Premiato a Palermo il giovane ricercatore calabrese Luigi Bennardo con il Research Award

Premiato a Palermo nel corso della ventesima edizione del Congresso Internazionale di Dermatologia dell’Associazione dei Dermatologi della Magna Grecia (ADMG) e dell’Associazione Dermatologica Ionica (ADI) il giovane ricercatore calabrese Luigi Bennardo, allievo del prof. Steven Nisticò dell’Università Magna Graecia di Catanzaro.

Il Congresso, che si è svolto a Palermo, presso il prestigioso Astoria Palace Hotel, è stato organizzato con grande cura dal Presidente prof Steven Nisticò insieme ai dottori Santo Dattola e Fabio Zagni. Il programma scientifico comprendeva una selezione di argomenti proposti da relatori di alto livello italiani e stranieri. L’evento ha compreso alcune sessioni composte da Letture plenarie atte a stimolare la discussione su revisione e aggiornamenti in ambito dermatologico spaziando dalla dermatologia infiammatoria a quella oncologica, infettiva e tropicale, dermatologia pediatrica, immunologia, dermatologia ai tempi del COVID-19 e laserterapia.

Luigi Bennardo e Steven Nisticò
Luigi Bennardo con il prof. Steven Nisticò

Il programma del congresso prevedeva inoltre l’intervento anche dei giovani dermatologi, in particolare degli specializzandi dell’Università degli Studi Magna Graecia di Catanzaro. Al termine del congresso l’azienda DEKA, che da anni si occupa della progettazione e produzione di sistemi laser medicali per la dermatologia, ha deciso di voler premiare e celebrare un giovane dermatologo il dott. Luigi Bennardo, specializzando della Scuola di Dermatologia e Venereologia dell’Università degli Studi Magna Graecia di Catanzaro diretta dal professor Steven Paul Nisticò, come “best young scientist for innovation award 2021”.

Il dott. Luigi Bennardo si è distinto nel corso degli anni per la sua professionalità, per i suoi meriti accademici e per il suo impegno svolto nella comunità scientifica; è infatti autore di più di 50 articoli su riviste scientifiche internazionali di rilievo e collabora con impegno e dedizione a numerosi nuovi studi di ricerca. Il premio è stato consegnato dall’ing. Tiziano Zingoni direttore della ricerca e sviluppo del gruppo El.en di Firenze, leader mondiale di mercato nel settore tecnologico laser in ambito medicale. (rrm)

Alla farmacista calabrese Teresa Caporale il “Gran Premio delle Generazioni”

Prestigioso riconoscimento per la farmacista di Santa Caterina dello Ionio, Teresa Caporale, che ha ricevuto il Gran Premio delle Generazioni, conferito dall’Università delle Generazioni di Agnone del Molise.

La farmacista – che divide il premio con la signora Michela Ferri, proprietaria del bar del porto abbruzzese di Vasto – è stata premiata «per essere punto di riferimento, assai amorevole, delle quattro generazioni familiari, per curare i propri anziani genitori mantendoli nel loro domicilio e nel pieno degli affetti familiari quotidiani e generazionali; per praticare e diffondere i migliori valori etici della tradizione familiare e locale».

E ancora, «per fare della propria Farmacia un sicuro e fidato punto di riferimento umano e sociale per tutte le generazioni della comunità, al di là dei dovuti servizi professionali, già di per sé impegnativi, oltre che utili e spesso determinanti non solo per la salute umana; per essere sempre calma, dolce, sorridente, affettuosa e gentile con tutti fin dall’infanzia; per essere ecologista, adoperandosi per il decoro urbano e il riciclaggio dei rifiuti pure a scopo di beneficienza, per essere animalista cercando di attuare l’armonia francescava tra tutte le creature viventi e la natura». (rmm)

Un parco giochi intitolato a Francesco Samengo

 A Cassano Allo Ionio, in Calabria, il Parco giochi per bambini avrà il suo nome “Parco Francesco Samengo”. La proposta è del sindaco del paese natale dell’ex Presidente di Unicef Italia, Giovanni Papasso, che vuole così rendere onore ad uno dei figli più illustri di Cassano. Nel cuore di Unicef Italia rimane invece forte il ricordo della sua presenza e del suo carisma.

di PINO NANO – Esattamente un anno fa un grave lutto colpiva la grande famiglia di UNICEF-Italia. Il 9 novembre 2020 il Covid si porta via anche Francesco Samengo, Presidente di Unicef Italia, per lunghissimi anni manager di stato ai vertici di consigli di amministrazione e di società di primissimo livello nel panorama dell’economia italiana. Era stato ricoverato all’ospedale Spallanzani per aver contratto il Covid.

