È IL RECOVERY, BELLEZZA. ADDIO AL PONTE
DIMENTICATE LA CALABRIA, GIOIA E SS 106

di SANTO STRATI – Adesso ci si può proprio dimenticare del Ponte sullo Stretto: nel Recovery Plan messo a punto dal Governo non ce n’è traccia. Come non c’è traccia di finanziamenti da destinare al vero volano di sviluppo per la Calabria che è il Porto di Gioia Tauro, né per ricostruire ex novo la ss 106 o comunque avviare quel piano di risanamento della strada della morte ormai non più rinviabile. Si sono svegliati tutti, o quasi, dall’inspiegabile torpore che ha preso i nostri politici calabresi a proposito dei soldi dell’Europa per il post-Covid, ma temiamo sia un po’ tardi. Tardi per riscrivere completamente quel “benedetto” Recovery Plan che serve a convincere la UE a sganciare una paccata di miliardi (223, per essere precisi) a fronte di progetti infrastrutturali. Una sola la voce fuori dal coro, con l’innegabile sospetto che non abbia letto il documento: la deputata cosentina Enza Bruno Bossio (Pd) elogia gli investimenti previsti per il potenziamento della linea ferroviaria Salerno-Reggio Calabria arrivando a definirli «robusti interventi». «Un primo importante e significativo passo è compiuto» ha detto in una nota, improvvidamente diffusa senza, probabilmente, confrontarsi o riflettere sul fatto che i finanziamenti di cui tesse le lodi sono già stati previsti in un piano del 2012 e ammontano a poco più di 500 milioni a fronte di 223 miliardi messi a disposizione dell’Italia. Se non è sopraffazione questa nei confronti di una Calabria dimenticata, ancora una volta vilipesa, svillaneggiata per l’inezia dei suoi rappresentanti politici forse più preoccupati della crisi di governo che di iniziative per la propria terra.

L’indignazione – abbiamo scritto ieri – non basta più. Ma cosa si può fare? L’opera principale che avrebbe costituito una straordinaria opportunità per creare occupazione e sviluppo, il famigerato Ponte sullo Stretto, ce la possiamo dimenticare. Durante la campagna elettorale per le regionali dei mesi scorsi Conte aveva rilanciato l’idea del Ponte, tanto per mostrare un minimo d’attenzione nei confronti della Calabria, ma poi ci aveva pensato la sua ministra alle Infrastrutture, l’inadeguata (non lo diciamo noi) Paola De Micheli che aveva espresso l’esigenza di avviare nuovi studi di fattibilità sulla soluzione da scegliere per l’attraversamento stabile dello Stretto. Altri studi di fattibilità quando c’è già un progetto immediatamente eseguibile che langue da anni per l’incapacità dei nostri politici di alzare la voce ed esprimere forte l’istanza dei calabresi che ragionano. Contro una minoranza da sempre contraria al Ponte per partito preso e non per obiettive ragioni: non c’è nessun problema sismico che non si possa affrontare con le moderne tecniche di costruzione e i nostri progettisti, dotati di solidi attributi, rappresentano l’eccellenza nel panorama mondiale. Ma l’opposizione al collegamento stabile (lasciamo perdere la risibile proposta del tunnel) l’ha sempre avuta vinta, tra pseudo-ecologisti di giornata, ambientalisti catastrofisti e una bella e assortita comitiva di quelli che dicono sempre di no (ogni riferimento ai Cinque Stelle è decisamente voluto, non casuale). E Conte, ricevendo i sindaci delle cinque province in rappresentanza di tutta la Calabria, qualche mese fa, aveva promesso attenzione e impegni per la Calabria. Chi li ha visti? Ulteriore presa in giro di un Governo insensibile e troppo ballerino per occuparsi di cose importanti. Conte ripete spesso il suo mantra: «se non cresce il Sud non cresce il Paese». Ma come cresce il Mezzogiorno, con le briciole del Recovery Plan?

Ora, avviene che l’ultima occasione reale per veder realizzare un’opera colossale dai grandiosi impatti di natura tecnologica, turistica, paesaggistica, d’immagine, si chiama Recovery Fund, ovvero Next Generation Ue, ma nessuno ha minimamente pensato di inserire il progetto (ripetiamo già pronto, da rinnovare soltanto nella scelta dei materiali di nuova generazione ancora più sicuri per le zone ad alta densità sismica), nessuno ha voluto verificare se ci fosse il minimo ostacolo perché l’Europa dicesse no a un investimento infrastrutturale di 8-10 miliardi (tanto costa realizzare il Ponte). Ovvero, hanno pensato bene di “dimenticarsene”. «A pensar male – diceva Andreotti – si fa peccato ma spesso ci s’azzecca». Purtroppo mai parole risultano più profetiche e adatte alla circostanza.

