La vittoria di Ciccio e Roscioli: quali scenari dopo il “test nazionale” delle suppletive

di SANTO STRATI – Non si trasformerà in “calabrese di adozione”, ma potrebbe diventare un amico importante dei calabresi e dei reggini, in particolare. Fabio Roscioli, il neodeputato eletto il 28 settembre in sostituzione del dimissionario (per incompatibilità con la carica di Sindaco) Francesco (Ciccio) Cannizzaro ha conquistato il 51,02 per cento delle preferenze, superando persino la prestazione dello stesso Cannizzaro che nello stesso collegio, nel 2022, aveva raccolto il 49 per cento dei consensi. Ma la vittoria di Roscioli, in realtà, è la vittoria di Ciccio Cannizzaro con il governatore Roberto Occhiuto. Cannizzaro, in fatto di elezioni, è una macchina da guerra che, in abbinata a Occhiuto, si è trasformata in ulteriore oliato strumento di raccolta di consenso.

Non ha funzionato la cantilena (sciocca e inutile della sinistra e dei futuristi del generalone) del “papa straniero”, ha prevalso – soprattutto a Reggio il rinnovo della fiducia al Sindaco Cannizzaro che, ricordiamolo, aveva raccolto il 65 per cento delle preferenze con la sua candidatura.Ora si tratta di capire, valutare e individuare gli scenari prossimi venturi.C’è un clamoroso sconfitto, il campo largo: non ha funzionato pur avendo raccolto nel sondaggio nazionale del 25 settembre scorso il 43 per cento delle intenzioni di voto contro il 41 per cento del centrodestra. Ma i sondaggi, si sa, spesso sono ingannevoli e ancor più ingannevoli per il buon Frank Benedetto sono state le promesse di compattezza da parte di ben dodici-dodici liste a sostegno a base centro-sinistra. Il primario del Gom è stato l’agnello sacrificale di un copione che si ripete ormai da tempo: sinistra divisiva e dispettosa, irriconoscente ed egoista, che non solo ha fatto mancare l’adeguato consenso che sarebbe stato giusto aspettarsi (Benedetto si è fermato al 36 per cento) ma non ha saputo (voluto?) scuotere gli elettori del collegio uninominale 5 spingendoli a non disertare le urne. Il risultato del centrosinistra è fin troppo modesto e mortifica l’appassionato impegno di Frank Benedetto che si è speso oltre ogni ragionevole previsione a girare per il collegio, incontrare simpatizzanti e iscritti, a parlare con gli indecisi e i dubbiosi, senza però riuscire nell’intento.

La colpa di questa nuova débacle della sinistra in Calabria ha, ovviamente, dei responsabili che, ad ogni sconfitta, restano (stoicamente fuori della realtà) incollati al proprio posto, mantenendo ruolo e potere, indifferenti delle grida che vengono dal territorio e degli accorati appelli a intraprendere un nuovo corso. Non era una battaglia impari, tanto che qualche disilluso del pd e della sinistra tutta aveva persino – ingenuamente – valutato l’impatto di Vannacci come un salutare aiuto-contributo all’impresa. Ma, siccome le illusioni muoiono all’alba, sono bastate le prime indicazioni dei dati di affluenza per scemare ogni speranza. Era evidente che ci sarebbe stato un tracollo di votanti e quindi le chances di una rivalsa contro un centrodestra con perentori ordini di scuderia erano ridotte al lumicino.

Né l’aiutino (sperato) di Vannacci per erodere la montagna rocciosa del centrodestra è poi arrivato: se si considerano gli 8000 e passa voti raccolti dal candidato Giannetta, è facile intuire che dal generalone non sono arrivati più di tremila voti, sottratti – più al centrosinistra che agli ex-alleati.E allora la vittoria di Roscioli è risultata non solo il premio evidente di una strategia ancora una volta vincente, ma il forte distacco dall’avversario numero uno è talmente alto ha accentuato ancor di più il risultato di Cannizzaro e Occhiuto.I quali – ricordiamolo – si sono spesi in prima persona mettendoci la faccia e giocandosi il futuro tra gli azzurri. Soprattutto Occhiuto doveva confermare la sua supremazia, in termini politici, nell’ambito di una Forza Italia che grazie a Tajani è riuscita a non scomparire (come molti prevedevano) dopo la morte di Berlusconi, ma che registra una continua perdita di consenso, escludendo l’isola felice dei voti della Calabria.Occhiuto, che proprio il 30 settembre ha avviato il suo tour “letterario” per presentare il libro Il coraggio di governare freschissimo di stampa, uscito subito dopo le suppletive, propone con il suo volume un manifesto liberal-riformista che potrebbe cambiare volto all’intera compagine azzurra, riuscendo a coaugulare più forze in quel “centro” da sempre agognato da Berlusconi che, raccogliendo le ceneri della Democrazia Cristiana e dei socialisti-riformisti (diciamolo pure, decisamente “craxiani”) potrebbe cambiare lo scenario politico italiano. Occhiuto smentisce a piena voce l’intenzione di spodestare il segretario nazionale e prenderne il posto, anzi si concede in lodi sperticate a Tajani riconoscendogli la capacità di aver saputo non mandare allo sbaraglio l’eredità berlusconiana.

Convocati gli amici-nemici Tajani e Occhiuto da Gianni Letta nel suo ufficio a via del Nazareno (di fronte alla sede del Pd), nessuno dei due ha voluto modificare il proprio pensiero. E per questa ragione, sarà difficile trovare un compromesso: come potrebbe realizzarsi il manifesto-proposta di Occhiuto ispirato a temi liberali e riformisti se non cambia l’attuale organizzazione (chiamiamola così) di Forza Italia?E qui subentra Roscioli che fa parte della strategia Cannizzaro-Occhiuto per far partire dalla Calabria un’onda di rinnovamento azzurro che tiene alla larga i futuristi di Vannacci e i residui della destra-muscolosa e nostalgica e lancia segnali di autonomia alla Meloni. Il progetto è evidentemente molto ambizioso, ma non del tutto irrealizzabile.