“È stato per tutti una guida sicura – scrive l’Unicef dando la notizia della sua scomparsa – un esempio di abnegazione e instancabile costanza, uno sprone a dare sempre il meglio di noi nel perseguire la causa dei diritti dei bambini in Italia e nel mondo. In prima linea nella difesa dei diritti dei bambini e dei giovani in Italia e nel mondo, Francesco Samengo si è sempre distinto per l’enorme sensibilità e la ferma convinzione che realizzare un mondo migliore significhi innanzitutto prendersi cura dei più vulnerabili e indifesi, in particolare i bambini, senza lasciare indietro nessuno. Nei due anni del suo incarico ha guidato l’organizzazione con grande impegno, passione e un’incessante dedizione”.

Tra le dichiarazioni di ricordo più commoventi, in quelle ore, quella dell’allora Capo della Polizia Prefetto Franco Gabrielli che affida alle agenzie di stampa un messaggio di “commossa vicinanza ai familiari e a tutto il comitato Unicef, a cui ci legano anni di consolidato rapporto istituzionale e umano, accomunati da un unico obiettivo per il bene dei più indifesi”.

I funerali – il Presidente Francesco Samengo aveva appena compiuto 81 anni – si sono poi svolti la mattina dell’11 novembre, a Roma, nella Basilica di San Francesco a Ripa in Trastevere, quartiere dove il Presidente dell’Unicef e la sua famiglia ormai vivevano da lunghissimi anni.

Ma è una tragedia dietro l’altra per la famiglia. Venti giorni più tardi, infatti, il 29 novembre 2020, muore anche sua moglie, anche lei ricoverata come lui per Covid all’Ospedale Spallanzani di Roma.

A distanza di un anno esatto dalla sua morte nella Sede istituzionale di Unicef Italia ci ricordano come “Francesco Samengo e l’Unicef fossero in realtà una cosa sola. Sempre, comunque e dovunque”.

Era il 25 luglio del 2018 il giorno in cui Francesco Samengo diventò Presidente di Unicef, eletto dal nuovo Consiglio Direttivo riunitosi per la prima volta a Roma, alla presenza del notaio Vincenzo Lino, e che poi sarebbe dovuto rimanere in carica fino al 2022.

In quella stessa riunione su espresso desiderio di Francesco Samengo Paolo Rozera era stato riconfermato Direttore generale e Carmela Pace nominata Vice Presidente del Comitato. Ma del Consiglio Direttivo, nominato dall’Assemblea lo scorso 7 giugno, fanno parte anche personalità di altissimo valore come Walter Veltroni, Alberto Baban, Eleonora Baltolu, Brunello Cucinelli, Matteo De Mitri, Ginevra Elkann, Giovanni Malagò, Anna Miccoli, Carmela Pace, Claudia Sella, Patrizia Surace, e Diego Vecchiato.

Forte, diretto, e pieno di commozione il discorso di insediamento che il nuovo Presidente Francesco Samengo tiene all’Assemblea Generale, interamente dedicato ai bambini che nel mondo ogni giorno muoiono di fame.

“Oggi, come ogni giorno – esordisce il Presidente Samengo – 7.000 neonati moriranno prima di compiere il loro primo mese di vita. È a loro che va il mio primo pensiero”.

“Come UNICEF – aggiunge il Presidente – lavoreremo affinché ogni mamma e ogni bambino, soprattutto i più vulnerabili, ricevano assistenza sanitaria di qualità a prezzi accessibili. Lavoreremo anche per aiutare i 200 milioni di bambini colpiti nel 2017 da malnutrizione cronica e acuta. Il mio impegno, inoltre, sarà rivolto ad assicurare i diritti di tutti i bambini che vivono in Italia, molti dei quali ho incontrato in decenni di appassionato impegno come volontario. Tenendo come riferimento la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza -dice ancora Samengo- vogliamo costruire un mondo più a misura di bambina e di bambino”.

All’Unicef Francesco Samengo ha dedicato le sue migliori energie, e forse il meglio della sua esperienza politica, perché dal giorno della sua nomina l’Unicef era diventata la sua unica vera casa, la sola vera mission che davvero contasse per lui, il solo unico obiettivo importante della sua vita futura, a parte l’amore smisurato che aveva e che ostentava per il “suo piccolo principe”, Francesco, figlio di Alfonso e unico nipote della famiglia.

