L’Unical contro i cambiamenti climatici col progetto di agricoltura di precisione “Magna Graecia Future”

Si chiama Magna Graecia Future il progetto di agricoltura di precisione con cui il Dimeg dell’Unical vuole contrastare i cambiamenti climatici.

Si tratta di un progetto innovativo, che lancia un’idea di sostenibilità e gestione ottimale delle risorse idriche di fertirrigazione, oltre che di difesa delle piante da utilizzare in viticoltura, che sarà la nuova frontiera del futuro per quanto riguarda le aziende che operano nel settore.

Si tratta di un progetto finanziato con la Misura 16.1 del Psr della Regione Calabria 2014/2020, che fa parte della rete Pei, presentato per promuovere l’iniziativa e coinvolgere futuri stakeholder, principalmente viticoltori e altri operatori del settore, insieme a varie scuole agrarie, e per far sapere a imprenditori agricoli e produttori che esiste un nuovo strumento efficace che possono utilizzare per ottimizzare i processi delle aziende, le loro spese e le loro risorse.

Un’importante opportunità per il mondo rurale, da divulgare e rivolgere a tutte le imprese agricole della nostra regione, fortemente auspicata e indicata dall’assessore all’Agricoltura della Regione Calabria, Gianluca Gallo, nel corso del suo intervento, tenuto in videoconferenza, in cui ha ribadito la necessità di andare incontro a quanto la scienza e la tecnologia ci mettono a disposizione.

L’innovativo progetto sulla micro fertirrigazione nella viticoltura di precisione sui vitigni autoctoni calabresi, che prevede una struttura avanzata con sistema computerizzato capace di ottenere risparmi idrici, nutrizionali e gestionali durante il ciclo biologico della pianta, ha come soggetto capofila l’azienda vitivinicola calabrese Magna Graecia e come partner di attuazione l’Università della Calabria, l’Associazione La Forma e L’Informatore Agrario.

In questo progetto il Dimeg si è reso protagonista impegnando le nuove tecnologie come supporto ad un’attività fondamentale che, nel caso specifico, si declina nell’ambito della viticoltura.

«Tutto il mondo sta vivendo una situazione abbastanza critica, legata ai cambiamenti climatici – ha affermato la direttrice del Dipartimento, Francesca Guerriero –: fenomeni che ci portano a dover affrontare e risolvere delle questioni veramente importanti e che possono avere un impatto molto negativo sulle attività che vengono svolte, con riferimento in questo caso ai vigneti, all’uva e al suo prodotto finale che è il vino. Dobbiamo cercare di sfruttare al meglio le risorse che abbiamo, cercando di limitare in qualche modo questi problemi legati ai cambiamenti climatici che sono essenzialmente dovuti alle basse temperature in periodi in cui questo non dovrebbe verificarsi ma anche di eccessivo caldo in altri periodi dell’anno».

«Come facciamo a risolvere questi problemi? – ha continuato –. Ovviamente, cercando di utilizzare in maniera adeguata una risorsa importante che è quella dell’acqua, anche utilizzando i fertilizzanti che possono migliorare la qualità del prodotto finale. Queste risorse, soprattutto l’acqua, sono elementi disponibili in quantità limitata e dobbiamo trovare un modo per poterli usare in modo adeguato, senza avere sprechi e ottenendo il risultato sperato. Questo si può fare utilizzando tecnologie che sono legate all’agricoltura di precisione, proprio come in questo progetto sviluppato da noi per sostenere e promuovere l’utilizzo di questi strumenti innovativi. Per poterlo fare, però, è necessario sviluppare dei sistemi specifici che un dipartimento come il Dimeg ha la possibilità di realizzare: per questo, i nostri ricercatori sono impegnati da anni in attività di trasferimento tecnologico e su quanto riguarda il tema dell’innovazione».

«Ovviamente – ha concluso – visto che siamo parte integrante di questo progetto, i ricercatori del nostro dipartimento sapranno dare il contributo migliore per portare al successo questa iniziativa».

Le aziende agricole come Magna Graecia hanno capito quanto sia indispensabile andare verso un mondo più green, utilizzando una tecnologia computerizzata, capace di migliorare il benessere della pianta ma soprattutto la qualità della materia prima e del prodotto finito.

«Grazie alla micro fertirrigazione noi miglioreremo la produzione dei nostri vitigni, soprattutto in termini di vitalità della pianta, che può così ricevere un micro goccia di acqua unita ai minerali mancanti – ha spiegato Vincenzo Granata, titolare di Magna Graecia Vini, nel corso della conferenza di presentazione».

«Tutto questo processo di monitoraggio delle sostanze del sottosuolo – ha continuato – ci porterà ad avere un prodotto qualitativamente più alto e, di conseguenza, un vino di altissima qualità. Siamo felici di avere il Dimeg dell’Unical come partner protagonista di questo progetto e tengo a sottolineare che come azienda abbiamo deciso di finanziare una borsa di ricerca per continuare lo sviluppo degli studi e della ricerca che effettueremo con questo progetto».

In agricoltura c’è bisogno di informazione e questo progetto, attraverso la divulgazione delle sue attività, mette in circolo importanti indicazioni e buone pratiche.

«Più ci si forma e più ogni agricoltore potrà crescere e diventare una realtà produttiva più efficiente, capace di risolvere meglio i problemi organizzativi ed economici della propria azienda – ha dichiarato in corso di conferenza il presidente dell’associazione La Forma di Cosenza, Roberto Castiglione –. Nel settore agricolo, oltre al bisogno di tante applicazioni e tecnologia, serve anche tanta formazione, proprio per come previsto nel Pnrr, possibilmente con strumenti che vadano verso una formazione più diretta e specifica: l’agricoltore non è più un soggetto fine a se stesso, ma un operatore professionalizzato che va formato e informato per stare al passo con i tempi».

Presente anche l’altro partner del progetto, L’Informatore Agrario, che ha inteso intraprendere questo percorso di Magna Grecia Future.

«Come editori siamo impegnati ogni giorno a comunicare agli operatori di settore la valenza e la forza dell’agricoltura, specie con i processi di una tecnologia, come la 4.0, e con una digitalizzazione delle aziende – il contributo di Vitina Marcantonio –. Sappiamo bene che nei progetti si può determinare un continuo scambio di conoscenza, specialmente da un punto di vista europeo. La nostra missione è quella di essere di supporto alle decisioni degli agricoltori e crediamo fortemente che tutto questo passi innanzitutto dalla conoscenza».

«Di fatto, grazie a questo partenariato con l’Unical – ha detto – le aziende private e le istituzioni, Magna Graecia Future può rappresentare un’importante opportunità di sviluppo per tutto il territorio calabrese. Ci sono supporti decisionali importanti che nascono da competenze specifiche, come quelle messe in atto qui: ingegneria, gestione e parte agricola, messe insieme, rappresentano un mix di opportunità per l’agricoltura 4.0 e per una gestione sostenibile dell’impresa».

