Progettare Turismo, a Bruxelles i primi neo laureati dell’Unical per il corso di formazione manageriale Europea

Sono partiti alla volta di Bruxelles i primi neo laureati dell’Università della Calabria per Progettare Turismo, il programma intensivo di formazione manageriale europea per diventare esperti in programmi dell’Unione Europea e percorsi di internazionalizzazione.

Si tratta di una iniziativa promossa in collaborazione con l’ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane sede di Bruxelles, Università della Calabria Dipartimento di Scienze Aziendali e Giuridiche, Unindustria Calabria e Formazione per il Sud con interventi di funzionari dell’UE ed esperti del settore ed una sessione di approfondimento al Parlamento Europeo.

Le attività sono state strutturate per fornire le basi conoscitive per comprendere le finalità ed il funzionamento della programmazione comunitaria, favorire la conoscenza dei principali programmi europei di finanziamento, sostenere lo sviluppo dei rapporti con gli altri Paesi europei e con le Istituzioni comunitarie, potenziare la capacità di inserimento nei percorsi di progettazione e di internazionalizzazione.

Il direttore è il Prof. Peppino De Rose, esperto in politiche e programmi dell’Unione europea con una solida esperienza di lavoro a Bruxelles e docente di impresa turistica e mercati internazionali dell’Unical. Presente in delegazione il Prof. Franco Rubino, docente di Economia e Management e la prof.ssa Lidia Mannarino docente di economia applicata dell’Unical.

Una occasione importante per i laureati calabresi per rafforzare le proprie competenze nella progettazione europea per il settore del turismo che rappresenta il terzo più grande fattore economico dell’Unione europea, ha un impatto ad ampio raggio sulla crescita economica, l’occupazione e lo sviluppo sociale. Un percorso capace anche di sviluppare nei giovani un approccio internazionale sui mercati internazionali e la visione europeista.

La Commissione europea sta costantemente lavorando allo sviluppo di nuovi strumenti e servizi che contribuiscano a rafforzare la competitività del settore turistico europeo. I programmi europei rappresentano una grande opportunità per sostenere la crescita e l’occupazione del settore in particolare del segmento turismo enogastronomico. (rcs)

 

Educare alla tutela della salute attraverso la conoscenza del Laboratorio AgoràLab

di FRANCO BARTUCCI  – La promozione di una conferenza sul tema Educazione alla tutela della salute: consapevolezza, prevenzione e impatto tecnologico, promossa dalla Fondazione Attilio ed Elena Giuliani per giovedì 19 maggio, presso Villa Rendano di Cosenza, in collaborazione con l’Università della Calabria ed il Laboratorio di diffusione della cultura tecnico-scientifica per la cittadinanza nel XXI secolo, denominato Agorà LAB, con il coordinamento scientifico del prof. Peppino Sapia, ci permette di entrare nel merito di  una conoscenza più dettagliata di questo Laboratorio, operativo all’interno della stessa Università.

Lo facciamo con la relatrice della conferenza, la prof.ssa Sandra Costanzo, collaboratrice di tale Laboratorio e delegata del Rettore Nicola Leone alla “Prevenzione, Sicurezza ed Emergenza” dell’Ateneo. Il Laboratorio nato nel 2020 non è altro che un progetto autorizzato e cofinanziato, attraverso il bando del 2020, dal Ministero dell’Università e Ricerca (MUR) nell’ambito della Legge 6/2000.

Partecipano a tale progetto come partner: l’Università della Calabria con otto dipartimenti (Biologia, Ecologia e Scienze della Terra; Chimica e Tecnologie Chimiche; Fisica; Ingegneria dell’Ambiente, Ingegneria Informatica, Modellistica, Elettronica e Sistemistica; Ingegneria Meccanica, Energetica e Gestionale; Matmatica ed Informatica; Scienze Politiche e Sociali); la Fondazione Attilio ed Elena Giuliani con Villa Rendano; la Sila Science Park con F.A.T.A. Museum.

Come già evidenziato nella intestazione  il Laboratorio “AgoràLAB” ha come missione quello di contribuire alla diffusione della cultura scientifico-tecnica, in particolare al fine di promuovere lo sviluppo di specifiche competenze di cittadinanza appropriate per il XXI secolo; mentre per le sue attività e funzioni si rivolge a tutti gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado, ai docenti delle scuole, in servizio o in formazione iniziale, come al pubblico in generale.

Tra le attività avviate nell’arco di questi due ultimi anni fin dalla sua nascita si è cercato di impostare un programma sulla base delle sue finalità individuabili nelle seguente programmazione: una indagine sullo stato dell’educazione civica scientifica e della percezione sociale del ruolo della scienza e della tecnica sia in ambito dei docenti e degli studenti e studentesse che tra il grande pubblico; una indagine sulla percezione della scienza e dello scienziato presso le bambine e i bambini della scuola primaria, con riferimento particolare all’individuazione degli stereotipi; iniziative di formazione rivolte alle studentesse e studenti delle scuole secondarie di secondo grado; iniziative di formazione per docenti di ogni ordine, sia in servizio che in formazione iniziale, con specifica curvatura verso la declinazione delle attività disciplinari in chiave di formazione civica; per finire con un ciclo di conferenze di “allineamento” culturale sulle principali tematiche tecnico/scientifiche di significativo impatto sociale.

