IL PONTE SIA “OPERA TERRITORIALE” E NON
DI INTERESSI DI PRIVATI AI DANNI DEL SUD

di GIOVANNI MOLLICA e ALBERTO PORCELLI – Nelle ultime settimane, i media nazionali hanno evidenziato che alcune società considerate probabili partner di Eurolink per i lavori del Ponte sullo Stretto hanno visto crescere il loro valore. Ne siamo lieti: vuol dire che il mercato crede nell’effettiva realizzazione del sogno di tanti calabresi e siciliani.

Il compiacimento è però appannato dal ricordo di quanto pubblicato nell’ottobre scorso, quando OpenEconomics – azienda specializzata nell’analisi delle politiche d’investimento – pubblicò i risultati dell’indagine relativa al Ponte sullo Stretto.

I 12,3 miliardi di spesa complessiva si trasformeranno in 19,7 mld di Pil, ma i loro effetti saranno molto diversi nelle varie regioni italiane. La Lombardia ne intercetterà 5,6 (28,43%, con 9.337 occupati su 33 mila) e il Lazio 3,7 (18,78% con 6.628 occupati). A Sicilia e Calabria toccheranno 2,1 e 1,9 mld (10,66 e 9,64%), per un totale di circa 6.000 posti di lavoro. In sintesi, sostiene l’azienda romana, oltre il 79,7% dei benefici atterrerà al di fuori dalle due regioni che subiranno il trauma dei lavori. Che sono anche le più povere d’Italia e tra le più arretrate dell’Ue.

Né crediamo che basti appellarsi al “libero mercato” per giustificare quella che appare una grave carenza  di visione politica, sanabile solo mediante interventi perfettamente compatibili con il riformismo di matrice liberale, che Tocqueville, nel 1840 (!!!), chiamava  “scelte pubbliche in campo economico”.

In altre parole, ci farebbe piacere vedere la Politica nazionale e locale sostenere lo sforzo della Società concessionaria di dare al Ponte la qualifica di “opera territoriale”. Cioè quella funzione di stimolo che avvia lo sviluppo sostenibile dell’area interessata ai lavori e fa sì che la crescita non sia solo economica, ma anche sociale e culturale. Condizione fondamentale per la concessione dei contributi europei.

Ed è proprio a tale proposito che apprendiamo con preoccupazione come proceda a grandi passi quanto abbiamo sempre temuto, cioè che – constatata l’inerzia della politica e le esitazioni del sistema imprenditoriale locale – il Contraente generale si organizzi nel proprio esclusivo interesse.

Come sta accadendo.

Non c’è altro modo, infatti, di interpretare le notizie sulla prossima creazione dei campi base, cioè delle “cittadelle” che, in Sicilia e Calabria, ospiteranno le centinaia di lavoratori approdati sulle rive dello Stretto per lavorare nei cantieri del Ponte.
E’ ovvio che, se la manodopera fosse locale, non ci sarebbe bisogno di un’organizzazione logistica destinata a chi viene da altre regioni d’Italia, se non dalla Romania e dal Bangladesh. Un luogo ove passerà anche gran parte delle sue giornate fuori dall’orario di lavoro. Trovando tutto ciò che è indispensabile a una quotidianità di fatica e di sacrifici. Una dotazione logistica ampiamente collaudata nei cantieri di tutto il mondo che assicura alloggio, vitto, servizi igienici e sanitari e perfino il tempo da dedicare allo svago. Rendendo quantomeno improbabile spendere soldi fuori dal perimetro dei cantieri.

Come diceva Agatha Christie, «un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, tre indizi fanno una prova”. La prova che il Contraente generale non sembra affatto interessato a collaborare col territorio.
“Ringraziate il cielo che vi stiamo facendo il Ponte” è una delle frasi più sentite a nord della Linea Gustav.

Che fine faranno le speranze dei Tavoli Ponte di Reggio e di Messina?
Si concretizzeranno le timide e incerte proposte di collaborazione degli Ordini professionali, le intenzioni (ancora non materializzate) di costituire consorzi e associazioni di imprese per fornire servizi confortevoli e adeguati alle maestranze, i corsi di Formazione per i lavoratori locali, le Scuole di Alta specializzazione, i tour di visita ai cantieri dell’Ottava Meraviglia del Mondo e le cento altre cose a corredo di un’opera fuori scala rispetto al territorio in cui sorge?

