Rapporto Censis, l’Università della Calabria è il quarto ‘grande’ Ateneo statale migliore d’Italia

L’Università della Calabria è il quarto ‘grande’ Ateneo statale migliore d’Italia. È quanto è emerso dal Rapporto Censis dedicato alle Università italiane, che posiziona l’Unical al quarto posto, e vede migliorare il proprio punteggio complessivo che passa dall’89,5 del 2020 a 90,2. Perugia, che guida la classifica, ha una media di 93,3.

L’Università della Calabria conferma, però, il primato assoluto tra tutti gli atenei statali per i servizi per gli studenti: l’indicatore, che fa riferimento ai pasti garantiti, alle residenze e ai contributi alloggi, assegna all’Unical anche quest’anno il punteggio massimo di 110.

La performance dell’Unical, inoltre, migliora per le voci borse di studio (si passa da 97 a 98, terzo miglior punteggio assoluto della classifica) e strutture, indicatore che fa riferimento ai posti in aula, biblioteca, laboratori (si sale da 80 a 81). La crescita più significativa si registra per il parametro occupabilità, che rappresenta un indicatore ostico per l’ateneo, visto il contesto territoriale e la modalità di rilevazione (si prende in considerazione il tasso di occupazione dei laureati magistrali a un solo anno dal conseguimento del titolo). L’Unical quest’anno cresce di ben 4 punti, passando dal 76 del 2020 a 80.

In totale gli indicatori presi in considerazione dal Censis sono sei: servizi, borse, strutture, comunicazione e servizi digitali, internazionalizzazione, occupabilità. I punteggi fanno riferimento all’anno accademico 2019/2020, con l’eccezione delle categorie comunicazione e servizi digitali (2021) e occupabilità (rilevazione Almalaurea 2021 sui dati 2020). (rcs)

L’Università della Calabria 177esima nella graduatoria del Times Higher Education

di FRANCO BARTUCCI – Una graduatoria stilata da Times Higher Education sui migliori giovani nelle Università del mondo, con anzianità al di sotto dei cinquant’anni di vita, l’Università della Calabria si è piazzata al 177° posto; mentre l’Italia, nel suo complesso, nella top ten delle migliori giovani università del mondo si trova collocata al settimo posto con una posizione di prestigio per la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Una posizione che continua a mantenere da ben sei anni consecutivi.

A rappresentare il nostro Paese in questa graduatoria ci sono complessivamente 16  università italiane, otto delle quali nelle prime cento posizioni. Un bilancio positivo per il nostro Paese, nel quali le giovani università stanno dimostrando di rispondere pienamente ai cinque requisiti chiave per accedere alla classifica: dalla qualità dell’insegnamento e della ricerca, fino alle citazioni all’apertura internazionale e alla collaborazione con l’industria.

La classifica The Young University Rankings 2021 comprende complessivamente 475 università di 68 Paesi. Al primo posto c’è la Nanyang Technological University di Singapore, seguita dalla francese Paris Sciences et Lettres e dalla Hong Kong University of Science and Technology. L’Italia, con la Scuola Sant’Anna, occupa il settimo posto con una retrocessione rispetto al quarto posto dello scorso anno, dovuta a una competizione sempre più accesa. Basti pensare che la selezioni è stata fatta su 1.527 università di 93 nazioni, rispetto alle 1.993 che hanno presentato i dati richiesti senza raggiungere la soglia minima. 

A dominare la top ten sono le università asiatiche: ben sei su dieci, tutte accomunate da un taglio decisamente tecnologico. Di queste tre si trovano nella Corea del Sud e sono il Kaist (Korea Advanced Institute of Science and Technology), Postech (Pohang University of Science and Technology) e Unist (Ulsan National Institute of Science and Technology); due sono di Hong Kong (The Hong Kong University of Science and Technology e City University of Hong Kong) e una da Singapore, che occupa la prima posizione. 

Nella top ten è presenta anche l’Australia, con la University of Technology di Sydney, e l’Europa è rappresentata da Francia, Olanda (università di Maastricht) e Italia. Le otto università Italiane che si posizionano fra le prime cento sono: San Raffaele (in posizione 30), Roma Tor Vergata (68), entrata per la prima volta nella classifica con l’Università di Bolzano (96),  Università  Bicocca di Milano  (74), Verona (93), Brescia (96), Politecnico di Bari (99). Dalla posizione 100 in poi troviamo le università di Sannio (102), Insubria (119), Tuscia (138), Udine (140), Roma Tre (169),  Università della Calabria (177), Piemonte Orientale (187) e Foggia (201).

Una graduatoria che, negli anni a venire, sarà certamente migliorata nelle posizioni dall’Università della Calabria, alla luce degli impegni che sono stati assunti negli ultimi due anni dalla gestione del Rettore, prof. Nicola Leone, che ha  puntato molto sul programma di internazionalizzazione, attraverso un’apposita squadra di docenti referenti dei rapporti internazionali per la collocazione dei Paesi nelle varie aree geografiche del mondo,  il rafforzamento organizzativo ed amministrativo dell’ufficio internazionale, un incremento dell’offerta didattica dei corsi di laurea in lingua inglese e per ultimo l’investimento finanziario sull’erogazione di apposite borse di studio per gli studenti stranieri di maggiore merito.

Un impegno che ha portato per il nuovo anno accademico ad un incremento delle domande di circa 7 mila studenti stranieri appartenenti a 120 paesi del mondo, la cui fase concorsuale è in elaborazione per la copertura di circa novecento posti. Un vero successo, che stimolerà il Rettore Leone e la sua squadra ad esprimere il meglio nella programmazione internazionale, che dovrà trovare grande attenzione negli Enti territoriali calabresi (Regione e Comuni) per un percorso di grande accoglienza comune con in primo piano il ruolo e la funzione di coordinamento  del centro residenziale (Campus) della stessa Università della Calabria.

Per questo è urgente cercare strade e sostegni economici e politici, a livello regionale, nazionale ed europeo, perché il progetto dell’Università della Calabria, di cui agli elaborati Gregotti e Martenson, abbia ad essere portato a termine per una sua compiutezza e collocazione nell’area della nuova unica grande città oggetto finora d sogni e discussioni interminabili. (rcs)

L’Anvur accredita la laurea magistrale in Medicina/Chirurgia e Tecnologie digitali

di FRANCO BARTUCCI – L’Agenzia del Ministero dell’Università e Ricerca Scientifica preposta alla valutazione del sistema universitario italiano e della ricerca (Anvur) ha accreditato ufficialmente il corso di laurea in medicina/chirurgia e Tecnologie digitali, progetto concordato tra l’Università Magna Grecia di Catanzaro e l’Università della Calabria.

Dopo l’approvazione dei rispettivi Senati Accademici, dell’organismo regionale del diritto allo studio e della Giunta regionale calabrese, è arrivato l’accreditamento del Ministero Università e Ricerca aprendo la strada all’apertura di tale corso di laurea magistrale a partire dal prossimo anno accademico 2021/2022, suscitando forte apprezzamento sia da parte dei due Rettori, Nicola Leone e Giovanbattista De Sarro, come nel prof. Sebastiano Andò, già preside della Facoltà di Farmacia e Scienze della Nutrizione e della Salute, nonché attuale direttore del Centro Sanitario dell’Università della Calabria, che da anni ha lavorato con puntiglio che ciò accadesse.

Una scheda di presentazione della laurea magistrale – Tale laurea magistrale ha una durata di 6 anni, come tutti i corsi di laurea della classe di Medicina e Chirurgia.

Lo studente al termine del percorso di studio consegue un doppio titolo: la laurea magistrale in Medicina e Chirurgia e la laurea triennale in Ingegneria Informatica, curriculum bioinformatico.

