Reggio: Angela Marcianò analisi di un fenomeno mancato. E il suo messaggio ai reggini

Angela Marcianò entra in Consiglio comunale a Reggio per appena 270 voti: effetto della ricerca esasperata del voto disgiunto. Ecco l’analisi di Calabria.Live di un fenomeno mancato.

La chiave di lettura sta tutta in un post pubblicato da Angela Marcianò sulla sua pagina facebook mercoledì 16 settembre alle 12,47, dal titolo “Il voto disgiunto”, accompagnato da un video di 52” che spiegava come votare una lista di uno schieramento avverso e nello stesso tempo votare come sindaco la “professoressa terribile”.

Con quel post, la Marcianò ha lanciato un messaggio ambiguo a coloro che la seguono su fb, nei fatti ha mollato le proprie liste e puntato esclusivamente su un consenso personale che è puntualmente arrivato, anche se non nelle proporzioni che il suo staff si aspettava, tanto da favoleggiare addirittura un’entrata al  ballottaggio.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Angela Marcianò è stata votata da 13.165 reggini, quasi il 14%, una percentuale enorme per una candidata che ha sciolto le riserve solo poche settimane prima della presentazione delle liste. Il problema è che le sue quattro liste si sono fermate ad un deludente 6,51%, qualcosa come più di 7.000 voti in meno della candidata a sindaco. Solo per un soffio, appena 270 voti, una delle liste collegata alla Marcianò ha superato lo sbarramento del 3%, consentendo alla candidata sindaco non eletta di entrare in Consiglio comunale.

Con quel post ambiguo – e certamente non gradito ai suoi stessi candidati – la “prof” ha rischiato seriamente di non entrare in Consiglio comunale, dilapidando il consenso e l’entusiasmo che pure è riuscita a suscitare attorno alla sua persona.

Anche un candidato alle prime armi non avrebbe commesso questo grossolano errore. Avrebbe semmai dovuto chiedere un voto per le sue liste e per i suoi candidati, dando il senso della squadra, del “noi” anziché dell’”io”.

La Marcianò, alla quale dobbiamo dare atto di avere intercettato la delusione e l’insofferenza dei reggini rispetto al sistema politico locale, non solo non ha preso atto di tale errore, ma lo ha addirittura aggravato con il post di ringraziamento pubblicato nella mattinata del 26 settembre (che riportiamo di seguito), nel passaggio in cui si lamenta che il video sul voto disgiunto non è stato sufficientemente divulgato dalle televisioni locali. Ammette in un certo senso che la ricerca del voto disgiunto è stata una precisa strategia e non frutto di ingenuità o scarsa esperienza politica.

Alla “prof” non mancano coraggio e passione politica. Ha sfidato tutti ed ha subito anche inaccettabili offese e oltraggi durante questa brutta campagna elettorale. Rischia però di essere un fenomeno politico passeggero. Con questi presupposti sarà difficile per la Marcianò costruire l’annunciato movimento per dare un seguito alla sua esperienza elettorale. Il sacrificio dei suoi candidati l’ha portata in Consiglio dove, evidentemente, farà valere le sue indiscusse qualità di docente e di politica. Ma per essere leader davvero c’è bisogno di altro. Il fenomeno, almeno per il momento, sembra evaporato. La sua giovane età le permetterà quasi certamente di avere un’altra occasione. Provaci ancora prof, come recita la fiction Rai. Ma sostituisca all’”io”, il “noi”. (dr)

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«Siamo noi il primo partito»

Ecco il messaggio ai reggini diffuso da Angela Marcianò sui social questa mattina (sabato 26 settembre).

Mia cara REGGIO è stato bellissimo battersi per Te !

L’ho fatto per i Tuoi figli migliori, per le mamme, per i bambini, per gli anziani, per quelli che, pur amandoTi, hanno dovuto lasciarti.

La nostra campagna elettorale per la Città ha profumato di fierezza e di orgoglio all’insegna della vera identità Reggina.

Ma, come ho sempre fatto, oggi più che mai devo ribadire quanto ho affermato in tutte le sedi pubbliche, senza arretrare di un passo davanti a niente e nessuno, anche quando il mio scomodo impegno mi ha comportato lo scotto di pesanti e ingiuste conseguenze personali.

‘Ndrangheta e Massoneria deviata continuano a determinare le sorti della Città, ma stavolta, come mai prima è successo nella storia di Reggio, noi da soli, con il nostro solitario coraggio di persone isolate, le abbiamo svilite e umiliate, anche se ci è mancata la forza per sconfiggerle.

Abbiamo ridicolizzato tutti coloro che hanno cercato di sminuire la forza dirompente del nostro messaggio di libertà e di indipendenza.

Adesso, a campagna elettorale finita, non posso che “ ringraziare” tutti coloro che hanno censurato ogni singola quotidiana iniziativa volta a far emergere un’alternativa per il bene della Città.

Siamo stati circondati dall’ostilità e dall’ostracismo, non è stato pubblicato né mandato in onda nulla che ci riguardasse e divulgasse le nostre idee, se non e soltanto le offese volgari e gratuite che altri strumentalmente ci hanno rivolto!

Non una parola è stata spesa o scritta sul nostro programma, sulle nostre iniziative nulla è stato reso noto alla collettività, la strategia del silenzio è stata lo scenario utilizzato per vanificare a nostra eroica battaglia !

Non nascondo la mia delusione nei confronti di chi si è prestato (e ringrazio i pochissimi che non lo hanno fatto) a certe bassezze elettorali, rendendo un pessimo servizio alla Città, e se non li scuso perché hanno tradito la loro deontologia, comprendo senza poterla giustificare, la loro condizione di sudditanza ai “poteri” politici forti che non li rende liberi.

Rispondo poi con un sorriso di compatimento ai tentativi di vario tipo di sminuire la mia credibilità, assegnandomi, secondo la convenienza, etichette improbabili, di volta in volta, da parte della coalizione di centrodestra, di comunista organica al PD e, da parte della coalizione di centrosinistra, di fascista. Per il ballottaggio invece andrei benissimo ad entrambe le coalizioni !

Come dimenticare le persone che hanno fatto battaglie per me, e poi si sono prostituite e messe al servizio dell’attuale Sindaco, impinguandone la rozza brigata, per la promessa di qualche briciola di pane, poveri mendicanti inginocchiati al tavolo di Epulone.

