ARRIVA LA PROCLAMAZIONE DI OCCHIUTO
LA CALABRIA ASPETTA IL NUOVO CONSIGLIO

di SANTO STRATI – Tra sussurri e grida, forse stamattina (o forse domani) ci sarà la proclamazione del nuovo Presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto: nessuno fornisce informazioni, nessuno giustifica questo incredibile ritardo: venti giorni tondi tondi su un risultato difficile da contestare visto il distacco tra il neoeletto e l’avversario arrivato secondo (Occhiuto 431.675 voti contro i 219.389 di Amalia Bruni). Eppure le scadenze sono impellenti e di particolare importanza: entro il 12 novembre vanno presentati i progetti per il PNRR, e il presidente eletto, in assenza della proclamazione, non ha alcun potere.

Cose di ordinaria burocrazia, si dirà: era già accaduto con la compianta Jole Santelli, eletta il 26 gennaio e proclamata a metà febbraio, era capitato con Mario Oliverio (493.158 voti il 23 novembre 2014) con la proclamazione addirittura a gennaio, si è ripetuta la stessa storia con Occhiuto. Il problema, naturalmente, non è solo di burocrazia, ma di risorse umane. Se per fare lo spoglio di 2.421 sezioni ci sono voluti due giorni prima di avere il risultato definitivo, per compilare il famoso modello 283/AR dell’Ufficio Centrale regionale presso la Corte d’Appello di Catanzaro ci sono un presidente, due membri dell’Ufficio e un segretario/funzionario. Chiaro che per redigere il verbale completo occorrano più giorni del normale spoglio, ma – date le circostanze – forse sarebbe stato il caso di chiedere un rinforzo (o la legge lo impedisce?) viste le scadenze fin troppo vicine che vedranno impegnate presidente e Consiglio regionale per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

I calabresi hanno atteso quasi un anno (la presidente Jole si è spenta il 15 ottobre del 2020) per poter tornare alle urne e ora non intendono più attendere oltre per vedere il nuovo Consiglio regionale in piena attività. Ci sono, peraltro, diverse incombenze prima che si possa parlare di funzionalità totale: dopo la proclamazione, il presidente Occhiuto entro dieci giorni dovrà presentare la sua Giunta al Consiglio regionale, il quale  – a sua volta – dovrà eleggere il proprio presidente e i due vice (uno tocca alla minoranza). Poi andranno nominate le varie commissioni. Come si farà a rispettare la scadenza del 12 novembre? Al solito modo, all’italiana: chiedendo l’inevitabile proroga…

D’altro canto ci sono da aspettarsi delle modifiche rispetto alla composizione del Consiglio così come era stata delineata il giorno dopo la conclusione degli scrutini: secondo fonti non confermate, la Commissione elettorale regionale ha dovuto ricontare le schede con le preferenze e controllare accuratamente i verbali di voto di ciascuna sezione. Sembrerebbe che ci siano state attribuzioni doppie di voti per un errore sul conteggio del voto di genere per quanto riguarda le preferenze di lista. Comunque sia, a rischiare sarebbero la Lega (che perderebbe uno o due consiglieri a favore di Forza Azzurri) e De Magistris (che dovrebbe rinunciare a un consigliere a favore del Movimento 5 Stelle). Tutte ipotesi campate su mormorii, ma che mettono ancor più in crisi la Lega che si vedrebbe – se fosse vera la perdita di uno o due consiglieri) retrocessa al quarto posto. Con evidenti ripercussioni nella formazione della Giunta.

Sarà rispettato il patto preelettorale di Occhiuto con Salvini? Ovvero la vicepresidenza toccherà di nuovo a Nino Spirlì? Se si fanno due calcoli di natura politica, considerando lo scarso peso di Spirlì, a Occhiuto converrebbe persino riconfermare l’attuale facente funzioni, per avere totale mano libera nelle scelte politiche della Giunta. Un vicepresidente “politico” potrebbe anche rivelarsi “ingombrante” date le circostanze: a pensar male – diceva Andreotti – si fa peccato, ma spesso ci s’azzecca…

Per fortuna, il neopresidente Occhiuto, in attesa della proclamazione, non ha perso tempo, mostrando già una grande determinazione a operare su tutti i fronti con il contributo di personalità competenti e risorse capaci. D’altro canto le sue relazioni politiche gli permettono di parlare direttamente con ministri ed esigere un’attenzione particolare per la Calabria. «Ho lavorato – ha dichiarato il presidente Occhiuto a SkyTg24 – con i ministri Gelmini, Brunetta e Carfagna quando sono stato capogruppo di Forza Italia, e credo siano tra i migliori ministri del governo Draghi. Forza Italia è orgogliosa di avere ministri di tale valore e con tante competenze. Non capisco però quale sia l’appiattimento: sui temi più divisivi tra la Lega e il governo, Forza Italia è sempre stata dalla parte di Draghi». Senza mancare di sottolineare la valenza dei partner della coalizione, facendo riferimento a Berlusconi: «Il centrodestra ha altri due leader straordinari, Salvini e Meloni: hanno preso due partiti al 4% e ne hanno fatto due partiti nazionali, ma forse dovrebbero imparare da Berlusconi a federare il centrodestra. Quando Berlusconi creò il centrodestra mise insieme anime differenti, esperienze molto complesse ma diverse tra loro e lo fece conquistando poi la guida del Paese e assicurando all’Italia, all’Europa, che un centrodestra di governo ci può essere.
Salvini e Meloni sono grandi leader di partito, ma non sono ancora leader di coalizione. Una cosa è ottenere risultati per il proprio partito, un’altra costruire e amalgamare una federazione che si candida a governare e ad avere consenso in Italia e in Europa. Su questo credo che ‘i due allievi’ qualche lezione dal ‘maestro’ Berlusconi dovrebbero ancora prenderla».

I due player della destra (sovranista e leghista) hanno pensato a fare la gara a chi arrivava prima e hanno perso le elezioni: impareranno la lezione? Il crollo di consensi ha molte madri e non si deve alla campagna antisquadrista (legittima e dovuta delle ultime settimane), bensì va riferito all’assenza di un progetto serio e convincente  per il popolo di centro che non si riconosce nelle posizioni dem né tantomeno in quelle ex-populiste dei Cinquestelle. Non si può fare insieme opposizione e maggioranza (come predilige Salvini da qualche tempo a questa parte) o soltanto opposizione per smarcarsi dall’inevitabile anonimato di un tramonto annunciato. Gli spazi per una destra moderata, europeista, moderna e di governo ci sono, mancano i leader, tant’è che è dovuto ridiscendere in campo Berlusconi. Al quale i partner consentono l’illusione di poter concorrere al Quirinale (mancano proprio i numeri, al di là di qualsiasi considerazione) per tentare di riagglomerare una destra in caduta libera.

