In cerca di normalità: decolla dall’Arena dello Stretto la Reggio del sindaco Francesco Cannizzaro

di  SANTO STRATI – uale città può permettersi di tenere l’insediamento del Consiglio comunale avendo come sfondo il mare dello Stretto? Reggio ovviamente. Una città alla disperata ricerca di normalità, che il nuovo sindaco Francesco (“Ciccio”) Cannizzaro vuole trasformare in una città più che normale, all’insegna della legalità, ma anche del decoro urbano, della pulizia, del viver bene. 

Reggio è una città disastrata da anni di malgoverno che non ha saputo sfruttare e utilizzare le tante opportunità che via via si sono presentate.  Una città dolente, diventata indolente che chiede solo di essere una città bellissima come preannuncia Cannizzaro, orgogliosa della sua storia millenaria e altrettanto vogliosa di poter mostrare il meglio di sé prima ai suoi cittadini, poi agli ospiti, ai forestieri, ai turisti che crescono in cifra esponenziale.

L’obiettivo del sindaco Cannizzaro non è impossibile, ma sicuramente pieno di asperità e risulterà difficilmente raggiungibile se non avverrà un miracolo di trasversalismo della politica: un superamento delle liti costanti maggioranza-minoranza senza risultati, una sorta di supercoalizione tra i tanti attori – vincenti e perdenti della tornata elettorale – con l’aspirazione di giungere al traguardo di un bene comune non più rinviabile. Non si tratta di fare inciuci, ma del rispetto reciproco che maggioranza e opposizione non devono far mancare, con l’obbligo per chi non governa di suggerire miglioramenti, proporre idee, controbattere con una dialettica franca e costruttiva percorsi e iniziative che portino, comunque, a uno sforzo collettivo proteso a realizzare e mantenere il “bene comune”. 

Quello che è mancato fino a oggi. Ci sono risorse e capitale umano straordinario non utilizzati, ci sono idee e progetti che non richiedono grandi investimenti, se non quelli di cervello e capacità operative.

L’idea del sindaco Cannizzaro di tenere la prima seduta del Consiglio comunale – lo abbiamo già scritto – è geniale: niente grigiori di un’aula pur maestosa e ricca di memoria, bensì niente pareti né tetti. Il mare e il cielo dello Stretto a far da cornice a un grande coinvolgimento popolare. Riuscito peraltro in pieno: forse mille o più persone hanno riempito i gradoni dell’Arena e sono rimasti fino alla fine, sentendosi a loro volta veri protagonisti della serata. 

L’obiettivo di Cannizzaro (un vero maestro nel raccogliere consenso) era di far sentire ai cittadini che la città è loro, non di chi la governa o la malgoverna: la città ai cittadini, offrendo però beni e servizi che non possono più essere da terzo mondo.

I cittadini di Reggio hanno mostrato questa legittima e ammirevole voglia di “normalità” che è possibile tornare ad avere soltanto esercitando legalità e buonsenso. Mostrando capacità e visione, perché i giovani devono smettere di andare via (seguiti a distanza da nonni, genitori e parenti) avendo le giuste opportunità di mettere a profitto per la propria collettività talento e competenze. E il discorso non vale solo per Reggio, bensì per tutta la Calabria.

Una terra che utilizza appena qualche decimale del suo straordinario patrimonio culturale, paesaggistico, artistico, e ancora meno del capitale umano – straordinario – di cui dispone ma che lascia andare via a rendere ancora più ricche le regioni del Nord e i Paesi esteri che hanno – con i nostri giovani laureati – risorse a costo zero: le spese di educazione e formazione le hanno affrontate le famiglie calabresi, spesso con costi e sacrifici enormi, poi vanificati da un distacco obbligato. Non per ulteriore formazione o specializzazione (e poi tornare) ma per assenza di opportunità.

Reggio era “bella e gentile” nel dopo terremoto e ha vissuto momenti importanti, fino a cadere nel girone infernale dell’indifferenza e dell’incapacità di immaginazione positiva per la sua gente. 

Oggi, la sfida – quasi impossibile ma non irrealizzabile – di Cannizzaro è questa: mostrare attenzione a ogni aspetto di vita della città e metterci la dovuta attenzione, la cura che fino a oggi non c’è più stata. Sia per quel che riguarda la vita quotidiana dei cittadini (acque, rifiuti, mobilità, imposte e tasse fuori controllo), etc sia per quel che concerne l’aspetto produttivo, quello che genera ricchezza. Mettersi a fianco delle imprese per costruire realtà che producono ricchezza e, soprattutto, occupazione diretta e indotto commerciale. Fare di Reggio una città di mare (non sul mare) con le sue straordinarie potenzialità turistiche e attrattive. Ma serve anche l’impegno dei cittadini per rendere bella e produttiva la città: le abitudini malsane (spazzatura lasciata dove capita, isole ecologiche ignorate per i rifiuti ingombranti, etc) e manutenzione e tutela del bello. A cominciare dalle statue del Lungomare lasciate a scolorirsi, devastate da incuria e mancata manutenzione.

Tutto questo il “politico” Cannizzaro lo sa e aver deciso di mollare il Parlamento per guidare una città tutto sommato recuperabile (“la più bella del mondo” ripete in ogni occasione il Sindaco) può sembrare a seconda dei punti di vista un gesto di amore o di opportunità. Non cambia se c’è – come sembra – la volontà di lasciare il segno, di rendere questa città orgoglio per chi ci vive e attrazione irrinunciabile per chi la osserva da lontano.

E allora la “festa” del 6 luglio all’Arena dello Stretto – onorata dalla presenza del vicepremier e ministro degli Esteri Tajani a sottolineare la presenza del Governo – diventa il trampolino per un riscatto ormai inderogabile. Reggio chiede di essere una città normale, ma pretende di poter mostrare i suoi tanti  aspetti positivi e di costruire il futuro dei suoi figli.

La serata dello Stretto non è stata una passerella di politici in cerca di consenso, bensì una pagina importante per la storia della Città che chiede di essere capita e consultata per le scelte future. 

La trasparenza del mare di Ulisse è stata prestata all’insediamento del nuovo Consiglio comunale. Un colpo di teatro – nel senso migliore del termine – che i reggini hanno mostrato di apprezzare molto. Ma da oggi la scena si sposta dal palco dell’Arena ai problemi quotidiani e a un impegno non indifferente non soltanto del Sindaco e della Giunta, bensì di tutto il Consiglio comunale, maggioranza e opposizione, che devono guardare, in positivo, al bene della città e dei suoi cittadini.

Le condizioni per il successo ci sono tutte e la politica del fare può mostrare che le cose si possono realizzare, se solo c’è la volontà e la capacità di agire. 