L’Unicef – ricordano oggi i suoi assistenti più diretti – “era per lui motivo di orgoglio, di amore e di solidarietà per i più deboli, di rivalsa sociale per tutto quello che da politico di primissimo piano magari da giovane lui non era riuscito a fare, e non per colpa sua. L’Unicef, per lui, era l’ennesima maniera di rendersi utile agli altri, forse l’ultima, e non a caso il giorno dei suoi funerali insieme alle massime autorità istituzionali ha voluto esserci presente anche il ministro Vincenzo Spadafora, che all’Unicef era praticamente cresciuto insieme a lui”.

Calabrese di Cassano Allo Ionio (CS), dove era nato il 12 agosto 1939, Francesco Samengo viveva a Roma ormai da moltissimi anni. Volontario dell’UNICEF da oltre 20 anni, era già stato componente del Consiglio Direttivo dell’organizzazione. Dal 2001 ha ricoperto la carica di Presidente del Comitato Regionale della Calabria per l’UNICEF riuscendo, grazie alle sue doti relazionali e organizzative, a sviluppare e incrementare l’azione dell’UNICEF rendendola sempre più capillare attraverso risultati straordinari sia dal punto di vista dell’advocacy che della raccolta fondi A titolo di esempio si menzionano protocolli d’intesa con i due Tribunali per i minorenni dei distretti di Reggio Calabria e Catanzaro, gli accordi con le Prefetture provinciali, le intese con le Università della Calabria e Mediterranea di Reggio Calabria, le convenzioni stipulate con il Garante Regionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, con vari Ordini professionali, con l’Ufficio Scolastico regionale, con il CONI. Laureato in Economia e Commercio, iscritto all’Albo dei Dottori Commercialisti e dei Revisori Contabili, ha ricoperto importanti ruoli manageriali ed apicali in numerose aziende pubbliche, negli ultimi anni: Vicepresidente di Sviluppo Italia SpA (2003-2006), Presidente di Sviluppo Italia Engineering (2003-2009), Presidente dell’Istituto Sviluppo Agroalimentare – ISA (2004-2006), Presidente di Invitalia Reti (2008-2011), Presidente di Invitalia Attività Produttive (2011/2014).Il 25 luglio 2018 è stato quindi nominato Presidente del Comitato Italiano per l’UNICEF, incarico che avrebbe ricoperto fino al giugno 2022.

Un anno fa il Presidente di Unicef Italia Francesco Samengo se ne è dunque andato via per sempre, e se ne è andato da solo come se ne sono andati e se ne vanno tutti i malati di Covid in Italia, senza avere il tempo di salutare nessuno, senza rendersi conto di nulla, e soprattutto senza rendersi conto di quanto il virus ad un certo punto della propria vita possa essere davvero così aggressivo e letale.

Mentre stiamo per andare in macchina dal comune di Cassano Allo Ionio giunge notizia della proposta ufficiale avanzata dal sindaco Giovanni Papasso al Prefetto di Cosenza – perché così la prassi vuole –: “Intitoliamo a Francesco Samengo il nostro Parco Giochi ubicato sulla Tangenziale ex Stazione del Comune di Cassano all’Ionio”, con una motivazione che racchiude quella che era stata la stagione finale del Presidente di Unicef Italia: “Per rendere onore – spiega Giovanni Papasso – ad una figura prestigiosa, che ha dedicato un lungo periodo della sua vita ad attività di volontariato, in particolare a sostegno di iniziative per migliorare le condizioni di vita dei bambini nel mondo”. (pn)

Lorenzo Chindemi, il reggino scelto tra i 100 talenti nella quinta edizione di The Future Makers

Lorenzo Chindemi è il giovane reggino che è stato scelto tra i 100 studenti eccellenti, motivati e talentuosi che parteciperanno alla quinta edizione di The Future Makers, in programma oggi e domani nella sede milanese di Boston Consulting Group.

Lanciato nel 2016, il progetto “The Future Makers” ha l’ambizione di offrire a 100 talenti tra i 23 e i 26 anni, rappresentativi delle università più prestigiose, gli strumenti per rafforzare la loro leadership e prepararli a essere voci autorevoli della futura classe dirigente italiana. Per loro è stato definito un percorso formativo particolarmente articolato, una straordinaria occasione di crescita, di apprendimento e di confronto. L’obiettivo è riflettere con i ragazzi sui macrotrend globali e – grazie ad alcuni qualificati osservatori – sottoporre alla loro attenzione una serie di contributi: dallo sviluppo del digitale e dei big data, alle evoluzioni dei grandi capitoli industriali e finanziari fino ai temi di social impact e di sostenibilità all’interno delle agende dei principali decisori.

