Chi è Giuseppe Profiti il supermanager della sanità che torna nella sua Calabria

di GIUSEPPE NISTICÒ – Non avevo alcun dubbio che il Presidente Roberto Occhiuto avesse le idee chiare e seguisse criteri di meritocrazia nella scelta del Commissario straordinario dell’Azienda Zero, centro nevralgico delle politiche di intervento nella sanità calabrese. A mio avviso, il prof. Giuseppe Profiti è il vero “Maradona” della Sanità nel nostro Paese.

Innanzitutto mi complimento con il presidente Occhiuto, perché, come promesso, fin dal suo insediamento sta realizzando step by step  il suo piano per rivoluzionare la sanità nella nostra regione. Da mesi, infatti, sta lavorando per convincere Profiti a venire in Calabria, cioè un calabrese doc che da anni fa onore alla Calabria in tutta Italia, documentando così che con le nostre risorse intellettive di calabresi (professori, universitari, medici, ricercatori, economisti) nel campo della sanità siamo in grado da soli di creare il “nucleo duro”della rete evitando di dipendere da professionisti, che vengono da altre regioni.

La Calabria se sa valorizzare le enormi energie di cui dispone può esprimere una sanità di alto profilo. E questo lo posso asserire con piena convinzione dopo 20 anni di vita politica e dopo oltre 40 anni di insegnamento in varie università (Napoli, Londra, Messina, Catanzaro, Roma). Profiti, secondo me, con la sua scelta di rientrare in Calabria ha voluto quasi farsi perdonare per la lunga assenza che è stato costretto a fare vivendo fuori e lontano dalla sua Calabria. 

Conosco il prof. Profiti già dagli anni Novanta, quando ero sottosegretario alla Sanità nel I Governo Berlusconi. In quel periodo egli era già considerato uno dei migliori manager nazionali nel campo della sanità nel nostro Paese. Per questo è stato nominato direttore amministrativo del prestigioso Istituto pediatrico Gaslini di Genova (1998), dopo aver ricoperto, in rappresentanza dell’Università di Genova, il ruolo di segretario generale del Centro di Biotecnologie Avanzate. Ricordo che il mio amico prof. Leonardo Santi, direttore dell’Istituto Tumori di Genova prima e successivamente presidente del Comitato di Biosicurezza e Biotecnologie della Presidenza del Consiglio, ma anche altri colleghi dell’Università di Genova, mi parlavano di lui come di un calabrese “eccellente” di cui erano fieri. Inoltre, nel 1993 era stato nominato dal ministro della Sanità commissario straordinario dell’Istituto dei Tumori di Genova che era un IRCCS (Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico).

Grande, inoltre, la sua esperienza a livello regionale, avendo egli ricoperto il ruolo di direttore generale (programmazione, risorse umane, finanziarie, strumentali e patrimonio) della Sanità in Liguria. I risultati conseguiti sotto la sua guida sia in Liguria sia a Roma, dove è stato presidente dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù, sono stati di valenza internazionale in quanto nell’anno 2013 ha superato gli standard del Boston Children Hospital. E del Great Ormond Street Hospital di Londra. Per tali brillanti traguardi, il prof. Profiti è stato insignito dal ministro della Sanità della medaglia d’oro al valore della Sanità pubblica della Repubblica italiana. Profiti ha inoltre svolto il ruolo di direttore responsabile dell’operazione di salvataggio del San Raffaele di Milano (2011-2012) e successivamente (2013-2016) dell’Istituto Dermatopatico dell’Immacolata (IDI) a Roma. Pertanto, chi può essere un manager migliore di lui nel progetto di salvataggio della sanità in Calabria, dopo dodici anni di gestione disastrosa da parte di commissari straordinari incompetenti nominati dal ministro?

Il prof. Profiti ha ricoperto per tre mandati fino al 2015 il ruolo di direttore generale e di presidente dell’IRCCS Bambino Gesù di Roma, dimostrando straordinarie capacità manageriali e scientifiche.

Nel 2021 accetta di tornare in Liguria, terra cui è molto legato per l’educazione che gli ha dato, come coordinatore del settore sanitario, socio-sanitario e del bilancio dell’Azienda ligure della Sanità.

Sono sicuro, come mi ha anche confermato il presidente Occhiuto che il prof. Profiti si saprà circondare di una task force di professori universitari calabresi che vivono in Calabria o fuori regione, i quali per l’amore che li lega alla loro terra, hanno offerto di dare il loro contributo per rilanciare la qualità della sanità in Calabria, rendendola competitiva a livello nazionale, una Sanità che finalmente potrà rispondere alle emergenze del territorio nonché far fronte con competenza nella nostra regione ai bisogni della gente, arrestando l’esodo dei pazienti e dei loro parenti verso le regioni del Centro e del Nord e la conseguente emorragia di risorse finanziare di oltre 400 milioni di euro all’anno.

D’altro canto, non è difficile immaginare che con la specifica esperienza del prof. Profiti, la Calabria saprà anche dotarsi di alcuni IRCCS che di sicuro innalzeranno lo standard delle prestazioni assistenziali e contribuiranno alla formazione dei nostri giovani laureati nelle tecnologie più avanzate. (gn)

[Il prof. Giuseppe Nisticò, già Presidente della Regione Calabria, è un farmacologo di fama internazionale. È Direttore generale e coordinatore della Fondazione Renato Dulbecco che sta realizzando l’omonimo centro di Biotecnologie a Lamezia Terme]

C’È ANCHE LA BUONA SANITÀ IN CALABRIA
“MIRACOLO” ALL’ANNUNZIATA DI COSENZA

di ANTONIETTA MARIA STRATI – È una «Calabria straordinaria e che non ti aspetti», quella dove, molto spesso, si scrivono bellissime storie di una sanità che funziona. All’Annunziata di Cosenza, è stato asportato un tumore da 7,5 kg. Un vero e proprio record per la nostra regione, considerando che ci sono pochi precedenti in Italia.