«Io sono e resto vicesegretario di Forza Italia» ha ribadito a Roma in una Galleria Sordi gremitissima che sembrava davvero un minicongresso di Forza Italia. Ma nessuno – diciamo la verità – crede che l’obiettivo non sia la segreteria nazionale. Una legittima e fondata aspirazione, che è compatibile con la funzione di Presidente di Regione (ma non ci sono prescrizioni in questo senso: Tajani, il segretario, del resto, è vicepremier e Ministro degli Esteri).Roscioli deve, però, sapere che fare l’alias di Cannizzzaro non è impresa semplice: i reggini che lo hanno votato (anche se con una modesta affluenza, in linea con le altre elezioni suppletive) gli terranno gli occhi addosso. Così come faranno con il loro Sindaco: Ciccio ha un lungo e tortuoso cammino davanti nell’amministrazione cittadina, ma non è il tipo che si arrende facilmente, neanche davanti alle imprese impossibili. E governare Reggio è una di queste. (s)

Vittoria bis di Cannizzaro: eletto Fabio Roscioli (51%)
Il campo largo non risponde (36,59%)
Vannacci infranto il sogno della Sassonia (10,94%)
Affluenza al 22,34%

di SANTO STRATI – Un distacco pesante dall’avversario di centrosinistra rimarca la vittoria di Fabio Roscioli su Frank Benedetto: è in realtà la vittoria-bis di Cannizzaro che ci ha messo la faccia (oltre a tutta l’animosità che lo caratterizza da sempre) con accanto il Presidnente Occhiuto. Una scommessa per due pienamente riuscita e un futuro nazionale (non c’entra niente Vannacci) che adesso viene riscritto con un’altraottica. La vittoria marcata del centro destra indica che la colazione sa essere coesa e inattaccabile e rappresenta in Calabria la punta di diamante del futuro di Forza Italia. Occhiuto, che continua a ripetere di non essere interessato, può puntare al prosimo congresso del partito (a gennaio) a spodestare l'”amico” Tajani (che a Reggio non si è visto) dalla segreteria giocando la carta del liberalismo democratico che può (e deve) fare a meno di Vannacci e dei suoi sodali. E Cannizzaro può vantare, ancora una volta, di essere davvero una “macchina da guerra” nelle elezioni. Ha riconquistato la fiducia dei suoi elettori (a Reggio città Fabio Roscioli ha stravinto) sostenendo che votare Roscioli equivale confermare la fiducia nel nuovo Sindaco.

I dati definitivi danno il 51,02% dei voti (38.359) a Fabio Roscioli (cdx), il 36,59% a Frank Benedetto (27.511 voti) (csx),il 10,94% a Domenico Giannetta (8.226 voti) e l’1,44% a Francesco Toscano (1.085 voti) (Dsp). Hanno votato 77.165 elettori su 345.486 aventi diritto al voto, e sono stati convalidati 75.181 voti. 1.387 le schede nulle, 596 le schede bianche, 1 scheda contestata.

In questa tornata elettorale ha votato appena il 22,34% degli aventi diritto al voto (ma oltre 58.000 caòabresi iscritti all’anagrafe esterna non hanno potuto votare, ma il loro numero ha concorso nella statistica dell’affluenza). In pratica ha votato un elettore su cinque. C’è chi grida alla lesione democratica, ma nelle suppletive in genere va sempre così, una partecipazione modesta al voto, e in questo caso – a mio avviso – è mancata anche una comunicazione “virale” sull’appuntamento elettorale. Ancora ieri c’era tanta gente che non sapeva delle elezioni. Gli ultrasettantenni non guardano i social, molti non leggono i giornali, le vecchine sedute fuori della porta in molte aree interne si scambiano pettegolezzi sulle cose del paese, ma ignorano i media, da cui sono a loro volta ignorate. Un tempo arrivava il certificato elettorale a casa, difficile dimenticarsi dell’appuntamento con le urne: oggi con la tessera elettorale, dimenticata in qualche cassetto, la memoria si perde…

Nella segreteria di Cannizzaro attendendo la vittoria

L’elemento più rilevante è il “crollo” della colazione del campo largo. Giusto due giorni fa, un nsondaggio sulle intenzioni di voto dava il 43% al “campo largo”: bene, qui al collegio 05 il campo largo non ha risposto come avrebbe dovuto. C’era una coalizione gioiosa di dodici liste, ma ha prevalso il fuoco amico e il rifiuto di andare alle urne. Il risultato dovrebbe stimolare quanto meno un acceso confronto tra i “reggenti” del centrosinistra calabrese e il territorio. Evidentemente, manca questo elemento di dialogo e di discussione, senza il quale il risultato è una continua batosta elettorale. Il centrosinistra va – regolarmente – a perdere, quasi gioiosamente, ogni consultazione elettorale e nessuno si domanda perché. Forse è arrivato il momento di una seria riflessione e di un dibattito fuori dai denti. Ma, sicuramente, nessuno si aspetti le (dovute) dimissioni di chi è responsabile di questo continuo disastro elettorale. E se si andrà a votare – come si sussurra nei Palazzi romani – in primavera, con questa pochezza di idee e l’assenza continua di una figura leader in grado di coagulare gli impegni, sarà una nuova débacle, pur avendo la vittoria molto vicina viste le debolezze meloniane nella coalizione.

L’altro elemento da considerare riguarda Vannacci. I calabresi hanno votato Giannetta (l’uomo “moderato”) e non il generalone? Difficile poterlo affermare, ma non sono questi i risultati che i futuristi del generalone si aspettavano per dettare condizioni alla coalizione di centrodestra. Vannacci non ha sottratto voti al centrodestra, forse li ha levati al campo largo (che in questo caso si è ristretto a insaputa dei suoi mancati elettori), ma le analisi politiche è ancora troppo presto per vederle assumere contorni precisi.

Intanto, lo “straniero” (cavallo di battaglia – perdente – del csx) ha conquistato il seggio e raccolto il consenso dei reggini che hanno ridato fiducia a Cannizzaro. Adesso per l’avvocato romano ci sarà ui vero tour de force per portare a compimento i tanti dossier aperti che stanno sui tavoli romani. Un’impresa non facile, né tantomeno semplice ma Reggio, il suo territorio metropolitano, e, soprattutto, l’intera Calabria non possono attendere oltre. È il momento buono per cambiare radicalmente le cose e trasformare le promesse-miraggio in solide realtà. Lo vedremo nei prossimi mesi. (s)

(courtesy foto LaCnews24)

Suppletive Camera. Il voto in 71 comuni del Reggino: è un test a valenza nazionale

di SANTO STRATI – Non è per un semplice “rimpiazzo” che i cittadini di Reggio (e del collegio 05) sono chiamati ad esprimersi oggi, domenica 27 e lunedì 28: c’è in ballo qualcosa di molto più importante che un semplice “ricambio” in Parlamento. È tecnicamente una surroga, una sostituzione di un parlamentare (Francesco Cannizzaro) che si è dimesso da Montecitorio perché eletto sindaco: per l’attuale legge elettorale vanno fatte elezioni suppletive per eleggere il sostituto. Ma, per una strana combinazione politico-astrale, una semplice consultazione locale si è trasformata in un test importante che ribalta Reggio nello scenario nazionale della politica.

