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Lavoro, sviluppo e legalità, parole chiave per lo sviluppo della Calabria

Cisl

Lavoro, sviluppo e legalità sono tre parole chiave da cui si deve partire per il rilancio della Calabria, e anche il tema su cui si sono confrontati il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Andrea Orlando; il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra, che ha concluso i lavori; il Presidente di Unioncamere Calabria, Klaus Algieri; il Presidente della Conferenza Episcopale Calabra, Mons. Vincenzo Bertolone; l’assessore regionale alla Tutela dell’Ambiente, Sergio De Caprio; il Presidente di Unindustria Calabria, Aldo FerraraAlessia Morello, del Liceo “Campanella” di Lamezia, che si è fatta portavoce degli studenti.

Un incontro fortemente voluto dall’organizzazione sindacale come occasione pubblica di riflessione e di proposta, di rilancio di temi importanti e di impegno per la fase della ripartenza, «con grandi opportunità di crescita che non devono andare perdute, per il bene delle giovani generazioni».

«Non siamo qui per rivendicazioni dal sapore localistico», ha detto  Tonino Russo, segretario generale Cisl Calabria: «Il Paese cresce insieme. Puntare alla modernizzazione della Calabria accresce la competitività dell’intera Italia. È una consapevolezza che costituisce il cuore di battaglie che portiamo avanti con ragione, convinzione e passione. Voglio ricordare qui – ha proseguito il Segretario della Cisl regionale la grande manifestazione nazionale del 22 giugno 2019 a Reggio Calabria, in cui, a cinquant’anni dall’ultima iniziativa nazionale in quella città, i sindacati confederali hanno chiesto al Governo scelte efficaci per la crescita del Paese a partire dal Sud, investimenti per rafforzare l’unità e la coesione, superando uno squilibrio non più sostenibile né tanto meno giustificabile. Siamo a pochi giorni dalla mobilitazione che ha visto Cgil, Cisl e Uil, il 26 giugno, in piazza a Torino, Firenze e Bari, su lavoro e sicurezza nei luoghi di lavoro, sul confronto con le parti sociali nelle scelte del Governo che riguardano il futuro del Paese, sulla concertazione come metodo che garantisce condivisione e coesione sociale. E il 26 luglio i tre Segretari generali di Cgil, Cisl e Uil saranno a Siderno per rivendicare, a partire dalla Calabria, il diritto di ogni persona, famiglia, comunità di fare parte a pieno titolo di un Paese che vuole crescere; la scelta di territori che non chiedono assistenzialismo, ma vogliono essere costruttori del proprio futuro».

Russo ha, infine, sottolineato la necessità di «un grande patto sociale per il Paese, per il Sud e per la Calabria, costruito sul dialogo tra Governo, istituzioni territoriali, politica, parti sociali, aziende, terzo settore, volontariato, comunità educative per individuare priorità e scelte e condotto con la consapevolezza che la barca va governata insieme per restituire alle generazioni future giovani le risorse che stiamo prendendo in prestito da loro».

Per Klaus Algieri, il confronto proposto dalla Cisl è molto utile e di alto livello. Abbiamo una responsabilità enorme, ha sottolineato, verso i giovani. Sul Pnrr è importante il ruolo dei corpi intermedi perché i cittadini non si sentano soli: al Sud va il 40% delle risorse, che vanno ben impiegate. Per questo i corpi intermedi devono parlarsi di più, progettare il futuro, cogliere il momento del cambiamento che non può essere ignorato. Abbiamo bisogno di infrastrutture, collegamenti veloci, digitale. Abbiamo l’opportunità di incidere maggiormente sui processi di sviluppo nella misura in cui siamo insieme.

Il presidente della Conferenza Episcopale Calabra, Mons. Vincenzo Bertolone ha ricordato il «dialogo proficuo» con i tre Segretari regionali dei sindacati confederali sui temi del lavoro e dello sviluppo. Non è il tempo delle contrapposizioni, ha evidenziato: siamo in una fase in cui l’Italia deve dare il meglio di sé e ognuno ha il proprio compito. In particolare, Mons. Bertolone (postulatore della causa di beatificazione di Rosario Livatino) si è soffermato sul tema della legalità in un territorio in cui lo strapotere delle mafie è evidente e straripante. In tempo di ripartenza e di Pnrr, ha detto, l’esigenza di giustizia, nelle sue varie forme, è un tema da non dimenticare perché rappresenta anche un’emergenza culturale. La sola risposta repressiva infatti non basta: occorre debellare il lavoro nero, educare, formare, intervenire per prevenire, applicare equamente le regole della convivenza, contrastare la mafiosità diffusa, dare a tutti opportunità di crescita.

