L’inchiesta di Sergio Rizzo su Repubblica sul “riscatto negato” di Reggio

È un giornalista di punta Sergio Rizzo, autore, tra l’altro di fortunati best-seller sulla “casta” col collega Gianantonio Stella: la sua inchiesta pubblicata oggi su Repubblica, sulla nuova questione meridionale, tocca il caso di Reggio. È una fotografia impietosa di come lo Stato centrale si sia dimenticato e si dimentichi ancora della più grande città della Calabria. Dove convivono ‘ndrangheta, disoccupazione, fuga dei giovani, dove lo Stato «ha sempre fato grandi promesse senza mai mantenerne una».

«Si vedono nitidamente – annota Rizzo – tutte le falle e le irresponsabilità della nostra politica. Con scelte determinate solo da interessi di parte, come la decisione di non riunire le città metropolitane di Reggio e Messina, due città di confine destinate a parlarsi. E adesso si profila, nel cinquantesimo anniversario del “Boia chi molla” una nuova resa dei conti.»

Rizzo ripercorre, dopo aver riportato le sconsolate riflessioni del sindaco Falcomatà, le vicende di 50 anni fa: «Presidente del Consiglio in quel 1970 era il lucano Emilio Colombo, un democristiano che maneggiava alla perfezione il codice del consenso. E confezionò un pacchetto con lo stabilimento della Liquichimica e il quinto centro siderurgico a Gioia Tauro. Quarantamila posti di lavoro si vendettero. Ma l’altoforno non si fece, e nemmeno la megacentrale al posto suo. Restò solo il porto. Quanto alla Liquichimica, ci sono operai andati in pensione dopo decenni di cassa integrazione senza aver varcato i cancelli. Poi, dopo quei fallimenti, il decreto Reggio. Correva l’anno 1989 e il governo De Mita stanziò 600 miliardi di lire, pari a 642 milioni di euro attuali. Gli scandali, le ruberie, i commissariamenti non si contano. Sappiamo solo che nel 2019 ci sono ancora da spendere 200 milioni di euro».

Se i nostri politici leggessero i giornali, forse un po’ di vergogna salirebbe. (rrm)

(nella foto di copertina il giornalista Sergio Rizzo)

Il regista e sceneggiatore Demetrio Casile finalista a Hollywood con un soggetto su Gesù

Il regista e sceneggiatore reggino Demetrio Casile aggiunge un’altro importantissimo riconoscimento al suo script The Last 12 Hours of jesus – Le ultime 12 ore di Gesù: è arrivato in finale all’Hollywood Screen Contest 2019, uno dei più importanti festival di cinema del mondo riservato agli sceneggiatori. Il lavoro di Casile (che è attualmente impegnato a completare il suo nuovo film Il matrimonio più sconvolgente della storia) è stato apprezzato e selezionato da una giuria internazionale come “eccezionale”. È solo l’ultimo dei tantissimi riconoscimenti che Demetrio Casile sta raccogliendo sul suo soggetto cinematografico verso cui si sono rivolte le attenzioni di numerosi produttori americani («è una produzione troppo grossa – ha dichiarato Casile – e ha bisogno di una grande firma alla regia«, spiegando che gli è impossibile realizzare il film dal suo soggetto).

È una grande soddisfazione e motivo d’orgoglio per la Calabria questo nuovo riconoscimento (il 26°) a Casile. Non finisce qui, perché il soggetto è in concorso ancora in numerosi festival internazionali.

In molti ricorderanno che Demetrio Casile è l’autore del soggetto del film il ragazzo di Calabria (1987) di Luigi Comencini con l’indimenticabile Gian Maria Volontè. Casile, che vive da molti anni a Bologna, è docente di pittura e acquerello all’Istituto di Belle Arti dell’Università Primo Levi del capoluogo emiliano. Il suo nuovo film Il matrimonio più sconvolgente della storia  è stato realizzato con un fundraising ancora aperto. Per chi volesse partecipare al finanziamento dell’opera si colleghi alla pagina Facebook dell’autore. (rrm)

Il matrimonio più sconvolgente della storia

Umberto Zanotti Bianco: a Reggio tre lezioni del prof. Pasquale Amato sul grande meridionalista

