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LA CALABRIA IGNORA GIORNATA DEL MARE
MANCANO INFORMAZIONI SU BALNEAZIONE

Mare inquinato

di MARIO PILEGGIIn gran parte della Calabria e nei comuni del Tirreno lametino si è persa anche quest’anno l’occasione di celebrare la “Giornata del mare e della cultura marinara” per valorizzare il prezioso patrimonio costiero. A differenza del resto di altre realtà territoriali meno centrali nel Mediterraneo si continua ad ignorare che la Repubblica italiana riconosce l’11 aprile di ogni anno la “Giornata del mare e della cultura marinara” allo scopo di promuovere e sviluppare la cultura per la valorizzazione del mare.

Occasione persa anche per mantenere i riflettori accesi su due recenti eventi straordinari relativi ai problemi della depurazione e dell’inquinamento marino.

Il primo evento di carattere amministrativo è la decisione del Presidente Occhiuto di rendere noti alcuni dati sulla maladepurazione, di attribuire alla Regione i poteri straordinari per lo smaltimento dei fanghi di depurazione e di dichiarare che “tenere pulito il mare significa anche guardare alla salute dei calabresi”.

Il secondo evento sempre in tema d’inquinamento marino è l’indagine dei Carabinieri, Operazione “deep”, effettuata con l’impiego di notevoli mezzi e uomini sulla condizione degli scarichi e impianti di depurazione sui litorali e l’entroterra del tratto costiero compreso tra i comuni di Gioa Tauro e Tortora. 

Si comprende la rilevanza di questi avvenimenti se si considera che simili interventi non si sono mai registrati a far data del 1999, anno di inizio delle nostre pubbliche denunce-proposte sulla condizione delle acque marine e sulla necessità di tutelare e valorizzare il prezioso patrimonio costiero, documentate anche da questo giornale. 

Incongruenze e carenze informative ancora persistenti da parte di tutti gli Enti preposti che illustreremo nel prossimo Rapporto 2022 sullo Stato di salute dei Mari. Intanto è da rilevare che mentre in Calabria non si rende noto il giorno di apertura e chiusura della stagione balneare 2022, nella limitrofa Regione Basilicata è già aperta e si chiuderà non a Settembre ma il 31 ottobre.

D’altra parte si estende sempre più in tutta la regione la protesta organizzata, in particolare sui social, contro il ricorrente inquinamento delle acque marine e per un “Mare Pulito” sia sul Tirreno che sullo Jonio. In proposito è da segnalare il recente raggruppamento di numerose sigle ed associazioni, (LIPU Calabria, Associazione Pinetamare Insieme, Legambiente Lamezia, Costa Nostra, Lamezia Rifiuti Zero, Vitambiente Lamezia, Comitato Ginepri, Logos & Polis, Amici della Terra Calabria, Slow Food Lamezia, Marevivo Lamezia, WWF O.A. Vibo/Vallata dello Stilaro), denominato “Uniti per il Golfo di Sant’Eufemia” e promotore dell’incontro-confronto con sindaci e amministratori di venerdì scorso, nei locali del Civico Trame di Lamezia Terme su strategie da mettere e/o messe in atto da parte di tutti i Comuni del Golfo di Sant’Eufemia per contrastare l’inquinamento marino. 

È ancora presto per dire se tutto ciò consentirà, nella prossima stagione balneare, di fare i bagni ovunque e a tutte le ore del giorno in un mare perfettamente pulito. 

In ogni caso, gli avvenimenti delle scorse settimane favoriscono una crescita dell’attenzione e delle attività per la tutela e valorizzazione del mare e del nostro prezioso patrimonio costiero. 

Interesse ed attività che, per la concreta risoluzione dei problemi dell’inquinamento, richiedono interventi sulle reti e gli impianti di depurazione e risorse economiche notevoli come avviene in alcune realtà costiere del BelPaese. 

Nelle stesse realtà costiere, come ad esempio in corrispondenza delle spiagge dell’Emilia Romagna, sono in fase di ultimazione nuovissimi impianti idonei ad eliminare l’inquinamento e rendere balneabili anche le foci di canali e corsi d’acqua nel passato inibiti in modo permanente alla balneazione. 

In proposito è da ribadire che i 34 Km di spiaggia del lametino con i 68 Km di costa del vibonese raggiungono la stessa lunghezza e disponibilità di tutte le spiagge adibite alla balneazione nel Veneto e nella intera regione Emilia Romagna dove arrivano più di 5 milioni di turisti balneari all’anno, più della metà degli 8 milioni che visitano la regione ogni anno. 

