SIBARI SARÀ PATRIMONIO DELL’UMANITÀ
LA REGIONE SOSTIENE PROGETTO UNESCO

di ANTONIETTA MARIA STRATI – Ancora la Calabria protagonista nel patrimonio dell’umanità, con la legittima aspirazione di raggiungere il traguardo. Una “battaglia” storica, che merita di essere combattuta con tutte le armi a disposizione, oltre che tutto il sostegno possibile: si tratta della candidatura a Sibari a patrimonio Unesco. È questo l’obiettivo che, da anni, sta perseguendo Franco Corbelli, a capo del Movimento Diritti Civili, e che è stata ripresa recentemente dal sindaco di Cassano allo Ionio, Gianni Papasso.

Ritornare a parlare dell’idea di riconoscere a Sibari, «il più importante e prospero centro della Magna Grecia», un così prestigioso riconoscimento, ha permesso la creazione di una fitta rete di adesioni, forse inaspettate.

Tra queste, la più recente è quello della presidente della Regione Calabria, Jole Santelli, che ha dichiarato, in una lettera indirizzata al sindaco Papasso che «come Presidente della Giunta regionale della Calabria a aderisco con piena condivisione a questa proposta, nella convinzione che un’azione di questo genere, tesa a far riemergere gli antichi, leggendari fasti del passato, può contribuire a restituire all’intera regione e a questo pezzo di territorio calabrese, estremamente interessante per storia, cultura, innovazione e impresa, quella centralità perduta che oggi è giusto ritrovare».

«Sono fermamente convinta che Sibari, culla di civiltà, che fu tra le più importanti e sfarzose città del mondo occidentale – si legge ancora nella lettera – rappresenta parte significativa del patrimonio identitario regionale, attraverso il quale poter trasmettere una nuova reputazione e un’immagine positiva della Regione. Il solo nome “Sibari” è riconosciuto in tutto il mondo ed evoca a tutte le latitudini una straordinaria grandezza».

«La storia millenaria di questa che fu la colonia più potente della Magna Grecia – conclude la lettera – il suo straordinario modello urbanistico riconducibile ad Ippòdamo da Mileto, la sua antica civiltà a partire dall’idea di polis, il magnifico parco archeologico che necessita di nuove attenzioni ma anche le prime attestazioni in Europa, proprio in questo luogo, della presenza di forme di agricoltura o la lavorazione di tessuti di pregiata qualità sono tra quegli elementi oggi da valorizzare, per poter assicurare a questo straordinario territorio nuove forme di crescita».

Anche la sottosegretaria ai Beni Culturali, Anna Laura Orrico, del Movimento 5 Stelle, ha assicurato il pieno sostegno e l’attenzione costante all’iter della pratica, del dossier che dovrà essere prodotto per essere presentato al Comitato Unesco Italia e da questi alla sede Unesco internazionale di Parigi.

La Gazzetta del Sud, in un articolo a firma di Luigi Cristaldi, riferisce che la Chiesa Cassenese sostiene la candidatura con una lettera aperta del parroco della Sibaritide e vicario per la cultura della Diocesi, don Pietro Goccia. Poi, c’è anche l’adesione dell’Udc di Cassano allo Ionio, che ha scritto, in una nota, che «le Istituzioni,  i partiti e le associazioni dovrebbero trovarsi tutti uniti per cercare di realizzare questo grande sogno di ogni cassanese. Bisognerebbe davvero incentivare il nome di Sibari, che fu una delle città più importanti della Magna Grecia, e farla conoscere ancora di più in tutto il mondo tramite investiti cospicui sul marketing territoriale, e questo spetterebbe in primis al Comune di Cassano e poi agli altri enti ed associazioni storico-culturali».

Le premesse per ottenere questo importante riconoscimento sono ottime, ma serve costanza: altrimenti, si ritornerà al 2013, quando il Partito Democratico calabrese, su iniziativa del senatore Angelo Argento, aveva lanciato la proposta della candidatura di Sibari, ricevendo – come riportò l’Ansa – un invito alla prudenza da Giovanni Puglisi, presidente della Commissione Nazionale italiana per l’Unesco, portando a termine, forse, una iniziativa che voleva far “rinascere” non solo Sibari, ma tutta la Calabria.

Il presidente Puglisi, infatti, ricordò che «si può iscrivere un solo sito l’anno» e che – entrando nel merito della proposta avanzata da PD calabrese – probabilmente Sibari non «non può purtroppo diventare estensione di alcun sito archeologico perché in Calabria non ce n’è nemmeno uno riconosciuto come patrimonio dell’umanità».

Tuttavia, apre uno spiraglio: «il fatto che non ci sia nessun sito in Calabria potrebbe anche, purché messo in mano ad esperti raffinati, configurare una tipologia, ma non è così semplice».

Che non sia semplice, è alquanto ovvio, altrimenti non esisterebbe nemmeno una lista in cui inserire quelli che, oggi, sono definiti “Patrimonio dell’umanità”, ma tanto vale provare, no? (ams)

SALVINI PERDE IL “NORD” E I CONSENSI
MA VUOLE IMPORRE IL SINDACO A REGGIO

di SANTO STRATI – La Lega perde il suo aggettivo “Nord” che diventa incompatibile con la presunta (e presuntuosa)  conquista del Mezzogiorno e Salvini con quest’operazione si gioca un bel po’ di consensi. I “nostalgici” di Bossi e della Padania non nascondono il proprio livore e la secessione (anche se è esagerato chiamarla così) comincia a delineare contorni difficilmente recuperabili. La lenta parabola discendente di Matteo Salvini, irrefrenabile, dopo quest’ultima “trovata” (ne avesse azzeccata una dalla scorsa estate!) però incredibilmente si scontra con l’inspiegabile accondiscendenza del centro destra reggino che accetta supinamente i suoi continui diktat e la costante rivendicazione di avere il diritto di indicare il candidato sindaco di Reggio. Ma quale diritto? Chi gliel’ha dato? Risposta facile facile: Berlusconi e la Meloni per evidenti opportunità politiche, ma totale cecità per le cose che riguardano Reggio e, in gran parte la Calabria. Un sindaco leghista a Reggio è un bell’ossimoro che nessuno, a Reggio, riesce a mandar giù neanche con una super granita al bergamotto di Reggio Calabria, le cui proprietà miracolose in medicina non finiscono di stupire: è proprio un rifiuto netto, senza distinguo di persone o individui (e con totale rispetto per Minicuci), ma è che appare evidente che si è perso completamente il senso della realtà. Bastano i numeri per dire cosa esprime il centro-destra a Reggio: per la Lega Tilde Minasi (che si è detta pronta a “sacrificarsi” se occorre) ha preso 2.288 voti e in tutta la circoscrizione Sud ha preso appena il o9,18% dei voti (19.926) contro il 16%  di Fratelli d’Italia (34.712 voti) e kil 15,94% di Forza Italia (34.601 voti). Di cosa stiamo parlando? Di un partito che non “esiste” e che non è radicato (e come potrebbe?) nel territorio e non ha – con tutto il rispetto per le persone che si sentono coinvolte – non ha rappresentanti di spessore. Ovvero, in grado di esprimere concretezza di programmi, raccogliere autentico consenso, stimolare gli elettori a recarsi alle urne.

Con queste premesse il suicidio annunciato del centro destra fa gongolare il sindaco uscente Giuseppe Falcomatà che vede crescere ogni giorno di più consenso in assenza di alternative serie. Non è questa la sede di valutare i cinque anni e passa della sindacatura Falcomatà, ma, tra luci e ombre, appare evidente che qualche segno positivo c’è. Ci sarebbe voluto un po’ più di coraggio (e forse qualche consigliori più attento) ma le trappole in cui si è cacciato Falcomatà (prima su tutte la spazzatura) avrebbe potuto aggirarle in modo diverso. Se i reggini lo vorranno nuovamente sindaco, lo si capirà nel pomeriggio del 21 settembre.

Intanto, dobbiamo assistere alla caduta dei cocci del centro-destra che dimostra stupidità e ignoranza, se continua a sostenere con capo piegato le oltraggiose imposizioni di Salvini. Il quale ha ben altri problemi per la testa che non il capoluogo dello Stretto: certo un sindaco leghista lo aiuterebbe non poco a far digerire l’autonomia differenziata che in autunno Veneto, Lombardia ed Emilia -Romagna rivendicheranno nuovamente come irrinunciabile viatico alla stabilità del segretario leghista. Salvini si sta giocando – con buone garanzia di insuccesso – il suo futuro politico e dovrebbe dimenticarsi della Calabria (che non gli appartiene e difficilmente riuscirà mai a “colonizzare”) lasciando il campo libero ai reggini. In grado di scegliersi da soli (anche con una sorta di primarie tra esponenti della società civile) l’antagonista di Falcomatà. Perché – sia chiaro – non crediamo che Falcomatà voglia vincere facile, per assenza di avversari: gli serve un antagonista con cui confrontarsi e combattere. È il sale della democrazia, il confronto, non  le cazzate salviniane che lasciano il tempo che trovano.

Sia chiaro che non è una questione esclusivamente reggina o locale: il sindaco della Città Metropolitana di Reggio per la Calabria dovrà giocare un ruolo fondamentale su molti campi: la Zes, il Porto di Gioia Tauro, l’Aeroporto dello Stretto, solo per fare qualche esempio, e non sarà una passeggiata. I calabresi, questo, devono tenerlo a mente. Il 20 settembre è un appuntamento che travalica l’ambito comunale, nell’ottica di un piano di sviluppo che coinvolge tutta la regione. E non riusciamo a spiegarci l’asettico atteggiamento della Santelli in questa incredibile impasse in cui è finito il centro-destra.

