Paolo Lacava, la poesia in dialetto come una vocazione

È possibile suddividere il mondo in due parti: menti ordinarie e menti non ordinarie. Le prime sono quelle più solide e stabili, ma che difficilmente riescono a stupire. Le seconde, invece, appartengono a coloro che si differenziano dagli altri per la loro geniale pazzia. Sono soggetti complessi, con cui è difficile trovare subito un comportamento adeguato da adottare. Tra le menti non ordinarie, troviamo soprattutto gli artisti, persone che spesso e volentieri, riescono ad estraniarsi dal resto del mondo, dando vita a creazioni memorabili. Paolo Lacava, poeta calabrese pluripremiato, fa parte di questo gruppo particolare ed intrigante. Con le sue 11 raccolte di poesie in lingua dialettale, è riuscito a conquistare una certa notorietà nella propria regione di origine, e soprattutto nella propria città, Reggio Calabria. È qui che ha avuto luogo la formazione poetica, che, come dice lui stesso, non è avvenuta attraverso uno studio forsennato dei libri, ma grazie ad una vera e propria vocazione.

Lacava definisce la sua infanzia come quella di un qualunque ragazzino, intento a giocare a pallone, e attorniato da grandi amici. La differenza più grande che sentiva dentro di sé, era la mancanza di un padre durante la crescita, tema che è entrato a far parte del suo pensiero poetico. I primi segnali di questa passione per la scrittura si notano negli anni scolastici, in cui Lacava inizia a dilettarsi. Viene ricordato, da lui stesso, un episodio in particolare: «Una volta scrissi un tema su una partita di calcio. I miei insegnanti si stupirono per quanto fossi stato bravo, e mi chiesero come mai facessi così tanta fatica alle interrogazioni. Il fatto è che ero timido, e non parlavo facilmente».

A 20 anni Lacava inizia a lavorare in ferrovia, luogo che farà per sempre parte dei suoi ricordi, dopo i 30 anni di servizio. Qui troviamo un’altra tappa della sua formazione poetica. L’artista calabrese componeva testi scherzosi per i propri colleghi, con i quali trascorreva le giornate in amicizia e confidenza. In un periodo in cui c’era anche il desiderio di diventare giornalista, Lacava inizia ad instradarsi sempre di più verso la vera poesia. Comincia a nascere quel sentimento profondo per questa arte, e la frase io senza poesia non riesco a vivere inizia a riecheggiare nel suo animo.

Tra i temi ricorrenti nella poesia di Paolo Lacava, troviamo una critica al sistema e alla società. In particolare, il poeta si schiera contro il potere della ricchezza, a difesa della povertà. Negli ultimi anni, nelle sue poesie è rintracciabile, maggiormente, l’argomento amoroso e dei sentimenti, con famiglia e amici al centro delle recenti opere del vate calabrese. La poesia di successo Angiuli cu’ n’ala, dedicata alla moglie, rappresenta una specie di crocevia tra le fasi della sua poetica. Tra le varie tematiche non può mancare quella della terra d’origine, cioè la calda Calabria, che è presente, maggiormente, nell’ultimo periodo, in cui i ricordi portano emozioni più intense e la nostalgia illumina la riflessione poetica. Le creazioni di Paolo Lacava nascono da questi pensieri fissi nella sua mente, ma in modo del tutto casuale e improvviso: «Io, solitamente, mi ritrovo a pensare ad una cosa, e subito inizio ad elaborare le quartine della poesia».

Dalla predilezione per la poesia classica e rimata, e per i poeti antichi, come Carducci e Pascoli, nasce la critica alla poesia contemporanea, dominata dai versi sciolti. Lacava, nelle numerose cerimonie di premiazione in giro per l’Italia, a cui ha partecipato, ha avuto la possibilità di conoscere le recenti mode di scrittura e i nuovi stili. Oltre all’avversione per l’usanza di omettere le rime all’interno delle opere, il poeta nutre un profondo fastidio per la chiusura eccessiva della parola e per i concetti troppo complessi. Il significato diretto e non celato, e la presenza della musicalità sono le caratteristiche principali dell’arte di Paolo Lacava. E nonostante queste novità introdotte negli ultimi anni, la poesia del calabrese continua a sorprendere e ad essere protagonista nei concorsi, con un totale di circa 280 premi vinti.