In Calabria, l’aria è diversa, unica eccezione del Paese, con una forte e decisa presenza forzista che non condivide gli oltransismi di Lega dei dei Fratelli della Meloni. Difatti, anche per il problema migranti, in attesa dell’ufficialità della sua nomina, Occhiuto non ha mancato di far conoscere le proprie idee: «La mia Regione è ancora meno organizzata delle altre per fronteggiare il fenomeno dell’immigrazione. Il sindaco di Roccella si è giustamente lamentato che non può una amministrazione comunale fare fronte a sbarchi ormai quotidiani. Appena insediato parlerò con il ministro degli Interni, Luciana Lamorgese, e chiederò al governo, intanto, di dare le risorse alla Calabria per fronteggiare questo problema. E poi, l’Italia deve avere la capacità di farsi sentire un po’ di più su questo tema in Europa, perché il problema dei migranti non riguarda solo i Paesi di frontiera o le Regioni di frontiera, come la mia, ma l’Unione europea nel suo complesso».

Infine, bella l’immagine che dà del Recovery Fund Roberto Occhiuto: “ci sono vagoni di risorse per il Sud, ma servono macchinisti per guidare i convogli”. Parlando a SkyTg24, il neopresidente ha detto: «Oggi stanno partendo vagoni di risorse per le infrastrutture del Sud, per la digitalizzazione, ma abbiamo bisogno dei macchinisti che guidino questi convogli, altrimenti le risorse si perdono su un binario morto. È stato così anche in passato. L’Europa, per quanto riguarda il Sud, ci dice da tempo che c’è un difetto di capacità amministrativa, una burocrazia incapace di spendere queste risorse nei tempi dovuti.
Le Regioni devono essere coinvolte negli indirizzi di spesa, ma devono essere anche aiutate ad avere il personale amministrativo capace di realizzare le indicazioni che danno i decisori politici.
Ha fatto molto bene il ministro Brunetta a selezionare mille esperti, io spero che saranno disponibili per le Regioni in tempi brevissimi, da affiancare ai governi regionali per spendere queste risorse nei vari ambiti. Noi ne abbiamo grande bisogno, abbiamo tantissime possibilità date dal Pnrr.
La Calabria ha il più grande porto del Mediterraneo, quello di Gioia Tauro, una risorsa per tutto il Paese, eppure abbiamo bisogno di investimenti che permettano di collegarlo alle altre infrastrutture. Abbiamo necessità dell’Alta velocità: è assurdo che in Calabria non ci sia l’Alta velocità e l’Alta capacità ferroviaria.
Ecco, su questo vogliamo un grande intervento da parte del governo nazionale. Noi gli assicuriamo che avrà nel governo regionale un alleato leale e disponibile». (s) 

 

I ‘NON ELETTORI’ E L’AFFLUENZA ALLE URNE
SERVIRÀ LA LEGGE PER IL VOTO A DISTANZA

di GIUSEPPE DE BARTOLO – Tutti i commentatori dei risultati elettorali della Calabria hanno unanimemente evidenziato la scarsissima affluenza alle urne che si è assestata, com’è noto, sul 44,4 per cento, sottolineando la necessità di una riflessione sul “partito del non voto” che rappresenterebbe una manifestazione di forte sfiducia nella classe politica. Quest’affermazione, vera in generale, va però temperata e di molto se si guarda più da vicino alle componenti che determinano la percentuale dell’affluenza al voto nella nostra regione.

Non tutti sono a conoscenza che le liste elettorali dei Comuni comprendono non solo gli elettori residenti ma anche gli iscritti all’Aire nel Comune, ovvero all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero, anagrafe che è stata istituita con legge 27 ottobre 1988 e che contiene i dati dei cittadini italiani che risiedono all’estero per un periodo superiore a dodici mesi.

Questa Anagrafe è gestita dal Comuni sulla base dei dati e delle informazioni provenienti dalle rappresentanze consolari all’estero. Tale circostanza fa sì che, per esempio, il numero degli elettori calabresi venga quasi a coincidere con il totale della popolazione residente, che è di poco superiore al milione e novecentomila persone.

L’iscrizione all’Aire è un diritto-dovere del cittadino e costituisce il presupposto per usufruire di una serie di servizi forniti dalle Rappresentanze consolari all’estero, nonché per l’esercizio di importanti diritti, quali per esempio la possibilità di esercitare il voto in tutte le elezioni che si svolgono in Italia, ma con modalità diverse a seconda del tipo di elezione.

Per esempio, nel caso delle elezioni europee possono votare nello Stato in cui risiedono presso i seggi appositamente costituiti (non è previsto il voto per corrispondenza), oppure votare in Italia (in tal caso occorre presentare una apposita domanda); i cittadini che risiedono in uno Stato estero che non fa parte dell’Unione Europea invece possono votare solo tornando in Italia.

Nel caso delle elezioni regionali e amministrative non è prevista nessuna forma di voto all’estero e questi cittadini possono votare solo tornando in Italia. È dunque evidente che nel caso di elezioni regionali e comunali tali cittadini di fatto sono esclusi dall’esercizio del diritto di voto, perché difficilmente affronteranno un viaggio dall’estero per esercitarlo. Di conseguenza, le percentuali ufficiali che vengono calcolate forniscono una visione distorta della reale affluenza e dunque sul “partito del non voto”, ancora di più nel caso della Calabria che, per l’intensa emigrazione del passato, ha oggi una popolazione di calabresi residenti all’estero iscritti all’Aire di oltre 400.000 persone, pari a più di un quinto della popolazione residente.

Tenendo conto di ciò l’affluenza effettiva alle urne per la Calabria intera salirebbe al 57,2% (12,8 punti percentuale in più rispetto al dato ufficiale del 44,4%), per la provincia di Cosenza al 59,6% (14,8 punti percentuali in più), per la provincia di Crotone al 48,9% (9,3 punti percentuali in più), per la  provincia di Catanzaro al 58,6% (11,6 punti percentuali in più), per la provincia di Vibo Valentia al 58,1% (17,7 punti percentuali in più), per la provincia di Reggio Calabria al 55,2% (10,6 punti percentuali in più).

Alle elezioni comunali, sempre scorporando gli iscritti all’Aire, si avrebbero delle percentuali di affluenza effettiva ancora più elevate. Solo qualche esempio: a Cosenza la percentuale salirebbe al 70,4%, a Fuscaldo al 78,0%, a Sangineto all’84,2%, a Filadelfia all’ 85,9%, a S.Pietro in Amantea al 95,2%. Se poi si riuscisse a valutare il numero dei molti calabresi che vivono fuori regione, i quali non sono rientrati nel Comune di residenza per votare non per disaffezione ma per motivi di lavoro e di studio, allora le percentuali dell’affluenza su cui basare qualsivoglia considerazione sociologica aumenterebbero di altri e non pochi punti percentuali. (gdb)

[Giuseppe De Bartolo è professore di Demografia all’Università della Calabria]

[Nella foto di Luigi Palamara, la maestra Tina Iiriti, 97 anni, al voto a Reggio]

IL SOGNO AUDACE DI ROBERTO OCCHIUTO
DIVENIRE IL “PRESIDENTE DEI CALABRESI”

di SANTO STRATI – Per quale ragione un politico affermato, con un ruolo di grande prestigio in Parlamento, destinato certamente a una luminosa carriera ministeriale, decide di mollare tutto e correre per diventare Governatore della Calabria? La domanda non è leziosa e riguarda, ovviamente, il neo presidente Roberto Occhiuto, già capogruppo alla Camera per Forza Italia, che ha fatto una scelta che ha entusiasmato e, in parte, disarmato i calabresi.