Ne sono un esempio pratico le nove conferenze promosse dal dieci febbraio fino ad oggi, presso Villa Rendano di Cosenza, che hanno avuto come tema guida “Scienza e Tecnologia: Vademecum per una cittadinanza consapevole”, con il coordinamento del prof. Peppino Sapia, dell’Università della Calabria , e le introduzioni di Anna Cipparrone, direttore del Museo multimediale Consentia Itinera. Incontri in cui si è discusso dei seguenti argomenti: Le sfide da vincere per garantire la qualità dei prodotti commerciali; Punti di svolta nella trasformazione digitale delle organizzazioni e della società; La longevità tra genetica e stile di vita: come aiutare i geni a farci vivere a lungo e in buona salute; L’esplorazione spaziale del futuro: alla conquista della Luna e di Marte; Considerazioni sulla percezione della scienza nel mezzo della pandemia; Intelligenza artificiale e la società del futuro; Sulle tracce dei disastri naturali del passato, quali scenari per il futuro delle nostre comunità? 

La conferenza della prof.ssa Sandra Costanzo, la penultima in programma, si è svolta giovedì 19 maggio, ed ha avuto come tema: “Educazione alla tutela della salute: consapevolezza, prevenzione e impatto tecnologico”,  nel corso della quale si è sottolineato, attraverso l’illustrazione di un percorso storico degli eventi e norme di leggi in vigore nel nostro Paese, l’importanza della prevenzione e la presa di consapevolezza da parte della società sulla tutela e difesa della salute degli individui, investendo sulla promozione dell’educazione universale della salute, sia a livello individuale che collettiva.

La prof.ssa Sandra Costanzo, che come delegata del Rettore Nicola Leone alla Prevenzione, Sicurezza ed Emergenza, si è occupata molto su come superare all’interno dell’Università della Calabria lo stato di crisi causato dal blocco pandemico del Covid 19  e relative varianti, nel suo intervento si è soffermata in particolare a parlare di un sistema di salute al passo con la rivoluzione digitale, per un obiettivo di sanità sempre più adeguata e sostenibile. “Occorre vincere la sfida – ha sostenuto la prof.ssa Costanzo – di un’educazione sanitaria tecnologicamente contaminata, per una progettualità di vita consapevole a difesa del bene universale  della salute”.

Il programma predisposto dal Laboratorio “AgoràLAB” con la Fondazione Attilio e Elena Giuliani e la stessa Università della Calabria si concluderà giovedì 26 maggio con una conferenza della prof.ssa Isabella Nicotera, del dipartimento di Chimica e Tecnologie Chimiche, sul tema: “Niente petrolio? Allora cosa? Idrogeno: La strategia energetica del futuro”.

Nel concludere questo servizio non ci resta che sottolineare il fatto che  l’esempio dell’attivismo e della buona volontà manifestata dal Laboratorio “AgoràLAB”, nel dare impulso a dei percorsi formativi ed educativi, oltre che di informazione e crescita culturale, indirizzata al mondo giovanile  delle scuole e dell’università, quanto alla stessa società di pubblico in genere,  che trova in queste specifiche occasioni stimoli di conoscenza ed arricchimento sociale e culturale, non possono che essere delle ottime occasioni per meglio costruire il nostro futuro messo a rischio dalle situazioni pandemiche e dai conflitti bellici come quelli in Ucraina con l’invasione della Russia e gli altri sparsi nel mondo, per non parlare dello stravolgimento climatico causato dagli uomini. (fb)

All’Unical si celebra la Giornata mondiale delle Donne nella Matematica

Domani mattina, all’Unical, è prevista una giornata di iniziative organizzate dal Dipartimento di Matematica dell’Università della Calabria in occasione della Giornata Mondiale delle Donne nella Matematica, istituita nel 2018 durante il World Meeting for Women in Mathematics , in ricordo della matematica iraniana Maryam Mirzakhani, la prima donna ad aver ottenuto nel 2014 la medaglia Fields.

L’evento, coordinato dalla prof.ssa Annamaria Canino, al mattino è dedicato alle Scuole e ospiterà gli  interventi di Elena Bonetti, ministra per le Pari opportunità e la famiglia, Giuseppina Princi, vice presidente della Giunta Regionale con delega all’Istruzione, Università e Ricerca, Susanna Terracini dell’Università di Torino, Rita Pardini, vice presidente dell’Unione Matematica Italiana. In programma  anche una presentazione della figura di Maryam Mirzakhani e interventi e testimonianze di studentesse universitarie e studentesse delle scuole superiori che si sono distinte in competizioni matematiche. In parallelo, si svolgerà presso il cubo 30B un laboratorio didattico che vedrà protagonisti gli alunni della scuola Primaria.

Il pomeriggio sarà dedicato agli studenti universitari e di dottorato allo scopo di approfondire alcuni aspetti della ricerca di Maryam Mirzakhani rimarcandone l’importanza della loro ricaduta negli studi attuali.

Hanno aderito all’iniziativa 15 di scuole secondarie superiori e una scuola primaria con la partecipazione di circa 300 studenti.

