S. ILARIO DELLO IONIO (RC) / Salute e benessere con il professor Rocco Maurizio Zagari

Ha registrato grande interesse e un’ampia partecipazione alla Marina di Sant’Ilario dello Ionio, l’evento “Salute e benessere” 2026, appuntamento scientifico-divulgativo promosso dall’amministrazione comunale e curato dal professore Rocco Maurizio Zagari.

Dopo il successo registrato lo scorso anno con l’approfondimento su uso e abuso dei gastroprotettori, il professor Zagari, direttore dell’Unità operativa “Patologia organica esofago-gastrica” dell’IRCCS – Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna e della Scuola di Specializzazione in Malattie dell’Apparato Digerente dell’Università “Alma Mater” di Bologna, ha affrontato un altro tema importante e complesso “Il mal di stomaco: miti e realtà”. Zagari ha accompagnato il numeroso pubblico alla scoperta delle principali problematiche legate alla salute dello stomaco, sfatando falsi miti e convinzioni errate e affrontando con chiarezza e rigore temi di grande interesse per la salute: dai sintomi da non sottovalutare ai comportamenti che favoriscono il benessere dell’apparato digerente, a partire dall’alimentazione.

L’incontro ha confermato il grande interesse per i temi della salute e della prevenzione da parte della comunità che, grazie alle doti di comunicatore del professore Zagari, ha avuto accesso a contenuti scientifici complessi, resi comprensibili attraverso una relazione puntuale e chiara.

«Il mal di stomaco è una delle condizioni in cui il sapere medico e quello popolare si incontrano e spesso si sovrappongono. Il primo compito del medico è capire cosa il paziente intenda realmente per “mal di stomaco”, perché non sempre il disturbo proviene dallo stomaco. Nella maggior parte dei casi si tratta di una condizione benigna, sulla quale incidono anche stili di vita e fattori come stress e ansia. Per questo, insieme alle cure appropriate, è fondamentale promuovere uno stile di vita sano, evitando fumo e pasti troppo abbondanti e ricchi di grassi, praticando attività fisica e mantenendo un peso adeguato» ha detto il professore Zagari, sintetizzando il suo ampio e dettagliato intervento.

«Desideriamo ringraziare di vero cuore il professore Zagari per aver accolto nuovamente il nostro invito e per aver regalato al comprensorio una serata di grande valore. La grande partecipazione e l’interesse dimostrato dai cittadini confermano quanto sia importante creare occasioni di confronto e di informazione sulla salute e sulla prevenzione. Il professor Zagari, con la sua autorevolezza, la sua disponibilità e il suo amore per il territorio, rappresenta un prezioso punto di riferimento. A lui va la nostra gratitudine per aver messo, ancora una volta, la sua esperienza e la sua umanità al servizio della comunità. Un sentito grazie anche ai tanti medici e ai rappresentanti istituzionali presenti, in particolare al sindaco Vincenzo Maesano, sindaco di Bovalino e presidente di AssoComuni Locride» ha concluso il sindaco, Pasquale Brizzi. (rrc)

