L’addio alla cattedra di Franco Cimino, un prof speciale da tenere d’occhio

Il prof. Franco Cimino, docente di Filosofia e Scienze Umane al Liceo Fermi di Catanzaro Lido è un docente speciale, di quelli che non smettono mai di insegnare, meno che meno davanti all’arrivo della pensione. Così, per l’ultima lezione, prima della quiescenza, ha voluto concludere la sua carriera, oltremodo brillante,  – su proposta della dirigente scolastica Rita Agosto – all’Auditorium Scopelliti della scuola dove ha insegnato per tanti anni. Una sede prestigiosa per un pubblico più ampio delle sue abituali classi: sono accorsi in tanti ad ascoltarlo e ad apprezzarlo, come sempre. Tra gli ospiti, l’arcivescovo di Catanzaro mons. Vincenzo Bartolone e l’arcivescovo emerito Antonio Cantisani.

Il suo messaggio ai giovani è pieno di speranza: «Sognate alto e se qualcuno vi dice che perdete tempo non credetegli. Il sogno è la tavola d’argento su cui si scrive l’utopia. La felicità esiste, cercatela, non arrendetevi!». Bellissima e intensa la sua “ultima” (ma solo per l’istituto) lezione: «La scuola, davanti a questa società rappresentativa di un mondo rovesciato, debba insegnare l’amore come terra di orientamento di tutta la sua attività. Essa è una forza che si libera, libera le persone dall’egoismo, dalla vanità, dal possesso delle cose e dalle loro prigioni, ossia l’ignoranza, la cattiveria, gli inganni generali. Si muove verso la bellezza senza limiti di spazio e di tempo, dando contenuto e motore alle parole che si dicono».

Franco Cimino
Il prof. Franco Cimino circondato dai suoi libri

Il prof. Cimino, visibilmente emozionato, ha detto grazie ai suoi studenti con le parole alle quali li ha abituati. «Ragazzi miei e ragazze mie – ha detto il prof. Cimino – che rappresentate oggi tutti gli alunni che ho avuto l’onore di incontrare in quarantacinque anni di attività, io vi ho amato tutti, uno per uno, allo stesso modo. Grazie per quello che mi avete donato, per quello che mi avete insegnato. Se sono riuscito ad essere un buon professore è solo merito vostro. Si è davvero professori quando insegnando si impara. E se sono stato un buon padre per Francesca e Ludovica lo devo anche a voi. Sono stato un uomo fortunato, dalla vita e dall’amore ho avuto due figlie bellissime, e dalla vita e per amore ho avuto il dono di stare con voi, i ragazzi e le ragazze più belli del mondo. Quanta bellezza nei vostri occhi. In essi c’è il mare, celesti o grigi, a secondo di come state in quel momento. In essi ho visto il cielo con il sole, la luna o le stelle, ma l’ho visto anche con il temporale perché dentro di voi c’era il dolore. Ho visto il vento muovere capelli e pensieri belli. Ho visto gli occhi di mia madre e la sensazione di mio padre e di chi non c’è più. Ho ritrovato gli occhi miei da ragazzo che hanno pianto di dolore, di nostalgia, ma anche per la bellezza goduta. Ho visto le vette più alte delle montagne con i vostri sogni e la vostra voglia di volare. Oggi vi dico ancora una volta ragazze e ragazzi miei sognate alto e se qualcuno vi dice che perdete tempo non credetegli. Il sogno è la tavola d’argento su cui si scrive l’utopia. E se vi diranno che l’utopia non esiste, che non si potrà mai realizzare, non dategli retta, non è vero, vogliono che restiate passivi e non cambiate il mondo. Vi diranno la stessa cosa della felicità, ma non è vero. La felicità esiste e dovrete avere sempre la forza di cercarla. Non arrendetevi mai, non conformatevi mai. Vestitevi sempre del vostro abito più bello, che siete voi, la vostra persona. Grazie di cuore, vi bacio uno per uno e non vi dico addio perché noi ci incontreremo sempre, ogni qualvolta in cui voi sognerete ed io sognerò, ogni qualvolta in cui voi sentirete d’amare ed io amerò, ogni qual volta in cui vi sentirete di battervi per realizzare l’amore in questo mondo io sarò con voi, e in quel punto esatto dove il mare e il sole si uniscono noi li ci troveremo e saremo insieme per sempre, felici di esserci amati e di amare ancora».

