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Le reazioni e i commenti alla sentenza Tar, tra maggioranza e opposizioni

La sede del Tar Calabria a Catanzaro

Numerose le reazioni e i commenti, con evidenti differenziazioni tra maggioranza e opposizione.

Jole Santelli 

«Prendiamo atto della decisione del Tar, ma non nascondiamo il rammarico per una pronuncia che provoca inevitabilmente una battuta d’arresto ai danni di una regione che stava ripartendo dopo due mesi di lockdown e dopo immensi sacrifici da parte dei cittadini.

Una scelta così importante spettava alla Corte costituzionale, l’unico organo in grado di fare chiarezza sul rapporto tra governo centrale e Regioni. Valuteremo, pertanto, la possibilità di sollevare un conflitto di attribuzione davanti alla Consulta.

Il Governo Conte, comunque, ha poco da esultare: si tratta di una vittoria di Pirro che calpesta i diritti dei cittadini, dopo che per 11 giorni l’ordinanza ha avuto validità.

Per quanto mi riguarda, contesto con forza la decisione politica di impugnare l’ordinanza in esame e la volontà, da parte del Governo, di imporre le proprie decisioni con pervicacia e violando l’autonomia della Regione Calabria.

La mia regione, in ogni caso, ha vinto, perché ha messo le esigenze del Sud al centro del dibattito e ha fatto emergere la necessità di discutere a fondo la Fase due.

La Calabria e il Sud hanno vinto perché hanno dimostrato di voler lavorare e di non pretendere politiche di assistenza».


Mimmo Tallini, presidente Consiglio regionale

«Poteva essere semmai il Parlamento, nel quadro di una rivisitazione del Titolo V della Costituzione, a reintrodurre in Italia la ‘clausola di supremazia’ dello Stato sulle Regioni. Non poteva certo farlo il Tar della Calabria con le motivazioni contenute nella sua sentenza che ha annullato l’ordinanza della Presidente Santelli sulla riapertura in sicurezza di ristoranti e bar».

Motivazioni che nei fatti annullano ogni margine di autodeterminazione delle Regioni italiane, soccombenti rispetto ad uno straripante potere centrale che riduce le istituzioni locali al ruolo di semplici esecutrici anche nelle materie concorrenti come la sanità.

Lo dico con profondo rispetto nei confronti della magistratura amministrativa e senza alcuna intenzione polemica, ma ritengo che questa decisione scaverà inevitabilmente un solco molto profondo tra lo Stato centrale e le Regioni, a prescindere dal loro colore politico, poiché incide direttamente sul potere di autodeterminazione delle Istituzioni regionali.

Tutto ciò avviene, paradossalmente, nel Cinquantesimo anniversario della nascita delle Regioni. Parliamo di nascita o di morte? La sentenza del TAR Calabria sarà inevitabilmente utilizzata dal Governo nei confronti di tutte le altre Regioni italiane che oseranno armonizzare in chiave locale le linee guida dell’Esecutivo che peraltro nessuno di noi contesta, così come nessuno contesta il ruolo di coordinamento centrale in tema di emergenza sanitaria. Avevo auspicato un passo indietro del ministro Boccia, chiedendo di avviare un dialogo proficuo e leale, ricercando una soluzione condivisa che evitasse il braccio di ferro giudiziario

Si è preferita la strada dello scontro politico-istituzionale che non porterà da nessuna parte. Si badi bene, l’introduzione nei fatti della ‘clausola di supremazia’, contenuta nelle motivazioni della sentenza, è un problema che riguarda tutti.  Non è più solo una questione calabrese. Ne prendano atto tutte le forze politiche nazionali, di ogni schieramento, di governo e di opposizione, se hanno davvero a cuore l’assetto regionalista della nostra Repubblica e vogliono evitare una curvatura centralistica del nostro sistema democratico».


