Nini Spirlì, il sogno (o piano) segreto del presidente ff: arrivare a settembre?

Nino Spirlì, il vice di Jole Santelli assurto alla più alta carica della Calabria, avrebbe un sogno (un piano?) segreto: spostare progressivamente le elezioni regionali fino a settembre e allungare più che possibile la sua permanenza al decimo piano della Cittadella. Un piano che vanta solidi e inaspettati alleati. Il più forte di tutti è il Covid che continua ad espandersi al punto da avere sconsigliato il voto il 14 febbraio. Inconsciamente, Spirlì “fa il tifo” per il virus. Una battuta malevola che circola nei corridoi della politica calabrese narra di un vicepresidente che ogni giorno scruta con ansia il bollettino dei nuovi contagi, augurandosi che non calino e semmai aumentino. Cattiverie gratuite.

I veri alleati di Spirlì in questo piano segreto sono il ministro degli affari regionali, Francesco Boccia, e il ministro della salute, Roberto Speranza, con i quali il vicepresidente calabrese ha stretto ottimi rapporti, al punto da eseguire ogni decisione del governo in tema di lotta alla pandemia, limitandosi a deboli proteste formali.

Il parere del Comitato Tecnico che ha sconsigliato le elezioni per il 14 febbraio – posizione oggettivamente non contestabile, visto l’andamento della curva epidemiologica – è sembrato un elemento “concordato” tra lo scaltro vicepresidente calabrese ed il governo.

Che Spirlì ci abbia preso gusto a governare, senza peraltro doverne rendere conto a nessuno, ci vuole poco per capirlo. Uno che si è occupato di comunicazione, non può non apprezzare un’occasione unica e irripetibile di essere invitato ai talk show nazionali. L’esercizio del potere supera perfino l’appagamento sessuale, recita un vecchio e inelegante adagio.

Ma non è solo una questione di vanità. C’è anche qualcosa di più concreto e solido. Spirlì governa col piglio di un presidente eletto e soprattutto di un presidente che ancora ha un cammino lungo davanti a sé. Effettua nomine, emana decreti, indirizza risorse. Il Covid non sparirà tanto presto e questo aiuta il progetto segreto. Anche la data dell’11 aprile traballa e c’è chi dà per certo un nuovo “patto” tra il vicepresidente calabrese ed il governo per allungare i tempi e arrivare quanto meno a giugno, anche se il vero obiettivo è scavallare l’estate e arriva all’autunno.

Chi beneficerà, ovviamente oltre l’interessato, di questo inconfessabile piano? Sicuramente il centrosinistra e la compagine di governo che punta, magari con la punta di diamante De Magistris, a replicarsi in Calabria.

Un leghista che appoggia il governo e favorisce gli avversari, dunque. Cosa non si farebbe per qualche mese in più alla Cittadella? (rp)

TAR, ORDINANZA SPIRLÍ E IL CAOS SCUOLA
DA LUNEDÍ LA CALABRIA TORNA ARANCIONE

Lunedì le porte delle scuole si aprono per gli studenti delle elementari e delle medie. Lo ha stabilito il Tar della Calabria, che ha sospeso l’ordinanza firmata dal presidente f.f. della Regione Calabria, Nino Spirlì, che aveva imposto la didattica a distanza fino al 31 gennaio per le Scuole elementari e medie, fino al 10 febbraio per le superiori.

Una ordinanza che, tuttavia, non è stata gradita da alcuni genitori, che hanno presentato il ricorso al Tar della Calabria, che ha limitato la sospensiva alle scuole primarie ed alle secondarie di primo grado (quindi elementari e medie), mentre per le secondarie di secondo grado (superiori), pur riconoscendo la validità delle argomentazioni proposte nel ricorso, in virtù della maggiore capacità degli studenti più grandi di svolgere la didattica a distanza e della questione relativa ai trasporti, si è riservato di decidere quando entrerà nel merito il 10 febbraio prossimo.

Il presidente Spirlì, intanto, non ha perso tempo: «Ci opporremo alla sentenza del Tar di oggi che lascia i giovani delle superiori a casa fino al 31 gennaio ma, al tempo stesso, dice che i bambini di medie ed elementari devono rientrare a scuola da lunedì».

Da lunedì – ha aggiunto – la Calabria non sarà in zona gialla, ma in quella arancione: sarà chiusa e nessun adulto potrà uscire se non per andare dal medico o a lavorare. I bambini e gli adolescenti, invece, potranno farlo. Loro, evidentemente, non corrono rischi, in pericolo ci sono solo i ragazzi dalla prima superiore in poi e tutte le altre persone fino ai 99-100 anni».

«Non si può andare avanti in questo modo, è una follia. Poche decine di genitori non possono decidere per un’intera regione e per centinaia di migliaia di famiglie. Faremo tutto il possibile rimanendo nella legalità e utilizzando tutti gli strumenti democratici per rispondere a questa pronuncia. I legali dell’Avvocatura stanno già lavorando per opporsi a questa decisione, e mi auguro che ne possa arrivare un’altra in tempi altrettanto rapidi, considerato che, da lunedì, la Calabria sarà in zona arancione».

«È importante – ha proseguito il presidente f.f. Spirlì – che i ragazzi siano tutelati. I genitori che vogliono tenere i figli a casa sono nel giusto, visto che nessuno è in grado di garantire la sicurezza nelle scuole. In questo momento serve buonsenso».

Il presidente della Regione, inoltre, fornisce nuove informazioni sulla campagna di vaccinazione anti-Covid in corso: «Sta andando avanti e dovremmo portarla a termine entro la prossima estate».

E mentre la Regione e i genitori “litigano” sul ritorno a Scuola dei ragazzi, la Calabria si prepara a diventare zona arancione con la nuova ordinanza del Ministero della Salute, e firmata dal ministro Roberto Speranza, che sarà valida dall’11 al 15 gennaio.

Insieme alla Calabria, in zona arancione anche Lombardia, Sicilia e Veneto.