E rivolgendosi ai colleghi il prof. Cimino ha voluto sottolineare il ruolo degli insegnanti: «La scuola siamo pure noi perché troviamo la giovinezza negli alunni, nutrendoci del loro entusiasmo, strappando dal loro cuore i loro battiti per infonderli nel nostro petto. Dobbiamo mettere al centro i ragazzi perché sono l’essenza del nostro mestiere».

Lo scrittore Felice Foresta ha così scritto sull’addio alla cattedra dell’amico prof. Franco Cimino: «Ci sono cattedre da cui non impareremo nulla. E ce ne sono altre che, anche quando saranno vuote, continueranno a parlarci. Si faranno crocevia di parole ormai in disuso, come quelle ascoltate oggi durante l’ultima lezione a scuola di un mio amico, amore, bellezza, politica e utopia. Parole sconfinate e senza governo. E, ancora, ci sono cattedre che si faranno crociere dei sogni dei ragazzi che siamo stati e che saremo. Anche di quelli che non hanno avuto in dono le stille di cuore di un professore visionario, innamorato della vita e dell’amore». (rcz)

Carmela, chef reggina della pizza, tra i primi 10 pizzaioli al mondo

Si chiama Carmela Cannizzaro, è nata a Villa San Giovanni (RC) ed è una chef della pizza a Campo Calabro (da Gennaro). Adesso è una dei dieci pizzaioli più apprezzati al mondo: ai campionati mondiali di pizza, che si sono svolti ad aprile a Parma, con la partecipazione di 38 Paesi, ha conquistato il sesto posto tra i primi dieci migliori pizzaioli del mondo (erano 800 a contendersi le prime posizioni). La pizza che l’ha fatta trionfare si chiama “Dolceacqua”, ispirata all’omonimo borgo ligure ai confini della Francia che l’ha colpita in modo particolare nel corso di una vacanza.

Pizza Dolceacqua
La pizza Dolceacqua di Carmela Cannizzaro

Gli ingredienti di questa prelibatezza che ha conquistato i palati di una rigorosissima ed esigente giuria sono: noci, pere caramellate, cannella e chiodi di garofano, petto di anatra scottato in padella, formaggio a pasta morbida vaccino, foie gras con una manciata di granella di noci. Una pizza decisamente “impegnativa”, ma non meno apprezzata è stata quella  presentata come “Fata Morgana”nella categoria “in teglia” (11° posto) dove prevalgono su tutto il bergamotto, il pesce spada e la cipolla di Tropea. Gusti mediterranei, ma soprattutto inconfondibili sapori calabresi, che rivelano il grande amore per la sua terra di un’autentica figlia di Calabria. (rrm)

 

Il video dei segreti di Carmela:

Posted by Da Gennaro on Tuesday, 10 April 2018

 

Giorgia Gatto, giovanissima reggina, astro della danza, un talento naturale

Ha appena 10 anni, Giorgia Gatto, la piccola ballerina di Reggio che ha trionfato nella trasmissione televisiva di Milly Carlucci Ballando on the Road. Ha conquistato i giudici di Ballando con le stelle ed è diventata subito una stella  per milioni di spettatori e, naturalmente, per tutti i calabresi. Alleiva di Pasqualina Iacopino del Centro di Formazione Danza Arabesque, Giorgia Gatto ha, in realtà, già conquistato numerosi riconoscimenti, anche pretsigiosi, in concorsi nazionali.

Il sindaco metropolitano di Reggio Giuseppe Falcomatà si è voluto congratulare con la piccola Giorgia con un messaggio di felicitazioni, in cui traspare l’orgoglio dei reggini. «Forti emozioni e grande orgoglio – ha detto Falcomatà – sono le suggestioni che ci ha regalato la piccola Giorgia Gatto, con la sua grinta e il suo talento, partecipando e vincendo Ballando on the road», in onda in prima serata, su Rai Uno. «Sono particolarmente lieto che il nome della nostra città sia tenuto alto da un talento come la piccola Giorgia che, seppur molto giovane, ha dimostrato determinazione, abilità, ambizione, passione per lo sport, offrendoci un bel momento di televisione ed entrando nelle case di moltissimi italiani. Una soddisfazione che, quando arriva dai giovani, inorgoglisce ancora di più. Una eccellenza, senza alcun dubbio, riconosciuta da esperti di fama internazionale, segno tangibile che Reggio è una città in cui esiste un fermento culturale vivo e fattivo, e che c’è chi tiene vivo questo fermento come, nel caso specifico, il Centro Formazione Danza Arabesque di Pasqualina Iacopino. Il messaggio che parte dalla nostra amata terra – conclude Falcomatà – è un messaggio positivo, di impegno e determinazione, che ripaga i sacrifici di genitori attenti, che assecondano le inclinazioni dei propri figli, favorendo lo sviluppo di attitudini che non devono restare sopite ma meritano l’attenzione del grande pubblico». (rrm)

