Ponte sullo Stretto, il presidente Tallini: necessario rivedere il progetto

Il presidente del Consiglio regionale della Calabria, Domenico Tallini, non mette in dubbio l’importanza che il Ponte sullo Stretto rappresenta non solo per la Calabria e la Sicilia, ma anche per il Paese, ma ha dichiarato che «è necessario che si  proceda ad una rivisitazione del progetto, tenendo conto della rivoluzione tecnologica avvenuta nel settore delle costruzioni, utilizzando le risorse del Ricovery Found».

«Un nuovo progetto e un nuovo studio di fattibilità – ha aggiunto il presidente Tallini nel corso del dibattito aperto sulle nuove prospettive del Progetto-Ponte sullo Stretto – sono pertanto indispensabili, come d’altronde riconosce anche il Governo Conte. Il punto è proprio questo. Sono passati troppi anni dalla redazione del progetto e bisogna rivedere il tutto alla luce delle tecnologie che si sono sviluppate in tutto il mondo e che hanno visto la realizzazione di ponti di enorme lunghezza, capaci di resistere ottimamente, anche nelle condizioni più estreme. Perfino il premier inglese Boris Johnson, secondo alcune fonti di stampa, penserebbe ad un grande ponte per unire la Scozia all’Irlanda».

Secondo il presidente dell’Assemblea calabrese «la mozione approvata a maggioranza dal Consiglio Regionale sulla possibile realizzazione del Ponte sullo Stretto è un atto politico forte e nello stesso molto prudente che suggerisce al Governo nazionale un approccio positivo. Il documento, che porta la mia firma e quella dei colleghi Filippo PietropaoloTilde Minasi, Giovanni Arruzzolo e Giuseppe Graziano, è uno strumento che consegniamo alla Governatrice Jole Santelli e al premier Giuseppe Conte quale contributo serio e responsabile. Avremmo gradito un’approvazione all’unanimità della mozione, ma purtroppo – pur in presenza di chiare prese di posizione favorevoli da parte dei ministri del Partito Democratico – si sono registrate in Consiglio posizioni pregiudiziali e anacronistiche».

«Avevamo proposto – ha proseguito – un testo prudente e aperto che teneva conto delle posizioni di apertura registrate in queste settimane sia da parte del Presidente del Consiglio, sia dei ministri Dario Franceschini e Paola De Micheli, sia da parte di forze politiche di maggioranza – come Italia Viva – e di opposizione, in particolare Forza Italia e Lega. Che il ponte sullo Stretto costituirebbe una straordinaria occasione di sviluppo e modernizzazione del Meridione d’Italia, credo che nessuno possa metterlo in dubbio».

«Capisco talune perplessità espresse sulla stampa – ha aggiunto Tallini – e concordo sul fatto che esistono anche gravi problemi legati alla viabilità interna e alla tratta ferroviaria jonica, ma è altrettanto evidente che il Ponte sullo Stretto non è un’opera qualsiasi, ma una grande opera-simbolo che salderebbe la Sicilia alla Calabria, trasformando profondamente la realtà delle due regioni. Ho avuto un primo confronto telefonico con il Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, on. Giovanni Miccichè, che ha una posizione favorevole, ma nello stesso tempo molto cauta, legata alla fattibilità dell’opera. E proprio allo stesso modo, la mozione approvata affronta la questione con serietà, cautela e prudenza, senza slogan ideologici. La mozione si muove, anzi, nel solco di quanto dichiarato dal Ministro delle Infrastrutture Paola de Micheli che ha ipotizzato l’uso di risorse provenienti dal Recovery Found per una nuova rivalutazione e progettazione dell’opera».

«Perché, dunque, il Ponte sullo Stretto no ? – ha concluso il presidente del Consiglio regionale della Calabria– Fare il ponte non significherebbe rinunciare alla nuova 106 o al potenziamento dei collegamenti ferroviari. Anzi, proprio il ponte consentirebbe di realizzare anche in Calabria e Sicilia l’Alta Velocità. Con questa mozione, che può anche essere integrata con ulteriori contributi, noi assumiamo una posizione credibile e seria, chiedendo al Governo – per l’autorevole tramite del Presidente della Giunta Regionale – di inserire il Ponte sullo Stretto tra le opere strategiche da sottoporre all’Unione Europea per il rilancio del nostro Paese. E in questa ottica, lo ripeto, una rivisitazione del progetto è assolutamente necessaria perché oggi in tutto il mondo si realizzano ponti di lunghezza anche maggiore di quello dello Stretto con condizioni di sicurezza ottimali». (rrm)

L’AULA RESPINGE LE DIMISSIONI DI CALLIPO
SINISTRA DIVISA VOTA SÍ, CHE FARÀ IL CAV?

L’Aula dice no alle dimissioni presentate da Pippo Callipo e le respinge con un voto che tradisce gli evidenti malumori della sinistra. Tre voti a favore dell’accoglimento delle dimissioni, che vengono da sinistra, segnalano una manifesta insofferenza verso il cav. di Pizzo che va fatta risalire già al primo annuncio della sua candidatura. Tant’è che mentre in conferenza di capogruppo viene espressa l’intenzione di respingere le dimissioni, poi al voto ci sono due dichiarazioni (di Aieta – Dp – e di Tassone – Pd) che in buona sostanza bocciano tout court la presenza del cav . in aula e non la motivazione della sua decisione.

