È con l’incontro “Edgar Morin: pensare la morte per comprendere la vita” che si è chiuso, allo Spazio Open di Reggio, il Calabrie FES Festival, il percorso promosso dall’Osservatorio Da Sud, insieme a Spazio Open, Med Media e al quotidiano CULT (Cultandsocial.it).
Al centro della terza e ultima giornata il pensiero di Edgar Morin, affrontato da Annamaria Anselmo, docente di Storia della Filosofia e di Storia e Filosofia della Complessità all’Università di Messina e tra i fondatori del Centro Studi di Filosofia della Complessità “Edgar Morin”.
«Morin inizia una riflessione di tipo epistemologico partendo dalla morte, o meglio dalla relazione tra l’uomo e la morte – ha spiegato Anselmo –. Studiando questo problema da punti di vista diversi, dall’antropologia alla sociologia, dalla biologia all’etnologia e alla religione, comprende che l’essere umano è multidimensionale e non può essere studiato attraverso un’unica disciplina».
Da qui nasce l’idea di un sapere capace di mettere in relazione le diverse discipline, contro la progressiva specializzazione dei saperi. «Tendiamo a isolare il nostro oggetto di studio, a decontestualizzarlo e a recidere le relazioni tra i diversi livelli della realtà. Ma così rischiamo di non comprendere neanche ciò che stiamo studiando e di non riuscire a salvaguardare le relazioni umane, che sono la cosa più importante».
Nel suo intervento, Anselmo ha ricordato come proprio la morte costituisca il primo oggetto di studio di Morin, entrato nel 1951 al CNRS, il Centro nazionale della ricerca scientifica di Parigi, come sociologo. «L’uomo e la morte è il suo primo contributo. Ma perché la morte? Perché Morin si confronta precocemente con la contraddizione della vita e questa esperienza lo accompagnerà nella costruzione del suo pensiero della complessità».
Per Morin, ha spiegato ancora Anselmo, confrontarsi con la morte significa anche imparare a vivere dentro l’incertezza, le crisi e le contraddizioni. «Morin è un agnostico, non crede in una religione della salvezza, ma salva molto la spiritualità. Capisce che guardare alla morte aiuta a comprendere come dobbiamo vivere».
La riflessione ha toccato anche l’immaginario prodotto dall’uomo nel confronto con la finitudine: miti, divinità, idee dell’aldilà e rappresentazioni della vita dopo la morte. Elementi che, secondo la lettura proposta da Anselmo, fanno parte della complessità dell’essere umano e non possono essere semplicemente espunti dal campo della conoscenza.
La giornata conclusiva ha completato il percorso avviato il 22 settembre con Marco Guzzi, filosofo e poeta, fondatore del movimento Darsi Pace, autore dell’intervento “La morte e la rivoluzione”. Il 23 settembre, a Spazio Open, era stata invece la volta di Fra Frederic Vermorel, eremita diocesano del Monastero di Sant’Ilarione di Gaza a Caulonia, con “Signore dà a ciascuno la sua propria morte”, introdotto da Giuseppe Licordari.
Tre prospettive diverse – filosofica, religiosa e legata al pensiero della complessità – unite dalla riflessione sulla finitudine.
«Abbiamo visto la morte da tre punti di vista totalmente diversi, che però si intrecciano – ha sottolineato Gianni Votano, portavoce dell’Osservatorio Da Sud e coordinatore organizzativo del festival –. Abbiamo parlato di rivoluzione con Marco Guzzi, della spiritualità eremitica basiliana con Frederic Vermorel e, oggi, del pensiero di Edgar Morin, grande filosofo agnostico ma aperto al mistero».
A sorprendere gli organizzatori è stata soprattutto la partecipazione del pubblico. «Contrariamente alle previsioni, parlare di morte in modo corretto, confrontarsi con la morte e con la sua dimensione ha attirato tante persone. Tutte e tre le giornate sono state seguite da un pubblico numeroso e attento, che ha posto domande importanti».
Con la giornata dedicata a Morin si chiude dunque la prima articolazione annuale del Calabrie FES Festival, acronimo di Filosofia, Economia e Storia, nato con l’obiettivo di affrontare le grandi questioni contemporanee attraverso un approccio integrato.
Il percorso era iniziato il 4 e 5 febbraio 2026 con la sessione storica, “Lo spartiacque della Calabria: il 1783 e i grandi terremoti”, per poi proseguire il 22 giugno con la sessione economica, dedicata al tema “Quale speranza per l’Europa? Tra crisi, venti di guerra e nuove povertà”, con Gabriele Guzzi e Pasquale Tridico.
E il Festival guarda già al futuro. «C’è già in cantiere l’edizione del 2027 – ha annunciato Votano – e sono in programmazione le sessioni Economia, Storia e Filosofia. Per il prossimo anno abbiamo già ricevuto l’interesse di importanti realtà a livello nazionale e, molto probabilmente, la seconda edizione vedrà partenariati prestigiosi, anche con festival di filosofia».
Dalla storia all’economia, fino alla filosofia: il Calabrie FES chiude così il suo primo percorso annuale lasciando aperta la riflessione sulle grandi questioni del presente e dando appuntamento al 2027. (rrc)
