IL MARE VIOLATO: LA CALABRIA È QUINTA
SI DEVE TUTELARE DI PIÙ IL TESORO BLU

di ANTONIETTA MARIA STRATI – In Calabria c’è ancora illegalità nel mare. Nella classifica del mare violato in Italia 2022, la nostra regione è quinta con 84.303 controlli, 1490 reati (7,6%), 1630 persone denunciate e arrestate, 380 sequestri penali, 3405 illeciti amministrativi e 3320 sanzioni amministrative. Per quanto riguarda gli illeciti per km di costa, se ne contano il 6,8% del totale.

È la fotografia desolante emersa dal report Mare mostrum di Legambiente, in cui sono stati accertati, solo nel 2022, 19.530 reati ambientali accertati nel 2022 lungo le coste italiane, con un +3,2% rispetto al 2021, mentre gli illeciti amministrativi, 44.444, sono cresciuti del 13,1%.Diminuiscono, anche se di poco (-4%), il numero delle persone denunciate e arrestate (19.658) e in maniera più significativa quello dei sequestri (3.590, con una riduzione del -43,3%).

Sommando reati e illeciti amministrativi in Italia è stata accertata, grazie ad oltre un milione di controlli (esattamente 1.087.802, +31% rispetto al 2021) svolti dalle Capitanerie di porto e dalle forze dell’ordine,una media di 8,7 infrazioni per ogni km di costa(erano state 7,5 nel 2021), una ogni 115 metri.

Per quanto riguarda i reati ambientali lungo le coste, nel 2022 a farla da padrone è il ciclo illegale del cemento (dalle occupazioni di demanio marittimo alle cave illegali, dagli illeciti negli appalti per opere pubbliche fino all’abusivismo edilizio) che rappresenta da solo il 52,9% dei reati (10.337),seguito dai diversi fenomeni d’illegalità (dalla mala-depurazione allo smaltimento dei rifiuti) che Legambiente classifica con la voce “mare inquinato” con 4.730 illeciti penali e dalla pesca di frodo, con 3.839 reati.Infine, ammontano a624 le violazioni del Codice della navigazione relative alla nautica da diporto, anche in aree protette,un dato in netta crescita rispetto ai 210 del 2021 (+197,1%), con 286 persone denunciate/ arrestate e 329 sequestri. Le diverse filiere delle illegalità ambientali hanno anche un forte impatto economico: il valore dei sequestri e delle sanzioni amministrative è stato nel 2022 di oltre 486 milioni di euro (in calo del -22,3% rispetto al 2021).

La Calabria è quinta, tra le regioni costiere, nel ciclo illegale del cemento ( 8,4% ), quarta nella classifica del mare inquinato ( 7,3% ), settima per pesca di frodo ( 6.8%) e nona nella violazione del Codice della navigazione e nautica di diporto anche in aree protette ( 2,1%). Questi ultimi dati, vista la rilevanza del sistema costiero calabrese, inducono riflessioni sulla necessità di ancora maggiori controlli.

Una situazione su cui bisogna intervenire. Per questo l’Associazione ha suggerito otto proposte per tutelare, in modo più efficace, il patrimonio ambientale contro l’abusivismo, la maladepurazione e le illegalità.

Nello specifico, Legambiente propone di ripristinare, se necessario anche con modifiche normative, l’efficacia dell’art. 10bis della legge 120/2020 che affida ai Prefetti il compito di demolire le costruzioni abusive oggetto di ordinanze di abbattimento emesse ma non eseguite dai Comuni;  rafforzare l’attività di contrasto delle occupazioni abusive del demanio marittimo; rilanciare a livello nazionale e su scala locale la costruzione e l’adeguamento e/o messa in regola dei sistemi fognari e di depurazione, migliorando in generale l’intero sistema di gestione, integrando il ciclo idrico (collettamento fognario e depurazione) con quello dei rifiuti (gestione fanghi di depurazione).

Ancora, efficientare la depurazione delle acque reflue, valorizzandole come risorsa e permettendone il completo riutilizzo in settori strategici come l’agricoltura, superando gli ostacoli normativi nazionali (DM 4 185/2003) con l’attuazione del regolamento UE 741/2020; migliorare e rendere più efficienti ed omogenei i controlli delle Agenzie regionali di protezione ambientale messe in rete nel Sistema Nazionale di protezione ambientale coordinato da Ispra (SNPA), approvando i decreti attuativi della legge 132 del 2016; regolamentare in maniera stringente lo scarico in mare dei rifiuti liquidi (acque nere ed acque grigie, acque di sentina, ecc.), istituendo, per esempio, delle zone speciali di divieto di qualsiasi tipo di scarico, anche oltre le 12 miglia dalla costa; promuovere politiche attive per la prevenzione nella produzione di rifiuti e per la migliore tutela del mare e della costa; attuare da parte del governo e del Parlamento adeguati interventi normativi contro la pesca illegale, non dichiarata e non documentata.

Proposte che, tuttavia, devono essere accompagnate «da un impegno decisamente più significativo da parte di tutte le istituzioni coinvolte, dai singoli comuni alle Regioni, dal parlamento al governo», ha sottolineato Enrico Fonata, responsabile dell’Osservatorio Ambiente e Legalità dell’Associazione.

Lo scorso agosto, Legambiente plaudiva l’iniziativa de Governatore, Roberto Occhiuto, per il commissariamento da parte della giunta regionale dei Comuni che non eseguono le ordinanze di demolizione, lanciando l’appello affinché «la Calabria dia l’esempio per liberare il Mezzogiorno da un fenomeno illegale che l’Istat definisce insostenibile».

«Un cambio di passo importante – scriveva l’Associazione – rispetto al passato rispetto al quale ribadiamo il “meglio tardi che mai”, sottolineato lo scorso dicembre all’annuncio di un provvedimento atteso e necessario poiché la Calabria, per come reiteratamente segnalato da Legambiente nei propri dossier, è interessata da un persistente e grave fenomeno di abusivismo edilizio a cui non sono estranei interessi riconducibili alla criminalità organizzata».

«L’Istat, nel suo ultimo “Rapporto Bes 2022” – ha ricordato Legambiente – sul benessere equo e sostenibile definisce come “insostenibile” l’abusivismo edilizio nel Mezzogiorno, con un’incidenza di 42,1 case illegali ogni 100 costruite nel rispetto della legge (la media nazionale è di 15) e segnala una crescita netta dell’abusivismo del 9,1%, come non si riscontrava dal 2004».

