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Slogan, fatti e responsabilità
e il tempo delle elezioni regionali

Il nostro esclusivo settimanale: la Domenica del 28 settembre 2025

di DOMENICO TALIA – Se si considera con la giusta attenzione lo stato della Calabria negli ultimi cinquant’anni, incluso il periodo attuale, non mi pare ci siano molte ragioni per essere orgogliosi nel rivendicare, da parte dei politici di maggioranza attuali e passati e anche da parte di alcuni esponenti che oggi sono all’opposizione, quello che finora è stato realizzato dai governi e dalle assemblee regionali per la Calabria e per i calabresi.

In questa prospettiva, ad esempio, lo slogan del presidente uscente (“In 4 anni di più che in 40”), appare come un atto di hybris che vorrebbe seppellire con uno slogan quanto fatto nel passato dai governi regionali in una buona parte dello stesso suo schieramento politico. Una enfatizzazione oltre misura dell’azione quadriennale di governo che si è conclusa anzitempo per cause che originano più all’interno della maggioranza che negli uffici della procura del capoluogo.

L’aspetto preoccupante dello stato delle cose calabresi risiede nel fatto che la mancanza o l’inadeguatezza dell’agire politico regionale non appartiene soltanto alle maggioranze che hanno governato l’ente regionale, ma anche all’inefficacia delle opposizioni che si sono susseguite, fino a quella dell’ultima legislatura che si è distinta per una sorta di “silenzio assenso” – pure all’interno della limitata attività del Consiglio – che non fa onore ai suoi rappresentanti.

Questo stato di cose non è evidentemente frutto di un unico fattore, ma da una combinazione di elementi, tra i quali la mediocrità delle classi politiche regionali che si sono succedute, la complessità della ‘Questione calabrese’ e forse anche le responsabilità dei cittadini elettori che nel tempo non pare siano stati in grado di fare scelte di voto di grande qualità. Dunque, la storia politica della regione Calabria si caratterizza per una diffusa, e per nulla efficace, stagnazione delle iniziative di governo che, se si esclude qualche azione sporadica, non hanno inciso in modo organico sul progresso della comunità regionale. Una comunità e un territorio che continuano a frequentare le ultime posizioni in molte graduatorie nazionali ed europee su molti versanti: economico, sanitario, sociale e infrastrutturale.

Purtroppo, nessuno degli storici elementi di progresso in Calabria sono state determinati dai governi regionali (l’Autostrada, l’Università della Calabria, il Porto di Gioia Tauro), mentre spesso l’ente regionale è causa di enormi ritardi burocratici e decisionali nella realizzazione di opere fondamentali per la Calabria e nell’erogazione di servizi ai cittadini. Questa mancata incisività non è ovviamente slegata dalle alte vette di astensione dal voto che la maggioranza del calabresi ha contribuito a raggiungere.

Allora sarebbe opportuno che il dibattito elettorale abbandonasse alcuni toni trionfalistici che si notato nelle dichiarazioni e nei brevi video social di chi ha governato nel recente e anche in qualche lontano passato e ogni schieramento si dedichi a delineare un’idea di futuro concreta e realmente innovativa per la Calabria. Un’idea di futuro che sia praticabile considerando l’interesse di tutti i calabresi e non soltanto della propria parte, o peggio ancora delle conventicole improduttive o dei feudi che da elettorali, dopo le elezioni spesso si trasformano in feudi fondati su finanziamenti pubblici.

Questa volta, dopo diverse tornate elettorali confuse, abbiamo i due candidati principali che sono realmente concorrenti con due chiari schieramenti contrapposti. Bene, allora i calabresi possono e devono pretendere che la competizione si svolga sul piano di programmi realistici e realizzabili, rifiutando i facili slogan che servono soltanto ad accontentare i propri sodali ma che lasceranno la Calabria ultima in tante classifiche e prima in quella dei non votanti.

I candidati, soprattutto quelli che hanno la possibilità di essere eletti, dovrebbero pensare a cosa serve e a cosa potranno fare per l’intera regione e non soltanto per la loro parte politica. Se riescono, i candidati presidenti e i candidati consiglieri, ci dicano come vogliono sostenere la Calabria sulla via dell’innovazione, del lavoro e della salute pubblica. Ci spieghino con elementi oggettivi e mostrando una vera cultura politica (si può ancora usare questo termine?) come pensano di superare le grandi distanze dalle regioni più efficienti in Italia e in Europa.

Dimostrino la consapevolezza politica di dover governare una regione in difficoltà, con una popolazione che continua a diminuire e con molti giovani costretti ad andare via. Certamente le opportunità esistono per ‘scollare’ la Calabria dai suoi problemi, ma chi la guiderà eviti di farci credere che basti la nduja, la tarantella e qualche inaugurazione, per cambiare il destino di questa terra bellissima e sofferente.

A noi cittadini elettori rimane la responsabilità di valutare le proposte e non gli slogan e di sostenere quelli che hanno buone idee e capacità di fare. Rifiutando di votare per i diversi ciarlatani, dovunque essi si annidino, che ad ogni elezione si affrettano a riempire le liste sperando soltanto di averne un beneficio personale o di casta.

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