Comitato Magna Graecia: Inopportuna scelta di Trenitalia di istituire a Maratea fermata Frecciargento Sibari-Bolzano

Il Comitato Magna Graecia, insieme all’Unione delle Associazioni della Riviera dei Cedri e del Pollino ritengono inopportuna l’istituzione, da parte di Trenitalia, della fermata del Frecciargento Sibar-Bolzano a Maratea.

Per questo, è stata inviata una missiva alla Presidenza della Regione, ai vertici di Trenitalia, al Ministro dei trasporti, agli Assessori regionali al turismo ed all’agricoltura, alla Deputazione parlamentare dell’Arco Jonico ed al Sindaco di Scalea.

«L’oggetto del ragionamento – viene spiegato – è stato spinto non già da spiriti campanilistici, quanto da un’attenta analisi dei flussi veloci in transito sulla stazione di Maratea.  È bene chiarire che fra la Calabria ed il resto d’Italia (via tirrenica) vi sono, in totale, dodici treni AV (Freccia ed Italo). Di questi, undici fanno capolinea nella stazione di Reggio Calabria ed uno a Sibari. Delle dodici corse, tre già effettuano scalo nella stazione lucana. L’accordo-servizio sul Freccia Sibari-Bolzano costituirà la quarta fermata».

«Sgombriamo il campo da ogni, eventuale, fraintendimento – viene chiarito nella nota –. Che Maratea, essendo località turistica di pregio e fra le più gettonate del Tirreno, debba essere servita da quattro o più fermate di vettori veloci è legittimo ed insindacabile. Il paradosso, tuttavia, è che la quarta fermata venga assegnata compromettendo l’unico servizio veloce dallo Jonio verso la Capitale».

«A tal riguardo – prosegue la nota – giova ricordare che cinque dei su menzionati dodici Treni AV, non effettuano fermate tra Salerno e Paola mentre altri tre non effettuano scali tra Sapri e Paola.  Risulta oltremodo inspiegabile, oltreché macchiettistico, che venga assegnata la fermata ad un treno che già effettua sosta nella stazione di Scalea. Tra l’altro, posta a circa dieci minuti di distanza da Maratea ed a questa collegata da servizi regionali. Viepiù, scegliendo per la causa, l’unico e solo treno che già raccoglie tutta l’utenza della Sibaritide e del Crotonese (da quando è stato istituito un servizio di collegamento regionale in coincidenza tra Crotone e Sibari), piuttosto che uno o più degli otto rimanenti treni provenienti dallo Stretto».

«Lungi da noi fare il conto della serva – si legge ancora –. Ad ogni modo, si sarebbe potuta sfruttare una delle otto corse che non effettuano servizi di fermata tra Sapri e Paola, piuttosto che l’unico “treno sociale” (mutuando le parole della Senatrice Abate) che aveva dato un pizzico di sollievo all’atavico dramma della mobilità gravante su tutto l’Arco Jonico».

«Tale operazione – viene spiegato ancora – non solo rallenterà, ulteriormente, la corsa del treno, ma metterà a repentaglio la possibilità di usufrutto dello stesso da parte dei passeggeri provenienti e diretti verso la jonica. Gli stessi per cui la Regione Calabria corrisponde oneri di compensazione all’azienda, a garanzia di copertura della tratta tra Sibari e Paola.  Del resto, già lo scorso anno, quando il servizio fu istituito in occasione del cambio orario estivo, con un atto di Presidenza dell’ex Governatore f.f. della Regione, avevamo già scritto ai Vertici ministeriali e regionali per significare il nostro punto di vista. Ma, oggi come allora, si è deciso di confermare la fermata».

«Spiace accertare come l’unico vettore AV proveniente dallo Jonio si stia, lentamente, – prosegue la nota – trasformando in un convoglio intercity. Con l’aggravio di allungamento dei tempi di percorso, al costo di un servizio veloce. Andrebbe anche appurato l’arcano motivo celato dietro la scelta dell’unica corsa jonica per fornire la quarta fermata a Maratea, piuttosto che una delle otto corse provenienti da Reggio Calabria. Senza escludere il fatto che logiche dettate da scriteriati centralismi ridurranno i posti a disposizione per gli utenti jonici, con grave nocumento per la fascia Sibarita e Crotoniate che, ribadiamo, ha nel freccia Sibari-Bolzano l’unico servizio di collegamento su ferro verso la Capitale».

«Continua la politica dei due pesi e due misure – si legge – e crediamo che gli effetti degli iniqui dettami, applicati dai vari centralismi, siano, ormai, sotto gli occhi di tutti. Ci si preoccupa di assegnare una ulteriore fermata al Freccia Sibari-Bolzano, ma nulla si dice sul precario servizio di collegamento regionale, in coincidenza,  tra Crotone e Sibari.  Poche ore fa, infatti, la vetustà del percorso ferrato Jonico e la precarietà del convoglio regionale utilizzato per la corsa, hanno determinato l’ennesimo ritardo del treno posto in coincidenza con la partenza del Freccia. Ciò non ha consentito all’utenza del basso Jonio e del Crotonese di poter salire sul vettore veloce ed i passeggeri sono rimasti a Sibari in attesa di un treno di fortuna alla volta di Paola».

«Parimenti – conclude la nota – duole costatare il religioso silenzio da parte degli Amministratori jonici. Forse troppo presi da altro per realizzare l’ennesimo trattamento a pesci in faccia nei confronti di tutto il territorio dell’Arco Jonico». (rkr)

Comitato Magna Graecia: La Calabria ha bisogno di più ‘Aziende Zero’

«La Calabria ha bisogno di più Aziende Ospedaliere e, soprattutto che queste non restino allocate, esclusivamente, nei Capoluoghi storici». È quanto si legge in una nota del Comitato Magna Graecia, che ha commentato il processo di riforme messo in atto dalla Regione Calabria.

Per il Comitato, infatti, «è necessario intervenire – viene spiegato – su argomenti scottanti che, se sottovalutati, potrebbero generare una ulteriore involuzione dei già comatosi livelli sanitari in cui versa la Calabria, oltre alla delicata questione dei rifiuti e dell’approvvigionamento idrico. Partiamo dalla proposta licenziata a dicembre scorso in Consiglio regionale relativa alla istituzione di un’Azienda Zero che surclassi e coordini tutte le altre Aziende Sanitarie ed Ospedaliere della Regione. Tale organismo, potrebbe rivelarsi come l’ennesimo buco nell’acqua atto a creare nuovi poteri accentrati in una Regione che, del centralismo, almeno nelle realtà dei Capoluoghi storici, ha fatto la sua ragione di vita».