«Ormai oggi basta avere la gobba, per sentirsi poeti»: con questa affermazione, Paolo Lacava vuole sottolineare il fatto che ormai non sia più la poesia a definire uno scrittore. Caratteristiche marginali, come una “gobba alla Leopardi”, influiscono molto nella creazione della figura poetica. E questo attesta come si preferisca trascurare il pensiero interiore di una persona, nel mondo di oggi. Allo stesso tempo l’ex ferroviere calabrese, afferma che si è ormai adeguato al noto stereotipo del poeta pazzo: «Qualche volta lo sono anche io, ed è vero il fatto che più un artista è pazzo, più ha successo. Io, ormai, ho accettato questo aggettivo nella descrizione di me stesso, dato che viene visto in modo positivo tra i poeti. Ma sono altre le caratteristiche, che rafforzano la mia figura da artista. Una di queste è sicuramente il fatto che da sempre riesca a sentire la poesia, che vive dentro di me». (Pietro Amendola)

Nuccio Ordine, il letterato pluripremiato che onora la Calabria

Il suo nome ha ormai raggiunto livelli internazionali e come studioso di letteratura italiana continua a mietere riconoscimenti in ogni parte del mondo. Il prof. Nuccio Ordine è un orgoglio per la Calabria, terra che ama moltissimo e che onora con la sua cultura e la sua attività. Docente all’Unical, il prof. Ordine (originario di Diamante) ha pubblicato numerosi saggi che hanno trovato largo successo in libreria e collabora con il Corriere della Sera. Gli ultimi riconoscimenti appena conseguiti vengono dalla Spagna, dove l’Università di Girona gli assegnato lo scorso venerdì il Premio LiberPress Letteratura 2019 (uno dei più ambiti a livello internazionale) per «i suoi libri a favore di una letteratura impegnata a difesa della tolleranza, dei diritti umani e della solidarietà» e dall’Italia. Il 10 ottobre l’Università di Urbinogli consegneràper mano del rettore Vilberto Stocchi il Sigillo d’Ateneo, riservato a personalità che “con la loro attività abbiano tenuto alti i valori universali a cui l’Università sempre di ispira”.

Nuccio Ordine, che ha ricevuto anche la Legion d’Onore (2012), il massimo riconoscimento francese, insegna Letteratura Italiana all’Unical. Ha già ricevuto quattro lauree honoris causa in America Latina ed è componente dell’Accademia delle Scienze di Mosca. Un fine letterato e grande uomo di cultura, fortemente legato alla sua Calabria, che però non lo ha ancora onorato come dovrebbe. (rrm)

Paolo Bolano, giornalista, regista, autore, innamorato pazzo della Calabria

La sua vera passione, mai sopita, da innamorato che non s’arrende mai, è la Calabria: Paolo Bolano, giornalista, regista, autore, nella sua lunghissima carriera ha sempre messo la Calabria al centro dei suoi interessi, e non ha ancora perso il vizio di indagare, provocare, stuzzicare con i suoi interventi, promuovere iniziative per difendere e valorizzare la sua terra e, soprattutto, i giovani che vede, disperatamente, sempre più numerosi andare via. L’ultima sua fatica, ancora in fase preliminare, è un docufilm che farà discutere: ovviamente riguarda la Calabria, e nello specifico si occupa dei figli dei boss, molti degli invisibili che hanno rinnegato la mafia e cambiato il loro nome per ricostruirsi un futuro. «Le colpe dei padri non devono pagarle i figli» è il tema centrale del nuovo lavoro di Bolano che sta raccogliendo materiale inedito sui “figli di mafia” e studiando la documentazione sull’affido forzato (del Tribunale dei minori di Reggio) dei figli dei ‘ndranghetisti. «C’è una storia di sangue, di dolore, di morti, ma c’è anche – dice Paolo Bolano – un filo di speranza che va sostenuto e alimentato. Lontano dal retaggio del malaffare, si forma e cresce la coscienza civica, diventa naturale il rifiuto della violenza, il rigetto di una vita che non si desidera vivere, sulle orme di parenti ‘ndranghetisti».