Prevede un piano di studio di 180 crediti  necessari per conseguire la laurea triennale in Ingegneria bioinformatica, oltre alla laurea in Medicina. Una parte significativa di questi crediti è già comune ai corsi di Medicina e Chirurgia e Ingegneria informatica, sulla base degli ordinamenti ministeriali, fatta eccezione per 5 insegnamenti – per un totale di 27 crediti formativi – che sono previsti come aggiuntivi rispetto al tradizionale curriculum medico.  Complessivamente, quindi, il piano di studi prevede 387 crediti.

La formazione professionale – L’acquisizione, oltre alle competenze tipiche della formazione di un medico, anche delle conoscenze utili per padroneggiare le nuove tecnologie e applicarle in ambito sanitario e l’apprendimento di metodi e tecniche proprie dell’Intelligenza artificiale e della Bio- Informatica, necessari per ideare e sviluppare nuove applicazioni per i settori della medicina di precisione, della telemedicina, della medicina personalizzata, della chirurgia robotica.

Grazie a queste competenze aggiuntive, certificate dal conseguimento del doppio titolo, i laureati in Medicina e Tecnologie digitali saranno dunque professionisti formati per affrontare le sfide presenti e future in campo sanitario, capaci di gestire l’innovazione e di contribuire all’innovazione stessa.

Le carriere possibili – Lo studente acquisirà tutte le conoscenze necessarie per avviarsi alla carriera del medico (Anatomia umana, Patologia generale e clinica, Farmacologia, Biologia, Microbiologia, Genetica, le discipline cliniche dell’area medica e chirurgica, etc), ma seguirà anche corsi di Bioinformatica, Data mining, Intelligenza artificiale e Machine learning, Biomeccanica e così via.

L’organizzazione dei corsi e tirocini – Le lezioni per  i primi tre anni si svolgeranno all’Università della Calabria, dove lo studente acquisirà la preparazione medica di base, unita alle competenze ingegneristiche e bioinformatiche. Nel secondo triennio, invece, i corsi si terranno all’Università Magna Graecia di Catanzaro e saranno dedicati prevalentemente alla formazione clinica.

Il  tirocinio previsto dal piano di studio si svolgerà nei reparti delle strutture ospedaliere già convenzionate con l’Università Magna Graecia di Catanzaro e in altri che saranno convenzionati nei prossimi mesi. Sono previste attività di tirocinio anche in laboratori informatici e centri di ricerca.

L’accesso all’esame di stato per l’abilitazione alle professioni – Al termine dei sei anni il laureato in Medicina e Tecnologie digitali potrà accedere all’esame di Stato per l’abilitazione alla professione di medico chirurgo e ai concorsi per le Scuole di Specializzazione medica. Potrà lavorare in tutti gli ospedali, nelle strutture sanitarie, negli studi professionali. Le competenze acquisite gli consentiranno inoltre di lavorare in strutture sanitarie d’avanguardia nell’utilizzo delle nuove tecnologie, in reparti di chirurgia robotica, in centri di diagnostica avanzata o specializzati nella medicina di precisione, nell’ambito della telemedicina.

II laureato potrà anche scegliere di dedicarsi alla ricerca o lavorare nei settori farmaceutico e industriale per lo sviluppo di soluzioni tecnologiche innovative in campo sanitario.

Il concorso di ammissione  e le attese dei cittadini – In fase di prima attivazione sono previsti 60 posti.Per ottenere l’iscrizione al corso, è necessario sostenere e superare la prova d’ammissione a Medicina e Chirurgia previsto dall’ordinamento nazionale.

Sulla metodologia del concorso di ammissione già da tempo è in corso una discussione in ambito cittadino che raccomande alle autorità accademiche delle due Università di applicare il metodo in atto da sempre all’Università della Calabria per legge istitutiva e cioè che l’80% dei posti messi a concorso, come avviene per tutti i corsi di laurea attivati, debbono essere riservati a studenti calabresi o figli di calabresi residenti all’estero; il 15% a studenti extra regionali ed il 5% a studenti stranieri.

Ci sono due motivi precisi alla base di questa richiesta cittadina. Il primo è quello che non si possono avere due metodi differenti di ammissione ai corsi di laurea dell’Università della Calabria, come per altro nei suoi quarantanove anni di vita della sua organizzazione didattica e formativa ha rispettato nella formula prevista per legge fin dal primo anno accademico 1972/1973; il secondo motivo è legato al fatto che la Calabria necessita di una nuova riorganizzazione del settore sanitario, che da più tempo, come ha messo in luce la pandemia, soffre già di molto di una carenza di medici ed infermieri ed è più che giusto premiare tale attesa.

L’attivazione di questa percorso magistrale di formazione di una nuova classe medica aiuta ciò e non delude la speranza di tanti giovani calabresi portati spesso ad emigrare. E’ bene che le autorità accademiche delle due Università si impegnino a dare ascolto a tale richieste ed esigenze muovendo gli opportuni passi presso il Ministero dell’Università e se occorre anche attraverso i parlamentari per la promozione di un’apposita legge, per come avvenuto nei primi anni di avvio dei corsi di laurea dell’Università della Calabria, per ottenere l’abilitazione professionale per il corso di laurea in scienze economiche e sociali.

Le note di apprezzamento dei sindaci Occhiuto e Manna 

«Si tratta di un meritatissimo riconoscimento – ha dichiarato il Sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto – che ci fa comprendere ancora una volta come la nostra Università abbia tutte le carte in regola per competere con i più importanti atenei. Il progetto coinvolge due aree d’eccellenza dell’Ateneo, quella biomedica da una parte e quella ingegneristica-infomatica-tecnologica. Il risultato è da salutare con particolare entusiasmo perché il corso di laurea entrando in regime, oltre alla formazione medica, potrà assicurare la messa a profitto di quelle specializzazioni che le nuove tecnologie, applicate alla sfera della medicina, saranno in grado di garantire».

«Plaudiamo al lavoro svolto da Leone e dal senato accademico – ha dichiarato il sindaco di Rende, Marcello Manna – che, con l’istituzione della facoltà di medicina, sono riusciti a realizzare un risultato che darà lustro a tutta la Calabria. Rende e l’Università della Calabria possono indicare il cambiamento di rotta necessario a garantire il diritto costituzionale alla salute e di cura e quello all’istruzione, oggi ancor più minati da una crisi pandemica senza precedenti e da una vacatio politica evidente. L’Unical è eccellenza territoriale da valorizzare rafforzando, attraverso azioni di sinergia, il miglioramento dei servizi nel rapporto assistenziale alla cittadinanza».

Una nota che si arricchisce infine con la richiesta di realizzare a Rende, nelle vicinanze dell’Università, il nuovo ospedale cosentino, chiedendo al presidente facente funzioni della Regione la promozione di un incontro in cittadella insieme al Presidente della Provincia di Cosenza. «Una decisione non più procrastinabile e l’allocazione del nuovo nosocomio a Rende è ora una scelta dovuta».

«La medicina si fa sul territorio – ha detto ancora il sindaco Manna – ed è l’organizzazione territoriale a fare la differenza e con l’implementazione del nuovo assetto urbanistico, attraverso la realizzazione dello svincolo autostradale a Settimo e della stazione ferroviaria tra Rende e Montalto, si andrà a offrire un servizio essenziale in una zona strategica in vista della città unica. Bisogna avere una visione chiara sul futuro: l’attuale ospedale ha cento anni, il nuovo nosocomio deve essere pensato per i prossimi cento». (fb)

Laurea in Medicina all’Unica, l’appello del sindaco Marcello Manna: Il nuovo ospedale deve sorgere a Rende

Il sindaco di Rende, Marcello Manna, a seguito dell’accreditamento da parte del Ministero dell’Università e della Ricerca del corso di laurea magistrale a Ciclo unico in Medicina e Chirurgia Td (Tecnologie digitali) all’Università della Calabria, ha dichiarato che «il nuovo ospedale deve sorgere a Rende. Il cambio di passo che auspichiamo deve avvenire ora: non c’è più tempo per rimandare il futuro che tutti aspettiamo da troppo tempo».

