Il record solidale di Mimmo Nisticò: ha donato 150 volte il sangue

È un record regionale – ma prima di tutto solidale – quello di Mimmo Nisticò, consigliere nazionale Avis e già presidente dell’Avis comunale OdV di Reggio Calabria, che ha raggiunto il record di 150 donazioni.

Un cammino, quello di Nisticò, ricco di umanità e condivisione, iniziato nel 1975 con la prima donazione e proseguito con un intenso impegno associativo profuso dal 1977 al fianco di Enzo Romeo, Domenico Comi e Gaetano Calipari. Un impegno condiviso, nel corso del tempo, con tutta la sua famiglia.

Al suo fianco infatti, in questa occasione di gioia, la moglie Giuliana, i figli Gennaro e Marco e, in videochiamata dalla Spagna, anche Fabio.

«Mi rende particolarmente orgoglioso – ha commentato Mimmo Nisticò – sapere di avere dato con la mia famiglia un contributo ad aiutare persone ammalate o in attesa di trasfusione e di avere, sempre attraverso l’Avis, operato in questi anni per la diffusione di un messaggio di solidarietà incentrato sulla gratuità. Colgo l’occasione per ringraziare tutti i donatori e le donatrici che, anche in questi mesi difficili di pandemia, hanno accolto il nostro a appello a non dimenticare le altre persone ammalate che necessitano quotidianamente di sangue».

A testimoniare affetto, vista l’emergenza sanitaria in atto, solo una piccola rappresentanza degli amici dell’Avis reggina e, tra essi, anche una delegazione del direttivo dell’associazione, al quale continua ad offrire il suo prezioso contributo di esperienza.

«Per tutti noi – ha sottolineato Myriam Calipari, presidente dell’Avis comunale OdV di Reggio Calabria – Mimmo rappresenta un esempio in quanto persona che ha fatto del dono del sangue e dell’associazione, cardini della sua vita. Non possiamo in questo momento festeggiare come vorremmo ma teniamo comunque a condividere questo risultato significativo che Mimmo per primo ha voluto che sentissimo anche nostro».

«In questo momento difficile – ha aggiunto – occasioni come questa cimentano la nostra identità, valore ogni giorno alimentato dal contributo dei donatori e delle donatrici che non ci stancheremo mai di ringraziare».

«Anche l’Avis provinciale OdV di Reggio Calabria – ha evidenziato Vanna Micalizzi, presidente dell’Avis provinciale OdV di Reggio Calabria – desidera manifestare a Mimmo Nisticò stima e affetto. Condividiamo il valore di questo traguardo nel segno di una gratitudine che va oltre il dato in sè per riconoscere il senso di un cammino che continua ad ispirarci, giorno dopo giorno».

Un plauso all’impegno di Mimmo e un augurio per l’Avis tutta, affinché questo record calabrese di donazioni funga da monito ed esempio per tanti, sono giunti dal presidente regionale Avis, Rocco Chiriano, e altri messaggi di affetto e stima stanno ancora pervenendo anche da altre Avis d’Italia.

Una gioia condivisa anche dal presidente nazionale Gianpietro Briola che, con un messaggio, dell’amico Mimmo Nisticò ha riconosciuto determinazione e dedizione nella profusione di un «impegno quotidiano e totalizzante nel quale ha fermamente creduto fino al coinvolgimento di tutta la famiglia. Un impegno costruito con valori di amicizia e rispetto a favore dell’intera comunità, tessendo rapporti istituzionali e sociali di grande spessore umano. Grazie Mimmo e grazie Avis comunale di Reggio Calabria, Avis provinciale e Avis regionale per l’autosufficienza raggiunta», ha concluso il presidente nazionale Avis, Gianpietro Briola.

Anche il sindaco di Reggio, Giuseppe Falcomatà, ha elogiato Mimmo Nisticò, definendolo «ambasciatore di umanità».