Comprendo pure che, non potendo scontentare i padroncini di turno, sedicenti femministe e pseudocomitati per le pari opportunità (con esclusione di qualche voce singola) hanno “dimenticato” di porgermi doverosa solidarietà, anche in un semplice comunicato, dopo l’attacco pornografico alla mia persona.

Allo stesso modo in cui garanti dei minori, tali diventati senza nemmeno sapere di esserlo, ovviamente appena nominati, sono stati utilizzati per dire che la Marcianò sfrutta il suo bambino in campagna elettorale, e tanto perchè era raffigurato in una foto, sorridente tra le mie braccia, quando indossava una maglietta reclamizzata, che era il dono spiritoso di miei parenti!

Miserie morali di gente senza dignità che si illude o meglio finge di avere vinto !

I manifesti che pubblicizzavano le mie iniziative sono stati puntualmente staccati appena affissi, sono state strappate centinaia di locandine per impedire che la gente venisse ad ascoltarmi, perché nessuno spazio doveva esserci per la Marcianò, “qui non vi dovete presentare” hanno detto o lasciato detto gli amici degli amici.

Pure il video sul voto disgiunto è stato ignorato dai mezzi di informazione telematici locali e ciò ha portato alla conseguenza che migliaia di schede sono state annullate ed altrettanti voti alla mia persona non mi sono stati attribuiti per presunte irregolarità solo formali, in seggi elettorali composti da nuclei familiari indicati dagli attuali consiglieri comunali.

Il risultato che gli avversari ostentano con orgogliosa sicurezza è stato soltanto il report di una solenne pessima figura di una accozzaglia malassortita di gente impaurita da una giovane donna che le ha riso in faccia con eleganza in ogni occasione e che l’ ha ammutolita in ogni confronto.

I leaders politici nazionali, tali solo per caso, che sono arrivati a Reggio a spese dei partiti per sostenerli e sponsorizzarli sono gli stessi che, a buona ragione, prima hanno sparlato di loro in mia presenza, anche in sedi pubbliche, sottolineandone le conclamate incapacità.

I capetti locali dei partiti sia di destra che di sinistra, quelli che adesso dichiarano coram populo di essere soddisfatti e contano sul pallottoliere il loro “pacchetto” di voti, dicono di credere o meglio vogliono far credere alla gente di essere stati confermati dal consenso popolare, pur confessando implicitamente di essere gregge senza pastore, e non risparmiano il loro disprezzo al loro candidato a Sindaco.

Ma, se non ci è mancato il coraggio, purtroppo non abbiamo avuto il tempo e le risorse umane ed economiche per far pervenire a tutti il nostro messaggio. Se solo tanta gente fosse stata affrancata dalla necessità di un posto di lavoro, che ancora i neo eletti promettono senza provarne vergogna, tutto il vecchio establishment sarebbe stato polverizzato. Basta leggere i nomi dei candidati per constatare quanti di questi sono stati assunti o sono in attesa di assunzione o di qualche altro beneficio.

Una voce girava in tutti gli ambienti, che cioè votare Marcianò era inutile perché al massimo sarebbe arrivata al 3 per cento dei voti; la Città ha risposto ben diversamente, assegnandomi oltre 13.000 preferenze, quando concorrevo con quattro liste di supporto che nell’insieme, erano composte da appena un centinaio di candidati, ossia un sesto delle altre truppe cammellate, che schieravano più di seicento candidati.

Ed allora è facile rilevare che il partito, che non era neanche tale, che ha ottenuto più voti non è ne Forza Italia ne il PD, ma è il movimento ideale, senza ideologie, alla cui guida c’è una donna libera che si chiama Angela Marcianò.

Ora che è finito il primo turno, memore delle esperienze passate, non cadrò di nuovo in errore, e resisterò ad ogni lusinga, rifiutando deleghe o assessorati, perché l’esperienza mi insegna che non mi verrebbe garantita la necessaria autonomia per poter cambiare questo apparato corrotto ed inefficiente. Da Sindaco eletto avrei rivoluzionato il “ sistema“ incancrenito, in qualunque altra veste credo che la mia battaglia verrebbe vanificata. Non mi fido e non voglio perciò espormi ad una nuova estromissione in corso di mandato, come è già successo ad opera del Sindaco Falcomatà, solo perché ero animata da reale volontà di cambiamento e di ripristino della legalità.

Per queste ragioni rifiuto ogni possibilità di apparentamento, a qualunque condizione.

Confermo con questa scelta, se mai qualcuno ancora ne dubitasse, che non ho mai cercato benefici personali durante la mia passata esperienza di amministratrice. Volevo invece il riscatto della mia Città, che la passata gestione ha già dimostrato ampiamente di non volere né potere garantire.

Un disastro amministrativo e sociale assoluto durato ben sei anni, caratterizzato solo da inefficienze e da un favoritismo impudente che non ha precedenti. Dall’altra parte politica era necessaria una scelta coraggiosa e dirompente per risanare il tessuto così brutalmente lacerato. Prevale ancora il trasformismo e l’ipocrisia, che emergono dal dato inoppugnabile della evidente discrasìa numerica tra le preferenze date ai candidati consiglieri e quelle più basse per la designazione del Sindaco, in entrambi gli schieramenti.

Per chiarezza, in questi ultimi giorni pur avendo ricevuto diverse richieste in tal senso, non ho volutamente incontrato nessuno per qualsivoglia trattativa o accordo di nessun tipo ! Se ho ritardato a scrivere è solo ed esclusivamente perché ho ripreso a lavorare immediatamente ed i miei studenti mi aspettavano per fare esami.

Per comprendere fino in fondo il sentimento che mi sta pervadendo nello scrivere queste parole, Vi invito per un solo istante a guardare il video del mio comizio finale a Piazza Duomo, una piazza affollata di gente meravigliosa e autenticamente libera e non truppe richiamate perentoriamente all’adunata come anonimi soldati senza dignità.

Da noi e tra noi c’era solo gente felice, che ha pianto di commozione e di orgoglio, che ha pregato perché si realizzasse il sogno della rinascita della Città e non per pietire un’opportunità per il proprio portafogli !

