È una vera e propria marcia indietro, quella del Consiglio regionale, che ha approvato la proposta di legge che abroga le modifiche allo Statuto regionale, introdotte lo scorso marzo, riguardanti la possibilità di nominare fino a 9 assessori (dagli attuali 7) in Giunta e di nominare due sottosegretari alla presidenza.
Nella proposta di legge si fa riferimento alla «situazione di eccessiva incertezza» e alla necessità di evitare il rischio di una «ingente» spesa di risorse pubbliche. Il referendum avrebbe infatti un costo stimato in 7 milioni di euro.
Le risorse destinate alla consultazione potrebbero ora essere dirottate sul caro carburante. La Giunta Occhiuto punta infatti a destinare complessivamente 15 milioni di euro a misure di sostegno, attraverso una proposta di legge all’esame del Consiglio regionale.
Approvata, inoltre, la proposta di legge che sospende l’indizione del referendum confermativo sulle modifiche allo Statuto.
«Dietro la frettolosa marcia indietro della maggioranza sui sottosegretari, prima ancora dei costi delle nuove figure, c’è una lezione politica e democratica: avere i numeri in Aula non significa poter disporre delle istituzioni a proprio piacimento». È quanto ha dichiarato Filomena Greco, Consigliera regionale di Casa Riformista – Italia Viva, alla conferenza stampa unitaria delle opposizioni a Palazzo Campanella, prima della seduta del Consiglio regionale.
«Lo Statuto è la Costituzione della Calabria — prosegue Filomena Greco —. E una Costituzione non appartiene mai alla maggioranza del momento, perché nasce per un unico scopo: stabilire i limiti entro i quali il potere può essere esercitato. Quello che è accaduto in questi mesi descrive una parabola preoccupante. Prima si forza la mano e si modifica lo Statuto per aumentare gli assessori e introdurre i sottosegretari, nonostante le nostre contestazioni. Poi, quando i cittadini chiedono di potersi esprimere con il referendum, si decide improvvisamente di azzerare tutto e tornare indietro. È un copione che oggi si riflette anche a livello nazionale: le riforme si possono fare, ma le garanzie e i contrappesi esistono proprio perché le regole del gioco non sono nella disponibilità di chi governa».
«Mentre in queste stanze si consumavano mesi a discutere di equilibri interni e strutture di supporto, fuori da questo Palazzo la situazione è diventata gravissima — sottolinea la Consigliera regionale —. Famiglie, lavoratori, agricoltori, pescatori e imprese sono in difficoltà e stanno scendendo in strada. Che i 7 milioni di euro inizialmente stanziati per il referendum vengano ora destinati all’emergenza del caro carburante è un fatto positivo, purché si traducano in aiuti seri, equi ed efficaci».
«Resta però una domanda di fondo: perché siamo dovuti arrivare fino a questo punto? — conclude Filomena Greco —. Bisognava occuparsi molto prima dei problemi dei calabresi e un po’ meno degli equilibri della maggioranza. Le maggioranze passano e i presidenti passano. Le regole, le istituzioni e i diritti dei cittadini restano. Ed è questo che oggi stiamo difendendo».
«Abbiamo vinto una battaglia contro la moltiplicazione delle poltrone. Ora la Regione dia risposte a chi non riesce più a lavorare». È quanto afferma il consigliere regionale Enzo Bruno, capogruppo di Tridico Presidente, rivendicando il risultato dell’azione unitaria delle opposizioni sulla legge sui sottosegretari e chiedendo di riportare al centro dell’agenda le emergenze della Calabria, a partire dal caro carburante.
«Ci siamo opposti fin dall’inizio a un’operazione che moltiplicava gli incarichi per sistemare gli equilibri della maggioranza, mentre la Calabria chiedeva risposte sulla sanità, sulla fragilità del territorio e sulla fuga dei giovani. Abbiamo anche abbandonato l’Aula per rispetto verso i cittadini: non potevamo accettare che quelle fossero le priorità della Regione».
