Energia: perché i calabresi pagano 5 volte di più dei cittadini lombardi

Perché un calabrese deve pagare cinque volte di più l’energia rispetto a chi abita in Lombardia? Il prof. Domenico Gattuso e l’ing. Antonino De Benedetto, del Movimento 10 Idee per la Calabria, ci hanno inviato un articolo che fa chiarezza in questo ambito.

di DOMENICO GATTUSO e ANTONINO DE BENEDETTO

Da una ricerca approfondita relativa alla situazione energetica calabrese si possono trarre alcune considerazioni di carattere valutativo e propositivo sul futuro energetico della nostra regione. La Calabria si trova in una condizione di assoluto vantaggio in termini di produzione energetica ed in particolare di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.
La produzione complessiva è pari a 16.235  GWh  (GigaWatt-ora) nel 2016, a fronte di un consumo di 6.319 GWh, un valore più che doppio. L’energia proveniente da fonti rinnovabili ammonta già a circa 5.246 GWh, pari a circa l’83% dei 6.319 GWh richiesti.
Il fabbisogno energetico soddisfatto con fonti energetiche alternative risulta pari al 37,6% del totale, per cui risulta già ampiamente superata la quota del 30%, obiettivo fissato per il 2030 dal Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima presentato alla Commissione europea nel gennaio 2019.
Anche la produzione di gas dai giacimenti (area di Crotone) è tale da garantire un surplus rispetto il fabbisogno regionale; a fronte di una considerevole  quantità  estratta dal sottosuolo, pari a 556 ktep (kilotonnellate equivalenti di petrolio); essendo i consumi nel 2015, pari a 271 ktep, ne scaturisce un rapporto produzione/consumo più che doppio.

Il settore dei trasporti contribuisce per circa il 50% ai consumi complessivi, risultando il settore più energivoro ed inquinante; al secondo posto rientrano i consumi del settore civile calabrese (42%),  al terzo i consumi per fini industriali (6%), ultima l’agricoltura (3%). Il consumo energetico medio di un cittadino calabrese si attesta su 0,9 tep contro un valore nazionale di oltre 2,0 tep.

Nel complesso, quindi, la Regione è caratterizzata da un surplus di produzione consistente e da consumi modesti, se confrontati con la media nazionale. In un tale quadro sarebbe naturale credere che i calabresi siano avvantaggiati, invece il costo dell’energia elettrica è il più alto d’Italia e questo svantaggio è ancor più evidente per il settore industriale che nella nostra regione è praticamente inesistente in termini di consumi energetici. Persiste un perverso meccanismo del mercato, basato sul cosiddetto “parametro omega”, ovvero un’aliquota riconosciuta ai gestori dell’energia per coprire il costo del rischio di erogare energia elettrica a potenziali cattivi pagatori.

Per il biennio 2017-2018 alla società Hera (gestore che si è aggiudicato l’asta) un calabrese sottoposto a questa pratica  inaccettabile ha pagato 84,79 € a Megawattora (MWh) contro i 16 € di un cittadino residente in Lombardia. Il servizio è rimasto comunque il più caro d’Italia.
Bisogna porre fine a una tale ingiustizia al più presto.
Se la produzione di energia da fonti rinnovabili è effettivamente notevole, è anche vero che essa non si è sviluppata in modo diffuso ed ha privilegiato il fotovoltaico e l’eolico, sfruttando le centrali idroelettriche esistenti e tralasciando il solare termodinamico.

Nel dicembre 2018 è stata pubblicata la Direttiva Europea 2018/2001 sulla promozione dell’uso di energia da fonti rinnovabili. Gli articoli 21 e 22 della Direttiva definiscono principi e regole per gli auto-consumatori e le comunità energetiche di energia da fonti rinnovabili.

Si potrebbe avviare, nel prossimo futuro,  una nuova fase di sviluppo per la nostra regione, coinvolgendo  un sempre maggior numero di cittadini ed istituzioni per una produzione e gestione diretta e locale delle risorse energetiche, delle quali siamo particolarmente ricchi, evitando che queste siano gestite solo da pochi pseudo-imprenditori in regime speculativo e, paradossalmente, senza che i calabresi ne conseguano utilità.
Come sottolinea la Direttiva le norme nazionali devono elimi­nare barriere e discriminazioni, ostacoli finanziari o normativi ingiustificati, per chi autoproduce, accumula, vende energia da rinnovabili e favo­rire la partecipazione dei cittadini, delle imprese, delle autorità locali. ­

Un’azione significativa di governo potrebbe essere finalizzata anche al contenimento dei consumi nel comparto dei trasporti. La comunità calabrese sconta l’inadeguatezza delle infrastrutture e l’assoluta carenza di un servizio efficiente di trasporti pubblici e di trasporto ferroviario, alternativo al trasporto su gomma; una politica di riequilibrio in questo campo permetterebbe di incidere positivamente sul settore energetico a maggior impatto ambientale ed economico.

Occorre inoltre che la Calabria si riappropri delle proprie risorse produttive. È inaccettabile, ad esempio, che gli impianti idroelettrici, molti dei quali costruiti con fondi pubblici e operanti  dagli inizi del secolo passato, siano gestiti solo da operatori privati senza evidenti concreti vantaggi per i calabresi.
Un governo regionale serio dovrebbe porre fine a ogni tipo di speculazione. (dg – adb)

 

Elezioni regionali / Il punto di vista del Movimento 10 idee per la Calabria

Il Movimento 10 Idee per la Calabria, coordinato dal prof. Domenico Gattuso ha inviato una nota che puntualizza la propria posizione politica in vista delle elezioni regionali. È un documento che invita al confronto e può costituire una interessante base di discussione sul ruolo dell’imprenditore Pippo Callipo, che ha dato la propria disponibilità a candidarsi come Governatore su un programma comune che veda insieme grillini, Partito Democratico e liste civiche.

Calabria.Live, come i nostri lettori possono verificare ogni giorno, mantiene la sua posizione di totale indipendenza nei confronti di tutti i candidati e gli aspiranti governatori, avendo il solo obiettivo di informare – come ha sempre fatto – con correttezza e terzietà sulle iniziative e i programmi di chi vuole contribuire a un vero e serio rinnovamento della nostra terra. Questo giornale, quindi, è lieto di offrire spazio a tutte le forze democratiche che rispettano l’ordinamento costituzionale e vogliono instaurare un rapporto dialettico con gli elettori e i nostri lettori, per il bene della Calabria. Rispetteremo posizioni e punti di vista senza partigianerie né finalità nascoste, con la serietà e l’autorevolezza che ci contraddistingue e che ci vede premiati con migliaia di nuovi contatti che ogni giorno di più mostrano di apprezzare questo quotidiano on line e ci incoraggiano a continuare nel nostro impegno per la crescita e lo sviluppo della Calabria. (s)

Ecco il documento di 10 Idee per la Calabria:

«Il nostro movimento – si legge nel documento inviato a Calabria.Live – è da tempo impegnato in un progetto di innovazione politico-amministrativa e di rinnovo della classe dirigente per dare un futuro alla Calabria. Il rischio di andare alla deriva per la nostra regione è molto serio, non possiamo stare con le mani in mano.

