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Il sen. Morra deve chiedere scusa ai calabresi. La crisi politica forse dà alla testa ai grillini

di SANTO STRATI – Un brutto, imperdonabile, scivolone del sen. Nicola Morra, presidente della Commissione Antimafia, durante il suo intervento in aula, al Senato, ha offeso i calabresi in maniera inaccettabile.

Morra, probabilmente senza nemmeno ascoltarsi, ha messo insieme madonne,  crocifissi e rosari per dire che sono messaggi alla ‘ndrangheta, con evidente insinuazione che i calabresi – devoti e rispettosi di tradizioni religiose che risalgono alla notte dei tempi – siano tutti ‘ndranghetisti. No, caro sen. Morra, non solo i calabresi sono al 99,9% persone perbene che odiano, lottano la ‘ndrangheta e il malaffare (e spesso pagano di persona quest’impegno), ma non sono nemmeno “selvaggi” superstiziosi con l’anello al naso, pardon col rosario al collo. E soprattutto non accettano questa gravissima offesa, ancor più proveniente dall’esponente di spicco di quella Commissione Antimafia che dovrebbe combattere seriamente la criminalità organizzata. Le scuse ai calabresi probabilmente non basteranno e, al di là di come volgerà la crisi politica, a questo punto le dimissioni sarebbero il meno da aspettarsi.

L’episodio, che la stampa nazionale ha bellamente ignorato, [il video dell’intervento è qui] è sicuramente il segnale di come la crisi politica possa dare alla testa ai pentastellati che si ritengono autorizzati a dire – come al solito – tutto e il suo contrario. Ovvero anche le cose più inaccettabili. E dire che Nicola Morra, di origini liguri, si è trapiantato a Cosenza da anni, è stato eletto in Calabria e dovrebbe conoscere, almeno un po’, i calabresi.

Non  accettiamo offese, sen. Morra, né tantomeno insinuazioni che coinvolgono il forte senso religioso che ci caratterizza. L’indignazione – ascoltando le parole del sen. Morra – è d’obbligo: ma come si fa a dire che ostentare il rosario è un messaggio in codice per la ‘ndrangheta? Non si rende conto del peso di tale affermazione? Non basta il caldo agostano di un’inedita crisi pseudo-balneare (Papeete Beach docet) a giustificare una corbelleria del genere e soprattutto una così lampante offesa a tutti i calabresi.

A Morra hanno risposto subito con stizzata fermezza due esponenti politici calabresi che, grazie a Dio, non la mandano a dire, ma si espongono in prima persona: il deputato Francesco Cannizzaro e il sen. Marco Siclari, entrambi di Forza Italia.

Cannizzaro ha stigmatizzato in una nota il comportamento di Morra: «Troviamo assolutamente surreale e fuori luogo che che in un momento  così delicato per il Paese e nel bel mezzo di una grave crisi di  Governo, si possano dedicare anche solo pochi minuti di intervento in  Senato su crocifissi, madonne, rosari e quant’altro, così come ha fatto – evidentemente irritato per la caduta del suo Governo – il senatore
Nicola Morra, presidente della Commissione Antimafia, in piena  esaltazione grillina. Le parole di Morra, che ha attaccato Salvini sull’esibizione di simboli  sacri in Calabria che equivarrebbe ad un messaggio alla ‘ndragheta, sono  inqualificabili, un’offesa alla mia regione e a tutti i calabresi, alle  nostre tradizioni culturali millenarie, agli uomini e donne che in quei simboli credono fermamente e ritengono il santuario un luogo di fede, cultura e storia. In modo particolare il Santuario della Madonna di Polsi è una meta di pellegrinaggio in cui ogni anno si ritrovano migliaia di fedeli, calabresi e non, assolutamente onesti e genuini che nulla hanno a che fare con le dinamiche della criminalità organizzata».

«Piuttosto, – afferma l’on. Cannizzaro – il senatore Morra, che farebbe bene a dimettersi ci ragguagli su quanto fatto dalla Commissione da lui presieduta finora e quali misure abbia messo in campo per contrastare le mafie».

Ancora più arrabbiato il sen. Siclari: «Il Crocifisso – ha detto – l’ho sempre portato sin da piccolo e credo lo porti anche Morra, il senatore calabrese M5S che, come avete ascoltato in diretta TV, ha dichiarato che “La Madonna e il Rosario in Calabria sono utilizzati per mandare messaggi alla ’ndrangheta”. Sono certo, mi auguro di non essere smentito, che il Senatore (Presidente della Commissione Bicamerale Antimafia) non voleva affermare quanto ha dichiarato, oggi, in aula del Senato. Non ci credo e non voglio crederci!»

«Piuttosto ci tengo a dire, ancora una volta, che in Calabria non vivono 2 milioni di presunti ndranghestisti, ma 2 milioni di vittime di ‘Ndrangheta che, maledettamente, ha distrutto la vita e la reputazione dei calabresi impoverendo la nostra regione, colpendo gli imprenditori calabresi ed impedendo ai giovani di avere un futuro nella nostra terra. Mi piacerebbe che la stampa nazionale, però, parlasse della parte sana della Calabria e che la politica lavorasse seriamente per creare
sviluppo in Calabria investendo in modo sano e serio quei miliardi di euro che sono stati sottratti negli ultimi 40 anni ai calabresi e che devono essere destinati alla realizzazione delle infrastrutture e dei trasporti necessari per lo sviluppo del territorio e dell’occupazione. In questo modo la Calabria uscirà dall’isolamento geografico e culturale e saremo, veramente, utili anche alla magistratura che lavora per liberare definitivamente e finalmente i calabresi dalla ‘Ndrangheta».
Numerose altre prese di posizione contro Morra. La deputata Maria Tripodi ha dichiarato: «È incredibile oltre che imbarazzante che un rappresentante istituzionale eletto tra l’altro in Calabria accosti la sacralità del Santo Rosario come messaggio per la ‘ndrangheta portando ad esempio il Santuario di Polsi. Il Senatore dovrebbe comprendere che essere cattolici è una cosa seria e i fedeli, tutti, non possono essere trascinati o peggio offesi da una vis polemica assolutamente fuori luogo che alimenta lo stereotipo Calabria uguale criminalità».
Anche la deputata catanzarese Wanda Ferro ha stigmatizzato l’intervento di Morra: Le parole pronunciate in Senato dal presidente Nicola Morra trasmettono un’immagine distorta della Calabria. Sostenere che ostentare il rosario e votarsi alla Madonna significa mandare un messaggio di vicinanza alla ‘ndrangheta è fuori dalla realtà, e mi meraviglia che una espressione simile provenga dal presidente della Commissione antimafia, una figura istituzionale che riveste una certa autorevolezza nell’analisi dei fenomeni criminali. Voglio credere che quello del presidente Morra – prosegue Wanda Ferro – sia un semplice scivolone nella corsa alla ricerca di un attacco ad effetto che i rappresentanti del Movimento Cinque Stelle, scottati dall’amore tradito, hanno avviato nei confronti del ministro Salvini. Il sentimento di devozione nei confronti della Madonna in Calabria non può essere inteso come una sorta di adesione alla ‘Ndrangheta. È un’espressione offensiva nei confronti dei calabresi che manifestano la propria fede, e che non possono essere accostati ai pochi criminali che utilizzano in maniera deviata e sacrilega l’iconografia religiosa per i propri macabri cerimoniali».(s)
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