Questa, dunque, è una storia che il marito della paziente, della provincia di Cosenza, ha voluto raccontare perché «non si deve sempre e solo parlare di malasanità in Calabria». Nella nostra regione, infatti, ci sono tante, troppe eccellenze a livello medico che non vengono abbastanza valorizzate e che meriterebbero di più, oltre al diritto di rimanere nella loro terra per poter esercitare la propria professione e offrire ai calabresi una sanità come si deve.
Immaginiamo quanto potrebbe essere fondamentale il ritorno o la presenza in Calabria di tante eccellenze nella sanità diffuse nei più prestigiosi atenei e degli ospedali di tutt’Italia, che potrebbe essere un freno per le cosiddette migrazioni sanitarie. Molti pazienti sono costretti a viaggiare per prestazioni non disponibili nella regione, ma spesso anche per interventi semplicissimi sembra più “chic” farsi operare fuori. Ignorando le qualità non certo nascoste dei nostri medici e specialisti che sono rimasti in Calabria e e che lavorano oltre che con assoluta competenza, con impegno e dedizioni senza pari.
Ma non sono solo i pazienti a migrare: secondo uno studio condotto dal Sindacato dei medici dirigenti Anaao Assomed, nel 2021 c’è stata una “grande fuga” dei medici dagli ospedali pubblici: 2886 medici ospedalieri, il 39% in più rispetto al 2020, hanno infatti deciso di lasciare la dipendenza dal Servizio sanitario nazionale e proseguire la propria attività professionale altrove.

In Calabria, il 3,8% dei medici ha deciso di licenziarsi per cercare – secondo quanto riportato dallo studio – orari più flessibili, maggiore autonomia professionale, minore burocrazia.
Insomma, quello che si cerca è «un sistema – si legge – che valorizzi le loro competenze, un lavoro che permetta di dedicare più tempo ai pazienti e poter avere a disposizione più tempo anche per la propria vita privata. Raramente la motivazione principale è la maggiore remunerazione».
Come dichiarato dal dott. Gianfranco Scarpelli, direttore primario del Reparto di Neonatologia all’Annunziata di Cosenza al Corriere della Calabria, «sono necessari continui sforzi ed investimenti in nuove tecnologie, è un campo in continua evoluzione e bisogna stare al passo con le innovazioni per dare risposte costanti ai pazienti e per pareggiare l’offerta sanitaria delle altre grandi realtà» e l’operazione di chirurgia avanzata all’Annunziata di Cosenza, condotta dal prof. Bruno Nardo, primario di Chirurgia e dalla sua equipe, composta dal dr Marco Doni e dal dr Daniele Paglione, anche il primario della Urologia Dr Michele Di Dio, è la dimostrazione di come curarsi in Calabria è possibile.

Un intervento frutto della collaborazione multidisciplinare di diversi professionisti, medici e chirurghi che lavorano nell’Azienda e che ha dimostrato, ancora una volta, come in Calabria è possibile curarsi.
Mia moglie sembrava incinta ma non era possibile, e a fare aumentare la sua pancia, da diversi mesi un tumore maligno che ora è stato asportato» e continua «ancora non riesco a crederci, anche dopo aver visto le foto dell’intervento, e voglio raccontare a tutti questa incredibile storia. Mi è stato detto che si trattava di un tumore maligno a partenza dal retroperitoneo che aveva invaso il rene destro e parte dell’intestino».

Per questo, ha spiegato il marito della paziente, «abbiamo voluto fare una visita con il Primario della Chirurgia Generale dell’Annunziata di Cosenza, che conoscevamo per la sua fama, e dopo tale incontro, ci siamo affidati totalmente a Lui ed alla sua equipe, e devo dire che la fiducia è stata ripagata». Il professore è stato onesto e ci ha detto subito che doveva valutare la fattibilità dell’intervento studiando il caso di mia moglie anche ad un «tavolo anatomico tridimensionale disponibile all’Università della Calabria» nel Dipartimento di Farmacia, Scienza della Salute e della Nutrizione.

Dopo altri esami effettuati ci ha informati che «l’aereo poteva decollare, ma che il viaggio poteva essere molto pericoloso perché, anche se l’intervento era tecnicamente fattibile, il rischio di mortalità era alto. Ci ha anche detto che per offrire il massimo delle possibilità avrebbe richiesto la partecipazione di più professionisti in sala operatoria e così è stato».

Preziosa la collaborazione del personale infermieristico, in particolare della strumentista Francesca Esposito e del referente del blocco operatorio Giuseppe Marano. A condurre e gestire la delicata fase dell’anestesia, per circa 8 ore di intervento, la Dott.ssa Brunelli. Anche se non ci sono stati problemi chirurgici e anestesiologici, in considerazione dell’entità dell’intervento, la paziente ha trascorso la prima notte in Rianimazione, sotto stretto monitoraggio ed il mattino dopo è stata riportata nel reparto della Chirurgia Generale “Falcone” non avendo più necessità della terapia intensiva.
Da pochi giorni ha lasciato l’ospedale, sta bene e sta avendo un decorso regolare.
«Siamo rimasti meravigliati dal decorso normale dopo un intervento così complesso – continua il marito – ringrazio per l’assistenza che hanno dato a mia moglie, tutti quanti i medici del reparto della Chirurgia Generale Falcone, e non solo i medici, ma anche gli infermieri e gli ausiliari, che sono stati sempre attenti e vigili, giorno e notte, e che sotto la guida del caposala Nicola Benedetto, l’hanno aiutata ad alzarsi dal letto ed a farla camminare dopo pochi giorni dall’operazione».

È stata una bella pagina di buona sanità, resa possibile grazie alla sinergia, non solo esistente tra i medici ed infermieri dell’ospedale Annunziata, ma anche grazie alla collaborazione dei professori e ricercatori del nuovo Corso di Medicina e Tecnologie Digitali dell’Università della Calabria, in primis del Rettore Nicola Leone, oltre che dei Professori Sebastiano Andò, Marcello Maggiolini e Maria Luisa Panno.
Ancora una volta il tavolo anatomico tridimensionale, che da pochi mesi viene impiegato dall’equipe del prof. Nardo con il supporto del Dr Rocco Malivindi, nella pianificazione preoperatoria dei casi clinici più complessi, si è rivelato molto utile. Le competenze e le tecnologie dell’Università della Calabria sono un valore aggiunto che la sanità calabrese, ed in particolare quella della provincia di Cosenza, devono necessariamente tenere in considerazione, per la lotta ai tumori e per dare risposte concrete ai pazienti calabresi, al fine di evitare i viaggi della speranza verso gli ospedali del Nord. (ams)

DUBBI SU PIANO DI RIENTRO PER LA SANITÀ
I MEDICI DI CATANZARO SCHIERATI CONTRO

di GIACINTO NANCI – Invece di scrivere il nome dei candidati alle elezioni comunali di Maggio 2022 facciamo tutti una disobbedienza civile per tentare di dare con questa protesta un forte contributo per risolvere i problemi della sanità calabrese, perché la causa principale del disastro della nostra sanità è proprio il piano di rientro sanitario cui siamo soggetti da ormai 13 anni.