Bolano non è nuovo ai documentari: nel 1980 rappresentò l’Italia al Festival di Cracovia col suo mediometraggio Violenza (Primo Premio del Ministero del Turismo e dello Spettacolo per regia e sceneggiatura) e il suo ultimo Terroni di periferia (2018) è stato trasmesso da Sky. Ma si perde il conto dei filmati realizzati in Calabria e nel mondo, che vengono trasmessi in più occasioni in Canada e negli Stati Uniti. E pochi sanno che la regia del lunghissimo documentario RAI sul processo di Catanzaro (per la strage di piazza Fontana) porta la sua firma.

Bolano rappresenta una figura di intellettuale che la Calabria non ha mai onorato come dovuto: è stato con Nuccio Fava (poi diventato direttore del TG1) uno dei primi calabresi assunti in RAI, a Roma; ha esordito nel cinema facendo l’aiuto regista nel kolossal Mosè, firmato centinaia di video-inchieste per le più popolari rubriche RAI (A come Agricoltura, QuattroStagioni, AZ, Di Tasca Nostra), lavorando per tutte e tre le testate giornalistiche RAI, per chiudere come caporedattore e coordinatore del TG2 per otto anni prima della pensione. Ma i giornalisti non vanno mai in pensione: sono decine i docufilm dedicati alla Calabria realizzati in questi ultimi anni e non è mancato l’impegno, accanto ad Antonio Salines, col Teatro Belli di Roma a programmare, organizzare e dirigere numerose iniziative di spettacolo di grande respiro nella nostra regione. Attualmente sta lavorando, sempre con Salines, all’adattamento e riduzione teatrale de L’eredità dello zio di Fortunato Seminara, l’indimenticabile scrittore di Maropati. Il teatro è un’altra sua passione: nel 1985, con Santo Strati, ha diretto e prodotto Il Boudoir del Marchese de Sade, nello script originale di Roberto Lerici, proponendo da precursori con uno straordinario tv-film un nuovo e originale modo di “leggere” il teatro attraverso le telecamere: non una ripresa “statica” della scena, ma un attento e partecipato racconto filmico dell’azione teatrale, accentuato da un montaggio-video di valenza cinematografica, quando ancora non c’erano le magie attuali della computer-grafica applicata al video.

Paolo Bolano è anche un formatore in ambito di giornalismo e regia televisiva: ha organizzato e curato numerosi corsi destinati ai giovani, per i quali ha scritto il manuale Operatore Media, un libro che ha tracciato con largo anticipo le figure professionali oggi più richieste: giornalisti in grado di usare tutti i media e operatori multimediali con competenze giornalistiche.

Agli italiani, anzi ai calabresi nel mondo, ha dedicato numerose inchieste giornalistiche e nelle prossime settimane sarà in Portogallo per un docu-film sui tantissimi italiani che hanno scelto (per ragioni fiscali) di andare a soggiornare in quel Paese. Bolano vive tra Roma, Reggio e il mondo: la sua città d’origine gli ha ispirato un pamphlet (L’urlo di Reggio) che costituisce il manifesto di un ideale movimento di popolo che chiede a gran voce che si riapra una nuova “questione meridionale”. «Ma non quella di Giustino Fortunato, dello ‘sfasciume pendulo sul mare’ – avverte Bolano – ma un impegno che tenga conto del Mediterraneo, la vera grande risorsa di tutti i Paesi che vi si affacciano. È nel Mediterraneo la soluzione al sottosviluppo e alla mancata crescita e la Calabria – non dimentichiamolo – è proprio al centro: la posizione ideale da cui far partire iniziative di cultura, conoscenza e lavoro. La Magna Grecia è nata qui, la sua tradizione millenaria è il solco su cui imbastire il processo di rinnovamento e sviluppo di questa terra. Bisogna crederci». (rrm)

Gianluca Sapio, archeologo da Rosarno, impegnato negli scavi tra Locri e Pompei

È di Rosarno Gianluca Sapio, 38 anni, archeologo e operatore culturale che si occupa quasi esclusivamente di Archeologia, Territorio, Arte e Storia antica. Ecco il ritratto che offre di lui su FB il prof. Giuseppe Lacquaniti.