Minella Chilà, reggina, presidente provinciale del PD a Trento

Si chiama Minella Chilà, reggina di nascita, funzionaria del Ministero dell’Interno, da anni a Trento, è diventata presidente del Partito Democratico del Trentino. Un traguardo importante e impegnativo, che vede ancora una volta i calabresi mostrare capacità e tenacia, al servizio del Paese.

Una reggina – ha commentato il capogruppo PD al Comune di Reggio Antonino Castorina – che opera e lavora da anni sul territorio e che si è distinta per umanità, dedizione ed attività politica all’interno del PD. Il risultato ottenuto dalla Chilà, che sarà adesso chiamata a presiedere l’Assemblea Provinciale di Trento, non può non riempirci di orgoglio nel vedere un’altra nostra concittadina assurgere alle cronache grazie all’impegno e al duro lavoro profuso in questi anni. Un risultato che vogliamo sottolineare con un vivo apprezzamento per quanto sin qui svolto e un immenso in bocca al lupo per il duro compito che certamente Minella Chilà, interpreterà con la tenacia e il garbo che da sempre la contraddistinguono nel suo operato. Apprezzata militante prima e dirigente poi, Minella ha sempre avuto un ruolo attivo all’interno del Partito Democratico altoatesino. Rinnoviamo  – ha detto Castorina – la nostra più viva e sincera soddisfazione per la recente nomina e l’augurio di un cammino ricco di soddisfazioni e risultati per la nostra concittadina Minella Chilà».

Francesca Prestia, la cantastorie della Calabria

Francesca Prestia è l’unica cantastorie della Calabria, un’artista straordinaria, che ama il canto popolare e costruisce canzoni e ballate indimenticabili, composte anche in grecanico e arbëreshe. Particolarmente toccante la sua Ballata di Riace dedicata a Mimì Lucano, il sindaco simbolo dell’integrazione.

«Riace, Riace, dai non mollare, ce la puoi fare, dobbiamo continuare» ripete nella sua ballata Francesca Prestia riuscendo a interpretare il sentimento comune di tutti i calabresi. “Ce la puoi fare, dobbiamo continuare” è un incitamento a resistere che non è rivolto solo a Riace, la Riace di Mimmo Lucano che l’Europa esalta e l’Italia denigra, ma è, sotto sotto, un vigoroso appello ai calabresi, alla Calabria che c’è e che crede al suo riscatto, alla sua crescita, al futuro dei suoi giovani. Diplomata in flauto traverso e in Musicoterapia, Francesca Prestia si è laureata al DAMS.

È un orgoglio della Calabria che coltiva e produce talenti. Il suo successo è un tributo continuo alla terra che le ha dato i natali, una Calabria fiera e orgogliosa dei suoi figli migliori di cui Francesca è una preziosa rappresentante. E i calabresi l’adorano.

Eccola nell’intervista rilasciata a Calabria.Live.

 

Francesca Prestia

 

Il video

 

 

 

Il video della Ballata di Riace

Pasquale Laurito, di Lungro, decano della Stampa Parlamentare

Il giornalista calabrese Pasquale Laurito è il decano dell’Associazione Stampa Parlamentare. 92 anni portati con leggerezza e allegria, Laurito è l’inventore della Velina rossa, apprezzato foglio quotidiano d’informazione parlamentare. Un calabrese-arberëshe di cui andare orgogliosi. Ecco un ritratto a tutto tondo da parte di chi lo conosce bene.

di MARIO NANNI – ‘’Suaviter in modo, fortiter in re’’ ( per tradurre alla buona: garbatamente nei modi, tenacemente nella sostanza). Pasquale Laurito, che conosce bene il latino, che ha una profonda cultura classica, ed è capace di tradurre all’impronta un libro scritto nella lingua di Cicerone, saprà forse riconoscersi in questo ritratto ispirato al noto detto latino. E saprà certamente che viene citata come regola di condotta della Compagnia di Gesù. Poiché s’intende anche di storia religiosa.

