COVID-19 – Il Bollettino del 14 luglio
Dati ufficiali della Regione Calabria

Il bollettino medico del 14 luglio, ore 17

In Calabria ad oggi sono stati effettuati 104.142 tamponi.

Le persone risultate positive al Coronavirus sono 1.216  (+0 rispetto a ieri), quelle negative sono 102.952.

Territorialmente, i casi positivi sono così distribuiti:

– Catanzaro: 1 in reparto; 1 in isolamento domiciliare; 183 guariti; 33 deceduti.

– Cosenza: 0 in reparto; 1 in isolamento domiciliare; 434 guariti; 34 deceduti.

– Reggio Calabria: 4 in reparto; 18 in isolamento domiciliare; 256 guariti; 19 deceduti.

– Crotone: 0 in reparto; 0 in rianimazione; 3 in isolamento domiciliare; 112 guariti; 6 deceduti.

– Vibo Valentia: 0 in reparto, 0 in rianimazione, 3 in isolamento domiciliare; 77 guariti; 5 deceduti.

Il totale dei casi di Catanzaro comprende soggetti provenienti da altre strutture e province che nel tempo sono stati dimessi.Le persone decedute vengono indicate nella provincia di provenienza e non in quella in cui è avvenuto il decesso.

Dall’ultima rilevazione, le persone che si sono registrate sul portale della Regione Calabria per comunicare la loro presenza sul territorio regionale sono in totale 9.237.

Nel conteggio sono compresi anche i due pazienti di Bergamo trasferiti a Catanzaro, mentre non sono compresi i numeri del contagio pervenuti dopo la comunicazione dei dati alla Protezione Civile Nazionale.

Report-del-14-luglio-2020

La Regione promuove gli Stati Generali del mare calabrese

La Regione Calabria vuole promuovere il mondo della pesca, e lo fa attraverso gli Stati Generali del mare calabrese, l’iniziativa che vuole migliorare la competitività dei settori Pesca ed Acquacoltura, attraverso attività di comunicazione e promozione.

«Attraverso gli stati generali del mare calabrese – ha dichiarato l’assessore regionale all’Agricoltura, Caccia e Pesca, Gianluca Gallo – intendiamo porre al centro dell’attenzione il comparto della Pesca, promuovendo in particolare la qualità ed il valore aggiunto delle produzioni ittiche regionali e facendo il punto sullo stato di salute di un settore che riveste un ruolo molto importante per l’economia calabrese».

«La commercializzazione dei prodotti ittici – ha aggiunto Gallo – è l’aspetto sul quale bisogna lavorare di più e meglio rispetto al passato. Partendo dal presupposto che la qualità delle nostre produzioni è fuori discussione, oggi dobbiamo promuovere il pescato calabrese in maniera adeguata, al fine di conquistare nuovi mercati».

A tal proposito, il Dipartimento Agricoltura e Risorse Agroalimentari ha già approvato il bando pubblico del programma operativo Feamp, per la selezione delle domande di sostegno a valere sulla misura 5.68 “Misure a favore della commercializzazione”, mentre l’attuazione della campagna di comunicazione sarà affidata ai Flag, i Fishery local action group, e sarà incentrata su manifestazioni a tema, una per ogni provincia ricadente all’interno dell’area di competenza di ogni singolo Flag.

Il bando, pubblicato sul portale istituzionale www.regione.calabria.it, prevede come termine ultimo per la presentazione delle domande le ore 12 del prossimo 29 luglio. (rrm)

LE TANTE LACRIME DI REGGIO, 50 ANNI FA.
QUANDO LA CITTÀ PRECIPITÓ NEL BUIO

di SANTO STRATI – Non c’è niente da celebrare, in questo 50.mo anniversario della Rivolta di Reggio. Non sono d’accordo sul nome dato al Comitato (del quale peraltro con molta cortesia il sindaco Falcomatà mi ha chiamato a far parte) e ritengo opportuno dedicare solo un commosso e sincero ricordo ai caduti, dell’una e dall’altra parte. Questi 50 anni sono trascorsi senza lenire le lacrime e le ferite di una città abbandonata, sola e ferita, “ricompensata” con la sede del Consiglio regionale e con tante promesse mai più mantenute.