«Dall’ultimo report pubblicato nel 2021 nell’ambito della campagna di Legambiente “Abbatti l’abuso” – si legge ancora – che monitora le ordinanze di demolizione emesse dai Comuni per verificare quante ne siano state effettivamente eseguite, emerge, sulla scorta dei dati comunicati dalle amministrazioni, che le demolizioni in Calabria sono state pari solo all’11,2% delle ordinanze emesse».

«L’abusivismo edilizio – ha dichiarato Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria – è un fenomeno grave che molto spesso compromette luoghi di straordinaria bellezza e pregio ambientale e contro il quale servono, anche in funzione di deterrenza e prevenzione degli abusi, azioni efficaci di rispristino della cultura della legalità, con l’abbattimento degli immobili non sanabili. Si tratta di interventi essenziali non solo per tutelare l’ambiente ma anche per porre in sicurezza il territorio, frenare il consumo di suolo, affermare economie locali trasparenti e salvaguardare l’incolumità delle persone».

Quindi, come si sono fatti passi avanti per quanto riguarda l’abusivismo edilizio, è tempo che in Calabria si faccia altrettanto anche sul lato del mare violato, in modo da non vedere più la nostra bella regione sempre tra i primi in questi rapporti desolanti. ν

Legambiente Calabria: Fermare taglio degli alberi a Rende

Legambiente Calabria ha definito «insensate le operazioni di taglio degli alberi a Rende» e si è detta al fianco dei residenti, dei cittadini e delle associazioni di Rende giustamente indignati per le operazioni di taglio, in parte già effettuate ed in parte in corso, delle alberature lungo alcune strade cittadine di Commenda, Quattromiglia e Roges di Rende.

«Con una nota inviata al Commissario prefettizio del Comune di Rende – ha reso noto Legambiente – e per conoscenza al Presidente del Comitato per lo sviluppo del verde urbano ed al Capo del Dipartimento Unità di Missione per il Pnrr, l’associazione ambientalista, dopo avere effettuato una verifica sul posto e preso visione  della nota redatta da un tecnico agronomo sulla cui base è stato redatto dalla precedente Giunta guidata dal sindaco Manna il progetto esecutivo da parte del Comune di Rende, ora commissariato, ha rilevato l’inadeguatezza e l’inopportunità degli interventi posti in essere».

Per questo ha chiesto al Commissario prefettizio del Comune di Rende «di fermare il cantiere e sospendere immediatamente ogni operazione di taglio degli alberi per attuare una più adeguata valutazione degli interventi in essere».

Per come constatato da Legambiente, «il Comune sta procedendo al taglio indiscriminato delle alberature così impoverendo la dotazione di verde pubblico ed agendo in direzione contraria rispetto agli obiettivi europei di mitigazione richiesti dalla crisi climatica in atto. Si tratta di interventi, finanziati con fondi Pnrr – si legge nella nota dell’Associazione – profondamente dissonanti rispetto all’obiettivo di rigenerazione urbana, basati su una relazione tecnica molto carente e generica nelle motivazioni che hanno determinato la pericolosità delle piante. Sarebbe stata, invece, necessaria un’indagine strumentale, puntuale ed approfondita, per verificare lo stato di salute e di pericolosità delle singole piante, per poi scegliere, in maniera selettiva, gli interventi più appropriati non essendo sufficiente la Visual Tree Assessment (tecnica del controllo visivo) a supportare l’invasività degli interventi attuati».

«La finalità  di un intervento di riqualificazione urbana – ha dichiarato Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria ed Antonio Nicoletti, responsabile Aree protette e biodiversità di Legambiente nazionale – dovrebbe essere, palesemente,  quello di utilizzare gli alberi per migliorare la vivibilità e il benessere dei cittadini, orientare le strategie per il verde nella direzione di creare boschi nelle città, utilizzando specie autoctone coerenti con la vegetazione locale gestita secondo moderni criteri di arboricoltura, promuovere interventi di gestione del verde con azioni basate sulla natura (Nature Based Solution NBS), certificare le foreste urbane e applicare i principi del Green pubblic procurement negli appalti pubblici».

«È utile in questa sede ricordare –  continua la nota dell’Associazione – che un accurato posizionamento degli alberi nelle aree urbane può raffreddare la temperatura dell’aria dai 2° agli 8°C, e se posizionati in maniera appropriata attorno agli edifici, gli alberi possono ridurre l’utilizzo del condizionatore del 30% e far risparmiare dal 20% la 50% dei costi per il raffrescamento e la presenza di spazi verdi dotati di alberi aumenta il valore immobiliare di almeno il 20%.  Un albero può assorbire fino a 150Kg di CO2 all’anno e i grandi alberi all’interno delle aree urbane sono eccellenti filtri di agenti inquinanti, la vegetazione incrementa la permeabilità dei terreni e attenua il run-off (scivolamento dell’acqua) su superfici impermeabili e riduce il dissesto, e passare del tempo nel verde migliora la salute fisica e mentale».

«Insomma, per una città importante come Rende – ha continuato Legambiente – ci saremmo aspettati un intervento di riqualificazione del verde urbano che facesse scuola e fungesse da esempio per altre città della nostra Regione, in realtà ci troviamo a commentare un intervento invasivo che incide pesantemente sul patrimonio pubblico di verde urbano. Un intervento attuato senza una adeguata giustificazione tecnica e peggiorativo del contesto urbano». (rcs)

SERVE UNA SVOLTA PER LA FORESTAZIONE
È INDISPENSABILE SUPERARE I RITARDI

di FRANCESCO CANGEMI – In Calabria la strada è ancora lunga per garantire sostenibilità e trasparenza a un comparto strategico come quello boschivo. Tuttavia, piccoli passi sono stati fatti dalla Regione, decidendo di non concedere più deroghe per l’esercizio della Centrale del Mercure.

