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L’amaro di Roccella “Rupes Gold” è il miglior liquore del mondo 2021

Amaro Rupes Gold

Prestigioso riconoscimento per l’amaro Rupes Gold, che è stato decretato, per la seconda volta, come il Miglior liquore del mondo 2021. La giuria internazionale del World Liqueur Awards, infatti, ha ripremiato «l’anima classica e “ben eseguita” dell’Amaro di Roccella Jonica, che affonda le radici in secoli di tradizione “spiritosa” calabrese».

L’amaro, tra le altre cose, nel 2021 ha vinto altri due importanti riconoscimenti: il World’s Best Herbal ed il Best Italian Herbal, con la seguente nota di degustazione: «Arancia predominante nell’aroma, l’integrazione tra il dolce e l’amaro è molto ben espressa. Un profilo semplice ma molto ben eseguito»; dunque il gradino più alto del podio a livello mondiale.

«Rupes Gold – si legge in una nota – grazie al suo gusto deciso e raffinato, dal carattere inconfondibilmente calabrese, recupera questa storia, che racconta un territorio e le sue eccellenze partendo dai prodotti della natura che nascono naturalmente e crescono genuinamente. Trenta erbe officinali ed aromatiche, provenienti dalla Locride, realizzano questa singolare e piacevole alchimia tra note erbacee amare, speziate ed amabili. Per la preparazione di Rupes Gold viene ancora utilizzato il vecchio metodo artigianale della macerazione a freddo degli ingredienti, tra i quali spiccano il finocchietto selvatico, le radici di liquirizia calabrese e l’alloro e una nota agrumata di arancia amara di Calabria e poi lasciato affinare in barrique di rovere».

«Degustandolo – continua la nota – si può rivivere ancora oggi la leggenda che narra di come il nome fu coniato da intellettuali patrioti nella prima metà dell’800, precursori dei moti Carbonari che portarono all’Unità, facendolo derivare dal luogo in cui veniva distillato: ai piedi della famosa Rupe di Roccella, un tempo Anphisia».

«Passarono molti anni – si legge ancora nella nota – e Vincenzo, mastro distillatore, detentore della ricetta originale e capostipite della famiglia Errigo, prima di morire alla fine del XIX secolo, strappa una promessa al figlio: “La ricetta di Rupes dovrà essere tramandata ma il racconto di quegli incontri per la libertà dovrà rimanere un segreto almeno per un secolo”; aleggiava ancora la trepidazione del Regno dei I Borbone che lasciava il passo all’Italia unita. Così quella ricetta fu tramandata nel silenzio, di padre in figlio, per quattro generazioni. ​Rupes quindi trova le sue radici dall’incontro tra un semplice commerciante con alcuni giovani dagli alti ideali».

«E, grazie a Vincenzo – conclude la nota – scomparso nel 2019, che portava il nome del suo trisavolo, ed ai due figli Francesco e Luca, ritorna sulle tavole; ed è bello pensare ad un brindisi, ora come allora, per la libertà ed il piacere, in un momento storico in cui l’Unità Nazionale è ritornata alle coscienze come valore aggiunto nell’essere italiani». (rrc)

 

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