Come e perché successe saranno gli storici a dircelo, ma le ricostruzioni di parte che hanno ripreso a circolare non fanno che spargere sale su ferite mai rimarginate. Il punto principale, a ben vedere, è che è stata una lotta tra “poveri” e, peggio, tra calabresi, dove antiche rivalità tra la Città dello Stretto e Catanzaro sono emerse per responsabilità di politici distratti e assenti, forse troppo occupati a coltivare il proprio serbatoio elettorale, piuttosto che ragionare in termini positivi per il bene comune, per il benessere dei calabresi e della loro terra.

Non è stata, come qualcuno superficialmente, insiste a dire una guerra per un pennacchio, ma sono esplose le umiliazioni di anni, il senso dell’abbandono, la sensazione del tradimento e della cattiveria, come se ci fosse una punizione divina da eseguire, in termini politici. Certo, la classe politica reggina era di poco spessore rispetto ai “giganti” che potevano vantare Cosenza (Mancini e Misasi) e Catanzaro (Pucci) e questo ha contribuito rendere inutili e superflue le lamentazioni e le difese delle ragioni del popolo reggino. Ma, quello che è ancora più infelice da rilevare è che la nascita delle Regioni che doveva consolidare i territori e dare nuova spinta all’autonomia prevista dalla Carta costituzionale, in realtà si trasformò in una epocale rissa tra città e campanili, impedendo quella comunità d’intenti che avrebbe portato a uno sviluppo armonico e più consono a tutta la regione. La conflittualità latente tra Reggio e Catanzaro scoprì il suo nervo debole: addirittura nell’attuale capoluogo ci fu chi tentò di aizzare e organizzare le masse contro le “pretese” dei reggini.

Facile, con l’occhio del poi, argomentare che non ci sarebbe voluto molto per ipotizzare un piano di sviluppo che coinvolgesse tutte le tre città calabresi (poi sarebbero nate le altre due province Crotone e Vibo Valentia) per un obiettivo comune: la lotta al sottosviluppo e un corale impegno per la crescita.

Lavoro, occupazione, benessere non erano, né sono, appannaggio di cosentini, reggini o catanzaresi: erano (e sono) un obiettivo da raggiungere per dare un futuro alle nuove generazioni di calabresi, di qualunque luogo.

Purtroppo, del pacchetto Colombo rimangono le ciminiere abbandonate della Liquichimica a Saline, gli agrumeti della Piana distrutti per un centro siderurgico che non ha mai visto la luce (con quale criterio di pianificazione industriale si poté mai pensare al ferro?), e il palazzo del Consiglio regionale. Un po’ poco per una Città che, per colmo di stravaganza, è diventata poi “metropolitana” cancellando la “provincia” senza riuscire a creare quel collante necessario per dare unità ai suoi 96 comuni.

Il capoluogo a Catanzaro ha offerto migliaia di posti di lavoro per burocrati e affini e la parvenza di un potere che non conta nulla: alla fine, probabilmente, non valeva le rivendicazioni – a volte ridicole, a volte banali – della Città dei due Mari. A testimonianza di un’inutile quanto esagerata manifestazione di potere c’è oggi il Palazzo di Germaneto, una Cittadella che vale molto, ma molto di meno dell’adiacente Policlinico universitario, che – quello sì – è vero orgoglio catanzarese. La facoltà di Medicina del Capoluogo ha espresso eccellenze di altissimo livello, la ricerca scientifica ha raggiunto risultati importantissimi e di grande rilevanza.Come l’Università di Cosenza, l’Unical, partita come unico ateneo della regione, e diventata poi un centro di eccellenza, soprattutto nel campo dell’innovazione e delle nuove tecnologie. Come è salita agli onori accademici, l’Università Mediterranea di Reggio. I tre atenei lavorano insieme e sono gli unici ad avere raggiunto l’unità d’intenti che la Calabria ha sempre sognato, con un obiettivo nobile: creare formazione, specializzazione e occupazione per i nostri giovani ai quali, qualcuno fino a pochi anni fa, ha sistematicamente rubato il futuro. La fuga dei cervelli calabresi non è una finzione, ma un’amara realtà, che va bloccata. Qualcuno sta tornando, moltissimi non vorrebbero andare via: lavoro a casa propria significa crescita e sviluppo per la propria terra e per i figli che verranno.