Sul Ponte ha insistito Renzi, nel dichiarare guerra al presidente Conte, ma ne ha smontato l’ardire Romano Prodi che, ospite da Giovanni Floris a Di Martedì, ha detto testualmente: «Renzi ha chiesto il Ponte sullo Stretto a Conte». Prodi ha anche immaginato la sua ipotetica risposta: «Se mi vesto da muratore e vado domani a costruire il Ponte sullo Stretto, Renzi chi chiederebbe il ponte sulla Sardegna…». In buona sostanza neanche Renzi crede alla grande opportunità che viene offerta a calabresi e siciliani con i quattrini dell’Europa: è stato un ulteriore pretesto per attaccare il governo e vedere l’effetto che fa. Decisamente non un bell’effetto, viste le critiche che gli sono piovute addosso da ogni parte. Probabilmente a Renzi resta sempre l’ipotesi WWF per chiedere la tutela delle razze (politiche) in via di estinzione…

Il Ponte non piace a tutti, questo è evidente, meno che meno a chi del traghettamento sullo Stretto ha fatto un business ultramilionario, ma bisogna essere onesti nel riconoscere che non ci sono realmente condizioni di non fattibilità: è semplicemente una questione di natura politica. Manca la volontà politica di realizzare il Ponte con tutto quello che potrebbe rappresentare sia per la Calabria sia per la Sicilia. Verrebbero da ogni parte del mondo solo per vederlo o per attraversarlo: c’è un esempio che rischierebbe di impallidire al confronto, il ponte rosso del Golden Gate a San Francisco. Lì aspettano the Big One, il più disastroso terremoto (ipotizzato) della storia della Valley. Ma quando l’hanno costruito (tra il 1933-1937) non c’erano le tecniche di costruzione di oggi ed era ben evidente il rischio sismico della zona. È ancora là, viene riverniciato continuamente con quel bel rosso che lo caratterizza, ad attrarre milioni di turisti. Senza avere l’incantevole e inimitabile paesaggio dello Stretto, della Costa Viola, dell’Etna che fuma e degli affascinanti gorghi marini che hanno incantato Omero.

Ma anche a voler essere indulgenti sulla storia del Ponte, non è tollerabile che un documento che è passato anche dalla Commissione Trasporti della Camera abbia di netto tagliato qualsiasi ipotesi di finanziamento alla statale 106, al Porto di Gioia Tauro, alle mille altre problematiche infrastrutturali che affliggono la Calabria. È successo, forse potrebbe cambiare qualcosa dopo l’esame del Parlamento, a fine crisi, comunque vada per il Governo, ma andrebbe completamente riscritto e non ci sono i tempi necessari.

L’unica preoccupazione per i nostri politici – questo è evidente – è evitare lo scioglimento delle Camere e dover tornare al voto. S’inventeranno la qualunque pur di restare a galla fino al regolare termine della legislatura. Dopo, quando si tornerà a votare, per molti saranno utili cartoline ricordo di Montecitorio e Palazzo Madama, unico memo di nostalgia di momenti decisamente irripetibili. (s)

Ponte sullo Stretto, l’assessore Catalfamo: Proseguire con il progetto esistente

L’assessore regionale alle Infrastrutture, Domenica Catalfamo, in merito alla realizzazione del Ponte sullo Stretto, ha confermato «la richiesta della Regione Calabria di proseguire le azioni connesse al progetto esistente, e di procedere all’immediato affidamento al contraente generale della redazione di un progetto esecutivo con adeguamento alle norme intervenute».

È ciò che è stato scritto nella relazione sugli studi e gli approfondimenti della Regione Calabria in merito all’eventuale progetto dell’opera inviata al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, dove si legge che «rispetto all’iter già avviato in passato e interrotto, e solo qualora ciò non comporti ulteriori ritardi, si chiede di valutare la possibilità di un minore apporto di capitale privato, al fine di consentire la redazione di un differente piano economico-finanziario di gestione che preveda minori introiti tariffari e specificamente: la gratuità dell’attraversamento per i mezzi di trasporto collettivo e una tariffa significativamente ridotta per i residenti nelle città metropolitane dello Stretto».

«L’ipotesi di riavviare l’iter – prosegue la nota – delle valutazioni di fattibilità tecnica di differenti soluzioni di attraversamento stabile con connesse nuove analisi benefici-costi, nonché qualunque altra ipotesi che metta in discussione la stessa valutazione sulla utilità di realizzare l’opera, non trova alcuna condivisione da parte di questa Regione. Si ritengono, infatti, tali eventualità solo dilatorie, in considerazione dei seguenti aspetti: la necessità del completamento del corridoio scandinavo-mediterraneo, quello che maggiormente interessa il territorio italiano, attraversandolo da nord a sud, partendo dal valico del Brennero e giungendo fino a Palermo».

«Tenuto conto che la priorità europea è quella di assicurare la continuità di tutti i corridoi entro il 2030 – viene sottolineato nel documento – completando i collegamenti mancanti ed eliminando i colli di bottiglia, il tempestivo avvio della realizzazione dell’opera risulta imprescindibile (al pari, ad esempio, della galleria del Brennero); la necessità di evitare che a fronte dell’atteso completamento dell’alta velocità ferroviaria a Sud permanga il collo di bottiglia dell’attraversamento dello Stretto, vanificando l’utilità dell’investimento con una perdita di tempo nell’attraversamento comparabile, o anche forse superiore, alla riduzione dei tempi consentiti dall’investimento dell’alta velocità ferroviaria».

