RENDE (CS) – Successo per il convegno “L’Italia al fronte del caos” dal Limes Club dell’Unical

Grande successo per il convegno, svoltosi online, dal titolo L’Italia al fronte del caos, organizzato dal Limes Club dell’Università della Calabria, visibile anche sul canale YouTube “Limes Club Unical”.

L’evento è stato moderato dal giornalista Saverio Paletta, mentre il coordinatore del Limes Club, Livio Chidichimo, ha introdotto il convegno, evidenziando l’importanza della cultura della Geopolitica per avere chiavi di lettura utili a comprendere il mondo contemporaneo.

L’avvio delle attività del Club è stato impreziosito dall’intervento finale del direttore di Limes, Lucio Caracciolo, uno dei più autorevoli intellettuali italiani, intervenuto sulla Geostrategia della Sicilia, oggi e ieri.

La prima relazione è stata svolta dal giornalista e scrittore Pietro Messina, che ha raccontato i motivi de La disfida del gambero, una guerra privata e ignota, con cui ha ricordato come da sessant’anni esista una caccia al prezioso crostaceo nello Stretto di Sicilia che oppone i pescatori italiani alle autorità libiche e tunisine, e ciò che si nasconde dietro a tali operazioni.

È seguito poi l’intervento di Mario Caligiuri, presidente della Società Italiana di Intelligence e presidente del Comitato scientifico del Limes Club dell’Unical, che ha approfondito L’intelligence come risorsa per il Paese, puntualizzando come la Calabria, collegandosi alla Sicilia, potrebbe fare parte di una piattaforma del Mediterraneo, asse di sviluppo per il XXI secolo.

Caracciolo, infine, ha richiamato nel suo intervento l’ultimo numero di Limes, dal titolo L’Italia al fronte del caos. Il Medioceano conteso erode la Penisola. Russi e turchi sulla faglia di Caoslandia. Come proteggere lo Stretto di Sicilia.

Il direttore ha fatto emergere quanto la Sicilia sia sempre la chiave del Mediterraneo.

Dall’isola, infatti, si controlla lo Stretto da cui passano le rotte che legano l’Oceano Atlantico a quello Indo-Pacifico, così come è sempre stato negli ultimi 160 anni, dall’apertura del Canale di Suez.

Livio Chidichimo ha concluso i lavori ringraziando i membri del Club e i componenti del Comitato scientifico, che comprende autorevoli studiosi ed esperti nazionali del settore e delle aree a esso afferenti.

Ha ricordato, inoltre, che le prossime iniziative previste tenderanno ad approfondire i reali rapporti di potere nel mondo, partendo dagli interessi nazionali e usando gli strumenti della geopolitica.

L’obiettivo è di contribuire a formare le giovani generazioni, ma soprattutto la classe dirigente e chi ha responsabilità decisionali nelle istituzioni, nelle imprese e nella cultura: soggetti che devono avere idee chiare sul posto che la Calabria e l’Italia devono avere nel mondo, per evitare che siano sempre altri a stabilirlo. E non necessariamente amici. (rcs)

In copertina Lucio Caracciolo e Livio Chidichimo

 

Le inadempienze della Regione nei confronti dell’Università della Calabria

di FRANCO BARTUCCI – È, ormai, più che nota l’esclusione del laboratorio del centro sanitario dell’Università della Calabria per processare i tamponi anti covid-19, essendo in grado di analizzarne 180 al giorno come segnalato alla stessa Regione nella nota di richiesta dell’autorizzazione del 20 giugno 2020. 

Un fatto gravissimo, che va ad incidere negativamente nella progettualità e governabilità della nostra Regione, incapace di darsi un ruolo e una metodologia di governo di questo territorio che una società riconosciuta come buona e accogliente non merita.

Ci sono nell’arco degli ultimi cinquant’anni tante vicende e storie che denunciano questo stato di cose a danno dell’Università della Calabria, che poi hanno i suoi riflessi sul rallentamento di sviluppo della stessa Università e, cosa gravissima, sulla crescita economia, sociale, culturale della popolazione stessa.

Eppure, ai tempi delle battaglie che si sono fatte negli anni Sessanta e Settanta in Calabria per avere una Università innovativa in campo nazionale, si era convinti che questa, una volta nata, dovesse essere il punto di forza e centro di sviluppo dell’intera regione. Come sappiamo, è nata e siamo ormai nel suo cinquantesimo della nomina ed insediamento degli organismi direttivi, con la scelta dell’insediamento nell’area in cui tutti noi oggi abbiamo modo di vederla, anche se nella forma incompleta rispetto al progetto scelto ed approvato dagli organismi accademici presieduti dal Rettore Beniamino Andreatta.