Quante volte, lui nato a Lungro, in provincia di Cosenza, mi ha parlato delle tradizioni religiose del suo paese, sede dell’Eparchia bizantina, che raccoglie sotto la propria giurisdizione tutte le comunità albanesi continentali che hanno conservato il rito bizantino!

Chi ha avuto negli anni passati, e anche ora ha che fare con l’autore della quotidiana ‘’Velina rossa’’, riconoscerà a Pasquale alcuni tratti che lo contraddistinguono: il garbo, la dolcezza, l’urbanità e la signorilità dei modi; e la passione, la tenacia, finanche la forte ostinazione nel sostenere e difendere le sue idee. Con lui le dispute molto spesso si risolvono in una rassegnata quanto docile resa dell’interlocutore, alla fine anche piacevolmente ‘’stremato’’ dalla dovizia degli argomenti, dei riferimenti storici con nomi e date, sciorinati con naturalezza da Pasquale.

La sua velina – che egli detta a un volenteroso collaboratore durante l’ora di pranzo – oltre che per le sue analisi politiche, spesso colpisce per il ricorso frequente a veri e propri tormentoni polemici, in cui prende periodicamente di mira altissimi personaggi politici. Non lesinando anche colorite e pittoresche definizioni.  Colorite ma non volgari, e comunque puntualmente ancorate a ricordi storici, precedenti politici, raccontati da Pasquale con la sua nota generosità nel dispensare il suo sapere, con quel suo atteggiamento naturalmente dimesso e disarmante.

Senza ostentazione, quindi. L’essere schivo e modesto, è infatti un altro aspetto sorprendente della sua personalità. Nessuna spocchia intellettualistica, nessuna vanagloria culturale, ma semplicemente un suo spontaneo manifestarsi nelle occasioni che si presentano. Non ha mai parlato, per esempio, dei suoi giovanili trascorsi cinematografici, e in film non di registucoli ma di firme prestigiose: per esempio, Mauro Bolognini.

Avrei tanti aneddoti da raccontare ma mi limiterò ad alcuni. Un giorno, lavoravamo allo stesso tavolo nella sala stampa della Camera, mi presentai con un libro in francese che avevo appena acquistato: era un bella edizione in folio dei diari dei fratelli Goncourt, un affresco della Parigi salottiera del 1800, con i suoi personaggi e i suoi coloriti pettegolezzi. Appena Pasquale lo vide, mi chiese un attimo di consultarlo. In un minuto cercò e trovò un aneddoto (ora non ricordo quale) e mi mostrò la pagina; e poi me lo raccontò in italiano (evidentemente sapeva leggere anche il francese).

Quando chiedevano le ferie, i giornalisti dell’Ansa, come tutti del resto, dovevano compilare un modulo e indicare l’indirizzo della vacanza. Dovevano insomma dare la reperibilità in caso di emergenza. Allora non c’erano i telefoni cellulari. Cosa scrisse una volta Pasquale alla voce ‘’indirizzo’’? ‘’Mare Nostrum’’. Non era una bravata, non era uno sfottò. Pasquale passava le ferie in barca, nel mar Mediterraneo!

Una sera venne a trovarmi in sala stampa una direttrice d’orchestra (sono pochissime in Italia); sapendo che Pasquale era non solo amante dell’opera ma un vero e proprio intenditore, lo presentai alla signora. Si misero a conversare su Puccini, e cominciarono a disputare amabilmente su un punto: l’ampiezza e il tipo di ‘’concertato’’ nella Tosca. Laurito dissentiva dalla signora, ma con garbo, con quel suo tipico sorriso di chi pare voglia dire: vorrei tanto darti ragione, ma non posso.

Sapeva bene che io avevo un fratello direttore del teatro dell’Opera di Roma, ma la sua riservatezza e ritrosia lo hanno sempre dissuaso dal chiedermi di procurargli qualche biglietto. Eppure tra noi c’era molta confidenza. Ma lui non lo ha mai fatto, aveva il suo abbonamento.