L’edizione 2021 di The Future Makers avrà come tema guida la salvaguardia del pianeta, in parallelo ai lavori di Cop26 di cui Boston Consulting Group è knowledge partner. Tra gli speaker previsti Ali Tabrizi, regista del documentario Seaspiracy, tra i più visti su Netflix, Ferruccio de Bortoli, editorialista, già Direttore de Il Corriere della Sera e Il Sole 24 Ore, Wendy Sue Kopp, CEO e co-fondatrice di Teach For All, Roberto Tomasi, amministratore delegato Autostrade per l’Italia, e Giovanna Della Posta, amministratore delegato di Invimit Sgr.

Lorenzo ha conseguito la laurea triennale in Business Administration and Management e la magistrale in Management all’Università Bocconi. Durante gli anni di studio ha partecipato a due exchange programs, che lo hanno portato a studiare a Tokyo e Melbourne.  Dopo la laurea Lorenzo ha subito cominciato ad arricchire il proprio bagaglio professionale, lavorando in società come Amazon e Haier Europe. Nel 2019 è stato selezionato tra i migliori 50 giovani talenti in Italia nell’ambito del programma CEO for 1 month di The Adecco Group. (rrc)

Luciano Regolo, un super giornalista nella task force vaticana per il Benessere

Il giornalista calabrese Luciano Regolo, condirettore di “Famiglia Cristiana” e “Maria con te” è stato nominato componente del Dipartimento per il Benessere Integrale “Maria e il Creato”, istituito dalla Pontificia Academia Mariana Internationalis (Pami).

«Un’altra task-force – spiega Regolo – che si forma nell’ultimo biennio all’interno dell’istituzione vaticana, dopo quella dedicata alla difesa dalla legalità e al controllo sulle possibili ingerenze mafiose su luoghi ed eventi mariani e la Commissione Internazionale Mariana Musulmano Cristiana per il dialogo interreligioso e la cultura della fratellanza, a segno di un impegno concreto nel sociale, di una devozione e un orientamento mariologico, perfettamente calati nel presente e vicini ai bisogni dell’umanità secondo il solco tracciato dal Vaticano II».
Sull’importanza della Pami, eloquenti le parole del rettore dell’Antonianum, Agustín Hernández Vidale: «Sta facendo un gran lavoro e i risultati sono sotto gli occhi di tutti, non è un caso se sia il Papa, sia il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, l’hanno incoraggiata a proseguire nella strada intrapresa».
A presentare il nuovo organismo sono stati il presidente della Pontificia Academia Mariana Internationalis, padre Stefano Cecchin, e la coordinatrice del Dipartimento, Filomena Maggino.

L’idea dell’istituzione di questo istituto nasce dalla fortissima ed importantissima esigenza di tutela, amore e conservazione del rispetto e del benessere, intesi in senso lato, e dell’interrelazione tra scenari e contesti apparentemente molto distanti tra di loro.
Le fondamenta di questo dipartimento sono nell’Enciclica Laudato si’ di Papa Francesco in cui il Pontefice esorta ad adottare un approccio di ecologia integrale perché tutto è connesso. L’ecologia integrale comprende le interazioni tra l’ambiente naturale, la società e le sue culture, le istituzioni, l’economia. In questa interconnessione una attenzione particolare deve essere dedicata a restituire dignità agli esclusi prendendosi cura della natura, adottando un atteggiamento che consenta di vivere in armonia con il creato.
Durante l’evento di presentazione del Dipartimento, tenutosi nella Pontificia Università Antonianum, è stato illustrato il programma delle attività previste tra le quali vi è l’approfondimento di oltre 20 aree tematiche attraverso piccoli gruppi di lavoro che produrranno non solo “position paper”, ma anche moduli formativi che andranno a formare una vera e proprio scuola sul benessere integrale.