«Il nostro contributo non vuole essere di testimonianza, ma si propone in termini di azioni concrete per  voltare pagina rispetto alle pratiche disastrose delle forze politiche che hanno gestito il governo della Regione negli ultimi 25 anni. In questo senso abbiamo raccolto energie sane dal territorio, aggregato personalità credibili, competenti, con storie limpide e socialmente attive, suggerendo un approccio nuovo alla politica. Abbiamo costruito dal basso e con la partecipazione di gruppi di lavoro qualificati un Programma di riforme serio e fattibile, abbiamo costituito un pacchetto di progetti per tradurre l’iniziativa programmatica in fatti concreti. Abbiamo una squadra di persone di comprovata capacità ed esperienza, in grado di assumere ruoli amministrativi di primo livello e di contribuire a tirare fuori la Calabria dalle sabbie mobili in cui da troppo tempo è arenata.

«Ed abbiamo suggerito un percorso di resistenza e di progresso, consapevoli che non possiamo lasciare la guida della Regione nelle mani di chi ha contribuito a determinare il disastro, di chi ha conti in sospeso con la giustizia, di chi persegue interessi personali, di chi coltiva i privilegi del Nord in un’ottica marcatamente antimeridionalista come le lobby fascio-leghiste, di chi non possiede i requisiti fondamentali per rappresentare al meglio la storia, la cultura, l’economia, l’identità della Calabria, di chi vuole inibire l’opportunità di riscatto della nostra comunità. Abbiamo bisogno di una squadra operosa di persone, non di leader parolai avvezzi a vuoti spot televisivi. Servono figure nuove disposte a metterci la faccia, le competenze e la fatica, non dilettanti e menzogneri alla ricerca di poltrone, carriere e vitalizi personali.

«Fra le prime riforme che abbiamo in mente c’è il riassetto in chiave democratica e funzionale della macchina amministrativa: non più un governatore padrone, ma un assetto che ridia dignità e valore al consiglio degli eletti; una reale apertura alla componente femminile oggi impedita attraverso subdole azioni maschiliste; la fine dei vitalizi di casta trasversale assumendo le buone pratiche della politica responsabile vigenti nelle regioni migliori.

«In questo ottica, l’ipotesi di una coalizione fra tre componenti politiche rilevanti, come PD, M5S, Movimento civico 10 Idee per la Calabria e un Movimento di ispirazione cattolica, è praticabile purchè si considerino alcuni presupposti che abbiamo già avanzato in diverse occasioni: un PD rinnovato con protagonisti avulsi da vecchie pratiche e liberi da condizionamenti di correnti e personaggi non più credibili, un M5S che dia spazio alle persone più qualificate che militano nelle sue fila sul modello del nostro movimento, una figura di Presidente di prestigio riconosciuto a scala regionale e sovra-regionale, competente per il suo profilo professionale e credibile per la risalente partecipazione politica, non certo un alto funzionario dello Stato in pensione con prolungamento di carriera che connoti ancora di più la Calabria come una regione da gestire con approcci commissariali. La storia dell’imprenditore Pippo Callipo parla chiaro e sarebbe un peccato mortale non avvalersi, oggi, della sua disponibilità. Un candidato di ben altra caratura rispetto al caso dell’Umbria, sostenuto da una forza civica di spessore come la nostra, che in Umbria non era presente. L’Umbria non poteva rappresentare un test elettorale valido, d’altra parte: la Regione era già in mano alle destre. E la coalizione potrebbe essere allargata ad altre componenti costruttive e progressiste.

«Ma si propone qui un ulteriore elemento di confronto. Atteso che si è disponibili ad una composizione dialettica di programma (il nostro è quasi integralmente disponibile sul sito web www.10idee.it), sarebbe opportuno un confronto sin da ora anche sulla composizione delle liste elettorali. Ciascuna forza della coalizione individui un proprio Garante che “certifichi” la qualità dei propri candidati dal punto di vista delle competenze, del carisma, del potenziale elettorale, dell’integrità sul piano giudiziario in particolare, dell’esperienza in termini di capacità amministrativa e cooperativa. Si dia vita quindi ad un Comitato dei Garanti che definisca in modo rapido ed univoco i criteri di candidabilità dei singoli, sulla base anche delle esperienze nazionali. Si accetti una valutazione incrociata e serena dei curricula e del valore delle candidature. Si giunga alla composizione di una coalizione di liste quanto più possibile coesa, determinata, affidabile, battagliera.

«In Calabria si può vincere. Ma non c’è più tempo per sciocchi tatticismi. Non convergere sull’ipotesi di coalizione di cui sopra significa condannare la Calabria ad una nuova stagione scopellitiana, con l’aggravante leghista. Al M5S si chiede anche uno scatto di orgoglio: la gente di Calabria che ha creduto nella spinta al cambiamento alle elezioni parlamentari del 2018, dando un consenso straordinario a questa forza politica, non capirebbe il senso di una latitanza elettorale, e neppure il senso di una tendenza al suicidio politico, atteso che la sconfitta senza combattere in Calabria ed Emilia Romagna, potrebbe portare ad elezioni politiche anticipate, con elevate probabilità di chiudere l’esperienza del M5S alla dimensione di una meteora senza luce».   (rrm)

La UE sblocca i pagamenti del Por Calabria 2014/2020: arrivano 131 milioni di euro

Una buona notizia per la Calabria: la Commissione Europea ha revocato il blocco dei pagamenti sul POR Calabria FESR/FSE 2014-2020 (131 milioni), che stato deciso a seguito delle indagini sull’irregolarità di alcuni progetti presentati (vedi Calabria.Live del 4 ottobre scorso).

È un risultato atteso ma che oggi fa chiarezza e conferma la trasparenza delle procedure attuate dalla Regione Calabria nelle spesa dei finanziamenti europei. Un risultato di estrema importanza per la Calabria, non solo per la possibilità di veder onorate le richieste di pagamento intermedio degli ultimi 12 mesi, ma anche perché, come si afferma nella nota della UE, si dà anche atto alla Regione Calabria di aver posto in essere tutte quelle misure necessarie per poter assolvere in modo soddisfacente tutte le condizioni avanzate dalla Commissione al fine di procedere alla revoca dell’interruzione.