Su quel palco sono arrivata di corsa, quasi volando, perché mi sono sentita libera, leggera e felice di aver potuto dare un volto, un motivo e una speranza a tantissime persone per bene che hanno con convinzione dato la loro preferenza sul mio nome.

13.165 volte grazie e grazie anche alle migliaia di elettori che hanno sbagliato, per inesperienza, il voto disgiunto; quel voto per me vale comunque, perché é un voto per Reggio .

I voti a me dati sono voti di stima, di cuore, senza clientela, senza voto di scambio, senza ricatti, senza sponsor, con la censura di quasi tutti gli organi di stampa e soprattutto senza massondrangheta a fare da regia.

Noi abbiamo già vinto e ringrazio affettuosamente la mia squadra e il mio gruppo di lavoro, perché solo grazie a noi la Città per la prima volta nella sua storia recente ha avuto ed ha scelto un’ alternativa, e almeno al primo turno ha fermato il “sistema”, mettendolo decisamente in crisi.

Si è conclusa un’esperienza elettorale ma si apre un’avventura politica

con un Impegno per Reggio di cui annuncio la nascita e che, in queste settimane, ha trovato la culla sicura in una comunità palpitante all’unisono e desiderosa di null’altro se non di intraprendere un percorso aperto e sciolto da sconvenienti compagni di viaggio. Resta adesso l’impegno consiliare, e su questo assumo l’obbligo di essere una sentinella vigile ed instancabile in consiglio comunale. Il nostro progetto politico andrà avanti principalmente fuori dalle mura di Palazzo San Giorgio, forte del Potere della Libertà e dell’ Audacia dell’Indipendenza. (Angela Marcianò)

REGGIO – Lunedì la conversazione “Le parole di Papa Francesco”

Lunedì 28 settembre, a Reggio, alle 17.00, al Giardino della Biblioteca Comunale “Pietro De Nava”, la conversazione Le parole di Papa Francesco, tratte dalle omelie in Santa Marta.

L’evento chiude il ciclo di eventi promossi dal Centro Internazionale Scrittori della Calabria nell’ambito dell’Estate Reggina 2020.

Introduce l’incontro la dott.ssa Irene Calabrò, responsabile dell’assessorato alla Cultura e alla valorizzazione del Patrimonio Storico-Artistico del comune di Reggio Calabria e coordina Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria. Relaziona il prof. Giuseppe Rando, ordinario di Letteratura italiana dell’Università di Messina, responsabile di italianistica e componente del Comitato Scientifico del Cis.

In ottemperanza alle norme restrittive anti contagio Coronavirus, l’ingresso del pubblico è contingentato alla disponibilità dei posti a sedere. Tutti devono essere provvisti di mascherina e mantenere una distanza minima interpersonale di un metro. (rrc)

Il 30 settembre il Consiglio regionale si riunisce per il rendiconto finanziario 2019

Mercoledì 30 settembre, il Consiglio regionale della Calabria si riunisce su convocazione del presidente Domenico Tallini, per affrontare un ordine del giorno articolato in tre punti, tra cui l’approvazione del rendiconto dell’esercizio finanziario 2019 e della relazione sulla gestione.

Gli altri punti sono la proposta di Provvedimento amministrativo n. 53/11^, di iniziativa dell’Ufficio di Presidenza, recante: «Modifiche alla Deliberazione n. 16 del 26 giugno 2020 recante: “Approvazione del rendiconto dell’esercizio finanziario 2019 e della relazione sulla gestione”» – (Relatore: il Consigliere Filippo Mancuso) e lo svolgimento interrogazioni (32 atti di sindacato ispettivo) ex art. 121 e 122 del Regolamento interno del Consiglio regionale.

La seduta, infine, si terrà a porte chiuse e, pertanto, è consentito l’accesso al Palazzo e alle relative pertinenze solo ai Consiglieri, agli Assessori regionali e al personale espressamente autorizzato. (rrc)

REGGIO – Al Planetario torna la “Notte Europea dei Ricercatori”

Questa sera, al Planetarium Pythagoras di Reggio Calabria, torna La Notte Europea dei Ricercatori, l’iniziativa che vuole creare occasioni di incontro tra ricercatori e cittadini per diffondere la cultura scientifica e la conoscenza delle professioni della ricerca in un contesto non formale. 

L’evento rientra nell’ambito della terza edizione Festival calabrese dell’Astronomia: Sulla via dei Greci di Calabria a riveder le stelle – Il cielo come laboratorio di didattica, divulgazione, conservazione, recupero, conoscenza dei valori ambientali, culturali e paesaggistici della Calabria ed è cofinanziato nell’ambito degli interventi della Regione per la valorizzazione del sistema dei Beni Culturali e per la qualificazione e il rafforzamento dell’attuale offerta culturale presente in Calabria – Annualità 2019. 

Questa edizione, che ha come titolo Il Planetario tra ricerca scientifica e ricerca in didattica, propone un programma che spazia dalla tecnologia, all’ambiente, al ruolo delle Olimpiadi di Astronomia nella formazione dei docenti.

Nello specifico si parlerà della termografia con drone che trova impiego in svariati contesti: dal controllo energetico e strutturale di impianti ed edifici, fino alle applicazioni in campo ambientale e all’inquinamento luminoso.

Al pubblico presente verranno fornite delle centraline Sqm (Sky Quality Meter) con le quali potranno monitorare lo stato dell’inquinamento luminoso nella nostra città. Non può mancare, nella parte conclusiva del programma lo spettacolo sotto la cupola del Planetario.

La prenotazione è obbligatoria, scrivendo a planetario.rc@virgilio.it. (rrc)

 

FUTURO SINDACO, PIACE VINCERE FACILE?
ILLUSTRA SUBITO QUALE SARÀ LA GIUNTA

di SANTO STRATI – Primi giorni del dopo-voto e già c’è un gran turbinio per il ballottaggio, nonostante lo scandaloso ritardo nel chiudere gli scrutini. Tre sezioni inspiegabilmente “bloccate” senza risultati e il fulmine a ciel sereno di Klaus Davi che per una manciata di voti (a suo dire annullati senza ragione) perderebbe il seggio. In questo scenario si avvia un’esperienza nuova per Reggio, da quando c’è l’elezione diretta del sindaco, e trova entrambi i candidati, Giuseppe Falcomatà, sindaco uscente, e Nino Minicuci sfidante, a fronteggiare un ballottaggio i cui esiti non sembrano per niente scontati.

