Il Governo ha approvato la Legge di Bilancio 2023: Prorogate le agevolazioni per investimenti nel Sud

Il Senato ha dato il via libera alla Legge di Bilancio 2023. Tantissime le misure previste nel pacchetto della manovra del Governo. In particolare, sono stati prorogati al 2023 le agevolazioni (credito d’imposta e incentivi) sugli investimenti effettuati nelle regioni del Mezzogiorno, nelle Zone economiche speciali (Zes) e per gli investimenti in ricerca, sviluppo e innovazione in favore delle imprese localizzate al Sud.

E, ancora, è prevista la riattivazione della società “Stretto di Messina spa”, attualmente in liquidazione, per riavviare il progetto di realizzazione del Ponte sullo Stretto.

Grande soddisfazione è stata espressa dal ministro dell’economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti: «sono soddisfatto di questa prima manovra economica. La considero una missione compiuta. Scritta in tempi record e in una situazione di contesto eccezionale non positivo, il bilancio che abbiamo presentato rispetta gli impegni presi con gli elettori e ha maturato prima la fiducia dei mercati e delle istituzioni europee e ora ancora più importante, quella del Parlamento. Prudenza, coerenza e responsabilità costruiscono fiducia. Avanti così». (rrm)

Ponte sullo Stretto, Ciafani (Legambiente): Chi vive e lavora in Calabria e Sicilia ha bisogno di altre infrastrutture

Il presidente di Legambiente, Stefano Ciafani, ha evidenziato come nella Legge di Bilancio c’è «una cosa inutile e dannosa, ed è la riattivazione della società Ponte sullo Stretto». Per il presidente dell’Associazione, infatti, nell’intervista a Gea «chi vive e lavora in Sicilia e Calabria ha bisogno di altre infrastrutture, il ponte non cambierà nulla nella loro vita».

«C’è da aprire migliaia di cantieri in queste due regioni – ha spiegato –. Le nuovi navi traghetto Ro-Ro, previste nel Pnrr, potranno trasportare anche i Frecciarossa, quindi il prolungamento dell’alta velocità in Calabria e Sicilia non deve essere subordinata alla costruzione del ponte».

«Queste due regioni – ha concluso – devono essere ribaltate dal punto di vista delle infrastrutture. Noi vorremmo dare priorità di spesa a quelle opere trasportistiche che servono davvero. Poi, se vogliamo usare il ponte per far conoscere il Paese nel mondo, questo è un altro discorso. Ma la verità è le opere trasportistiche che servono sono altre». (rrm)

Comitato Ponte Subito: Parole di Letizia Moratti lasciano attoniti e sgomenti

Il Comitato Ponte Subito si è detto «attonito e sgomento» di fronte alle parole della candidata alla Regione Lombardia, Letizia Moratti. La candidata, infatti, avrebbe accusato il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, di «occuparsi troppo del Ponte sullo Stretto, trascurando le primarie esigenze della Lombardia».

«Non pensavamo che il benaltrismo potesse coinvolgere – dice il Comitato – anche un così importante e autorevole esponente del ‘Terzo Polo’ di Renzi e Calenda, convinti sostenitori del Ponte sullo Stretto con tanto di voti favorevoli ad ogni recente occasione parlamentare, per giunta con tinte così marcatamente nordiste al punto da scavalcare non certo Salvini ma persino la Lega che fu. E addirittura rimproverare Salvini di essere troppo poco nordista».

«La Letizia Moratti che oggi parla con questi toni, è la stessa Letizia Moratti – continua il Comitato – che da autorevolissimo Ministro del governo Berlusconi era raggiante quando quell’esecutivo, di cui faceva parte con ruoli di primissimo piano, finanziava, appaltava e poi approvava il Ponte sullo Stretto di Messina. Quale credibilità hanno, quindi, oggi le sue parole che rappresentano anche agli occhi dei più ingenui soltanto un maldestro tentativo propagandistico dall’unico fine elettorale?».