Pippo Callipo, leader di Io resto in Calabria

«Non ha vinto nessuno e soprattutto ha perso la Calabria. Con la pronuncia del Tar sull’ordinanza della Regione n. 37 del 29 aprile la giustizia amministrativa conferma ciò che già nell’immediatezza suggeriva il semplice buon senso». È quanto dichiara Pippo Callipo, capogruppo di “Io resto in Calabria” in Consiglio regionale, commentando la pronuncia del Tar che ha accolto il ricorso del Governo sull’ordinanza che prevedeva la riapertura di bar e ristoranti con tavoli all’aperto. «Il provvedimento – prosegue Callipo – ha fatto guadagnare la ribalta mediatica alla presidente Jole Santelli ma ha suscitato la contrarietà dei medici calabresi. Inoltre non è servito a un pur minimo rilancio della nostra economia e non ha dato neanche un segnale di speranza. Solo caos e propaganda sulla pelle dei calabresi. La prima risposta, d’altronde, l’hanno data gli stessi esercenti che per la stragrande maggioranza hanno deciso di attenersi alle regole stabilite dal governo. Evidentemente non era possibile riaprire dalla sera alla mattina senza avere indicazioni chiare né assistenza in materia di precauzioni igieniche e sanitarie. Avevamo fatto notare sin da subito quanto il provvedimento fosse irresponsabile, incoerente e intempestivo, purtroppo siamo stati facili profeti. La Calabria – conclude Callipo – è stata piegata a un gioco politico deciso a Roma e ha perso solo di credibilità. Non se ne sentiva proprio il bisogno. Da adesso, con il massimo senso di responsabilità, è bene che si facciano meno ordinanze spot e che ci siano più confronto e tempestività nell’aiutare concretamente i calabresi a rialzarsi».


Stefano Graziano, commissario Pd in Calabria

«C’è voluta una sentenza del Tar per difendere pienamente la salute dei calabresi dal governo regionale”. Così il commissario regionale del Partito democratico Stefano Graziano commenta la decisione del Tribunale amministrativo regionale di Catanzaro che ha accolto il ricorso del governo contro l’ordinanza  Santelli sulle riaperture delle attività come bar, ristoranti ed agriturismi. “Adesso che la giustizia si è espressa chiediamo alla Santelli chi si assumerà la responsabilità se nei prossimi giorni l’Inail dovesse segnalare che qualcuno ha contratto il virus nel corso dell’orario di lavoro, cosa che ovviamente ci auguriamo non accada. Dal 18, valutate le due settimane di fase due, si potrà aprire in sicurezza e con regole certe».


Francesco Talarico, assessore regionale al Bilancio

«La sentenza del Tar non può di certo fare gioire un Governo nazionale che fin qui ha commesso tantissimi errori, esasperando i rapporti con le Regioni.

La Calabria grazie anche alle scelte della governatrice Jole Santelli è riuscita a contenere il contagio da Covid-19 ed è pronta alla ripartenza già da qualche tempo, così come lo sono altre Regioni italiane, soprattutto nel Mezzogiorno. Da qui la necessità di accelerare alcune aperture per non compromettere il futuro dell’economia regionale già molto fragile.

Il Governo, dunque, avrebbe dovuto elaborare una fase due non univoca sul tutto il territorio nazionale ma diversificata, consentendo alle Regioni, in relazione al numero dei contagi, di poter adottare provvedimenti in base alla situazione reale.

Un chiaro errore del Governo Conte, che con tali decisioni calpesta le autonomie regionali ignorando le esigenze dei territori imponendo le proprie decisioni per ragioni meramente politiche, vista la preannunciata riapertura nei prossimi giorni.

Nel merito poi l’ordinanza del presidente della giunta non ha fatto altro che concedere qualche spiraglio in più ai piccoli imprenditori calabresi, titolari di bar e ristoranti, per ricominciare a lavorare e non compromettere ulteriormente le proprie attività.

Dei piccoli segnali di apertura, pienamente giustificati dal numero basso di contagiati in Calabria, rispondenti alle richieste provenienti dalle categorie produttive e che ben contemperava la tutela della salute pubblica con il diritto al lavoro.

Un provvedimento che ben si era inserito nelle misure adottate dalla giunta e contenute nel bilancio regionale, approvato sul finire del mese di aprile, per dare sostegno alle imprese, ai professionisti e alle famiglie calabresi. Un percorso che in ogni caso, aldilà della sentenza del TAR, dovrà proseguire con impegno nelle prossime settimane».