I valori ispiratori e il percorso operativo di Umberto Zanotti Bianco, il grande meridionalista, sono due dei temi delle tre lezioni che il prof. Pasquale Amato, apprezzato storico reggino, terrà al Cipresseto, ovvero quella che era la casa di Zanotti Bianco a Reggio oggi diventato un auditorium che porta il suo nome. La terza lezione è tutta centrata sull’esempio e l’eredità che Zanotti Bianco ha lasciato: un tema che vedrà il racconto palpitante di una storia personale ammirevole e straordinaria, ancora viva. L’intento è quello di far conoscere agli studenti delle scuole superiori di Reggio (ma sarebbe utile e lodevole estendere a tutta la regione l’iniziativa) questa figura di eccellente archeologo, studioso del Meridione promotore della rinascita del Mezzogiorno, che della Calabria è un figlio adottivo. La sua passione e il suo amore per il Mezzogiorno hanno fatto sì che non solo risvegliasse la coscienza critica dell’Italia verso una regione disastrata e abbandonata, ma ponesse un obbligo sulla questione della Calabria e di tutto il Meridione da parte dei governanti. Nato a Creta, appena ventenne corse a prestare aiuto ai soccorsi dopo il disastroso terremoto di Reggio e Messina del 1908. Fu in quella circostanza che si innamorò della Calabria e con la fondazione, nel 1910, dell’Animi, l’Associazione per gli interessi del Mezzogiorno che ancora è attiva, diventò il rappresentante più significativo del meridionalismo militante, tanto da diventare un punto di riferimento per altri meriodionalisti di grande spessore come Manlio Rossi Doria ed Ernesto Rossi. Stimato amico di Gaetano Salvemini e Giustino Fortunato, tra le tante cose, fu anche presidente della Croce Rossa e fondatore e primo presidente di Italia Nostra, divenendo nel 1952 senatore a vita nominato da Luigi Einaudi per “altissimi meriti” di una vita dedicata “alle esigenze dell’elevazione umana e sociale”.

Di lui il presidente della Repubblica Sandro Pertini nel 1981, in occasione delle manifestazioni promosse dal Centro Studi Gianni Bosio, ricordò «la tempra di estremo rigore morale, generoso ed altruista, inflessibile nei suoi principi, il cui esempio resta per le nuove generazioni come grande ammaestramento di vita e di virtù. Celebriamone quindi la memoria raccogliendone, ma soprattutto continuandone l’eredità nel lungo e difficile cammino da compiere verso il progresso civile e sociale del nostro Paese».

È una bella opportunità per i nostri ragazzi che sanno poco o niente di questo straordinario protagonista del risveglio del Mezzogiorno: le tre giornate di studio, promosse dall’Accademia del Tempo Libero di Reggio, si svolgeranno rispettivamente giovedì 10 ottobre (I valori ispiratori), giovedì 14 novembre (Il percorso operativo) e giovedì 12 dicembre (L’esempio e l’eredità). Per l’occasione sono stati invitati a partecipare gli studenti delle classi quarte delle scuole medie superiori di secondo grado, che potranno presentare entro un mese del termine del ciclo delle conferenze, un lavoro individuale o di gruppo relativo alle conferenze stesse. Il lavoro presentato può essere di qualunque genere (letterario, artistico, musicale, multimediale etc.). Una commissione interna all’Accademia del Tempo Libero presieduta dal prof. Amato giudicherà i lavori pervenuti e stabilirà insindacabilmente quello che tratteggia meglio la figura di Umberto Zanotti Bianco. Il migliore lavoro sarà premiato con un buono libro del valore di 200 euro. (rrc)

CATANZARO – Lunedì 14 il focus dei dem sulla sanità calabrese

Per lunedì 14 ottobre a Catanzaro, alle 17, presso il Salotto culturale “Antonino Greco” di via Settembrini 26, l’associazione Sud Democratici ha promosso e organizzato il focus Un sistema per il servizio sanitario calabrese. Considerazioni  e proposte. Invitati a partecipare Saverio Cotticelli, commissario alla sanità, Giambattista De Sarro, rettore della Umg, il governatore Mario Oliverio, il sindaco di Catanzaro e presidente della Provincia, Sergio Abramo, i parlamentari Antonio Viscomi (Pd) e Dalila Nesci (M5S), e i segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil, Raffaele Mammoliti, Francesco Mingrone, Santo Biondo.

