Legambiente Calabria. Rigassificatore di Gioia Tauro impianto che non si deve fare

«Tra gli impianti a fonti inquinanti che non si devono realizzare secondo Legambiente, c’è il rigassificatore di Gioia Tauro, in Calabria, che rientra tra i progetti già approvati ma sinora mai realizzati ed ora  tornati in auge nella corsa al gas a cui stiamo assistendo». È quanto ha dichiarato la presidente di Legambiente CalabriaAnna Parretta, facendo riferimento alla mappa L’Italia fossile, che raccoglie dati e numeri sugli impianti a fonti inquinanti.

«Anche l’impianto di Gioia Tauro avrebbe la funzione ipotetica di attenuare la gravità della crisi in corso diversificando le fonti di approvvigionamento energetico del Paese – ha continuato Parretta –. Ribadiamo che non c’è logica alcuna nel realizzare rigassificatori per liberare il Paese dal ricatto del gas russo comprando il gas da Paesi come Egitto, Algeria, Libia, il Congo o gli Usa. L’Italia e la Calabria devono realizzare un’autentica transizione ecologica che renda l’Italia indipendente dall’estero in materia di energia».

Legambiente, infatti, ha ricordato che il Governo «ha imposto un’accelerata alla realizzazione di due rigassificatori, quello di Piombino e quello di Ravenna, che stanno godendo di procedure autorizzative semplificate» e che sono stati individuati, a oggi,  almeno 15 progetti tra rigassificatori e depositi presentati al Mite per procedure Via e Aia tra nuove infrastrutture e ammodernamenti di quelli esistenti. A questi si aggiungono due rigassificatori – Gioia Tauro e Porto Empedocle – e il deposito GNL di Brindisi approvati ma poi mai realizzati e ora tornati in auge».

«Considerando anche questi ultimi – ha spiegato Legambiente – sono 16 le possibili nuove infrastrutture per la rigassificazione e lo stoccaggio di GNL, di cui 6 nuovi depositi e 10 rigassificatori che si aggiungono ai tre già in funzione, per una nuova capacità di stoccaggio di 800 mila metri cubi di gas e di rigassificazione di più di 31 miliardi di metri cubi di gas, raggiungendo, così, una capacità strutturale complessiva di quasi 47 miliardi di metri cubi l’anno».

«Invece – ha continuato l’Associazione – tenendo in considerazione solamente i progetti presentati presso il MITE, e dunque escludendo Gioia Tauro, Porto Empedocle e Brindisi, l’aumento della capacità di rigassificazione sarebbe di 12 miliardi di metri cubi di gas, raggiungendo quasi 28 miliardi di metri cubi totali annui di capacità nazionale di rigassificazione. Numeri che raccontano bene il rischio dipendenza per i prossimi 25 anni, considerando che proprio il rigassificatore di Ravenna dovrebbe sostare nelle acque marine proprio per tutto questo periodo».

«Il futuro della nostra Regione – ha concluso Parretta – passa per la realizzazione di impianti di energia rinnovabile, come quelli basati su sole e vento, gli unici in grado di combattere le crisi climatica ed energetica supportando, nel contempo, uno sviluppo ambientalmente sostenibile e creando occasioni di lavoro».

Per Legambiente, infatti, servono  interventi e politiche concrete per accelerare lo sviluppo delle rinnovabili e che permettano la realizzazione di almeno 85 GW di nuovi impianti a fonti rinnovabili entro il 2030 con cui raggiungere l’84% di elettricità rinnovabile nel mix elettrico, come da proposta dell’associazione confindustriale Elettricità Futura.

Fondamentale, poi, non realizzare nessuna altra nuova centrale a gas. Infatti, quelle costruite negli ultimi due decenni hanno prodotto una situazione di sovracapacità. «Sul medio periodo, per l’associazione ambientalista – si legge in una nota – sarà necessario intervenire in termini di sprechi visto che una certa quantità di gas metano viene dispersa lungo l’intera filiera delle infrastrutture a fonti fossili. Infine, va pianificata una strategia di medio – lungo periodo di uscita totale dal gas fossile, arrivando al 2040 all’obiettivo emissioni zero nette».

Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, ha evidenziato come per frenare la crisi climatica «è indispensabile mettere in campo interventi concreti non più rimandabili, a partire da una legge che elimini i sussidi alle fonti fossili, e politiche climatiche più coraggiose, come sottolineano anche i tanti giovani che domani scenderanno in piazza per il clima. Richieste al momento rimaste inascoltate tra amnesie politiche e temi ambientali dimenticati in questa campagna elettorale, giunta ormai al rush finale».

«Purtroppo – ha continuato – il nostro Paese per bilanciare la carenza di gas, che prima arrivava in gran parte dalla Russia, sta scegliendo come soluzione l’utilizzo sempre maggiore delle fonti fossili da altri paesi grazie ai gasdotti e ai rigassificatori. Si tratta di un grave errore che si ripercuoterà anche sul clima».

«Le fonti su cui concentrare le risorse pubbliche e private devono essere il sole e il vento. Per questo – ha concluso – è fondamentale puntare su semplificazioni, autorizzazioni veloci per gli investimenti su efficienza, accumuli, pompaggi, reti, impianti a fonti rinnovabili». (rrm)

AGOSTO, SPIAGGIA LIBERA NON TI CONOSCO
DA LEGAMBIENTE È ALLARME SU EROSIONE

Al contrario di quello che avviene nel resto d’Italia, dove le spiagge libere sono sempre meno, in Calabria l’occupazione degli stabilimenti balneari è dentro la “norma”: è del 29,4%.

La costa della Calabria si sviluppa per 710 km, di cui 457 di costa bassa e 253 di costa alta (Tnec 2018). Dai dati ufficiali relativi allo Studio della Commissione De Marchi (1970) fenomeni di erosione accentuata erano già presenti in diverse zone del litorale, in particolare nelle aree interessate da opere infrastrutturali, quali porti, autostrade e ferrovie. Si stima che l’arretramento significativo della spiaggia interessasse circa 170 km. 

Secondo fonti Apat del 1995 lungo le coste calabre erano già state costruite 494 opere rigide tra pennelli e scogliere. Gli ultimi dati regionali pubblicati anche nelle Linee Guida Nazionali sulla erosione costiera (TNEC – 2018) sono riferiti al periodo 1985-2013 e riportano la presenza di 278,8 km di tratti di litorale in erosione, pari a circa il 61% del totale delle spiagge basse sabbiose, indicato in 457 km, mentre le spiagge alte sarebbero 253 km. Nello stesso periodo l’area di spiaggia erosa è stimata in 6,5 milioni di metri quadrati. L’ordine di grandezza del fenomeno erosivo ha comportato, data anche la particolare morfologia delle coste calabre, la perdita di almeno 200 km di coste basse negli ultimi 30 anni con un arretramento medio di circa 25 metri, che ha indirettamente prodotto un incremento delle coste alte nel periodo considerato di circa 150- 200 km (coste basse che sono diventate coste alte per la scomparsa della spiaggia). 

