Site icon Calabria.Live

CALABRIA, STASERA IL NUOVO PRESIDENTE
E SCATTA LA CORSA AL MIGLIOR PERDENTE

Roberto Occhiuto al voto

di SANTO STRATI –  Gli scarsi numeri dell’affluenza alle urne alle 23 di ieri sera sono un sintomo allarmante di una grave disaffezione alla politica. Il partito degli astensionisti rischia di essere ancora una volta quello che primeggia in Calabria, ma ricordiamoci che si vota fino alle 15 di oggi e gli indecisi, gli incazzati, i dubbiosi e i rancorosi possono ancora avere uno scatto d’orgoglio e manifestare la propria indicazione di voto, che potrà manifestare indignazione, scontento o voglia di cambiamento, non importa, ma è opportuno che tutti vadano a votare. Non può essere una minoranza a scegliere per l’intera Calabria, salvo che non ci sia proprio una rassegnata convinzione che nulla possa cambiare, secondo le regole del Gattopardo: cambiare tutto perché nulla cambi e resti come prima. E invece no: in questo caso è possibile cambiare realmente le cose, basta esercitare il proprio diritto (e dovere) di voto e recarsi alle urne. E già questo sarebbe il primo segno di un cambiamento possibile. Troppo facile ribadire che l’aver negato il voto per corrispondenza agli studenti e ai lavoratori fuori sede (nonché agli iscritti all’Aire, l’anagrafe degli italiani residenti all’estero, i calabresi oltre confine sono 378.583) obbligando al voto di presenza significa impedire a una cospicua parte degli aventi diritto (almeno il 30% del corpo elettorale iscritto a votare) di esercitare il proprio diritto. Tant’è che su 1.890mila tra uomini e donne che in Calabria costituiscono il corpo elettorale, i conti reali andrebbero fatti su circa 1.350.000 votanti (escludendo dal conteggio degli astenuti quanti non si sono potuti recare – o non hanno voluto – al seggio della residenza anagrafica). Quindi, il rapporto su i voti validi e i consensi ottenuti dai singoli candidati alla presidenza dovrebbe, almeno in linea teorica, tenere conto di questa realtà.

Il voto dei candidati presidenti: Amalia Bruni, Mario Oliverio e Luigi De Magistris. Quest’ultimo dovrà fare a meno del suo voto: è residente a Napoli e non ha votato in Calabria

E dovrebbero tenerne conto i futuri inquilini di Palazzo Campanella che dovrebbero mettere all’ordine del giorno, tra le prime adempienze, quella di cambiare l’assurda legge elettorale che costringe la Calabria a un voto troppo complicato e sicuramente non rispettoso della reale volontà di chi si reca alle urne. Prima di tutto andrebbe consentito il voto disgiunto (come è previsto in quasi tutte le Regioni) prevedendo la possibilità di votare contestualmente per un presidente e per una lista di opposizione. Se ci fosse stato il voto disgiunto, facile prevedere che il risultato che verrà fuori stasera dalle urne, avrebbe potuto essere differente. Altro punto di estrema importanza è quello di prevedere e consentire il voto per corrispondenza ai fuorisede universitari, ai lavoratori e a chiunque – iscritto tra gli aventi diritto al voto – non possa recarsi di persona a votare in Calabria. Questo significherebbe almeno qualche centinaio di migliaia di voti che possono fare la differenza. Ascolterà quest’invito-appello il futuro governatore? Ci sarà un consigliere regionale che già dalla prima seduta di Palazzo Campanella presenterà un progetto di legge per la modifica della legge elettorale?

Permettete la franchezza, la risposta è no. Per giungere alla legge che prevede la parità di genere nel voto calabrese si è dovuto assistere a una vergognosa battaglia di parole e di lungaggini che, già ai tempi della presidenza Oliverio con la proposta di Flora Sculco, aveva portato alla sua clamorosa bocciatura. C’è voluta la presidenza di Jole Santelli, troppo breve ma indicativa di un nuovo corso, per imporre le nuove regole. Sulla scheda di voto, gli elettori hanno potuto/dovuto indicare due nomi, un uomo e una donna, senza che per questo ci sia una riserva numerica obbligata per la presenza femminile in Consiglio. Ma è già una conquista che i calabresi hanno mostrato di apprezzare.

Tornando al risultato che stasera indicherà il nuovo presidente dei calabresi, non possiamo fare a meno di chiosare sulla corsa al “miglior perdente” (un termine persino simpatico), ovvero il 30° posto di consigliere regionale che spetta al candidato presidente arrivato secondo. Come si ricorderà, alle elezioni del 2014, Wanda Ferro sconfitta da Oliverio, si trovò senza seggio e dovette ricorrere al Consiglio di Stato per vedere riconosciuto il suo diritto. Da allora vige la regola del “miglior perdente”: a gennaio del 2020 il 30° seggio spettò a Pippo Callipo che giusto qualche mese dopo lasciò l’assemblea e si dimise da consigliere regionale. La corsa al miglior perdente – salvo un inaspettato ribaltamento delle previsioni che danno per scontata la vittoria di Roberto Occhiuto – sarà quasi certamente tra Amalia Bruni e Luigi De Magistris. E sarà questo un risultato da analizzare con molta attenzione, soprattutto guardando il futuro della regione e dell’Ente Regione. L’opposizione dovrà avere un ruolo costruttivo e importante: c’è da inventare e progettare la ripartenza con i miliardi del Recovery Fund che il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza metterà a disposizione a fronte di progetti concreti, di programmi di sviluppo organici ed efficaci. Perdere questa opportunità, facendo scaramucce continue con la maggioranza, sarà il peggior regalo che l’opposizione offrirà ai calabresi. Il nuovo Presidente dovrà avere una chiara visione di futuro, anche pensando in chiave trasversale, coinvolgendo la minoranza e facendo tesoro delle indicazioni utili al bene della Calabria e dei calabresi. Chiunque sarà, se parte con questi propositi potrà essere sicuro di conquistare, davvero, il cuore dei calabresi. Questa orribile campagna elettorale ha mostrato la parte peggiore della politica, dove l’avversario è un nemico da infangare e ridicolizzare e non un competitor con cui confrontarsi su idee e programmi. Caliamo il sipario su questa terribile messinscena che ai calabresi non è piaciuta per niente e guardiamo a domani con occhio sì disincantato, ma con modesto ottimismo e un anelito di speranzosa fiducia. (s)

Exit mobile version