Nel corso di questi mesi, l’Autorità di Gestione del Programma ha avviato una serie di misure per migliorare e prevenire carenze ed irregolarità nei sistemi di gestione esistenti. Particolare attenzione, come richiesto dalla Commissione, è stata riservata al rafforzamento dei sistemi di gestione e controllo nonché alla ripetizione delle verifiche su 152 progetti, per i quali si è proceduto a ricontrollare sia la documentazione amministrativa che l’effettiva realizzazione delle opere attraverso verifiche in loco sul 100% dei progetti presi in esame. Tali interventi sono stati anche oggetto di apposite verifiche da parte dell’Autorità di Audit, che ha profuso uno sforzo significativo al fine di espletare le attività nei tempi previsti.Si è proceduto inoltre al rafforzamento amministrativo del Dipartimento Infrastrutture, Lavori Pubblici e Mobilità, con l’incremento delle risorse umane dedicate all’attuazione dei progetti, al potenziamento delle strutture deputate al controllo di I livello con l’incremento delle risorse professionali e l’identificazione di profili mirati alla prevenzione delle irregolarità.I risultati e le evidenze del lavoro svolto, oltre che apprezzati dagli organi di Bruxelles, sono stati rielaborati per alcuni ambiti, in schede informative a livello di singolo intervento oggi rese accessibili a tutti i cittadini sul portale CalabriaEuropa.

La Regione, nelle prossime settimane, completerà gli ulteriori adempimenti richiesti. E tuttavia, la decisione assunta dalla Commissione Europea è  la conferma sulla validità del lavoro svolto e la riprova che la Regione Calabria sta percorrendo una giusta direzione. «Esprimo la mia piena soddisfazione – ha commentato il Presidente Mario Oliverio –  per la piena conferma della correttezza e efficacia nella gestione dei finanziamenti e dei progetti del POR. D’altronde la regione Calabria in questi anni ha dimostrato di riuscire ad ottenere importanti risultati sulla gestione dei fondi strutturali, essendo in grado di raggiungere con anticipo i target di spesa e, da ultimo, riuscendo a conseguire, come indicato nella decisione della Commissione C(2019) 6200  del 20 agosto 2019, la riserva di una premialità grazie alle ottime performance del programma. Una premialità che vale per la Regione Calabria ben 142,7 milioni di euro.Questo importante risultato si tradurrà in ulteriori benefici  nei settori di intervento più sensibili per la comunità calabrese: il sostegno alle imprese, la trasformazione digitale, la mobilità sostenibile, la prevenzione dei rischi, le politiche per il lavoro, l’istruzione e la ricerca». (rrm)

Il disastro annunciato dei 5 Stelle in Calabria: l’idea più diffusa è non presentarsi alle urne

di SANTO STRATI – La famosa battuta di Nanni Moretti (nel film Ecce Bombo) «Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?» sembra tagliata su misura per i Cinque Stelle a causa della crescente confusione sulle prossime elezioni regionali calabresi. Le riunioni, infuocate, si susseguono e, anche se nessuno lo afferma senza reticenze, il verdetto, implacabile, è coralmente contro l’attuale capo politico, Luigi Di Maio. Il quale, pensando a Via col Vento, «francamente se ne infischia» e procede con navigazione a vista, con un evidente fastidio: cosa sarà mai la Calabria rispetto al disastro annunciato in Emilia il prossimo 26 gennaio?

E, allora, quale atteggiamento assumere sulla Calabria? Presentarsi da soli, oppure in un indigesto (per tanti) neo-accordo sul modello governativo con il Partito Democratico guardando al territorio e alle possibili intese con le liste civiche, oppure ancora – come ha proposto polemicamente il presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra – non presentarsi affatto? Quest’ultima ipotesi, in una sorta di apologia del suicidio politico non-assistito, per la verità sembrava una boutade con finalità tattiche (complimenti per la sottile strategia di cupio dissolvi), ma, incredibilmente, ha cominciato a diventare un’idea sempre più diffusa ai piani alti del Movimento, con grande disperazione dei parlamentari calabresi che si sentono pedine inutili di un gioco al quale non sono minimamente invitati.

Nicola Morra mostra, invece, una rudezza inusuale a difendere quella che forse voleva essere una semplice, anche se grave, provocazione. Il ragionamento è, tutto sommato, molto semplice: correre da soli, a un mese dalla presentazione delle liste, e sfidare il destino cinico e baro per ritrovarsi con un decimo dei voti raccolti a marzo 2018, può diventare l’elemento catalizzatore della prossima dissoluzione. Non partecipare alle consultazioni evita il rischio di dichiarare bancarotta politica (nessuno potrà addebitare al Movimento l’eventuale débâcle elettorale se non ci sono liste snobbate dagli elettori), ma, sicuramente, potrà creare un disastro sul territorio, dove i simpatizzanti si sentiranno traditi e abbandonati. Di contro, l’improbabile riproposizione governativa di un’intesa rosso-grillina, potrebbe ulteriormente minare alle fondamenta quel che resta del seguito pentastellato in Calabria. Assai poco, a dare ascolto a sondaggi riservati che indicano l’inizio della catastrofe. La soluzione potrebbe essere un’intesa allargata ai movimenti civici, affollati di seri professionisti e brillanti esponenti della società civile, che, però, proprio per la loro serietà, dovrebbero guardarsi bene da farsi abbindolare da patti scellerati, lontani da qualunque idea di rinnovamento. Con il solo obiettivo di raggranellare voti e mettere una pezza ai tanti buchi della coperta grillina che si restringe sempre di più, peggio di un capo di abbigliamento di dubbia qualità che viene lavato troppe volte.

Si diceva che a Di Maio, molto probabilmente, della Calabria interessa niente o poco. Nella sua visione (forse appannata?) della real-politick del Movimento, i parlamentari calabresi che hanno pur raccolto un consenso inaspettato  del 43,4% (che nelle previsioni di gennaio varrebbe appena il 10-15%) appaiono come  peones che non contano un beneamato… In più, gli stanno facendo la guerra, senza grandi chances di un pur minimo successo: quindi perché preoccuparsi? Le elezioni in Calabria, dunque, appaiono come un’incombenza da sopportare limitando al massimo eventuali fastidi. La pensano così anche i grillini di Calabria? Obiettivamente, è lecito avere molti dubbi.

Tra i più ostili, oltre a Nicola Morra (prof ligure prestato a Cosenza dove insegnava storia e filosofia al liceo classico “Telesio”) c’è la pasionaria Barbara Lezzi, che non perdona a Di Maio la sua esclusione nella compagine governativa. Aveva il dicastero per il Sud (peccato che non abbia utilizzato durante l’incarico questa sua esuberanza) e l’ha perso nel giro di qualche ora, senza nemmeno un timido accenno di scuse. La vendetta – si sa – è un piatto che si serve freddo e la focosa senatrice leccese butta continuamente benzina sul fuoco amico contro il capo politico, trascinando con inaspettata foga dissenzienti (in crescita anche questi) e truppe sparse.

La verità, probabilmente, è che non è solo il disinteresse di Luigi Di Maio a trascinare verso il disastro le terre calabresi conquistate, in modo imprevedibile, dai grillini, ma probabilmente l’indifferenza del gruppo dirigente (ma  ce n’è uno?) verso la punta dello stivale d’Italia. Grillo e Casaleggio, anche se non lo danno a vedere, sopportano ogni giorno con più fatica l’inazione alternata a fremiti di protagonismo di Di Maio, ma non faranno mai la prima mossa per detronizzarlo. S’incarterà da solo – pensano, secondo qualcuno – e i peones faranno il resto. Perché, allora, questa politica palesemente suicida?