Gli elementi da tenere in considerazione sono soprattutto due: dando per quasi scontata (almeno dal punto di vista numerico) l’affermazione del candidato di centrodestra Roscioli (definito il suo “alias” dallo stesso Cannizzaro), resta da vedere che tipo di risultato porteranno a casa gli altri due competitor (non se ne abbia a male Toscano, onnipresente mister zerovirgola a ogni elezione).

Per quel che riguarda la sinistra questo voto rappresenta un test significativo sul “campo largo”: esiste con i numeri che verranno fuori o è solo utopia per gli ultimi benpensanti orfani di una politica che ha smarrito la strada? Se il risultato di Frank Benedetto sarà rilevante (nel caso dovesse vincere) lo scenario del  centrosinistra e dello pseudo campo largo diventa plasticamente più concreto: significherebbe che tutte le forze di sinistra (ripeto tutte, quindi dando per scontato che non ci saranno i quasi certi “dispettucci” del fuoco amico) hanno trovato un comune intento per un percorso politico che possa contrastare il centrodestra. Farà testo (in caso di sconfitta) il distacco dal vincitore: più sarà stretto, meno la vittoria del centrodestra apparirà un successo elettorale. Se il distacco tra Cannizzaro, ops Roscioli, e Frank Benedetto sarà grande ci sarà il de profundis per il campo largo: è una formula che gli scettici ortodossi di una sinistra che non esiste più considerano del resto impraticabile. E le ripercussioni sul piano nazionale non sarebbero certamente lievi. In verità, Benedetto si è speso molto in questa campagna elettorale, ma ha sbagliato strategia: «non passi lo “straniero”» ha lasciato indifferenti molti che aspettano ancora di ascoltare progetti e programmi. E anche questo depone a sfavore di una sinistra che dovrà fare un serio esame di coscienza per recuperare e  riavvolgere il nastro di un passato che non ritorna per le troppe illusioni perdute.

La tanta conclamata “unità” (a Reggio a sinistra hanno sbandierato 12 liste, ma si vota per il candidato non per la lista!) rimane una pia illusione che potrebbe, forse, dissolversi, azzerando gli attuali vertici (non solo regionali) e individuando forze fresche, energie nuove, con idee, passione e quell’entusiasmo che sembra ormai dissolto. Eppure gli orfani infelici della sinistra che non amano l’attuale dirigenza (regionale e nazionale) non sono pochi e dovrebbero tentare di confrontarsi in una assise popolare con il vago sapore di congresso.

Ma siamo nel campo delle ipotesi e delle suggestioni. E qui veniamo all’altro protegonista della sfida reggina, che non è il buon Giannetta che continua a dichiararsi un “moderato” alla corte del generalone (vero e proprio ossimoro della politica!), bensì Vannacci che ha osato in piazza Duomo a Reggio, davanti alla Cattedrale che ospita momentaneamente l’adorata patrona dei reggini, parlare di diavolo e di Barabba, parafrando Ponzio Pilato fino a rasentare la blasfemia. “Volete Barabba o Reggio?”, ha detto provocando non poca indignazione. Ma ahimè, lo scadimento della politica porta anche a questo e chi stava in piazza ad ascoltare il generalone avrà da fare qualche considerazione dopo questa piazzata, davvero di cattivo gusto.

Torniamo a Vanancci: se il suo candidato (Giannetta) ottiene una percentuale a due cifre, il generalone vince la sua sfida alla Meloni: senza di lui la Premier può dimenticarsi la vittoria (?) alle prossime politiche. Senza i suoi voti il centrodestra non può farcela, ma se la Meloni accetta i suoi voti scoppia l’inferno con Forza Italia e gli altri moderati di destra. Come si possono conciliare le inaccettabili dichiarazioni di Vannacci (un vero e proprio tuffo al passato) con l’attuale linea di governo che la sorella d’Italia vorrebbe riproporre per le consultazioni del 2027?

Bella domanda, ma non ce n’è una di riserva. E allora bisogna considerare quale percentuale di voto Giannetta (leggi Vannacci) ricaverà dalle urne dei 71 comuni del Reggino per poter delineare il ptossimo scenario nazionale. Abbiamo visto che, in caso di una discreta affermazione (a due cifre) non c’è storia e, anzi, bisognerà cominciare a dare peso ai vari sondaggi che – su scala nazionale – gli assegnano un 8-10%. Ma se – e sottolineo se – Gian-nacci  non prende (prendono) voti pesanti, allora il generalone dovrà tornare a più miti consigli e fare solo il rompiscatole di turno senza alcuna capacità politica. Ma chi vota Vannacci-Giannetta? Sicuramente i nostalgici fascistoni che sognano il ritorno all’ordine (ma quando mai?) e i delusi e fuoriusciti della Lega e di altre formazioni di centrodestra in cerca di un quarto d’ora di notorietà. I reggini che hanno la testa sulle spalle faranno sicuramente il giusto ragionamento e, probabilmente, non premieranno Gian-nacci , ma ricordiamoci che la democrazia si basa sui numeri e questi andranno rispettati.

Ovviamente, c’è anche lo scenario più fosco per il centrodestra: se la carica prorompente di Cannizzaro e Occhiuto non produrrà risultato, i sogni “nazionali” di entrambi svaniranno nel tardo pomeriggio di domani, lunedì 28 settembre. Occhiuto dovrà dimenticarsi la segreteria nazionale (anche se continua a ripetere che gli interessa solo continuare a fare il governatore della Calabria) e Cannizzaro dovrà tentare di risolvere i mille problemi di Reggio, da solo, senza il suo alias in Parlamento.  Buona domenica.

Suppletive Camera Reggio: il ruggito di Cannizzaro su Roscioli e l’errore della sinistra divisiva su Benedetto

di SANTO STRATI – Disinteresse e indifferenza sono i due sentimenti più diffusi in queste assolate giornate di Reggio che si prepara all’appuntamento elettorale del 27 e 28 settembre. Molti reggini non sanno nemmeno quali siano i 71 comuni che compongono il collegio uninominale 05, quello che ha (ri)eletto deputato nel 2022 Francesco Cannizzaro e che adesso dovrà indicare il nuovo titolare del seggio rimasto vacante. È una strana e incredibile combinazione di contraddizioni: mentre quasi tutto il Paese guarda con attenzione a questo piccolo voto settembrino, a Reggio l’appuntamento non suscita particolari emozioni, fatte salve quelle degli attivisti dell’una e dell’altra parte. Già due parti soltanto (Forza Italia-PD), gli altri due candidati, il transfuga Mimmo Giannetta già capogruppo azzurro che è passato con Vannacci, e Francesco Toscano (“provarci sempre, qualche voto fa fine e non impegna…”) non fanno storia.