Solo il Governo regionale della Calabria, presieduto dal compianto prof. Antonio Guarasci, dal 1971 al 1974, fu parte attiva nel sostenere la nascita, l’insediamento e i primi passi di questa nuova creatura didattica e scientifica calabrese, sebbene già al primo vagito veniva aggredita da altre città consorelle per avere anch’esse la loro Università. Così trionfarono, in tutti questi anni, le politiche campanilistiche perorate dalle stesse classi politiche che via via si sono succedute nell’arco di questi ultimi cinquant’anni.

L’Università della Calabria ha dovuto lottare in tutti questi anni per difendere il proprio diritto alla vita, conquistandosi una posizione di prestigio in campo nazionale ed internazionale, sia per quanto riguarda la qualità della didattica, per come dimostrano i successi che ottengono i propri laureati sparsi nel mondo, come per i vari campi della ricerca scientifica riconosciuta dalle classifiche di rating  mondiali, ponendola tra i primi posti con enorme soddisfazione dei Rettori e dei professori autori dei progetti di ricerca.

Soltanto con la presidenza Mario Oliverio alla Regione, l’Università della Calabria ha avuto i riconoscimenti dovuti ed adeguati finanziamenti utili ad investire in ricerca scientifica e nella realizzazione di strutture edilizie, come sulla copertura di tutte le borse di studio degli studenti iscritti ai vari corsi di laurea che ne avevano diritto.

Ci sono stati contrasti per l’attivazione all’Università della Calabria, su richiesta ed impegno del Rettore Pietro Bucci, per potere istituire fin dal 1980 la Facoltà di Medicina, che solo da pochi mesi si è riusciti a trovare tra le due Università di Catanzaro e Cosenza l’accordo per attivare a partire dal prossimo anno accademico la laurea specialistica in medicina ed ingegneria digitale. Pure  questa avversata da certi ambienti culturali e politici catanzaresi.

In queste avversità ci sono pure i punti di forza per impedire all’Università della Calabria di completare il suo disegno di sviluppo edilizio, come previsto dal progetto Gregotti. Come non ricordare l’interessamento del governo regionale di centrosinistra impegnato a finanziare la realizzazione del Parco Tecnologico mandato a monte dal successivo governo di centro destra. Cosa è stato fatto per impedire, nel 1998, la perdita del finanziamento europeo di 600 miliardi destinati all’Università della Calabria per portare a compimento le varie strutture previste dal progetto Gregotti, che hanno determinato nel 2007 la chiusura del cantiere di realizzazione.

Un progetto importante, strettamente legato allo sviluppo della società gravitante nell’area della Media Valle del Crati con destinazione finalizzata a creare la “Grande Cosenza” o “La città unica”, ed ancora “Area Urbana della media Valle del Crati”, con all’interno il disegno della metro leggera UniCal/Rende/Cosenza centro storico, mandato al “macero” da una delibera della Regione Calabria dello scorso mese di novembre, passata attraverso il  silenzio più totale di quei consiglieri regionali di minoranza dell’area di centro sinistra, con il recentissimo “imprimatur”  di approvazione della commissione europea. 

Sono cose gravissime che sono passate pure attraverso il completo disinteresse della stessa comunità del territorio locale, se non regionale. Avere una Università di alto prestigio nel cuore di una grande città ancora da realizzare può significare, per questo territorio, e per tutta la Regione, un beneficio in ogni senso sociale, economico e culturale per gli investimenti che potrà attirare e creare come forma di ricambio.

Questo significa che bisogna acquisire una nuova forma culturale ed una coscienza aperta al cambiamento ed alla modernità, che ne derivano e che lo stato pandemico del Covid-19 può favorire.

Sebbene l’attuale governo regionale sia in una fase di transizione, in attesa delle nuove elezioni, deve dare dei segnali in tal senso collaborando con il commissario Guido Longo ad impostare meglio il piano sanitario di analisi e vaccinazione, avendo nell’Università della Calabria strutture e competenze idonee a svolgere un ruolo di richiamo e assistenza, sia per raccogliere e processare i tamponi  nei suoi laboratori che per la vaccinazione.

In questo momento, l’attività didattica è sospesa, e molti ambienti possono essere individuati per fungere da centro di vaccinazione; come anche del personale tecnico-amministrativo potrebbe essere destinato a curare la parte burocratica di accesso ordinato per età alla vaccinazione, in stretta collaborazione con i medici di base e i Comuni. (rcs)

Graziano Di Natale: Il Laboratorio dell’Unical escluso dalla Regione per processare i tamponi

Il segretario-questore Graziano Di Natale, ha denunciato il fatto che la Regione Calabria abbia escluso il Laboratorio dell’Università della Calabria per processare i tamponi.

