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il Sud e la ministra Carfagna: se la questione meridionale diventa nazionale

Mara Carfagna

di GIUSY STAROPOLI CALAFATI –Abracadabra, ed ecco che la questione meridionale ritorna. E lo fa nella sua più atavica forma, per trasformarsi in un documento istituzionale sui tavoli del Governo. Il divario tra Nord e Sud, si tramuta e finalmente in una questione “italiana”. Sarà vero?

La presa di posizione del governo Draghi, per un riequilibrio della Nazione, arriva a conferma che dal 1861, con la nascita del Regno d’Italia, pur volutamente avendo lasciato cadere nell’oblio la storia reale con cui il Meridione ha subito il suo più grande e profondo disfacimento, l’Italia non ha mai completamente suggellato la sua “Unità“.

Con l’omissione, per scelta, della vera narrazione dei fatti del Sud dai libri di storia, che portarono, non per causa ma per effetto, all’unificazione italiana, incarognendo il fenomeno del brigantaggio, si è garantito al Sud il disprezzo irreversibile del resto del paese. Ma la versione dei fatti accaduti, va riportata nella forma integrale. Le verità epocali, che hanno indotto lo sfracello di un regno florido come quello di cui il Sud faceva parte, non possono più essere nascoste. Serve che l’Italia, per il suo bene, si sinceri con gli italiani, affinché tutto il popolo sappia, e per dovere e per giustizia, e chieda la fine immediata delle disuguaglianze che ancora l’Italia vive a causa della scissione incomprensibile tra il Nord e il Sud del paese. Siglando finalmente un vero “patto di unione

“La nostra ambizione – ha affermato il ministro Mara Carfagna nella due giorni dedicati al progetto di rifacimento unitario del paese-  è chiudere l’epoca delle lamentazioni del Sud”.

E no, ministro! Il Sud non si è mai lamentato. Il Sud, va semplicemente riconosciuto come il secondo Cristo Re, della storia. Perché anche quando le folle hanno scelto Barabba, il piccolo grande Sud, non ha fiatato. Forse ha fin troppo subito, e magari si è anche troppo miseramente accontentato.

Le sue ricchezze, le abbondanze delle sue terre, le lotte, la forza, il coraggio, e anche le virtù e le magne glorie, gli sono state tutte o fottute o mandate al massacro. E ciononostante, ha sempre fortemente lottato per la bandiera ‘italiana’ a cui si sente da sempre appeso, piantandola di proprio pugno, nelle proprie terre anche al prezzo del sangue dei propri uomini.

La storia non va dimenticata, ma soprattutto non va occultata. È tempo di responsabilità, ma soprattutto di prese immediate di coscienza.

Senza Sud, nessuna Italia.

Il paese sarebbe una terra mozza senza le sue gambe. Ed è lì, negli arti inferiori, che sta la forza di un corpo nel rimanere in piedi.

Se qualche naturale lamentazione dal Sud si è levata, nel corso dei secoli, è stata certamente fomentata dalla recrudescenza di quel male fisico, morale e sociale che il Sud stesso ha sempre sofferto. Ma più che parlare di lamentazioni, si parli di giustizia. Di equità, aequalitas.

Il Meridione, la cui storia ha contribuito in maniera sostanziale alla nascita e alla crescita dell’Italia, si è sempre visto frazionare ogni suo bene. Tutte le sue ricchezze e la dignità dei suoi uomini. Un martirio servito ai sabaudi per emancipare e industrializzare le proprie terre. Servendogli grandi fabbriche, dove prima v’erano puzze e paludi.

Ma la storia è un perfetto Karma.

E mentre il Nord si scopre non essere più il vero e solo motore del paese, si torna al Sud. Alla potenza e al potenziale dell’area territoriale più bella e feconda d’Italia.

E qui, o si fa l’Italia, o si muore. E l’effetto è domino. Un Paese, 21 regioni.

Il Sud, ha sempre cercato occasioni e mai assistenza. Ha rincorso opportunità e non convenienze.

E mai avvezzo ai tavoli della politica, è stato lasciato in pasto a quelli della mafia.

A chi è stato è convenuto questo massacro?

Agli italiani del Nord, o ai meridionali del Sud da sempre sporcati con il fango del pantano e poi rilegati nel girone della ciotìa?

La pazienza diventa intolleranza. E la stanchezza si tramuta in forza.

Il Nord si presti al Sud, allo stesso modo di come il Sud si è dato al Nord. Con i sacrifici, le rinunce se necessario, il lavoro e le buone preghiere. Tanto il tempo ha le sue evoluzioni. E se anche i giovani meridionali continuano a essere emigranti, quelli del Nord non hanno più diversamente scampo. Da Milano e da Torino si parte per il resto del mondo. E l’Italia si indebolisce tutta. Il suo tessuto sociale si impoverisce in maniera trasversale. Effetto boomerang di una globalizzazione che se ne fotte del divario italiano e coinvolge tutti i 1300 km del paese.

Si passi dalle parole ai fatti.

Se è vero che la bellezza salverà il mondo, l’amore può salvare l’Italia. La sua integrità fisica e morale.

Un bacio. Un solo bacio d’amore sulla bocca. Si ricongiungeranno le sue labbra e le due parti del paese torneranno a battere con un cuore solo.

Parola di meridionale! (gsc)

 

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