«Tutti dovremmo essere un po’ come Mimmo Nisticò – ha detto Falcomatà – il consigliere nazionale Avis che ha tagliato il traguardo delle 150 donazioni. La città di Reggio Calabria è grata a questo ambasciatore di umanità, solidarietà ed altruismo». 

«Mimmo Nisticò – ha aggiunto – rappresenta un esempio dal quale trarre ispirazione per contribuire a costruire una società migliore. Sempre dinamico e sorridente, è uno straordinario testimone della solidarietà promossa dalla grande famiglia di Avis, brillantemente guidata dalla presidente Myriam Calipari».

«Donare il sangue – ha concluso il sindaco – è un gesto davvero importante perché costituisce un aiuto concreto a quanti si trovano a vivere una situazione di emergenza o combattono con patologie gravi che necessitano di trasfusioni o farmaci plasma derivati. Donare dovrebbe diventare una buona abitudine di tutti, non costa niente e può salvare una vita». (rrc)

Allo scrittore calabrese Vinicio Leonetti il Premio Luzi per il romanzo “Eroine”

Il giornalista e scrittore calabrese Vinicio Leonetti ha vinto il Premio Internazionale Mario Luzi per la narrativa col suo romanzo Eroine edito da Città del Sole. Apprezzato giornalista della carta stampata in Calabria, Leonetti è al suo primo romanzo. Una storia di riscatto che vede protagonista una donna del nostro tempo in lotta contro le ingiustizie del presente e i fantasmi del passato.

Il giornalista e scrittore Vinicio Leonetti

 

Per gentile consessione dell’Associaione culturale Glicine, pubblichiamo l’intervista a Leonetti, apparsa sul sito dell’associazione.

Vinicio Leonetti, cosa ha provato una volta ricevuta la notizia che il suo primo romanzo Eroine, edito da Città del Sole Edizioni, era stato premiato come miglior libro di narrativa in un premio così importante come il Mario Luzi?

«Stupore. L’ho provato davvero, non lo dico per modestia. Ero pure stupido, a mezzanotte è facile esserlo. Dopo aver letto il messaggio di una sconosciuta su Facebook sono andato subito a verificare se avevo vinto davvero il Premio Luzi. Era proprio vero».

 E poi?

«Ho ringraziato Roberta Fabbri, la splendida scrittrice toscana che ha vinto il premio insieme a me, e ho cominciato a saltare sul divano con la tv accesa su “Porta a porta”. A casa dormivano tutti e cercavo di gridare con la mano sulla bocca. Avevo inviato il mio libro a Roma solo per provare, il messaggio in una bottiglia nell’oceano. La scorsa estate gli inviti a partecipare a premi letterari fioccavano».

 Perché ha scelto proprio il Luzi?

«Al liceo classico di Palermo il professore parlava continuamente di questo poeta toscano, che nel ’79 era vivente. Ma chi lo conosceva? Era uno dei fondatori del Gruppo 63, praticamente pochi anni prima della mia maturità. Nelle librerie non trovavo suoi libri e ho dovuto chiederli in prestito più volte in biblioteca. Inutile dire che internet non c’era».

 Eroine è stato pubblicato ormai un anno fa. In questo tempo difficile, adesso coronato con questa vittoria, ha ricevuto pareri e recensioni che potevano farle presagire un riconoscimento per l’opera?

«Era marzo 2020, a lockdown in corso. L’editore Città del Sole mi dice: “Sei sicuro di volerlo fare uscire adesso?”. Io non vedevo l’ora di prendere il libro in mano e sentirne l’odore d’inchiostro fresco. Da quand’ero ventenne frequentavo le tipografie di giornali e giornalini. Piccoli riconoscimenti sono arrivati dagli amici, e nelle poche conversazioni pubbliche e online che ho potuto fare per le arcinote ristrettezze. Ma credo sia molto per un esordiente di provincia, un vecchio cronista che prova a scimmiottare gli scrittori. Niente di più».

 Parliamo del libro, un noir sensuale in cui le protagoniste sono delle donne: quanto è difficile per un autore uomo scrivere una storia con voce femminile?