Giannetta ha dichiarato di avere 10.500 voti, quelli che lo hanno eletto al Consiglio regionale, ma di questi quanti sono quelli personali e quanti derivano da elettori di Forza Italia che non gli perdoneranno il “tradimento”? Non importa, sostiene l’ex azzurro che continua a dichiararsi “moderato” in casa di un estremista sovranista, e si tiene per buone le sue chances, in una sfida che difficilmente lo vedrà arrivare nemmeno secondo.

In realtà le suppletive reggine acquistano una valenza davvero significativa nello scenario prossimo venturo delle elezioni di fine legislatura: elezioni che, con molta probabilità, si terranno in primavera con scadenza anticipata per sparigliare i progetti di Vannacci ma anche del cosiddetto “campo largo”. Se Vannacci dovesse raccogliere a Reggio un significativo consenso, sarebbe un pessimo segnale per i fratelli di Giorgia che vedrebbero come una mina vagante la raccolta di trasfughi dalla coalizione. Vannacci sta promettendo a tutti un’elezione sicura in Parlamento alle prossime consultazioni, ma questa promessa potrebbe rivelarsi assai fallace se il collegio reggino boccerà le velleità e le aspirazioni dei “futuristi” (Marinetti si sta rivoltando nella tomba). Una bocciatura (solenne) del candidato Giannetta significa che nel popolo reggino è prevalso il buon senso contro le assurdità autoritarie e antistoriche del generalone Vannacci e che lo stesso potrebbe ripetersi su scala nazionale.

Il Colegio 05 della Camera dei Deputati
Ma gran parte dei reggini – da non crederci – non sa nemmeno che si andrà a votare. Quando i certificati elettorali venivano recapitati a casa, era difficile non ricordarsi della scadenza delle urne e impossibile non sapere delle consultazioni imminenti. Con la tessera elettorale tutto è affidato al buon cuore dell’elettore che deciderà – sempre che sia stato adeguatamente informato che si va a votare – se disertare le urne o adempiere a un diritto-dovere che è sempre più sottovalutato.

E allora, il problema vero riguarda la comunicazione: i tempi della campagna elettorale sono strettissimi e per i due veri contendenti (Frank Benedetto per la coalizione di sinistra, Fabio Roscioli per il centrodestra) non c’è che improvvisare. Manca il tempo di attraversare in lungo e in largo i 71 comuni (come si faceva una volta) e arringare le folle: si gioca tutti sui sindaci del collegio e sugli attivisti, e qui il peso del voto (o dell’astensione) potrebbe essere determinante anche a sovvertire qualsiasi pronostico. È una semplice conta di numeri, ma bisognerà chiedersi a urne chiuse chi sarà avvantaggiato da una forte astensione o da un flusso inaspettato. Se voterà il 30-35% degli aventi diritto sarà già un buon successo, se la percentuale dovesse salire si vedranno le conseguenze. È cambiato l’atteggiamento dell’elettore, gran parte decide all’ultimo momento se andare a votare o meno e a chi assegnare la propria preferenza. Ma i politici questo sembra non l’hanno ancora capito: Nenni diceva “piazze piene, urne vuote”, ma i tempi sono cambiati e i social possono giocare brutti condizionamenti per tutti gli schieramenti. E allora bisogna parlare al popolo, mostrare di avere idee e progetti, non demonizzare l’avversario, perché gli elettori non hanno l’anello al naso, ragionano e sanno distinguere tra la fuffa (il niente) e il mostrare di avere visione. Da questo punto di vista occhiuto e Cannizzaro – va detto – hanno la strada in discesa.

La presentazione di Roscioli, nella straboccante aula Monteleone del Consiglio regionale, ha mostrato una grande compattezza della coalizione, con il sindaco Cannizzaro che ha lanciato numerosi ruggiti contro il centrosinistra, con la conferma in viva voce di Roscioli che non ci sono imposizioni dall’alto sul suo nome: Occhiuto e Cannizzaro – ha detto l’avv. Roscioli (che, ricordiamolo, è l’amministratore di Forza Italia, quindi non è un signor “nessuno”) – mi hanno chiesto se ero disponibile a mandare a termine le pratiche a favore di Reggio e della Calabria lasciate in sospeso in Parlamento. Conosco entrambi dal 2023 e abbiamo un cordialissimo rapporto di amicizia: la cosa mi ha intrigato – non avevo certo bisogno di un seggio in Calabria – per lo spessore della sfida. Il progetto e la visione di Occhiuto e Cannizzaro di trasformare Reggio in un laboratorio politico nazionale, nella regione più azzurra d’Italia, è davvero eccellente, mi sono convinto e ho detto sì. Devo smentire – ha tenuto a precisare – richieste dall’alto del partito o dalla famiglia Berlusconi: non sono reggino, non sono calabrese, ma metto volentieri le mie competenze (e ottime conoscenze…, ndr) per far crescere questo territorio». Insomma un “mordi e fuggi” orchestrato dentro un’abile strategia della volpe Cannizzaro. Ma i reggini la capiranno? È questo il vero busillis: quanti reggini daranno un’ulteriore apertura di credito al neosindaco? E quanti – delusi dal “papa straniero” si asterranno? Ma Roscioli  – bisogna dirlo – non può essere considerato un papa straniero alla stregua di Rosy Bindi, De Raho, Scarpinato, etc (tutti quanti eletti a sinistra in seggi calabresi, ai quali non è stato poi riservata alcuna attenzione e, forse, neanche un grazie).