Molta attenzione verrà posta alla collaborazione con i territori e con le istituzioni e organizzazioni attraverso l’attivazione di forme varie di collaborazione (patti, protocolli, ecc.) attraverso le quali condividere azioni concrete.
È stato, inoltre, programmato un ciclo di seminari pubblici su cultura, politica ed economia, con il coinvolgimento di esperti esterni e personalità di rilievo, nell’ottica della promozione di un nuovo umanesimo orientato al benessere comune.
«La Pami – ha spiegato padre Stefano Cecchin – collabora attivamente con il Magistero di Papa Francesco a partire dalla figura di Maria che, nella storia culturale cristiana di diversi Paesi europei e non, è sempre stata considerata l’ispiratrice e la garante di un’autentica “ecologia integrale” e del sapere ad essa collegato, non solo in relazione all’equo uso dei beni, ma anche in rapporto allo stesso ingegno e creatività umani che sono alla base del lavoro, del credito e del mercato, da cui, e in cui, quei beni si inseriscono. Espressione tangibile di questa collaborazione attiva della Pami con il Magistero della Chiesa e con le istituzioni ecclesiastiche e civili deputate all’educazione, alla promozione del sapere, alla riflessione-progettazione economica, nonché all’azione diplomatica, è questo Dipartimento per il benessere integrale “Maria e il Creato”».

Coordinato da Filomena Maggino, docente di Scienze Statistiche all’Università La Sapienza, avrà la mission di realizzare “dinamiche convocative” dei principali attori e canali dello sviluppo umano delineato dal magistero ecclesiale nelle lettere encicliche Laudato si’ (2015) e Fratelli tutti (2020); di elaborare una il ruolo vision e trans-disciplinare la funzione degli e indicatori complessi necessari in grado ella di definizione motivare e del supportare il ruolo e la funzione degli indicatori necessari alla definizione del benessere integrale e alla sua promozione da parte della società civile, del mondo dell’educazione, del mondo economico e del decisore politico; di sostenere, alla luce dei quattro pilastri della “ecologia integrale” (1. tutto connesso, 2. nessuno si salva da solo, 3. il benessere integrale quale chiave del “nuovo umanesimo”, 4. uno sviluppo sostenibile), una riflessione e una prassi in ottica europea ed internazionale riguardanti il lavoro e l’imprenditoria del futuro, la partecipazione alla costruzione della polis/oikos, dell’oikoumene e della oikonomia, l’educazione delle giovani generazioni».
E, ancora, il gruppo di lavoro, s’impegna «a rendere pubbliche le proprie analisi e proposte attraverso incontri di studio, convegni, seminari, pubblicazioni, accordi con istituzioni accademiche ecclesiastiche e civili europee e mondiali, percorsi accademici».
Del Dipartimento fanno parte, tra gli altri, anche Nader Akkad, imam del Centro islamico culturale d’Italia Grande Moschea di Roma, padre Lluis Oviedo, tra i massimi esperti di antropologia teologica, don Giovanni Emidio Palaia, docente della Lumsa.
(courtesy giornalistitalia.it)

Addio a Ciccio Dinapoli, giornalista attento e di valore

di CARLO PARISI – Il giornalismo calabrese perde uno dei suoi figli migliori: Francesco Dinapoli, “Ciccio” soprattutto per gli amici che gli hanno voluto bene davvero, perché era impossibile non volergliene. Anche quando si sforzava di apparire burbero, finiva sempre per cedere alla sua vera natura di buono e tutto sfociava in una battuta seguita da una fragorosa risata.
Validissimo professionista, ma soprattutto uomo dotato di rare virtù umane in un ambiente nel quale, purtroppo spesso, la riconoscenza è solo un nobile sentimento abusato nelle dichiarazioni, ma raramente messo in pratica dai beneficiati di turno. Ciccio, infatti, nella sua vita ha dovuto lottare sempre a denti stretti, assieme alla moglie Cinzia Gardi, collega giornalista e come lui dotata di grande umanità, per mandare avanti la famiglia con grande dignità e assicurare un futuro alle adorate figlie Rosina e Benedetta.

Nato a Cosenza il 27 gennaio 1960, Ciccio Dinapoli era giornalista professionista dal 26 maggio 2001. Nel marzo scorso, a causa delle precarie condizioni di salute, era stato costretto ad interrompere l’attività lavorativa.