Ecco questo triste anniversario può essere l’occasione per una reale e definitiva “pacificazione” (consentiteci il termine) tra le Calabrie e i calabresi. Gli errori, gli orrori, i morti, le stragi, i feriti, i mutilati, gli arrestati, meritano ampia riflessione e soprattutto cordoglio, con l’augurio e la debole speranza che possa servire come esempio negativo di come non si governa con la violenza o con l’indifferenza. Il ricordo di quei giorni è praticamente vivo in chi ha superato i 60 anni: i giovani non sanno nulla, ma hanno diritto di conoscere, sapere e capire il perché. I ragazzi che tiravano sassi e molotov oggi hanno quasi settant’anni e non li ha mai abbandonati l’idea che non avevano ragione, ma la loro rabbia, ricordiamocelo, era figlia di un torto mai riparato. (s)

I NUMERI DI SEDICI MESI DI STATO D’ASSEDIO

Ancora oggi è difficile mettere nero su bianco i numeri definitivi della Rivolta di Reggio: iniziò il 14 luglio con uno sciopero generale e le prime barricate improvvisate, si quietò il 9 novembre 1971, con il ripristino delle libertà costituzionali per la città, che con il decreto il ministro dell’Interno Restivo aveva sospeso il 6 febbraio dello stesso anno. I morti all’interno dei fatti di Reggio sono cinque: Bruno Labate, Angelo Campanella, Carmine Jaconis e i due poliziotti Vincenzo Curigliano e Antonio Bellotti. Il primo stroncato da un infarto durante un attacco dei dimostranti alla Questura di Reggio, il secondo colpito da una assurda sassaiola contro il treno che portava a casa il suo reparto, il II celere di Padova. Dobbiamo aggiungere a queste morti “della rivolta” le sei vittime del Treno del Sole del 22 luglio, il cui attentato non aveva niente a che vedere con i disordini reggini? E non si devono calcolare le cinque giovani vite di soldati stroncate accidentalmente durante i 16 mesi della rivolta? E non si dovrebbe aggiungere la misteriosa fine di cinque ragazzi anarchici che forse avevano scoperto carte “pericolose” sui disordini di Reggio e il probabile coinvolgimento di servizi deviati? Il bilancio è quasi 500 feriti tra le forze dell’ordine, oltre mille tra la popolazione civile, almeno dieci mutilati o invalidi permanenti. 1231 persone denunciate, di cui 446 in stato di arresto. I danni economici per la città di Reggio sono stati di svariate decine di miliardi di lire, impossibile calcolare quanto costò allo Stato questa rivolta frutto della “follia” di cittadini disperati e di politici indifferenti e volutamente distratti.

La Santelli annuncia eventi per raccontare la storia della Calabria

«La Calabria oggi compie i suoi primi 50 anni!» ha dichiarato la presidente della Regione Calabria, Jole Santelli, annunciando la realizzazione di «eventi specifici rappresentativi di ogni territorio».

«Il 13 luglio 1970, infatti – ha spiegato la presidente – si riunì a Catanzaro il primo Consiglio regionale per approdare poi in riva allo Stretto, a Reggio Calabria».

