ROBERTO OCCHIUTO CANDIDATO UNITARIO
E LA SINISTRA VUOLE FARE IL CALLIPO-BIS

di SANTO STRATI – Sarà stata la contentezza o l’irruenza giovanile, ma Roberto Occhiuto – candidato unitario della coalizione di centro-destra a Presidente della Regione Calabria – non ha saputo trattenersi. A Vibo Valentia, prima che diventasse ufficiale l’annuncio della sua candidatura, s’è lasciato scappare di essere il candidato di tutta la coalizione. Un peccatuccio senza conseguenze (a destra, superare le ostilità e le diffidenze chi glielo rinfaccerebbe?), ma segnale indicativo di un nervosismo covato a lungo e finalmente levato di torno. Occhiuto è la più ovvia e scontata soluzione che il centrodestra poteva prendere per evitare di perdere la partita di Germaneto: ci aveva provato l’attuale presidente facente funzioni Nino Spirlì convincere la Lega a candidarlo a presidente e aveva persino ottenuto quasi un plebiscito agli Stati generali del partito che si sono svolti a Zambrone. Il sogno è durato una notte, al mattino Matteo Salvini ha spento ogni aspettativa e ha giocato la mossa più adatta a non indispettire l’ex cav al quale stava tentando di mollare il “trappolone” della federazione con la fusione di Lega e Forza Italia. Salvini non ci ha pensato un istante e ha bocciato ogni velleità di governo di Spirlì, che, diciamo la verità, si è affezionato all’8° piano di Germaneto e in cuor suo sognava di tornarci senza quelle odiose “ff” che sembravano una diminutio immeritata.

Il rischio del centro destra era di dare spazio a logiche correntizie e divisive: Wanda Ferro (Fratelli d’Italia) con i suoi sodali stava riscaldando i motori facendo intendere – nel caso – di essere pronta alla sfida, qualora l’idea Roberto Occhiuto non avesse avuto esiti positivi. È rimasta anche lei col boccino in mano, ma – ascoltando le silenziose raccomandazioni di Giorgia Meloni – ha fatto buon viso a cattivo gioco. Tutti insieme appassionatamente per una vittoria che sembra molto, ma molto vicina. La somma dei numeri indica il vantaggio del centro destra nei confronti di una sinistra che appare, in ogni caso, sempre più nel caos e priva di un esponente in grado di affrontare la sfida elettorale con dignità (e coraggio). 

Già, la sinistra. Ma quale? Quella di Irto che ancora una volta fa il nobile quanto inutile gesto di farsi da parte offrendo comunque la massima collaborazione per aiutare la coalizione. Quale coalizione? Irto appariva (e lo è ancora, sia ben chiaro) l’unica personalità del Partito Democratico in grado di affrontare a testa alta e con la giusta determinazione questa tornata elettorale, ma da Roma – probabilmente malconsigliati – gli hanno detto di farsi da parte, anche se dal Nazareno si continua a ripetere che nessuno vuol togliere Irto dalla competizione.

È Irto, semmai, che con saggezza, tira i remi in barca e resta a guardare, deluso, avvilito, ma con la massima dignità, senza riuscire a spiegare a se stesso e agli altri il perché di questa logica suicida, peraltro suggerita da una parte dei Cinque Stelle che cercano di recuperare terreno e visibilità. 

A Roma si afferma che Conte vorrebbe una figura della cosiddetta società civile e sembrerebbe che il segretario dem Enrico Letta accetti il suggerimento, probabilmente perché è troppo distante dalla Calabria e dai calabresi. Non ha riferimenti e, decisamente, non gli mancano grattacapi di difficile soluzione.

In poche parole, vale di nuovo la regola che della Calabria non frega niente a nessuno, all’infuori di Salvini che immagina di raccogliere al Sud il consenso che continua a perdere nelle ricche regioni settentrionali. Il “trappolone” della federazione, in fondo, non è che una mossa per ingoiare in un solo boccone quel che resta di Forza Italia e presentare all’amica-avversaria Giorgia Meloni un raggruppamento più forte dei suoi “Fratelli”. L’operazione non crediamo andrà in porto, ma – tutto sommato – ha permesso di coagulare le forze in favore di una scelta unitaria che permetterà alla coalizione di arrivare alle regionali calabresi senza molti affanni.

A sinistra, sembra evidente, si è alla ricerca di un nuovo Callipo cui affidare una nuova clamorosa sconfitta. E se poi fosse una donna? Tanto meglio ancora, sarà più facile, per qualcuno, motivare o, peggio, giustificare la mancata elezione.

Ma quale donna? Non ci sono in regione leader al femminile o figure con una caratura tale da poter raccogliere consenso trasversale (tra le tante anime della sinistra). E allora ecco che si fa avanti il nome di Anna Falcone, combattiva e intelligentissima avvocata cosentina che vive a Roma e che qualche settimana fa, con la benedizione di Luigi De Magistris ha presentato la sua formazione politica – “Primavera della Calabria”.  Un laboratorio politico più che un partito vero e proprio, a sinistra e di sinistra che fa l’occhiolino al sindaco di Napoli (del quale è stata fidata collaboratrice) e guarda alle liste civiche che dopo la separazione del tan-dem (Tansi-De Magistris) sono più che mai smarrite.

Ma sono in tanti nel partito democratico a ricordare lo “sgarbo” della Falcone alle passate elezioni politiche quando con Tomaso Montanari si mise contro i dem, senza peraltro raggiungere risultati. 

De Magistris esclude qualsiasi patto con la sinistra, ma comincia a valutare un’ipotesi che – nel caso della Falcone – lo potrebbe vedere in gioco da protagonista. Un accordo con i dem (in politica mai dire mai) per sostenere la candidatura di Anna Falcone alla quale fare poi da vicepresidente. Sembra un po’ azzardato, ma non ci sono molte altre strade. Anzi, in una situazione di questo genere potrebbe sentirsi coinvolto persino Carlo Tansi che, nel mentre litiga con De Magistris, cerca di capire cosa succede a sinistra e cosa potrebbe esser meglio per il suo Tesoro di Calabria che – secondo lui – farà incetta di voti alle prossime regionali. 

Sognare, in fondo, non costa nulla. Ed è quello che fanno “quelli” del feudo romano cui si riferiva Nicola Irto nella sua lettera con cui annunciava il ritiro, ribadita in un post in cui risulta evidente lo sconforto e la voglia di mollare. Dopo aver incontrato il segretario Letta, Irto ha scritto: «È stata una discussione vera, forse la più sincera di sempre. Mi è stato spiegato che per fare un accordo politico con il M5S è opportuno individuare un’altra candidatura. Ho ricordato che la mia non è stata un’autocandidatura: avevo dato la mia disponibilità dopo una pressante richiesta da parte di tutto il PD, ed avevo accettato per la lealtà verso la mia terra.

Se siamo arrivati a questo punto non è per una mia indisponibilità alla costruzione di nuove alleanze, ma perché ho posto pubblicamente grandi questioni politiche in ordine allo stato del PD e ai problemi della mia regione, a cominciare dalla sanità, che rimangono purtroppo tutti attuali ed inevasi. Questioni imprescindibili per la Calabria che prima o dopo andranno affrontate.

Pur confermando il mio impegno, ribadisco che nei fatti la mia candidatura e quindi la scelta della comunità democratica calabrese è del tutto superata». Superata, almeno se la tentazione del Callipo-bis si trasformerà in tragica realtà: la sinistra (divisiva, disunita, litigiosa e senza guida – da tre anni il partito è commissariato in Calabria) è davvero alla frutta. 

