuove generazioni di treni a 350 km/h, cioè l’Alta Velocità vera; mentre l’Avr è una rete in cui sono comprese sia le linee Avac (quindi 300-350 km/h), sia le linee tradizionali in cui si fanno interventi per consentire la velocità a 200 km/h. Ciò significa, ad esempio, che a sud di Battipaglia, dato che non c’è traccia della linea ferroviaria Alta Velocità-Alta Capacità, i lavori consentiranno ai treni di viaggiare a 200 km/h, mentre a Est di Milano verrà realizzata la seconda linea AVAC Milano-Venezia, quasi parallela alla linea Milano-Bologna, già realizzata». Da qui l’interrogazione della Ferro al Governo per conoscere “per quale motivo sia stata deciso il finanziamento della realizzazione di una linea Alta Velocità/Alta Capacità tra Lombardia e Veneto, riservando alle Regioni del Mezzogiorno un decimo dello stanziamento, 40 milioni di euro, per la realizzazione delle sole linee ferroviarie Alta Velocità di Rete”.  Secondo Wanda Ferro sarebbe stato più opportuno «destinare lo stanziamento di quasi 380 milioni di euro per finanziare l’ammodernamento delle infrastrutture ferroviarie nelle Regioni del Sud Italia e consentire la realizzazione di linee ferroviarie Alta Velocità – Alta Capacità, colmando il divario infrastrutturale tra Nord e Sud».

Non si pensi, però, che solo da destra che arrivino bordate alla simpatica ministra di Infrastrutture e Trasporti Paola De Micheli. L’ex presidente della Regione Calabria Mario Oliverio ha inviato un’infuocata lettera aperta dove, evidenziando le differenze tra Alta velocità/Alta Capacità (Avac) e l’Alta velocità di Rete (Avr) chiede lumi sulle scelte poco condivisibili degli investimenti previsti dal Cipe. «Considerando che a sud di Battipaglia – scrive Oliverio – non c’è nemmeno un metro di Avac i futuri lavori potranno portare la linea a 200 km/h, con costo presumibile di 10 miliardi. È importante sottolineare – afferma l’ex presidente della Regione – come il problema dell’accessibilità esterna e interna sia ormai considerato dal dibattito meridionalista uno dei nodi essenziali dello sviluppo economico e sociale della Calabria. Per questo intendo rappresentarLe la necessità di una urgente modifica dell’orientamento riduttivo espresso dal Governo nell’ambito del Decreto “Rilancia Italia” in materia di rete ferroviaria nelle regioni del Sud».
Oliverio sottolinea che «la Regione Calabria, d’accordo con il Governo nazionale dell’epoca, aveva destinato importanti risorse del patto per la Calabria nel programma FSC, 6 milioni di euro, per il solo studio di fattibilità della linea ad Alta Velocità. Per tale attività di progettazione, in aderenza a quanto previsto dal Patto per la Calabria, era stato costituito un tavolo tecnico, composto dall’Agenzia della Coesione (che lo coordina in rappresentanza della Presidenza del Consiglio) dal MIT e dalla Regione Calabria. Questo tavolo sebbene costituito formalmente nonostante i numerosi solleciti formali ed informali della Regione non si è mai riunito.
Su questo tema e con le notazioni prima richiamate, la Regione Calabria ha ripetutamente sollecitato il Ministero e l’Agenzia della Coesione per ultimo con nota del 10 febbraio 2020. La Regione Calabria ha posto il tema di realizzare nel Sud l’Alta Velocità tecnicamente di nuova generazione; cioè una linea a 300-350 km/h, per collegare Reggio a Roma in due ore e mezzo e spendere tra 8 e 10 miliardi. La Regione si è immediatamente attivata e subito dopo la firma del patto ha prodotto la DGR del 27 settembre 2016, con il documento preliminare alla fattibilità Alta Velocità Lean». Sulla stessa linea dell’opposizione, Mario Oliverio si scaglia contro le decisioni governative: «È infine necessario evidenziare la gravissima contraddizione che emerge tra l’accordo fatto tra Presidenza del Consiglio e Regione ed espressamente definito e sottoscritto nel Patto e quanto è emerso dalla Sua Conferenza stampa. Una scelta grave che, nello stesso giorno, comunica il disconoscimento – di fatto – del Patto con una decisione unilaterale e senza l’intervento della Presidenza del Consiglio e nello stesso giorno da il via libera definitivo alla seconda linea Alta Velocità nel Nord Italia».

Per farla breve, ci sono tutti gli elementi per dedurre e capire che le scelte “sudiste”, difese strenuamente e in ogni occasione dal ministro per il Sud Peppe Provenzano col suo Piano per il Sud, al momento accantonato, in realtà tradiscono scarsa considerazione per il Mezzogiorno e soprattutto per la Calabria.

La presidente Santelli che – inspiegabilmente – ha ignorato l’annuncio di Italo e della società di Luca di Montezemolo Nuovo Trasporto Ferroviario  (che ha pur suscitato parecchio entusiasmo tra gli sfiduciati viaggiatori calabresi), invece non si risparmia in lodi nei confronti di Trenitalia (cui peraltro la Regione offre un cospicuo contributo per il collegamento Bolzano-Sibari): «L’arrivo del Frecciarossa in Calabria – ha dichiarato la presidente – è una splendida notizia che produrrà effetti positivi per tutta la regione, in un momento in cui è di fondamentale importanza ripristinare i vecchi collegamenti e crearne di nuovi per favorire la ripartenza del turismo e dell’economia. Oggi – spiega la governatrice –, Trenitalia, a cui va il mio personale ringraziamento, ha annunciato che, a partire dal prossimo 3 giugno, trasformerà una coppia di Frecciarossa da Milano-Napoli e viceversa in Torino-Reggio Calabria e viceversa. Il treno partirà da Torino Porta Nuova alle 8 del mattino e arriverà a Reggio alle 18.50; il ritorno, a partire dal 4 giugno, sarà con partenza alle 10.10 da Reggio e arrivo alle 21 a Torino. Al di là dei dettagli tecnici, quella di Trenitalia è indubbiamente una iniziativa che contribuirà ad “avvicinare” ancora di più la Calabria al resto d’Italia e ci darà una mano per affrontare al meglio la prossima stagione turistica».

Quanto costa questo “regalo” di Trenitalia ai calabresi? Non se ne fa cenno. «L’arrivo del Frecciarossa – ha detto la Santelli – rappresenta un evidente cambio di rotta da parte di Trenitalia, che ha deciso di investire in questa regione e di sposare in pieno il nostro piano per il potenziamento del sistema ferroviario. Un altro segnale positivo, in tal senso, era già arrivato con l’istituzione del treno ad alta velocità Frecciargento Bolzano-Roma-Sibari, che finalmente collega in modo soddisfacente un’area vasta e produttiva come quella della Sibaritide”. In attesa di chiarimenti che i calabresi apprezzeranno, chi viaggia approfitti della “fortunata” circostanza della “guerra del Sud” tra i due player ferroviari italiani. In carrozza, si parte, almeno in comodità. Era anche ora… (s)