L'uomo qualunqueSe i nostri politicanti allo sbaraglio avessero studiato la storia o andassero a ripassarla, troverebbero molte analogie con la storia del movimento di Guglielmo Giannini che nel 1944 fondò Il Fronte dell’Uomo Qualunque. Anche Giannini era un uomo di spettacolo (commediografo e giornalista) e la sua antipolitica trovò fertile terreno nel primissimo dopoguerra ponendosi contro fascisti e comunisti sulla scia di un liberalismo che stava a metà tra conservatorismo e populismo. Durò nove anni, il qualunquismo di Giannini che, al contrario di Grillo (suo futuro emulo), si candidò e raccolse importanti percentuali alle elezioni della Costituente del 1946, mandando 30 deputati all’ Assemblea. L’uomo qualunque svanì ingloriosamente quando, avviato verso il declino dopo le elezioni politiche del 1948, tentò – senza successo – l’alleanza con lo scudocrociato prima e con il Pci di Togliatti, dopo. Al “Migliore” qualche anno prima aveva dato del «verme, farabutto e falsario». Vi ricorda qualcosa?

Il prof. Morra che la Storia l’insegna, probabilmente, è l’unico dei Cinque Stelle ad avere bene in mente questo precedente e si appresta a studiare attacco e difesa per restare in piedi in caso di diluvio. I parlamentari calabresi che non hanno ombrelli, pur non rassegnati, si preparino alla burrasca in arrivo. La deputata di Tropea Dalila Nesci, già da giugno, intuendo il pericolo imminente aveva lanciato la sua disponibilità alla candidatura rinunciando al sicuro seggio di Montecitorio: incosciente o temeraria? Certo non s’immaginava il fiele che, quotidianamente, qualcuno riversa sulle sue (legittime) aspirazioni, svalutando il lavoro fin qui svolto dai parlamentari grillini in Calabria. Un po’ opaco, per la verità, e senza fuochi d’artificio, ma non si può pretendere molto da “dilettanti della politica” lasciati da soli a improvvisare un mestiere inedito per molti, ma oggi più che mai abbandonati e condannati all’indifferenza. Tra domani e martedì un nuovo atto della sceneggiata in corso. Potrebbe essere una commedia divertente, ma rischi di diventare tragedia per i grillini di Calabria. (s)

La Calabria va in Canada: specialità regionali da gustare a Toronto

Una settimana all’insegna del gusto della Calabria: la Regione da oggi fino al 16 novembre è presente a Toronto alla quarta edizione di CENTItalia “Taste of Calabria”, una manifestazione promossa in collaborazione con la Camera di Commercio italiana dell’Ontario (ICCO, Italian Chamber of Commerce of Ontario).

Le iniziative promozionali in programma messe in campo dall’ente regionale fanno seguito agli ultimi incontri con la comunità dei calabresi in Canada ed i referenti ICCO. Per la fitta programmazione di CENTITalia a Toronto sono giunti in Canada direttamente dalla Calabria gli chef Antonio Abbruzzino (stella Michelin), Pino Barbino e Giovanni De Luca (della Unione Regionale Cuochi della Calabria), per una serie di masterclass, workshop ed eventi di degustazione rivolte ad operatori di settore, media e amanti della cucina autentica.

La settimana ICCO della cucina italiana offrirà a un pubblico di esperti e appassionati della buona tavola la possibilità di scoprire la tradizione gastronomica italiana attraverso le eccellenze agroalimentari e i vini della Regione Calabria, con particolare attenzione ai prodotti certificati a denominazione DOP, IGP e DOC. Come ogni anno, in occasione di CENTItalia verrà dato un contributo per la borsa di studio Power of Women, istituita dalla ICCO a favore di una studentessa meritevole della Scuola di Arti Culinarie del Centennial College.

Corrado Paina
Corrado Paina

«Tra gli eventi che la ICCO propone ogni anno, l’appuntamento con la cucina italiana regionale è tra i più attesi – spiega Corrado Paina, direttore della Camera di Commercio italiana dell’Ontario. Quest’anno siamo lieti di collaborare con la Regione Calabria – che ha reso possibile la realizzazione di questo progetto – per portare ai Torontini i sapori unici del Crotonese, della ‘Nduja, del Baccala, della Bomba e di molte altre squisitezze regionali. Queste iniziative contribuiranno all’inserimento sul mercato di nuovi prodotti agroalimentari che esaltano i valori della dieta mediterranea e di un’alimentazione sana. Il programma di promozione della Regione Calabria prevede anche corner espositivi, degustazioni e cooking demo presso alcuni punti vendita dei supermercati Fortinos e Longos. La cooperazione tra la Regione Calabria e la ICCO può contare anche sulla fattiva collaborazione di Unioncamere Calabria e su “Rosso Calabria”, brand regionale veicolato a livello internazionale per la promozione della cultura calabrese (nell’agroalimentare, nell’artigianato, nell’arte, e nelle eccellenze del territorio). (pa)

Oliverio intervistato dal “Corriere della Sera” chiede le primarie e oggi fa la sua Leopolda

Intervistato oggi da Fabrizio Roncone sul Corriere della Sera, il presidente della Regione Mario Oliverio insiste nella sua determinazione a sfidare il partito che «non lo vuole più»: «Io mi affido alla ragione. – dice al giornalista – Spero lo facciano anche a Roma. perché senza la ragione, si determinano sfaceli. Vogliono farmi fuori? Io dico: facciamo le primarie, e poi vediamo».

Roncone, autorevole firma del Corriere ricostruisce la carriera politica dell’attuale Governatore: «Quest’uomo di 66 anni soprannominato “Palla Palla” – che è poi il nome di una contrada di San Giovanni in Fiore, il paese dei nonni – è un personaggione. Che cresce nel vecchio Pci. Quel partito che, negli anni Settanta, guidando il superamento delle lotte contadine calabresi, scende dalla Sila e, arrivato a Cosenza, crocevia di commerci e terziario, sogno di una concreta urbanizzazione, si accorge di un giovane dirigente:appunto, Palla Palla. Il ragazzo – determinato, empatico, appassionato – va portato a Roma, nella scuola politica delle Frattocchie. È l’inizio di una carriera importante: nel 1980, appena ventisettenne, è eletto consigliere regionale. Sei anni dopo, diventa assessore all’Agricoltura della prima giunta di sinistra presieduta da Francesco Principe. Nel 1990 viene eletto sindaco del suo paese d’origine, San Giovanni in Fiore. Poi: deputato per quattro legislature consecutive  (dal 1992 al 2006) e, per dieci anni filati, presidente della Proovincia di Cosenza. Al Nazareno ora dicono: grazie può bastare».