Sulla rilevanza e potenzialità delle ricchezze del patrimonio costiero disponibile nel Golfo di S. Eufemia sono da aggiungere le specificità degli assetti idro-geomorfologici favorevoli allo sviluppo della più grande varietà di habitat e forme di vita in ambiente acquatico e terrestre.  

E un microclima favorevolissimo per la più lunga durata della stagione balneare del Mediterraneo e con tratti di costa caratterizzati da una ventilazione particolarmente favorevole anche per attività e gare sportive internazionali.

Sulla ricchissima biodiversità è da ribadire la rilevanza delle recenti scoperte delle due specie megabentoniche, Topsentia calabrisellae e Halicona fimbriata, che vivono nelle acque del mare lametino tra i 70 ed  90 metri di profondità. E in un contesto idrogeomorfologico unico che rende possibile in una superficie di pochi chilometri quadrati del Golfo di S.Eufemia la presenza, tra l’altro, di varie oasi di Coralli finora non rilevata in nessun altra area dell’intero Mediterraneo e oggetto d’interesse anche dell’Università di Cambridge.

Sulla geodiversità e grande varietà di spiagge che caratterizzano il Golfo di S. Eufemia va ricordato che le stesse sono formate da frammenti di rocce di tutte le ere geologiche che documentano la nascita ed evoluzione sia del paesaggio terrestre sia degli insediamenti umani dell’intero Belpaese. 

Con specificità rare nelle coste della Penisola come gli ammassi granitici di Parghelia e Capo Vaticano generati dallo stesso magma che ha generato le più note coste granitiche della Sardegna e dai quali sono stati separati a seguito d’imponenti movimenti della crosta terrestre iniziati milioni di anni fa e ancora in atto nel Tirreno. 

Sull’importanza naturalistica del Territorio del Golfo sono da considerare le varie ZSC (Zona Speciale di Conservazione) come i “Fondali di Pizzo” e la ben nota Oasi WWF del Lago dell’Angitola che rappresenta una zona umida di importanza internazionale, tappa fondamentale degli uccelli migratori. La stessa Oasi, che si trova in una Zona Speciale di Conservazione (IT9340086), si estende per circa 875 ettari e comprende un lago artificiale sul fiume Angitola di 196 ha che offre un rifugio a molte specie di uccelli.  E nel settore centro-settentrionale del Golfo, i Siti d’Interesse Comunitario SIC denominati: “Dune dell’Angitola” e “Lago la Vota”. Quest’ultimo si estende si estende per circa 200 ettari lungo un tratto di costa compreso fra Capo Suvero e Gizzeria Lido. 

Le “Dune dell’Angitola” Sito “SIC IT9330089″, nel settore centrale del Golfo, si estende per 383 ettari dalla destra della foce del Fiume Angitola fino alla foce del Torrente Turrina nel comune di Curinga.

Oltre ad una grande varietà di preziosi aspetti naturalistici, paesaggistici ed ambientali sui litorali del Golfo di S. Eufemia esiste un rilevante e unico patrimonio archeologico a partire dai manufatti in pietra risalenti al Paleolitico Inferiore di Casella di Maida. 

Nello stesso Golfo, tra l’VIII ed il V secolo a.C. sorgevano importanti centri abitati della Magna Grecia come Hipponion, Temesa e Terina. 

Per tutelare e valorizzare questo prezioso patrimonio costiero e le sue ricche specificità sono necessari interventi concreti da perseguire dall’insieme delle classi dirigenti come avviene nella sopracitata Emilia Romagna e non come avviene  in Calabria, dove permane sia la rassegnata passività dei più, sia la sterile e strumentale contrapposizione tra chi utilizza l’inquinamento marino per apparire e ottenere consensi elettorali con proteste o promesse a seconda del ruolo, di minoranza o maggioranza, che riveste nel governo dei vari Enti pubblici. 

Evidentemente, solo tessendo una concreta unità d’intenti per il bene comune tra le varie componenti sociali, politiche ed economiche regionali si riuscirà ad impedire di continuare ad utilizzare il mare come “una discarica che tutti possono utilizzare pur di risparmiare soldi pubblici e privati” come denunciato dalla Corte dei Conti a seguito di indagini in corrispondenza dello stesso tratto di costa tirrenica di recente interessata dall’Operazione “deep”; e di considerare che “tenere pulito il mare significa anche guardare alla salute dei calabresi”.  (mp)

[Mario Pileggi è geologo del Consiglio Nazionale “Amici della Terra”]

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