di SANTO STRATI – Ha confessato candidamente che il sogno di fare il sindaco di Reggio lo coltivava da quando aveva i calzoni corti: ovviamente, era un’aspirazione legittimata dagli innumerevoli e mutevoli scenari che affollano abitualmente la mente dei ragazzi. Non possiamo dire che abbia studiato sin da piccolo per arrivare a fare il sindaco, ma sicuramente ci ha messo costanza, determinazione e voglia di successo.
Francesco Cannizzaro, il 32° sindaco di Reggio Calabria dalla Liberazione (non considerando i numerosi commissari prefettizi…) ha un pedigree di tutto rispetto nel campo della politica. È cresciuto a pane e partito, assimilando metodo, rigore e, soprattutto, quel pizzico di furbizia canaglia che non può mai mancare a un politico, ma sempre coltivando con dedizione un pensiero fisso: una visione che non si può fermare all’oggi, ma deve puntare non solo a domani ma anche a dopodomani e dopodomani ancora.
In altri termini, Cannizzaro è un “animale politico” (nel senso più buono del termine), in grado di segnare un percorso, tappa dopo tappa, con le idee ben chiare (fatta salva la necessità – insita in chi fa politica – di cambiare idea e accettare il compromesso) per giungere dritto al risultato.
Tutto si può dire di Francesco “Ciccio” Cannizzaro ma non che non sia uno straordinario “uomo del fare”. Un pragmatico – energico e costante – che decide in fretta, spesso anche da solo (e questo – a volte – diventa un errore), superando asperità, ostacoli e legacci burocratici che sfiancherebbero qualsiasi amministratore. Ma non lui.
La spiegazione è semplice: Cannizzaro conosce la politica e pratica da tempo il suo universo fatto di simpatie, amicizie, rancori e riconoscenze, gratitudine e insolenze, oltre all’inevitabile fastidio anche solo a stringere una mano: lo conosce bene questo mondo, soprattutto quello dei Palazzi, a Roma, e questo lo porta due passi avanti su tutti. Amicone piacente, col sorriso pronto ad ogni occorrenza o la mestizia, ove dovuta, con l’intelligenza di chi capisce prima degli altri la situazione e anziché adeguarvisi la trasforma, regolarmente, in opportunità per sé e per il suo vero grande, appassionato, amore: la città che gli ha dato i natali.
Per Reggio, – è noto a tutti –, Cannizzaro stravede: ha sempre avuto un genuino e autentico amore viscerale, con dentro l’orgoglio del calabrese puntuto e testa dura, quindi, inevitabile che la conquista di Palazzo San Giorgio – oltre a essere stata una stravittoria – ha rappresentato un traguardo straordinario. Fortemente auspicato, immaginato, delineato fin nei più piccoli dettagli e sicuramente non inaspettato. Un premio alla costanza e alla determinazione, ma soprattutto la conferma che Reggio – forse – ha trovato l’uomo della Provvidenza. Sfotticchiato per qualche inciampo sintattico grammaticale (ma i reggini non volevano un accademico della Crusca come sindaco, ma un politico effervescente e pronto a “combattere”. E, con buona pace degli irriducibili avversari, lo hanno trovato. in Cannizzaro La sua storia politica racconta delle sue intemerate contro chi tentava di sfavorire la città e la risposta pressoché immediata a raccogliere risultati positivi per la città. Pensiamo ai soldi per l’Aeroporto con un emendamento alla Finanziaria 2021 infilato all’ultimo minuto, nel suo trascorso di deputato azzurro, e agli ultimi provvedimenti finanziari per portualità e strade intercittadine.
Fino all’ultimo giorno da deputato – ha detto a chiare lettere – «sfrutterò ogni occasione per portare benessere a Reggio». Poi, da sindaco e basta farà da stalker ai parlamentari assenti e distratti sulle necessità della “sua” città. Una buona premessa, questa, per osservare con curiosità e massima attenzione i suoi futuri prossimi cento giorni da primo cittadino. Perché da li si saprà se è davvero cambiato – e quanto è cambiato – il vento per Reggio.