Ho avuto Pasquale tra i redattori nella redazione politica e parlamentare. Un soldato semplice, senza gradi, ma che soldato! Lui seguiva il Pci, era l’informatore e il punto di riferimento anche per i colleghi della carta stampata. Tornava dai comitati centrali con una massa di appunti. Non ha mai amato la macchina per scrivere, men che meno il computer. Personalmente non l’ho mai visto ticchettare sui tasti. Le riunioni del Comitato centrale, si sa, duravano molte ore, a volte tutta la giornata, salvo breve intervallo. E bisognava fare i resoconti del CC, dei discorsi di Berlinguer, Pajetta, Amendola, Ingrao, Natta, Chiaromonte, Occhetto, poi D’Alema, Veltroni. Le agenzie, e ancor di più l’ANSA quale Numero Uno, riservava ovviamente a queste riunioni molti ‘’lanci’’.

Come si muoveva Pasquale? Scriveva i pezzi? Metteva sul tavolo fogli sparsi. Di solito si preparava scrivendo con la penna un breve attacco, quattro o cinque righe, perlopiù un virgolettato seguito da: ‘’lo ha affermato il segretario durante i lavori del Comitato Centrale’’. Ma spesso, quando era alla quinta riga, diceva al dimafonista (che raccoglieva e trascriveva via telefono gli articoli dettati dai giornalisti): no, non mi piace, cancella, ricominciamo da capo. Come tutti gli uomini di cultura, Pasquale è un perfezionista. Ma il perfezionismo, per un giornalista d’agenzia che deve scrivere sotto l’incalzare dei minuti e talvolta dei secondi, può essere una delizia ma più spesso si rivela una croce.

Pasquale è stato sempre molto amato, e anche i dimafonisti lo stimavano e gli erano affezionati. E quindi portavano pazienza. Ma una volta il capo dei dimafonisti mi fece riservatamente una telefonata garbata e un po’ apprensiva: in sostanza mi pregò di sollecitare Pasquale a mettere per iscritto una parte più lunga, e non solo poche righe dell’intero resoconto, prima di mettersi a dettare a braccio. Ma da dove nasceva il problema? Dal fatto che, fino all’avvento dei computer, tutti i giornalisti di solito dettavano a braccio la notizia. Alcuni anche il servizio. I dimafonisti erano pochi, quindi si creava la fila, e il tempo che si prendeva Pasquale finiva con il rallentare tutto il lavoro dell’ufficio dimafoni. Questo episodio, che dà un’idea di com’erano i mezzi di trasmissione solo pochi decenni or sono, lo racconto per la prima volta né ho mai riferito a Pasquale quella telefonata. Mi bastò, per risolvere in gran parte il problema, consigliargli bonariamente di scrivere testi più lunghi prima di dettare a braccio. E lui acconsentì.

Del resto, è stato un redattore disciplinatissimo e molto collaborativo, non trovava disagevole avere per capo redattore un collega di qualche lustro più giovane di lui. Con Pasquale si è lavorato con molto piacere. E con quanti successi! Quante volte accorreva dal Transatlantico e mi diceva: manda qualcuno, c’è Craxi che parla con i giornalisti, c’è D’Alema che sta facendo una dichiarazione. Oppure era lui stesso a portarci dichiarazioni, notizie, indiscrezioni che aveva raccolto, in quel luogo che viene chiamato dei ‘’Passi perduti’’, dove i giornalisti parlamentari perdevano forse i passi ma non il tempo: qualcosa, come avviene a pesca, sempre si riusciva a raccogliere.

Quando è arrivato il tempo della pensione, chiesi e ottenni senza problemi dal Direttore (Bruno Caselli era subentrato al professor Sergio Lepri, lo storico direttore che ha fatto grande l’ANSA, e che con giovanile entusiasmo continua a dispensare dal suo sito perle di esperienza e di insegnamenti professionali a varie generazioni di giornalisti) che Pasquale restasse nella famiglia della redazione politico-parlamentare. Come informatore, come antenna nel campo politico.