«Ho sempre scritto le cronache da neutro. Scrivere indossando i tacchi d’una donna è stata una scelta motivata da due cose: prima il sentimento, cioè comunicare con molta intensità gli umori, le sensazioni, le pulsioni intime della coraggiosa e cazzuta protagonista Concetta (poi diventata Marisa); poi la tecnica del racconto, cioè realizzare lo sdoppiamento di personalità che è sempre complicato ma proprio per questo attrae molto chi ama scrivere. Come gli equilibristi del circo».

 La sua lunga esperienza nel giornalismo ha influito sulla narrazione di Eroine che, chiaramente per chi avrà l’occasione di leggere il romanzo, si ispira alla cronaca del nostro tempo?

«La storia vera in Eroine è al 40%. L’idraulico con una quarantina d’anni d’esperienza sa bene dove mettere le mani quando c’è una perdita d’acqua. Ne ha viste e scritte tante. Anche cazzate, a volte. È vero che non si smette mai d’imparare, ma a un certo punto ho detto basta con la cronaca quotidiana, i rattoppi di vecchi tubi che perdono, mi costruisco una baita tutta mia e ci scrivo dentro quello che provo. Quello che ho imparato nella carriera di giornalista serve molto, ma non è vincolante».

 Vuol dire che ha letto altro?

«Mi hanno salvato dalle cronache spicciole della massaia che cade dal balcone o del mafioso che uccide per vendetta, gli scrittori veri come Hemingway, Montale, Pirandello, Kavafis, tutti i miti della Beat Generation americana, e Bukowski».

La vittoria di questo premio le ha dato lo stimolo per scrivere qualcosa di nuovo o l’idea di un secondo romanzo era già in cantiere?

«Non mi fermo ora, ci ho preso gusto. Sto lavorando a un secondo libro completamente diverso, questa volta si tratta di una storia vera al cento per cento. La gestazione sarà più lenta (Eroine è nato in poche settimane) ma forse con un risultato ancora più avvincente per chi legge. Perché certe realtà superano davvero ogni illuminata fantasia». (rrm)

Giulio Ianni, il videomaker che porta le persone ‘A spasso in Calabria’

Scoprire e conoscere tutte le bellezze che la Calabria custodisce non è facile eppure, il fotografo e documentarista di Amantea Giulio Ianni, con il suo progetto A spasso in Calabria, c’è riuscito.

Si tratta di un ambizioso progetto – composto attualmente da 12 episodi che si possono trovare su Youtube e realizzato in collaborazione con Davis Mauriziano – dove Ianni ‘accompagna’ gli spettatori alla scoperta dei borghi, dei luoghi, castelli e scavi archeologici della Calabria.

Ed ecco, dunque, che dalla frazione di Savuto di Cleto – dove sorge l’omonimo castello – si passa a Tiriolo, a “visitare” il suo Parco Archeologico e il Museo. E ancora, con A spasso in Calabria si scoprono il Museo di Broglio, il Castello di Caccuri, la Grotta della Monaca di Sant’Agata d’Esaro, e la storia di TessilArt, la bottega artigiana di Mirella Leone, che si occupa di Tessitura tradizionale, ricami artistici, produzione di vestiti tradizionali con vecchi modelli di telaio medioevale.  (rrm)

Domenico Alvaro, di Siderno, il nuovo Preside di Medicina a La Sapienza

È di Siderno il prof. Domenico Alvaro, nuovo Preside della Facoltà di Medicina e Odontoiatria dell’Università La Sapienza di Roma. Un prestigioso incarico che vede, ancora una volta, un’eccellenza calabrese ai vertici della formazione sanitaria nazionale. Il prof. Alvaro è docente di gastroenterologia e già presidente della Società Italiana di Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva (Sige) e vanta una luminosa carriera di clinico e ricercatore con specializzazione nelle malattie epatiche.