Una città maltrattata, dimenticata o, peggio, trascurata, con un potenziale straordinario di crescita e sviluppo, ma anche di “viver bene”: i reggini sono stanchi e incazzati neri di vedere la propria città precipitare nell’indifferenza e nella sciatteria e nella cialtroneria (non solo intellettuali). E questo potrebbe, in parte, spiegare le ragioni della stravittoria di Cannizzaro. nonostante una campagna elettorale un po’ d’antan, “con l’invocato aiuto della Madonna” – da buon devoto mariano come tutti i reggini – e una travolgente ondata di consenso, come non si vedeva dai tempi di Falcomatà padre.
Intanto, a parte i colpi di teatro dei primi giorni dopo le elezioni (l’immediata “liberazione” della spiaggia di Sorgente invasa da ringhiere dei lavori in corso, la spazzatura non raccolta, le bacchettate preannunciata a dirigenti e funzionari poco proattivi, etc), la sua sindacatura inizia con una singolare iniziativa: la prima seduta del nuovo Consiglio comunale, all’aperto, all’Arena dello Stretto, domani 6 luglio, davanti a tutta la Città (o almeno quella che non vorrà mancare a questa “primizia” alla quale parteciperà il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Una genialata (qualcuno dirà “una furbata”) che rende subito l’idea di cosa dovremo aspettarci dalla sua consiliatura. Molti fatti e non solo annunci che il tempo rende evanescenti: è quanto aspetta da tempo Reggio.
Anche la scelta della vicesindaca nella persona dell’ex presidente del Tribunale di Reggio, Mariagrazia Arena, è un’altra mossa imprevedibile, che – però – marca in maniera precisa la sua idea di legalità e organizzazione del governo cittadino, nel rispetto della legge e col solo obiettivo di rendere felici i reggini.
Una fabbrica del consenso – diranno quelli dell’opposizione (molti dei quali, siamo pronti a scommettere, lo hanno votato) – ma, in realtà, un modo di intendere la politica al servizio del cittadino, il bene comune come obiettivo primario, anche a costo di scontentare alleati e amici, magari con la sfacciataggine del politico consumato evitando di onorare le tradizionali cambialette elettorali. Insomma, le premesse ci sono tutte per vedere risplendere di luce propria questa città dolente (e – ahimè – indolente), ma sia chiaro: serve la collaborazione di tutti, il ritorno del senso civico e il rispetto verso la città dei cittadini. Chi sbaglia, si prepari a pagare: vale come monito ai “lordazzi” che creano discariche di spazzatura e rifiuti domestici, inclusi materassi e frigoriferi.
Intanto, ieri sera ha presentato la nuova Giunta. In attesa della prima seduta pubblica all’Arena dello Stretto, abbiamo parlato con il nuovo inquilino di Palazzo San Giorgio.
– Sindaco Cannizzaro, il buongiorno – come dicevano gli antichi – si vede dal mattino: il primo Consiglio comunale lo ha convocato all’Arena dello Stretto. Aperto a tutta la cittadinanza. Perché?
«Come ho detto in occasione del lancio di questa mia iniziativa, è per favorire la più ampia partecipazione della comunità reggina, rivitalizzando il legame tra istituzioni e cittadini, riaffermando la centralità della massima assise civica e rafforzando il senso di appartenenza. Da qui la scelta di celebrare la prima seduta della nuova consiliatura all’aperto e in un luogo simbolo della storia, dell’identità e della bellezza di Reggio Calabria. Per troppo tempo i reggini si sono sentiti distanti dalla vita politica attiva. E questo non è un bene. Né per la comunità né per la politica».