Cosa ne pensano le associazioni datoriali, i sindacati dei lavoratori, gli Ordini professionali e le associazioni di categoria?
Inoltre, chi avvierà un’indagine per verificare se le imprese metalmeccaniche, i cantieri navali, gli studi notarili e legali, gli istituti di vigilanza reggini e messinesi sono in grado di assolvere ai bisogni di Eurolink?

Cresce il rischio che il contributo del territorio sia pressoché nullo; né ci consola l’obiezione – pur validissima – che ci viene ripetuta da più parti in questi giorni: «Il Contraente generale non si è degnato di dirci cosa gli serve».

È vero ma non è arroccandosi in una orgogliosa difesa della propria dignità che si avvia una collaborazione che non riesce a diventare un bagaglio culturale.

La Politica sembra non averlo capito – forse perché non ha la maiuscola -, l’ha compreso, invece la Stazione appaltante, Stretto di Messina, pronta a fare da catalizzatore per innescare la reazione chimica che può far fare l’agognato balzo in avanti a Calabria e Sicilia.
Ma, da sola può fare poco.

Ancora una volta, abbiamo perso troppo tempo in chiacchiere e il mondo non si è fermato ad aspettarci.
L’ennesima occasione perduta? Forse sì. O forse no. Dipende dalla possibilità di organizzare, subito, un piano operativo che metta insieme le imprese aderenti al Tavolo Ponte di Reggio, la società concessionaria e (chissà ?) una Politica locale che comprende che stiamo perdendo l’ennesimo treno.
Un motore che dimostri al Contraente generale che realizzare i Campi base non è “conveniente” rispetto ad “aprirsi” al territorio. Ma deve capirlo, per prima, la Politica, se vuole meritarsi il consenso della gente.

Sappiamo con certezza che, in Sicilia come in Calabria, esistono imprese in grado di competere e vincere la concorrenza delle – certamente più note ma non più efficienti  – aziende di altre parti d’Italia; sappiamo anche che trasportare un modulo dell’impalcato  pesante dalle 50 alle 150 ton – costa meno se l’assemblaggio è stato fatto in uno yard vicino al luogo dove deve essere agganciato ai cavi portanti.
E sono sotto gli occhi di tutti i rischi che si corrono ad allungare oltre ogni logica la filiera degli appalti e subappalti.

Lo sappiamo noi e lo sa la Stazione appaltante, pronta a farsi interprete attiva di quelle finalità sociali che dovrebbero essere la bandiera della politica nazionale e locale.

Cosa aspettiamo?

Abbiamo la pessima abitudine di essere chiari: Presidente Occhiuto, dove sei? (gm e ap)

[Giovanni Mollica e Alberto Porcelli sono Coordinatori dei Tavoli Ponte di Messina e Reggio Calabria]

Il Movimento No Ponte rilancia la mobilitazione: Appuntamento al 29 maggio a Villa

Dopo l’importante partecipazione che ha riscosso la manifestazione dello scorso sabato a Villa San Giovanni, il Movimento No Ponte dà un nuovo appuntamento: il 29 maggio alle Nuvole Rosse di Villa San Giovanni.

Quella di sabato, infatti, per il movimento è stata una iniziativa «che ha visto la presenza di migliaia di persone, ma anche per godere della gioia e della carica di energia che una partecipazione così colorata, gioiosa e determinata ha trasmesso in tutte e tutti noi» e che, «nonostante i consueti balletti di numeri e i commetti sferzanti di chi sperava in un fallimento della mobilitazione villese, chi ha vissuto quella manifestazione, sia sfilando in uno dei diversi spezzoni, sia semplicemente guardandolo passare da un incrocio o dal balcone della propria abitazione ha potuto respirare con noi un grande spirito unitario e inclusivo, un fiume umano fatto da tante anime diversissime tra loro ma accomunate dalla necessità di salvare questo territorio e il futuro dei suoi abitanti».