Tutto questo nonostante nel rapporto Tnec si riporti che vi sono 178 km di spiagge in accrescimento con 5,5 milioni di metri quadrati di nuove spiagge. Lo squilibrio della dinamica costiera risulta evidente. 

Nel periodo 2008-2013 sono stati anche realizzati ripascimenti per 1,2 milioni di metri cubi e diversi interventi con altre opere rigide. L’incidenza sui fenomeni erosivi della costa della riduzione dell’apporto sedimentario dei fiumi e dell’incremento del livello marino, è certamente sensibile, ma minoritaria rispetto agli effetti legati alla artificializzazione del litorale, dovuta alle opere portuali ed alle varie strutture rigide di “protezione”. 

Secondo i dati Ispra tratti dal “Rapporto sul dissesto idrogeologico 2021” in Calabria, tra il 2007 ed il 2019, il 26,2% della costa bassa ha subito fenomeni di erosione. 

Le maggiori criticità

In Calabria, gran parte delle criticità derivano dalla presenza di infrastrutture portuali e dal relativo insabbiamento, con conseguenti fenomeni erosivi nelle aree adiacenti. È quanto avviene nelle zone di Gioia Tauro (RC), Reggio Calabria, Villa San Giovanni (RC), Vibo Valentia, Corigliano Calabro (CS) e Crotone. 

Le zone più colpite dall’erosione costiera nell’area metropolitana di Reggio Calabria sono quelle di Pellaro e Bocale. In particolare la riduzione degli apporti dei sedimenti da parte delle fiumare (che rappresentano la fonte prioritaria di ripascimento dei litorali) ha contribuito a questo fenomeno, unitamente alla realizzazione di manufatti ed opere, quali il porto di Saline Joniche (nel comune di Montebello Jonico), mai entrato in funzione e danneggiato dalle mareggiate, e responsabile dell’erosione che colpisce il tratto di litorale compreso tra Saline e Melito di Porto Salvo.

Questa condizione si ripete anche nei casi in cui sono presenti porti di minore grandezza. Ad esempio la spiaggia di Sant’Andrea Apostolo sullo Jonio (CZ), a causa del vicino porto di Badolato che accumula sabbia, si è ridotta in 5 anni di 150 metri ed è quasi scomparsa. Altra situazione purtroppo nota è quella del litorale attorno la foce dello Stombi, un porto-canale che rappresenta la via di accesso al complesso turistico-ricreativo del “Laghi di Sibari”, in provincia di Cosenza, e che mostra continui problemi di insabbiamento, mentre a nord della foce è sempre più evidente l’arretramento della linea di costa. 

La qualità del mare lungo le coste italiane è un altro fattore cruciale per capire le condizioni in cui versano i litorali nel nostro Paese. Per capire le contraddizioni nel modo di gestire le spiagge in Italia e approfondire la situazione di inquinamento e i tratti di costa non balneabili basta accedere al Portale Acque del Ministero della Salute. In molti casi gli stabilimenti balneari hanno di fronte tratti di mare dove è interdetta la balneazione perché i livelli di Escherichia Coli e/o Enterococchi superano i limiti di legge, quasi sempre per malfunzionamento o assenza di depuratori. 

Il 7,2% dei tratti di coste sabbiose in Italia è di fatto interdetto alla balneazione per ragioni di inquinamento, in linea con lo 7,7% dello scorso anno. 

Questo dato viene fuori dall’analisi di numeri e immagini satellitari del Portale Acque del Ministero della Salute sui tratti spiaggiosi non balneabili, escludendo dunque dal calcolo aree portuali, aeroportuali, industriali e le coste alte rocciose. 

Il numero delle aree interdette è rilevante perché vi sono aree vietate alla balneazione per inquinamento (perché sono stati effettuati campionamenti che hanno dato esiti in tal senso), ma anche aree di fatto “abbandonate”, ossia non campionate, ma comunque non balneabili per motivi che non sono espliciti. In alcuni casi sono foci di fiume e di torrenti, ma in altri casi non si comprende perché non vengano più analizzate e ricomprese tra le aree non balneabili.

Incredibile è la quantità di aree costiere interdette alla balneazione a causa dell’inquinamento, in special modo in Sicilia, Calabria e Campania, che in totale contano circa 65 km su 72 km interdetti a livello nazionale. 

Il risultato è che complessivamente la spiaggia libera e balneabile si riduce al 50% mediamente nel nostro Paese, ma con aree dove diventa perfino difficile trovare quelle al contempo libere e balneabili. 

Ma i maggiori incrementi rispetto alle imprese registrate nel 2011 riguardano le regioni del sud, con la Calabria in testa (+328 aziende), seguita da Sicilia (+198 attività), Campania (+184) e Puglia (+160). 

«Parlare di spiagge significa anche parlare di sostenibilità ambientale», ha spiegato Sebastiano Venneri, responsabile Territorio e Innovazione di Legambiente, nel corso della presentazione del Report Spiagge 2022, dove è stato registrato un vero e proprio SOS Spiagge libere.

Secondo l’Associazione, infatti, ci sono troppe concessioni balnerari, che toccano quota 12.166, ed è per questo che ha presentato un pacchetto di cinque proposte e sul Ddl concorrenza.

In sostanza, servono «subito i decreti attuativi. Nella prossima legislatura si approvi una legge nazionale per garantire il diritto alla libera e gratuita fruizione delle spiagge e un quadro di regole certe che premino sostenibilità ambientale, innovazione e qualità».

Per Venneri, infatti, «occorre accelerare nella direzione della qualità e sostenibilità ambientale, replicando quelle esperienze virtuose e green messe in campo già da molti lidi e apprezzate sempre più dai cittadini che cercano qualità e rispetto dell’ambiente. A questo riguardo la Prassi Uni, nata dal lavoro di Legambiente insieme alle principali categorie di balneari, è un’esperienza preziosa e unica che definisce i criteri dei lidi sostenibili e accessibili e che spinge proprio in questa direzione. In più dal 2022 all’interno del Fondo previsto dalla Legge di Bilancio destinato alla realizzazione di interventi per l’accessibilità all’offerta turistica delle persone con disabilità, sono previsti finanziamenti per chi decide di accedere alla prassi UNI codificata grazie a Legambiente».