«Anche la Calabria – ha aggiunto la Santelli – vedrà la realizzazione di incontri per contribuire a raccontare la vita della nostra regione. Una ricorrenza non solo per ricordare quando siamo partiti ma utile a farci capire dove siamo arrivati, oggi, nel processo di unitarietà di una regione che mosse il suo avvio in maniera tumultuosa, con la frattura del moti di Reggio, scoppiati il 14 luglio, all’indomani della costituzione della Regione». (rcz)

 

Al via “Vendemmia Verde” per arginare le conseguenze della pandemia

È stata pubblicata, sul portale istituzionale della Regione Calabria, la graduatoria relativa alle aziende vitivinicole regionali che hanno presentato domanda d’aiuto per quanto riguarda la Vendemmia verde,  la campagna che consiste in un sostegno al reddito in favore dei produttori che decidano di procedere all’eliminazione dei grappoli di uva dalla pianta prima che questi giungano a maturazione.

Una scelta per molti versi obbligata, adottata sentiti i Consorzi di Tutela, per evitare di andare incontro ad un crollo del mercato dovuto all’eccesso di prodotto per l’annata 2020, in considerazione del sostanziale blocco dei canali di destinazione del vino calabrese: hotel, ristoranti, catering.

Nello specifico, sono 46 le domande risultate ammissibili, alle quali la Regione Calabria ha accordato sostegno straordinario per il contenimento e la gestione dei danni causati dall’emergenza epidemiologica da Covid – 19, con un impegno finanziario complessivo pari a 481.953,13 euro.

«La crisi scaturita dall’emergenza sanitaria – ha dichiarato l’assessore regionale all’Agricoltura, Gianluca Gallo – interessa l’intero comparto vitivinicolo regionale. Per questo motivo, d’intesa con il presidente Jole Santelli, abbiamo stabilito, d’intesa con il Dipartimento, di includere tra le domande di aiuto per la misura della Vendemmia verde anche quelle relative alle superfici vitate destinate alle produzioni di vini Igt e Doc».

«Effettuando economie sui fondi nazionali del Pns Vino – ha specificato Gallo – la Regione ha incrementato notevolmente le risorse destinate ad attivare la Vendemmia verde, per dare la possibilità a tutte le aziende vitivinicole calabresi, e non solo a chi produce uve per vino generico, di scongiurare il verificarsi di eccedenze di produzione e giacenze difficili da smaltire, che comporterebbero effetti negativi sulla gestione della vendemmia 2020. In particolare, siamo riusciti a dirottare risorse ingenti sulla misura in questione, rispetto ai poco più di 81.000 euro previsti invece dal Pns Vino».

Avvertenze: per le sole domande accolte, la pubblicazione della graduatoria è valida come autorizzazione per i viticoltori interessati a procedere alle operazioni di Vendemmia verde, da effettuarsi inderogabilmente entro il prossimo 25 Luglio. (rrm)

 

Riapri Calabria: dopo un mese erogati 29 milioni, ma 5500 aziende restano fuori

Primi dati sulle erogazioni previste dal decreto Riapri Calabria, ovvero il contributo una tantum fino a 2.000 euro previsto per le microimprese costrette allo stop dal coronavirus. Sono stati erogati 29.106mila euro a 14.553 aziende. Soddisfatta la Santelli che ha ringraziato l’assessore Fausto Orsomarso e la Fincalabra per la rapidità con cui hanno risposto alle esigenze dei piccoli imprenditori.

«“In un solo mese – ha detto la presidente Jole – siamo riusciti a istruire e pagare un numero considerevole di domande. Tempi da record in fase di lockdown. Da più parti lamentano che siamo veloci. Devo dire che è vero. Ogni volta che diciamo cosa fare dobbiamo saper dire anche come fare. E farlo».

Peccato che la presidente non si domandi come mai circa 6000 imprese sono rimaste fuori (si aspettavano 20mila domande): la risposta è semplice. Molti imprenditori sono rimasti indietro con i pagamento di imposte e contributi e non hanno, ovviamente, potuto sottoscrivere l’autodichiarazione (che sarebbe stata mendace) di essere in regola con Erario e istituti di previdenza. 5500 aziende rappresentano il 27,5 per cento del totale che la Regione aveva previsto di poter aiutare. Ma l’aiuto, come si può vedere, non c’è stato e non potrà arrivare: eppure non si tratta di evasori totali, sconosciuti al fisco, ma imprenditori in  “ritardo” che hanno sempre versato il 16 del mese tasse e contributi. Non si possono fare i decreti, dando ragione sempre ai burocrati di turno.