Laureato con lode e successivamente specializzato in Archeologia Classica all’Università di Pisa, ha conseguito Master di II livello in: “Geotecnologie applicate all’archeologia” (Università di Siena); “Archeologia e architettura della Città Classica” (Università Mediterranea di Reggio C. – Scuola di alta formazione in Archeologia ed architettura classica); Management dei BB.CC. (Università di Reggio C. – Regione Calabria).

Per coltivare e diffondere l’amore per la sua terra, a Rosarno ha fondato e diretto il Circolo Culturale NeaVox, con il quale ha, tra l’altro, organizzato escursioni guidate per far conoscere i luoghi, spesso poco noti, della nostra storia e della nostra cultura.

Pur perseguendo con professionalità e costanza i suoi obiettivi scientifici, continua a coltivare molteplici interessi. Con la Regione Calabria ed i comuni di Rosarno e Rizziconi ha messo in atto per la prima volta, con il professore Renato Nicolini (ideatore dell’“Estate Romana”) e con l’attrice Marilù Prati e la sua equipe, un’esperienza di “Teatro diffuso” nell’ambito del progetto “Sentieri di Carta”, animando da regista e narratore i luoghi della storia e del cuore dei centri pianigiani.
Ha svolto numerose attività di ricerca archeologica sul campo con Enti Pubblici e le Università di: Pisa, con la Scuola Normale Superiore, con l’Università di Siena, Torino, Università della Calabria, Università Mediterranea – Reggio C., Scuola di Specializzazione di Matera, Università di Roma, ecc.
Ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca presso l’Università di Torino, avendo come tutor il prof. Diego Elia, della cui equipe attualmente fa parte prestando il suo contributo negli scavi di Locri Epizefiri e della “Domus della Caccia Antica” a Pompei.

Ha tenuto numerose conferenze, seminari e partecipazioni a Convegni presso le Università di: Venezia (Ca’ Foscari), Torino, Napoli (Suor Orsola Benincasa), Università di Newcastle, ecc. Nel 2008 ha partecipato con un suo lavoro, in collaborazione con l’Università di Siena, al VI Congresso mondiale di Archeologia di Dublino. Ha ricevuto diversi riconoscimenti per la ricerca, tra cui: Premio Anassilaos, Premio Calogero, Premio Medma. È docente di ruolo in Storia dell’arte nei Licei.

Gianluca Sapio ha all’attivo numerose pubblicazioni scientifiche su riviste specializzate e in forma di monografie, tra cui Divinità e territorio – Santuari “demetriaci” tra Locri e Medma, Città del Sole Edizioni, 2012. Di recente ha esordito nella narrativa con il romanzo “Una voce nel vento” che sta già riscuotendo un notevole successo. (rrc)

Carlo Nardi (1932-1988) un calabrese a favore degli ultimi

La candidatura al premio Eccellenza italiana, alla memoria, il prossimo 19 ottobre a Washington è un modo per onorare e ricordare la figura di Carlo Nardi (1932-1988) di Mendicino, un uomo che ha speso tutta la sua attività politica e professionale alla salvaguardia dei diritti degli “ultimi”, così da costituire un esempio per i giovani. Un’umilissima testimonianza affinché ognuno nella vita faccia il bene.

Persona di cultura, esperto in materia giuridico-sindacale, è stato un marito e padre esemplare che ha improntato tutta la sua vita, pubblica e familiare, in favore delle persone più deboli e bisognose, con un profondo senso di legalità e di giustizia sociale, fortemente sorretto da valori e principi di dignità morale. La moralità come valore aggiunto alla legalità. Per lui senso del dovere, legalità, giustizia sociale e dignità morale erano valori inscindibili.