Una decisione che ha raccolto il plauso di Legambiente Calabria che sottolinea come «Occorre cambiare la filiera legno energia per dare garanzie di sostenibilità e di trasparenza a un comparto economico come quello boschivo importante per la nostra Regione. Oggi, invece, la filiera boschiva è, per come hanno accertato diverse indagini della Procura distrettuale antimafia di Catanzaro, in gran parte nelle mani delle cosche e trova nella filiera energetica un punto di interesse economico e criminale. Occorre invertire la tendenza e passare ad un utilizzo sostenibile del patrimonio forestale attraverso la tutela efficace degli ecosistemi, e un uso consapevole delle biomasse per promuovere la nascita di comunità energetiche e sostenere piccoli impianti cogenerativi che favoriscono le economie locali e l’utilizzo delle risorse boschive secondo i principi della gestione forestale sostenibile».

«È una decisione clamorosa – aggiungono da Legambiente Calabria riferendosi al Mercure – importante ed opportuna quella annunciata dal presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto che, in sede di approvazione del Piano del Parco nazionale del Pollino, atteso da oltre 30 anni, ha dichiarato che non ci saranno altre deroghe a garanzia dell’esercizio della grande Centrale a Biomasse del Mercure, nel Comune di Laino Borgo.  La centrale del Mercure, lo ricordiamo, ha una potenza di 35 mw ed è inserita in un contesto territoriale estremamente delicato come il Parco nazionale del Pollino e su cui si pongono una serie di questioni estremamente rilevanti e nessun vantaggio concreto, perché contraddice i più elementari criteri di sostenibilità ambientale: produce solo energia elettrica ed è poco efficiente, per funzionare deve essere alimentata con grandi quantità di biomassa, 340-500mila tonn/anno e previsioni di crescita fino a 820mila, proveniente da una distanza di 120 km che è ben superiore ai criteri condivisibili e sostenibili dal punto di vista ambientale, economico e sociale».

«La Regione Calabria – continua la nota – prende atto dell’incompatibilità dell’impianto con il Parco nazionale, e sebbene avvenga con ritardo dobbiamo sfruttare l’occasione per favorire una profonda riflessione sulla filiera energetica regionale delle biomasse che non è sostenibile, economicamente deficitaria e, anche alla luce delle inchieste della procura distrettuale antimafia di Catanzaro ha dimostrato, socialmente pericolosa perché condizionata dalla criminalità organizzata».

«La Regione Calabria, emettendo un provvedimento che prelude alla chiusura della centrale del Mercure sta andando nella direzione giusta – commenta Anna Parretta presidente di Legambiente Calabria – La nostra associazione ha sempre espresso un giudizio molto critico sulla realizzazione di questa centrale sia per la sua localizzazione, del tutto incongrua, all’interno di un Parco nazionale, sia sulle dimensioni dell’impianto con i conseguenti riflessi in termini di emissioni e consumi. Una centrale vecchia nella sua concezione, oggi inadatta a rispettare gli obiettivi climatici e di tutela delle foreste perché si pone in contrasto con la Strategia Europea che punta a migliorare la qualità delle foreste e delle sue filiere compresa quella energetica. Tra le fonti energetiche rinnovabili, la biomassa forestale per essere realmente sostenibile, deve rispettare il principio di uso a cascata delle risorse agroforestali, provenire da filiere corte, avere riguardo alle emissioni in atmosfera e garantire la salvaguardia della salute delle persone e la tutela dell’ambiente: il contrario della grande centrale del Mercure».

Perseguire gli obiettivi della Strategia Forestale Europea significa anche rispettare gli impegni sottoscritti a livello internazionale dall’Italia in materia di contrasto ai cambiamenti climatici, conservazione della biodiversità, decarbonizzazione dell’economia, commercializzazione del legno e sviluppo socioeconomico. Le biomasse possono essere considerate sostenibili se: esiste una filiera di prossimità e di piccole dimensioni che non implica lunghi viaggi, non provengono da culture dedicate, si tratta di scarti che non troverebbero una miglior sistemazione ed il ritmo di sfruttamento non è superiore al tasso di ricrescita di boschi e foreste.

«Nell’esprimere la nostra soddisfazione per le decisioni prese dal presidente Occhiuto – continua Antonio Nicoletti, responsabile nazionale aree protette e biodiversità di Legambiente – attendiamo la chiusura effettiva della Centrale del Mercure e di ogni altro grande impianto presente in Regione che abbia caratteristiche simili non rispondenti a criteri di gestione forestale e delle sue filiere effettivamente sostenibili. Ricordiamo che in Calabria sono presenti 4 grandi impianti che utilizzano biomasse solide, sui 32 diffusi su tutto il territorio nazionale, che producono “solo” energia elettrica da biomasse forestali e consumano 1.954.080 tonnellate e vedono la Calabria in testa con l’impiego di oltre un milione di tonnellate di legna (51%). La metà dei consumi di biomasse del nostro Paese sono alimentati da prodotti forestali commercializzati o provenienti dalla Calabria, uno spreco di materia prima e un utilizzo insostenibile dei prodotti forestali e una filiera produttiva inadeguata a sostenere il cambio di passo necessario per raggiungere gli obiettivi di tutela della biodiversità e climatici previsti al 2030».

«Come abbiamo richiesto durante il Forum regionale sulle foreste organizzato nel luglio del 2022 a Cosenza – concludono Parretta e Nicoletti – in Calabria serve una riflessione per superare le contraddizioni ed i ritardi nella pianificazione e gestione forestale, oltre che per sopperire all’assenza di certificazione secondo i principi della gestione forestale sostenibile. Rilanciamo l’invito alla Regione di insediare un Tavolo di filiera del legno con l’obiettivo di una maggiore partecipazione e condivisione tra le istituzioni, il mondo della ricerca e le parti economiche e sociali interessate per attuare la transizione ecologica e la valorizzazione del settore forestale. Occorre superare un sistema di autorizzazione farraginoso e non trasparente che negli anni ha permesso alla criminalità organizzata di infiltrarsi e condizionare un settore economico importante, che nei fatti, alimenta la “monocultura” industriale di produzione di energia da biomasse per le grandi centrali elettriche presenti in Calabria a Cutro, Strongoli, Crotone, Laino Borgo e Cosenza che sono superate perché ambientalmente insostenibili». (fca)

I LAGHI SILANI ENTRO I LIMITI DI LEGGE
SERVE PREVENZIONE E MONITORAGGIO

di FRANCESCO CANGEMI – I laghi calabresi “galleggiano” a leggere i dati del report di Goletta dei laghi che ha esaminato i bacini idrici della nostra regione. Inquinato uno dei due punti sul lago di Angitola, entro i limiti di legge i laghi Arvo, Cecita, Ampollino, Ariamacina, del Passante.