I numeri non consentono di marcare uno scostamento talmente ampio per indicare il perdente più probabile. La differenza di tre punti circa a favore di Falcomatà non lo danno vincitore, anzi il sindaco uscente dovrebbe domandarsi che fine hanno fatto i 23.714 voti (escludendo le tre sezioni fantasma) che ha perso rispetto al 2014 e come fare per recuperarne almeno una parte. Il suo avversario di allora (Lucio Dattola) raccolse 26.070 voti; al contrario, Minicuci ne ha presi quasi 5.500 in più: saranno tutti della Lega che nel 2014 non era in competizione? Ne dubitiamo. Certo un bel po’ di voti a Falcomatà li ha sottratti Saverio Pazzano (5.894 come voti a sindaco, ma solamente 4.414 come liste). Il voto disgiunto ha giocato un tiro birichino ai due candidati forti: quasi 3mila i voti di lista a Falcomatà in più rispetto al voto a sindaco) e oltre 5mila i voti di lista che mancano a Minicuci. Il quale, a sua volta, sarà tormentato dall’esigenza di sdoganare il suo essere “uomo di Salvini” magari aprendo la sua Giunta a uomini e donne della società civile, non legati a partiti, e convincere i reggini – a questo punto a dargli fiducia. Questa sfida, sia chiaro, si gioca tutta sull’annuncio della squadra di governo. La squadra che convincerà di più i reggini segnerà l’affermazione dell’aspirante sindaco.

È interessante quanto scrive lo storico reggino Pasquale Amato «Il ballottaggio è una nuova campagna elettorale, totalmente diversa da quella del primo turno: i due contendenti saranno quasi soli e dovranno andare alla ricerca di nuovi consensi o recuperare i consensi non ricevuti nel primo turno. Dovranno convincere dicendo cosa vogliono fare e con chi. Diminuirà la percentuale degli elettori, perché sarà assente, tenue o meno intensa la pressione di centinaia di candidati consiglieri. Gli unici che affiancheranno con il massimo impegno i due candidati saranno i loro Comitati elettorali, i Consiglieri già eletti delle rispettive coalizioni e gli otto aspiranti Consiglieri che da una parte o dall’altra sarebbero eletti col premio di maggioranza; Saranno irrilevanti gli inviti degli altri candidati Sindaci. Nonostante le pressioni private e l’incalzante assedio dei media sul “dare indicazioni”, sinora hanno fatto la scelta più intelligente e saggia. Hanno rifiutato di offendere i loro elettori trattandoli come proprietari di “semplici oggetti”, di cui possono fare ciò che vogliono soltanto perché li hanno votati. Ed hanno mostrato un profondo rispetto verso i loro elettori, considerandoli giustamente come soggetti liberi e pensanti. E lasciandoli liberi di decidere».

Un’analisi condivisibile in pieno, anche se ci permettiamo di suggerire provocatoriamente una facile strada ai due sfidanti per conquistare consenso: preparino (se non l’hanno già fatto) e presentino subito agli elettori quella che sarà la loro Giunta, in caso di elezione. La gente vuol sapere chi sono gli amministratori che governeranno la città affiancando il sindaco in una sfida più complicata del solito. Pesa la minaccia della pandemia con eventuali ritorni di contagio, pesa il debito della città, sono troppi i problemi irrisolti da affrontare con determinazione e risolutezza, a cominciare dai rifiuti.

Inutile continuare a scambiarsi invettive e contumelie che non incantano più nessuno: “l’uomo della Lega”, “il simbolo del fallimento” e via discorrendo. Gli elettori hanno mostrato una grande maturità recandosi alle urne in misura superiore ad ogni aspettativa. È il segnale – lo ribadiamo ancora una volta – della voglia di partecipazione alla politica: il popolo vuole essere protagonista e non osservatore. e men che meno “suddito”, È sbagliato impostare questa veloce nuova campagna elettorale di appena dieci giorni facendo rilevare le manchevolezze o i difetti dell’uno e dell’altro. Così non si va da nessuna parte, ovvero si incentiva solo la diserzione al secondo turno.

Sia ben chiaro, non è pensabile di ritrovare la stessa percentuale di affluenza di domenica e lunedì scorsi, probabilmente torneranno a votare la metà di chi ha già votato con l’aggiunta di qualche pentito del non-voto che cercherà di “redimersi” andando alle urne. Ma per votare chi? È questo l’errore che non devono compiere i due sfidanti, non solo di Reggio, ma anche di Crotone e delle altre quattro città calabresi (Castrovillari, Cirò, San Giovanni in Fiore e Taurianova) dove, in assenza di vincitori, il ballottaggio s’è reso necessario. Occorre parlare alla gente indicando la squadra, non bastano programmi generici e fumosi, di cui facilmente dimenticarsi il giorno dopo l’ingresso a Palazzo San Giorgio. No, c’è un modo di vincere facile questa sfida: parlare di uomini e donne cui sarà affidato il governo della città. Un modo onesto, semplice e di facile realizzazione. Senza proclami né comizi in cerca di folla che il covid vieta: un messaggio semplice con cui spiegare come e perché si sceglie Tizio piuttosto che Caio, Tizia anziché Sempronia, anche forzando le regole del patto politico e tentando apparentamenti che sulla carta potrebbero apparire difficili. Dieci giorni per decidere il proprio futuro, che comunque sia resta sempre nelle mani di chi andrà a votare. (s)

REGGIO – La Camera di Commercio pubblica tre nuovi Bandi a fondo perduto

La Camera di Commercio di Reggio Calabria, attraverso la propria azienda speciale In.Forma, ha pubblicato tre nuovi bandi, dalla somma complessiva di 129 mila euro a fondo perduto, a favore delle micro, piccole e medie imprese reggine che realizzano investimenti in innovazione orientati alla qualità e alla sostenibilità e per la crescita occupazionale nel territorio della Città Metropolitana.