A conferma della sua attività, numerosi premi e riconoscimenti,  tra cui quello della Norman Academy, Associazione filantropica italo-americana, tra le più importanti in campo mondiale con finalità culturali, umanitarie e di solidarietà, impegnata nella difesa dei diritti umani nel Mondo. La Norman ha conferito per i suoi meriti,  a Carlo Nardi  il prestigioso riconoscimento: “Medaglia Aurata al Merito” alla memoria.
La cerimonia di  consegna della Benemerenza si è tenuta, domenica 9 giugno 2019, presso la “Casa dell’Aviatore”, alla presenza di eminenti personalità del mondo religioso, diplomatico, accademico, scientifico e culturale. Il riconoscimento è stato consegnato al figlio, presente alla cerimonia, Salvatore Nardi, dal Presidente della Norman Academy, Dott. Prof. Giulio Tarro, affermato virologo e scienziato nonché autore di alcuni libri sulla medicina.

Da ultimo un messaggio che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inviato alla moglie lo scorso 20 maggio: «Le testimonianze raccolte e manifestate concorrono con efficacia a sottolineare la riconoscenza per la figura di Suo marito e per il servizio da lui reso alla sua comunità territoriale».  (rrm)

Carmelo Malacrino, il direttore del Museo dei Bronzi

La conferma a direttore per altri quattro anni per Carmelo Malacrino, architetto catanzarese innamorato dell’archeologia e, da quattro anni, anche di Reggio e delle sue meraviglie archeologiche, era nell’aria. L’ottimo lavoro fin qui svolto non poteva che ricevere il meritato plauso da parte del Mibac e la riconferma dell’incarico. Malacrino poterà – ne siamo certi – ad altissimi livelli il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria per una serie di ragioni: è appassionato del suo lavoro, è un instancabile professionista dell’archeologia, ma è soprattutto un grande promotore di cultura. La sua idea di far diventare il Museo la “casa” dei reggini ha ricevuto fino ad oggi larghissimi consensi: i cittadini hanno riscoperto ed apprezzato Palazzo Piacentini, con l’orgoglio dell’appartenenza a una civiltà millenaria di cui il Museo è fervida testimonianza.

Malacrino è un grande organizzatore di mostre ed eventi, di cui spesso è curatore condividendo l’impegno con fertili e competenti personalità della cultura non solo reggina, ma della Calabria intera. Il suo entusiasmo è contagioso, coinvolgente e irresistibile: sua l’idea delle serata al MArRC, nella splendida Terrazza del Museo, dove si parla di tutto ciò che ha a che fare con la cultura, la conoscenza, la scienza, la natura. Questo spaziare dall’universo alla biodiversità aspromontana, dai frutti tropicali (l’annona) alle stelle, dai buchi neri alla poesia, è in realtà un gioco di attrazione verso un’istituzione che non vuole essere considerata tale, ossia ingessata e ostica, bensì aperta a tutti. E il Museo di Reggio, il Museo dei Bronzi come lo chiamano i tantissimi, entusiasti, visitatori, contiene tante e tali meraviglie che ogni visita riesce a diventare un’avventura nuova, una scoperta continua. E il merito, occorre ribadirlo, è tutto del direttore Malacrino che ha trovato uno staff capace e collaborativo che si è lasciato coinvolgere dal suo entusiasmo e con il quale, amabilmente e con l’umiltà dei grandi uomini, condivide sempre gli onori e i riconoscimenti.

Tanti gli apprezzamenti raccolti dal direttore Malacrino per la riconferma nell’incarico. Il prof. Pasquale Amato, spesso relatore delle Notti del MArRC, ha sottolineato che «mai conferma è stata strameritata quanto la sua. Ha lavorato sodo e benissimo. Ha aperto il grande museo voluto da Paolo Orsi al territorio, ne ha valorizzato tanti reperti che giacevano negli scantinati da decenni. Ha creato un vero e proprio circuito virtuoso con le altre strutture museali del Sud, dell’Italia e dell’estero».