«La quotidianità – ha aggiunto – è il luogo in cui costruire giustizia e pace, scongiurando il fatalismo che fa ritenere inutili le scelte di campo e il lottare contro la rassegnazione, rimarcando che l’appartenenza alla criminalità non è titolo di vanto, ma di disonore. Formare coscienze è un compito per la Chiesa e per tutta la società. Alla politica chiediamo anche una legge incisiva contro la corruzione e la concussione. Insieme tutti dobbiamo passare dalla denuncia alla proposta, invitare ad andare oltre, testimoniare – come hanno fatto martiri come Livatino e don Puglisi – che si può guardare avanti con speranza».

Il presidente Ferrara ha sostenuto la necessità di intervenire sulle debolezze della Calabria: «occorrono, infatti, riforme in settori che rappresentano un collo di bottiglia capace di strozzare ogni possibilità di crescita. Riforme che facciano sprigionare la capacità competitiva della Calabria. La riforma della P.A., che deve avere personale adeguato e competente, disboscamento normativo, assunzione di giovani, trasformazione digitale. La riforma fiscale: non una semplice rimodulazione delle aliquote, ma decontribuzione, snellimento della burocrazia fiscale, regime dei controlli. Riforma della giustizia, soprattutto di quella amministrativa, per avere la certezza di quanto durano i procedimenti».

«Occorrono – ha detto ancora Ferrara – politiche attive del lavoro, infrastrutture, mobilità delle persone, delle merci, dei dati. Un grande piano di incentivazione perché gli imprenditori possano creare opportunità, attraendo investimenti, mettendo a sistema i il ciclo dei rifiuti e delle acque. Abbiamo criticità, ha concluso il Presidente di Unindustria Calabria, ma anche opportunità per cambiare il corso della storia per un futuro evoluto che faccia restare i giovani in questa terra».

«Il Pnrr – ha detto Alessia Morello – offre l’opportunità di intervenire su opportunità formative che guardino al futuro, a partire dalle competenze digitali. Per Alessia Morello, bisogna evitare errori del passato, lentezze, incapacità di decidere, soprattutto sul piano regionale. Due domande in conclusione: verso cosa devono puntare i giovani calabresi? Le opportunità sono uguali a quelle dei giovani del Nord?».

L’assessore De Caprio, ha sottolineato tre scelte strategiche operate dalla Regione: «diventare comunità calabresi energetiche rinnovabili chiedendo che dal Recovery plan siano destinate risorse per i territori, per realizzare reti energetiche, per digitalizzare l’illuminazione pubblica di tutti i comuni della Calabria. Saranno poste, ha proseguito, le fondamenta per le smart city e in modo che siano gestite dai calabresi, dai sindaci, dalle scuole».

«La Regione – ha aggiunto – ha chiesto anche di poter attuare i contratti di costa, di fiume e di lago, per accordi negoziati sui territori, per promuovere il turismo naturalistico e speleologico e la qualità dei territori. C’è l’impegno per un problema importante come la separazione delle acque bianche dalle acque nere con la costruzione dei depuratori. Bisogna anche puntare su strutture pubbliche per la riscossione dei tributi sui rifiuti e sull’acqua, passaggio fondamentale per mettere a regime il sistema».

«La capacità di costruire politiche attive, la possibilità di costruire politiche industriali, la qualità del lavoro. Si tengono insieme con il metodo del dialogo sociale perché la fatica nel prendere una decisione viene ripagata dalla qualità di quella decisione» sono i tre fattori determinanti nella sfida del Pnrr, secondo il ministro Orlando, che ha spiegato come «il Governo ha selezionato gli obiettivi per dare di più a chi ne ha bisogno».

«Perciò ha scelto strumenti che vanno in questa direzione, come il blocco dei licenziamenti» ha detto Orlando, aggiungendo che «si sta cercando di fare il possibile per utilizzare al meglio gli ammortizzatori esistenti, in modo da arrivare al licenziamento solo come ultima ratio. Bisognerà spalmare gli interventi su un arco temporale che consenta di attutire e recuperare gli effetti perversi della crisi. Con questo spirito devono essere affrontate tutte le riforme. Dunque, ammortizzatori sociali per tutte le categorie, utilizzare cig e naspi per politiche attive e formazione, riprofilazione delle professionalità dei lavoratori, facendo sì che i provvedimenti siano collegati dalle grandi transizioni ecologica e digitale e alle politiche attive. Difendere il lavoro oggi significa infatti, per il Ministro Orlando, attrezzarsi per il cambiamento e l’aspetto della formazione sarà fondamentale».

