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CALABRIA, ALLARME ECOSISTEMA SCUOLA
LEGAMBIENTE: DARE PIÚ SICUREZZA AL SUD

Legambiente e Scuola

Al Sud, ma sopratutto in Calabria, non c’è solo l”emergenza sanitaria provocata dal coronavirus e dal rischio idrogeologico, ma anche quella legata alla manutenzione delle Scuole. Come rilevato dal report di Legambiente Ecosistema Scuola, giunto alla 21esima edizione, nei capoluoghi del Sud vengono richiesti interventi di manutenzione urgente delle scuole per il 31,5% degli edifici, con una media per edificio di circa 41 mila euro.

Come rilevato, infatti, «ancora oggi, meno di un edificio su due dispone del certificato di agibilità (42,1%) e di collaudo statico (47,6%). Dati che rispetto alle diverse aree del Paese tendono spesso ad essere molto distanti tra loro, come nel caso del certificato di agibilità, di cui dispone il 57,5% degli edifici del Nord ma solo il 18,9% di quelli del Sud e il 19,6% delle Isole».

Per Legambiente,  «molto lavoro c’è, quindi, da compiere, soprattutto al Sud e nelle Isole, per ridurre il gap con il resto d’Italia ma soprattutto per mettere in sicurezza le scuole» sopratutto se si considera che «gli edifici in cui risultano effettuate negli ultimi 5 anni sono il 23,8%, interventi di messa in sicurezza dei solai vi sono stati sul 13,9%. Indagini che i Comuni del Centro hanno realizzato in 1 edificio su 3 mentre nelle Isole in 1 su 10. Minori sono state le indagini effettuate al Sud ma, dove sono state realizzate, maggiore è stata la necessità di intervenire visto che in 1 edificio su 4 sono stati compiuti lavori di messa in sicurezza».

Catanzaro, nel report, viene indicata come il Comune che, insieme ad Avellino, Brescia, Campobasso, Cesena, Chieti, Enna, Gorizia, L’Aquila, Macerata e Rimini, posto in zona sismica 2, hanno effettuato la verifica di vulnerabilità sismica in tutti gli edifici. Inoltre, il nostro capoluogo rientra tra i Comuni che, negli ultimi cinque anni, hanno edificato scuole nuove.

Per quanto riguarda, invece, la spesa di manutenzione straordinaria e ordinaria, viene evidenziato che c’è «una crescita della spesa» «a, da parte dei Comuni capoluogo del Centro e del Sud Italia. La spesa media per la straordinaria dei Comuni del Centro risulta di circa 13mila euro a edificio contro i circa 10mila del quinquennio precedente», mentre «al Sud invece, sia per la manutenzione ordinaria che per la straordinaria, la spesa scende rispetto alla media del quinquennio precedente: dai 10.849 spesi negli ultimi cinque anni, si è passati, nel 2019, a 8.207.

Per quanto riguarda, invece, gli edifici con impianti per lo sport, al Sud sono il 44,8% , mentre quelli che necessitano di interventi di riqualificazione urgente sono, sempre al Sud, il 27,9% (superiore, quindi, alla media nazionale che è del 27,4%) e gli impianti per lo sport, in cui sono stati realizzati interventi nel 2019 sono il 5,0%.

Cosenza, insieme a Bari, L’Aquila, Perugia e Rimi, è la città che dichiarano di somministrare pasti 100% bio: «Rispetto ai pasti somministrati, la media di biologico nei pasti è del 56,9%; le mense che privilegiano prodotti a Km/0 sono l’86,5%; quelle in cui vengono serviti pasti con prodotti Igp, Dop ecc. sono l’81,5%, con una media di prodotti di questo tipo nei pasti somministrati del 31,7%».

Giardini e aree verdi fruibili sono una realtà presente in più dell’80% delle scuole del centro-nord, ma mediamente solo in una scuola su quattro del sud e delle isole. Molte amministrazioni meridionali stanno cercando di colmare questo divario, ma l’accumularsi di problematiche trascurate nel tempo come la manutenzione ordinaria e straordinaria, rende necessari oggi interventi più radicali e fondi più cospicui.

È urgente, inoltre, rivedere i servizi pubblici a disposizione delle scuole, per riequilibrarne le opportunità di accesso nelle diverse aree del Paese e garantirli a tutti i cittadini. Sono elementi strutturali fondamentali per affrontare sperequazioni e povertà educative, così come la gestione del tempo scuola. Convivono, infatti, nelle classi, fra famiglie e fra territori, tante forme di disuguaglianza e povertà educativa che la pandemia ha messo in luce: evidenze che erano lì da tempo, ma che non sono state affrontate.

Anzi, investimenti su servizi essenziali sono stati ridotti, come quelli per il trasporto pubblico scolastico. Gli anni di indagine di Ecosistema Scuola mostrano come il servizio di scuolabus sia passato, dal 2010 al 2018, dall’interessare quasi il 33% degli edifici al 23%, senza lo sviluppo di una mobilità alternativa casa-scuola, le cui pratiche ecocompatibili rimangono al palo come il pedibus (6% delle scuole) e il servizio di bicibus (0,1% e solo al nord). Differenze territoriali enormi anche rispetto alle classi a tempo pieno, praticato quasi in una scuola su due secondo la media nazionale, ma con il 67,8% di scuole con classi a tempo pieno nel centro Italia, quasi il 40% nel nord, il 9,5% nel sud e il 18,4% nelle isole.

«La consapevolezza dell’importanza di investire in giovani, istruzione ed educazione è ormai condivisa da tutti; stanno arrivando risorse, ma prima di tutto serve un nuovo piano di governanceper superare le emergenze e i divari – ha dichiarato Vanessa Pallucchi, vicepresidente di Legambiente –. I 6,8 miliardi previsti per l’edilizia scolastica nell’ultima stesura del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza vanno letti in un’ottica di priorità di interventi, con la forte attenzione all’individuazione degli ostacoli da rimuovere perché le risorse disponibili diventino miglioramenti effettivi delle nostre scuole e non si perdano nelle inefficienze di percorso».

«L’edilizia scolastica e i servizi – ha aggiunto – che girano intorno all’ecosistema scuola devono essere ripensati e rilanciati in una dimensione di sostenibilità ambientale e sociale: sono le gambe su cui poggerà la possibilità di successo ed efficacia della transizione ecologica, che ha fra i suoi obiettivi principali il superamento della povertà educativa».

«È il momento di rimettere la scuola al centro delle comunità e dei territori  – ha sottolineato Claudia Cappelletti, responsabile scuola Legambiente – come leva di emancipazione sociale e crescita collettiva e, per questo, di fare in modo che ogni investimento sia parte di questa visione complessiva e non solo una spesa per ‘riparare’ quello che non va. La Fondazione Agnelli, sulla base dei dati dell’anagrafe dell’edilizia scolastica, ha quantificato in circa 200 miliardi i fondi necessari per ristrutturare e rinnovare le scuole italiane: una cifra importante che ci può fare da punto di riferimento per andare a comporre un quadro di risorse che saranno sempre parzialmente sufficienti se non gestite con un cambio di passo della governance dell’edilizia scolastica». (rrm)

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