La sua sfida non è di quelle che si possono considerare semplici, perché la vittoria era già scritta – e va bene – ma la scommessa sul futuro comincia il giorno della proclamazione, quando diventerà ufficialmente il 17° Presidente della Regione Calabria.

Torniamo alla domanda di apertura: perché lasciare una posizione di sicura rendita e tornare in Calabria? La risposta maliziosa di chi gli è avversario è facile: sete di potere, ma in questo caso è possibile leggere in altro modo questa scelta “penalizzante”.

È vero che il presidente di Regione acquista un potere straordinario anche rispetto a un ministro (soprattutto oggi alla luce delle risorse europee in arrivo con il Recovery Fund), ma ci piace immaginare – e il tempo ci dirà se ci siamo sbagliati – che le motivazioni siano altre, diverse.

Cominciamo col dire che Roberto Occhiuto è prima di tutto un politico di razza, quindi le sue scelte sicuramente rispondono a una logica ad ampio spettro politico, ma prim’ancora di essere un politico con anni di esperienza, è un calabrese autentico. Di quelli che sentono il richiamo della terra che ha dato loro i natali, e cioè che amano profondamente la Calabria e soffrono nel vederla così malridotta. E allora si riesce a pensare che la motivazione principale di questa scelta sia la voglia non di potere (quella è comunque insita anche in chiunque eserciti con grande onestà e dedizione il mandato affidato dagli elettori), bensì il desiderio di poter restituire qualcosa che si è ricevuto. La Calabria ha offerto belle chances a Roberto Occhiuto, gli ha dato formazione, successo: è tempo di ripagare la sua terra. E come può farlo? Con gli strumenti della politica che a lui non mancano: capacità e competenza le ha in più occasioni mostrate a Montecitorio, adesso avrà modo di metterle in pratica lavorando in un terreno minato dove la gelosia, l’invida e il dirigismo partitico di certe forze remano sempre contro qualunque buona idea.

Dopo la formidabile messe di voti (che neanche lui si aspettava) Occhiuto ha detto che «si vince con esperienza politica e radicamento sul territorio» e che gli «elettori vogliono dirigenti politici che sappiano proporre contenuti e soluzioni a problemi».

Ecco, il neopresidente dovrà fare in modo che ogni qual volta appare la parola “problema” ci sia pronta la soluzione. Ovvero serve una politica del fare e non del parlare a vuoto.

Sul tavolo della futura presidenza sono tantissimi i problemi che richiedono immediata risposta: a cominciare dalla sanità. Occhiuto vuole sostituirsi al vero assessore alla sanità che in questi 11 anni ha imposto le sue regole in Calabria, il ministro della Salute. Una regione commissariata non ha potuto esprimere una delega su un tema così rilevante per i cittadini: è ora di dire basta e Occhiuto ha già lanciato la sua prima sfida, quella di assumere in prima persona il ruolo di commissario. Un ruolo – attenzione – da svolgere circondandosi di personalità di alta competenza e capacità, in grado di mettere fine a sprechi, fondi inutilizzati, risorse buttate via, e valorizzare professionalità fino ad oggi mortificate e costrette ad andar via. 

L’ex presidente regionale Giuseppe Nisticò, farmacologo di fama internazionale, è stato uno dei primi a congratularsi prima per la scelta di correre in Calabria e poi per la forte affermazione elettorale. Si sente un po’ il mentore del giovane Occhiuto al quale non ha fatto mancare preziosi suggerimenti per gestire la macchina regionale. Nisticò ha ricordato a Occhiuto le opere da lui realizzate (prima del famoso ribaltone del 1998 che lo costrinse a lasciare la Regione) tra cui il Policlinico di Germaneto, le due Facoltà di Farmacia, il Centro agroalimentare di Lamezia, il progetto di Paolo Portoghesi della Cittadella di Germaneto che lui ha voluto in quella sede con determinazione contro tutti, il potenziamento della rete aeroportuale. Il nuovo presidente – ha detto Nisticò a Occhiuto – deve ricostituire quell’arco che la cattiva politica aveva spezzato. In campo sanitario, per esempio, c’è il progetto avviato dalla compianta presidente Jole Santelli sul centro di ricerca internazionale intestato a Renato Dulbecco, da collocare a Lamezia Terme, in grado di attrarre competenze internazionali e produrre non solo formazione ma anche soluzioni farmacologiche in grado di contrastare malattie ancora oggi incurabili. Al Dulbecco Institute di Lamezia hanno dato l’adesione diversi Premi Nobel, coinvolti dal prof. Nisticò, e qualche mese addietro uno di essi, l’israeliano Aaron Chechanover, ha voluto incontrare Roberto Occhiuto per spiegargli come nel suo Paese un’iniziativa simile ha creato importantissime risorse scientifiche e moltissimi posti di lavoro. Saputo dell’elezione, il Nobel ha inviato un semplice messaggio al neo presidente: «Wonderful». E lo stesso ha fatto Roberto Crea, considerato il padre delle biotecnologie, che ha deciso di lasciare dopo 40 anni San Francisco per tornare nella sua Calabria a dirigere il Dulbecco Institute.

Ecco un altro esempio di “restituzione” di un calabrese che si sente “obbligato” nei confronti della terra che lo ha visto nascere. 

Ma non è solo la Ricerca (che comunque potrebbe essere una delle migliori caratterizzazioni della consiliatura che si appresta a partire) che deve occupare il tavolo di Occhiuto. La risposta alla Sanità non sarà solo l’assorbimento sotto la propria ala del commissariamento, ma l’interruzione della spesa medica oltre regione (300 milioni per ricoveri e interventi e almeno il doppio da parte dei parenti di chi si è dovuto mettere in viaggio per assenza di buona sanità in Calabria. Eppure abbiamo in regione fior di professionisti (e lo hanno dimostrato nella gestione del Covid), ma sono le strutture quelle che vanno completamente aggiornate, riviste o rifatte completamente.

E poi c’è l’ambiente, il lavoro, l’innovazione tecnologica, il Ponte sullo Stretto e lo stop all’emorragia di laureati e giovani capaci che le regioni del Nord (o dall’estero) si prendono senza avere speso un centesimo per la loro formazione. È un discorso lungo: vedremo da subito, dalla squadra di governo che chiamerà accanto a sé, se il vero sogno di Roberto Occhiuto è diventare il “presidente dei Calabresi”. ′ 

PROMOSSI & BOCCIATI, IL FLOP DI OLIVERIO
IL PIÚ ELETTO GIANLUCA GALLO: 21.692 VOTI

dalla REDAZIONE ROMANA – All’indomani di una delle più sciatte campagne elettorali che si ricordino in Calabria, è possibile tracciare – sotto forma di pagelle – una geografia dei vincenti e dei perdenti, dei promossi e dei bocciati dalle urne. In evidenza il flop dell’ex governatore Mario Oliverio e la straordinaria performance del neo presidente Roberto Occhiuto, ma in questa sede non si parla solo di candidati, bensì di tutti i protagonisti diretti e indiretti. Ci sono scontate conferme, ma non mancano anche clamorose sorprese.