Non sono stati allevati giovani quadri dirigenti in grado di raccogliere il tetsimone e avanzare con un profilo di tutto rispetto. Non ci sono leader né ci sono aspiranti tali: c’è la vecchia guardia (Loiero che ha detto di volerne stare lontano, Oliverio sempre più isolato e giustamente arrabbiato) e poi c’è Irto. Unica, efficace, alternativa, in grado di cogliere anche qualche consenso trasversale, visto l’apprezzamento che ha saputo conquistare a 360 gradi. Ma non lo vogliono. E soprattutto non vogliono chiedere ai calabresi di indicare chi dovrebbe, potrebbe, rappresentarli, «per non riconsegnare alla destra la Regione».

Destra che, intelligentemente, ha trovato la quadra, con una singolare coincidenza a favore del candidato Occhiuto, il quale non dovrà temere il fuoco amico di Gentile e Company: se riuscirà a diventare Presidente della Regione, al suo posto salirà il figlio di Gentile, Andrea, per chiudere la legislatura. A pensar male si fa peccato – diceva Andreotti – ma spesso ci s’azzecca: per quale motivo i Gentile dovrebbero fare guerra al “nemico storico” Occhiuto se la sua vittoria porterà vantaggi in famiglia? 

Ultima annotazione riguarda la più che probabile vittoria della destra. Per una volta prevalga l’esigenza di pensare alle competenze e alle capacità e non alle “cambiali elettorali” da firmare con i portatori di voti. La Calabria, la nuova Regione che uscirà dalle urne tra il 15 settembre e il 15 ottobre, indipendentemente da chi sarà il vincitore, deve poter contare su uomini e donne capaci. Diversamente sarà lo stanco ripetersi di una vecchia, insopportabile, storia di scelte amicali, di opportunismi e interessi che poco hanno a che vedere con il benessere dei calabresi. Lo tenga a mente Roberto Occhiuto e il mister X (o donna che sia) che dovesse portare alla vittoria la sinistra. La Calabria e i calabresi sarebbero riconoscenti e devoti. (s)

Conte e Letta in Calabria la prossima settimana: viaggio della speranza?

di SANTO STRATI – A qualcosa, alla fine, il gesto di ritiro della candidatura di Nicola Irto, è servito: il viaggio (della speranza?) dell’ex premier Giuseppe Conte e del segretario dem Enrico Letta della prossima settimana in Calabria è certamente frutto della necessità di fare chiarezza in una sinistra calabrese in piena caos. L’annuncio – che dovrebbe trovare la conferma ufficiale domani sabato – del candidato unitario del centro destra (Roberto Occhiuto, attuale capogruppo di Forza Italia alla Camera) spariglia ancor di più i giochi della sinistra: litigiosa, divisiva e a forte vocazione suicida. Ci sono stati, con la massima discrezione, contatti con De Magistris e l’attuale sindaco di Napoli, che domani apre a Cosenza la sua segreteria elettorale, dopo la rottura insanabile con Tansi deve valutare le opzioni che la prossima tornata elettorale gli offre.

Da solo Luigi De Magistris, che pur sta raccogliendo un consenso superiore alle previsioni, non va da nessuna parte, al massimo farà il consigliere regionale (d’opposizione) e nulla più. Di fronte alla coalizione coesa (?) di centrodestra i dem devono schierare una forza straordinaria fatta di consensi, anche trasversali, per portare numeri importanti. La soluzione ideale sarebbe semplice: dimenticarsi di conflitti, contrasti, risentimenti e insulti e fare un’ammucchiata (di tipo governativo) che metta insieme dem, 5 stelle, sinistra radicale, riformisti, De Magistris, Tansi, liste civiche e chiunque possa essere utile alla causa. Questo significherebbe fare una scelta politica, pagando qualche inevitabile (e gravoso) obolo ai “rinunciatari”. Se a De Magistris viene offerta la vicepresidenza della Giunta regionale (in caso di vittoria) in cambio del ritiro della candidatura a presidnete (mantenendo comunque una più liste di sostegno), come farà a rispondere no? Se a Tansi viene offerto un assessorato (Protezione Civile) in cambio del ritiro della candidatura a presidente (col mantenimento delle liste, che fanno sostegno), come farà il geologo cosentino a dire no? Soprattutto se il leit-motiv sarà quello di “uniti contro la destra”. È un bel problema, diciamo la verità. Ma la politica, ricordiamolo, è l’arte del possibile – come ci hanno insegnato Machiavelli e Guicciardini – basta sapersi fermare in tempo, alla bisogna. In una situazione di questo genere non ci sono vie d’uscita. È fin troppo evidente che 5 stelle, tansi e De Magistris, a loro volta, possano imporre la necessità di un nome nuovo, al di sopra delle parti, rappresentativo e in grado di attuare una spinta unitaria a sinistra. Ma all’orizzonte, escluso il buon Nicola Irto, non si vedono leader o aspiranti tali (il nome dello storico saggista antimafia Ciconte è suggestivo, ma non trova larghi consensi: c’è il rischio concreto di ripetere l’esperienza Callipo) e l’unico nome spendibile rimane quello di Antonio Viscomi, oggi deputato dem e già vicepresidente della Regione con Mario Oliverio, oppure, in alternativa, Franco Iacucci, attuale presidente della Provincia di Cosenza, che ha il vantaggio di conoscere a menadito tutti gli anfratti della Regione (è stato il segretario operativo di Oliverio, e questo non l’aiuta certo), ma conta pochi fans in Calabria. Irto, dunque rimane, l’unica carta spendibile (non dimentichiamo che è stato il più votato il 26 gennaio dell’anno scorso: 12.568 preferenze), ma su di lui pesano le perplessità dei 5 stelle, che in Calabria non contano nulla, però bisogna salvare l’impresa impossibile di Giuseppe Conte di dar vita a un nuovo Movimento 5Stelle 2.0. Quindi?

Tansi con un comunicato si è rivolto ai suoi followers: «Ai candidati delle liste di Tesoro Calabria – ha detto – che, dopo l’addio definitivo a de Magistris, mi chiedono di fare un passo indietro per assecondare “un’ampia costruenda coalizione con lo scopo di vincere le prossime elezioni regionali”, io rispondo di “sì”, ma a due condizioni fondamentali e improcrastinabili: 1) il candidato a presidente della regione dovrà essere una figura credibile che rappresenti il reale cambiamento; 2) il candidato a presidente non dovrà essere soltanto una bella copertina utilizzata per coprire candidati – di qualsiasi lista in appoggio al presidente – che rappresentano il vecchio sistema responsabile del fallimento della Calabria e che cercano, direttamente o indirettamente (tramite loro portaborse o prestanomi), una candidatura in vista delle prossime elezioni regionali. I candidati dovranno essere persone “nuove” e competenti. Se tali condizioni saranno accettate sarò disposto a fare non uno ma cento passi indietro, per amore di una Calabria che per cambiare deve decisamente voltare pagina con una proposta politica che deve mostrare ai suoi elettori una cosa sola: la credibilità. In caso contrario, continuerò a rappresentare un polo civico concretamente alternativo al PUT (Partico Unico della Torta)». È un segnale di apertura a Letta e Conte?

