di ERCOLE INCALZA – Nel 2011 avevamo completato il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina e stavamo sottoponendo al CIPE l’intera proposta con la indicazione dell’importo pari a circa 6,5 miliardi di euro. Qualora il CIPE lo avesse esaminato e approvato, avremmo potuto disporre dell’opera entro il 2019. I dati sulla doman<da di traporto ed i ricavi annui stimati generati dal flusso di traffico previsto di 25 milioni di veicoli e 36.000 treni ogni anno ammontavano a circa 600 milioni di euro. In realtà, dal 2019 ad oggi, in circa sette anni avremmo potuto contare su un valore di circa 4,2 miliardi di euro.
Ma a questa analisi, che ritengo senza dubbio oggettiva, va aggiunta quella relativa alla mancata crescita del Prodotto Interno Lordo della Regione Sicilia a causa della assenza della continuità territoriale: un valore stimato, da un Istituto di ricerca indipendente, pari a 6,4 miliardi di euro l’anno. In tal modo, il danno stimato in questi sette anni di non disponibilità dell’opera è prossimo a circa 50 miliardi di euro.
Questo dato sembra incredibile e ci si meraviglia che i Governi presieduti da Monti, Gentiloni, Renzi, Conte 1 e Conte 2, Draghi, non ne abbiamo tenuto conto e, in fondo, anche la lunga istruttoria effettuata al Ministero dell’Ambiente dell’attuale Governo testimonia la sottovalutazione del danno creato dalla mancata disponibilità dell’opera.
Ma al macro valore prima denunciato bisogna aggiungere anche quello legato a:
• Inquinamento atmosferico generato dalle attese ai terminali.
• Ritardi nella distribuzione dei prodotti, con particolare attenzione ai prodotti food.
• Difficoltà dei prodotti siciliani a raggiungere i mercati nazionali ed internazionali.
• Difficoltà nella creazione di servizi comuni ed integrati nelle due realtà urbane di Messina, di Reggio Calabria e Villa San Giovanni.
Ancora più preoccupante è la sottovalutazione della disponibilità della Unione Europea nel garantire un contributo comunitario comparabile a quello riconosciuto per gli altri anelli mancanti che caratterizzano l’intero sistema della Unione Europea (il tunnel sotto la Manica, il tunnel ferroviario sotto i Pirenei, il tunnel Lione – Torino, il Terzo Valico dei Giovi, il San Gottardo, il Brennero, il corridoio Malmö – Copenaghen) un contributo che si aggira su un valore pari al 40% dell’opera. Una disponibilità che potrebbe scomparire in presenza di emergenze congiunturali ormai sempre più possibili alla luce delle attuali crisi internazionali.
Un’ultima considerazione è invece legata alla misura delle convenienze generate dalla realizzazione di reti ferroviarie ad alta velocità nel tratto Salerno – Reggio Calabria, Palermo – Catania e Catania Messina; opere il cui costo globale supera i 38 miliardi di euro ed il cui vantaggio funzionale viene abbondantemente ridimensionato o addirittura annullato dalla assenza della continuità territoriale.
Nasce, quindi, un interrogativo: come mai in questi anni questa tensione e questa attenzione sulla rilevanza di questi dati e di queste denunce sia praticamente stata quasi inesistente e come mai ancora oggi si continui a rinviare nel tempo l’avvio dell’opera?
Senza dubbio condivido la scelta di tentare ancora una volta di soddisfare le richieste formulate dalla Corte dei Conti ed apprezzo la velocità con cui la Società dello Stretto di Messina stia garantendo il rispetto dei vari impegni entro il mese di luglio, mi meravigliano e mi preoccupano invece sia le richieste avanzate dall’ANAC o quelle che potranno venire a valle di questo ulteriore approfondimento in corso da parte della stessa Corte dei Conti.
Sono convinto che chi ritarda l’attuazione dell’opera è cosciente del danno ed è cosciente anche del valore e della dimensione del danno stesso; quindi un simile comportamento, a mio avviso, si inserisce all’interno della famiglia della “colpa grave” ed ha solo un fine: contrastare la volontà del Governo e del Parlamento e come tale si caratterizza anche come un atto antidemocratico.
Molti esponenti del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle continuano a dichiarare scandalosa e indifendibile la realizzazione del Ponte sullo Stretto dimenticando il folle danno di 50 miliardi di euro già accumulato a causa di questa assurda e irresponsabile melina.
(Courtesy Il Riformista)