«Chi può pensare che per Moratti – ha detto ancora – sia davvero prioritario riattivare il treno Cremona-Piacenza rispetto alla realizzazione Ponte sullo Stretto di Messina, se la stessa Moratti – vivaddio – si è sempre battuta per il Ponte e fa parte di un partito che – doppio vivaddio – è tutt’oggi in prima linea per il Ponte?».

«Letizia Moratti sa benissimo quanto la realizzazione del Ponte sullo Stretto farebbe bene non soltanto al Sud Italia – conclude il Comitato – ma più in generale a tutto il Paese e soprattutto al Nord e alla Lombardia, che con il Ponte sarebbe la Regione più ricca e importante di un Paese molto più coeso, forte e sviluppato che non avrebbe più nel Sud quella zavorra che oggi frena la crescita di un’intera Nazione proprio per l’assenza di infrastrutture strategiche e collegamenti essenziali». (rrc)

L’OPINIONE / Giacomo Saccomanno: Il ministro Salvini sblocca le opere strategiche e avvia il Ponte sullo Stretto

di GIACOMO SACCOMANNO – Grande attivismo e concretezza di Matteo Salvini che non solo sta operando con celerità per posare la prima pietra per la costruzione del Ponte sullo Stretto, ma si è attivato per i lavori di completamento della SS 106.

Dopo oltre un trentennio di parole e chiacchere finalmente sembra la volta buona per posare, veramente, la prima pietra: in poco più di un mese sono stati fatti passi da gigante per rimettere in bonis la società e procedere, quindi, a tutte le attività successive per rendere realizzabile l’opera. Un momento di grande importanza per il collegamento tra la Calabria e la Sicilia, tra l’Europa e i paesi del Mediterraneo. Così come di grande rilevanza è lo “sblocca incompiute” che prevede anche l’accelerazione dei cantieri e, quindi, la fattiva possibile realizzazione di tante opere come la nota SS. 106 che, finalmente, potrà vedere la luce della sua attuazione e completamento.

L’approvazione del nuovo Codice degli Appalti è, sicuramente, un elemento di grande novità che consentirà una nuova visione delle opere da realizzare e, comunque, una celerità che prima non era prevista. Ma la volontà di realizzare quanto fermo da anni è tale che il Ministro Salvini non ha escluso anche delle leggi speciali come quella per il Ponte Morandi. Finalmente, posizioni e parole chiare che lasciano presagire uno sviluppo reale e che sino a qualche settimana fa era solo una speranza coltivata e promessa in vanamente per moltissimi anni. (gs)

Il ministro Salvini: Il mio obiettivo è posare la prima pietra del Ponte sullo Stretto entro due anni

Due anni. È questo il tempo che si è prefissato il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, per posare la prima pietra per la costruzione del Ponte sullo Stretto. Un concetto che ha ribadito nel suo intervento – in collegamento – nella convention Noi, il Mediterraneo di Palermo.

Un progetto che per il ministro «farebbe risparmiare 140 mila tonnellate di emissioni di anidride carbonica» e che vede dalla sua parte sia la Calabria che la Sicilia, «che sono d’accordo».

«E se c’è qualche professionista del ‘No’, per me avrà poco spazio – ha ribadito –. Chi dice ‘No’ al ponte dice ‘No’ al lavoro e al futuro. Io conto di lasciare il mio mandato con i lavori in fase di avanzamento».

E, se servirà una legge speciale o se è sufficiente il Codice degli appalti, il ministro non si sbilancia, dicendo che «ci stiamo ragionando, c’è un dibattito in corso».

«C’è chi dice che serve un “modello Genova” – ha spiegato – mentre altri sostengono che sia sufficiente l’attuale normativa. A me interessa partire con un progetto inattaccabile, ma deve essere un’opera che nei secoli dimostrerà l’ingegno e la bravura italiana». (rrm)

 

Ponte sullo Stretto, Versace: Non sia feticcio elettorale

Per Carmelo Versace, sindaco f.f. della Città Metropolitana di Reggio Calabria, «l’errore che spesso è stato fatto è quello di trattare il tema del Ponte sullo Stretto come un feticcio da campagna elettorale».