«Ho appena parlato con il ministro Roberto Speranza, aspettavo l’ufficialità, ma la zona arancione in Calabria è data dall’aumento dell’Rt, mi ha comunicato la necessità di andare in zona arancione» ha dichiarato all’Adnkronos il presidente f.f. della Regione Calabria, Nino Spirlì, sottolineando che «devo prendere atto dell’aumento dei contagi, che ora è veramente tangibile, ci sono molti territori che hanno numeri che si sono elevati».

«I calabresi capiscano che il virus è presente, può farci male, creare grandi danni» ha detto ancora Spirlì sottolineando come si debba sempre più far fronte alle conseguenze economiche del virus: «Mi auguro che il governo sappia prendere le dovute misure di tutela per le attività che resteranno chiuse, Ora più che mai, con la maledetta terza ondata si devono assumere grandi responsabilità».

«Non basta più il ristoro – ha concluso il presidente f.f. – ma ci deve essere un vero risarcimento del danno, per ristoranti, pizzerie, bar e con loro tutte le attività che sono la spina dorsale della regione».

Tra le altre cose, non è escluso che ogni Governatore potrà firmare ordinanze più restrittive rispetto a quelle del governo su Scuole, aperture dei negozi e centri commerciali, altre attività o spostamenti. I sindaci, inoltre, potranno chiudere piazze e strade per evitare gli assembramenti. Vietati gli spostamenti fra regioni.

Cosa si può fare in zona arancione

  • Ci si potrà spostare liberamente, e quindi far visita ad amici o parenti, solo all’interno del proprio Comune, dalle 5 alle 2; oltre tali orari e al di fuori del proprio Comune ci si potrà spostare solo per lavoro, salute o necessità.
  • Per per chi vive in un Comune fino a 5.000 abitanti, spostarsi liberamente, tra le 5.00 e le 22.00, entro i 30 km dal confine del proprio Comune (quindi eventualmente anche in un’altra Regione), con il divieto però di spostarsi verso i capoluoghi di Provincia: di conseguenza, sarà possibile anche andare a fare visita ad amici e parenti entro questi limiti orari e territoriali.
  • I ristoranti e le altre attività di ristorazione, compresi bar, pasticcerie e gelaterie, sono aperti esclusivamente per la vendita da asporto, consentita dalle 5 alle 22, e per la consegna a domicilio, consentita senza limiti di orario
  • Le funzioni religiose con la partecipazione di persone si possono svolgere, purché nel rispetto dei protocolli sottoscritti dal Governo con le rispettive confessioni
  • Confermata la possibilità di organizzare spettacoli da trasmettere in streaming o di utilizzare gli spazi come ambienti per riprese cinematografiche e audiovisive, nel rispetto delle misure di sicurezza previste per tali attività
  • È consentito recarsi presso centri e circoli sportivi, pubblici e privati, del proprio Comune o, in assenza di tali strutture, in Comuni limitrofi, per svolgere esclusivamente all’aperto l’attività sportiva di base, nel rispetto delle norme di distanziamento sociale e senza alcun assembramento, in conformità con le linee guida emanate dall’Ufficio per lo sport, sentita la Federazione medico sportiva italiana (FMSI), con la prescrizione che è interdetto l’uso di spogliatoi interni a detti circoli
  • È consentito svolgere all’aperto e a livello individuale i relativi allenamenti e le attività individuate con il suddetto decreto del ministro dello sport del 13 ottobre 2020, nonché gli allenamenti per sport di squadra, che potranno svolgersi in forma individuale, all’aperto e nel rispetto del distanziamento. (rrm)

 

Nella foto di copertina [courtesy ReggioTv] il team di vaccinazione del Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria: Lorenzo Malaspina, Stella Zaffino, Donatella Romeo, Giuseppe Romeo, Verduci Leo Antonio, Carmelo Mangano, Maria Altomonte, Antonella Marando, Elena De Pietro, Francesca Ravenda, Luciano Amaddeo.

ELEZIONI REGIONALI, SPIRLÍ HA GIÀ DECISO
SI VOTA L’11 APRILE, COVID PERMETTENDO

Fissata dal presidente facente funzioni Nino Spirlì la nuova data per le prossime elezioni regionali: si voterà (Covid permettendo) la domenica successiva a quella di Pasqua, l’11 aprile. È una decisione presa, d’intesa con il presidente della Corte di appello di Catanzaro, e dopo aver sentito il presidente del Consiglio regionale, gli esponenti nazionali e locali delle varie forze politiche e gli assessori della Giunta regionale.

«Assumo – ha dichiarato Spirlì – la decisione di rinviare al prossimo 11 aprile le consultazioni per l’elezione del presidente della Regione e dei consiglieri regionali della Calabria. Il relativo decreto di indizione delle elezioni è in fase di elaborazione. L’emergenza sanitaria che interesserà la regione nelle settimane e nei mesi a venire mi induce ad assumermi una responsabilità ulteriore per salvaguardare la salute e l’incolumità dei Calabresi. Ritengo – ha detto il. presidente pro-tempore – che in momenti drammatici come questo non ci siano vincoli di sorta che possano o debbano impedire di poter decidere secondo buon senso e maturità».

La decisione di Spirlì non trova tutti d’accordo. Mentre il commissario regionale del Partito Democratico Stefano Graziano afferma che «Il rinvio delle elezioni regionali in Calabria rappresenta una buona notizia per la democrazia», dando atto al presidente ff «di aver preso un’importante decisione a tutela della salute dei calabresi. Sarebbe stato davvero troppo rischioso e limitante per tutti avviare le procedure elettorali in questi giorni in cui l’Italia è zona rossa», di parere opposto quasi tutta la maggioranza, che teme di perdere consensi con rinvio del voto.