Nei sei laghi calabresi, sei dei sette punti campionati sono risultati entro i limiti di legge, mentre solo un punto, nel Lago Angitola, è risultato inquinato. Nel mirino della campagna, come di consueto, canali e foci, i principali veicoli con cui l’inquinamento microbiologico causato da cattiva depurazione o scarichi illegali arriva nei laghi.

I risultati sono stati presentati durante la conferenza stampa organizzata presso Palazzo della Provincia di Cosenza, seguita dal convegno Le opportunità della Transizione Ecologica per la fruizione sostenibile degli ecosistemi lacustri. Sono intervenuti Anna Parretta, presidente Legambiente Calabria; Rosaria Succurro, presidente della provincia di Cosenza; Maria Annunziata Longo, funzionario Regione Calabria; Antonio Nicoletti, Responsabile nazionale aree protette e biodiversità di Legambiente.

«I dati dei monitoraggi effettuati nell’ambito della campagna Goletta dei Laghi sono complessivamente positivi in relazione ai parametri considerati», afferma Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria.

«Infatti, rientrano nei limiti di legge sei dei sette punti campionati in particolare sui laghi Arvo, Cecita, Ampollino, Ariamacina, del Passante, mentre purtroppo è risultato inquinato uno dei due punti campionati sul lago Angitola – afferma Parretta – Come lo scorso anno, oltre ai classici parametri riguardanti una cattiva o assente depurazione, sono state effettuate anche le analisi chimiche per determinare i carichi di azoto e di fosforo. I laghi sono ambienti molto ricchi di biodiversità che forniscono preziosi servizi ecosistemici ma allo stesso tempo sono sistemi molto fragili che subiscono profonde pressioni di origine prevalentemente antropica. Le minacce, oltre dai cambiamenti climatici, provengono soprattutto dall’inquinamento da fonte agro-zootecnica, da reflui urbani o industriali e da scarichi illegali. È essenziale, quindi, una sempre maggiore attività di prevenzione, programmazione e controllo territoriale da parte delle Autorità competenti anche attraverso continui ed opportuni monitoraggi sulla qualità delle acque, anche per rilevare la presenza di pesticidi, erbicidi e metalli pesanti. La tutela dell’ambiente costituisce la priorità assoluta da intersecare con l’utilizzo a scopi agro-industriali delle acque e con la fruizione turistica dei luoghi».

Anche per il 2023, oltre alle analisi microbiologiche, sono state effettuate delle analisi chimiche dei principali parametri utili a determinare i carichi di azoto e fosforo nelle acque lacustri: in tutti e sei i laghi sono stati riscontrati valori entro i limiti di legge per quanto riguarda le concentrazioni di azoto (totale e ammoniacale), nitrati, nitriti, Cod, Fosforo totale, cloruri e solfati.

In occasione della tappa in Calabria, Legambiente ha anche presentato uno speciale dossier di approfondimento sui laghi silani: un documento dettagliato con focus sulla storia e sulle caratteristiche degli ecosistemi lacustri della Sila, sulla depurazione nelle località turistiche del territorio e sui monitoraggi effettuati da Goletta dei Laghi negli ultimi quattro anni nei bacini lacustri silani, e ha presentato dieci proposte per una loro adeguata valorizzazione e tutela. In particolare, occorre: migliorare la conoscenza degli ecosistemi acquatici; ridurre l’inquinamento dei laghi; aumentare la biodiversità degli ecosistemi acquatici; favorire attività lacustri Netzero; frenare il consumo di suolo; garantire il controllo e la vigilanza del territorio; promuovere la balneabilità dei laghi silani; maggiore trasparenza sull’utilizzo turistico e produttivo dei bacini lacustri; valorizzare il turismo lacustre attivo e sostenibile e promuovere la partecipazione dei cittadini nelle scelte.

«I laghi silani – dichiara Antonio Nicoletti, responsabile nazionale Aree protette e Biodiversità Legambiente e presidente del circolo Legambiente Sila – sono parte integrante del paesaggio tutelato attraverso il Parco nazionale e la rete natura 2000 ma deve crescere la conoscenza di questi ambienti per organizzare meglio l’utilizzo degli ecosistemi lacustri che, in una logica multifunzionale, devono essere utilizzati in chiave sostenibile e per favorire la transizione ecologica del territorio. A partire dall’utilizzo idroelettrico che deve portare maggiori utilità al territorio a quello turistico che deve cambiare passo e promuovere le località lacustri mete turistiche a partire da Lorica. Per questa ragione le nostre proposte vanno nella direzione di una maggiore conoscenza, gestione e valorizzazione delle risorse naturali presenti nel territorio che devono essere utilizzate in maniera consapevole e garantire benefici alle comunità locali e migliorare le condizioni dell’ambiente». (fc)

A Cosenza si presentano i dati del monitoraggio di Goletta dei Laghi

Domani mattina, a Cosenza, alle 10.30, nella Sala degli Stemmi di Palazzo della Provincia, saranno presentati i dati del monitoraggio di Goletta dei Laghi in Calabria di Legambiente.

A seguire, il convegno su Le opportunità della Transizione Ecologica per la fruizione sostenibile degli ecosistemi lacustri. Intervengono

Anna Parretta, presidente Legambiente Calabria, Rosaria Succurro, presidente della provincia di Cosenza, Francesca Pisani, sindaco di Casali del Manco, Salvatore Siviglia, Direttore Generale Assessorato Ambiente della Regione Calabria e Antonio Nicoletti, Responsabile nazionale aree protette e biodiversità di Legambiente.

Il 9 agosto, invece, è in programma una escursione guidata al Lago Angitola, organizzata dai dai circoli Legambiente Ricadi, Legambiente Vibo Valentia e Legambiente La Ginestra.