L’auspicio è che si facciano avanti con una lista civica le persone perbene della Città e siano pronte a confrontarsi sui progetti, sui programmi, sulle priorità. È dell’altro ieri un video su Facebook di Angela Marcianò con cui l’ex assessore della prima giunta Falcomatà annuncia che si candiderà. Senza spiegare con chi, con quale progetto, con quali idee. Sembrava il video di una teenager che condivideva il suo compleanno con gli amici. Ma chi cura l’immagine dei candidati a Sindaco? Il mago Forest? Ma c’è qualcuno che ancora può pensare che i reggini siano una massa di stupidi che si lasciano abbindolare da un sorriso o da promesse improbabili? Evidentemente, sì. A cominciare da Matteo Salvini. “Capitano”, nello Stretto non è aria, ci pensi bene… (s)

CALABRIA, LA FISCALITÀ DI VANTAGGIO
RILANCIA INVESTIMENTI E OCCUPAZIONE

Le risorse che arrivano dall’Europa, dopo la pandemia, possono servire a sostenere misure straordinarie per tutto il Mezzogiorno e la Calabria. Per esempio, come propone il ministro per il Sud Peppe Provenzano, a mettere in pratica una cosiddetta fiscalità di vantaggio per il Sud, finalizzata al lavoro, con un – dice il ministro – «abbattimento del 30% dei contributi previdenziali a carico delle imprese e un incentivo specifico per le donne, perché la questione meridionale è femminile». Per creare lavoro la priorità – afferma Provenzano –è il rilancio degli investimenti pubblici e privati. La via è il Piano Sud 2030 che oggi è parte del Piano Nazionale di Riforme, ma la situazione è straordinaria e non possiamo rassegnarci al rischio di una ripresa senza occupazione, per questo servono misure straordinarie».

In una intervista al Corriere della Sera il ministro Provenzano aveva espresso la sua preoccupazione per la situazione economica del Mezzogiorno. «La crisi è senza precedenti – ha dichiarato a Federico Fubini  del Corriere –, l’impatto economico è maggiore al Nord ma quello sociale è peggiore al Sud: la Svimez stima 380 mila posti di lavoro in meno. Rischiamo una voragine occupazionale e poi una ripresa senza creazione di posti». Il giornalista ha fatto presente che una misura del genere costa cinque miliardi l’anno: come si finanzia? «Sulle coperture – ha replicato Provenzano – si può discutere, vanno valutati anche gli effetti fiscali positivi. Per il 2020 si potrebbe coprire con le risorse europee del fondo di React EU destinate alla coesione».

Fubini ha fatto notare che Carlo Bonomi di Confindustria propone di legare i salari alla produttività in azienda, senza scaricare i costi del lavoro sul bilancio pubblico:
«Bisogna guardare alla produttività di tutti i fattori, e per questo il rilancio degli investimenti pubblici e privati è fondamentale. Quel che serve anche alle imprese è recuperare un clima di fiducia, che si fonda anche nell’investire sulle infrastrutture. Incluse quelle sociali, come un ospedale o una scuola, priorità del Piano Sud».

Il progetto di Provenzano – che conta di portarlo a compimento entro agosto, ha trovato largo consenso tra i sindacati. Per il segretario generale di Cisl CalabriaTonino Russo, le proposte su cui sta lavorando il ministro per il Sud e la Coesione Territoriale, Peppe Provenzano, vanno nella giusta direzione: «non un generico taglio delle tasse», ma «una riduzione del costo del lavoro al Sud con un taglio del 30% dei contributi previdenziali a carico delle imprese” perché “la priorità resta il rilancio degli investimenti pubblici e privati».

«La proposta – ha dichiarato il segretario Russo – va nella direzione che la Cisl da tempo auspica: non servono, infatti, forme di assistenzialismo vecchie e nuove che non risolvono i problemi, ma anzi li aggravano. Garantire più incentivi e più agevolazioni fiscali alle imprese che si impegneranno a non licenziare, a quelle che investiranno nel Mezzogiorno e che creeranno nuova occupazione, è una risposta all’altezza di una crisi che rischia di deflagrare come una vera e propria bomba sociale».

«Lanciamo un appello al Governo – ha sottolineato il segretario generale della Cisl calabrese – perché si consideri il Mezzogiorno come grande priorità per tutto il Paese e perché sugli investimenti programmati e da programmare il Governo ascolti i territori, a partire dalle scelte sull’alta velocità che, a parità di investimenti, chiediamo siano riconsiderate nella direzione dell’Alta Velocità Larg, di ultima generazione».

«Così come chiediamo alla Regione – ha proseguito Russo – che il tavolo del partenariato per la programmazione 2021-2027 della spesa dei fondi comunitari insediato nei giorni scorsi sia davvero occasione di ascolto, confronto e condivisione al fine di individuare le priorità per la Calabria. È il momento, infatti, di programmare perché le risorse europee – quelle ordinarie, quelle provenienti del Recovery fund e, lo ribadiamo, anche dal Mes per rimettere in ordine la Sanità calabrese – siano valorizzate al meglio puntando su innovazione, reti digitali, istruzione e formazione, infrastrutture, mobilità sostenibile e alta velocità, tutela dell’ambiente, messa in sicurezza del territorio e difesa del suolo, tutela del mare e depurazione (abbiamo proposto un “Cis mare pulito”), efficienza della pubblica amministrazione, nuova politica industriale, agroalimentare, rilancio dell’artigianato, del turismo e delle politiche sociali, individuando le forme più efficaci per contrastare le infiltrazioni della criminalità».

«Questi temi e, in generale, il piano di sostegno e di rilancio dell’economia – ha concluso Tonino Russo – saranno venerdì 7 agosto, a Lamezia, al centro dei lavori del Comitato esecutivo di Cisl Calabria, al quale parteciperà il Segretario generale aggiunto della Cisl, Gigi Sbarra, per una riflessione comune che sarà senza dubbio di grande interesse». (rrm)

 

DALLA CALABRIA IL CAMMINO BASILIANO
ALLA SCOPERTA DELLE RADICI D’EUROPA

di MARIA CRISTINA GULLÍ – Parte dalla Calabria un itinerario di fede che attraverso una camminata di oltre 1000 chilometri, da Rocca Imperiale fino a Reggio Calabria, porterà a ritrovare le antiche radici europee e far conoscere luoghi incantevoli e ai più misconosciuti di una terra che conserva intatti fascino e mistero. Il “viaggiatore” in 44 tappe tra mari e monti scoprirà chiese, monasteri, conventi, fortezze e la sua impressione sarà di non trovarsi più in Calabria, ma di rivivere atmosfere antiche della “vecchia” Europa, alla pari di un viaggio esperenziale, mistico e suggestivo. La bella notizia è che il Cammino Basiliano non è più un progetto in fase di elaborazione, ma un itinerario già definito che ha trovato il supporto adeguato del Consiglio regionale e del suo presidente Mimmo Tallini. Il quale, entusiasta dell’iniziativa, non esita a dire che si tratta di «un autentico viaggio alla scoperta delle ardici antiche dell’Europa nel Mediterraneo».

La presentazione del Cammino Basiliano ha avuto luogo in una location suggestiva, la sala consiliare del Monastero dei Frati Osservanti di Rocca Imperiale che già di per sé indica quelli che sono gli intenti di scoperta di questo “percorso”: dare visibilità ai luoghi meravigliosi della Calabria, offrendo il pretesto (o meglio le motivazioni ideali) per raggiungerli e ammirarli.

Cammino Basiliano è anche il nome dell’Associazione, presieduta da Carmine Lupia (già responsabile delle Valli Cupe), che ha promosso il progetto presentato a Rocca Imperiale. La presentazione è stata coordinata dal giornalista Mario Alvaro, presidente del Circolo della Stampa Pollino-Sibaritide, cui hanno partecipato, oltre al presidente Tallini, anche il referente d’area del progetto Emanuele Pisarra e numerosi amministratori dei luoghi del Cammino. Da questi ultimi sono venuti – come del resto ci si aspettava – grande plauso e incondizionata adesione al progetto. Al quale gli amministratori locali coinvolti hanno assicurato sostegno e da cui si attendono pieno coinvolgimento per promuovere la crescita e lo sviluppo dei propri borghi attraverso forme intelligenti di turismo della conoscenza, da parte di ben sette amministratori locali dell’alto Jonio cosentino.

Secondo Giuseppe Ranù (sindaco di Rocca Imperiale) «Si tratta di una sfida che  guarda al futuro in maniera ambiziosa per la nostra terra». Guarda anche agli aspetti economici il sindaco di Canna Paolo Stigliano: «Il turismo porta sviluppo e può contrastare l’aumento della  disoccupazione»  

L’auspicio di un comune impegno è stato invece espresso da Rocco Introcaso (sindaco di Montegiordano): «Unendo tutte le nostre comunità il progetto porterà sviluppo sul nostro territorio».  Secondo il sindaco di Nocara Maria Antonietta Pandolfi il progetto va sostenuto «perché può aiutare i comuni  montani dove si  vive un forte  disagio sociale  a cominciare dalla viabilità».  

Agostino Diego (assessore di Oriolo) ha indicato alcune priorità: «per fronteggiare il decremento demografico e lo spopolamento, occorrono  strategie nuove. Il progetto è condiviso, ma occorrono anche  servizi per i turisti»

Piena condivisione del progetto da parte del sindaco di Alessandria del Carretto Domenico Vuodo secondo il quale, però, «bisogna assicurare i servizi socio sanitari ai cittadini ed ai turisti». Non nascondendo il proprio entusiasmo  Antonio Carlomagno (sindaco di Cerchiara di Calabria) ha fatto rilevare che «questo progetto può aiutare la sopravvivenza delle nostre realtà. Le peculiarità culturali e ambientali  sono un patrimonio da valorizzare».

Emanuele Pisarra, il referente d’area del progetto, è una delle ‘guide’ più accreditate della regione: «Per dare risposte esaurienti al visitatore, al camminatore e all’escursionista, – ha detto – abbiamo indagato la storia, il paesaggio, la cultura e la tradizione  che costituiscono l’ossatura di questo tracciato d’Oriente in Occidente».

L’etnobotanico Lupia ha osservato che «Si tratta di un itinerario di oltre mille chilometri per far conoscere le bellezze della Calabria. Il Cammino  permetterà di conoscere  monasteri, chiese e fortezze orientali, che evocano le atmosfere del Monte Athos, dell’Armenia, della  Siria e della Turchia, e castelli, chiese e monasteri latini al punto che al visitatore sembrerà di trovarsi in Germania, Francia, Belgio, Spagna o in Inghilterra. È un itinerario che collega tra loro alcuni luoghi che testimoniano della vita di tanti dotti, monaci e santi orientali e occidentali, veri e grandiosi  pilastri della civiltà occidentale. Un cammino, spirituale, di cristianesimo,  di pellegrinaggio e di memoria orale che tramanda e  decanta le imprese degli eroi greci e latini e le gesta dei paladini di  Orlando e medievali». 