Dopo le prime collaborazioni con alcune testate locali, aveva fondato e diretto l’emittente televisiva “Cam Teletre” e il periodico “Sud News”, quindi, dal 1997 al 1999, lavorato a Teleuropa e Telestars ricoprendo anche l’incarico di direttore responsabile. Nel 1999 era approdato al quotidiano “La Provincia Cosentina”, del quale è stato direttore responsabile fino al 2002. Quindi, dal 2003 al 2008, ha fatto parte dello Staff Informazione e Comunicazione del Presidente della Provincia di Cosenza, Mario Oliverio, svolgendo anche le funzioni di capo ufficio stampa, e dal 2015 al 2020 ha lavorato all’Ufficio Stampa Giunta Regionale della Calabria. (rrm)

(courtesy giornalistitalia.it)

Il Premio Fiippide a Francesco Figliomeni: a Roma l’impegno di un calabrese di razza

Dopo cinque anni di consiliatura, con ruoli di responsabilità nell’Assemblea Capitolina, Francesco Figliomeni prosegue nel suo percorso di impegno nel sociale, senza mai dimenticare il senso di appartenenza alla sua Calabria. Nei giorni scorsi ha ricevuto a Roma, all’Auditorium del Massimo il premio Filippide Awards, riservato alle persone che maggiormente si sono distinte nel sostenere l’inclusione nelle attività sportive dei giovani affetti da disturbi dello spettro autistico. Un riconoscimento prezioso e più che meritato da questo generoso figlio di Calabria. Ha detto Figliomeni: «Ringrazio il presidente Nicola Pintus, lo staff e tutti i collaboratori del Progetto Filippide, associazione che è stata anche ospite delle Nazioni Unite, per il grandissimo onore a me riservato quale riconoscimento dell’incessante impegno che ho sempre profuso anche per le persone più fragili nei settori del Sociale e dello Sport. Alla cerimonia ha fatto seguito, oggi, la nona edizione della “Run For Autism”, manifestazione che nel centro di Roma ha visto correre insieme migliaia di ragazzi con autismo e le loro famiglie a cui le Istituzioni devono rivolgere maggiore attenzione e specifiche risorse!».

L’avv. Figliomeni non è stato premiato dalle urne ma ha voluto ringraziare gli oltre 3.000 elettori che gli hanno dato fiducia alle ultime elezioni comunali di Roma: «Sono stati – ha detto – cinque anni lunghi e faticosi ma al tempo stesso entusiasmanti per i tanti momenti di fiducia e stima che ho vissuto insieme con moltissimi lavoratori, dipendenti capitolini e di alcune aziende comunali, nonché con i vari esponenti dei tanti settori della società civile che mi sono stati vicini e che mi stanno manifestando apprezzamento e solidarietà anche in queste ore. Momenti che hanno reso meno amaro il fatto di non essere stato appoggiato da chi avrebbe dovuto farlo riconoscendo i risultati tangibili ottenuti in questi cinque anni per la città e per l’istituzione capitolina, oltre che per il partito. Risultati frutto di un lavoro portato avanti h24 con dedizione e sacrificio. Sono veramente lusingato della vicinanza e dell’affetto che gli amici mi hanno dimostrato costantemente. Dietro ogni voto c’è un viso, uno sguardo, una chiacchierata fatta per strada, nelle piazze o in qualche battaglia portata avanti insieme, senza alcun interesse personale e sempre al fianco dei cittadini perbene. A tutti loro va il mio grazie più sincero e l’assicurazione che comunque sarò ancora presente, anche se con altre modalità». (rrm)

Addio a Peppino Accroglianò, il Cavaliere del sorriso con la Calabria nel cuore

di SANTO STRATI – Ho conosciuto Peppino Accroglianò nel 2006, in occasione della presentazione a Roma del libro La Calabria di Wojtyla di cui era autore il mio fraterno amico Franco Bruno, giornalista Rai. Per organizzare l’evento Franco mi presentò Peppino perché voleva che fosse lui a organizzare la serata. Fu una bella serata di cultura, con tantissimi ospiti di spessore e un parterre di relatori dove spiccavano, tra gli altri, il vaticanista Enzo Romeo, l’allora direttrice di Rai Teche Barbara Scaramucci, il presidente emerito della Corte Costituzionale Cesare Mirabelli e lo stesso Peppino Accroglianò.