«Non viene specificata, infatti – viene spiegato ancora – una visione netta e chiara, differenziando l’ambito di riferimento delle competenze, ma commistionando medicina territoriale ed ospedaliera. Quindi non tenendo in conto le profonde differenze che intercorrono tra le due specialità. Tuttavia, il Commissario Occhiuto, nel dare vita alla sua creatura, si è guardato dal ricalcare il disegno con cui all’epoca il duo Loiero-Lo Moro decise, in una notte del 2007, con un colpo di spugna, di cancellare 11 Asl per dare vita a 5 Asp e 4 Aziende Ospedaliere».

«A tal proposito, l’articolo 1 della legge su Azienda zero – ha rilevato il Comitato – dispone che l’Ente entri in funzione solo nel momento in cui la Giunta regionale approverà una delibera che ne disciplini i tempi di attuazione. Dunque al momento esiste solo sulla carta. E resta da vedere se la creazione di questa Azienda possa davvero rivelarsi la cura giusta per le purulenti ferite della sanità calabrese. Le stesse che continuano a sanguinare debiti e disavanzo, assorbendo il 62% del bilancio regionale.  Alla base del problema resta il caso calabrese (unico in Italia) dove la sanità continua ad assemblare nello stesso alveo la medicina ospedaliera e quella del territorio, lasciando la specifica della peculiarità dei nosocomi alla sole Aziende che coordinano, esclusivamente, ospedali Hub. Così come stucchevole appare la motivazione di rigetto in seno alla Commissione sanità della proposta di voler reistituire le 11 ex Asl».

«Vero è che, tale disegno di legge – si legge nella nota – non contemplava le modifiche attuate in materia sanitaria dal 2007 ad oggi ponendosi, quindi, in una condizione non più rispondente ai dettami sanitari odierni che si basano sulla dinamica Hub-Spoke e non più sull’offerta ospedaliera di 15 anni fa. Tuttavia, licenziare il mancato accoglimento della proposta con la scusa che la situazione di commissariamento sanitario pone la Calabria nella posizione di non poter affrontare modifiche amministrative, mal si concilia con la approvazione da parte del Consiglio regionale di Azienda Zero. E questo palesa, ancora una volta, quanto si continui a ragionare con la solita metrica dei due pesi e due misure».

«Gli ospedali di Crotone e Corigliano-Rossano –  viene detto – devono avere il proprio Management dedicato. Non possono più dipendere dalle Asp che invece dovrebbero solo occuparsi della medicina del territorio. Ed ancora, le Aziende dovrebbero essere guidate da personale medico altamente specializzato. È tempo di smetterla con Direttori nominati dalla politica che il più delle volte si ritrovano ad agire in un campo che neppure conoscono lontanamente, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Non è più possibile tollerare l’utilizzo delle strutture sanitarie a meri scopi strumentali, finalizzati a lanciare fumo negli occhi, senza però avere poi un ritorno di offerta qualificata nei nosocomi».

«Viepiù, se proprio Azienda Zero dovrà essere  si sopprimano le Asp – continua la nota –. A riguardo, si valuti la riperimetrazione, fedele alle vocazioni territoriali, dei Distretti Sanitari. E si coordinino questi devolvendo competenze, ad oggi accentrate, verso le sedi periferiche.  Ed ancora, si faccia chiarezza su quello che dovrà restare di strutture e reparti utilizzati per la patologia Covid. Come Comitato, sin dal primo momento, ci siamo opposti alla creazione di reparti Covid nelle strutture Spoke, ossequiando la circolare ministeriale che imponeva il trattamento della patologia nelle sole strutture Hub. E la ratio era legata al fatto che dette strutture fossero le uniche a disporre di tutti i servizi legati all’emergenza-urgenza disponendo di un numero adeguato di postazioni in terapia intensiva e di reparti specializzati in pneumologia e malattie infettive».

«Si è preferito, invece – si legge – ovviare allestendo reparti improvvisati in ospedali che mai avevano trattato tali discipline mediche. Con tali dissennate operazioni, in ospedali non forniti di percorsi differenziati, si è perso il tracciamento dei contagi e la trasmissione della malattia, nei territori impattati, è andata fuori controllo. Quindi, chiusure generalizzate con il risultato di ingessare ambiti ed economie già provate dalle avverse politiche centraliste che negli ultimi decenni avevano già fatto man bassa di tutto. Salvo poi paventarsi la possibilità che nei prossimi Atti Aziendali tali reparti, con molta probabilità, saranno soppressi. Con il risultato, eventualmente, di aggiungere al danno anche la beffa».

«E parimenti – si legge – dicasi per l’istituzione della nuova Multiutily che si occuperà della gestione acque e dei rifiuti per l’intero territorio regionale.  Intanto, non sempre, l’accentramento, sic et simpliciter, ha sortito gli effetti di un risparmio di spesa con relativo efficientamento dei servizi (a riguardo si pensi alla sciagurata vicenda di accentramento delle ASL cui si faceva cenno sopra).  Viepiù non ci risulta sia stato valutata una rappresentanza territoriale che rivedesse le perimetrazioni degli ATO (Ambiti territoriali ottimali) in funzione delle prerogative e peculiarità dei territori. Se non la individuazione di CZT (Conferenze territoriali di zona) che operano su aree coincidenti con i territori delle quattro Province e della Città Metropolitana. Si ripropone, quindi, lo scriteriato disegno amministrativo che vede la Regione non adeguarsi alle dinamiche delle affinità territoriali, ma ripetere, pedissequamente, le suddivisioni amministrative provinciali».

«Che, giova ricordare – si legge – non soffrono tutti delle medesime patologie, né sono accomunabili per similitudine in ogni ambito territoriale che le compone.  Immaginare, pertanto, una suddivisione direttamente sottoposta all’egida della nuova Multiutily, degli ambiti e rispettive Rappresentanze in termini di Aree Vaste, sarebbe stato rispondente ad un coinvolgimento reale dei territori sotto forma di ambiti ottimali. Ed ancora, il vero vulnus, in particolare per quanto riguarda la gestione del ciclo integrato dei rifiuti, è il non rispetto, come vogliono le direttive UE, dei principi di autosufficienza e di prossimità.  Invece, continuiamo ad assistere alla solita visione centralista degli apparati regionali che quando non accentrano competenze, al massimo, devolvono le stesse ai desiderata dei Capoluoghi storici. Il che rappresenta grave nocumento per l’area dell’Arco Jonico, quindi Sibaritide e Crotoniate, che continuano a rimanere divise nella pianificazione da, inspiegabili, steccati amministrativi».