«Un risultato per noi sicuramente positivo – hanno spiegato – frutto della generosità delle tante e dei tanti che si sono spesi mettendo a disposizione le proprie competenze, le proprie capacità e il proprio tempo, ma che sappiamo comunque essere solamente un passaggio. Le tante bandiere e gli striscioni No Ponte attaccati nei balconi di Villa e Cannitello ci confermano quanto sia presente un sentimento diffuso di opposizione alla volgarità del Ponte, ma c’è la necessità di coinvolgere ancora di più queste persone, affinché la simpatia si trasformi in partecipazione».

«Così come – hanno evidenziato – c’è la necessità di fare ancor più reale informazione perché in troppi ancora sono convinti che il progetto del Ponte sia un qualcosa di reale e non una mera speculazione ai danni di calabresi e siciliani. L’inutilità infrastrutturale e sociale del Ponte, così come l’ormai acclarata insostenibilità ambientale ed economica (14 mld, destinati ad aumentare), stridono con i costi che la sua realizzazione richiederebbe a questo territorio. A fronte di un progetto lacunoso, basato sulla distorsione del calcolo costi/benefici e sull’alterazione dei dati previsionali relativi al traffico nello Stretto di Messina – dati che comprovano l’inattualità storica di un’opera di questo tipo – Calabria e Sicilia sono state scippate di buona parte delle risorse dei fondi di Sviluppo e Coesione e per la perequazione infrastrutturale. Nel frattempo lievitano i costi della Stretto di Messina SpA (4 milioni solo quest’anno, per copiare il progetto definitivo già cassato nel 2011)».

«Si tratta di un carrozzone di Stato – hanno spiegato ancora – i cui rapporti con le società di progettazione e costruzione sono opachi e non ben definiti, e del quale è arrivato il momento di pretendere l’estinzione per mettere una volta per tutte la parola fine alle menzogne del Ponte e rilanciare un’idea di sviluppo diversa, sostenibile, che valorizzi patrimoni e comunità locali – includendovi i paesaggi e le specie non umane, in linea con tendenze globali ormai pienamente affermate».

Per questo «la lotta contro il Ponte e per le opere necessarie per questi territori non può quindi fermarsi», ha concluso il movimento No Ponte, dando appuntamento per mercoledì 29 maggio. (rrc)

 

Ferrante (Mit): Ponte sullo Stretto è investimento su sviluppo del sistema-Paese

Il Sottosegretario al Mit, Tullio Ferrante, ha ribadito  in una intervista a Politica, come «la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina è un obiettivo di importanza strategica: rappresenta un’Italia moderna, sempre più connessa e all’altezza delle grandi nazioni, un investimento sullo sviluppo del sistema-Paese».

«A fronte di una previsione di costi pari a 12 miliardi di euro – ha proseguito – l’impatto stimato sull’economia è di 20 miliardi di euro: è evidente la sostenibilità di quest’opera, ma anche la straordinaria opportunità che rappresenta», con «benefici in termini occupazionali, ambientali e di impulso alla crescita. Il Ponte rappresenta tutta l’eccellenza ingegneristica tricolore e sono orgoglioso di poter rivendicare che si tratta di un’opera targata Forza Italia, frutto dell’intuito politico di Silvio Berlusconi. Il nostro Presidente è stato il primo a credere seriamente nel Ponte e ha promosso il progetto che è stato scelto come attuale base per la realizzazione dell’opera. Per questo merita un giusto tributo da parte del Governo e di tutto il Paese: il Ponte sullo Stretto va intitolato a Berlusconi».

Per quanto riguarda il gap tra Nord e Sud, Ferrante ha sottolineato come «il Mezzogiorno ha bisogno di investimenti sulle infrastrutture per tornare a crescere ed essere sempre più competitivo. Abbiamo già iniziato a invertire la rotta, anzitutto con il Pnrr: il 55% delle risorse totali che il Piano stanzia per le infrastrutture vengono destinate al Mezzogiorno».

«Abbiamo poi approvato il decreto Sud  – ha concluso – che mette in campo strumenti e risorse aggiuntive. Si apre una nuova stagione di investimenti con la consapevolezza che se riparte il Sud, riparte anche l’Italia». (rrm)

Comitato Ponte Subito: Bonelli ha ragione su Ponte, trasparenza è faro

Il Comitato Ponte Subito ha condiviso pienamente quanto detto dal leader dei Verdi-Sinistra, Angelo Bonelli, circa la necessità «di avere la massima trasparenza nell’iter realizzativo del Ponte sullo Stretto».

