DI VALENTINO DE PIETRO – La Calabria migliora sulla raccolta differenziata: raggiunge il 58,2%, e salgono a 55 i Comuni Rifiuti Free. Dati incoraggianti ma ancora distanti dalla media nazionale. La nostra regione rimane segnata da forti squilibri tra territori e aree interne. È la fotografia scattata dall’ottava edizione di Ecoforum Calabria di Legambiente, che attraverso il dossier “Comuni Ricicloni Calabria 2025” evidenzia eccellenze come Soveria Simeri, Gimigliano e Cleto, ma anche ritardi strutturali, criticità impiantistiche e un paradosso nei Parchi, dove solo 17 comuni su 114 risultano realmente virtuosi.
Nel dossier di Legambiente, basato sui numeri Arpacal relativi al 2024: la raccolta differenziata regionale mostra un incremento del 3,4% rispetto all’anno precedente, ma resta quasi dieci punti sotto la media nazionale del 67,7% e al di sotto anche della media del Sud, attestata al 60,2%.
Il report ricostruisce anche l’andamento dell’ultimo quinquennio, mostrando come tra il 2019 e il 2024 la Calabria abbia guadagnato oltre 15 punti percentuali di raccolta differenziata, ma partendo da livelli molto bassi e con una velocità di crescita inferiore a quella di altre regioni meridionali. Nello stesso periodo, ad esempio, la Campania è passata dal 52 al 64%, la Puglia dal 46 al 63% e la Sicilia, pur restando ultima, ha comunque accelerato dal 22 al 35%, mentre la Calabria ha faticato a superare la soglia del 55% entro il 2023, obiettivo fissato dalle politiche nazionali e regionali.
La provincia più virtuosa si conferma Cosenza, che nel 2024 raggiunge il 66,5% di raccolta differenziata e riduce l’indifferenziato a 139 kg per abitante all’anno, contro una media regionale di oltre 190 kg. Seguono Catanzaro, che sale al 65,5%, e Vibo Valentia, al 61,8%, mentre restano molto più indietro le province di Crotone, ferma al 46,5%, e Reggio Calabria, bloccata al 44%, con livelli di secco residuo ancora troppo alti e una distanza evidente dagli obiettivi del Piano regionale dei rifiuti che fissava il 65% di differenziata entro il 2023 e il 75% entro il 2025.
Anche qui la serie storica conferma una dinamica a due velocità: tra 2019 e 2024 Cosenza è cresciuta di quasi 20 punti, Catanzaro di 16 e Vibo di 14, mentre il Crotonese e il Reggino hanno accumulato ritardi, con incrementi inferiori ai 10 punti e fasi di sostanziale stallo in alcuni anni. Un andamento che, sottolinea Legambiente, pesa sulla capacità complessiva della regione di allinearsi agli standard nazionali e meridionali, perché proprio nelle aree più popolose e urbanizzate si concentra ancora gran parte del secco residuo prodotto in Calabria.
Nella classifica dei Comuni Rifiuti Free – quelli che superano il 65% di differenziata e producono non più di 75 kg annui di secco residuo per abitante – la Calabria passa dai 43 dello scorso anno agli attuali 55 centri virtuosi, per un totale di oltre 128 mila residenti coinvolti. In testa c’è Soveria Simeri (Catanzaro), 1.441 abitanti, 88,5% di raccolta differenziata e appena 33,2 kg di secco pro capite, seguita da Gimigliano, anch’essa nel Catanzarese, con l’88,7% di differenziata e 35,4 kg di secco, e da Cleto, nel Cosentino, che raggiunge l’85,3% con 40 kg annui per abitante.
La distribuzione territoriale dei comuni premiati mette però a nudo le disuguaglianze interne: 32 dei 55 Comuni Rifiuti Free si concentrano nella provincia di Cosenza, 13 in quella di Catanzaro, 7 nel Vibonese e solo 3 nel Reggino, mentre la provincia di Crotone non riesce a portare in classifica neppure un comune. Uno squilibrio che conferma, secondo Legambiente, come la crescita della differenziata non sia ancora un fenomeno omogeneo e come la qualità dei sistemi di raccolta, del porta a porta e degli impianti resti molto variabile da zona a zona.