«Deve inoltre essere considerato – spiega la relazione – che le due Regioni hanno individuato un bacino territoriale ottimale interregionale per i servizi di trasporto pubblico locale. Un Accordo per l’istituzione dell’Area integrata dello Stretto, tra la Regione Siciliana, la Regione Calabria, la Città metropolitana di Messina, la Città metropolitana di Reggio Calabria e la Conferenza permanente interregionale per il coordinamento delle politiche nell’Area dello Stretto, è stato sottoscritto il 1° marzo 2019 e ratificato dalla Regione Calabria con la legge regionale 7 maggio 2019, n. 12».

«La perimetrazione del bacino – si legge ancora – è stata approvata con deliberazione di Giunta regionale Calabria n. 354, del 31 luglio 2019, e con deliberazione di Giunta regionale Sicilia n. 380, del 25 ottobre 2019, e ricomprende complessivamente 57 comuni. Sono attualmente in corso le interlocuzioni finali per la designazione o istituzione dell’ente di governo del bacino. Si tratterebbe del primo bacino interregionale in Italia, a testimonianza della forte esigenza di integrazione territoriale dell’Area».

«Tutte le sopra esposte considerazioni – prosegue ancora la nota – anche nell’ipotesi di voler rivalutare la fattibilità e l’analisi benefici-costi, si ritiene che possano portare in tempi brevi alla conclusione che l’unica soluzione efficace sia quella proposta con il presente documento di massima, riavviando le attività connesse al progetto esistente e all’appalto in essere».

«Si auspica, quindi – conclude la nota – che le proposte che verranno avanzate dalla Struttura tecnica di missione, e le scelte conseguentemente adottate dal Mit, prendano in debita considerazione quanto sopra osservato, in un’ottica di condivisione con i territori e con l’obiettivo di un efficace sviluppo dell’intero Paese». (rcz)

LA STRANA IDEA DELLA DIGITALIZZAZIONE
RECOVERY: 48 MLD, DI PONTE NON SI PARLA

di SANTO STRATI – Pur avendo a disposizione fior di esperti di informatica e digitalizzazione, il Governo Conte continua a stupire con effetti speciali, complicando la vita ai “poveri” cittadini con l’ultima trovata del cashback, una delle tante “armi di distrazione di massa” a cui l’esecutivo ci ha purtroppo abituato. E se questa è la strana idea che il Governo ha della digitalizzazione c’è da tremare se si pensa che nel piano per il Recovery Fund da 209 miliardi il Governo riserva risorse a questo comparto per 48,7 miliardi di euro, mentre ne prevede appena 27,8 per le infrastrutture. Di Ponte sullo Stretto non si parla proprio se non per mettere in piedi un ridicolo quanto offensivo nuovo tavolo di lavoro per “studiare” la migliore soluzione (ponte o tunnel?) quando, per la verità, esiste ormai da anni un progetto esecutivo, immediatamente realizzabile, con immediati ritorni in termini di occupazione per le aree interessate di Calabria e Sicilia. Un nuovo tavolo serve solo a creare ulteriore dilazione, per prendere tempo, senza scontentare i governatori di Calabria e Sicilia che hanno espresso richieste precise perché si dia inizio ai lavori e allo stesso tempo tenere buoni i Cinque Stelle che continuano a caldeggiare scelte che equivalgono all’assoluta inoperosità: niente cantieri, niente pianificazione territoriale, zero sviluppo. E dire che sono ancora tanti a credere alle strampalate idee dei grillini che una ne fanno e cento ne disfano. Gli italiani al voto, siamo certi, presenteranno il conto a questi dilettanti della politica che in nome dell’anticasta si sono fatti casta loro stessi, facendo, purtroppo danni seri al Paese.

Ma andiamo per ordine. L’operazione cashback, ovvero la restituzione del 10% speso in due mesi in acquisti “fisici” con la carta di credito (supermercati, benzina, elettrodomestici, computer, ristorante, etc) è una colossale presa in giro che, peraltro, penalizza chi la carta di credito non ce l’ha (e sono tanti che la userebbero volentieri se solo avessero un lavoro e un futuro su cui contare) e premia (pazzesco!) chi spende di più. Il meccanismo è semplice: fino a 150 euro di rimborso il prossimo febbraio direttamente sul conto corrente, con un ritorno del 10% delle spese entro il tetto di 1500 euro. Prima bizzarria: chi spende 750 euro al mese con la carta di credito di questi tempi? Chi può spendere questa cifra non ha certo bisogno di vedersi restituito un risibile (per lui) 10 per cento. Quindi chi sono i beneficiari? I pensionati di lusso e i superprofessionisti che spendono e spandono (con carta di credito) senza il minimo problema. Seconda bizzarria: il Governo, secondo noi, non ci ha dormito una notte per varare un meccanismo che più macchinoso non poteva essere: registrazione attraverso lo Spid (la famosa identità digitale che richiede un’ulteriore fastidiosa incombenza), attribuzione di un codice da presentare al negoziante, etc.