Il presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani, invece, ha parlato di «un’anomalia tutta italiana a cui occorre porre rimedio», parlando del fatto che non esiste una norma nazionale che stabilisca una percentuale massima di spiagge che si possono dare in concessione.

«L’errore della discussione politica di questi anni – ha evidenziato – sta nel fatto che si è concentrata tutta l’attenzione intorno alla Direttiva Bolkestein finendo per coprire tutte le questioni, senza distinguere tra bravi imprenditori e non, e senza guardare a come innovare e riqualificare. È un peccato che non si sia riusciti a definire le nuove regole in questa legislatura, in modo da togliere il tema dalla campagna elettorale».

«Occorre, infatti – ha concluso – dare seguito alle innumerevoli sentenze nazionali ed europee, altrimenti si arriverà presto a multe per il nostro Paese per violazione delle direttive comunitarie e, a questo punto, anche di una legge nazionale che stabilisce di affidarle tramite procedure ad evidenza pubblica a partire dal primo gennaio 2024». (rrm)

 

DEPURAZIONE IN CALABRIA, NON CI SIAMO
BEN 11 PUNTI SONO OLTRE I LIMITI DI LEGGE

La Calabria sul filo del rasoio per la qualità delle acque che sono irrimediabilmente inquinate. Dei 21 campioni d’acqua prelevati da Goletta Verde di Legambiente, 11 campioni sono risultati oltre i limiti di legge. È quanto è emerso dalla presentazione dei risultati raccolti avvenuta a Catanzaro, in cui è stato evidenziato che di questi 11, tutti alle foci dei fiumi, di cui 10 risultati fortemente inquinati e 1 inquinato. 

A prendere parte all’incontro vi sono stati Andrea Dominijanni, presidente Circolo Legambiente Catanzaro; Alice De Marco, portavoce Goletta Verde; Anna Parretta, presidente Legambiente Calabria; Caterina Cristofaro, direttrice Legambiente Calabria; Domenico Pappaterra, direttore generale ARPACAL; Nicola Fiorita, sindaco di Catanzaro; Giusi Iemma, vicesindaco di Catanzaro; Maurizio ArcidiaconoResponsabile CONOU Coordinamento Area Nord-Ovest; Salvatore Siviglia, Dirigente Dipartimento Tutela Ambiente della Regione Calabria.

Quello che è emerso dal rapporto di Goletta Verde, dunque, è una Calabria divisa in due, dove da una parte c’è un mare “malato”, dall’altra, uno pulito che è una gioia non solo per i calabresi, ma anche per i turisti.

Alla luce di ciò, è alquanto evidente che «la depurazione rimane il problema principale che mina la qualità delle acque e del turismo in Calabria – ha rilevato Legambiente –. Non è un caso se tutti i punti giudicati oltre i limiti di legge ricadono presso 11 delle 12 foci campionate. L’89% degli “agglomerati” calabresi (circa 188) è sotto infrazione comunitaria e circa i due terzi della popolazione sono serviti da impianti di depurazione non più al passo con i tempi».

Andando nel dettaglio, è stato rilevato che «6 cUn pampioni sono stati prelevati rispettivamente lungo la costa nella provincia di Reggio Calabria e 6 a Cosenza, 5 in quella di Vibo Valentia, 3 in quella di Catanzaro e 1 di Crotone».

Complessivamente 11 i risultati oltre i limiti di legge secondo il giudizio di Goletta verde, tutti alle foci dei fiumi, di cui 10 risultati Fortemente inquinati e 1 Inquinato. Si tratta del punto presso la foce del canale sulla spiaggia a destra del Castello nel comune di Isola di Capo Rizzuto, località le Castella (KR); il punto tra Montepaone lido e Soverato (CZ), alla foce del fosso Beltrame.

Il punto presso la foce del torrente Caserta presso il lido comunale di Reggio Calabria; a Bagnara Calabra (RC), presso la foce del torrente in prossimità del campo sportivo; la foce del fiume Petrace a Gioia Tauro (RC); la foce del fiume Mesima a San Ferdinando (RC); a Ricadi (VV), in località Torre Ruffa la foce del torrente Ruffa; a Briatico (VV), alla spiaggia della torretta, la foce del torrente Murria; a Pizzo (VV), la foce del fiume Angitola; a Catanzaro Lido, nel comune di Catanzaro, la foce del fiume Corace. Il punto risultato inquinato, invece, è quello tra il comune di Gizzeria (CZ) e Lamezia Terme, in località Marinella/Gizzeria Lido, presso la foce del torrente Spilinga.

«Dai monitoraggi effettuati nell’ambito della Campagna Goletta Verde – ha dichiarato Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria – risulta che la situazione delle acque calabresi non è migliorata rispetto allo scorso anno anzi risulta un lieve peggioramento. È paradossale che alcuni dei punti risultati fortemente inquinati presentino da anni, se non da decenni, le medesime problematiche».

«Negli ultimi mesi – ha aggiunto – la Regione Calabria ha compiuto passi in avanti, ad esempio, sulla gestione dei fanghi di depurazione le cui anomalie la nostra associazione ha sempre denunciato. Anche l’azione della Magistratura è stata incisiva e meritoria e speriamo conduca alla punizione dei colpevoli per come consentito dalla legge n. 68/2015 sugli eco-reati. Tuttavia, vista la grave situazione del sistema depurativo calabrese ed il verificarsi dei troppi sversamenti illegali si tratta di progressi insufficienti».

«È prioritario ed estremamente urgente che tutte le Amministrazioni competenti effettuino controlli rigorosi e continui sul territorio ed intervengano celermente per risolvere le criticità a tutela dell’ambiente, della salute ed a salvaguardia dell’economia della Regione – ha evidenziato –. In Calabria verranno assegnati 24,7 milioni di euro dai fondi del Pnrr destinati alla depurazione (su un totale di 600 milioni a livello nazionale), speriamo che anche grazie a questi fondi si potrà cambiare passo per permettere l’adeguamento impiantistico ove presente, il collettamento fognario e un adeguato trattamento delle acque dove invece ancora manca».

«Goletta Verde, ancora una volta – ha detto Alice De Marco, portavoce Goletta Verde – intende denunciare la mala depurazione come problema cardine dello stato d’acqua della nostra Nazione. L’89% degli agglomerati calabresi è sotto infrazione comunitaria e due terzi della popolazione sono serviti da impianti di depurazione ormai obsoleti».