La medaglia Fields rappresenta il Nobel della matematica, un prestigioso riconoscimento che viene assegnato ogni 4 anni ai migliori matematici del mondo che non abbiano ancora compiuto 40 anni. La giornata diventa un’occasione per riflettere sui successi conseguiti dalle donne in matematica, ma anche per rafforzare la consapevolezza delle studentesse ad orientarsi e ad intraprendere corsi di laurea e carriere nella ricerca scientifica. (rcs)

L’UNICAL RACCOGLIE CONSENSI NEL MONDO
E TUTTI VOGLIONO STUDIARE IN CALABRIA

Di FRANCO BARTUCCI – Ci sono due elementi in queste ore che collocano la nostra Università nell’alveo della conoscenza ed apprezzamento mondiale. Il primo elemento scaturisce dal fatto che sono giunte oltre 5.000 mila domande di  partecipazione al concorso di ammissione agli appositi corsi di laurea dell’Università della Calabria previsti per il prossimo anno accademico 2022/2023 provenienti da novanta diversi Paesi del mondo. Un risultato che premia l’attivazione dei corsi internazionali erogati in lingua inglese, facendo risaltare che lo scambio tra culture e storie diverse resta elemento centrale dell’esperienza formativa offerta dal campus universitario calabrese.

Il secondo elemento reso noto in questi giorni scaturisce dalla notizia che sedici docenti dell’Università della Calabria risultano tra i migliori scienziati secondo il ranking stilato da Research.com. La piattaforma analizza l’impatto e l’influenza della ricerca universitaria nei diversi settori disciplinari.

Per quanto riguarda il bando d’ammissione all’Università della Calabria, denominato “UniCal Admission”, riservato agli studenti provenienti da Paesi esterni all’Unione Europea, ha registrato un boom di domande, facendo seguito a quello dello scorso anno con oltre seimila domande. Questa volta sono state registrate oltre 5mila candidature. Resta, comunque, un dato elevato se si pensa che quest’anno i requisiti di partecipazione al bando sono stati resi più stringenti per orientare meglio le scelte e limitare la dispersione.

 Particolarmente apprezzata resta l’offerta internazionale potenziata con l’incremento del numero di laurea magistrali internazionali, portandole a  ben dodici,  erogate interamente in inglese. Una scelta strategica  adottata dal rettore Nicola Leone, condivisa dalla governance e dai Dipartimenti e premiata dalla forte adesione al concorso “Unical Admission”. Delle oltre 5000 domande ricevute, quasi 3000 riguardano infatti le  lauree biennali erogate in inglese.

Le domande sono arrivate da ogni parte del mondo: 90 diversi Paesi, dall’Argentina al Madagascar, dalla Nigeria ad Haiti, dall’Oman al Vietnam. Un aumento significativo si è registrato sulle candidature provenienti dall’Afghanistan, passate da 171 del 2021 alle attuali 533.

L’internazionalità si conferma uno dei tratti distintivi dell’Ateneo di Arcavacata, che attribuisce allo scambio e al contatto tra culture e storie diverse un elemento essenziale dell’esperienza formativa offerta dal campus. Consapevoli di ciò, la governance, il settore Relazione internazionali dell’ateneo e la squadra di delegati del Rettore all’internazionalizzazione, coordinata dal professor Giancarlo Fortino, hanno dedicato quest’anno particolare attenzione al bando, definendo procedure di ammissione più mirate e restrittive, per accogliere gli studenti maggiormente motivati e con competenze più appropriate. 

Gli uffici  competenti del settore hanno già avviato l’iter di selezione delle candidature, che si concluderà nel giro di qualche settimana con la copertura di quasi 900  posti disponibili. Ciò comporterà, che per la presenza degli studenti arrivati con lo stesso progetto internazionale “UniCal Admission” negli ultimi due anni, il numero degli studenti stranieri si attesterà attorno alle 1500 unità, portando il campus universitario o meglio il Centro Residenziale, con presidente la prof.ssa Patrizia Piro, ad incrementare le proprie azioni di internazionalizzazione dell’Università adottando servizi ed azioni mirate a politiche di integrazione sempre più forti di culture e di socializzazione per la creazione di un mondo migliore. Con i venti di guerra che abbiamo oggi in Europa, con il conflitto in Ucraina, ed in altri posti di questo globo terrestre, quanto avviene nella nostra Università può essere un bell’esempio di convivenza pacifica e di costruzione di rapporti stabili di collaborazione indirizzati a creare sviluppo ed economie sociali con alla base la valorizzazione ed il rispetto dell’uomo e della sua umanità. 

In merito al numero di docenti dell’Università della Calabria inseriti tra i “Top scientist da Research.com”, è il caso di sottolineare che rispetto agli anni precedenti il numero è cresciuto. La piattaforma accademica che cura ranking dedicati alla ricerca accademica nelle varie discipline,  si è avvalsa di un ampio database che contiene i profili di 27mila scienziati, i dati di oltre 1.200 conferenze e più di 950 riviste scientifiche.

Al momento i docenti dell’Università della Calabria presenti nella classifica sono 16, appartenenti a nove diverse aree disciplinari.

