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Biondo (Uil Calabria): Rigassificatore a Gioia Tauro per sopperire al venir meno del gas dalla Russia

Biondo

Per il segretario generale di Uil CalabriaSanto Biondo, il rigassificatore di Gioia Tauro potrebbe sopperire al venir meno del gas dalla Russia e attrarre le aziende in fuga da Est.

Per fare ciò, tuttavia, «Gioia Tauro deve essere collocata in un’ottica di sviluppo più complessivo della Calabria e del Mezzogiorno che prenda al volo altre opportunità che lo scenario mondiale sta offrendo», riporta l’Agi, che ha intervistato il segretario della Uil calabrese.

«Il rigassificatore a Gioia Tauro – ha spiegato all’Agi – apre una prospettiva di sviluppo, ma io parto da un  ragionamento più lungo. Si parla di Gioia Tauro alla luce dei riflessi di natura geopolitica derivanti dalla crisi in Ucraina, ma, al di là della retorica di questi anni, può essere realmente centrale, non solo per la Calabria, ma per il Paese. Si può tranquillamente dire che effettivamente Gioia Tauro può rientrare in una visione strategica per l’Italia e può rappresentare una grande opportunità per la Calabria in termini di crescita. Lo ha detto anche il ministro Giovannini. È il ministro dei Trasporti, quindi ha una competenza specifica, però deve dire cosa il Governo vuole fare per Gioia Tauro».

«Il rigassificatore rientra in un’ottica di centralità di quest’area – ha evidenziato –. Alla luce di quello che è venuto fuori con la guerra in Ucraina, l’Italia non è per nulla autonoma dal punto di vista energetico, questo la pone in una condizione di debolezza anche sul piano europeo e internazionale. I rigassificatori sono uno strumento fondamentale per rendere il Paese quanto più possibile autonomo. Dunque in Calabria va fatto nell’ambito di una strategia che vede Gioia Tauro strategico anche sul piano energetico».

«Alla luce delle conflittualità che ci sono nell’Est – ha continuato il segretario della Uil calabrese – il baricentro si sposterà da Nord a Sud attraversando il Mediterraneo. C’è realmente, questa volta, una grande opportunità per Gioia Tauro, sia in termini di traffico commerciale, sia per una strategia di sviluppo produttivo dell’intera area che può fare crescere il porto in  termini di occupazione e sviluppo produttivo».

Nel primo trimestre dell’anno, lo scalo calabrese ha fatto registrare un incremento del 28% dei traffici.

«Se mantiene questo trend – ha spiegato Biondo – arriverà a 3 milioni 600.000 teus (l’unità di misura dei containers trasbordati, ndr), un record. Ma lo fa in assenza di una strategia che invece utilizzi questa grande capacità che Gioia Tauro, da solo, senza l’aiuto di nessuno, sta dimostrando sviluppando traffici. Bisogna a questo riguardo dire che Mct (la società che gestisce il terminal container, ndr) sta investendo senza l’aiuto di nessuno. Questo è il momento, con la centralità del porto dovuta ai riflessi geopolitici nel Mediterraneo, di investire in una strategia più complessiva che vede il rigassificatore, la piastra del freddo, ma pure l’opportunità di far allocare molte realtà produttive».

«Il Governo – ha sostenuto il sindacalista – anche attraverso le Zes, ha l’occasione di dare al Mezzogiorno e alla Calabria una missione produttiva mettendo al bando chi dice che in questo territorio si può fare solo assistenza attraverso la portualità. Dopo gli investimenti fatti negli anni della globalizzazione, le aziende stanno rivedendo i loro programmi. La tendenza è riportare dentro gli investimenti  fatti in paesi che oggi sono soggetti a conflitti. Le aziende hanno bisogno di proteggere i loro investimenti. Gioia Tauro è più sicura dell’est europeo, dove ci sono regimi illiberali, come l’Ungheria, e con la Russia vicina. Gioia Tauro è centralissima rispetto all’Europa dell’est che fino all’altro ieri ci rubava occupazione per un fatto di dumping salariale».

Bisogna, però, che il Governo metta in campo strumenti adeguati. «Se vede Gioia Tauro centrale nell’ambito delle politiche energetiche – ha rilevato Biondo – il Governo deve vederlo centrale nel suo complesso. Il ministro Giovannini non può limitarsi a dire che il porto è strategico, deve dire cosa si fa per mettere, da qui al 2023, ogni  tassello di questa strategia».

Per Biondo «serve una politica di attrattiva di questi investimenti, non solo italiani. Porto come esempio la Silicon Valley. Molti analisti ci dicono sostanzialmente che, finita l’era del petrolio come strumento di geopolitica e del gas importato dalla Russia, il prossimo strumento di geopolitica è il microchip. Con la pandemia l’assenza di questo cervelletto elettronico ha bloccato l’industria manifatturiera, dalle auto ai telefoni».

Il segretario, poi, ha ricordato che l’80% del mercato dei microchip, rileva, «è in Asia, Taiwan, Corea del sud e Cina. L’America ha capito che, date le difficoltà che ci sono in quell’area, se la Cina conquista questi territori metterà sotto scacco il mondo, per questo ha messo in campo 55 miliardi di dollari per aprire stabilimenti in America e nei paesi alleati per produrre microchip. L’Europa mette 45 miliardi di euro per fare la stessa cosa».

«Allora, chiedo – ha detto – è possibile che un governo e una  Regione che dicono che c’è questa strategicità di Gioia Tauro, dove c’è un porto, c’è la Zes che porta vantaggi economici e fiscali per chi investe e c’è un’area industriale vastissima, non candidino il Mezzogiorno a questa ipotesi di sviluppo? Basterebbe dire: cediamo i capannoni a un euro, forniamo forza lavoro, la formiamo. Lo fa il Piemonte, perché –  domanda – non lo può fare la Calabria? Fate una politica incentivante sul costo del lavoro. Anche la Regione, Occhiuto, facciano una proposta di questo tipo».
«Oggi – ha proseguito – è proprio così alla luce dei fenomeni che si stanno muovendo sugli scenari internazionali. C’è un porto che cammina da solo, ha eguagliato quelli del Nord Europa, senza che ci sia una strategia incentivante della Regione e del Governo».

«Se la Zes dev’essere uno strumento intelligente di politica industriale – ha concluso – deve selezionare  i settori da incentivare. La Zes calabrese dev’essere a forte specializzazione, non aperta a tutti. Una componente può venire dall’esterno, come i microchip, l’altra dev’essere rivolta ai marcatori identitari del territorio come l’agroalimentare. Abbiamo prodotti buoni  – dichiara – che non riusciamo a internazionalizzare. La piastra del freddo servirebbe alla conservazione ad alte temperature e alla lavorazione dei prodotti calabresi. Noi dormiamo, mentre gli altri propongono». (rrm)

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