L’avv. Carlo Salvo già candidato per la Casa delle Libertà alle elezioni del 26 gennaio, ha affidato all’AdnKronos una puntuta dichiarazione. C’è – secondo l’avv. Salvo – il rischio di creare un precedente anomalo: «Ma dopo l’annuncio con il quale il presidente della Regione Calabria, Nino Spirlì, ha comunicato il rinvio delle elezioni regionali all’11 aprile, chi potrà escludere che, ammesso che il presidente della Corte d’Appello di Catanzaro accetti questa soluzione, poi non ci sarà un secondo rinvio, quindi un terzo e poi un quarto? L’ipotesi che il presidente della Corte d’Appello di Catanzaro possa accogliere la decisione del presidente Spirlì di rinviare le elezioni, dopo che lo stesso governatore aveva firmato il decreto per fissare il voto il 14 febbraio, può creare un precedente anomalo se non rischioso. Il rinvio, infatti, può trasformarsi solo nel primo dei tanti, perché una volta stabilito che la causa dello spostamento della data del voto è la pandemia, chi può escludere che anche a ridosso dell’11 aprile la situazione pandemica non si sia attenuata? E a quel punto, dopo aver creato il primo, singolare precedente, il governatore, d’intesa con il presidente della Corte d’Appello, che fa? Rinvia ancora il voto a dopo l’estate? E se la campagna vaccinale, al momento lentissima, non dovesse produrre gli effetti sperati, le elezioni verranno ancora spostate magari all’autunno se non al 2022? Insomma, Spirlì è destinato ad essere il governatore (non eletto da nessuno) a vita?».

L’avv. Salvo ha voluto anche sottolineare un particolare che riguarda le prossime consultazioni regionali: «Sembra strano che dopo l’intervista in cui il sindaco Napoli, Luigi De Magistris, si è detto disponibile a candidarsi alla presidenza della Regione Calabria solo se le elezioni regionali saranno accorpate alle amministrative della prossima primavera, l’unico a venirgli incontro sia stato il presidente Spirlì, il quale, avviando la procedura per il rinvio delle elezioni regionali, ha rinnegato il decreto con il quale lui stesso aveva fissato le elezioni regionali per il 14 febbraio, e sconfessato il documento che ha sottoscritto e che ribadiva, anche dopo l’indicazione del Cts che consigliava di rinviare il voto, la fissazione delle lezioni regionali nel giorno di San Valentino. In questo modo, non si fa altro che favorire le aspirazioni di De Magistris, che probabilmente non attende altro che un rinvio della data delle elezioni per scendere in campo come aspirante governatore della Calabria, scelta che anche ieri non ha affatto escluso».

L’avvocato Salvo ha concluso dicendo: «Vorrei pensare che il presidente facente funzioni stia agendo in buona fede, ma è difficile non rendersi conto che così facendo, l’agenda politica del centrodestra la sta paradossalmente dettando proprio il sindaco di Napoli, che pare sia la persona titolata a decidere il giorno in cui i calabresi dovranno tornare al voto. Mi chiedo: all’insaputa di Spirlì?» (rp)

Non si vota più il 14 febbraio. Spirlì ha avviato la procedura per il rinvio

Annullate le elezioni regionali fissate per il 14 febbraio. Il presidente pro-tempore Nino Spirlì ha avviato nel tardo pomeriggio del 31 dicembre la procedura per il rinvio delle elezioni regionali.

«Nel pieno rispetto dei ruoli istituzionali – ha dichiarato il presidente ff –, attendo di poter condividere la nuova data con il presidente della Corte d’appello di Catanzaro, passaggio necessario per poter adottare il nuovo decreto di indizione delle elezioni regionali. Questa decisione – ha spiegato – segue la comunicazione ricevuta dai ministeri competenti circa il recente parere del Cts nazionale, oltre che i dati inseriti nell’ultimo monitoraggio dell’Iss, secondo cui la Calabria ha un Rt che supera la soglia di allarme (1,09) e che è compatibile con uno scenario di tipo 2. È dunque necessario non esporre i calabresi a un grave rischio sanitario. Perciò, dopo aver sentito il parere dei rappresentanti politici regionali e nazionali, e pur restando all’interno della forbice temporale già indicata dal Governo, ho ritenuto doveroso scegliere un’altra data rispetto a quella del 14 febbraio, che era stata indicata sulla scorta di previsioni sanitarie diverse rispetto a quelle attuali».

«Quanto a presunte frizioni politiche legate a questa scelta – ha concluso Spirlì –, ribadisco che in campo c’è solo il buon senso che contraddistingue da sempre questa amministrazione».

Qual è la data ottimale per indire i comizi elettorali? Tenuto conto della campagna di vaccinazione che riparte lunedì 4 e i dati sulla pandemia che arriveranno nella settimana sulla situazione dopo la chiusura natalizia, non è immaginabile una data antecedente a maggio. Ma, considerato che il 9 giugno sono previste le elezioni amministrative di importanti comuni come Roma, Milano e Napoli (in totale saranno 1.263 i comuni chiamati ad eleggere il nuovo Sindaco e il Consiglio comunale) è molto probabile che prevalga l’ipotesi di un election-day e quindi anche la Regione Calabria potrebbe andare al voto il 9 giugno. Nel caso, poi, dell’eventuale scioglimento del Consiglio comunale di Reggio, causa annullamento delle elezioni per irregolarità nel voto, per la stessa data sarebbero chiamati al voto anche i reggini. (rp)

Elezioni regionali: il pasticcio della data e le decisioni di Spirlì. Si vota il 9 giugno?

Mercoledì sera si è lasciato andare a un furente sfogo contro il Consiglio dei Ministri che ha “dimenticato” di mettere all’ordine del giorno l’eventuale rinvio delle elezioni regionali in Calabria, in atto fissate per il 14 febbraio, ieri, invece il presidente pro-tempore Nino Spirlì ha lasciato intendere di aver deciso autonomamente per il rinvio. La legge affida al presidente della Regione, previa consultazione con il presidente del Consiglio regionale e il presidente della Corte d’Appello, di fissare la data delle elezioni: non risultano incontri né con l’uno né con l’altro esponente istituzionale, ma dal plauso del sen. Magorno espresso a Spirlì si può intuire che il presidente ff abbia dato ascolto alla Commissione Tecnico Scientifica che suggeriva cautela e il rinvio ad altra data, a causa della pandemia.