Non tutte le deleghe sono state assegnate: quella della Cultura, per esempio, non ha un assessorato, ma avrà – ha detto a Calabria.Live il Sindaco Cannizzaro – un consigliere delegato libero da altri impegni che possa rendere ancora più appetibile anche culturalmente parlando questa città. La cultura è uno dei volani più importanti per la crescita di un territorio – e qui si parla di Città metropolitana che non dev’essere più reggiocentrica – che mostra un patrimonio che tutti ci invidiano.

Reggio è una città di cultura, anche senza il titolo di Capitale appena sfiorato qualche anno fa, e ha risorse eccellenti che la possono mettere al centro della scena non soltanto italiana, ma internazionale.

È una città dove si respira cultura in ogni angolo ma ce lo hanno fatto dimenticare trasformando per esempio in un hamburgeria un patrimonio storico come il Teatro Siracusa o svilendo tanti altri luoghi che andranno restituiti alla città e ai suoi cittadini. 

L’agenda di Cannizzaro è molto impegnativa e, probabilmente non basteranno le 20 ore al giorno che lui pensa di dedicare al suo lavoro di Sindaco, ma ci sono le premesse per fare – e bene – molte cose. Non mancano le risorse, ma bisogna saperle spendere: i cittadini lo hanno capito da un pezzo, lo ha capito, da subito, anche il sindaco Cannizzaro. 

Grandissima partecipazione all’insediamento del nuovo Consiglio comunale di Reggio all’Arena dello Stretto

Grandissima partecipazione della città che ha affollato le gradinate dell’Arena dello Stretto per l’insediamento del nuovo Consiglio comunale voluto appositamente all’aperto dal sindaco Francesco Cannizzaro per coinvolgere i cittadini.

Nel corso del primo Consiglio è stato eletto il Presidente del Consiglio comunale, Federico Milia, i due vicepresidenti Luisa Curatola e Ramona Calafiore e i due segretari-questori Filippo Quartuccio e Domenico Catalano.

Grande entusiasmo per il discorso pro-Reggio, appassionato e intenso – del vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, ospite d’onore, che ha portato il saluto del Governo alla nuova amministrazione cittadina. (rrc)

REGGIO / La nuova giunta varata dal Sindaco Cannizzaro

Ed ecco la nuova Giunta comunale di Reggio Calabria. Il sindaco Francesco Cannizzaro, affiancato dalla vicesindaca Mariagrazia Arena ha presentato nel Salone dei Lampadari di Palazzo San Giorgio i nove componenti del governo cittadino.

MARIAGRAZIA ARENA

Vicesindaco con deleghe a: Affari Generali, Semplificazione Amministrativa, Beni Confiscati, Rapporti con Enti, Autorità territoriali e organismi Istituzionali regionali, nazionali ed europei. 

Magistrato; già Presidente del Tribunale di Reggio Calabria; già Presidente nazionale di Magistratura Indipendente; già Consigliere presso la Corte d’Appello di Reggio Calabria; già Presidente della sezione GIP/GUP del Tribunale di Reggio Calabria; già Presidente di Prima e Seconda sezione civile del Tribunale di Reggio Calabria; già Presidente del Tribunale di Palmi.

ANTONINO MAIOLINO

Assessore con deleghe a: Personale, Decentramento, Servizi demografici.

Funzionario dell’ASP di Reggio Calabria, con esperienze amministrative maturate presso il Dipartimento Attività produttive della Regione Calabria; Consigliere comunale alla terza legislatura; già Presidente della XIV Circoscrizione; attuale Coordinatore della Grande Città di Reggio Calabria per Forza Italia.

DEMETRIO MARINO

Assessore con deleghe a: Tributi, Patrimonio e Edilizia scolastica.

Consigliere comunale alla quarta legislatura; già Presidente della Commissione consiliare Programmazione e Servizi generali; già Capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio comunale; già Consigliere metropolitano; già Presidente della XIV Circoscrizione.

ANTONINO CARIDI

Assessore con delega a: Manutenzioni.

Imprenditore nell’ambito edile; competente in gestione di attività emergenziali e risoluzione delle problematiche tecniche ordinarie; Consigliere comunale alla seconda legislatura; già Vicepresidente del Consiglio comunale.

FILOMENA IATÌ

Assessore con deleghe a: Attività produttive, Riorganizzazione e riordino dei Mercati, Istruzione, Rapporti con l’Università Mediterranea, Innovazione tecnologica.

Avvocato specializzato in diritto del lavoro; abilitata all’insegnamento nella scuola secondaria di primo e di secondo grado; attiva nel mondo dello sport e dell’associazionismo; dirigente sportivo e Delegato provinciale PGS (Poli

sportive Giovanili Salesiane); Consigliere comunale alla seconda legislatura.

MASSIMO RIPEPI

Assessore con deleghe a: Protezione civile, Edilizia Re  sidenziale Pubblica, Politiche dell’Area integrata dello Stretto.

Consigliere Comunale alla quinta legislatura; già Presidente della Commissione comunale Controllo e Garanzia; già Presidente della Commissione comunale Lavoro, Sviluppo e Servizi; già Consigliere Delegato alla Città Metropolitana; già Componente della Commissione Permanente Politiche istituzionali e Riforme dell’ANCI Nazionale. Formatore del Servizio Civile Nazionale presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri; fondatore e membro di organizzazioni di volontariato.

LUCIA FIO

Assessore con deleghe a: Politiche Sociali, Welfare, Terzo Settore.

Avvocato specializzato in diritto di famiglia, delle persone e dei minori; laureata anche in programmazione e gestione delle politiche dei servizi sociali. Opera da anni nel terzo settore e nel welfare in favore di soggetti vulnerabili. Svolge incarichi di tutore, curatore speciale del minore e amministratore di sostegno, su nomina del Tribunale di Reggio Calabria e del Tribunale per i Minorenni.

DOMENICA CATALFAMO

Assessore con deleghe a: Grandi Opere, Lavori Pubblici, Urbanistica, Pianificazione Territoriale, Mobilità e Smart City.

Ingegnere; Direttore del Dipartimento Ambiente e Territorio della Città Metropolitana di Reggio Calabria; Dirigente dei settori Tutela del Territorio e dell’Ambiente e Pianificazione-Leggi speciali; già Dirigente del Settore Viabilità e Trasporti della Città metropolitana; Presidente regionale AIIT (Associazione italiana per l’Ingegneria del traffico e dei trasporti); già Assessore regionale con deleghe a Infrastrutture, Pianificazione, Trasporti e Urbanistica.