Nel corso del suo intervento al convegno “Il ponte di Messina asset strategico per l’Italia che guarda al Mediterraneo” a Villa San Giovanni, Versace ha evidenziato come «se ci facciamo caso, è una questione che viene fuori ciclicamente e che nel tempo è stata totalmente banalizzata, dividendo la comunità tra favorevoli e contrari, cristallizzando posizioni spesso viziate anche da aspetti ideologici e convinzioni non basate su elementi scientifici e tecnici».

«Io ho sempre affermato – ha continuato – che personalmente sono d’accordo quando si parla di grandi infrastrutture. Ma qui è necessario fare uno sforzo intellettuale, andando oltre le divisioni squisitamente ideologiche, ed entrando del merito della questione dei trasporti sul nostro territorio, e non solo. Mi riferisco ad esempio al tema dell’alta velocità e dell’alta capacità ferroviaria, agli aspetti inerenti le grandi strade di collegamento al resto del Paese, penso ad esempio alla SS106».

«Personalmente – ha detto – non intendo iscrivermi ai sostenitori del benaltrismo, perché questo rischia di farci perdere un’opportunità, ma ciò che chiedo è serietà e certezza, che il tema del ponte non sia più una questione squisitamente elettorale ma sia affrontato attraverso un dibattito concreto e libero. Per questo sono contento di aver preso parte al dibattito promosso a Villa San Giovanni e ringrazio gli organizzatori per questa ulteriore occasione di confronto che ci hanno offerto».

Versace, poi, ha definito il convegno «un momento di studio e di confronto assolutamente positivo, un’occasione per approfondire dal punto di vista tecnico la questione del ponte sullo Stretto ed in generale del tema infrastrutturale sul nostro territorio. Quando ci si confronta è sempre un fatto positivo e per questo ringrazio l’Associazione che ha promosso questo dibattito ed il Comune di Villa San Giovanni che lo ha ospitato. Io credo sia giusto discutere di questi aspetti e di farlo insieme al territorio, utilizzando i riferimenti tecnici che gli esperti possono fornirci ma anche confrontandoci con la visione che vogliamo dare al territorio». (rrc)

VILLA SAN GIOVANNI (RC) – Sabato l’incontro sul tema “Il Ponte di Messina asset strategico per l’Italia”

Sabato 17 dicembre, a Villa San Giovanni, alle 10, nella Sala Consiliare del Palazzo Municipale, è in programma l’incontro Il ponte di Messina asset strategico per l’Italia che  guarda al Mediterraneo, alla presenza del prof. Enzo Siviero, Rettore dell’Università E-campus.

L’evento è organizzato dall’Associazione Le Vie per il Sud, presieduto da Domenico Monea e con un direttivo composto da: Ing. Giovanni Fiordaliso, Ing. Giuseppe Sofi e Avv. Lorenzo Micari.

L’ incontro è aperto a tutti coloro che desiderano soffermarsi e riflettere sul ruolo baricentrico dell’Area Metropolitana dello Stretto sulle politiche geostrategiche di sviluppo  di tutti i Paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo, il cui futuro non può prescindere dalla realizzazione del Ponte sullo Stretto. 

«Il Meeting – ha dichiarato il Presidente Domenico Monea – rientra nella programmazione  delle attività sociali per la decade 2023-2033, finalizzata ad incentivare la più ampia e reale  partecipazione delle Istituzioni e dei cittadini intorno ai temi dello sviluppo economico e sociale e delle innovazioni tecnologiche». 