Ora, la domanda è molto semplice: chiunque utilizza una carta di credito sa perfettamente che viene tracciato ogni suo singolo movimento, dalla farmacia al supermercato, dal cinema al benzinaio, dal ristorante all’albergo. Tutte operazioni tracciate e tracciabilissime dai vari gestori (Visa, MasterCard, American Express, etc) che già come servizio ai clienti offrono un report dettagliato delle spese suddivise per categoria di operazione: acquisti on line, acquisti di beni durevoli, servizi di ristorazione, e via discorrendo. Che motivo c’era di complicare la vita a chi già utilizza la carta di credito per i suoi pagamenti con altri adempimenti, quando bastava assegnare ai vari gestori in compito di “restituire” ai propri clienti il 10% delle spese effettuate de visu presso un esercente? Troppo facile, se no chissà quanti burocrati si troverebbero senza occupazione dalla sera alla mattina. Quindi non è un’operazione per incentivare l’uso delle carte di credito, non è un’operazione a favore delle fasce più deboli della popolazione: è solo una seccatura in più per i negozianti che stanno già smadonnando per i clamorosi buchi di bilancio provocati dalle chiusure forzate e un elemento aggiuntivo di distrazione per “sudditi” distratti che si sentiranno privilegiati di un regalo monetario del Governo.

È questa l’idea di digitalizzazione? Già, perché ci piacerebbe sapere a cosa serviranno 48,7 miliardi di euro (tradotti in lire quasi 94mila miliardi) per la “digitalizzazione”. Secondo la descrizione sommaria del Governo sono destinati a digitalizzare l’Italia (?) e per l’«innovazione, competitività e cultura», ovvero investimenti immateriali  di cui 35,5 miliardi per la “transizione digitale delle imprese (banda larga , 5G e internazionalizzazione) e circa 10 miliardi per l’innovazione della Pubblica Amministrazione: questi ultimi, forse, serviranno a evitare le solite figuracce dei server che crollano ad ogni – prevedibile – super ondata di click?

E, invece, per le infrastrutture, che non solo fanno vivere meglio i cittadini ma producono anche occupazione e lavoro indotto, i miliardi richiesti al Recovery Fund sono poco più della metà, 27,7 per l’esattezza. Di questi 23,6 serviranno per l’alta velocità e la manutenzione delle strade, mentre i rimanenti 19,2 miliardi sono destinati a istruzione e ricerca. Si parla di alta velocità (ma sarebbe più opportuno di parlare di alta capacità) ma dell’infrastruttura principe che farebbe dell’Italia del Sud un modello di sviluppo e ricerca tecnologica, ovvero il Ponte sullo Stretto, non c’è il minimo accenno.

Eppure, quale migliore opportunità del Recovery Fund per attuare il progetto del Ponte sullo Stretto? Costerebbe intorno agli 8 miliardi, con un’occupazione stimata di svariate decine di migliaia di posti di lavoro tra Sicilia e Calabria, ma il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti torna a seminare fumo inventando tavoli di lavoro per decidere qual è la migliore soluzione tecnologica per l’attraversamento stabile dello Stretto. Stiamo ancora a parlare di studi preliminari quando esiste già un progetto esecutivo che aspetta solo di essere messo in esecuzione? Ma credono al Governo di poter ancora prendere in giro i calabresi e i siciliani con la cavolate di nuovi studi di fattibilità sull’attraversamento stabile dello Stretto?

Bene ha fatto l’assessore regionale alle Infrastrutture e ai Trasporti l’ing. Domenica Catalfamo, convocata per via telematica a un tavolo di lavoro del Mit a replicare che «il progetto del Ponte esiste già: è cantierato non cantierabile» a fronte di proposte di nuove analisi di costi-benefici. «Il progetto del collegamento sullo Stretto – ha detto la Catalfamo – non può fare a meno dello studio di fattibilità sull’alta velocità e alta capacità, rispetto ai quali il ministro, qualche mese fa, aveva garantito che sarebbero stati presentati entro i primi mesi dell’anno. Studio di fattibilità che non può prescindere dall’attraversamento dello Stretto, che è parte integrante del corridoio 5 europeo».

Il Ponte – lo abbiamo ribadito più volte (vedi il nostro speciale) – sarebbe un capolavoro di ingegneria e tecnologia italiana, oltre a costituire un’eccezionale attrattiva turistica per tutto il mondo. Dev’essere chiaro che chi continua a ostacolare il progetto non vuole il bene della Calabria e dei calabresi. (s)

 

Ponte sullo Stretto, la sindaca ff Richichi scrive al Ministero: il ruolo fondamentale di Villa non può essere messo in discussione

Il sindaco f.f. di Villa San Giovanni, Maria Grazia Richichi, ha inviato una lettera al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, guidato da Paola De Micheli, in quanto la città non è stata inclusa nel tavolo tecnico-politico «che sta discutendo dell’attraversamento stabile dello Stretto di Messina con la
presenza delle sole Città Metropolitane di Reggio Calabria e Messina».

«La Città di Villa, insieme a Messina – ha detto il primo cittadino – presente comunque con Cateno De Luca, che riveste il doppio ruolo di Sindaco e di Sindaco Metropolitano, è quella che ha subito e subisce gli effetti più negativi e nefasti dell’attraversamento sia in termini di inquinamento ambientale, acustico ed atmosferico sia in termini di qualità della vita dei suoi cittadini che anche in ragione dei vincoli e dei limiti allo sviluppo urbanistico e paesaggistico dettati dalle esigenze della portualità».