Adesso Reggio: la città vuole cambiare. Lettera aperta al Sindaco Cannizzaro

di VITTORIO CAMINITI – Egregio signor Sindaco, cari reggini.  La mattina amo camminare per Reggio Calabria. Alla nostra età, un po’ per necessità e molto per il piacere di sentirsi ancora pienamente partecipi della vita, cerco di percorrere i miei buoni chilometri attraversando soprattutto il cuore della città.
Camminare nelle prime ore del giorno consente di osservare Reggio con occhi diversi. Prima che comincino il traffico, il rumore e il fermento caotico della quotidianità, la città mostra il suo volto più autentico. È proprio durante queste passeggiate che, negli ultimi giorni, ho notato qualcosa di nuovo e sorprendente: un desiderio diffuso di partecipare, di rendersi utili, di prendersi cura personalmente della nostra città.
Non mi riferisco soltanto agli interventi dell’Amministrazione o al lavoro degli operatori incaricati della pulizia. Parlo di qualcosa che sembra nascere spontaneamente dal basso, dalle persone comuni, dai cittadini che avvertono il bisogno di fare la propria parte.
Nella zona del Castello Aragonese ho visto due operatrici in divisa pulire accuratamente panchine e tavoli. Lo facevano con una cura particolare, quasi domestica: con la stessa attenzione che si riserva alla propria casa.
Non avevo con me lo smartphone e mi è dispiaciuto non poterle fotografare. Quella scena avrebbe meritato di diventare un’immagine simbolica: due donne intente a custodire uno spazio pubblico come se appartenesse personalmente a loro. Perché, in fondo, la città è davvero la casa di tutti noi.
Ma l’episodio che mi ha colpito ancora di più è avvenuto poco dopo, sempre nel centro di Reggio Calabria.
Passando lungo una strada, ho visto cinque signore non più giovanissime e un uomo intenti a pulire lo spazio sottostante le loro abitazioni. Non stavano compiendo un gesto frettoloso o superficiale. Pulivano con attenzione il marciapiede, la strada, i bordi e persino lo spazio sottostante il marciapiede. Lo facevano insieme, con ordine, impegno e naturalezza.
Mi sono fermato a osservare quella scena e ho provato una sensazione meravigliosa.
In tanti anni non mi era mai capitato di assistere, proprio nel centro della mia città, a una manifestazione così spontanea di responsabilità collettiva. Quelle persone non aspettavano che intervenisse qualcun altro, non si limitavano a lamentarsi e non cercavano un responsabile al quale attribuire ogni problema. Avevano semplicemente deciso di agire.
In quel momento ho immaginato ciò che Reggio Calabria potrebbe diventare se quel piccolo gruppo di cittadini fosse soltanto l’inizio di un grande movimento civico.
Ho visto, idealmente, una città nella quale ogni abitante si prende cura del proprio spazio, ogni commerciante del tratto davanti alla propria attività, ogni condominio dell’area circostante, ogni associazione di una piazza, di un giardino o di un luogo della memoria.
Ho immaginato uomini e donne, giovani e meno giovani, studenti, lavoratori, pensionati, professionisti e volontari uniti da un medesimo obiettivo: cambiare Reggio Calabria con le proprie mani, con il proprio esempio e con il proprio senso di appartenenza.
Forse è questo il fenomeno nuovo che sta nascendo nella nostra città.
Non so se sia stato il suo entusiasmo coinvolgente, signor Sindaco, il clima determinato dalla nuova Amministrazione o il grande successo di “Vinitaly and the City – Calabria in Wine”, che ha restituito a Reggio orgoglio, partecipazione e visibilità. Probabilmente tutti questi elementi hanno contribuito ad accendere una scintilla.
Ciò che conta è che quella scintilla oggi sembra essere arrivata ai cittadini.
Molti reggini appaiono galvanizzati, quasi presi da una benefica “fregola”: vogliono pulire, sistemare, abbellire, partecipare. Vogliono essere parte attiva di una nuova stagione. È come se, dopo tanti anni di rassegnazione, si stesse finalmente affermando un pensiero diverso: Reggio Calabria può cambiare, ma il cambiamento riguarda ciascuno di noi.
Questa consapevolezza possiede una forza straordinaria.
Una città non cambia soltanto perché cambiano il sindaco o l’Amministrazione. Cambia davvero quando i cittadini riscoprono l’orgoglio di appartenerle; quando smettono di considerare strade, marciapiedi, piazze e giardini come spazi di nessuno e cominciano a trattarli come un prolungamento della propria casa.
Ricordo di avere provato una sensazione simile a Milano nel 2015, in occasione dell’Expo. Dopo che alcuni facinorosi avevano devastato e imbrattato muri, vetrine e strade, tantissimi milanesi scesero spontaneamente in strada. Armati di secchi, spazzole, acqua e sapone, si misero a cancellare le scritte e a ripulire ciò che era stato danneggiato.
Quella risposta collettiva mi colpì profondamente. I cittadini non vollero lasciare che l’immagine della loro città fosse identificata con quella devastazione. Reagirono con il lavoro, con il senso civico e con l’amore per Milano, dimostrando che una comunità unita può essere più forte dell’inciviltà di pochi.
Oggi, osservando quelle cinque signore, quell’uomo e le due operatrici al lavoro nel centro di Reggio Calabria, ho rivissuto la stessa emozione. Con una differenza ancora più bella: a Reggio non si sta intervenendo soltanto per riparare i danni provocati da qualcuno, ma sembra stia nascendo spontaneamente il desiderio di prevenire il degrado, di migliorare ciò che ci circonda e di partecipare alla rinascita della città.
Se quello spirito contribuì a restituire immediatamente dignità a Milano, perché non potrebbe accadere anche qui? Perché Reggio Calabria non potrebbe trasformare questi piccoli gesti spontanei nell’inizio di un grande movimento civico?
Forse sta accadendo davvero. Forse la rivoluzione civile che abbiamo atteso per tanti anni è già cominciata, silenziosamente, con una scopa, un secchio d’acqua e alcuni cittadini che hanno deciso di non rimanere più a guardare.
La storia di Reggio Calabria ha già dimostrato che i reggini sanno unirsi quando ritengono di dover difendere qualcosa di importante.
Ancora oggi molti ricordano, con orgoglio e talvolta con enfasi, di avere partecipato alla Rivolta di Reggio. Fu una pagina complessa della nostra storia, da leggere e giudicare in tutte le sue luci e le sue ombre. Nel bene e nel male, però, rappresentò uno dei momenti nei quali una parte significativa della città si sentì unita nella difesa di qualcosa che riteneva ingiustamente sottratto.
Oggi Reggio non ha bisogno di una nuova rivolta. Ha bisogno di una grande rivoluzione civile, pacifica e costruttiva.
Non una rivolta contro qualcuno, ma una mobilitazione a favore della città.
Una rivoluzione fatta di scope, acqua e sapone; di rispetto per le strade; di rifiuti raccolti correttamente; di muri preservati; di aiuole curate; di monumenti protetti; di cittadini che non voltano lo sguardo davanti al degrado.
Una rivoluzione fondata non sulla protesta, ma sulla responsabilità.
Il nostro slogan potrebbe essere semplice, immediato e capace di parlare a tutti:
ADESSO REGGIO!
Adesso è il momento di dimostrare quanto amiamo la nostra città.
Adesso è il momento di smettere di attendere che siano sempre gli altri a intervenire.
Adesso è il momento di unirci, di partecipare e di trasformare l’entusiasmo di questi giorni in un impegno quotidiano e duraturo.
Rivolgo quindi un invito a tutti i reggini: seguiamo l’esempio di quelle cinque signore, di quell’uomo e delle due operatrici che ho incontrato durante le mie passeggiate mattutine.
Usciamo dalle nostre case e guardiamo ciò che ci circonda. Prendiamoci cura del nostro marciapiede, della nostra strada, della nostra piazza. Coinvolgiamo i vicini, i ragazzi, le scuole, le associazioni, le parrocchie e le attività commerciali.
Non servono sempre imprese straordinarie. A volte il cambiamento comincia da una scopa, da un secchio d’acqua e dalla scelta di non restare indifferenti.
Alla nuova Amministrazione rivolgo un’esortazione altrettanto forte: riconoscete, incoraggiate e organizzate questo fermento. Promuovete giornate civiche, affidate simbolicamente spazi cittadini a scuole e associazioni, valorizzate pubblicamente gli esempi virtuosi e create le condizioni affinché la partecipazione spontanea possa diventare un grande progetto collettivo.
Non lasciamo che questa energia si disperda.
Reggio Calabria possiede tutto ciò che serve per diventare la città migliore del Mediterraneo: la bellezza dello Stretto, il Lungomare, la storia, la cultura, i Bronzi di Riace, il Castello Aragonese, il bergamotto, le eccellenze enogastronomiche e, soprattutto, un popolo capace di generosità, passione e grandi slanci.
Ma nessuna bellezza può bastare se non viene amata, rispettata e custodita.
Facciamo in modo che, tra qualche anno, quando Reggio Calabria sarà diventata più pulita, più ordinata, più accogliente e finalmente consapevole del proprio valore, ciascuno di noi possa raccontare con orgoglio:
“Io c’ero. Io ne ho fatto parte. Io ho contribuito al cambiamento della mia città.”
Questa volta non per ricordare una protesta, ma per celebrare una rinascita.
Questa volta non per difendere qualcosa che ci veniva sottratto, ma per restituire insieme dignità, bellezza e futuro alla nostra Reggio.
Adesso Reggio!
Adesso tocca a tutti noi. (vc)
[Presidente Accademia del Bergamotto]