«La gravità della situazione – ha concluso – non può più aspettare e tutti siamo chiamati a denunciare tale questione prioritariamente per la Calabria, ma, in generale, per tutte le coste italiane. Confidiamo nelle amministrazioni locali e nazionali e nei fondi europei per l’adeguamento di cui c’è bisogno».

Il direttore Pappaterra, ha parlato di «un lavoro complementare e non sostitutivo rispetto a quello svolto da Arpacal», in quanto sovrapponendo i dati e le criticità elencate dall’associazione ambientalista con i dati della campagna di monitoraggio Arpacal non si può non notare che le zone critiche sono spesso coincidenti; va inoltre ricordato che degli 11 punti inquinati o fortemente inquinati presentati da Legambiente quasi tutti si trovano alle foci dei fiumi dove per legge è vietata la balneazione.

«Dai dati in nostro possesso – ha proseguito il dg Pappaterra – il 94% delle acque analizzate è in qualità eccellente e solo il 3% in qualità scarsa»;  questi numeri ci restituiscono una fotografia di una regione dalle potenzialità spesso inespresse e che ha i propri punti deboli nel sistema depurativo ma anche negli scarichi illegali di aziende agricole o industriali, villaggi turistici e proprietà private.

Proprio questa approfondita conoscenza delle criticità e grazie alle iniziative di alcune Procure e associazioni, dalla sinergia con l’Arma dei Carabinieri, la Guardia di Finanza, la Capitaneria di Porto e dalla determinazione del Presidente della Regione del Dipartimento Ambiente della Regione Calabria, si è potuta creare, già nell’inverno scorso, una task force per il mare che sta operando sul mar Tirreno nel tratto compreso tra Tortora e Nicotera permettendo un netto miglioramento dei parametri rispetto al passato.

«Certo il lavoro da fare è ancora tanto – ha concluso Pappaterra – ma facendo nostro lo slogan della campagna di Goletta Verde 2022 “non ci fermeremo mai” vogliamo perseguire come obiettivo la diminuzione degli illeciti ambientali al fine di custodire e conservare la biodiversità in Calabria e poter usufruire al 100% di un mare pulito e cristallino». (rrm)

Goletta Verde di Legambiente fa tappa a Catanzaro

Da domani, fino a martedì 26 luglio, la 36esima edizione di Goletta Verde di Legambiente, storica campagna estiva in difesa delle acque e delle coste italiane, fa tappa a Catanzaro.

Quest’anno tema di primo piano sarà anche quello dell’eolico off-shore: un tassello importante per dare soluzioni concrete alla crisi energetica in atto e per la lotta ai cambiamenti climatici contribuendo al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione al 2030, ma anche una grande occasione di innovazione e sviluppo per il territorio calabrese

E proprio dell’eolico off-shore se ne parlerà nel corso del dibattito pubblico in programma domani, alle 17.30, al Best Western Plus Hotel Perla del Porto.

Intervengono Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria, Andrea Dominijanni, presidente circolo Legambiente Catanzaro, Nicola Fiorita, sindaco di Catanzaro, Katiuscia Eroe, responsabile energia di Legambiente, Leo Spina,Comandante Ufficio circondariale marittimo di Soverato/Guardia Costiera, Umberto Surace,comandante Ufficio Locale Marittimo di Catanzaro/Guardia Costiera, Lorenzo Sibio, Legacoop Calabria
Salvatore Vatrano– Presidente Cooperativa Pescatori Catanzaro, Marcello Manna, presidente Anci Calabria  e Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente.

Sono stati inoltre invitati, Roberto Occhiuto, presidente Regione Calabria, Filippo Mancuso,presidente Consiglio Regionale, i sindaci dei Comuni di Badolato, Borgia, Botricello, Cropani, Crotone, Cutro, Davoli, Guardavalle, Isca sullo Jonio, Isola Capo Rizzuto, Montepaone, Monasterace, Montauro, Sant’Andrea Apostolo dello Jonio, San Sostene, Santa Caterina dello Jonio, Satriano, Sellia Marina, Simeri Crichi, Soverato, Squillace, Stalettì.

Eolico offshore, lotta alla crisi climatica e alle fonti fossili, depurazione dei reflui, aree marine protette, bonifiche dei territori inquinati, contrasto all’inquinamento da plastica in maree difesa della biodiversitàsono gli argomenti portanti della campagna 2022.

Goletta Verde sarà anche l’occasione per parlare della tutela delle specie a rischio grazie al Life Delfi, progetto cofinanziato dal Programma LIFE dell’Unione Europea, a cui partecipano enti di ricerca, università, associazioni ambientaliste e aree marine protette nell’intento comune di sviluppare soluzioni e modelli di gestione sostenibili delle interazioni fra delfini e mondo della pesca. Iniziative, dibattiti, dolphin watching e laboratori didattici: quest’anno la Goletta Verde si trasformerà in una vera e propria Goletta dei Delfinicon l’obiettivo di tutelare i cetacei e di sensibilizzare pescatori, amministrazioni e cittadini sugli strumenti che possiamo mettere in campo per conservare la nostra preziosa biodiversità marina.

Goletta Verde si avvale del prezioso aiuto di centinaia di volontari e volontarie, dediti al campionamento delle acque a caccia di inquinamento e situazioni critiche. Si tratta di un’incredibile operazione di citizen scienceper capillarità e presenza su tutto il territorio nazionale. Fondamentale il contributo dei cittadini che tramite il form di SOS Goletta potranno segnalare a Legambiente situazioni sospette di inquinamento di mare, laghi e fiumi, fornendo all’associazione e ai suoi centri di azione giuridica informazioni essenziali che permetteranno di valutare le denunce alle autorità competenti.

Lunedì 25, invece, alle 11, al Porto di Catanzaro, è in programma la conferenza stampa di presentazione dei dati del monitoraggio delle acque di Goletta Verde lungo le coste della Calabria.

Si parte con i saluti di AndreaDominijanni, presidente Circolo Legambiente Catanzaro.
Intervengono: Alice De Marco, portavoce Goletta Verde, Anna Parretta, presidente Legambiente Calabria, Caterina Cristofaro, direttrice Legambiente Calabria, Domenico Pappaterra, direttore generale Arpacal, Umberto Surace, comandante Ufficio Locale Marittimo di Guardia Costiera di Catanzaro/Ufficio circondariale marittimo di Soverato e Nicola Fiorita, sindaco di Catanzaro. (rcz)

Il degrado ambientale nella foce del Fiume Nicà a Cariati

di ANTONIO LOIACONOÈ difficile coniare un aggettivo, per descrivere il sito della foce di Fiume Nicà a Cariati.