Così come l’altro provvedimento Lavora Calabria che serve a mantenere i posti di lavoro con un contributo a fondo perduto per pagare 1/3 dei contributi dovuti per quattro mesi ha lasciato fuori moltissimi settori produttivi che sono rimasti schiacciati dalla chiusura dovuta al lockdown. Tanto per fare un esempio, le piccole e medie aziende grafiche editoriali della regione non sono state ammesse (non risulta il loro codice Ateco) ai benefici previsti dal decreto a tutela del lavoro. Sono aziende con decine di dipendenti che sono rimaste ferme durante i mesi del lockdown e a fatica stanno cercando di risalire la china. L’assessore Orsomarso dovrebbe prendersi l’impegno di risolvere queste assurde esclusioni (che riguardano peraltro altri settori produttivi) per non trovarsi a settembre con una insostenibile massa di licenziati e nuovi disoccupati. (rp)

“Italia Veloce”, Santelli e Catalfamo: La Calabria non può più rimanere isolata

Se l’obiettivo del programma Italia Veloce – illustrati dal ministro alle Infrastrutture Paola De Micheli – era quello di ridurre il gap infrastrutturale tra Nord e Sud, quello rilevato dalla presidente della Regione Calabria, Jole Santelli e dall’assessore regionale ai Lavori Pubblici, Domenica Catalfamo, arriva come una doccia fredda: «si scopre, invece – hanno rilevato – che per la Calabria ad esempio si continuerà a percorrere 30 km in un’ora, dato che di interventi che dovrebbero risolvere l’isolamento della regione non se ne vede traccia, nemmeno per i progetti in attesa di completamento da decenni».

Una beffa, dunque, se si pensa che il  buon proposito del piano di «realizzare un Paese più equo e veloce in termini di raggiungibilità rispetto ai tempi di viaggio, un Paese nel quale l’80% della popolazione vive a meno di 1 ora da una stazione dell’alta velocità» sfuma, appena si arriva alla voce “Calabria”.

«Restano fuori – hanno spiegato la presidente Santelli e l’assessore Catalfamo – la linea ferroviaria ionica con i ben noti interminabili viaggi nelle tratte Reggio-Catanzaro e Catanzaro-Lamezia, per non parlare dell’alta velocità sulla direttrice tirrenica, della SS 106 nell’area meridionale della regione a forte rischio isolamento e priva di alternative, della trasversale delle Serre eterna incompleta e dell’area metropolitana di Reggio Calabria. Né si parla delle disastrate reti stradali secondarie che collegano il territorio interno alle reti primarie e alle ferrovie. I pochi interventi del piano effettivamente dedicati per la Calabria sono puntuali e non incidono sul grave deficit infrastrutturale. La gran parte degli investimenti continua ad essere prevista nelle regioni del centro-nord del paese e in parte nelle restanti regioni meridionali».

La presidente Santelli e l’assessore Catalfamo concludono evidenziando che «la Calabria non può più essere lasciata nel suo atavico isolamento, mentre il Paese aspira a diventare più “veloce” e più “connesso” secondo i “buoni” propositi del Governo. La Calabria affronterà le sue sfide e farà valere tutte le proprie evidenti ragioni». (rrm)

 

Il vicepresidente Spirlì: progetto “Antica Kroton” di primaria attenzione

Il progetto di valorizzazione Antica Kroton torna a essere protagonista delle attenzioni dell’Assessorato regionale alla cultura e beni culturali, guidato dal vicepresidente Nino Spirlì.

Il progetto, avviato dal Comune di Crotone, «nasce soprattutto in relazione a un bisogno, quello di una nuova ricerca di identità culturale e collettiva, che in questo progetto deve configurarsi come un “viaggio della conoscenza” basato sull’esplorazione dei luoghi visibili e invisibili» e l’obiettivo è quello di «realizzare e promuovere le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione di questo vasto patrimonio archeologico, culturale e paesaggistico presente nelle aree di Crotone e Capo Colonna, col fine di coglierne la vera essenza e la capacità di attrarre pubblico, anche al di fuori dei confini territoriali».