«Una decisione non più procrastinabile – ha aggiunto – per questo chiediamo al presidente f.f. della Regione, Nino Spirlì, di promuovere un incontro in cittadella insieme al presidente della Provincia. L’allocazione del nuovo nosocomio a Rende è ora una scelta dovuta».

«Siamo lieti – ha proseguito Manna – che l’Anvur abbia dato l’ok all’avvio del corso di laurea all’Unical, frutto del lavoro sinergico tra enti. Da tempo la nostra amministrazione collabora con l’Università della Calabria e più volte e a più livelli abbiamo sollecitato l’accelerazione su tali temi. Auspichiamo che non solo nell’emergenza, ma soprattutto nella normalità tale sinergia sia implementata. Plaudiamo al lavoro svolto da Leone e dal senato accademico che, con l’istituzione della facoltà di medicina, sono riusciti a realizzare un risultato che darà lustro a tutta la Calabria. Rende e l’Università della Calabria possono indicare il cambiamento di rotta necessario a garantire il diritto costituzionale alla salute e di cura e quello all’istruzione, oggi ancor più minati da una crisi pandemica senza precedenti e da una vacatio politica evidente».

«L’Unical – ha proseguito – è eccellenza territoriale da valorizzare e rafforzarlo attraverso azioni di sinergia che vadano a migliorare i servizi di assistenza alla cittadinanza. La medicina si fa sul territorio: è l’organizzazione territoriale a fare la differenza e con l’implementazione del nuovo assetto urbanistico, attraverso la realizzazione dello svincolo autostradale a Settimo e della stazione ferroviaria tra Rende e Montalto, si andrà a offrire un servizio essenziale in una zona strategica in vista della città unica. Bisogna avere una visione chiara sul futuro: l’attuale ospedale ha cento anni, il nuovo nosocomio deve essere pensato per i prossimi cento».

Il primo cittadino, inoltre, ha annunciato che il Palazzetto dello Sport è stato scelto tra le sedi nazionali degli hub vaccinali

«La decisione presa dal Ministero della sanità e dai vertici della Protezione Civile – ha spiegato – giunge dopo la valutazione dei dati emersi dall’inizio della campagna di vaccinazione. È emerso evidente come parlare di buona sanità sia possibile anche a queste latitudini. Un dato, quello di Rende, in controtendenza, ma che è frutto di una gestione efficiente che è stata riconosciuta quale esempio virtuoso da seguire».

«La struttura – ha concluso – si presta a livello logistico per una prosecuzione efficiente della somministrazione dei vaccini. Perché sia davvero una ripartenza capace di rilanciare la nostra economia, bisogna garantire il diritto alla salute e alla sicurezza sul lavoro: riteniamo che i due ambiti debbano viaggiare insieme perché strettamente correlati tra loro». (rcs)

20 anni fa s’inaugura la Biblioteca dell’Unical alla presenza del Presidente Ciampi

di FRANCO BARTUCCI – Il 2021 si caratterizza per il Cinquantesimo anniversario della nascita dell’Università della Calabria, a seguito del provvedimento governativo, adottato il 16 febbraio 1971, dal Governo presieduto dal primo Ministro Emilio Colombo di individuare nell’area del cosentino l’insediamento della prima Università Calabrese, seguito subito dopo  dal Decreto di ratifica del Presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat, datato 16 aprile 1971.

A seguito di ciò il ministro della Pubblica Istruzione, Riccardo Misasi, con decreti ministeriali del 28 aprile 1971, nomina il Comitato Tecnico Amministrativo e i Comitati Ordinatori delle quattro Facoltà previste dalla legge istitutiva 12 marzo 1968, n° 442: Ingegneria, Scienze Economiche e Sociali, Scienze Matematiche Fisiche e Naturali, Lettere e Filosofia.

Organismi che si insediano ufficialmente a Cosenza, nel salone di Palazzo dei Bruzi, con una manifestazione pubblica che si svolge nella giornata del 22 maggio 1971 alla presenza del ministro della Pubblica Istruzione, on. Riccardo Misasi; mentre i componenti dei quattro Comitati Ordinatori il 28 maggio 1971 si riuniscono ed eleggono il prof. Beniamino Andreatta quale primo Rettore dell’Università della Calabria. A seguire, in quell’anno sono accaduti  tanti altri eventi importanti per il cammino dell’Università della Calabria, come la decisione di insediare la nascente Università a Nord di Cosenza sui territori dei Comuni di Rende e Montalto Uffugo; nonché la scrittura e l’approvazione dello Statuto dell’Università, ratificato dal ministro della Pubblica Istruzione, Riccardo Misasi, con Dpr 1° dicembre 1971, n°1329. Tutti eventi che nei momenti opportuni ed in coincidenza delle date di ricorrenza degli  anniversari verranno adeguatamente trattati.

Ma, in quest’anno, cadono pure due eventi importanti dell’Università della Calabria, come il Ventesimo anniversario dell’inaugurazione della Biblioteca d’Ateneo, quale luogo di raccolta dei libri  dei vari Dipartimenti suddivisi in tre aree: umanistica, scientifica e socio-economica, la cui cerimonia si svolse il 7 febbraio 2001, alla presenza del Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. Fu invitato dal Rettore Giovanni Latorre e dal presidente della Biblioteca Interdipartimentale dell’area socio-economica, prof. Davide Infante, per scoprire anche  delle sculture ed un busto, realizzato dall’artista Giovanni Talarico, proponente l’immagine dell’economista, prof. Ezio Tarantelli, ucciso dalle Brigate Rosse il 27 marzo 1985, che la Facoltà di Scienze Economiche e Sociali, con il suo preside, prof. Giorgio Gagliani, nel 1986 le intitolò la biblioteca.

Una struttura bibliotecaria che vide il 26 marzo 2007 la presenza del  Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, oggi Presidente del Consiglio dei Ministri, per ricordare nel corso di un apposito convegno economico la figura proprio del prof. Giorgio Gagliani, che diresse tale Biblioteca durante la sua permanenza all’UniCal, deceduto a Zurigo il 27 gennaio 2004.  

Poi, c’è anche il trentesimo anniversario del conferimento della laurea “Honoris Causa” in ingegneria gestionale al cavaliere Silvio Berlusconi, da parte della Facoltà d’Ingegneria, avendo come preside, il prof. Jacques Guenot e Rettore il prof. Giuseppe Frega, la cui cerimonia si svolse  tra i cubi di fresca costruzione (Aula A) della stessa Facoltà nella giornata del 27 novembre 1991. A tempo debito si avrà modo di ricordare e descrivere ciò che accadde quel giorno all’interno dell’Università e di riflesso in campo nazionale.

Ma, adesso, è opportuno ricordare il Ventesimo anniversario dell’inaugurazione della Biblioteca d’Ateneo che porta la data del 7 febbraio 2001. Un edificio progettato dall’arch. Maurizio Bonifati e realizzato nel contesto territoriale di Piazza Chiodo dall’impresa concessionaria Bocoge S.p.a, preposta alla realizzazione delle strutture dell’Università di cui al progetto Gregotti. L’edificio si sviluppa su tre corpi funzionalmente collegati da una lunga galleria centrale, perpendicolare e legata al centro dell’asse del ponte Pietro Bucci, per una superficie di 20 mila metri quadrati, con 900 posti lettura e 300 punti di rete telematica e delle scaffalature che custodivano all’epoca 390.000 volumi di proprietà delle tre biblioteche: area umanistica intitolata alla memoria del prof. Francesco Ernesto Fagiani; area socio economica intitolata appunto al prof. Ezio Tarantelli; area tecnica scientifica, in attesa di intitolazione, ed inaugurata il 10 ottobre 2005 dalla prof.ssa Margherita Hack. 