Ma è sufficiente far scorrere le immagini pubblicate questa mattina da Nicola Abruzzese, di Legambiente che, per Goletta Verde ha raccolto “campioni di Jonio” lungo la costa interessata utili a comporre il quadro biologico del nostro mare.

Di certo, il contrasto è lapalissiano: la bellezza dell’antico Nicà e la vastità azzurra del ”Mare Nostrum” e, “nella terra di mezzo”, ahinoi, rifiuti di qualsiasi genere (perfino amianto!)  indisturbati, ad occupare la terra calpestata dagli antichi e gloriosi guerrieri di Crotone e Sibari!

Ritengo attualissime, da ultima ora, le riflessioni operate da Armando Orlando, storico calabrese prestato alle industrie, quando, introducendo il suo libro La Calabria intorno al mille, storia di una diversità, dice :«La fine del secondo millennio…trova in Calabria una terra che non ha ancora modificato i suoi caratteri di “diversità” rispetto alle altre regioni italiane…Robert Putman -docente di scienza della politica all’Università di Harvard- attribuisce, alla mancanza di senso civico, l’arretratezza del Mezzogiorno…che ha visto il territorio sempre sottoposto a regimi autoritari che non hanno incoraggiato la partecipazione da parte dei cittadini».

Una istantanea perfetta, chiara e ben definita della nostra culla!

«Oggi – inizia Abruzzese, presidente del Circolo di Legambiente “Nicà”– in ausilio a Goletta Verde (la storica imbarcazione di Legambiente) che controlla le acque della nostra Penisola, il nostro Circolo è stato impegnato ad effettuare i campionamenti per monitorare la qualità delle acque del nostro mare».

«Abbiamo effettuato parte dei campionamenti previsti per la nostra Regione e per il nostro territorio che, successivamente – continua il presidente del Circolo Nicà – in un report finale, saranno presentati in una apposita conferenza stampa. Purtroppo in questi giorni in cui  “vago” per il territorio per sopralluoghi e successive segnalazioni agli Enti competenti, mi imbatto, pedissiquamente, in indiscriminati abbandoni di rifiuti: delle vere e proprie pattumiere! Abbiamo, prontamente, segnalato alle autorità di competenza tali degradi ambientali, penalmente perseguibili e ne attendiamo gli sviluppi!» 

«Speriamo – conclude Nicola Abruzzese – si scuotere le coscienze di chi è ancora troppo “dormiente”».

Conclude, Armando Orlando, nella sua prefazione: «Ecco perché, dai tempi della monarchia feudale normanna e fin o a oggi, i rapporti sociali si sono sviluppati su assi verticali, caratterizzati dal privilegio e dalla clientela che hanno favorito il familismo amorale e la mafia». (al)

Fa tappa in Calabria l’Appennino Bike Tour di Legambiente

È arrivata in Calabria la quinta edizione di Appennino Bike Tour, organizzata da Legambiente e ViviAppennino insieme a Misura e che attraverserà i Comuni di Orsomarso, Sant’Agata d’Esaro, San Benedetto Ullano, Aprigliano, Averna, Amaroni Fabrizia, Mongiana Santa Cristina d’Aspromonte Scilla.

Si tratta di una campagna itinerante lungo i 3100 chilometri della Ciclovia dell’Appennino e che sta attraversando oltre trecento comuni in 44 tappe toccando 56 fra parchi e aree protette. Obiettivo della campagna, partita il 21 giugno dalla Liguria e che si concluderà il 21 luglio in Sicilia, è promuovere le aree interne e i piccoli comuni attraverso una forma di turismo dolce che coniuga mobilità sostenibile, sport e scoperta del territorio.

«Una reale e profonda conoscenza della Calabria – ha dichiarato Anna Parretta, presidente Legambiente Calabria – può passare solo attraverso forme di turismo lento e sostenibile come quelle che l’Appennino Bike Tour promuove e valorizza. Viaggiare scoprendo i piccoli bellissimi borghi della nostra regione ed i suggestivi paesaggi dell’entroterra con il mezzo ideale della bicicletta, significa varcare non solo lo spazio, ma anche il tempo venendo in contatto con la cultura, le tradizioni locali come quelle enogastronomiche e con la sorprendente biodiversità della Calabria».

«Incentivare la riscoperta delle bellezze del territorio – ha spiegato – mediante il cicloturismo ed oltre i circuiti consueti costituisce un tassello importante per l’economia regionale e per il futuro sostenibile che, anche mediante il nostro lavoro associativo, stiamo cercando di realizzare».

Durante le varie tappe calabresi saranno organizzati degli itinerari cicloturistici per far scoprire il territorio, sarà presentata l’app CicloAPPennino realizzata da Misura, verranno premiati gli ambasciatori dell’Appennino, ovvero quelle persone che con generosità si dedicano quotidianamente all’ambiente e si incontreranno amministratori e aziende che lavorano sul territorio e sarà presentata la guida ciclo turistica “Appennino Bike Tour” curata da Sebastiano Venneri edita da Mondadori. Infine, ad ogni amministrazione verrà chiesto di sottoscrivere il Manifesto per la democrazia energetica promosso da Legambiente e Kyoto Club che chiede di superare l’attuale modello centralizzato di produzione energetica fatto da grandi impianti alimentati a combustibili fossili, inquinanti e climalteranti a favore di una produzione da fonti rinnovabili e diffusa.

Tra le iniziative, si segnala la conferenza dibattito a Mongiana, al Museo delle Reali Ferriere, dal titolo Un nuovo sviluppo per le Serre Calabre attraverso le ciclovie: una rete di promozione turistica locale, nel corso del quale saranno presentati i dati della revisione del tracciato Appennino Bike Tour realizzata grazie alla significativa partecipazione dell’azienda calabrese Mangiatorella.

Intervengono Francesco Angilletta, Sindaco Mongiana, Alfonso Grillo, Commissario Parco delle Serre, Enrico Della Torre,  Direttore Generale Vivi Appennino, Sebastiano Venneri, Segreteria nazionale Legambiente, Anna Parretta, presidente Legambiente Calabria, Pietro Federico, Amministratore Delegato Mangiatorella SpA, Salvatore Siviglia, direttore Generale Regione Calabria, Dipartimento Ambiente e Territorio, Sergio De Marco, direttore Area Operativa Sorical e Luigi Aloisio, Presidente Unione Comuni Serre Calabre Catanzaresi. (rcz)

Legambiente lancia il concorso fotografico a premi “Primavera a Valli Cupe”

Si intitola Primavera a Valli Cupe il concorso fotografico a premi lanciato da Legambiente, ente gestore della Riserva naturale regionale Valli Cupe, con l’obiettivo di aumentare la visibilità e la conoscenza delle bellezze naturalistiche e della deflagrante biodiversità della Riserva.