Il prof. Alvaro subentra alla prof.ssa Antonella Polimeni originaria di Locri che ricopriva tale incarico prima di essere eletta Rettrice de La Sapienza qualche mese fa, subentrando, a sua volta, a un altro calabrese illustre, il prof. Eugenio Gaudio.

A Roma, ma anche nel resto d’Italia l’accento calabrese predomina nei posti chiave: sono le nostre risorse migliori che, andate via dalla propria terra, hanno saputo conquistare per competenza e capacità ruoli di assoluto prestigio non soltanto nella Medicina, ma un po’ dovunque, dalle istituzioni all’imprenditoria, dalle scienze alla cultura, etc. Il grande orgoglio della Calabria. (rrm)

Il catanzarese Mimmo Battaglia è il nuovo vescovo di Napoli

“I poveri hanno sempre ragione”. È il motto del “prete di strada” che, partendo da Satriano, è arrivato alla guida della più grande e influente Diocesi del Meridione, Napoli, per volere di Papa Francesco. E dietro questa nomina, che ha un po’ sorpreso, c’è tutto il senso della strategia di Bergoglio di rendere la Chiesa più umile, più vicina ai bisognosi, più francescana. Una Chiesa che oseremmo dire “di sinistra”, contraria al capitale e all’arricchimento, alla superbia dei ricchi e delle superpotenze.

C’è una forte analogia tra il pensiero del nuovo arcivescovo di Napoli e quello di Papa Francesco. Vedono le cose allo stesso modo, ad esempio la pensano all’unisono sul Covid che rischia di acuire le differenze tra i popoli e all’interno dei popoli.

Non sarà Domenico Battaglia – a Catanzaro conosciuto da tutti come don Mimmo – un vescovo come gli altri. È uno abituato a misurarsi sui problemi concreti, perché quando c’è da aiutare qualcuno non bastano le preghiere. E di aiuto i suoi “invisibili”, vale a dire le persone più sfortunate, ne hanno tanto bisogno.

In Calabria ha fatto miracoli per recuperare i tossicodipendenti nella sua “creatura”, il Centro Calabrese di Solidarietà, superando mille difficoltà economiche e non pochi problemi legati alla criminalità. Non è mai andato molto d’accordo con la politica alla quale ha sempre rimproverato mancanze e ritardi nella sua azione. E’ uno che non le manda a dire e in molte occasioni ha lanciato stilettate contro i poteri forti e le mafie.

Amico di don Ciotti, è sicuramente una personalità scomoda, controcorrente, sia pure molto rispettosa della gerarchia ecclesiale.

Cosa farà a Napoli? Farà sicuramente una lenta, ma decisa, rivoluzione. Valorizzerà al massimo tutte le esperienze di volontariato, trasformerà progressivamente la Chiesa napoletana da centro di potere in centro di promozione umana. Eliminerà sprechi e sfarzi, seguendo la politica di Papa Francesco.

Già nella sua prima lettera ai napoletani, ha fatto intendere che la questione meridionale – che non è solo economica e sociale, ma anche spirituale – sarà al centro del suo impegno. Non a caso, ha detto che la gente di Napoli ha gli stessi problemi e le stesse speranze della “sua” gente di Calabria.

In definitiva, un bel segnale di Papa Francesco e ,perché no ?, un messaggio di speranza per la Calabria che potrà sempre contare sulle preghiere e sull’impegno del suo “prete di strada”. (rds)

 

Cecilia Perri, la vicedirettrice del Museo del Codex nel consiglio direttivo dell’Amei

Prestigioso incarico per Cecilia Perri, vicedirettrice del Museo Diocesano e del Codex di Corigliano Rossano, che è stata eletta componente del Consiglio Direttivo dell’Amei – Associazione Musei Ecclesiastici Italiani.

La nomina è avvenuta nel corso dell’Assemblea Amei, dove sono stati rinnovate le cariche di presidente, del Consiglio direttivo e del Collegio dei revisori dei Conti.