«L’Università della Calabria – ha spiegato Di Natale – tramite il proprio centro sanitario, il 20 giugno 2020, durante la prima fase dell’emergenza sanitaria, ha chiesto alla Regione di essere accreditata quale soggetto utile per processare i tamponi molecolari. Sebbene i laboratori dell’Università siano in grado di processare circa 180 tamponi al giorno, fornendo accurata risposta entro ventiquattro ore e risultino essere attrezzati per la ricercare di eventuali varianti del virus, la giunta regionale ha deciso di accreditare soltanto i laboratori privati, non convenzionando quello dell’Unical. È una scelta miope con la quale si affida lo screening ai privati, a dispetto di un ente che ha potenzialità importanti».

«Trovo quanto sopracitato davvero assurdo – ha proseguito –. Conscio del mio ruolo istituzionale, sto per chiedere la convocazione urgente della Commissione Regionale di Vigilanza, al fine di avere chiarezza su questa vicenda. Alla Giunta, chiedo di fermarsi e di riflettere, poiché, in questo momento, è necessaria da parte sua quella lucidità tale da compiere scelte oculate, lungimiranti, nell’interesse pubblico».

«L’emergenza epidemiologica in essere nella nostra regione – ha concluso – ampliata dalla carenza del sistema sanitario al collasso, non lascia spazio ad ulteriori errori dettati, per lo più, da approssimazione e dalla più totale mancanza di programmazione. Qualora le mie tesi non vengano accolte dalla maggioranza sono pronto ad andare fino in fondo e non escludo azioni eclatanti. Sulla sanità non concedo sconti a nessuno». (rcs)

Beniamino Andreatta, un gigante da scoprire per tanti giovani calabresi

Dopo aver celebrato, nel mese di ottobre del 2019, il cinquantesimo della sua legge istitutiva n° 442 del 12 marzo 1968, alla presenza del presidente, on. Enrico Letta, che ha portato tra l’altro alla intitolazione del ponte sul fiume Campagnano, lungo l’asse stradale della SS 19 bis, alla memoria del prof. Beniamino Adreatta, primo Rettore dell’Università della Calabria, con la soddisfazione della vedova signora Giana Petronio Andreatta e della loro figlia Tinny, hanno preso il via le iniziative destinate a ricordare questa importante ricorrenza.

Ad acquisire il merito dell’apertura di tale celebrazione è stato il prof. Mario Caligiuri, del Dipartimento di linguistica che, nell’ambito del ciclo di lezioni dell’insegnamento di “Pedagogia della comunicazione” del corso di laurea magistrale “Scienze Pedagogiche”, ha invitato il giornalista Franco Bartucci, già responsabile dell’ufficio stampa e pubbliche relazioni dell’Ateneo di Arcavacata, a presentare il suo libro L’avventura di Andreatta in Calabria – Un Campus per competere nel mondo, pubblicato dalla Pellegrini Editore di Cosenza, con la prefazione del presidente Enrico Letta, appena eletto come segretario nazionale del Partito Democratico.

A parlare dell’autore della prefazione del libro di Franco Bartucci, in modalità on line, è stato il prof. Mario Caligiuri nella sua introduzione dell’incontro, che ha registrato la presenza di 158 studenti iscritti interessati a conoscere bene la figura del prof. Beniamino Andreatta, al quale spetta il titolo di “Padre fondatore dell’Università della Calabria”, unitamente ai componenti del Comitato Tecnico Amministrativo dell’Università e dei Comitati Ordinatori delle quattro Facoltà, nominati nel mese di aprile 1971 dal Ministro alla Pubblica Istruzione, on. Riccardo Misasi.

Il prof. Caligiuri, oltre ad evidenziare il ruolo e la figura di Enrico Letta, nuovo segretario nazionale del Partito Democratico, legatissimo all’Università della Calabria, in virtù del forte legame avuto con il prof. sen. Beniamino Andreatta, tanto da arrivare ad istituire nell’autunno del 2019 una Scuola delle Politiche, presso il dipartimento  di Scienze Politiche e Sociali, prima di parlare delle finalità  ed obiettivi del corso di “Scienze Pedagogiche”, ha ricordato la figura del presidente Aldo Moro, che nel 1968, in tempi difficili e conflittuali a livello nazionale per le note vicende dei moti studenteschi universitari, è riuscito, in qualità di Presidente del Consiglio, a portare in porto la legge istitutiva dell’Università degli Studi della Calabria, ch’ebbe poi nel 1971 come primo Rettore il prof. Beniamino Andreatta.