La disobbedienza civile deve servire a smuovere i nostri politici e amministratori calabresi a scendere finalmente in campo per chiudere definitivamente questa fase della nostra sanità. Il piano di rientro ci è stato imposto fin dal lontano dicembre del 2009 perché la Calabria allora spendeva per la sanità più di quanto riceveva dalla Conferenza Stato-Regioni. Il piano di rientro sanitario aveva come compito principale quello di risanare il presunto deficit sanitario calabrese. Ma il deficit lo definiamo “presunto” perché non è mai esistito in quanto la Calabria è la regione che, da oltre 20 anni a questa parte, riceve per la sua sanità molti meno fondi pro capite che non le altre regioni nonostante che è la regione che ha tra i suoi circa due milioni di abitanti ben 287.000 malati cronici in più che non in altri due milioni di altri italiani (dato certificato dal DCA 103 del lontano 15/09/2015 del commissario Scura e vidimato sia dal Ministero dell’Economia che da quello della Salute, della serie tutti  sanno la verità). Dove quindi dovevano (e devono) arrivare più fondi ne sono arrivati molti di meno ed è per questo che non potevano bastare per curare i molti malati cronici in più presenti in Calabria.

Il piano di rientro ha fatto ulteriori danni perché con i suoi tagli ha impedito che i molti malati cronici in più si potessero curare bene e il malato cronico che non si cura è risaputo che poi si complica e per curarsi costa molto di più e si complica a tal punto che poi per potersi curare deve recarsi nei centri di eccellenza fuori regione. Ed è per questo che dopo 13 anni di piano di rientro il deficit annuale invece di diminuire è raddoppiato e la spesa per le cure fuori regione è perfino triplicata raggiungendo la stratosferica cifra di 329 milioni di euro. Per risanare la sanità calabrese è quindi necessario che venga modificata la causa prima che la ha affossata e continuerà ad affossarla se non verrà rimossa.

La causa principale è la scorretta modalità di riparto dei fondi sanitari alle regioni che ripartisce molti meno fondi pro capite proprio alla Calabria che ha molti più malati cronici. Prova di quanto appena detto è la modifica fatta dalla Conferenza Stato-Regioni nel 2017 che ha modificato in modo “molto parziale” (per come dichiarato dall’allora presidente della commissione stessa Bonaccini) il criterio di riparto considerando, sempre in modo parziale, anche la numerosità delle malattie presenti nelle varie regioni. Ebbene con questa modifica parziale la Calabria ha ricevuto nel 2017 ben 29 milioni di euro in più rispetto al 2016 (come tutte le altre regioni del Sud).

La modifica non è stata ne ripetuta ne ampliata negli anni successivi. Per capire di quali cifre si parla basta dire che una applicazione del criterio basato sulla numerosità delle malattie presenti nelle varie regioni farebbe moltiplicare per la Calabria i 29 milioni ricevuti in più nel 2017 almeno per quattro. Se infine si considera che la Calabria ogni anno verso circa 100 milioni di tasse e accise in più proprio per risanare il presunto deficit   si capisce bene da dove vengono i veri mali della sanità calabrese. Cento milioni sottratti con un criterio di riparto scorretto e altri cento sottratti alla nostra sanità sotto forma di tasse e accise ci fanno capire che con duecento milioni in più forse saremmo non solo in grado di risanare la nostra sanità ma ci potremmo permettere di fare perfino un centro di eccellenza sullo “studio della neurofisiologia del canto del grillo”.

Allora scriviamo “no al piano di rientro sanitario calabrese” sulle schede elettorali delle elezioni comunali di questo maggio 2022 perché i sindaci sono la massima autorità sanitaria. Così facendo possiamo spronarli a riunirsi e chiedere al governatore Occhiuto di battere i pugni sul tavolo della Conferenza Stato-Regioni per chiedere la chiusura del piano di rientro e la modifica del criterio di riparto basato sulla prevalenza delle patologie altrimenti egli (Occhiuto) sarà l’ennesimo, inutile e anzi dannoso commissario di un piano di rientro che è il vero problema del degrado della sanità calabrese. No al piano di rientro si al riparto dei fondi basato sui reali bisogni delle popolazioni, a meno che i candidati non si impegnino solennemente a battersi per questi obiettivi.  (gn)

(L’autore, Giacinto Nanci, è un medico di Catanzaro)

Sanità / Il presidente Occhiuto incontra Comunità Competente

C

omunità Competente è una delle più attive associazioni a difesa della sanità regionale in Calabria e svolge da anni una forte opera di sensibilizzazione e di tutela della salute pubblica. Il suo portavoce è il dott. Rubens Curia, virologo e grande conoscitore dell’apparato amministrativo della sanità pubblica.

Venerdì scorso una delegazione di Comunità Competente è stata ricevuta in Cittadella a Germaneto dal Presidente Roberto Occhiuto.

Il governatore era affiancato dal Subcommissario Ernesto Esposito e dal Direttore Generale del Dipartimento Tutela della Salute Iole Fantozzi. La delegazione di Comunità Competente era composta da Rubens Curia, Rosaria Brancati, Francesco Costantino, Daniela Diano, Marina Galati, Francesco Mammì, Antonia Romano e Giovanni Schipani. 

Al governatore è stato presentato un propositivo documento su alcune problematiche inerenti i bisogni di salute dei calabresi,

La riunione, che si è protratta per oltre due ore, si è svolta in un clima costruttivo e di serrato confronto in cui si è condiviso il valore della partecipazione, dei vari attori sociali ed istituzionali, alla programmazione dell’organizzazione della sanità; a tal proposito il Presidente, dopo la predisposizione del Piano Operativo, si confronterà con le parti sociali per eventuali integrazioni, inoltre, prossimamente sarà istituito un “tavolo tecnico”, come richiesto, da Comunità Competente, per attivare il “budget di salute”, importante strumento per affrontare le problematiche delle fragilità nei suoi vari aspetti sia attinenti alla salute mentale che alle situazioni di svantaggio sociale. Si è condivisa la proposta di istituire nella nostra Regione una UOC Ospedaliera di Neuropsichiatria Infantile che dovrà integrarsi con le neuropsichiatrie infantili territoriali che dovranno essere potenziate con le necessarie assunzioni di personale. 

