MAR DI CALABRIA, SPLASH IN ACQUE PULITE
È UN OTTIMO ASSIST AL TURISMO BALNEARE

di MARIO PILEGGILo stato di salute dei mari per l’inizio della stagione balneare 2022, certificato dall’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, autorizza la balneazione su oltre 654 dei 716 Km di spiagge disponibili nella Regione. In pratica più di  quelli disponibili nell’insieme di sette regioni come: Veneto, Emilia-Romagna, Friuli, Abruzzo, Marche, Molise e Basilicata. 

La novità dei dati ufficiali non è solo quella dell’aumento delle spiagge idonee alla balneazione ma anche quella del miglioramento della qualità delle acque del Tirreno e dello Jonio, in controtendenza rispetto al progressivo peggioramento degli ultimi cinque anni. 

L’aumento delle spiagge idonee alla balneazione è di 1313 metri rispetto ai 653.523 del 2021 per la riduzione della lunghezza complessiva delle spiagge con acque classificate di qualità scarsa che nel 2021era aumentata fino a 17.508 metri mentre all’inizio dell’attuale stagione si è ridotta a complessivi 16.195 metri

Aumentano dello 0,44% rispetto alla stagione balneare 2021, anche le aree con acque classificate di qualità eccellente. 

Le novità dell’aumento delle acque classificate di qualità eccellente e della contemporanea riduzione delle aree con acque classificate di qualità scarsa, ed anche la localizzazione delle aree con i divieti per inquinamento non si registrano in modo omogeneo nelle cinque Province ma, come evidenzieremo nei prossimi giorni a conclusione del Rapporto, sono legate essenzialmente ad alcune località. Significative differenze della qualità delle acque, su scala provinciale e anche nell’ambito di una stessa Provincia, emergono anche dal confronto dei dati Arpacal relativi all’attuale stagione balneare con quelli delle stagioni precedenti.

Emerge, ad esempio, che per la stagione balneare 2022 la lunghezza delle aree con acque di qualità scarsa nella Provincia di Vibo Valenzia si è ridotta complessivamente a 560 metri, cioè a meno di un terzo rispetto ai 1.873 metri del 2021. Va considerato che le acque adibite alla balneazione sono classificate di qualità scarsa quando i parametri microbiologici di “Escherichia coli” ed ” Enterococchi Intestinali” superano il limite imposto dalla normativa vigente per la tutela della salute dei bagnanti.

Nel contesto regionale, dai dati sulla classificazione della qualità delle acque di balneazione per la stagione 2022 si rileva: 

–  lunghezza complessiva delle aree con acque di qualità eccellente di 593.643 metri con una percentuale dell’88,47% in crescita rispetto all’88,03 % del 2021 ma ancora di molto inferiore al 93% del 2017; 

– lunghezza delle aree con acque classificate di qualità buona di 45.695 metri pari al 6,81%, in riduzione rispetto al 7,05% del 2021;

–  lunghezza delle aree con acque classificate di qualità sufficiente di 15.498 metri, pari al 2,31% come nel 2021;

– lunghezza complessiva delle aree con acque di qualità scarsa di 16.195 metri sul 2,41%, in diminuzione rispetto al 2,61% del 2021. 

In pratica, i dati ufficiali della classificazione, confermati delle analisi delle acque effettuate nei mesi scorsi dall’Arpacal in tutti i comuni costieri, certificano la idoneità alla balneazione, e quindi l’assenza di rischi per la salute, su ben 653.523 metri di costa. 

Dei 716 Km di costa disponibili la parte adibita alla balneazione e monitorata è il 93,8%. Il restante 6,2% non adibito alla balneazione per quanto previsto dal D.Lgs. 116/2008 è vietato alla balneazione sia per l’inquinamento essenzialmente localizzato in corrispondenza delle foci dei corsi d’acqua sia per motivi diversi come in corrispondenza di Porti e scogliere inaccessibili. 

Gli stessi dati ufficiali dell’Agenzia Regionale per la Protezione l’Ambiente nel complesso certificano un buon stato di salute dei mari calabresi e alcune criticità, in particolare nelle Province di Reggio Calabria e Cosenza, localizzate in corrispondenza di alcuni tratti di costa prossimi alle foci di corsi d’acqua, ad alcuni impianti di depurazione malfunzionanti e vari scarichi abusivi che giungono a mare anche tramite canali o torrenti.