La raccolta di fotografie avverrà dal 15 al 30 maggio 2022. Al termine di tale data, le foto saranno pubblicate sulla pagina Facebook della Riserva naturale regionale “Valli cupe” dove gli utenti potranno votare le foto migliori (dal 2 al 20 giugno 2022). Vinceranno le 3 migliori fotografie che al termine del concorso avranno ricevuto il maggior numero di “mi piace”.

I premi avranno come tema il riciclo ed il rispetto dell’ambiente: una borraccia termica “Clima Bottle” in acciaio inossidabile della “24bottles” al primo classificato; un portachiavi in gomma riciclata della “Cingomma” ed al terzo posto una t-shirt con il logo della Riserva Valli Cupe. La t-shirt sarà assegnata anche al primo e al secondo posto.

A tutte le foto in concorso, ed in particolare a quelle vincitrici, sarà data ampia visibilità anche sul sito e sulla pagina instagram della Riserva per valorizzare gli scatti realizzati da tutti i candidati. Entro il 26 giugno 2022 saranno proclamati i vincitori. Info e regolamento nella sezione Bandi e Concorsi sul sito www.riservanaturalevallicupe.it. (rrm)

RIFIUTI, ANCORA POCHI I COMUNI RICICLONI
IN CALABRIA MANCANO I DATI EFFETTIVI

di ANTONIETTA MARIA STRATI – Su 404 Comuni calabresi, 91 sono “ricicloni” e 25 di questi sono Rifiuti free. È quanto è emerso dal dossier Comuni ricicloni della Calabria, giunto alla quarta edizione, presentato da Legambiente Calabria in Cittadella regionale. Dati che rivelano che la nostra regione ha intrapreso la strada giusta nella lotta ai rifiuti ma che, allo stesso tempo, indicano una forte disomogeneità territoriale del processo di diffusione della raccolta differenziata. A fronte dell’esempio virtuoso di alcuni territori, esistono criticità molto importanti, in particolare nella provincia di Crotone che continua ad avere dati bassissimi (la raccolta differenziata è al 27% che diventa addirittura 12% a Crotone città), seguita dalla provincia di Reggio Calabria (in cui la RD al 32,3 % ed è di poco superiore nella città capoluogo 37,4%).

Ad aprire i lavori dell’Ecoforum, la presidente di Legambiente Calabria Anna Parretta. Le sessioni sono state coordinate da Laura Brambilla, responsabile nazionale di “Comuni ricicloni” di Legambiente; Caterina Cristofaro, direttrice Legambiente Calabria ed Emilio Bianco, curatore Dossier Comuni Ricicloni. Le conclusioni, invece, sono state affidate al presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani. Premiati, infine, le amministrazioni virtuose.

Hanno preso parte all’incontro anche il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto; Gianfranco Comito, dirigente generale dipartimento ambiente e territorio della Regione; Gabriele Alitto, dirigente Unità operativa dell’economia circolare della Regione; Francesco Sicilia, direttore generale Unirima; Domenico Pappaterra, direttore generale Arpacal; Fabio Costarella, responsabile area progetti territoriali speciali Conai; Carmine Pagnozzi, direttore tecnico Biorepack.

Tante le storie e le esperienze raccontate nel corso del forum insieme a Maria Teresa Celebre di Calabra Maceri; Salvatore Procopio, fisico sanitario; Monica Nardi, Università Magna Graecia di Catanzaro; Enrico Ambrogio, presidente Ecotyre. Per le buone pratiche dal territorio: Pasqualina Tripodi (Pasly artdesign), Flavia Amato (Malìa Lab), Roberta Caruso (Project manager Home 4 Creativity).

È stata la presidente Parretta, a presentare gli obiettivi di questa quarta edizione, evidenziando i dati più salienti contenuti nel Dossier. Su 404 comuni calabresi, sono 91 i comuni ricicloni tra i quali soltanto 25 i comuni rifiuti free, ovvero i comuni che oltre a svolgere correttamente la raccolta differenziata hanno ridotto anche la produzione del secco residuo, con in testa il comune di Gimigliano, in provincia di Catanzaro. La Calabria, secondo i dati Arpacal, registra anche un aumento della raccolta differenziata raggiungendo nel 2020 il 48% (rispetto al 41,3% del 2019).

«In Calabria – ha dichiarato Parretta – si registra un lento miglioramento della raccolta differenziata,  ma insufficiente rispetto agli obiettivi che la nostra regione avrebbe dovuto raggiungere da anni nel rispetto delle direttive europee. Infatti a livello nazionale siamo penultimi nella classifica relativa alla raccolta differenziata. Non è più sostenibile,  in base alla legislazione vigente, anche solo pensare di gestire la questione rifiuti con l’apertura di nuove discariche o con l’ampliamento di quelle esistenti come nel caso di Scala Coeli: soluzioni inadeguate, anacronistiche ed illogiche».

«È necessario – ha concluso Parretta – utilizzare le risorse economiche incluse quelle del PNRR con grande realismo e consapevolezza per mettere in campo le necessarie iniziative e realizzare i progetti per costruire, in tutte le province calabresi,  impianti  tecnologicamente avanzati per il trattamento dei rifiuti ed il loro riciclo  come ad esempio biodigestori anaerobici per produrre compost e biometano superando le attuali gravissime carenze del parco impiantistico calabrese».

Nella sessione dedicata alla gestione virtuosa dei comuni, la responsabile nazionale dei comuni ricicloni, Laura Brambilla, ha dichiarato che «esistono tante eccellenze in Calabria – ha detto – e con questa iniziativa le abbiamo voluto premiare, però ci sono comuni con percentuali di RD molto bassi e quindi la Calabria rimane sempre ferma rispetto agli obiettivi da raggiungere. Inoltre, dobbiamo evidenziare che dai dati Arpacal in nostro possesso, mancano all’appello molti comuni, magari esistono più comuni ricicloni, ma non sono stati comunicati».

A margine dell’iniziativa, si è tenuto un incontro privato tra il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani, la presidente regionale Anna Parretta ed il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto che nella prossima settimana si incontreranno nuovamente per discutere dei tanti temi ambientali della regione.

«L’incontro con il presidente Occhiuto – ha dichiarato Ciafani – è servito a focalizzare le questioni concrete da mettere in campo nei prossimi mesi per superare la stagione delle discariche e degli inceneritori. Serve realizzare impianti e bisogna costruire il consenso sul territorio e su questo la Regione può avere strumenti utili, come è successo con la Regione Toscana che ha approvato una legge sulla partecipazione, per fare il dibattito pubblico per i progetti che riguardano le infrastrutture della transizione ecologica».