Oliverio, come ha ribadito nell’intervista a Calabria.Live del 29 settembre scorso, non recede dalla sua ricandidatura «Me lo chiedono i calabresi» – ha dichiarato al nostro giornale e oggi ha convocato a Lamezia, nell’ex stabilimento SIR una specie di “Leopolda” dove i suoi fedelissimi cercheranno di far sentire a Roma il “peso” degli oliveriani. A presiedere l’assise il socialista Luigi Incarnato nominato coordinatore della colazione che sostiene il Governatore uscente. Si discuterà su sette tematiche su tavoli coordinati da altrettanti autorevoli sostenitori di Oliverio per produrre un documento programmatico che, nelle intenzioni, dovrebbe far cambiare idea a Roma.

È un’ipotesi remota un retrofront di Nicola Zingaretti e direzione dem, dopo le infuocate dichiarazioni contro Oliverio del commissario Stefano Graziano e del responsabile del Mezzogiorno Nicola Oddati, ma in politica – si sa – tutto è possibile, persino un ripensamento del capo politico dei Cinque Stelle. Esperienza conclusa – ha dichiarato Luigi Di Maio, sull’intesa umbra che ha portato a una catastrofe di voti – non ripetibile né in Calabria né in Emilia. Non avendo “pace interna” Di Maio potrebbe optare a un nuovo accordo grillini-dem piuttosto che rinunciare alle liste (come propone il presidente della Commissione Antimafia sen. Nicola Morra) o accettare la candidatura di Dalila Nesciche affida le sue ultime chances a Beppe Grillo. La settimana si preannuncia abbastanza movimentata. (s)

Di Maio: «Alle regionali il M5S correrà da solo». E il PD punta sul presidente Irto a Governatore

di SANTO STRATI – Dopo il niet di Luigi Di Maio a intese con i dem per le prossime regionali, tra gli umori contrastanti dei parlamentari Cinque Stelle calabresi, il PD si trova in serio imbarazzo: nega il simbolo al presidente uscente Mario Oliverio ma non ha l’uomo giusto da candidare a governatore. Anzi, no. In realtà l’uomo c’è e si chiama Nicola Irto, attuale presidente del Consiglio regionale, unica carta da giocare in una competizione che si preannuncia burrascosa e imprevedibile. La figura di Irto è pulita, potrebbe raccogliere il consenso di una base sempre più disorientata e smarrita, ma il presidente del Consiglio si schermisce e ha qualche riserva a diventare l’antagonista dell’«amico» Oliverio (che si presenterà con una sua lista civica).

Nicola Zingaretti, del resto, in una lettera al Corriere della Sera di oggi individua la debolezza del partito: «Negli anni della dispersione – ha scritto – ci abbiamo messo anche qualcosa di nostro: una storia di conflitti, separazioni, di chiusure e a volte di egoismi: il rintanarsi nel proprio io, quando era essenziale far sentire al popolo la forza del noi e la voglia di sentirsi parte di una comunità». Contro la deriva conservatrice che continua a mietere successi è il riconoscimento dell’incapacità di valorizzare la propria forza: se ci fate caso, quello democratico è l’unico in parlamento che si presenta come “partito”. Le altre forze giocano coi nomi e con le suggestioni, come se essere “partito” fosse diventato un peccato originale da cui redimersi. Invece, la forte affluenza umbra indica chiaramente che esiste, nel Paese, la voglia di essere protagonisti e vivere la politica da parte dei cittadini, delusi sì ma non rassegnati.

Il primo partito in Calabria è quello degli astenuti: alle passate elezioni votò poco più del 43%, il rischio di un incremento delle astensioni è concreto a fronte dell’indebolimento della politica intesa come strumento del fare per il bene comune. Come, naturalmente, in Calabria non è stato, sin dalla nascita delle Regioni. Il regionalismo doveva diventare il fulcro di una rinnovata partecipazione di popolo alle scelte decisionali per il futuro: le percentuali dell’astensionismo indicano la risposta che viene fuori nella valutazione di quello che è stato. Delusione, sconforto e mancanza di fiducia. Gli elettori calabresi hanno bisogno di ritrovare questa fiducia: lo capiranno mai i candidati a Governatore?

Il prossimo 24 novembre la consiliatura regionale della Calabria sarà ufficialmente conclusa, ma il presidente Oliverio continua a traccheggiare sulla data, tormentato da una duplice tentazione: votare subito, il 15 dicembre, e spiazzare gli avversari che avranno così pochissimo tempo a gestire una difficile campagna elettorale, o rinviare al 26 gennaio, “godendo” di altri due mesi di legislatura regionale (esercizio del potere, stipendi, nomine, ecc). Politicamente, la scelta più azzeccata sarebbe quella di dicembre, ma dal centro destra fanno notare che Oliverio non avrebbe ancora pronte le liste, dato che sperava fino all’ultimo a un ripensamento da Roma sulla sua ricandidatura. In ogni caso, è opportuno sottolineare che questa altalena di rinvii sulla decisione della data delle elezioni crea ulteriore sconforto su un elettorato fin troppo confuso. Una sfida sulla data ravvicinata l’ha lanciata il candidato indipendente Giuseppe Nucera (vedi l’intervista di Calabria.Live), già presidente degli industriali reggini, che sta facendo una promettente campagna elettorale incontrando i calabresi in lungo e in largo: «Non abbiamo alcuna paura, anche il 15 dicembre – nonostante gli inevitabili problemi organizzativi che deriverebbero da questa scelta – per noi andrebbe bene». La data del 15 dicembre equivarrebbe a una campagna di un mese e mezzo, troppo poco, secondo i tradizionali canoni cui si era abituati prima dell’avvento dei social, ma in 45 giorni si possono fare miracoli in termini di comunicazione mirata.

Ne sanno qualcosa i grillini calabresi che ieri sia alla Camera che in Senato non nascondevano qualche mugugno. Dell’auto-candidatura di Dalila Nesci (vedi l’intervista) abbiamo già riferito qualche settimana fa: oltre al «non se ne parla» di Di Maio la parlamentare di Tropea non trova larghi consensi tra i colleghi calabresi, a partire da Nicola Morra, attuale presidente della Commissione Antimafia, e di cui si ventilava un certo interesse verso la Cittadella di Germaneto. Il sen. Morra, ieri in Senato, non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione a Calabria.Live, ma lo si vedeva super impegnato ad ascoltare e troncare suggestioni e proposte che venivano da parte dei parlamentari pentastellati. La crisi all’interno del Movimento Cinque Stelle è evidente e l’assedio al capo politico Di Maio risulta sempre più irreversibile. La base non condivide più le sue scelte, anche se la contestazione viene fatta a bassa voce, fatte salve alcune uscite estemporanee di parlamentari in conclamato dissenso (sono troppi a non perdonargli l’esclusione o il rinnovo di incarichi governativi) e il caso Calabria sarà un elemento che incrinerà ancor di più la supremazia di Di Maio. Il quale, erroneamente, sta sottovalutando gli effetti di un disastro annunciato anche in Calabria, dove il M5S il 4 marzo dello scorso anno, inaspettatamente, divenne il primo partito. La Nesci, provocatoriamente, ha mandato a dire a Morra che lo sosterrebbe se volesse candidarsi, ma, in realtà, la giovane deputata pensa di poter essere ancora in gioco. Nomi per la Calabria in ambiente grillino ne corrono troppi: è un evidente segnale che non c’è, al momento, alcuno spiraglio di accordo, ma soprattutto è rivelatore di una debolezza del Movimento che non ha neanche accennato a un ipotetico programma di governo regionale. Niente candidati, niente programma: facile trarre le conclusioni…