– I primi 100 giorni sono abitualmente il riscontro immediato per qualsiasi azione di governo. Forse per Reggio sono pochi…
«Sono pochi non “per Reggio”, ma semplicemente perché le condizioni in cui abbiamo trovato l’amministrazione sono clamorose: disordine e abbandono sono le parole più immediate che posso associare a quanto sto riscontrando in queste primissime settimane. Fuori dal Palazzo c’è un’emergenza dietro ogni angolo; dentro il Palazzo c’è un grande patrimonio di competenze, professionalità e risorse umane che, però, fino ad oggi, non è stato valorizzato nel modo adeguato. Quindi, tornando alle tempistiche, 100 giorni sono certamente un arco temporale limitato per lo stato in cui versa la città. Credo però che già, in meno di un mese, siamo riusciti a dare diversi segnali (concreti!) di cambiamento e di netta inversione di marcia rispetto al passato, intervenendo con determinazione su problematiche che da troppo tempo attendevano risposte».
– Le sue prime azioni (il ripristino della balneazione a Reggio Sud, alla Sorgente, l’operazione “piazza pulita”, da ultimo il closing con Lotito per la Reggina, mostrano una grande capacità di fare. Meno parole e più fatti. Sarà questa la cifra della sua sindacatura?
«Non posso autogiudicarmi, non è il mio stile. Lascio la risposta ai cittadini ed ai giornalisti qualificati come Lei, che meglio possono analizzare l’andamento delle cose. Di certo posso affermare, senza alcun timore di smentita, che “meno parole e più fatti” – per usare letteralmente la sua frase – è certamente un’espressione che si addice alla perfezione al mio modo di pensare e, di conseguenza, al nostro modus operandi».
– Questa nuova “avventura” nei palazzi di Piazza Italia non è soltanto un altro tassello della sua variegata e intesa attività politica: è in realtà lo svelamento di un infinito amore per la città. Riuscirà a far re-innamorare i reggini della propria città e far esplodere il loro orgoglio?
«In questa risposta mi sento di metterci tutta la convinzione e, se vogliamo, anche presunzione che può appartenere ad un reggino doc. ASSOLUTAMENTE SI. È la mission prioritaria che mi sono dato nel momento esatto in cui ho deciso di fare questo passo. Quando dico che Reggio è la città più bella del mondo qualcuno sorride, pensando magari che io lo dica come slogan. Si sbaglia di grosso. Reggio è la città più bella del mondo. Lo penso e farò in modo che lo pensi ciascun reggino, tanto quelli che qui ci vivono quanto quelli che stanno fuori».
– Quali sono le priorità nella sua agenda? Immagino abbia già un cronoprogramma in mente per cancellare antipatiche realtà (spazzatura, acqua, traffico, etc) che i reggini – decisamente – non sono più disposti a sopportare.
«Il programma presentato in campagna elettorale e, ancora prima, il manifesto presentato il 14 febbraio che abbiamo chiamato “A 10 passi dal futuro” la dicono lunga su cosa e come vogliamo fare per cambiare Reggio Calabria. Ho sempre detto, però, prima la normalità, vale a dire il ripristino dei servizi essenziali, quelli che negli anni precedenti non sono stati garantiti. E quindi, come ben diceva Lei nella domanda, spazzatura, acqua, viabilità, a cui aggiungo decoro urbano, depurazione, ordine pubblico, politiche sociali, politiche giovanili e sport. Queste sono le nostre priorità assolute.
Ma entreremo nel dettaglio quando traccerò pubblicamente le linee guida di questa Amministrazione comunale».
– Un politico che fa il politico come Lei, trova il tempo di coltivare amicizie, relazioni e rapporti personali che esulino dal ruolo?
«Me lo ritaglio, con difficoltà sicuramente, ma me lo ritaglio. Lo ritengo fondamentale, sia per una questione emotiva ed affettiva, sia perché altrimenti non si staccherebbe mai mentalmente dal lavoro. Fermo restando che la mia famiglia è sempre presente nella mia quotidianità e che i miei collaboratori sono, come ho spesso evidenziato, una seconda famiglia, perché condividiamo tanti momenti della giornata. Per questo, anche nell’esercizio delle mie funzioni, ho la fortuna di sentirmi sempre circondato da persone con cui esiste un rapporto autentico, fatto di stima e amicizia. La mia fuga da tutto restano, però, sempre i miei nipoti e la passione per i motori».