«Abbiamo parlato – ha proseguito – di come potenziare la raccolta differenziata, che è fondamentale farlo sia nei comuni più grandi, a partire da Reggio e da Lamezia, che da quelli piccoli e costieri che poi diventano grandi città durante l’estate, e penso alle tante iniziative sulla falsa riga delle campagne che abbiamo fatto con Ricicla Estate. È necessario anche garantire equità nel ciclo dei rifiuti: i comuni più bravi devono pagare meno in discarica, rispetto a quelli meno bravi. Ed anche per quanto riguarda i rifiuti domestici chi produce meno rifiuti da avviare a smaltimento deve pagare di meno, modificando, rispettivamente, l’ecotassa regionale e l’obbligatorietà della tariffa puntuale in tutti i comuni, come hanno fatto Emilia Romagna e Lazio».

«Abbiamo parlato – ha concluso – anche di rinnovabili. Stiamo vivendo settimane terribili a causa del conflitto in Ucraina, ci dobbiamo liberare presto del gas, che viene utilizzato per metà per l’elettricità. Per liberarci del gas bisogna presto sviluppare le rinnovabili, bisogna realizzare sia impianti piccoli che grandi. Abbiamo chiesto alla Regione di promuovere gli impianti eolici a terra e a mare, che si possono fare anche a distanza dalle coste, per produrre tanta elettricità e cancellare anche dal panorama calabrese, ciminiere di centrali sia attive che spente che rischiano di essere riattivate come nel caso della centrale di Rossano».

Il direttore generale dell’Arpacal, Pappaterra, ha invece posto l’accento sul fatto che «pur presentandosi un trend in moderata crescita che lascia ben sperare per il futuro, ci sono ancora Comuni in Calabria , circa un terzo sul totale, che ancora non comunica i dati sulla produzione dei rifiuti. Da quest’anno, con il sistema di tracciabilità dei rifiuti mySIR, voluto dalla Regione Calabria, noi saremo nelle condizioni di acquisire meglio i dati ambientali provenienti dai Comuni».

«Mi rivolgo ad Anna Parretta, presidente regionale di Legambiente Calabria – ha aggiunto – che sta facendo un lavoro egregio, e voglio dire che dobbiamo ammettere che ancora ci stanno certe logiche legate ad un ambientalismo troppo ideologico, che non tiene conto delle esigenze che la transizione ecologica richiede. Molti in Calabria, forse, sono stati catturati ancora dalla sindrome NIMBY (Not in my backyard, ndr), e tra non molto lo scenario ritornerà ad essere emergenziale in materia di rifiuti. Possiamo continuare a stressare le stesse discariche sinora operative, senza dare una soluzione di prospettiva ed in una condizione di continua emergenza? Fino a qualche anno pensavamo ai termovalorizzatori, ora la tecnologia propone altre tecnologie più sostenibili. Un regione come la Calabria non può rimanere priva di un impianto pubblico».

«Si è parlato molto della tematica dell’economia circolare – ha proseguito Pappaterra – e dobbiamo fare un passo in avanti. Non possiamo solo declamarla, ma va praticata. Su 70 miliardi previsti nel PNRR ci sono appena 2 dedicati all’economia circolare. Sui dati prodotti dal Catasto rifiuti dell’Arpacal, il dato che viene fuori, incrociando i dati dei comuni con quelli degli impianti che lavorano i rifiuti al fine della verifica puntuale, qui in Calabria non siamo all’anno zero. Registriamo una forte impennata di Vibo Valentia dei dati della differenziata, e la provincia di Catanzaro che  si conferma virtuosa».

«Abbiamo ancora serie criticità nel Crotonese e Reggino – ha proseguito – in quest’ultima provincia abbiamo dati disarmanti con circa il 50% dei Comuni che non comunica i dati. Si tratta della provincia con maggiore popolazione e produzione di rifiuti che incide decisamente sul valore complessivo regionale. Dati che non possono rimanere tali. Sui comuni, alcuni di essi saranno premiati oggi, anche dai nostri dati confermiamo le ottime performance di comuni del cosentino e del catanzarese».

«Un’ultima anticipazione – ha concluso Pappaterra – riguarda MySIR, sistema di tracciabilità voluto dalla Regione Calabria: ad oggi 179 comuni hanno trasmesso i dati sui 404 calabresi, se fossero confermati questi dati sarebbero risultati eccellenti, anche se è prematuro giudicare su queste proiezioni che ci darebbero ora al 59%». (ams)

Piano antincendi boschivi, la Regione avvia dialogo con Legambiente, WWF e Lipu

La Regione Calabria ha avviato, nei giorni scorsi, il dialogo sulla programmazione del Piano antincendi boschivi anche con Legambiente, WWF e Lipu.

Le Associazioni, infatti, non avevano partecipato alla prima riunione, svoltasi il 1° febbraio, a causa della mancata comunicazione, dovuta ad un disguido tecnico.

Alla riunione hanno preso parte, oltre all’assessore regionale all’Agricoltura e alla Forestazione Gianluca Gallo, anche il dirigente del settore forestazione Salvatore Siviglia; il commissario di Calabria Verde, Giuseppe Oliva ed alcuni  funzionari regionali. Per le Associazioni ambientaliste erano presenti Antonio Nicoletti, responsabile nazionale Aree protette e biodiversità di Legambiente, Angelo Calzone delegato regionale WWF Italia e Giorgio Berardi coordinatore regionale della Lipu. Ha partecipato  all’incontro anche il presidente regionale dell’ordine degli agronomi e forestali Antonino Sgrò.

Si è trattato di un momento di ascolto e confronto sulle reciproche posizioni, in cui sono state acquisite da parte della Regione Calabria le informazioni ed i contributi sulla tematica inerente gli incendi e recepite critiche e proposte. Una fase di interlocuzione cui seguirà una prima bozza di piano da discutere nelle successive riunioni  per arrivare alla definizione della proposta definitiva del Piano antincendi Boschivi 2022 nell’interesse dell’ambiente e della collettività calabrese. (rcz)

IN CALABRIA IL TRENO SI USA SEMPRE MENO
GLI SPOSTAMENTI SONO DIMINUITI DEL 25 %

C’è una Calabria che non usa più il treno. Il rapporto Pendolaria di Legambiente evidenzia che, nella nostra regione, gli spostamenti sugli intercity e regionali sono diminuiti del 25%, a causa della riduzione dell’offerta.