Il presidente Mimmo Tallini, per la verità, aveva introdotto il dibattito con un serio invito alla riflessione sul significato e le conseguenze del gesto di Callipo. «Voglio subito precisare – ha detto Tallini – che questo atto politico non è – mai come in questo caso – una prassi d’ufficio o un vuoto riconoscimento. Ritengo invece che si tratti di un serio e forte richiamo di tutto il Consiglio regionale al senso di responsabilità e alla sensibilità politica del cav. Callipo, nella speranza che possa contribuire ad una sua riflessione profonda sulle motivazioni delle dimissioni.
Non è mai accaduto nella storia del regionalismo calabrese che il capo riconosciuto delle opposizioni abbandoni dopo solo quattro mesi la postazione politica e istituzionale a cui lo hanno delegato migliaia di elettori.
«Il mio, ovviamente, non è un rimprovero al cav. Callipo che stimo enormemente come uomo e come imprenditore di successo.  Non ho condiviso il taglio da lui dato alle dimissioni perché credo che le motivazioni vere e più profonde della sua delusione e della sua amarezza siano da ricercare negli ingiusti e ingenerosi attacchi alla sua persona da quello che io chiamo il “club dell’antipolitica”, gli “antagonisti da salotto” che passano il loro tempo a tessere trame contro i loro avversari.
Non mi piace entrare in un dibattito che appartiene tutto al centrosinistra e in particolare al Partito Democratico, ma trovo molto sensate le riflessioni che ha fatto uno dei principali sostenitori della candidatura del cav. Callipo alla presidenza della Regione, l’imprenditore De Masi. Anche lui, da uomo libero che combatte il malaffare e la criminalità, ritiene che il posto del Cavaliere Callipo sia qui, in questa Assemblea, dove non rappresenta sé stesso, ma i 245 mila elettori calabresi che hanno creduto nel suo progetto.
Onorevole Callipo,  l’immagine di un Consiglio Regionale delegittimato dopo appena quattro mesi non è veritiera e non ci fa onore. Più volte ho ammesso errori di valutazione e incomprensioni tra maggioranza e opposizione che non fanno bene all’Istituzione. Ma questo non vuole dire che questo Consiglio non abbia le carte in regola per fare un ottimo lavoro, così come abbiamo dimostrato in occasione dell’approvazione del bilancio e di altre leggi e provvedimenti.
Anche nel Consiglio odierno si discuteranno pratiche importanti, argomenti vitali e strategici. Io penso che lei, privandola di una guida riconosciuta e scaturita dall’elettorato, indebolirà la sua parte politica e più in generale tutto il Consiglio regionale. Ascolti dalla voce dei gruppi le motivazioni della decisione di respingere le sue dimissioni e si conceda un momento di riflessione prima di compiere un atto che lascerebbe un’ombra sulla sua esemplare vita di uomo e imprenditore”.

Di diverso tenore l’intervento del consigliere regionale dem Luigi Tassone che ha annunciato il voto favorevole alla dimissioni. «Il provvedimento che voteremo oggi – ha detto Tassone – è un adempimento formale del Consiglio, così come previsto dal Regolamento. Allo stesso tempo, però, rappresenta anche un passaggio che impone, a questa Assemblea e a ciascuno di noi, una riflessione rigorosa. L’atto delle dimissioni è una decisione che matura, anzitutto, nella dimensione individuale, sulla quale questo Consiglio nulla può eccepire. Si tratta di un atto che ha un suo significato – anche e soprattutto – sotto il profilo della funzione istituzionale e della rappresentanza politica. Ad oggi, noi per primi, dobbiamo assumerci un onere maggiore per rispettare il ruolo che ci è stato affidato dai cittadini calabresi. E saremmo degli ipocriti se decidessimo di non porci questo problema. Perché, fare delle affermazioni – apprezzabili, condivisibili – che vanno nella direzione di voler aiutare la Calabria a scardinare vecchi schemi e logiche superate dalla realtà storica, ed aprire una stagione di rinascita per questo territorio, comporta delle responsabilità ben precise.

«È difficile, certamente. Comporta dei sacrifici, senza dubbio. Ma è nostro dovere: bisogna avere il coraggio di sporcarsi le mani, perché mai il cambiamento è stato servito stando seduti sulla poltrona di casa. E invece bisogna stare sul campo, perché le resistenze ci sono eccome. E allora, noi dobbiamo assumerci questa ulteriore responsabilità. Da un lato, dobbiamo continuare a svolgere la nostra funzione in maniera virtuosa, mettendo a disposizione dei cittadini quante energie ed entusiasmo possibile. Dall’altro, abbiamo la necessità di indicare una direzione e di compiere delle scelte rigorose nel percorrere una strada nuova.  Io credo che il Partito Democratico abbia le intelligenze e le capacità per farlo, senza rincorrere nessuno. Altrimenti, se così non fosse, faremmo bene ad abbandonare il campo».

Domenico Giannetta, presidente della commissione vigilanza, accende le polemiche, prendendo le distanze da strumentalizzazioni che si sono perpetrati nei confronti della maggioranza in occasione della elezioni dei presidenti delle commissioni. Nel merito del provvedimento in discussione, ritiene che «le dimissioni di Callipo rappresentino il fallimento di un progetto politico. Pur nel rispetto della persona, non condivide l’abbandono della nave a sei mesi della elezioni. L’elettorato di sinistra è stato tradito». E richiama la minoranza ad una maggiore coerenza, anche quando richiama la prassi sull’attribuzione della presidenza della commissione speciale di vigilanza alla minoranza, tranquillizzando tutti sulla gestione non di parte della commissione da lui diretta.

E difatti, Graziano Di Natale mentre ha mostrato di apprezzare il garbo istituzionale del presidente, ha poi stigmatizza l’intervento del consigliere Giannetta, assolutamente fuori tema. Aldilà della valutazione di merito, Di natale ritiene opportuno il richiamo ad una riflessione da parte del consigliere Callipo. Una minoranza forte è garanzia di una maggioranza forte. Il Consiglio ha l’obbligo di cambiare il corso degli eventi, non fare peggio di una cattiva gestione precedente non vuol dire far bene. Le dimissioni di Callipo per la minoranza rappresentano una battuta d’arresto perché ci si era spesi in campagna elettorale per pervenire ad un reale cambiamento. Concorda col richiamo al senso di responsabilità dell’Aula e sostiene che la permanenza di Callipo sarebbe auspicabile.

Di diversa opinione Giuseppe Aieta (Democratici Progressisti Calabria) il quale ha manifestato una certa difficoltà ad affrontare la problematica. Il consigliere Callipo – detto – si dimette non per motivazioni strettamente personali, ma in netto contrasto con l’Aula. L’analisi a supporto delle motivazioni delle dimissioni mi induce, dichiara, ad esprimere il voto a favore della presa d’atto. L’Aula deve affrontare un dibattito sulle motivazioni a supporto delle dimissioni riprese anche dai giornalisti Veltri e Varano. Sarà necessario aprire una discussione sulle dichiarazioni gravi espresse perché è interesse dell’Aula ed è interesse della Calabria e della speranza per il suo futuro. Aieta ha quindi respinto il giudizio rassegnato di Callipo sulla Calabria.