Da quella sera sono stato al fianco di Peppino – senza alcun interesse economico – per dieci anni e l’ho seguito nel percorso di straordinaria crescita del C3 International con il Premio La Calabria nel Mondo, viaggio culminato con la pubblicazione del nostro libro a doppia firma La Calabria nel cuore. Peppino è stato un modello per tantissimi promotori culturali, calabresi e non, aveva una vitalità eccezionale, attentissimo a tutto ciò che aveva a che fare con la Calabria e i calabresi. Aveva una sterminata (e riservatissima) rubrica di nomi e telefoni che rivelava la sua incredibile, quanto meravigliosa, rete di relazioni internazionali, tutte di altissimo livello. Era amato e rispettato da tutti per la sua amabilità, il suo attaccamento alla Calabria, la sua generosità il suo impegno a valorizzare i calabresi illustri. Mille idee, mille iniziative, pubblicazioni, serate, feste fastose che permettevano ai calabresi di Roma (e non) di incontrarsi in un’atmosfera di grande amicizia e di autentica cordialità. L’obiettivo di Peppino è sempre stato di favorire i rapporti, le relazioni interpersonali, per valorizzare capacità e competenze, per facilitare nuove amicizie, creare nuovi contatti che avrebbero, insieme, portato benessere alla Calabria.

Aveva avuto l’intuizione di costruire una grande associazione per i calabresi nel mondo nel 1986, sulla scia della Fondazione Brutium ideata da Peppino Gesualdi, che aveva perso lo smalto degli anni d’oro. Il Centro Culturale Calabrese (da cui C3 International) nacque a Rossano e seguì a Roma il suo fondatore, quando Accroglianò, dopo tre legislature regionali, si trasferì nella Capitale. Per trent’anni il C3 International ha conferito preziosi riconoscimenti a quasi mille calabresi illustri, mettendo in evidenza le qualità dei singoli e la forza della coesione delle comunità calabresi all’estero.

Con Peppino la Calabria perde un grande, grandissimo calabrese, un uomo generoso, che ha speso gran parte della vita per il bene della sua terra, lavorando tantissimo per la reputazione (aveva intuito l’importanza di diffondere e comunicare le tante positività della Calabria) e la valorizzazione e l’orgoglio dei calabresi. La Consulta dei Calabresi nel mondo (di cui è stato un attivo componente per moltissimi anni) e la Regione Calabria dovranno ricordarlo come merita.

Per chi scrive è un grande, autentico, dolore che, sono certo, è condiviso da migliaia di suoi amici. Mancherà a tanti il suo sorriso e l’instancabile attivismo che lo ha sempre visto in prima linea a onorare, difendere e valorizzare, con autentico orgoglio, la nostra Calabria. (s)

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CORRADO CALABRÒ: UN INNAMORATO DELLA CALABRIA COME POCHI

Non ho conosciuto nessuno innamorato della sua terra come Peppino Accroglianó. 

Un amore appassionato che lo faceva soffrire quando vedeva solo immagini negative della Calabria, notizie su fatti criminosi o di inefficienza.

No, la Calabria non è questa, proclamava.

I calabresi sono tenaci, coraggiosi, hanno affrontato con successo situazioni di svantaggio in Italia e ancor più all’estero, dimostrando doti di intraprendenza, intelligenza, capacità di adattamento straordinario.

Citava casi di grande successo in America, in Australia e altrove.

Per valorizzare e far conoscere le tante eccellenze calabresi promosse e animò con entusiasmo l’Associazione Calabresi nel mondo cui hanno aderito in migliaia e che ogni anno riuniva in grandi incontri calabresi di ogni dove e, ovviamente, i tanti che vivono a Roma, che Accroglianó definiva la più grande città della Calabria perché la comunità calabrese a Roma conta più di 600.000 residenti ed è la più grande comunità regionale che vive e lavora a Roma. (cc)

Addio a Peppino Picciotto, il Jo Pinter letterario di “Cosangeles”

È morto ieri in Olanda Giuseppe Picciotto.  Filosofo trash, rock-implosionista, musicista, attore, sceneggiatore, regista, play-boy-blu, biscazziere-croupier, modello e vitellone, aveva da poco compiuto 70 anni. Picciotto, alias Jo Pinter, originario di Cosenza, ha ispirato molte vicende del libro Cosangeles di Paride Leporace. Martedi 12 ottobre alle 17.30 sarà ricordato in un  incontro che si terrà alla Terrazza Pellegrini.

 

di PARIDE LEPORACE – Peppino Picciotto ha chiuso ieri la sua splendida esistenza con coraggio. È andato incontro alla morte con la stessa determinazione con cui ha affrontato i suoi 70 anni vissuti sempre con la dignità dell’uomo che vuole decidere tutti i suoi destini come riteneva lui andassero affrontati. Peppino è andato incontro a sorella morte decidendo di scegliere che l’eutanasia fosse il suo ultimo atto, non dandola vinta alla bestia che lo affliggeva. Per sua fortuna, viveva da anni in Olanda, e la sua decisione   in modo legale è stata rispettata da sua moglie Mysha.