Sulle criticità riguardanti i 38 comuni e 48 impianti di depurazione localizzati lungo la fascia costiera Tirrenica compresa tra i comuni di Tortora e Nicotera, a partire dall’autunno scorso,  si è posta l’attenzione di varie istituzioni con interventi di Procure, Carabinieri e l’Ordinanza del Presidente della Regione N. 9 del 17 Marzo 2022 sulle “Disposizioni per la gestione dei fanghi prodotti dal trattamento delle acque reflue urbane al fine di garantire la corretta erogazione del servizio pubblico di depurazione”. E, recentemente, il commissariamento dei Depuratori in 14 comuni da parte della Regione.

L’efficacia di questi interventi sarà evidente nei prossimi mesi quando entreremo nel pieno della stagione balneare. In ogni caso si tratta di interventi certamente utili e da integrare con adeguati investimenti negli impianti di trattamento delle acque reflue urbane e il miglioramento delle reti delle acque reflue come si sta facendo in altre regioni del BelPaese.

Evidentemente bisogna smetterla concretamente di considerare il mare “una discarica che tutti possono utilizzare pur di risparmiare soldi pubblici e privati” come riportato nelle due Relazioni della Corte dei Conti su “la gestione delle risorse pubbliche finalizzata a prevenire l’inquinamento delle coste, a risanare le stesse, a migliorare la qualità delle acque destinate alla balneazione e a tutelare la salute pubblica”, proprio in corrispondenza dello stesso tratto di costa tirrenica e dei 38 comuni oggetto dell’Operazione “deep” dei Carabinieri e dell’Ordinanza del Presidente della Regione.

Così come bisogna smetterla di continuare ad ignorare che competenze e responsabilità della gestione e del controllo del territorio, compresi gli scarichi che inquinano il mare, appartengono a quelle Amministrazioni Pubbliche che, secondo i magistrati della Corte dei Conti della regione Calabria: “hanno mostrato una insufficiente consapevolezza delle proprie funzioni e competenze”, mentre “la protezione dell’ambiente e della salute pubblica impongono alle amministrazioni pubbliche di ridurre l’inquinamento delle acque di balneazione e di preservare queste ultime da un deterioramento ulteriore”.

S’impone anche il rispetto delle norme e Direttive europee riguardanti l’obbligo di informare e far conoscere la qualità delle acque marine e le specificità del patrimonio costiero bagnato dal Tirreno e dallo Ionio meridionali. E tra le specificità, rare nella Penisola, sono da far conoscere: la natura e quantità delle spiagge naturali, tra le più assolate e  a misura bambini e famiglie alle quali sono state assegnate 19 bandiere verdi della Foundation for Environmental Education (FEE), formate da frammenti di rocce di tutte le ere geologiche che documentano la nascita ed evoluzione del paesaggio dell’intera Penisola e degli insediamenti umani dell’intero Belpaese; gli assetti idro-geomorfologici che consentono la presenza e lo sviluppo della più grande varietà di habitat e forme di vita in ambiente acquatico e terrestre; la ricca varietà di prodotti enogastronomici sempre più apprezzati in tutti i continenti; i numerosi e antichi giacimenti storico-archeologici di tutte epoche. (mp)

[Mario Pileggi è geologo del Consiglio nazionale Amici della Terra]

IL DOCUMENTO DELLA GIUNTA REGIONALE SULLA DEPURAZIONE

DEPURAZIONE 20.06.22_c

LA CALABRIA IGNORA GIORNATA DEL MARE
MANCANO INFORMAZIONI SU BALNEAZIONE

di MARIO PILEGGIIn gran parte della Calabria e nei comuni del Tirreno lametino si è persa anche quest’anno l’occasione di celebrare la “Giornata del mare e della cultura marinara” per valorizzare il prezioso patrimonio costiero. A differenza del resto di altre realtà territoriali meno centrali nel Mediterraneo si continua ad ignorare che la Repubblica italiana riconosce l’11 aprile di ogni anno la “Giornata del mare e della cultura marinara” allo scopo di promuovere e sviluppare la cultura per la valorizzazione del mare.