«La politica, soprattutto quella periferica – conclude la nota – smetta l’insano andazzo di mendicare col cappello in mano, alla corte dei centralismo. Finiamola con le richieste dei medici a gettone, del posto letto raccattato da altre strutture, dell’oss con contratto a termine, del semplicistico concetto di reparto fine a se stesso, o con fiumi di note stampa ossequiose dei diktat imposti dai partiti di riferimento. Talvolta, neppure richiesti.  Piuttosto si lavori con competenza ed abnegazione e, principalmente, lungo l’Arco Jonico si riacquisisca il senso della dignità e del rispetto per il proprio territorio». (rkr)

 

Comitato Magna Graecia: Inviate a Trenitalia e Italo proposte per nuovi collegamenti veloci

Il Comitato Magna Graecia, Unione delle Associazioni della Riviera dei Cedri e del Pollino e Ferrovie in Calabria, hanno inviato una lettera al Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, Enrico Giovannini, ed al Direttore della Divisione Passeggeri Lunga Percorrenza e Alta Velocità di Trenitalia, Paolo Attanasio, una proposta di creare tre importanti collegamenti diretti.

Nella specifico a Trenitalia è stata chiesta:  l’istituzione di un treno Intercity fra Bari Centrale e Palermo via Sibari/Paola; l’istituzione per il periodo estivo, di un FrecciarossaTorino/Milano-Reggio Calabria via Adriatica/Sibari/Paola (in prolungamento di una corsa esistente ed  attualmente attestata nel Capoluogo pugliese); l’istituzione di un collegamento Frecciargento diretto fra Reggio Calabria e Genova (unificando delle corse già esistenti);

La particolarità delle prime due proposte ha riguardato la predisposizione di una fermata a Cosenza, ad oggi non servita da treni a lunga percorrenza. Inoltre, tramite servizi in coincidenza a Sibari, le connessioni con le città di Corigliano-Rossano e Crotone, ancora non servite da rete elettrificata. Infine, la predisposizione a Paola di coincidenza con i regionali dall’alto Tirreno ed a Rosarno con i bus dalla Locride. Basilicata, Calabria e Sicilia avrebbero così servizi diretti con importanti località del centro-nord come Parma, Modena, Rimini, Riccione, Pesaro, Ancona e Pescara.

Ma il vantaggio più innovativo sarebbe quello di collegare fra di loro grandi città del Sud quali Bari, Messina, Catania e Palermo, capillarizzando, con i servizi in coincidenza, l’Arco Jonico e la Riviera dei Cedri.

Contestualmente é stata inviata una missiva ad Italo-NTV per chiedere, sulla scia di quanto avvenuto con l’istituzione del Frecciargento Sibari-Bolzano, la creazione di un nuovo collegamento AV Sibari-Milano/Torino.

In questa caso, é stato suggerito di sacrificare la sosta a Napoli Centrale, già oppurtunamente servita, a favore di quelle di Cosenza e Battipaglia. Prevedendo, inoltre, un collegamento in coincidenza da e per Crotone, il proposto servizio potrebbe soddisfare le esigenze di mobilità dei tre grossi ambiti demografici dell’Arco Jonico, della Valle Crati e del Golfo di Policastro.

La speranza resta quella di vedere realizzate tali proposte nel più breve tempo possibile. In questo modo, quindi, non solo si favorirebbe la mobilità interregionale, ma ci sarebbero riverberi positivi anche per il comparto turistico. (rkr)

 

Comitato Magna Graecia: Comune di Crotone suffraga le tesi espresse nella lettera al presidente Mattarella

Si è svolto, nei giorni scorsi a Crotone, un incontro organizzato dalla II e III Commissione del Consiglio comunale, sulle tematiche proposte dal Comitato Magna Graecia in una lettera aperta al Presidente del Consiglio, Sergio Mattarella.

L’incontro, coordinato presso la sala della Civica Assise in Piazza della Resistenza dai Presidenti di Commissione, Passalaqua e Ceraudo, ha registrato la partecipazione di diversi Enti ed Associazioni del territorio oltre alle principali Sigle Sindacali. Presenti, ancora, il Primo Cittadino ed una serie di Consiglieri comunali pitagorici. Sono intervenuti, inoltre, come ospiti, gli attivisti Domenico Mazza, collegato da remoto, e Fabio Bruno Pisciuneri, in sede, nella qualità di Rappresentanti del Comitato Magna Graecia.

Dopo l’introduzione e la lettura della lettera aperta da parte dei Consiglieri organizzanti la manifestazione, c’è stato il saluto istituzionale del Sindaco. Questi ha manifestato particolare coinvolgimento all’idea di suffragare le tesi della missiva, rafforzandone le ragioni dal punto di vista istituzionale.

Di seguito poi gli altri interventi dai quali, senza soluzione di continuità, è emersa la necessità di aggregare più Enti ed Istituzioni possibili sparsi dal Lacinio ai confini della Lucania. Tutto ciò al fine di promuovere le ragioni della lettera chiedendo, quindi, al Capo dello Stato una visita istituzionale lungo l’area dell’Arco Jonico.

Diverse le tematiche trattate. Dal dramma della mobilità a quella dei trasporti, passando per le problematiche in campo sanitario a quelle sulla giustizia e sicurezza. Sono stati affrontati anche i temi delle diseguaglianze tra i due versanti della Regione, accentuati da processi centralisti che hanno provocato sperequazioni avverse allo Jonio da parte dei Capoluoghi storici. È stato constatato che la Regione Calabria si presenta con un embrione d’emancipazione nella sua area di ponente, mente a levante si disconosce finanche il significato del su citato termine. Senza dimenticare le precarie condizioni che caratterizzano il mondo del lavoro, vera piaga da decubito che attanaglia territori abbandonati a loro stessi come il Crotonese e la Sibaritide.

La manifestazione si è chiusa con l’impegno dell’Istituzione comunale e degli Enti partecipanti a proseguire sulla linea d’indirizzo di suffragare la richiesta di una visita da parte del Capo dello Stato. Con l’auspicio che, allargando il più possibile la platea degli Enti e delle Amministrazioni che intenderanno accodarsi, il Presidente voglia accogliere l’invito proposto dal Comitato Magna Graecia. (rkr)

TORNA IL SOGNO DELLA GRANDE COSENZA
MA LA FUSIONE CON RENDE È COMPLICATA

Il sogno della grande Cosenza, torna, scompare, ritorna a tempi alterni: è un progetto “antico” ma sempre di grande attualità, soprattutto alla luce e della rigenerazione urbana del capoluogo e le grandi possibilità di vitaliziare ulteriormente un centro che assorba periferie e comuni limitrofi, con l’obiettivo di  creare una città sempre più a misura d’uomo. Ma ci sono ostacoli, chi rema contro, chi timidamente è favorevole, chi si schiera con decisione. È giunto, allora, il tempo che si realizzi la grande area metropolitana che potrebbe nascere grazie alla fusione tra la città di Cosenza, Rende e una serie di comuni dell’area urbana?