Il capogruppo dem Domenico Bevacqua ha detto che «Le dimissioni del consigliere Callipo hanno colto di sorpresa anche la minoranza, dichiara. Per il centrosinistra e per il PD, soprattutto, rappresentano una sconfitta ed un motivo di grande riflessione che deve indurre a valutare le motivazioni della scelta e sulle responsabilità della politica anche nella valutazione del perché ciò sia avvenuto. Si chiede se i partiti siano in grado di aprirsi alle energie nuove e far comprendere le fatiche insite nell’esercizio del ruolo di consigliere e della politica in generale. Il PD ha tentato il processo di apertura nei confronti della società civile e continuerà questo percorso».

Secondo Carlo Guccione (Pd) è necessario evitare la saga delle ipocrisie, compresa l’espressione di voto del consigliere Aieta. Il Centrosinistra aveva pensato di pervenire ad un cambio di rotta, i consigliere possono svolgere un ruolo, finalizzato a dare il proprio apporto. Quattro mesi non sono sufficienti ad esprimere una valutazione. Consociativismo e trasversalismo hanno determinato l’infiltrarsi della mafia, si pensava ad una fase nuova, i fatti sin qui registrati non vanno in questa direzione, compresa la mancata assegnazione della presidenza della Commissione di vigilanza (giannetta deve comprendere che in politica anche i simboli hanno una valenza). Guccione ha detto di ritenere che il peggio debba ancora arrivare, dal punto di vista economico e sociale. La figura di Callipo avrebbe potuto rappresentare un’inversione di tendenza. Puerile pensare che le dimissioni di Callipo possano rappresentare una rivincita di una parte cella coalizioni all’interno del centrosinistra. L’apertura della casse da parte dell’Europa potrà rappresentare una opportunità, ma ciascuno dovrà essere ligio e rispettoso del proprio ruolo e far convergere le singole energie per un obiettivo comune. La tenuta democratica dello Stato in Calabria, ma anche nel territorio nazionale si può garantire soltanto attraverso una azione concreta».

Per la maggioranza, Raffaele Sainato (FdI) ha sottolineato come «le dimissioni del capo della minoranza debbano essere ricercate al proprio interno. Il Consiglio regionale dovrà parlare un’unica lingua, necessario interrogarsi ed essere consequenziali poiché la minoranza perde il proprio vertice ed il consiglio un valido componente. Necessario l’apporto della minoranza nelle dinamiche del Consiglio. Fratelli d’Italia è pronto ad accogliere le dimissioni di Callipo la cui scelta di dimettersi può essere condivisa, ma anche stigmatizzata».

Al voto, su 27 presenti hanno votato no 24, tre i voti a favore: le dimissioni di Callipo sono state respinte. Cosa farà adesso il cavaliere? Ribadirà le dimissioni (in tal caso gli subentrerà Billari di Democratici Progressisti Calabria) o le ritirerà? Nessuno si sbilancia, anche se l’amarezza rilevata da chi gli sta vicino lascia immaginare l’irrevocabilità della sua decisione.

Il Consiglio, dopo il voto su Callipo, ha preso una piega polemica che sicuramente tradisce – come ha fatto rilevare il presidente Tallini – una certa immaturità dei consiglieri. Le schermaglie verbali ancora una volta hanno avuto il sopravvento su una dialettica auspicabile e necessaria, soprattutto per rispetto dei calabresi e della Calabria tutta. Tra i vari punti all’ordine del giorno, approvato all’unanimità l’impegno del Consiglio di sostenere la candidatura di Tropea a capitale italiana della cultura del 2022.

A chiusura si è tentato un dibattito su una mozione sul Ponte, introdotto da Domenico Giannetta: «È finito il tempo di fare passerelle – ha detto Giannetta – non sia il tema di uno sterile dibattito quello del Ponte. Occorre valutare non solo la sua importanza strategica, ma le implicazioni economiche che il progetto lascia intravvedere. Bevacqua ha detto di evitare di «creare un deserto nel deserto»: a cosa serve un ponte se non c’è l’alta velocità, se non si supera l’isolamento dei territori, se mancano le altre infrastrutture? «Il ponte lo vedo utile e funzionale se c’è un progetto di rinascita del Sud: in questo contesto il ponte potrebbe essere la ciliegina sulla torta».

Raso ha ricordato che in dieci anni non sono state fatte né le strade né le ferrovie, sottolinenando che la Calabria ha bisogno di grandi investimenti. Tallini ha detto è strano che si discute del Ponte in Sicilia e non se ne discuta in Calabria. La questione del Ponte torna ad essere di attualità per iniziativa di membri dell’attuale governo. Il presidente del Consiglio ha fatto presente che sarebbe. un’opera unica al mondo e farebbe da attrazione per i turisti. C’era un problema di progettualità dieci anni fa, oggi proviamo con questa mozione ad avviare il dibattito, anche col contributo della minoranza. Chiediamo un adeguamento del vecchio progetto e la revisione di quelle procedure che possono portare un contributo di chiarezza al tema. La mozione rappresenta dunque un messaggio positivo che parte dalla Calabria. Col ponte si creerebbe economia e attrazione turistica. La mozione è stata quindi approvata.

Il Consiglio, in apertura di seduta, ha osservato, su proposta del consigliere Nicola Paris (UdC), un minuto di silenzio a ricordo dei morti della rivolta di Reggio di cui ricorrevano i 50 anni. (rp)

Gli industriali calabresi e siciliani: non c’è futuro senza il Ponte sullo Stretto

Un incontro tra gli industriali calabresi e quelli siciliani, a Palermo, sul futuro del proprio territorio che non può prescindere – affermano – dalla realizzazione del Ponte sullo Stretto. «Sono passati 65 anni – si legge in un comunicato congiunto –, spesi 960 milioni di euro, coinvolti circa 300 progettisti, 100 tra società, enti, atenei. Ma ancora da Messina a Villa San Giovanni ci vuole il traghetto. Per 3,3 km un’ora, se va bene». 