Presidente, infatti, è stato eletto Giovanni Gardini, vicedirettore del Museo Diocesano di Faenza, mentre consiglieri, insieme a Perri, sono stati eletti Katia Buratti (Museo Diocesano di Jesi), Giovanna Cannata (Museo Dicoesano di Catania), Luigi Codemo (Galleria d’Arte Sacra dei Contemporanei, Milano), Lucia Lojacono (Museo Dicoesano di Reggio Calabria), Laura Marino (Museo Diocesano di Cuneo), Paolo Sacchini (Centro Paolo VI, Concesio), Giuliano Zanchi (Fondazione A. Bernareggi, Bergamo).

Storica dell’arte e laureata in Conservazione dei Beni Culturali all’Università degli Studi di Parma e specializzata in Beni Storici Artistici alla Suor Orsola Benincasa di Napoli, Cecilia Perri dal 2004 svolge attività di collaborazione con il Ministero dei Beni Culturali.

Coordinatrice della collana Arte e Territorio, creata da Giorgio Leone ed edita da Ferrari editore, la Perri ha collaborato alla ideazione e realizzazione del nuovo allestimento del Museo Diocesano e del Codex e, dal 2016, riveste l’incarico di vicedirettore dello stesso e di presidente dell’Associazione “Insieme per Camminare”, ente gestore del Museo. Dal 2016, dirige le attività scientifiche e la programmazione delle attività di valorizzazione e promozione del Museo.

Nella lettera motivazione inviata per la sua candidatura, Cecilia Perri ha scritto che «negli ultimi cinque anni, da quando è iniziata la mia attività professionale presso il Museo Diocesano del Codex di Rossano, ho seguito con partecipazione e interesse i lavori svolti da Amei. Le diverse iniziative promosse dall’Associazione sono state uno stimolo importante, oltre che un saldo punto di riferimento per la crescita del Museo in cui opero».

«In questi anni, infatti – continua la lettera – sono stati molteplici i confronti attuati tra il Museo di Rossano e diversi Musei ecclesiastici presenti sul territorio nazionale, poiché credo fortemente nell’attività di collaborazione e dialogo costante per una crescita comune. Partendo proprio da questo spirito, la possibilità di fare parte del Consiglio Direttivo rappresenta per me un’occasione per portare l’entusiasmo e la nostra giovane esperienza di gestione di un piccolo Museo che custodisce un bene patrimonio Unesco, che è riuscito, negli ultimi anni, a fare importanti passi avanti nell’ottica della valorizzazione e promozione del proprio patrimonio artistico».

«Il Museo Diocesano e del Codex nel 2017 – continua la lettera –è arrivato tra i 10 musei finalisti del Premio Icom Museo dell’anno, ottenendo una menzione speciale per le attività svolte e la capacità di creare rete sul territorio. Sebbene la mia esperienza in qualità di vicedirettore del Museo e di presidente dell’ente gestore dello stesso sia recente, da diversi anni lavoro nel settore storico artistico del territorio regionale e mi piacerebbe poter contribuire a rafforzare la presenza dei professionisti museali dell’Italia meridionale e continuare a stimolare la crescita dei musei calabresi». (rcs)

Demetrio Casile, regista e sceneggiatore reggino: record di premi e nomination

Con il suo ultimo divertentissimo film Il matrimonio più sconvolgente della storia (Shocking Marriage) sta facendo incetta di premi e di nomination nei più importanti festival cinematografici di mezzo mondo: Demetrio Casile, reggino, artista e docente di arti figurative oltre che scrittore, sceneggiatore e regista, è un personaggio di cui la Calabria va largamente fiera.

Il suo nome comparve sulla scena cinematografica quando il suo bellissimo e struggente soggetto Un ragazzo di Calabria diventò un altrettanto indimenticabile film a firma di Luigi Comencini con l’impareggiabile interpretazione di Gian Maria Volontè: oggi si divide tra i premi e le qualificazioni della sua sceneggiatura Le ultime ore di Gesù (un kolossal in cerca di una mega produzione americana con un regista da Oscar) e il brillante Shocking Marriage, dove Casile si prende gioco della ‘ndrangheta con il ritratto paradossale di un mafioso che si sente onnipotente (senza ovviamente esserlo) interpretato dal compianto Giacomo Battaglia.