«Le vie per il Sud crede che la realizzazione del Ponte potrà dare dignità e valore non  solo al Meridione d’Italia ma anche a tutti i Paesi bagnati dal Mare Nostrum – ha spiegato il Portavoce Lorenzo Micari – soprattutto in un momento così importante per gli interessi  nazionali ed europei. Per questa ragione abbiamo ritenuto doveroso creare un momento di  riflessione alla presenza di tecnici ed esperti individuando la Città di Villa San Giovanni  come sede naturale per ospitare l’appuntamento non solo perché direttamente interessata  dalla costruzione del Ponte e dalle opere ad esso connesse ma anche per il DNA intermodale insito nella sua storia».

«Nel corso del convegno – ha concluso Micari – verranno consegnate le  onorificenze internazionali del premio “Le vie di Ulissealle personalità che si sono distinte  nel “Territorio Mediterraneo” in ambito culturale, sociale e scientifico». (rrc)

PONTE: SOLO LA SICILIA RISPARMIEREBBE
6,5 MLD L’ANNO (QUANTO COSTA L’OPERA)

di PIETRO MASSIMO BUSETTALa canea si è scatenata come per nessun altra grande opera che si è immaginata per il nostro Paese. Parlo del grande progetto del ponte sullo stretto di Messina, che evidentemente colpisce molto l’immaginario  collettivo e fa intervenire dal grande studioso, all’esperto ingegnere, fino al pescivendolo. 

Non è nemmeno per il costo che non è distante da qualunque altra grande opera se si pensa che il Mose di Venezia è costato 6 miliardi, che la Tav si avvicina ai 12 solo nella parte italiana, che Terni sta costruendo un elettrodotto che costa circa 4 miliardi per portare l’energia dal Marocco alla Sardegna alla Campania, e alla Sicilia, che il maxi parco eolico al largo delle isole Egadi é un progetto da 9 miliardi della Toto Holding. 

Che un solo chilometro di alta velocità costa 50 milioni e che Rete Ferroviaria Italiana ha aggiudicato,  per l’importo complessivo di oltre 1 miliardo di euro, la realizzazione del passante e della stazione AV del nodo di Firenze. 

Le motivazioni di tanto interesse quindi non possono essere trovate nel costo dell’opera, ma  invece probabilmente nella sfida che 3,300 km di campata unica pongono a ciascuno di noi e nella localizzazione di essa nel profondo Sud. 

Non rendendosi conto in molti che non si tratta di fare un ponticello per consentire ai fidanzatini di Messina e Reggio Calabria di vedersi più spesso e più facilmente, quanto di collegare Hong Kong a Berlino. Per questo l’interesse dell’Unione Europea che si costruisca e l’inserimento di esso nella Reti Trans European Network nel 2005. 

Ma i tanti commentatori, improvvisati esperti, ambientalisti della domenica, non si rendono conto di quanto il Paese possa essere destinato ad essere superato da altri corridoi,  rimanendo marginale e periferico se non ci sbrighiamo ad utilizzare il territorio, che  è una piattaforma logistica naturale, come avamposto per attrarre i traffici che vengono dal Medio ed Estremo oriente, considerato che il Canale di Suez raddoppiato ormai è diventato  un passaggio obbligato per oltre il 20% del traffico mondiale e che stiamo facendo la figura degli utili idioti che stanno a guardare un fiume d’oro che passa davanti, trasportato dalle maxi navi porta container, che stanno inquinando il Mediterraneo e l’Atlantico, dovendo fare un giro enorme per raggiungere i porti di Anversa, Rotterdam e Amburgo. 

Sappiamo tutti però che al di là delle affermazioni della Gabanelli, che dice che già per il progetto si sono spesi oltre 1 miliardo senza aver fatto nulla, prendendo uno svarione che é molto strano per una attenta giornalista come lei è, ve ne sono tanti altri che propalano stupidaggini simili. 

Mettere  nel costo, come Ercole Incalza nel giornale di ieri (8 dicembre ndr) ha documentato, una eventuale penale che si dovrebbe pagare per l’incauto blocco voluto dal nordista Mario Monti, con una visione economicistica molto ristretta, é da incauti o da gente in malafede. 