MARCO FRANCHINI

Assessore con deleghe a: Infrastrutture Strategiche (Porto, Aeroporto, Waterfront), Turismo, Rigenerazione Urbana e Decoro Urbano.

Amministratore unico di SACAL spa; già General manager dell’Aeroporto di Catania; già Direttore di Aeroporti di Puglia spa; già Vicepresidente nazionale ASSAeroporti; già Direttore dell’Aeroporto di Brescia; esperto di marketing territoriale e design urbanistico, con spiccata attitudine al recupero e alla rigenerazione di infrastrutture. 

Reggio e il futuro da città euromediterranea

di DOMENICO NUNNARI – A Reggio, città più popolosa della Calabria, dirimpettaia della sicula Messina, con cui forma il cerchio magico dello Stretto, c’è il clima giusto, di rivincita, entusiasmo, per guardare al futuro con la voglia di rinascita, di un nuovo inizio, lasciandosi alle spalle cinquant’anni di solitudine – cominciati con la rivolta del 1970 – e gli ultimi anni di amministrazione comunale senza slancio, visione, che non si farà rimpiangere. 

La città della Fata Morgana ha l’urgenza di rimarginare vecchie ferite, inferte, a suo tempo, da un Governo nazionale (presieduto da Emilio Colombo, leader democristiano lucano, ma nato a Reggio) che pasticciò al punto – con la vicenda del capoluogo di regione – di mettere in guerra città consorelle. Ci fu l’aggravante, nella triste faccenda, di una politica cinica e miope della sinistra, guidata dal Pci, che regalò alla destra di Giorgio Almirante una rivolta spontanea, popolare, le cui radici affondavano nel risentimento antico – comune a tutto il Sud – per il non avere lo Stato (la Nazione) offerto le stesse opportunità di vita e di sviluppo abbondantemente concesse invece a città e regioni del Nord. Il Governo non capì, o non volle capire, e non lo capì o non volle capire neppure il Partito Comunista, che all’origine della protesta c’erano – oltre le ragioni sacrosante per il capoluogo regionale strappato – la non più sopportabile doppia andatura dell’Italia: una per il Sud e un’altra per il Nord. Hanno preferito, Governo e Pci, soffiare sul fuoco di una ribellione fatta  diventare scontro municipalistico, senza vie d’uscita, senza ragionevoli mediazioni che sarebbero state necessarie. Fu una trappola per Reggio. L’incapacità di agire e di prendere decisioni giuste da parte del Governo e della politica, unite a viltà varie, e a una comoda indifferenza verso le ragioni di Reggio, scatenarono una guerra fra poveri, fra città consorelle. La storia del capoluogo è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, già colmo di storiche trascuratezze e di diritti negati. Nello spirito originario della ribellione, c’era sicuramente la rivendicazione del riconoscimento di capoluogo regionale ma anche – implicito – quel mancato intervento-risarcimento dello Stato che sarebbe stato necessario – non solo a Reggio – per eliminare storiche disuguaglianze, ingiustizie, discriminazioni e politiche colonizzatrici. Il capoluogo ha solo acceso la miccia di una bomba che era pronta ad esplodere, nel Sud dimenticato ed escluso. Non vanno dimenticati, più o meno nello stesso periodo, i Fatti di Avola (1968) e di Battipaglia (1969): due dei più gravi episodi di rivolta nel Sud, nati come proteste operaie e contadine e sfociati in tragici scontri con le forze dell’ordine. Una “lettura”, non ideologizzata, delle rivolte di Avola e Battipaglia, e successivamente dei moti di Reggio, permette di intravedere, nell’esplosione della rabbia popolare, un’inedita frattura Sud – Stato, parallela alla frattura Sud – Pci, e Sindacato Cgil , che furono incapaci di capire e gestire le ribellioni meridionali, lasciando via libera – almeno nel caso di Reggio – alla destra, che egemonizzò la rivolta popolare. Queste cose, le disse il leader di Lotta Continua Adriano Sofri – non certo uno di destra – che si trovava a Reggio per seguire da vicino gli eventi: “Il più bel regalo che a Reggio poteva fare il PCI ai fascisti, è stato quello di tenersi in disparte, di non capire la protesta”. C’è da dire, ragionando in termini generali, che meridionalisti del calibro di Gramsci, Salvemini, Fortunato e Dorso, spiegarono – in tempi lontani – che dietro gli scoppi di rabbia nel Sud, c’erano sempre le colpe di una classe dirigente inetta; disagi profondi della popolazione e la trascuratezza dello Stato, sordo di fronte ad abusi e ingiustizie sociali. Più di mezzo secolo dopo la rivolta, non c’è più bisogno di scomodare meridionalisti e intellettuali, per lasciare la rivolta di Reggio alla storia, riconoscendo – con onestà intellettuale – tra le cause di quel moto popolare, vecchie vicende legate al Sud abbandonato, dimenticato. Solo la Chiesa, in quel momento drammatico, capì quale fosse il vero problema di Reggio. In città, c’era un santo vescovo piemontese, Giovanni Ferro [la sua causa di beatificazione procede, con i tempi della Chiesa], che comprese il popolo di Reggio e scelse da che parte stare, senza indugi. In un messaggio ai fedeli, pubblicato su “L’Avvenire di Calabria” del tempo, Ferro, riguardo alle proteste dei reggini scrisse: “Mi è apparso il volto autentico di Reggio, quello che rivela l’animo generoso di un popolo assetato di giustizia, ma paziente e forte, perché una grande fede ne illumina perennemente il cammino”. A Ferro, la cui causa di canonizzazione si sta svolgendo davanti al Dicastero per le Cause dei Santi in Vaticano, è stato recentemente assegnato alla memoria dall’Associazione per il Giardino dei Giusti di Milano, il titolo di “Giusto per l’Umanità. Prima di essere nominato arcivescovo di Reggio, Ferro, nella qualità di rettore del Collegio cattolico Gallio di Como, durante le persecuzioni razziali, salvò la vita, nascondendolo all’interno dell’istituto educativo, a un ragazzino ebreo di 14 anni, Roberto Furcht. Reggio, adesso, dopo cinquant’anni di solitudine, con un ultimo decennio che è difficile da raccontare, e sul quale sarà meglio stendere un velo pietoso, deve prepararsi a voltare definitivamente pagina. La rinascita di Reggio sarà un bene per la Calabria intera, regione che ha bisogno di armonia, riconciliazione, e non di conflitti. Bisogna avere – trasversalmente – fiducia nel nuovo sindaco, Francesco Cannizzaro, politici che come deputato ha lavorato bene, con passione, determinazione, intelligenza. Bisogna sostenerlo, spronarlo, incoraggiarlo; criticarlo, se necessario, evitando però bizantinismi, personalismi, ipocrisie, ideologismi, polemiche povere, senza significato.