Per scrivere di tutti i premi che ha già conquistato dall’uscita del film (presentato a Reggio all’Arena dello Stretto lo scorso agosto) servirebbero troppe pagine, ma qualche citazione è obbligatoria: non capita tutti i giorni di vedere trionfare in India (Tagore Film Festival) un regista italiano e perdipiù reggino.

Demetrio Casile regista reggino pluripremiato nel mondo

Casile, che vive a Bologna da molti anni, è orgogliosissimo della sua calabresità: per il suo film girato ovviamente in Calabria ha preteso e voluto maestranze e gran parte del cast di origine calabrese. Un elemento distintivo che lo rende ancora più travolgente nella simpatia e nella sua inesauribile creatività alla quale è difficile rinunciare.

Del suo film pluripremiato Calabria.Live aveva scritto all’anteprima reggina: «è un film divertente, ma non  è un film comico, almeno non per come ci hanno abituato alcune inguardabili pellicole degli ultimi tempi, sguaiate e povere di contenuti. Demetrio Casile percorre la difficile via del paradosso per proporre, riuscendoci, un film che fa della satira la sua mission, per sbeffeggiare il potere (o quello presunto tale) dei mafiosi di provincia usi a dettare legge e, ovviamente, anche a superarla». Un formula che è piaciuta molto all’estero e sta conquistando sempre più spettatori in streaming: il film – da vedere – è sulla piattaforma www.amicafilm.it. (rs)

Libro Mustica, il calabrese che diventa sindaco bis di Cobram, in Australia

È di originario di Molochio Libro Mustica, che è stato rieletto sindaco di Cobram, un paese australiano dove è presente una popolosa comunità calabrese, composta da varapodiesi e molochiesi, insediatasi negli anni in cui l’emigrazione ha rappresentato un vero e proprio fenomeno sociale.

«Con questa elezione – ha dichiarato Libro Mustica – stiamo facendo la storia, stiamo consentendo che la comunità multiculturale australiana brilli con l’avvento di un sindaco proveniente da un background non di lingua inglese. I miei genitori hanno scelto Cobram e, insieme, abbiamo abbracciato questa bellissima zona come nostra nuova casa. Da quei primi anni mi sono appassionato e impegnato a far avanzare ulteriormente l’area che amo».

«Credo – ha aggiunto – sia giunto il momento per un nuovo inizio, il tempo per i membri della comunità di essere fiduciosi nel loro Consiglio locale e per la gente del posto l’occasione di avere una voce e sapere che siamo qui per ascoltare. Abbiamo bisogno di investire nelle nostre persone e creare una comunità in cui i nostri giovani possano non solo trovare un lavoro, ma sviluppare una carriera che duri tutta la vita, piuttosto che trasferirsi in città».

Mr. Mustica, emigrato nella città di Cobram all’età di circa dieci anni, ne ha fatta di strada, oggi è un affermato imprenditore, che opera nel settore delle costruzioni prefabbricate e in quello della ricettività. Detiene, attualmente, la carica di presidente del Comitato Italfest, un organismo che si occupa dei rapporti tra la comunità locale degli immigrati calabresi e quelle dei paesi di origine (Molochio e Varapodio).

I numerosi impegni tengono inizialmente lontano dall’attività politica il cittadino molochiese trapiantato in Australia ma, negli ultimi anni, ha conquistato la stima dei residenti di Cobram, che lo sostengono in occasione delle elezioni che si ripetono ogni quattro anni.

Nella scorsa legislatura si è candidato con altre 16 persone alla guida di Cobram e della sua Contea (Moira Shire), diventando il primo dei 9 consiglieri eletti, avendo ottenuto la stragrande maggioranza delle preferenze, quindi sindaco.