Nel nuovo Consiglio regionale rivedremo in quota Forza Italia l’assessore all’Agricoltura Gianluca Gallo e il presidente uscente del Consiglio regionale Giovanni Arruzzolo, Giacomo Crinò e Pierluigi Caputo (Forza Azzurri), in quota Fratelli d’Italia l’assessore Fausto Orsomarso e Giuseppe Neri, in quota Lega Filippo Mancuso e Pietro Raso, in quota UdC Giuseppe Graziano, in quota Pd Mimmo Bevacqua e Nicola Irto.

Sei donne nel nuovo Consiglio regionale e numerose new entry: con Forza Italia Katya Gentile, Pasqualina Straface, Valeria Fedele, Michele Comito e Giuseppe Mattiani; Coraggio Italia manda due consiglieri: Francesco De Nisi e Salvatore Cirillo; due nuovi ingressi in Fratelli d’Italia Luciana De Francesco e Antonio Montuoro; per la Lega Simona Loizzo e Giuseppe Gelardi; per il PD, oltre ad Amalia Bruni che entra di diritto come miglior perdente, le facce “nuove” sono quelle di Franco Iacucci (attuale Presidente della Provincia di Cosenza), Francesco Alecci (attuale sindaco di Soverato) e Raffaele Mammoliti. La prima volta dei Cinque Stelle in Consiglio regionale vede l’arrivo di Davide Tavernise e Francesco Afflitto, mentre Luigi De Magistris – rimasto fuori – manda a Palazzo Campanella il medico ambientalista Ferdinando Laghi e Antonio Lo Schiavo.

Restano fuori i consiglieri regionali uscenti: Flora Sculco, Tilde Minasi, Marcello Anastasi, Antonio De Caprio, Pietro Santo Molinaro,  Antonio Billari, Graziano Di Natale, Baldo Esposito, Domenico Giannetta, Luigi Tassone e Giuseppe Aieta. Non si sono ricandidati Domenico Tallini, Carlo Guccione, Luigi Tassone, Francesco Pitaro, Vito Pitaro, Domenico Creazzo  e Libero Notarangelo.

I risultati e i numeri parlano chiaro perché, anche se alcuni non sono d’accordo, la politica è una scienza perfetta. Ed ecco, quindi, le pagelle di Calabria.Live su vincitori e vinti, promossi e bocciati. Non ci sono esami di riparazione, per gli esclusi se ne parla al prossimo giro.

I PROMOSSI

ROBERTO OCCHIUTO – voto 10
È l’indiscusso vincitore di queste elezioni, il primo a riuscire nell’impresa di confermare lo schieramento uscente alla Regione. Diventa Governatore quasi per inerzia, andando anche al di là di quello che gli assegnavano i sondaggi, ma il suo capolavoro è il boom elettorale di Forza Italia che raggiunge una percentuale altissima al punto da diventare il primo partito in Calabria. Il Cavaliere non crede ai suoi occhi.

GIANLUCA GALLO – voto 9
È il recordman delle preferenze, ben 21.692, a testimonianza dell’ottimo lavoro svolto come assessore all’agricoltura. Tratti gentili e mai sopra le righe, si accredita come uno dei protagonisti del prossimo governo regionale.

CICCIO CANNIZZARO – voto 9
Il funambolico deputato reggino riesce a toccare con la lista di Forza Italia l’iperbolica percentuale del 21% nella provincia di Reggio Calabria,  roba mai vista dai tempi dello splendore berlusconiano. In qualche Comune, vedi Melito Porto Salvo, gli azzurri arrivano a superare il 30%.

GAETANO QUAGLIARELLO – voto 8
Il senatore che rappresenta una delle due anime della lista Coraggio (l’altra è rappresentata dal sindaco di Venezia Brugnaro) piazza un colpo doppio, eleggendo due consiglieri regionali, uno nella Circoscrizione centro, l’altro in quella Sud.

GIUSEPPE CONTE – voto 7
Non sfonda, non riempie le urne al pari delle piazze, ma riesce ugualmente nell’impresa di fare entrare il Movimento Cinquestelle in Consiglio regionale per la prima volta nella sua storia.

NICOLA IRTO – voto 7
Perde 2.000 voti rispetto al 2020, ma con le sue 10.333 preferenze si conferma il più votato in assoluto del Partito democratico calabrese. Molti si chiedono se con la sua candidatura ci sarebbe stata una sconfitta più contenuta.

FERDINANDO LAGHI – voto 7
Medico e attivista dell’ambientalismo, è il primo eletto della coalizione De Magistris. Sarà in Consiglio regionale lo scudiero della legalità e della difesa dell’ambiente.

SIMONA LOIZZO – voto 7
Primario dell’ospedale dell’Annunziata di Cosenza, la Loizzo – vedova di Lucio Marrocco, il medico antiCovd suicidatosi nel gennaio scorso –, è stata eletta Consigliere regionale nelle liste della Lega, scavalcando l’uscente Pietro Santo Molinaro.

JASMINE CRISTALLO – voto 7
La “sardina rossa”, che più volte aveva invocato l’unità di tutte le sinistre alternative alla destra per battere Occhiuto, si è presa una bella rivincita. Aveva puntato sulla candidatura del professore antimafia Enzo Ciconte, ma il commissario PD Graziano l’ha liquidata. E lei si è consolata sostenendo a Bologna il suo inseparabile amico Mattia Santori, primo eletto nel PD.

I BOCCIATI

AMALIA BRUNI – voto 4
Prende meno voti di Pippo Callipo che non aveva al fianco nemmeno i Cinquestelle. Una campagna elettorale sbagliata nei toni e nei contenuti ha fatto il resto. Unica attenuante il fatto di essere entrata tardi in competizione e solo dopo un estenuante casting.

STEFANO GRAZIANO – voto 3
È l’autore, secondo i suoi più accaniti critici, del secondo disastro consecutivo in appena due anni e mezzo. La sua “larga coalizione” si è rivelata inconsistente, anche per la presenza di liste fantasma come quella “Animalista” composta in gran parte da candidati della Campania. I sondaggi da lui sbandierati, che parlavano di un testa a testa della Bruni con Occhiuto, sono stati clamorosamente sconfessati dalla voragine di ben 27 punti di distacco.

CARLO TANSI – voto 3
Il “grande fustigatore” che voleva distruggere dall’interno il PUT (Partito Unico della Torta) resta fuori dalla pasticceria con un clamoroso flop, perdendo ben 40.000 voti rispetto al 2020. La sua lista si arresta ad un misero 2,28%. Le sue continue giravolte (corsa solitaria, alleanza con De Magistris, poi alleanza con la Bruni) non gli hanno certo giovato.

SINIBALDO ESPOSITO – voto 4
Il campione delle preferenze resta incredibilmente fuori dal Consiglio Comunale non solo per il calo di consensi, piuttosto per la scelta sbagliata della lista che non conquista il seggio nella Circoscrizione Centro.

LUIGI INCARNATO – voto 4
Non arriva nemmeno all’1% la lista del PSI, cocciutamente voluta dal segretario regionale. Macchia con questo risultato una grande storia politica della Calabria. Come sono lontani i tempi di Mancini e Principe.