E qui subentra la supponenza dei democrat che, alla presentazione del candidato Frank Benedetto hanno fatto vanto di un campo larghissimo (dodici simboli) omettendo di dire che non ci sono liste da votare il 27 e 28 ottobre, si sceglie solo il candidato della coalizione e niente di più. E, inoltre, Benedetto ha ricalcato paro paro la “strategia” della sinistra per vincere: non votate lo straniero, votate un uomo del territorio. Una strategia perdente – se possiamo dirlo – giacché la gente che vorrebbe andare a votare avrebbe piacere di sentire programmi e progetti, non evidenze di una sfida basata sul luogo di nascita del candidato che lascia il tempo che trova. Frank Benedetto, persona degnissima e stimato professionista, si è lasciato convincere facilmente a cavalcare l’onda progressista, ma ha commesso l’errore di non presentare un programma: «il tempo di legislatura a disposizione è troppo breve – ha candidamente dichiarato – per poter predisporre un programma». Questo potrebbe risultare fatale a un centrosinistra pressoché inesistente a Reggio (e in Calabria), con grande disdoro degli irriducibili che sognano ancora una sinistra riformista e innovativa. In più si aggiunga che ci sono molti malpancisti a sinistra che non hanno gradito la scelta di Benedetto. La sinistra divisiva non si smentisce. Quella sinistra calabrese che il giorno dopo l’annuncio delle dimissioni di Cannizzaro dalla Camera avrebbe dovuto scatenare la cavalleria (si fa per dire) per marcare il territorio ha, come al solito, tergiversato sulla scelta del candidato piuttosto che presentare un progetto politico (che di fatto non esiste). E allora, anche in questo caso, il risultato reggino sarà un segnale fondamentale per le prossime politiche. Se il campo larghissimo (reggino) vince, è un’indicazione di grande peso per riunire le varie anime della sinistra e tentare il colpaccio di disarcionare la Meloni. Se perderà, come probabile, perché in debito di credibilità con i reggini, qualche domanda in più se la dovranno porre Conte, Schlein e compagnia di giro. La Meloni viaggia “serena” fintanto che non troverà un avversario degno di tale appellativo. Il resto sono solo chiacchiere e veleno da spargere contro i nemici (è scomparsa l’idea di avversari) come sta succedendo a Reggio e dintorni. Oggi la politica (ma quella vera è un pallido ricordo) va fatta con idee e proposte, progetti e programmi: dire male del vicino (avversario) non porta da nessuna parte, ma – a quanto pare – soprattutto a Reggio a sinistra continuano a non capirlo. (s)

Cannizzaro spiega la scelta di Roscioli per le suppletive: non un “papa straniero” ma un “alias” del sindaco di grande utilità per Reggio

di SANTO STRATI – Il sindaco di Reggio Francesco Cannizzaro per le suppletive che andranno a colmare il seggio lasciato vacante proprio da lui ci mette la faccia e spiega ai reggini la scelta di Fabio Roscioli, un “papa straniero” rispetto a un qualsiasi candidato locale (“e ce ne sono anche troppi”– chiosa Cannizzaro): Roscioli, candidato a Reggio alla Camera dei deputati non è uno qualunque, è l’amministratore di Forza Italia, il tesoriere, quello che firma le candidature e governa la cassa del partito. Quale motivo avrebbe di mettersi in gioco per sei-otto mesi di legislatura? Nessuno, ma ha accettato l’invito di Cannizzaro a venire coinvolto nelle cose calabresi. Il discorso è semplice – dice il sindaco Cannizzaro – a Reggio in questo momento serve un mio “alias”, ovvero qualcuno introdotto nei palazzi a cui fare riferimento per tutti i progetti che abbiamo in mente.

«È stata un’idea mia – dice, illustrando la strategia della scelta di Roscioli. Non c’è stata alcuna imposizione dall’alto (leggi famiglia Berlusconi) semmai il gradimento per un’ipotesi di candidatura che è diventata subito realtà: si voterà prima della scadenza naturale – sottolinea Cannizzaro – quindi è un mandato a termine che sia io, sia il Presidente Occhiuto intendiamo “sfruttare” al massimo. Là dove c’ero io, nei Palazzi, a spingere per Reggio e la Calabria, ci sarà un mio “sostituto” di piena fiducia (che non è una diminutio di importanza, al contrario) ma rappresenta la soluzione di continuità di un processo di crescita e sviluppo che come azzurri abbiamo avviato da tempo. Poteva dire di no, non aveva certo bisogno della candidatura reggina se avesse voluto varcare il portone di Montecitorio, ma sono riuscito a convincerlo, sicuro che il suo contributo e la sua attività politica metteranno Reggio al centro del dibattito nazionale. L’obiettivo – ha spiegato  Cannizzaro – è rendere sempre più concreta la realtà di Reggio come laboratorio politico nazionale: qui devono guardare gli occhi di chi governa, degli investitori, di chi intende puntare su un territorio che aspetta solo di essere valorizzato e utilizzato al meglio. Per questa ragione, non abbiamo scelto un candidato “locale”, abbiamo cercato il top della gamma, chiarendo da subito la caducità del mandato. In questi mesi che ci attendono prima delle elezioni politiche è findamentale avere una sponda romana autorevole e amichevolmente coinvolta a costruire il futuro dei reggini e dei calabresi. Ma quando si voterà per el Politiche – lo posso assicurare – ci saranno solo donne e uomini della Calabria da mandare in Parlamento.

Lo capiranno i reggini che già mugugnavano sul chiacchiericcio (sbagliato)  una scelta “imposta” dall’alto: a ben vedere quanto afferma Cannizzaro è corretto e non fa una grinza. La strategia dell’alias o del sostituto (chiamatela come vi pare) è decisamente arguta e sottilmente acuta. La continuità dell’azione politica a favore della Calabria non può essere affidata  a un politico locale (che non frequenta il Palazzo) o a un professionista serio quanto vuoi che però è digiuno di politica romana. Serviva, serve un deus ex machina (Roscioli) autorevole e introdottissimo ovunque, sia ai ministeri che ai dipartimenti, che – è questa la cosa importante – ha accettato di occuparsi. lui romano, di cose calabresi. Sicuramente, nei prosssimi giorni, quando verrà a Reggio per essere presentato alla città, Fabio Roscioli non potrà non subire il fascino della Calabria, se ne innamorerà in fretta, e, da subito, metterà a disposizione competenza e capacità operative. In buona sostanza, serve un interlocutore valido e capace di “eseguire” le richieste (troppe e pressanti e spesso inascoltate) che Reggio tenta di mandare al governo centrale. Roma – ricordiamolo – è la città più grande della Calabria (almeno 600mila i calabresi che vi dimorano stabilmente) ma soffre di una certa freddezza dimostrata proprio dai parlamentari calabresi nei confronti di iniziative a favore di Reggio e della Calabria.
In pratica ci voleva un Cannizzaro-bis, un clone, un alias in grado di dare continuità all’irruenza (non solo politica) del nuovo sindaco reggino che – non dimentichiamolo, pur all’opposizione, spuntò 25 milioni per l’Aeroporto dello Stretto da una finanziaria abbastanza “stretta”): Cannizzaro vuole continuità nell’azione politica a livello centrale e una garanzia di questo genere la può dare solo una figura autorevole e introdotta nel meccanismo romano della politica.