Una ipotesi, quella della città unica, che è incominciata nel 2017 con la firma della delibera, da parte dell’allora sindaco Mario Occhiuto, e che ha l’obiettivo di realizzare una Città, demograficamente, importante e che acquisisca un ruolo ancor più centrale nei processi regionali ed in generale negli assetti del Mezzogiorno d’Italia.

Si tratta di un progetto ambizioso, che potrebbe rendere la Calabria una regione coerentemente europea, oltre che «volano di svolta se accompagnato da una nuova governance del territorio regionale. I processi di tale natura, infatti, possono concorrere a realizzare un nuovo modello di sviluppo sostenibile e compatibile con le uniche risorse certe della programmazione europea e di quella emergenziale del Recovery».

Un progetto che, come dichiarò il già sindaco Occhiuto, «che segnerà il futuro di questo territorio», e che ha portato la consigliera regionale della LegaSimona Loizzo, a suggerire – e a evidenziare – che i tempi sono maturi per «procedere con il referendum per creare la città unica Cosenza Rende e farne una grande area metropolitana» e che ha trovato consensi da parte della maggioranza del Comune di Cosenza, che ha assicurato che «la nuova Amministrazione comunale sta lavorando affinché dopo anni di discussione questo progetto diventi realtà».

La Loizzo, infatti, ha sottolineato come «realizzare una grande città metropolitana – ha spiegato Loizzo – è un’occasione da non perdere, considerando le possibilità di finanziamenti e di fondi disponibili su un territorio più grande. La città unica consentirebbe di programmare i grandi investimenti, come la costruzione del nuovo Ospedale, in un sistema integrato con l’università e darebbe lustro ai due comprensori».

Sulla questione è intervenuto anche il sindaco di Rende, Marcello Manna che, nel progetto della Città Unica, vede inclusa anche Castrolibero e magari altri comuni contigui. Il primo cittadino, infatti, ha incontrato la consigliera regionale Loizzo, dove si è discusso e si sono delineati gli scenari della conurbazione per arrivare alla legge regionale e al referendum consultivo.

Loizzo e Manna hanno sottolineato che «l’idea di città unica debba abbattere i campanilismi e accogliere le adesioni degli altri comuni contermini».

Anche il coordinatore provinciale di Cosenza di Noi con l’ItaliaFranco Pichierri, che ha espresso il suo apprezzamento per l’iniziativa politica e istituzionale di Loizzo che prevede un passaggio di incontri con i Sindaci delle città coinvolte».

Loizzo e Pichierri, infatti, «hanno convenuto sulla necessità di allargare il discorso con i rappresentanti di tutte le forze politiche per un dibattito che porti a una condivisione dell’iniziativa e a una formulazione nei tempi necessari delle iniziative istituzionali per giungere al referendum. Un’interlocuzione proficua e positiva, che parte dal dibattito nell’area di maggioranza regionale per coinvolgere quanti, da ogni posizione politica, intendono perseguire l’idea della città unica».

Poco contento della mancata considerazione di Castrolibero, invece, è il capogruppo di maggioranza del Comune di Castrolibero, Angelo Gangi, che ha ricordato come «Cosenza e Castrolibero, oltre ad essere legati da un unicum territoriale che, in più tratti rende impercettibili ai cittadini addirittura i confini, godono, fatto raro, del servizio trasporti pubblici su entrambi i territori, effettuato dalla Municipalizzata di Cosenza Amaco».

«Quindi – ha spiegato – è vero, le pre-condizioni per un concreto ragionamento sulla Città unica, chiamiamola così della “Grande Cosenza” o di quel che sarà, ci sono tutte. A maggior ragione, ed anche questo è vero, che in specie i nuovi strumenti di finanziamento degli Enti locali, quasi impongono gli aggregati in tutte le loro forme, privilegiando quelle strutturate e dunque il Comune Unico in primis, per quel che ci riguarda, in grado di esprimere ampi bacini di residenti-cittadiniutenti».

«Occorre a mio avviso – ha evidenziato – prioritariamente, una legge regionale chiara e calibrata che regolamenti per tutto il territorio regionale, nella sua specificità, appunto, quali i Comuni che lo compongono, piccoli, piccolissimi e medi per lo più, l’iter della fusione. In tal senso mi pare che durante la Presidenza Oliverio, a firma dei Consiglieri Sergi e Greco, era stata già discussa in Commissione Regionale una proposta dei legge, poi non approdata in Aula».

«Ecco, allora – ha proseguito – che da Castrolibero arriva la disponibilità a Cosenza e a Rende, ad affrontare, insieme, tutti i percorsi preliminari, necessari e fondamentali a portare in un domani quanto più possibile prossimo, alla fusione. Consapevoli, però, che gli stessi non saranno brevi, se un po’ di politica la si conosce, proponiamo un tavolo permanente, intanto, che guardi alla individuazione dei servizi di conurbazione ed alla loro gestione condivisa. Sanità, trasporti, cultura, viabilità, sicurezza, terzo settore, sport, per fare qualche esempio concreto. Tutto questo, in egual misura a Rende e a Cosenza».

«Questo percorso – ha concluso – che con le migliori intenzioni viene da Castrolibero proposto, nell’ispirazione, magari illusoria, che muove da un desiderio autentico di modernità ed al contempo di certezza che un destino comune riguarda le rispettive Comunità».

Un intento che trova favorevole il Comitato Magna Graecia, che ha ribadito come «Cosenza potrebbe finalmente aprirsi, almeno alle Comunità contermini, ad una visione inclusiva e non più schiacciata su se stessa dove la singola Città ha accentrato negli anni l’inverosimile rendendo sterili i territori dirimpettai e facendo terra bruciata degli ambiti lontani dal baricentro bruzio».

Il Comitato, infatti, plaude alla visione del sindaco, Franz Caruso, «di voler allargare il processo dalla media valle del Crati alla valle del Savuto, passando per le Serre ad ovest e la Presila ad est. Così come ci complimentiamo con la Consigliere regionale, Simona Loizzo, per aver chiaramente suffragato tale progetto anche se su posizioni diverse rispetto a quelle del sindaco».

«La rinnovata funzione della Città bruzia – ha spiegato il Comitato – modifichebbe la geografia dei luoghi. I vantaggi di tale operazione avrebbero ricadute positive non già per l’ambito strettamente cosentino, quanto per tutta l’area del Pollino-vallivo e della striscia alto-tirrenica che da Amantea lambisce la Lucania».