FLORA SCULCO – voto 4
Finisce, almeno per il momento, la storia dinastica degli Sculco da Crotone. La passionaria Flora viene sorpassata nelle preferenze da Baldo Esposito, ma in realtà è il quorum a mancare all’UdC.

TILDE MINASI – voto 4
Esce di scena la fedelissima di Peppe Scopelliti, arrivata solo terza nella lista reggina della Lega. Paga evidentemente la difficoltà di cucire i rapporti con il territorio e la presenza di candidati molto competitivi.

MARIO OLIVERIO – voto 3
Il “lupo della Sila” non è riuscito a mandare il suo ululato. La corsa solitaria non è riuscita a scalfire, se non marginalmente, con il suo misero 1,7%, i consensi del Partito Democratico. Non si comprende il senso di una decisione che non ha inciso per nulla sull’esito del voto.

I “SUFFICIENTI”

LUIGI DE MAGISTRIS – voto 6
Il “masaniello arancione” ha accarezzato a lungo il sogno di una improbabile vittoria o comunque del secondo posto come miglior perdente. Pur avendo condotto una bella campagna elettorale e conseguito una considerevole percentuale (16,17%) e l’elezione di 2 consiglieri regionali, è arrivato ben distante dall’obiettivo. Gli è mancato il voto di opinione recuperabile dall’astensione.

MIMMO LUCANO – voto 6
Il “fuorilegge” condannato a 13 anni per il “reato d’umanità” non ha visto tradotta in voti l’ondata di solidarietà che gli è arrivata dai social. Appena 10.000 voti complessivi nelle tre circoscrizioni, un’autentica delusione che si aggiunge all’amarezza per la condanna. (rrm)

Guarda tutte le preferenze dei candidati al Consiglio regionale

 

VITTORIA NETTA, OCCHIUTO OLTRE IL 55%
LA BRUNI SECONDA ENTRERÀ IN CONSIGLIO

di SANTO STRATI – A tarda sera, secondo la migliore tradizione, s’inseguono ancora i voti degli scrutini, anticipati da proiezioni che hanno mostrato la debolezza di questo sistema di rilevazione prima del risultato delle urne. Due dati sono incontrovertibili: il primo riguarda la vittoria netta di Roberto Occhiuto che dovrebbe sfondare il 55% delle preferenze, l’altro l’altissima astensione, pressoché identica a quella delle elezioni del 2020. Quest’ultimo elemento – che sancisce in modo preciso la disaffezione alla politica da parte del popolo (che pure ha mostrato di interessarsi e manifestato in più occasioni la voglia di confronto e di partecipazione) – andrebbe analizzato con molta attenzione da parte di tutti i partiti politici: è evidente che questo modo di fare politica non piace alla gente e il rifiuto di andare alle urne appare ai più l’unico modo (sbagliato) di manifestare il proprio dissenso. In realtà se si considera che sugli aventi diritto al voto vanno calcolati 378.583 calabresi residenti all’estero e circa 350mila tra studenti fuori sede e lavoratori occupati fuori regione, la percentuale di voto schizzerebbe dal 44% ad oltre il 70%. Per evitare in futuro questo equivoco, su cui c’è poco da disquisire, occorrerà che il nuovo Consiglio regionale si attivi per permettere il voto per corrispondenza (che è previsto nelle elezioni politiche) e contestualmente modifichi la legge elettorale prevedendo il voto disgiunto (ovvero la possibilità di votare un candidato presidente e una lista dell’opposizione). In un caso come quello odierno non sappiamo se il voto disgiunto avrebbe portato delle sostanziali variazioni.

Il dato politico è chiaro: i calabresi hanno scelto il centro-destra interrompendo la tradizionale alternanza destra-sinistra che ha caratterizzato le ultime consiliature, ma soprattutto hanno votato un politico di mestiere. Roberto Occhiuto (escludendo dalla valutazione la lunga esperienza di Mario Oliverio) è l’unico vero politico che il centro-destra ha schierato in queste consultazioni elettorali che, si ricordi, hanno impegnato 12 milioni di italiani. Il voto calabrese rappresenta un modello significativo per il laboratorio politico del centro-destra che ha toppato dovunque non abbia schierato una personalità con un indiscutibile pedigree politico. Ha stravinto Berlusconi (Forza Italia, in controtendenza, ha superato il 30 % delle preferenze) mentre Lega e Fratelli d’Italia sono arrivati quasi appaiati alla meta. La domanda se il nuovo presidente Occhiuto rispetterà il ticket imposto da Salvini sulla riconferma di Nino Spirlì alla vicepresidenza, è capziosa e oziosa: in politica – si sa – la parola data vale fino all’esito elettorale, poi si ridiscute e Occhiuto, siamo certi, troverà una via d’uscita onorevole per una riconferma che appare ai più decisamente imbarazzante. Ci attende una consiliatura difficile e piena di impegno: sono graditi capacità e competenza e senza rinfacciare nulla a Spirlì, i calabresi, obiettivamente, mostrano di meritare di più. La squadra Occhiuto ce l’ha già in mente, e se non si farà condizionare dai partiti (e crediamo che da buon politico il nuovo presidente saprà come fare) c’è la seria possibilità che prevalga il merito e la competenza sui meriti di partito e le cambialette elettorali che sono obbligate prima del voto, ma che spesso nessuno poi onora.

La “tenuta” della Bruni intorno al 27% indica che la doppia venuta di Conte in Calabria ha strappato dal baratro i cinquestelle portando ossigeno a un movimento ormai alla canna del gas. Indubbio l’aiuto ricevuto dall’ex premier, senza il quale la ricercatrice di Girifalco non avrebbe schiodato oltre il 20%.

Delusione totale in casa di De Magistris che oltre al danno (non essendo stato candidato anche come consigliere non andrà in Consiglio regionale) si ritrova con la beffa di aver avuto fino all’ultimo l’illusoria speranza di superare il centrosinistra. Il suo errore, probabilmente, è stato quello di inseguire la rabbia ex grillina cogliendo a piene mani consensi un po’ dovunque, ma ha trascurato la parte più consistente degli elettori: quel centro moderato che non si riconosce nella sinistra dem e nell’area di destra. Un errore clamoroso che gli ha tolto un consistente apporto di consensi. La sua campagna e quella dell’avvocata Anna Falcone sono state da manuale, macinando consensi insperati, ma il solo voto di protesta e di indignazione (come è capitato nel 2018 alle politiche con i Cinque Stelle) non funziona nelle elezioni regionali, perché giocano molti altri fattori. Il territorio è variegato, dal punto di vista degli elettori, e richiede un’attenzione che evidentemente è mancata.

La campagna elettorale di Roberto Occhiuto è stata pacata, priva di insulti, quasi al minimo sindacale, giocando tutto sulla fiducia che si può dare al politico consumato che è disposto a giocarsi una rendita di posizione (non dimentichiamoci che era capogruppo di Forza Italia alla Camera con un futuro molto tranquillo e gratificante) per dedicarsi alla sua terra. Ha detto una cosa bella nel suo discorso di ringraziamento: la vittoria non è di oggi, ma sarà quella di quando cominceremo a vedere e mostrare risultati. La Calabria, i calabresi hanno bisogno di vitalità, brillantezza, acume e capacità politica: doti che al nuovo presidente di certo non mancano. Benvenuto a Germaneto, auguri Presidente Occhiuto. (s)

L’OPINIONE/ Giusy Staropoli Calafati: L’astensionismo, una brutta faccenda

di GIUSY STAROPOLI CALAFATI –  Gridano, urlano, sbraitano, si battono il petto e poi non vanno a votare.  Chi? I calabresi, e chi sennò!