Di approccio ad un’innovazione tecnologica sostenibile, sul piano ambientale ed economico ha parlato anche il direttore responsabile de L’Informatore Agrario, Antonio Boschetti, sottolineando come l’irrigazione di precisione sia uno degli approcci intelligenti verso i quali l’agricoltura del futuro dovrà tendere. “Insieme a tante altre soluzioni legate all’agricoltura di precisione e digitale, come la concimazione a rateo variabile e la microfertirrigazione, gli imprenditori agricoli potranno continuare a produrre utilizzando meno risorse e migliorando la qualità dei raccolti, ovvero migliorando il posizionamento competitivo delle imprese.

«Per raggiungere questi due obiettivi – ha affermato Boschetti nel corso del suo video intervento – è necessario rendere la tecnologia della micro fertirrigazione una soluzione accessibile per gli agricoltori attraverso attività divulgative e formative come quelle previste dal progetto».

Inoltre, la fertirrigazione a goccia riduce l’uso di attrezzature associate ai metodi tradizionali di irrigazione e fertilizzazione ovvero i costi di manodopera e carburante, seppur a fronte di investimenti più impegnativi. Tuttavia, queste nuove tecniche agronomiche permettono di gestire i rischi collegati all’estrema variabilità climatica e di ridurre le perdite di acqua e nutrienti.

È fondamentale unire la tradizione all’innovazione, così come c’è il bisogno di unire il sapere di chi fa agricoltura con il mondo dell’ingegneria, soprattutto con una nuova tecnologia che si mette a disposizione dell’agricoltura.

«L’università è la sede dell’innovazione e nella nostra missione c’è proprio il trasferimento tecnologico alle imprese del territorio – la sottolineatura del docente del Dimeg, Luigino Filice –. Abbiamo messo su un progetto insieme all’azienda vitivinicola Magna Grecia proprio per testare questa sinergia e stimolare un sistema che consenta a questa azienda di poter competere meglio sul mercato, grazie anche alla collaborazione con l’Università, sperimentando tecnologie al servizio dell’uomo che non siano solo più remunerative per l’azienda ma anche per determinare un minore impatto per il territorio».

«Quindi, utile anche da un punto di vista ambientale – ha detto ancora – oltre che di particolare rilevanza per quanto riguarda gli aspetti sociali che, oggi, sono sempre più cruciali rispetto alla sostenibilità. È nostro interesse far incontrare l’impresa con l’università, così da portare avanti e declinare queste opportunità senza protagonismi ma col solo obiettivo di creare relazioni e reti che cooperino tra di loro».

Oggi, le aziende agricole per competere e vincere le grandi sfide che si prospettano devono rapportarsi con la tecnologia, che va sempre più incontro alle loro esigenze, ma senza mai dimenticare la rilevante importanza ricoperta dalla figura dell’agronomo, che opera con grande professionalità e prossimità sul territorio.

«Grazie all’utilizzo di dispositivi tecnologici avanzati e intelligenti oggi si può parlare con maggiore appropriatezza di agricoltura 4.0 – ha detto nel suo intervento di saluto il consigliere dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali della Provincia di Cosenza, Mario Reda – ma bisogna anche studiare quella che è la composizione del suolo, che caratterizza le particolarità del vino: partendo dal fitosoma, che costituisce l’essenza e il legame tra la pianta e il prodotto finale, possiamo dare un’impronta inconfondibile al vino».

«Lo abbiamo fatto, ad esempio, con il magliocco, proprio partendo dal legame che stabilisce la pianta con il suolo – ha continuato –. Questo vitigno autoctono lo stiamo tutelando e valorizzando con l’aggiunta di altre sostanze minerali e con la tecnologia di impianti di fertirrigazione, oltre ad altri materiali che ci consentono di funzionare da assorbenti dell’umidità del suolo e di consentire un apporto idrico fondamentale, soprattutto tenuto conto delle scarsità delle piogge che abbiamo e delle difficoltà di un’irrigazione attenta e rispettosa delle risorse a disposizione».

Magna Graecia Future dimostra come sia possibile perseguire un’agricoltura di precisione, offrendo un’opportunità di studio congiunto riferito alle caratteristiche agronomiche del suolo e delle caratteristiche tecniche, utili a valorizzare quella parte del terreno in cui ci sono tantissimi batteri, alcuni dei quali capaci di favorire processi agronomici fondamentali per la qualità del dei vini.

«Il sapere degli agronomi, legato al sapere dei costruttori di tecnologia avanzata, come gli ingegneri che studiano e disegnano processi e prodotti che sappiano soddisfare le esigenze dei coltivatori, dei trasformatori e dei produttori, testimonia la necessità di una collaborazione così stretta – ha dichiarato il Presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Cosenza, Marco Ghionna -, anche perché l’ingegneria cosentina ha dimostrato ampiamente di essere un’ingegneria matura, fatta di professionisti capaci di poter svolgere e assolvere con il loro lavoro al ruolo di valorizzazione e promozione di un’agricoltura 4.0».

L’ingegneria applicata all’agricoltura non ha confini e tutta la parte legata ai processi di verifica e informazione rappresenta l’ingrediente fondamentale che serve al nostro sistema produttivo agricolo.

«C’è bisogno di un continuo confronto tra professionalità specializzate, anche tra i vari settori di ingegneria – ha proseguito Ghionna nel suo intervento –, visto che ormai questo scambio di know how si rende necessario in ogni ambito. Grazie a progetti come questi, c’è la possibilità di completare un circuito di conoscenza che può determinare l’apporto di un’intuizione favorevole all’attività di produzione dell’agricoltore stesso. È solo una questione di linguaggi e noi, alla fine, dobbiamo essere intelligenti nel trovare il linguaggio comune per raggiungere l’obiettivo comune che, per quanto ci riguarda, è l’innovazione tecnologica». (rcs)

Cosenza vista attraverso un concorso di idee progettuali degli studenti dell’Unical

di FRANCO BARTUCCIPer il  Corso di Tecnica Urbanistica del Corso di Laurea Magistrale in Ingegneria Civile dell’Università della Calabria, di cui n’è titolare nell’insegnamento il prof. Mauro Francini, in continuità con quanto realizzato negli anni precedenti, è stato organizzato un concorso di idee-progetto per la  valorizzazione e rigenerazione della città di Cosenza.

L’evento di presentazione delle 12 proposte progettuali realizzate dagli studenti e la proclamazione dei progetti vincitori del concorso si terrà sulla piattaforma Microsoft Teams il 30 gennaio alle ore 18,00. Il Link per il collegamento all’evento è il seguente: https://dinci.unical.it/teams/30012023

Il programma dei lavori prevede alle ore 18,00 l’apertura dei lavori ad opera del prof. Mauro Francini ed a seguire interverrà il prof.Roberto Gaudio, direttore del Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università della Calabria.