«L’ istituzione dell’Università della Calabria – ha affermato il prof. Mario Caligiuri nella sua introduzione – rappresentò nel 1968 un evento d’ innovazione formidabile per tutto il Paese, scosso dalle rivolte giovanili. L’idea lungimirante del primo Rettore Beniamino Andreatta ancora oggi consente di offrire servizi che ci pongono tra i più accreditati atenei italiani. Questa bella storia, con le innovazioni straordinarie e i limiti sopraggiunti, dovrebbero rappresentare una conoscenza obbligatoria per tutti gli studenti. Il futuro si prepara conoscendo quello che ci circonda, coltivando l’identità e la storia».

Il caso ha voluto che la lezione di Franco Bartucci, per presentare agli studenti del corso di laurea magistrale in  “Scienze Pedagogiche” il suo libro dedicato alla figura del Rettore Beniamino Andreatta, capitasse all’indomani del 43° anniversario del rapimento del presidente Aldo Moro, che lo ebbe come consulente economico anche durante il periodo di gestione dell’Università calabrese.

Questo ha portato l’autore del libro a chiedere all’attuale Rettore dell’Università, prof. Nicola Leone, a fare in modo che la figura di Aldo Moro avesse un riconoscimento storico all’interno del campus universitario, in modo che le nuove generazioni ne tramandassero la memoria in virtù di tre motivi specifici ed importanti: l’approvazione della legge istitutiva dell’Università (n° 442 del 12 marzo 1968), il rapporto di consulenza ed amicizia  creatosi tra i due, la proposta e l’approvazione della legge 2 maggio 1976 n.183 a sostegno delle Università del Mezzogiorno, attraverso la quale l’Università della Calabria ottenne un finanziamento di otto miliardi di lire che furono utilizzati per costruire i primi cubi del progetto Gregotti, come anche l’istituzione del Crai (Consorzio di ricerca per l’applicazione in Informatica).

Per l’autore del libro l’iniziativa, promossa dal prof. Mario Caligiuri, rappresenta la prima opportunità che si è presentata per celebrare degnamente il cinquantesimo anniversario della nascita dell’Università della Calabria, partendo dalla decisione assunta dal Governo presieduto dall’on. Emilio Colombo, che il 16 febbraio 1971 approvò il cosiddetto “Pacchetto Colombo”, al cui interno fu deciso che la nuova  Università calabrese sorgesse nella provincia di Cosenza, ratificato il 16 aprile 1971 dal Presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat.

«In quest’anno – ha detto Franco Bartucci – ricadono importanti avvenimenti che fanno parte di questo cinquantesimo anniversario, come la nomina, da parte del Ministro della Pubblica Istruzione, on. Riccardo Misasi, del Comitato Tecnico Amministrativo con i Comitati Ordinatori delle quattro Facoltà (Ingegneria, Scienze Economiche e Sociali, Lettere e Filosofia, Scienze Matematiche Fisiche e Naturali) avvenuta il 28 aprile 1971; l’insediamento  ufficiale di questi Organismi avvenuto nel salone di rappresentanza di Palazzo dei Bruzi il 22 maggio 1971; l’elezione del prof. Beniamino Andreatta quale primo Rettore dell’Università della Calabria (28 maggio 1971); la scelta, da parte del Comitato Tecnico Amministrativo, di insediamento delle strutture dell’Università nell’area individuata tra i Comuni di Rende e Montalto Uffugo (31 luglio 1971); primo insediamento Senato Accademico (27 settembre 1971); approvazione dello Statuto dell’Università, da parte di tutti gli organismi accademici e del  Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, che porta alla sottoscrizione del documento da parte del Ministro della Pubblica Istruzione, on. Riccardo Misasi, con il Dpr 1 dicembre 1971 n.1329».

Per il primo responsabile dell’Ufficio stampa dell’Università, Franco Bartucci, è stata un’ottima occasione per illustrare agli studenti la personalità, la figura culturale e sociale del primo Rettore dell’Università della Calabria, manifestati nell’opera di avvio dei primi tre anni accademici (1972/1975) utilizzando documenti e dichiarazioni tratte dai giornali dell’epoca, da cui emergono il tipo di impronta del Rettore Andreatta e dei suoi collaboratori nell’assicurare alla Calabria una Università aperta alle esigenze e speranze della società del territorio.

Una figura innovativa, che ha saputo parlare in termini di trasparenza e diritto all’informazione, tanto da arrivare ad inserire nello Statuto (1971) un apposito articolo che garantiva la pubblicazione degli atti ed il diritto d’informazione per i cittadini. Come pure ideatore e promotore del primo nucleo di protezione civile costituito a gennaio del 1973, composto da studenti, docenti e non docenti, inviato in territorio del comune di Fabrizia (Catanzaro oggi Vibo Valntia) per soccorrere ed assistere gli abitanti di quei luoghi colpiti da un disastro di dissesto idrogeologico.