I falsari del pensiero di Campanella che, invece di mantenere acceso il sole, accondiscendono ai fracassi del diavolo nel giorno della Calabria. I proci, quelli che nel frattempo che ritorna Ulisse, circuiscono Penelope. 

I calabresi che, dal profondo delle loro poltrone, rinunciano a un diritto e non adempiono al proprio dovere. I ciangiulini e i ciangiuti di Calabria.

L’elevata percentuale di non votanti, in questa tornata elettorale, per il rinnovo del consiglio regionale, aumenta vertiginosamente il numero degli aggregati al partito degli astensionisti. Quelli che: tanto! 

Tanto cosa? Tanto che? 

La Calabria è un ossimoro. Prima si adagia e dice: tanto!, poi si indigna e pensa: e mò? 

La calabresità era un sentimento vero, oggi invece è tutto scaduto. Anche l’onore e l’orgoglio con cui ha versato il suo sangue Giuditta Levato. La contadina, si era fatta ammazzare, incinta di sette mesi, e per difendere la sua terra. La stesso suolo di terra che oggi, con il voto mancato di gran parte dei suoi, è stata riconsegnata ai padroni. Perdonaci, Giuditta! 

Non entrare in cabina elettorale, significa dissociarsi dalla vita sociale, civile e politica del paese. E non sono consentiti sconti, né concesse attenuanti a nessuno. Né ai grandi, né ai dotti, e neppure ai giovani

Minchia, Calabria mia, che strano destino questo tuo!

I calabresi si presentano alla terra madre, alla loro solita vecchia maniera. Nativi sì, ma praticanti del suo valore morale, no. 

Una forma di protesta residua che sfocia nella solita scaltra lamentazione.

La rivoluzione culturale di un popolo, parte dalla sua libertà di pensiero. E il voto lo è. È un’occasione di scelta, un sistema di cambiamento, un modello di rinascita, una forma di espressione democratica assoluta, attraverso cui ogni individuo può quantificare e qualificare la sua misura personale di democrazia, all’interno della collettività in cui abita, vive, e si confronta. 

Nascere in Calabria non si sceglie, essere calabresi sì. Essere cittadini del mondo anche. Essere un popolo libero pure. 

Le x che le nostre matite, a questo turno elettorale, non hanno apposto, come invece la coscienza civile ci avrebbe imposto di fare, non raccontano propriamente il dissenso di ognuno come si pensa, ma narrano esattamente la sconfitta di una terra ritrosa, affetta da cronica inconcludenza. 

La disaffezione e la sfiducia nella politica, che da sempre hanno appeso le civiltà al filo di un rasoio, oggi rischiano di ingabbiare per sempre il futuro di questa regione, consegnandola finanche ai talk show nazionali, e per i maccheronici serali italiani. Quelli in cui, della Calabria, viene messo in risalto il suo sex appeal. 

Quella calabrese di oggi, non è certo una questione meramente politica, ma una più sostanziosa e antica questione sociale.

Gli asini accettano la propria miseria, e i calabresi? I calabresi che fanno? 

I calabresi copiano gli asini. E non sentiamoci offesi, noi che lo scecco lo abbiamo sempre considerato amico. Il fatto è che l’asino accettando la miseria, accoglie la sua natura, i calabresi invece snaturano la propria. 

Il non voto non ha mai una grande forza e non dimostra neppure una grande coraggio. Avvantaggia invece le classi più forti , sostenendo i sistemi balordi e corrotti che esse stesse promuovono.

Il timbro mancante per volontà acquisita, sopra la propria scheda elettorale, è un’occasione persa. Anzi persissima. Per noi e per mezzo di noi, anche per gli altri. 

Fra poche ore sapremo chi andrà a governare, per il prossimo quinquennio, questa regione. Con tutte le responsabilità di chi ha votato, e di chi dal volto si è astenuto. Con gli illusi vincitori, e i tutti vinti. Con chi si è rivendicato il diritto di scegliere liberamente, e con chi non lo ha voluto fare. Con il volto della Calabria misera e la sua faccia miserabile. (gsc)

CALABRIA, STASERA IL NUOVO PRESIDENTE
E SCATTA LA CORSA AL MIGLIOR PERDENTE

di SANTO STRATI –  Gli scarsi numeri dell’affluenza alle urne alle 23 di ieri sera sono un sintomo allarmante di una grave disaffezione alla politica. Il partito degli astensionisti rischia di essere ancora una volta quello che primeggia in Calabria, ma ricordiamoci che si vota fino alle 15 di oggi e gli indecisi, gli incazzati, i dubbiosi e i rancorosi possono ancora avere uno scatto d’orgoglio e manifestare la propria indicazione di voto, che potrà manifestare indignazione, scontento o voglia di cambiamento, non importa, ma è opportuno che tutti vadano a votare. Non può essere una minoranza a scegliere per l’intera Calabria, salvo che non ci sia proprio una rassegnata convinzione che nulla possa cambiare, secondo le regole del Gattopardo: cambiare tutto perché nulla cambi e resti come prima. E invece no: in questo caso è possibile cambiare realmente le cose, basta esercitare il proprio diritto (e dovere) di voto e recarsi alle urne. E già questo sarebbe il primo segno di un cambiamento possibile. Troppo facile ribadire che l’aver negato il voto per corrispondenza agli studenti e ai lavoratori fuori sede (nonché agli iscritti all’Aire, l’anagrafe degli italiani residenti all’estero, i calabresi oltre confine sono 378.583) obbligando al voto di presenza significa impedire a una cospicua parte degli aventi diritto (almeno il 30% del corpo elettorale iscritto a votare) di esercitare il proprio diritto. Tant’è che su 1.890mila tra uomini e donne che in Calabria costituiscono il corpo elettorale, i conti reali andrebbero fatti su circa 1.350.000 votanti (escludendo dal conteggio degli astenuti quanti non si sono potuti recare – o non hanno voluto – al seggio della residenza anagrafica). Quindi, il rapporto su i voti validi e i consensi ottenuti dai singoli candidati alla presidenza dovrebbe, almeno in linea teorica, tenere conto di questa realtà.

I candidati presidenti della Regione Calabria al voto
Il voto dei candidati presidenti: Amalia Bruni, Mario Oliverio e Luigi De Magistris. Quest’ultimo dovrà fare a meno del suo voto: è residente a Napoli e non ha votato in Calabria

E dovrebbero tenerne conto i futuri inquilini di Palazzo Campanella che dovrebbero mettere all’ordine del giorno, tra le prime adempienze, quella di cambiare l’assurda legge elettorale che costringe la Calabria a un voto troppo complicato e sicuramente non rispettoso della reale volontà di chi si reca alle urne. Prima di tutto andrebbe consentito il voto disgiunto (come è previsto in quasi tutte le Regioni) prevedendo la possibilità di votare contestualmente per un presidente e per una lista di opposizione. Se ci fosse stato il voto disgiunto, facile prevedere che il risultato che verrà fuori stasera dalle urne, avrebbe potuto essere differente. Altro punto di estrema importanza è quello di prevedere e consentire il voto per corrispondenza ai fuorisede universitari, ai lavoratori e a chiunque – iscritto tra gli aventi diritto al voto – non possa recarsi di persona a votare in Calabria. Questo significherebbe almeno qualche centinaio di migliaia di voti che possono fare la differenza. Ascolterà quest’invito-appello il futuro governatore? Ci sarà un consigliere regionale che già dalla prima seduta di Palazzo Campanella presenterà un progetto di legge per la modifica della legge elettorale?