Quanta partecipazione quel 7 febbraio 2001 nell’area della Biblioteca d’Ateneo! Al suo arrivo, fu accolto dal Rettore, Giovanni Latorre, e dal Presidente della Biblioteca, prof. Davide Infante, con il Decano dell’Università, prof. Giuseppe Frega; mentre il Presidente Carlo Azeglio Ciampi era accompagnato dalla signora Franca, sua consorte inseparabile e attenta nel seguirlo. C’erano, nel salire le scale del lungo corridoio di accesso alle Biblioteche d’area, le varie autorità accademiche e civili del territorio invitate, fino a giungere di fronte al busto di Ezio Tarantelli,  dove in attesa si trovava la vedova signora Carole Beebe Tarantelli, che in vita erano legati da un profondo rapporto di amicizia e collaborazione.

In Piazza Chiodo, largo di accesso alla Biblioteca d’Ateneo,  c’erano tantissimi studenti, docenti e non docenti dell’Università, di  cui una rappresentanza era stata ammessa in sala insieme alle autorità accademiche e del territorio. È il caso di evidenziare la presenza dei componenti del Senato Accademico e rappresentanti del Consiglio di Amministrazione, nonché il pro Rettore, Lucio Grandinetti, con i professori Nicola Merola e Giancarlo Alfonsi, presidenti delle altre due Biblioteche di area umanistica e tecnico-scientifica; gli artisti autori delle sculture, Franco Paletta, Immacolata Datti e Giovanni Talarico; come pure è bene ricordare il Presidente della Giunta Regionale, Giuseppe Chiaravalloti, il Presidente della Provincia di Cosenza, Antonio Acri, ed il sindaco di Rende, on. Sandro Principe.

Quel giorno fu particolare anche per la presenza del prof. Paolo Sylos Labini, presidente del Comitato Ordinatore della Facoltà di Scienze Economiche e Sociali dal 1971 al 1974, che con il Rettore, prof. Beniamino Andreatta, disegnarono il progetto innovativo dell’Università della Calabria. Si ricomponeva quel giorno, per merito del Rettore Giovanni Latorre, che lo invitò, un rapporto rimasto interrotto per molti anni a seguito della causa penale intentata dal prof. sen. Luigi Gullo contro il Rettore Beniamino Andreatta ed i professori Adriano Vanzetti e lo stesso prof. Paolo Sylos Labini, per un concorso d’insegnamento mancato, conclusosi nel mese di dicembre del 1985, con l’assoluzione in formula piena per tutti e tre gli inquisiti. Una vicenda triste che quel 7 febbraio del 2001 trovò sentimenti di rappacificazione e di riapertura di un dialogo tra il prof. Paolo Sylos Labini e l’Università della Calabria, tanto che nei primi giorni del mese di maggio del 2004 ritornò nel campus universitario di Arcavacata per partecipare  e presiedere, nell’aula magna, un convegno sul tema: Regole, economia e sviluppo: il Sud ha bisogno d’Europa.

La cerimonia inaugurale della Biblioteca d’Ateneo veniva aperta con un saluto ed una introduzione da parte del presidente della Biblioteca Tarantelli, prof. Davide Infante, che ricordava, tra l’altro, il rapporto di legame intenso che esisteva tra il presidente Ciampi e lo stesso prof. Ezio Tarantelli, il quale aveva fatto parte del gruppo di progettisti del primo modello economico dell’economia italiana, curandone la parte relativa alla produttività ed ai salari. Un periodo di lavoro comune che maturò tra i due un intenso rapporto di amicizia e stima considerato che a quel tempo Carlo Azeglio Ciampi faceva parte del Servizio Studi della Banca d’Italia e membro attivo, successivamente nominato direttore dal 1970 al 1973. 

«Ezio Tarantelli, per le sue idee di economista – ha esordito il prof. Davide Infante nel suo intervento – aveva incentrato i suoi interessi scientifici sul mercato del lavoro ed ipotizzato uno scambio politico fra le parti sociali, per determinare il trade-off tra inflazione e disoccupazione. La sua proposta per essere efficace richiedeva un nuovo sistema di relazioni industriali e un nuovo modo di definire la politica economica. Individui stupidi e violenti pensarono che fermando l’uomo avrebbero fermato l’idea. La politica della concertazione tra le parti sociali, auspicata da Ezio Tarantelli, è risorta successivamente ed ha permesso al paese di raggiungere l’obiettivo della moneta unica e della stabilizzazione. Di ciò, dobbiamo essere grati al Presidente Ciampi che di quella politica è stato il principale promotore. Avere deciso di intitolare ad Ezio Tarantelli la nostra biblioteca nel 1986 fu, innanzitutto, un rifiuto della violenza fatta alle idee».

Una cerimonia caratterizzata dal ricordo del prof. Beniamino Andreatta, sia attraverso le parole del Rettore, prof. Giovanni Latorre, che del Sindaco di Rende, on. Sandro Principe, che per primo ha saputo tradurre lo spirito innovativo della legge istitutiva e dello Statuto in operatività pratica sul campo e di fattività in termini di crescita e sviluppo.

«La nostra istituzione è un esempio di investimento dello Stato nel Mezzogiorno – ha sottolineato il Rettore Latorre – capace di realizzare storie di successo. Il nuovo fronte che ci vede profondamente impegnati è quello dello sviluppo. L’auspicio è che attraverso questa  visita così importante e significativa si possa contribuire tutti a costruire una Calabria moderna, piena di energie e, soprattutto, con le competenze necessarie per potere avviare un duraturo processo di sviluppo economico e sociale».

Mentre il sindaco di Rende, ricordando la visita del Presidente Sandro Pertini del 3 marzo 1982 ebbe a dire: «La Calabria ha cultura, energie, intelligenze e potenzialità e sta a tutte le istituzioni ed alla società civile operare affinché il contributo dei calabresi, allo sviluppo dell’Italia, possa avvenire senza inaridire, la nostra terra, depauperandola degli  uomini migliori e, soprattutto, dei giovani. L’Università della Calabria costituisce già oggi una prestigiosa istituzione per la cultura e per la ricerca e deve essere portata celermente a completamento, affinché possa compiere un ulteriore salto di qualità nell’attività di formazione e di ricerca in modo che possa fare di questo territorio un’area di riferimento per il modello della produzione, italiana ed internazionale, per l’Europa e per i Paesi Mediterranei».

Anche il Presidente Ciampi, nel prendere la parola, non poté fare a meno di ricordare la figura del Rettore, Beniamino Andreatta, ed il ruolo che ebbe nel far nascere in Calabria la sua prima Università; mentre manifestò parole e sentimenti di commozione nel ricordare Ezio Tarantelli, arrivando finanche ad esprimere parole intrise di pianto, subito interrotto dal sostegno dell’applauso degli ospiti presenti in sala.

«Ho più volte richiamato l’importanza del trasmettere la memoria, di generazione in generazione. Il mio intervento non sarà un discorso ma una testimonianza per voi giovani, perché sappiate chi è stato Ezio Tarantelli». La sua voce diviene rauca e commossa nel pensare all’amico ucciso dalle Brigate Rosse e con forza continua, dopo aver bevuto un sorso d’acqua, dicendo: «Ci fu una sorta di ribellione morale in noi. Ezio non era contro i lavoratori, ce l’aveva con l’inflazione e perciò predicò la predeterminazione dei punti della scala mobile. Non voleva tagliarla ma predeterminarne gli scatti sulla base dei prezzi programmati. Tre mesi dopo la nascita del mio governo, riuscii a concludere l’accordo sulla concertazione ispirato a quei  principi. Non ho mai voluto che quell’accordo avesse un nome. Se proprio dovesse averne uno, dovrebbe essere quello di Tarantelli».

Per il Presidente Ciampi e la signora Franca, quel pomeriggio del 7 febbraio 2001 all’Università della Calabria concludeva un viaggio istituzionale di quattro giorni in Calabria, avendo riservato l’ultimo giorno alla città di Cosenza, con un incontro svoltosi in mattinata presso la Prefettura di Cosenza, aperto a tutti i sindaci della Provincia, seguito da una visita a Palazzo dei Bruzi, ben accolto dal sindaco Giacomo Mancini, legati da un “feeling” di amicizia e stima, nella cui conversazione Mancini ne focalizzava l’aspetto di “Garante dello Stato e di uomo di Governo”.