Concludendo l’incontro, il presidente Mimmo Tallini ha detto che «La Calabria verde, dei Parchi e delle  Riserve naturali, ora potrà avvalersi di un’iniziativa che ha le potenzialità materiali ed immateriali per valorizzare natura e cultura e, al contempo, essere un attrattore formidabile per il turismo lento che, oltre alla fruizione in sé, mira a conoscere il territorio. La strategia di rilancio dell’ambiente e del  turismo calabrese, nella ‘fase 2’ – ha sottolineato –  potrà contare su questa iniziativa che abbiamo voluto mettere in campo nella consapevolezza che il ‘cammino’ è un fenomeno sociale in espansione, costituisce un motivo per cui si sceglie una destinazione piuttosto che un’altra e il turista che ama camminare è diventato un importante target a cui rivolgersi per mettergli a disposizione la possibilità di apprezzare le bellezze della Calabria».

Turismo “lento” è un nuovo percorso dell’idea di promozione della Calabria come luogo di riferimento non soltanto per vacanze “mordi e fuggi” ma indirizzate verso forme nuove di viaggio – in questo caso mistico e spirituale – alla ricerca di quell’equilibrio che i ritmi attuali del nostro vivere quotidiano ci hanno fatto dimenticare.

La “camminata” non è solo trekking riservato agli specialisti: sul modello degli antichi pellegrini, è un modo di riappropriarsi del territorio e godere delle sue risorse. Quali suggestive visioni possono offrire le altre regioni italiane rispetto alla spiritualità che si respira in Calabria? È proprio questo il vero obiettivo e il significato più intenso del Cammino Basiliano. Un avvicinamento alle testimonianze di un’era ai più sconosciuta (ancora per poco) le cui vestigia sono un’attrazione formidabile e unica, sull’esempio della molto più famosa Via Francigena o del Cammino di Santiago che i pellegrini percorrevano nel medio Evo e ancora oggi ripercorrono, alla ricerca di una spiritualità che non è smarrita, ma solamente messa un po’ da parte. In attesa di essere di nuovo chiamata a far da freno a una vita vissuta troppo di corsa, che – ahimè – solo il coronavirus è riuscito, in qualche modo, a rallentare. (mcg)

LE 44 TAPPE DEL CAMMINO BASILIANO

Rocca Imperiale, Canna, Nocara, Santa Maria degli Antropici, Oriolo, Alessandria del Carretto, Cerchiara Calabra, Santa Maria delle Armi, Civita, Cassano allo Ionio, Terranova di Sibari, Corigliano, Rossano, Paludi, Longobucco, Ortiano, Bocchigliero, Campana, Umbriatico, Verzino, Savelli, Castel Silano, San Giovanni in Fiore, Lago Ampollino (Trepidò), Gariglione (Rifugio Grandinetti), Buturo, Sersale, variante (Petilia P. Convento Santa Spina, Mesoraca Convento Ecce Homo, Sersale), Sellia Superiore, Zagarise, Catanzaro, Tiriolo, San Floro, Squillace, San Vito allo Ionio, Cardinale, Serra San Bruno, Ferdinandea, Bivongi, variante (Satriano, San Sostene, Badolato, Santa Caterina allo Ionio, Guardavalle, Monastero Bizantino di Bivongi) Stilo, Pazzano (Santuario di Monte Stella), Sant’Ilarione (Caulonia), Mammola, Martone, Gioiosa, Gerace, Ardore, Bovalino Superiore, Casignana, Samo, Africo (Villaggio Carrà), Gallicianò, Condofuri Superiore, variante (Samo, Staiti, Palizzi, Bova, Amendole, Condofuri Superiore), Santuario delle Cappelle, San Lorenzo, Bagaladi, Pentedattilo, Fortezza San Niceto, Motta San Giovanni, Reggio Calabria (Duomo).

CAPITALE DELLA CULTURA 2022: SE VINCE
TROPEA, È UNA VITTORIA DELLA CALABRIA

di GIUSEPPE SPINELLI – Con la presentazione del dossier per la candidatura di Tropea a Capitale italiana della cultura per il 2022 si è chiusa la prima importante tappa per il raggiungimento di un obiettivo ambizioso. Tropea è un luogo d’incanto, conosciuto in tutto il mondo, e il riconoscimento del Mibact, ove si riuscisse a ottenerlo, suggellerebbe anni di impegno culturale e proietterebbe non solo Tropea ma tutta la Calabria in un circuito virtuoso di promozione artistica e culturale senza pari.

Il sindaco Giovanni Macrì, che non ha atteso la scadenza, è ovviamente molto fiducioso ma sa bene che non sarà facile anche se ha trovato dalla sua l’impegno personale del Presidente del Consiglio regionale Mimmo Tallini che ha sottolineato l’importanza che questo traguardo riveste per tutta la regione.

Il progetto ha anche un bel nome La Cultura Rinnova ed è frutto di un gruppo di lavoro che, nonostante le difficoltà legate al periodo di isolamento da coronavirus, non si è risparmiato con un impegno costante e ben definito, con il coordinamento della dottoressa Luisa Caronte.

— Cominciamo da lei per capire come si è sviluppato il progetto e quali sono i punti di forza.

«Il progetto – dice la dott.ssa Caronte – nasce da ragioni che risiedono nella consapevolezza che Tropea insieme a tutta la Calabria, sono titolari di un forte giacimento culturale che va promozionato e messo a sistema. E quindi dall’esigenza di riconoscere alla Calabria il possesso di tutto questo patrimonio fatto di tradizioni, arte, cultura, tramite un progetto integrato con la collaborazione di pubblico e privato come partenariato. Quindi sostanzialmente Tropea con il suo brand può servire da traino alla Calabria a farla diventare per la sua millenaria storia, al posto che gli compete con a centro la Città simbolo del centro del Mediterraneo.

La (lotta) sarà dura, con noi altre 43 città che si candidano, e ognuna di esse può vantare una storia importante.

«Nonostante tutto, ritengo, personalmente, che abbiamo tutte le carte in regola per competere proprio per la grande e forte offerta culturale.

Il Progetto si basa su tre di punti forza fondamentali: il primo è il Progetto Pilota, denominato Rinnova-Lab. Nello specifico, punta all’innovazione e a uno sviluppo sostenibile, su questo l’agenda ONU 2030 parla chiaro nel dare delle linee guida, alla quale noi abbiamo guardato con l’intendimento di dare input al territorio, premiando tramite avvisi pubblici chi nello specifico in tutti gli ambiti dimostrerà il cambio di marcia imprenditoriale tramite “innovazione sostenibile”.

Il secondo punto di forza è denominato Il nuovo Gene Culturale. È un progetto di rete, che mette insieme una serie di manifestazioni e d’iniziative culturali pervenute dagli Enti e dalle Fondazioni che hanno aderito al nostro lavoro, che si svolgeranno sia a carattere locale che regionale.

«Il cuore del Progetto che rafforza tutto il Dossier sono i Poli Culturali. Si dividono in quattro settori o contenitori definiti per comodità, dove all’interno troviamo i grandi eventi che si dividono e tendono a realizzare le vocazioni del territorio.

1. Il Polo del pensiero ilosofico, che fanno capo al filosofo di Tropea per eccellenza Pasquale Galluppi.

2. Il Polo del Gusto, a questo proposito non poteva mancare la Dieta Mediterranea.

3. Il Polo delle Arti, importante momento culturale dedicato alla bellezza in ogni ambito.

4. Il Polo dell’Innovazione, al quale con grande  orgoglio ha aderito Smau-Italia.

Siamo forti, abbiamo un Progetto che può competere con le altre 43 città».

— Dott.ssa Caronte, importante prospettiva di operatività che si nota nel lavoro svolto, è la collaborazione raggiunta tra Partner Pubblici e Privati, ottimo punto di partenza, lo conferma?

«È stato il mio obbiettivo e dell’intero gruppo di lavoro quello di creare questa esperienza su questo tipo di collaborazioni.

In primis purtroppo bisogna parlare “del vil denaro”, tenga conto che il MIBACT partecipa con 1 milione di euro, questo mette in luce le scarse risorse di cui nel caso si potrà usufruire. Fare, quindi,  rete con partner privati diventa fondamentale: la Regione Calabria con l’ultimo Consiglio ha dato il pieno appoggio a questa importante esperienza culturale, tutti noi siamo fiduciosi che ciò si trasformerà in atti concreti.

«Tropea, La Calabria tutta con questo progetto meritano un riscatto sociale, ne abbiamo bisogno per noi e per tutto quello che vogliono fare credere di noi.

Intanto il territorio ha risposto bene anche in questo caso, Aziende, Associazioni, Enti Pubblici di tutta la regione, hanno formato insieme strutture ufficializzando l’appoggio a questo momento storico, per Tropea Capitale della Cultura, per noi ulteriore momento gratificante e di orgoglio.

Penso che fare rete sia l’unico modo per fare un ottimo prodotto di presentazione per la nostra terra.

Ora e in futuro questo dovrà diventare la prassi, solo così la Calabria potrà diventare un vero punto di attrazione in tutti gli ambiti.

Colgo l’occasione per ringraziare tutto il gruppo di lavoro insieme alla dott.ssa Beatrice Lento.

Il Lavoro svolto in sinergia ha prodotto un dossier di notevole pregio, fatto prima ascoltando tutta la Calabria e poi assemblato, ecco perché “Se Vince Tropea Vince tutta la Calabria”.

— Il prof. Giuseppe Lonetti, presidente di Assocastelli, è architetto e docente universitario. Quali sono le peculiarità storiche-Architettoniche di Tropea, che contribuiscono a farle aspirare il titolo di Capitale della Cultura Italiana 2022?

«Mi consenta di approfittare dell’occasione, per ringraziare lei per l’opportunità di parlare di questa bella esperienza, umana e professionale, e di salutare tutto il gruppo di lavoro fatto di persone di alto livello. In primis la Dott.ssa Luisa Caronte, nostra Coordinatrice e tutti gli altri componenti. Con tutti si è potuto condividere un’ambiente di lavoro che mi ha permesso di operare in piena serenità, il quale ci ha permesso a tutti di superare anche qualche difficile momento.

Ringrazio anche il Sindaco della nostra cittadina, l’Avv. Giovanni Macrì che ha avuto l’intuizione e la continuità di perseverare su questo progetto e su questo gruppo, dimostrando una totale fiducia e di affidare alla persona giusta il Coordinamento.

Un importante riconoscimento va all’ing. Leo Mercurio, il quale con molta professionalità si è fatto carico di interfacciarsi con le varie componenti del gruppo di lavoro e non solo.