De Magistris non dice nulla a proposito di un’intesa a modello del Governo Draghi (ma solo a sinistra), ma non si sbaglia a dire che ci sta pensando. La sottosegretaria al Sud Dalila Nesci, non paga della delusione della passata tornata elettorale, con la sua candidatura bocciata crudelmente dal Movimento, insiste a proporsi, dichiarando a destra e manca la sua totale disponibilità. L’arrivo di Letta e Conte in Calabria forse farà un po’ d’ordine, a sinistra. (s)

REGIONE, SALVINI SMONTA I SOGNI DI SPIRLÍ
E IRTO RIMETTE IN GIOCO LA CANDIDATURA

di SANTO STRATI – I sogni muoiono all’alba? No, un po’ più tardi, in quel di Zambrone agli Stati generali della Lega, quando Matteo Salvini spiazza gli entusiasmi registrati l’altro ieri con l’indicazione di Nino Spirlì “candidato ideale” a presidente della Regione. Salvini – che sta preparando il “trappolone” della fusione a Berlusconi – non ci ha pensato due volte a spegnere il sogno di Spirlì che si è affezionato all’ottavo piano di Germaneto: «l’indicazione del candidato presidente della Calabria spetta a Forza Italia», secco secco il segretario della Lega salvaguarda così il tentativo di intesa per far un partito unico Salvini-Berlusconi che sta facendo inorridire gran parte degli azzurri. È facile trovare un riferimento preciso a quando Berlusconi fagogitò la destra di Fini, assorbendola nel Partito della Libertà, per poi farla scomparire. A Salvini pesa il crescente consenso che Giorgia e i suoi Fratelli stanno continuando a mietere senza nemmeno tanta fatica. E la Meloni lo sa benissimo, tanto che ha liquidato l’ipotesi di centrodestra “unico” con un tranchant «sono fatti loro». Del resto come può Salvini tendere le braccia Berlusconi (un abbraccio probabilmente assai mortale) e poi mettere in discussione la priorità acquisita dagli azzurri sulla scelta del presidente regionale? Quindi tanti elogi a Spirlì, «orgoglioso del suo lavoro – dice Salvini –, ma il candidato lo sceglie Forza Italia». Spiegando le ragioni della bocciatura: «Ho proposto una federazione dove si valorizzino le identità e si mettano insieme i valori comuni perché il mio avversario non è in casa ma è la sinistra, la sinistra delle tasse, a Reggio Calabria come a Roma, come a Milano. Ragioneremo intorno ad un tavolo».

Queste elezioni, lo abbiamo detto già troppe volte, non smetteranno di offrire colpi di scena o presunti tali, con annunci a effetto, ritiri di candidature, disponibilità non richieste, e via discorrendo. C’è una gran confusione sotto il cielo elettorale calabrese: Nicola Irto, forte delle sue 12.568 preferenze (il 26 gennaio 2020) ha ritirato la candidatura per poi rimettersi in gioco dopo le assicurazioni di Francesco Boccia mandato a ricucire un partito a pezzi. «La mia candidatura alla presidenza della Regione – ha dichiarato ieri all’Ansa – è e resta condizionata all’impegno che a livello nazionale si avrà sulla Calabria». Boccia gli ha organizzato – su sua esplicita richiesta – un tavolo romano con Enrico Letta e Giuseppe Conte dove si dovrebbe discutere del futuro della Calabria. «Ho posto delle questioni nazionali al mio partito sul tema della Calabria e sul ruolo del Pd nel Mezzogiorno e in questa regione. Problemi molti dei quali rimangono tutti e per intero sul tavolo, che, attenzione, non deve essere chiuso a una logica della tattica, a una logica dei nomi. O c’è un governo concreto, oppure, per quanto mi riguarda, sarà una battaglia politica che si farà, e nessuno dica che le decisioni passano sopra la testa dei calabresi. Come si è dimostrato con la venuta di Boccia qui, in Calabria decidono i calabresi. In Calabria decide una classe dirigente calabrese che deve e si può assumere le sue responsabilità – ha detto Irto –. Sembra che della Calabria non interessi niente a nessuno. Da qualche giorno abbiamo riportato la discussione al centro del dibattito politico nazionale. Mi è stato chiesto di fare questo percorso. Lo farò a nome del Pd calabrese ed a nome di quel centrosinistra che mi ha chiesto di mettere in campo un progetto di cambiamento. Ribadisco, io misurerò il mio impegno diretto solo ed esclusivamente rispetto agli impegni che il tavolo porterà sulla Calabria, non sui tatticismi, sulle sigle, sulle candidature e le questioni autoreferenziali. Serve un impegno serio sulla Calabria».

Certo, non è passata inosservata la pesante lettera di Mario Oliverio al segretario Letta: l’ex presidente contesta l’assenza di attenzione sul territorio e, di fatto, fa da sponda alle richieste di Irto, ma non è detto che – improvvisamente – svaniscano come per incanto i risentimenti e le divisioni. Tre anni di commissariamento del partito in Calabria hanno certamente provocato dei guasti difficilmente sanabili sono con le buone intenzioni. Né può bastare il ragionamento che occorre fare fronte comune per impedire alla destra di rivincere, perché il problema riguarda proprio il “fronte comune”. quale? La lite – facilmente prevista per tempo – tra Luigi De Magistris e Carlo Tansi non aiuta a ricompattare la sinistra “civica” che non pare intenzionata a lasciarsi lusingare da una probabile unione Pd-5Stelle. Conte ha i suoi grattacapi, ma da buon politico (ha imparato in fretta!) ha capito che una eventuale questione Calabria non farebbe che accentuare lo scollamento in corso tra gli ortodossi del Movimento che fu e le nuove leve del Movimento che sarà. L’intesa, probabile, con partito democratico potrebbe portare a qualche vantaggio a livello nazionale, soprattutto, in alcune consultazioni amministrative (Milano, Torino, Roma, Napoli) dove i giochi sono largamente aperti. Che la Calabria diventi il gioco di risulta di decisioni “romane” per patteggiare numeri e consensi non può, però, essere accettato dai calabresi che hanno già spalancato gli occhi e non resteranno inermi.

Indubbiamente, la mancanza di leader pesa non poco là dove il consenso non segue sempre pedissequamente le indicazioni dei partiti: a sinistra l’unico leader spendibile è Nicola Irto e le sue chances di successo dipendono dalla capacità di neutralizzare lo “straniero”: De Magistris sta facendo una buona campagna elettorale e raccoglie consensi, soprattutto a sinistra. Non toglie voti alla destra ma li sottrae all’ala progressista di cui si dice portavoce “unico”. In realtà, i numeri sono più modesti di quanto venga dichiarato, però potrebbero essere determinanti, soprattutto se da qui a settembre la destra e il centro continuano a cercare il modo migliore per perdere.

Anche a destra non è che ci sia affollamento di leader e Roberto Occhiuto, con la sua attuale carica di presidente dei deputati azzurri mostra quanto meno una rispettabilissima posizione politica: se riuscisse a non farsi condizionare da interessi di bottega di larghe frange della coalizione, potrebbe essere un ottimo presidente con una visione strategica di grande respiro. Ma il fuoco cova sotto la cenere: l’assessore Fausto Orsomarso (Fratelli d’Italia) ha puntualizzato che il suo partito rispetta i patti ma ha lanciato una frecciatina al veleno: «Noi abbiamo un grande candidato presidente perché c’è una donna, Wanda Ferro, che potrebbe essere in continuità, ma non facciamo a cazzotti nel senso che ci sarà un tavolo nazionale. La sintesi è mettere in campo gli uomini e le donne migliori. Se sarà Forza Italia a indicare il nome saremo in campo con la sintesi di Forza Italia, ma se mi si pone la domanda dico che fino a quando non si decide Wanda c’è, in continuità con la compianta Jole Santelli, se dovessi decidere io sarebbe la scelta migliore». Orsomarso ha ribadito che «il nome di Roberto Occhiuto è un’altra ipotesi autorevole. Visto che ancora non si è chiuso, ognuno rivendica le proprie posizioni, e noi abbiamo una figura che è una delle scelte migliori che può essere messa in campo in Calabria. Non è una liturgia il tavolo romano, non è inutile, è una sintesi della sensibilità diverse, ma noi riteniamo che Fratelli d’Italia con la leader Meloni oggi abbia una marcia in più: comune alla fine noi crediamo nei valori del centrodestra unito. Il tavolo romano è la migliore sintesi per tenere tutto in equilibrio. Speriamo che nella prossima settimana si chiuda».

E la Ferro che dice? «Se dovessi essere chiamata io – mette in chiaro la deputata meloniana – ovviamente non mi tirerei indietro, perché si può togliere un calabrese dalla Calabria ma non la Calabria da un calabrese. Lo farei con grande piacere, ovviamente con una richiesta unica: quella di avere carta bianca nelle scelte. Sono convinta che la risposta ci sarebbe anche perché l’affetto dei calabresi non è mai venuto meno soprattutto perché a Wanda Ferro qualche piccola ingiustizia dalla politica è stata fatta».