Il presidente del Consiglio regionale Nicola Irto ha commentato positivamente l’avvio delle procedure per la conferma di Carmelo Malacrino alla guida del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria: «Sotto la guida del suo attuale direttore, il MArRC ha conosciuto una stagione di notevole crescita sia in termini quantitativi, in relazione all’incremento del numero dei visitatori, sia sotto il profilo della qualità dell’offerta. Oggi il museo non propone soltanto i tesori inestimabili, a cominciare dai Bronzi di Riace, delle esposizioni permanenti ma si distingue per la varietà delle mostre temporanee che catturano l’attenzione di tantissimi appassionati d’arte e archeologia. Larga parte del merito dello sviluppo di Palazzo Piacentini si deve proprio alla competenza di Malacrino, che ha saputo coniugare passione autentica per il suo lavoro e capacità manageriali che lo collocano tra i più apprezzati direttori in Italia. Auspico – conclude Irto – che i prossimi quattro anni siano forieri di uno sviluppo altrettanto importante dell’attività del Museo Archeologico Nazionale di Reggio».​

Parole di apprezzamento e di compiacimento sono arrivate anche dal sindaco di Reggio Giuseppe Falcomatà e dall’assessore alla Valorizzazione del Patrimonio Storico e Culturale Irene Calabrò: «Esprimiamo – hanno detto –  le più vive felicitazioni per la decisione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali di avviare la procedura per il rinnovo del Direttore del Museo Archelogico Nazionale di Reggio Calabria Carmelo Malacrino. In questi anni il Direttore Malacrino ha saputo dimostrare tutto il suo valore, la sua competenza, la sua passione, le straordinarie capacità professionali, mettendole al servizio di una struttura come il Museo Archeologico di Reggio Calabria che dopo la ristrutturazione e la riapertura, con il tesoro dei Bronzi di Riace, ha fatto passi da gigante, registrando numeri da record nel panorama museale italiano e trainando anche il flusso dell’offerta turistica dell’intera Città Metropolitana. Al Direttore Malacrino un grande in bocca al lupo ed auguri di buon lavoro per il proseguo della sua attività alla guida del Marrc. Siamo certi che la sua riconferma sia il presupposto per una fase di ulteriore crescita per quella che è ormai a tutti gli effetti una delle più importanti strutture museali italiane». (s)

Don Antonio Tarzia, 50 anni di sacerdozio nel segno della cultura

Don Antonio Tarzia, di Amaroni, ormai da tantissimi anni milanese d’adozione, ha festeggiato nella sua città i 50 anni di sacerdozio, con una solenne messa di ringraziamento presieduta dall’arcivescovo di Catanzaro-Squillace mons. Vincenzo Bertolone. Alla funzione religiosa hanno preso parte anche l’arcivescovo emerito Antonio Cantisani, il vescovo di Oppido-Palmi mons. Francesco Milito, il parroco Antonio Scicchitano e il superiore generale dei Padri missionari dell’evangelizzazione padre Rocco Spagnolo, con diversi parroci della diocesi.

Non solo sacerdote, ma anche giornalista, è un grande protagonista della cultura, nel segno di una profonda fede. Don Tarzia, fondatore del Centro culturale Cassiodoro, è da oltre mezzo secolo al centro dell’informazione religiosa e della divulgazione culturale: già condirettore di Famiglia Cristiana, ideatore di Jesus e del Giornalino, nonchè direttore generale delle edizioni San Paolo, ha curato moltissime pubblicazioni per le Paoline, lasciando un’impronta inconfondibile sui best seller firmati da Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco editi da San Paolo e distribuiti in centinaia di migliaia di copie con Famiglia Cristiana.

Don Tarzia è un calabrese fiero delle sue origini e con l’associazione Cassiodoro (e il relativo prestigioso omonimo riconoscimento che ogni hanno segnala e premia protagonisti del mondo culturale non solo calabrese) si è sempre distinto per l’impegno riservato alla sua terra e alla valorizzazione dell’opera di Cassiodoro, una eccelsa figura di cui la Calabria non ha ancora pienamente raccolto la grandezza e il profondo valore delle sue iniziative legate a Squillace. In questo senso è ammirevole l’impegno di don Tarzia per coinvolgere le scuole nello studio e nella conoscenza del Vivarium di Cassiodoro e della vasta eredità culturale da esso tramandata.