«Le imprese – ha dichiarato il presidente della Camera di Commercio di Reggio, Antonino Tramontanahanno un ruolo centrale nello sviluppo del nostro territorio e con questi tre bandi rinnoviamo il sostegno, di fronte alla crisi innestata dall’emergenza COVID-19, alle attività imprenditoriali che possono fare la differenza nell’economia locale, attraverso interventi per favorire la propensione all’innovazione e alla sostenibilità ambientale e gli investimenti in capitale umano». 

Previsti, dunque, premi per le imprese reggine fortemente orientate all’innovazione che – anche grazie all’utilizzo delle tecnologie digitali – si siano particolarmente distinte per aver innescato tempestivamente strategie di cambiamento determinanti per l’acquisizione o il mantenimento di una posizione di rilievo nel mercato e/o che siano riuscite a fronteggiare l’emergenza Coronavirus abbattendo le distanze, gestendo la propria attività nel rispetto della sicurezza degli addetti e della continuità della produzione, anche con significativi incrementi di fatturato. Scadenza Bando: ore 19.00 del 15 ottobre 2020; contributi per le imprese reggine orientate verso un modello di sviluppo produttivo green driven orientato alla qualità e alla sostenibilità, per la realizzazione di Diagnosi energetiche o l’ottenimento della Certificazione di un Sistema di gestione dell’energia conforme alla Iso 50001. Scadenza Bando: ore 19.00 del 15 ottobre 2020; bonus alle imprese che instaurano o hanno instaurato rapporti di lavoro a tempo indeterminato o determinato di durata pari ad almeno 12 mesi oppure che procedono o hanno proceduto alla trasformazione dei rapporti di lavoro a termine, già in essere di lavoratori inseriti nella propria organizzazione, in contratti a tempo indeterminato nel periodo tra il 1° luglio ed il 31 ottobre 2020. Scadenza Bando: ore 19.00 del 31 ottobre 2020

Le domande di partecipazione, corredate da documentazione prevista, in formato pdf e con firma digitale, possono essere inviate esclusivamente alla casella pec informa@rc.legalmail.camcom.it a partire dalle ore 9.00 di oggi, 23 settembre 2020, e fino al termine di scadenza differenziato per ciascun Bando. (rrc)

 

 

 

 

 

 

 

Lega umiliata da Forza Italia in Calabria. Fallisce il disegno “coloniale” di Salvini

Altro che assalto. La Lega esce con le ossa rotte dalle elezioni in Calabria, addirittura umiliata da Forza Italia che, sotto la regia sorniona dell’ape regina Jole Santelli, si conferma primo partito nella Regione, con percentuali nelle grandi città doppie o addirittura triple a quelle irrisorie del Carroccio. A testimonianza della quasi irrilevanza della Lega nella nostra regione. Se a ciò si aggiunge lo scarso appeal del candidato “leghista” al Comune di Reggio, Nino Minicuci, andato al ballottaggio, ma con 7 punti percentuali al di sotto delle proprie liste, si avrà il quadro devastante di un partito che non è mai decollato in Calabria e che probabilmente mai decollerà con le attuali percentuali.

La Lega infatti va sotto il 5% a Reggio Calabria (dove, alle regionali del 26 gennaio, aveva raggiunto l’ 8,19), mentre la lista Forza Italia costruita dal vulcanico deputato Ciccio Cannizzaro supera l’11% a cui bisogna aggiungere il 2,5% raccolto dalla lista civica Ogni Giorno Reggio, costruita dal consigliere regionale azzurro Domenico Giannetta.

A Crotone è addirittura un disastro, con la Lega ridotta al 3,59% (solo pochi mesi fa, alle regionali, era il primo partito della città col 14,27%), mentre Forza Italia è il primo partito della città con il 12,42% a cui bisogna aggiungere la lista civica Consenso, messa in piedi da un consigliere provinciale azzurro.

Materiale a bizzeffe per le riflessioni del commissario leghista in Calabria, il bergamasco Cristian Invernizzi, che sicuramente sarà rimasto deluso, se non devastato, dalla Waterloo del Carroccio in terra calabra.

«Siamo di certo – ha detto in serata la presidente Santelli che è anche coordinatrice regionale del partito di Berlusconi – la prima lista della Calabria. Forza Italiasulla base dei dati attuali, dovrebbe essere il primo partito a Reggio Calabria e Crotone, gli unici due capoluoghi di provincia chiamati alle urne in queste elezioni Amministrative. È un risultato straordinario che conferma la bontà del nostro progetto politico e l’ottimo stato di salute di un partito che vuole raggiungere obiettivi sempre più ambiziosi. In entrambi i casi l’apporto di Forza Italia è stato fondamentale e ha permesso ai rispettivi candidati del centrodestra, Antonino Minicuci a Reggio e Antonio Manica a Crotone, di arrivare al ballottaggio. Sono certa che sia a Reggio che a Crotone il centrodestra riuscirà a vincere e a chiudere stagioni politiche del passato che si sono rivelate fallimentari. I risultati che FI ha ottenuto in quest’ultima tornata elettorale dimostrano la forza di un partito vitale e ancora determinante per le sorti dell’intero centrodestra. Avanti così, la Calabria è sempre più azzurra». (dr)

REGGIO: FALCOMATÀ È AVANTI DI TRE PUNTI
CROLLO LEGA, CALABRIA NON AMA SALVINI

di SANTO STRATI – La Calabria non ama Salvini, questo è evidente. Basta osservare il crollo verticale registrato dalla Lega a Reggio (sotto il 5%) e Crotone (sotto il 4%), dove, invece, in controtendenza sul resto d’Italia, Forza Italia si laurea primo partito. A tarda notte ancora si sta completando lo spoglio, ma non c’è da attendersi alcuna sorpresa: come largamente previsto si va al ballottaggio e il 4 e 5 ottobre i reggini e i crotonesi, insieme con i cittadini di Taurianova, Castrovillari, San Giovanni in Fiore e Cirò  dovranno scegliere chi sarà il loro prossimo sindaco. Giuseppe Falcomatà supera di pochi punti il suo antagonista Nino Minicuci ed entrambi in queste due settimane dovranno lavorare sul territorio per raccattare voti. Il ballottaggio è un’altra elezione: i candidati eletti nelle liste (a esclusione dei primi otto esclusi in cerca del premio di maggioranza) non cercano né portano voti all’aspirante sindaco. A chi è rimasto fuori, indipendentemente dalla forza elettorale che potrebbe essere irrilevante, non gli può fregare di meno e allora rimangono solo due uomini in lotta, a cercare di far votare chi non si è recato alle urne al primo turno. Un lavoro certosino e immane, ma fa parte delle regole del gioco. Che diventa ancora più difficoltoso, visto il breve distacco che separa i due contendenti. C’è chi parla di apparentamenti, ma nessuno può disporre a piacimento dei voti ricevuti: salvo opportunità politiche che possono aprire nuove prospettive. E la politica, si sa, è l’arte del compromesso: mai dire mai di quello che può capitare in nome di