Una lezione straordinaria, che ha entusiasmato tutti gli studenti che l’hanno seguita, tanto che chi ha chiesto di prendere la parola ha rimarcato la necessità di ritornare a parlarne, per far conoscere, a fondo, a tutti gli studenti degli altri corsi di laurea, la storia dell’Università calabrese, che da un mese circa ha tagliato il nastro del suo primo cinquantesimo anniversario della sua nascita, ma che richiede impegni concreti alle nuove generazioni per portarne a compimento le sue strutture, rimaste tronche sulla collina di contrada Vermicelli, nella logica di creare la “Grande Cosenza” con la sua metropolitana, che dalla stazione ferroviaria di Settimo di Montalto Uffugo raggiunga il centro storico di Cosenza. (rcs)

 

Il 26 marzo la finale del terzo ciclo del Contamination Lab Unical

Sono 12 i team che parteciperanno alla finale del terzo ciclo di UniCaLab, il percorso di formazione di contamination lab dell’Unical, finanziato dal Miur e volto a fornire ai partecipanti, studenti e laureati, competenze per lo sviluppo di idee di impresa in programma il 26 marzo nel virtuale e innovativo studio radiofonico di UniCaLab.

Adiutor, Co-Housing, Computational Consulting, Consulenza on demand, Didattica Museale, Fly Away, Giacca Termica, Rinnovabili, Smart Place, T.Space, Modelife, Insetti Edibili sono i team che saranno valutati dalla giuria composta da Fortunato Amarelli, Presidente di Confindustria Cosenza; Anna Amati, Partner & Director Institutional Relations – Eureka Venture Sgr Spa; Stefania Bajo, Smart Lab UniCredit; Roberto Della Marina, Managing Partner di Venture Factory e Operating Partner di Vertis Sgr; Giorgio Scarpelli, Svp Chief Technology Officer & Innovation Ntt Data Italy; Ivan Tallarico, Ceo di Hi-Interiors; Massimiliano Ventimiglia, Fondatore e Ceo di Onde Alte; Luca Verre, Ceo e Co-founder di Chronocam; Andrea Zorzetto, Managing Partner, Plug and Play Italy; Giuseppe Naccarato, Socio fondatore di Altrama Italia.

Sarà nel particolare “studio radiofonico” di UniCaLab, infatti, che i team racconteranno l’idea di impresa che hanno sviluppato durante il percorso ad una giuria tecnica che stabilirà quali sono le tre idee vincitrici e meritevoli, dunque, di essere incubate in TechNest (l’incubatore Unical di startup innovative) perché aventi maggiori capacità di entrare nel mercato.

Media partner dell’Unical per la final competition di UniCaLab è il podcast Start Me Up (Smu) che prenderà parte all’evento in qualità di “giudice della comunicazione” assegnando al team con il miglior pitch da un punto di vista dell’impatto comunicativo il “Premio UniCaLab Speaking”, consistente in un’intervista da parte degli speaker di SMU che si occupano di valorizzazione di casi imprenditoriali nati nel Sud d’Italia.

Il programma della final competition prevede una sessione dedicata a “UniCaLab On Air”, il talk degli esperti di impresa e innovazione al quale prenderanno parte i giurati della competizione. Inoltre, il concetto di startup sarà declinato anche in ambito artistico grazie alla partecipazione di Naip, cantante, polistrumentista, rivelazione di X Factor 14, che, oltre a raccontare come ha sviluppato il suo progetto musicale, eseguirà dei suoi brani. (rcs)

RENDE (CS) – La presentazione del libro “L’Avventura di Andreatta in Calabria”

Domani pomeriggio, alle 14, in forma online, è in programma la presentazione del libro L’Avventura di Andreatta in Calabria – Un Campus per competere nel mondo di Franco Bartucci.

L’evento rientra nell’ambito del ciclo delle lezioni del corso “Pedagogia della comunicazione” tenuto dal prof. Mario Caligiuri, del Corso di laurea magistrale  “Scienze Pedagogiche” dell’Università della Calabria.

Il libro, con la prefazione di Enrico Letta, è dedicato

alla figura del primo Rettore dell’Università della Calabria dal mese di aprile del 1971 al mese di giugno 1975. Ci sarà l’introduzione del prof. Mario Caligiuri, seguita da un intervento di presentazione del libro da parte del prof. Vito Teti, un docente e una figura storica appartenente alla Facoltà di Lettere e Filosofia e conseguente dipartimento dell’Università della Calabria. 