Subito dopo ci sarà la presentazione della mostra virtuale a cura dell’ing. Carolina Salvo, Tutor del Corso, con una visione virtuale della stessa. Per le 19,00 è prevista la premiazione dei progetti vincitori con gli interventi degli studenti ed un relativo dibattito. L’incontro sarà concluso dall’intervento del Sindaco di Cosenza, Franz Caruso.

 A parlare dell’esperienza del corso e dei lavori svolti dagli studenti si è sentito  il prof. Mauro Francini per elencare i contenuti ed il significato stesso dell’iniziativa. Questa la sua analisi: «Investire in progetti di rigenerazione urbana significa investire nello sviluppo del territorio e quindi nell’intero tessuto produttivo. Per tal motivo è indispensabile contribuire a stimolare dei processi concreti di rigenerazione urbana rispondendo, da un lato, alla richiesta di alta formazione e dall’altro, alla definizione di un luogo fisico rinnovato dove moltiplicare occasioni di scambio culturale, rispettando i parametri generali della sostenibilità e della sicurezza».

«Per fare ciò, però – ha aggiunto – occorre avere chiaro il quadro d’insieme e gli obiettivi strategici che si vogliono raggiungere, senza correre il rischio di procedere al contrario, ovvero per singoli interventi non coordinati tra loro che rischiano di determinare risultati inadeguati che spesso possono avere effetti controproducenti».

«Le 12 proposte progettuali realizzate dagli studenti  – ha spiegato – riguardano la ridefinizione di un integrato quadro compositivo dei contesti della città di Cosenza, attraverso metodologie volte alla valorizzazione di corrette forme di riuso e riqualificazione, su cui costruire il confronto con i diversi “saperi” che vivono direttamente e indirettamente tali luoghi».

«Per tal motivo – ha proseguito – si è fatto riferimento a modelli di sviluppo sostenibili, utili a contrapporsi all’inevitabile percorso di desertificazione in atto, associando ai progetti di trasformazione fisica processi di mobilitazione e inclusione sociale in quanto la storia recente dell’urbanistica ci insegna che siamo di fronte a un cambio di paradigma della rigenerazione urbana, e soprattutto che con i tradizionali strumenti urbanistici non si possono affrontare le nuove sfide che la società contemporanea richiede».

«La riqualificazione di un qualsiasi contesto urbano, soprattutto se caratterizzato da fragilità evidenti come quelle presenti all’interno del centro storico di Cosenza – ha detto ancora – non può, inoltre, prescindere da azioni mirate di messa in sicurezza e di riduzione del rischio. A tal riguardo, si vogliono ricordare alcuni interessanti risultati conseguiti all’interno di una ricerca condotta dal Laboratorio di Pianificazione Territoriale dell’Università della Calabria insieme al Politecnico di Torino. Nello specifico la modellazione, che ha riguardato circa 2.300 edifici dell’intero centro storico di Torino e 800 nel Comune di Rende, ha permesso di definire determinati gradi di resilienza strutturale, a valle della quale è stata individuata la viabilità strategica con gli interventi prioritari da realizzare per la messa in sicurezza delle infrastrutture».

«Tutto ciò è in linea, altresì, con quanto ormai condiviso nel dibattito nazionale e internazionale – ha detto – ovvero che non si può prescindere da qualsiasi intervento di rigenerazione senza investire sulla prevenzione, considerato che questa politica è sempre più “conveniente” rispetto a probabili successive operazioni “postume”. Ulteriori elementi di criticità dei progetti di rigenerazione urbana sono determinati da una carente dotazione di progettualità della sfera pubblica e da una scarsa capacità di spendere le risorse disponibili, dalla farraginosità delle procedure, da un complicato quadro normativo, da una tendenza alla settorializzazione e da un drammatico impoverimento della filiera pubblica. Il disegno e la ridefinizione dello spazio pubblico, che deve essere accessibile, attrattivo e multifunzionale, sono, infatti, fondamentale per rigenerare aree caratterizzate da fenomeni di degrado e di marginalità e per garantire ai cittadini una nuova “qualità dell’abitare”. Il recupero e il riuso di aree interstiziali, di spazi interclusi, di terreni incolti e di aree dismesse e inutilizzate per la produzione e il disegno dello spazio pubblico assume, nello specifico, un ruolo centrale per il rilancio economico e sociale dei contesti urbani». 

«Alcune esperienze positive realizzate sia in Italia che in Europa – ha spiegato ancora – hanno dimostrato che il successo degli interventi di rigenerazione urbana dipendono in buona misura dalla robustezza della regia pubblica, dall’utilizzo del partenariato pubblico privato, della partecipazione e dalla capacità di gestione di fondi appositamente dedicati attraverso programmi e piani che regolano l’utilizzo di tali risorse».

«Su tali premesse, all’interno del corso di Tecnica Urbanistica del Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università della Calabria, è stato organizzato un concorso di idee-progetto volto a proporre soluzioni di rigenerazione urbana della città di Cosenza. Le 12 proposte progettuali realizzate, frutto del lavoro degli studenti del corso, sono state rivolte alla ridefinizione di un quadro compositivo integrato dei contesti oggetto di studio attraverso metodologie volte alla valorizzazione di forme corretto di riuso. Esse racchiudono la sintesi – ha concluso il prof. Mauro Francini – di un percorso definito attraverso la raccolta di una molteplicità di saperi che hanno determinato soluzioni indirizzate a consolidare il legame tra tradizione e innovazione».

Per la presentazione dei lavori come in precedenza chiarito è stata organizzata una mostra virtuale delle 12 proposte progettuali illustrate dagli studenti che si consiglia di seguire sulla piattaforma MTeams accessibile a tutti collegandosi al Link sopra riportato. 

I Progetti vincitori del concorso  saranno individuati da un’apposita commissione giudicatrice così composta: Avv. Franz Caruso, sindaco di Cosenza; Arch. Margherita Eichberg, Ispettore Centrale del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo; Arch. Pasquale Costabile, Presidente dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Cosenza; Ing. Marco Saverio Ghionna, Presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Cosenza; Ing. Gustavo Coscarelli, libero professionista; Prof. Mauro Francini, docente  del Corso di Tecnica Urbanistica, Unical; Prof. Roberto Gaudio, Direttore Dipartimento di Ingegneria Civile, Unical; Prof. Fabrizio Greco, Coordinatore del Corso di Laurea in Edile-Architettura, Unical; Prof.ssa Gabriella Mazzulla, Coordinatrice del Corso di Laurea Ingegneria Civile, Unical; Ing. Salvatore Orlando, docente Unical; Ing. Gianfranco Salfi – Dipartimento Ingegneria Civile, Unical; Ing. Carolina Salvo, Tutor del Corso di Tecnica Urbanistica, Unical; Ing. Alessandro Vitale, docente del Dipartimento di  Ingegneria Civile, Unical(fb)

Parte il progetto innovativo Magna Graecia Future sulla micro fertirrigazione nella viticoltura

Martedì 17 gennaio, nell’Aula Seminari del Dipartimento di Ingegneria Meccanica, Energetica e Gestionale (Dimeg) dell’Università della Calabria, alle 17, sarà presentato il progetto sulla micro fertirrigazione nella viticoltura di precisione sui vitigni autoctoni calabresi.