Di Salvini e del sogno sfumato del presidente ff Nino Spirlì di tornare a Germaneto con piene funzioni si è detto prima. Ma se l’ipotesi del partito unico Lega-Forza Italia – com’è immaginabile – non dovesse trovare seguito, potete scommettere che ci sarà un altro giro di giostra. Anzi, tanti altri giri di giostra, nonostante i calabresi siano stufi di accordi sulla loro testa, a destra, a sinistra, al centro. Lo hanno capito tutti, tranne i politici di mestiere: ma qualcuno che tenti di spiegarglielo una buona volta? (s)

Regionali / Fulmini di Mario Oliverio in una lettera a Enrico Letta

L’ex presidnete della Regione Mario Oliverio ha scritto una pesante lettera al segretario del Partito Democratico Enrico Letta sulla vicenda delle elezioni regionali. Oliverio contesta che si debbano discutere a Rom ale quetsioni che interessano i calabresi, ignorando il territorio e la base.

«Caro Letta – scrive Oliverio –, è da oltre un anno e mezzo che non vengo coinvolto, invitato, consultato dal PD né su temi politici generali né sulle vicende che interessano la Calabria.  

Precisamente da quando (dicembre 2019), con una lettera all’allora segretario Zingaretti, ho deciso di ritirare la mia candidatura alla Presidenza della Regione Calabria.

Fu quella la conseguenza della presa d’atto di una scelta della Segreteria Nazionale di non riconfermare il Presidente uscente per candidare Callipo. Una scelta determinata dalle correnti, sollecitata e sostenuta dai rispettivi rappresentanti locali. 

Ti informo altresì che sono componente della Direzione Nazionale del PD eletta all’ultimo Congresso, ma non sono più stato convocato alle riunioni che si sono svolte sia pure in remoto.

Stante questa incredibile, ingiustificata e quanto mai inspiegata condotta nei miei confronti, non nego che ho anche esitato a scriverti. 

Ma ho deciso di farlo confidando nella tua coerenza rispetto ai propositi enunciati nel tuo primo intervento all’Assemblea nazionale che ti ha eletto Segretario. 

In questo lungo periodo ho osservato in silenzio malgrado ci fosse tanto da dire a partire dalle scelte compiute alle ultime elezioni regionali, il cui esito disastroso (con annesse dimissioni di Callipo) evito di commentare perché è a tutti ben chiaro.

Per non dire delle elezioni Amministrative dello scorso settembre in una città come Crotone, storico riferimento della Sinistra, dove non si è riusciti a presentare neanche la lista del PD. 

E ancora della scomparsa di una benché minima iniziativa sulle gravi difficoltà che attanagliano la Calabria e la società calabrese. 

Si coglie un preoccupante vuoto di una seria ed efficace opposizione alla Giunta Regionale di Centro Destra, che non a caso assume provvedimenti ed opera scelte al di fuori di ogni regola e controllo, rimettendo l’orologio indietro di alcuni anni. Ciò malgrado si trovi in regime di ordinaria amministrazione in considerazione della legislatura scaduta da mesi. 

È stata restaurata una situazione di degrado, di ritorno all’uso discrezionale delle risorse e degli enti sub regionali, con l’assenza di programmazione delle risorse UE, con gravi implicazioni sulle delicate problematiche della ripresa dalla pandemia, che in Calabria ha dato il colpo di grazia alla già gracile economia e fragile condizione sociale.

Un quadro a dir poco desolante, con il PD commissariato da circa tre anni a livello regionale ed in tre provincie su cinque, con un Centro Sinistra diviso e frammentato, privo di una guida, di una proposta politica, di un progetto per la Calabria sul quale coinvolgere ed attrarre il corpo largo della società calabrese nelle più variegate articolazioni ed espressioni. 

La scadenza elettorale annunciata da oltre sette mesi avrebbe ragionevolmente richiesto in primo luogo al PD l’attivazione di un processo inclusivo, teso a sanare lacerazioni e divisioni prodotte nelle scorse elezioni regionali e perpetrate anche dopo quella grave sconfitta; la riorganizzazione del campo delle forze progressiste, di sinistra, civiche, ambientaliste ripartendo dai territori, con il coinvolgimento attivo degli amministratori locali, per rilanciare un progetto di crescita della regione, forte della necessaria cultura riformista e di governo. 

Niente di tutto ciò. 

Anzi, al contrario, in questi mesi è andata avanti una accentuazione del distacco dalla realtà e dalle comprensibili ansie che pervadono le nostre comunità messe a dura prova.

La stessa candidatura di Nicola Irto, o di chiunque altro al suo posto, avrebbe dovuto essere la sintesi e l’approdo di un coinvolgimento ampio di forze e soggetti chiamati a sostenerla. 

Invece si è preferito il chiuso di una riunione ristretta di undici persone, prevalentemente di eletti, preoccupati (comprensibilmente !)  della loro rielezione.

Si è aperto così il campo a “Masanielli” che, come puoi ben comprendere, hanno buon gioco nell’agire, utilizzando armi populistiche, già viste e sperimentate, del ricorso alla facile demagogia e all’antipolitica, a parole abusate quali “rinnovamento” e “cambiamento”. 

Firma di cambiali in bianco che sanno già di non poter onorare.

La Calabria non merita nuovi inganni.

La Calabria merita un governo di forze sane realmente impegnate alla costruzione di un futuro di crescita e di riscatto, di creazione di opportunità di lavoro, di valorizzazione ambientale e paesaggistica, di servizi qualificati a partire dalla Sanità, commissariata da oltre dieci anni e mantenuta in una condizione gravissima per responsabilità di tutti i Governi nazionali che si sono succeduti dal 2009 in poi. 

La Calabria ha bisogno di essere rispettata e trattata alla pari delle altre regioni. 

Ha bisogno di liberarsi dal marchio di “regione canaglia” spesso utilizzato per giustificare commissariamenti e mortificare le sue energie capaci ed oneste che rappresentano la stragrande maggioranza della popolazione e della sua gioventù. 

Al PD ed al campo delle forze progressiste e di sinistra è richiesto un impegno coerente in questa direzione se davvero si vuole assolvere al compito che è proprio di una grande forza innovativa e di progresso.

La decisione di spostare a Roma la scelta per la candidatura alla presidenza della Regione, seppure costituisce di fatto la presa d’atto del fallimento della gestione commissariale, non è la risposta giusta.  

La scelta del candidato a Presidente della Regione deve essere in primo luogo condivisa e sentita propria dai calabresi.                          

Si è ancora nelle condizioni di evitare che le prossime elezioni regionali si trasformino nel secondo tempo di una rovinosa (quanto colpevole) sconfitta delle forze democratiche e progressiste e con essa di quel progetto di reale cambiamento di cui la Calabria e i calabresi avvertono la necessità. 

Errare è umano, perseverare sarebbe diabolico». (rp) 

Regionali / Il Pd cerca di ricomporre la frattura: Torna a casa, Irto!

Se non si conoscessero gli arcani misteri che pilotano, sempre più spesso, scelte politiche che si possono definire suicide, si potrebbe dire che a proposito della candidatura di Irto il Pd candidamente afferma “abbiamo scherzato”. È un appello (una supplica?) quello che a Irto rivolge il responsabile degli Enti Locali, ex ministro Francesco Boccia, da Gizzeria, in compagnia del commissario regionale Stefano Graziano ed altri maggiorenti del partito.