Per Franco Bartucci sarà un’opportunità per ricordare la figura di Andreatta e tutti gli eventi che hanno caratterizzato la nascita, la crescita  e lo sviluppo dell’Università della Calabria aprendo per certi aspetti le manifestazioni che saranno organizzate da qui in avanti per celebrare di questo Ateneo il  cinquantenario anniversario della nascita che cade proprio in quest’anno con la scelta dell’insediamento dell’Università calabrese nell’area del cosentino, su decisione assunta dal Governo Colombo nel mese di febbraio 1971 e successivamente la nomina del Comitato Tecnico Amministrativo, dei Comitati Ordinatori delle quattro Facoltà, fatte nel mese di aprile del 1971 dal Ministro della Pubblica Istruzione, on. Riccardo Misasi, che hanno portato nel successivo mese di maggio alla elezione del prof. Beniamino Andreatta a Rettore dell’Università della Calabria.

Il libro è edito da Pellegrini Editore(rcs)

RENDE (CS) – Le iniziative dell’Unical per la Giornata della Donna

All’Università della Calabria, in occasione della Giornata Internazionale della Donna, fino al 20 marzo sono in programma una serie di lezioni dedicate ai temi delle discriminazioni di genere.

Inoltre, per tutto il mese di marzo docenti, studentesse, componenti del personale tecnico-amministrativo dell’Unical si racconteranno in brevi video, che saranno pubblicati ogni giorno sui canali social del Centro di Women’s Studies.

L’iniziativa è stata organizzata dal  Centro di Women’s Studies, l’Ufficio Pari opportunità, le delegate e i delegati alle Pari Opportunità dei Dipartimenti Unical.

Per comunicare la disponibilità, è possibile inviare una mail a centrows.unical@gmail.com, indicando il nome del corso, il giorno e l’orario di lezione prescelto. L’elenco completo delle adesioni sarà presto disponibile su: women.unical.it

Prevista, per martedì 16 marzo, in collaborazione con la Prefettura di Cosenza, la presentazione del libro Codice Rosso, scritto da Paola Di Nicola e Francesco Menditto. Entrambi parteciperanno all’incontro.

Nicola Gratteri al Master di Intelligence: Occorre un sistema a livello Europeo per combattere le mafie

di FRANCO BARTUCCI – Nicola Gratteri, Procuratore della Repubblica di Catanzaro,  è intervenuto ieri (venerdì 5 marzo ndr) al Master in Intelligence dell’Università della Calabria, diretto dal prof. Mario Caligiuri, sostenendo che: «Occorre un sistema penale a livello Europeo per combattere efficacemente le mafie».  

Ha svolto una lezione sul tema: Ossigeno Illegale. Come le mafie approfittano della crisi del Covid 19.

Nell’aprire i lavori, ha esordito affermando che nella lotta alle mafie è necessario avere un sistema penale unico in tutta Europa. «Oggi, infatti, le mafie investono sempre di più all’estero, in paesi ricchi come la Germania, la Francia, la Svizzera ma anche nei Paesi dell’Est Europa, dove si stanno investendo consistenti fondi europei. Il problema dell’espansione delle mafie non riguarda solo il nostro Paese ma coinvolge tutto il mondo occidentale e l’economia globalizzata».

«Tuttavia – ha aggiunto – molti Paesi Europei sono restii ad adottare una legislazione antimafia più forte. In primo luogo, perché non considerano un vero allarme le mafie; in secondo luogo perché un sistema giudiziario più pervasivo potrebbe minare la privacy dei loro cittadini, e per alcuni Stati questo non è immaginabile; in terzo luogo una legislazione più rigorosa, ad esempio, sul riciclaggio di denaro, potrebbe limitare i commerci e gli affari».

«L’Italia – ha affermato ancora – nonostante abbia uno dei sistemi normativi più evoluti del mondo nel contrasto alla mafia, ed una conoscenza molto approfondita del fenomeno, non riesce ad essere incisiva in Europa per fare adottare una legislazione antimafia omogenea, che sia più incisiva nel contrasto alle mafie. Abbiamo grandi difficoltà, ad essere ascoltati su questo tema fondamentale in Europa. Significativa è la circostanza, ad esempio, che le sedi dell’Eurojust, dell’Europol e dell’Interpol siano in Olanda». 

«Oggi – ha proseguito Gratteri –  le mafie non si manifestano all’opinione pubblica e vengono identificate solo da chi ha un rapporto diretto con esse ossia dalle forze dell’ordine, dai magistrati e dagli usurati: per tutti gli altri non esistono». 