Si tratta di una struttura avanzata che prevede l’installazione di un sistema computerizzato capace di ottenere risparmi idrici, nutrizionali e gestionali durante il ciclo biologico della pianta, rispettando le inevitabili condizioni critiche climatiche e ambientali che nel futuro rappresenteranno la normalità dei cicli produttivi.

Il progetto, presentato e coordinato dall’azienda vitivinicola Magna Graecia (soggetto capofila) in partnership con l’Università della Calabria, l’Informatore Agrario e l’Associazione La Forma (ente di formazione e informazione), ricade nel PSR 2014/2020 della Regione Calabria – Intervento 16.1 – Fase 2 – e si occuperà di gestione delle risorse idriche, di clima e cambiamenti climatici, nonché di biodiversità e gestione della natura.

Il workshop è stato patrocinato dall’Ordine degli Ingegneri di Cosenza (per gli iscritti all’Albo è previsto il riconoscimento di 2 CFP) e dal Consiglio dell’Ordine Nazionale dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali (ai partecipanti iscritti all’ordine verranno rilasciati 0,25 CFP).

All’incontro dimostrativo, dopo i saluti istituzionali posti dalla Direttrice del Dimeg dell’Unical, Francesca Guerriero, del Presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Cosenza, Marco Ghionna, e del Presidente dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali della Provincia di Cosenza, Michele Santaniello, interverranno i partners del progetto.

Moderati dal giornalista Valerio Caparelli, relazioneranno al convegno: Vincenzo Granata, titolare dell’azienda Magna Graecia, sul tema “Il Progetto: Incrementare la produttività agricola e valorizzare le risorse”; Roberto Castiglione, dell’Associazione La Forma, con un intervento su “Divulgazione e consulenza, i risultati attesi e l’impatto sul territorio”; Luigino Filice, Responsabile Scientifico DIMEG del progetto, che riferirà su “Imprese e Innovazione: creare valore sostenibile”; Vitina Marcantonio, della testata specializzata Informatore Agrario, che affronterà il tema “Agricoltura 4.0: verso un’agricoltura di precisione”.

Le conclusioni della conferenza di presentazione del progetto innovativo Magna Graecia Future saranno tenute dall’Assessore all’Agricoltura della Regione Calabria, Gianluca Gallo(rcs)

Il sindaco Fiorita: Occhiuto firmi protocollo per nascita dell’Azienda Dulbecco

Il sindaco di Catanzaro, Nicola Fiorita, pur trovando aperture da parte del Governatore Roberto Occhiuto sulla Facoltà di Medicina, si è chiesto come mai «perché non abbia ancora firmato il protocollo d’intesa Regione-Università per dare vita all’Azienda unica universitario-ospedaliera ‘Renato Dulbecco’», se «davvero punta a rafforzare l’Umg e la sua Scuola di Medicina».

«La nascitura azienda, forte dei suoi 885 posti letto – ha spiegato – di un secondo pronto soccorso e di un Irccs per la medicina di precisione, irrobustirebbe la Facoltà di medicina, fornendo agli studenti e ai ricercatori gli spazi, le risorse e le tecnologie per un’alta qualità formativa. La ‘Dulbecco’ diventerebbe così il principale polo sanitario della Calabria e renderebbe ancora più inutile la duplicazione della Facoltà di medicina a Cosenza dove, peraltro, non esiste un Policlinico di riferimento e l’ospedale dell’Annunziata non sembra in grado, per i suoi gravi problemi logistici, di supportare un’attività didattica e formativa così importante».

«Se davvero il presidente Occhiuto – ha proseguito – ha a cuore la Facoltà di medicina di Catanzaro, non abbia esitazioni nel firmare il protocollo d’intesa, anche perché il termine di un anno fissato dalla legge regionale sull’Azienda unica è già stato superato. Ma anche questo non basta. La nuova Azienda ‘Dulbecco’ ha bisogno di più spazi e crediamo che la somma destinata dalla Regione al ‘nuovo ospedale di Catanzaro’ appaia insufficiente e sicuramente molto inferiore a quella destinata al ‘nuovo ospedale di Cosenza’, parliamo di ben 500 milioni di euro».

«Quanto al poderoso piano di investimenti per le Scuole di specializzazione dell’Umg – ha continuato – annunciato dal presidente Occhiuto, attendiamo ovviamente di conoscerne i dettagli e gli importi».

«Rispetto alla decisione adottata dal Coruc – ha concluso – la nostra posizione non cambia. Noi riteniamo sbagliata, inutile e giuridicamente discutibile l’istituzione della seconda Facoltà di medicina all’Unical e la contrasteremo in tutte le sedi. Solo a bocce ferme, si potrà discutere di un nuovo assetto del sistema universitario calabrese che non dovrà vedere – e in questo siamo d’accordo con il presidente Occhiuto – rendite di posizione». (rcz)

Al via Medicina all’Università della Calabria

All’Università della Calabria parte Medicina. Lo ha reso noto il Rettore Nicola Leone, sottolineando che si tratta di «una svolta storica a beneficio della sanità territoriale».

Il Coruc – Comitato regionale di coordinamento delle università calabresi, infatti, ha dato il via libera all’istituzione di quattro nuovi corsi di laurea proposti dall’Unical e che entreranno nell’offerta formativa a partire dall’anno accademico 2023-2024, subito dopo il via libera dell’Anvur (Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca) e del Ministero dell’Università e della ricerca, che dovrebbe arrivare nei prossimi mesi.

Per Leone si tratta di «un passaggio motivato principalmente da due necessità: dare risposta alla crescente domanda di formazione sanitaria che arriva dagli studenti calabresi, e andare in soccorso del territorio che vive da anni una profonda emergenza in campo sanitario, contribuendo allo sviluppo della sanità regionale e favorendo la crescita di competenza in settori strategici della medicina».

Nella nuova offerta, quindi, crescono i corsi d’ambito sanitario, che saranno in convenzione con l’ospedale “Annunziata” di Cosenza e con l’Azienda sanitaria provinciale e porteranno quindi da subito nuove risorse umane nei reparti. Si punta inoltre a creare nuove figure con competenze specifiche per i settori dell’innovazione, nella stagione della transizione digitale, e del mare e della navigazione, in una regione che vanta 800 chilometri di costa e, a Gioia Tauro, uno dei porti più importanti d’Europa.