«Torna a casa, Irto»: volendo cazzeggiare, è questo il senso delle dichiarazioni austere che sono partite dal tavolo calabrese. «Il Pd – ha detto Boccia – unitariamente e la coalizione di centrosinistra unita ad esclusione di art. 1 si rivede in Nicola Irto guida politica di questo processo che è un processo che noi vogliamo completare vincendo le elezioni in Calabria. Non vogliamo che la Calabria possa essere governata da questa destra che non sceglierà qui il candidato. Lo sceglieranno come candidato di risulta, purtroppo, lo dico per la Calabria, a Roma, dopo avere definito la spartizione delle candidature decise in un palazzo i leader del centrodestra. Noi non siamo la destra, la destra dei fili spinati antieuropea, sovranista. Noi la combattiamo, siamo la sinistra, il centrosinistra, progressisti e riformisti insieme. Un anno e mezzo fa Callipo ha dato un contributo importante al centrosinistra, unì alcune forze politiche ed il Pd ottenne un ottimo risultato ma non fu sufficiente perché tutte le forze politiche non si unirono. Ecco perché facciamo un appello a tutti, con l’io non si va da nessuna parte, con l’io, io, io che è quella che sta caratterizzando ancora in questi giorni le scelte di de Magistris, si fanno solo danni e lo dimostra l’ennesima lite con Tansi».

Nicola Irto – puntualizza Boccia – «unisce i riformisti e i progressisti e sarà il nostro leader calabrese che siederà col segretario Letta al tavolo chiesto dal Giuseppe Conte. Il tavolo del presidente Conte è una buona notizia per unire riformisti e progressisti e penso sarà importante per Irto non solo esserci ma sapere di esserci rappresentando il 100% del Pd calabrese e tutto il centrosinistra che oggi è rappresentato in Consiglio regionale e che con oltre 250 mila calabresi ottenne il consenso che poi ha consentito a Callipo di rappresentare l’opposizione in consiglio». La scelta di citare Callipo non è, obiettivamente, delle più felici, visto poi la ritirata poco onorevole del re del tonno dal Consiglio regionale e la conferma che le scelte “romane” quando non tengono conto del territorio rischiano di fare danni.

Irto ha fatto bene a mettere i puntini sulle i, parlando di feudi e intenti divisivi e, con molta buona probabilità, tornerà sui suoi passi, soprattutto dopo la mano tesa da parte dell’ex premier Conte che, a nome del nuovo Movimento 5 Stelle che ancora stenta a far partire, ha mostrato un apprezzato interesse per le cose calabresi. L’invito di Giuseppe Conte («l’appuntamento elettorale di ottobre merita il massimo impegno da parte di tutte le forze politiche realmente interessate ad assicurare un futuro di riscatto sociale, culturale e di rilancio economico a tutta la comunità calabrese e, in particolare, alle nuove generazioni») per un tavolo di confronto tra tutte le forze progressiste si scontra con la crescente litigiosità dei cinquestelle calabresi che insistono sulle necessità di “rinnovamento”. Irto, se non gli faranno altri sgambetti, è l’unica soluzione possibile (in assenza di leader, calabresi e di sinistra) e ha sicuramente molte più chances dello storico Enzo Ciconte che, dando la propria disponibilità, ha escluso di voler accettare eventuali primarie. Questa parola fa storcere il muso a troppi: le snobbano perché le temono? La risposta è fin troppo evidente. (s)

Regionali Calabria / E De Magistris replica all’ex alleato Carlo Tansi

Il candidato a Presidente della Regione Calabria Luigi De Magistris, attuale sindaco di Napoli, ha subito replicato alla “lettera d’addio” dell’ex alleato Carlo Tansi.

«Mi dispiace della scelta unilaterale di Carlo Tansi, che ho sempre considerato elemento centrale e di punta della coalizione, di abbandonare un’alleanza civica molto forte ed ampia, che solo lunedì scorso si era incontrata a Lamezia, in una riunione molto proficua.
Mi dispiace che non mi abbia dato la possibilità, più volte richiesta, di parlare coi suoi candidati, asserendo che siccome erano “suoi“ candidati il leader della coalizione non poteva incontrarli.
Noi siamo nel pieno di un’avventura, con una coalizione coesa ed entusiasta, che ci porterà a vincere in Calabria, in un referendum tra libertà da una parte e sudditanza dall’altra. C’è bisogno di essere passionali, competenti, coraggiosi, forti e autonomi.
Non si vince con l’instabilità, la mancanza di maturità, responsabilità e di esperienza politica.
Noi vogliamo costruire un percorso di unità, di armonia, di condivisione di pluralismi e di una forte identità di valori.
Negli ultimi tempi abbiamo provato in ogni modo a rasserenare Carlo Tansi ma è stato vano, avevamo tutto il tempo davanti.
Il mio entusiasmo, il nostro entusiasmo è oggi comunque intatto.
Le sue doglianze sono tutte infondate ed andiamo avanti più convinti che mai e le nostre porte sono aperte per chiunque, anche della sua squadra, voglia effettivamente rendersi conto di quanto forte e giusta sia la nostra azione». (rp)

REGIONALI, LA SOFFERTA RINUNCIA DI IRTO
CAOS A SINISTRA E DE MAGISTRIS GONGOLA

di SANTO STRATI – La sofferta rinuncia di Nicola Irto alla candidatura a presidente della Regione disvela ulteriormente una verità incontrovertibile nella sinistra calabrese: l’assenza di leader e di personalità in grado di presentare alternative valide nel caos che ora, più di prima, sta consolidandosi nello scenario delle prossime elezioni. Avevamo anticipato nell’edizione di ieri l’insofferenza di Irto, una personalità di spicco che avrebbe potuto convogliare consensi anche trasversali, e ieri mattina non ha indugiato ulteriormente, annunciando con un’intervista sulle pagine online de L’Espresso l’intenzione di ritirarsi dalla competizione.

Irto non lo fa sottovoce, anzi mette in evidenza le incongruenze di questa strana candidatura piaciuta solo a metà della sinistra calabrese: «per mesi ho – ha scritto su twitter – ho lavorato al mio programma per cambiare la Calabria, coinvolgendo giovani, società civile, imprenditori, mondo universitario. Ora ho preso atto che non ci sono le condizioni per andare avanti e l’ho scritto ad Enrico Letta». Nell’intervista a Susanna Turco di Espressonline, Irto dice una verità già nota a molti: ««Appare di continuo una volontà di mettere in discussione le decisioni prese da molto tempo dal partito democratico calabrese e dagli alleati di centrosinistra: ma continuando a perdere tempo si lascia terreno alla destra e a De Magistris. Rinuncio quindi all’incarico e chiedo a Enrico Letta di trovare una soluzione per non continuare a svilire la dignità degli elettori e dei militanti del Pd in Calabria».

La mossa di Irto arriva il giorno dopo dell’annuncio del sindaco di Diamante, il senatore Ernesto Magorno di Italia Viva, di voler scendere nella competizione, rifiutando però, a priori, qualsiasi ipotesi di primarie. Un’idea lanciata dalla sottosegretaria al Sud, la pentastellata Dalila Nesci  che si è detta pronta a correre – e bocciata dal “Tan-Dem“ De Magistris-Tansi e presa con atteggiamento poco convinto dagli altri grillini calabresi. Anzi per qualcuno di loro (come Melicchio e Tucci) il ritiro della candidatura di Iro dovrebbe aprire la strada a un nuovo confronto a sinistra. Sì ma quale sinistra?

Irto è molto diretto nelle sue dichiarazioni: «Il Pd deve cambiare, non solo per poter mettersi in gioco alle elezioni, ma con una nuova generazione che c’è, anche se viene vissuta con fastidio da chi pensa solo a fare carriera: ma non possiamo ridurci ai feudi, dobbiamo essere una comunità aperta. Non possiamo solo pensare con chi ci alleiamo: il Pd deve dire cosa vuol fare, se vuol parlare agli elettori». Da mesi – ha detto all’Espresso – il confronto politico resta avvitato su se stesso: parlano tutti di coalizione prescindendo dai programmi. La Calabria è allo stremo, per gli atavici problemi strutturali e per l’ulteriore anno di pandemia, eppure sembra non importare a nessuno. A volte mi sembra di essere l’unico che cerca di dare una visione di futuro, a pensare sia indispensabile un quadro netto di progetti, chiarezza per attuarli. Non basta infatti vincere, bisogna governare, altrimenti torniamo alle sabbie mobili, che poi sono la storia anche di questa terra: la melma dove si impantanano le coalizioni senza identità.