– Quand’è stato il suo primo contatto con la politica? È un giovane sindaco, ma ha decine di anni di pedigree politico. Qual è stato il percorso che l’ha portato prima alla Provincia, poi alla Regione, in seguito in Parlamento e infine alla sfida con i reggini?
«A casa mia si è sempre vissuto di pane e politica. Mio padre è un ex amministratore, nel mio sangue scorre la stessa passione. Ma se devo pensare a qualcuno che mi ha sempre incoraggiato a fare politica, penso a mia madre e mio nonno: loro sono sempre stati i miei primi fan. A prescindere da questo, devi però averlo proprio nelle vene. E sin da ragazzino ho riconosciuto in Silvio Berlusconi una fonte di ispirazione, un punto di riferimento che ha ispirato il mio percorso politico, sia per la sua visione sia per quella incredibile capacità del Cavaliere di trasformare le idee in azioni. Ed è già dai tempi della scuola che ho iniziato ad interessarmi attivamente di politica, portando avanti le idee ed i valori di Forza Italia. Poi… la storia la sapete. Come detto dal pulpito di Piazza De Nava con un pizzico di emozione e soddisfazione personale, fare il sindaco è sempre stato un sogno nel cassetto sin da quei primi momenti in cui ho cominciato a coltivare la mia passione per la politica».
– Lo scenario prossimo futuro vede l’arrivo di ingentissime risorse per la Calabria: il Ponte e la SS106 su tutti, senza dimenticare gli aeroporti e i porti. Quale valore dà alla mobilità per lo sviluppo del territorio?
«Basilare. Essenziale. Vitale. Sono tutti sinonimi, ma mi piace usarli tutti per far capire meglio come la penso. Del resto, delle infrastrutture legate alla mobilità ne ho fatto sempre una battaglia personale. Basti citare Aeroporto, Porto e Gallico-Gambarie, fiori all’occhiello del mio percorso politico che sfoggio con grande orgoglio. E ovvio che si può fare ancora di più. Ponte sullo Stretto e SS106 sono due macro-sfide che a livello regionale e nazionale la Calabria vuole vincere, perché significano molto entrambe per la mobilità locale, oltre che in chiave turistica. La mobilità è una leva strategica per lo sviluppo di un territorio. Non significa soltanto realizzare infrastrutture o migliorare i collegamenti, ma creare opportunità di crescita economica, favorire il turismo, attrarre investimenti e garantire ai cittadini il diritto di spostarsi in modo efficiente e sicuro. Un territorio ben collegato è un territorio più competitivo».
– Reggio ha una grande vocazione turistica, ma non sa associare alla sua naturale attitudine all’accoglienza le regole dell’ospitalità. Quale percorso ritiene si debba privilegiare per coniugare attrazione turistica e offerta culturale?
«Reggio Calabria possiede tutte le caratteristiche per affermarsi come una grande destinazione turistica internazionale: un patrimonio storico, culturale e paesaggistico straordinario, un clima favorevole, una posizione geografica strategica al centro del Mediterraneo e un’identità unica e già esistente. Tradotto: non dobbiamo inventarci nulla. Abbiamo tutti gli attrezzi per poter costruire sul turismo la Reggio del domani. Avere queste potenzialità, però, non basta: occorre trasformarle in un’offerta strutturata, capace di trattenere i visitatori e di generare sviluppo stabile, non occasionale o stagionale. Dobbiamo costruire strutture ricettive, mettere in rete cultura, eventi, enogastronomia, mare, montagna e aree interne, costruendo un calendario di iniziative distribuito durante tutto l’anno e valorizzando ogni eccellenza del territorio. Allo stesso tempo è necessario investire nella qualità dell’accoglienza, nei servizi, nella formazione degli operatori e nella cura degli spazi pubblici, perché l’ospitalità non si misura solo con la cordialità dei reggini, che è indiscutibile, ma anche con l’efficienza e l’organizzazione della città».