Una posizione, per il Comitato che «è faro per tutti gli attori politici e dirigenziali» e, proprio per questo, «Bonelli dovrebbe essere ben lieto se la Società Stretto di Messina ha chiesto 120 giorni di tempo per rispondere ai rilievi della commissione del Ministero dell’Ambiente: anziché seguire la via giudiziaria degli esposti, il leader ambientalista dovrebbe apprezzare la meticolosità e il grande scrupolo con cui la concessionaria sta affrontando tutti gli step preliminari all’apertura dei cantieri».

«Trasparenza e legalità – prosegue il Comitato che da oltre 15 anni si batte a favore del Ponte – sono un punto di riferimento imprescindibile per la realizzazione della grande opera dello Stretto, che ha l’ambizione di sfidare il predominio di mafia e ‘ndrangheta innescando circuiti di sviluppo sano e virtuoso in una terra per troppo tempo abbandonata dallo Stato nelle grinfie della criminalità. Proprio in tal senso, il più grande investimento della storia d’Italia nel Sud va letto come un segnale di interesse, attenzione e vicinanza senza precedenti negli oltre 160 anni di unità nazionale».

«E proprio per questo il Governo e la Società – ha concluso il Comitato – stanno seguendo la strada della maggiore cautela possibile, sia per quanto riguarda l’aggiornamento del progetto definitivo che per l’attivazione dell’iter di espropri e progettazione esecutiva con l’apertura dei cantieri sempre più vicina». (rrc)

 

L’OPINIONE / Giusy Caminiti: Villa alla manifestazione “No Ponte” per ascolto e confronto

di GIUSY CAMINITI – I riflettori sono tutti puntati sulla manifestazione “No ponte” che si svolgerà sabato in città: una manifestazione che ci aspettavamo dopo i ripetuti incontri cui abbiamo sempre partecipato perché sempre siamo stati invitati della rete. Nel corso degli ultimi 18 mesi ci siamo confrontati in un dialogo che ha sempre rispettato le diverse posizioni assunte, facendo sempre tesoro delle reciproche informazioni con la condivisione dell’obiettivo di una democrazia davvero partecipata.

