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Addio a Mimmo Raffa, signore del Teatro e del Giornalismo calabrese

Mimmo Raffa

di CARLO PARISI – Il mondo della cultura calabrese è in lutto per la scomparsa di Mimmo Raffa, 79 anni, giornalista, attore, regista, sceneggiatore teatrale, doppiatore, tra i più noti e apprezzati di Reggio Calabria, la città che ha amato visceralmente, ma dalla quale non ha ricevuto in cambio tutto l’amore che le ha sempre dedicato.

È morto venerdì notte 30 settembre nella città dello Stretto con il conforto del fratello Tonino, storico inviato di Tutto il calcio minuto per minuto, che se ne era preso cura soprattutto dopo la scomparsa, nel maggio scorso, della moglie Angela Costantino che, con Mimmo, aveva dato vita ad una delle più famose compagnie teatrali, il “Blu Sky Cabaret”. Nel corso di quasi cinquant’anni di attività hanno calcato, insieme, il palco dei teatri di tutta Italia e sono stati protagonisti di numerose fortunate tournée all’estero.

Nato a Reggio Calabria l’11 gennaio 1943, diplomato in recitazione teatrale, cinematografica e televisiva, era giornalista pubblicista iscritto all’Ordine della Calabria dal 18 luglio 1977. Da abile funambolo, aveva sempre alternato la carriera artistica a quella da giornalista. Cronista di nera e giudiziaria, per tanti anni è stato corrispondente dell’Agenzia Giornalistica Italia e redattore della storica emittente televisiva “Telereggio Calabria” di Peppino Cassone e Rina Bova.

Famoso soprattutto in teatro, al cinema aveva recitato ne Il magnifico West (1972) e Giganti (2007).

I giornalisti calabresi, in segno di riconoscimento per la sua carriera nel mondo artistico e giornalistico, negli anni scorsi l’avevano chiamato ad affiancare uno dei più grandi artisti della canzone popolare del nostro Paese, Otello Profazio, alla guida del Gruppo Giornalisti dello Spettacolo, eleggendolo vicepresidente assieme alla giovane collega Valeria Bonacci.

Un signore, nella vita e nella professione, che con passione, talento e professionalità, è riuscito sempre a rappresentare sul palco, come nella vita di tutti i giorni, le contraddizioni di un mondo purtroppo quasi sempre avaro di riconoscimenti per le persone migliori.

Mimmo, molto più apprezzato e stimato fuori dalla propria città, a cominciare dal tempio del “Bagaglino”, per decenni ha convissuto con una brutta malattia, sempre tenuta a bada con coraggio e determinazione. Quel che non è mai riuscito a rimarginare è stata, invece, la dolorosa ferita che un prete poco lungimirante gli aveva inferto strappandogli la sua creatura più bella: il Teatro Loreto. Lo aveva creato pezzo per pezzo, con amore, facendone un gioiellino invidiato da tutti e una scuola di recitazione per tanti attori che continuano a calcare le scene di tutta Italia. (cp)

(Courtesy Giornalistitalia.it)

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