Tutto il centro-destra si è schierato contro il rinvio, ma Spirlì ha ritenuto – nel giusto – non chiamare alle urne gli elettori con la pandemia in corso e il rischio contagio che potrebbe derivare dall’affollamento ai seggi. Quale data, non è ancora dato di sapere, ma secondo voci raccolte a Roma si fa strada l’ipotesi dell’election-day del 9 giugno, già fissato per le elezioni amministrative di importanti città come Napoli e Roma. A questa data potrebbero aggiungersi le nuove elezioni per il Comune di Reggio se il ministro dell’Interno dovesse accogliere le istanze del centrodestra e di Klaus Davi per annullare la consultazione di settembre, a causa dei brogli rilevati con il caso del consigliere comunale Nino Castorina.

Uno scenario inatteso e davvero imprevedibile se ci fosse l’abbinata Comune-Regione: il centrosinistra avrebbe qualche difficoltà a riproporre, date le circostanze, un Falcomatà Ter, ma non ha il sostituito utilmente spendibile per raccogliere un nuovo successo elettorale. Il consenso mancato al candidato della Lega Nino Minicuci dovrebbe indurre, dall’altra parte, a puntare su un’altra personalità “reggina” per raggiungere l’obiettivo.

Alle regionali, il rinvio offre un assist inatteso alla sinistra che ha più tempo per serrare i ranghi e costruire una coalizione in grado di competere con l’avversario dato per favorito. Non ci sono ancora nomi, né indicazioni precise, a parte le provocatorie disponibilità di Vittorio Sgarbi e di Barbara D’Urso, che ovviamente fanno da cornice semiseria a una situazione che se non fosse grave sarebbe persino comica. Si profila l’idea di un “papa straniero”, sia a destra sia a sinistra. A fronte dello straniero Luigi De Magistris (l’attuale sindaco di Napoli, con moglie catanzarese) ci sarebbe l’abituale candidato di Berlusconi, il medico ortopedico Bernardo Misaggi, calabrese ma ormai milanese d’adozione, il quale, però, pretende un impegno ufficiale dell’ex cav prima di impegnarsi.

Ci sarà giusto la pausa di Capodanno e già domani ricominceranno i giochi e le schermaglie, dall’una e dall’altra parte, ma non vanno sottovalutate le potenzialità di un patto civico con l’adesione di esponenti della società civile, professionisti e indipendenti, in grado di scompaginare intese e pre-accordi. La notte di San Silvestro avrà portato consiglio? (s)

Elezioni, Spirlì furente con il Governo: ha deciso di non decidere

Il mancato inserimento nell’Ordine del giorno del Consiglio dei ministri della data delle prossime elezioni regionali calabresi ha mandato su tutte le furie il presidente pro-tempore Nino Spirlì. Appreso dal sottosegretraio Fraccaro che non sarebbe nemmeno stato sfiorato il problema dell’eventuale rinvio delle consultazioni previste per il 14 febbraio a causa della pandemia, Spirlì è sbottato: «Governo codardo, ha abbandonato i calabresi. Dopo la ridicola mazurca di inutilizzabili commissari ad acta; dopo le mancate dimissioni da parte del presidente grillino della commissione Antimafia, che offende gli eroici caduti; dopo la finta disponibilità nei confronti di questa regione, che sta dimostrando di riuscire non solo a sopravvivere, ma a guadagnarsi le prime posizioni in Italia, in Europa e nel mondo per capacità organizzativa; nonostante la Calabria sia orfana di Stato; il Governo – continua Spirlì – smentisce se stesso e cancella il parere del Cts nazionale, confermando come buona la forbice temporale decisa a novembre per le prossime elezioni regionali calabresi».

«Chi decide di non decidere, codardamente decide: il 14 di febbraio è, dunque – osserva il presidente della Regione –, una data che, anche per il Governo nazionale, non farà correre pericoli a chi dovrà esercitare il proprio diritto di voto. Dopo aver costantemente bussato alla porta del presidente della Regione Calabria, con presunto spirito collaborativo, e dopo aver caricato a pallettoni la stampa di regime – che attaccava me e la maggioranza di governo in Calabria, additandoci come sterminatori di calabresi – i ministri targati Pd, M5s, Leu e Iv hanno deciso che in Calabria l’aria è buona, il virus è morto e a San Valentino si apriranno scatole di cioccolatini e urne elettorali».

«Adesso – ha concluso Spirlì –, si dovranno giustificare agli occhi dei propri elettori e sostenitori, dato che la maggioranza alla quale appartengo sapeva già con chi aveva a che fare. Si sono stanati e cacciati da soli. Da oggi in poi, non consentiremo a nessuno di dare lezioni di politica e buon senso». (rp)

Commissariamento, Spirlì contro il Governo. La sen. Modena (FI): domani è già troppo tardi

Il presidente f.f. della Regione Calabria, Nino Spirlì, ha attaccato il Governo per la mancata nomina del commissario ad acta della Sanità calabrese. Anche dal Parlamento si levano ferme proteste. La sen. Fiammetta Modena (FI) afferma che  «è morta la speranza dei calabresi». «Presidente Conte – afferma la senatrice, componente della Commissione Giustizia –, possibile che lei e il suo Governo non abbiate ancora trovato e nominato un nuovo Commissario della sanità in Calabria? Quanto i calabresi dovranno ancora aspettare? Laggiù tutto sta morendo. È mort la speranza dei calabresi dopo aver chiuso ben 18 ospedali diversi. Oggi – dice l’esponente forzista – oltre far montare all’Esercito ospedali da campo sparsi per il territorio, perché non pensa di riaprirne uno di quelli già chiusi e farne un grande centro Covid regionale? Possibile che con il suo potere, che è immenso in questi mesi, non abbia trovato una personalità del mondo scientifico o manageriale da mandare al servizio dei calabresi? Sono settimane che vi arrovellate su questo tema. È gravissimo che lo scontro tra PD e Movimento Cinque Stelle paralizzi la scelta definitiva. Ma è proprio necessario dover trovare un uomo del PD legato magari al Presidente Zingaretti da mandare a Catanzaro? O un prefetto in pensione? In questi mesi lei ha nominato centinaia di esperti nella sua task force: prenda il migliore che ha e lo mandi in Calabria.