Occasione persa anche per mantenere i riflettori accesi su due recenti eventi straordinari relativi ai problemi della depurazione e dell’inquinamento marino.

Il primo evento di carattere amministrativo è la decisione del Presidente Occhiuto di rendere noti alcuni dati sulla maladepurazione, di attribuire alla Regione i poteri straordinari per lo smaltimento dei fanghi di depurazione e di dichiarare che “tenere pulito il mare significa anche guardare alla salute dei calabresi”.

Il secondo evento sempre in tema d’inquinamento marino è l’indagine dei Carabinieri, Operazione “deep”, effettuata con l’impiego di notevoli mezzi e uomini sulla condizione degli scarichi e impianti di depurazione sui litorali e l’entroterra del tratto costiero compreso tra i comuni di Gioa Tauro e Tortora. 

Si comprende la rilevanza di questi avvenimenti se si considera che simili interventi non si sono mai registrati a far data del 1999, anno di inizio delle nostre pubbliche denunce-proposte sulla condizione delle acque marine e sulla necessità di tutelare e valorizzare il prezioso patrimonio costiero, documentate anche da questo giornale. 

Incongruenze e carenze informative ancora persistenti da parte di tutti gli Enti preposti che illustreremo nel prossimo Rapporto 2022 sullo Stato di salute dei Mari. Intanto è da rilevare che mentre in Calabria non si rende noto il giorno di apertura e chiusura della stagione balneare 2022, nella limitrofa Regione Basilicata è già aperta e si chiuderà non a Settembre ma il 31 ottobre.

D’altra parte si estende sempre più in tutta la regione la protesta organizzata, in particolare sui social, contro il ricorrente inquinamento delle acque marine e per un “Mare Pulito” sia sul Tirreno che sullo Jonio. In proposito è da segnalare il recente raggruppamento di numerose sigle ed associazioni, (LIPU Calabria, Associazione Pinetamare Insieme, Legambiente Lamezia, Costa Nostra, Lamezia Rifiuti Zero, Vitambiente Lamezia, Comitato Ginepri, Logos & Polis, Amici della Terra Calabria, Slow Food Lamezia, Marevivo Lamezia, WWF O.A. Vibo/Vallata dello Stilaro), denominato “Uniti per il Golfo di Sant’Eufemia” e promotore dell’incontro-confronto con sindaci e amministratori di venerdì scorso, nei locali del Civico Trame di Lamezia Terme su strategie da mettere e/o messe in atto da parte di tutti i Comuni del Golfo di Sant’Eufemia per contrastare l’inquinamento marino. 

È ancora presto per dire se tutto ciò consentirà, nella prossima stagione balneare, di fare i bagni ovunque e a tutte le ore del giorno in un mare perfettamente pulito. 

In ogni caso, gli avvenimenti delle scorse settimane favoriscono una crescita dell’attenzione e delle attività per la tutela e valorizzazione del mare e del nostro prezioso patrimonio costiero. 

Interesse ed attività che, per la concreta risoluzione dei problemi dell’inquinamento, richiedono interventi sulle reti e gli impianti di depurazione e risorse economiche notevoli come avviene in alcune realtà costiere del BelPaese. 

Nelle stesse realtà costiere, come ad esempio in corrispondenza delle spiagge dell’Emilia Romagna, sono in fase di ultimazione nuovissimi impianti idonei ad eliminare l’inquinamento e rendere balneabili anche le foci di canali e corsi d’acqua nel passato inibiti in modo permanente alla balneazione. 

In proposito è da ribadire che i 34 Km di spiaggia del lametino con i 68 Km di costa del vibonese raggiungono la stessa lunghezza e disponibilità di tutte le spiagge adibite alla balneazione nel Veneto e nella intera regione Emilia Romagna dove arrivano più di 5 milioni di turisti balneari all’anno, più della metà degli 8 milioni che visitano la regione ogni anno. 

Sulla rilevanza e potenzialità delle ricchezze del patrimonio costiero disponibile nel Golfo di S. Eufemia sono da aggiungere le specificità degli assetti idro-geomorfologici favorevoli allo sviluppo della più grande varietà di habitat e forme di vita in ambiente acquatico e terrestre.  