La parte più difficile di un’impresa che, all’apparenza, sembra facile, è convincere i reggini che si tratta di una tappa mirata, frutto di una geniale strategia propositiva del nuovo sindaco: Cannizzaro ha avuto un record di preferenze in  città, segno che ha saputo cogliere e raccogliere consenso ben oltre ogni aspettativa. E Forza Italia in Calabria rappresenta una realtà politica (Cannizzaro è segretario regionale e responsabile del Sud per gli azzurri) che dovrebbe confermare con grandi numeri questa scelta che – vista con gli occhi giusti – non è sicuramente impopolare. Non è un papa straniero il candidato di Cannizzaro, ma un futuro “amico” della Città: non sarà certo uno dei tanti che hanno raccolto i voti in Calabria (provenendo da altri collegi: vedi Rosy Bindi, vedi De Raho, Spampinato, etc) e si sono immediatamente dopo l’insediamento a Montecitorio dimenticati degli elettori calabresi che li hanno mandati in Parlamento.

DI sicuro, il “tradimento” di Giannetta (che pesa visto che era capogruppo alla Regione) e le intemerate aggressioni verbali del generale Vannacci accenderanno di passione questa mini tornata elettorale: il centrosinistra schiera un serio e stimato professionista (a parte l’inciampo delle ingessature con il cartone di qualche anno fa, quando era commissario all’Asp voluto da Oliverio) ma dentro cova troppi rancori e tanta divisività che sarà difficile reprimere. La coalizione non rischia gli assalti di Giannetta (e di Vannacci) perché gioca in un territorio che ha creduto in Cannizzaro e gli sta mantenendo un’apertura di credito straordinaria. L’entusiasmo del sindaco dovrebbe quietare i rancorosi di turno e dare una scossa agli indecisi che non andranno a votare per protesta. Attenzione è un’elezione a tempo determinato: se la Calabria – e soprattutto Reggio – la saprà utilizzare (ovvero “sfruttare” al meglio) ci saranno solo opportunità e vantaggi. Con un risultato che già lascia immaginare lo scenario futuro: in questi giorni Reggio è su tutti i media nazionali, le tv, i magazine di attualità. È un centro di attenzione su cui sono puntati i fari dei media: è quanto serve per ripartire e rinascere. Essere protagonisti non in modo occasionale ed episodico, ma costante e continuo. L’opzione Fabio Roscioli, decisamente, può diventare, a questo punto, determinante. (s)

Reggio e Messina: due città e due sponde per una visione comune dell’area dello Stretto.

Due città e due sponde per una visione comune dell’area dello Stretto: Reggio Calabria e Messina guardano a un futuro insieme. I due sindaci Federico Basile (Messina) e Francesco Cannizzaro (Reggio) si sono incontrati a Palazzo Alvaro, sede della Città Metropolitana di Reggio, per dar vita a un nuovo percorso di sinergia istituzionale.

È dunque una data che farà storia:  l’11 agosto 2026 segna, dunque,  l’avvio di una nuova stagione di cooperazione istituzionale tra le due città dello Stretto, una cooperazione reale, fattiva, con l’obiettivo di rafforzare i rapporti tra le due città metropolitane e costruire una strategia condivisa di sviluppo, integrazione e valorizzazione, che sia reciproca e complementare.

Dopo tanti anni nei quali la necessità di una maggiore sinergia tra le due sponde è stata più volte evidenziata e annunciata, da oggi prende forma un percorso concreto, fondato su una programmazione comune di interventi e iniziative destinati a rendere Reggio Calabria e Messina sempre più connesse, integrate e complementari. Programmazione che i due sindaci si riservano di rendere nota nelle prossime settimane. L’intento è superare definitivamente una logica di separazione e promuovere una visione unitaria delle due città dello Stretto, nella consapevolezza che entrambe, pur appartenendo a territori distinti, condividono una prossimità geografica che non può restare inespressa, mettendo concretamente a frutto opportunità di crescita comuni e obiettivi importanti da raggiungere insieme, sulla base di relazioni culturali tanto profonde quanto simili.

Il nuovo percorso punta, dunque, a trasformare quella collaborazione istituzionale finora rimasta sempre solo sulla carta in una sinergia stabile e operativa, capace di produrre risultati tangibili nei settori di comune interesse, rafforzando il ruolo dell’area integrata dello Stretto quale territorio strategico per tutto il Mediterraneo.

L’11 agosto 2026 segnaa, pertanto, l’inizio di una nuova fase storica nella quale Reggio Calabria e Messina scelgono di camminare insieme, mettendo a sistema energie, competenze e progettualità per costruire un futuro condiviso che sarà decisamente molto apprezzati da reggini e messinesi e da tutta l’area dello Stretto. (rrc)

 

Nuove risorse dal MIUR per le Università calabresi: in arrivo 110,3 milioni

Buone notizie per gli Atenei della Calabria: aumentano le risorse al sistema universitario calabrese. La Ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, recentemente in visita in Calabria, ha firmato il decreto che definisce i criteri di ripartizione del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO), il principale strumento di finanziamento delle università statali destinato a sostenere il funzionamento degli atenei, la didattica, la ricerca e il personale. Agli atenei statali della Calabria sono stati assegnati oltre 199,3 milioni di euro, in crescita di 3,5 milioni di euro rispetto al 2025 e del 22,3% rispetto al 2019, confermando il rafforzamento degli investimenti nel sistema universitario regionale.
“Con il Fondo di finanziamento ordinario continuiamo ad aumentare le risorse per le università italiane e calabresi. Un impegno – spiega la Ministra Bernini – che si traduce in più capacità di programmazione per gli atenei, più sostegno alla ricerca, qualità della didattica e maggiori opportunità per studenti, ricercatori e docenti. Ma non basta investire di più, serve investire meglio. La nostra visione è chiara: rendere il sistema universitario italiano sempre più attrattivo e internazionale, capace di valorizzare il merito, offrire ai giovani maggiori opportunità e fare della conoscenza uno dei principali motori della crescita economica, sociale e civile del Paese”.
Nel dettaglio, all’Università della Calabria sono destinati 110,3 milioni di euro, all’Università di Catanzaro “Magna Graecia” spettano 57,6 milioni (+5% rispetto al 2025), mentre all’Università degli Studi di Reggio Calabria “Mediterranea” vanno 31,4 milioni di euro.
A livello nazionale, il Fondo di Finanziamento Ordinario per il 2026 ammonta a 9,415 miliardi di euro, con un incremento di 25,6 milioni rispetto al 2025 e del 26% rispetto al 2019.
Tra le principali novità per il 2026, l’introduzione di una misura per il finanziamento di progetti strategici presentati dagli atenei. (rrm)

Verso la Facoltà di Medicina a Reggio: la ministra Bernini (in visita alla Mediterranea) non lo esclude