Ma non è solo la nostra regione ad aver subito un calo dei viaggiatori sui convogli a lunga percorrenza finanziati con il contributo pubblico, principalmente gli intercity: come rileva il report, «l’offerta in termini di treni*km è scesa dal 2010 al 2019 del 16,7% e parallelamente sono calati i viaggiatori del 47%. Solo negli ultimi anni c’è stato un recupero dell’offerta di servizio Intercity – treni fondamentali nelle direttrici fuori dall’alta velocità, in particolare al Sud e nei collegamenti con i centri capoluogo di Provincia – ma dal 2010 al 2017 la riduzione delle risorse, con proroghe del contratto tra il Ministero delle Infrastrutture e Trenitalia, ha portato ad una riduzione drastica dei collegamenti».

«C’è una ragione precisa – illustra il rapporto – che spiega come mai i passeggeri sui treni non siano cresciuti a ritmi maggiori e che, anzi, in alcune Regioni siano calati: le risorse per il servizio di trasporto regionale sono diminuite. I finanziamenti statali per il servizio ferroviario regionale hanno visto una diminuzione tra il 2009 ed il 2019 del 21,5%, mentre i passeggeri crescevano di oltre l’8%. Per i trasporti su gomma e su ferro si è passati da una disponibilità di risorse di circa 6,2 miliardi di euro nel 2009 a meno di 4,9 miliardi nel 2020 (0,9 erano legati al disavanzo creato dal Covid-19). Tra il 2009 ed il 2022 si registra ancora una differenza del -19,8% nei finanziamenti complessivi, circa un quinto in meno».

Tuttavia, per Legambiente, «la responsabilità di questa situazione è anche delle Regioni, a cui da oltre 15 anni sono stati trasferiti poteri e risorse sul servizio ferroviario locale. In particolare, le Regioni hanno la responsabilità di definire il Contratto di Servizio con i gestori dei treni».

«Le differenze tra le diverse parti del Paese – si legge – nell’offerta di servizio sono legate proprio alla diversa spesa prevista dalle Regioni per il servizio ferroviario ed il materiale rotabile. Mediamente, per il 2020, gli stanziamenti sono stati pari allo 0,34% del bilancio regionale, in diminuzione rispetto allo 0,65% dell’anno precedente e sugli stessi livelli del 2018 (0,33%)».

In Calabria, ad esempio, non è stato stanziato un solo euro per il servizio, mentre ne sono stati stanziati 20,4 milioni di euro per il materiale rotabile. In poche parole, si tratta dello 0,27% sul bilancio regionale.

Una vera vergogna, se si considera che tra Cosenza e Crotone non ci sia un collegamento diretto, ma serve almeno un cambio di 2 ore e 39 minuti per soli 115 km di distanza.

Legambiente, poi, ha evidenziato come «nessuno si preoccupa di spiegare come si recupera il taglio dei treni in circolazione avvenuto in questi anni sia per gli Intercity che in molte regioni per i regionali», e che «gli stessi nuovi importanti cantieri in fase di realizzazione su direttrici fondamentali rischiano di non portare cambiamenti sostanziali negli spostamenti tra le città e le regioni del Mezzogiorno».

Quindi, mentre si dovranno aspettare almeno cinque o sei anni prima che i più grandi progetti infrastrutturali siano portati a termine, nessuno si preoccupa – denuncia l’Associazione – di come fare in modo che intanto migliori l’offerta tra le città capoluogo, malgrado muoversi tra Bari e Napoli, tra Reggio Calabria e Taranto, tra Potenza e Lecce in treno oggi sia praticamente impossibile. Il Sud, quindi, rischia di rimanere a lungo con una qualità del servizio non paragonabile con il resto del Paese».

«I dati sono chiari: qui circolano meno treni – si legge nel rapporto – sono più vecchi e su linee in larga parte a binario unico e non elettrificate. È un problema di offerta di treni nazionali – gli Intercity si sono ridotti, sono pochissime le Frecce che viaggiano oltre Salerno per arrivare a Reggio Calabria, Taranto, Bari – e di offerta del servizio regionale, senza alcun coordinamento che permetta di mettere a sistema l’offerta».

«Nel dossier Pendolaria 2022, oltre alle gravi e ormai note criticità del sistema ferroviario calabrese, dovuti alla presenza di treni troppo vecchi e vetusti, alle poche corse e al deficit dell’alta velocità, per citarne alcune – ha dichiarato Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria,emergono anche aspetti positivi, quali gli interventi previsti sulle reti dei gestori regionali ( non RFI) : 280 milioni per il potenziamento ed ammodernamento della Cosenza -Catanzaro gestita da Ferrovie della Calabria o l’ammodernamento della linea Jonica nella tratta Sibari-Catanzaro, in via di elettrificazione, i cui lavori già avviati, seppure a rilento, dovrebbero concludersi entro il 2023 ( per un costo di 500 milioni di euro incluse soppressioni di passaggi a livello ed il rinnovo delle stazioni)».

«Tra le positività – ha concluso – previa verifica dei tracciati dei progetti e dei relativi impatti ambientali, spicca anche il finanziamento previsto dal Fondo complementare del PNRR con il quale sono stati stanziati 9,4 miliardi di euro per la realizzazione di alcune prime tratte della nuova linea AV Salerno-Reggio Calabria. Si tratta di segnali importanti verso la realizzazione di un sistema di trasporti sostenibile che , oltre a tutelare l’ambiente, potrà migliorare la qualità della vita dei calabresi».

Legambiente, dunque, suggerisce le quattro priorità da realizzare al 2030, che diano un cambiamento «della mobilità e consentire il raggiungimento dei target europei di riduzione delle emissioni di CO2 nei trasporti al 2030 e di decarbonizzazione al 2050, e per il recupero di ritardi e disuguaglianze territoriali: un piano per recuperare il gap di metropolitane e tram nelle città italiane, con una legge che permetta ai comuni di programmare e accedere ai finanziamenti necessari; aumentare i treni, i tram e gli autobus in circolazione nelle città, rispondendo al problema dell’affollamento dei convogli e della frequenza inadeguata rispetto alla domanda esistente e futura, aumentando la dotazione del Fondo nazionale trasporti; un nuovo contratto Intercity per ridurre le disuguaglianze territoriali; continuare il processo di rinnovo e di potenziamento del parco di treni circolante».

«La transizione ecologica – conclude la nota – è una grande opportunità per creare lavoro in Italia nelle fabbriche di mezzi a emissioni zero, nei cantieri della mobilità sostenibile, nel trasporto pubblico e nella sharing mobility». (rrm)