L’attacco al partito è senza esclusione di colpi: «Un partito che vuole essere attrattivo non può suddividersi in piccoli feudi che giocano a pare gli strateghi per garantirsi una poltrona. Né in Calabria, né altrove. Purtroppo intravedo questo schema anche al livello di governo: c’è troppa timidezza. Da mesi mi sgolo, ad esempio, affinché si affronti il tema della sanità in regione. Siamo ancora fermi, salvo l’ultimo confuso decreto che ci fa passare da uno status di regione commissariata, a quello di super commissariata, senza ovviamente alcun impegno economico vero per superare il debito sanitario. Intorno al tema sanità c’è il capitolo infrastrutture, ma neanche su quello si muove nulla. E al governo c’è il Pd: non da mesi, da anni. Ho visto stallo e tatticismo. E ho anche visto che c’è un trasversalismo, in pezzi del centrosinistra calabrese, dovuto ad interessi comuni con pezzi del centrodestra. Ho steso un programma in questi mesi, l’ho condiviso con il vero motore della regione: studenti, imprenditori, terzo settore, professionisti. Sarebbe stato bello concentrarsi su questo. Ma nessuno vuol discutere di contenuti: solo di tattica, credendo di prendere un voto in più».

La deputata Enza Bruno Bossio ha condiviso in pieno la posizione di Irto: «Le dichiarazioni di Nicola Irto – ha detto – impongono una riflessione critica, senza veli, sul modo in cui il PD nazionale ha inteso, finora, affrontare la vicenda elettorale calabrese. Ha ragione Irto: è richiesto un cambio di passo. Bisogna uscire dalla palude nella quale è stato condotto lo schieramento calabrese delle forze progressiste. Non è possibile che le dinamiche di potere tra le correnti romane del Nazareno possano impaludare o addirittura, come afferma Irto, mettere in discussione le decisioni prese da molto tempo dal PD calabrese. È stato un grave errore politico aver voluto inseguire De Magistris e legittimarlo, di fatto, come una parte del campo di centrosinistra».
«Si è disperso così – secondo la deputata dem – il potenziale vantaggio competitivo rispetto ad un centrodestra ancora oggi senza candidato. Invece di investire sul profilo innovativo e riformista della candidatura di Nicola Irto, il gruppo dirigente nazionale ha preferito blandire populismi ed espressioni politiche tanto massimaliste quanto minoritarie. È auspicabile che la reazione di Nicola Irto possa, pertanto, prima di tutto essere utile a rilanciare un progetto di governo capace di competere alle elezioni per vincere e governare bene ma anche per spezzare la spirale di una concezione feudataria che da tempo il PD nazionale va esercitando sulla Calabria e i calabresi».

Tirato in ballo il vicesegretario dem Peppe Provenzano ha detto subito di non aver mai aperto a De Magistris: «Ho lavorato – ha detto – e siamo al lavoro per un campo democratico e progressista più largo e competitivo. Tutto il Partito democratico dev’essere protagonista di questo percorso. La destra in Calabria va battuta, non è tempo di isolarsi. Non possiamo dare nessuna terra per perduta». Un’idea, quest’ultima, condivisa dal segretario Enrico Letta che giovedì manda Francesco Boccia in Calabria, da Irto, per tentare di fargli cambiare idea.
In questo scenario, ovviamente la coppia Tansi-De Magistris si sente ancora più forte e lo stesso sindaco di Napoli (segretamente) gongola dello sfascio dem nell’illusione che la sinistra calabrese possa vedere in lui la soluzione ultimativa per fermare la pressoché certa vittoria del centrodestra. Ma le cose non sono così come sembrano apparire: la figura di De Magistris è maldigerita in ampie parti della sinistra calabrese e, se da un lato, trova il consenso di molti primi cittadini abbagliati dal colore arancio, possibile simbolo di rinascita, dall’altro la situazione reale del consenso esprime numeri fin troppo bassi per determinare una strategia vincente.

De Magistris con i voti dei movimenti civici e di Tansi a essere generosi non supera la soglia del 18%: dove può andare? A fare il consigliere di minoranza, magari con Tansi e qualche altro consigliere regionale, ma la Cittadella di Germaneto appare come un miraggio. Di sicuro la presenza di liste divise nel centrosinistra significa solamente una dispersione – inutile – di voti e la consegna del governo regionale nuovamente al centrodestra. La sinistra calabrese non riconosce a De Magistris il ruolo di leader e l’unica chance che rimane spendibile è offrire a De Magistris – in cambio di un ritiro della candidatura – la vicepresidenza regionale (in caso, ovviamente, di vittoria). In tale ipotesi la “rottura” con Tansi più volte sfiorata troverebbe una più che vadida giustificazione.
Ma chi guiderebbe la coalizione di centrosinistra se Irto non cambierà idea anche se sarà pregato (supplicato?) di tornare sui suoi passi? Non ci sono profili degni di nota: a sinistra non riluce nessun protagonista, né vecchio (Mario Oliverio è fuori gioco) né nuovo, salvo a stuzzicare l’orgoglio di Antonio Viscomi (deputato dem e già vicepresidente con Oliverio) che in caso di necessità è pronto a tornare in Calabria. Con quali chance? Non molte, per la verità, e non perché non piace molto ai grillini (per quel poco che ormai contano), ma perché non troverebbe il consenso necessario a superare atteggiamenti divisivi e suicidi dei dem calabresi. E poi? L’unica donna “spendibile” potrebbe essere Anna Falcone (ma è invisa a buona parte del pd) già consulente di De Magistris, avvocata di Cosenza stabile ormai a Roma e vigorosa esponente della sinistra che guarda lontano (l’infelice esperienza con Tomaso Montanari alle passate politiche l’ha messa contro la nomenklatura dem). (s)

Regionali: anche Magorno dice no alle primarie, ma i dem insistono

L’annuncio della scesa in campo, per Italia Viva, del senatore Ernesto Magorno che si candida a presidente della Regione Calabria squilibra ulteriormente lo scenario a sinistra: i il sindaco di Diamante si dice contrario alle primarie, ma i democrat calabresi insistono, sperando di condurre il confronto senza esasperare i toni. A nome del Pd parla il capogruppo in Consiglio regionale Mimmo Bevacqua: «Se vogliamo davvero offrire un’alternativa ai calabresi, la partecipazione democratica, la più ampia possibile, rappresenti l’unica risposta; e ciò al fine di stimolare e motivare, anche, il più ampio numero di cittadini calabresi. In attesa della necessaria ed auspicata prospettiva di un progetto riformista aperto, plurale e coinvolgente». Il rischio – secondo Bevacqua – è che diversamente si offrirebbe un aiuto al centrodestra.

Ettore Rosato, nel suo tour calabrese durante il quale ha annunciato la candidatura di Magorno aveva peraltro fatto intendere che Italia Viva non vuole primarie: «Saremo in campo con una lista e un candidato a Presidente. Puntiamo sul senatore Ernesto Magorno, un Sindaco che rappresenta un esempio virtuoso di buona amministrazione. La Calabria ha uno straordinario patrimonio di ottimi sindaci e amministratori locali e siamo convinti che con il loro lavoro si può costruire un futuro migliore». Magorno che – ricordiamolo – è stato anche segretario del Pd in anni passati, ha espresso un fiducioso ottimismo sulla sua candidatura, al di fuori di primarie che “non servono”:  «C’è una Calabria bella – ha detto – fatta di tanta gente onesta e operosa con numerosi sindaci e amministratori che ogni giorno sono in campo, a mani nude, per dare risposte alle esigenze della gente. La Calabria è una regione ricca di eccellenze, di patrimoni da valorizzare. È per questo che scendo in campo come candidato Presidente con Italia Viva. Serve un Sindaco della Calabria che agisca per donare un futuro diverso alla nostra regione, un futuro che abbia come bussola la legalità».