A Reggio, non manca niente, per diventare una metropoli mediterranea, in grado di proiettarsi nel futuro, di guardare a nuovi orizzonti. Ha bellezza, storia, fede, sapere; ha un patrimonio culturale notevole, un eccellente stabilimento meccanico (Hitachi Rail Italy ex Omeca) di livello internazionale, specializzato nella realizzazione di treni per le ferrovie e le linee metropolitane che tutto il mondo conosce, per la loro qualità. Facciamo un elenco, breve delle potenzialità di Reggio.

Bellezza

Il leggendario paesaggista e scrittore inglese Edward Lear la definì “uno dei più bei posti visti sulla terra”. E non fu solo lui, ad esprimersi con tanta ammirazione ed entusiasmo. Altri, lo imitarono: viaggiatori e scrittori, più o meno famosi; e non sbagliavano certo nell’esprimere i loro giudizi, e neppure esageravano. Louis Courier, libellista e militare francese, in una lettera inviata alla sorella , in Francia, scriveva: “Siamo in fondo allo stivale, nel più bel paese del mondo”. 

Patrimonio culturale e archeologico

Il museo nazionale archeologico, che ospita i famosi bronzi di Riace, è tra i più importanti del Mediterraneo e dell’Europa nel suo genere; a parere di alcuni autorevoli esperti viene ancor prima di quello di Atene, che è tra i più importanti al mondo. La rete dei siti archeologici, dove s’intrecciano insediamenti greci, romani e medioevali, ha un’estensione anche maggiore di Pompei. Il Piccolo Museo San Paolo, La Pinacoteca Comunale, il Museo diocesano e il Teatro Cilea completano la rete dei siti culturali.  

Rete del Sapere: Università Mediterranea, Accademia di Belle arti, Conservatorio Musicale, Scuola Nazionale dell’Amministrazione (SNA), Università per Stranieri (che bisognerebbe riportare alla missione originaria immaginata dal fondatore, onorevole Giuseppe Reale.

Mediterraneo

Adagiata sullo Stretto, dirimpetto a Messina, Reggio si trova al centro geometrico esatto del Mediterraneo (una posizione geopolitica strategica) e si affaccia su uno tra i più importanti crocevia marittimi del mondo: lo Stretto, ricco di storia, cultura e biodiversità. 

Reggio, è una perla del Liberty italiano; è rinata, con questo stile dopo il devastante terremoto del 1908. Architetti famosi: Ernesto Basile, Camillo Autore e Gino Zani ne hanno ridisegnato il volto, fondendo l’Art Nouveau con le necessità della ricostruzione. 

Il Lungomare intitolato a Italo Falcomatà, sindaco della primavera reggina, è il simbolo dell’anima della città. Secondo una vecchia leggenda, Gabriele D’Annunzio lo definì “il chilometro più bello d’Italia”. Anche se D’Annunzio non l’ha mai scritto o detto, è veramente il chilometro più bello, non solo d’Italia. È comunque il luogo dove la storia millenaria, la bellezza naturale e la voce dei poeti dell’area magica dello Stretto s’intrecciano, in un abbraccio unico al mondo. Derek Walcott, il poeta Nobel per la letteratura 1992, a Reggio nel 1996, per ricevere il premio internazionale  Città dello Stretto del Rhegium Julii, dopo un’intervista al Tg1, sulla terrazza del Miramare, guardando incantato lo Stretto, disse che il mare di Reggio era bello come il suo dei Caraibi: “Da scrittore cresciuto nell’arcipelago caraibico dico che elemento comune con questo paesaggio, e quello della Grecia antica, è la presenza del mare”. 

Madonna della Consolazione in questo nome sacro c’è la storia di una devozione singolare, forse unica in tutto il Mezzogiorno. La Madonna della Consolazione, ha da sempre un ruolo speciale nella vita spirituale di Reggio. È stata invocata nei momenti di calamità e difficoltà: guerre, carestie e pestilenze; portata in processione nei giorni della ribellione per il capoluogo. È, per tutti – non solo i credenti – un faro di pace e protezione, il simbolo di una città che in Lei si unisce, invocando conforto e speranza. Il suo titolo, “Consolazione”, esprime  l’essenza della sua presenza: una Madre vicina che accompagna i fedeli nelle prove della vita quotidiana. Detto ciò, e prendendo coscienza di tanta ricchezza, per i reggini – in testa il nuovo sindaco Francesco Cannizzaro – è giunto il momento di produrre uno scatto di orgoglio, per superare un  passato triste e grigio, che è meglio dimenticare. Un nuovo inizio, con un futuro che dipende da ciò che si comincerà a fare con la nuova amministrazione, può spronare la città ad invertire la rotta, a riconciliarsi con se stessa, con il resto della regione e del Paese, avviando anche un dialogo concreto e indispensabile con la dirimpettaia Messina. Immaginiamo una grande metropoli euro-mediterranea (Messina e Reggio insieme) che si possa chiamare “Città del Mediterraneo”? Sognare, non è proibito. Intanto è l’ora di uscire dalla solitudine, di lasciare quella che per molto tempo (e forse lo è ancora) è stata un’isola di infelicità: una città incompresa, malamministrata – salvo brevi primavere –, asfissiata da un sistema mafioso  che condiziona la libertà dei cittadini e lo sviluppo; un sistema di cui bisogna liberarsi, con l’aiuto di uno Stato che dev’essere più governante, anziché inutilmente vigile con provvedimenti spesso più di facciata, che di sostanza. Quello che serve lo Stato faccia, per Reggio, la Calabria, non è solo l’intervento repressivo. Quel che realmente serve, lo ha suggerito qualche tempo fa in un articolato documento un gruppo di magistrati: “La lotta alla criminalità organizzata passa attraverso la rieducazione dei cittadini ad “abitare”, pienamente e liberamente, i territori […] Speriamo che nell’agenda del governo ci sia anche una riflessione […]. Ci auguriamo che siano previsti interventi incisivi che, accanto alla tradizionale logica securitaria, in sé insufficiente, aiutino i cittadini a ricreare luoghi dove realizzarsi, per ricominciare a pensare a Sud e verso Sud i loro progetti”. Non sono riflessioni sociologiche o filosofiche ma parole sagge pronunciate da chi spesso è lasciato solo a combattere la mafia, in avamposti sperduti e dimenticati. Reggio, in un futuro che può cominciare domani, potrà svolgere un ruolo fondamentale nel processo di sviluppo euro-mediterraneo; diventare testa di ponte dell’Italia e dell’Europa nel bacino mediterraneo. Serve solo che scocchi la scintilla collettiva capace di promuovere l’impresa della rinascita. Saranno determinanti l’università Mediterranea e gli altri centri del sapere nel futuro di Reggio. La sfida principale sarà formare i giovani all’eccellenza, mettendo in campo anche iniziative per trattenerli, valorizzando capacità e competenze. Un ruolo – trasversale – può svolgerlo la politica, che insieme alla comunità civile e sociale, ha la responsabilità di affrontare le sfide del nostro tempo confuso e disorientato, pieno di insidie. Tutti i parlamentari reggini – indipendentemente dallo schieramento cui appartengono –, Giusi Princi (unanimamente apprezzata a Bruxelles per le sue grandi capacità e risorse) in prima fila, dovrebbero sentirsi impegnati a contribuire – con una visione di vita democratica e civile  comune – ad un cambiamento che comporti modificazioni strutturali profonde, e anche il gusto di una vita migliore per tutti. Dopo anni di sudditanza, Reggio, con una corresponsabilità coraggiosa, ha l’opportunità di diventare laboratorio politico nazionale. Le tensioni e le differenze, non devono intimorire, anzi possono – come dice il papa nella sua lettera enciclica, Magnifica humanitas – diventare energie creative, se orientate ad una responsabilità condivisa. È questa la sfida di Reggio, in un Paese ammalato di “polarizzazione”, virus  deleterio che trasforma la politica in un’arena di scontro in cui spesso primeggiamo protagonisti insensati il cui cervello è turbato e offuscato dai neri vapori della bile. 

