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Comitato Magna Graecia: L’Arco Jonico rimane abbandonato mentre si parla di Ponte sullo Stretto

Parlamento

Il Comitato Magna Graecia, denuncia che, mentre in Parlamento si è discusso dell’attraversamento stabile dello Stretto, «l’area jonica continua a essere boicottata dai soliti antiquati poteri centralisti».

«Così perpetuando – continua la nota – i cittadini residenti nel territorio Magnograeco, continueranno ad essere trattati a pesci in faccia dall’intera partitocrazia, nonostante il prelievo fiscale esercitato sulla Comunità Jonica, in una ingiusta e sproporzionata relazione, non sia suffragato, minimamente, da uno straccio di rapporto costi/benefici».

«Di giorno in giorno – prosegue la nota – aumentano i segnali di intolleranza democratica nei confronti di chi non perde occasione ad avventurarsi in politiche ottuse e miopi, sprovviste di consapevolezze. Registriamo, ad onor del vero, la  presa di posizione dell’on. Forciniti, unica voce fuori dal coro in un Parlamento che santifica il Ponte sullo Stretto o qualcosa di similare».

«Il tutto in barba ai bisogni dei residenti nell’Arco Jonico – dice ancora la nota – che ricevono briciole di sensibilità con contentini da poveracci. Rotonde sparse lungo la statale 106, ricambio di qualche guardrail, ritinteggiatura random di stazioni ferroviarie. Per la statale nel tratto Sibari-Crotone, ad oggi, non ci sono fondi, e i silenzi di Stato sulla ancora mancata elettrificazione del monobinario Jonico, rimandano al 2026 un progetto che avrebbe dovuto vedere la sua piena fruizione a giugno del 2021. La cosa mortifica ancor di più se si pensa al fatto che i lavori d’elettrificazione della Jonica sono stati assegnati contestualmente alla Belluno-Venezia, ma mentre quest’ultima è stata consegnata ed inaugurata in pompa magna alcuni giorni fa, la Jonica ancora è in alto mare e neppure si intravede l’orizzonte».

«Anche in questo caso – viene spiegato – registriamo l’interessamento della deputata Barbuto, che ha ottenuto il commissariamento di un’opera, non solo utile al traffico su ferro, ma di vitale importanza per il rilancio dello scalo aereo di Sant’Anna, unica e sola aviosuperficie che godrebbe di flussi notevoli se adeguatamente collegata al suo bacino di riferimento: la Sibaritide».

«La partitocrazia politica centralista, però – continuala nota – approfittando dei prossimi investimenti derivanti dai Recovery Fund, rilancia il Ponte sullo Stretto, ritenuto più importante rispetto alle esigenze di una fascia di territorio tenuta in condizioni da Terzo Mondo: stazioni ferroviarie chiuse, tratta a binario unico e non elettrificato, convogli obsoleti; una statale 106 a carreggiata unica a doppio senso con svincoli e accessi abusivi. Nessun accenno alle vie del mare! Questo è il contesto in cui vengono lasciati i cittadini della Magna Graecia, gli stessi che aiutano a infoltire le casse comunali, regionali e gli stipendi dei Parlamentar».

«Non siamo assolutamente contro al collegamento dello Stretto – dice ancora il Comitato – ma lo stesso dovrebbe avvenire a coronamento di politiche infrastrutturali riequilibranti il dato regionale, considerate le vergogne di Stato chiamate: Statale 106 – tratta ferrata – vie del mare – scalo aereo di Crotone».

«Ad oggi – spiega la nota – solo la cantierizzazione di 38km relativi al terzo megalotto, ed allo stato, funzionali solo agli interessi centralisti di convergere i flussi adriatici lungo la direttrice tirrenica, utilizzando quindi l’alto Jonio Federiciano quale collettore tra la A2 e la A14. Non ci sembra spiegabile come la statale 106 sia l’unica realizzata a macchia di leopardo, considerate le varianti in prossimità del Capoluogo di Regione e nella Locride, ed estromettendo il tratto a più alta incidentalità, con flussi anche maggiori rispetto all’A2 e che rappresenta la vera spina dorsale del sistema dei trasporti afferente la città Pitagorica e quella Auso-Bizantina: l’asse Sibari-Crotone. Una disparità di trattamento che si tocca con mano, che grida giustizia, e calpesta la dignità di un popolo».

«Stupisce – viene evidenziato – la mancata indignazione degli Amministratori, dei Referenti Regionali e delle Rappresentanze Parlamentari di questa fascia di territorio, allineate e coperte a quella partitocrazia che ritiene non prioritaria la vertenza Jonio. Non è più né tempo di inviti-appelli né auspici, ma di agire partendo dal basso. Ai cittadini il compito di reagire, in primis ai crotonesi, che rimangono distanti oltre 100km in linea d’area dai punti d’intermodalità e ciò ha comportato e comporta lo stato di totale isolamento dell’area crotoniate dai flussi di traffico. Poi alla classe dirigente dell’Arco Jonico che ha l’obbligo morale di interrogarsi circa le condizioni di sotto sviluppo in cui quest’area è tenuta e il perversare di quest’atteggiamento ostativo e preclusivo di chi è pagato con i soldi di noi tutti».

«Infine – conclude la nota – ci rivolgiamo ai Sindaci del Territorio Crotoniate e Sibarita: “Svegliatevi”! Chiudersi nei succinti perimetri delle Municipalità, non concorrerà a creare un grido unanime e compatto. Contribuirà soltanto a spianare, ancor di più, la strada ai poteri ed ai candidati del  centralismo che continueranno a fare man bassa dei territori di periferia, desertificandoli sempre più, per meri interessi elettorali».  (rkr)

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