Per info e prenotazioni: Franco Saragò – 3281391146. (rcs)

Legambiente conferma i dati Arpacal: alla foce del Nicà acque balneabii

Il 23 giugno 2023, esattamente il giorno dopo allo sversamento del percolato nella discarica di Scala Coeli, è intervenuta alla Camera dei Deputati l’On. Vittoria Baldino. Nel suo intervento, tra le proposte avanzate dalla deputata del M5S quella rivolata al Ministro Pichetto Frattin affinché «attivi immediatamente il reparto ambientale marino» oltre le solite invettive rivolte al Presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto.

Sui fatti della discarica di Scala Coeli pesano principalmente due questioni sin dal principio denunciate dall’Associazione Calabria Excellent: la strumentalizzazione politica di questa vicenda insieme all’allarmismo irresponsabile e poco serio che ha fortemente danneggiato l’interesse generale dell’intero territorio.

Il 12 luglio del corrente anno il Circolo Legambiente “Nicà” attraverso un post sulla propria pagina Facebook informava i cittadini che «Oggi le nostre volontarie Ornella Iemboli e Silvia De Santis hanno effettuato i prelievi nei pressi della foce del Nicá, i risultati verranno diramati nella conferenza stampa che si terrà a Crotone il prossimo 22 luglio con l’arrivo di Goletta Verde lo storico veliero di Legambiente».

Marcello Romano, in uno dei pochi commenti al post, ha ribattuto con un laconico «speriamo che di loro ci si può fidare… e che non siano anche loro o parte di loro al libro paga di qualcuno… come tanti Enti ed organizzazioni di controllo…».

Ciò fa comprendere – oltre ogni ragionevole dubbio – quanto l’allarmismo irresponsabile e poco serio abbia determinato nell’opinione pubblica il legittimo sospetto che persino le autorità competenti (Arpal e gli uomini del Nucleo Operativo Ecologico della Benemerita Arma dei Carabinieri), diramassero dati alterati per tutelare chissà quali interessi.

Così, oggi, tutti i quotidiani calabresi riportano quanto è emerso dalla conferenza stampa di ieri a Crotone di Goletta Verde (un team di esperti scientifici e volontari di Legambiente). Nella provincia di Crotone 2 punti su 3 sono risultati fortemente inquinati: la foce del fiume Esaro a Crotone e il punto presso la Foce del canale nella Spiaggia a destra del Castello di Le Castella.

Mentre è emerso che alla foce del Nicá, dai prelievi effettuati, le acque del mare esprimono dati nella norma e, quindi, sono confermate le risultanze con i dati dell’Arpacal che ha definito le acque alla foce del Nicà – è bene ricordarlo – “eccellenti per la balneazione”.

Dalla conferenza stampa di Goletta Verde, in pratica, emerge che nella provincia di Cosenza sono 7 i punti campionati, di cui 1 fortemente inquinato: la foce del torrente Colognati nel comune di Corigliano-Rossano. Occorre, altresì, precisare che i campionamenti sono stati effettuati tra 28 giugno 17 luglio: quindi dopo il 22 giugno (data in cui è avvenuto lo sversamento di percolato presso la discarica di Scala Coeli).

A questo punto occorre sottolineare che già il 7 luglio il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto attraverso una durissima nota stampa aveva puntato il dito contro i Comuni: «Io non credo ci sia stato mai un presidente che si sia impegnato così tanto sulla depurazione, che è affare dei Comuni, perché i depuratori dipendono dai Comuni, i controlli sugli scarichi abusivi dipendono dai Comuni».

L’Associazione Calabria Excellent, nel ribadire la propria fiducia nella Magistratura e nelle autorità inquirenti, auspica che le Istituzioni possano determinarsi a tutela dell’immagine ormai compromessa del mare del basso jonio cosentino le cui acque sono «eccellenti per la balneazione».

«Naturalmente ci aspettiamo una manifestazione organizzata da Legambiente alla foce de torrente Colagnati (alla quale la nostra Associazione ovviamente aderirà) – dice l’associazione – mentre attendiamo con ansia l’interrogazione parlamentare dell’On. Vittoria Baldino (a cui ricordiamo che oggi 23 luglio, in molti tratti della costa del basso jonio cosentino, il mare era poco pulito), in merito ai dati diramati da Goletta Verde circa le condizioni delle acque del mare alla foce del torrente Colagnati nel comune di Corigliano-Rossano. (rcs)

L’EOLICO OFFSHORE È LA VIA DI SVILUPPO
LA CALABRIA SPINGA SULLE RINNOVABILI

La Calabria potrebbe puntare decisa all’utilizzo delle rinnovabili per il proprio sostentamento energetico. Puntare sempre di più sulle rinnovabili, a partire dall’eolico offshore sbloccando quei progetti in attesa di valutazione statale, e abbandonare la strada delle fonti fossili e dei rigassificatori. È questa per Legambiente la sfida che la Calabria deve affrontare visto che in questo territorio tre quarti dell’elettricità è ancora prodotta da fonti fossili.

La Calabria deve riuscire a trasformare l’emergenza climatica, energetica e sociale in opportunità di crescita e sviluppo del territorio, non solo per contribuire alla lotta contro i cambiamenti climatici, ma anche per portare innovazione nei territori, al settore energetico e nuovi posti di lavoro. Non deve perdere questa importante opportunità, ha tutti i requisiti e le capacità per far decollare le rinnovabili dimostrando al Governo Meloni che la strada da percorrere non è quella dell’hub del gas. Il Meridione può diventare un hub energetico europeo strategico delle rinnovabili e la Calabria in questo contesto può giocare un ruolo importante con i suoi 22 progetti a fonti rinnovabili in attesa di valutazione statale, tra cui i 4 di eolico offshore per complessivi 2,93 GW di potenza. 

L’associazione ambientalista ha fatto il punto in occasione della tappa in programma a Crotone di Goletta Verde, sua storica campagna estiva in navigazione lungo la Penisola e realizzata con le partnership principali di Anev, Conou, Novamont e Renexia e la media partnership de La Nuova ecologia. L’eolico offshore è, anche quest’anno, uno dei temi portanti di Goletta Verde per informare e sensibilizzare i cittadini e per ricordare che l’energia prodotta dal vento rappresenta uno degli strumenti necessari per arrivare alla decarbonizzazione del nostro Paese attraverso la transizione energetica. 