Francesco Cannizzaro: mi candido a sindaco di Reggio Calabria

di SANTO STRATI –Ha dato l’annuncio via social: «mi candido a sindaco di Reggio, lascio Roma». Il deputato reggino Francesco Cannizzaro dopo tanti tentennamenti ha spiazzato tutti decidendo di giocarci la faccia alle prossime elezioni per il Comune di Reggio. Una scelta sofferta (le sue aspirazioni nella prossima legislatura guardavano quanto meno a una nomina da sottosegretario) ma inevitabile per il centrodestra reggino che senza un candidato forte avrebbe rischiato grosso. L’esito negativo del referendum ha dissipiato ogni perplessità: il centrosinistra, pur senza una forte rappresentatività in città (Mimmetto Battaglia è una persona perbene ma manca di quella caratura politica adatta ad amministrare una città come Reggio) il centrosinistra avrebbe sfoderato ogni arma possibile per una “chiamata alle armi” dei suoi elettori e tentare il colpaccio.

E poiché l’eurodeputata (unica chance di successo, oltre Cannizzaro) ha continuato a insistere sul voler continuare nell’impegno a Bruxelles, il deputato azzurro di Santo Stefano d’Aspromonte ha dovuto decidere rapidamente, senza indugi. Una scelta sicuramente vincente, per una competizione elettorale che si preannunciava abbastanza pericolosa.

«Con questo video – ha detto Cannizzaro in diretta dalla sala stampa della Camera poco dopo le 20.30 – di fatto si sancisce la mia lunga pausa dai lavori parlamentari. Stamattina ho comunicato ai colleghi dirigenti nazionali del mio partito ai vertici di Montecitorio che mancherò per i prossimi due mesi perché impegnato anima e corpo nella campagna elettorale più entusiasmante della mia esperienza politica, ossia le amministrative di Reggio Calabria.

Sono stati mesi – ha continuato il deputato azzurro – molto intensi dove c’è molto fermento, molto attesa, ma soprattutto c’è voglia di cambiamento c’è voglia di vedere un futuro migliore per Reggio Calabria con grande ottimismo, grande speranza. C’è voglia di riscatto, ma soprattutto c’è voglia di far risorgere Reggio Calabria perché Reggio deve risorgere.

Reggio risorgerà e io dinanzi a questi sentimenti non sono per nulla indifferente per questo mi auguro che i mesi di pausa dai lavori parlamentari possano diventare anni perché ho deciso di candidarmi a sindaco di Reggio Calabria.

Lo faccio con tutto l’amore che si può avere per la propria terra per la propria città lo faccio per chi è dovuto andare via per chi deve vuole tornare  vper chi è rimasto lo faccio con tutto l’orgoglio di poter immaginare di indossare la fascia da primo cittadino della città più bella del mondo. Non potevo dirlo prima ,i tempi adesso sono maturi quindi il parlamento può aspettare Reggio no.  Saluto Roma e ci vediamo in Calabria».

Adesso lo scenario, evidentemente, cambia radicalmente. A che sembrava che il centrodestra volesse giocare a perdere, improvvisamente Cannizzaro mostra il suo poker d’assi a cui non credeva più nessuno nonostante il suo annuncio a piazza Duomo con accanto  il governatore Roberto Occhiuto che si era detto pronto a candidarsi con una sua lista a sostegno dell’amico Cannizzaro. Da quella famosa sera sembrava tutto cambiato. E, invece, “Ciccio” Cannizzaro sorprende con gli effetti speciali: ha i numeri e la giusta personalità da primo cittadino. Sicuro. (s)

L’Aeroporto di Reggio decolla con nuovi record, ma Ita taglia i voli da e per Roma e Milano

di PINO FALDUTO – Il tema del trasporto aereo a Reggio Calabria va affrontato con equilibrio e serietà, evitando letture parziali.

È un dato di fatto che oggi lo scalo reggino sta vivendo una fase di crescita. I voli sono aumentati, i passeggeri crescono e sono in corso interventi infrastrutturali importanti, a partire dalla nuova sala imbarchi, che migliora concretamente l’esperienza dei viaggiatori.

È altrettanto corretto riconoscere che le compagnie low cost, a partire da Ryanair, hanno avuto e hanno un ruolo fondamentale in questa fase.                                                 Senza queste compagnie, oggi, Reggio sarebbe ancora più isolata. Allo stesso modo, va riconosciuto il lavoro svolto dalla Regione Calabria e il ruolo politico di chi ha sostenuto questa strategia.

È giusto dirlo chiaramente: il presidente Roberto Occhiuto e l’onorevole Francesco Cannizzaro hanno spinto in modo convinto sul rafforzamento del sistema aeroportuale, ottenendo risultati che oggi sono sotto gli occhi di tutti.

Proprio per questo, però, il dibattito va portato un livello più avanti, non riportato indietro.

Quando si critica il modello degli incentivi o si mette in discussione l’attuale fase di crescita, bisognerebbe ricordare da dove veniamo.