Un ulteriore passo in avanti nel progetto della Facoltà di Medicina a Reggio Calabria: la ministra dell’Università Anna Maria Bernini, ieri a Reggio in visita alla Mediterranea, non esclude la fattibilità, legata ovviamente alle richieste di immatricolazione e alla incessante crescita dell’Ateneo reggino guidato dal Rettore Giuseppe Zimbalatti. La ministra ha ribadito di essere favorevole alla riapertura del numero chiuso in Medicina: «quando sono arrivata  i posti disponibili per i futuri medici erano 10mila, sono diventati 27mila e punto ad arrivare a 30mila nel 2027. Sentiremo anche cosa dicono Catanzaro e Cosenza sulla Facoltà di Medicina da aprire a Reggio».
Ad accogliere la Ministra dell’Università e della Ricerca, Prof.ssa Anna Maria Bernini, c’erano il Sindaco della Città  On. Francesco Cannizzaro che ha incontrato a Palazzo San Giorgio la Bernini prima della visita alla Mediterranea. «Desidero – ha detto il SIndaco Cannizzaro – anzitutto ringraziare il Ministro, l’amica senatrice Anna Maria Bernini, per l’attenzione che ancora una volta riserva alla Calabria e, in modo particolare, a Reggio ed al suo Ateneo. È per me motivo di grande soddisfazione poterla accogliere per la prima volta da Sindaco di questa Città, condividendo un progetto ambizioso e fortemente proiettato verso il futuro, che risponde ad una forte richiesta attesa da circa vent’anni da studenti e cittadini: eliminare definitivamente una delle più evidenti ferite urbanistiche del nostro territorio, una bruttura inaudita. Oggi annunciamo un altro fatto concreto, perfettamente coerente con il percorso intrapreso da un’Università che, in questi anni, grazie al lavoro encomiabile del Rettore Zimbalatti e di tutti i suoi dipartimenti e uffici, ha saputo distinguersi per dinamismo, visione strategica e capacità di aprirsi sempre di più alla dimensione internazionale. È già stato attivato un tavolo di lavoro presso il Ministero, in stretta collaborazione con l’Amministrazione comunale e con l’Università, sono fiducioso che, nelle prossime settimane, grazie alla sinergia tra tutte le istituzioni coinvolte, riusciremo a raggiungere questo importante obiettivo, dando ulteriore impulso al più ampio percorso di rigenerazione urbana che questa Amministrazione ha posto tra le proprie priorità».
Il Rettore Zimbalatti, la Ministra Bernini e il Sindaco Cannizzaro all'Università Mediterranea di Reggio Calabria
Al suo arrivo all’Università, la Ministra ha inaugurato un nuovo spazio verde denominato “Oasi Mediterranea”, realizzato dall’Unità Verde e Decoro di Ateneo con l’ausilio delle maestranze di Calabria Verde, caratterizzato dalla presenza di essenze resistenti alla siccità e tipiche della macchia mediterranea, concepito come luogo dedicato alle attività sociali e ricreative degli studenti e dell’intera comunità accademica.
Nel corso della visita, da un affaccio dell’Ateneo, la Ministra ha inoltre potuto osservare gli edifici incompiuti dell’ex Ardis e conoscere le linee del nuovo Master Plan dell’Università, che prevede, per quell’area, la realizzazione del Parco delle Scienze Motorie.
Il progetto prevede la creazione di un vero e proprio laboratorio universitario aperto, nel quale spazi sportivi, ambienti coperti e attrezzature scientifiche saranno integrate in un unico sistema dedicato alla formazione ed alla ricerca applicata. Il Parco offrirà servizi dedicati agli studenti, con spazi e attività per l’esercizio fisico, il benessere, l’orientamento, lo studio, la socialità, l’inclusione e, più in generale, le iniziative di terza missione.
L’intervento si inserisce nella più ampia visione della Città Universitaria, con l’obiettivo di ricomporre il margine urbano della Cittadella, qualificare l’ingresso da viale della Libertà e valorizzare il sistema del verde e dei percorsi pedonali.
Secondo la Ministra Anna Maria Bernini «L’Università Mediterranea di Reggio Calabria è un Ateneo che cresce, coniugando qualità della formazione, capacità progettuale e visione del futuro. È questo il modello di università in cui crediamo e che vogliamo sostenere: un Ateneo che crea opportunità per i giovani contribuisce allo sviluppo del territorio e rafforza il legame con la città. Qui vedo – ha detto – una comunità accademica dinamica, capace di costruire un campus sempre più aperto, inclusivo e al servizio degli studenti».
Il Rettore Giuseppe Zimbalatti, nel suo intervento, ha voluto ringraziare la Ministra Bernini «per l’attenzione che, ancora una volta, ripone nel nostro Ateneo. La sua visita oggi a poco tempo di distanza da quella resa in occasione del finanziamento per il progetto Campus del Mediterraneo, su proposta dell’allora deputato Francesco Cannizzaro- testimonia la concretezza e la valenza di un impegno a sostegno della crescita della nostra Università quale motore di sviluppo e di cambiamento di un’area al contempo fragile ma senz’altro strategica per il Paese. Si va così ad aggiungere un tassello importante nella costruzione di una comunità sempre più vicina ai suoi studenti e sempre più capace di scrivere un nuovo rapporto con la città. La strada è quella di Reggio quale città Universitaria connessa ed integrata con il tessuto urbano che mira ad essere parte integrante trainante dello sviluppo economico, culturale e sociale dell’intera area metropolitana, assicurando ai suoi giovani un futuro di prospettive e possibilità reali».  (rrc)

Il neo sindaco Cannizzaro incontra il prefetto di Reggio Clara Vaccaro

Il neo sindaco di Reggio Calabria, Francesco Cannizzaro, si è recato presso l’Ufficio territoriale del Governo per incontrare S.E. il Prefetto, Clara Vaccaro.

«Doveroso da parte mia incontrare il Prefetto prima di ogni altra istituzione, sebbene il dialogo tra noi non sia mai mancato in questi anni, durante i quali ho esercitato il ruolo di parlamentare. Come in tutte le altre occasioni, si è trattato di uno scambio di idee cordiale e schietto – spiega Cannizzaro – ma questa volta sicuramente più prolungato, nel corso del quale ci siamo confrontati su numerose tematiche che riguardano la Città, approfondendo questioni strategiche per il suo sviluppo e miglioramento, con attenzione particolare ai servizi primari, alla vivibilità, a legalità e sicurezza, alle prospettive di crescita economica ed alle politiche sociali, a tutela delle fasce più fragili».

«L’obiettivo è affrontare con efficacia e celerità le questioni più rilevanti, nella consapevolezza che soltanto attraverso il confronto costante e la collaborazione sinergica sia possibile individuare soluzioni concrete ed efficaci», ha aggiunto.