Sul fronte delle energie pulite, nonostante alcuni continuino a pensare che la regione Calabria abbia già contribuito abbastanza, a fine 2022 nel territorio sono presenti 35mila impianti da fonti rinnovabili, pari a poco più del 2% di quelli presenti sul territorio nazionale, per 2.817 mw di potenza complessiva, cresciuti di appena 52 mw di nuova potenza rinnovabile nell’ultimo anno. In termini di copertura energetica elettrica, il maggior contributo arriva dall’eolico, con il 12%, seguito dalle bioenergie con il 7,5% (in questa percentuale rientrano specifici impianti a biomassa solida che non hanno alcuna caratteristica di sostenibilità, e dal solare fotovoltaico con il 3,8%. Percentuali, tra eolico e fotovoltaico, davvero basse e che, per una Regione come la Calabria, rappresentano solo il primo timido passo verso la decarbonizzazione.

La Calabria è una regione con un potenziale davvero importante, come raccontano i 22 progetti a fonti rinnovabili in attesa di valutazione statale, tra cui i 4 di eolico offshore per complessivi 2,93 gw di potenza. Il più distante dalla costa è il progetto di eolico offshore Calabria, da 555 mw e previsto, se autorizzato, nello specchio acqueo del Golfo di Squillace a largo di Punta Stilo con la pala più vicina alla costa ad una distanza di 55 km. Sempre nel Golfo di Squillace a 43,5 km troviamo anche il progetto Krimisa, il più grande tra quelli monitorati da Legambiente fino a fine maggio, composto da 62 aerogeneratori da 18 MW ognuno, per una potenza complessiva da 1.116 mw.

Tra lo specchio di mare del Golfo del Comune di Squillace (Cz) e i territori comunali di Borgia, Squillace, Grifalco, San Floro, Caraffa di Catanzaro, Cortale e Maida, anch’essi in provincia di Catanzaro, troviamo invece la proposta di progetto Fortevento composto da 39 aerogeneratori da 15 mw ciascuno, per una potenza complessiva pari a 585 mw. In ultimo, il parco eolico La Patrizia, unico non galleggiante, che sarà posto ad una distanza minima dalla costa di 12 km e composto da 45 aerogeneratori da 15 mw ciascuno per 675 mw, e che, se approvato, sarà realizzato tra il Comune di Belcastro (Cz), in località La Patrizia, lo specchio di mare del Golfo del Comune di Squillace (Cz) e i territori comunali di Botricello, Cropani, Sellia Marina, Sersale, Simeri Crichi, Catanzaro, San Floro, Caraffa di Catanzaro e Maida.

«La strada verso la decarbonizzazione è ancora molto lunga: lo scorso anno le fonti fossili hanno coperto il 75% della domanda di energia elettrica della Calabria, con un radicamento legato non solo alla produzione energetica, ma anche al trasporto di gas e all’estrazione di idrocarburi – dichiara Anna Parretta, presidente Legambiente Calabria –. Ad oggi con i suoi gasdotti la Calabria è territorio di transito di tutto il gas importato dal Nord Africa che approda prima in Sicilia per essere poi spinto verso nord passando per la Centrale di Compressione di Tarsia, in provincia di Cosenza».

«Inoltre, a questa situazione – ha spiegato – si aggiunge il rischio dato dai rigassificatori: il primo a Gioia Tauro, tornato in auge dopo 10 anni dalla sua autorizzazione a causa dello scoppio del conflitto in Ucraina e oggi considerato importante nell’ambito della strategia che vede l’Italia candidata a diventare l’hub del gas verso l’Europa; e l’altro in attesa di autorizzazione a Crotone, da 0,8 miliardi di smc, e che prevede un deposito costiero con capacità di 20.000 smc di gas. Progetti che allontanano la Calabria dalle opportunità di innovazione, miglioramento della qualità di vita e creazione di posti di lavoro».

«È ora di dire basta – ha concluso – l’eolico offshore, insieme alle altre tecnologie pulite, è un’opportunità energetica, economica e sociale che la nostra regione ha tutto l’interesse a perseguire».

Non bisogna dimenticare anche le attività di ricerca e produzione di idrocarburi. Nel 2022, attraverso le 4 concessioni di coltivazione presenti nella Regione e localizzate nei pressi di Crotone tra terra e mare, sono stati prodotti 5.119.484 smc di gas su terraferma e 282.046.919 smc nelle concessioni direttamente di fronte alle coste crotonesi, una quantità pari a circa l’8% della produzione nazionale di gas fossile. A queste si aggiungono ulteriori 3 permessi di ricerca per una superficie di oltre 2.000 kmq destinati ad attività connesse alla produzione di idrocarburi. (fc)

Goletta Verde di Legambiente arriva a Crotone

Golette Verde, la storica campagna estiva di Legambiente in difesa delle acque e delle coste italiane fa tappa a Crotone, con una due giorni dedicate alla qualità delle acque interne e l’eolico offshore.

Giunta alla 37esima edizione, Goletta Verde è realizzata con le partnership principali di Anec, Conou, Novamont e Renexia e la media partnership de La Nuova Ecologia.

Si inizierà venerdì 21 con il Flash Mob Photo opportunity, Legambiente porta in spiaggia una cartolina… dal futuro! durante il quale gli attivisti e le attiviste di Goletta Verde inviteranno bagnanti e cittadini/e a constatare con i propri occhi come si vede un impianto eolico offshore a largo della costa.

Alle 15.30,a bordo di Goletta Verde ormeggiata Presso Club Velico Crotone – Via Molo Porto Nuovo, i laboratori didattici “Alla scoperta del mare”.

Anche quest’anno la Goletta Verde ospita i laboratori di educazione ambientale per ragazzi e ragazze, bambini e bambine. Salite a bordo per un viaggio alla scoperta del nostro mare, delle specie che vi abitano e dei rischi per la biodiversità. Grazie ai progetti Life Delfi e Life Elife impareremo come comunicano i delfini tra di loro, perché non dobbiamo avere paura degli squali, come evitare che restino impigliati nelle reti e tante altre curiosità sulla vita di questi meravigliosi animali.

Alle 18.30, al Club Velico di Crotone, l’incontro Ritorno al futuro. Trasformare la crisi climatica, energetica e sociale in opportunità: il ruolo dell’eolico off shore in Calabria 

Saluti del Club Velico di Crotone. Introduce e modera Alice De Marco, Portavoce di Goletta Verde.