Il ranking viene elaborato sulla base dell’h-index, o indice di Hirsch, un indicatore che misura l’impatto scientifico di un autore sulla base del numero di pubblicazioni scientifiche e di citazioni ricevute. Research.com prende in considerazione solo ricercatori con un h-index molto elevato (da 30 a 40, in base all’area disciplinare) e ricava i dati da Microsoft Academics, il più grande database bibliometrico aperto. 

Di seguito, i docenti presenti nel ranking.

Biologia e Biochimica – Tra i top scientist sono presenti i docenti Monica Rosa Loizzo e Cesare Indiveri. Le università censite in tutto il mondo sono mille.

Chimica – In quest’area si registra l’ingresso, tra i top scientist, del professor Bartolo Gabriele. Anche qui le università presenti nel ranking sono mille.

Elettronica e ingegneria elettrica – Tra i docenti con l’h-index più alto per l’area – che prende in considerazione 646 università in tutto il mondo – ci sono, per l’Unical, i docenti Giancarlo Fortino e Antonio Iera. 

Genetica e biologia molecolare – Nel ranking dei migliori scienziati per quest’area disciplinare è presente il professor Giuseppe Passarino. In totale gli atenei presenti in classifica, in tutto il mondo, sono 537.

Informatica – Sono cinque i docenti Unical inseriti tra i top scientist. Nel ranking compaiono i professori Giancarlo Fortino, Nicola Leone, Alfredo Cuzzocrea, Domenico Talia e Antonio Iera. Sono 940 le università prese in considerazione.

Ingegneria e tecnologia – Qui tra i top scientist Unical compaiono i docenti Efrem Curcio, Felice Crupi e Francesca Guerriero. Gli atenei presenti nel ranking per questa categoria sono mille.

Ingegneria meccanica e aerospaziale – Tra i top scientist Unical sono nel ranking – in cui rientrano 431 atenei di tutto il mondo – i professori Giuseppe Carbone e Domenico Umbrello. 

Matematica – In quest’area l’Unical è presente con il professor Yaroslav Sergeyev. Le università nel ranking sono 616.

Scienze della Terra – L’Unical è nel ranking con il professor Salvatore Critelli. Le università presenti, in totale, sono 625. (fb)

L’Università della Calabria sarà sede dell’hub di uno degli Ecosistemi dell’Innovazione finanziati col Pnrr

di FRANCO BARTUCCI – Affermazione dell’Università della Calabria in ambito del Pnrr in materia di Ecosistema dell’Innovazione di Calabria e Basilicata che sono risultati tra i migliori d’Italia. Infatti  la proposta coordinata dall’Università della Calabria si piazza al secondo posto in graduatoria ottenendo un finanziamento di 137 milioni per attività di ricerca e trasferimento tecnologico volte all’innovazione e allo sviluppo del territorio.

Con questo risultato l’Università della Calabria sarà sede dell’hub di uno degli 11 Ecosistemi dell’Innovazione finanziati in Italia dal Pnrr, con l’obiettivo di trasferire sul territorio competenze d’avanguardia e saperi d’eccellenza per favorirne lo sviluppo.

«Il progetto – comunica il polo di comunicazione dell’UniCal – è nato dalla collaborazione tra gli atenei statali delle due regioni e le sedi Cnr, con l’endorsement dei presidenti Occhiuto e Bardi e il coinvolgimento di un’ampia rete di soggetti pubblici e privati. La notizia relativa alla valutazione è arrivata direttamente dal  Ministero dell’Università e della Ricerca, che lo ha promosso con un punteggio altissimo: il secondo migliore d’Italia».

A precedere la proposta calabro-lucana, per un punto, è solo quella arrivata dall’Emilia Romagna. Seguono invece i progetti di Lombardia, Toscana, Piemonte, Lazio, Veneto. Non solo: la proposta dell’Unical è al primo posto assoluto, sia per quanto riguarda gli obiettivi e la qualità scientifica del programma di ricerca, che – a pari merito con Bologna e Sassari – per l’impatto atteso sul territorio. Quattro in tutto gli ecosistemi approvati al Sud: oltre a quello Calabria-Basilicata, hanno superato la valutazione Sardegna, Abruzzo-Marche-Umbria e Sicilia.

«Ora – scrive nella nota il polo di comunicazione – si passa alla Fase 2 della procedura, con l’invio della proposta integrale, e alla negoziazione con la commissione ministeriale, per la definizione precisa del contributo, che potrà concedere fino a 120 milioni di euro dei 137 di investimento complessivo. Nell’ambito del progetto, che impegnerà oltre 850 docenti e ricercatori, sarà anche reclutato nuovo personale. In particolare è prevista l’assunzione di 163 ricercatori a tempo determinato e l’attivazione di 113 posti di dottorato industriale».

Grande soddisfazione viene espressa dal Rettore, prof. Nicola Leone, che dichiara: «Una proposta dedicata all’innovazione, che parte da Calabria e Basilicata, si colloca al top in Italia: un risultato straordinario, ottenuto grazie alla sinergia tra atenei e Cnr e all’importante sostegno dei presidenti di Regione, che ringrazio per la fiducia. Questo risultato conferma che al Sud le eccellenze non mancano e che, quando si fa squadra, si possono raggiungere traguardi eccezionali. Sono particolarmente soddisfatto, perché è un progetto che punta allo sviluppo e all’innovazione del territorio e potrà avere un impatto concreto sulle nostre comunità».