«Cambierebbero e si bilancerebbero – viene spiegato – i rapporti politici tra l’area valliva del Crati e dell’Istmo, nonché con l’ambito jonico. Si darebbe peso specifico e spessore al neonato collegio camerale che ha voluto l’area di Cosenza assemblata a quella dell’Appennino paolano. Si realizzerebbe, quindi, una situazione similare a quella avvenuta su Corigliano-Rossano che, a seguito del processo di fusione, ha posto il nuovo Comune in una posizione di sussidiaria interdipendenza con Crotone e punto di smistamento tra i flussi jonici, tirrenici ed adriatici».

«Del resto – viene evidenziato – circoscrivere, semplicemente, questo processo al succinto perimetro delle sole Cosenza e Rende, ovvero pensare ad una realtà urbana che uscirebbe consolidata demograficamente, senza ricollocarla nello scacchiere più ampio della interterritorialità, altro non rappresenterebbe se non un binario morto. L’idea progetto cosentina, parallelamente a proposte di unioni e fusioni tra Comuni contermini di aree omogenee, rivierasche ed interne, nel rispetto della legislazione vigente, dovrebbe portare a ridurre l’eccessiva frammentazione municipale della Regione».

«Tale rivisitazione – prosegue il Comitato – seguita da apposti provvedimenti legislativi regionali, avvierebbe una riforma territoriale finalizzata ad individuare in possibili quattro Ambiti (Magna Graecia, Bruzio-Pollino-Tirreno, Istmo-Serre e Stretto), la rivisitazione delle Aree Vaste e Metropolitane, caratterizzandole in agglomerati demografici compresi tra 350/450mila abitanti. Questi risulterebbero, per dimensione territoriale e popolazione, fedeli ai dettami prescritti dalla legge Del Rio. Viepiù, si preparerebbero i presupposti per il superamento dei limiti imposti da quest’ultima avviando una profonda riforma sistemica che  permetterebbe alla Regione di essere competitiva sul piano nazionale ed europeo svolgendo un suo ruolo nell’ambito della Macroregione Sud. La Calabria, quindi, si rilancerebbe quale naturale baricentro Mediterraneo tra l’area del Medio Oriente, i Paesi Africani e la via Atlantica».

«Tale riforma – viene evidenziato ancora – dovrebbe essere varata per mettere in condizione la Regione di marciare spedita sul binario del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza nonche’ dei Fondi comunitari della programmazione 2021-2027. Entrambi, infatti, risultano in sintonia con la principale politica di investimento dell’Europa: la coesione territoriale. La stessa che mette al centro il territorio sostenendone la crescita economica, la creazione di posti di lavoro, la competitivita’ delle imprese, lo sviluppo sostenibile e la protezione dell’ambiente».

«I suoi vantaggi, dunque, sono direttamente proporzionali alle aggregazioni territoriali – è stato ribadito –. Il progetto della Nuova Cosenza (o come si deciderà di chiamarla) può essere compatibile alla strategia europea di coesione territoriale, ma, per risultare vincente, dovrà essere, giocoforza, accompagnato da una riforma sistemica del territorio regionale. A cominciare dalla razionalizzazione dei numero dei Comuni, secondo la legislazione vigente, alla rivisitazione degli Ambiti Territoriali Ottimali che costituiscono l’hub per la gestione dei servizi economici principali ai cittadini, ma anche centro di crescita, innovazione e sviluppo».

«In funzione di ciò – conclude il Comitato – riteniamo che, a partire dal nuovo Governo regionale, si debba favorire il processo di fusione cosentina che, oltre ad acquisire una popolazione che porrebbe la nuova Città sul podio della demografia regionale, la avvierebbe ad essere, in una prospettiva di rivisitazione degli Ambiti Territoriali Ottimali, un Centro Urbano di valenza europea».

Sulla Città Unica, poi, si espresse il già presidente della Regione, Mario Oliverio, che aveva auspicato «un “Patto di Cooperazione Istituzionale». In questo contesto, dove c’è grande consenso per dare una svolta al territorio e ai relativi Comuni, ci si chiede se il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, interverrà sul futuro della “sua” Cosenza, chiudendo il cerchio iniziato dal fratello, che ha dato il via a questo progetto rivoluzionario. (rcs)

Comitato Magna Graecia: Nessun progetto da Comunità e Regione per il bando Ecosistemi d’Innovazione Territoriale

Le comunità locali e la Regione non si sono mosse per la creazione di idee-progettuali per il bando Ecosistemi dell’Innovazione Territoriale, la cui scadenza è tra un mese. È la denuncia dell’ing. Alessio CritelliGiovanni Lentini, già assessore Provincia di Crotone, Domenico Mazza, cofondatore del Comitato Magna Graecia e Ugo Pugliese, già sindaco di Crotone, che hanno ribadito la necessità di realizzare un processo d’ecosistema dell’innovazione territoriale per la Calabria.

«Straordinarie opportunità – hanno scritto in una nota – che potrebbero avere risvolti interessanti per la crescita economica del territorio e per saziare l’atavica fame di lavoro che attanaglia le nostre latitudini. Finanziamenti cospicui che, è bene ricordare, riservano cinque dei dodici progetti nazionali sugli ecosistemi al solo Mezzogiorno».

«A tal riguardo, proprio negli ultimi giorni – hanno spiegato – ci è capitato di leggere dell’interesse da parte del colosso A2A, una delle più grosse aziende italiane nel settore energetico, la volontà di concentrare i propri investimenti in tre Regioni italiane, tra le quali, unica nel Sud, la Calabria. Una grande notizia che, a fianco gli investimenti proposti da Eni per i siti industriali dismessi a Crotone ed Enel per il sito delle ex centrale termoelettrica a Corigliano-Rossano, potrebbe rappresentare una nuova politica di tutela ambientale, di coesione e ricircolo delle economie».

«I suddetti interventi, congiuntamente agli investimenti già destinati all’area industriale di Saline Joniche e sulla quale gli enti territoriali e l’Università Mediterranea stanno già lavorando da tempo – hanno scritto ancora – potrebbero rappresentare, se raccordati da un ente di ricerca di valenza nazionale (ENEA), il punto di partenza per la costituzione del primo, vero ed unico, ecosistema territoriale della innovazione calabrese. Il tutto senza dimenticare le zone industriali dell’ex Sir di Lamezia Terme e quella di Vibo Valentia, le quali congiuntamente a quelle joniche, rappresentano i principali agglomerati industriali della Regione».

«A questo punto ci chiediamo – hanno scritto – perché non tentare una strada di mediazione avviando un tavolo tra l’ente Regione ed i principali Comuni che potrebbero essere coinvolti in un disegno d’ecosistema che, senza dubbio alcuno, avrebbe risvolti interessanti? Il business delle summenzionate aziende riguarda i principali campi economici che nei prossimi anni rappresenteranno l’asset strategico nella vita dei cittadini: acqua, energia, rifiuti, innovazione tecnologica e sviluppo».