L’ex candidato governatore alle elezioni del 2020 Francesco Aiello (due liste civiche col sostegno del M5S), ordinario di Politica Economica all’Unical, ha commentato drasticamente la posizione di Magorno, in una dichiarazione all’Adnkronos: «La candidatura del senatore Ernesto Magorno a presidente della Regione Calabria è interpretabile in due modi alternativi. Se è una candidatura solitaria sostenuta da Italia Viva è inutile, perché alimenta il frazionismo del centrosinistra calabrese a tutto vantaggio del blocco unito del centrodestra. Se, al contrario, la decisione di Italia Viva è di mettersi al servizio dell’intero centro sinistra, la candidatura di Magorno è utile perché alimenta inizialmente il pluralismo delle posizioni da cui poter successivamente scegliere con qualche metodo il candidato unico del centro sinistra. Dalle prime dichiarazioni del Presidente di Italia Viva, Ettore Rosato, e dello stesso Senatore Magorno sembra, purtroppo, che valga la prima interpretazione. Se fosse vera questa ipotesi la candidatura di Magorno sarebbe uguale a quella di De Magistris: entrambe saranno funzionali alla vittoria certa del centro destra calabrese. L’esperienza delle regionali in Calabria indica, infatti, che è matematicamente verificato come la dispersione dei voti a sinistra avvantaggi inequivocabilmente il centro destra. L’auspicio è che Magorno e De Magistris decidano di scendere in campo assieme al Partito Democratico in un’ampia alleanza delle forze moderate e progressiste della regione e non essere, al contrario, co-responsabili di una nuova giunta regionale a guida centro-destra».

Come si ricorderà, contro le primarie si è espresso l’attuale sindaco di Napoli Luigi De Magistris che si è detto convinto della validità del progetto “TanDem” (Tansi+De Magistris) per la conquista della Cittadella di Germaneto: «Le nostre primarie – ha dichiarato – saranno le elezioni». L’affermazione a seguito dell’invito della sottosegretaria al Sud Dalila Nesci di prendere parte alle primarie proposte dal Partito Democratico. «Ho letto – aveva detto De Magistris – l’appello dell’onorevole Nesci del Movimento 5 Stelle di partecipazione alle primarie, che mi chiede di dare conto delle nostre posizioni. È un tema che non si pone: noi non partecipiamo al patto fra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle. Noi siamo un movimento popolare, una coalizione civica. I 5 Stelle e la Nesci dovrebbero ricordare quando parlavano alla gente, al popolo, fuori dai partiti, tanto tempo fa. Noi stiamo tra la gente, le nostre primarie saranno le elezioni. Lavoriamo dal basso, parliamo alle donne e agli uomini di Calabria, non solo allo schieramento tradizionale di centro-sinistra. Anzi, siamo noi che facciamo un appello alla Nesci e a chi come lei crede ancora nel fresco profumo di libertà, nella rottura del sistema, nella rivoluzione. Mi pare invece che lei si chiuda in quel recinto che noi dobbiamo superare per garantire rottura di un sistema che da quarant’anni governa male dal punto di vista regionale la Calabria, e capacità di governo. Quindi non è quella la strada: la strada è stare tra la gente, fra le donne e gli uomini di Calabria per il cambiamento, per la rivoluzione, per il buon governo. Venga con noi chi non è compromesso col sistema. Le primarie saranno le elezioni; e speriamo che si voti quanto prima».

In questo scenario, il candidato dem Nicola Irto, vicepresidente del Consiglio regionale, rimane basito a guardare il conflitto permanente M5S e democrat che si sta sviluppando a livello nazionale, soprattutto per il Comune di Roma, e secondo alcuni sussurri sarebbe pronto a rinunciare se dovesse continuare questo scontro inspiegabile tra ex alleati (prima) e attuali alleati (oggi) di un governo di unità nazionale. Di sicuro c’è che ancora non è stata indicata la data delle elezioni, salvo il ventaglio temporale indicato a suo tempo dal Ministero dell’Interno. I giochi sono aperti e si preannuncia una campagna elettorale “bollente” e non solo per le temperature agostane… (rp)

 

 

PRIMARIE: GRILLINI NEL CAOS, PD CONFUSO
E NESSUNO PENSA AL VOTO DEI FUORISEDE

di SANTO STRATI – Non si sa ancora la data esatta del voto per il Consiglio regionale: a spanne mancano quattro mesi e più e l’incertezza regna sovrana, con continui colpi di scena di chi cerca, a tutti i costi, qualcosa che possa garantire visibilità. L’argomento del giorno primarie sì-no che sembrerebbe mettere d’accordo almeno i democratici, con la benedizione della “papessa” pentastellata Danila Nesci, in realtà non entusiasma i cittadini, sconfortati, per non dire sconcertati da queste baruffe da cortile che poco hanno a che vedere con la politica d’un tempo. Manca, si sa, una classe dirigente che capisca di politica e la sappia applicare, nel solco di rispettabilissimi predecessori: c’è una costante di improvvisazione e di instabilità che caratterizza, in maniera trasversale, tutti i partiti politici impegnati in questa tornata elettorale. Tutti, nessuno escluso.

Basta cominciare dal centro-destra, dove c’è un candidato di tutto rispetto, il forzista Roberto Occhiuto, che il partito di Berlusconi ha chiaramente designato e indicato come migliore opzione per vincere le elezioni. L’attuale capogruppo di Forza Italia alla Camera, in effetti, potrebbe vincere a piene mani, data la confusione sovrana che regna a sinistra, ma gli altri componenti della coalizione che amano perdere facile stanno facendo di tutto per creare ulteriore disordine. Non si spiega diversamente la necessità di rimettere in discussione il candidato di Forza Italia (secondo i vecchi accordi toccherebbe ai forzisti la poltrona di governatore in Calabria) portando avanti la “disponibilità” dell’inossidabile Wanda Ferro (che ha sempre voglia di riscattare la solenne sconfitta del 2014 contro Oliverio) e dell’attuale facente funzioni Nino Spirlì, che – diciamolo chiaro – ci ha preso gusto a fare il Presidente e amerebbe continuare, sperando nella benedizione di Matteo Salvini. Questo lo scenario prossismo venturo, nel caso in cui si verifichino situazioni complesse per le prossime amministrative di città “pesanti” come Roma e Milano, dove i candidati di centrodestra continuano a recitare un rosario di no che dà il senso della chiarezza di idee che sta alla base dei capi politici. Salvini deve difendersi dall’avanzata, apparentemente inarrestabile dei Fratelli di Giorgia e la stessa Meloni già s’immagina prossima inquilina di Palazzo Chigi.

Se Atene piange, Sparta non ride: se nel centro destra, con la vittoria praticamente in tasca di Roberto Occhiuto, stanno lambiccandosi a individuare il sistema migliore per perdere, il centro-sinistra è assediato da Luigi De Magistris e liste civiche collegate. L’attuale sindaco di Napoli che punta a fare il Governatore (con evidenti scarse probabilità di successo se gli mancano i voti dei dem, della sinistra e del centro), respinge “inorridito” l’idea delle primarie (che non vincerebbe, ovviamente) e insiste col fuoco amico nei confronti dei potenziali alleati nella “guerra” alla destra. La riconferma del patto con Tansi (almeno fino a nuovo ordine) non fa che complicare una situazione assai gravosa per i i dem che spingono (senza molta convinzione) sulla candidatura di Nicola Irto e immaginano di poter offrire un tandem a De Magistris (la vicepresidenza della Regione?) in cambio del ritiro della lista. Il che sarebbe, alfine, la soluzione più logica e più intelligente a una questione assai complicata. De Magistris è alla ricerca di una “occupazione” politica e bisognerà vedere se la lusinga di una vicepresidenza potrebbe sovrastare l’aspirazione a un probabile seggio di consigliere di minoranza. Questa ipotesi (la politica – ricordiamocelo – è l’arte del possibile e dell’impossibile) significherebbe una rottura clamorosa con Tansi e con l’amico Mimmo Lucano che ha già pronta la sua lista di sostegno a DeMa.