Permettete la franchezza, la risposta è no. Per giungere alla legge che prevede la parità di genere nel voto calabrese si è dovuto assistere a una vergognosa battaglia di parole e di lungaggini che, già ai tempi della presidenza Oliverio con la proposta di Flora Sculco, aveva portato alla sua clamorosa bocciatura. C’è voluta la presidenza di Jole Santelli, troppo breve ma indicativa di un nuovo corso, per imporre le nuove regole. Sulla scheda di voto, gli elettori hanno potuto/dovuto indicare due nomi, un uomo e una donna, senza che per questo ci sia una riserva numerica obbligata per la presenza femminile in Consiglio. Ma è già una conquista che i calabresi hanno mostrato di apprezzare.

Tornando al risultato che stasera indicherà il nuovo presidente dei calabresi, non possiamo fare a meno di chiosare sulla corsa al “miglior perdente” (un termine persino simpatico), ovvero il 30° posto di consigliere regionale che spetta al candidato presidente arrivato secondo. Come si ricorderà, alle elezioni del 2014, Wanda Ferro sconfitta da Oliverio, si trovò senza seggio e dovette ricorrere al Consiglio di Stato per vedere riconosciuto il suo diritto. Da allora vige la regola del “miglior perdente”: a gennaio del 2020 il 30° seggio spettò a Pippo Callipo che giusto qualche mese dopo lasciò l’assemblea e si dimise da consigliere regionale. La corsa al miglior perdente – salvo un inaspettato ribaltamento delle previsioni che danno per scontata la vittoria di Roberto Occhiuto – sarà quasi certamente tra Amalia Bruni e Luigi De Magistris. E sarà questo un risultato da analizzare con molta attenzione, soprattutto guardando il futuro della regione e dell’Ente Regione. L’opposizione dovrà avere un ruolo costruttivo e importante: c’è da inventare e progettare la ripartenza con i miliardi del Recovery Fund che il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza metterà a disposizione a fronte di progetti concreti, di programmi di sviluppo organici ed efficaci. Perdere questa opportunità, facendo scaramucce continue con la maggioranza, sarà il peggior regalo che l’opposizione offrirà ai calabresi. Il nuovo Presidente dovrà avere una chiara visione di futuro, anche pensando in chiave trasversale, coinvolgendo la minoranza e facendo tesoro delle indicazioni utili al bene della Calabria e dei calabresi. Chiunque sarà, se parte con questi propositi potrà essere sicuro di conquistare, davvero, il cuore dei calabresi. Questa orribile campagna elettorale ha mostrato la parte peggiore della politica, dove l’avversario è un nemico da infangare e ridicolizzare e non un competitor con cui confrontarsi su idee e programmi. Caliamo il sipario su questa terribile messinscena che ai calabresi non è piaciuta per niente e guardiamo a domani con occhio sì disincantato, ma con modesto ottimismo e un anelito di speranzosa fiducia. (s)

Il bell’esempio di senso civico di Tina: a 97 anni è andata a votare a Reggio

di LUIGI PALAMARA – Un bell’esempio di senso civico da Reggio: Tina, la maestra di 97 anni, vota nella scuola che l’ha avuta come insegnante per 40 anni. Quando, il 1° febbraio 1945 venne emanato il decreto legislativo luogotenenziale n. 23 che conferiva il diritto di voto alle italiane che avessero almeno 21 anni, la signora Tina, Fortunata Iiriti aveva esattamente 21 anni. Una coincidenza?

Oggi la Maestra Tina Iiriti in Violi è una signora distinta di 97 anni. Ieri mattina si è recata presso la scuola Corrado Alvaro di Reggio Calabria a votare. È la scuola dove per 40 anni ha insegnato. La dolce signora accompagnata dal figlio avvocato Giovanni Violi, ha esercitato il suo diritto/dovere di voto. Ha voluto essere partecipe di quel processo democratico che sostiene la Democrazia. Ha certamente espresso la sua preferenza, ha riposto anche lei la fiducia a chi può e deve cambiare le cose in meglio.

Un bel momento di vita democratica all’interno di quelle mura di una scuola storica. La cabina elettorale ha accolto Tina con fiducia e Tina ha votato, sorridente, serena. La speranza di una giovane di 97 anni è stata riposta in un urna oltremodo oltraggiata nel corso degli anni. Lei ha onorato con il suo gesto quello che oramai oltre il 50% dei calabresi “rinuncia”.

«Tanto alla fine non cambia nulla. Questo voto dovrebbe darci la spinta giusta a reagire a urlare. Non è così, voglio votare pure io. Voglio che le cose cambino».

Domani, martedì 5 ottobre 2021 tutto sarà finito, avremo i risultati e tutto dovrà ricominciare. Ricominciare per essere una Regione migliore, che guarda al passato al presente e soprattutto al futuro.

Lo dobbiamo a Tina e a chi come lei ci crede da sempre e per sempre. (lp)

[Foto e video di Luigi Palamara – L’Arciere]

L’OPINIONE/ Mimmo Nunnari: Calabria mia, come sei caduta in basso

di DOMENICO NUNNARI  – In cinquant’anni di vita regionale, mai eravamo caduti così in basso. Eppure, ne abbiamo viste di tutti i colori: indagati, arrestati, corrotti, hanno frequentato i Palazzi, di Reggio e di Catanzaro, ma forse è vero  che al peggio non c’è mai fine. Più caduta in basso di così, la Calabria, non potrebbe e auguriamoci veramente di aver toccato il fondo. Lo scenario della campagna elettorale è stato avvilente. Sul palcoscenico sono saliti personaggi ispirati alla commedia dell’arte, dove i testi non si recitano, ma si improvvisano in scena.

Banalità, politichese, battibeccamenti, orazioni mediocri, pensieri spompati. Contenuti? Zero. Programmi? Zero. Eppure cose da dire ce ne sarebbero state, e tante, sulla regione dei misteri e delle ombre nere, lontana da ogni realtà civile oltre che economica, oppressa dalla convinzione (e rassegnazione) di non riuscire a mutare il suo destino, segnato da oscuri presagi.

«Mio Dio come sono caduta in basso», era il titolo di un film di Luigi Comencini del 1974. Una commedia brillante, con Laura Antonelli e Alberto Lionello. Se fosse possibile far pronunciare quell’espressione alla Calabria che si reca alle urne per il voto regionale sarebbe perfetta. Mai, eravamo caduti così in basso, in cinquant’anni di vita regionale. Eppure, ne abbiamo viste di tutti i colori: indagati, arrestati, corrotti, hanno frequentato i Palazzi, di Reggio e di Catanzaro, ma forse è vero che al peggio non c’è mai fine. Più caduta in basso di così, la Calabria, non potrebbe e auguriamoci veramente di aver toccato il fondo.