L’Espresso scopre la bomba ambientale di San Ferdinando di Rosarno: “sfruttati, beffati e puniti”

Sull’Espresso da oggi in edicola, la giornalista calabrese Alessia Candito racconta cosa è rimasto dopo lo sgombero della baraccopoli inumana di San Ferdinando di Rosarno. «Ecco cos’è rimasto: una bomba ambientale, migliaia di  lavoratori per l’ennesimo anno senza casa e senza diritti e un esercito di braccianti, clandestinizzato per decreto» – dice la giornalista.

Nel suo reportage, Alessia Candido racconta tante storie di disperazione: «È lì che all’alba, da anni, ogni mattina apre il mercato delle braccia. E i nuovi schiavi rischiano di essere sempre di più perché ad ingrossarne i ranghi ci sono tutti gli orfani della protezione umanitaria. Come Ibrahim. Trentun anni, ivoriano, in Italia dal 2015. Assunto in un piccolo negozio di ferramenta della provincia di Reggio Calabria, in breve è diventato fondamentale per la coppia di titolari. Cinquantacinque anni lui, un po’ meno lei, storicamente di centrodestra, persino sedotti dalla retorica di Salvini, di fronte a quel ragazzo e al suo impegno si sono dovuti ricredere. Progettavano di regolarizzarlo: l’età avanza, il lavoro in ferramenta è pesante ed è meglio assicurarsi una persona di fiducia. Ma il permesso umanitario di Ibrahim è scaduto prima che il contratto venisse formalizzato e alla richiesta di rinnovo, la commissione territoriale ha risposto un secco no. Lavoro regolare, una casa in affitto, un discreto livello di conoscenza  di lingua italiana, una rete ormai solida di rapporti non solo con connazionali, non sono bastati. Per la commissione la situazione in Costa d’Avorio non è sufficientemente tragica da motivarne la permanenza in Italia. Fino a qualche mese non era così…».

Una coraggiosa denuncia, che se da un lato farà aumentare l’indignazione di tutti, dall’altro, purtroppo, non troverà grande ascolto. La baraccopoli non c’è più, ma i problemi sono aumentati a dismisura e «nessuno – dice la Candito – sembra avere in mente una soluzione». Scrive, sconsolatamente la giornalista: «Mentre le baracche cadevano come castelli di carta, i più sono andati via. A chi è rimasto, Viminale, Prefettura e istituzioni locali hanno offerto tanti proclami, qualche promessa di immediata bonifica dell’area, alloggi e solo “temporaneamente” nuove tende. Sono passati 7 mesi e sotto un sudario di erba, le macerie ci sono ancora. Percolato, ceneri e brandelli delle lastre di eternit che rivestivano le baracche – avvertono gli ambientalisti – stanno contaminando l’area. Ma dal ministero, i 569 mila euro necessari per rimozione delle macerie e bonifica dell’area non sono arrivati mai. Al pari degli alloggi. Le tende blu ministeriali, invece sono ancora lì». (rrm)

Paolo Lacava, la poesia in dialetto come una vocazione

È possibile suddividere il mondo in due parti: menti ordinarie e menti non ordinarie. Le prime sono quelle più solide e stabili, ma che difficilmente riescono a stupire. Le seconde, invece, appartengono a coloro che si differenziano dagli altri per la loro geniale pazzia. Sono soggetti complessi, con cui è difficile trovare subito un comportamento adeguato da adottare. Tra le menti non ordinarie, troviamo soprattutto gli artisti, persone che spesso e volentieri, riescono ad estraniarsi dal resto del mondo, dando vita a creazioni memorabili. Paolo Lacava, poeta calabrese pluripremiato, fa parte di questo gruppo particolare ed intrigante. Con le sue 11 raccolte di poesie in lingua dialettale, è riuscito a conquistare una certa notorietà nella propria regione di origine, e soprattutto nella propria città, Reggio Calabria. È qui che ha avuto luogo la formazione poetica, che, come dice lui stesso, non è avvenuta attraverso uno studio forsennato dei libri, ma grazie ad una vera e propria vocazione.

Lacava definisce la sua infanzia come quella di un qualunque ragazzino, intento a giocare a pallone, e attorniato da grandi amici. La differenza più grande che sentiva dentro di sé, era la mancanza di un padre durante la crescita, tema che è entrato a far parte del suo pensiero poetico. I primi segnali di questa passione per la scrittura si notano negli anni scolastici, in cui Lacava inizia a dilettarsi. Viene ricordato, da lui stesso, un episodio in particolare: «Una volta scrissi un tema su una partita di calcio. I miei insegnanti si stupirono per quanto fossi stato bravo, e mi chiesero come mai facessi così tanta fatica alle interrogazioni. Il fatto è che ero timido, e non parlavo facilmente».