Gianluca Gallo, assessore regionale al’Agricoltura e al Welfare

«Prendiamo atto del pronunciamento del Tar, ma non sfuggono più a nessuno le contraddizioni di un Governo che chiude la Calabria ma salvaguarda Regioni amiche

Un comma finalizzato a ridare ossigeno ad un’economia strozzata dalla crisi sanitaria è stato trasformato in materia di duello istituzionale da un Governo che nel mentre si appresta a riaprire, da qui a qualche giorno, le stesse attività di cui ha ottenuto oggi la chiusura in Calabria, si muove con passo diverso nei riguardi di Regioni che hanno autorizzato attività ben più invasive. Si pensi che la Puglia, qualche giorno fa, ha emanato un’ordinanza per consentire, a nostro parere giustamente, la riapertura di estetisti e parrucchieri. Eppure, non una parola l’Esecutivo ha ritenuto di dover spendere al riguardo, a dimostrazione di una differenza di trattamento che spiega tante cose

La Calabria, con la sua battaglia, ha impresso un’accelerazione al processo delle riaperture che da qui a poco riguarderà gran parte dell’Italia. Abbiamo inteso rappresentare, nel primario rispetto delle esigenze di carattere sanitario, la voce del popolo delle partite Iva, dei piccoli imprenditori, di quanti ogni giorno hanno la necessità di sbarcare il lunario perché non garantiti da un posto fisso o da rendite di posizione.

Il Governo, però, ha preferito imboccare altra strada.Dispiace constatare che il centrosinistra calabrese, invece di sostenere questo percorso o quantomeno di sollecitare il Governo al mantenimento degli impegni assunti con lavoratori e cittadini, strumentalizzi la sentenza ergendosi a paladini di etica, legalità e ed epidemiologia, con disciplina di partito al fianco di coloro i quali dopo aver dichiarato a Roma l’emergenza sanitaria il 31 Gennaio, a fine Febbraio correvano a bere aperitivi in Lombardia in favore di telecamera, al grido di “Milano non si ferma”. Oggi festeggiano per aver chiuso la Calabria, invece di aiutarla a ripartire».


Partito Democratico, gruppo consiliare Palazzo San Giorgio Reggio Calabria

«Jole Santelli è stata bocciata su tutta la linea. La sua ordinanza, frutto di assoluta irresponsabilità ed incurante delle più basilari prassi di concertazione istituzionale, ha messo a rischio la salute dei calabresi per meri calcoli politici.

L’ordinanza Santelli, impugnata dal Governo e bloccata oggi ufficialmente dal Tar della Calabria, aveva destato da subito le perplessità, in alcuni casi le vibranti proteste, dell’intera comunità calabrese. Nei fatti respinta dalla stragrande maggioranza dei sindaci tutta la Calabria, dalla stessa Associazione Nazionale Comuni Italiani locale e nazionale, dalla task force di esperti nominata dalla stessa Santelli, dall’ordine dei medici regionale e, soprattutto, dai commercianti e dai cittadini che, con grande senso di responsabilità, non hanno abboccato alla trappola offerta loro da quell’atto firmato in notturna e, per giunta, alla vigilia di una scadenza critica come quella del primo maggio».


M5S (Francesco Sapia, Bianca Laura Granato, Giuseppe d’Ippolito, Paolo Parentela)

«La sentenza con cui il Tar ha accolto il ricorso del governo contro la Regione Calabria certifica il passo falso della presidentessa Jole Santelli. Più volte l’avevamo invitata a ritirare l’ordinanza che per oltre una settimana ha messo a rischio i calabresi». Lo affermano, in una nota, i parlamentari M5S Francesco Sapia, Bianca Laura Granato, Giuseppe d’Ippolito e Paolo Parentela, «Ci auguriamo – sottolineano i parlamentari del Movimento 5 Stelle – che Santelli impari la lezione di rispetto istituzionale e da qui in avanti accetti che l’emergenza Covid va gestita in armonia con il governo e nell’esclusivo interesse dei cittadini, senza cedere agli ordini di partito». «Speriamo – concludono i parlamentari M5S – che da adesso in poi ci sia piena collaborazione istituzionale e, soprattutto, che non si giochi sulla pelle dei calabresi. Santelli imbocchi la strada della prudenza e del confronto e riveda subito il bando di “Riparti Calabria”, che penalizza ingiustamente tante imprese in difficoltà».


Marco Siclari, senatore Forza Italia

«Il Governo ha causato il caos nella gestione dell’emergenza e sta continuando a mantenere una totale anarchia nella fissazione delle misure e nella loro applicazione. Il caso della Calabria è emblematico: la Presidente Santelli si è limitata ad anticipare alcune misure di riapertura nel solco delle indicazioni governative ed è stata bloccata dall’azione governativa a fronte di iniziative di altre Regioni che sono passate sotto silenzio».
«Il Governo non sta interpretando la differenza del quadro epidemiologico nei vari territori, insistendo con misure uguali pur in presenza di situazioni molto differenti. Oggi vi è il bisogno di lavorare rispettando le indicazioni date per evitare il contagio. L’auspicio è che in tempi brevissimi la parola passi alle Regioni che sanno meglio interpretare le disposizioni adattandole ai contesti territoriali».