Intervengono Rosaria Vazzano, Presidente del circolo Legambiente Crotone, Ottavia D’Agostino, Ufficio Energia Legambiente Nazionale, Vincenzo Voce, sindaco di Crotone, Manuela Asteriti, Presidente Cooperativa Pescatori di Crotone, Enzo Scalese, Segretario Generale della CGIL Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo, Salvatore Mancuso, segretario Generale Cisl Magna Graecia Catanzaro, Crotone, Vibo, Fabio Tomaino, Segretario UIL Crotone, Mario Spanò, Confindustria Crotone

Le conclusioni sono a cura di Anna Parretta, Presidente Legambiente Calabria.

 

Si proseguirà sabato 22 alle ore 11 presso la Lega Navale di Crotone dove verranno presentati, in una conferenza stampa, i dati del monitoraggio delle acque svolto dai volontari e dalle volontarie di Legambiente sulle coste calabresi.  Presenta Antonio Anastasi, Giornalista de Il Quotidiano del Sud. Saluti della Lega Navale di Crotone e del Club Velico Crotone e di Gerardo Sacco, Maestro orafo
Intervengono Rosaria Vazzano, Presidente circolo Legambiente Crotone, Antonio Michele Lanatà, Presidente circolo Legambiente Le Castella, Anna Parretta, Presidente Legambiente Calabria, Vincenzo Voce, sindaco di Crotone, Alice De Marco, Portavoce di Goletta Verde, Sergio Fasson, Istituto Chimico Donegani di Crotone, Emilio Errigo, Commissario Straordinario Arpacal, Salvatore Siviglia, Dirigente Dipartimento Territorio e Tutela dell’Ambiente della Regione Calabria. Si attende conferma da Roberto Occhiuto, Presidente della Regione Calabria.

A seguire, alle 17, a bordo della Goletta Verde, i Laboratori didattici Alla scoperta del mare.

I due pomeriggi della tappa calabrese saranno dedicati all’educazione ambientale con i laboratori didattici, realizzati grazie ai progetti Life Delfi e Life Elife, durante i quali i volontari e le volontarie di Goletta Verde racconteranno tante curiosità sugli squali e cercheranno di sfatare alcuni luoghi comuni su questi interessantissimi animali. (rkr)

 

 

DIFFERENZIATA, LA CALABRIA È VIRTUOSA
MA LA STRADA È ANCORA MOLTO LUNGA

di FRANCESCO CANGEMI – La Calabria si distingue per la raccolta differenziata. Sono ben otto, infatti, i Comuni virtuosi nella nostra regione per la raccolta dei rifiuti. Si tratta di Parenti, Carolei, Gimigliano, San Benedetto Ullano, Cerisano, Pietrafitta, Cortale e San Marco Argentano. Ne esce bene la provincia di Cosenza con sei amministrazioni comunali virtuose da questo punto di vista. I dati arrivano direttamente da Legambiente.

Sulla strada giusta, ma un traguardo ancora distante. È questa la fotografia dell’Italia che emerge dalla 30esima edizione di “Comuni Ricicloni”, lo storico dossier di Legambiente che fa il punto, premiando i risultati più virtuosi, sull’impegno degli italiani e delle singole comunità nella raccolta differenziata per un corretto smaltimento dei rifiuti.

Secondo la nuova edizione del report 2023 (dati del 2022) sono 629 (+39 rispetto alla scorsa edizione) i Comuni Rifiuti Free, cioè quelli in cui la produzione annuale pro-capite di rifiuti avviati a smaltimento è inferiore ai 75 Kg. Il numero più alto finora raggiunto nell’ambito dell’iniziativa.

Non si arresta la crescita del Sud Italia, che conta 176 Comuni Rifiuti Free (il 28%, + 11 rispetto alla scorsa edizione). Il primato resta ancora del Nord Italia con 423 (67,2%, +32 rispetto alla scorsa edizione). Fanalino di coda ancora il Centro Italia, che registra una lieve flessione: appena 30 Comuni (solo 4,8%, -2 rispetto lo scorso anno).

Tra le regioni che registrano una crescita maggiore la Sicilia che, rispetto alla scorsa edizione, ha più che raddoppiato il numero di Comuni Rifiuti Free (da 9 a 23); la Sardegna che addirittura lo triplica (da 10 a 30 comuni) e che si aggiudica la prima posizione in ambito consortile con la Comunità Montana del Gennargentu Mandrolisai nella speciale classifica “Cento di questi Consorzi” per la categoria al di sotto dei 100.000 abitanti. Il Piemonte che passa da 18 a 49 Comuni e il Veneto che, dopo l’arresto dello scorso anno, aggiunge 18 Comuni arrivando così a 169 Comuni Rifiuti Free.  Peggiorano le performance in graduatoria di Abruzzo (-7 Comuni), Lombardia (-21 Comuni) e Campania (-20 Comuni). Rispetto a quest’ultima la diminuzione consistente è imputabile alla incompletezza di alcuni dati messi a disposizione da Arpa Campania, perciò utilizzabili solo in piccola parte.

In Calabria, come accennato in precedenza, sono 8 i Comuni Rifiuti Free: Parenti, che è nella classifica nazionale dei vincitori assoluti con il 78,3% di Rd e 52,7 kg/Ab/Anno. Seguono Carolei, Gimigliano, San Benedetto Ullano, Cerisano, Pietrafitta, Cortale tra i Comuni sotto i 5mila abitanti e San Marco Argentano tra i Comuni tra i 5mila e i 15mila abitanti.