«Per questa ragione – ha detto ancora – il problema delle mafie non è nell’agenda politica, perché non crea allarmismo sociale. La politica in genere si muove in funzione degli argomenti che i media di élite pongono all’attenzione in prima pagina dei quotidiani e nei titoli di testa dei telegiornali. Ed a volte il sistema mediatico diffonde notizie false che indeboliscono l’attività giudiziaria della magistratura». 

Gratteri ha, poi, suggerito una serie di riforme che servirebbero al nostro ordinamento giudiziario per meglio agire contro le mafie. 

«Credo – ha detto – che sia arrivato il momento di creare una specializzazione per i magistrati e per le forze di polizia. Occorre potenziare gli uffici delle indagini preliminari e porvi a capo magistrati attivi e brillanti. Per quanto riguarda la polizia giudiziaria, in particolare, andrebbe ridotta la scala gerarchica a livello burocratico, per renderla più snella e concentrarla nel lavoro sul territorio.  Sarebbe importante, inoltre, per le forze dell’ordine prolungare il tempo di durata dei corsi di aggiornamento che riguardano, ad esempio, le tecniche dell’affiancamento, del pedinamento, degli appostamenti e della stesura delle informative. Bisognerebbe investire maggiori risorse per consentire ai sottoufficiali delle forze dell’ordine il trasferimento presso altre sedi al fine di evitare che restino in uno stesso posto per lungo tempo».

«Inoltre – ha detto ancora – è necessaria l’informatizzazione del sistema giudiziario perché ne riduce i costi e ne aumenta l’efficienza. E’ importante riflettere su questi argomenti- ha detto ancora Gratteri-  perché creare una legislazione più efficace e migliorare il funzionamento della giustizia sono condizioni indispensabili per persuadere che non è conveniente delinquere. Occorre quindi un sistema penale, investigativo e carcerario efficiente ed efficace». 

A tal proposito, ha ribadito che «agli ndranghetisti ed ai mafiosi detenuti è necessario presentare progetti credibili e convenienti. Per convincerli a collaborare con lo Stato non servono discorsi etici e morali ma è necessario che si instauri un sistema che non renda più conveniente delinquere».

Nel proseguire la sua lezione, il Procuratore Gratteri ha ancora tenuto a precisare: «Non basta tuttavia cambiare solo le regole del gioco, ma occorre anche molta generosità personale verso gli altri; occorre impegnarsi sempre di più. Evitare un approccio burocratico al problema e tenere conto che con la propria attività di magistrato, di operatore della giustizia e delle forze dell’ordine si incide sulla qualità della vita delle famiglie, delle persone, dei territori e delle istituzioni».  

Parlando poi dei giudici, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ha ricordato che si è giunti ad emettere sentenze definitive di condanna a carico di coloro che avevano partecipato alle stragi di Capaci e Via D’Amelio, per il lavoro incessante e serio svolto da grandi investigatori e grandi magistrati.

«L’omicidio di Falcone – ha detto – era imprevedibile perché da anni non era in prima linea. Mentre, forse, la morte di Borsellino poteva essere evitata. Sia Falcone che Borsellino si sono trovati di fronte ad una mafia violenta, rappresentata da Riina, che ha voluto lanciare un guanto di sfida, perché voleva dettare l’agenda allo Stato che ha reagito con forza».

A questo proposito ha detto ancora Gratteri «è bene ricordare che per proteggere i magistrati non basta solo la scorta.  Altrettanto importante è la condivisione e la sinergia con gli altri apparati dello Stato. La lotta ed il contrasto ai fenomeni mafiosi non è un derby tra magistrati da un lato e mafia, ‘ndrangheta e camorra dall’altro ma riguarda tutte le Istituzioni della Repubblica, che nei momenti importanti devono fare squadra, dimostrando una visione e una strategia comune».

Avviandosi verso la conclusione della sua lezione, il Procuratore Gratteri ha ricordato poi che i rapporti tra ‘ndrangheta, Cosa nostra e Camorra risalgono al XIX secolo, quando nel carcere di Favignana venivano reclusi gli esponenti di queste tre consorterie malavitose e si realizzavano i primi scambi anche linguistici. Per esempio, i termini “picciotto” e “camorrista” nascono all’interno della camorra e poi vengono adattati ed utilizzati rispettivamente dalla mafia siciliana e dalla ‘ndrangheta. 

«Quello mafioso – ha concluso Gratteri – è un fenomeno storico e per contrastarlo efficacemente abbiamo bisogno anche della politica ed in particolare di grandi politici, che siano in grado di disegnare scenari nuovi ed adottare strategie visionarie e lungimiranti». (rcs)

MAIDA (CZ) – Il Comune acquisisce protocollo con Unical per valorizzare il turismo residenziale

Il Comune di Maida, guidato dal sindaco Salvatore Paone, con delibera di Giunta fa proprio il protocollo d’intesa, già acquisito dall’Università della Calabria, con atto approvato dal Dipartimento di Scienze aziendali e Giuridiche diretto dal prof. Alfio Cariola, per favorire la valorizzazione del turismo residenziale.