Parlo di Tropea nel mio ruolo di tecnico, non per come si conosce, ma con ben altre caratteristiche che all’interno del Dossier si sono dovute compensare con una città un po’ nascosta e poco conosciuta.

Avere la responsabilità di tracciare la Storia di questo importante sito Urbanistico, mi ha affascinato e impegnato.

Tropea una delle città rimaste quasi intatta dopo il disastroso Terremoto del 1783, questo dovuto alla grande maestosità che le maestranze avevano realizzato nell’assetto definitivo tra il 600/700.

Questo per dire che la città non è che sia nata in quel periodo, ma la configurazione attuale con alcuni assestamenti dovuti all’Ing. Sintes, inviato dalla Casata borbonica per fare i primi sopraluoghi dopo il terremoto, è la configurazione della città da come si conosce dal 600/700 in poi.

Il luogo ha sempre caratterizzato questa città, il Costone quasi un promontorio a ridosso del mare che ne dà una posizione di sicurezza dal punto di vista della difesa, proprio questa componente ha consentito in millenni di Storia di essere inattaccabile.

La bellezza del luogo è questa simbiosi perenne tra il Costone Roccioso e l’abitato.

Si possono notare bellissime residenze nobiliari a filo della Roccia, parecchie di queste abitazioni hanno due o tre piani sotto il livello di fruizione della città.

La grande capacità di questo sito urbanistico però presenta delle fragilità, esse sono dovute alla modernizzazione, l’accavallarsi per esempio di reti fognarie e stravolgimenti di rifacimenti stradali e altro, possono indebolirne le caratteristiche, quindi massima attenzione e manutenzione costante.

Così come è avvenuto per i ponti, può accadere per i siti storici come Tropea se non costantemente monitorati, con interventi di grande peso i quali non consentono distrazioni e poche disponibilità che i Comuni hanno, ma mirare a una progettazione manutentiva che guardi a una fonte economica importante.

Tropea merita quest’attenzione, no per la sua estensione e densità abitativa, ma per l’importanza culturale per la Calabria, l’Italia e il Mondo.

— Il prof. Ulderico Nisticò è un critico e storico. Nella nostra regione ci sono tante altre città con storia millenaria, perché tutti hanno appoggiato la candidatura di Tropea a capitale della Cultura, quali aspetti storici contraddistinguono questa città nel panorama regionale e nazionale?

«Mi tocca una breve premessa, non è che gli stessi calabresi devono essere portati a conoscere la Calabria, i calabresi (non tutti naturalmente) non hanno la minima idea di quali tesori possiede questa terra.

La caratteristica principale è la varietà, elemento che tante volte viene trattato come un limite, mentre in realtà è una grande ricchezza.

Nel mio caso specifico, io sono del gruppo quello abita sullo Jonio, quindi il più lontano, quando ho letto della candidatura di Tropea ho subito pensato a un ottimo motivo di rilancio per l’intera Calabria, superando però ogni forma di campanilismo.

Tante volte si parla di sinergia, ma operare insieme significa anche rinuncia, noi dobbiamo imparare un po’ a cedere qualcosina per crescere tutti uniti.

Storicamente le due Coste, per quanto apparentemente separate da una Catena Montuosa, in realtà hanno sempre avuto dei rapporti molto connessi, sia per ragioni di commercio, sia per ragioni politiche.

Quando Locri (Greca) non amata, si trovò costipata con Crotone da una parte e Reggio Calabria dall’altra, si proiettò sul Tirreno ed ecco che spuntano, Medma, Matauro, Ipponio e tutta una serie d’insediamenti diffuso. Tuttavia ai miei occhi di storico dilettante, interessa moltissimo la Tropea delle città Medievale e Moderna.

La Tropea che brilla ai miei occhi è la Città Demaniale, dipendente direttamente dal Re, con le sue istituzioni, con una Flotta Navale importante che non solo partecipa alla Battaglia di Lepanto, ma che commercia con l’intero Mediterraneo.

In quell’epoca ha un territorio molto più vasto dell’attuale, con una Diocesi che a scavalco arriva come estensione fino a Amantea, in mezzo c’erano altre due Diocesi, perché ribellatosi ai Normanni, i quali a causa di questo levarono il Vescovo e provvisoriamente aggregarono Amantea a Tropea.

Da questo momento passarono ottocento anni, era il 1818 con il Concordato Borbonico.

Questo legame che va aldilà dell’organizzazione Ecclesiastiche tra territori è sancito specialmente nell’agroalimentare, in effetti troviamo il pomodoro di Belmonte Calabro e nelle cipolle.

Altri elementi, quando per esempio dalle mie parti trovo diffuso il cognome Tropea, è molto probabile che si tratti di persone che dal Tirreno passavano sullo Jonio, anche qui provvisoriamente ma poi mettevano radici.

Tutto ciò ha creato un’osmosi calabrese di cui poco si prende atto dal punto di vista della storiografia ufficiale.

La mia conclusione, parte dallo slogan perfetto della Dott.ssa Caronte: “Se vince Tropea, vince la Calabria”, però bisogna che la Calabria intervenga non nominalmente o con una pacca sulle spalle, ma con interventi concreti.

Solo gli investimenti veri compiono il vero salto di qualità, per aiutare e sviluppare un tesoro ancora d’apprezzare in tutta la sua interezza.

Non solo il denaro serve, ma anche interventi ancora più nobili, trovare le coordinate di storia calabrese che si collegano con Tropea, i collegamenti con la vicino Mileto e quindi i Normanni con Monteleone – Vibo con tutto il suo territorio e poi i legami culturali.

Il nome più significativo è Galluppi, ma non è il solo, pochi prendono atto che fino a questo grande personaggio dell’epoca praticamente la Filosofia Europea era sconosciuta in Italia, perché il grande merito che ha avuto è stato quello che ha lanciato la provocazione culturale all’intera Italia ecco perché Tropea diventa il fulcro di un pensiero innovativo che fa scuola al mondo intero.

Da questa prospettiva, quindi non possono esistere campanilismi, dannosi e inefficienti, ma per essere forti bisogna perseverare nell’unità d’intendi.

Anche la politica deve fare la sua parte, dove ha fatto bene nei secoli e perché la cultura ha determinato le sue scelte.

L’appello che faccio prima di congedarmi, invito tutta la cultura calabrese, le Università, le scuole, la Chiesa e tutte le realtà culturali, agiscano non semplicemente dando l’adesione cosa pur validissima, ma che questa divenga una provocazione partecipata per proporre il valore di Tropea e con questo il valore di tutta la Calabria.

— La dott.ssa Maria Loscrì è la presidente del Club Unesco di Vibo Valentia e dell’Associazione Med-Experience. Quali sono i contributi nel progetto che ha potuto fornire con le sue Associazioni: Club UNESCO di Vibo Valentia e MED-Experience?

«Il nostro contributo si basa su due esperienze su cui puntiamo molto: il primo, Dieta Mediterranea Percorsi di Consapevolezza del Riconoscimento Unesco; l’altro evento è Il Festival del Turismo Sostenibile per lo Sviluppo.

Entrambi sono eventi storicizzati che stiamo portando avanti nel tempo con passione e tenacia.

Noi tutti speriamo che ci siano ricadute importanti sui nostri territori, per far sì che questo possa avvenire bisogna perseverare nella continuità di ciò che si inizia con molta decisione.

Nello specifico, la  Dieta Mediterranea è nata in concomitanza con il Comitato Promotore del Club Unesco di Vibo Valentia, proprio in quella fase cominciavamo a pensare a quale contributo potesse dare una neonata Associazione di questo tipo al territorio.

Pensammo alla Dieta Mediterranea, perché riconosciuta e iscritta dal 16 novembre 2010 come Patrimonio dell’Umanità.

In realtà le nostre comunità non si erano rese conto dell’importanza del documento storico che era stato conferito, questa percezione fin d’allora ha fatto sì di puntare su questo tema, avuto non solo per il modo di alimentarsi e con che cosa, ma definito come importante e necessario stile di vita.

Ecco da cosa deriva il nome che abbiamo indicato dal primo momento a questa manifestazione, Percorsi, fatti di un rapporto millenario inalterato tra l’uomo e la natura.

L’obiettivo ambizioso che accarezziamo con questi Percorsi di Consapevolezza, ruota intorno ai giovani, da lì parte il futuro del nostro e di tutti i territori.

Ci sarebbe ancora tanto da dire, ma concludo dicendo che il Comune di Tropea è stato tra i primi firmatari di un Protocollo d’intesa che noi abbiamo proposto nel 2015, sposato da altri 22 Comuni, facendo leva sulla necessaria interazione tra pubblico e privato.

Concludo parlando del secondo evento, Il Festival del Turismo per lo Sviluppo, anch’esso storicizzato evento partito nel 2017, abbiamo voluto dedicarlo a questo tema di straordinaria importanza.

Parlare di Turismo sostenibile significa, parlare dello spostamento di migliaia di persone con il coinvolgimento delle Comunità e quindi protagonisti della trasmissione dei propri patrimoni Culturali, questa è la grande sfida del Turismo Sostenibile.

Quest’anno vi diamo appuntamento a agosto a Villa Elena a Stefanaconi, ambiente molto suggestivo e importante, ci gioveremo anche della presenza di tante personalità».

— Il dott. Dario Godano è archeologo e presidente  dell’Associazione Libertas.Qual è stato il suo contributo in questo Progetto?

«Voglio precisare che io e tutti gli altri componenti del gruppo di lavoro, siamo stati scelti dalla lungimiranza del Sindaco di Tropea avv. Giovanni Macrì.

Questa sfida che ha voluto lanciare l’Amministrazione di Tropea, è partita, già da alcuni temi recentemente trattati dagli altri che mi hanno preceduto, puntando su una sinergia d’intendi, di professionisti del luogo e di tutta la Calabria.

Ognuno di loro nella sua specificità professionale, ha iniziato una sfida, per portare avanti il buon nome di Tropea e della Calabria sul panorama Nazionale, dal punto di vista culturale per un ritorno economico e sociale che riscattasse l’intero territorio.

Con la mia Associazione Libertas, partecipo con un evento storicizzato, trattasi della Parata Storica che rappresenta la Battaglia che liberò Tropea il 1615, con l’annullamento dell’atto di vendita della città al principe Ruffo di Scilla – per 191mila Ducati (cifra enorme per l’epoca): nei secoli la città ha sempre mantenuto la sua Demanialità e uno strato sociale e da un Clero di elevata grandezza culturale e ricco.