Dimenticare poi  che è logico che un progetto di tal genere abbia un costo proporzionato all’importo del progetto stesso e che quindi 300 milioni spesi per la sua realizzazione siano  assolutamente normali è da ignoranti. 

In Italia poi quando si vuole affossare un’opera si chiede un analisi costi benefici. Dietro questa richiesta vi può essere di tutto perché come sanno bene gli economisti a seconda che nei costi e  nei ricavi inserisci alcune voci o altre il risultato può essere il più diverso possibile. 

Vi è una valutazione  del traffico previsto nei prossimi anni che può essere un elemento che varia totalmente il calcolo, della durata della vita prevista del manufatto, dei costi di manutenzione ed a seconda di come tutti questi dati vengono raccolti il calcolo cambia.

Per il ponte vi é un calcolo su tutti che già renderebbe l’opera assolutamente conveniente ed è quello fatto dalla Regione Siciliana che, in collaborazione con Prometeia, ha calcolato in 6 miliardi e mezzo annui il costo dell’insularità. Per dirla in modo molto semplice l’affermazione degli studiosi prestigiosi che lavorano per Prometeia è che se il ponte venisse costruito la Sicilia, quindi l’Italia, risparmierebbe  6 miliardi e mezzo ogni anno. 

Cioè quest’opera si pagherebbe in un solo anno, fatto assolutamente impensabile per un’opera pubblica di questo tipo  che in genere ha bisogno di un ammortamento di trent’anni, perlomeno.

Ma se questa idea sembra pazzesca, se la Sicilia con l’opera costruita avesse già un incremento dell’1% di Pil, cosa probabile perché l’attenzione del Governo per il Mezzogiorno, statuito coll’inizio di quest’opera, porterebbe probabilmente anche gli investitori internazionali a credere che sul Sud il Paese vuole investire seriamente e quindi l’attrazione di investimenti dall’esterno dell’area potrebbe diventare qualcosa di serio, così come il flusso turistico potrebbe ovviamente aumentare, avremmo già un ricavo di 800 milioni, che porterebbe il ponte ad essere ammortizzato, senza contare i costi dell’insularità in 10 anni. 

Per cui anche se è meritorio il passaggio che vede la società stretto di Messina ritornare in vita, non si capisce perché, visto che  molti tecnici sostengono che il progetto sia pronto, non si debbano iniziare i lavori nei sei mesi necessari ma nei due anni annunciati da Salvini.

Spiegare tutto questo al gruppo famelico degli opinionisti nazionali che si lanciano su un argomento che offre le sue carni deboli alla loro famelica voglia di un argomento da cannibalizzare è un pio desiderio.

Così come pretendere dai giornaloni nazionali, qualche volta pilotati dagli interessi dei loro proprietari, di non chiedere che le risorse si impieghino per la quarta corsia  di un autostrada che colleghi Milano a Cremona, con la soddisfazione di Cottarelli. 

Come disse Franceschini in un suo recente intervento, contraddetto in modo plateale da Francesco Boccia in un incontro da Paolo Vespa, con un benaltrismo da manuale, si tratta soltanto di superare 3 km di mare. Se si toglie quest’aura che avvolge quest’opera da quando Berlusconi la dichiarò importante e fece cominciare i lavori e non si porta adesso a medaglia per Salvini, ripetendo l’errore fatto precedentemente, forse si potranno cominciare i lavori insieme a tutte le altre opere che riguardano il Mezzogiorno e che dovrebbero infrastrutture, finalmente, quest’area. (pmb)

CAMPAGNA MEDIATICA CONTRO IL PONTE
NUMERI FARLOCCHI, MENTRE L’UE ASPETTA

di ERCOLE INCALZA – Come sarebbe bello se, una volta tanto, avessimo il coraggio di leggere attentamente le dichiarazioni formulate da dei riferimenti al massimo livello sia della Unione Europea che delle nostre Istituzioni relativamente al Ponte sullo Stretto di Messina. 