E da questa sua collaborazione di informatore, scaturì un altro episodio, l’ultimo che mi accingo a raccontare. Un giorno, mi pare fossimo nell’imminenza delle elezioni del 1996, Pasquale mi diede una ‘’dritta’’ che io passai alla redazione di Palermo tramite l’Ufficio centrale dell’Ansa. L’indiscrezione aveva che fare con le dichiarazioni di un pentito che aveva parlato di Dell’Utri e Berlusconi. La redazione di Palermo scrisse una notizia in forma dubitativa, condita di condizionali. Ma ciò bastò al Ros (raggruppamento operativo speciale dei Carabinieri) per indagare; chiamò l’Ansa, domandò come fosse nata la notizia, il vice direttore (pace all’anima sua) si lavò le mani e indicò me come il punto di partenza. Fui convocato in via Salaria, dov’era la sede del Ros, e dove mi aspettava un capitano dei Carabinieri che aveva all’apparenza modi e aspetto di diplomatico.

Mi accolse infatti con molta cordialità. Poi, alternando toni melliflui a lusinghe e accenti vagamente intimidatori, mi fece praticamente un interrogatorio da inquisitore come in un romanzo di Dostoevskij : un paio d’ore, intervallate da osservazioni compiaciute sulla’’ musicalità della cadenza salentina’’ e da un caffè al bar ; e in mezzo la domanda ritornello: chi le ha dato la soffiata?

Io non rivelai naturalmente la fonte, nonostante l’insistenza del capitano. A parte l’ovvio vincolo deontologico: se avessi fatto il nome di Pasquale, e fosse stato convocato, oltre a fargli una mascalzonata, gli avrei procurato – conoscendo il suo animo delicato e anche un po’ apprensivo– un grande imbarazzo. E forse si sarebbe sentito tradito e deluso. E ne avrebbe avuto tutte le ragioni. Neanche di questo ho fatto mai parola a lui; il non parlargliene per me era anche un modo di mostrargli affetto. Un affetto per la verità ricambiato negli anni e ancora oggi calorosamente presente tutte le volte che ci reincontriamo a Montecitorio. (mn)

Milly Tucci, grande manager, dalla Calabria International Visitor negli Stati Uniti

Filomena Tucci, più conosciuta come Milly, è una giovane manager di successo, nonché autrice di saggi e organizzatrice di eventi che valorizzano le risorse calabresi e femminili. In questi giorni è negli Stati Uniti per l’International Visitor Leadership program, una grande opportunità per conoscere e farsi conoscere.

Milly Tucci
Milly Tucci

L’IVLP è un programma nato nel 1940 per “promuovere una migliore comprensione degli Stati Uniti in altri paesi e aumentare la comprensione reciproca tra il popolo degli Stati Uniti e il popolo di altri paesi”.
L’intuizione del Dipartimento di Stato americano è da anni, mediante la partecipazione all’IVLP, quella di offrire a leader internazionali attuali ed emergenti di vari settori dall’impresa, ai media, dall’arte, alla politica l’opportunità di sperimentare la ricchezza e la diversità della vita politica, economica, sociale e culturale ‘a stelle e strisce’ attraverso scambi progettati nel dettaglio che riflettono gli interessi politici dei partecipanti e gli obiettivi di diplomazia del governo degli Stati Uniti. Una diplomazia “from people to people” capace di costruire una rete di contatti e un dialogo schietto e senza filtri nei rapporti transatlantici. In passato vi hanno partecipato tra gli altri: Tony Blair, Nicolas Sarkozy, Giovanni Falcone, Sergio Mattarella e molti altri. Un viaggio attraverso l’America delle istituzioni di Washington Dc passando per Boston, Seattle, Texas. 

Milly rappresenta la Calabria migliore, quella che sa farsi valere e apprezzare. «Tre – ha detto – sono le mie tre sfide per questa missione prestigiosa! Cambiare la percezione dell’immagine del Sud. Connettere centri di innovazione italiani con Usa e con altri innovation hub del mondo. Attrarre investitori nel Sud Italia!»

Armando Grillo, di Vibo Valentia, fotografo di moda per Vogue

Passione, competenza e creatività: le doti che lo hanno portato sempre più in alto: il vibonese Armando Grillo è entrato a far parte del gruppo dei fotografi di moda di Vogue, tra la più prestigiose riviste fashion del mondo.