La fotografia è di Lorenzo Vazzana

Reggio e Messina: due città e due sponde per una visione comune dell’area dello Stretto.

Due città e due sponde per una visione comune dell’area dello Stretto: Reggio Calabria e Messina guardano a un futuro insieme. I due sindaci Federico Basile (Messina) e Francesco Cannizzaro (Reggio) si sono incontrati a Palazzo Alvaro, sede della Città Metropolitana di Reggio, per dar vita a un nuovo percorso di sinergia istituzionale.

È dunque una data che farà storia:  l’11 agosto 2026 segna, dunque,  l’avvio di una nuova stagione di cooperazione istituzionale tra le due città dello Stretto, una cooperazione reale, fattiva, con l’obiettivo di rafforzare i rapporti tra le due città metropolitane e costruire una strategia condivisa di sviluppo, integrazione e valorizzazione, che sia reciproca e complementare.

Dopo tanti anni nei quali la necessità di una maggiore sinergia tra le due sponde è stata più volte evidenziata e annunciata, da oggi prende forma un percorso concreto, fondato su una programmazione comune di interventi e iniziative destinati a rendere Reggio Calabria e Messina sempre più connesse, integrate e complementari. Programmazione che i due sindaci si riservano di rendere nota nelle prossime settimane. L’intento è superare definitivamente una logica di separazione e promuovere una visione unitaria delle due città dello Stretto, nella consapevolezza che entrambe, pur appartenendo a territori distinti, condividono una prossimità geografica che non può restare inespressa, mettendo concretamente a frutto opportunità di crescita comuni e obiettivi importanti da raggiungere insieme, sulla base di relazioni culturali tanto profonde quanto simili.

Il nuovo percorso punta, dunque, a trasformare quella collaborazione istituzionale finora rimasta sempre solo sulla carta in una sinergia stabile e operativa, capace di produrre risultati tangibili nei settori di comune interesse, rafforzando il ruolo dell’area integrata dello Stretto quale territorio strategico per tutto il Mediterraneo.