Per oltre dodici anni, Reggio Calabria e la Città Metropolitana sono state governate dalla stessa classe politica che oggi solleva dubbi sul sistema.

In quegli anni, però, non è stato rafforzato il ruolo strategico dell’aeroporto di Reggio, né è stata costruita un’alternativa reale.  Un fatto resta evidente: Reggio è stata progressivamente spogliata del ruolo di aeroporto di rete, mentre il baricentro delle attività della compagnia di riferimento nazionale veniva spostato su Lamezia.            

Cosa sta succedendo davvero all’aeroporto

di Reggio Calabria

Il problema dell’Aeroporto di Reggio Calabria non è la mancanza di voli.

Il problema è la perdita del ruolo funzionale dello scalo.                                                                              Dal punto di vista tecnico e infrastrutturale, sta avvenendo una trasformazione precisa:

Reggio viene progressivamente riclassificata, di fatto, da aeroporto di rete a aeroporto leisure, cioè uno scalo basato quasi esclusivamente su traffico turistico e incentivato.

Questo processo avviene quando si verificano tutti i seguenti fattori tecnici: i collegamenti di rete vengono ridotti o resi marginali; gli orari non consentono più l’andata e ritorno in giornata; le frequenze su Roma e Milano non sono più adeguate al traffico professionale.                                                                      Quando questi tre elementi vengono meno, il traffico business smette di utilizzare l’aeroporto, anche se il numero complessivo dei passeggeri può crescere.

Questo è un punto fondamentale: la crescita dei passeggeri non coincide con la crescita del ruolo dello scalo.

Le compagnie low cost non sono il problema. Il problema nasce quando diventano l’unico pilastro del sistema. Dal punto di vista tecnico: le low cost operano su rotte incentivabili; non garantiscono continuità pluriennale; modificano orari e frequenze in base alla redditività.

Questo significa che non possono sostituire i collegamenti di rete, quelli che servono a: imprenditori; professionisti; funzionari; aziende che lavorano fuori regione.

Nel frattempo, il traffico di rete viene concentrato su altri scali, che assumono il ruolo di hub regionale, mentre Reggio viene lasciata a una funzione secondaria.

Il risultato finale è tecnicamente chiaro: l’aeroporto diventa dipendente da incentivi pubblici; perde la funzione economica di infrastruttura di lavoro; non sostiene più le professioni e l’impresa.

In sintesi, quello che sta succedendo a Reggio non è l’assenza di voli, ma l’assenza dei voli giusti.

Il risultato è che oggi la città dipende quasi esclusivamente che legittimamente operano secondo logiche di mercato.

Questo non è un male in sé. Diventa un problema se manca il secondo pilastro.                                                                         Perché senza collegamenti stabili e affidabili su Roma e Milano, con orari compatibili con il lavoro, si indebolisce il traffico professionale; si rende più difficile fare impresa; si scoraggiano le giovani classi professionali.

Ed è qui che nasce la contraddizione politica.

Dopo dodici anni di governo locale, non è credibile limitarsi a smontare un percorso che, oggi, sta dando risultati, senza indicare una soluzione alternativa immediata e praticabile. Soprattutto quando, in tutto questo tempo, non si è riusciti a risolvere i nodi strutturali noti, come il limite all’operatività della pista 33, a causa del torrino da demolire.

Il punto, quindi, non è “contro” qualcuno.

Il punto è come si completa il lavoro iniziato. Le cose da fare sono chiare: consolidare il ruolo delle low cost senza demonizzarle; affiancare collegamenti stabili per il traffico professionale; vincolare gli incentivi a continuità e orari utili; risolvere definitivamente i limiti strutturali dello scalo – chiarire il ruolo di Reggio come città del lavoro e delle professioni, non solo del turismo.

Quello che si sta facendo va riconosciuto.

Ma proprio perché qualcosa sta funzionando, va rafforzato, non indebolito con critiche prive di alternative. (pfa)

(Imprenditore)

Il vero disavanzo del Comune di Reggio: c’è un debito di oltre 211 milioni

di PINO FALDUTO – Questa nota parte da un fatto: il parere dei Revisori può essere “favorevole” e, allo stesso tempo, descrivere un Ente che vive in una condizione di equilibrio forzato. Il parere favorevole certifica la regolarità contabile e il rispetto delle regole, non la “salute” del Comune né la qualità dei servizi.

Dalla relazione e dai prospetti del bilancio emerge che la situazione è questa: Disavanzo di amministrazione da ripianiare, circa -211.129.737,10 euro; Quota annua di ripiano prevista: circa    18.635.300, 82 euro annui (2025–2027).

Questo significa che ogni anno una quota molto rilevante delle risorse della parte corrente viene “assorbita” prima ancora di poter parlare di servizi, manutenzione, mobilità, decoro, welfare.

Sul lato investimenti, i prospetti mostrano importi importanti, ma decrescenti: Spese in conto capitale previste: 2025 – 283,3 mln – 2026 136,4 mln – 2027 99,5 mln.

La lettura corretta è che una parte molto ampia di questi investimenti è legata a fonti esterne e vincoli (cronoprogrammi, finanziamenti dedicati). Quindi: numeri alti non equivalgono automaticamente a “libertà di governo”.

Un altro punto chiave evidenziato nella relazione è il tema della trasmissione dati e dei vincoli operativi: Avvertenze su obblighi di invio dati (Bdap) e rischi di blocchi/sanzioni operative.

Questo rafforza un concetto: il Comune non vive una normalità gestionale, ma una condizione in cui anche l’operatività amministrativa è condizionata da adempimenti e vincoli.

Infine, nella relazione compaiono gli accantonamenti prudenziali che “chiudono” gli spazi della spesa: FCDE (Fondo crediti di dubbi esigibilità) previsto 2025: circa 35,6 mln di euro. Fondi rischi/contenzioso: – previsioni annue e accantonamenti prudenziali (circa 5 mln/anno); – accantonamenti complessivi presenti nel risultato di amministrazione (ordine di grande 26,5 mln).

Questa è la fotografia: un bilancio formalmente in regola, ma con una quota rilevante di risorse “bloccate” da ripiani e accantonamenti.

Perché si arriva qui (meccanismi strutturali, sempre coerenti con la relazione)

La domanda vera non è “il bilancio è corretto?”, ma: perché, nonostante un bilancio corretto, la città resta senza normalità?

La relazione dei Revisori, letta insieme ai prospetti, porta a una spiegazione semplice: il disavanzo non è un numero statico, è l’effetto di un sistema che si autoalimenta quando le entrate non diventano cassa e le spese restano rigide.

