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MIGRANTI, L’ITALIA DIVENGA L’ESEMPIO
PER UN NUOVO MODELLO DI ACCOGLIENZA

Un sopravvissuto della tragedia di Cutro

di PIETRO MASSIMO BUSETTAMentre la vista delle bare, in particolare quelle bianche che fanno stringere particolarmente il cuore, ci commuove e ci fa arrabbiare, una riflessione più ampia, forse anche a caldo, diventa necessaria. 

L’ammirazione per i calabresi, che evidenziano con i loro comportamenti il senso dell’umanità profonda della gente del Sud, come peraltro era accaduto anche nella tragedia di Lampedusa, avvenuta il 3 ottobre 2013 a poche miglia dal porto, che provocò 368 morti accertati e circa 20 dispersi, a due passi dalla spiaggia dei conigli, non può impedirci di riflettere su quello che deve essere un cambiamento radicale dell’impostazione del controllo dei flussi migratori. 

La prima riflessione è che ogni Paese dell’Unione ha un diverso approccio che forse andrebbe unificato. Il lungo tragitto che il barcone proveniente da Smirne ha dovuto percorrere per arrivare a Crotone ci deve far capire che non può essere consentito che ogni Paese dell’Unione adotti politiche differenti di accoglienza. 

Se i greci respingono i migranti che si avvicinano dalla Turchia, e non possono fare altro considerato che le Cicladi sono a pochi chilometri dalla costa turca e se non procedessero in tal modo ci sarebbe un’invasione, se Malta li ignora, se l’Italia li accoglie e poi li fa scappare, é evidente che coloro che vogliono arrivare in Europa affronteranno viaggi sempre più lunghi per raggiungere coste più facili.

Quindi una prima esigenza riguarda un’unica modalità che riguardi tutti i Paesi mediterranei. Perché se  ci commuoviamo per il numero di vittime di un naufragio che é avvenuto a pochi metri dalla riva, forse non ci interessiamo di tutti quelli che avvengono durante traversate lunghe e pericolose delle quali non veniamo a conoscenza.

Quindi l’esigenza che la gestione passi dai singoli Paesi all’Unione, con regole uniche e con una forza comunitaria che gestisca diventa indispensabile. Ma quale dovrà essere la linea da seguire? Quello che sta facendo la Gran Bretagna fa sorgere molti dubbi. Il premier, Sunak, annuncia una stretta feroce. La settimana prossima arriverà in Parlamento un’apposita legge: niente visto per chi entra irregolarmente in Gran Bretagna e stretta sui migranti.

La proposta che porterà a Westminister, e dire che é un figlio di immigrati, prevede che chi sbarcherà da piccole imbarcazioni sarà sottoposto a deportazione in Ruanda. I migranti che sbarcano nel Regno Unito sui gommoni non potranno fare richiesta di asilo. Quindi il flusso dall’Europa da Calais verrà fermato, certamente diminuito. 

È la linea dura che il primo ministro porterà al Parlamento di Westminster, proponendo una legge che vieti ogni tipo di asilo per chi entra illegalmente nel Paese a bordo di piccole imbarcazioni. Il premier britannico Courtesy Sunak ha affermato che le persone che arriveranno nel Regno Unito senza documenti validi saranno espulse “entro pochi giorni”, le richieste di asilo respinte e i migranti saranno rimpatriati. Sunak ha infatti affermato che intende accelerare il processo di valutazione, e che le richieste di asilo saranno esaminate in “giorni o settimane, non mesi o anni”.

Due linee opposte. Forse è necessaria una linea intermedia tra le due. Ma certo bisogna evitare quello che è accaduto da qualche anno in Italia. Per cui gli ingressi legali non sono potuti più avvenire. Bisogna ritornare a flussi  controllati, tranne che in casi eccezionali come con l’Ucraina, perché chi arriva possa avere già un contratto di lavoro e un datore di lavoro che garantisca che ci nuovi entranti non finiscano, come avviene oggi, a bivaccare nei giardini delle nostre realtà metropolitane.

É un discorso terribile ma non eludibile. L’idea che nessuno può scegliere dove nascere ma tutti devono poter scegliere dove vivere é giusta nella teoria ma cozza con l’equilibrio di un Paese. E che non mi si venga a dire che questo è un approccio di destra, perché a me pare un approccio sensato, ed assolutamente inevitabile. 

Lo stesso Papa Francesco quando afferma che bisogna combattere gli scafisti in realtà dice che bisogna evitare che ci siano immigrazioni illegali. Perché come si fa a combattere gli scafisti se poi chi paga importi rilevantissimi viene accolto nei paesi di arrivo dando la speranza, anzi per ora la certezza, che pagando una certa somma si riesce ad arrivare e  vivere in Europa? 

Ovviamente non basta mostrare la faccia arcigna di un’Europa che respinge, bisogna contemporaneamente adottare politiche che non costringano la gente a scappare dalle loro terre, aiutando i Paesi più poveri, mentre d’altra parte bisogna smetterla di portare la guerra per interessi economici egoistici, sconvolgendo equilibri precari ma consolidati. 

Non serve cioè buonismo da accattoni ma vere strategie articolate. E Italia potrebbe essere in Europa portatrice di un nuovo modello. (pmb)

[Courtesy Il Quotidiano del Sud – L’Altravoce dell’Italia]

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