«Reclamerò – ha detto ancora – assieme all’Amministrazione, alle opposizioni consiliari,
se vorranno, ed a tutti i parlamentari del territorio il ruolo
centrale, baricentrico e strategico di Villa che non può e non deve essere mortificato ma semmai valorizzato e ristorato per decenni di disagi e danni subiti. Il ruolo fondamentale della Città non può essere messo in discussione. Mi batterò sul solco già tracciato dai sindaci che mi hanno preceduto che hanno sempre perorato gli interessi di Villa davanti alle massime istituzioni regionali e statali».

«Chiedo – ha aggiunto – tutti i rappresentanti politici della Città, senza distinzione di colore politico, il massimo coinvolgimento e la piena mobilitazione nell’interesse dei villesi e del futuro della Città, così come avvenuto in passato con l’Accordo di Programma del 1989/1990, con il Decreto Emergenza del 2001, con la Commissione Comunale Piano Strategico istituita nella consiliatura 2010-2015, riattivata e proseguita durante la presente consiliatura con la Presidenza della consigliera Aurora Zito, commissione che ha visto il coinvolgimento pieno dei consiglieri di minoranza per dare una visione complessiva allo sviluppo della Città. Tappa importantissima, in questo percorso per rivendicare il ruolo strategico di Villa si è avuta durante la sindacatura Messina con l’instaurazione di un tavolo istituzionale di interlocuzione permanente fra le Città di Villa, Messina e Reggio Calabria che ha prodotto l’adesione al progetto, oggi attuato, del
Sistema Portuale dello Stretto ed il riconoscimento Unesco dello Stretto di Messina come “Patrimonio dell’Umanità”, primi passi per l’area integrata dello Stretto, per la conurbazione e per la Regione dello Stretto».

«Stamane (il 6 dicembre ndr) – ha concluso – ho già sentito il Sen. Marco Siclari che mi ha assicurato che sosterrà con forza la battaglia perché Villa possa essere protagonista del proprio futuro». (rrc)

Siclari (FI): Il tavolo sul Ponte al Mit è nullo, De Micheli coinvolga i parlamentari

Il senatore di Forza ItaliaMarco Siclari, ha lanciato un appello al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli, affinché «valuti che il tavolo di lavoro, tenutosi finora presso il suo dicastero con le città metropolitane di Reggio Calabria e Messina, è da considerarsi assolutamente nullo, e che, tra l’altro, non ha portato alcun risultato a favore dei territori interessati, così come accaduto negli anni precedenti».

«L’ultimo intervento – ha aggiunto – a favore delle infrastrutture in Calabria risale alla Legge Obiettivo 2001 del Governo Berlusconi che ha finanziato la SA/RC, oggi completata, ed ha dato il via alla realizzazione del Ponte sullo Stretto poi bloccato dalla sinistra che oggi sembra ricredersi».

«Per discutere seriamente – ha sottolineato Siclari – dell’unione tra la penisola e l’isola, problematica risalente a più di un secolo fa, al tavolo ministeriale devono essere coinvolti tutti gli attori istituzionali e tutte le istituzioni competenti per affrontare tecnicamente il problema del se e del come realizzarlo. Al tavolo Ministeriale è necessario che vengano coinvolte le due regioni, Calabria e Sicilia, nonché tutti i parlamentari rappresentativi del territorio».

«Ho appena sentito Maria Grazia Grazia Richichi, sindaco f.f. della Città di Villa San Giovanni – ha detto ancora Siclari – la quale mi ha espressa tutta la sua amarezza per la non inclusione nel tavolo e con la quale abbiamo convenuto che ovviamente è fondamentale anche il coinvolgimento della Città di Villa San Giovanni che, assieme alla Città di Messina (presente vista la coincidenza fra rappresentante del Comune e dell’ente metropolitano), subirà l’impatto derivante dalla realizzazione dell’opera e dai tempi necessari per edificarla. Qualunque altra scelta o opzione è e sarebbe assurda, giuridicamente inutile e politicamente debole ed inefficace anche perché non dimentichiamo che Villa in passato, fece ricorso alla giustizia amministrativa per non “subire” la scelta della grande opera, ritardando gli effetti della Legge Obiettivo 2001».

«Si tratta – ha evidenziato il senatore azzurro – di una grande opera che si attende da secoli e che coinvolge il Parlamento e quindi deve coinvolgere necessariamente i suoi rappresentanti territoriali parlamentari e non può essere decisa soltanto da tre persone con il massimo rispetto per i loro ruoli».

«Si rischia – ha concluso – di perdere altro tempo utile al Sud, così come già accaduto dopo il blocco della grande opera ed il “tavolo ministeriale con i sindaci coinvolti” non ha potuto finora fatto registrare alcun passo avanti negli ultimi 18 anni a Villa, Reggio e Messina e alla grande opera». (rp)

La Catalfamo al Mit: il progetto del ponte esiste già, cantierato non cantierabile, non si perda tempo

L’assessore regionale alle Infrastrutture, Domenica Catalfamo, ha partecipato questa mattina al gruppo di lavoro del ministero delle Infrastrutture che dovrà valutare le proposte progettuali per la realizzazione di un attraversamento stabile dello Stretto di Messina e ha ribadito che «un progetto dell’attraversamento sullo Stretto già esiste ed è un progetto cantierato, non cantierabile».