Se però Atene piange, Sparta non ride: nel centro-destra le acque si avviano a diventare molto agitate, soprattutto dopo il successo di Matteo Salvini e di Giorgia Meloni in Umbria. Il misero 5,5% conquistato (a fatica) da Forza Italia non impedisce agli azzurri a rivendicare la Presidenza della Regione, ma – come abbiamo riferito qualche giorno fa nell’intervista a Cristian Invernizzi, commissario della Lega in Calabria, c’è il veto di Salvini su Mario Occhiuto. Ed è un veto di non poco peso, soprattutto dopo il risultato in Umbria: in questi giorni è previsto un incontro “definitivo” tra le tre componenti del centro-destra per trovare la quadra. Berlusconi ha chiesto un parere legale sulla posizione giudiziaria del sindaco di Cosenza (colpito da diverse indagini e appena rinviato a giudizio insieme con Oliverio per Lande desolate), ma la sensazione è che, salvo compromessi di grande peso politico, Forza Italia sarà costretta a proporre un altro candidato. Le voci che danno “in riscaldamento” l’attuale sindaco di Catanzaro, Sergio Abramo, si scontrano ancora una volta con le inchieste giudiziarie: anche Abramo ha qualche pendenza ancora in sospeso e sicuramente avrebbe un ulteriore veto da parte di Salvini che vuole una figura “immacolata” per Governatore. Quindi, bisogna pensare che, in caso di un (impensabile) ritiro di Occhiuto, il centro-destra dovrà proporre un uomo nuovo (il deputato Francesco Cannizzaro?) da mettere in competizione con Irto (se accetterà di correre) o con gli outsider (Giuseppe Nucera e Carlo Tansi) da cui ci si potrebbe aspettare qualche sorpresa.

Lo scenario regionale, senza il candidato Occhiuto (che potrebbe, però, anche pensare di correre con una lista propria senza il sostegno della Lega) diventerebbe ancora più ingarbugliato: sette-otto candidati con percentuali massime di successo al di sotto del 10-15% (sempre che non ci sia un’inversione di tendenza nel temuto astensionismo). Il centro-destra unito ha buone chances di risultato, la conflittualità della Lega (che comunque in Calabria non vanta le larghe simpatie dichiarate) porterebbe decisamente a una débâcle garantita. Il PD si deve giocarsi quel poco di credibilità che ancora gli resta in Calabria, i Cinque Stelle hanno altri litigi per le mani: dunque, il nuovo Governatore – di qualunque colore esso sarà – che viene fuori da tale scenario avrà una percentuale modesta di suffragi e sicuramente qualche difficoltà a costituire una Giunta in grado di affrontare anni fondamentali per il rilancio e la crescita della Calabria. Questa terra non se lo può permettere. (s)

Portualità regionale: la Giunta stanzia 24 milioni per gli attracchi calabresi

Stanziati dalla Giunta regionale 24 milioni per la portualità calabrese. L’annuncio è stato dato dal presidente Mario Oliverio nel corso del seminario che si è tenuto a Catanzaro Lido nei giorni scorsi.

«Abbiamo messo in cantiere – ha detto Oliverio – una programmazione che per quanto riguarda la portualità regionale recupera ritardi decennali. La Calabria, all’interno del 23% di quelle europee, possiede il 10% delle coste che si sviluppano  lungo 800 chilometri. Questa ricchezza noi l’abbiamo tradotta in una grande opportunità attraverso politiche mirate e una pianificazione di investimenti nella portualità. Non è, e non è  stata, un’operazione semplice ma questa é l’unica strada per dare alla Calabria una prospettiva di futuro».

«Per la prima volta – ha proseguito Oliverio rivolgendo un ringraziamento al vicepresidente Francesco Russo con delega alla portualità per il lavoro svolto –  la Regione Calabria ha investito 24 milioni di euro in modo integrato per la valorizzazione e il recupero della portualità turistica e l’attrattività dei suoi porti, con l’obiettivo di favorire lo sviluppo turistico e l’accessibilità alla nostra regione anche via mare. Ci siamo dotati anche del Piano regionale dei trasporti che ha superato il vaglio della Commissione europea. E abbiamo individuato come soggetti attuatori gli Enti territoriali e le Università».

Mario Oliverio
Il presidente Mario Oliverio al Seminario sulla portualità di Catanzaro Lido

Il presidente Oliverio ha poi parlato dei progetti riguardanti i porti di carattere nazionale e di quelli  regionali finanziati con risorse destinate all’adeguamento, al miglioramento e alla riqualificazione delle strutture esistenti, alle attrezzature di supporto alla nautica da diporto e all’aumento dei posti barca. Tra questi rientra anche il porto di Catanzaro per il quale sono stati programmati 20 milioni di euro di investimenti. «Attraverso questi investimenti, – ha evidenziato Oliverio – che ci consentiranno anche di recuperare l’enorme ritardo accumulato,  abbiamo messo in campo una visione della portualità che ci ha permesso di dare un’impostazione programmata di sistema per realizzare una rete  di infrastrutture portuali sfruttando l’opportunità che  ci viene data dalla proiezione della nostra regione come porta dell’Europa nel cuore del Mediterraneo. Faremo in modo che questa vocazione non venga vanificata. La portualità è il segmento che offre maggiore possibilità per far esprimere le tante potenzialità della Calabria. Le risorse – ha specificato – non le abbiamo distribuite ma utilizzate e la Calabria è la seconda regione in Italia per quanto riguarda la spesa. Ora siamo nel vivo del lavoro di programmazione e di monitoraggio delle risorse messe in campo che andranno agganciate anche alla nuova programmazione 2021-2027 avviata dalla nostra Regione con due anni di anticipo».

Sul porto di Gioia Tauro, Oliverio ha detto che «ci sono 150 milioni di euro da cantierizzare. Ho chiesto un incontro al ministro competente affinché si possa accelerare la realizzazione del programma tenendo anche conto che su di esso ricade il 50% della superficie destinata a  Zona economica speciale». Oliverio ha, infine, dedicato un passaggio alla questione  dell’Autorità portuale dello Stretto ribadendo di non condividere di aver tolto dalle autorità di sistema di Gioia Tauro i porti di Villa e Reggio Calabria per essere inclusi in quella di Messina e di aver fatto ricorso alla Corte Costituzionale. «Un’operazione – ha rimarcato infine il presidente Oliverio – che non possiamo condividere proprio perché  in Calabria siamo riusciti finalmente a realizzare un sistema di portualità, con investimenti importanti, con una visone di sviluppo e di crescita a 360 gradi». (rcz)

Giovanna Cusumano: «Riabilitare la politica per non finire nell’insensatezza»

La Vice coordinatore regionale dell’Osservatorio sulla violenza di genere, avv. Giovanna Cusumano, ha diffuso una riflessione sulla necessità di riabilitazione della politica. È una nota redatta quattro anni fa, ma è di straordinaria attualità. In questo momento di grande confusione tra gli elettori di ogni orientamento riteniamo utile riproporla (sembra scritta oggi) per avviare un dibattito sulla disaffezione nei confronti della politica, proprio quando sarebbero necessari l’impegno e la mobilitazione dei calabresi per promuovere, stimolare, e aiutare a costruire il cambiamento che questa terra richiede da troppo tempo.