Tutte le scandalose cifre del ponte sullo Stretto sono contenute in un dossier preparato in maniera corale dagli industriali delle due regioni Calabria e Sicilia. Unindustria Calabria, Sicindustria, Confindustria Catania e Confindustria Siracusa sono insieme per una istanza di civiltà: «Non si può parlare di futuro e non si può parlare di Italia senza ponte. Siamo nel 2020, usciamo da una pandemia: non c’è spazio e non c’è tempo per battaglie ideologiche. Sicilia e Calabria sono distanti 3 miglia. Un trasportatore può impiegare (dipende dal traffico) fino a 3 ore per varcare lo Stretto – rilevano il vicepresidente di Confindustria Natale Mazzuca, il vicepresidente vicario di Sicindustria Alessandro Albanese, il presidente di Confindustria Catania Antonello Biriaco, il presidente di Confindustria Siracusa Diego Bivona –. Questo è inaccettabile, in un’epoca in cui il mondo viaggia con l’alta velocità.  Scandaloso in un Paese in cui un progetto di rilancio e unità del Paese diventa terreno di scontri politici e merce di scambio nella becera partita delle logiche spartitorie. Occorre programmare la ripresa dell’Italia e questa passa dall’alta velocità, Calabria e Sicilia comprese.  Cioè dal Ponte sullo Stretto. Occorre scardinare il falso paradigma secondo cui costruire il ponte significa non realizzare e/o completare le altre infrastrutture necessarie. “Non si farà mai” è una formula senza visione. È il pretesto per chi non vuole progettare un modello di sviluppo del Meridione slegato da dipendenze politiche ed economiche. È un alibi per chi preferisce guardare al Sud con lo specchietto retrovisore».

Sul progetto del collegamento stabile si è pronunciata anche la presidente della Regione Calabria Jole Santelli che ha detto di apprezzare quanto affermato dalla ministra Paola De Micheli, che «esprimono la disponibilità all’ascolto e all’approfondimento sul Ponte dello Stretto. Penso pertanto che sia necessario ipotizzare al più presto un incontro anche con il Presidente della Regione Sicilia, per valutare la possibilità di realizzazione di un’opera che ritengo strategica non solo per il futuro di Calabria e Sicilia ma per quello dell’intero Paese».

La richiesta degli industriali della Calabria e della Sicilia ha il peso specifico di una rappresentanza diffusa e articolata: in Sicilia ci sono quasi 470 mila imprese, per un totale di ricavi che sfiora i 40 miliardi e circa 500.000 lavoratori occupati. In Calabria sono poco più di 187 mila imprese per un totale di 400 mila addetti circa e ricavi per oltre 20 miliardi di euro. Insieme si tratta di una robusta falange di oltre 650 mila imprese che, unite, sostengono l’improrogabilità del ponte.

Il riferimento al ricostruzione del Ponte Morandi a Genova è evidente: «Per realizzarlo – affermano gli industriali di Calabria e Sicilia – è necessaria una gestione commissariale, con tempi e costi certi. Per far sì che non ci sia più un Paese diviso a metà. 

Ma quanto costa il ponte? Quanti esempi ci sono già nel mondo. Quanti anni per la costruzione. Quanti fondi già investiti. Quanti enti, progettisti, finanziatori, imprese, quanti soggetti coinvolti finora. Le due associazioni degli industriali hanno predisposto un report dove emergono «tutti i numeri di uno dei più clamorosi buchi nell’acqua della storia della Repubblica.

I NUMERI DEL PROGETTO

3.300 metri campata centrale; 3.666 metri lunghezza complessiva con le campate laterali; 60,4 metri larghezza dell’ impalcato; 6 corsie stradali, 3 per ciascun senso di marcia (veloce, normale, emergenza); 2 corsie stradali di servizio; 2 binari; 6.000 veicoli/ora capacità; 200 treni/giorno capacità; 382,60 metri altezza torri; 2 coppie di cavi sistema di sospensione; 5.300 metri lunghezza complessiva dei cavi; 1,24 metri diametro dei cavi di sospensione; 44.352 fili di acciaio per cavo; 65 metri di altezza per 600 di larghezza di canale navigabile centrale; 50 metri di altezza per 1.000 di larghezza per ciascuno dei canali navigabili laterali.
I COLLEGAMENTI 20,3 km raccordi stradali complessivi; 19,8 km raccordi ferroviari complessivi; 10,5 km di raccordi stradali lato Sicilia (di cui il 66% circa in galleria); 15,2 km di raccordi ferroviari lato Sicilia (di cui il 91% circa in galleria); 9,8 km di raccordi stradali lato Calabria (di cui il 64% circa in galleria); 4,6 km di raccordi ferroviari lato Calabria (di cui il 96% circa in galleria).
I TEMPI 6 anni per la costruzione; 200 anni la vita utile.
RISPARMIO TEMPO DI PERCORRENZA CON IL PONTE 2 ore per i treni; 1 ora per il traffico su gomma.

COSTO COMPLESSIVO – La stima aggiornata dell’investimento complessivo è di 8,5 miliardi di euro, ma la cifra è lievitata di 2,2 miliardi rispetto alle precedenti stime del progetto preliminare (6,3 miliardi) soprattutto per le varianti richieste dagli enti locali

INVESTIMENTI SOSTENUTI FINORA Il Ponte finora è costato quasi un miliardo. 

La Corte dei Conti ha calcolato che la Società Stretto di Messina SPA ha speso dal 1981, anno della sua costituzione, al 2013, anno della decisione di liquidarla, 958.292 milioni di euro. A questi vanno sommati altri sei milioni dal 2013 al 2016. 