A 20 anni Lacava inizia a lavorare in ferrovia, luogo che farà per sempre parte dei suoi ricordi, dopo i 30 anni di servizio. Qui troviamo un’altra tappa della sua formazione poetica. L’artista calabrese componeva testi scherzosi per i propri colleghi, con i quali trascorreva le giornate in amicizia e confidenza. In un periodo in cui c’era anche il desiderio di diventare giornalista, Lacava inizia ad instradarsi sempre di più verso la vera poesia. Comincia a nascere quel sentimento profondo per questa arte, e la frase io senza poesia non riesco a vivere inizia a riecheggiare nel suo animo.

Tra i temi ricorrenti nella poesia di Paolo Lacava, troviamo una critica al sistema e alla società. In particolare, il poeta si schiera contro il potere della ricchezza, a difesa della povertà. Negli ultimi anni, nelle sue poesie è rintracciabile, maggiormente, l’argomento amoroso e dei sentimenti, con famiglia e amici al centro delle recenti opere del vate calabrese. La poesia di successo Angiuli cu’ n’ala, dedicata alla moglie, rappresenta una specie di crocevia tra le fasi della sua poetica. Tra le varie tematiche non può mancare quella della terra d’origine, cioè la calda Calabria, che è presente, maggiormente, nell’ultimo periodo, in cui i ricordi portano emozioni più intense e la nostalgia illumina la riflessione poetica. Le creazioni di Paolo Lacava nascono da questi pensieri fissi nella sua mente, ma in modo del tutto casuale e improvviso: «Io, solitamente, mi ritrovo a pensare ad una cosa, e subito inizio ad elaborare le quartine della poesia».

Dalla predilezione per la poesia classica e rimata, e per i poeti antichi, come Carducci e Pascoli, nasce la critica alla poesia contemporanea, dominata dai versi sciolti. Lacava, nelle numerose cerimonie di premiazione in giro per l’Italia, a cui ha partecipato, ha avuto la possibilità di conoscere le recenti mode di scrittura e i nuovi stili. Oltre all’avversione per l’usanza di omettere le rime all’interno delle opere, il poeta nutre un profondo fastidio per la chiusura eccessiva della parola e per i concetti troppo complessi. Il significato diretto e non celato, e la presenza della musicalità sono le caratteristiche principali dell’arte di Paolo Lacava. E nonostante queste novità introdotte negli ultimi anni, la poesia del calabrese continua a sorprendere e ad essere protagonista nei concorsi, con un totale di circa 280 premi vinti.

«Ormai oggi basta avere la gobba, per sentirsi poeti»: con questa affermazione, Paolo Lacava vuole sottolineare il fatto che ormai non sia più la poesia a definire uno scrittore. Caratteristiche marginali, come una “gobba alla Leopardi”, influiscono molto nella creazione della figura poetica. E questo attesta come si preferisca trascurare il pensiero interiore di una persona, nel mondo di oggi. Allo stesso tempo l’ex ferroviere calabrese, afferma che si è ormai adeguato al noto stereotipo del poeta pazzo: «Qualche volta lo sono anche io, ed è vero il fatto che più un artista è pazzo, più ha successo. Io, ormai, ho accettato questo aggettivo nella descrizione di me stesso, dato che viene visto in modo positivo tra i poeti. Ma sono altre le caratteristiche, che rafforzano la mia figura da artista. Una di queste è sicuramente il fatto che da sempre riesca a sentire la poesia, che vive dentro di me». (Pietro Amendola)

REGGIO – A novembre il “Salone dell’Orientamento”

Dal 12 al 14 novembre, a Reggio, a Palazzo Campanella, la 14esima edizione del Salone dell’Orientamento.

Organizzata dalla CISMe – Società Cooperativa aderente a Legacoop, la manifestazione è il più grande evento sui temi della Formazione, dell’Orientamento, del Lavoro e delle Opportunità dall’Europa.