I meccanismi principali sono:

Entrate accertate o inventate che non si trasformano in incassi reali. Quando una parte delle entrate (tributi, sanzioni, canoni, recuperi) non viene riscossa con continuità, la contabilità deve difendersi. FCDE crescente = meno soldi per i servizi.

Il FCDE è l’effetto contabile della debolezza della riscossione. Più l’ente non incassa, più deve accantonare. È un vincolo che “mangia” la spesa utile.

Spesa corrente rigida

Ci sono costi che non puoi tagliare senza bloccare l’ente: personale, rifiuti, energia, contratti essenziali, manutenzioni minime, servizi sociali essenziali, rate e oneri. Se le entrate reali non crescono, la rigidità aumenta.

Contenzioso e fondi di rischi                

La prudenza impone accantonamenti e previsioni: anche qui, risorse sottratte all’ordinario per coprire rischi già maturati o potenziali.

Ripiano annuale del disavanzo = sistema in equilibrio forzato                                                                     

Il ripiano (ordine di grandezza 18–19 mln/anno) è una “tassa interna” che precede ogni scelta politica.

La conseguenza è questa: il bilancio può chiudere in equilibrio, ma la città resta in sofferenza perché l’equilibrio si ottiene comprimendo spesa utile e aumentando vincoli.

Cosa significa “Cosa lascia” (responsabilità politico-amministrative, ma ancorate ai meccanismi)                                                                      

Detto questo, è corretto anche dire che il quadro non è fatto solo di eredità: negli anni alcune scelte possono avere inciso non tanto “aumentando la spesa”, quanto riducendo la capacità dell’ente e della città di generare entrate sane e gettito stabile.

Qui va scritto con un criterio: non slogan, ma collegamento diretto “scelta → effetto economico”.

Piano Strutturale Comunale : meno trasformazione urbana = meno oneri e costo di costruzione.   Se lo sviluppo immobiliare e la rigenerazione non si attivano, il Comune perde una componente di entrate che in un ente vincolato fa differenza.

Piano Spiaggia/demanio: meno concessioni = meno canoni e meno indotto.

Se si blocca (o non si facilita) lo sviluppo turistico-balneare e nautico, non perdi solo canoni: perdi anche indotto, imposte locali collegate, economia.

Tari e contenzioso: meno incassi = più FCDE = meno servizi.

Un sistema che spinge una quota rilevante verso evasione/ricorsi indebolisce l’incasso reale e aumenta l’accantonamento: quindi peggiora la qualità dei servizi e irrigidisce il bilancio.

Costi strutturali neanche immaginati (Palazzo di Giustizia, Museo del Mare): oneri di gestione certi in un bilancio già bloccato. In un Ente che ripiana 18–19 mln/anno, ogni nuovo contenitore che genera costi stabili deve avere un piano economico credibile: altrimenti aumenta la rigidità.

Costo della politica e staff/consulenze: scelte di coerenza in un Ente in sofferenza.

Qui la questione non è morale: è di coerenza finanziaria. In equilibrio forzato, le risorse discrezionali devono essere ridotte al minimo e orientate ai servizi.        

La questione delle circoscrizioni e dei costi della politica

Dalla lettura della relazione dei Revisori e dai prospetti di bilancio emerge con chiarezza che la spesa corrente del Comune di Reggio Calabria è la componente più rigida e più fragile dell’intero sistema finanziario.

In questo contesto, caratterizzato da: – ripiano annuale del disavanzo per circa 18-19 milioni di euro; – accantonamenti obbligatori crescenti (FCDE, fondi rischi); – margini ridottissimi per i servizi.

Non può essere considerata neutra la scelta di incrementare il costo complessivo della rappresentanza politica.

Il tema delle Circoscrizioni va quindi affrontato non in astratto, ma alla luce della sostenibilità finanziaria reale.

Il ripristino o il rafforzamento delle Circoscrizioni comporta infatti:

– nuovi organi,

– nuove indennità,

– nuovi costi di funzionamento, tutti certi e ricorrenti, che gravano direttamente sulla spesa corrente.

La domanda che discende dai conti – e non da una posizione ideologica – è quindi semplice:

come può un bilancio in equilibrio forzato sostenere un aumento dei costi della politica se non si interviene contestualmente sulle indennità degli organi già esistenti?

In assenza di: – una riduzione delle indennità del sindaco – una riduzione delle indennità degli assessori – una riduzione del compenso del presidente del Consiglio comunale – una revisione delle indennità dei consiglieri comunali, l’introduzione di ulteriori livelli di rappresentanza produce un aggravio netto, sottraendo risorse ai servizi e aumentando le rigidità strutturali del bilancio.

La sequenza coerente, dal punto di vista finanziario, dovrebbe essere l’opposto: prima ridurre il costo della politica esistente, poi, eventualmente, valutare nuovi organismi di rappresentanza.

Fare diversamente significa spostare risorse dalla città alla politica, in un momento in cui i conti, come certificato dai Revisori, non lo consentono. Chi chiede di governare deve partire da questi vincoli e dire cosa farà su riscossione reale, riduzione contenzioso, priorità di spesa e sostenibilità dei costi futuri. (pf)

(Imprenditore)

Il disastro di Reggio nella gestione dei Pinqua: tra revoche e risorse irrimediabilmente perdute

di PINO FALDUTO – Il fallimento dei PINQuA a Reggio Calabria non è un episodio isolato né un incidente amministrativo: è la prova materiale di un impianto nazionale profondamente sbagliato, costruito dai Governi Conte II e Draghi che, invece di approvare una Legge Obiettivo capace di centralizzare la progettazione e l’esecuzione delle opere strategiche, hanno scelto di scaricare sui Comuni italiani miliardi di euro del Pnrr, sapendo perfettamente che molte amministrazioni – soprattutto nel Sud – non avevano personale, competenze, strumenti e stabilità per gestire un piano così complesso e così vincolato nei tempi.

Questa impostazione ha prodotto ciò che chiunque conosce la macchina pubblica poteva prevedere: fallimenti, ritardi, revoche, perdita di risorse, con un danno enorme per territori che avrebbero avuto più bisogno degli investimenti previsti.

Reggio Calabria è diventata il simbolo di questo disastro annunciato.

I decreti di revoca dei PINQuA sono chiarissimi: assenza di obbligazioni giuridicamente vincolanti, nessun avanzamento, ritardi ormai irreversibili.

E soprattutto dimostrano quali quartieri e quali cifre sono state realmente perse.

Il primo progetto revocato è la Proposta PINQuA ID 399, che riguardava interventi di rigenerazione nelle aree urbane degradate (in particolare Arghillà). Finanziamento totale: 14.998.599,50 €.