Per quanto attiene alla piena attuazione delle Aggregazioni funzionali Territoriali dei MMG h 12 e delle Unità Operative Complesse h 24, la problematica è in corso di definizione nel contratto decentrato dei MMG e dei Pediatri di libera scelta che disegnano un nuovo ruolo di questi professionisti. Si è affrontato, inoltre, l’annosa questione degli screening dei tumori femminili e del colon-retto che vedono la Calabria inadempiente ai LEA, su questo argomento è stato proposto di valorizzare il ruolo dei Consultori Familiari, di attuare il DCA 137/2020 che presenta opportuni finanziamenti e, da parte del Subcommissario, di utilizzare i camper, tenuto conto della orografia della Calabria.                                                                            

Particolare attenzione è stata posta all’organizzazione della salute mentale ed ai nuovi bisogni di salute in questo delicato campo su cui, nel mese di aprile, Comunità Competente e le molte Associazioni del settore organizzeranno una riflessione pubblica a cui hanno invitato il Presidente; infine, per quanto attiene alla riduzione delle “Liste d’attesa”, il Commissario ha firmato un DCA che affronta la drammatica situazione dei tempi di attesa. In merito ai gravi ritardi attinenti all’edilizia sanitaria, sottolineati da Comunità Competente, è stata avviata una  ricognizione da parte della struttura commissariale.                      Il Presidente, consapevole dei ritardi della nostra sanità accumulati negli anni precedenti, ha voluto dotare la sanità della “Azienda zero” che sarà avviata nel mese di marzo. 

L’incontro è terminato con la consapevolezza che sarà necessario attuare un notevole sforzo per consentire l’assunzione del personale di cui il nostro S.S.R. è fortemente carente, intanto eseguendo  i concorsi già autorizzati (circa 500 unità) su cui la struttura commissariale si è già attivata ed inoltre richiedendo ai Ministeri affiancanti ulteriori autorizzazioni con la consapevolezza che valorizzando la Medicina di prossimità i Presidi Ospedalieri potranno svolgere pienamente la loro funzione. 

SANITÀ, ESPLODE IL “CASO BORTOLETTI”
L’ARMA DA TRE MESI NON DÀ IL NULLA OSTA

di SANTO STRATI – L’irritazione del Presidente Roberto Occhiuto è abbastanza evidente e, nella sede del Consiglio regionale a Reggio, prima di presentare l’importante intesa con la Procura reggina per la digitalizzazione degli atti dei processi di mafia, si sfoga con i giornalisti: «100 giorni sono un’eternità: è un assurdo quanto sta avvenendo intorno alla nomina come sub commissario alla Sanità del colonnello Maurizio Bortoletti, scelto dal Governo. Non arriva il nulla osta dall’Arma nonostante i nostri continui solleciti anche a livello centrale. Io lo sento tutti i giorni e “approfitto” dei suoi preziosi consigli, delle indicazioni che con molta generosità mi fornisce. Ma urge una soluzione immediata: ce l’ho bisogno di presenza, non per telefono e grazie solo alla sua grande sensibilità istituzionale».

Già, serve la soluzione a un “caso” abbastanza surreale: il 18 novembre scorso il Consiglio dei ministri, su indicazione del presidente Occhiuto, nomina il colonnello dei carabinieri Maurizio Bortoletti, attualmente in servizio al Comando Carabinieri di Milano, come sub commissario per controllare il piano di rientro del disavanzo finanziario della sanità calabrese. Bortoletti ha un lusinghiero precedente: chiamato a Salerno ha in pratica “risanato” il buco della sanità campana, mostrando intuito e grande capacità operativa nel mondo complesso delle fatturazioni e relativi pagamenti (e in Calabria sappiamo che vigeva la contabilità creativa orale). Bene, Bortoletti sembrava (sembra tutt’ora) l’uomo giusti al posto giusto, ma, inspiegabilmente, c’è un ormai insopportabile traccheggio sul suo distacco che non trova ragione.

Secondo quanto ci ha detto, in via riservata, un alto ufficiale dei Carabinieri «mettere in aspettativa un collega che non ricopre incarichi di comando non costa nulla all’Arma. Non costa nulla perché ricopre la posizione di un capo ufficio qualsiasi in un incarico di secondo piano. Inoltre se è stato proposto da Brunetta, quindi da un Ministro in carica, non vedo ostacoli per l’Arma a metterlo, appunto, in aspettativa». C’è qualcos’altro, dunque, che crea ostacoli al distacco dell’alto ufficiale?

C’è da dire che lo scorso 2 febbraio il Ministero dell’Economia, attraverso la Ragioneria Generale dello Stato, aveva indicato in una lettera le modalità da seguire per dare il via libera al distacco, visto che – a quanto pare – le. motivazioni ufficiali sono da rapportare a questioni di spesa, ovvero su chi dovrà sostenere il compenso dovuto (stabilito peraltro dal secondo decreto sanità Calabria)  di 140mila euro annui.. Cifra che, comunque è stata dimezzata essendo condiviso l’incarico con l’altro commissario incaricato sul fronte finanziario Ernesto Esposito. Secondo la Ragioneria dello Stato si potrebbe utilizzare l’istituto del comando (ma in questo caso secondo il Ragioniere Generale Biagio Mazzotta mancano i presupposti) oppure concedere l’aspettativa senza assegni. In quest’ultimo caso, però, va fatto notare che l’incarico di subcommissario non è da considerare a tempo pieno visto che è condiviso con l’altro subcommissario Esposito, quindi si tratterebbe di un incarico extraistituzionale che verrebbe svolto senza dismettere la divisa.

Sulla questione sono intervenuti l’ex sen. Franco BevilacquaDomenico Campana, di Cambiamo – Coraggio Italia, secondo i quali è «sempre meno comprensibile la ritardata attribuzione  dell’incarico, a sub commissario alla Sanità calabrese, del Colonnello Maurizio Bortoletti, la cui nomina, da parte del Consiglio dei Ministri,  che gli attribuiva l’incarico di  guidare il piano attuativo del  rientro dai disavanzi del servizio sanitario della Regione Calabria è del 18 novembre del 2021. Nel frattempo – affermano – il Comando Generale dei Carabinieri ha sollevato  questioni di trattamento economico, peraltro stabilite da norme vigenti, nonché  questioni afferenti l’ “istituto del comando’’ che non riguardano l’incarico che assumerà  il Colonnello Bortoletti. La risposta del Ragioniere Generale dello Stato – hanno aggiunto Bevilacqua e Campana – al quale il Comando Generale dei Carabinieri  si è rivolto, nonostante abbia chiarito i ‘’dubbi economici’’ e quelli legati al ‘’comando’’, sembra non abbia, però, sortito alcun effetto, dal momento  che il Colonnello Bortoletti si trova  ancora a Milano e non già in Calabria al lavoro per quella salutare operazione di pulizia che attende da anni di essere compiuta nei conti della Sanità».