Ma, l’immagine che rimane ancora impressa nella memoria di quella tarda sera del 7 febbraio 2001, è il momento in cui, terminata la cerimonia, il presidente Ciampi e la signora Franca dal terrazzamento della Biblioteca si affacciano rivolgendo lo sguardo sui cubi dell’Università e verso la vallata dei quartieri di Quattromiglia, Commenda e Roges, con sullo sfondo la città di Cosenza ed il suo centro storico.

«È bellissima questa vostra Università, e la biblioteca appena inaugurata è davvero splendida», commentò la signora Franca Ciampi. «Mettetevi subito al lavoro per completare questo meraviglioso disegno di campus universitario». Un disegno, che purtroppo ancora oggi rimane bloccato sulla collina di contrada Vermicelli. In quel frangente c’era vicino il dott. Aldo Bonifati, presidente della Bocoge, concessionaria per la realizzazione del progetto Gregotti, insieme al figlio Maurizio progettista dell’edificio della Biblioteca. 

Nello stringersi la mano in segno di saluto, il padre costruttore dell’Università della Calabria, Aldo Bonifati, pensò subito alla grande opportunità che l’Università aveva avuto nel mese di ottobre del 1998 dall’Unione Europea con un finanziamento di 600 miliardi, destinati al completamento delle opere strutturali previste dal progetto Gregotti non ancora realizzate, perduti a seguito di una campagna mediatica nazionale e locale e pressioni politiche esercitate proprio dal sindaco di Cosenza, Giacomo Mancini, che il ministro del Tesoro Ciampi, con propria lettera nel mese di dicembre del 1998, fece sapere al primo cittadino di città dei Bruzi, in risposta a una sua lettera, che nella legge finanziaria ed il relativo provvedimento collegato in fase di elaborazione non risultava alcun finanziamento a sostegno dell’Università della Calabria.

Una storia piena di rimpianti ancora oggi, soprattutto per il disinteresse che continua a registrarsi nel non utilizzare il programma europeo del Recovery fund per portare a compimento il progetto della grande unica città nella media valle del  Crati,  come pensato dai padri fondatori dell’Università della Calabria nel lontano 1971. (fb)

RENDE (CS) – Il seminario su valorizzazione del turismo sostenibile in Calabria

Successo per il seminarioTurismo Sostenibile e Artistico, organizzato dal Corso di Laurea di Scienze Turistiche del Dipartimento di Scienze Aziendali e Giuridiche dell’Università della Calabria, impegnato in una serie di attività didattiche e progettuali per sostenere l’apprendimento dei sistemi turistico-culturali.

Si è parlato degli artisti e del loro potere di generare attrattività ed interesse sui territori minori e i borghi della Calabria. Veri testimonal, capaci di attirare un pubblico internazionale e innescare sistemi di economia circolare. Il seminario promosso dal prof. Peppino De Rose, docente di Impresa Turistica e Mercati Internazionali, dopo i saluti del prof. Tullio Romita, coordinatore del Corso di Laurea in Scienze Turistiche, ha visto la partecipazione dell’illustre Savina Tarsitano, artista internazionale di origine calabrese, membro del Parlamento culturale europeo, ambasciatrice del progetto Rebirth di Michelangelo Pistoletto e fondatrice del progetto Creativity in Motion, per un’integrazione sociale attraverso l’arte, presentata dalla dott.ssa Martina Abate, referente dello sportello per i calabresi nel mondo. Relatore del seminario anche il Maestro Antonio Condino, direttore artistico di Musicampus, un progetto internazionale che attira ogni anno studenti e musicisti di tutto il mondo nella bellissima cornice del borgo di Guardia Piemontese in Calabria.

Diverse le tematiche e gli spunti di riflessione per gli studenti che vedono la Calabria e l’arte i protagonisti di uno sviluppo possibile.

«Una semplicità che porta alla complessità dell’essere umano», una frase dell’artista Savina Tarsitano che funge da monito perché anche la Calabria così apparentemente semplice in realtà è caratterizzata da una complessa bellezza che la rende unica, ispiratrice per artisti, scrittori, poeti, pittori, musicisti che possono trovare ispirazione dai luoghi della Calabria ed aprire le porte ad un turismo sostenibile e artistico internazionale.

Ripartire della bellezza, dall’ arte può creare reti di sensibilizzazione, che a loro volta possono creare numerose opportunità di sviluppo per la Calabria. Un Corso di Laurea quello di Scienze Turistiche oramai all’avanguardia, impegnato a tutto campo per garantire lo sviluppo di nuove professionalità dotando gli studenti di una adeguata formazione e di una visione moderna e positiva. (rcs)

Sulla rivista “Journal of Vacation Marketing” un saggio sulla sostenibilità socio-culturale del turismo delle radici

di FRANCO BARTUCCI – Sonia Ferrari, docente di Marketing del Turismo e di Marketing Territoriale all’Unical, Tiziana Nicotera, esperta di web marketing e cultore all’Università della Calabria per gli stessi insegnamenti, e Gilda Hernández-Maskivker, docente dell’Universitat Ramon Llull: Barcelona, sono le autrici di un saggio sulla sostenibilità socio-culturale del turismo delle radici appena pubblicato nella prestigiosa rivista internazionale Journal of Vacation Marketing

La pubblicazione, dal titolo Social-Cultural Sustainability of Roots Tourism in Calabria, Italy: A TouristPerspective, è frutto di anni di ricerca sul tema del turismo delle radici e del suo impatto sul territorio. Lo studio è particolarmente interessante, poiché questo tema non è mai stato approfondito nella letteratura internazionale, pur essendo di grande importanza per le destinazioni turistiche e per le comunità locali.  In particolare, lo scopo dello studio è stato quello di capire se il turismo delle radici possa essere considerato una forma di turismo sostenibile in termini socio-culturali. 

La ricerca ha riguardato la Calabria, ed è stata condotta per studiare il fenomeno dal punto di vista della domanda. La dimensione socio-culturale della sostenibilità del turismo, spesso trascurata negli studi e nella ricerca, riguarda una forma di turismo che sia equo e democratico, che fornisca opportunità corrette e uguali di essere coinvolte nei processi decisionali alle generazioni attuali e future, che dia potere alle comunità locali e rispetti i loro valori culturali e la loro integrità, contribuendo in tal modo a una migliore qualità della vita. 

La ricerca si concentra su questo aspetto specifico della sostenibilità del turismo perché, in molti casi, può avere un impatto maggiore, più duraturo e irreversibile sulla comunità ospitante rispetto alla sostenibilità ambientale ed a quella economica. Esso riguarda vari effetti che il turismo può avere su stile e qualità della vita della comunità ospitante, come la rivitalizzazione culturale, la riduzione dello spopolamento, la crescita del benessere, il rafforzamento della coesione sociale e dell’orgoglio civico, un maggior livello di soddisfazione di turisti e residenti e la minimizzazione della frizione fra loro, il rispetto della capacità di carico sociale della destinazione.

I risultati mostrano che il turismo delle radici, se gestito in modo corretto, può avere un impatto positivo e rilevante sul tessuto socio-culturale locale, specialmente per quanto riguarda gli effetti su patrimonio, promozione turistica, stile di vita, valori e comportamenti tradizionali. 

I turisti delle radici sono fortemente interessati alla cultura locale e all’autenticità. Sono appassionati dei loro luoghi d’origine e desiderano contattare le persone direttamente o indirettamente collegate ad essi. Spesso hanno anche altre motivazioni e interessi, come visitare luoghi ameni, gustare cibi locali e studiare l’italiano. Infine, questi visitatori non sono interessati alle attrazioni turistiche famose e a visitare città d’arte, o, almeno, non esclusivamente, e ciò favorisce luoghi poco noti come mete turistiche.