Tutto ciò gli ha permesso di primeggiare sia nel Regno di Napoli che dopo l’Unità d’Italia.

Le quattro figure emblematiche che vogliamo esaltare dei personaggi illustri di Tropea con mostre e convegni sono: il Cardinale Vincenzo Laureo Nunzio Apostolico seconda metà del ‘500, abbiamo i fratelli Medici Pietro e Paolo Boiano pionieri della chirurgia Estetica e poi altra figura importante il maestro e pittore Albino Lorenzo, ultimo esponente degli impressionisti e innovatore di questa corrente, quest’anno decorre il centenario della sua nascita fu uno dei grandi Patriarca di Tropea dal punto di vista Artistico.

All’interno del Dossier ci sono tanti altri temi che non svelo, spaziano dalle tradizioni a tanti altri eventi storici che scoprirete direttamente».

Tropea e la Calabria, inutile dirlo, sono un tesoro da scoprire: se Tropea diventerà Capitale italiana della Cultura molti gioiranno, ma quelli che non la conoscono capiranno il perché della vittoria.             (gsp)

FONDI UE: TALLINI, PIANIFICARE LA SPESA
PER COSTRUIRE IL MODELLO DI SVILUPPO

Progettare il futuro, impegnando i fondi comunitari e pianificando la spesa delle risorse disponibili. Non è un obiettivo impossibile e, anzi, nella due giorni di Germaneto, alla Cittadella regionale, si è potuta anche constatare la disponibilità dell’opposizione per traguardi comuni da raggiungere per il bene della Calabria e dei calabresi. In altre parole, non  è più tollerabile – come è accaduto in passato –  di dover restituire i fondi dell’Europa per mancato utilizzo. Ovvero per assenza di programmazione per l’uso delle risorse a disposizione. I fondi europei non utilizzati tornano in Europa e vanno a chi, più intelligentemente (vedi la Spagna, per esempio) ha una oculata e attenta programmazione di spesa.

A Germaneto si sono formati tavoli tematici e si è discusso tra gli assessori e gli amministratori locali di come rimodulare le risorse europee e come programmare la spesa, proprio nell’ottica di una organica e più attenta politica di investimento. La crescita e lo sviluppo della Calabria sono a portata di mano, visto che l’Europa ci mette il denaro, ma occorre prima impegnarlo in obiettivi specifici e poi saperlo spendere. Cosa che fino ad oggi è avventa in rare occasioni.

È stato il presidente del Consiglio regionale Mimmo Tallini a sottolineare l’importanza del lavoro collettivo che si è registrato nella due giorni di Germaneto, il cui slogan Il futuro è Calabria, una volta tanto non è sembrato un vuoto auspicio ma un serio obiettivo. I trattava di valutare e ripensare il programma comunitario dei fondi Por 2021-2027. E stato un lavoro denso e partecipato – ha fatto notare Tallini – quello svoltosi ai tavoli tematici, che si è rivelato non solo solo di vitale importanza, ma ha anche impresso una svolta nel modus operandi quanto mai opportuna: «non è la prima volta in assoluto – ha osservato Tallini – che si avvia un confronto del genere in vista dell’elaborazione della programmazione comunitaria. Ma è forse la prima volta – e di questo occorre riconoscere il giusto merito alla presidente Jole Santelli – che al partenariato viene data realmente l’occasione di essere protagonista del cambiamento».

Il presidente Tallini ha rimarcato il ruolo che spetta all’Assemblea regionale: «Dei risultati di questi tavoli tematici farà tesoro non solo la presidente Santelli, ma anche e soprattutto l’Assemblea che ho l’onore di presiedere che avrà un ruolo-chiave nella definizione delle politiche comunitarie da qui al 2027».

«La partita del futuro della Calabria si gioca qui – ha aggiunto –. Dalla capacità che avremo di trasformare l’emergenza Covid in nuova opportunità. Dalla capacità di utilizzare in maniera manageriale e produttiva ogni euro che verrà dall’Unione Europea. Dalla capacità di essere lungimiranti nella costruzione di un modello di sviluppo che dovrà essere fortemente innovativo e legato all’ambiente».

Il presidente dell’Assemblea di Palazzo Campanella esprime una valutazione positiva sul metodo di lavoro scelto: «Sono certo che si formerà una bella ‘squadra’ di intelligenze e competenze. Poi naturalmente spetterà a chi detiene il potere decisionale – Giunta e Consiglio regionale – tirare le somme e puntare sulle idee vincenti, evitando di commettere l’errore del passato di volere accontentare tutti e disperdere le risorse».

«Ritengo una scelta tesa alla valorizzazione del ruolo complessivo dell’Assemblea –ha proseguito Tallini – quella della presidente della Giunta di coinvolgermi attivamente delegandomi a introdurre i lavori dei sette ‘tavoli’. Così è stata sancita e sottolineata la sinergia di Giunta e Consiglio e, al tempo stesso, l’impegno dei due organi istituzionali nel garantire che le proposte ritenute valide troveranno una trasposizione in provvedimenti amministrativi e atti legislativi».

«Per quanto riguarda, in particolare i singoli ‘tavoli’ – ha continuato il presidente del Consiglio regionale – quello denominato Una Calabria più intelligente, coordinato dall’assessore regionale all’Istruzione, Sandra Savaglio, raccoglie la sfida del futuro che si gioca essenzialmente sull’innovazione e sul digitale. L’innovazione non deve riguardare solo le Città e la qualità della vita dei cittadini, ma deve investire tutti i settori della società calabrese, in particolare il mondo produttivo. Si pensi alle potenzialità dell’agricoltura di precisione con i droni oppure alle applicazioni dell’artigianato digitale».

«Per il tavolo Una Calabria più verde – ha continuato Tallini – coordinato dall’assessore regionale all’Ambiente, Sergio De Caprio, devo dire che queste tematiche mi affascinano particolarmente perché sono convinto che la Calabria è uno scrigno verde su cui costruire un modello di sviluppo innovativo e vincente. La mia esperienza nell’istituzione della Riserva di Valli Cupe, divenuta in breve tempo una delle mete più ambite del naturalismo meridionale, mi porta a dire questo. I nostri parchi e le nostre riserve naturali, i nostri mari, le energie rinnovabili, il turismo legato alla natura, sono tutti segmenti di una rivoluzione verde più che mai ‘possibile’ e concreta».

Ancora Tallini: «Crescita e superamento dell’isolamento, sono un binomio indissolubile, come conferma il tavolo tematico denominato Una Calabria più connessa coordinato dall’assessore regionale alle Infrastrutture Domenica Catalfamo. Anche questo tavolo, come gli altri, appare strategico per il futuro della Calabria. Una Calabria connessa con il resto del Paese, con l’Europa, con il Mediterraneo sarà in grado di vincere la sfida della crescita e dello sviluppo. Le grandi infrastrutture sono essenziali in un disegno del genere. Mi piacerebbe conoscere il parere del tavolo su una questione che il Consiglio Regionale ha recentemente affrontato, approvando una specifica mozione, vale a dire la realizzazione del Ponte sullo Stretto. Noi abbiamo affrontato la questione con serietà, chiedendo al Governo di verificarne la fattibilità alla luce delle nuove tecnologie. Una posizione che trova molti riscontri anche nelle forze governative e in quasi tutte le forze di opposizione parlamentare».

«Compito importantissimo – secondo Domenico Tallini – anche quello del tavolo Una Calabria più sociale affidato al coordinamento dell’assessore regionale all’Agricoltura, Gianluca Gallo perché tocca da vicino la vita reale dei cittadini. Senza contare che il sistema socio-assistenziale è una delle più importanti ‘industrie’ della Calabria, che dà lavoro a migliaia di persone che si occupano delle persone bisognose di aiuto. Alzare il livello qualitativo dell’offerta sociale attraverso la migliore utilizzazione possibile delle risorse comunitarie appare un obiettivo ambizioso, ma realizzabile».

«Coordinato dal vicepresidente della giunta e assessore regionale ai Beni Culturali, Nino Spirlì, il tavolo Una Calabria più vicina ai cittadini – ha continuato il presidente del Consiglio regionale della Calabria – non chiama in causa solo con una maggiore efficienza burocratica, con l’alleggerimento delle procedure, ma investe praticamente tutti i settori della vita sociale, economica e culturale. Si tratta di un nuovo approccio al rapporto tra pubblica amministrazione e cittadini. Mentre quello denominato Una Calabria che funziona, coordinato dall’assessore regionale al Bilancio, Francesco Talarico, s’intreccia col precedente perché la sfida che dobbiamo portare avanti e vincere è quella di una macchina burocratico-amministrativa che – partendo dalla Regione per arrivare alle Province e ai Comuni – sia capace di cambiare passo. La percezione che i cittadini hanno del sistema burocratico pubblico non è per niente positiva. Cittadini e imprese lamentano lentezze, ritardi, incertezze che poi mettono a repentaglio la buona riuscita di un’iniziativa o l’ottenimento di un diritto personale. Digitalizzazione, modernizzazione, formazione possono essere le parole chiave di questo delicato tema».

«Infine – conclude la sua disamina il presidente Tallini – il tavolo tematico denominato Un nuovo modello di sviluppo coordinato dall’assessore regionale al Turismo, Fausto Orsomarso, si può dire che, così articolato e affascinante, racchiuda e si raccordi con tutti gli altri tavolo tematici. Ciò che sta emergendo, è infatti l’esigenza di una forte e veloce modernizzazione del sistema Calabria che, nonostante grandi potenzialità, appare ancora sostanzialmente arretrato rispetto al resto d’Europa. Abbiamo i numeri per recuperare questo gap».