L’11 agosto 2026 segnaa, pertanto, l’inizio di una nuova fase storica nella quale Reggio Calabria e Messina scelgono di camminare insieme, mettendo a sistema energie, competenze e progettualità per costruire un futuro condiviso che sarà decisamente molto apprezzati da reggini e messinesi e da tutta l’area dello Stretto. (rrc)

 

Reggio per due giorni capitale del vino: occasione d’oro per il territorio

Parte stasera la due giorni di Vinitaly and the City a Reggio Calabria, la prima edizione in riva allo Stretto. Un programma molto ricco di eventi, tra degustazioni, masterclass, incontri, cooking show, musica e spettacolo. Parteciperà anche la Ministra del Lavoro Marina Calderone in rappresentanza del Governo, a sottolineare quanto sia importante questa occasione-evento per il territorio. Il pretesto del vino in città offre l’opportunità per alalrgare il marketing territoriale e valorizzare tipicità e prodotti che caratterizzano anche l’offerta turistica nel campo enogastronomico. Si tratta di saper coniugare l’attrattiva culturale con la sempre più richiesta qualità gastronomica e alimentare del territorio, fino a creare una simbiosi unica di grande suggestione per il forestiero e il visitatore.

L’8 e il 9 agosto il format fuori salone di Vinitaly porterà nella Città dello Stretto decine di cantine, degustazioni, masterclass, incontri, cooking show, musica e spettacoli in un percorso che racconterà le eccellenze enogastronomiche della Calabria.

L’inaugurazione è in programma oggi sabato 8 agosto e si svilupperà in due momenti. Alle ore 19.30 il taglio del nastro sarà ospitato al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria. A seguire, all’Arena dello Stretto “Ciccio Franco”, la cerimonia ufficiale di apertura vedrà gli interventi del sindaco di Reggio Calabria Francesco Cannizzaro, del direttore generale vicario di Veronafiere Gianni Bruno, dell’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo, del presidente dell’ICE Matteo Zoppas e del presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto. La serata sarà condotta da Nicol Angelozzi e Max Lazzari.

Accademia del Bergamotto al Vinitaly and the City di Reggio 2026Tra gli appuntamenti di maggiore rilievo della prima giornata, alle ore 20, nell’area talk dell’isola dedicata ai vini della provincia di Catanzaro, è in programma l’incontro “Giovani e innovazione: il lavoro che cambia”, che vedrà la partecipazione della ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali Marina Calderone. Un confronto dedicato alle trasformazioni del mondo del lavoro, al rapporto tra giovani, formazione e innovazione e alle nuove opportunità legate ai cambiamenti in corso. Al talk interverranno anche Francesco Cannizzaro, sindaco del Comune di Reggio Calabria, Giovanni Calabrese, assessore regionale al Lavoro, Formazione Professionale e Turismo, Gianluca Gallo, assessore regionale all’Agricoltura, e Vincenzo Caridi, capo del Dipartimento per le Politiche del Lavoro del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. A condurre l’incontro sarà Peppone Calabrese. La presenza della ministra Calderone arricchisce ulteriormente il programma di Vinitaly and the City, portando al centro della manifestazione, accanto ai temi del vino, dell’agricoltura e della valorizzazione delle produzioni calabresi, anche una riflessione sul futuro del lavoro e sulle prospettive per le nuove generazioni.

Cuore della manifestazione saranno le cinque “isole” dedicate alle province calabresi, dove le aziende vitivinicole saranno organizzate per territorio. Ogni spazio ospiterà un’area talk nella quale produttori, esperti, giornalisti e operatori del settore racconteranno i vini e le peculiarità delle rispettive province attraverso incontri, approfondimenti e degustazioni guidate. Accanto agli appuntamenti dedicati al vino, il programma proporrà numerosi confronti sui temi dell’agricoltura, dello sviluppo rurale, dell’innovazione, della formazione e della valorizzazione delle produzioni identitarie calabresi. Non mancherà, poi, lo spazio dedicato alle collettive e agli spirits.

Nella due giorni reggina anche un ricco calendario di cooking show. Per entrambe le giornate si alterneranno nelle diverse isole maestri pasticceri e gelatieri di Conpait, che interpreteranno i principali prodotti identitari della Calabria valorizzati dal progetto Agorà GAL Rural Hub Calabria. A questi si affiancheranno chef, ristoratori e accademie del territorio, tra cui Fortunato Aricò, Demetrio Brancati, Paolo Caridi, Felice Cuzzola, Francesco Donato, Rocco Caridi e l’Accademia Internazionale del Bergamotto di Reggio Calabria, protagonisti di dimostrazioni dedicate ai sapori della tradizione e dell’innovazione culinaria calabrese. Tra gli appuntamenti in evidenza figurano il talk “La Calabria del cibo”, dedicato al progetto di cooperazione Rural Hub Calabria con la partecipazione dei GAL regionali, e la presentazione del “Piatto della Rinascita” firmato dal maestro orafo Gerardo Sacco, un’opera celebrativa dell’Agorà Rural Hub Calabria che unisce arte, cultura e identità gastronomica del territorio.

Non mancheranno le masterclass, che saranno ospitate al Museo Archeologico Nazionale e saranno dedicate ai grandi vini della Calabria e ad altri territori vitivinicoli italiani, confermando Vinitaly and the City come un evento capace di coniugare promozione del vino, cultura, turismo ed esperienze di qualità.