La valutazione politica, a caldo, ci dice che i due schieramenti tradizionali – destra/sinistra – non hanno brillato in originalità e la campagna – una cattivissima campagna elettorale locale – non ha risparmiato insulti, insinuazioni, sgarberie, al posto di presentare programmi e progetti. Sì, sono stati illustrati, per grandi linee, idee relative a programmi e progetti, ma con scarsa convinzione ritenendo inutile “perdere tempo” spiegare nel dettaglio come si intenderà amministrare la città in caso di elezioni. C’è poi chi, come Angela Marcianò, ha addirittura prodotto un programma di 100 pagine realizzato ascoltando il territorio e recependo i consigli e le competenze di chi ci capisce qualcosa. Ma, come si è visto, il malloppone di 100 pagine non è servito: la candidata “civica” Marcianò, con la macchia della Fiamma Tricolore che alla fine l’ha un po’ bruciacchiata (poche centinaia di voti, valeva la pena imbarcarli nel suo progetto?), ha combattuto strenuamente contro il suo principale nemico, il tempo. Se avesse avuto almeno due/tre mesi di tempo in più avrebbe conquistato molti significativi consensi. Ha sbagliato a indugiare nell’annunciare la discesa in campo, nel presentare la candidatura, e s’è trovata con troppo poco tempo a disposizione. Ciò non toglie che il suo è un risultato di tutto rispetto, anche se una sua sola lista porterà un consigliere a Palazzo San Giorgio. Poco male, la presenza è già di per sé importante.

Uguale sorte dovrebbe capitare a Klaus Davi che, probabilmente, arriverà a prendere un seggio in Comune, che poi era il suo obiettivo primario. Sergio Klaus Mariotti (questo il vero nome completo) si è innamorato della Calabria: ha fatto un’ammirevole campagna lo scorso anno per San Luca che non vedeva le urne da tempo immemorabile, poi si è lasciato conquistare da Reggio. Un innamoramento non proprio ricambiato al massimo, ma quest’altro “straniero” ha saputo conquistare consenso stando in mezzo alla gente, scegliendo di andare ad abitare ad Archi, nel quartiere storico della ndrangheta cittadina, dialogando con tutti, lanciando idee e provocazioni, non tutte da buttare. Il futuro sindaco dovrebbe tenerlo in considerazione per un assessorato alla reputazione. A Reggio servirebbe molto visto che la città pur avendo risorse straordinarie (a partire dai magnifici Bronzi che quella parte di mondo che sa che sono al Museo di Reggio ci invidia) per finire al Bergamotto di Reggio Calabria che difende la sua unicità mondiale e tiene in alto i numeri delle esportazione dell’intera regione. Senza contare lo splendido lungomare che vanta innumerevoli tentativi di imitazione (come recitava uno slogan della settimana enigmistica) e le altre magnifiche tipicità che rendono l’enogastronomia un fiore all’occhiello che non appassisce mai. Però – sostiene Klaus Davi – il brand Reggio è sottoutilizzato, anzi non è utilizzato per niente e potrebbe macinare milioni di euro tra cultura e turismo, tra eccellenze dell’Università Mediterranea e un territorio metropolitano che nasconde tesori preziosi e mai adeguatamente valorizzati.

Torniamo alla Lega: i numeri a volte sono impietosi e ci danno la fotografia di un partito inesistente: ha un bel dire Salvini il “nostro” candidato ha spuntato il ballottaggio a Reggio: gli è rimasto solo quest’argomento che non convince neanche i suoi fedelissimi. La parabola discendente è cominciata con le scellerate dimissioni dal Governo ed è continuata con clamorose gaffes e scelte discutibili, mirate più a sottolineare il suo inesistente potere che ad avviare il processo di rinnovamento del Paese. Che ha bisogno di una destra come ha bisogno di una sinistra, per una dialettica e un confronto che abbia a cuore le sorti del Paese. Invece la meteora grillina, basata sul nulla o tutt’al più sul “vaffa” ha abituato gli italiani a non pretendere più niente dalla politica. Dilettanti allo sbaraglio al Governo e nei posti chiave, ministri inadeguati quando non incompetenti, una lotta tiepida sul mantenimento di un potere che non c’è. E rissa continua. Non è spiegabile come il Partito democratico continui a farsi dettare l’agenda da Luigi Di Maio e suoi sodali (ormai in perenne lotta tra di loro) senza mostrare gli attributi che, secondo la migliore tradizione, un tempo tirava fuori.  Non ci sono i politici di una volta – commentano gli ultrasessantenni rimpiangendo grandi personalità che hanno edificato il Paese – e non si sa se fa più danni l’incompetenza o il malaffare, che messi insieme creano, comunque, una formula micidiale.

