di LUIGI SBARRA – Nelson Mandela amava ripetere che il mondo deve far leva sui vincitori. Perché i vincitori altro non sono che sognatori che non si arrendono. Bene, io oggi vedo in questo Paese, al Sud, tanti sognatori che insieme ad altri vogliono essere parte integrante di questa giusta battaglia per la crescita, per lo sviluppo, per la qualità del lavoro, e per la libertà dai bisogni. Ci sono anch’io.
Quelli che viviamo non sono tempi ordinari, è una fase molto complessa. Avevamo in parte gioito nel pensare che dopo l’emergenza sanitaria e pandemica, a cui è seguita la crisi energetica, il rincaro delle materie prime, la guerra in Ucraina, l’esplosione dell’inflazione, poi Gaza, e oggi, ancora di più, in un teatro di guerra come è il conflitto in Iran, ci saremmo rialzati.
Tutto questo invece determina effetti e ricadute, pesanti, sulle economie globali, europee, sul nostro Paese alle prese, tra l’altro, con una transizione anche qui evocata dal punto di vista tecnologico, digitale, energetico, industriale, demografico a cui, amo ripetere, deve corrispondere anche una transizione di natura sociale. La storia di questo Paese è una storia orizzontale e io penso che, da questo punto di vista, oggi il vero tema, come richiama Franco Napoli nel suo libro, è capire come governiamo la crisi, e come cogliamo il senso di nuove, inedite sfide difficili, sfide che alla fine diventano anche le grandi opportunità che abbiamo davanti a noi.
Il riferimento al suo passato
Ci animano e ci tengono insieme, mi permetto di dire, valori passioni e principi comuni, di chi magari si è abbeverato alla fonte del cattolicesimo democratico e popolare, del riformismo sociale, di chi crede nel valore dei corpi intermedi, che possono rappresentare un formidabile sostegno e incoraggiamento ad un sistema politico che rischia di essere un sistema politico centralizzato, verticalizzato, personalizzato. E che è l’esatto opposto della storia di questo nostro paese, che è cresciuto dal dopoguerra, attingendo alla sorgente dei grandi soggetti collettivi delle associazioni, dei movimenti, e del sistema delle autonomie locali.
Qualche settimana fa il Senato ha approvato il piano annuale sulle piccole e medie imprese per liberare risorse finalizzate a incentivare la rete delle piccole e medie imprese, a semplificare e agevolare l’accesso al credito, semplificando procedure burocratiche, ad accompagnare anche forme di ricambio generazionale, riconoscendo al tema delle piccole e medie imprese un assoluto e grande valore.
Nell’ultima legge di stabilità, in modo particolare, risorse importanti sono state destinate a sostenere le imprese. Penso al nuovo piano Transizione 5.0, innovato con la misura dell’iper ammortamento. Penso ai contratti di sviluppo. Penso alla nuova legge Sabatini per agevolare anche qui l’accesso al credito. Penso poi ad una esperienza importante e innovativa come quella della Zes Unica Mezzogiorno, che sta configurandosi non come una misura di emergenza, ma come una strategia vera di politica industriale.
La Zes Mezzogiorno in ragione dei risultati positivi, allarga il suo perimetro territoriale anche ad aree e regioni centrali del Paese, come le Marche e l’Umbria. Franco Napoli richiama spesso questo tema, di agevolare la crescita della nostra rete delle piccole e medie imprese attraverso due interventi potenti, forti, lui scrive: Semplificazione amministrativa da un lato, e detassazione o riduzione delle tasse dall’altro.
Perché sta funzionando la Zes Unica nel Mezzogiorno? Perché agisce su due parametri effettivi. La semplificazione delle procedure burocratiche e amministrative attraverso le autorizzazioni uniche. L’investitore massimo in 45-50 giorni ha tutte le autorizzazioni sul tavolo per poter avviare la propria iniziativa d’impresa oppure ampliare quella già esistente. L’altra condizione interessante per agevolare investimenti è legato ai vantaggi fiscali attraverso il credito di imposta sul quale il Governo Meloni ha impegnato risorse importanti in questi ultimi di anni d che oggi ha rafforzato con uno stanziamento di più di 4 miliardi di euro nei prossimi tre anni. Questo combinato disposto rende la misura di politica industriale estremamente interessante per gli investimenti agevolando così la crescita economica e l’occupazione Sud.
Nell’autunno del 2023 Giorgia Meloni decide di mettere mano a questo tema e di operare una vera riforma, allargando il perimetro a tutte le regioni del Mezzogiorno e ad alcuni territori dell’Abruzzo. Bene, in due anni, la struttura di missione della Zes ha rilasciato 1.010 autorizzazioni uniche.
Significa 1.010 investitori che si sono presentati per avere tutte le necessarie autorizzazioni per fare imprese.
6 miliardi di investimenti, 14.500 nuovi posti di lavoro, solo con le autorizzazioni uniche. Cos’è successo col credito di imposta riconosciuto direttamente dall’Agenzia delle Entrate, col beneficio fiscale? In due anni sono arrivate 17.500 domande di beneficio fiscale per 12,5 miliardi di investimenti, con ricadute occupazionali molto consistenti. Quando la Meloni dice che il modello di politica industriale nel Paese deve riflettere quanto sta maturando al sud con la Zes, da un giudizio positivo e di esplicito riconoscimento ai risultati raggiunti. Dobbiamo stimolare, aiutare la crescita e l’innovazione, per rendere i territori e il sistema delle imprese più competitive, per modernizzare, per aiutare, si diceva, anche una prospettiva concreta per i giovani, soprattutto al Sud.