Coniugando le vocazioni del territorio con la sfida della transizione digitale e ambientale, la proposta presentata da Calabria e Basilicata – dal titolo Tech4You, Technologies for climate change adaptation and quality of life improvement – punta a invertire la rotta di due regioni storicamente in ritardo, intervenendo sulle emergenze, oggi aggravate dal cambiamento climatico, per migliorare la qualità della vita dei cittadini, innovare il tessuto socioeconomico, creare occasioni di nuova occupazione, rafforzare la resilienza di un territorio fragile perché esposto a rischi naturali e antropici.

Tra gli ambiti di ricerca di Tech4You compaiono le energie pulite, l’agricoltura smart, la protezione del patrimonio culturale e dell’ambiente, la tutela della salute. L’obiettivo è quello di costruire un modello di crescita economica sostenibile, che valorizzi le specificità di Calabria e Basilicata e le renda un punto di riferimento per il rilancio del Sud Italia, puntando molto su prevenzione, monitoraggio dei rischi, rivoluzione digitale. Grande importanza è assegnata alle attività di trasferimento tecnologico e public engagement, quindi al processo che permette ai risultati di ricerca ottenuti nei laboratori universitari di ‘entrare’ nelle aziende, nella società, nella vita dei cittadini o di farsi direttamente impresa, con la nascita di start-up e spinoff. Oltre 6 milioni di euro sono assegnati al trasferimento tecnologico.

Una quota del finanziamento, superiore a 22 milioni di euro, sarà inoltre destinata ai bandi ‘a cascata’, ovvero gare aperte alla partecipazione delle Pmi del territorio. A coordinare il programma di ricerca sarà il professor Maurizio Muzzupappa, delegato del rettore Nicola Leone al trasferimento tecnologico, con la collaborazione dell’Area Ricerca, Innovazione e Impatto Sociale dell’Unical, che ha curato l’importante fase di redazione della proposta. Le attività del progetto – dice la nota del Polo di Comunicazione – partiranno dal primo luglio e dovranno concludersi entro tre anni.

Cosa sono gli ecosistemi dell’innovazione 

Gli  ecosistemi sono reti di università, enti pubblici di ricerca, enti pubblici territoriali, altri soggetti pubblici e privati altamente qualificati e internazionalmente riconosciuti, che hanno l’obiettivo di favorire il trasferimento tecnologico e accelerare la trasformazione digitale dei processi produttivi delle imprese in un’ottica di sostenibilità economica e ambientale e di impatto sociale sul territorio. Le risorse a disposizione finanzieranno attività di ricerca applicata, di formazione per ridurre il disallineamento tra le competenze richieste dalle aziende e quelle offerte dalle università, il trasferimento all’impresa dei risultati di ricerca, il supporto alla nascita e sviluppo di start-up e spinoff.

L’Ecosistema dell’Innovazione di Calabria e Basilicata 

Ispirato dalla sfida globale “Adaptation to Climate Change”, Tech4You copre diversi ambiti strategici per il Pnrr, come l’ambiente, l’energia, la tutela del patrimonio culturale, la transizione digitale. 

Cinque le linee di ricerca attraverso cui si svilupperà il programma. Il progetto si propone di mitigare l’impatto del cambiamento climatico sull’ambiente naturale attraverso lo sviluppo di tecnologie per l’early warning, l’integrazione di tecnologie satellitari, la gestione delle infrastrutture critiche, la sperimentazione di nature-based solutions e il miglioramento della depurazione delle acque. Sul fronte energetico, si punterà alla riduzione della dipendenza da fonti fossili attraverso lo sviluppo di tecnologie per la decarbonizzazione e il riutilizzo degli scarti.

Grande attenzione anche al comparto agricolo, settore cruciale per l’economia calabrese e lucana: il programma punta a migliorare la resilienza del sistema agroalimentare attraverso lo sviluppo di tecnologie per lo smart farming, modelli sostenibili per l’industria agroalimentare e la valorizzazione degli scarti. 

Per attenuare, poi, l’impatto degli eventi meteorologici sul patrimonio culturale e favorirne l’accessibilità sono previsti azioni di monitoraggio, sviluppo di modelli previsionali e uso di tecnologie ausiliarie (come robot, sensori e realtà aumentata). Infine, il programma si propone di costruire comunità resilienti e favorire il benessere dei cittadini, attraverso strumenti per il monitoraggio dello stato di salute e lo sviluppo di prodotti (nutraceutici, cosmetici e dispositivi indossabili) con potenzialità terapeutiche.

I partner del programma 

La struttura dell’ecosistema prevede un hub, con funzioni di coordinamento, e una serie di spoke (6 nel progetto di Calabria e Basilicata) che si occuperanno delle attività di ricerca.