Lo stesso Spirlì, infatti, ha specificato che «il progetto Antica Kroton è, fin dai primi giorni della mia nomina, di primario interesse e attenzione da parte mia. La varietà dei soggetti attuatori ha, in passato, creato non poche difficoltà alla definitiva attuazione dello stesso» e che nei prossimi giorni incontrerà  i commissari prefettizi del Comune di Crotone e il Segretario regionale del Mibact Salvatore Patamia. «Con loro, sono sicuro – ha dichiarato Spirlì – troveremo una definitiva soluzione che possa consentire l ‘apertura dei cantieri e l’inizio dei lavori».

«La delicata questione della bonifica – ha continuato il vicepresidente – necessaria in alcune aree interessate e specifici interventi verrà trattata, fin da subito, dagli assessorati e uffici competenti. Crotone avrà, infine, la giusta ricompensa per un’attesa troppo lunga e sofferta. Il progetto, inutile sottolinearlo, porterà il marchio di garanzia della Legalità e della Sicurezza». (rkr)

SCUOLA POST-COVID, PIANO PER I DOCENTI
2500 CALABRESI DEVONO RESTARE AL SUD

Mancano meno di due mesi per la riapertura delle scuole e gli interrogativi sono ancora tantissimi. Incertezza che regna sovrana, disposizioni date e annullate dalla sera alla mattina, didattica a distanza e problemi di distanziamento. E i professori, gli insegnanti? Per loro non si prospettano tempi felici, soprattutto in Calabria, dove sono almeno 2500 gli insegnanti che dovranno prendere servizio fuori della regione, in aree ancora a rischio. Servono perciò interventi immediati per non aspettare l’ultimo momento e trovare moltiplicate le difficoltà nell’individuare soluzioni ai tanti problemi.

Secondo il consigliere regionale di Io Resto in CalabriaMarcello Anastasi, è necessario predisporre subito «Un piano straordinario che permetta di lavorare con serenità a migliaia di docenti del Sud e che impedisca un massiccio spostamento di professionisti dai luoghi di residenza a zone particolarmente colpite dalla pandemia di Covid-19 e viceversa». Anastasi ha espresso preoccupazioni per le« diverse migliaia di di docenti del Meridione, di cui almeno 2.500 calabresi, oltre al personale Ata, che il prossimo primo settembre devono riprendere servizio – ha spiegato Anastasi – presso le sedi di titolarità fuori regione».

«Si tratta – ha spiegato Anastasi – in buona parte di personale docente in attesa di un’assegnazione presso il luogo naturale di residenza o che ha diritto all’assegnazione provvisoria per situazioni di necessità particolari previste dalla L. 104/92 o per ricongiungimento al coniuge e a figli minorenni».

Maria Rita Calvosa e Francesco Anastasi
Maria Rita Calvosa e Francesco Anastasi

Preoccupazioni che sono state condivise da Maria Rita Calvosa, direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale della Calabria, e che hanno portato il consigliere a presentare una mozione depositata in Consiglio regionale e a scrivere al ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, che è stata recentemente affiancata da Domenico Arcuri (in precedenza nominato Commissario Straordinario per l’emergenza Coronavirus) per supportare la riapertura delle Scuole a settembre.

«Il temporaneo trasferimento in un’altra regione, sebbene per pochi giorni, comporterebbe sicuramente – ha aggiunto il consigliere regionale Anastasi – uno sforzo organizzativo enorme e un impegno di spesa notevole per viaggio, affitto e vitto, che graverebbe sulle stesse famiglie già provate dalla pesante crisi degli ultimi mesi. Si tratta, inoltre, di personale che sarà inviato temporaneamente in zone fortemente colpite dalla pandemia, dove in alcuni casi persistono ancora focolai di Covid-19, per poi dover rientrare, nel breve periodo, presso i luoghi di residenza. Ciò comporterebbe uno spostamento di un notevole flusso di lavoratori da Sud a Nord e viceversa nell’arco di pochi giorni che – secondo Anastasi – si potrebbe evitare con un Piano straordinario per i movimenti del personale proveniente da fuori provincia che preveda l’anticipazione delle operazioni di assegnazione provvisoria interprovinciale al 31 agosto 2020». 