Nel dettaglio: dal 1981 al 2001 ha speso 74,443 milioni per studi di fattibilità, ricerca e progetto di massima. Negli anni (2002-2003) ne ha spesi altri 91,246 per il progetto preliminare e gli atti di convenzione, per poi spenderne 146,999 nel 2004-2006 per la gara di appalto, il piano finanziario, i sistemi informativi e gestionali.
La sospensione delle attività nel biennio 2007-2008 è costata, paradossalmente, 160,612 milioni. Nel 2008 sono iniziate le attività per gli accordi con i contraenti, l’aggiornamento delle convenzioni e il piano finanziario terminate l’anno successivo, che hanno comportato un esborso di 172,637 milioni. Tra il 2010 e il 2013 la Stretto di Messina ha speso 312,355 milioni: le causali sono la stesura del progetto definitivo, il monitoraggio ambientale, l’aggiornamento del piano finanziario e la stipula dell’atto aggiuntivo. Nel 2013 è stata decisa la liquidazione della società, che è costata quasi due milioni l’anno nel 2014 e 2015 e 1,5 milioni per il 2016. Ancora oggi la società è attaccata al respiratore artificiale di un commissario liquidatore che percepisce un compenso annuo di 160 mila euro oltre alle spese legali di un contenzioso giudiziario con l’affidataria dei lavori Eurolink. La causa è ancora in corso. (ed)

Consiglio regionale, domani le Commissioni.
Impazza il toto-nomi, non c’è ancora l’accordo

Rinviata più volte la composizione delle commissioni consiliari, domani finalmente il Consiglio regionale dovrà eleggere i presidenti e i componenti. Com’è noto alle cinque commissioni permanenti se n’è aggiunta, dopo la seduta del 26 maggio, una sesta, nonostante le vivaci proteste dell’opposizione. Il Consiglio convocato per domani dal presidente Mimmo Tallini ha all’ordine del giorno la composizione delle commissioni e la nomina dei rispettivi presidenti: è bene ricordare che la funzione delle Commissioni è vitale per l’attività consiliare e soprattutto legislativa. per intenderci, uno scivolone come quello della norma sui contributi pensionistici dei consiglieri votata in tutta fretta e immediatamente cancellata non sarebbe potuto accadere se vi fosse stato il vaglio preliminare della commissione competente.

In attesa del Consiglio di domani, impazza il toto-nomi, anche perché la composizione delle commissioni “serve” anche a distribuire incarichi a chi è rimasto fuori da assessorati e scalpita, come avviene a cose fatte dopo ogni elezione, per avere visibilità e “potere”: si tratta di scegliere per ogni commissione presidente, vicepresidente e segretario. Secondo i rumours di Palazzo Campanella (a proposito, anche la riunione di domani, venerdì, sarà a porte chiuse) a Fratelli d’Italia e Lega andrebbero due presidenze, mentre gli altri partiti della coalizione dovranno dividersi le rimanenti tre poltrone, considerando che la Commissione speciale di vigilanza, per prassi spetterebbe alla minoranza. Certo, la tensione tra la coalizione vincente del 26 gennaio è palpabile e non stupirebbe se gli accordi di ieri sera, domani saranno stravolti secondo logiche di difficile interpretazione.

Dalle voci raccolte, alla I Commissione (Affari istituzionali, affari generali e normativa elettorale) dovrebbe andare come presidente Giuseppe Neri (Fratelli d’Italia), alla II (Bilancio, programmazione economica e attività produttive, affari dell’Unione europea e relazioni con l’estero) Filippo Pietropaolo (Fratelli d’Italia), alla III (Sanità, Attività sociali, culturali e formative) Domenico Giannetta (Forza Italia), alla IV (Assetto e utilizzazione del territorio e protezione dell’ambiente) il leghista Pietro Raso, alla V (Riforme) Baldo Esposito (Casa della Libertà) e alla VI, la nuova commissione che si dovrà occupare, tra l’altro, di agricoltura e turismo, il leghista Pietro Molinaro. Per la Commissione Antimafia (contro il fenomeno della ‘ndrangheta, della corruzione e dell’illegalità diffusa) si fa il nome di Pierluigi Caputo, in quota alla lista Santelli Presidente. Per la Commissione speciale di vigilanza il nome più quotato è quello del pd Carlo Guccione. In questa prima traccia resta fuori dai giochi l’Udc e non è detto che non ci siano conseguenze “politiche” ai diffusi malumori registrati in questo senso.

In Consiglio è peraltro entrata in funzione la Giunta per le elezioni, presieduta da Giuseppe Neri, che deve pronunciarsi sui numerosi ricorsi pendenti, quasi tutti presentati al Tar. Sono contestate le elezioni di Francesco Pitaro (contro di lui il ricordo di Domenico Consoli di Vibo), di Lugi Tassone (su ricorso di Raffaele Mammoliti), di Graziano di Natale (contro l’elezione di quest’ultimo – che fa parte della Giunta per le elezioni – c’è il ricorso del sindaco di Trebisacce Franco Mundo per un’errata trascrizione di voti a suo sfavore) e di Giacomo Pietro Crinò (su ricorso di Giuseppe Mattiani). Sono inoltre da valutare le cause di eventuale ineleggibilità per i consiglieri Pietro Molinaro e Luca Morrone, mentre rimane aperta la posizione di Domenico Creazzo, attualmente in custodia cautelare, già sospeso dal Consiglio alla prima seduta con la surroga di Raffaele Sainato.

In Consiglio sarà anche presentata, a chiusura dei lavori che cominceranno a mezzogiorno, la mozione n. 21/11  a firma del presidente Tallini “In  merito  alla realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina” che impegna la Giunta regionale a spingere sul Governo perché sia ripreso e avviato il progetto della colossale opera che dovrebbe unire le due sponde. (rrm) 

Il Presidente Tallini: la Giunta Santelli impegni il Governo per il Ponte sullo Stretto

Per il Ponte sullo Stretto si muove anche il Presidente del Consiglio regionale Mimmo Tallini, che ha presentato personalmente una mozione perché la Giunta Santelli si impegni a chiedere al Governo di inserire il progetto «tra le grandi opere strategiche su cui fondare la ripresa del Paese nel dopo emergenza Covid 19».