E un microclima favorevolissimo per la più lunga durata della stagione balneare del Mediterraneo e con tratti di costa caratterizzati da una ventilazione particolarmente favorevole anche per attività e gare sportive internazionali.

Sulla ricchissima biodiversità è da ribadire la rilevanza delle recenti scoperte delle due specie megabentoniche, Topsentia calabrisellae e Halicona fimbriata, che vivono nelle acque del mare lametino tra i 70 ed  90 metri di profondità. E in un contesto idrogeomorfologico unico che rende possibile in una superficie di pochi chilometri quadrati del Golfo di S.Eufemia la presenza, tra l’altro, di varie oasi di Coralli finora non rilevata in nessun altra area dell’intero Mediterraneo e oggetto d’interesse anche dell’Università di Cambridge.

Sulla geodiversità e grande varietà di spiagge che caratterizzano il Golfo di S. Eufemia va ricordato che le stesse sono formate da frammenti di rocce di tutte le ere geologiche che documentano la nascita ed evoluzione sia del paesaggio terrestre sia degli insediamenti umani dell’intero Belpaese. 

Con specificità rare nelle coste della Penisola come gli ammassi granitici di Parghelia e Capo Vaticano generati dallo stesso magma che ha generato le più note coste granitiche della Sardegna e dai quali sono stati separati a seguito d’imponenti movimenti della crosta terrestre iniziati milioni di anni fa e ancora in atto nel Tirreno. 

Sull’importanza naturalistica del Territorio del Golfo sono da considerare le varie ZSC (Zona Speciale di Conservazione) come i “Fondali di Pizzo” e la ben nota Oasi WWF del Lago dell’Angitola che rappresenta una zona umida di importanza internazionale, tappa fondamentale degli uccelli migratori. La stessa Oasi, che si trova in una Zona Speciale di Conservazione (IT9340086), si estende per circa 875 ettari e comprende un lago artificiale sul fiume Angitola di 196 ha che offre un rifugio a molte specie di uccelli.  E nel settore centro-settentrionale del Golfo, i Siti d’Interesse Comunitario SIC denominati: “Dune dell’Angitola” e “Lago la Vota”. Quest’ultimo si estende si estende per circa 200 ettari lungo un tratto di costa compreso fra Capo Suvero e Gizzeria Lido. 

Le “Dune dell’Angitola” Sito “SIC IT9330089″, nel settore centrale del Golfo, si estende per 383 ettari dalla destra della foce del Fiume Angitola fino alla foce del Torrente Turrina nel comune di Curinga.

Oltre ad una grande varietà di preziosi aspetti naturalistici, paesaggistici ed ambientali sui litorali del Golfo di S. Eufemia esiste un rilevante e unico patrimonio archeologico a partire dai manufatti in pietra risalenti al Paleolitico Inferiore di Casella di Maida. 

Nello stesso Golfo, tra l’VIII ed il V secolo a.C. sorgevano importanti centri abitati della Magna Grecia come Hipponion, Temesa e Terina. 

Per tutelare e valorizzare questo prezioso patrimonio costiero e le sue ricche specificità sono necessari interventi concreti da perseguire dall’insieme delle classi dirigenti come avviene nella sopracitata Emilia Romagna e non come avviene  in Calabria, dove permane sia la rassegnata passività dei più, sia la sterile e strumentale contrapposizione tra chi utilizza l’inquinamento marino per apparire e ottenere consensi elettorali con proteste o promesse a seconda del ruolo, di minoranza o maggioranza, che riveste nel governo dei vari Enti pubblici. 

Evidentemente, solo tessendo una concreta unità d’intenti per il bene comune tra le varie componenti sociali, politiche ed economiche regionali si riuscirà ad impedire di continuare ad utilizzare il mare come “una discarica che tutti possono utilizzare pur di risparmiare soldi pubblici e privati” come denunciato dalla Corte dei Conti a seguito di indagini in corrispondenza dello stesso tratto di costa tirrenica di recente interessata dall’Operazione “deep”; e di considerare che “tenere pulito il mare significa anche guardare alla salute dei calabresi”.  (mp)

[Mario Pileggi è geologo del Consiglio Nazionale “Amici della Terra”]