Se si guarda ai capoluoghi, la fotografia cambia ancora: Catanzaro e Vibo Valentia condividono il primo posto con il 70,4% di raccolta differenziata, Cosenza si attesta al 61,5%, mentre Reggio Calabria resta ferma al 36,7% e Crotone al 30,7%, con oltre 365 kg di secco all’anno per abitante. Sono numeri che raccontano una Calabria urbana ancora in forte ritardo rispetto alle esperienze più avanzate del Mezzogiorno – dove città come Salerno, Avellino o Trani superano da anni il 65–70% – e lontana dal traguardo del 75% di differenziata previsto dal Piano regionale per il 2025.
Particolarmente critico è il quadro delle aree naturali protette, dove la pressione dei rifiuti pesa su ecosistemi già fragili. Nei tre Parchi nazionali e nel Parco regionale delle Serre ricadono 114 comuni, ma solo 17 risultano Rifiuti Free: nell’Aspromonte il risultato migliore è quello di Scido, nel Pollino si distinguono tra gli altri Frascineto, Morano Calabro, Cerchiara di Calabria e San Donato di Ninea, mentre nella Sila e nelle Serre spiccano Casali del Manco, Aprigliano, Albi, Cardinale, Bivongi, Mongiana, Acquaro e Simbario.
Il dossier dedica un capitolo specifico ai Comuni costieri virtuosi, strategici per l’attrattività turistica della regione e per la qualità del mare. Tra i centri affacciati sul mare che superano il 75% di raccolta differenziata compaiono Curinga, Montegiordano, Rocca Imperiale, Palmi, Paola, Albidona e Siderno, insieme a realtà come Amendolara, San Lucido, Pietrapaola, Cassano allo Ionio, Squillace, Melissa, Crucoli, San Sostene, Soverato, Tortora, Villapiana, Satriano, Calopezzati, Roseto Capo Spulico, Bova Marina, Roccella Ionica, Vibo Valentia, Falerna e Cetraro che oscillano tra il 65 e il 75%.
Accanto ai dati incoraggianti, il report elenca in ordine alfabetico oltre 200 “Comuni non ricicloni”, che non raggiungono il 65% di raccolta differenziata e in molti casi restano ben al di sotto anche del 45% fissato come obiettivo intermedio dalla normativa nazionale. In questo elenco compaiono realtà costiere e interne, piccoli centri e città medie, a conferma – sottolinea Legambiente – che la mancanza di un sistema impiantistico moderno, di politiche continuative di prevenzione e riuso e di controlli efficaci sulla gestione del ciclo continua a frenare la transizione calabrese verso l’economia circolare.
Nel corso dell’Ecoforum, la presidente di Legambiente Calabria, Anna Parretta, ha richiamato la necessità di “uscire definitivamente dalla logica delle discariche”, accelerare le bonifiche dei siti inquinati e investire negli impianti di trattamento delle diverse frazioni, dall’umido al tessile, per trasformare i rifiuti in materie prime seconde e occupazione green. Un passaggio che, nelle parole del responsabile scientifico nazionale di Legambiente, Andrea Minutolo, sarà decisivo nei prossimi mesi, quando nel 2026 si chiuderà la stagione del PNRR e la Calabria rischierà di perdere un’occasione storica se non utilizzerà fino in fondo le risorse destinate alla riqualificazione degli impianti e al potenziamento della raccolta di qualità.
A chiudere i lavori è stata la presentazione dei dati del dossier da parte del coordinatore degli Ecoforum regionali di Legambiente, Emilio Bianco, e la premiazione dei 55 Comuni Rifiuti Free, con la consegna degli attestati da parte della presidente regionale Parretta e della direttrice Silvia De Santis. Un riconoscimento che, nelle intenzioni degli organizzatori, vuole essere non un punto di arrivo ma uno stimolo a fare rete tra amministrazioni, gestori e cittadini, per allargare negli anni la mappa dei territori calabresi capaci di coniugare alte percentuali di raccolta differenziata, riduzione del secco residuo, tutela concreta dell’ambiente e resilienza ai cambiamenti climatici. (vdp)