«Cosa ancora deve accadere – conclude la sen. Modena – perché vi rendiate conto dello sfascio immane della sanità in Calabria e della disperazione reale di centinaia di migliaia di famiglie? E se alla fine non saprà proprio cosa fare prenda il suo commissario del cuore, Arcuri, e lo mandi laggiù, calabrese tra i calabresi, forse questa volta potrebbe essere utile davvero a qualcosa o a qualcuno».

«Da un mese – ha dichiarato il presidente Spirlì – stiamo aspettando il commissario e siamo non più al primo e neanche al secondo: abbiamo fatto ambo, terno e quaterna. Suppongo che ci stiamo preparando alla tombola e spero che non sia natalizia, visto che ancora manca un mese a Natale. Non è possibile che il Governo continui con questa girandola, con questo carosello veneziano di cavallini imbizzarriti, che hanno solo un nome e nient’altro. Non è neanche possibile che ogni nome proposto dal Governo sia bocciato dal Governo stesso. E tutto questo nonostante la nostra pazienza, la nostra disponibilità, il nostro impegno a lavorare, in questo momento di vacatio, al posto dell’esecutivo nazionale».

«Delle due, l’una: o non funziona la Calabria – ha sottolineato Spirlì – o non funziona lo strumento del commissariamento governativo della Sanità, considerato anche il fatto che, in queste settimane, stiamo svolgendo il nostro compito con grande impegno e risultati. Medici, paramedici, tecnici, oss, personale parasanitario di tutti i tipi, associazioni di volontariato: la politica calabrese è presente e opera al posto di tutti coloro i quali avrebbero dovuto essere su questi territori e, invece, non ci sono».

«Dobbiamo chiederci – ha concluso il presidente f.f. – per quanto tempo ancora il Governo “annacherà il pecoro”. Noi siamo arrivati al colmo della misura». (rrm)

OSPEDALI DA CAMPO, «SIAMO IN GUERRA»
PERÓ MANCANO I GENERALI IN CALABRIA

di SANTO STRATI – Sono almeno sette gli ospedali inutilizzati (mai aperti, chiusi, da sistemare, etc) che abbiamo in Calabria; ciononostante, il presidente ff Nino Spirlì si rivolge alla protezione civile (oltre a invocare il Cielo) e si fa montare quattro ospedali da campo nella regione. Non solo, scatena anche un’offensiva (!) di assunzioni (300, metà medici, metà infermieri) in grado di fronteggiare la “guerra”, come se bastassero poche centinaia di risorse fresche per fronteggiare l’emergenza. Una guerra che però non ha generali in Calabria e senza guida le guerre non si vincono.

Già, siamo in guerra, è inutile nasconderselo e il nemico è insidioso, temibile, sottile. Non uccide più come prima, ma fa tanti prigionieri. E siamo tutti prigionieri di una pandemia a cui nessuno, complici il bel tempo, le vacanze estive, le tavolate al mare (senza presunte conseguenze infette), ha pensato di prepararsi nel caso di un nuovo assalto autunnale. nessuno di chi ci governa, di chi ci amministra, di chi ha il potere di decidere. Dal Governo abbiamo un meraviglioso esempio di pressapochismo dilagante, dilettanti allo sbaraglio, che stanno giocando con la pelle degli italiani. Cosa possiamo pretendere?  Se al Governo centrale non sanno che fare, cosa possiamo chiedere agli amministratori locali?

Oltretutto questa disgraziata terra sconta pure il lutto della presidente Jole che, oltre ad aver lasciato un vuoto tra chi la stimava devotamente e chi cominciava ad apprezzarla, ci ha lasciati anche in un mare di guai. Ovviamente senza colpa (la morte è implacabile e non spedisce preavvisi) e se avesse avuto qualche settimana in più, probabilmente avrebbe rimediato all’orribile sciocchezza del vicepresidente in quota leghista. Nessun pregiudizio su Nino Spirlì, intellettuale, autore televisivo, blogger convinto, ma politicamente irrecuperabile. Inguaribilmente inadatto al ruolo, sperduto già prima della nuova ondata della pandemia, irrimediabilmente confuso in una funzione che richiede competenza, capacità e, soprattutto, autorevolezza.

Nella settimana della sua scomparsa, la presidente Jole aveva un importante appuntamento nell’agenda: doveva incontrare il sindaco di Catanzaro Sergio Abramo (ormai insofferente agli azzurri e ammaliato dalle sirene salviniane) per concordare un’iniziativa che avrebbe fatto scalpore, ma avrebbe dato alla Calabria un vicepresidente con un cursus politico di tutto rispetto. L’intesa del progetto era nota a pochi: ritiro della delega di vicepresidente a Spirlì (lasciandogli magari quella della cultura, questo non è chiaro) e nomina del sindaco di Catanzaro Abramo a vicepresidente. Un politico cui lasciare le redini in caso di un impedimento che la povera Jole sentiva sempre più vicino e pressante. Ma il destino, beffardo e crudele nei confronti dei calabresi, ha chiuso gli occhi per sempre alla prima donna presidente della Regione e lasciato con le pive nel sacco un quanto mai sconfortato Abramo. Regalando, perfidamente, ai calabresi un improbabile “facente funzioni” che avrebbe dovuto reggere per qualche mese una legislatura in scioglimento. Ma siccome, quando ci si mette, il diavolo ne pensa una più di se stesso, quale migliore occasione del Covid per scombussolare totalmente la Regione Calabria? Zona rossa, elezioni rapide praticamente impossibili causa virus, una guida disperata a sovrintendere una valanga di problemi a cui si aggiungeva l’emergenza coronavirus.