In Tech4You fanno parte dell’hub, insieme a Unical, anche l’Università degli Studi Magna Graecia di Catanzaro, Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria, Università degli Studi della Basilicata, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Regione Calabria, Regione Basilicata, Arpacal, Arpab, Agenzia Lucana di Sviluppo e di Innovazione in Agricoltura, Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, Ente Parco Nazionale del Pollino, Ente Nazionale per il Microcredito, Forum del Terzo Settore, Distretto dell’Appennino Meridionale, Agenzia Calabria Verde, Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte, Ente Parco Nazionale della Sila, Entopan Innovation, che parteciperà anche alle attività di uno spoke.

Alle attività degli spoke partecipano, inoltre, in veste di partner affiliati, diverse imprese come Engineering, Tim, Biotecnomed Scarl, EIT Manufacturing, RINA Consulting, Techfem, EPITECH, Ntt Data. (fb)

L’Unical stanzia altri 6 mln per garantire la borsa di studio agli studenti aventi diritto

di FRANCO BARTUCCIL’ateneo erogherà le borse accogliendo l’impegno della vicepresidente della Regione Giusi Princi a finanziarle entro l’anno. Lo scorrimento della graduatoria avverrà in questo mese di  aprile. Il Rettore invoca misure strutturali. 

Per il terzo anno consecutivo  l’Università della Calabria utilizzerà risorse del proprio bilancio per garantire la borsa di studio a tutti gli studenti aventi diritto. Il Consiglio d’Amministrazione, su proposta del rettore Nicola Leone, ha approvato nell’ultima seduta lo stanziamento di quasi 6 milioni di euro che serviranno ad anticipare i fondi di competenza regionale.

Grazie alla decisione della governance d’ateneo, riceveranno la borsa di studio altri 2.200 idonei, che finora erano risultati non beneficiari. In totale, saliranno quindi a oltre 6.800 le borse di studio erogate dall’Unical per l’anno accademico 2021/2022, per una spesa complessiva superiore ai 24 milioni di euro.

In una nota diffusa dal Polo di Comunicazione dell’Università della Calabria vengono forniti alcuni chiarimenti su come si gestisce la materia del diritto allo studio in Italia e in Calabria, mettendo a fuoco la particolare situazione di vantaggio esistente nel caso della nostra realtà regionale, per merito dell’Ente Regione,  iniziata con il Presidente Mario Oliverio, come della stessa Università, con Rettore il prof. Gino Mirocle Crisci, attenta a sostenere i propri studenti meritevoli e in condizioni  economiche disagiate dei propri nuclei familiari.

Il diritto di studio in Italia – La normativa nazionale in materia di diritto allo studio prevede che le borse destinate agli studenti meritevoli e in condizioni di svantaggio economico vengano sostenute da fondi statali (Fis), dal gettito derivante dalla tassa per il diritto allo studio e da risorse proprie delle Regioni, pari ad almeno il 40 per cento del contributo erogato dal ministero (pena una decurtazione sul fondo dell’anno successivo). L’impegno regionale a stanziare somme superiori al 40 per cento vale, inoltre, l’accesso alla quota premiale del Fis, che significherebbe quindi più risorse per gli studenti calabresi.

Il diritto di studio in Calabria – In Calabria il raggiungimento del pieno diritto allo studio – nel rispetto quindi delle previsioni nazionali – è una conquista piuttosto recente. È solo dall’anno accademico 2017/2018, con la precedente governance, che l’Unical ha potuto garantire la copertura del 100 per cento delle borse di studio, grazie all’aumento dello stanziamento della Regione, fino a quel momento piuttosto risicato. Una conquista, però, che non si è consolidata. Per gli anni successivi – e in realtà solo fino al 2019/2020, avvio del mandato del rettore Nicola Leone – le borse sono state assicurate quasi esclusivamente con i fondi statali e regionali, come previsto dalla legge. 

Dal 2019/2020, vista l’insufficienza dei finanziamenti esterni, l’Unical ha dovuto far ricorso a risorse del proprio bilancio, con un impegno importante e significativo, per garantire a tutti gli aventi diritto i benefici e i servizi assegnati dalle norme e scongiurare l’ennesima discriminazione territoriale. Quello che sarebbe accaduto è che, a parità di condizioni, gli studenti calabresi si sarebbero visti negare un diritto, assicurato invece in altre regioni. 

Quest’anno, in particolare, l’Unical aveva già messo a disposizione per il diritto allo studio una tranche pari a 2,6 milioni di euro che, insieme alle risorse provenienti da Fis e Tassa per il diritto allo studio, hanno determinato una iniziale disponibilità di circa 18 milioni di euro. Pubblicate le graduatorie, è emerso un fabbisogno maggiore di risorse che ha portato l’ateneo a mettere in campo altri 6 milioni di euro per consentirne il completo scorrimento. Somme che si aggiungono ai 2 milioni di euro anticipati nell’aprile del 2021 e in attesa di rimborso.

Le interlocuzioni con la Regione degli ultimi giorni sono state, ad ogni modo, rassicuranti. La vicepresidente con delega all’Università Giuseppina Princi ha garantito l’erogazione di una prima tranche di 2 milioni di euro destinata all’Unical, con saldo entro la fine dell’anno. 