Lo scenario della campagna elettorale è stato avvilente. Sul palcoscenico sono saliti personaggi ispirati alla commedia dell’arte, dove i testi non si recitano, ma si improvvisano in scena. Già, che dire delle cose dette dagli “Attori”? Banalità, politichese, battibeccamenti, orazioni mediocri, pensieri spompati. Contenuti? Zero. Programmi? Zero. Eppure cose da dire ce ne sarebbero state e tante, sulla regione dei misteri e delle ombre nere, lontana da ogni realtà civile oltre che economica, oppressa dalla convinzione (e rassegnazione) di non riuscire a mutare il suo destino, segnato da oscuri presagi.

Mio Dio, come sei caduta in basso Calabria, senza che nessuno tra i protagonisti di queste elezioni si sia chiesto il motivo per cui le cose sono arrivate a tal punto di degrado in questo pezzo d’Italia, bello e disprezzato, visitato dai leader politici nazionali solamente nelle occasioni delle campagne elettorali: facce toste, campioni di ipocrisia, lombrosiani a loro insaputa, cercatori di consensi, da spendere altrove, come negli emendamenti subdoli che sottraggono risorse al Sud, nelle proposte di autonomia differenziata, nei Mose e nelle Tav per la Francia, nelle autostrade, doppie e triple, che servono a Venezia, a Torino e Milano. Tutti gli indicatori economici europei ritraggono lo scivolamento della Calabria verso una marginalità estrema, di fanalino di coda dell’Europa, appena una soglia prima delle enclavi spagnole di Ceuta e Melilla che si trovano in terra africana. Ma di questo, e del perché la Calabria sia così, nessuno ne ha parlato.

Non saprebbero che direi i rispettabili e meno rispettabili candidati alla presidenza della Giunta, dato che dietro al loro sostegno, a parte il fai da te di De Magistris che a Napoli nessuno rimpiange come sindaco, hanno partiti che la Calabria la vedono soltanto come granaio di voti e colonizzatori e manutengoli commissari che hanno deciso, a Roma o a Milano, chi si deve candidare e chi non candidare.

Eppure questa Calabria, caduta ai margini, richiederebbe giuste attenzioni, impegni seri, capaci di far riemergere la sua storia negata, la tenacia di un’umanità forte, la consapevolezza che il senso del limite è stato varcato e che l’approssimarsi di forme di stato mafia sono vicine e bisogna correre ai ripari, non certo con le sceneggiate dei timbri romani antimafia, o dei registri da firmare nelle Prefetture, che è letteratura per ragazzi o fiabe per grandi. Un esame acuto e approfondito, della situazione della Calabria ci fa capire quanto importante sia comunque il voto, anche se il “Grande Spettacolo” di questa campagna elettorale ci dice pure quanta frustrazione ci sia nell’elettore, di fronte alla staticità della politica. La tentazione di starsene a casa per molti, forse per la maggioranza dei calabresi, è forte, ma il voto è un controllo (l’unico) oltre che un esercizio di preferenza e non possiamo/dobbiamo rinunciarci.

Possiamo, però, essere “Creativi”, senza dare nulla per scontato, lasciandoci alle spalle appartenenze, convinzioni ideologiche, per votare chi riteniamo possa essere il migliore o il meno peggio, senza dimenticare, questo è il minimo,  di respingere al mittente chi questa Calabria l’ha disprezzata, vilipesa, insultata, con volgarità irripetibili, condite di razzismo.

In questo caso, diciamolo forte, e in lumbard: “Và a cà a petenà i gaenn!”. (dn)

[courtesy Riviera.web]

Nella foto la prima seduta del primo Consiglio regionale della Calabria a Catanzaro: era il 13 luglio 1970

E ADESSO SI VOTA, È L’ORA DELLE SCELTE
MA NON VINCA IL PARTITO DEGLI ASTENUTI

Finalmente si vota. Dopo rinvii, false partenze e una campagna elettorale insulsa, i calabresi possono esprimere le loro preferenze: è l’ora delle scelte e ciascuno segua le proprie idee, i propri convincimenti. Ma che non vinca, ancora una volta, il partito dell’astensione. Il voto è un diritto, ma anche un dovere. Dobbiamo ricordarcelo tutti, andiamo tutti a votare.

Si presentano 494 candidati per contendersi i 29 posti di consigliere regionale (il trentesimo spetta al miglior perdente tra i candidati alla Presidenza). I votanti sono 1 milione e 89omila i calabresi che hanno diritto al voto: di questi 925.615 sono uomini, 965.161 sono donne. Risultano all’estero 378.583, aventi diritto al voto, ma non è ammesso il voto per corrispondenza, quindi per votare dovranno recarsi di persona in una delle 2.421 sezioni della Calabria. Si vota oggi, domenica 3 e domani lunedì 4 ottobre, per eleggere il nuovo presidente della Regione Calabria, a seguito della prematura scomparsa della presidente Jole Santelli, avvenuta il 15 ottobre 2020.

Elezioni tanto attese quanto sofferte, sopratutto a causa dei continui rinvii provocati dalla situazione non facile, a livello sanitario ed economico, che ha messo in ginocchio la nostra regione e tutta l’Italia a causa della pandemia, e che ha visto numerosi rinvii prima di arrivare alla data che decreterà, per il prossimo quinquennio, la nuova “guida” della Calabria.

Ma non è solo il Consiglio regionale a essere rinnovato: sono 82, infatti, i Comuni calabresi che si apprestano a eleggere il nuovo sindaco. Di questi, Cosenza e Siderno sono gli unici con più di 15mila abitanti – a cui si applicherà il sistema maggioritario con soglia di sbarramento al 3% e il doppio turno (ballottaggio), mentre sono sette quelli sciolti per infiltrazioni mafiose, ossia Siderno, Careri, Palizzi, Stilo, Delianuova, Crucoli e Casabona.

Quattro i candidati a presidnete della Regione Calabria: Amalia Bruni (7 liste), Luigi De Magistris (6 liste), Mario Oliverio (1 lista) e Mario Occhiuto (7 liste).

Si potrà votare dalle 7 alle 23 domenica 3, e dalle 7 alle 15 lunedì 4 ottobre. Gli scrutini partiranno subito dopo la chiusura dei seggi. I votanti, aprendo la scheda elettorale, troveranno in ordine Mario Oliverio, seguito da Roberto Occhiuto, Luigi De Magistris e Amalia Bruni. Accanto ai loro nomi, i simboli delle liste schierate a loro sostegno e, infine, due righe dove si potrà indicare la preferenza (un uomo e una donna, o uno soltanto: non si può votare per due uomini o per due donne, vale solo la prima preferenza) per i candidati al Consiglio regionale della Calabria.

Il numero dei consiglieri da eleggere è pari a 29, a cui andranno aggiunti il presidente della Regione eletto e, a seguito della sentenza della Corte costituzionale 243/2016, anche il candidato presidente perdente arrivato secondo nella competizione elettorale. (rcz)