Tallini osserva che «il recente dibattito sulle grandi opere infrastrutturali ha registrato una rivalutazione del progetto strategico della realizzazione di un collegamento stabile tra la Calabria e la Sicilia, il cosiddetto Ponte sullo Stretto, con significative aperture del Governo e altrettanto significative convergenze bipartisan tra le forze politiche nazionali. La realizzazione del collegamento stabile tra Calabria e Sicilia rappresenterebbe una straordinaria e irripetibile occasione per fare ripartire il motore dell’economia nelle due Regioni interessate e nel Meridione, determinando enormi vantaggi di natura economica e sociale. L’assenza di un collegamento stabile tra Calabria e Sicilia – secondo Tallini – costituisce il principale ostacolo alla realizzazione dell’Alta Velocità nella parte più meridionale del Paese e nell’isola. La realizzazione di un’opera così ardita, ambiziosa e monumentale costituirebbe anche uno straordinario elemento di attrattività per il turismo mondiale».

Nella mozione si evidenzia che «il progetto esecutivo dell’opera ha evidentemente bisogno di una rivalutazione alla luce dello sviluppo delle nuove tecnologie e per approfondire alcuni aspetti fondamentali, come l’impatto con i venti e condizioni atmosferiche estreme, la lunghezza, il tracciato, la salvaguardia dell’ambiente», facendo rilevare che in ogni parte del mondo, «dall’Asia al nord Europa al Medioriente, sono stati realizzati in questi ultimi anni ponti sul mare di enorme lunghezza che hanno prodotto enormi benefici ai Paesi interessati».

Il Consiglio regionale – si legge nella mozione – «impegna il presidente e la Giunta regionale a chiedere al Governo di inserire il progetto di collegamento stabile tra Calabria e Sicilia tra le grandi opere strategiche« e a chiedere al Governo «di utilizzare risorse provenienti dal Recovery Fund per una riprogettazione del Ponte sullo Stretto; ad aprire un tavolo di confronto con la Regione Sicilia e con gli enti territoriali direttamente interessati al progetto, con in testa la Città Metropolitana di Reggio Calabria».

Interessante, a proposito del Ponte, anche la presa di posizione del ministro per il Sud Peppe Provenzano il quale ha affermato, nel corso della trasmissione Agorà su Rai3, che l’opera «deve inserirsi all’interno di un disegno strategico e non può diventare il grande alibi per non fare le infrastrutture. Si valuterà se farlo in base ad un’analisi costi-benefici». Il ministro ha specificato di non avere posizioni ideologiche sul Ponte sullo Stretto di Mesisna.

Anche il presidente degli industriali reggini Domenico Vecchio Il ministro ha detto di apprezzare «il rinnovato interesse attorno al Ponte sullo Stretto purché non si tratti della propaganda che contraddistingue da mezzo secolo il confronto politico su questo punto. Noi, da sempre, siamo a favore del Ponte con garanzie assolute di legalità». (rrc)

 

OPINIONI / Carlo Tansi: perché dico no al progetto del Ponte sullo Stretto

Sul ritorno di interesse intorno al progetto del Ponte sullo Stretto, riceviamo questa riflessione di Carlo Tansi, ex candidato presidente per Tesoro Calabria alle ultime elezioni regionali.

«In questo momento il #PontesulloStretto non può essere una priorità per la Calabria.

Con il mare di soldi, di miliardi di euro, che servono per realizzarlo potremmo costruire buona parte della rete ferroviaria Jonica della Calabria ferma a 100 anni fa o migliorare e velocizzare la rete ferroviaria tirrenica. Oppure potremmo quasi completare il programma di realizzazione dell’autostrada lungo il bordo Jonico della Calabria, e abbandonare così per sempre la “strada della morte” (la ss106) che ogni anno miete decine di vittime.
Oppure potremmo realizzare una serie di collegamenti trasversali stradali e ferroviari che colleghino la costa ionica a quella tirrenica. O migliorare le strade provinciali e comunali che versano in condizioni pietose.
O ancora potremmo ultimare le tante strade incompiute della Calabria come la trasversale delle Serre, come la superstrada Marcellinara-Piano Lago, e tante altre strade abortite.
O potremmo potenziare gli aeroporti di Crotone, Reggio e Lamezia ed ultimare finalmente l’aviosuperficie di Scalea.
Solo dopo che avremo migliorato collegamenti da terzo mondo i turisti che verranno in Calabria potranno apprezzarne tutto il suo splendore e noi Calabresi non dovremo più impiegare il doppio del tempo per muoverci tra località della nostra regione rispetto al tempo necessario per raggiungere Roma o Milano.
O infine potremmo mettere in sicurezza sismica tutte le scalcinate scuole della Calabria dove i nostri figli passano gran parte del loro tempo e gli ospedali che, nella regione più sismica d’Italia, in caso di terremoto cadrebbero come castelli di carta.
E poi il Ponte sullo Stretto alla Calabria non porterebbe alcun beneficio. Porterebbe benefici solo alla ndrangheta, pronta come un falco a fiondarsi su tutti gli appalti per la sua realizzazione.
A tutto ciò si aggiunge il gravoso problema del vento che porterebbe alla chiusura al transito del ponte per molti giorni dell’anno poiché oscillerebbe in modo eccessivo. E ancora il fatto che il ponte sarebbe realizzato a cavallo della faglia attiva, che separa Calabria e Sicilia, che il 28 dicembre del 1908 ha provocato uno dei più violenti terremoto della storia dell’umanità mietendo 120.000 morti.
E infine una riflessione: vale la pena realizzare un’opera faraonica da miliardi e miliardi di euro che distruggerebbe tanti microambienti della nostra splendida natura, per guadagnare 5/10 minuti per attraversare lo Stretto?
Non sono per partito preso contro il ponte, ma credo che in questo momento in Calabria ci siano altre priorità».