Bruno rivendica il percorso condotto dalle opposizioni anche nelle sedi giudiziarie: «Con risorse nostre abbiamo sostenuto questa battaglia e difeso il diritto dei calabresi a pronunciarsi. Ora Occhiuto, invece di riconoscere l’errore, porta in Consiglio due provvedimenti: uno per abrogare la legge e uno per sospendere il referendum. Voteremo politicamente a favore, perché fermare questa operazione è il risultato per cui ci siamo battuti. Ma non accettiamo che il presidente scarichi sul Consiglio la responsabilità delle proprie scelte».
«Il risparmio dei sette milioni destinati al referendum non può diventare una bandiera propagandistica. Quel costo nasce da una decisione della maggioranza, non dell’opposizione. E mentre la Calabria protesta, servono interventi strutturali, a partire dall’abbattimento delle accise, non operazioni di fumo negli occhi».
Per questo, spiega Bruno, «all’inizio della seduta abbiamo presentato una mozione firmata da tutti e dieci i consiglieri di centrosinistra, con una piattaforma di proposte per dare voce ad agricoltori, pescatori e imprese che non riescono più ad andare avanti: mozione di cui è stata impedita la discussione».
«Chi ha trascorso giorni nei presìdi per denunciare costi insostenibili merita ascolto e risposte concrete. La nostra battaglia contro la moltiplicazione delle poltrone va nella stessa direzione: riportare al centro il lavoro, i servizi e la vita dei calabresi. La Regione deve occuparsi dei loro problemi, non degli equilibri politici di Occhiuto», conclude Bruno.
«La paura di prendere una sonora batosta politica, che potrebbe frenare la sua corsa verso la segreteria nazionale di Forza Italia, ha indotto Roberto Occhiuto a fare finalmente un passo indietro sui sottosegretari. Se dovessimo utilizzare il suo lessico istituzionale potremo definirlo “sfigato”, ma noi abbiamo rispetto dei ruoli e quello che ci preme sono solo i risultati per i calabresi». Cosi Elisa Scutellà, capogruppo regionale del M5s, commenta la proposta di legge che il centrodestra ha depositato con un blitz per eliminare la figura dei sottosegretari.
«È evidente che il presidente Occhiuto ha colto al balzo la sacrosanta protesta dei calabresi (che autorevoli esponenti della sua parte politica cercano di demonizzare) per uscire da un cul de sac. Il referendum si sarebbe trasformato in un vero e proprio avviso di sfratto per questo centrodestra – continua l’esponente pentastellata – visto che i calabresi, affogati da una crisi economica che il Governo centrale non sembra in grado di contrastare, difficilmente avrebbero acconsentito ad un ulteriore aumento dei costi della politica. Una figuraccia che nessuna presentazione di libro avrebbe potuto attenuare su Roma»
«A questo proposito come opposizione accogliamo con soddisfazione una vittoria politica che abbiamo condotto con pervicacia e in maniera unitaria – dice la capogruppo – per questo non abbasseremo la guardia perché la proposta di legge presentata ha bisogno di una doppia lettura per essere approvata. Se il centrodestra ha in mente di fare giochini in attesa della sentenza del Consiglio di Stato, sta facendo i conti senza l’oste. Su questo dossier non gli daremo tregua».
«Pur di non dare la parola ai cittadini la maggioranza annulla la legge: cancella assessori e sottosegretari. Un provvedimento di buon senso che arriva però solo per la paura del confronto democratico e dello stato di esasperazione dei Calabresi. Si è inserita la retromarcia ad un millimetro dal baratro perché fino ad oggi, anziché pensare ai cittadini, hanno pensato a poltrone, riposizionamenti interni e ambizioni parlamentari». E’ quanto dichiara invece l’esponente dem, Rosellina Madeo
«Una continua fuga dalla realtà, da quelle che sono le esigenze reali della Calabria. In sostanza una fuga dalla Cittadella – dice la Madeo – Ma se pezzi di governo regionale pensano già ad altri lidi e guardano verso Roma, possono stare tranquilli: noi siamo pronti a Governare e offrire risposte concrete ai cittadini». (rrc)