Maison Dior
L’invito riservato di Dior per Armando Grillo

39 anni, Armando Grillo ha saputo conquistare un ruolo di primo piano  nella fotografia di moda: una passione tramandata dal padre Franco e condivisa col fratello Vincenzo, anche lui fotografo di moda. La famiglia Grillo ha uno studio fotografico in pieno centro a Vibo, ma la corsa al successo (meritato) e la ricerca di affermazioni professionali ha spinto di due fratelli a mostrare quanto valgono. Così, da oltre dieci anni i due fratelli Grillo non mancano alle più importanti sfilate di moda nelle passerelle di tutto il mondo: Parigi, Milano, Londra e, naturalmente, New York. Uno stile e una tecnica che rendono ogni immagine uno scatto unico, meritevole di copertine e pagine delle più qualificate riviste internazionali di moda, nonché dell’attenzione della Maison che fanno grande la moda e ci tengono ad avere Armando alle loro sfilate. Un traguardo, sulle pagine di Vogue, raggiunto con determinazione e orgoglio, ma sempre con la Calabria nel cuore. (rrm)

Pasquale Amato, con Nosside l’impegno per le minoranze linguistiche

È appena rientrato da Cuba, dove a La Avana ha tenuto una serie di conferenze sul Premio Nosside, orgoglio della Calabria, e le minoranze linguistiche che da oltre trent’anni sono al centro delle iniziative del prestigioso premio di poesia mondiale. Il prof. Pasquale Amato del Premio Nosside è il presidente e fondatore e da 33 anni porta il nome di Reggio in ogni parte del mondo, coinvolgendo soprattutto poeti delle minoranze linguistiche. A Cuba, Amato ha tenuto anche una conferenza in spagnolo su La centralidad mundial de la Habana en la América Hispánica del siglo ‘700  nel 500° anniversario della fondazione della Città. L’evento si è tenuto nel corso della XXVIII Fiera del Libro di Cuba.

Docente all’Università per Stranieri “Dante Alighieri” di Reggio il prof. Amato è uno storico di grande spessore e ha dedicato tutta la vita alla salvaguardia di tradizioni e della memoria storica della città di Reggio. Encomiabile il suo impegno per sostenere la “regginità” dell’agrume principe della Calabria che va sempre indicato come “bergamotto di Reggio Calabria” e, col Premio Nosside, a valorizzare gli autori delle lingue minori.

A Cuba ha portato un po’ di Calabria e della sua cultura, annunciando, tra l’altro, l’imminente pubblicazione dell’antologia Nosside 2019 (Media&Books edizioni) che raccoglie le liriche dei premiati dell’edizione 2017-2018.  (rrm)

Valeria Fortuna, 27 anni di Pizzo. Premiata alla Camera con altri tre laureati calabresi

Ha solo 27 anni e si è laureata a Messina nella magistrale di Consulenza e professione. Valeria Fortuna, giovane promessa calabrese di Pizzo, ha ricevuto alla Camera dei Deputati il prestigioso riconoscimento della Fondazione Italia-Usa, in collaborazione con il Centro Studi Comunicare l’impresa, che la qualifica presso la fondazione e le permetterà di seguire gratuitamente il Master di Marketing, Comunicazione e Made in Italy. Un premio riservato ai neolaureati (Valeria ha conseguito il titolo col massimo dei voti) che si sono distinti nel corso degli studi universitari. La provincia di Vibo Valentia può vantare altri due neolaureati che hanno ricevuto il medesimo riconoscimento: Domenico De Nisi, 26 anni, di Filadelfia, laureatosi in Economia Aziendale e Management all’Unical e Simone Giuseppe Ceravolo, 23 anni di Soriano, anch’egli laureato all’Unical in Economia Aziendale, e lo stesso attestato è stato assegnato a un terzo calabrese, Antonio Virardi, 24 anni, di Rossano, laureatosi in Economia Aziendale all’Unical con 110 e lode

Antonio Virardi, Domenico De Nisi e Simone GIuseppe Ceravolo
Antonio Virardi, Domenico De Nisi e Simone GIuseppe Ceravolo

Tre giovani che si faranno valere e di cui la Calabria, sin d’ora , può essere orgogliosa. L’Amministrazione comunale di Pizzo, attraverso la delegata alle Politiche Giovanili Sharon Fanello ha voluto esprimere il proprio compiacimento e il meritato plauso alla giovane napitina: «Vogliamo complimentarci con Valeria pe rl’importante riconoscimento ottenuto. Questi traguardi sono segnali importanti per tutta la città perché valorizzano e portano agli onori della cronaca le eccellenze che qui vivono e che con impegno studiano e si affermano. Speriamo che Valeria, insieme agli altri ragazzi e ragazze dalla carriera accademica brillante, possano contribuire alla crescita collettiva della nostra comunità».