«Siamo in guerra» – ha detto Spirlì – e noi concordiamo col il presidente ff. ma per fare la guerra ci vuole la truppa, e, soprattutto, ci vogliono i generali. E in Calabria non ce ne sono. Più volte ha ripetuto Spirlì che lui è al posto di comando «per una disgrazia» e l’hanno – ahimè – capito a proprie spese i calabresi, ma, obiettivamente, non si può pensare di continuare così fino ad aprile, forse maggio. Attendere nuove elezioni e intanto vedere questa terra già stremata da mille problemi, seviziata e annientata dagli interventi televisivi di Spirlì quanto meno imbarazzanti e inopportuni. Non può continuare l’attuale facente funzioni a offrirsi come agnello sacrificale per l’altare dell’audience televisiva: è dappertutto, tutti lo vogliono. Ma non perché abbia cose importanti da dire, ma perché è talmente la caricatura di se stesso che il povero Crozza, nella sua gustosa imitazione, ha avuto il suo bel da fare per cercare un po’ di originalità. Un copione interamente scritto, per far ridere gli italiani della Calabria, con un giullare gaudente e improvvido, che non si rende conto che non fa ridere con le sue esternazioni, ma fa ribollire di rabbia i poveri calabresi che se lo sono trovati sul groppone.

Non è un generale Spirlì (e probabilmente non ci tiene né ad esserlo né a diventarlo): non è come scrivere un testo televisivo, un copione che altri reciteranno più a o meno intensamente, ma si tratta di governare. E non si può governare se non se ne hanno le capacità: non si può minacciare di chiudere le scuole, quando ci hanno – a malincuore – già pensato i sindaci; non si possono prendere provvedimenti risibili come quelli di trasformare con uno schiocco di dita ospedali in unità specializzate per malati Covid. Mancano uomini, le risorse più importanti: i soldi ci sono ma in Regione non sono capaci di spenderli, né sono stati capaci di utilizzarli quando c’era il tempo di fare prevenzione e organizzare reparti e letti di terapia intensiva. Si va avanti anche qui, come succede a Palazzo Chigi, tra tentativi e improvvisazioni, inseguendo ordinanze che si smentiscono l’una con l’altra in un carosello di brutte figure (ma questo sarebbe il meno) che fanno però danni seri ai malati, ai medici, a tutto il personale sanitario che sta dando letteralmente la pelle pur di salvare ogni vita umana che capita nelle loro mani.

Siamo nella disperazione più totale: è questa la drammatica constatazione. Senza guida politica, senza guida sanitaria e senza speranza (non c’entra il ministro, quello è già fuori scena per conto suo). Venerdì il Consiglio dei Ministri avrebbe potuto revocare l’imbarazzante scelta del Ministro della Salute e nominare un nuovo commissario per la Sanità in Calabria, ma non l’ha fatto. Sicché abbiamo Zuccatelli indicato da Conte – su proposta del ministro dell’Economia e di concerto con il ministro della Salute – del cui decreto di nomina non si hanno traccia, anche se pare firmato lo stesso 7 novembre, dopo il secco twitter di Conte che licenziava Cotticelli. Ma al Governo non hanno ancora capito che i calabresi sono arcistufi della colonizzazione sanitaria, non tollerano più le insidiose promesse di un governo giallo-rosso che non riesce a convincere nemmeno i suoi stessi componenti, e non sopportano più le allucinate esternazioni di Spirlì . I calabresi ora esigono soluzioni concrete, a cominciare dalla sanità. Cominci, il Governo, ad azzerare il debito della sanità di cui ha la massima colpa avendo nominato commissari incompetenti e incapaci di far quadrare i conti. Si riparta da zero e si scelgano personalità che conoscano il territorio e, soprattutto, abbiano voglia di aiutare questa terra. Ben venga Strada – se affiancato da capacissime risorse locali: il nome è garanzia di efficienza, ci può stare, ma non basta la chiara fama, servono provvedimenti, scelte contabili, interventi pratici e non solo amministrativi. Servono competenza e conoscenza della realtà calabrese, sennò ritorniamo al punto di partenza, anzi peggio di prima.

C’è un’opportunità importante, da non lasciarsi sfuggire: giovedì prossimo 400 sindaci dei capoluoghi e di tutti i paesi della Calabria saranno a manifestare davanti a Palazzo Chigi a mezzogiorno. Abbiamo suggerito di farsi ricevere dal Presidente della Repubblica che ci siamo permessi di invocare, a nome dei calabresi, della nostra terra, Mattarella di dare un segnale di attenzione. Sarebbe importante. Anzi, è necessario. Presidente Mattarella ascolti la Calabria e faccia capire che l’Italia c’è davvero per questa nostra sfortunata regione. (s)

La fonte di Cotticelli è l’usciere… Ore contate per il Commissario alla Sanità

Provenendo dall’Arma dei Carabinieri, il gen. Saverio Cotticelli, attuale commissario della Sanità in Calabria, sa bene cos’è la dignità, quindi il minimo che gli si richiede, dopo l’allucinante intervista andata in onda ieri sera su Rai 3, è non di annunciare le dimissioni, ma di raccogliere immediatamente le sue cose e salutare tutti, subito. Senza aspettare o indugiare per raccogliere la richiesta di dimissioni che, a gran voce, sono richieste da tutti, in maniera trasversale.

Il Fatto Quotidiano- sul presidente ff Spirlì

Non bastavano le imbarazzanti esternazioni del presidente facente funzioni Nino Spirlì, al quale oggi il Fatto Quotidiano dedica un ampio servizio oggi, ai calabresi tocca pure inorridire davanti all’assoluto candore del Commissario Cotticelli a giustificare le cose non fatte nell’intervista televisiva del programma Titolo V. Il video dell’intervista sta diventando virale, e sarebbe esilarante se non fosse così drammatica la situazione: la fonte del Commissario sui posti letto in terapia intensiva un preparato funzionario «no, io sono l’usciere…!». E la domanda, facile facile, è: ma chi ha nominato Cotticelli? È questa la strada che che ha in mente di percorrere il Governo con la proroga dell’infame decreto Sanità? E la considerazione finale: con quale faccia, in Parlamento, si continuerà a parlare di commissariamento della sanità in Calabria?