«Il Salone dell’Orientamento – ha dichiarato Lorenzo Sibio, presidente di Legacoop Calabria – è un prestigioso evento, frutto di esperienza ultra decennale, che nasce da una accurata e minuziosa attività di sensibilizzazione svolta dall’Ente organizzativo e dagli Enti Promotori, è un’occasione molto partecipata a livello territoriale e riscuote un altissimo apprezzamento anche da parte dell’opinione pubblica».

«Nel panorama – ha proseguito il presidente Sibio – dei saloni dedicati al mondo della scuola e del lavoro, il Salone dell’Orientamento si contraddistingue da sempre, oltre che per la considerevole area espositiva, anche per la ricca proposta di appuntamenti orientativi e culturali di alto livello: convegni, tavole rotonde e workshop, aderiti e condotti da un nutrito numero di importanti relatori ed esperti che rappresentano il mondo universitario e quello professionale».

«Infatti – ha proseguito il presidente Sibio – la sessione dedicata al Professional Day curata in collaborazione con la Camera di Commercio è strutturata da incontri con imprenditori e professionisti che offrono anche l’opportunità di sostenere colloqui per la ricerca del lavoro. Particolarmente interessante sarà l’incontro informativo in calendario per giorno 13 novembre tra giovani e imprese sulle nuove forme di agevolazione previste da Invitalia. Una opportunità preziosa per le nostre cooperative che auspichiamo siano presenti». (rrc)

REGGIO – Novità importanti per il progetto di Porto Bolaro / Mediterranean Life

Buone novità per il grandioso progetto che dovrebbe rivoluzionare l’intera area di Pellaro: una importante e produttiva riunione per discutere del progetto Mediterranean Life si è tenuta a Palazzo San Giorgio alla presenza del Sindaco Giuseppe Falcomatà, degli assessori Giuseppe Marino e Mariangela Cama. Su impulso dell’assessore Marino e del Sindaco Falcomatà, l’assessore architetto Mariangela Cama ha tracciato un percorso per poter giungere velocemente alla trattazione del progetto nelle sedi istituzionali. Il Sindaco e gli Assessori hanno chiesto alla Società che ha predisposto il progetto di massima di proporre delle opere pubbliche in grado di compensare i benefici imprenditoriali derivanti dalle deroghe previste. Questo nell’ottica di rendere l’iniziativa imprenditoriale generatrice di un nuovo percorso di sviluppo turistico della Città di Reggio. Il progetto (di cui si è occupato Calabria.Live qualche mese fa) intende trasformare la Città dello Stretto in una città del mare con imponenti infrastrutture per il porto turistico e la ricettività alberghiera in un prolungamento naturale del parco lineare Sud che arriva oltre l’aeroporto, fino all’area marina di Pellaro.

L’Assessore Giuseppe Marino ha illustrato le azioni che L’Amministrazione guidata dal Sindaco Giuseppe Falcomatà sta mettendo in atto per fare iniziare i lavori della nuova Stazione Ferroviaria di San Leo Porto Bolaro, preannunciando un incontro nei prossimi giorni al Ministero delle infrastrutture. L’incontro si è concluso con l’impegno di rivedersi nei prossimi giorni per verificare l’attuazione del percorso indicato dall’assessore Mariangela Cama. (rrc)

Cannizzaro (FI): Plauso al questore di Reggio per il progetto A-Ndrangheta

Il deputato azzurro Francesco Cannizzaro ha pubblicamente espresso il suo plauso all’iniziativa promossa dal questore di Reggio Maurizio Vallone A-ndrangheta – Progettiamo una città senza crimine – Laboratorio degli studenti per non emigrare. L’iniziativa vede coinvolti 32 Istituti Scolastici di II grado di Reggio Calabria e provincia in un percorso biennale, rivolto alle quarte classi, finalizzato ad indirizzare i ragazzi verso la comprensione di come può svolgersi la vita esistenziale  in una Città senza criminalità, affinché si possano realizzare quelle condizioni, presenti altrove, per non indurre i giovani ad emigrare.