Gli intervistati hanno sottolineato l’alto senso di ospitalità della comunità locale. La capacità di accogliere i turisti delle radici da parte della popolazione del posto, già elevata, dovrebbe essere finalizzata a far diventare una comunità una destinazione turistica di eccellenza. (fb)

In copertina, Sonia Ferrari e Tiziana Nicotera

Beniamino Andreatta nel 50° anniversario della sua elezione a Rettore dell’Università della Calabria

di FRANCO BARTUCCI – Il 28 maggio 1971, siamo nel Cinquantesimo anniversario della nascita dell’Università della Calabria, il prof. Beniamino Andreatta, Presidente del Comitato Ordinatore della Facoltà di Scienze Economiche e Sociali, veniva eletto dal Corpo Accademico, composto dai docenti membri dei Comitati Ordinatori delle quattro Facoltà, Rettore dell’Università della Calabria, la cui nomina verrà ratificata dal Ministro della Pubblica Istruzione, on. Riccardo Misasi, con Decreto Ministeriale del 13 luglio 1971.

La cerimonia d’insediamento verrà fatta nel pomeriggio del 9 giugno 1971 a Roma, nel salone del Comitato dei Ministri per il Mezzogiorno, a seguito di una convocazione del Comitato Tecnico Amministrativo fatta dal prof. Gaetano Liccardo, reggente provvisorio fino all’elezione del Rettore, che avviene proprio in quel giorno con la presenza del prof. Beniamino Andreatta. Anche il Comitato Tecnico Amministrativo esprime un voto favorevole per affidare al Prof. Beniamino Andreatta l’incarico di Presidente di tale Organo amministrativo della sorgente Università.

In quel giorno, il Comitato Tecnico Amministrativo, presieduto dal Rettore, prof. Beniamino Andreatta, ascoltò, dopo la votazione di consenso, le sue parole che indicavano in prospettiva un programma di impegni indirizzati a caratterizzare la vita dell’Università in quella fase di partenza. Parla dei colloqui avuti con il Governatore della Banca d’Italia favorevole ad istituire una fondazione o associazione con il compito di svolgere un ruolo di assistenza all’Università nelle sue varie attività; come anche con la dirigenza del Formez per le stesse motivazioni.

Altri argomenti trattati in quella riunione furono dedicati all’ impostazione di lavoro per la stesura dello Statuto e i relativi ordinamenti delle quattro Facoltà da sottoporre, entro la fine del mese di luglio, ad approvazione del Consiglio Superiore del Ministero della Pubblica Istruzione, al fine di ottenere la relativa approvazione entro il primo settembre. È l’inizio di un lavoro intenso e deciso in cui si decide sulla nomina d una commissione di studio, il cui coordinamento viene affidato al dott. ing. Roberto Guiducci, designato dal Mistero del Bilancio e Programmazione Economica, componente del Comitato Tecnico Amministrativo, con il compito  di redigere una relazione di studio e valutazione su dove insediare le strutture edilizie della nascente Università, se a Nord o a Sud di Cosenza.

Successivamente, in qualità di Rettore, assumerà pure il 27 settembre 1971 le funzioni di Presidente del Senato Accademico, composto dai Presidenti dei Comitati Ordinatori delle quattro Facoltà: Paolo Sylos Labini (Scienze Economiche e Sociali),  Paolo Prodi e successivamente Gianvito Resta (Lettere e Filosofia), Gianfranco Ghiara (Scienze Matematiche Fisiche e Naturali), Elio Giangreco (Ingegneria), Fabrizio Sgrelli e, in seconda fase, Antonino Mandolfino in qualità di segretario verbalizzante, quale direttore amministrativo dell’Università.

La società calabrese e l’opinione pubblica nazionale hanno modo di conoscere a fondo la figura del Rettore Beniamino Andreatta e l’idea progettuale dell’Università della Calabria, che ha in mente di costruire, attraverso un’ intervista che rilascia al quotidiano nazionale Il Resto del Carlino, che viene pubblicata il 16 giugno 1971 con il titolo A Cosenza sorgerà una società di giovani liberi. Un servizio giornalistico nel quale si parla della nascita dell’Università calabrese che rappresenta un avvenimento di autentica straordinarietà, del quale forse a molti sfugge il senso vero e di eccezione non soltanto per la Regione ma per l’intera Nazione.

Nell’intervista, Andreatta parla della necessità di realizzare l’Università rapidamente per determinare una situazione in cui le iniziative industriali e di ricerca possano partire contemporaneamente alla stessa Università.

«Se ci sarà l’Università – dice – Scienza e Industria possono procedere sulla stessa linea considerato che vari imprenditori sono disposti a far sorgere loro impianti vicino all’Università».

Chiede una collaborazione delle forze politiche ed istituzionali per ottenere interventi legislativi mirati ad ottenere procedure speciali per la progettazione degli stabili e la loro costruzione. «Sarebbe importante – dice ancora – fornire alla Calabria l’esempio di un’opera attuata con mediazione e rapidità».

Parla del futuro corpo accademico, che deve essere giovane per nuovi metodi d’insegnamento e comportamenti sociali di convivenza fra generazioni portatrici di valori diversi, in grado di portare avanti con gli studenti giovani un discorso di modernità.

«L’Università di Cosenza assume una funzione civile oltre che scientifica e mobilita nelle coscienze dei professori e degli studenti – sono sempre le parole del Rettore Andreatta – tutte le energie per realizzare un grande ed effettivo movimento fusivo. L’impegno fondamentale è quello di considerare l’Università come un luogo di convergenza non soltanto dei giovani ma degli adulti, un luogo dove, al di là della sola formazione didattica, si sviluppi un rapporto tipo pubblico. È un traguardo molto ambito. Vorrei che l’intera società calabrese e non soltanto una minima parte di essa, trovasse nell’Università un ben più profondo significato  di quanto non ne abbiano avuto, finora, tutte le altre Università».

Un passaggio dell’intervista riguarda gli indirizzi di studio e i percorsi formativi che saranno creati grazie al lavoro che sarà fatto attraverso lo Statuto. E, in particolare, a proposito della Facoltà di Lettere e Filosofia, dice che non esiste in Italia una Scuola universitaria per formare personale addetto ai musei ed alle  Sovrintendenze alle Belle Arti, sottolineando: «I nostri laureati oltre alla normale preparazione potranno avere anche una formazione specifica, particolare per la conservazione e la difesa del patrimonio artistico nazionale».

Si discute pure della scelta dei terreni dove far sorgere le strutture e relative procedure di  esproprio che dovranno essere rapidi. Altro argomento trattato riguarda la caratteristica residenziale dell’Università.

«L’Università di Cosenza deve diventare – secondo il Rettore Andreatta – una città dei giovani, con tutti i servizi e le infrastrutture necessarie. Bisogna adottare una nuova mentalità di studio, come  quella che hanno gli studenti inglesi di Oxford o di Cambridge, e attuare un nuovo ambiente, con campi sportivi, luoghi di ritrovo, di divertimento, di studio. A Cosenza deve sorgere una società veramente nuova di giovani, in una dimensione di grande libertà. Una cosa simile in Italia non esiste. Questa società di giovani avrà veramente la possibilità di studiare in modo nuovo, entro un ambiente nuovo. Perché oltre ai temi professionali si darà ampio spazio anche ad altri temi culturali e sportivi come il teatro, le piscine, le palestre, i campi da gioco. Un mondo studentesco inedito».

Un’ intervista che ci dà una dimensione dello spessore culturale e di conoscenza del mondo giovanile, acquisito attraverso i suo viaggi di studio e lavoro all’estero insieme al suo carattere ed una personalità illuminata di grande prospettiva ed esperienza, che ci porta oggi ad esprimere parole di forte rimpianto per  quel suo disegno che non lo vediamo portato a compimento secondo il progetto di realizzazione strutturale a firma degli architetti Gregotti e Martenson.