La riunione, svoltasi in videoconferenza e coordinata da Giuseppe Catalano, presidente della struttura tecnica di di missione del Mit, è servita per ascoltare le proposte e le osservazioni delle Regioni Sicilia e Calabria e dei Comuni di Messina e Reggio Calabria sugli aspetti tecnici e, in particolare, sulle esigenze di connessione alle reti di trasporto locali della nuova infrastruttura.

«Si è trattato – ha spiegato l’assessore Catalfamo – di un aggiornamento tecnico rispetto a un’audizione del gruppo di lavoro che si è tenuta nei giorni scorsi. Dall’interlocuzione odierna, la Regione Calabria ha sicuramente tenuto un’impostazione molto simile a quella della Regione Sicilia. È stato, infatti, evidenziato, in modo deciso, che la metodologia fin qui seguita dal Mit ci può riportare indietro rispetto a percorsi che, invece, davamo per conclusi. Abbiamo ribadito che un progetto dell’attraversamento sullo Stretto già esiste ed è un progetto cantierato, non cantierabile.».

«Questo  – ha aggiunto – l’abbiamo messo più volte in evidenza. L’attuale impostazione del Mit parla ancora di analisi benefici-costi o costi-utilità, riprendendo e riapprofondendo alcuni aspetti inerenti alla mobilità e agli aspetti urbanistici. Pensiamo di avere fornito ogni elemento, in totale sintonia con la Regione Sicilia, per chiarire quella che è la nostra posizione».

«Allo stesso tempo – ha proseguito l’assessore – abbiamo ritenuto di non sottrarci a una prosecuzione di questo tipo di interlocuzione, inviando al Mit una scheda di sintesi, convinti che le nostre posizioni potranno essere ulteriormente più incisive rispetto al percorso già intrapreso dal Governo».

«Tra le varie tematiche – ha concluso Catalfamo – abbiamo ribadito, in maniera determinata, che tutto il ragionamento sul progetto del collegamento sullo Stretto non può fare a meno dello studio di fattibilità sull’alta velocità e alta capacità, rispetto ai quali il ministro, qualche mese fa, aveva garantito che sarebbero stati presentati entro i primi mesi dell’anno. Studio di fattibilità che non può prescindere dall’attraversamento dello Stretto, che è parte integrante del corridoio 5 europeo». (rrm)

Sviluppo, Crescita, Occupazione: un convegno del Rotary a Gioia, con idee da accogliere

Sviluppo & Crescita & Occupazione: una formula vincente sviluppata nel bel convegno dei Rotary Club di Gioia Tauro, Nicotera Medma, Locri e Tropea, unitamente al Rotaract  ed Interact di Nicotera Medma e Rotaract di Tropea, che si è svolto a Gioia Tauro alla Sala Fallara. Il tema, fin troppo ampio, ha comunque spaziato dal futuro dell’area portuale alla Zes (Zona Economico Speciale) fino al Ponte sullo Stretto, facendo emergere dal dibattito numerose indicazioni che i nostri governanti dovrebbero tenere in buona considerazione.

Ha introdotto la manifestazione Mario Romano, imprenditore grafico e presidente del Rotary Club Nicotera Medma, facendo rilevare l’importanza dell’innovazione e di una strategia comune. A seguire gli interventi di Tonino Russo, Segretario Generale CISL Calabria, che ha ribadito la mancanza di una volontà concreta da parte dei Governi di sostenere gli interventi necessari per la Calabria. Interventi ribaditi anche dal calabrese Pierpaolo Bombardieri, Segretario Generale Nazionale dell’UIL. Dal dibattito è emerso come manchi una strategia comune e di come la Calabria non riesca a ottenere dei risultati importanti per i propri territori, evidenziando la necessità che si eviti, ancora una volta, che il Nord possa acquisire le maggiori risorse per come finora accaduto ed indicando, oltre che la metodologia, anche le opere infrastrutturali necessarie per avvicinare la regione all’Europa.

L’intervento della sen. Silvia Vono, Vicepresidente della Commissione Trasporti, ha evidenziato di come sia necessario che le progettualità nascano dal territorio e, quindi, dalle amministrazioni locali, provinciali e regionali, e che sia venuto il momento che i cittadini, le associazioni, la politica locale rivendicano il proprio ruolo di soggetti attivi e partecipati. Secondo la senatrice è indispensabile che i rappresentanti politici vengano accompagnati nel percorso di individuazione dei progetti e della strategia da applicare. E in tale ottica ha ribadito la indispensabile necessità che al momento del voto si sappia scegliere una capace classe dirigente.