«L’intenzione è quella di mantenere costantemente aperto un dialogo proficuo, nell’interesse collettivo – ha proseguito il nuovo primo cittadino reggino – in linea con l’impegno che ho assunto con i cittadini di costruire una Reggio più vicina ai bisogni delle persone, guardando al futuro con visione, equilibrio istituzionale e senso di responsabilità. Per raggiungere questi obiettivi so di poter contare quotidianamente sul fondamentale apporto della Prefettura di Reggio Calabria e quindi di Sua Eccellenza, Clara Vaccaro, alla quale ho rinnovato i miei complimenti per lo stile e l’efficacia con cui ha sempre svolto il proprio ruolo, in maniera costruttiva e rassicurante, diventando un punto di riferimento per tutti i reggini, non solo per le autorità, concorrendo ad avvicinare le istituzioni alla cittadinanza».

Elezioni a Reggio. Il dilemma di Cannizzaro: vincere o stravincere?

di SANTO STRATI – Scorrendo le liste dei candidati depositate ieri entro mezzogiorno (termine ultimo consentito) e guardando i numeri della coalizione di centrodestra, viene naturale immaginare che non ci sia partita. Il centrodestra può fare tranquillamente gol a porta vuota. Dall’altra parte non ci sono antagonisti in grado di sbaragliare la facile vittoria del deputato azzurro Francesco Cannizzaro e l’unica alternativa seria, quella del Polo Civico, testardamente portata avanti dal dott. Eduardo Lamberti Castronuovo, medico, editore e tante altre buone cose ancora, non ha i numeri per fare scintille in grado di appiccare il sacro fuoco del cambiamento. Quello che i reggini con la testa sulle spalle sognano da anni, con l’intento di una rivoluzione gentile che smonti la politica usurata e di maniera che 12 anni di sindacatura Falcomatà ha offerto ai cittadini. Sempre presente per le photo opportunity di inaugurazioni, premi e cotillons, ma poco reattivo alle reali esigenze di cambiamento che una città in agonia chiedeva senza avere ascolto.

Scordiamoci il passato e guardiamo il futuro: questa città è in totale stato di abbandono, i cittadini pagano tasse comunali altissime in cambio di servizi inesistenti o inadeguati (leggi spazzatura, tanto per fare un esempio pratico), oltre a gabelle che premiano dirigenti e penalizzano gli abitanti che incorrono in qualche contenzioso con il Comune (una follia quest’ultima da sanare subito). È una città che vive di illusioni e di chimere, alimentate da ospiti illustri di passaggio, che però non vanno oltre i sogni del primo mattino: appena svegli scompare la memoria del sogno e ci si trova davanti alla drammatica realtà del quotidiano. Prezzi alle stelle, politiche del lavoro pressoché inesistenti, sanità affidata alla generosità e al buon cuore degli ottimi medici di famiglia o dei meravigliosi specialisti del Grande Ospedale Metropolitano (GOM) che sopperiscono con grande fatica all’improponibile realtà della sanità regionale che non riesce in alcun modo a venire incontro a chi ha bisogno di cure.

S-profondo Sud, verrebbe da dire, dove, tanto per fare un esempio, per fare un ponticello sul Calopinace (poche decine di metri) ci vogliono anni e ogni volta si scopre che sono sbagliate le misure. Dove per il Lido Comunale, in vergognoso degrado da anni, ci si ricorda dei lavori necessari puntualmente la settimana prima che si apra la stagione balneare. Dove lo sviluppo del territorio si basa sulla conoscenza del burocrate di turno che dà lo sprint a pratiche che rischiano di sonnecchiare per anni. E il cahier de doléances sarebbe lunghissimo.

Lo sa benissimo Francesco (Ciccio) Cannizzaro che, da consumato attore della politica nazionale, annusa e soppesa l’aria che tira reagendo di conseguenza. È certo di vincere, ma, astutamente, mostra l’umiltà necessaria per essere credibile anche con chi non lo ama molto.

La sua candidatura ha un solo dilemma: vincere o stravincere? Nel primo caso, una vittoria di maniera significa che, alla fine è prevalso il fuoco amico con l’ipocrisia di chi ha consumato le labbra in baci  affettuosi, una stra-vittoria indicherà che all’appello hanno risposto tutti. Ma questo significa che le cambialette elettorali da pagare si raddoppiano. Stravincere potrebbe diventare una complicanza con i tanti che pretenderanno riconoscenza, secondo una tradizionale e antica usanza mai venuta meno.

È allora, qui, che si capirà se l’ex-deputato e ora<ale – mostrare gli artigli e tenere a bada i questuanti, mantenendo gli impegni presi con i reggini. Ovvero, il cambiamento si può fare e la squadra scelta per amministrare dovrà lavorare di gomito, dimenticando qualsiasi altra attività.

Un impegno molto serio, a parole, difficile da mantenere se subentrerà e prevarrà l’arte del compromesso che sta alla base della politica. Sfidare la tradizione delle cambialette politiche da pagare sarebbe il primo vero gesto da sindaco che vuole davvero trasformare la Città.

Non ci dimentichiamo che Reggio nei prossimi anni, sia come Comune sia come Città Metropolitana, avrà da gestire una montagna di soldi per le opere pubbliche (anche se non si dovesse fare il Ponte) e le infrastrutture che la mobilità regionale non può più permettersi di rinviare. Una politica del fare (che peraltro è congeniale a “Ciccio”) significherà volere davvero il bene dei cittadini e della Città.

L’ipotesi del ballottaggio è estremamente remota, ma va comunque considerata: la destra, storicamente, al ballottaggio perde regolarmente. Non fosse mai, ma con questa sinistra inesistente i mali di Reggio non troverebbero rimedio. L’analisi del “non fatto” parla da sola e la disaffezione e lo scoramento che si coglie negli elettori di sinistra bastano a far capire non basterà cambiare area politica nell’amministrazione, ma occorreranno gli uomini e le donne capaci di portare a termine un progetto di rinnovamento.

Il Polo Civico si presenta con una lista di persone tutte per bene ma manifesta chiaramente la sua debolezza: non sono classici portatori di voti e la “rivoluzione gentile” dei civici dovrà essere ancora una volta rinviata.

A Cannizzaro, se eletto, toccherà lavorare 18 ore al giorno, rimboccandosi le maniche e mettendo insieme una squadra non solo di amministratori con gli attributi, ma anche di collaboratori efficaci ed efficienti in grado di supportare un’azione che potrebbe (e dovrebbe) essere davvero”rivoluzionaria”.

Auguri.