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CON IL CIS SANITÀ NASCONO IN CALABRIA
LA CASA E L’OSPEDALE DELLA COMUNITÀ

Sanità in Calabria

di FILIPPO VELTRI – Anche la Regione Calabria ha di recente stipulato con lo Stato il Cis (Contratto Istituzionale di Sviluppo) per la realizzazione del piano sanitario predisposto dal presidente della regione nonché commissario ad acta, Roberto Occhiuto.

Sulla base delle prescrizioni dettate dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) sono previste Case della Comunità, Ospedali di Comunità e Centrali Operative Territoriali (C.O.T.).

Si recepisce un caposaldo essenziale indicato dall’Europa. E cioè, il passaggio da un concetto “ospedalocentrico” dell’assistenza sanitaria ad una nuova filosofia che vede al centro il paziente, soprattutto quello fragile, anziano e con malattie croniche.

La Casa della Comunità (CdC) è il luogo fisico di riferimento per la comunità nella quale la stessa si colloca. Un luogo di prossimità e di facile individuazione dove la comunità può accedere per poter entrare in contatto con il sistema di assistenza sanitaria al fine di trovare risposta ad un proprio bisogno di salute. La CdC introduce un modello organizzativo di approccio integrato e multidisciplinare attraverso un’équipe multiprofessionale territoriale.

«Costituisce la sede privilegiata per la progettazione e l’erogazione di interventi sanitari, tenendo conto delle caratteristiche orografiche e demografiche del territorio al fine di favorire la capillarità dei servizi e maggiore equità di accesso, in particolare nelle aree interne e rurali, nel pieno rispetto del principio di prossimità».

Alle Case della Comunità sono ricomprese tutte le aggregazioni dei Medici di Medicina Generale e dei Pediatri di Libera Scelta, avendone in esse la sede fisica oppure a queste collegate funzionalmente; alle Case della Comunità accederanno anche gli specialisti ambulatoriali.

Standard di personale per una Casa della Comunità: 7-11 Infermieri, 1 assistente sociale, 5-8 unità di Personale di Supporto, (Sociosanitario, Amministrativo).
La Centrale Operativa Territoriale (COT) è un modello organizzativo che svolge una funzione di coordinamento della presa in carico della persona e raccordo tra servizi e professionisti coinvolti nei diversi setting assistenziali: attività territoriali, sanitarie e sociosanitarie, ospedaliere e dialoga con la rete dell’emergenza-urgenza.

L’Ospedale di Comunità (OdC) è una struttura sanitaria di ricovero che afferisce alla rete di offerta dell’Assistenza Territoriale e svolge una funzione intermedia tra il domicilio e il ricovero ospedaliero, con la finalità di evitare ricoveri ospedalieri impropri o di favorire dimissioni protette in luoghi più idonei al prevalere di fabbisogni sociosanitari, di stabilizzazione clinica, di recupero funzionale e dell’autonomia e più prossimi al domicilio.
Più specificamente, l’OdC assolve ai bisogni assistenziali dei pazienti: – anziani a rischio di non autosufficienza o temporaneamente non autosufficienti; – affetti da patologie croniche ad alto fabbisogno assistenziale, durante i periodi di riacutizzazione o nelle fasi post-acute; – oncologici e terminali (non affetti da immunodeficienza acquisita); – non sostenuti o con scarso supporto familiare, in alternativa all’assistenza domiciliare integrata; – in fase di pre-ospedalizzazione o di recupero successivo al momento acuto ospedaliero.
Sono garantiti gli esami diagnostici ed i supporti terapeutici di non elevata complessità tecnologica. L’attività di ricovero è svolta in regime h24 e h12.

L’OdC eroga prestazioni assistenziali avvalendosi dei medici di medicina generale, degli specialisti, del personale infermieristico, dei tecnici della riabilitazione e dei medici del Distretto socio-sanitario.
L’accesso è programmato ed avviene mediante specifica richiesta di ricovero formulata dal medico di medicina generale o dal medico ospedaliero, la quale deve essere rivolta al medico responsabile della struttura.

Standard di personale per 1 Ospedale di Comunità dotato di 20 posti letto: 9 Infermieri, 6 Operatori Sociosanitari, almeno 1-2 unità di altro personale sanitario e un Medico per almeno 4,5 ore al giorno 6 giorni su 7.
Come si vede, le strutture sanitarie di prossimità modificheranno radicalmente l’approccio verso il paziente, privilegiando la prevenzione delle malattie, soprattutto quelle croniche, ed evitando che gli ospedali sede di pronto soccorso siano congestionati con ricoveri impropri.

Un rapporto familiare tra la struttura di prossimità ed il paziente, ed innovazioni come la telemedicina favoriranno servizi sanitari immediati, la risoluzione di problemi con interventi a bassa intensità clinica e degenze non lunghe. Tutto questo farà sì che il personale della rete ospedaliera (hub, spoke, etc.) possa pianificare ed attuare gli interventi più complessi e difficili con maggiore tranquillità e raziocinio. (fv)

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