Una doppia festa, dunque, non solo per i 50 anni di fede cristiana, ma anche per l’instancabile opera di sensibilizzazione e di promozione di Cassiodoro e di Squillace (la città gli ha conferito insieme con Amaroni la cittadinanza onoraria), alla quale hanno preso parte il presidente regionale della Commissione antimafia Arturo Bova, l’ex presidente della Regione Guido Rhodio e i sindaci di Amaroni Gino Ruggiero e di Squillace Pasquale Muccari. Auguri monsignore. (s)

Patrizia Nardi, responsabile del Comitato scientifico Unesco

Il nome di Patrizia Nardi è molto conosciuto tra gli addetti ai lavori per l’intensa attività culturale che l’ex assessore al Comune di Reggio ha svolto e svolge tutt’ora. Reggina, orgogliosamente calabrese, Patrizia Nardi ha appena ricevuto il prestigioso incarico UNESCO di responsabile del CSICH – Comitato scientifico per il Patrimonio culturale immateriale per la sua costituzione.

La nomina è stata assegnata presso l’Università Roma Tre nel corso dell’assemblea nazionale di ICOMOS Italia – International Council On Monuments and Sites, organizzazione non governativa associata all’UNESCO. Un impegno che l’eccellente Patrizia porterà avanti con l’usuale determinazione e la sua straordinaria competenza in ambito culturale.

ICOMOS

Su FB, la Nardi ha voluto esprimere la sua felicità e la soddisfazione per l’importante riconoscimento. «Una novità assoluta negli obiettivi ICOMOS – ha scritto – e una bella prospettiva in favore di questo aspetto del patrimonio culturale italiano a me molto caro, che si avvarrà delle competenze di alte professionalità del settore. Ringrazio il Presidente Pietro Laureano, il Consiglio direttivo e l’Assemblea dei soci, Rosa Anna Genovese coordinatrice dei Comitati Scientifici di Icomos Italia».

«Ringrazio molto “la squadra” con la quale condividerò quella che immagino come una bellissima esperienza: Maurizio DiStefano, che mi ha incoraggiata in questa nuova sfida, che sarà italiana e internazionale; Luca Fabbri, Gianni BonazziMaria Grazia Bellisario Teresa Coletta, Olimpia Niglio, Francesco Calabrò , Carmen De Luca e tutti i colleghi soci che risponderanno alla call interna. Ringrazio l’Associazione Delle Fondazioni Universitarie Italiane e la Fondazione Gabriele D’Annunzio nella persona di Luigi Capasso, che sosterrà il lavoro del Comitato. E Francisco Javier López Morales, che seguirà i nostri passi». Complimenti da tutta la Calabria! (rrm)

Bruno Nardo, luminare vibonese, da Bologna a Cosenza come primario

Un “ritorno a casa” di un’eccellenza della chirurgia che non può che far piacere: il prof. Bruno Nardo, vibonese, già al Policlinico Universitario Sant’Orsola di Bologna, torna da primario a Cosenza, all’Unità Operativa di Chirurgia Generale “Falcone”. È un doppio ritorno, in realtà, perché a Cosenza tra il 2007 e il 2012 aveva diretto la Chirurgia Epatico-Bilio-Pancreatica inaugurando una felice stagione dei trapianti di rene nell’ospedale bruzio, e poi perché un calabrese di valore torna a offrire le sue competenze e la sua altissima capacità nella terra che l’ha visto nascere.