«Abbiamo interessato nostri  parlamentari – hanno detto Bevilacqua e Campana – affinché in Parlamento chiedano chiarimenti al Ministro della Difesa, nel mentre esprimiamo tutta la nostra solidarietà al presidente della Regione Roberto Occhiuto per la scelta che ha compiuto nell’indicare al Governo la persona del Colonnello Bortoletti come suo collaboratore per risollevare dalle macerie la disastrata situazione della sanità calabrese».

Anche i deputati pentastellati D’Ippolito e Parentela lo scorso 18 gennaio avevano chiesto al Governo di intervenire subito per garantire «l’immediato insediamento» del colonnello quale sub-commissario alla Sanità calabrese. Non andava dimenticato – secondo i due parlamentari – «che le aziende del Servizio sanitario della Calabria hanno risaputi e grossi guai di bilancio, per risolvere i quali il Consiglio dei ministri scelse proprio Bortoletti, in virtù delle sue competenze e capacità in questa materia». A un mese di distanza, nessun segnale.

E anche il commissario regionale della Lega in Calabria, l’avv. Giacomo Francesco Saccomanno, ha stigmatizzato la situazione: «Un fatto di una gravità inaudita se si pensa allo stato di degrado in cui versa la regione ed alla necessità di avere persone competenti e capaci sia per ricostruire il nebuloso passato che il difficile presente. Un danno enorme ai calabresi che il Governo deve mettere in conto, in quanto il deficit creato dai vari commissari, in oltre un decennio di disastrosa gestione straordinaria, non può passare sott’ordine e deve essere sopportato da chi lo ha causato a seguito della propria incapacità ed incompetenza. Sul punto la Lega attuerà le barricate: i danni creati dai commissari non possono essere subiti e pagati dai calabresi. E il ritardo incomprensibile nell’attuare concretamente la nomina del sub-commissario alla sanità è, veramente, un mistero che può far pensare tanto. Chi non vuole Bortoletti in Calabria? Chi ha interesse a non farlo venire? Le domande hanno una facile risposta: questa regione ha subito e subisce ruberie continue nel settore della sanità, tanto che non si riesce nemmeno a ricostruire un passato recente e non si riescono nemmeno ad approvare dei bilanci. È notorio che in alcune ASP vi sono presunti crediti pagati due-tre volte e nessuno è riuscito ad intervenire. Qualche persona di buona ed onesta volontà aveva tentato di mettere fine a questo ladrocinio, ma, stranamente, non è riuscita ad andare avanti: uno strano decesso che ancora è avvolto nel mistero. La Lega, però, non ci sta a far proseguire questo percorso di evidenti illeciti ed ha chiesto l’accesso agli atti presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Ministero della Sanità, il Ministro delle Finanze. e chiede, a gran voce, anche alta, che la Magistratura faccia celermente il suo corso. Le indagini non possono durare anni e, nel frattempo, consentire la prosecuzione di azioni gravemente lesive del rispetto della legge e dei diritti dei calabresi».

E mentre si attende la soluzione del caso, nessuno riesce a spiegare cosa c’è effettivamente dietro questo “strano” ritardo. Ma Occhiuto e i calabresi non possono più attendere. (s)

I medici del 118 a Catanzaro sono al collasso: la denuncia della sen. Granato

La sen. Bianca Laura Granato denuncia la gravissima situazione del 118 a Catanzaro: «Mentre si continuano a buttare soldi – afferma la sen. del gruppo Misto – per una campagna di vaccinazione anti-covid che, visto il numero di contagi in continuo aumento, non porta i risultati sperati se non nelle casse delle case farmaceutiche, i medici del 118 continuano a lavorare con turni massacranti e in condizioni critiche a causa della disattenzione alle esigenze e alle criticità di un comparto fondamentale per salvare vite umane, come quello della gestione dell’emergenza-urgenza».
«Dopo la deliberazione, da parte dell’Asp di Catanzaro, delle risorse per coprire in via temporanea parte dei turni dei medici del 118 fino a dicembre, non ci sono ulteriori notizie di interventi per fare fronte alle drammatiche conseguenze scaturite dalle persistenti, gravi carenze dell’organico – afferma ancora la senatrice Granato-. E mentre ci sono ambulanze ferme, per un degente di covid si paga il doppio di un degente in qualsiasi altro reparto: parliamo di 4 mila euro se ricoverato nel reparto di malattie infettive, e di 9 mila euro  in terapia intensiva. Ma i malati sono tutti uguali e, soprattutto, dovrebbero ricevere lo stesso trattamento in termini risorse investite sulla loro degenza, non essere distinti a in base alla patologia . Tutti i soldi dilapidati per il covid sottraggono risorse per la cura delle altre patologie che sono nettamente prevalenti: sembra che in questo Paese esista solo il covid, non ci sono più malati di cancro né di patologie cardio vascolari e non c’è bisogno più del 118 tanto che lo si sta facendo chiudere per asfissia finanziaria».
Secondo la parlamentare «C’è un complesso di cure negate, ovunque, la comunicazione mirata ci continua a descrivere drammaticamente l’incremento dei numeri dei contagi e dei ricoveri da covid, ma nessuno parla degli accessi negati alle strutture ospedaliere o alla diagnostica. Siamo davanti ad un trattamento sproporzionato rispetto ad una patologia che è curabile: il covid può essere trattato con i protocolli di cura anche approvati da AiFa . Senza contare che esistono  medici che dal primo giorno si sono dedicati alle terapie domiciliari precoci che hanno salvato migliaia di pazienti evitandone l’ospedalizzazione, personalizzando le terapie senza limitarsi ad applicare protocolli in serie, i quali sono stati spesso ingiustamente sospesi e perseguitati dagli ordini professionali, solo perché la loro opera meritoria contrastava con la speculazione pianificata. Bisogna intervenire sulla gravissima situazione del 118 e dei servizi di Guardia Medica chiusi per garantire il diritto alla cura e condizioni di lavoro dignitose per i medici impegnati in prima linea per salvare vite umane. La verità è che fuori dalle speculazioni delle grandi lobby farmaceutiche il decisore politico non vuole investire un euro. E sembra che ormai esista solo il Covid. È questo il dramma della sanità in Italia! E che dire di Occhiuto che annuncia di incentivare i medici per ogni prima dose di vaccino effettuata a 25 euro cadauna? Mentre i pazienti non vaccinati senza green pass non possono accedere nemmeno alla diagnostica, nemmeno quelli con esenzione ticket. Su questo attendiamo l’esito dell’esposto prodotto assieme a Francesco Di Lieto, vice presidente Codacons, auspicando che la magistratura possa colmare il vuoto lasciato dalla politica nella tutela del diritto costituzionale alla salute, che è universale». (rp)