Piccoli sussulti sul Ponte e lo Stretto strategico.
I partiti del «No» mostrano di volerci ripensare

È bastato un piccolo accenno nell’intervista di ieri del ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini sul Corriere della Sera e si sono riaccesi subito le lampadine nelle teste pensanti dei partiti che avevano opposto un irrinunciabile «No» al progetto del Ponte sullo Stretto. Nell’intervista a Monica Guerzoni, ieri Franceschini aveva parlato di alta velocità e piano per i borghi, quali mosse per il turismo al Sud e quando la giornalista gli ha fatto notare che «le strade del Sud sono lastricate di belle promesse», il ministro ha ribattuto con le sue tre priorità: il fondo strategico per il turismo, previsto nel decreto Rilancio, un piano di recupero e rilancio dei borghi, e infine, la più importante, le infrastrutture. «Io penso – ha dichiarato Franceschini – a un grande investimento sulla mobilità. Non è possibile e giusto che l’alta velocità si fermi a Salerno. Sulla traccia di quello che la ministra De Micheli ha iniziato a fare, ora che le risorse ci sono bisogna avere il coraggio di immaginare due grandi scelte. Da un lato l’alta velocità che arriva in Sicilia, fino a Catania e Palermo… – la giornalista lo ferma con una domanda: “Il suo progetto prevede il Ponte?” –  Beh – replica Franceschini –, i treni ad alta velocità dovranno pur attraversare lo Stretto. Ma andranno visti costi e benefici di tutte le soluzioni alternative».

Fin qui il ministro. Anche Matteo Renzi, nel suo nuovo libro La mossa del cavallo è tornato a parlare del ponte non più in senso negativo: «Per vincere la sfida della povertà serve più il ponte sullo Stretto che il reddito di emergenza» – ha scritto l’ex premier. Nel 2012 quando era sindaco di Firenze Renzi si era opposto alla realizzazione del Ponte: “otto miliardi? meglio darli alle scuole per renderle più moderne e sicure”, poi cambiare di nuovo opinione da presidente del Consiglio “il Ponte utile per tornare ad avere una Sicilia più vicina e raggiungibile e per togliere la Calabria dall’isolamento”, scontrandosi però con buona parte del centrosinistra che si dichiarava contrario all’opera. A sostegno del progetto, ora, il suo capogruppo alla Camera Ettore Rosato (Italia Viva) ha parlato del Ponte come di un’opera «che in altri Paesi sarebbe stata già realizzata. Abbiamo la necessità di rendere le imprese del Sud competitive, per questo l’opera va pensata insieme al riammodernamento della rete viaria e ferroviaria. Crescita economica è riformismo, riformismo è coraggio. Ci vuole il coraggio delle scelte politiche». C’è quindi un nuovo atteggiamento, quasi un ripensamento da parte del centrosinistra e dei partiti che hanno osteggiato a spada tratta qualsiasi ipotesi di collegamento fisso tra Calabria e Sicilia. Certo, sono piccoli sussulti, non è il “terremoto” che servirebbe a rivoluzionare tutti i progetti strategici intorno all’area dello Stretto, ma è significativo questo mutamento nell’atteggiamento intransigente di chi aveva detto risolutivamente «No». Le grandi risorse da destinare alle infrastrutture del Sud sono decisamente un’opportunità che Governo e partiti non dovrebbero lasciarsi scappare e in tale contesto il progetto del Ponte è il presupposto per lasciare immaginare un cambiamento di strategia.

La presidente Jole Santelli ha dichiarato di star seguendo «con grande attenzione il dibattito nazionale sulla eventuale realizzazione del Ponte sullo Stretto. La mia posizione non è mai cambiata nel corso degli anni: sono favorevole alla costruzione di una straordinaria infrastruttura pubblica, che – oltre a dimostrare al mondo le grandi capacità progettuali e ingegneristiche del nostro Paese e a collegare, finalmente in modo efficiente, la Calabria e la Sicilia – avrebbe il merito di ridare fiato all’economia nazionale in un momento di grave crisi e di creare migliaia di nuovi posti di lavoro. La domanda che tutti dobbiamo porci non è se realizzare o meno il Ponte sullo Stretto, ma questa: se non ora, quando?»

Mostra soddisfazione e contentezza il sen. Marco Siclari (FI): «Dopo che è stata completata la Salerno Reggio Calabria, – ha detto – che sono iniziati i lavori del macro lotto della SS 106, manca la più importante opera strategica per il rilancio del Sud: il Ponte sullo Stretto. Oggi, per la prima volta nella storia, abbiamo oltre al centrodestra, importanti esponenti della maggioranza di Governo che, negli ultimi giorni, si sono dichiarati favorevoli: sia il Ministro Franceschini che Matteo Renzi così come i sindaci delle due sponde interessate al progetto ed i governatori delle due regioni Calabria e Sicilia. Si tratta di un’occasione politica storica che non può essere persa soprattutto in vista dei fondi europei».

Siclari ha evidenziato come «L’opera strategica, pensata dal centrodestra, serve a collegare il Mediterraneo e le regioni del Sud Italia, con l’Europa e può rappresentare un volano economico di sviluppo, del territorio e del turismo, per tutto il Sud oltre all’indotto che si crea in tutte le aree interessate per la sua realizzazione ed il grande potenziale occupazionale che serve ai cittadini del sud. Per queste ragioni il DL Rilancio deve prevedere, anche, il Ponte sullo Stretto perché con esso nascerà anche l’alta capacità ferroviaria che collegherà tutti i porti della Sicilia, della Calabria, della Campania e della Puglia ecc. con il resto dell’Europa. Anche il Porto di Gioia Tauro potrà sviluppare tutto il suo enorme potenziale che oggi, nonostante gli sforzi, non può utilizzare. Sono convinto che per rilanciare il Paese, soprattuto in una fase di profonda crisi occupazionale ed economica è necessaria una visione strategica unitaria a prescinderete dai colori politici». (s)

Siclari (FI): al Ministro Boccia le domande sulle opere sostitutive del Ponte sullo Stretto

Il sen. forzista Marco Siclari  prende di mira il ministro per gli Affari Regionale e le Autonomie Francesco Boccia che ha bocciato l’idea del Ponte sullo Stretto. «In recenti dichiarazioni – afferma Siclari – il Ministro Boccia ha sostenuto che il Ponte sullo Stretto è un’opera secondaria e che il Sud ha bisogno di strade e reti fognare ed in particolare ha dichiarato “vorrei arrivare a Messina, prendere un treno mediamente veloce e arrivare in un paio d’ore a Palermo. Inutile parlare del ponte. I siciliani chiedono prima le fogne, le infrastrutture adeguate.  Mi domando, però, se il ministro Boccia abbia valutato bene diversi fattori prima di lasciarsi andare a frettolosi commenti. Vorrei sapere se e come il Ministro intenda attuare il completo rifacimento della rete fognaria della Calabria e della Sicilia e dove siano o saranno inseriti i relativi finanziamenti; se e come il Ministro intenda attuare il completo rifacimento della rete ferroviaria della Calabria e della Sicilia e dove siano o saranno inseriti i relativi finanziamenti; se il Ministro intenda proporre un piano infrastrutturale straordinario per il Sud; come il Ministro intenda procedere nel senso della richiesta di autonomia differenziata, proveniente da alcune regioni, senza acuire il divario già esistente fra il Settentrione ed il Meridione d’Italia».