«E proprio in tema d’energia – viene evidenziato – il Mezzogiorno, e in particolar modo la Calabria quale principale produttrice in termini percentuali da fonti rinnovabili (167% del totale nazionale), potrebbe concorrere ad affermarsi come uno dei territori più virtuosi d’Europa grazie all’alta vocazione in tema di politiche energetico-ambientali. Quale occasione migliore per immaginare un processo di rinnovamento e rigenerazione per siti industriali dismessi che, se riportati a nuova vita, in ottica green e fedele ai dettami europei, potrebbero avere risvolti interessanti per la crescita economica dei luoghi e per frenare l’emorragia di cervelli dalla nostra Regione».

«Immaginare, grazie ai fondi del Pnrr – si legge ancora – di poter chiudere, in un colpo solo, le vertenze aperte sui siti Eni ed Enel rilanciando un nuovo sistema che, insieme ad A2A, li coinvolga, potrebbe rappresentare un punto di svolta per le politiche economiche della Calabria. Ed ancora, l’alba per una nuova pianificazione territoriale che risponda agli interessi di queste aziende ed alle esigenze del territorio e delle Comunità».

«Seppur il tempo a disposizione sia esiguo – hanno concluso – l’obiettivo dovrebbe consistere nel fare un lavoro di squadra partendo da quello che è stato realizzato, o si sta realizzando, e lavorare facendo sintesi su un’idea progettuale che sia in grado di intercettare le imponenti risorse messe a disposizione dall’Agenzia Nazionale per la Coesione Territoriale.  Non concorrere alla partecipazione a bandi del genere, che prevedono finanziamenti fino a 120 milioni di euro e poi dimenarsi alla ricerca di banducoli da quatto spicci, non consentirà alla Calabria, ma in particolar modo all’Arco Jonico di uscire dal limbo dell’impalpabilita economica. Pertanto, è bene muoversi e farlo alla svelta. Uno dei 5 sistemi territoriali riservati al Mezzogiorno ci sta aspettando. Il treno passa una volta sola. Non perdiamolo». (rkr)

AV di rete Battipaglia-Metaponto/Jonio, il Comitato Magna Graecia chiede chiarezza

Pietro CalabreseDomenico Mazza, rispettivamente vicepresidente Associazione per lo Sviluppo delle Aree Interne nel Mezzogiorno e cofondatore del Comitato Magna Graecia, hanno chiesto chiarezza in merito alla velocizzazione Alta velocità di rete Battipaglia-Metaponto/Jonio.

«Già nel mese di ottobre – hanno detto in una nota – avevamo avuto modo di riflettere su quanto dichiarato in un webinar dai vertici di RFI, relativamente le modalità di finanziamento dell’opera. Da quel dibattito risultava acclarato che la nuova AV sarebbe arrivata a Praia, presumibilmente, non prima del 2030. Non a caso, sulla tratta in questione, il tragitto finanziato con i fondi del Recovery, da investire necessariamente entro il 2026, si ferma all’altezza di Romagnano alle porte del Vallo di Diano».

«Dal summenzionato webinar era emerso che, entro il 2026, la AVR (alta velocità di rete) sarebbe arrivata sulle rive joniche – continua la nota – Le migliorie in velocizzazione, infatti, avrebbero permesso, previo una serie di interventi e varianti strutturali, di completare la tratta Metaponto-Battipaglia in linea con i tempi imposti dal Pnrr. Viepiù, riducendo di oltre un’ora il tempo di percorrenza lungo il tragitto dalla stazione jonica a Salerno».

«Questa opportunità – si legge ancora nella nota – pone le aree dell’Arco Jonico, Sibarita e Crotoniate, nonché le aree interne della Lucania, in una condizione di ottimizzazione dei tempi di percorrenza da e per Napoli e Roma. Un sistema, quindi, rivoluzionario per il trasposto merci e la mobilità civile per tutte quelle popolazioni dalle aree interne lucane e joniche poste sulla linea rivierasca compresa tra Taranto e Crotone».

«L’Arco Jonico calabrese, non avendo ancora contezza del percorso che si utilizzerà per raggiungere da Salerno il previsto nodo di Tarsia (se dalla tirrenica o proseguendo lungo il Pollino, e sul quale tema ci soffermeremo in un prossimo intevento) – si legge ancora – verosimilmente, non vedrà la possibilità di collegarsi alla linea che lambirà i margini di ponente della Piana di Sibari prima del 2035/37. Decisamente un tempo troppo lungo per cercare di dare una svolta concreta ed efficace ai territori, Sibariti e Crotoniati, che hanno necessità impellenti di uscire dal pantano dell’impalpabilità e dall’atavico dramma della mobilità».

«Quello che ci ha preoccupato e spinto ad intervenire – hanno detto Calabrese e Mazza – è che sembrerebbe, da quanto  pubblicato recentemente sugli organi di informazione e dalle perplessità espresse dall’Amministratore Delegato di RFI, essere stata accantonata la variante Potenza-Tito-Auletta, sulla tratta Metaponto-Battipaglia. Tale scellerata opzione, se effettivamente confermata, trancerebbe le ali ad ogni possibilità di sviluppo. La tratta in questione, infatti, rappresenta un limite sull’attuale linea dove, causa le eccessive pendenze rimane inibito il transito ai treni merci, mentre i treni veloci, adibiti al trasposto civile, sono costretti ad effettuare manovre di rallentamento consistente onde evitare principi di deragliamento».

«La cosa ha destato in noi forti perplessità – continua la nota –. È  fatto notorio che la linea interna lucana attraversi territori montani. È, pertanto, impensabile velocizzare ai tempi preventivati l’intera tratta se non saranno effettuati upgrading tecnici e variati di tracciato. A questo aggiungiamo che la predisposizione di fattibilità di un deviatoio sulla jonica da Scanzano a Pisticci, bypassando il cambio banco a Metaponto, consentirebbe ai treni attestati a Crotone, di raggiungere Roma in un tempo stimato inferiore alle 5 ore. Da non sottovalutare, anche, che tale percorso metterebbe in connessione ben 5 aree Zes interregionali: Crotone, Corigliano-Rossano, Pisticci, Taranto e Potenza-Tito. Tale operazione potrebbe rappresentare il volano definitivo alla rinascita economica lungo l’area Jonica della Baia Magnograeca e per tutti quei territori delle aree interne calabresi, lucane e pugliesi direttamente afferenti al contesto rivierasco».