Così, il pareggio alla regionali (3-3) accontenta tutti e autorizza tutti a conquistarsi il classico quarto d’ora di notorietà (secondo l’azzeccata intuizione di Andy Wharol), peccato che, poi, facendo un po’ di conti si scopre che: i Cinque Stelle si sentono vincitori perché ha vinto il Sì, cui hanno costretto persino Zingaretti e alleati che pur sdegnati hanno chinato il capo; Zingaretti si sente vincitore e ritiene il governo rafforzato (ignorando che il Pd ha vinto solo dove non era appoggiato dai Cinque Stelle); Salvini – cui bisogna riconoscere le pericolose insidie che ha teso ai partiti di governo alle regionali – accampa vittorie che non sono sue: Zaia, in Veneto, vive di luce propria, Toti, in Liguria, è espressione di Forza Italia e Acquaroli è uomo della Meloni. Dove ha vinto Salvini? Ci ha provato in Calabria, ma gli è andata peggio. A Reggio, alle regionali del 26 gennaio, la Lega aveva superato l’8% dei consensi: oggi è sotto il 5%; a Crotone, sempre alla regionali, era il primo partito della città col 12,42%: supera oggi di poco i 3,5 punti di percentuale. Con questi numeri la paventata conquista del Meridione e soprattutot dello trova un ostacolo serio. Non sappiamo se l’uomo del Ponte (Minicuci) riuscirà a far tornare il sorriso a Salvini, di sicuro quello di Falcomatà, ieri sera, davanti ai giornalisti era a 32 denti. (s)

 

L’OPINIONE / Eduardo Lamberti Castronuovo: I conti si fanno sulle scale

di EDUARDO LAMBERTI CASTRONUOVO – Fermo restando che secondo un vecchio detto popolare “i conti si fanno sulle scale”, una breve riflessione sulle ventilate ipotesi dei risultati elettorali comunali, va fatta. Immediatamente ci soccorre Tomasi di Lampedusa, ma non per la celeberrima filosofia del Gattopardo, che potrebbe pure essere evocata, quanto per il non meno noto aforisma, secondo il quale, “per comandare gli altri, è necessario saper ingannare se stessi”!

E non v’è dubbio che questa necessità è stata molto presente in tutti i candidati a sindaco della Città. Consapevolmente o meno, questo lo giudicherà il lettore.

Quale di essi, per carità tutte garbate persone, ha pensato di sottoporsi anticipatamente al giudizio dell’elettorato? Tutti avranno pensato di incontrare quel mondo della protesta che, di fatto, aleggiava in città. Autoingannandosi hanno ritenuto di avere i requisiti della popolarità, della capacità riconosciuta, in estrema sintesi, del consenso.

E quel che è peggio lo hanno fatto armandosi e partendo, senza esercito. Magari ritenendo di averlo, per grazia ricevuta. Il risultato, se sarà confermato, è deprimente. Nessuna scelta chiara. Il tutto sotto l’egida di una Legge elettorale ignobile che non passa per il vaglio del popolo ed impedisce a chi ha i numeri, secondo la gente, di potersi cimentare nella tenzone ,dopo aver avuto una investitura democratica invece che una imposizione, venuta da chi, di fatto, esercita il potere anche attraverso quei vassalli locali che hanno ancora nel DNA il gene del servilismo puro e che in cambio di un piatto di lenticchie , venderebbero anche l’onore. Ammesso ancora esista nella sua accezione civica.

In tutto questo il popolo è disorientato. Non sceglie, ma avalla o meno le decisioni altrui. Spesso rivolgendo il suo consenso “al meno peggio”. Scagli la prima pietra chi non ha sentito durante questa campagna questa frase.

Cosa vuol dire? Che si è presentato il peggio? Ma no! Tutt’altro. Il fatto è che si è andati avanti senza una scelta a monte, presentando programmi bellissimi nella forma e nel contenuto, ma privi di pragmatismo, senza cioè aver mai delineato le caratteristiche del soggetto che avrebbe saputo e dovuto attuare i buoni propositi di ciascuno. Il bello è che la gente continuava a invocare “ i programmi” incalzando chi non aveva predisposto quel quasi ridicolo libro dei sogni che, anche i candidati alla presidenza del condominio ormai trovano, stereotipati, anche sul web! Ma la gente li invocava quasi a volerli usare come esimente per trovare la scusa per non dare il consenso al solito parente o compare di turno che andava, più o meno, a pietirlo.

Quanti hanno votato convintamente? Quanti, con questo stramaledetto sistema elettorale, possono dire di averlo fatto o di poterlo fare?

Fintantoché voteremo con queste regole non regole, le cose non potranno cambiare. Fino a quando il potere dei cosidetti partiti, sotto le cui mentite spoglie, si nasconde il subdolo, non sarà svuotato dai mediatori di consensi, non potremo votare per chi vale davvero. E certamente fra i nove ve ne erano, ma non sono stati premiati da un voto, evidentemente polverizzato e pilotato dai vecchi , logori e abbandonati altrove, sistemi clientelari.

Adesso vedremo come andrà a finire. Si preannuncia un ballottaggio dove le variabili dipendenti saranno maggiori di quelle indipendenti.

Dipendenti dal giudizio che si potrà dare sui due contendenti. Su che basi?

Sul passato, sul futuro? Sulle qualità personali? Davvero molto difficile, perché il mestiere più arduo è quello di giudicare. Personalmente, credo che avrei potuto fare qualunque mestiere, da quello del calzolaio a quello che esercito, ma giammai avrei scelto quello di giudicare chicchessia. Ponzio Pilato? no! Persona libera, anche dalla possibilità di ingannare se stesso!

Certo, alla fine dovrò anche io scegliere e lo farò, liberamente, pensando alla mia Città che, con fatti, non con parole, ho servito con umiltà, che magari, non appare, ma c’è. Profonda. (elc)

 

 

 

HA VINTO IL SÍ, È PREVALSO IL POPULISMO
EXIT-POLL: PARITÀ FALCOMATÀ E MINICUCI

di SANTO STRATI – I numeri la dicono tutta: hanno vinto Di Maio & Company, puntando tutto sull’odio anti-casta e la poco mascherata delegittimazione del Parlamento che gli italiani non hanno ben compreso. Ha vinto Zingaretti con un pareggio, nelle regionali, che non era per niente scontato, ha vinto il Governo che riceve, alla fine, una spintarella alla stabilità che sembrava in pericolo. In realtà, a proposito di quest’ultima considerazione, sarebbe invece opportuno pensare che, ora, si apre ancor di più il dilemma di posizioni tra dem e cinquestelle. Zingaretti potrebbe passare all’incasso cercando di ottenere il via libera fino ad oggi a vario titolo negato, ma l’obiettiva crisi interna dei grillini non renderà le cose facili e anzi i problemi si accentueranno. Il Pd deve a questo punto capire quanto vale l’alleanza mortifera con i grillini (ha vinto dove non era in tandem) e decidere se avviare finalmente il processo di riforme di cui l’Italia non può più fare a meno. Di fatto, le tante anime all’interno del Partito democratico, più divisive che mai, guardano a un congresso che tra una scusa e l’altra continua a non trovare una data. Mancava e manca tuttora un progetto politico che riesca a mettere insieme la sinistra che chiede di essere rifondata, nel rispetto delle diverse aspettative, ma con uno spirito riformista serio e cogente.