Ci sarà il coraggio e la determinazione di affrontare il ministro della Salute e l’intero Governo per interrompere questo orrido scempio nella sanità calabrese? La parola passa ai 32 deputati e ai 12 dodici senatori eletti in Calabria o di origine calabrese, alla Giunta e al Consiglio regionale, a tutti i sindaci e gli amministratori locali. L’indignazione non basta, occorre produrre una formale contestazione al ministro Speranza e al presidente del Consiglio Conte: la Calabria non vuole più commissari incompetenti e scelti dalla politica. Ci sono in loco le professionalità giuste che saprebbero cosa fare. Non è difficile, provateci, ma senza timori o esitazioni: i calabresi non ne possono più. (s)

Ecco l’intervista integrale andata in onda nel programma Titolo V, ieri sera su Rai 3:

https://www.facebook.com/story.php?story_fbid=213540813463252&id=100044220049656

ZONA ROSSA O GIALLA , DIATRIBA INUTILE
LA REGIONE VOTI CONTRO DECRETO SANITÀ

di SANTO STRATI – Il Consiglio regionale è stato convocato in via straordinaria domani, sabato per votare un ordine del giorno con cui si chiede per la Calabria il declassamento da zona rossa a zona gialla. Il che, se permettete, è una rispettabilissima iniziativa ma che non serve a nulla: rossa o gialla la zona, poco cambia per la nostra regione, visto che la decisione – sicuramente non facile – di un parziale lockdown per la Calabria risponde esclusivamente a una logica di prevenzione e non si basa, ovviamente, sul numero dei contagi, per fortuna molto più bassi che nelle altre tre regioni diventate zona rossa. Il problema principale riguarda la fragilità strutturale della sanità in Calabria: non ci sono, di fatto, le condizioni per affrontare ricoveri di massa in terapia intensiva, ove il contagio dovesse assumere livelli incontrollabili. In altre parole, occorre fermare le possibilità di rischio contagio costringendo i cittadini a evitare situazioni di assembramento e l’unico strumento valido, ad oggi, risulta la chiusura di attività e bloccare le persone a casa. Piaccia o no, la situazione provocata da dieci anni di insensato commissariamento della sanità nella regione ha messo in ginocchio il territorio calabrese, con una feroce (e criminale) politica di tagli economici che hanno guardato solo ai risparmi ottenuti e non al numero delle vittime di malasanità che si sarebbero potute evitare. È questo il vero senso della battaglia che tutti insieme, Consiglio e Giunta regionale, sindaci, amministratori, società civile, devono portare avanti: opporsi con ogni mezzo all’infame decreto Sanità la cui proroga per 24-36 mesi è un’offesa ai calabresi e una mortificazione per le competenze e le capacità locali che, grazie a Dio, non mancano.

Da ogni parte si levano scudi contro la decisione di instaurare una zona rossa (ogni sindaco ha deciso di dire la sua), ma dopo le dichiarazioni del ministro della Salute Roberto Speranza alla Camera c’è poco da contestare: il problema non è il colore della zona, ma ha due aspetti di fondamentale importanza. Il primo riguarda l’organizzazione e l’immediato adeguamento delle strutture sanitarie per fronteggiare la crisi covid (visto che da giugno ad oggi, pur avendo i quattrini, si sono realizzati appena sei posti in più di terapia intensiva a Reggio), così da scongiurare una evitabile quanto odiosa ondata di nuove vittime per mancata assistenza. Il seocndo è rivolto al tessuto imprenditoriale e sociale: se il Governo decide di chiudere, lo faccia, ma prima metta i quattrini per ristorare le perdite nelle tasche di ristoratori, baristi, commercianti, esercenti che vedono sfumare non solo ricavi che già si annunciavano ridotti al 50%, ma anche qualsiasi aspettativa di ripresa economica. È comodo dire chiudiamo e poi paghiamo: il Governo deve prendersi la responsabilità diretta di gestire la crisi sia sanitaria sia economica, lasciando parte le promesse (ci sono svariate migliaia di lavoratori che aspettano ancora la cassa integrazione da aprile e si sono salvati grazie alle generose anticipazioni dei datori di lavoro, quando è stato possibile) e mettendo nero su bianco date e cifre, Soldi veri, non crediti d’imposta. Le serrande sono abbassate ma le spese corrono ugualmente: affitti, utenze, tasse e imposte, contributi, manutenzione e quant’altro serve per tenere in piedi un’azienda. I nostri governanti, probabilmente, non conoscono le dinamiche di spesa per gestire un’attività commerciale, ma non possono più ignorarle, come non possono ignorare le centinaia di migliaia di imprenditori e lavoratori autonomi invisibili ed esclusi, pur facendo capo alla filiera produttiva del Paese. Lo abbiamo scritto e lo ripeteremo fino alla noia: si rischia di provocare una spaventosa crisi di nuova povertà che investe il ceto medio, i piccoli imprenditori, gli artigiani, i commercianti. Serve bloccare ogni imposizione fiscale se si vuole salvare il tessuto produttivo, diversamente salta in modo irreversibile l’economia del Paese e sarà troppo difficile arginare la spaventosa massa di nuovi disoccupati (licenziati) di precari senza alcuna possibilità di reimpiego, di padri di famiglia disperati perché privati di qualsiasi reddito. E cosa danno da mangiare ai propri figli? Le promesse del Governo?