«Ora – conclude la nota – la palla passa alle Rappresentanze politiche joniche, calabresi e lucane. Anche i due Consigli regionali saranno chiamati ad una profonda riflessione sulle tematiche trattate ed, auspicabilmente, ad una sussidiaria collaborazione. L’appuntamento del Pnrr è un treno troppo importante! Vitale. Le aree depresse del sud non possono accontentarsi di eventuali progetti rabberciati. Al contrario dovranno pretendere, nei tempi stabiliti, che le idee progettuali siano eseguite a regola d’arte e che apportino, concretamente, migliorie alle condizioni di vita di un bacino che per tanto, troppo tempo, è stato tenuto ai margini, accontentato con briciole ed abbandonato ad un destino crudele. Sarà necessario velocizzare gli iter e sfruttare ogni opportunità tecnica per migliorare, quanto più possibile, il percorso sulla Taranto-Crotone, così come sulla Metaponto-Battipaglia. Solo rimanendo fedeli ai dettami della coesione territoriale a cui l’UE ci vincola, si potrà superare la sfida di portare le aree depresse del Mezzogiorno ad essere competitive, europee e, sinergicamente, vincenti». (rkr)

Comitato Magna Graecia: Importanti le infrastrutture, ma la vera rivoluzione è l’autonomia politica

Il Comitato Magna Graecia ha ribadito che «non potrà esistere miglioria alcuna se l’area Jonica non si staccherà dal vezzo del compromesso centralista per aprirsi ad una visione di territorio che rimetta insieme le affinità e le potenzialità inespresse di un’Area lasciata, da troppo tempo, a landa desolata».

È quanto è emerso dalla manifestazione organizzata dal Comitato Magna Graecia, dalla OdV Basta Vittime Sulla Strada Statale 106 e dal Movimento Corigliano-Rossano Futura dal titolo “SS106 una nuova strada in una rinnovata visione di territorio”, a cui hanno partecipato Amministratori del territorio e Rappresentanti nazionali, regionali e locali dell’attuale contesto politico e del recente passato. Subito dopo i saluti istituzionali del Sindaco di Corigliano-Rossano, tutti gli altri interventi.

Il Comitato ha espresso il proprio punto di vista «palesando – si legge in una nota – la non rilevanza delle dinamiche legate alla tipologia di tracciato stradale, ma specificando che qualunque visione, se non inserita in un contesto di rivalutazione dell’area dell’Arco Jonico, che abbracci tutti gli Asset infrastrutturali presenti tra la Sibaritide ed il Crotonese, è da ritenersi, riduttiva, non oculata e mancante di idee propositive e foriere di migliorie per un intero ambito territoriale. Lo scriteriato sistema che, storicamente, ha bocciato ogni proposta migliorativa ed omnicompresiva di tutto quanto giacente a sud di Sibari, deviando flussi verso l’area vallivo-tirrenica della Calabria, ha generato, la morte di Corigliano-Rossano e l’ecatombe per Crotone».

«La demografia degli ambiti Sibariti e Crotoniati, a sé stanti – prosegue la nota – inibisce ogni tipologia di percorso virtuoso, precludendo qualsivoglia possibilità di crescita, armoniosa e funzionale di tutto il vasto ambito che si estende dal Capo Rizzuto fino a lambire la Lucania».

«Nella rinnovata visione proposta – continua la nota – un ruolo centrale andrà affidato alle due realtà urbane dell’Arco Jonico: Crotone e Corigliano-Rossano. Le stesse non dovranno programmare la loro idea di sviluppo guardandosi reciprocamente, ma programmando con sussidiarietà la rinascita di tutto il territorio, quindi guardando insieme nella stessa direzione.  I dettami europei stabiliscono che una realtà per essere funzionale, dinamica e moderna deve aprirsi al contesto della intermodalità. La Sibaritide ed il Crotoniate dispongono già di tutti gli Asset infrastrutturali. Il ruolo della Politica dovrà essere quello di fare sintesi, amalgamando il territorio in un contesto di rete e riammagliando tutti gli Hub in maniera funzionale ed interconnessa».

«L’asse Crotone/Corigliano-Rossano – continua ancora la nota – si pone come percorso cerniera che dal punto di fulcro nella realtà Pitagorica, si allarga al contesto Ausobizantino dove si apre il naturale deviatoio agli interessi Lucano-Adriatici ed a quelli Vallivo-Tirrenici. Pertanto immaginare progettualità monche e scevre da una visuale d’insieme non farà altro che rallentare, ulteriormente, ogni concreta possibilità di crescita dell’Area. La nuova statale 106, quindi, dovrà porsi come raccordo stradale, coerente e funzionale, a categoria B tra Sibari, Corigliano-Rossano e Crotone e di facile collegamento al Capoluogo di Regione. Il tutto esulando dal contaminare un discorso facendo questioni di lana caprina sull’allocazione dei tracciati. Tutto ciò riportetebbe l’area Jonica del nord est verso una nuova funzionalita».

«E questo restituirebbe, al contempo – conclude la nota – un’organica e razionale geometria a tutti i flussi della mobilità calabrese.  Il Comitato auspica che questo possa essere il primo di una serie di eventi in cui le Amministrazioni locali, le Rappresentanze istituzionali, Sibarite e Crotoniati, inizino, finalmente, ad intessere un rapporto collaborativo e proficuo per sollevare dal pantano istituzionale tutta la vasta Area dell’Arco Jonico Magnograeco». (rkr)

Basta Vittime sulla 106: Il Ministero delle Infrastrutture presenzierà alla manifestazione di lunedì a Corigliano Rossano

Ci sarà anche il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, rappresentato dal direttore generale per le Strade e le Autostrade, Felice Morisco, il prof. Armando Cartenì e l’ing. Giuliano Colangeli all’iniziativa Una nuova SS 106 in una rinnovata visione di territorio è possibile: basta solo volerlo in programma lunedì 10 a Corigliano Rossano.

«L’attenzione che il Ministro Enrico Giovannini ha rivolto all’iniziativa congiuntamente, organizzata dall’OdV Basta Vittime Sulla Strada Statale 106, il Comitato Magna Graecia e Corigliano-Rossano Futura – hanno dichiarato Leonardo Caligiuri, Domenico Mazza e Tonino Caracciolo – è abbastanza esaustiva su quanto il Ministero delle Infrastrutture sia attento all’ascolto del territorio jonico nell’ambito del processo che può portare alla costruzione di una Nuova Statale 106 a Sud di Sibari».