SANITÀ CALABRIA, TASK FORCE PER I CONTI
LA SFIDA È SUL RIORDINO DEGLI OSPEDALI

di  SANTO STRATI – Con la nomina del secondo sub-commissario per i conti, Ernesto Esposito, un manager che arriva dalla Regione Basilicata, il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto è a metà dell’opera di risanamento della sanità calabrese. Appena a metà, perché manca l’aspetto più strettamente operativo degli ospedali, della diagnostica, dell’organizzazione delle Case salute, etc. Ovvero, serve puntare a un serio riordino di una situazione ormai diventata insopportabile per i calabresi. Per fare questo, il presidente Occhiuto non faccia l’errore dei suoi predecessori nell’incarico di commissario alla sanità che si sono preoccupati (si fa per dire…) di sanare i conti (spesso si sono aperte altre voragini finanziarie). trascurando l’aspetto principale del diritto alla salute: ospedali funzionanti, strutture adeguate, attrezzature aggiornate. E soprattutto personale medico e sanitario, nella misura necessaria a fronteggiare non solo l’emergenza Covid – che è comunque di prima importanza – ma anche le altre patologie – ahimè – sempre più trascurate per dare spazio alle terapie intensive anticovid e alle terapie d’urgenza sempre contro il coronavirus. In Calabria si continua a morire di altro, questo dev’essere chiaro, e occorre che l’impegno – già gravoso – che ha assunto il presidente Occhiuto dovrà avere sostegno e punti di appoggio competenti e specialistici.

In poche parole, Roberto Occhiuto ha una sola strada per affrontare la situazione della sanità in Calabria: accanto ai due ottimi subcommissari, con buona probabilità in grado di esprimere al meglio capacità e competenze per risanare i conti, punto di partenza fondamentare per risalire la china, deve dotarsi di una task force scientifica di altissimo livello che conosca il territorio e le sue criticità e possa intervenire con adeguata professionalità a indicare gli interventi più urgenti. Ci sono – tanto per essere chiari – magnifiche professionalità scientifiche calabresi, dentro e fuori della Calabria, in grado di offrire un apporto notevole alla soluzione dei tantissimi problemi: molti di loro – non staremo qui a fare nomi – sono già stati chiamati dalla compianta Jole Santelli, ma la loro operatività è stata pressoché soffocata da burocrazia e impicci amministrativi che hanno impedito di svolgere il proprio mestiere di consulenti scientifici. Occhiuto si rivolga alle tante eccellenze, molte delle quali offriranno – siamo certi – gratuitamente il loro tempo e prestazioni di altissima specializzazione al fine di individuare il percorso virtuoso che va seguito per uscire dalla crisi.

Si è preso una bella gatta da pelare il presidente Occhiuto, assumendo in proprio il ruolo di commissario alla Sanità, ma fa parte della sfida che, da accorto politico, ha voluto lanciare, con l’obiettivo – lodevole e ammirevole – di fare qualcosa di buono per la propria terra. La sua scommessa è pesante, ma può essere vinta e l’impegno dimostrato in questi primi mesi di presidenza mettono in evidenza che ha un’invidiabile energia e una grande voglia di arrivare al risultato. Il tempo dirà se quelle che gli oppositori classificano come “semplici buone intenzioni” in realtà si tradurranno in magnifiche realizzazioni: si tratta di seminare bene, per raccogliere meglio, dopo.

Non si risparmia Occhiuto, è evidente, è sotto gli occhi di tutti e bisogna dargli un credito almeno di convinzione e temperanza: il suo obiettivo – lo abbiamo scritto più volte – non è fare il Presidente della Calabria, bensì dei Calabresi. E può raggiungere tale risultato offrendo ai suoi conterranei prima di tutto la possibilità di curarsi in casa propria (perché ci sono eccellenze a Reggio, a Catanzaro, dovunque nella regione), ovvero godendo del diritto alla salute fin qui regolarmente negato, e poi lavoro e opportunità per tutti, soprattutto donne e giovani che, in Calabria, soffrono di una discriminazione doppia. I nostri laureati sono costretti ad andar via perché mancano occasioni di formazione, di specializzazione, di impiego: non c’è la minima prospettiva di futuro, come fanno a immaginare di mettere su famiglia, costruirsi (o comprare) una casa, mettere solide radici nella terra che ha dato loro i natali e che dovrebbe diventare quella dove far crescere i figli? E le donne? Che sono obbligate a rinunciare al lavoro, se mettono al mondo figli, perché non ci sono strutture di accoglimento e di assistenza, mancano asili nido, non ci sono politiche attive a difendere la maternità, perciò la scelta diventa obbligata: o lavoro o famiglia.

I suoi precedessori, abbiamo già detto, hanno accuratamente evitato di sentire i professionisti. Citiamo un caso che vale per tutti: c’è in Calabria un’organizzazione non-profit – Comunità competente – che si avvale di medici, specialisti, manager della sanità, etc. Ha cercato, senza successo, di incontrare il precedente commissario Guido Longo per offrire idee, suggerimenti, soluzioni, vista l’ottima conoscenza del territorio. Il virologo Rubens Curia che ne è il portavoce, ha un trascorso di anni all’assessorato regionale alla Sanità, ha fatto il manager sanitario, ha capacità e competenza: Longo non lo ha voluto ricevere nemmeno per un saluto. Non faccia, il presidente Occhiuto lo stesso errore e, soprattutto, non si lasci suggestionare (cosa che riteniamo quasi impossibile) dalle sirene partitiche che escludono l’uno o l’altro specialista in base alla tessera o all’appartenenza politica. La battaglia per la sanità va combattuta tutti insieme, con uno schieramento trasversale, in grado di utilizzare e mettere a profitto le migliori competenze disponibili sul mercato, perché chi non conosce il territorio nulla sa delle esigenze che vanno affrontate e, possibilmente, risolte. Crei il presidente Occhiuto una task force di specialisti calabresi chirurghi, farmacologi, oncologi, etc (che poi sono nei migliori ospedali d’Italia e del mondo) e si faccia consigliare su come riaprire ospedali e centri di cura e come intervenire in tutti i settori chiave della sanità.