In particolare la Commissaria ai Trasporti della Unione Europea Adina Vlean dopo aver incontrato il nostro Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha dichiarato: «Abbiamo discusso dei prossimi passi e ci siamo messi a disposizione. Aspettiamo un progetto solido per finanziare la prima fase di fattibilità e poi il progetto partirà». 

Ebbene, sia ieri che oggi leggiamo su molte testate giornalistiche che «la Unione Europea è disposta a supportare finanziariamente lo studio di fattibilità» oppure «L’Italia prepari bene il progetto, ci sarà una gara».

In realtà la Commissaria aspetta solo una proposta solida, cioè aspetta che in questi prossimi novanta giorni, a valle dell’approvazione dell’articolo 82 del Disegno di Legge di Stabilità 2023, si dia compiutezza alle parti del progetto già disponibile ed approvato sin dal luglio del 2011 ed a cui bisogna solo dare conclusione per alcune parti legate alla Valutazione di Incidenza Ambientale (Vinca), cioè legate ad una specifica procedura valutativa che ha lo scopo di tutelare la integrità dei siti naturali dagli effetti dell’opera dell’uomo (riguarda essenzialmente i possibili danni alla fauna).

Ma, sempre sui dati e sulle notizie legate ai costi già sostenuti finora per la fase progettuale ed autorizzativa, non posso non ricordare un’altra informazione che, a mio avviso, è completamente deviante; mi riferisco in particolare ai dati forniti dal documento prodotto da Milena Gabanelli e Massimo Sideri e pubblicato dal Corriere della Sera e oggetto di una apposita esposizione nel telegiornale della rete televisiva La Sette condotto dal Direttore Mentana. Abbiamo appreso cioè un dato che, purtroppo, trova origine in una banale interpretazione contabile. Infatti ho preso come riferimento il documento della Corte dei Conti (Sezione Centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato); in particolare ho letto attentamente il dossier dal titolo “La problematica chiusura della liquidazione di Stretto di Messina” (Delibera 29.10.2018 n.23/2018/G).

Erroneamente molti tra cui la Gabanelli ritengo abbia sommato queste quantità dimenticando che tali importi sono solo valori progressivi e quindi non vanno sommati; il ponte finora è costato, ripeto, circa 312 milioni di euro. È davvero strano che un Direttore come Mentana, molto attengo ai dati e alla correttezza delle notizie, sia cascato in un simile errore; né d’altra parte ha senso inserire nei costi anche le voci relative al contenzioso generato dalla scelta dello Stato di bloccare l’opera.

I costi della Società Stretto di Messina

 

Inoltre un’altra notizia ricorrente, sempre in questi giorni in cui si è praticamente riacceso l’interesse dello Stato a realizzare l’opera; una volontà non solo legata alle buone intenzioni ma supportata da un chiaro riferimento normativo, cioè, come detto prima l’articolo 82 del Disegno di Legge 2023, ma anche da una vero e misurabile lungo ed articolato processo progettuale; ricordo infatti, ancora una volta, per farlo capire specialmente a coloro che non vogliono convincersi che trattasi di dati veri e disponibili, che a valle di una decisone assunta nel 1968, in cui si chiedeva la fattibilità dell’opera, la Società Stretto di Messina ha studiato per 20 anni, concludendo nel luglio dell’anno 1986 con il “Rapporto di Fattibilità”, in 10 volumi, che la soluzione a campata unica era fattibile e da preferire alle altre soluzioni. 10 anni dopo il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, all’unanimità, ha espresso il parere n. 220 del 10 Ottobre 1997, ritenendo che il “… ponte sospeso sullo Stretto di Messina dalla luce centrale di 3.300 possa essere realizzabile in piena sicurezza conservando la completa affidabilità funzionale”. Dopo il 1997, è stato redatto il Progetto Preliminare ed infine il Progetto Definitivo, validato ed approvato da una delle maggiori società di Ingegneria del Mondo (Parsons); dal maggiore Ente validatore italiano (Rina) e da un Comitato Scientifico cui hanno partecipato i massimi esperti italiani. 