La percentuale di cittadini che risiedono nei Comuni Rifiuti Free e che contribuiscono a contenere i quantitativi di rifiuti da avviare a smaltimento, rapportata al totale della popolazione italiana, è del 6%, con un aumento di 34.206 persone servite da sistemi di raccolta differenziata significativamente efficienti. Dei 629 comuni virtuosi, sono ben 409 i piccoli Comuni al di sotto dei 5.000 abitanti, 180 quelli con un numero di abitanti compreso tra i 5.000 e i 15.000 e 36 quelli oltre i 15.000. Oltre agli ormai consueti 4 capoluoghi del Triveneto: Trento, Treviso, Belluno e Pordenone. Pochi i centri oltre i 30.000 abitanti, dove le difficoltà nel gestire in modo efficiente le raccolte sono maggiori se non opportunamente progettate e organizzate. Ad eccezione di Capannori (46.253 abitanti) e Fonte Nuova (32.684 abitanti), sono tutte realtà collocate nel Nord Italia: Castelfranco Emilia (33.054 abitanti), Carpi (71.869 abitanti), Montebelluna (31.095 abitanti), Conegliano (36.007 abitanti), Castelfranco Veneto (32.935 abitanti), Mira (37.542 abitanti) e Belluno (35.529 abitanti). Tra i centri oltre i 50.000 abitanti riscontriamo solo i capoluoghi di Pordenone (51.725 abitanti), Treviso (97.298) e Trento (135.753 abitanti), unica città oltre i 100.000 abitanti.

«I numeri dell’edizione 2023 – ha dichiarato Giorgio Zampetti, Direttore generale Legambiente – ci confermano come il passaggio da un’economia di tipo lineare a una di tipo circolare sia possibile a partire dal lavoro di amministrazioni virtuose e sindaci attenti; ma, anche i dati della trentesima edizione del nostro concorso, che c’è ancora molto da fare, dai piccoli Comuni ai centri più grandi fino alle città, dove stentano a diffondersi sistemi di raccolta che tengono insieme qualità e prevenzione dei rifiuti avviati a smaltimento, primo tra tutti il porta a porta combinato con la tariffazione puntuale. L’efficacia che si estende a scala ancora più ampia quando lo stesso criterio viene inserito anche nella legislazione regionale, con una modulazione dei costi sostenuti dai Comuni per l’avvio a smaltimento del secco residuo, che premia i più virtuosi. Un gioco di squadra tra i diversi livelli amministrativi necessario a consentire che, le esperienze virtuose che premiamo oggi, possano diventare una buona prassi nazionale di economia circolare grazie anche alle risorse messe a disposizione dal PNRR per il tema della gestione dei rifiuti». (fc)

Il presidente Occhiuto: Su discarica Scala Coeli Regione in campo per tutela ambiente

Il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, ha assicurato che sta seguendo in prima persona la vicenda della discarica di Scala Coeli, situata al confine tra le province di Cosenza e Crotone, interessata da una fuoriuscita di percolato che in parte è confluito nel vicino fiume Nicà.

Proprio per questo ha incontrato il commissario straordinario dell’Arpacal, Emilio Errigo, e il direttore generale del Dipartimento Ambiente della Regione, Salvatore Siviglia.

ArpaCal è intervenuta tempestivamente sul posto con proprio personale per monitorare la situazione e per dare supporto alle forze di Polizia.

Personale tecnico del servizio suolo e rifiuti del Dipartimento provinciale di Cosenza e i Carabinieri Forestali di Corigliano-Rossano hanno eseguito i campionamenti delle acque superficiali per fornire indicazioni in merito alla messa in sicurezza dell’area.

Il sito è stato sottoposto a sequestro su disposizione dell’autorità giudiziaria per garantire l’immediata attivazione di quanto necessario per contenere il danno ambientale.

«La Regione sta seguendo con grande attenzione questa vicenda – afferma il presidente Roberto Occhiuto – e siamo a disposizione degli inquirenti: vogliamo chiarezza a tutela del territorio e a tutela della salute dei cittadini.

ArpaCal, che ringrazio, ha dato un supporto indispensabile alle forze dell’ordine e continuerà a farlo, intensificando nei prossimi giorni la propria attività per salvaguardare l’ambiente: vanno monitorati il fiume Nicà e il tratto di mare antistante la foce di questo corso d’acqua per verificare l’impatto sull’area interessata da questo sversamento.

Parallelamente bisogna lavorare per individuare le responsabilità. Sulla tutela dell’ambiente, in Calabria, tolleranza zero”, sottolinea il governatore.

«In materia ambientale la verità emerge sempre, è solo questione di tempo – si legge in una nota di Legambiente –. Gli ambientalisti non sono Cassandre, ma persone che hanno cura e rispetto del territorio che si basano sulla realtà, sulle norme vigenti e su dati scientifici. Soprattutto se l’associazione ambientalista in questione è Legambiente che dell’ambientalismo scientifico e del pragmatismo funzionale ai diritti della collettività ha fatto la propria ragione di esistere».

«La verità è emersa da poco a San Giovanni in Fiore e sta emergendo – continua la nota – con la prepotenza dei fatti inconfutabili, in queste ore a Scala Coeli, un’altra delle battaglie che Legambiente sta combattendo, anche nelle aule giudiziarie, da anni, a tutti i propri livelli associativi dal circolo “Nicà” di Scala Coeli, al livello regionale a quello nazionale».

«Nella discarica di rifiuti speciali non pericolosi di località Pipino nel Comune di Scala Coeli – si legge – in questi anni, sono proseguiti i conferimenti di rifiuti nonostante le denunce presentate dall’associazione e l’allarme dei titolari delle aziende agricole biologiche della zona. Stamattina (giovedì 22 giugno ndr) i Carabinieri Forestali della Stazione di Rossano sono intervenuti presso l’impianto di smaltimento di proprietà della Bieco s.r.l. constatando che un ingente quantitativo di percolato, probabilmente a causa della rottura di una tubatura, si sta riversando nel torrente Patia/Cacciadebiti, affluente del fiume Nicà, così cagionando una compromissione grave dei corsi d’acqua. Il sito, particolarmente attenzionato dalla Procura di Castrovillari, è stato quindi sottoposto a sequestro per l’effettuazione dei relativi accertamenti, senza pregiudicare le operazioni per la messa in sicurezza».

«Legambiente, a tutti i livelli, sia nazionale che regionale e locale, ringrazia le forze dell’ordine e la Magistratura per il loro lavoro e resta in attesa dell’esito delle indagini che ricostruiranno la vicenda accertando cause e relative responsabilità». “Oltre a costituirci parte civile, siamo molto preoccupati – conclude Legambiente – per i danni ambientali che la situazione sta provocando vista la compromissione grave per le acque fluviali. Continuiamo a chiedere alla Regione Calabria  la chiusura della discarica di Scala Coeli e l’abbandono su tutto il territorio regionale della logica delle discariche ed il rispetto dell’ambiente». (rcz)