«In un’epoca di miseria politica, come quella dei nostri giorni, – afferma Giovanna Cusumano – nessuno si fa più illusioni sulla semplicità di un rinnovamento radicale, nessuno, però, dotato di un’etica, ancor più se riveste ruoli pubblici, può consentirsi di non stigmatizzare quei comportamenti che arrecano pregiudizio a una politica vera e degna dell’uomo».

«Se è vero che l’agire politico deve recuperare i principi su cui si fondano le democrazie moderne, quale condicio sine qua non per ricucire lo strappo tra governanti e governati,  è pur vero che non basta più annunciare ideali da perseguire, per quanto nobili, buoni propositi e condivisibili annunci; ma serve (e con urgenza) una politica capace di identificare i problemi da risolvere, le loro priorità, la capacità di rappresentarsi scenari futuri, per mettere a punto strumenti idonei a realizzare obiettivi realistici e, dunque, realizzabili».

«La situazione in cui versa la Calabria, che più di ogni altra regione d’Italia, vive una condizione di gravissimo ritardo in termini di sviluppo economico e sociale, obbliga tutta la sua classe politica e dirigente a sostituire alla politica delle bandiere e della retorica, la politica della responsabilità dell’etica. La cronaca giudiziaria del nostro Paese  ci rimanda, con inquietante sistematicità, episodi di corruzione della nostra classe politica e dirigente che, altro non sono che la dimostrazione della decadenza di valori di cui dovrebbe essere infarcita la coscienza di ogni singolo cittadino e soprattutto di chi gestisce la res publica.

Allora è oramai improcrastinabile che la Politica metta al centro della propria azione la “Questione Morale”, quale leva di contrasto a comportamenti eufemisticamente disinvolti che delegittimano l’operato politico accrescendo, da un lato, la decadenza morale e culturale di un Paese, sempre più regredito ed incapace di far immaginare un futuro ai propri cittadini, e, dall’altro, rendendo necessari gli interventi della Magistratura ‘costretta’ a supplire all’incapacità di emendarsi della Politica».

«Senza una selezione rigorosa, – conclude l’avv. Cusumano – in termini di capacità ed etica, dei candidati, uomini e donne, nelle varie competizioni elettorali da parte di tutte le forze politiche, il rischio concreto è che cresca a dismisura il pregiudizio verso la politica, nonché l’affermarsi dell’idea che essa sia un conglomerato di inganni e menzogne generati da interessi meschini ed individuali, cosi da oscillare tra slogan vacui e privilegi di casta. La Politica, dunque, necessita di riabilitarsi per non incappare nel vicolo cieco dell’insensatezza». (rrc)Giovanna Cusumano

La Lega scarica Occhiuto, PD contro Oliverio: benvenuti nelle regionali più pazze d’Italia

di SANTO STRATI – Benvenuti nelle elezioni regionali più pazze d’Italia: in Calabria la confusione regna sovrana, tutti sono contro tutti, le alleanze si chiudono la sera davanti a un buon piatto di pasta per venire sconfessate il mattino seguente, con una faccia tosta e una spudoratezza incredibile. Di sicuro c’è l’elettorato calabrese sempre più disorientato e smarrito: ci sono tanti candidati, nessuno è “ufficialmente” candidato. Matteo Salvini e Lega scaricano di malo modo il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto, mettendo in seria crisi un’alleanza che il centro-destra, con la vittoria in tasca, dava per scontata, ma, dal lato opposto, anche nel centro-sinistra le acque sono agitate, molto agitate, con la ferma opposizione della direzione dem per il bis di Mario Oliverio. Due grandi partiti tradizionali in crisi con se stessi a sparigliare la conta dei sostegni e degli appoggi anche esterni. I Cinque Stelle, che non hanno allo stato attuale, alcuna rappresentanza regionale, si muovono su un percorso accidentato e paludoso: la deputata Dalila Nesci (che, nei fatti, ha tre anni di Camera garantiti) ha dichiarato a Calabria.Live di essere pronta a rimettere il mandato e sfidare partiti tradizionali e liste civiche convinta di poter espugnare la Cittadella di Germaneto. Una donna Governatore? Potrebbe costituire una bella novità, ma le aspirazioni della deputata di Tropea s’infrangono continuamente col il niet di Luigi Di Maio, che non transige (quando non gli fa comodo, vedi il caso del viceministro Cancelleri) sulla mescolanza dei mandati. E i giovani grillini calabresi fanno un meetup per indicare un nome nuovo (Pino Masciari) da candidare a Governatore. Gli indipendenti (Giuseppe Nucera e Carlo Tansi) scalpitano cercando di convincere l’esercito dei non votanti (57% alle passate elezioni regionali del 2014), ma si rendono conto, facilmente, che da soli non si va da nessuna parte. Servono alleanze, a destra, a sinistra, tra gli indipendenti, con le liste civiche, con i partiti tradizionali e con i movimenti di opinione, giacché senza alleanze il flop è pressoché garantito.

Naturalmente l’ago della bilancia aspetta la data del 27 ottobre, con i risultati delle elezioni regionali in Umbria: una piccola consultazione, d’accordo, i cui risultati possono, però, cambiare drasticamente l’equilibrio tra tutti gli attuali protagonisti. Il dato Lega-Cinque Stelle-Dem dirà come soffia il vento e chi avanza e chi arretra: comunque vada, c’è da aspettarsi burrasca soprattutto nell’alleanza governativa attuale, nell’ipotesi di altre repliche dell’accordo che ha fatto nascere l’esecutivo giallo-rosso. La battaglia per Germaneto sarà, dunque, senza esclusione di colpi, ma la sensazione più evidente è che tutto ciò non aiuta a ricucire, a far tornare ai calabresi la sana voglia di politica, di cui questa terra avrebbe tanto bisogno.

Di elezioni abbiamo parlato con il deputato leghista Cristian Invernizzi, mandato da Salvini a fare il commissario in Calabria. Bergamasco, con una grande stima verso i meridionali, l’on. Invernizzi non è molto amato in Calabria, in questo momento, ma lui non lascia neanche intravvedere la pur legittima irritazione. Anzi, mostra di avere le idee chiare, dichiara che è ora di smetterla di impoverire la Calabria e auspica che ci sia un programma su cui discutere, non un nome su cui accapigliarsi, con la Lega pronta a tirarsi indietro (com’è avvenuto a Lamezia per le prossime Comunali) se vengono a mancare le condizioni essenziali per un progetto politico. Ecco l’intervista che ha rilasciato a Calabria.Live, da vedere anche in video.