Revocati i Lotti A e C: 4.999.533,17 €. Restituzione anticipazioni: 1.499.859,95 €. Il secondo progetto revocato è la Proposta PINQuA ID 496, che interessava Modena – San Sperato – Ciccarello – Gebbione – Ravagnese.

Finanziamento totale 10.000.000 €. Revocati i Lotti A e C: 6.666.666,66 €. Restituzione anticipata: 3.000.000 €. In totale, tra i due decreti, Reggio Calabria perde 11.666.199,83 € di finanziamenti, 4.499.859,95 € da restituire subito, più gli interessi passivi previsti dalla normativa.

È una perdita certificata, pesantissima e senza precedenti. Ma la responsabilità non è solo dei Governi che hanno costruito un modello destinato a fallire: è anche – e soprattutto – di un’amministrazione comunale che non ha mai avuto il coraggio di dire la verità.

Invece di ammettere che non esistevano le condizioni minime per rispettare i tempi del Pnrr, si è preferito andare avanti con una narrazione autoreferenziale fatta di annunci, rendering, conferenze stampa e post celebrativi, mentre da Roma arrivavano le prime segnalazioni di criticità.

La verità è che gli uffici non avevano personale, non avevano competenze specialistiche, non avevano una struttura stabile, e non avevano alcuna possibilità di reggere il ritmo imposto dall’Unione Europea.

Eppure è stato fatto credere ai cittadini che “andava tutto bene”, che Reggio Calabria stava correndo insieme al resto d’Italia.

Non era così. Non lo è mai stato.

Nel frattempo, in città si assisteva a un teatrino imbarazzante: Vice Sindaci sostituiti più volte, Assessori che entravano e uscivano a cadenza regolare, Dirigenti ruotati senza continuità, come se una macchina amministrativa potesse funzionare senza stabilità.

Gli unici dirigenti che non cambiano mai sono quelli del Contenzioso.

Un Comune che cambia continuamente la sua catena di comando non può gestire neppure l’ordinario: figuriamoci il Pnrr.

Era matematico arrivare a questo punto.

E mentre si perdevano fondi, mentre i decreti di revoca diventavano pubblici, mentre il Ministero chiedeva indietro milioni, la città si ritrovava un albero di Natale da 18 metri acquistato per 180.000 euro, trasformato nell’ennesimo grande evento mediatico, accompagnato da dichiarazioni trionfali, spettacoli, neve artificiale, mascotte e musica.

Lo scorso anno, gli atti ufficiali parlano chiaro: il Comune ha speso oltre 700.000 euro per “Reggio Città Natale”.

E anche quest’anno, per il Natale 2025, l’Amministrazione ha già programmato una spesa certa di 550.000 euro tra luminarie, eventi nei quartieri, attività nel centro storico e accensione dell’albero.

Tutto questo mentre Reggio Calabria viene collocata all’ultimo posto in Italia per qualità della vita, e mentre la città perde fondi strutturali, è costretta a restituire milioni, paga interessi e fallisce i progetti strategici del Pnrr.

In più, il Comune sta utilizzando somme consistenti di fondi comunitari e nazionali per finanziare feste, festini, luminarie e animazioni natalizie, iniziative effimere che non producono alcun risultato duraturo di crescita economica e turistica, come certificato dalla collocazione di Reggio Calabria all’ultimo posto nelle graduatorie nazionali sulla qualità della vita.

È un paradosso intollerabile: perdiamo fondi strutturali, restituiamo milioni, paghiamo interessi,

falliamo progetti chiave, mentre si celebrano “successi” perché viene acceso un albero di Natale.

Ma la scena più grave deve ancora arrivare.

Mentre l’amministrazione procede con enorme lentezza nell’utilizzo dei fondi europei e del Pnrr, quando si tratta di richiedere pagamenti ai cittadini diventa improvvisamente rapidissima ed efficientissima.

La Tari, tra le più elevate d’Italia, continua a crescere senza alcun miglioramento del servizio, e qualsiasi contestazione del contribuente si inserisce in un meccanismo regolato da norme che – per come sono strutturate – finiscono per creare uno squilibrio evidente a favore dell’Ente, rendendo molto complesso per il cittadino far valere le proprie ragioni.

Il risultato è chiaro:

lentezza totale quando si tratta di realizzare opere pubbliche, massima tempestività quando si tratta di applicare tariffe, notificare atti o attivare procedure di recupero.

È una dinamica che pesa sulle famiglie e sulle imprese, aggiungendo difficoltà a una città già schiacciata da inefficienze e fallimenti amministrativi.

E come se non bastasse, il Sole24Ore ha collocato Reggio Calabria all’ultimo posto in Italia per qualità della vita, confermando ciò che i cittadini sperimentano ogni giorno: inefficienza, immobilismo, incapacità di gestire il presente e progettare il futuro.

Il Consiglio Comunale è rimasto in silenzio, incapace di un’assunzione di responsabilità collettiva,

e la Prefettura non ha ritenuto necessario intervenire, nonostante un disastro amministrativo certificato da atti formali del Ministero.

Nessuna indignazione. Nessuna reazione. Nessun sussulto istituzionale.

E il problema, purtroppo, è che questo è solo l’inizio.

Se non si cambia immediatamente rotta, tutti gli altri interventi del Pnrr – scuole, rigenerazione urbana, mobilità, impiantistica sportiva, digitalizzazione – sono destinati a seguire lo stesso identico percorso, perché presentano gli stessi sintomi: ritardi, fragilità procedurali, assenza di progettazioni esecutive, mancanza di personale, uffici allo stremo.

L’Europa non valuta i post su Facebook. L’Europa valuta le opere eseguite.

E qui, di opere eseguite, non c’è praticamente nulla.

Il fallimento dei PINQuA non è un episodio tecnico: è la fotografia crudele di un modello istituzionale sbagliato e di un’amministrazione comunale impreparata, inefficiente e incapace, da anni impegnata a negare la realtà anziché affrontarla.

Lo Stato ha sbagliato nel metodo. Il Comune ha fallito nell’attuazione. E il risultato è sotto gli occhi di tutti: una città ferma, ultima in Italia, priva di investimenti, obbligata a restituire risorse e a pagare gli interessi degli errori altrui.

Una città che non pretende competenza, verità e responsabilità continuerà a essere trattata come se non le meritasse.

Ma una città che apre gli occhi e inizia a dire le cose come stanno può ancora tornare a costruire il proprio futuro, senza inseguire illusioni e senza nascondere i fallimenti dietro un albero di Natale o un post celebrativo. (pf)

(Imprenditore, exassessore della prima Giunta di Italo Falcomatà)