Mi sembra giusto trascrivervi il suo ultimo messaggio. «Direttò, ti voglio dare un grande abbraccio. Un medico mi ha detto che ho 20 giorni di vita. Chiudo questa storia con i coglioni in mano. In ogni caso è stata un’avventura grandiosa la nostra. Te ne ringrazio. Mi dispiace, con tutto il rispetto, ma mo senz’i mia cumu u fa “Co­sangeles” (il film o la serie che ci proponevamo di ricavare dall’omonimo libro che racconta le sue gesta ndr), mancu s’arriva Tarantino. Comunque, in ogni caso, è stata una cosa talmente bella, che non ho parole. È stata la mia ultima grande avventura. La mia ultima grande soddisfazione. Se mi dovesse succedere qualcosa di sbrifio, prima del previsto, non scrivere niente sulla mia dipartita. Zero. Non voglio che lo sappia nessuno.Un bacio grande. Ciao».

Voleva finire in un grande nulla. Trasgredisco la consegna del mio caro amico, Peppino Picciotto, ispiratore del personaggio letterario Jo Pinter, protagonista del mio libro, su licenza della sua compagna e del comune amico Arturo Maradei.

La carne di Peppino è morta. Ma la sua anima, quella di Jo Pinter, vive nelle pagine del libro che racconta colui che inventò “Cosangeles” e che mi ha ispirato a narrarne solo una piccola parte delle sue gesta, e v’invito a immaginarlo che ride ancora assieme a  noi. Non dimenticherò la terra dove è cresciuto, le vie dove correva con le auto di grande cilindrata, e le persone che lo hanno circondato, di ogni condizione sociale fossero gangster o nobildon­ne, e di cui amava parlare in ogni momento. Non dimenticherò soprattutto lui. Peppino ha impresso un segno indelebile nella storia della nostra città, Cosenza, cambiandola per sempre. A quelli che lo hanno voluto, ha regalato un immaginario. Ci ha resi cittadini del mondo, secondi a nessuno, come era solito ripetere. È stato scritto che una stella impazzisce nello spazio oltre l’atmosfera, una stella scura e figlia dell’invisibile. Poi divampa, abbaglia e si fa cenere, facendosi ricordo. Le ceneri di Peppino saranno sparse tra una ventina di giorni nel Mar del Nord. Ma la sua immagine, grazie a Jo Pinter,  colui che incontrò Fellini e rubò una giacca a Mick Jagger, resta nei nostri occhi per essere guardata ancora a lungo. Come quella di Jugale. Perché sono i perdenti che indicano la strada. Peppino era una persona rara. E bel­lissima nel suo essere rimasto giovane anche a 70 anni. Ringraziamo Dio e la Natura di averla fatto nascere a Cosenza. (dal)

Paride Leporace, giornalista e scrittore, è vicedirettore del Quotidiano del Sud.
[Courtesy Il Quotidiano del Sud]

Il taurianovese Luigi Saccà è il nuovo direttore d’orchestra di Ballando con le Stelle

È di Taurianova Luigi Saccà, il nuovo direttore d’orchestra del programma Ballando con le stelle condotto da Milly Carlucci.

Saccà, dopo anni di studio e di collaborazione con importanti musicisti e prestigiosi ensambles con i quali si è proposto come qualificato compositore, ora dirigerà l’orchestra che si esibisce durante la trasmissione. Un risultato prestigioso, che premia la sua professionalità e la capacità di comporre testi assolutamente originali, caratterizzati da intelligenti sperimentazioni di contaminazioni musicali funzionali anche alle proposte musicali pensate per i particolari contesti, tempi e ritmi degli spettacoli televisivi: uno fra i tanti il Cantante Mascherato di cui fu Direttore musicale.

Risultati eccellenti, dunque, che hanno rafforzato il legame con con le produzioni, gli autori e nel caso di “Ballando con le stelle” anche con la conduttrice Milly Carlucci. È una grande occasione per il musicista taurianovese che, certamente, gli consentirà di rafforzare e qualificare la sua presenza nel panorama italiano della musica d’autore, sulla scia dei grandissimi direttori di una epoca televisiva felice ma lontana, come Enrico Simonetti, il grande Gorni Kramer o – durante il lungo regnum di Baudo- di Pippo Caruso, Beppe Vessicchio e Paolo Belli. Giganti accanto ai quali, Luigi Sacca’ da Taurianova, andrà a collocarsi in un tempo nuovo per la musica e per la comunicazione. (rrm)