– On. Invernizzi, com’è la situazione attualmente in Calabria?

«Una situazione sicuramente in divenire e noi siamo impegnati a far sì che ci sia la possibilità di presentarsi alle prossime regionali uniti, i partiti del centro-destra, con un programma che sia di evidente rottura rispetto alla politica calabrese degli ultimi decenni e con candidati, non soltanto alla presidenza, ma anche in lista che rispecchino plasticamente questa voglia di cambiamento e di rottura».

– C’è un punto di incontro? Voi avete espresso chiaramente una sorta di dissenso nei confronti di Occhiuto…

«Il punto d’incontro è verso il fine comune, quello di presentarsi insieme, per cambiare, chiaramente, le cose. Chi ci sta sa che nella Lega troverà un valido e leale alleato, non per chi, invece, ritiene che la riproposizione di schemi che ormai hanno segnato il passo e abbiano fatto sì che la Calabria sia ultima non soltanto in Italia ma in Europa addirittura, per quanto riguarda i più importanti indici, riguardo a crescita economica, demografici. Bisogna prendere atto di questa situazione. Noi vogliamo partecipare, vogliamo vincere ma non a tutti i costi, vincere solo se la vittoria alle elezioni potrà comportare questo cambio di passo.

– La Lega non ha un suo candidato, attualmente, almeno in Calabria, quindi  puntate su qualcuno anche esterno?

«Non ne facciamo un problema di tessera in tasca del candidato, e auspicabilmente futuro presidente della Regione. Non è un problema che sia della Lega, di Forza Italia, di Fratelli d’Italia o sia espressione del civismo. Ciò che per noi è fondamentale sono le caratteristiche che questo candidato deve incarnare, quindi auspicabilmente una figura che non possa in nessun modo essere ricondotto, anche in via indiretta, alle pratiche che, ripeto, hanno fatto della Calabria quello che noi tutti oggi vediamo».

– Questa pregiudiziale che voi avete nei confronti di Occhiuto può essere superata solamente con la proposizione di personaggi nuovi?

«Questo è quello che vogliamo, perché in questi mesi si è parlato solo di chi fa il candidato presidente, ma non è venuta una proposta sulla sanità, sulle infrastrutture, sulla raccolta dell’immondizia, che segni questo. È un dibattito che non ci appassiona particolarmente, quello del presidente, noi non facciamo una pregiudiziale il fatto che sia della Lega. Occorre ricordare che, piaccia o non piaccia, la Lega alle ultime elezioni è risultato il partito di centro-destra più votato – mi riferisco alle europee – per cui potremmo anche ambire ad esprimere noi quella carica, ma non è quello che ci interessa. Noi vogliamo, dopo il disastro del Partito Democratico, del presidente Oliverio, insomma, dopo tutto quello al quale abbiamo assistito, dobbiamo inaugurare una nuova era. Per cui, se tutti si facesse un passo indietro e si evitasse di buttarla magari su temi che, secondo me, non è che interessano neanche particolarmente ai calabresi, cioè chi sarà il presidente a occupare l’ufficio più prestigioso, allora ci sarà la possibilità, veramente, di offrire ai calabresi che ci credono, ai calabresi che vogliono vedere cambiare le cose. Un programma chiaro, una squadra sicura, allora questa possibilità c’è. Altrimenti, ripeto, nessuno ci ordina di presentarci insieme se i chiari di luna ai quali dovessimo assistere ci potrebbero far ritenere che non ci sarebbe quel cambio di passo che noi esigiamo».

– Come lei sa, la Calabria ha registrato alle ultime elezioni regionali del 2014 un 57% di astensioni. Questo dato dovrebbe far riflettere e, attualmente quello che noi abbiamo registrato tra gli elettori, i cittadini, c’è un forte disorientamento. Si parla più di nomi che di programmi. Nel caso in cui un accordo sul nome – perché evidentemente bisognerà pur trovare un nome su cui puntare – tra Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, quindi un comune candidato, non si dovesse trovare, voi avete un piano B?

«No, non c’è un piano B, c’è il piano A ed è l’unico piano che ci piace, che ci convince. Cioè quello di presentare comunque un programma, una persona e una squadra destinata ad affiancarlo che possono riportare la speranza a questo 57% di persone che non vanno al voto, al di là dell’assenteismo cronico comune a tutte le regioni, ma che non vanno al voto probabilmente perché sono disperati di fronte a una classe politica che non è stata in grado di fare quello per il quale è viene anche lautamente pagata. Quindi non c’è un piano B, secondo noi col centro-destra c’è la possibilità di offrire finalmente ai calabresi quello che meritano in quanto cittadini italiani, cioè una classe dirigente composta da persone competenti, che si mettano in gioco veramente e che, pertanto, rifiutino le logiche del clientelismo, le logiche del voto di scambio, le logiche dell’occupazione del potere fine a se stesso. Se così fosse viva l’unità del centro-destra. Se così non fosse a questo piano, noi a questo programma non rinunciamo.

– Curiosamente il Pd e la Lega sono sullo stesso piano: il pd non vuole assolutamente Oliverio, la Lega non vuole assolutamente Occhiuto. Allora, il punto principale è che mentre il pd sta cercando o sta studiando un’eventuale sponda d’accordo, d’intesa coi Cinque Stelle, la Lega, nel caso in cui dovesse arrivare a rompere, pensate di trovare tra i candidati indipendenti un personaggio eventualmente su cui puntare?

«Mi permetta di dire che non siamo sullo stesso piano, perché il pd ha la responsabilità storica di avere espresso un presidente, Oliverio, che si è dimostrato assolutamente inadeguato al suo ruolo. Noi questa responsabilità storica in Calabria non ce l’abbiamo e non vogliamo averla magari tra cinque anni. per questo quando si dice che vogliamo qualcosa che sia veramente di rottura lo facciamo consapevoli che le elezioni le vinci tra gennaio o dicembre – adesso che si svegli il presidente e finalmente decreti anche la data finale di questa sua esperienza deludente – ma la partita inizia dopo, sono i cinque anni successivi. Ecco perché vincere a tutti i costi non ci interessa, avere un presidente, qualche assessore, qualche consigliere regionale. Non è questo che ci interessa: se vinciamo noi dobbiamo avere la ragionevole certezza di tramutare in fatti concreti quello che è il nostro programma. Sostanzialmente per quanto riguarda la Calabria, quindi, sanità completamente differente, prendiamo tutto quello che è successo finora, ribaltiamolo, perché così le cose non possono funzionare. Piano infrastrutturale e soprattutto porre fine a quello che è un vero dramma demografico: non è possibile che la Calabria perda annualmente decine di migliaia di figli propri che vanno nelle altre regioni italiane o europee peraltro a lavorare anche benissimo. Sono lombardo, conosco calabresi che sono da noi a fare i primari, i dirigenti d’azienda, liberi professionisti, di altissimo livello. Io penso che sia ora di smettere d’impoverire la Calabria». (s)