Concludendo i lavori, il segretario generale Sbarra ha sottolineato con forza che la priorità più grande sono i giovani, le ragazze e i ragazzi della Calabria, con le loro aspettative che hanno il diritto di esistere e di essere realizzate nella loro terra.

«I giovani devono pretendere quello che è loro – ha detto Sbarra – opporsi al sopruso, sentirsi protagonisti, impegnarsi nel sociale e nella politica. La Cisl è disponibile ad incrociare i loro sogni e ad accoglierli per costruire insieme il futuro della Calabria, del Mezzogiorno e del Paese».

Sbarra ha poi evidenziato che «i temi della crescita, del lavoro, dell’istruzione, della legalità si intrecciano in modo indistricabile, soprattutto in questa terra, dove l’assenza di sviluppo e di occupazione rafforza in modo devastante la capacità della criminalità di condizionare ogni articolazione della vita sociale. Legalità e regolazione efficace delle attività economiche sono elementi fondamentali di un “Sistema Paese” in grado di favorire imprenditorialità e creare lavoro». 

Per Sbarra, il primo terreno su cui colpire le organizzazioni mafiose è quello economico spezzando le intermediazioni criminali, garantendo servizi e diritti di cittadinanza a tutti, italiani e migranti; proseguendo sulla strada della confisca delle aziende infiltrate, dei beni immobili e dei patrimoni frutto dei narcotraffici e delle attività legate al gioco d’azzardo, all’usura, alla gestione dei rifiuti, allo sfruttamento dell’immigrazione clandestina, agli appalti. 

«Gli investimenti sulle infrastrutture sono decisivi, ma – ha ammonito il Segretario generale della Cisl – attenzione ad abbassare il livello di sicurezza, di trasparenza e di controllo, come ad esempio si è fatto in passato favorendo la logica del massimo ribasso o innalzando la quota dei subappalti. Allo stesso modo la guardia va tenuta alta, in tempo di Covid, di crisi di liquidità delle imprese, di risorse che arriveranno grazie al Recovery Plan, di vaccini da distribuire a tutta la popolazione. Per spezzare la catena circolare che lega criminalità e sottosviluppo non c’è che una via: lavorare insieme, fare sistema per affrancare le persone dalla paura e dal bisogno. Combattere le disparità sociali e territoriali. Realizzare infrastrutture materiali, digitali e sociali. Controllare il buon utilizzo di ogni euro erogato, seguendone passaggi e traiettorie. Investire su sanità, scuola e pubblico impiego». 

E su tutto, ha detto ancora il Segretario generale della Cisl, la risposta decisiva: lavoro, lavoro, e ancora lavoro. Che vuol dire creare buona occupazione, soprattutto giovanile e femminile, nuove politiche industriali. Fiscalità di vantaggio. Contrasto del precariato e di ogni forma di sfruttamento. E poi protezioni sociali universali, con ammortizzatori sociali rivolti a tutti e collegati a politiche attive e generative che forniscano formazione, riqualificazione, accompagnamento nel mercato del lavoro. Ridare prospettiva e speranza alle centinaia di migliaia di giovani, studenti, lavoratori, professionisti, che ogni anno lasciano il Sud.

Ma lavoro, infrastrutture, scuola e servizi hanno tutti un fattore comune, ha rimarcato: quello degli investimenti che vanno sbloccati al posto dei licenziamenti, che devono aprire i cantieri, puntare alla manutenzione del territorio, ricollegare al Paese e all’Europa le aree isolate e interne, valorizzandone l’immenso potenziale sociale e produttivo. Molto dipenderà da come si coglierà l’occasione del Piano di ripartenza e resilienza

Per Sbarra serve un nuovo Patto sociale, una mobilitazione di tutte le intelligenze collettive che sostenga la ripresa produttiva e la ripartenza sociale, trasformando il Mezzogiorno in motore trainante del Paese, partendo dalla più strategica delle risorse: i giovani.

«Lo dobbiamo fare insieme – ha concluso il Segretario generale della Cisl –, per garantire lo sviluppo e per dare compimento a un percorso di coesione ancora non concluso, a 160 anni dall’Unità d’Italia». (rcz)

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