«L’emergenza Covid, paradossalmente – ha concluso – può aiutarci perché il modo come abbiamo contenuto il virus, grazie anche alle condizioni climatiche e ambientali, ci ha consegnato la percezione di una regione sicura. Non è una cosa da poco. È, però, altrettanto evidente che dobbiamo pensare a modelli nuovi di turismo, di agricoltura, di produzione agro-alimentare da esportare all’estero. Sono sicuro che arriveranno idee e suggestioni che risulteranno molto utili alla Regione per varare un programma europeo di alto respiro». (rrm)

MINOLI, UN “POSTO AL SOLE” IN CALABRIA
SARÀ LUI A CAPO DELLA FILM COMMISSION

di SANTO STRATI – Se son calabresi, non vanno bene: la battuta concedetecela per la presidente Jole Santelli, che sta caratterizzando la prima fase di attività della sua Giunta con una particolarità che balza subito agli occhi. Per i posti chiave o incarichi di peso (vedi ASL, Presidenza Sacal, cortometraggio “emozionale” di promozione della Calabria, etc) la presidente sceglie preferibilmente fuori della regione. Attenzione, scelte basate su chiara fama e capacità, ci mancherebbe altro, ma indubbiamente è inevitabile l’amaro in bocca per tanti manager e intellettuali calabresi che si sentono sminuiti, o comunque scartati – questa è la sensazione – perché calabresi.

L’ultima nomina, di ieri mattina – ma già era nell’aria da diverse settimane – riguarda il giornalista e produttore televisivo Giovanni Minoli, chiamato a dirigere in qualità di commissario straordinario la Film Commission Calabria. Di Minoli si può dire tutto, incluso che non risulta sempre simpatico a tutti, ma sulla sua professionalità e la sua esperienza nel campo della televisione non c’è che da tessere lodi. È stato l’inventore della formula Mixer e Report, due rotocalchi televisivi fuori dagli schemi, ha ideato e prodotto la soap tutta italiana Un posto al sole (5487 puntate già andate in onda in 14 anni), conosce benissimo la radio, la tv e i suoi dintorni e in quanto a cinema se dovesse avere qualche attimo di esitazione può sempre ricorrere alla moglie Matilde Bernabei che gestisce e dirige la Lux Vide, intuizione eccellente del mitico Ettore Bernabei (padre di Matilde) che ha prodotto decine e decine di fiction televisive di successo e film di carattere religioso. Ma non ne avrà bisogno.

Minoli è un’eccellenza della tv italiana (La Storia siamo noi è un’altra sua invenzione) e quindi è decisamente un’ottima scelta, anche se rimane discutibile il sistema del cosiddetto spoil system, ovvero chi arriva fa “piazza pulita” di funzionari e dirigenti nominati nella passata consiliatura e provvede a scegliere persone di sua fiducia. A questo proposito, non si può non sottolineare l’ottimo lavoro svolto dal presidente uscente della Calabria Film Commission Giuseppe Citrigno e segnalare le tante personalità calabresi che non avrebbero comunque sfigurato (primo tra tutte Paride Leporace, già alla Film Commission e attualmente a capo della Film Commission Basilicata.

A cosa serve la Film Commission? Semplice: ha il compito di attrarre produzioni cinematografiche e televisive sul territorio, promuovendo location suggestive (che aiutano a  veicolare una bella immagine della Calabria in Italia e nel mondo) e di favorire con  incentivi e agevolazioni la produzione cinematografica e audiovisiva nella regione. Un compito apparentemente facile, ma in realtà complesso e ricco di implicazioni sia di natura tecnica che di conoscenza dei luoghi. Il giornalista e autore torinese (1945) è stato scelto dalla presidente Jole per «poter traghettare la Calabria, bella di paesaggi e ricca di competenze, verso i grandi mercati del cinema e dell’audiovisivo internazionale».

A quanto ne sappiamo, Minoli –  uomo di grande cultura e di conclamata capacità –non sa molto della Calabria (di cui si è occupato quando faceva la rubrica di agricoltura in Rai e utilizzava le competenze sul territorio del giornalista-regista reggino Paolo Bolano), ma è una lacuna facilmente colmabile. Questa nuova avventura lavorativa- afferma chi lo conosce bene –  lo intriga e lo entusiasma molto e sicuramente lo vedrà molto attivo sul territorio, alla scoperta di luoghi potenziali location con cui rilanciare le splendide opportunità non solo paesaggistiche di borghi, montagne, marine e campagna sterminate. Poi, cosa non meno rilevante, Minoli conosce tutti quelli che contano nel mondo delle produzioni televisive, quindi ci si può aspettare solo grandi risultati: sotto la sua guida – dicono in Regione – il cinema e l’audiovisivo calabrese potranno raggiungere traguardi importanti, che contribuiranno a comunicare l’immagine positiva della Calabria che si fonderà anche sull’industria creativa. Benvenuto in Calabria, Giovanni. E buon lavoro, pronti a scommettere che resterà affascinato e vorrà condividere quest’emozione con i cinematografari di tutto il mondo: farà un grosso favore a loro ma soprattutto alla Calabria. (s)

LA SCIENZA TROVA “CASA” IN CALABRIA
DULBECCO INSTITUTE, C’È UN ALTRO NOBEL

La scienza trova casa in Calabria: al nascente Renato Dulbecco Institute di Lamezia Terme sono già due i Premi Nobel che hanno dato la loro entusiastica adesione, assieme a quella di decine di scienziati e ricercatori di tutto il mondo che hanno accolto l’invito del prof. Pino Nisticò, commissario della Fondazione intitolata al prof. Dulbecco e del prof. Roberto Crea, padre delle biotecnologie, nonché presidente della Fondazione e direttore scientifico del Dulbecco Institute. Doppia la motivazione di tanto entusiasmo: prima di tutto la possibilità di condividere esperienze e lavorare a fianco di apprezzati colleghi scienziati per formare e specializzare i giovani ricercatori calabresi che usciranno dal Dulbecco Institute, poi il fascino irresistibile della Calabria. All’israeliano Premio Nobel Aaron Ciechanover, si affianca adesso il premio Nobel per la Medicina (2013) il tedesco Thomas Südhof della Standford University della California: entrambi conoscono la Calabria per essere stati ospiti del prof. Pino Nisticò e se ne sono innamorati. Il progetto scientifico della Fondazione Dulbecco, poi, è straordinario e suggestivo e metterà insieme le migliori menti, le più significative competenze in materia medico-scientifica, per realizzare nuove molecole destinate alla cura di malattie ancora inguaribili e di grande impatto sociale. Questo significa che la Calabria, oltre ad essere (o meglio diventare) la California d’Europa, per la mitezza del clima, i paesaggi naturalistici eccezionali, le risorse archeologiche e artistiche d’inestimabile ricchezza (si pensi soltanto ai Bronzi di Riace custoditi nel Museo Archeologico di Reggio) è destinata anche a diventare una regione ad altissimo valore scientifico. Per produrre benessere e cure a malati gravi o terminali, ma anche per formare le classi dirigenti della scienza di domani. Generazioni di studenti e ricercatori calabresi formatisi alla Facoltà di Medicina di Catanzaro e all’Unical hanno avuto modo di mostrare la capacità e l’altissima competenza nella ricerca scientifica, tanto da far apprezzare la Calabria e le sue facoltà scientifiche in ogni parte del mondo (il prof. Luigi Camporota che ha salvato dal Covid il premier inglese Boris Johnson è di Catanzaro e ha studiato all’Università Magna Graecia del Capoluogo). Così, la Fondazione Dulbecco avrà il compito di formare e specializzare le nuove generazioni di scienziati calabresi che, finalmente, non dovranno – se non per fini di specializzazione – andar via dalla propria terra, mettendo a disposizione dei conterranei, ingegno e competenze scientifiche di grandissimo livello.

La notizia dell’adesione di un secondo Premio Nobel all’iniziativa della Fondazione Dulbecco che ha trovato sede nell’immenso spazio (40mila mq degli ex stabilimenti Sir, ora Fondazione Mediterranea Terina) di Lamezia è straordinaria: mai si era vista una tale concentrazione di scienziati e ricercatori di tutto il mondo pronti a venire in Calabria per offrire la propria esperienza, guidare le linee di ricerca, formare nuovi scienziati. Non sembri cosa da poco: è un progetto talmente vasto e importante che rigorosamente dovrà avere la massima attenzione della Regione e di tutte le forze politiche anche nazionali perché offre un’opportunità più unica che rara alla crescita della comunità scientifica italiana. La quale troverà nel Dulbecco Institute le risposte adeguate alla crescente domanda di innovazione nel campo della medicina e della ricerca scientifica. E a scorrere i nomi di quanti a vario titolo sono coinvolti in questo meraviglioso ed eccezionale progetto scientifico si può capire cosa significherà per la Calabria questa iniziativa.

Particolarmente soddisfatto il prof. Pino Nisticò, commissario della Fondazione Renato Dulbecco, già presidente della Regione Calabria, nonché scienziato e farmacologo di levatura internazionale, nel dare la notizia dell’adesione di un altro Premio Nobel al progetto del Dulbecco Institute. «Il Premio Nobel per la medicina Thomas Südhof della Stanford University (California) – ha detto il prof. Nisticò – ha accettato di far parte del consiglio scientifico internazionale (CSI) della Fondazione Dulbecco. Appena finito il periodo di lockdown dovuto al coronavirus egli ha dichiarato che sarà felicissimo di venire in Calabria per visitare i locali della Fondazione Mediterranea Terina in cui sarà allocato il Renato Dulbecco Institute e discutere delle priorità delle linee di ricerca della Fondazione.

Thomas Südhof è stato insignito del premio Nobel nel 2013 per avere scoperto i meccanismi molecolari e ionici (in particolare il ruolo dei canali del calcio) alla base della trasmissione sinaptica nel cervello dovuta alla liberazione di neurotrasmettitori. Ciò ha aperto nuove vie per lo sviluppo di farmaci innovativi nel trattamento delle malattie neurodenegerative.

Per le sue scoperte nel 2018 gli è stato conferito all’Hotel Hassler di Roma il Pericles International Prize, premio condiviso con il dott. Paolo Chiesi per avere quest’ultimo svolto un ruolo straordinario per l’immissione in commercio da parte dell’Agenzia europea del Farmaco (EMA) del primo prodotto al mondo (Holoclar) a base di cellule staminali, capace di riparare lesioni da ustioni degli occhi, restituendo così la vita a persone cieche.