Il cambio di testimone in Moira Shire, iniziato con la prima elezione a sindaco, ha dato a Mustica, effettivamente, la possibilità di mettere a disposizione degli altri l’esperienza, l’intraprendenza e la capacità di costruire realtà positive, arricchendo col suo contributo la collettività che lo ha accolto, molti anni prima, e dove è pienamente integrato.
Nello scorso ottobre l’illustre molochiese si ripresenta per il nuovo quadriennio e cattura il consenso degli elettori; il 18 novembre riceve anche quello dei colleghi consiglieri, venendo ancora una volta designato per la prestigiosa carica.

La data fissata per le elezioni del Sindaco è stato un grande giorno per Moira Shire, ma anche per Molochio, che ha visto rinnovato il successo di un suo concittadino il quale, senza dimenticare le sue radici, si è posto l’obiettivo di fare della comunità multiculturale di Cobram un posto migliore in cui vivere.

La collettività molochiese si è congratulata con Libro Mustica e gli augura buon lavoro, di certo, come viene ribadito con la preghiera di apertura di ogni Consiglio Comunale, «per il benessere e per i benefici di Moira Shire e della comunità servita».

Sicuramente, con questa conferma, potrà proseguire il cammino avviato dalla collettività autoctona e dalla folta comunità di emigrati presenti a Cobram, di concerto con amministratori, studenti e abitanti delle comunità calabresi di origine.

Energica, in merito, è stata negli anni l’azione del Comune di Varapodio che, in virtù di un progetto condiviso per la costituzione di un’amicizia sempre più grande, ha mantenuto costanti e reciproci interscambi, fino ad istituire ufficialmente il gemellaggio tra i due Enti. Nel corrente anno è stato sancito il gemellaggio anche col Comune di Molochio.

L’Associazione Italfest, spinta dal desiderio di creare un ponte tra le due Comunità, ha sollecitato nel tempo i rapporti tra i due paesi, curando, con assiduità e costanza, viaggi e incontri tra parenti e amici.
Numerose sono state le attività di interscambio messe in atto tra la comunità di Cobram e quella di origine, con l’ausilio dell’associazione dei cittadini oriundi, animati dall’ansiosa ricerca delle proprie radici dalle quali ci si è allontanati allorquando le ristrettezze economiche delle popolazioni dell’Italia meridionale costringevano ad emigrare in luoghi lontani. Esse sono state un ottimo mezzo per recuperare un legame storico-culturale di grande valenza e sono servite a rafforzare il rapporto di amicizia e collaborazione tra concittadini distanti tra loro nonché favorire la conoscenza della storia, della cultura e delle tradizioni dei rispettivi Paesi; esse possono altresì essere utili per promuovere rapporti commerciali, nonché valorizzare le potenzialità turistiche.

Stabilire solide relazioni tra le due comunità col desiderio di condividere caratteristiche comuni (tradizioni, culture, aree naturali incontaminate, bellezze paesaggistiche) e diversificate (patrimoni architettonici, prodotti tipici, ecc.) può diventare un cammino condiviso verso una prospettiva privilegiata di sviluppo, nel contesto di un mondo sempre più piccolo e globalizzato.

Negli ultimi anni, la comunità molochiese e quella varapodiese hanno rafforzato le relazioni e intensificato gli scambi culturali, al fine di stimolare il confronto di esperienze e ampliare le conoscenze.
Queste azioni si prefiggono il ricongiungimento generazionale, la preservazione di usi e costumi atti a tramandare le reciproche tradizioni locali, nonché il mantenere inalterato nel tempo il senso di appartenenza delle popolazioni emigrate, oltre che di offrire finalità di studio per i giovani per quanto attiene lo studio delle lingue e opportunità di lavoro. (rrm)

Gegè Reitano, l’infaticabile testimonial di Mino

Da quel maledetto 27 gennaio 2009, quando il grande Mino Reitano ci ha lasciato, c’è suo fratello Gegè a ricordarci di lui, a fare da infaticabile testimonial di una vita straordinaria, da calabrese autentico qual era Mino. Gegè, musicista di valore e sempre accanto al fratello, insieme con gli altri due, Franco, scomparso anni fa, e Antonio, ha inventato il memorial Mino Reitano e ogni anno, al Teatro Cilea di Reggio offre un grande e generoso omaggio a Mino, chiamando a raccolta protagonisti della musica che hanno lavorato con Mino e soprattutto nuove proposte che si fanno strada e presentano interpretazioni, a volte straordinarie, delle sue indimenticabili canzoni.