La manifestazione, introdotta dai saluti dei presidenti dei Rotary Club organizzatori Antonio Catellano, Giuseppe Romano e Vincenzo Schirripa, e del Sindaco di Gioia Tauro Aldo Alessio è stata moderata da Giacomo Francesco Saccomanno, past Presidente del Rotary Club Nicotera Medma, che è riuscito a tenere i tempi prefissati e che ha potuto condensare le ragioni e le risultanze condivise del convegno nella necessità di creare un gruppo di lavoro di esperti. Un impegno comune con la partecipazione di tutte le parti sociali, al fine di poter presentare una pianificazione del Sud e della Calabria a breve e lunga scadenza, individuando le opere strategiche indispensabili come il potenziamento manageriale del Porto di Gioia Tauro, il concretizzarsi della Zes, l’approvazione del progetto sul Ponte dello Stretto. Quest’ultimo sarà, certamente, il volano del Sud  anche in relazione alle opere infrastrutturale conseguenti come quelle autostradali, alta velocità, strada ionica, collegamenti aeroportuali, con una visione regionale integrata a quella nazionale. Il tutto – suggerisce il convegno – con una cabina di regia centralizzata che possa avere, appunto, una visione complessiva degli interventi indispensabili per colmare l’evidente divario tra Sud e Nord.

Vi sono stati poi dei brevi interventi di Gina Scordo, assistente distrettuale, di Giuseppe Zampogna, past president Rotary Club Palmi, e della passionaria prof. Milena Marvasi, presidente dell’associazione culturale Kairos. Le conclusioni al Past Governor del Distretto 2100, Luciano Lucania, che ha manifestato grande apprezzamento per l’iniziativa e per la funzione del Rotary, elogiando gli interventi ed il tema trattato e puntualizzando che dal primo luglio 2021 il Distretto sarà interamente formato dalla sola Calabria e, quindi, bisogna rafforzare le iniziative affinché queste possano essere sempre maggiormente incisive.  (rrc) 

Vermiglio, presidente architetti reggini: «Senza Ponte invisibiltà immeritata»

Il presidente dell’Ordine degli Architetti di Reggio, Salvatore Vermiglio, in un’intervista al portale Mediterranei invisibili rilasciata a Roberta de Ciechi e Alfonso Femia parla dell’effervescenza del Sud e della Calabria e mette in evidenza l’invisibilità della regione senza il Ponte sullo Stretto.

«L’emergente, seppure lento, processo di re-insediamento dell’architettura nel ruolo di leva urbana e sociale, di qualificazione delle comunità e di motore per la collettività – si legge su Mediterranei invisibili –  è una straordinaria opportunità per il Paese tutto, per il nostro Sud e per sostenere, orientare, coadiuvare la politica nazionale e locale.
Le domande e le riflessioni risvegliate dalla pandemia hanno acceso, come prima reazione, i riflettori sui luoghi belli e invisibili dell’Italia e, particolarmente, del nostro Sud.
Per portare i nostri luoghi della bellezza alla godibilità, architettura e politica devono lavorare insieme e in fretta: se non ci sono le strade – le infrastrutture! – non si raggiungono i luoghi invisibili.

«Costruire il ponte sullo stretto o il tunnel sotto lo stretto, (permutabili nel significato di connessione, non certo per architettura, ingegneria e impatto) è una scelta importante per aprire al mondo e all’Italia un territorio chiuso che sicuramente si trasformerebbe profondamente, muterebbe equilibri geografici, ambientali, socio-economico.
Qualcosa si perderebbe (molto?), ma molto si guadagnerebbe.
Il nostro Sud diventerebbe un Sud forte e con voce in capitolo sul piano economico e politico, nuovo baricentro tra Africa e Oriente ed Europa.
Un’innervazione infrastrutturale a servizio dell’ipotetico ponte attribuirebbe valore economico e svilupperebbe il potenziale culturale e turistico dei nostri luoghi.
L’architettura, fondamentale in questo processo, avrebbe il compito di governare una conurbazione protetta da contaminazioni fisiche (edilizie, urbanistiche e infrastrutturali) avvilenti.

Sintetizzando e semplificando, il punto è che se non si costruisce il ponte, non si fanno le infrastrutture, quelle fondamentali, intra regionali e di connessione a Roma e alle altre regioni.
L’urgenza del ponte e di un progetto coordinato e parallelo tra ponte e infrastrutture significa trasformare Sicilia e Calabria in Europa.
Arretrare dall’impegno di costruire il ponte, di contro, vuol dire restare fermi, ancorati a quella visione prefabbricata del Sud, negandone le potenzialità europee e mondiali

Negare il ponte vuol dire restare invisibili. L’invisibilità del territorio non è protezione della sua bellezza, ma detrimento della sua valorizzazione e della sua diffusione.
Un parallelo efficace, nella sua durezza e scomodità, è la contrapposizione tra espansione e contrazione. Il rischio di contrazione e altissimo e, in un contesto globale che tende all’espansione e all’integrazione, aumenta il rischio di un’esclusione permanente dai processi di sviluppo.
Per agire vs contrazione è fondamentale orientare gli investimenti sulla scuola e sulle infrastrutture fisiche e digitali.
Lo spopolamento culturale e fisico è una forma grave di contrazione e la scuola, l’alfabetizzazione sui valori del territorio, l’unica possibilità di invertire la rotta dell’abbandono

– Come si concilia la visione pragmatica e operativa con le posizioni di “indugio intellettuale e protettivo”, valorizzazione discreta, tempo lento?