Fortunatamente, in una situazione così complicata, difficile, di bassa crescita, di bassa produttività, con tensioni geopolitiche enormi, in profilo commerciale, economico, militare, il Mezzogiorno cresce. Molti si chiedono, è un miracolo questa crescita del Sud che si sta sempre di più rafforzando, stabilizzando negli ultimi quattro anni? Io penso che non si tratti di nessun miracolo, ma è il frutto e il risultato della convergenza di interventi, di misure, di una visione unitaria, coordinata della crescita e dello sviluppo del Sud, senza frammentazioni, senza sovrapposizioni.
Al Sud ha funzionato benissimo l’impatto del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che riservava al mezzogiorno il 40% del totale delle risorse disponibili. E il sud ha risposto bene, centrando e migliorando, in termini di programmazione, di capacità di spesa, di tiraggio, quel 40% di risorse destinate. Attraverso un fatto nuovo, che dovremmo valorizzare, e che è un protagonismo importante dei sindaci, che hanno lavorato con performance ancora di più e migliori della dimensione regionale o nazionale, nella messa a terra delle risorse per crescita e sviluppo .
L’impatto del PNRR al sud è assolutamente positivo e io ascrivo a questo il fatto che il PIL nel Mezzogiorno, negli ultimi tre anni, cresce più che nel resto del paese, che ripartono gli investimenti pubblici e privati, che si rafforza l’export e che al Sud c’è tanta occupazione. Vero è che nel Paese, negli ultimi tre anni, abbiamo un milione e duecentomila occupati in più, ma questo è anche trascinato da un Mezzogiorno che realizza il massimo storico di occupazione, con il 50,2% che è il dato più alto dal 2004, quando sono iniziate le rilevazioni.
Bene il Pnrr, bene dunque le risorse della coesione, adeguatamente riformate, rimodulate da questo governo per evitare sovrapposizioni con le risorse del Pnrr attraverso gli accordi regionali sottoscritti dal Presidente del Consiglio con tutti i governatori delle regioni d’Italia. Risorse della coesione che non vengono più dispersi in mille rivoli, ma concentrati su scelte di priorità precise per lo sviluppo economico, la transizione ambientale, il sistema dei trasporti, l’occupazione, l’istruzione e la formazione, rigenerazione urbana e aree interne, economia della cultura, del turismo, del mare. Tutto questo sta determinando un impatto positivo di queste risorse sugli indicatori economici e sociali.
Questo governo negli ultimi tre anni, nelle leggi di stabilità, ha destinato risorse per incentivare l’occupazione, soprattutto al Sud, di giovani, donne, bonus Zes.
Grazie a queste misure e non solo il tasso di occupazione nel Mezzogiorno ha raggiunto il 50,2 % con crescita consistente tra donne e giovani e nella componente a tempo indeterminato. Ecco perché penso che tutto questo si scontra con quella visione un po’, ripeto, stereotipata, di una narrazione sul Sud consegnato ad una condizione di abbandono. Oggi il Sud, il nostro Sud, fatemelo dire con un po’ di orgoglio, è la vera locomotiva del Paese.
Senza il Sud questo Paese non riparte.
Qui possiamo creare le condizioni perché il Sud non perda le sue energie migliori, rappresentate da centinaia di migliaia di giovani diplomati e laureati che lasciano quelle comunità per trasferirsi al nord del Paese, in giro per l’Europa o per il mondo. Vi dico come la penso. Ai giovani noi dobbiamo assicurare la libertà di muoversi in un mondo sempre più interconnesso, globalizzato, ma nel contempo dobbiamo anche garantire il diritto a restare o a rientrare.
Che significa far fare un salto di qualità alle dinamiche di crescita degli in investimenti nelle filiere ad alto valore aggiunto, alla nostra dimensione delle imprese, agli interventi su formazione, competenze, conoscenza, innovazione, ricerca e sviluppo. Qui lo scatto in avanti, investimenti sulle nuove tecnologie, sull’innovazione, sulle competenze.
Noi dobbiamo fare potenti interventi sulle politiche attive, sulla formazione, sul sapere, sulle conoscenze, sulle competenze, perché nel presente e nel futuro conterà più il sapere che l’avere. È qui l’investimento vero che dobbiamo fare sui giovani tenendo insieme cambiamenti, trasformazioni, con la centralità della persona, con la dignità del lavoro, con il valore dei corpi intermedi.
Mi ritorna sempre alla mente quel grande monito di Papa Francesco, quando ci spronava a tenere in equilibrio digitalizzazione, intelligenza artificiale, automazione, robotica, tecnologie con un nuovo umanesimo del lavoro, mettendo al centro la dignità, la qualità, il valore della persona e del lavoro.
Questo Governo è fortemente interessato a sostenere le ragioni del nostro mezzogiorno, ma anche le prospettive di crescita e di sviluppo del Paese. Oggi più che mai dobbiamo guardare al presente e al futuro con grande ottimismo.
(Sottosegretario per il Sud)