Il prof. Nardò è uno dei più valenti chirurghi specializzati nel trapianto di fegato. Il suo curriculum, del resto, è di tutto rispetto: si è laureato in Medicina e Chirurgia nel luglio 1985 con 110/110 e Lode, con una tesi su “Il trapianto di fegato: studio per un progetto di attività clinica a Bologna”, (Relatore il Prof. Antonino Cavallari), presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Bologna e nel 1990 ha conseguito la Specializzazione in Chirurgia Generale, nella III Scuola di Specializzazione (Direttore Prof. G. Gozzetti), dell’Università degli Studi di Bologna, con voti 70/70 e lode, discutendo la tesi “Il trapianto ortotopico di fegato per epatite fulminante” (Relatore lo stesso Prof. Gozzetti), ritenuta degna di pubblicazione da parte della commissione di esame. Nel 1994 ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Fisiopatologia sperimentale e clinica, nell’Università di Bologna con una tesi su “Lo xenotrapianto di fegato: dalle premesse sperimentali alla realizzazione clinica” (Coordinatore Prof. C. Franzini). Durante il periodo del dottorato di ricerca si è recato a Pittsburgh (USA), dove ha frequentato,in qualità di “Research Fellow”, il Department of Transplant Surgery, diretto dal Prof. Te Starzl, pioniere del trapianto di fegato, partecipando all’attività clinica e sperimentale. Alla fine del dottorato, ha frequentato il Department of Surgery, dell’University of Dundee, diretto dal Prof. A. Cushieri, grazie ad una “EuropeanSurgicalFellowship” conferitagli dal British Journal of SurgerySociety Ltd., sulla base di una graduatoria europea di merito. Durante il suo stage all’estero come “Clinical Fellow” ha partecipato all’attività clinica e di sala operatoria, con particolare riferimento all’acquisizione delle tecniche di chirurgia epato-biliare per via laparoscopica. Dopo il dottorato ha conseguito una borsa post-dottorato di ricerca (biennale) su “Immunologia clinica” nell’Istituto di Clinica Chirurgica II del S. Orsola di Bologna, dove poi ha maturato fino alle scorse settimane elevati risultati nel campo della chirurgia e della medicina interna. Ricchissimo anche il curriculum delle attività accademiche.

È sua una tecnica nuova di chirurgia mini-invasiva mediante robot per il trattamento di tumori del fegato, avviata in collaboarzione con il Dipartimento di Farmacia e Scienze della Salute dell’Unical. Insomma, bentornato a casa, prof. Nardo. Un diletto figlio di Calabria da accogliere a braccia aperte. (rrm)

Gianvito Casadonte, “re” di Taormina Film Festival

Per il secondo anno consecutivo, il “nostro” (è di Montepaone, CZ) Gianvito Casadonte firma la direzione del Taormina Film Festival. Una gran bella soddisfazione, non solo per il ragazzo che sognava il cinema e ha fatto diventare realtà i suoi desideri, ma anche per tutta la Calabria. Gianvito è anche Sovrintendente del Teatro Politeama di Catanzaro, intitolato all’indimenticabile Mario Foglietti, è critico cinematografico, direttore del Premio Rotella alla Biennale di Venezia, nonché anima centrale del Magna Graecia Film Festival che il 27 luglio ritorna a Catanzaro Lido con un ricchissimo parterre di ospiti eccezionali, ed è, oltretutto, un gran simpatico. Difficile non apprezzarlo e sperare di ritrovarselo amico. Ma non fatevi ingannare dal sorriso e dall’affabilità: sul lavoro è un professionista indiscutibile, serio, pignolo e preciso, come solo i grandi organizzatori sanno essere.

La sua voglia di arrivare mostra tutta la determinazione dei calabresi e  lui, da buon catanzarese, sa dominare i sentimenti per farli esplodere al momento giusto, sempre in condivisione con gli altri. La sua regola è coinvolgere tutti, fare squadra, senza protagonismi inutili. Il MGFF (il festival Magna Graecia) riservato alle opere prime e seconde è una sua invenzione che è cresciuta nel tempo fino a far diventare il capoluogo regionale un punto di riferimento fondamentale per il cinema di tutto il mondo. E il cartellone del Politeama non è da meno: la prima stagione sinfonica, tanto per dire, da lui voluta con la direzione del talentuosissimo Filippo Arlia (altro grandissimo orgoglio della Calabria) ha mostrato la capacità di Catanzaro di proporsi come capitale culturale ad ampio respiro.

Merito di Gianvito che, domani 30 giugno, a Taormina, farà ancora una volta sentire il suo grande cuore calabrese battere con l’orgoglio di chi, con sacrificio, umiltà e competenza, sa mostrare il suo talento e le sue capacità organizzative. Il successo di Taormina Film Fest, non l’abbiano a male i siciliani, è anche il successo della Calabria che sa affermarsi e farsi apprezzare, meritoriamente, in ogni parte del mondo. (s)