I nuovi corsi

Servizi giuridici per l’innovazione digitale – L’innovazione digitale fa parte della nostra vita e la transizione in atto la renderà ancor più pervasiva. Il nuovo corso in Servizi giuridici per l’innovazione digitale punta a formare nuove figure di giovani laureati in grado di coniugare ad una solida preparazione giuridica, teorica

e pratica, essenziali conoscenze di tipo economico-aziendale insieme con quelle competenze digitali che oggi sono indispensabili per operare in tutti i contesti di area giuridica e di azienda, nell’amministrazione pubblica e privata. Il corso fa parte della classe di lauree triennali in Scienze dei servizi giuridici (L-14) e sarà attivato dal Dipartimento di Scienze giuridiche e aziendali.

Tecnologie del Mare e della Navigazione – Un corso di laurea pensato per una regione che ha nel mare e nei porti un asset di sviluppo strategico. Unico in Calabria, sarà attivato dal Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente per rispondere alle istanze che arrivano dagli studenti e dal tessuto produttivo, in un territorio che, con i suoi 800 km di costa ha grandi potenzialità in ambito turistico e marittimo.

L’obiettivo è quello di formare professionisti con competenze trasversali di carattere scientifico e ingegneristico, applicabili agli ambiti marittimo, navale e portuale. Il corso appartiene alla classe delle lauree triennali L-28, Scienze e tecnologie della navigazione.

Infermieristica – L’offerta formativa d’area sanitaria dell’Unical si amplierà nel prossimo anno accademico con l’avvio del corso di laurea in Infermieristica (L/SNT1 – Lauree in professioni sanitarie infermieristiche e professione sanitaria ostetrica). Il corso, che abilita alla professione di infermeria, prevede che le attività di tirocinio si svolgano presso le strutture dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza, dell’Asp e dell’Inrca, offrendo così un ulteriore contributo alla struttura con il rafforzamento delle risorse umane disponibili. Gli studenti di Infermieristica svolgono infatti, nel corso del triennio, 1800 ore di tirocinio in corsia e sul territorio.

L’attivazione del corso viene incontro alla forte domanda di formazione che arriva degli studenti calabresi, molti dei quali sono costretti a lasciare la Calabria per frequentarlo, e alla richiesta di risorse umane che arriva dal territorio: si stima in regione una carenza di quasi 3mila infermieri.

Medicina e Chirurgia TD (con cliniche all’Annunziata) – Il corso appartiene alla classe delle lauree magistrali LM-41 (Medicina e Chirurgia) e consente allo studente, al termine dei 6 anni e con il superamento di pochi esami aggiuntivi di ottenere un doppio titolo: sarà infatti dottore in Medicina e Chirurgia, con accesso quindi alla professione di medico, e in Ingegneria informatica, curriculum bioinformatico (laurea triennale).

Il percorso – altamente innovativo e tra i pochi attivi in Italia – è analogo al corso attivato all’Unical nel 2021 e interateneo con Catanzaro, ma in questo caso viene svolto interamente all’Università della Calabria. I corsi di tutto il sessennio saranno quindi nel campus e i tirocini saranno svolti all’ospedale dell’Annunziata, che sarà interessato da un processo progressivo di clinicizzazione.

Il progetto – che è stato sostenuto anche dal governatore della Regione e commissario ad acta per la sanità, Roberto Occhiuto – porterà all’ospedale cosentino nuove risorse e valorizzerà i medici già presenti in ospedale, che potranno essere coinvolti nei processi formativi dell’università.

L’Unical ha già stanziato un primo investimento per l’assunzione di otto ricercatori universitari che svolgeranno attività di didattica e di ricerca in ateneo e che – dopo la firma della convenzione con l’Azienda ospedaliera di Cosenza – potranno prestare servizio clinico in ospedale, unitamente a tre professori medici già nell’organico dell’Unical. I settori disciplinari degli otto ricercatori sono stati prescelti su specialità mediche ad alta migrazione sanitaria e relative a posti attualmente vacanti nell’organico ospedaliero. (rcs)

 

All’Unical aumentano le immatricolazioni: +15% negli ultimi tre anni

All’Università della Calabria le iscrizioni aumentano, e di tanto anche. Secondo quanto riportato da La Repubblica, nella sua analisi dei dati diffusi dal Ministero dell’Università e della Ricerca, all’Unical negli ultimi tre anni le immatricolazioni sono crescite del 15%. Un dato che è in controtendenza all’andamento nazionale, che registra una diminuzione di 6mila unità.

L’Unical, secondo i dati, risulta essere tra i pochissimi atenei della Nazione ad aver visto aumentare le nuove iscrizioni ai corsi di laurea di I livello (triennali ed a ciclo unico) per il terzo anno consecutivo: si è passati così dai 4626 nuovi iscritti dell’anno accademico 2021/2022 ai 4908 immatricolati dell’anno accademico in corso.

Un ateneo, dunque, che gode di ottima salute rappresentando un punto di riferimento per i giovani che decidono di intraprendere gli studi universitari. L’importante risultato raggiunto è stato possibile grazie ad un’offerta formativa rinnovata e di qualità che ha puntato su quei corsi che intercettano l’interesse dei giovani e che offrono importanti ricadute occupazionali. Ma non solo. Trova sempre maggiore gradimento la possibilità di vivere un’esperienza formativa all’interno del più grande campus d’Italia con tutto quello che ciò rappresenta in termini di socialità, qualità della vita  e servizi offerti.

«È un risultato di assoluto valore – ha dichiarato il Rettore Nicola Leone – e non scontato anche perché, oltre alla costante diminuzione delle nascite che ha impatto ormai anche sulle università, bisogna considerare l’emergenza pandemica che ha condizionato la nostra vita negli ultimi due anni ed il contesto economico di grande difficoltà che vivono le famiglie calabresi».

«Abbiamo messo in campo ogni azione possibile – ha concluso il Rettore – per accogliere nel migliore dei modi quanti hanno scelto l’Unical con la speranza che essi stessi diventino i migliori testimonial di un ateneo dinamico, al passo con i tempi e sensibile alle esigenze di quanti lo frequentano». (rcs)

Protocollo d’intesa tra Unical e Comune di Cassano allo Ionio per valorizzare il patrimonio archeologico

Valorizzare il patrimonio archeologico e culturale. È questo l’obiettivo del protocollo d’intesa tra il Comune di Cassano allo Ionio e l’Università della Calabria – Dipartimento di Scienze Aziendali e Giuridiche.