Secondo il senatore Siclari la mega infrastruttura del Ponte sullo Stretto dovrebbe avere la priorità, per questo «Ho deciso – ha detto il parlamentare villese – di depositare formale interrogazione parlamentare per comprendere se il ministro abbia chiaro il quadro della situazione al Sud o se le sue dichiarazioni siano frutto d’improvvisazione». Considerato il ruolo strategico «che riveste il Ministero di cui si occupa, chiamato a disegnare la c.d. autonomia differenziata ed a colmare il divario Nord/Sud del Paese, le dichiarazioni rese appaiono gravi e seriamente lesive delle possibili occasioni di sviluppo del Meridione, tra l’altro contraddicendo il piano infrastrutturale annunciato dal Presidente del Consiglio Conte dalla nota di aggiornamento al DEF, presentata il 30 settembre, tuttavia non vi è traccia né delle grandi opere al Sud, né delle piccole opere che ella definisce prioritarie e quindi emerge il dubbio che il Mezzogiorno possa essere nuovamente illuso con promesse non mantenute, specialmente ora che è iniziato il percorso della c.d. autonomia differenziata che, se non bilanciato da uno straordinario programma di sviluppo infrastrutturale del Mezzogiorno, rischia di acuire l’enorme divario esistente nel Paese, fra regioni ricche e regioni povere, sancendo una secessione di fatto dell’Italia; per la crescita dell’intero Paese, la priorità assoluta deve essere data al Ponte sullo Stretto e all’alta velocità al Sud, opere infrastrutturali che riguardano 7 milioni di cittadini siciliani e calabresi, oltre il 10% della popolazione italiana: soltanto realizzando le infrastrutture e le grandi opere al Sud, il paese smetterà di camminare a due velocità, ed il Sud, impoverito dalle politiche assistenziali degli ultimi decenni, avrà finalmente giustizia e vivrà il suo riscatto morale, economico e occupazione che permetterà anche la ripresa economica di tutto il Paese». (rp)

SICLARI E TRIPODI: PER TONINELLI IL PONTE SIGNIFICA SOLO SOLDI BUTTATI

Ieri al Senato, dopo le dichiarazioni del ministro Toninelli in aula, il senatore Marco Siclari e la deputata Maria Tripodi reggini con la senatrice Urania Papatheu e la deputata Matilde Siracusano messinesi hanno fatto una dichiarazione congiunta, stigmatizzando la posizione del responsabile delle Infrastrutture e dei Trasporti.
«Se per il ministro Toninelli – hanno affermato i parlamentari – il Ponte sullo Stretto e le conseguenti opere per portare l’alta velocità in Calabria e Sicilia sono soldi buttati si dovrebbe dimettere. Il Sud e in particolare le due regioni che si affacciano sullo Stretto hanno bisogno di grandi opere per gettare le basi di una grande rinascita.Toninelli, con le sue dichiarazioni, offende l’operato anche della Lega che nel 2001 ha stanziato con tutto il centrodestra i fondi necessari per questa grande opera e per la rinascita del Sud. Lo venga a chiedere ai calabresi e ai siciliani se sono soldi buttati. Solo tramite la grande opera del ponte saremo in grado di portare l’alta velocità in Calabria coinvolgendo la costa ionica e tutta la Sicilia fino a Palermo. L’imponente lavoro di progettazione già fatto e di opere propedeutiche già realizzate per accogliere la Grande Opera non può essere buttato per l’ennesimo capriccio dei 5S che preferiscono pagare la penale di 1 miliardo piuttosto che realizzarla dando decine di migliaia di posti di lavoro per almeno 20 anni e investendo sul rilancio del Sud. La grande opera è persino in Project Financing. Quindi di quale costo parla Toninelli?».

SICLARI (FI): PER UNIRE IL PAESE SERVE IL PONTE SULLO STRETTO

«Unire la Sicilia al Sud, il Sud all’Italia e l’Italia in Europa è la strada giusta per il rilancio del nostro Paese. Non si può parlare di unire la Sicilia al resto d’Italia trascurando l’unica vera infrastruttura che può consentire questo: il ponte sullo Stretto». Così è intervenuto il senatore Marco Siclari durante l’incontro con Fondazione delle Strade e delle Reti, alla presenza di Pietro Lunardi (già Ministro della Infrastrutture), il Ministro Toninelli ed esperi in maniera, rappresentando l’importanza delle grandi opere.
«Ho ribadito come senza grandi opere, senza alta velocità e senza completare il corridoio Berlino/Palermo, non verrà mai completata L’Unità di Italia. Completate il corridoio Berlino – Palermo (legge obiettivo 2001 del Governo Berlusconi). Noi abbiamo costruito L’Unità di Italo, loro vogliono interrompere il collegamento veloce Italia -Europa (tav Brennero) e uccidere il Sud che sarà ulteriormente isolato senza il ponte sullo Stretto. Il Meridione merita attenzione ma se non si comprendono le vere esigenze di queste regioni, fino ad oggi tagliate fuori da ogni piano di sviluppo, non si può pensare di parlare di unità», ha concluso il senatore Siclari.
Sullo stesso argomento, da segnalare la bella intervista che il senatore ha rilasciato lunedì al Quotidiano del Sud, durante la quale ha insistito sulla necessità di istituire una Commissione Permanente sul Mezzogiorno per sbloccare l’iter della grandi opere al Sud. (rp).