L’amministrazione comunale, in coerenza con tutto quanto fin qui fatto, parteciperà alla manifestazione ritenendo che la consapevolezza sia un’arma di tutela della comunità e del suo territorio. Sin dall’inizio (era dicembre 2023), abbiamo assunto la decisione che di ponte si parlasse in città anche nelle sedi istituzionali: la nostra aula consiliare è stata aperta ai dibattiti con i promotori del sì e con i promotori del no; tutte le manifestazioni che hanno avuto ad oggetto l’opera ponte in cui quest’amministrazione è stata invitata a partecipare ci hanno visto presenti e sempre coerenti nell’esprimere l’unica posizione che riteniamo sia corretta per la nostra città.
Una posizione che ci ha visto firmare, insieme al sindaco metropolitano Giuseppe Falcomatà e al sindaco peloritano Federico Basile, la richiesta di sospensione della conferenza istruttoria al ministero delle Infrastrutture dei Trasporti: una sospensione che si fonda su un presupposto giuridico che riteniamo abbia reso maturi i tempi per la sua presentazione. Infatti, a seguito della richiesta di proroga da parte della società Stretto di Messina di 120 giorni per la presentazione delle integrazioni richieste dalla commissione di Via (valutazione di impatto ambientale) del ministero dell’Ambiente, si sospende di diritto quella conferenza dei servizi le cui risultanze, però, non sono e non saranno per nulla irrilevanti per il progetto aggiornato del ponte sullo Stretto.
Abbiamo detto più e più volte che la credibilità dell’azione politica si fonda sull’utilizzo di un nuovo paradigma, un metodo scientifico serio ed appropriato all’impatto che l’opera avrà sui territori, specialmente sulle città di villa San Giovanni e di Messina. Abbiamo atteso di vedere le carte dell’aggiornamento progettuale e già il 12 aprile scorso abbiamo costruito e condiviso con la comunità, in un consiglio comunale aperto, quelle che sarebbero state le nostre osservazioni al ministero dell’ambiente in merito alla valutazione di impatto ambientale. In quel consiglio comunale aperto ci siamo confrontati con la città, con le istituzioni presenti, con le diverse associazioni e con il comitato no ponte e da tutti abbiamo tratto spunti. Come detto in quell’occasione ci confronteremo con i nostri cittadini espropriandi, sempre in consiglio comunale aperto, prima della presentazione delle osservazioni al piano particellare degli espropri il cui termine scadrà il prossimo 2 giugno.
La sospensione della conferenza dei servizi al Mit oltre che essere giuridicamente fondata (il Mit, infatti, non potrà esitare il progetto del ponte senza aver prima acquisito il parere della commissione Via Vas ) è anche una decisione di buon senso: la politica non deve correre ma riflettere in un momento in cui sono i tecnici a dover dare risposte che, tra l’altro, servono non soltanto ad una commissione ministeriale per esprimere il parere dovuto per legge, ma soprattutto ad un’intera comunità per potersi determinare consapevolmente e responsabilmente sulle decisioni future.
La via della partecipazione democratica è, indubbiamente, la più difficile ma è anche l’unica che potrà rendere tutta la città conscia del proprio futuro.
A noi amministratori il compito di difendere il territorio, tutelare i diritti dei villesi, rappresentare nelle sedi istituzionali le diverse voci.
Per ascoltare, per confrontarci, per esprimere il nostro punto di vista, parteciperemo sabato anche noi.
Confidiamo di avere nei prossimi giorni una risposta dal ministero dell’Infrastrutture e dei Trasporti che accolga la richiesta venuta dai tre sindaci: la richiesta, appunto, di una sospensione fino al 12 settembre o fino a data successiva (qualora si proroghi l’integrazione da parte della Stretto Di Messina), al fine di acquisire tutti gli elementi di valutazione e di ripristinare anche temporalmente il lavoro delle commissioni dei due ministeri. (rrc)

Filcams Cgil Calabria domani a Villa per dire no al Ponte e alle speculazioni sulla Calabria

Ci sarà anche la Filcams Cgil Calabria a ribadire il suo no e alle speculazioni sulla Calabria, alla manifestazione “No Ponte” in programma domani a Villa San Giovanni.

«Abbiamo bisogno di servizi, di Stato sociale, di Sanità, di lavoro e di sviluppo senza devastare, stravolgere, occupare con le industrie del Nord e dell’acciaio la nostra terra», hanno detto Giuseppe Valentino, segretario generale di Filcams Cgil Calabria, e Valerio Romano, segretario generale Filcams Cgil Area Metropolitana di RC, aggiungendo di come «abbiamo bisogno di valorizzare il turismo del mare e della montagna e non di opere faraoniche che non servono a nulla se non a placare gli appetiti della finanza buona e… cattiva».

«Siamo indignati – hanno proseguito – dall’atteggiamento del Presidente della Regione, Roberto Occhiuto, che in nome dei propri tornaconti politici ha svenduto la Calabria al Governo approvando ed accettando questa opera inutile come prioritaria e abbandonando la vertenza Calabria che aveva costruito con la partecipazione delle organizzazioni sindacali e che prevedeva investimenti su infrastrutture utili e già finanziate (che a causa del Ponte non si faranno)».

«Continueremo a lottare – hanno detto ancora – per difendere la nostra terra, il lavoro e la legalità a fianco delle tante associazioni, dei tanti cittadini già abusati, a fianco di chi sarà cacciato dalla propria casa senza la possibilità di potersi esprimere e di potersi tutelare e difendere. Esprimiamo il nostro dissenso non contro un “pezzo di ferro” ma contro l’idea che la Calabria possa essere luogo di abusi politici di logiche da mercato, dove si possono scaricare  tutte le voglie ed i capricci di chi è al Governo per garantirsi il consenso elettorale al Nord».