L’obiettivo è quello di accrescere il bagaglio di conoscenze che aiutino la governance: sulle tendenze turistiche in atto a livello nazionale ed internazionale; sulle evoluzioni attinenti l’andamento e le esigenze della domanda e della offerta turistica; sul mercato turistico a livello nazionale ed internazionale; sull’uso e sulla gestione sostenibile del territorio e delle risorse comuni in chiave turistica; sulle possibilità di sviluppo e di governance del turismo delle abitazioni private (o turismo residenziale).

Per la realizzazione degli obiettivi e per la pianificazione strategica degli interventi verrà costituito un Comitato di indirizzo composto dal Responsabile Scientifico del CReST e dal Sindaco (o suo/a delegato/a) del Comune di Cassano All’Ionio. Il Comitato avrà il compito di monitorare e indirizzare le attività previste dal Protocollo d’Intesa, apportare le opportune modifiche e valutare i risultati del monitoraggio delle attività svolte. La partecipazione al Comitato di indirizzo è gratuita.

L’accordo tra le parti, avrà validità di 36 mesi a partire dalla firma del Protocollo di Intesa. Referente del protocollo per il Dipartimento di Scienze Aziendali e Giuridiche dell’Università della Calabria è il Responsabile Scientifico del CReST, Tullio Romita, mentre per il Comune di Cassano All’Ionio, il sindaco Giovanni Papasso. L’organo esecutivo ha approvato lo schema del Protocollo d’Intesa, autorizzando il sindaco alla stipula dello stesso, con potere di procedere anche a modifiche del testo che non mutano sostanzialmente lo schema. Il deliberato, dichiarato immediatamente eseguibile, è stato trasmesso al Responsabile dell’Area II^ SocioTuristico-Culturale affinché si predispongano tutti gli atti consequenziali. (rcs)

UNIVERSITÀ CALABRIA, PERCHÈ SARÀ UTILE
UN’ALTRA FACOLTÀ DI MEDICINA A RC O A CS

di MIMMO NUNNARI – Le prime Università in Italia nacquero nel Medioevo prevalentemente con lo scopo di formare il futuro clero; poi, col tempo furono ammessi anche studenti laici e si cominciò con lo studio di Lingua latina o Grammatica, Retorica e Dialettica e Aritmetica, Geometria, Astronomia e Musica.

Stiamo parlando di un periodo a cavallo tra l’XI e il XII secolo, quando nacquero Bologna (1088) – cui spetta anche il primato di Università più antica dell’Europa – Padova (1222) e Napoli, fondata nel 1224 da Federico II di Svevia, imperatore del Sacro Romano Impero e Re di Sicilia, che ha invece il primato di primo ateneo statale.

Se allarghiamo lo sguardo al mondo scopriamo che il primo centro di produzione e diffusione del sapere nasce in Africa nell’859, con l’ateneo di Al Qarawiynn, che si trova in Marocco, nella città imperiale di Fès, cui segue l’Università Al Azhar del Cairo, fondata nel 975. Facciamo questo tuffo nella storia delle Università per sottolineare quanto importanti queste istituzioni siano state nel gettare le basi per lo sviluppo, lavorando a pianificare e costruire il futuro e consentendo a territori e comunità di agganciare più facilmente il trend della crescita e del progresso.

Oggi, in una concezione moderna, le Università sono viste come depositarie di una sorta di “responsabilità morale”: istituti in grado anche di promuovere pratiche sostenibili, capaci di fornire alle generazioni future gli strumenti necessari per affrontare e gestire un mondo sempre più eco-sostenibile e solidale. In Italia, anche in questo settore del sapere, da sempre si sono fatti due pesi e due misure.

Nel Sud più periferico – Calabria e Basilicata, per fare un esempio – gli atenei sono stati istituiti soltanto molto secoli dopo le altre. Nel 1972 è nata Cosenza e nel 1982 Potenza, università regionali che sono arrivate non solo in ritardo ma con enormi difficoltà dopo umilianti attese, dinieghi, ostacoli, cavilli burocratici, diritti negati.

Per fortuna, pur dopo secoli, il gap nord sud in questo campo è stato in qualche modo colmato e adesso in Calabria ci sono tre Università statali: l’Unical di Cosenza, la Mediterranea di Reggio, la Magna Grecia di Catanzaro, atenei che hanno dato (e danno) tanto alla regione, formando laureati e ricercatori in grado di competere con chiunque, a livello nazionale e internazionale.  L’Unical – che è stata la prima – continua a macinare risultati, ed è sul podio, tra altri grandi atenei italiani.

La Mediterranea si è guadagnata riconoscimenti importanti per gli studi di Architettura, Ingegneria e Agraria e la Magna Grecia ha una sua collaudata esperienza per le facoltà di Giurisprudenza e Medicina. Se questi tre Atenei riuscissero a mettere insieme le enormi potenzialità la Calabria ne trarrebbe sicuramente vantaggio. Accade tutto questo? A chi guarda dall’esterno sembra di no. Salvo rare, occasionali collaborazioni, gli atenei calabresi appaiono più in conflitto, anziché in armonia, tra loro. Sembra abbiano ereditato il vecchio vizio della politica calabrese, che vive di municipalismi, rancori, provincialismi, senza capire che le differenze, se messe insieme, sono ricchezza.

Domanda: serviva creare tre facoltà di Giurisprudenza in regione (Catanzaro, Cosenza, Reggio), cui si può aggiungere Messina, che sta lì, ad un braccio di mare? Tutto ciò in un territorio che conta un numero di avvocate e avvocati che lo rende il più densamente popolato di professionisti: con quasi sette avvocati ogni mille abitanti. Altra domanda: serve un’altra facoltà di Medicina, oltre Catanzaro? In questo caso la risposta è sì: per una serie di ragioni, locali e nazionali, come carenza di medici generici, di specialisti, di strutture sanitarie che assicurino a tutti il sacrosanto diritto alla salute.

Tuttavia, già la sola ipotesi che possa nascere una nuova Medicina (all’Unical) ha scatenato istituzioni, politica, opinione pubblica e vertici dell’ateneo catanzarese. Sono stati fatti pure cortei (funerali) di protesta, portando in processione bare; cose di pessimo gusto. Addirittura si chiama in causa il Consiglio comunale per evitare gli “scippi” e il rettore della Magna Grecia Giovambattista De Sarro dice un no, chiaro e deciso, a un’altra facoltà di Medicina: “Non aiuterebbe”, rivendicando che Catanzaro ha 40 anni di storia e ammonendo: “Nessuno può improvvisare di fare il docente a Medicina, ci vuole una conoscenza delle problematiche che non si inventa in due giorni o in due anni”.