Ricordo infine che la condivisione della Unione Europea sulla realizzazione del Ponte non è un dato di oggi, non è la approvazione di una proposta approvata e accettata oggi, ma nella definizione delle Reti Trans European Network del 2005, tra le opere incluse formalmente compare proprio la realizzazione della continuità territoriale tra la Sicilia e la Calabria attraverso la realizzazione del ponte e che questa analisi sulla convenienza delle proposte inserite nelle Reti Ten – T aveva visto come organismo istruttore la Banca Europea degli Investimenti (Bei). Quindi ora la Unione Europea aspetta un quadro progettuale “solido” cioè comprensivo non tanto degli ulteriori aggiornamenti autorizzativi quanto supportato dall’azzeramento di tutti i vari contenziosi. 

Questa volta che, forse, siamo vicini ad una soluzione concreta di una scelta non solo del Paese ma della intera Unione Europea, evitiamo di ricorrere a gratuite masturbazioni mediatiche per deludere ancora una volta uno dei massimi beneficiari dell’opera: il Mezzogiorno. (ei)

 

Il Comitato Ponte Subito: Ue conferma Ponte sullo Stretto opera essenziale per la Rete Ten-T

Il Comitato Ponte Subito ha evidenziato come «l’Unione Europea ha ribadito l’importanza strategica del Ponte sullo Stretto, confermando l’importanza di collegare stabilmente la Sicilia al resto d’Italia e del Continente».

«Dopo l’incontro con il ministro Salvini, il commissario europeo ai trasporti Adina Valean ha parlato testualmente – si legge nella nota – di ‘collegamento essenziale’, illustrando la mappa che prevede il Ponte sullo Stretto come opera necessaria per completare il corridoio europeo Scandinavo-Mediterraneo, sia stradale che ferroviario. Il commissario Valean ha anche ribadito che il Ponte è già inserito nella rete Ten-T che è il “Trans-European Networks” cioè quell’insieme di reti transeuropee dei trasporti previste per sostenere il mercato unico, garantire la libera circolazione delle merci e delle persone e rafforzare la crescita, l’occupazione e la competitività dell’Unione europea».

«Il Ponte sullo Stretto – ha ricordato il Comitato – fa parte della rete TEN-T da oltre 20 anni: è fondamentale per completare il corridoio Scandinavo-Mediterraneo che, per quanto riguarda la linea ferroviaria prevede il collegamento diretto tra Berlino e Palermo, da estendere con futuri collegamenti ferroviari e autostradali fino a Stoccolma a Nord e fino a Malta a Sud. Un collegamento che senza Ponte sullo Stretto non si potrà mai completare».

«Sempre Valean nella conferenza stampa odierna (lunedì 5 dicembre ndr) – hanno proseguito i componenti del Comitato impegnato da 15 anni nelle battaglie pro Ponte – ha espresso soddisfazione per la ritrovata volontà del Governo italiano di realizzare il Ponte sullo Stretto, che l’Europa chiede da decenni. Adesso Salvini, che anche a Bruxelles ha avuto risultati straordinari e inserisce un nuovo tassello nelle sue attività pro-Ponte da Ministro nonostante guidi il dicastero delle Infrastrutture soltanto da poche settimane, ha ulteriore mandato e legittimazione a proseguire con il conferimento degli incarichi amministrativi e tecnici al fine di aggiornare il progetto definitivo approvato nel 2011 e tornare in Europa al più presto per passare all’incasso dei finanziamenti su cui oggi l’Unione Europea si è ufficialmente impegnata».

«Un altro passaggio importante verso la realizzazione del Ponte – ha concluso il Comitato – opera fondamentale per la crescita e lo sviluppo del Sud». (rrc)