Ieri, al Palazzetto delle Associazioni a Cosenza, al centro vaccinale, Occhiuto ha incontrato medici e infermieri che hanno garantito e garantiscono il servizio anche in queste giornate di festa per vaccinare la popolazione, ai quali ha espresso «la gratitudine dei calabresi e del presidente della Regione, ai soldati della battaglia contro il Covid. Mi riferisco a tutti quei medici e agli infermieri, che anche in questi giorni di festa stanno vaccinando tanti cittadini. Stiamo avendo – ha detto Occhiuto – buoni risultati sulla vaccinazione. Non è semplice in Calabria, perché abbiamo una sanità che ha molti più problemi, con una carenza di personale maggiore rispetto alle altre Regioni, ma nonostante questo tanti operatori stanno lavorando con grande abnegazione. Tra l’altro, i medici e gli infermieri delle altre Regioni hanno avuto i riconoscimenti sugli straordinari, mentre in Calabria ancora no. Per fortuna sono riuscito a recuperare le risorse, e credo che nei prossimi giorni anche i nostri operatori sanitari avranno il soddisfacimento di questi loro diritti». Appunto, ci sono risorse sottopagate e, spesso, sottoutilizzate, e ci sono strutture sanitarie che possono essere rimesse in funzione in tempi brevi, ma serve fare in fretta e con competenza. Non si muore di solo Covid e non c’è solo la pandemia. In Calabria ci sono uomini e donne, specialisti o semplici medici, negli ospedali che non si sono mai fermati, nonostante le mille difficoltà: è un impegno difficile, ma non impossibile, da realizzare. I calabresi mostrano di credere al nuovo Presidente: non li dovrà deludere. (s)

Sanità: appello di Rubens Curia al Presidente Occhiuto sul Programma operativo biennale

Un appello è stato lanciato da Rubens Curia, infettivologo, già manager della sanità, coordinatore di “Comunità Competente” al presidente Roberto Occhiuto perché si approvi e si dia esecuzione al Programma operativo biennale.

«Con la nomina, da parte del Governo, del Presidente Occhiuto a Commissario ad acta per il ” Piano di rientro” della sanità calabrese – scrive il dr Curia – un primo passo è stato compiuto riportando la responsabilità dell’organizzazione della tutela della salute nelle mani della politica calabrese.
«La puntuale sentenza n° 168/ 2021 della Corte Costituzionale aveva messo una pietra tombale sul Commissariamento affermando, tra l’altro, che: “Non appare ragionevole ed insieme è lesivo delle evocate competenze regionali costringere l’autonomia regionale fino a tutto il 2023 al solo proseguimento della soggezione al potere sostitutivo statale, escludendo quindi l’ipotesi che questa ( la Regione) possa recuperare il ruolo che le è proprio”. Inoltre, lo stesso “Patto per la salute 2019-2021” approvato in Conferenza Stato-Regioni sanciva che “si rende necessario migliorare i percorsi di cessazione dell’esercizio dei poteri commissariali. A tal fine verranno elaborate apposite linee guida adottate  di concerto  dai Ministeri della Salute e dell’Economia e Finanze da sottoporre alla Conferenza Stato-Regioni”. Purtroppo la Pandemia, che due mesi dopo colpiva l’Italia, bloccava questo processo di revisione dello strumento del Commissariamento condannando la nostra regione ad essere ancora gestita, prevalentemente dal MEF con una visione economicistica. Acquisita la nomina a Commissario il Presidente Occhiuto, tenuto conto della grave carenza di personale e di apparecchiature medicali, dovrà fare sbloccare dal Governo il contributo di solidarietà pari a 60 milioni di euro e il finanziamento annuale di 12 milioni di euro per l’assunzione del personale previsti dalla legge 181/2020 ancora non erogato perché COLPEVOLMENTE non è stato approvato il “Programma operativo biennale”. Signor Presidente, nell’interesse dei calabresi, facciamo presto perché è già trascorso quasi un anno da quando questi finanziamenti sono disponibili per il Servizio Sanitario Calabrese».  (rcz)

QUEI SERVIZI ESSENZIALI E MAI GARANTITI
MEMENTO PER IL GOVERNATORE OCCHIUTO

di ETTORE JORIO – Cessato il clima elettorale regionale ed evaporati i fumi della felicità ovvero della delusione, rispettivamente, vissuti dagli eletti e dai bocciati, ai premiati dalle urne tocca, ora, arrotolarsi le maniche e lavorare. Il presidente Roberto Occhiuto lo farà individuando la sua migliore Giunta; il Consiglio regionale dovrà cominciare a scaldare i muscoli per cambiare la sua corsa legislativa, sino ad oggi e da sempre affrontata con le stampelle della incapacità e della rinuncia ad esercitare i compiti istituzionali.

I calabresi non vedono l’ora di esigere i servizi fondamentali e le prestazioni essenziali che non hanno mai avuto, sanità in primis. Lo vuole la Costituzione!

Attenti ai vizi storici
Per realizzarlo necessita abbandonare da parte di tutti i vecchi e reciproci vizi: la politica deve realizzare l’indispensabile meglio, prescindendo dal facile consenso; la società civile deve rivendicare nella sua totalità, sfuggendo a quelle corse in avanti che appartengono al peggiore privato, inteso come conquista della soluzione al proprio singolo interesse spesso a discapito di quello pubblico.

Il risultato impone
L’esito elettorale ha offerto, al di là delle contorsioni interpretative che si registrano in questi giorni, la chiara visione che in Calabria si è andato ben oltre l’abbandono delle ideologie. Si è privilegiato il pragmatismo, che ha fatto sì che fossero messi da parte – fatta eccezione per Oliverio testimone di un coraggioso masochistico tentativo – i leader non avvezzi a frequentare l’arena della politica governativa, ove strappare quel consenso centralista senza il quale la Calabria non potrà mai uscire dalle sabbie mobili ove l’ha ricondotta quella nostrana.