Südhof si è dichiarato molto lieto di poter lavorare in seno al CSI insieme con persone di alto prestigio verso cui nutre grande ammirazione come Aaron Chiechanover, anche lui Premio Nobel, e sir Salvador Moncada, che come diceva Rita Levi Montalcini avrebbe meritato per le sue scoperte (prostaciclina e nitrossido) due premi Nobel. Inoltre, con grande commozione, lo scienziato tedesco ha ricordato la sua collaborazione con Roberto Crea, quando nei laboratori della Neurex svolgeva importanti ricerche su nuove proteine chiave da lui identificate di cruciale importanza per la trasmissione sinaptica che poi furono usate per il controllo del dolore neuropatico. A tal riguardo, ricorda il prof. Crea (presidente della Fondazione Dulbecco di Lamezia) in quegli anni 1996-1997  fu scoperta la conotoxina, un gruppo di neuropeptidi tossici estratti dal veleno del mollusco marino (conus) che poi si è rivelato un farmaco bloccante i canali del calcio di tipo N  provvisto di una attività analgesica mille volte superiore a quella della morfina. Nel 1997 la Neurex fu poi acquistata dall’industria irlandese ELAN per 700 milioni di dollari!

Il Renato Dulbecco Institute parte quindi con il piede giusto, disponendo della supervisione della qualità e originalità dei progetti scientifici da parte di scienziati di altissimo livello, che dovranno valutare le linee di ricerca del CTS regionale composto da qualificati ricercatori dei due Atenei di Catanzaro e di Cosenza e in una fase successiva valutare i risultati delle ricerche condotte in Calabria.

Il CSI comprende ancora, accanto ai due premi Nobel Südhof e Ciechanover e sir Salvador Moncada, altri autorevoli scienziati di chiara fama come l’ex ministro prof. Franco De Lorenzo, pioniere da circa 40 anni nel campo delle biotecnologie, molto stimato nel mondo, così come il prof. Franco Salvatore, uno dei fondatori della Facoltà di Medicina dell’Università di Napoli e di Catanzaro e già presidente del prestigioso Istituto Ceinge dell’Università di Napoli, il prof. Antonino Cattaneo presidente della Fondazione EBRI Rita Levi Montalcini, il dott. Paolo Chiesi, direttore scientifico della Chiesi Farmaceutici di Parma, il prof. Emilio Clementi farmacologo illustre del San Raffaele di Milano che da giovane ha lavorato presso l’Università della Calabria, il prof. Graham Collingridge di Bristol, insignito del The Brain Prize della Lündbeck Foundation, considerato il premio Nobel delle neuroscienze, per la sua scoperta del Long Term Potentiation (LTP), che è l’equivalente neurofisiologico della memoria a livello dell’ippocampo. Oggi queste ricerche sono continuate dal suo allievo prof. Robert Nisticò, preside della Facoltà di Farmacia di lingua inglese dell’Università di Tor Vergata, il quale fa parte del CTS regionale della Fondazione Dulbecco.

Inoltre fanno parte del Comitato Scientifico Internazionale il prof. Silvio Garattini, uno dei leader della farmacologia europea, presidente dell’Istituto Mario Negri di Milano, il prof. Vincenzo Libri, di Lamezia Terme, che ha studiato alla Facoltà di Medicina di Catanzaro e oggi direttore della Farmacologia Clinica dell’Imperial College di Londra, il prof. Serafino Marsico, uno dei padri fondatori dell’Università di Catanzaro e, in particolare della Pneumologia di Catanzaro, maestro del bravissimo pneumologo Mino Pelaia. Marsico è stato allievo della Scuola del prof. Monaldi e del prof. Blasi di Napoli. Nel CSI  sono anche presenti il prof. Giuseppe Novelli, già rettore dell’Università di Tor Vergata e genetista di fama internazionale, il prof. Michael Pirozyinski, direttore della farmacologia dell’Università di Varsavia e, dulcis in fundo, il prof. Giancarlo Susinno, fisico dell’Università della Calabria, il quale oltre a essere uno scienziato di fama mondiale per avere diretto i laboratori del CERN di Ginevra in cui è stato scoperto il bosone di Higgs, la cosiddetta particella di Dio, e per avere collaborato con il premio Nobel Carlo Rubbia e lo scienziato siciliano Antonino Zichichi, ha  dimostrato e continua a dimostrare grande amore per la Calabria e i suoi giovani e grande fiducia nel progetto del Renato Dulbecco Institute.

«Con queste premesse di cui sono orgogliosa – ha dichiarato la Presidente della Regione Calabria Jole Santelli – sono sicura che riusciremo a vincere la sfida che ci attende, cioè avere una Regione che sa valorizzare i propri giovani talenti in sede, evitando la fuga dei cervelli all’estero o in altre regioni. Addirittura, ci si propone con il ritorno in Calabria dello scienziato Roberto Crea dalla California dopo circa 40 anni, di lanciare un progetto per favorire il rientro in Calabria dei migliori cervelli che attualmente lavorano nel campo delle Biotecnologie e delle Terapie avanzate in prestigiosi laboratori internazionali».

D’altra parte, va evidenziato l’impegno  straordinario del sindaco di Lamezia Paolo Mascaro che ha già convocato per domani,  venerdì 31 luglio, una riunione presso i suoi uffici con i membri del Comitato Tecnico organizzatore, presieduto dal prof. Gianfranco Luzzo e con gli esperti più qualificati del settore economico-finanziario del suo staff, per elaborare le linee strategiche del project financing e così rimodulare i fondi comunitari non spesi per poter partire in tempi più brevi con la ristrutturazione dei locali della Fondazione Terina sulla base delle esigenze funzionali del Renato Dulbecco Institute. (sd)

 

 

 

I MEDIA PARLANO TANTO DELLA CALABRIA
MA NON È PIÚ SOLAMENTE CRONACA NERA

 

di SANTO STRATI – Scrive Il Sole 24 Ore: «Non si è mai sentito parlare tanto di Calabria come quest’anno». Se lo dice l’autorevole quotidiano degli industriali italiani c’è da crederci. E, in realtà, è proprio vero: la Calabria, finalmente, è protagonista delle pagine dei giornali e dei servizi televisivi non per delitti di mafia o arresti eccellenti, bensì per le sue spettacolari bellezze, le sue caratteristiche che la prefigurano come California d’Europa, i suoi incantevoli paesaggi e, soprattutto, la sua gente. La gente di Calabria accogliente, vitale, generosa e premurosa col forestiero come se fosse un parente lontano cui non si deve far mancare nulla.

Cos’è successo?  È un miracolo? Bé, non esageriamo, anche se questa – ricordiamolo – è terra di santi e mistiche e dovunque si vada c’è uno straordinario senso di fede che in molti ci invidiano. La verità è un’altra: sono gli effetti mediatici della campagna “involontaria” della presidente Jole (non ci crediamo nemmeno un po’ che non volesse attrarre l’attenzione con le sue prese di posizione contro il Governo nell’emergenza covid) e della anti-campagna di Klaus Davi che ha fatto arrabbiare il governatore del Veneto Zaia. Davi è un istrionico negromante della comunicazione: trasforma l’acqua in vino, l’acqua in (finto) oro e conosce bene il suo mestiere, tanto da essersi persino inventato da solo il termine che lo contraddistingue nelle sue continue apparizioni televisive e mediatiche: massmediologo. Che significa? È uno che capisce di mass media e, da questo punto di vista, non  ha competitor in autorevolezza e ingegno. Vorremmo solo ricordare che San Luca è stato per anni un luogo senza amministrazione comunale, perché non c’erano candidati, non si presentava mai nessuno alle elezioni. Davi, lo scorso anno, con uno dei suoi soliti colpi di teatro ha portato il caso di San Luca alla ribalta delle cronache nazionali semplicemente mettendoci la faccia: ha messo in gioco la sua persona e ha gridato ai quattro venti che si candidava a  sindaco del piccolo comune aspromontano noto più per i suoi trascorsi mafiosi che per aver dato i natali al nostro grande Corrado Alvaro. Klaus Davi si è di innamorato San Luca e della calabria e ora, provocatoriamente (ma con molta serietà), ha lanciato la sua candidatura a sindaco di Reggio. Non per fare il primo cittadino (anche se – crediamo – sarebbe molto più in gamba di tanti politici che cercheranno di lusingare gli elettori di Reggio e della sua MetroCity), ma per far emergere le tante contraddizioni di una città che ha moltissime risorse e non le sa sfruttare né utilizzare. E siatene certi che riuscirà a montare il brand Reggio senza far cacciare un centesimo alle istituzioni. La Calabria dovrebbe fargli un monumento…

Dicevamo del ritorno d’immagine che le tante finte polemiche hanno provato. Il Sole 24 Ore ha scritto, con un bellissimo e obiettivo servizio di Sara Magro, più di quanto qualsiasi campagna pubblicitaria (costosissima) avrebbe potuto raccontare. «La regione – si legge sul quotidiano –  ha molto da offrire soprattutto quest’anno: tre parchi nazionali (Sila, Aspromonte e Pollino), 14 litorali Bandiere Blu e sei borghi  Bandiere Arancioni, una rete di sentieri, tra cui il nuovo Cammino Basiliano che collega nord e sud per 1040 km in 44 tappe tra monasteri, masserie e una natura integra». Qualcuno obietterà, ma sono le cose che calabria.live – questo giornale – ripete dal primo giorno; grazie, ma volete mettere leggere su un quotidiano autorevole come il Sole questa che è musica per le orecchie del viaggiatore in cerca di novità?

L’analisi della Magro è acuta e da apprezzare: «Mentre altre regioni del Sud, più forti nella comunicazione e nell’ospitalità, godevano di un boom turistico internazionale e ricco, la Calabria restava nell’ombra, a parte le località di moda sul mare. Poche strutture, e una reputazione non proprio impeccabile. Intanto, nel 2016, dopo cinquant’anni, l’autostrada Salerno-Reggio Calabria è stata dichiarata finita, facilitando il collegamento con il resto d’Italia: 443 km tra filari di oleandri in fiore, e senza pedaggio. È come se la regione si fosse improvvisamente liberata di un oblio che non meritava, presentandosi ancora vergine a conquistare l’amore di viaggiatori curiosi. È una terra da scoprire, ideale per una vacanza on the road, con strade statali e provinciali interne che portano a luoghi al limite dell’esotico: mari e monti, campagna e colline».