Il programma sarà completato dall’intrattenimento. Rai Radio2 sarà protagonista con due puntate speciali in diretta della trasmissione Era Ora, condotta da Martina Martorano dal Lungomare Falcomatà. Al termine delle dirette radiofoniche, l’Arena dello Stretto ospiterà due concerti a ingresso libero: l’8 agosto si esibiranno Maria Antonietta e Colombre, seguiti dal dj set di Martina Martorano, mentre il 9 agosto salirà sul palco Serena Brancale. Il progetto è realizzato in collaborazione con Regione Calabria e Calabria Film Commission, nell’ambito della convenzione con Rai Com. (rrc)

La cultura calabrese in festa per gli 80 anni di Pino Bova, Presidente del Rhegium Julii

Non tutti i traguardi sono uguali, e non tutti lo sono allo stesso modo per gli uomini. Per alcuni, uomini o donne, un traguardo è solo una ripartenza; questo avviene quando, riuscendo ad ingannare il tempo, alcuni di loro riescono a vivere più vite. La loro anima esonda dall’angusto spazio del loro petto, per rinascere in modo dannunzianamente continuo.

Tra questi vi è Pino Bova, anche Presidente della Fondazione Rhegium Julii, che oggi, 1° agosto, riparte dai suoi 80 anni vissuti con un’anima sempre nuova. Scrittore, poeta tradotto finanche in Vietnam e Giappone, manager di aziende pubbliche e enti culturali, Sovrintendente teatrale, politico, ma soprattutto sognatore.

Quando 58 anni fa, guidati dallo storico, visionario Presidente Giuseppe Casile, un gruppo di giovani si mise in testa di mostrare al Paese l’altro volto della Calabria, Pino Bova era in prima linea, a sognare un’impresa che molti avrebbero ritenuto velleitaria, e che invece dura ancora oggi.

Ma il merito più grande di quel gruppo di giovani è stato di non aver mai fatto spegnere quella luce che hanno trasferito alle nuove generazioni, allevandole in una famiglia che ha posto il libro e la lettura al centro dell’attività di un’associazione, il Rhegium, che nel suo motto “l’arte di leggere, il vizio di scrivere” ha una dichiarazione di intenti.

Nel momento più difficile, dopo la scomparsa di Casile, Pino Bova è riuscito, con un mix di vecchi e nuovi soci a salvare, con sacrificio e incredibile dedizione, un circolo divenuto punto di riferimento non solo a livello nazionale.

I Premi Nazionali e Internazionali, i Nobel accolti a Reggio Calabria, la gratificazione di essere ricevuti da 4 Presidenti della Repubblica, in attesa dell’attuale, sono stati rinvigoriti dal costante e rinnovato impegno che ha portato alla nascita della Fondazione, strumento donato alla sua amata città, per sognare di competere sui palcoscenici più prestigiosi da Istituzione tra le istituzioni.

In questa diversità, sta il segreto custodito per tanti anni e tramandato ai giovani, da una guida che ha saputo essere amico, fratello, e a volte anche padre di chi ancora oggi lo affianca.

Consapevoli che la sua età anagrafica, corrisponde in realtà a quella del Rhegium Julii , il grazie,  di tutti gli amici e soci del Rhegium, dell’intera città, è rivolto non solo al tanto che ha fatto, ma al moltissimo che ancora lo aspetta.

(I soci e gli amici della Fondazione Rhegium Julii)

Francesco Cannizzaro: mi candido a sindaco di Reggio Calabria

di SANTO STRATI –Ha dato l’annuncio via social: «mi candido a sindaco di Reggio, lascio Roma». Il deputato reggino Francesco Cannizzaro dopo tanti tentennamenti ha spiazzato tutti decidendo di giocarci la faccia alle prossime elezioni per il Comune di Reggio. Una scelta sofferta (le sue aspirazioni nella prossima legislatura guardavano quanto meno a una nomina da sottosegretario) ma inevitabile per il centrodestra reggino che senza un candidato forte avrebbe rischiato grosso. L’esito negativo del referendum ha dissipiato ogni perplessità: il centrosinistra, pur senza una forte rappresentatività in città (Mimmetto Battaglia è una persona perbene ma manca di quella caratura politica adatta ad amministrare una città come Reggio) il centrosinistra avrebbe sfoderato ogni arma possibile per una “chiamata alle armi” dei suoi elettori e tentare il colpaccio.

E poiché l’eurodeputata (unica chance di successo, oltre Cannizzaro) ha continuato a insistere sul voler continuare nell’impegno a Bruxelles, il deputato azzurro di Santo Stefano d’Aspromonte ha dovuto decidere rapidamente, senza indugi. Una scelta sicuramente vincente, per una competizione elettorale che si preannunciava abbastanza pericolosa.

«Con questo video – ha detto Cannizzaro in diretta dalla sala stampa della Camera poco dopo le 20.30 – di fatto si sancisce la mia lunga pausa dai lavori parlamentari. Stamattina ho comunicato ai colleghi dirigenti nazionali del mio partito ai vertici di Montecitorio che mancherò per i prossimi due mesi perché impegnato anima e corpo nella campagna elettorale più entusiasmante della mia esperienza politica, ossia le amministrative di Reggio Calabria.