Gli step irrinunciabili
Il primo dei risultati da concretizzare – lo predico da anni – è l’exit-stategy dal commissariamento ad acta. Ciò può avvenire ricorrendo ad un decreto legge che metta tempestivamente la parola fine al decreto Speranza (D.L. 150/2020) ovvero ad un provvedimento di revoca dell’attuale commissario Longo e la contemporanea nomina del presidente Roberto Occhiuto, con conseguente riorganizzazione del sistema della salute aziendale.

Insomma, è necessario riprendere a correre per approvare in Consiglio regionale una riforma strutturale della sanità calabrese, ampiamente condivisa con tutti gli attori protagonisti dell’assistenza e ben discussa nella sua sede legislativa, intesa a ridisegnare da capo la organizzazione della salute.

Non solo. Che la stessa sia realmente tale, privilegiando in maniera assoluta il territorio, abbandonato da 30 anni a se stesso, con tante vittime al seguito, e la rivisitazione della rete ospedaliera secondo necessità, fabbisogno epidemiologico, anche post Covid, e perché no gusto estetico e comodità sociale. Insomma, alla istanza di tutti di salvare la propria pellaccia dal coronavirus-Delta necessita sostituire quella di costruire un sistema degno di questo nome che riempia le case di assistenza domiciliare, le periferie di quella primaria e di presidi intermedi, che soddisfi infine la domanda di ricovero che l’assistenza di prima fascia dovrà prescrivere con scienza e tanta coscienza, mettendo da parte ogni effetto liberatorio.

Fabbisogno del personale da (re)individuare
Tutto questo dovrà essere assistito ovviamente da una sensibile rivisitazione del vecchio organico secondo i dettami scientifici che il Covid ha insegnato, ma soprattutto sulla base di una assistenza che privilegi la persona umana che vive il suo territorio rispetto alla spedalità, spesso evitabile. Dunque, un nuovo fabbisogno di personale con attività concorsuali da mettere in essere subitissimo, previa sospensione di quella in corsa, a soluzione della migliore tutela della salute e compensazione di quel grave danno subìto dal blocco del turnover che ha fatto sì che al Servizio sanitario calabrese venissero a mancare all’appello oltre 4 milia operatori sanitari.
 
La corsa ha inizio
Pronti via, per il Presidente Occhiuto e un Governo nazionale che finalmente decida di riconoscere l’esistenza della Calabria della non salute, cui assicurare quanto prescritto dalla Costituzione, ovvero che i livelli essenziali di assistenza che “devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale” vengano resi esigibili da subito ai calabresi.

Ai Sindaci e ai consigli comunali calabresi un vecchio ruolo da riscoprire di rivendicare compiti e impegno istituzionale per ispirare un progetto di erogazione della salute che soddisfi le loro collettività, soprattutto quelle periferiche (che sono tantissime, il 32% del totale). Un esercito del quale non si potrà fare a meno per cambiare radicalmente rotta. (ej)

[Ettore Jorio è docente all’Università della Calabria]

[courtesy QS Quotidiano della Salute]

Hospice di Reggio: trovata la soluzione per la preziosa struttura di assistenza

Forse si metterà la parola fine alla spinosa vicenda dell’Hospice delle Stelle di Reggio Calabria, l’importante struttura dedicata ai malati terminali: il deputato reggino Francesco Cannizaaro (Forza Italia) ha annunciato l’avvenuto accreditamento della struttura di “Via delle Stelle” da parte della Regione Calabria. È la conclusione di un iter già lungo e complesso, ma ancor di più se si tiene conto anche delle situazioni pregresse relative a struttura e personale, regolarizzate anche queste.

Con l’accreditamento di fatto si legittima il rapporto tra l’Ente Regione e l’Istituto governato dalla Fondazione, mettendolo nelle condizioni di rientrare nell’erogazione di economie destinate alla Sanità. Sostanzialmente questo elimina le incertezze del presente e mette a regime le prospettive. Adesso il personale potrà operare più serenamente nell’arduo compito cui è chiamato a svolgere per alleviare le sofferenze dei tanti pazienti che si rivolgono alla panoramica struttura della collina di San Sperato. 

Il percorso è iniziato l’anno scorso, quando per l’Hospice di Reggio Calabria si prospettava l’irrevocabile chiusura, evitata nell’imminenza solo tramite una veemente attività di sensibilizzazione e parlamentare e regionale. Quel cerchio lo aveva aperto l’allora governatore Jole Santelli, lo chiude oggi fieramente il suo facente funzioni, Nino Spirlì. Nulla di tutto ciò sarebbe stato possibile senza il lavoro dietro le quinte del Dirigente regionale Autorizzazioni e Accreditamenti, Cosimo Caridi, e senza la costante opera di mediazione del Commissario dell’ASP, Gianluigi Scaffidi.

«Cosa siamo riusciti a smuovere per l’Hospice è monumentale, perché ha tirato fuori la parte migliore di ciascuno di noi coinvolti in questa complicata operazione –  confessa Cannizzaro – in favore di una struttura che da sempre sta a cuore a tutti i reggini. Tutti insieme, l’abbiamo definitivamente salvata da un destino immeritato. E non finisce qui… nelle prossime settimane un’altra iniziativa istituzionale importante sarà destinata a questa splendida realtà!».

Il presidente ff. Nino Spirlì si è detto soddisfatto del risultato raggiunto: «Con l’accreditamento dell’Hospice Via delle stelle di Reggio Calabria si chiude definitivamente una vicenda dolorosa, per la quale la Regione ha messo in campo ogni possibile iniziativa per arrivare a una soluzione rapida ed efficace, nel rispetto dei pazienti, delle loro famiglie e dei dipendenti».

«Una vertenza lunga e difficile, causata – ha aggiunto Spirlì – anche dalle tante disfunzioni figlie del commissariamento ultradecennale della nostra sanità. In questo caso, a farne le spese per lungo tempo è stata una struttura importantissima per le funzioni assistenziali e sociali che svolge, in un contesto molto difficile».

«Con il decreto commissariale – conclude Spirlì – si aprono le porte all’accordo contrattuale e all’assegnazione del relativo budget, che garantirà, finalmente, il pieno funzionamento dell’Hospice. Sono felice per questo risultato. La buona sanità, quella che svolge servizi indispensabili a favore delle comunità, deve essere supportata con ogni mezzo, senza mai diventare vittima della malaburocrazia». (rrc)