Intanto l’Arel, l’agenzia di ricerche e legislazione, fondata dallo stesso Andreatta, nel presentare nei giorni scorsi il  primo numero della rivista Arel del 2021, dedicata al tema “dell’Uguaglianza”, attraverso le parole del direttore della rivista, Mariantonietta Colimberti, è stato ricordato il cinquantesimo anniversario della sua elezione a Rettore dell’Università della Calabria, in modo condiviso con i partecipanti al seminario La frontiera della crescita: Scuola, Educazione, Formazione: Paolo Guerrieri, già docente di Economia presso La Sapienza di Roma e Visiting Professor presso l’Università californiana di Berkeley; Patrizio Bianchi, ministro all’Istruzione, ed Enrico Letta, Presidente della stessa Arel, nonché della “Jacques Delors Institut – Notre Europe”, con sedi a Parigi e Berlino. 

«In questa sede vorrei ricordare – ha detto il direttore della rivista Mariantonietta Colimberti, nel fare la sua introduzione ad seminario – che esattamente il 28 maggio di cinquant’anni fa Nino Andreatta veniva eletto rettore della nascente Università della Calabria, che sarebbe sorta sulla collina di Arcavacata di Rende (Cosenza). Una scommessa vinta, un’impresa titanica e innovativa condotta da un uomo del Nord nel profondo Sud degli anni Settanta. La Calabria era una regione segnata da due primati negativi: quello della più alta emigrazione e quello del più basso reddito. Proprio un censimento del 1971 certificò che in un secolo gli emigrati erano stati più numerosi della popolazione residente. Emigravano i poveri, ma emigravano anche i figli dei ricchi, andando a studiare nelle università del Nord o all’estero. Andreatta ha una visione: creare al Sud “una città di giovani”, ai quali offrire (sono parole sue), “in una terra abituata a vedere i suoi figli partire, un motivo per restare”».

«La sua università – ha aggiunto – sarà residenziale per professori e studenti, l’ammissione avverrà per punteggio frutto di un mix di reddito e merito, con prevalenza del primo, lo studio dell’inglese sarà obbligatorio. Un’università viva, “aperta al mondo” e collegata a università straniere, ma anche vicina al territorio, tanto che a febbraio ’73 invia professori e studenti – lui stesso li raggiunge più volte – a dare il loro aiuto a Fabrizia, vicino Catanzaro, devastata da una grave alluvione e dissesto idrogeologico. A dare aiuto e a studiare gli effetti del dissesto geologico».

Una ricorrenza da ricordare nell’Università della Calabria e l’Associazione Internazionale “Amici dell’Università della Calabria”, con presidente la prof.ssa Patrizia Piro, Pro Rettore, con delega alla presidenza del Centro Residenziale, si impegnerà nei prossimi giorni con la convocazione del direttivo, per predisporre degli eventi, non appena si rientrerà in una situazione di normalità e superamento della pandemia Covid-19,  utili soprattutto all’attuale comunità universitaria e alla stessa società calabrese di conoscere e rinnovarne la memoria nel tempo di come l’Università della Calabria è nata, grazie al lavoro di coordinamento e stimolo del prof.  Beniamino Andreatta, coadiuvato dai componenti dei Comitati Ordinatori, del Senato Accademico  e del Comitato Tecnico Amministrativo.

«Questa figura costituisce per noi tutti un patrimonio culturale, esperienziale e lavorativo di grande utilità ed importanza storica per il presente e il futuro dell’Ateneo. È più che giusto essere vicino in questo momento ai familiari e agli innumerevoli amici che ne conservano ancora oggi il ricordo personale; come per noi tutti dell’Università della Calabria saper cogliere il significato delle sue parole e discorsi, raccolti negli atti e nei libri, che leggendoli ne tramandano una  fresca memoria di grande attualità e stimolo per completare il suo disegno di città universitaria. Con il Rettore, prof. Nicola Leone lavoreremo nei prossimi giorni per celebrare il cinquantesimo dell’elezione del prof. Beniamino Andreatta a Rettore dell’UniCal che costituirà un viatico per arrivare nel prossimo anno ai festeggiamenti del cinquantesimo del primo anno accademico 1972/1973». (fb)

All’Unical adesione record per il bando “Unical Admission”: sono 7mila da 120 Paesi

L’Università della Calabria sempre più internazionale, oltre che più ricercata come luogo in cui studiare: sono arrivate quasi 7 mila domande, da 120 Paesi, per il bando Unical Admission, il bando d’ammissione dell’Università della Calabria riservato agli studenti provenienti da Paesi esterni all’Unione Europea.

Si tratta di una vera e propria adesione record, considerando che il numero massimo di domande raggiunto negli scorsi anni, considerato il periodo precedente alla pandemia, non è mai andato oltre le 2.200 richieste di ammissione, mentre quest’anno, si registrano candidature provenienti dalla Norvegia agli Stati Uniti, dalla Siria all’Argentina, dal Madagascar al Vietnam, dalla Nigeria alla Bielorussia, dal Sudan ad Haiti.

La straordinaria partecipazione di quest’anno premia la scelta del Rettore Nicola Leone, condivisa dalla governance e dai Dipartimenti, di aumentare l’offerta di corsi di laurea internazionali: le magistrali erogate interamente in lingua inglese sono salite a 12 nella nuova offerta formativa, riscuotendo un forte e immediato interesse da parte delle aspiranti matricole provenienti dall’estero.

Delle circa 7mila candidature pervenute, infatti, 4mila riguardano le lauree internazionali, con una crescita evidente per quegli stessi corsi che nell’anno precedente erano previsti in italiano.

Il patrimonio poi di competenze e relazioni costruito negli anni dal settore Relazioni internazionali dell’ateneo e l’ampia squadra di delegati del Rettore all’internazionalizzazione, coordinata dal professor Giancarlo Fortino, hanno permesso di consolidare questo risultato.

«Internazionalità e multiculturalità – ha sottolineato il Rettore Leone – devono essere tratti distintivi del nostro Ateneo. In questa direzione abbiamo lavorato per ampliare i confini del campus, aumentarne l’attrattività verso l’estero, offrire all’intera comunità e a tutti i nostri studenti la possibilità di formarsi e crescere in un ambiente arricchito e contaminato da esperienze e storie diverse».

I posti messi a disposizione dal bando UniCal Admission sono circa 900, le graduatorie saranno pubblicate entro metà giugno. (rcs)

 

Manifestazione d’insediamento degli Organi Accademici dell’Unical nel 50esimo della nascita

di FRANCO BARTUCCI* – Ancora una tappa importante per la nascita dell’Università della Calabria nel suo Cinquantesimo anniversario, iniziato il 16 febbraio 1971 con il provvedimento adottato dal Governo, presieduto dall’on. Emilio Colombo, nell’ambito del così detto “Pacchetto Colombo”, ratificato il 16 aprile 1971 dal Presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat, con il quale si individuava nell’area del cosentino l’insediamento della prima università statale calabrese.

A seguito di questo importante Decreto Presidenziale, il ministro della Pubblica Istruzione, on. Riccardo Misasi, emanava il 28 aprile 1971 alcuni decreti ministeriali, con i quali costituiva il Comitato Tecnico Amministrativo della nascente Università, prevista dalla legge 12 marzo 1968, n.442, insieme ai Comitati Ordinatori delle 4 Facoltà previste: Ingegneria, Scienze Economiche e Sociali, Scienze Matematiche Fisiche e Naturali, Lettere e Filosofia.

Organismi importanti per la nascita e lo sviluppo dell’Università della Calabria, almeno per i primi tre anni, in quanto saranno chiamati, il primo nella scelta dove ubicare la sede dell’Università e dare impulso alla gestione amministrativa della stessa; mentre i secondi dovranno eleggere il Rettore, evento che avverrà nella giornata del 28 maggio 1971, nonché scrivere lo Statuto e definire l’organizzazione scientifica e didattica del dipartimenti, strutture innovative ed uniche per l’intenso sistema universitario italiano.

Ecco perché il ministro della Pubblica Istruzione, Riccardo Misasi, in accordo con le stesse autorità amministrative ed accademiche componenti di tali Organismi, con l’approvazione del sindaco di Cosenza, Fausto Lio, avverte l’esigenza nella giornata del 22 maggio 1971 di promuovere una manifestazione pubblica del loro insediamento ufficiale e di presentazione alla città, che si svolgerà nel salone di Palazzo dei Bruzi.