«Parlano di autonomia differenziata (contro la quale continuiamo a lottare) e poi ci calano dall’alto quello che gli pare! – hanno concluso –. La Filcams Cgil Calabria non ci sta e si ritroverà con le lavoratrici ed i lavoratori che ogni giorno con il loro sudore e sacrificio difendono la nostra Terra e la valorizzano, a Villa San Giovanni sabato 18 maggio, per dire no al Ponte sullo Stretto». (rcz)

PONTE, QUELLE CONTINUE FAKE NEWS DI
QUANTI VOGLIONO FRENARE IL MERIDIONE

di PIETRO MASSIMO BUSETTA – Volano gli stracci. È bastata una dichiarazione dell’amministratore delegato della società Stretto di Messina che, nel corso di un suo  intervento a Rai Radio 1, ha affermato che non sarà possibile rispettare la scadenza prevista dal decreto, convertito in legge nel maggio 2023, che prevedeva la conclusione dell’iter della progettazione esecutiva entro il 30 luglio per scatenare una canea di commenti.

Il Fatto Quotidiano, certamente capofila tra gli oppositori all’opera, ha titolato “Ponte, disfatta di Ciucci & Salvini: “Se ne riparla a fine anno” (forse).

Mentre il pensiero che aveva espresso il presidente di Libera, che il ponte invece di unire due coste avrebbe unito due cosche, viene quantificato da Leoluca Orlando, più volte primo cittadino di Palermo che dichiara: «Il Ponte è un’opera di 14 miliardi che non si farà, perché le stesse commissioni tecniche nominate dal ministero hanno sollevato più di 200 osservazioni».

E ancora, sempre Orlando: «A cosa serve allora spendere così tante risorse? Forse per prevedere due o tre miliardi per qualche progettista amico, per qualche tangente nascosta?».

Una bella tangente addirittura da due, tre miliardi. Altro che Mose di Venezia che, ideato negli anni ’80, cominciato nel duemila, ha sofferto di un sistema di tangenti scoperto tra il 2013 e il 2014.

Secondo gli inquirenti attorno al Mose sarebbero state emesse 33 milioni di euro di fatture false: almeno la metà – 16/17 milioni – sarebbero servite a pagare tangenti. Altre stime, invece, portano a ipotizzare quasi cento milioni di euro di mazzette. Una bazzecola rispetto all’uno, due miliardi di cui parla Orlando.

Siamo a numeri in libertà ovviamente, Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e portavoce di Europa Verde, non perde l’occasione e va a ruota libera.

La domanda che si pone riguarda il fatto che  un ponte che non può essere utilizzato per il trasporto non servirebbe a nulla.

Ed avrebbe ragione se non fossero parole in libertà assoluta, senza alcun fondamento reale. E poi che le grandi navi crociere non passerebbero sotto. E qui una polemica basata sul sesso degli angeli perché poi le informazioni corrette vanno in tutt’altra direzione.

Grazie alle sue ciminiere retrattili, la più grande nave da crociera del mondo, la Allure of the seas, è passata sotto al ponte Storaebelt, in Danimarca, proseguendo la sua rotta in uscita dal mar Baltico.

La nave, 225.282 tonnellate di stazza e 16 ponti, della compagnia statunitense Royal Caribbean, che è in grado di ospitare 5.400 passeggeri in 2.700 cabine aveva lasciato giovedì il cantiere Stx di Turku, in Finlandia, ed è diretta a Fort Lauderdale, in Florida, dove sarà inaugurata a fine novembre.

Il limite internazionale stabilito dall’Imo per il franco sul mare è di 65 mt; le grandi navi da crociera passano tranquillamente sotto i ponti sul Bosforo o tra Svezia e Danimarca, semplicemente abbassando le ciminiere retrattili. Inoltre possono anche alzare temporaneamente la linea di galleggiamento. Quindi anche in tal caso nulla di serio.

In realtà la società Stretto di Messina ha adottato un profilo di understatement e non replica quasi mai. Anche se tutte le informazioni corrette sono sul sito.

Non se l’è tenuta solo con Mario Tozzi e  replica alle critiche del geologo, che aveva parlato di pressappochismo sconcertante sul Ponte, con una dichiarazione piccata e pesantissima. Per rispondere alle «superficiali affermazioni di Tozzi – scrive l’ufficio stampa della società – è sufficiente andare sul sito della Stretto di Messina e scorrere le risposte alle domande frequenti di natura tecnica (passaggio treni, aspetti sismici, vento, allontanamento coste e molto altro).

