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L’OPINIONE / Lentini, Mazza e Critelli: Riconoscere status di “Città balneari” a Comunità rivierasche Crotonesi e Sibarite

Crotone

di ALESSIO CRITELLI, GIOVANNI LENTINI, DOMENICO MAZZA – In questi giorni, casualmente, partendo dalla lettura di una nota riguardante l’iniziativa nata da 26 note Località balneari d’Italia, ci è capitato di avviare delle comuni riflessioni.

Le Classi Dirigenti di 26 Centri si sono riunite a Jesolo durante la manifestazione del G20Spiagge ed hanno avanzato al Ministro per il turismo la richiesta di una nuova proposta di legge.

Tale necessità è scaturita da un lavoro certosino che le richiamate Amministrazioni hanno elaborato con l’ausilio di esperti, docenti universitari e rappresentanti delle associazioni di categoria. Finalità dell’operazione, raccogliere tutti i problemi legati alla stagionalità del settore turistico, elaborando le possibili ed eventuali soluzioni a riguardo. Quindi, manifestare al Governo nazionale la necessità di avviare una corsia preferenziale al processo di individuazione della loro condizione di “Città fisarmonica”. Con conseguente istituzione, pertanto, dello status di “Città balneare”.

Nella proposta, ancora, è stato chiesto al Governo di riconoscere ufficialmente la comune condizione di disagio che connota le richiedenti Città. Partendo dal divario, in alcuni casi imponente, che si crea tra il numero di residenti e il numero di presenze turistiche in un periodo molto ristretto dell’anno: ovvero, il cosiddetto “effetto fisarmonica”.

Tale condizione, durante il periodo della stagione balneare, genera oggettivi squilibri alle richiedenti Città, rispetto altre realtà urbane non legate alla stagionalità dei flussi turistici. A partire dalla domanda di servizi pubblici complessivi, per arrivare ai maggiori costi e ai maggiori oneri che si traducono in una limitata possibilità di manovra da parte delle pubbliche Amministrazioni. Ancor più, l’impossibilità ad intervenire causa inadeguate dotazioni organiche e finanziarie, perché parametrate sulla popolazione residente e non per quella temporanea.

Senza considerare che questi Comuni si trovano a dover gestire aree importanti di demanio marittimo che — pur rappresentando il principale elemento di attrazione turistica — richiedono, al contempo, una costante e dispendiosa attività di manutenzione e protezione.

Da qui le richieste delle Località turistiche, componenti il gruppo delle Città costiere, di una presa d’atto e formale riconoscimento da parte delle Istituzioni  dello status giuridico di “Città balneare”. Il riconoscimento della citata condizione, in particolare, garantirebbe alle 26 Città maggiori competenze nelle materie di ordinamento degli enti locali, turismo, sicurezza e ordine pubblico. Ancora, permetterebbe una migliore conduzione del ciclo dei rifiuti ed una gestione ottimale delle acque e del demanio marittimo. Quindi, una rinnovata tutela dell’ambiente e del territorio nello specifico riferimento del contrasto all’erosione costiera.

Sollecitati da questa interessante e, per alcuni versi, stimolante notizia abbiamo svolto — in sinergia e in condivisone ideale tra di noi — una riflessione sulle Cittadine costiere dell’Arco Jonico.

Abbiamo analizzato alcuni dati sulle presenze turistiche riguardanti i Comuni di  Corigliano-Rossano, Cassano-Sibari, Isola di Capo Rizzuto, Cutro, Crotone, Villapiana e Ciro Marina.

Ci siamo dedicati, quindi, ai 7 contesti urbani che raggruppano il più alto numero di ospiti sulla costa jonica calabrese. Si pensi che le citate Comunità — che cumulativamente contano poco meno di 200mila abitanti complessivi — decuplicano le presenze turistiche totali per circa 2mln di ospiti, durante il periodo di balneazione. Un dato interessante che equipara, comparando proporzionalmente, le Città joniche al network delle 26 Città ricadenti nelle Regioni Campania, Puglia, Veneto, Emilia-Romagna, Sardegna, Friuli e Sicilia.

Considerazioni, le nostre, per il momento ancora incomplete e forse non del tutto esaustive. Tuttavia, non ci impediscono di affermare — senza paura di essere smentiti — che i menzionati dati macroscopici e il riconoscimento dello status di Città balneari, sarebbe un obiettivo che le richiamate Comunità dell’Arco Jonico dovrebbero richiedere con forza e determinazione.

Quanto detto, garantirebbe ai  su citati Comuni jonici il vantaggio di vedersi riconosciuta la condizione di pilastri portanti dell’economia regionale. E, fatto non secondario, consentirebbe alle Amministrazioni locali la possibilità di dare maggiori risposte ai cittadini e ai tanti turisti che ogni anno riescono ad attrarre.

Proposta, quella di concorrere al riconoscimento dello status giuridico di Città balneari, che pone alcuni problemi e alcuni interrogativi a cui bisogna dare risposte. A partire dalla Regione Calabria chiamata, sotto quest’aspetto, a chiarire le caratteristiche tecnico-giuridiche e politiche dell’operazione. Per non correre il rischio, altrimenti, di frammentare il coordinamento tra i diversi livelli di Governo. Tanto più in una materia come quella del turismo, dove il rischio di disperdersi in mille rivoli (da parte dei soggetti pubblici e privati interagenti) è già molto elevato.

Al fine di oleare ed agevolare la discussione, suggeriamo alle Classi Dirigenti dei menzionati centri balneari della riviera jonica, di lavorare alla creazione di un intergruppo operativo.

Il fine della proposta manovra sarebbe quello di dare vita ad una serie di incontri tra Amministratori e categorie produttive. Quindi, servirsi di meeting e riunioni itineranti e tematiche per affrontare le inespresse e sottaciute potenzialità che caratterizzano le Municipalità joniche.

Una rete costituita da soggetti pubblici e privati, dunque, che sia capace d’interloquire con i Governi regionale, nazionale ed europeo. Avvalendosi di idee, proposte e progetti in grado di rappresentare e tutelare gli interessi di territori e Comunità, sino ad oggi ignorate e misconosciute.

Naturalmente, l’illustrata pianificazione andrebbe condotta allontanando disdicevoli atteggiamenti da mendicanti col cappello in mano. Senza chiacchiere e piagnistei. E, soprattutto, senza campanili e bandierine, ma rimettendo al centro del dibattito il principio della coesione sociale e territoriale tra Comunità ed ambiti mossi da comuni e reciproci interessi. (ac, dm e gl)

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