Un segnale evidente di come la gente non stia solo a guardare è l’inaspettata affluenza al voto del referendum: 45,21 % in Calabria, 53,84% in Italia. I fautori del No dovranno espiare a vita l’errore di comunicazione nell’impostazione della campagna: non c’è stato l’impegno necessario per spiegare, illustrare i contenuti dell’intera legge, pensando – come al solito – che l’intellighentia al potere avrebbe supplito all’insensatezza del . Del resto, data la percentuale bulgara di votanti a favore quando il provvedimento è passato in Parlamento, quanti hanno immaginato che sarebbe stato imbarazzante ex post dichiarare di aver sbagliato ad approvarlo? Resta, comunque, un buon segnale: in tempi di covid nessuno si sarebbe aspettato un’affluenza così alta. E chi pensava che la Calabria avrebbe votato No ha avuto sbattute in faccia le percentuali più alte d’Italia di a Crotone (81,9 %) e Cosenza (80,97), che hanno fatto diventare la regione la seconda in Italia in termini di adesione al(dietro al Molise).

La gente ha mostrato che ci tiene a votare, che vuole manifestare le proprie idee e vuole essere coinvolta dalla politica. È un controsenso, visto che il voto favorevole registrato segna il trionfo dell’antipolitica e del populismo anti-casta, ma è un indicatore ben preciso che i partiti – ormai in crisi profonda – dovrebbero tenere a mente. Soprattutto nella nostra regione dove si registra l’esempio più evidente della grande crisi della sinistra e del pd.

Si guardi a Crotone, dove è persino mancato il simbolo dem per una becera bega interna e la percentuale (ancora di stima) ottenuta dal candidato di sinistra fa immaginare di essere finiti in un’altra città, in un’altra regione, senza storia passata. Crotone, con la sua tradizione popolare e di sinistra, la rossa Crotone andrà a finire in un ballottaggio difficile tra liste civiche e centrodestra. I numeri delle proiezioni sono impietosi e, se verranno confermati, indicano la caduta libera della sinistra che ha perso se stessa, oltre che la speranza di tornare protagonista.

Anche a Reggio non si scherza. La destra che aveva la vittoria in pugno, con i troppi tentennamenti di Ciccio Cannizzaro e soci, è arrivata lacerata a pochi giorni dall’appuntamento con le urne, con un candidato “imposto” da Salvini e mal gradito dalla città. Un “burocrate” – secondo la voce popolare – che però sa perfettamente come funziona la macchina comunale (le esternazioni del sindaco di Genova Bucci a suo favore qualificano competenza e capacità) e rischia di restare fuori per un ballottaggio su cui nessuno è disposto a scommettere un centesimo. Nino Minicuci dovrà compattare la coalizione e modificare – a nostro modesto avviso – strategia di comunicazione: programmi e progetti vanno bene, autoincensamenti (lauree e affini) non portano voti. La scommessa sarà su quanti torneranno alle urne il 5 ottobre. La forte percentuale di votanti in città mostra la voglia dei reggini di tornare ad essere protagonisti della politica, ma bisognerà convincerli a tornare alle urne e indicare che strada vogliono intraprendere, se vogliono un’amministrazione di destra o una di sinistra.

La partita a tre, come previsto, ha finito per lasciare a terra l’elemento più debole della competizione. Angela Marcianò – terzo incomodo in questa cattivissima contesa comunale – sconta due errori gravissimi: il primo, aver aspettato troppo a lanciarsi nella competizione elettorale, rinunciando a tempo prezioso per inseguire e convincere la piazza. Chi è andata ad ascoltarla nei suoi comizi è rimasto ammaliato: ha grazia, mostra capacità, riesce a convincere chi le presta attenzione. Avrebbe avuto bisogno di altri due mesi almeno di campagna elettorale e sarebbe diventata una seria antagonista per il ballottaggio. Il secondo errore, che tradisce un’imperdonabile ingenuità politica, è aver accettato l’appoggio di Fiamma Tricolore-Msi, che ha permesso ai suoi detrattori di dipingerla come candidata dei “fascisti”. In verità, restiamo convinti che l’appoggio della Fiamma le abbia sottratto voti, senza portarle alcun vantaggio. Se la lista si fosse, astutamente, chiamata, per esempio, Reggio Tricolore (senza fiamme e orpelli di evidente ispirazione nostalgica) probabilmente nessuno avrebbe avuto da ridire. Ora si tratta di vedere dove andrà il probabile 12% di voti della candidata civica. Difficile o, meglio, pressoché impossibile che possano convergere sul sindaco uscente, ma non è scontato nemmeno che finiscano per favorire Minicuci. Il quale, però intelligentemente potrebbe chiamare a vicesindaco proprio la Marcianò, mettendola in seria crisi d’identità. Ottima scelta, ma andatelo a spiegare a quanti hanno difeso la totale autonomia della candidata dalle lusinghe destrorse. Un brutto impiccio comunque si guardi la situazione. È, comunque, un pacchetto di voti che può decidere il risultato del ballottaggio, soprattutto a favore di Minicuci.

Ballottaggio che per Giuseppe Falcomatà, invece, sembra non costituire una seria preoccupazione. Il sindaco uscente gioca la carta dell’«usato sicuro» che a Reggio ha sempre funzionato e potrebbe, oltrettutto, trainare i voti de La Strada di Saverio Pazzano che – secondo gli exit-poll – supererà abbondantemente il quorum minimo per portare a casa consiglieri comunali. Il giovane Falcomatà ha dalla sua liste forti, con candidati che hanno in dote una montagna di voti, quindi potrebbe prevalere su Minicuci senza affanno. Sempre che vengano confermati i dati dell’exit-poll che danno i due antagonisti incredibilmente appaiati (31-35%). Se invece ci sarà, come probabile, dallo spoglio uno scostamento da parte o dall’altra, andranno totalmente ripensate le strategie per conquistare l’elettorato reggino. E non sarà una passeggiata. (s)