In ogni caso non c’è nulla di “vecchio”, il progetto definitivo del Ponte rappresenta i massimi standard di ingegneria. Già negli anni passati — afferma la società — avevamo capito che a Tozzi l’opera non piace, ma un ponte aperto a treni e auto 24 ore su 24 per 365 giorni l’anno è la migliore risposta alla domanda di un più efficiente e moderno sistema di collegamento tra la Sicilia, la Calabria e il resto del Continente. Resta però lo stupore con cui si continuano a fare citazioni prive di fondamento, come i dubbi sull’acciaio del Ponte, mai sentiti».

Insomma da qui alla chiusura della campagna elettorale del 9 giugno il ponte sarà un protagonista assoluto.

Intanto Pietro Ciucci manifesta sicurezza malgrado il fuoco di fila a cui è sottoposto: «Non cambia assolutamente nulla nell’evoluzione del procedimento. Il termine era stato fissato dal decreto del marzo 2023, poi convertito in legge, e ha fornito un orizzonte temporale importante, entro il quale andava riavviata l’intera complessa macchina della progettazione del collegamento stabile».

Non drammatizza sui piccoli ritardi: «Il progetto esecutivo sarà pronto entro la fine dell’anno, poi tutto dipenderà da quando si pronuncerà il Cipess sull’aggiornamento del progetto definitivo. Nessuna battuta d’arresto, nessuno stop imprevisto, si sta lavorando al massimo delle nostre competenze e professionalità», ribadisce l’amministratore delegato Pietro Ciucci.

Ma la telenovela continua tra attacchi concentrici  su notizie spesso false e reazioni molto contenute della società dello stretto che sembra dire “Addá passá a nuttata”.

La personalizzazione che ne ha fatto Matteo Salvini certamente bene al ponte non fa, anche se non bisogna dimenticare che se si è a questo punto, pronti per partire,  il merito maggiore è proprio del leader leghista.

Intanto prima ancora di essere costruito il ponte ha messo sotto i riflettori del Paese l’esigenza che il Sud venga infrastrutturato adeguatamente. Che per andare da Trapani a Ragusa non si impieghino più 12 ore, che è la litania dei benaltristi per dire che bisogna intervenire su strade e ferrovie siciliane. Anche se la domanda che sorge spontanea è dove erano tutti questi fautori della Trapani Ragusa quando di ponte non si parlava e perché non hanno manifestato allora a favore invece di scendere ora in piazza contro il collegamento stabile. Ma la risposta è semplice  se fossero scesi in piazza prima non sarebbero benaltristi. (pmb)

[Courtesy Il Quotidiano del Sud  – L’Altravoce dell’Italia]

Ciucci (Stretto di Messina) chiede tre mesi in più per il Ponte

La Società Stretto di Messina ha chiesto al Mase una sospensione di 120 giorni dei termini per la presentazione della documentazione integrativa richiesta che, con i nuovi termini temporali, sarà consegnata entro metà settembre 2024.

Una decisione dovuta «all’eccezionale rilevanza dell’opera – ha spiegato l’ad della Società Stretto di Messina, Pietro Ciucci – e riflette la volontà e il massimo impegno della Società nel fornire puntuali ed esaurienti risposte alle richieste di integrazioni e chiarimenti». (rrm)

L’OPINIONE / Nicola Fiorita: Governo dia possibilità a calabresi e siciliani di fare referendum su Ponte

di NICOLA FIORITA – Il Governi si fermi. È ancora in tempo a bloccare un’opera che ogni giorno di più si rivela inutile, dannosa, antieconomica e perfino pericolosa. Sventato il blitz di Salvini di aprire i cantieri subito come spot elettorale, si dia ora la possibilità a calabresi e siciliani di esprimersi democraticamente attraverso un referendum popolare. Qui non si tratta di realizzare un viadotto su una fiumara, ma di un’opera che prosciugherà inimmaginabili risorse pubbliche destinate alle due regioni, che ne stravolgerà l’ecosistema e il paesaggio, che metterà in ginocchio lo scalo portuale di Gioia Tauro.

