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L’interessante lezione di Lucio Caracciolo sul conflitto in Ucraina al Master sull’Intelligence all’Unical

L'interessante lezione di Lucio Caracciolo sul conflitto in Ucraina al Master sull'Intelligence all'Unical

di FRANCO BARTUCCI «Il conflitto in Ucraina è possibile, ma nello stesso tempo poco probabile», lo ha dichiarato Lucio Caracciolo, direttore di Limes, intervenendo al Master in Intelligence dell’Università della Calabria, diretto dal prof. Mario Caligiuri.

Lucio Caracciolo ha esordito ponendo la domanda retorica «se la Grande guerra sia possibile», suddividendo la sua lezione in tre blocchi: la crisi interna degli Stati Uniti, il punto di vista russo e come questa crisi si rifletta sul nostro spazio geopolitico Mediterraneo e in Italia.

In merito alla crisi interna degli Stati Uniti, Caracciolo ha evidenziato come gli Stati Uniti, sin dalla loro nascita, si siano considerati una nazione di natura provvidenziale eletta per una missione di redenzione del mondo. Questo si trova già tra i primi colonizzatori di formazione evangelica e radicale e in qualche modo percorre tutta la storia americana.

«Gli Stati Uniti – ha spiegato – non si considerano il numero uno, ma un numero assoluto». Nella storia degli Stati Uniti i riferimenti alla Roma antica sono costanti. 

La supremazia globale gli Usa intendono esercitarla su tutti i domini: terra, mare, aria, spazio e cyberspazio. L’estensione di tale dominio globale è però molto vasta e necessita di numerose risorse per poter essere mantenuta. In tale ambito, «gli Stati Uniti -ha precisato – hanno ereditato, nel secolo scorso, dalla Gran Bretagna la dimensione talassocratica del dominio marittimo».

 Successivamente, il direttore di Limes ha poi spiegato come gli Stati Uniti siano una nazione divisa in due al proprio interno, non in due partiti ma in due visioni del mondo differenti. In tal modo, «l’America – ha proseguito – è la più grande avversaria di sé stessa». Tale frattura è emersa in tutta la sua profondità con l’assalto a Capitol Hill rubricato, con pochi dissensi interni, dal Consiglio del Partito Repubblicano come normale dialettica politica. 

Il direttore di “Limes” ha quindi esaminato come tale crisi interna si riversi sul fronte che divide la Nato dalla Russia. Rispetto alla Cortina di ferro del 1946 che, da Stettino sul Baltico a Trieste nell’Adriatico, divideva l’Europa in due, si assiste a una nuova Cortina di ferro dovuta anche al progressivo allargamento della Nato verso est. 

Proseguendo il suo intervento ha ricordato che nel 2008 avvenne l’intervento armato russo in Georgia con la creazione di due Repubbliche filo russe. In Ucraina nel 2014 con un colpo di Stato si verificò invece la destituzione del presidente filorusso con rivolte di piazza sostenute da statunitensi e britannici. Dal punto di vista russo la perdita di Kiev, percepita dai russi come la matrice dell’Impero russo e non come la capitale dell’Ucraina, ha avuto un notevole impatto sull’opinione pubblica. 

Caracciolo ha quindi spiegato che all’interno della Nato vi siano diverse anime, una delle quali, composta in particolare dai Paesi baltici, percepisce maggiormente la Russia come una minaccia rispetto ai Paesi dell’Ovest della Nato. La Nato tramite il progetto “Trimarium”, nato su impulso di Polonia; Finlandia e Croazia, intende collegare i tre mari, il Baltico, l’Adriatico e il Mar Nero con l’intento di concentrare le difese contro potenziali attacchi russi. Tutto questo ha generato reazioni da parte russa. 

«Storicamente infatti – ha precisato – i russi hanno sempre avvertito un sentimento di accerchiamento che si materializzano attraverso tre linee di crisi: la Nato, una pressione islamista da Sud e la pressione cinese sulla Siberia che seppur disabitata è molto ricca di risorse». In tal modo, Caracciolo ha sottolineato come la Russia abbia riscoperto il fronte orientale avvicinandosi alla Cina, costituendo “una strana coppia” in contrapposizione alla pressione statunitense. 

Tale avvicinamento è visto con sospetto dagli Stati Uniti, che temono  l’effetto “tenaglia” che si potrebbe ribaltare sugli interessi statunitensi nel mondo. La crisi ucraina, infatti, potrebbe consolidare la convergenza tra la Cina e la Russia che, sebbene siano diversi per cultura e tradizioni e diffidenti l’uno nei confronti dell’altro, hanno bisogno del sostegno reciproco.

Per Caracciolo l’obiettivo russo in Ucraina sarebbe quello di mantenerla instabile e non di conquistarla in quanto poi si porrebbe il tema dei costi del mantenimento militare. La situazione ucraina, secondo Caracciolo, potrebbe rappresentare anche il momento propizio da parte cinese per agire su Taiwan. «Nelle equazioni strategiche del Pentagono – ha affermato il direttore di “Limes” –questo scenario è tenuto in considerazione». 

Successivamente, Caracciolo ha esaminato il Mediterraneo dove si incrociano le influenze americana, russa e cinese, precisando come negli Stati Uniti l’attenzione strategica rivolta verso questo bacino si sia progressivamente ridotta, lasciando in parte un vuoto che è stato colmato non solo dalla Russia ma anche dalla Cina, con il progetto della “nuova via della seta”. 

Il progressivo disinteressamento statunitense, testimoniato dalla riduzione della VI flotta, nei confronti del Mare Nostrum potrebbe rappresentare una deriva pericolosa per l’Italia, in quanto il controllo esercitato dal nostro referente strategico avveniva in un mare conteso attraversato da conflitti come quello israelo-palestinese e dai riflessi della crisi ucraina. In tale scenario sono emersi nuovi attori regionali come la Turchia, che da un anno ha aumentato il proprio interesse verso la Libia. «Con Ankara – ha commentato – l’Italia dovrà in futuro necessariamente relazionarsi di più».

Chiudendo la sua lezione, il direttore di “Limes” è tornato alla domanda iniziale, evidenziando le possibili conseguenze di un conflitto in Ucraina. Queste sarebbero di natura energetica e umanitaria. In quest’ultimo caso, si potrebbe assistere a un esodo di profughi ucraini che potrebbero giungere in Italia dove vi è una consistente comunità di immigrati. Inoltre, in caso di scontro, Caracciolo ha sottolineato che potrebbe essere compromessa l’esistenza stessa dello Stato ucraino. 

In conclusione, il conflitto in Ucraina è possibile in quanto la Russia potrebbe sentirsi con le spalle al muro, ma nello stesso tempo è poco probabile, in quanto le dinamiche sono troppo complesse per essere facilmente controllabili. (fb)

 

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