Sono stati mesi – ha continuato il deputato azzurro – molto intensi dove c’è molto fermento, molto attesa, ma soprattutto c’è voglia di cambiamento c’è voglia di vedere un futuro migliore per Reggio Calabria con grande ottimismo, grande speranza. C’è voglia di riscatto, ma soprattutto c’è voglia di far risorgere Reggio Calabria perché Reggio deve risorgere.

Reggio risorgerà e io dinanzi a questi sentimenti non sono per nulla indifferente per questo mi auguro che i mesi di pausa dai lavori parlamentari possano diventare anni perché ho deciso di candidarmi a sindaco di Reggio Calabria.

Lo faccio con tutto l’amore che si può avere per la propria terra per la propria città lo faccio per chi è dovuto andare via per chi deve vuole tornare  vper chi è rimasto lo faccio con tutto l’orgoglio di poter immaginare di indossare la fascia da primo cittadino della città più bella del mondo. Non potevo dirlo prima ,i tempi adesso sono maturi quindi il parlamento può aspettare Reggio no.  Saluto Roma e ci vediamo in Calabria».

Adesso lo scenario, evidentemente, cambia radicalmente. A che sembrava che il centrodestra volesse giocare a perdere, improvvisamente Cannizzaro mostra il suo poker d’assi a cui non credeva più nessuno nonostante il suo annuncio a piazza Duomo con accanto  il governatore Roberto Occhiuto che si era detto pronto a candidarsi con una sua lista a sostegno dell’amico Cannizzaro. Da quella famosa sera sembrava tutto cambiato. E, invece, “Ciccio” Cannizzaro sorprende con gli effetti speciali: ha i numeri e la giusta personalità da primo cittadino. Sicuro. (s)

L’Aeroporto di Reggio decolla con nuovi record, ma Ita taglia i voli da e per Roma e Milano

di PINO FALDUTO – Il tema del trasporto aereo a Reggio Calabria va affrontato con equilibrio e serietà, evitando letture parziali.

È un dato di fatto che oggi lo scalo reggino sta vivendo una fase di crescita. I voli sono aumentati, i passeggeri crescono e sono in corso interventi infrastrutturali importanti, a partire dalla nuova sala imbarchi, che migliora concretamente l’esperienza dei viaggiatori.

È altrettanto corretto riconoscere che le compagnie low cost, a partire da Ryanair, hanno avuto e hanno un ruolo fondamentale in questa fase.                                                 Senza queste compagnie, oggi, Reggio sarebbe ancora più isolata. Allo stesso modo, va riconosciuto il lavoro svolto dalla Regione Calabria e il ruolo politico di chi ha sostenuto questa strategia.

È giusto dirlo chiaramente: il presidente Roberto Occhiuto e l’onorevole Francesco Cannizzaro hanno spinto in modo convinto sul rafforzamento del sistema aeroportuale, ottenendo risultati che oggi sono sotto gli occhi di tutti.

Proprio per questo, però, il dibattito va portato un livello più avanti, non riportato indietro.

Quando si critica il modello degli incentivi o si mette in discussione l’attuale fase di crescita, bisognerebbe ricordare da dove veniamo.

Per oltre dodici anni, Reggio Calabria e la Città Metropolitana sono state governate dalla stessa classe politica che oggi solleva dubbi sul sistema.

In quegli anni, però, non è stato rafforzato il ruolo strategico dell’aeroporto di Reggio, né è stata costruita un’alternativa reale.  Un fatto resta evidente: Reggio è stata progressivamente spogliata del ruolo di aeroporto di rete, mentre il baricentro delle attività della compagnia di riferimento nazionale veniva spostato su Lamezia.            

Cosa sta succedendo davvero all’aeroporto

di Reggio Calabria

Il problema dell’Aeroporto di Reggio Calabria non è la mancanza di voli.

Il problema è la perdita del ruolo funzionale dello scalo.                                                                              Dal punto di vista tecnico e infrastrutturale, sta avvenendo una trasformazione precisa:

Reggio viene progressivamente riclassificata, di fatto, da aeroporto di rete a aeroporto leisure, cioè uno scalo basato quasi esclusivamente su traffico turistico e incentivato.

Questo processo avviene quando si verificano tutti i seguenti fattori tecnici: i collegamenti di rete vengono ridotti o resi marginali; gli orari non consentono più l’andata e ritorno in giornata; le frequenze su Roma e Milano non sono più adeguate al traffico professionale.                                                                      Quando questi tre elementi vengono meno, il traffico business smette di utilizzare l’aeroporto, anche se il numero complessivo dei passeggeri può crescere.

Questo è un punto fondamentale: la crescita dei passeggeri non coincide con la crescita del ruolo dello scalo.

Le compagnie low cost non sono il problema. Il problema nasce quando diventano l’unico pilastro del sistema. Dal punto di vista tecnico: le low cost operano su rotte incentivabili; non garantiscono continuità pluriennale; modificano orari e frequenze in base alla redditività.