Un ragionamento sbagliato, nella regione con la sanità più massacrata d’Italia, senza contare che una sana competizione aiuterebbe Catanzaro, anziché danneggiarla: quantomeno servirebbe alla facoltà catanzarese a scalare la graduatoria dei migliori e dei peggiori corsi medicina in Italia (fonte Censis) che trova in testa Pavia (108 punti) mentre Catanzaro è al terz’ultimo posto (71,5 punti), poco prima di Chieti-Pescara, che è l’ultima. (mnu)

  

Gli studenti dell’Unical in visita al Porto di Gioia Tauro

Gli studenti dell’Università della Calabria, hanno fatto visita al Porto di Gioia Tauro. Una giornata di studio, per gli studenti delle Facoltà di Ingegneria Gestionale e Ingegneria Meccanica, presso il Dipartimento di Ingegneria Meccanica Energetica e Gestionale (DIMEG) dell’Università della Calabria, con l’obiettivo di offrire un contributo formativo di natura pratica intorno alla realtà economica e industriale più importante della Calabria

Accompagnati dal prof. Giovanni Mirabelli, sono stati accolti dal presidente dell’Autorità di Sistema portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio, Andrea Agostinelli, che ha evidenziato l’importanza strategica del porto di Gioia Tauro per l’intero Mezzogiorno d’Italia. 

Nel corso della visita, Agostinelli ha sottolineato l’imponenza dell’infrastrutturazione portuale, ponendo l’attenzione sulla capacità di Gioia Tauro, unico porto in Italia, di ricevere le navi più grandi al mondo, dotate di oltre 400 metri di lunghezza, 60 di larghezza e una capacità di trasporto superiore ai 22mila teus. 

Si è, quindi, soffermato sulla programmazione infrastrutturale ed ha così illustrato gli interventi, in itinere e in programmazione, pianificati dall’Ente per garantire l’ulteriore crescita dello scalo di Gioia Tauro, che mantiene il primato nazionale nel settore del transhipment. 

Il presidente Andrea Agostinelli ha, altresì, illustrato le misure programmatiche, messe in campo dall’Autorità di Sistema portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio, per delineare un maggiore sviluppo delle singole infrastrutture portuali, (Crotone, Corigliano Calabri, Taureana di Palmi e Vibo Valentia Marina), che ricadono all’interno di un complessivo quadro di sistema portuale calabrese.

Nella seconda parte della visita, gli studenti sono stati guidati in un sopralluogo all’interno dello scalo portuale lungo le banchine del terminal container, in concessione a MedCenter Container Terminal, e del terminal di Autormar Spa, che gestisce il trasporto delle autovetture. 

A bordo dei pullman, gli studenti hanno potuto ammirare la maestosità dell’infrastruttura portuale, mentre venivano illustrati loro gli scenari produttivi e industriali che caratterizzano lo scalo calabrese nel contesto globale dei trasporti marittimi. 

La visita si è conclusa con la manifestazione d’intenti di avviare un Protocollo d’Intesa tra l’Autorità di Sistema portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio e l’Università della Calabria, che sarà sottoscritto ad inizio del nuovo anno presso i locali dell’Unical a Cosenza. (rrc)

 

L’Unical, un Ateneo sempre più internazionale

di FRANCO BARTUCCIDal Campus Universitario in crescita con nuovi alloggi disponibili alla  internazionalizzazione che si  propaga ed afferma all’Università della Calabria. Sono queste le due ultime novità di successo della prima Università calabrese. Nonostante i fondi statali e regionali non siano ancora pervenuti, la governance  fa sapere che riuscirà, prima delle Feste, a garantire il posto letto anche agli ultimi studenti non vincitori di borsa compiendo uno sforzo notevole a favore degli studenti.

Si tratta di un numero esiguo di studenti finiti in fondo alla graduatoria del bando per il Diritto allo studio, che sono risultati idonei ma non beneficiari di borsa (e quindi non aventi diritto all’alloggio e alla quota in denaro) a causa della mancanza di fondi che l’ateneo attende dagli enti preposti (Ministero e Regione).

Per per non far pesare i ritardi degli enti terzi sugli studenti Unical, il Rettore Nicola Leone, insieme alla governance, ha attivato ogni canale utile per poter garantire il posto letto non solo ai beneficiari (già  vincitori della borsa di studio), che sin dall’inizio dei corsi hanno avuto regolarmente il loro alloggio, ma anche ai non beneficiari che, purtroppo, avrebbero dovuto attendere l’arrivo dei finanziamenti per poter usufruire del loro diritto.  Ciò è stato reso possibile grazie alla prossima consegna di circa 200 alloggi sottoposti a ristrutturazione nel Campus universitario, guidato come delegata del Centro Residenziale, dalla prof.ssa Patrizia Piro.

Anche in questo caso, l’ateneo ha messo in moto un’azione parallela per non far pesare sugli studenti e sulle famiglie lo slittamento delle consegne e ha reperito, esempio forse unico in Italia, un centinaio di posti letto in hotel cittadini. 

La nota stampa dell’Università a completamento dell’ informazione del caso procede nel dare alcuni numeri sullo stato degli studenti aventi diritto ai servizi residenziali, nonché sui mancati finanziamenti ad opera sia dello Stato che della Regione per ragioni burocratiche, diciamo in questo modo.

 Lo scorso anno accademico si precisa nella nota – hanno ricevuto la borsa di studio oltre 6.800 studenti per una spesa complessiva superiore ai 24 milioni di euro. Un budget a cui aveva contributo l’ateneo anticipando e investendo risorse proprie. Quest’anno la situazione è ancora più complessa: sono già 7.200 gli studenti risultati idonei ed arriveranno a circa 7.700 con i premi di laurea e gli iscritti del Conservatorio, di cui 2.442 sono già idonei beneficiari.

Si è creato un vero boom di idonei sul primo anno, di oltre 350 in più rispetto allo scorso anno, in quanto nell’a.a. 22/23 è stata abbracciata una platea più ampia di studenti a causa dell’innalzamento dei limiti dell’Isee, che ha consentito a molti iscritti in più di poter accedere alla borsa di studio. Inoltre, per decisione ministeriale, è stato ulteriormente incrementato il valore degli importi in denaro delle borse di studio. 

Questo pone una questione vitale legata alla ricerca di maggiori fondi  per coprire tutte le borse di studio: il fabbisogno necessario ammonta ad oltre 32 milioni di euro. Fondi che al momento Stato e Regione non hanno ancora trasferito all’Unical, senza contare che l’ateneo è ancora in attesa di un rimborso di circa 9 milioni che ha anticipato per la copertura delle borse dei due anni accademici precedenti. Va, inoltre, sottolineato che proprio per questa crescita di domande, attualmente il parco immobiliare Unical, seppur significativo con i suoi 2200 posti letto, non è sufficiente a soddisfare tutta la richiesta di alloggi da parte degli studenti.

La nota stampa dell’Università indica pure alcune soluzioni possibili in cerca di realizzazione mirate a dare alla stessa Università e al suon Campus serenità gestionale ed equilibrio nei conti.