«Non è un caso, infatti – si legge in una nota – che a seguire l’iniziativa siano stati designati i Referenti più importanti delle Direzioni più prestigiose oltre alla Struttura Tecnica di Missione. In questo senso l’occasione del 10 gennaio, che avrà luogo presso la Sala Rossa del Palazzo San Bernardino a Corigliano-Rossano (nel centro storico della circoscrizione di Rossano), è da considerarsi irrinunciabile».

«La stessa consentirà al territorio dell’Arco Jonico, Sibarita e Crotoniate – prosegue la nota – di poter far conoscere idee e proposte necessarie alla realizzazione di un’opera infrastrutturale necessaria e non più procrastinabile per le sorti di un vasto ambito d’Area. L’iniziativa avverrà nel rispetto della normativa anti-Covid. Sarà possibile accedere solo se in possesso del super-greenpass e muniti di mascherina Ffp2». (rrm)

Comitato Magna Graecia: Elevate il nuovo ospedale della Sibaritide a hub

Il Comitato Magna Graecia ha proposto di elevare a Hub l’ospedale della Sibaritide che, se il cronoprogramma sarà rispettato, sarà operativo e funzionale entro i prossimi 3 anni.

«Ora si apre la partita più importante – si legge in una nota –. Quella del riconoscimento della dignità e del diritto di un territorio, vasto ed articolato, di riempire di contenuti la grande struttura che sta sorgendo ad Insiti, nel cuore della nuova città di Corigliano-Rossano, che dovrà avere una sua autonomia e indipendenza gestionale e, soprattutto, dovrà essere collegata telematicamente, ai circuiti nazionali e internazionali della medicina che conta al fine di formare i nostri camici bianchi, aggiornarli, e renderli altamente qualificati».

«Con l’attuale regolamentazione sanitaria regionale – prosegue il Comitato – l’ospedale che verrà sarà sempre un suppellettile dell’Hub di Cosenza. Cambieranno solo le mura. La questione della gestione Covid è la prova provata del rapporto di subalternità. Affrontare questi temi non conviene a nessuno, neppure alla Classe Dirigente jonica, tenuta dalle parti basse a vita dai poteri centralisti».

«Il nuovo ospedale di Insiti – si legge ancora – sarà un presidio che  in pianta organica consterà di circa 350 posti letto; avrebbe, per posizionamento geografico, bacino demografico e per caratteristiche dimensionali, tutte le carte in regola ad assurgere al ruolo di Hub sanitario a tutta l’area dell’Arco Jonico da Capo Rizzuto al confine Lucano, dotandolo anche di elisoccorso e 118 autonomi».

«Le recenti pianificazioni, relative alla nascita dei nuovi Ospedali di comunità – si legge ancora – Case di comunità e Centrali operative territoriali, che salutiamo con apprezzamento, riguardano la sanità del territorio, ma non modificano, né rigenerano, la sanità ospedaliera. Ad oggi, ancora, i presidi Spoke sono compresi nelle Asp mentre dovrebbero essere parte integrante delle Aziende Ospedaliere».

«È operazione non più procrastinabile – dice il Comitato – la revisione del sistema sanitario ospedaliero regionale. Non è pensabile, né plausibile, che questo continui ad essere impostato sulle tre strutture sanitarie riconducibili ai Capoluoghi storici della Regione. Con l’ulteriore beffa di lasciare tutta l’area del Crotonese e della Sibaritide, quella peggio messa sotto ogni punto di vista infrastrutturale, distante dai presidi di riferimento ed orfana di un ospedale che risponda alle esigenze sanitarie e specialistiche di cui un territorio di circa 400mila abitanti avrebbe diritto, come da norma sancito».

«L’ospedale che verrà dovrebbe essere collegato ai principali Policlinici universitari del Mezzogiorno – spiega il Comitato – permettendo anche tirocini e specializzazioni ai Dottorandi, creando, quindi, le condizioni per una medicina di qualità ed abrogando i viaggi della speranza alla ricerca di realtà sanitarie extraregionali. Si eviterebbero, così, aggravi di spesa sul debito della Regione ed esborsi importanti da parte delle famiglie dei degenti».

«La politica locale smetta di mendicare – prosegue ancora il Comitato – col cappello in mano, alla Corte dei poteri centralisti le indulgenze da pennacchio. Eleviamo il dibattito ed apriamoci alle idee. Non è concepibile che si perda tempo supplicando di non chiudere un pronto soccorso, o si mendichi l’apertura di un reparto, o si borbotti la allocazione di un distretto da un Comune all’altro, o si elemosini la figura di un medico a gettone, perdendo di vista la visione più ampia. L’emancipazione di questo territorio, non avverrà mai in queste condizioni di povertà intellettuale».

«È una questione principalmente politica – viene spiegato – quella di riconoscere la giusta elevazione e l’equo e paritario diritto di tutto l’Arco Jonico Magnograeco, rispetto ad altri ambiti della Calabria. Solo così, questo lembo di terra potrà aspirare ad essere appetibile per le Popolazioni che su esso vivono e per quelle che potrebbe attrarre, altrimenti continuerà ad essere una landa desolata dalla quale tutti (e non solo per motivi sanitari) scapperanno a gambe levate».

«Purtroppo bisogna, amaramente – continua ancora la nota – constatare che viviamo in un territorio in cui l’assoluta mancanza di una visione la fa da padrona. A fianco ad un disinteresse politico sulle sorti e, soprattutto, sulla destinazione d’uso del nuovo ospedale, ha dell’inspiegabile come si continuino a versare fiumi di inchiostro sulla statale 106, pur nella consapevolezza che questo sia un argomento utilizzato come distrazione di massa».

«Si è mummificata un’intera Piana tra vecchia e nuova statale 106 – continua ancora la nota – tratta ferrata e fasce di rispetto, per non parlare dei vincoli paesaggistici. Basterebbe semplicemente copiare rispetto a quanto accade  in altre parti del Mondo dove in una fascia di soli 40 metri inseriscono tutta la mobilità pubblica ad alta velocità tra traffico su gomma e rotaia».

«Ma anche qui – continua la nota – si è deciso per la miopia! Conviene, evidentemente, scontrarsi su manciate di chilometri, come se una volta raggiunto il risultato l’area Jonica si avviasse alla grande rivoluzione. Potremo, finanche, avere strade a 10 corsie, ma dipendendo da altri rimarremo sempre una popolazione abituata a restare in ginocchio e trattata come se avesse l’anello al naso».

«La vera battaglia è l’autonomia politico-istituzionale dell’intero Arco Jonico – ha concluso il Comitato – con una ampia prospettiva che guardi a una nuova Provincia e una nuova Area Metropolitana: proponiamo una nuova geografia, il Golfo di Taranto che si trasforma in Baia della Magna Graecia. Una visione di territorio diversa che darà nuova linfa occupazionale, sviluppo e nuove prospettive». (rkr)