Questo significa che non possono sostituire i collegamenti di rete, quelli che servono a: imprenditori; professionisti; funzionari; aziende che lavorano fuori regione.

Nel frattempo, il traffico di rete viene concentrato su altri scali, che assumono il ruolo di hub regionale, mentre Reggio viene lasciata a una funzione secondaria.

Il risultato finale è tecnicamente chiaro: l’aeroporto diventa dipendente da incentivi pubblici; perde la funzione economica di infrastruttura di lavoro; non sostiene più le professioni e l’impresa.

In sintesi, quello che sta succedendo a Reggio non è l’assenza di voli, ma l’assenza dei voli giusti.

Il risultato è che oggi la città dipende quasi esclusivamente che legittimamente operano secondo logiche di mercato.

Questo non è un male in sé. Diventa un problema se manca il secondo pilastro.                                                                         Perché senza collegamenti stabili e affidabili su Roma e Milano, con orari compatibili con il lavoro, si indebolisce il traffico professionale; si rende più difficile fare impresa; si scoraggiano le giovani classi professionali.

Ed è qui che nasce la contraddizione politica.

Dopo dodici anni di governo locale, non è credibile limitarsi a smontare un percorso che, oggi, sta dando risultati, senza indicare una soluzione alternativa immediata e praticabile. Soprattutto quando, in tutto questo tempo, non si è riusciti a risolvere i nodi strutturali noti, come il limite all’operatività della pista 33, a causa del torrino da demolire.

Il punto, quindi, non è “contro” qualcuno.

Il punto è come si completa il lavoro iniziato. Le cose da fare sono chiare: consolidare il ruolo delle low cost senza demonizzarle; affiancare collegamenti stabili per il traffico professionale; vincolare gli incentivi a continuità e orari utili; risolvere definitivamente i limiti strutturali dello scalo – chiarire il ruolo di Reggio come città del lavoro e delle professioni, non solo del turismo.

Quello che si sta facendo va riconosciuto.

Ma proprio perché qualcosa sta funzionando, va rafforzato, non indebolito con critiche prive di alternative. (pfa)

(Imprenditore)

Il vero disavanzo del Comune di Reggio: c’è un debito di oltre 211 milioni

di PINO FALDUTO – Questa nota parte da un fatto: il parere dei Revisori può essere “favorevole” e, allo stesso tempo, descrivere un Ente che vive in una condizione di equilibrio forzato. Il parere favorevole certifica la regolarità contabile e il rispetto delle regole, non la “salute” del Comune né la qualità dei servizi.

Dalla relazione e dai prospetti del bilancio emerge che la situazione è questa: Disavanzo di amministrazione da ripianiare, circa -211.129.737,10 euro; Quota annua di ripiano prevista: circa    18.635.300, 82 euro annui (2025–2027).

Questo significa che ogni anno una quota molto rilevante delle risorse della parte corrente viene “assorbita” prima ancora di poter parlare di servizi, manutenzione, mobilità, decoro, welfare.

Sul lato investimenti, i prospetti mostrano importi importanti, ma decrescenti: Spese in conto capitale previste: 2025 – 283,3 mln – 2026 136,4 mln – 2027 99,5 mln.

La lettura corretta è che una parte molto ampia di questi investimenti è legata a fonti esterne e vincoli (cronoprogrammi, finanziamenti dedicati). Quindi: numeri alti non equivalgono automaticamente a “libertà di governo”.

Un altro punto chiave evidenziato nella relazione è il tema della trasmissione dati e dei vincoli operativi: Avvertenze su obblighi di invio dati (Bdap) e rischi di blocchi/sanzioni operative.

Questo rafforza un concetto: il Comune non vive una normalità gestionale, ma una condizione in cui anche l’operatività amministrativa è condizionata da adempimenti e vincoli.

Infine, nella relazione compaiono gli accantonamenti prudenziali che “chiudono” gli spazi della spesa: FCDE (Fondo crediti di dubbi esigibilità) previsto 2025: circa 35,6 mln di euro. Fondi rischi/contenzioso: – previsioni annue e accantonamenti prudenziali (circa 5 mln/anno); – accantonamenti complessivi presenti nel risultato di amministrazione (ordine di grande 26,5 mln).

Questa è la fotografia: un bilancio formalmente in regola, ma con una quota rilevante di risorse “bloccate” da ripiani e accantonamenti.

Perché si arriva qui (meccanismi strutturali, sempre coerenti con la relazione)

La domanda vera non è “il bilancio è corretto?”, ma: perché, nonostante un bilancio corretto, la città resta senza normalità?

La relazione dei Revisori, letta insieme ai prospetti, porta a una spiegazione semplice: il disavanzo non è un numero statico, è l’effetto di un sistema che si autoalimenta quando le entrate non diventano cassa e le spese restano rigide.