Francesco Cannizzaro, deputato Forza Italia
«La Regione Sardegna, dallo scorso 4 Maggio, consente la celebrazione delle messe con i fedeli nelle chiese. Le Regioni Toscana, Lazio e Sicilia hanno riaperto i cimiteri già da una settimana, in tutti i casi con ordinanze più liberali rispetto al DPCM del Governo che invece aveva prorogato queste chiusure. Non capisco perché solo alla Calabria non è stato consentito di tornare a lavorare, con il ricorso al Tar e polemiche enormi contro la scelta della Regione di consentire in piena sicurezza a bar e pizzerie di servire i clienti nei tavoli all’aperto».

«La Calabria ha azzerato i contagi da ormai 20 giorni, e c’è tanta voglia di ripartire. I ristoratori e i consumatori hanno partecipato all’udienza affianco alla Regione, vogliono lavorare, vogliono produrre, vogliono riappropriarsi di dignità e libertà negate da mesi. Perché negarlo? Perché proprio alla Calabria? È paradossale negare i tavoli all’aperto qui che abbiamo già trenta gradi e splende il sole, mentre i locali sono aperti e chiunque prende da mangiare e lo consuma all’aperto, nelle panchine pubbliche o sul marciapiede. I calabresi stanno pagando sulla loro pelle la battaglia ideologica e politica del Governo Pd-M5S. Che per quest’emergenza ne ha combinate di tutti i colori, dapprima ha sottovalutato, non ha avuto il coraggio di chiudere al Nord quando andava fatto, poi ha consentito a migliaia di persone di muoversi dal focolaio verso il Sud provocando l’arrivo del virus anche nel meridione, e adesso blocca i territori che vogliono ripartire ma al tempo stesso non prevede aiuti efficaci per i lavoratori che a metà maggio aspettano ancora i soldi di marzo. Cosa succederà a bar e pizzerie che da dieci giorni avevano riaperto, acquistando merce, pagando i dipendenti? È una follia dei comunisti e sono convinto che i calabresi se ne ricorderanno quando si tornerà a votare: adesso è palese chi sono i veri nemici di questa terra»


Giuseppe Falcomatà, sindaco metropolitano di Reggio Calabria

«Oggi la sentenza del Tar di fatto certifica l’illegittimità e l’inopportunità dell’assurdo provvedimento adottato dalla Regione Calabria. Un’ordinanza alla quale negli ultimi giorni si erano opposti l’ordine dei medici, la task force degli esperti medici nominati dalla stessa Regione, l’Anci territoriale e nazionale insieme alla stragrande maggioranza dei sindaci calabresi, il Governo che aveva chiesto che venisse modificata ricevendo il benservito dalla Governatrice, ma soprattutto gli stessi operatori economici e i cittadini cui il provvedimento era diretto.
«È chiaro che non si tratta di una normale vicenda amministrativa ma di una questione che ha messo gravemente a rischio la salute dei calabresi e che quindi non poteva passare in cavalleria. Da parte nostra abbiamo immediatamente posto un argine a questo scempio disponendo un’ordinanza che superasse le novità introdotte dalla Regione quasi nottetempo, alla vigilia di una data sensibile come l’1 maggio, allineandoci con le disposizioni del Governo sostenute da serie valutazioni scientifiche e mettendo al riparo dai rischi i nostri concittadini. Allo stesso tempo abbiamo ritenuto di costituirci in giudizio per accertare se l’ordinanza potesse produrre danni al nostro territorio, cosa effettivamente verificata dal Tar che oggi fortunatamente ha messo la parola fine su una vicenda che ci saremmo volentieri risparmiati». 