Insomma, Gegè Reitano è un’istituzione e con lui la Calabria è debitrice di un grande impegno che impedisce che la figura di Mino passi nel dimenticatoio: operazione quasi impossibile, per la verità, perché oltre all’artista che ha regalato il brano più emozionante e vivido che rappresenta la regione in ogni angolo del mondo (Calabria Mia), rimane l’aspetto umano di Mino che piace ricordare e merita l’attenzione di tutti. La sua generosità, il suo humour, il suo essere amico dei più deboli contro i più forti, e l’attaccamento viscerale alla sua Terra. Un personaggio che sprizzava simpatia e sapeva conquistarla dovunque, con la spontaneità e la genuinità del suo modo di essere e di vivere.

Domani, 20 agosto, l’amministrazione comunale di Fiumara che ha individuato i locali per ospitare un museo dedicato al suo illustre concittadino consegnerà le chiavi del nascente museo proprio a Gegè: è il giusto riconoscimento all’impegno che non è solamente del fratello, ma dell’artista che difende ogni riconoscimento dovuto all’altro artista. Il 27 gennaio 2021 sarà il dodicesimo Memorial e ci sarà una grande sorpresa: il libro che Rocco Sergi, per Media&Books, ha dedicato a Mino Reitano e ai suoi fratelli, in uscita a fine ottobre. Una storia della quale anche Gegè è protagonista, sempre presente, sempre attento al fratello Mino, strenuo difensore della sua memoria e promotore instancabile della sua musica.

Calabria Mia è l’inno dei calabresi che non si rassegnano e sanno conquistare, con sacrificio, passione e impegno, il giusto rilievo nella vita: è un ritratto perfetto che si attaglia a Gegè Reitano, non solo fratello biologico ma anche fedele testimone di una carriera che solo un male incurabile ha stroncato. Anche lui, come Mino, sempre con la Calabria nel cuore. (rs) 

Michele Albanese, il giornalismo come missione

Michele Albanese, apprezzato giornalista del Quotidiano del Sud, da sei anni è costretto a vivere sotto scorta per le minacce espresse contro di lui dalla mafia. È un calabrese tosto che crede nel suo lavoro, come missione di civiltà e di condivisione al servizio della collettività. L’informazione oggi più che mai è debole e mostra una maggiore fragilità rispetto alle insiedie della malavita organizzata e del malaffare che vorrebbe mettere a tacere le voci non gradite. È un figlio di cui la Calabria deve andare orgogliosa, un esempio per le nuove generazioni di giornalisti che si spera sempre non debbano subire intimidazioni o minacce da chicchessia nello svolgere correttamente e onestamente quello che rimane il mestiere più bello del mondo.

«Sei anni. – ha dichiarato Albanese a giornalistitalia.it –.  2190 giorni inseguendo la verità …una vita normale e tanta voglia di libertà…Oggi giusto sei anni che vivo blindato, tra mille rinunce che per alcuni, invece, sono favori che mi vengono elargiti. Tempo che ho vissuto rispettando le regole che mi sono state imposte. Ed in questi anni quante cose ho perso, quanti contatti, quanti rapporti umani e professionali.
Un tempo sospeso che spero un giorno di poter recuperare tornando a gustare quelle piccole cose che un uomo libero ha, ma anche cercando di dare tutto me stesso per affermare sempre il maleodorante puzzo delle mafie e della nauseabonda mentalità, che vedo si sta sempre più allargando».  (s)