Nè va sottovalutata la guerra interna che sta crescendo dentro i grillini: Dalila Nesci si è, nuovamnente, detta disposta “al sacrificio” (come aveva detto per le passate elezioni, prima di essere “cancellata” bruscamente dal Movimento 5 Stelle), ovvero pronta a candidarsi per la Presidenza, anzi alle primarie proposte dai dem, sparigliando totalmente una situazione regionale già convulsa di suo. La Nesci ha un ruolo prestigioso in questo momento (sottosegretaria al Sud e alla Coesione territoriale): chi glielo fa fare? Lei – con convinzione – si sente obbligata nei confronti della Calabria, («L’esperienza del M5s ha dimostrato plasticamente che per cominciare a scardinare “sistemi” e quindi avere idee su come riformarli, l’azione di testimonianza non basta. Bisogna prendersi l’onere di Governare»). ma sa già che i vertici pentastellati le opporranno un nuovo inflessibile stop. Ma quali vertici? Il Movimento è in via di dissoluzione, con la nuova realtà politica che il presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra e l’ex ministra per il Sud Barbara Lezzi, stanno preparando, invocando «spirito solidaristico e francescano, dove non ci siano cani pastori ma persone che credono nell’intelligenza collettiva» (dice Morra). E i deputati di Alternativa c’è? E soprattutto l’ex premier Giuseppe Conte che ogni giorno fa due passi avanti e tre indietro nel suo tentativo di nuova “composizione” del Movimento?

Chi sarà disposto a occuparsi della sempre più scomoda Calabria, dove i problemi crescono in misura proporzionale all’impossibilità di individuare soluzioni? C’è il Movimento 5 Stelle che predica contro il Ponte, ma il suo sottosegretario Cancellieri è diventato un entusiasta fan. Forse sarebbe il caso di fermarsi un momento e riflettere. E ricordarsi che, quello che conta, in qualsiasi elezione sono i numeri. Se non ci sono non si fa nulla: il consenso non si conquista con promesse e impegni (che già si sa di non poter rispettare), ma con programmi. E ancora stiamo aspettando, in tanti, di poterne leggere qualcuno. Programmi, con numeri reali, individuazione e utilizzo delle risorse, non il solito libro dei sogni che i politici provano a illustrare con grande convinzione.

E a proposito di numeri, c’è una questione che i più sembra non abbiano alcuna voglia di affrontare: il Collettivo Valarioti ha espresso la necessità di permettere agli studenti fuorisede di poter votare per posta. Il suggerimento – allargato a tutti i fuori sede, inclusi i lavoratori – è diventato una proposta di legge che potrebbe avere un iter veloce. E sarebbe una cosa adeguata e giusta. I calabresi iscritti all’Aire (che è l’anagrafe degli italiani residenti all’estero) si calcola sono oltre il 20%, il che significa che alla massa di astensioni che si registra ad ogni elezione andrebbe sottratto almeno un 15% di elettori che sono forzatamente astenuti (ovvero non hanno le disponibilità economiche per venire a votare, o hanno altre difficoltà logistiche). Se si permettesse l’utilizzo del voto per corrispondenza lo scenario sarebbe completamente differente. Ma a qualcuno potrebbe fare paura. Questo impegno dovrebbe essere al primo posto per chi vuol concorrere a guidare la Regione: tra voto di genere e voto per corrispondenza (se passasse nei tempi giusto la legge) potremmo registrare qualche sorpresa. E la Calabria ne avrebbe proprio bisogno. (s)

Torna la “pace” tra De Magistris e Tansi. Forse, ma l’intesa rischia di scricchiolare

di SANTO STRATI – Per mettere a tacere le tante voci che parlavano di imminente rottura dell’intesa, il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, candidato governatore della Calabria con una lista civica di sinistra, e Carlo Tansi, alla guida di Tesoro della Calabria una lista che vuole conquistare spazio vitale alla Cittadella di Germaneto, hanno diffuso una foto e un comunicato relativo a un incontro di “pacificazione”. Per la verità, entrambi hanno smentito screzi e dissapori, ribadendo la volontà di un comune percorso che conferma «la profonda convergenza, di programma e di intenti che rendono la nostra coalizione l’unica vera alternativa per il cambiamento in Calabria. Stiamo costruendo – si legge nella nota – una bella storia con le donne e gli uomini di questa meravigliosa Terra, che vogliono stare dalla parte giusta».

Si tratta di capire cosa succederà in casa dem, dove l’attuale unico candidato – Nicola Irto – continua a non trovare il sostegno univoco di cui ha bisogno per fronteggiare la coalizione avversaria che ha scelto Roberto Occhiuto con un consenso prevedibilmente alto e ottime chances di vittoria. Di sicuro, se i dem (magari con l’appoggio dei cinquestelle) e Movimento arancione di De Magistris corrono separati, la vittoria della destra sarà a tavolino: nessuna delle due coalizioni di sinistra mostra di essere in grado di raccogliere il consenso necessario per sbaragliare il centro-destra. L’alternativa è che uno dei due faccia un passo indietro, cosa che appare, allo stato, pressoché impossibile: Irto raccoglie il “vecchio” e il nuovo e ritirare la sua candidatura significherebbe attestare l’incapacità di ripresa del partito democratico in una regione commissariata da anni; De Magistris, dal canto suo, ha lanciato una sfida che continua a mietere consensi a corrente alternata, giocando soprattutto sull’entusiasmo di protagonisti che conoscono bene il territorio (per esempio, il sindaco di Cinquefrondi Michele Conia), però i numeri non gli danno alcuna speranza di successo pieno, correndo in solitaria.

A questo punto, appena cominceranno a circolare in via riservata i primi sondaggi regionali, quasi certamente sarà De Magistris a fare una valutazione odiosa ma necessaria: è meglio conquistare una o più poltrone in Consiglio regionale, finendo a ingrossare una minoranza litigiosa e senza futuro, oppure scegliere la via maestra della politica, ossia il compromesso. Anche a rischio di vanificare le tante belle dichiarazioni di autonomia e indipendenza.

In altri termini si porrà il problema se divorziare da Tansi e accettare una posizione blindata (vicepresidente?) garantita da dem e cinquestelle (in caso di vittoria, ovviamente) o rischiare il tutto per tutto per conquistare (a fatica) un seggio che, nel caso di DeMa, rappresenterà un allettante “posto di lavoro” per un disoccupato di lusso. Certo, non va trascurata l’assoluta chiusura di buona parte dei dem calabresi nei confronti dell’ex magistrato e futuro ex sindaco di Napoli.

La competenza e l’esperienza di due mandati nell’amministrazione di una città difficile come Napoli non può essere gettata alle ortiche in nome della coerenza a tutti i costi. Soprattutto se si pensa che Carlo Tansi è il convitato di pietra di questa competizione elettorale e non manca, quotidianamente, di mettere a disagio l’intesa con De Magistris, con uscite populiste e anticasta che, contrariamente a quello che pensa, non infiammano gli animi e anzi alimentano il fuoco (pericoloso) dell’antipolitica. Insistere sul Put (partito unico della torta) rischia di allontanare gli elettori non di convincerli ad andare al voto. Ma questo, a quanto sembra, nessuno glielo dice. (s)