«La Polizia di Stato – afferma il deputato – si prefigge di stare a fianco ai giovani in maniera innovativa, parlando il linguaggio più comprensibile anche attraverso l’apertura di piattaforme social “Facebook e Instagram” mediante le quali i ragazzi potranno esprimersi anche pubblicando i loro lavori. Gli studenti reggini, così, diventeranno protagonisti di una Città forte e libera dal crimine. Avendo avuto il piacere di partecipare alla presentazione del Progetto, l’ho definito una felice intuizione perché appare la prima, unica e lungimirante iniziativa di questo tipo in Italia. Ritengo sia la scelta migliore e vincente per contrastare non solo le mafie, ma anche la sottocultura di “mafiosità” che si alimenta nella nostra società e che va contrastata con la forza degli organi dello Stato e i valori più sani e genuini che le Istituzioni devono trasmettere ai giovani. Di questo Progetto, ho colto l’importanza e la finalità educativa che merita di essere centrale non solo a livello locale, ma acquisire anche visibilità nazionale come esempio per altre realtà territoriali. Per questo motivo assumo l’impegno di proporre questo Progetto in tutte le sedi opportune, fino al Parlamento, dove mi impegnerò a promuovere un’ iniziativa legislativa che possa riproporre l’idea progettuale originaria in una veste normativa che la renda fondamentale sia sotto il profilo educativo e culturale, sia nel campo delle politiche di contrasto alle “mafie”». (rp)

Siclari (FI): al Ministro Boccia le domande sulle opere sostitutive del Ponte sullo Stretto

Il sen. forzista Marco Siclari  prende di mira il ministro per gli Affari Regionale e le Autonomie Francesco Boccia che ha bocciato l’idea del Ponte sullo Stretto. «In recenti dichiarazioni – afferma Siclari – il Ministro Boccia ha sostenuto che il Ponte sullo Stretto è un’opera secondaria e che il Sud ha bisogno di strade e reti fognare ed in particolare ha dichiarato “vorrei arrivare a Messina, prendere un treno mediamente veloce e arrivare in un paio d’ore a Palermo. Inutile parlare del ponte. I siciliani chiedono prima le fogne, le infrastrutture adeguate.  Mi domando, però, se il ministro Boccia abbia valutato bene diversi fattori prima di lasciarsi andare a frettolosi commenti. Vorrei sapere se e come il Ministro intenda attuare il completo rifacimento della rete fognaria della Calabria e della Sicilia e dove siano o saranno inseriti i relativi finanziamenti; se e come il Ministro intenda attuare il completo rifacimento della rete ferroviaria della Calabria e della Sicilia e dove siano o saranno inseriti i relativi finanziamenti; se il Ministro intenda proporre un piano infrastrutturale straordinario per il Sud; come il Ministro intenda procedere nel senso della richiesta di autonomia differenziata, proveniente da alcune regioni, senza acuire il divario già esistente fra il Settentrione ed il Meridione d’Italia».

Secondo il senatore Siclari la mega infrastruttura del Ponte sullo Stretto dovrebbe avere la priorità, per questo «Ho deciso – ha detto il parlamentare villese – di depositare formale interrogazione parlamentare per comprendere se il ministro abbia chiaro il quadro della situazione al Sud o se le sue dichiarazioni siano frutto d’improvvisazione». Considerato il ruolo strategico «che riveste il Ministero di cui si occupa, chiamato a disegnare la c.d. autonomia differenziata ed a colmare il divario Nord/Sud del Paese, le dichiarazioni rese appaiono gravi e seriamente lesive delle possibili occasioni di sviluppo del Meridione, tra l’altro contraddicendo il piano infrastrutturale annunciato dal Presidente del Consiglio Conte dalla nota di aggiornamento al DEF, presentata il 30 settembre, tuttavia non vi è traccia né delle grandi opere al Sud, né delle piccole opere che ella definisce prioritarie e quindi emerge il dubbio che il Mezzogiorno possa essere nuovamente illuso con promesse non mantenute, specialmente ora che è iniziato il percorso della c.d. autonomia differenziata che, se non bilanciato da uno straordinario programma di sviluppo infrastrutturale del Mezzogiorno, rischia di acuire l’enorme divario esistente nel Paese, fra regioni ricche e regioni povere, sancendo una secessione di fatto dell’Italia; per la crescita dell’intero Paese, la priorità assoluta deve essere data al Ponte sullo Stretto e all’alta velocità al Sud, opere infrastrutturali che riguardano 7 milioni di cittadini siciliani e calabresi, oltre il 10% della popolazione italiana: soltanto realizzando le infrastrutture e le grandi opere al Sud, il paese smetterà di camminare a due velocità, ed il Sud, impoverito dalle politiche assistenziali degli ultimi decenni, avrà finalmente giustizia e vivrà il suo riscatto morale, economico e occupazione che permetterà anche la ripresa economica di tutto il Paese». (rp)