L’obiettivo è quello di accrescere il bagaglio di conoscenze che aiuti la governance: sulle tendenze turistiche in atto a livello nazionale ed internazionale; sulle evoluzioni attinenti l’andamento e le esigenze della domanda e della offerta turistica; sul mercato turistico a livello nazionale ed internazionale; sull’uso e sulla gestione sostenibile del territorio e delle risorse comuni in chiave turistica; sulle possibilità di sviluppo e di governance del turismo delle abitazioni private (o turismo residenziale)”

Il prof. Tullio Romita sarà il referente del protocollo per il Dipartimento in qualità di responsabile scientifico del CreST (Centro Ricerche e Studi sul Turismo).

Per il Comune di Maida, guidato dal sindaco Salvatore Paone, sottoscrittore del protocollo è lo stesso primo cittadino il quale in una nota ha evidenziato «è un risultato importante che avvia una collaborazione con il mondo universitario calabrese. In questi mesi ho avuto modo di apprezzare il lavoro in particolare del prof. Tullio Romita e la sua attenzione alla tematica del turismo, con approfondimenti interessanti a quella particolare forma di turismo residenziale che guarda con attenzione ai tanti calabresi nel mondo che hanno voglia e vorrebbero tornare anche per pochi giorni a visitare i luoghi delle proprie origini, il cosiddetto “turismo delle radici”, tra l’altro al centro di un master universitario partito da pochi giorni. Questo lavoro corrisponde agli obiettivi dell’amministrazione che mi onoro di guidare che in questi anni ha recuperato e rilanciato i rapporti con le nostre comunità all’estero».

Il Comune di Maida punta, dunque, ancora una volta, sull’Università e, in particolare, all’intesa con un dipartimento di una delle più importanti università del Meridione d’Italia, per affrontare insieme la tematica del turismo, dei flussi turistici, contribuendo in questo modo alla creazione di una rete sempre più forte a livello regionale e che vede protagonisti mondo accademico, enti locali e associazioni di categoria.

Nel protocollo il Comune offre le proprie strutture per l’organizzazione di convegni e attività di formazione al fine di realizzare l’oggetto del protocollo. (rcz)

RENDE (CS) – Il webinar “Per una nuova pedagogia nelle università calabresi e meridionali”

Si intitola Per una nuova pedagogia nelle università calabresi e meridionali il webinar in programma giovedì 25 febbraio, alle 15, su Teams, organizzato dai dipartimenti dell’Università della Calabria Dices (Culture, Educazione e Società) e Demacs (Matematica e Informatica) e dal Corso di Laurea in Scienze dell’Educazione e Scienze Pedagogiche.

Il seminario costituisce un primo momento di riflessione sulla necessità di una nuova pedagogia nelle università calabresi e meridionali, al quale seguiranno altre importanti iniziative scientifiche promosse dall’Università della Calabria per porre l’educazione nel dibattito culturale, politico e scientifico nazionale.

L’evento sarà introdotto dai saluti dei direttori dei due dipartimenti, Roberto Guarasci e Gianluigi Greco, e dagli interventi del prorettore Unical, Francesco Scarcello, dal direttore generale dell’Ufficio Scolastico Regionale della Calabria, Maria Rita Calvosa, e dal Presidente della Cunsf, Maria Grazia Riva.

La relazione base della discussione sarà curata da Mario Caligiuri, coordinatore del Corso di Laurea in Scienze dell’Educazione e Scienze Pedagogiche. A seguire gli interventi di Edoardo Martinelli, allievo di don Milani, dei docenti Unical, Antonella Valenti, Rossana Adele Rossi, Nicola Trebisacce, Monica Lanzillotta, Giancarlo Costabile, e da quelli della “Mediterranea” di Reggio Calabria, Laura Marchetti, Rossella Marzullo, Viviana Vinci, Rosa Sgambelluri, della “Magna Graecia” di Catanzaro, Anna Maria Murdaca, dell’ateneo di Bari “Aldo Moro”, Loredana Perla, della “Parthenope” di Napoli, Maria Luisa Iavarone.

Le conclusioni sono affidate a Pierpaolo Limone, Rettore dell’Università di Foggia, Antonino Zumbo, Rettore dell’Università “Dante Alighieri” di Reggio Calabria e Maurizio Sibilio, prorettore dell’Università di Salerno. (rcs)