Quel giorno il giornalista Elio Fata sul quotidiano Il Mattino scriveva: «L’araba fenice i calabresi hanno dovuto attendere oltre tre anni per poterla vedere. L’Università residenziale, di cui stamane a Palazzo dei Bruzi il ministro della Pubblica Istruzione, Riccardo Misasi, insedia il Comitato Tecnico Amministrativo ed i Comitati Ordinatori, è stata per troppo tempo, come il favoloso uccello dell’Araba fenice. La legge che l’aveva istituita reca una data abbastanza lontana, quella del 12 marzo 1968, e soltanto oggi, dunque, si comincia a parlare concretamente di Università in questa regione che all’Università ha assegnato con il compito di distribuire inutili pezzi di carta, ma quello, molto più suggestivo, di elaborare una nuova, moderna e dinamica classe dirigente». 

Diventa più che giusto, allora, nel cinquantesimo anniversario della nascita dell’Università, presentare nell’ordine tali Organismi Amministrativo ed Accademici, in cui trovano nomi e figure di grande rilevanza nazionale, dirigenti  ministeriali ed esperti cultori del mondo universitario: Comitato Tecnico Amministrativo: Ugo Carputi (Straordinario di Tecnica delle Costruzioni presso l’Università di Napoli), Gaetano Liccardo ( Straordinario di Diritto Tributario presso Università di Napoli), Renato Sparacio (Straordinario di Scienza delle Costruzioni presso Università di Napoli), Gaetano Greco Naccarato (professionista esperto), Lucio D’Angiolini (designato dal Ministero dei Lavori Pubblici), Roberto Guiducci (designato dal Ministero del Bilancio e della Programmazione Economica), Enrico Calamita (designato dal Ministero per gli Interventi Straordinari nel Mezzogiorno, componente del Comitato dei Ministri per il Mezzogiorno e per le aree depresse), Luigi Giangrossi (Provveditore regionale alle Opere Pubbliche della Calabria), Guido Guidotti (rappresentante Ragioneria Generale dello Stato, designato dal Ministero del Tesoro), Fausto Lio (Sindaco del Comune di Cosenza), Francesco De Munno (Presidente Provincia di Cosenza), Fabrizio Sgrelli (direttore Divisione Ministero Pubblica Istruzione, con le funzioni di segretario del Comitato Tecnico Amministrativo e capo degli uffici di segreteria della nascente università).

Questa la composizione dei Comitati Ordinatori delle quattro Facoltà: 

Lettere e Filosofia: prof. Paolo Prodi (Presidente), prof. Gianvito Resta, prof. Gianfranco Folena, prof. Boris Ulianich;

Scienze Economiche e Sociali: prof. Beniamino Andreatta (Presidente), prof. Paolo Sylos Labini, prof. Adriano Vanzetti;

Ingegneria: prof. Elio Giangreco (Presidente), prof. Ferdinando Gasperini, prof. Ugo Carputi;

Scienze Matematiche Fisiche e Naturali: prof. Gianfranco Ghiara (Presidente), prof. Carlofelice Manara, prof. Alessandro Quaranta Alberici, prof. Rolando Cultrera;

Nel ricordare ciò che accadde quel giorno ed in particolare cosa avvenne nella manifestazione di insediamento di tali Organismi utilizziamo i servizi giornalistici composti da Vincenzo D’Atri, per la Gazzetta del Sud, e Franco Scervini per il quotidiano Il Tempo.

Del primo, apprendiamo che in sala erano confluiti in tanti e tutti attenti nel seguire gli interventi ed applaudire nei momenti di maggiore condivisione. C’era il ministro Riccardo Misasi, con il direttore generale del Ministero della Pubblica Istruzione, dott.Comes; il Sindaco di Cosenza, Fausto Lio, con il Presidente della Provincia di Cosenza, Francesco De Munno; mentre il Consiglio regionale della Calabria era rappresentato dall’avv. Francesco Martorelli, e come massima autorità accademica c’era il Decano, prof. Rolando Cultrera.

«L’istituzione dell’Università – ha dichiarato il sindaco Fausto Lio – risponde certamente ad una viva e secolare  esigenza delle nostre popolazioni che la cultura hanno sempre posto a fondamento del loro decollo economico sociale».

Concetto rafforzato anche dall’intervento del presidente De Munno che ha parlato  dell’ opportunità di crescita dell’indice di scolarizzazione nelle scuole di ogni ordine e grado e specialmente nella scuola secondaria, sia in ambito territoriale regionale che provinciale; mentre l’avv. Martorelli ha rappresentato la volontà del Consiglio regionale che vuole una Università in grado di svolgere un ruolo di stimolo allo sviluppo del Mezzogiorno.

Per il Decano dell’Università, prof. Rolando Cultrera, si è presentata l’opportunità di riferire sul lavoro che i quattro Comitati Ordinatori delle Facoltà hanno già avviato dopo la loro nomina avvenuta a seguito dei decreti del Ministro Riccardo Misasi del 28 aprile 1971, annunciando che in quella stessa mattinata si erano riuniti componendo così il corpo accademico chiamato ad eleggere il primo Rettore dell’Università.

«I Comitati Ordinatori – ha detto il prof. Cultera – sentono tutti la responsabilità dell’opera che è chiamato a svolgere. Vi è il convincimento che occorra fare presto e bene perché l’Università calabrese sorga per la sua modernità di impostazione proiettata nel futuro costituendo un significativo esempio per tutto il paese».

Le conclusioni della manifestazione d’insediamento del Comitato Tecnico Amministrativo e del quattro Comitati Ordinatori delle Facoltà furono tratte dal Ministro della Pubblica Istruzione, on. Riccardo Misasi, che nel presentare tutti i componenti dei cinque Organismi ebbe a dire che tutte le figure scelte erano di alta qualificazione e che la «partecipazione della città doveva essere corale per la nascita dell’Università».

Del rapporto tra Università e territorio, trattato dal Ministro Misasi nel suo intervento di conclusione, vi è traccia nel servizio del giornalista Franco Scervini: «È necessario interessarsi del legame tra l’Università e le possibilità di sviluppo della regione, inquadrato il tutto in una sana politica meridionalistica. L’Università è nata per decentrare un servizio a favore degli studenti calabresi, ma è nata perché si collocasse in modo nuovo e avanzato nella regione e fosse il volano di una crescita culturale e sociale. Il rapporto con la città ci dovrà essere, ma questo rapporto non potrà compromettere la finalità dell’Università stessa. Si comprende come sia un compito arduo costruire una Università moderna nel profondo Sud, senza tuttavia ignorare la realtà esistente; ma si ha fiducia nel Comitato Tecnico Amministrativo per una impresa di avanguardia di tanta portata. Sui tempi di realizzazione la parola d’ordine è far presto e bene. Bisogna garantire che l’Università diventi realtà». 

«Vorremmo che istituita la nuova Università – sono altre parole pronunciate dall’on. Riccardo Misasi – alla sua concreta attuazione dovrebbero essere invitate a partecipare, per organizzarla in senso veramente funzionale e produttivo, quelle stesse grandi imprese più direttamente interessate ai suoi risultati. L’essenziale è far sì che la scelta fatta dal Governo, si concreti per l’impegno successivo ti tutte le forze vive e responsabili della nazione, in uno strumento formativo nuovo, modernamente impostato ed utilizzato, inserito dinamicamente nei problemi reali dello sviluppo e del progresso del Paese. È necessario che ciò che è contenuto nella scelta di una Università residenziale e orientata prevalentemente verso certi tipi di specializzazione, venga sviluppato e potenziato nella pratica attuazione del nuovo centro di formazione mobilitando intorno ad esso l’attenzione di tutte le forze che possono essere interessate al nuovo esperimento». (fb)

*Portavoce Associazione Internazionale Amici Università della Calabria