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Nino Spirlì è il vicepresidente della Giunta
con Artigianato, Commercio, Cultura e Legalità

Nino Spirlì

C’è già il vicepresidente del nuovo governo regionale: è il giornalista Nino Spirlì, di Taurianova. Di area leghista, indicato, pare direttamente da Salvini, previa consultazione con il commissario regionale Cristian Invernizzi e il vice responsbaile degli Enti locali Walter Rauti. Restano a bocca asciutta i consiglieri eletti in quota lega. Al vicepresidente della Giunta la presidente Santelli – che entro oggi – sembra scioglierà ogni riserva e completerà il puzzle del nuovo governo, sono affidate quattro importanti deleghe: Artigianato, Commercio, Cultura e Legalità. Spirlì è un giornalista con un profondo senso del Mezzogiorno e un forte attaccamento alla sua terra. È molto seguito sul suo blog personale. Su Facebook, dopo l’incarico, ha scritto: «Invoco la Benedizione del Signore e mi affido alle amorevoli cure della Santa Vergine Immacolata. E mi impegno a svolgere il mio compito nell’unico interesse della mia Gente. Accompagnatemi solo con le Vostre preghiere. Grazie. Dio Vi voglia bene».

Di sé dice nel blog: nato a Taurianova (RC) il 13 luglio 1961, ma romano d’adozione. È crudo, diretto, spregiudicato, tenace, sentimentale, passionale, tuttosessuale, espansivo e non perdona. Scrittore audace, comico di talento e autore di format TV e soggetti cine-televisivi. (La Fattoria, Né con te, né senza di te, Forum) Inizia giovanissimo a recitare nelle rappresentazioni delle commedie e delle tragedie greche e latine. Nel 1990 è chiamato a Parigi dal Centre Dramatique National Theatre du Campagnol: la collaborazione durerà fino al 1996. Li definisce gli anni più artistici e sensuali. Nel 1995 dirige in teatro “Ryoju – Il Fucile da Caccia” – di Y. Inoue. Nel 1996 dirige “L’uomo dal fiore in bocca” – di L. Pirandello – Unica versione autorizzata ad essere interpretata da sole donne: Che fissazione! Nel 1999 resta “vedovo” di suo padre, al quale era legato da un legame profondo. Nel 2000 crea il reality tv “La Fattoria” e ne cede i diritti a Rti. Firmerà la puntata pilota, ma non il programma… Sic! Nel 2005 cede i diritti televisivi e cinematografici del racconto “La Capitanessa”, che diventerà la fiction “Né con te, né senza di te” su Rai Uno, nell’autunno 2012. Dal 2001 a 2011 è Autore di “Forum” (Canale 5 e Rete 4). A primavera 2011, torna in scena con “PirandelloDrag”, dialogo platonico ispirato a “La morte addosso” di L. Pirandello. Novembre 2011 è il mese di concepimento del primo romanzo “Diario di una Vecchia Checca”, Premio Metauros 2012. Dal 2013 scrive per IlGiornaleOFF.it. Dal 2014, scrive “I Corsivi della Vecchia Checca” su Il Garantista. Dal 23 giugno 2014 dirige l’emittente tv SUD, “la ttivvù con l’accento meridionale”, sul canale 656 ddt.

Per meglio capire questa atipica figura di intellettuale del Sud basta leggersi queste sue considerazioni che appaiono nel blog:

Non mi è mai stato facile usare la tecnologia per scrivere.

Mi considero figlio della carta e della matita.

Amo sentire il profumo del mio taccuino coi suoi fogli di carta di Amalfi. Sento l’odore delle parole appena scritte con la punta del lapis.
Ecco perché sono cosciente di essere, ormai, una vecchia checca: perché vivo di cose da toccare, mentre il resto dell’occidente diventa sempre più virtuale.

Ma, poi, penso: le cose della vita non sono mica tanto virtuali… e , dunque, riporto sul web quella sensazione di parola e pensiero “tangibili”, appena li ho appoggiati sulla carta.
E’ come munirli di un biglietto A/R per il resto del mondo.

… e non mi sento solo…

E poi un messaggio di vicinanza ai “Bergamaschi nel cuore”:

Nella nottata fra lunedì 16 marzo e martedì 17 marzo 2020, San Patrizio. A Casa Spirlì, con la Mamma  addormentata sul divano del salotto e cagnolina e gatto sul grembo #Iorestoacasa

Nulla e Nessuno di più lontano, Fratelli miei, che le nostre terre e noi. Voi e la Vostra buonissima polenta, noi e le nostre affamate valigie di cartone legate con lo spago. Quando si incontrarono, tanti decenni fa, fecero vicendevolmente  scintille. Prima e al posto degli abbracci, partirono i muri degli uni e degli altri, e le incomprensioni. Eppure, anche Voi avevate valigie di cartone sugli armadi e anche noi preparavamo la polenta. Un po’ diversa dalla Vostra. La nostra si chiamava e si chiama ancora “friscàtole” e si prepara coi broccoletti e la salsiccia di maiale…

Anche Voi eravate e siete dei gran lavoratori. Come e quanto quei meridionali che partivano dall’unica terra che conoscevano a naso, dagli odori, dal contatto dei piedi nudi sulle zolle, per cercare pane per sé e per quella Famiglia che Voi non conoscevate, ma che loro pensavano ogni momento.

Nulla e Nessuno più lontano delle nostre Identità e di Noi, Fratelli miei che vivete a Bergamo e nelle Sue Contrade, fino alle valli e ai monti. Eppure…

Eppure… Ho un dolore, uno strazio, che nemmeno una lancia, un’alabarda nel petto potrebbero procurarmi! Mi pare di trascinarmi per le vie dei Vostri quartieri, spezzato come solo noi, tragici meridionali, riusciamo ad essere, e sentire, respirare, attonito,  il Vostro Dignitoso Contegno, il Vostro Esemplare Silenzio, la Vostra Compostezza, pur battuti, come siete, schiaffeggiati, dalla malattia e dalla spietata morte.

(rrm)

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