«La nostra, particolarmente quella della Calabria, è una invisibilità immeritata. – risponde l’arch. Vermiglio – Penso che portare ulteriore interesse sul territorio, anche con richiami forti, sia un punto nodale per ricondurre l’equilibrio tra quello che si vede, quello che è invisibile e ha senso rivelare, quello che può rimanere invisibile (parti di territorio delicate e uniche) e persino quello che non abbiamo voglia di guardare. Il progetto di Zaha Hadid per il Museo del Mare di Reggio Calabria potrebbe essere un richiamo forte, al netto delle polemiche di ordine architettonico e culturale. A questo proposito, come Ordine ci siamo impegnati per portare un contributo nel dibattito pubblico e abbiamo creato una sinergia con l’amministrazione reggina per la realizzazione del Museo del Mare.

«Far emergere la ricchezza di Reggio Calabria, potenziare il sistema universitario che funga da polo attrattore per il Sud, ma anche per tutta l’Europa, vista l’indiscutibile unicità del nostro patrimonio, può funzionare, come è accaduto per altri centri, Ferrara, per esempio, anche come volano di rilancio urbano in chiave di città universitaria, contribuendo a invertire il processo di abbandono e di spopolamento.
In questa visione, i borghi, non più entità isolate nella loro unicità e bellezza, potrebbero usufruire di una rete a supporto delle loro immense potenzialità.
Un borgo non è un oggetto di consumo, non ha senso parlare di borghi, in modo indifferenziato, permutando la Toscana con la Liguria e la Liguria con la Calabria, ….
In molti dei nostri borghi non ci sono neppure le guardie mediche, ammesso che si riesca a raggiungerli. E neppure arriva la fibra, ammesso che si possa fare una spesa alimentare senza partire per spedizioni che impegnino un’intera giornata.

– Qual è la traccia operativa da seguire?
«Il primo passaggio è quello di abbandonare i campanilismi tra Sicilia e Calabria e lavorare insieme per portare sul tavolo del legislatore le priorità e i percorsi di intervento.
Rialziamo la testa, oggi dopo la Covid che ha avuto il merito, nella crudezza dei lutti, nella gravità della malattia e nel dramma economico che ha generato, di renderci consapevoli di quanto il Sud sia forte.
Per fare questo partiamo dall’architettura, assumiamola in un ruolo strategico di coordinamento. Non ci accontentiamo più.
Azzardiamo scelte difficili, mettiamo insieme architettura e infrastrutture, uniamo la costa ionica con quella tirrenica.
Pensiamo e agiamo senza pregiudizi, in modo libero.
Acceleriamo». (rrm)

[courtesy Mediterranei invisibili] La foto dell’arch. Vermiglio è di Luigi Palamara.

Il Ponte dei sospiri

Siclari (FI): anche per il viceministro Cancellieri il Ponte sullo Stretto è priorità

Il senatore di Forza ItaliaMarco Siclari, è soddisfatto delle parole del viceministro Giancarlo Cancellieri, che ha «dichiarato come lo Stretto di Messina sia un’assoluta priorità nel piano delle infrastrutture che si sta predisponendo da parte del Governo».

«Ho presentato – ha ricordato Siclari – un emendamento al Dl Agosto proprio per inserire il Ponte sullo Stretto, unico progetto ad oggi esistente per lo Stretto di Messina, fra le opere strategiche da realizzare. Invito, quindi, il Governo e la maggioranza che lo sostiene ad esprimersi chiaramente e fattivamente a favore del Ponte che, come sappiamo tutti, ha già un progetto esecutivo che rende l’opera cantierabile da subito».

«L’unica opera che può consentire – ha concluso il senatore forzista – alla Sicilia di uscire dalla isolamento ed a tutto il Sud di ottenere l’alta velocità e l’alta capacità ferroviaria per il trasporto merci facendo decollare anche i porti commerciali oltre che il turismo». (rp)

Sofo (Lega): emendamento UE per il Ponte sullo Stretto nel progetto europeo “Ten-T”

L’eurodeputato della Lega, Vincenzo Sofo, ha presentato un emendamento per chiedere di includere il Ponte sullo Stretto nell’ambito della discussione al Parlamento Europeo sullo sviluppo della rete europea dei trasporti Ten-T.

«Visto che il Governo italiano – ha dichiarato l’eurodeputato – usa il Ponte sullo Stretto come mero strumento di propaganda per abbindolare i cittadini del Sud tenendoli fuori dai progetti da presentare in Europa per il Recovery Fund, ho presentato insieme ad altri colleghi leghisti un emendamento per chiedere alla Commissione europea di inserire quest’opera all’interno del progetto di rete europea di trasporti Ten-T che l’Ue intende realizzare, co-finanziandola, entro il 2030».

«Mi rivolgo, ora – ha aggiunto – ai governatori Nello Musumeci e Jole Santelli affinché facciano sentire la voce dei siciliani e dei calabresi in modo da obbligare il premier Giuseppe Conte e il ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri, a rivedere la lista dei progetti».

«Perché – ha concluso Sofo – se vogliamo rilanciare l’Italia, il Sud va sviluppato sul serio, non a chiacchiere». (rrm)