I meccanismi principali sono:

Entrate accertate o inventate che non si trasformano in incassi reali. Quando una parte delle entrate (tributi, sanzioni, canoni, recuperi) non viene riscossa con continuità, la contabilità deve difendersi. FCDE crescente = meno soldi per i servizi.

Il FCDE è l’effetto contabile della debolezza della riscossione. Più l’ente non incassa, più deve accantonare. È un vincolo che “mangia” la spesa utile.

Spesa corrente rigida

Ci sono costi che non puoi tagliare senza bloccare l’ente: personale, rifiuti, energia, contratti essenziali, manutenzioni minime, servizi sociali essenziali, rate e oneri. Se le entrate reali non crescono, la rigidità aumenta.

Contenzioso e fondi di rischi                

La prudenza impone accantonamenti e previsioni: anche qui, risorse sottratte all’ordinario per coprire rischi già maturati o potenziali.

Ripiano annuale del disavanzo = sistema in equilibrio forzato                                                                     

Il ripiano (ordine di grandezza 18–19 mln/anno) è una “tassa interna” che precede ogni scelta politica.

La conseguenza è questa: il bilancio può chiudere in equilibrio, ma la città resta in sofferenza perché l’equilibrio si ottiene comprimendo spesa utile e aumentando vincoli.

Cosa significa “Cosa lascia” (responsabilità politico-amministrative, ma ancorate ai meccanismi)                                                                      

Detto questo, è corretto anche dire che il quadro non è fatto solo di eredità: negli anni alcune scelte possono avere inciso non tanto “aumentando la spesa”, quanto riducendo la capacità dell’ente e della città di generare entrate sane e gettito stabile.

Qui va scritto con un criterio: non slogan, ma collegamento diretto “scelta → effetto economico”.

Piano Strutturale Comunale : meno trasformazione urbana = meno oneri e costo di costruzione.   Se lo sviluppo immobiliare e la rigenerazione non si attivano, il Comune perde una componente di entrate che in un ente vincolato fa differenza.

Piano Spiaggia/demanio: meno concessioni = meno canoni e meno indotto.

Se si blocca (o non si facilita) lo sviluppo turistico-balneare e nautico, non perdi solo canoni: perdi anche indotto, imposte locali collegate, economia.

Tari e contenzioso: meno incassi = più FCDE = meno servizi.

Un sistema che spinge una quota rilevante verso evasione/ricorsi indebolisce l’incasso reale e aumenta l’accantonamento: quindi peggiora la qualità dei servizi e irrigidisce il bilancio.

Costi strutturali neanche immaginati (Palazzo di Giustizia, Museo del Mare): oneri di gestione certi in un bilancio già bloccato. In un Ente che ripiana 18–19 mln/anno, ogni nuovo contenitore che genera costi stabili deve avere un piano economico credibile: altrimenti aumenta la rigidità.

Costo della politica e staff/consulenze: scelte di coerenza in un Ente in sofferenza.

Qui la questione non è morale: è di coerenza finanziaria. In equilibrio forzato, le risorse discrezionali devono essere ridotte al minimo e orientate ai servizi.        

La questione delle circoscrizioni e dei costi della politica

Dalla lettura della relazione dei Revisori e dai prospetti di bilancio emerge con chiarezza che la spesa corrente del Comune di Reggio Calabria è la componente più rigida e più fragile dell’intero sistema finanziario.

In questo contesto, caratterizzato da: – ripiano annuale del disavanzo per circa 18-19 milioni di euro; – accantonamenti obbligatori crescenti (FCDE, fondi rischi); – margini ridottissimi per i servizi.

Non può essere considerata neutra la scelta di incrementare il costo complessivo della rappresentanza politica.

Il tema delle Circoscrizioni va quindi affrontato non in astratto, ma alla luce della sostenibilità finanziaria reale.

Il ripristino o il rafforzamento delle Circoscrizioni comporta infatti:

– nuovi organi,

– nuove indennità,

– nuovi costi di funzionamento, tutti certi e ricorrenti, che gravano direttamente sulla spesa corrente.

La domanda che discende dai conti – e non da una posizione ideologica – è quindi semplice:

come può un bilancio in equilibrio forzato sostenere un aumento dei costi della politica se non si interviene contestualmente sulle indennità degli organi già esistenti?

In assenza di: – una riduzione delle indennità del sindaco – una riduzione delle indennità degli assessori – una riduzione del compenso del presidente del Consiglio comunale – una revisione delle indennità dei consiglieri comunali, l’introduzione di ulteriori livelli di rappresentanza produce un aggravio netto, sottraendo risorse ai servizi e aumentando le rigidità strutturali del bilancio.

La sequenza coerente, dal punto di vista finanziario, dovrebbe essere l’opposto: prima ridurre il costo della politica esistente, poi, eventualmente, valutare nuovi organismi di rappresentanza.

Fare diversamente significa spostare risorse dalla città alla politica, in un momento in cui i conti, come certificato dai Revisori, non lo consentono. Chi chiede di governare deve partire da questi vincoli e dire cosa farà su riscossione reale, riduzione contenzioso, priorità di spesa e sostenibilità dei costi futuri. (pf)

(Imprenditore)