Per aumentare i posti letto a disposizione degli studenti – si afferma nella nota – l’Ateneo sta partecipando e sta vincendo numerosi bandi, sia per ristrutturare le residenze, recuperando posti inagibili e migliorando quelli carenti, che per costruire o acquisire nuovi alloggi. Tra questi, pochi giorni fa, l’Unical ha ottenuto un cofinanziamento dal Ministero dell’Università e della ricerca di circa 3 milioni di euro, per residenze da destinare a studenti universitari, per ulteriori 72 posti letto con le strutture connesse. Dall’altra parte si lavora sul patrimonio esistente, che conta circa 2200 posti letto divisi in dieci quartieri residenziali, provvedendo a manutenzioni e ristrutturazioni laddove necessario.

Portare a compimento le residenze di contrada “Rocchi – Tra gli edifici nella disponibilità dell’università, un capitolo a parte riguarda la residenza “Rocchi” che è un importante tassello del piano di potenziamento del parco residenziale (circa 500 posti letto), rimasto finora incompiuto per una serie di avvenimenti avversi che l’attuale governance si è trovata a gestire, ereditandola dalle passate gestioni. A causa del fallimento della ditta, il complesso edile benché quasi ultimato, non era stato consegnato all’ateneo. Il Rettore Leone, sin dal suo insediamento, ha cercato una soluzione coinvolgendo anche la Regione Calabria, che si è detta disposta a contribuire attraverso fondi del Social Housing. Sebbene tali fondi risultino attualmente congelati, nelle more del finanziamento, ritenendo strategico questo intervento, l’ateneo ha affidato agli ingegneri il compito di stilare il progetto specifico per quantificare l’importo degli interventi e affidarli al più presto, tramite bando, attingendo nuovamente a fondi propri. 

«L’Unical – sostiene il rettore Nicola Leone nella nota stampa – garantisce, dunque, un grosso impegno sul fronte dell’edilizia residenziale universitaria, che rappresenta uno dei punti deboli del mondo universitario e che dovrebbe diventare un tema politico, al quale tutte le istituzioni dovrebbero contribuire per favorire la crescita del sistema. Altrimenti, poi, non bisogna sorprendersi quando i dati ci restituiscono un quadro nazionale di iscrizioni in calo (l’Unical in questo è una piccola isola felice) e di un tasso di laureati tra i più bassi in Europa».

Proprio questa dichiarazione sul Centro Residenziale dell’Università con l’appello rivolto alla classe politica della Regione e non solo, se si guarda alle istituzioni competenti nazionali,  dovrebbe spingere lo stesso Rettore, nella celebrazione del cinquantesimo anniversario istitutivo dell’Ateneo, a fare responsabilmente il punto convocandoli in modo da creare un nuovo spirito collaborativo con tutte quelle forze del territorio chiamate ad un impegno morale, civile ed etico, nel portare a compimento il progetto dell’Università perché non rimanga la “colpevolezza” dell’alta tradimento, nel rispetto della sua legge istitutiva e del suo Statuto iniziale che rappresenta la  sua Carta Costituzionale.

Una legge e uno Statuto che prevedevano su dodicimila studenti iscritti almeno il 70% di loro dovevano risiedere nel Centro Residenziale insieme alla totalità del corpo docente e non docente. Una cittadella universitaria in una  grande città di area urbana unica era il progetto di quelle indicazioni definita “un sogno”.

Nel cinquantesimo dell’UniCal non è forse tempo di fare su questo “alto tradimento” una profonda riflessione per dare seguito o meno a ciò che i padri fondatori ci hanno lasciato?

Unical: un ateneo sempre più internazionale per didattica e ricerca –  Intanto l’altra notizia bella è che l’ Università della Calabria prosegue l’azione di rafforzamento di didattica e ricerca grazie all’attuazione di un corposo piano di mobilità internazionale che sta garantendo un continuo scambio di docenti e ricercatori dall’elevata qualificazione scientifica, con l’obiettivo di rendere sempre più attrattiva, e al passo con i tempi, l’offerta dell’ateneo rivolta agli studenti.

Si è conclusa, infatti, solo da pochi giorni, l’assegnazione di 93 borse per la mobilità internazionale dei docenti e ricercatori nell’ambito dei progetti VIS (Visiting Scholars) e TE.M.A. (TEaching Mobility Abroad), finanziate attraverso i fondi  PACCalabria2014/2020.

Si tratta di 47 borse relative al progetto VIS, finalizzato ad attrarre nel Campus la presenza di studiosi di fama internazionale, e 46 borse per il progetto TE.M.A., volto, invece, a favorire la mobilità di docenti e ricercatori dell’Unical. Le aree di interesse dell’attività di mobilità, che si svolgerà entro settembre 2023, riguardano: agroalimentare; turismo e cultura; logistica; edilizia sostenibile; terziario innovativo; ambiente e rischi naturali; scienze della vita. 

Priorità è stata assegnata ai programmi di mobilità finalizzati alla predisposizione di accordi di cooperazione, con particolare attenzione alla promozione di una didattica congiunta per il conseguimento del doppio titolo ed ai progetti finalizzati al miglioramento dell’internazionalizzazione degli studi.

«Ci siamo posti un ambizioso obiettivo di crescita per il nostro ateneo – ha dichiarato il Rettore Nicola Leone – grazie al programma di mobilità nel prossimo anno 47 studiosi altamente qualificati, provenienti da tutto il mondo, verranno all’Unical per svolgere didattica e ricerca arricchendo il nostro corpo docente; mentre altrettanti nostri ricercatori svolgeranno un’esperienza di studio e ricerca all’estero. La commissione europea ci ha conferito l’award “HR Excellence in Research” attestando che il Campus dell’Unical è un ambiente ideale per la ricerca; con la call in scadenza nei prossimi giorni puntiamo a reclutare scienziati di chiara fama internazionale».

Le 93 borse per la mobilità internazionale sono le ultime assegnazioni, in ordine temporale, che seguono la call internazionale, pubblicata nei mesi scorsi ed aperta alla comunità scientifica nazionale e internazionale, per il reclutamento di professori esterni, altamente qualificati ed interessati a proseguire la propria carriera all’Unical, e la Call, scaduta il  10 dicembre, per il reclutamento di studiosi provenienti da esperienze di ricerca e didattica prestigiose e di rilievo in tutto il mondo, che, proprio in virtù di questo curriculum di valore, possono essere chiamati direttamente dall’ateneo tramite proposta inviata al Ministero dell’Università  e della Ricerca.

Queste ultime misure si inseriscono in una strategia più ampia di potenziamento del corpo docente che ha visto nell’anno in corso oltre 180 assunzioni, tra professori e nuovi ricercatori. Un risultato prestigioso ottenuto grazie alla valorizzazione delle risorse interne, al reclutamento esterno aperto a studiosi di chiara fama e all’investimento significativo sui giovani ricercatori. (fb)