La giornalista si vede che ha girato e annotato, al contrario di tanti blogger che scrivono di libri che non hanno letto o leggeranno mai, di posti che non conoscono e di località di vacanza che non saprebbero nemmeno individuare su una cartina geografica (anche se oggi c’è Google Maps). Siamo particolarmente felici di leggere il racconto una Calabria che ci appartiene e – speriamo – sappia attrarre l’interesse del viaggiatore: «Partiamo dalla costa – scrive Sara Magro sul Sole – . Ottocento km divisi tra due mari, completamente diversi: a ovest il Tirreno, rocce e acque blu, vista sulle Eolie; a est lo Ionio, litorali di sabbia e acque color smeraldo. Di qui Tropea e Capo Vaticano, con gli hotel chic e la mondanità; di lì, Riace, Soverato, Isola di Capo Rizzuto, dove l’Art Praia Resort, con ristorante stellato, è la prova di un turismo di lusso possibile. Poi, una sfilata di villaggi, ognuno con il suo perché: Diamante, con più di 300 murales; Cetraro Marina per il mercato del pesce e la vista sulle Eolie; l’Isola di Dino, nei cui fondali si nuota tra stelle e cavallucci marini; Scolacium, con il Parco Archeologico che dal 7 al 28 agosto ospita il festival di danza, musica e arte “Armonie d’arte”. Dalla costa mondana, si raggiungono velocemente i paesaggi arcaici della Sila, ultimo tratto di Appennino, Parco Nazionale dal 1997. Si viaggia tra una distesa di colline, dove pascolano capre e pecore: “Senza esagerare, non si incontra nessuno per chilometri, a parte qualche capra e qualche gregge”, dice Carla Pacelli, proprietaria con la famiglia dell’azienda agricola Tenute Pacelli, a Malvito, che produce vino biologico e offre ospitalità. “La natura è generosa e intatta, solitaria e meditativa. Si incontrano borghi minuscoli ma di grande personalità, come Carfizzi, un paese di 560 abitanti dove si parla albanese; Guardia Piemontese con le terme; Zagaris, circondato dai boschi, dove si respira l’aria più pulita d’Europa”. Secondo uno studio finanziato dall’Unione Europea, in località Trivolo, a 1800 metri, l’inquinamento è vicino allo zero, meno del Polo Nord. Al concorso di bellezza vince invece San Nicola Arcella, arroccato su una collina che guarda verso il mare. “In inverno è il deserto dei Tartari, ma tra luglio e settembre lo scrittore cosentino Michele D’Ignazio apre la sua locanda culturale Il Vicolo, e ogni sera prepara un aperitivo suggestivo: cuscini sparsi sui gradini della piazza, candele accese, cibi e vini di piccoli produttori dei dintorni, dalle olive al famoso cedro della Riviera”.

«La Sila è anche un luogo di innovazione agricola e femminile. “Ci sono storie affascinanti”, racconta Carla, perlustratrice esperta delle eccellenze gastronomiche locali. “La biologa Maria Procopio ha aperto il piccolo caseificio Santanna, dove sperimenta nuove stagionature con il latte delicato e poco grasso delle sue capre Saanen. Marianna Costanzo alleva quaglie e galline, coltiva frutti di bosco, gelsi e ortaggi dai semi antichi, tra cui qualità rare di pomodori“. Nel suo agriturismo – Le delizie di Marianna – si fa la spesa e si pranza: cucina super genuina, tutto fatto in casa”. Invece, Francesca e Cristina Cofone, dopo la laurea, hanno scelto di portare avanti l’azienda di famiglia ad Acri, seguendo valori antichi ma attualissimi: conversione all’agricoltura sostenibile, allevamento di mucche e altri animali allo stato semi-brado, puntando sul loro benessere, produzione di cacio cavallo, mozzarella e altri formaggi a latte crudo».

Scusate la lunga citazione, ma ci ha affascinato e così pensiamo capiterà a migliaia di lettori. Non c’è bisogno di una comunicazione “emozionale” come dice la presidente Jole Santelli che ha affidato – con strascico di polemiche – a Gabriele Muccino il compito di esprimerla in pochi minuti di un corto-film, basta osservare, guardare, riferire. Qualche settimana fa il TG5 ha dedicato un fantastico servizio a Tropea, altri ne verranno dai tanti media che finalmente si sono dimenticati della Calabria cruenta di Anime nere (del nostro magnifico Gioacchino Criaco) e stanno scoprendo angoli di paradiso in una regione dove anche geneticamente il covid è tenuto a distanza.

I migliori testimonial, non dimentichiamolo, sono i forestieri che scoprono per la prima volta la nostra terra, ma non sono da meno i cosiddetti turisti di ritorno, i calabresi e i figli dei figli di calabresi, che vengono a conoscere i luoghi d’origine di genitori e nonni. Sembra persino inutile ribadire che restano incantati. E allora alimentiamo questo trend di comunicazione: la regione offra buoni benzina, organizzi tour gratuiti di vigne e cantine, di siti archeologici e musei. Non  basterà il tempo ai nostri ospiti, meglio così, avranno voglia e desiderio di ritornare, possibilmente con affetti, amici, familiari. È questa la Calabria che vogliamo, quella che ci appartiene, e che ci rende orgogliosi della nostra calabresità. (s)

CALLIPO: NON RITORNA PIÚ IN CONSIGLIO
«ANDARE OLTRE LE LOTTE DEL POTERE»

di SANTO STRATI – Che le sue dimissioni fossero irrevocabili si era capito già dal primo momento, quando le annunciò tradendo la grande amarezza che gli covava dentro: Pippo Callipo, leader di Io resto in Calabria ha confermato che non  torna più in Consiglio regionale, motivando una delusione che. evidentemente, non riesce a superare. Certo il voto favorevole all’accoglimento delle dimissioni arrivato in Consiglio regionale da tre consiglieri della sua coalizione (Aieta, Tassone e Sculco) è stato il colpo finale, quando, a cominciare dal presidente del Consiglio Mimmo Tallini, tutta l’aula le aveva respinte invitando il cav. a ritornare sui suoi passi.

Callipo, ha diffuso una nota con cui si augura che il suo gesto possa stimolare una riflessione «oltre le lotte del potere», ma compie un doppio passo falso che non aiuta in alcun modo il  processo di rinnovamento di cui la Calabria ha disperato bisogno. Il primo errore è che con le sue dimissioni Callipo ammette implicitamente il fallimento di un disegno politico che, pur tuttavia, aveva convinto una bella fetta di elettorato e offre spazio ai suoi detrattori (della stessa coalizione) che non hanno mai digerito la sua “ingombrante” presenza nella politica regionale. Un “marziano” che arriva in politica con un caterpillar con l’idea di fare piazza pulita del vecchio modo di fare politica, non era decisamente accettabile da quanti, ormai da anni, vivono di “politica”. Le sue esclusioni dalle liste di alcuni “eccellenti” ma discutibili personaggi della a politica regionale avevano confermato una difficile convivenza tra le due anime della sinistra: quella del rinnovamento ad ogni costo, scontentando una importante fetta di  “grandi” elettori e quella dello status quo, dove un accomodamento si riesce sempre a trovare con buona pace di  chi coltiva pie illusioni di rinascita politica e cultura per la Calabria. Seguire l’antipolitica di Callipo (non in senso grillino, ma con un obiettivo di innovazione) avrebbe significato ammettere, dall’altra parte (inclusi i dem) che in questi ultimi trent’anni troppe cose non hanno funzionato in Regione. Significava ammettere l’ignavia e l’inezia dimostrata, a fasi alterne, da tutti gli schieramenti e doversi cospargere il capo di tonnellate di cenere (virtuale), a presunta espiazione di un vero fallimento – quello sì – della politica regionale.

Callipo, invece, ha fatto prevalere il sentimento sulla ragione: il suo non essere un “animale politico” avrebbe dovuto mettere in guardia i suoi  consigliori che – complice l’età, 73 anni non sono molti, ma si è superato lo slancio della lotta fino allo stremo – il personaggio Callipo era troppo “distante” da ciò che è la politica. Quello che, con poca signorilità, ma autentica verità, Rino Formica ha espresso in due parole: sangue e merda. Per poi spiegare che  «la politica è per gli uomini il terreno di scontro più duro e più spietato. Si dice che su questo campo ha ragione chi vince, e sa allargare e consolidare il consenso, e che le ingiustizie fanno parte del grande capitolo dei rischi prevedibili e calcolabili». Ecco, le parole dell’ex ministro socialista si adattano perfettamente al personaggio Callipo. La lotta politica, però, non si può arrestare di fronte a uno scontro di poteri, anzi deve farsi più acuta, occorre mostrare tutta l’energia necessaria per coinvolgere i propri sodali e affrontare una battaglia che può anche diventare guerra. Purché gli ideali siano forti e trovino consenso.

Ma quali ideali? Il nostro grande Corrado Alvaro parlava dell'”inutile dubbio di essere onesti” (vedi calabria.live del 30 giugno scorso) quando si dimise dal giornale di destra con cui non condivideva nulla. Ma un intellettuale può dissociarsi –  e in modo anche eclatante – da una iniziativa editoriale che è contro i propri convincimenti politici, un politico deve, invece, lottare con le unghie e con i denti per strappare il consenso che gli avversari pensano di avere già in tasca. Callipo sì è arreso e questo non depone a suo favore e le sue motivazioni, anzi, il suo auspicio che «dimissioni servano ad aprire una riflessione seria che vada oltre le lotte di potere e le beghe di partito perché i calabresi hanno necessità di riconquistare la fiducia nello Stato e nelle Istituzioni che, purtroppo, hanno comprensibilmente perduto» non fa altro che accentuare il formidabile autogol del cavaliere. Che a questo sarà pur senza macchia, ma ha mostrato paura: un legittimo sentimento, una suggestione o un’emozione difficile da conciliare con l’impegno politico di chi crede nelle proprie idee.

Il secondo passo falso è che il suo abbandono lascia non solo “orfani” i suoi consiglieri di Io resto in Calabria (da cui si era già defilato Francesco Pitaro spostandosi nel Gruppo misto) ma sottrarre un seggio al movimento che, per la legge del quoziente del miglior perdente, va ai Democratici e Progressisti. Quelli, per intenderci, che avevano votato sì alle sue dimissioni. Quelli che stanno remando contro perché la sinistra ritrovi un minimo di compattezza e di unità, smettendo di proporre un’opposizione fatta di distinguo e di insulti a ripetizione. La Calabria ha bisogno di un impegno comune e condiviso, ovviamente nel rispetto delle proprie convinzioni politiche, ma che segua un unico percorso, quell’obiettivo di crescita ormai non più rinviabile.

Non sappiamo cosa resterà del movimento da fondato da Callipo, che probabilmente troverà un’altra guida, di sicuro prepariamoci a vedere la Rete inondata da un inevitabile meme: Io resto (a casa mia) in Calabria. (s)