Francesco Pitaro, consigliere regionale Gruppo Misto

«L’ordinanza della discordia ha consentito alla presidente Santelli di guadagnare la scena mediatica, ma ha trascinato la Regione in un inutile scontro con il Governo determinato da finalità politiche. Un superflop! La Giunta regionale – sostiene il consigliere regionale Francesco Pitaro (g.misto) – si concentri sulla crisi economica e sociale più grave dal dopoguerra. E lo faccia non più in solitudine, ma attivando la concertazione sociale e consentendo la partecipazione propositiva del Consiglio regionale che, dopo mesi dal voto,  sta ancora  attendendo di sapere qual è l’idea di Calabria dell’on. Santelli»


Giovanni Arruzzolo, capogruppo Forza Italia Consiglio regionale Calabria

«La decisione del Tar lascia una scia di rammarico e di delusione. La Presidente Santelli ha avuto il coraggio di mettere al centro le esigenze dei suoi cittadini e di imprese letteralmente affossati da una chiusura e da una crisi senza precedenti. Far ripartire la Calabria era la scelta più che legittima per il bassissimo numero di contagi presenti nella nostra terra e per il principio di differenziazione regionale che, in questa fase due segnata dalla necessità di dare messaggi di speranza, non può non essere una discriminante fondamentale nel contesto dell’emergenza codiv. 

«Il paradosso è che questa ordinanza – e dobbiamo ammettere che le conclusioni cui è giunto il Tar lasciano molte perplessità, dovendo investire, invece, una decisione così importante la Corte Costituzionale – è rimasta in vita ben undici giorni e coincide con quella che, a breve, sarà, comunque, la ripartenza stabilita. Una situazione che il Governo avrebbe potuto evitare in nome del buon senso che deve sempre contraddistinguere l’agire politico-istituzionale, al di là del colore politico. E ciò, soprattutto in situazioni drammatiche come questa che sta attraversando il nostro Paese e che richiedono, più che mai, unità e condivisione di fronte a decisioni supportate dall’essere la Calabria zona verde e finalizzate a dare una boccata di ossigeno al fragile tessuto economico e sociale della nostra regione».


Domenico Bevacqua, capogruppo PD Consiglio regionale Calabria

«La sentenza del TAR testimonia quanto da noi più volte sostenuto, e cioè che la violazione dei principi di legalità sta diventando una costante, un modus operandi continuo di questa Giunta regionale. Ma l’arroganza istituzionale non paga: il giudice amministrativo ha messo termine oggi a uno scontro insensato avviato, con la sua ordinanza, dalla Presidente Santelli che si è mossa in maniera irragionevole, senza la necessaria responsabilità verso le comunità amministrate. Quelle stesse comunità che, sicuramente, saranno pronte a ripartire il prossimo 18 maggio in piena sicurezza e seguendo le linee guida che saranno emanate dal Governo nazionale.

«Non si trattava, come si voleva far passare, di discutere su “quattro bar e tavolini”: si tratta, come ben si legge nella sentenza del TAR, dell’unità del nostro ordinamento giuridico, insieme alla salute dei lavoratori e dei cittadini. Ciò che maggiormente mi rammarica, però, è che l’applicazione di questa sentenza (che, peraltro, poteva forse arrivare più rapidamente), finirà per danneggiare proprio quei lavoratori che, a fatica, stavano cercando di riorganizzarsi e rimettere in moto le loro attività. La presidente Santelli non si è minimamente curata dei danni che poteva andare a creare e ha perseverato in nome di una malintesa e sterile visibilità mediatica».


Sergio De Caprio (Capitano ultimo), assessore regionale all’Ambiente

«L’autoritarismo uccide la democrazia e il diritto all’autodeterminazione.  Il popolo si ama, non si domina. È solo oppressione. Il pronunciamento del Tar ha portato oggi a una grave lesione dell’autonomia decisionale del popolo calabrese, del suo coraggio, della sua determinazione ad andare avanti ben saldo sulle proprie gambe.

Ma il Sud ha imparato da tempo a parlare con voce propria e continuerà a farlo, la Calabria continuerà a farlo, nella cornice della legge, certo, rispettando  le istituzioni, ma non dimenticando il suono della sua voce libera».


Nini Spirlì, vicepresidente Giunta regionale Calabria

«La decisione del TAR, di cui prendiamo atto, non incoraggia la ripartenza e la volontà di rinascere della Calabria. La Gente di Calabria ha saputo contenere la virulenza di una pandemia che sta mettendo in ginocchio l’economia mondiale: la nostra regione appartiene a quei territori che sono riusciti a non soccombere.

Dignitosamente, non abbiamo chiesto elemosine, ma il riconoscimento del diritto di poter decidere come iniziare a rimetterci in attività. Diritto che, al momento, sembra non poterci appartenere. A volte, alzare la testa pare essere una pretesa, piuttosto che una virtù»

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