Quindi, ben vengano le iniziative di lotta, il rigore – possibilmente trasversale – delle forze politiche calabresi a chiedere di guardare con occhio diverso ai bisogni reali della nostra disgraziata terra. Perché è intollerabile che ancora oggi gli italiani del Nord, ricco e opulento, abbiano in investimenti fissi di sanità 84,4 euro a disposizione, contro i 15,9 degli italiani di Calabria: è qui l’odioso divario su cui – proprio nell’ambito sanitario – bisogna confrontarsi e alzare la voce, battere i pugni, fino a farsi sentire, senza rinvii né vaghe assicurazioni. La riserva del 34% a favore del Mezzogiorno in termini di spesa per gli investimenti è diventata legge e bisogna dare atto al premier Conte e al ministro per il Sud Peppe Provenzano, ma già ecco che a proposito del Recovery Fund le regioni del Nord (che covano silentemente il sogno dell’autonomia differenziata) stanno già brigando per togliere al Sud buona parte dei fondi proprio a esso destinati.

Il presidente f.f. Nino Spirlì – cui suggeriremmo per amor di patria di astenersi da altre comparsate televisive che generano solo imbarazzo – fa bene a promuovere una decisa iniziativa contro il rinnovato decreto Sanità, rimarcando le colpe dei commissari che «non hanno svolto il loro lavoro correttamente». Spirlì afferma che «è necessario raccontare le cose per come stanno, sulla scorta di atti formali che fotografano al meglio la verità che stiamo raccontando da giorni. Prima di dire che questa situazione è responsabilità della Regione, dunque, è opportuno che i rappresentanti del Governo interroghino la propria coscienza, facciano un passo indietro e accettino, una volta per tutte, quella che ormai è una certezza: il fallimento della gestione commissariale in Calabria. Quella stessa gestione che l’esecutivo Conte, malgrado una forte opposizione interna, si accinge a riproporre». E il presidente facente funzioni non dimentica di elogiare il lavoro di quanti stanno dannandosi l’anima per aiutare chi soffre: «non consentirò mai – ha detto – che vengano messi in discussione lo sforzo e la professionalità dei medici, degli infermieri e del personale sanitario e amministrativo della regione. Professionisti eccezionali che, nonostante le tante criticità determinate dalle varie strutture commissariali scelte dal Governo, hanno dato – e stanno dando tuttora – il massimo di se stessi per far funzionare l’intero sistema. Li ringrazio uno a uno».

Ma c’è anche chi il commissariamento lo difende. La senatrice pentastellata Bianca Laura Granato non usa mezzi termini: «Paghiamo le dirette conseguenze dell’inadeguatezza anche degli apparati burocratico-amministrativi regionali che solo un commissariamento rafforzato potrebbe sopperire. È davvero fuori da ogni logica invocare l’uscita del commissariamento in queste condizioni, a chi dovremmo affidare la sanità in questa regione? – si chiede la senatrice Granato – certo non ad una classe dirigente e politica che ha miseramente fallito pur avendo avuto il tempo e le risorse per intervenire e mettere in sicurezza il diritto alla salute e alle cure dei calabresi». Con buona pace della sen. Granato è forse utile ricordarle che il decreto Sanità portato a vanto del M5S è stato poi sconfessato da numerosi parlamentari calabresi pentastellati per l’incapacità di offrire soluzioni alla grave situazione della sanità in Calabria.

Anche per questo motivo, ci permettiamo di considerare un’inutile discussione quella che domani il Consiglio regionale – già con le contestazioni di natura politica dell’opposizione – andrà ad affrontare. Si parli di emergenza sanitaria e dell’impossibilità per i calabresi di autogestirsi in un momento così drammatico del Paese e in una situazione dove la salute di tutti è messa seriamente a dura prova. Si individuino gli strumenti di lotta civile per impedire che venga votato il nuovo decreto di commissariamento: questo è l’impegno che i calabresi si aspettano dai loro rappresentanti istituzionali, è questo il vero obiettivo da raggiungere. Mai più commissariamenti, autodeterminazione delle figure professionali locali adeguate a risolvere i problemi e a gestire la sanità, con una non meno importante aspettativa: l’azzeramento del debito pregresso nella sanità. Si può fare, le norme dell’emergenza, l’extradeficit, la disponibilità dell’Europa nei confronti del debito pubblico, lo permetterebbero. Ci vuole volontà politica e una buona dose di coraggio e autorevolezza, che ahimè, non riusciamo a intravvedere in questo esecutivo, in balia dei capricci dei cinquestelle (prossimi a diventare quattro gatti) e dei colpi di tosse d’un Salvini ormai in caduta libera. Il Covid lascerà una insopportabile scia di vittime e danni spaventosi alla nostra economia, ma allo stesso tempo può rappresentare un’opportunità unica per cavalcare la crisi e guidare il Paese verso crescita e sviluppo, mettendo al primo posto il Mezzogiorno e il suo ruolo fondamentale nell’ottica mediterranea.

Ci piacerebbe, dunque, auspicare una sorta di tregua per il bene comune, ma sappiamo che quasi certamente è un sogno irrealizzabile. I nostri irresponsabili esponenti politici (nessuno escluso) sanno solo continuare in inutili schermaglie dialettiche, impalpabili, fumose e inaccettabili, per imputare all’una e all’altra parte ogni genere di errore, per attribuire tutti i guasti di dieci anni di commissariamento della sanità, e, infine, per contrastare qualsiasi iniziativa solo perché presentata dalla parte avversa. Per cortesia, fermatevi, i calabresi ne hanno le scatole piene di questi atteggiamenti e trovate un punto d’incontro per raggiungere il comune obiettivo del bene comune. A leggere le note che arrivano in redazione, da maggioranza e opposizione, non si può non notare che l’emergenza covid non ha insegnato nulla, anzi sta accentuando – in vista del prossimo appuntamento elettorale per il rinnovo del Consiglio regionale – lo scontro politico, senza esclusione di colpi. Basterebbe un onesto e serio esame di coscienza per mettere da parte arroganza, supponenza e incapacità di dialogo e ragionare, una volta tanto, nel solo interesse dei calabresi. (s)

 


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