Accogliendo l’impegno della Regione, l’ateneo ha ritenuto necessario e urgente intervenire subito, con risorse proprie, per non prolungare ulteriormente l’attesa degli studenti idonei e ancora non beneficiari. Ma non solo. Il ministero rileverà infatti il grado di copertura delle borse assegnate agli studenti calabresi al 30 aprile e ripartirà sulla base di questi dati il prossimo Fis: il mancato raggiungimento della soglia del 100 per cento nell’erogazione delle risorse avrebbe comportato un taglio del finanziamento.

Il pensiero del Rettore Leone – Un quadro della situazione che ha portato il Rettore, prof. Nicola Leone, ad esprimere parole di apprezzamento sul risultato che si è creato a vantaggio dell’Università e della stessa Regione.

«Non posso non esprimere soddisfazione – dice il rettore Nicola Leone – per questo risultato. Siamo riusciti a garantire anche quest’anno la copertura del 100 per cento delle borse di studio, rispettando il diritto dei nostri studenti ed evitando tagli alla Regione sul Fis del prossimo anno. Ringraziamo la Regione, e in particolare la vicepresidente Princi, per la sensibilità dimostrata su questo tema».

«È necessario ora – ha aggiunto – lavorare per adeguare la legge regionale per il diritto allo studio: occorre rendere strutturali le fonti di finanziamento, definire i criteri di riparto e i tempi di erogazione. Garantire agli studenti un diritto sancito dalla Costituzione non può più essere una corsa ad ostacoli. Anche su questo, del resto, si gioca la competizione con altre regioni verso cui ancora oggi migrano tanti giovani calabresi: nell’anno accademico 2019/2020 il 47 per cento dei nostri universitari risultava iscritto fuori. Si faccia sì che diventi possibile scegliere di restare in Calabria non solo per la formazione d’eccellenza che l’università è in grado di erogare, ma anche per il puntuale rispetto delle tutele e dei diritti previsti dalla nostra legge fondamentale». 

Le procedure per lo scorrimento della graduatoria degli idonei alla borsa di studio saranno avviate nei prossimi giorni; mentre i nuovi beneficiari riceveranno la quota in denaro a partire dagli inizi di maggio.

Le funzioni del Campus universitario – Il mantenimento di queste cifre per il diritto allo studio a favore degli studenti universitari dell’Università della Calabria, la prima università storica calabrese,  va certamente anche nella direzione di una nuova organizzazione del campus universitario e specificatamente nella tutela del diritto alla residenzialità per come sancito dalla legge istitutiva e dello Statuto. 

Un campus, un centro residenziale, che oggi ha un potenziale di duemila e duecento posti letto con due mense frequentate da tutti gli studenti iscritti; mentre c’è l’impegno della stessa dirigenza dell’Università ad accrescerne il potenziale in numero di posti letto e servizi, per come ci è stato detto dall’attuale presidente, prof.ssa Patrizia Piro, sulle cui spalle grava il peso della direzione e governo del Centro, quale delegata del Rettore, per farne una carta vincente di attrazione per il futuro, sia regionale che nazionale, consapevoli anche dei benefici che possono arrivare in campo internazionale per la presenza al momento di oltre mille studenti stranieri provenienti da 84 paesi del mondo. (fb)

                                                                                             

I giovani ricercatori innalzano la qualità scientifica dell’Università della Calabria

È grazie al prezioso contributo degli studiosi più giovani, assunti negli ultimi anni, che la qualità scientifica della ricerca dell’Università della Calabria si è innalzata: l’Ateneo è al settimo posto su 61 atenei statali italiani. È quanto è emerso dai  primi dati del terzo rapporto di Valutazione della qualità della ricerca (Vqr) in Italia, stilato dall’Anvur, per conto del ministero dell’Università e della Ricerca, e relativo al periodo 2015-2019.

La valutazione viene condotta sulle pubblicazioni scientifiche di docenti e ricercatori degli atenei italiani, utilizzando criteri bibliometrici (relativi al numero di citazioni ottenuto e al valore della rivista che ospita la pubblicazione), per alcune aree scientifiche, e dei giudizi formulati in revisione da esperti. 

Si tratta, per ora, di indicazioni preliminari e di carattere generale, che offrono una visione d’insieme sullo stato della ricerca nel periodo 2015-2019. Per un’analisi approfondita sarà necessario attendere il rilascio del report completo, con i dati relativi alle diverse aree disciplinari e raffronti omogenei e più significativi, in grado di tener conto delle differenze e delle peculiarità dei vari settori scientifici.

Nell’edizione 2015-2019 della Vqr sono stati introdotti nuovi indicatori finalizzati anche a una valutazione della qualità delle politiche di reclutamento degli atenei. In particolare, è stato calcolato il rapporto tra il punteggio medio ottenuto dalla ricerca prodotta dai neoassunti nel periodo di valutazione (2015-2019) e quello riportato dai docenti assunti da più tempo: più alto è il valore ottenuto, maggiore sarà la qualità dei lavori proposti dai nuovi ricercatori, rispetto a quella prodotta dall’organico stabile. L’Unical, sotto questo aspetto, ha ottenuto un eccellente risultato, collocandosi al settimo posto su 61 atenei statali italiani valutati: il dato attesta quindi come i neoassunti abbiano migliorato la qualità scientifica della ricerca d’ateneo e premia le scelte in ambito di reclutamento.