«Qualora entro tale data – ha continuato il consigliere Anastasi – non si rendesse possibile ultimare le suddette operazioni, si potrebbe come alternativa consentire ai docenti la presa del servizio in modalità telematica dando la possibilità agli stessi di poter seguire le attività di programmazione dal proprio domicilio sino alla data dell’ottenimento dell’assegnazione provvisoria. Va considerato inoltre che i plessi scolastici, se il Governo non dovesse trovare soluzioni alternative, potrebbero essere utilizzati per le elezioni amministrative, il che renderebbe ancora più insensato il trasferimento verso il Nord per un brevissimo lasso di tempo».

È un buon proposito, quello espresso dal consigliere Anastasi, ma che forse rischia di finire come il cane che si morde la coda: è giusto pensare di tutelare i docenti, sopratutto in questo periodo di pandemia – e alla luce di una proroga dello stato di emergenza fino al 31 dicembre 2020 – ma, se ipoteticamente si realizzasse ciò che chiede, non si rischia di tornare alla didattica a distanza che, se in piena emergenza è stata una salvezza per docenti e alunni, potrebbe diventare poco gestibile soprattutto al Sud dove la connessione internet è scarsa e almano il 50% delle famiglie non possiede dispositivi elettronici o personal computer. Si ricordi che la didattica a distanza ha portato benefici, ma – come ha rilevato l’Ansa – ha creato disagio a bambini e ragazzi del Mezzogiorno che vivono in famiglie con un basso livello di istruzione. (rrm)

 

 

La Regione in campo per favorire la pesca sostenibile del bianchetto

La Regione Calabria scende in campo per favorire la pesca sostenibile, e lo fa attraverso la gara pubblica svolta sul Mepa – Mercato elettronico della pubblica amministrazione – dal Dipartimento Agricoltura e Risorse Agroalimentari attraverso il Settore 5 “Fitosanitario, Vivaismo, Micologia, Patrimonio ittico”, chiusa col decreto di aggiudicazione definitivo – in fase di pubblicazione – dell’organismo scientifico che dovrà occuparsi di espletare le necessarie attività volte alla sperimentazione della pesca delle specie “sardina” e “sardinella”.

L’obiettivo, dunque, è quello di progettare la raccolta di dati scientifici relativi alle specie ittiche “sardina” (pilchardus) e “sardinella” (aurita), note ai più come “bianchetto”, per poi definire una proposta di piano di gestione e di indicazione delle modalità di selezione delle imbarcazioni impegnate nella pesca sperimentale.

«L’obiettivo principale del piano di gestione – ha dichiarato l’assessore regionale all’Agricoltura, Caccia e Pesca, Gianluca Gallo – sarà l’individuazione di un insieme di misure destinate a garantire nel tempo la sostenibilità biologica, economica e sociale della pesca del bianchetto, in quanto essa, sebbene marginale nel contesto italiano, risulta rilevante per i pescatori calabresi e costituisce parte significativa della storia e della cultura di numerose comunità locali di pescatori».

«L’eventuale accoglimento delle richieste di deroga presentate dal Governo – ha precisato l’assessore – darà luogo ad un sistema di gestione in cui la sostenibilità biologica delle risorse sarà attentamente monitorata».

«Saranno previste – ha precisato Gallo – misure di intervento appropriate, nel caso in cui non sia garantito uno stock di biomassa al di sopra dei limiti biologici di sicurezza. Il piano di gestione, infine, sarà in linea con l’obiettivo della Commissione Europea e della Regione, che intende difendere e valorizzare la pesca artigianale, la tradizione, la pesca selettiva e la valorizzazione dei prodotti tipici locali». (rrm)