Salvini non deve avere paura del referendum. Se, come lui sostiene, la gente è entusiasta di questa opera, il popolo calabrese e quello siciliano confermeranno questa indicazione e lo rafforzeranno. Noi, al contrario, pensiamo che la gente delle due regioni guardi con scetticismo e timore a un’operazione che servirebbe solo a dare respiro alle grandi aziende delle costruzioni del nord.
Ci pensi, la presidente del consiglio Meloni e fermi l’Attila dei nostri tempi.
Quella del No al Ponte è una battaglia che appartiene a tutta la Calabria, dal Pollino allo Stretto, perché gli impatti negativi determinati dalle minori risorse (pagheremo per decenni una sorta di Tassa del Ponte) toccheranno ogni città e ogni Comune. Credo sia dovere del sindaco del Capoluogo di Regione non voltarsi dall’altra parte. (nf)
[Nicola Fiorita è sindaco di Catanzaro]

Ampa Venticinqueaprile: Le nostre ragioni del no e gli interessi del loro sì al Ponte sullo Stretto

Di Ponte da realizzare sullo Stretto di Messina si parla da almeno settant’anni, quando la Regione Sicilia decise di commissionare alla Fondazione Lerici del Politecnico di Milano uno studio preliminare per   studiare ed indagare la fattibilità dell’opera, ma il decollo decisivo del progetto risale al 1971, quando fu istituita la prima società pubblica per l’avvio dei lavori con una legge per il “Collegamento viario e ferroviario tra la Sicilia e il Continente”.

Circa dieci anni dopo nasce la concessionaria “Stretto di Messina Spa”, che da oltre quarant’anni assorbe rilevanti risorse economiche per la progettazione del ponte da realizzare per “migliorare” l’attraversamento dello stretto al fine di realizzare l’obiettivo europeo del collegamento Scandinavo-Mediterraneo, obiettivo utilizzato dalla propaganda pro-ponte, oggi in particolare dall’attuale narrazione di Matteo Salvini, che cerca così di far dimenticare la sua precedente avversione al progetto.

In realtà oggi lo scontro tecnico-politico è in larga parte centrato sulla fattibilità dell’imponente infrastruttura, tecnicamente possibile per i progettisti ed i sostenitori, non utile e non sicura, invece, per coloro che, contrari al ponte, evidenziano i rischi derivanti dalla particolare natura del sito (sismicità, fattori meteorologici e rischio geologico).

Non è certamente per noi decisivo il parere dei progettisti della Società Stretto di Messina, che cercheranno in tutti i modi (e se ne comprendono le ragioni) di superare i tanti dubbi e le mille osservazioni; sarebbe come se pensassimo che i progettisti della Diga del Vajont (uno dei più grandi disastri della storia d’Italia) non avessero saputo rispondere, negli anni sessanta, a tutte le obiezioni avanzate da coloro che in tutti i modi cercarono inutilmente di contrastare il disastroso progetto.

Oggi è sempre più vero, riferendosi all’Italia intera, quel che un tempo sosteneva il meridionalista Giustino Fortunato, che definiva la Calabria “sfasciume pendulo”; disastri, disastri ecologici, disastri ambientali e disastri sismici sono davanti agli occhi di tutti non solo in Italia ma su tutto il Pianeta.

Oggi è pura follia, è totale irresponsabilità, anzi è un delitto pensare di investire enormi risorse per modesti vantaggi, mentre queste risorse dovrebbero essere tutte impiegate per mettere in sicurezza il territorio e tutte le infrastrutture che mostrano dovunque, ed in particolare in Sicilia ed in Calabria, i segni della loro obsolescenza, che mette a rischio la vita delle persone e causa lo sconvolgimento del territorio, come è accaduto a Genova con il crollo del ponte Morandi.

Oggi dobbiamo sempre più essere consapevoli che i fautori del ponte sono mossi da importanti e consistenti interessi economici e da obiettivi di pura propaganda politica (è il caso di Matteo Salvini), senza tener conto delle conseguenze sulle persone, sulle attività economiche e sull’ambiente. (Ampa venticinqueaprile)