– La cultura è l’elemento cardine di sviluppo per una città che ha millenni di storia dietro e un patrimonio culturale che è sfruttato soltanto in piccolissima parte. Qual è la sua idea a questo proposito?
«La cultura rappresenta uno dei principali motori di sviluppo per Reggio Calabria. Non è soltanto un patrimonio da custodire, ma una risorsa strategica sulla quale costruire identità e, di conseguenza, crescita economica e quindi occupazione. Una città con una storia millenaria e un patrimonio così ricco non può limitarsi a conservarlo: deve valorizzarlo, renderlo accessibile e trasformarlo in un elemento vivo della quotidianità. La mia idea è quella di mettere la cultura al centro di una strategia di sviluppo integrata, creando un dialogo costante tra istituzioni, operatori culturali, scuole, università, associazioni e imprese. Dobbiamo investire nella promozione dei nostri siti culturali, che – spesso – noi stessi non conosciamo o conosciamo poco o male. Come possiamo “vendere” bene il nostro prodotto se noi per prima non lo apprezziamo e conosciamo appieno? Quando parlo di identità, intendo non solo smuovere l’orgoglio, ma anche educare al senso di appartenenza. Perché dal senso di appartenenza deriva il rispetto del bene comune… e quindi cittadini migliori e, di conseguenza, una città migliore».
– Reggio Città Metropolitana: 96 comuni e tante periferie bisognose di attenzione, borghi da rivalutare, aree sempre più destinate allo spopolamento. Fino a oggi il governo della Città Metropolitana è stato Reggio-centrico. Non ritiene invece che andrebbero coinvolti tutti i comuni e la popolazione che vive nei piccoli centri e chiede semplicemente più attenzione?
«L’ho detto non più tardi di qualche giorno fa tramite i miei canali social, quando, nel presentare le tre liste del CentroDestra per il rinnovo del Consiglio metropolitano ho rimarcato che il 99% dei nostri candidati non appartiene al Comune di Reggio, bensì sono espressione di tutti gli altri territori, con l’obiettivo di garantire una rappresentanza diffusa dell’intero comprensorio metropolitano. Per una visione che non sia Reggio-centrica. La Città Metropolitana non coincide con il solo capoluogo: è una comunità composta da 96 comuni, ciascuno con la propria identità, le proprie esigenze e le proprie potenzialità. Governarla significa avere una visione d’insieme, senza lasciare indietro nessuno. Per troppo tempo, invece, si è avuta la percezione di un’amministrazione concentrata esclusivamente sulla Città di Reggio. Io penso, invece, che la Città Metropolitana debba diventare uno strumento di sviluppo per tutto il territorio, attraverso un confronto costante con i sindaci, gli amministratori locali e le comunità. Le decisioni più importanti devono nascere dall’ascolto e dalla condivisione, perché solo chi vive quotidianamente quei territori ne conosce davvero i bisogni. Dobbiamo riportare attenzione sui piccoli comuni, contrastare lo spopolamento, valorizzare i borghi, migliorare i collegamenti, sostenere i servizi essenziali e creare opportunità affinché i giovani possano scegliere di restare. Non esistono territori di serie A e territori di serie B: esiste un’unica Città Metropolitana che può crescere solo se cresce in maniera equilibrata in tutte le sue componenti. Questa è la visione che intendiamo perseguire, mettendo ogni comune nelle condizioni di sentirsi reale parte integrante di un progetto comune».
– Facciamo per gioco un salto nel tempo. Siamo già alla scadenza del suo mandato: riesce a immaginare quale bilancio potrà presentare a chi l’ha votata e soprattutto ai suoi inevitabili detrattori?
«Una Reggio migliore, più bella e vivibile: è questo il miglior bilancio che potrò presentare ai reggini, a tutti, soprattutto a chi non mi ha votato».