L’ateneo ottiene un buon risultato anche sull’indicatore principale del rapporto, che fotografa la qualità delle pubblicazioni prodotte dai ricercatori stabili (ovvero assunti da più tempo): si tratta del valore Iras1, finora il principale dato usato per l’attribuzione della quota premiale del Fondo di finanziamento ordinario delle università. Rispetto a questo indicatore, l’Unical è 18ma tra tutti gli atenei statali. Un risultato positivo se si pensa che il report è costruito secondo criteri quali-quantitativi, che tengono conto quindi del numero di pubblicazioni trasmesse all’Anvur (e, di conseguenza, del numero di docenti e ricercatori di ruolo) e premia quindi atenei di dimensioni più grandi.

«Da questi primi dati, che si riferiscono al periodo antecedente al mio mandato, ricaviamo indicazioni importanti per il futuro. In particolare, il positivo risultato riscosso dai ricercatori più giovani è molto incoraggiante in vista del prossimo esercizio di valutazione e conferma che siamo sulla strada giusta, dal momento che tra gli obiettivi dichiarati della mia governance c’è l’attuazione di politiche di reclutamento capaci di intercettare le eccellenze – ha commentato il rettore dell’Unical, Nicola Leone – Sin dal mio insediamento, stiamo ponendo ancor più attenzione alla qualità del reclutamento. In questa direzione va la call internazionale aperta già nel primo anno del mio mandato, e che a breve sarà reiterata, per attrarre all’Unical docenti e ricercatori dall’elevata qualificazione scientifica e didattica, con esperienze di rilievo maturate in Italia e all’estero. Abbiamo inoltre investito per incentivare la chiamata di vincitori di progetti di eccellenza e previsto premialità per le assunzioni di ricercatori già abilitati come professori ordinari».

La Valutazione della qualità della ricerca condotta da Anvur riveste una certa importanza per le università, dal momento che i risultati concorrono, come detto, anche a determinare l’assegnazione della quota premiale del Fondo di finanziamento ordinario degli atenei. (rcs)

 

Al Master sull’Intelligence dell’Unical con Lifang Dong si parla di Conoscere la Cina nel tempo del conflitto bellico in Ucraina

di FRANCO BARTUCCI – Conoscere la Cina oggi nel tempo del conflitto bellico in Ucraina. Se n’è parlato nell’ambito del Master su l’Intelligence dell’Università della Calabria, diretto dal prof. Mario Caligiuri, ponendo il tema legato al progetto della “Via della Seta” e le politiche di intelligence in Cina.  A parlarne è intervenuta Lifang Dong, primo Avvocato di origine cinese in Italia, Fondatore dello studio legale internazionale Dong & Partners e Presidente dell’Associazione Silk Council.

L’Avvocato ha affrontato il tema “I Servizi di intelligence cinesi e la Nuova Via della Seta”, spiegando l’evoluzione del nuovo ruolo geopolitico della Cina e dell’organizzazione di sicurezza di Pechino, per poi analizzare le relazioni con gli USA, l’Europa e l’Italia. La docente ha iniziato ripercorrendo la storia cinese che, partendo dal secondo dopoguerra, ha condotto la Cina a essere «una potenza economica mondiale e un fondamentale attore della geopolitica internazionale».

Dalla fondazione della Repubblica Popolare Cinese, dal 1949 ad oggi, si sono susseguiti tre principali presidenti: Mao Zedong, protagonista della “lunga marcia”; Deng Xiaoping, che ha inaugurato nel 1978 la politica di Apertura della Cina all’Occidente e che ha coniato l’espressione “socialismo con caratteristiche cinesi”, e l’attuale presidente Xi Jinping, salito al vertice nel 2012.

Per la docente, l’attuale Cina è frutto di 44 anni di riforme, indirizzate all’apertura del Paese, che ha determinato un boom economico, cambiando definitivamente il suo ruolo nella geopolitica internazionale, come si può evincere dall’attuale “conflitto tra Russia e Ucraina” e da quello della crisi pandemica.

Dong ha poi elencato alcune date fondamentali per poter comprendere meglio il ruolo cinese nello scenario internazionale. Il 2001, quando la Cina è diventata membro dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO). Questo aspetto, secondo l’Avvocato, avrebbe consentito alla Cina di essere inserita nel commercio globale. Da allora la Cina ha avuto una crescita media annua del PIL del 10%, consentendo a più di 800 milioni di persone di affrancarsi dalla povertà assoluta. A causa della pandemia, si è registrata una flessione e oggi, anche in virtù del conflitto russo-ucraino, la stima di crescita economica cinese per il 2022 si attesta al 5.5%. Ha poi riportato l’esito delle discussioni delle due sessioni della plenaria del partito comunista, tenutesi dal 4 all’11 marzo 2022, facendo inoltre il punto sulle due strategie di lungo termine della presidenza di Xi Jinping.

A proposito della nuova Via della Seta 

La prima è la strategia della “Nuova Via della Seta”, promossa nel 2013 e che, a oggi, anche grazie al risalto delle Olimpiadi invernali di Pechino, vede 148 Paesi coinvolti, permettendo così, di collegare la Cina con l’Asia, il Medio Oriente, l’Africa e l’Europa.

La docente ha quindi sottolineato che anche i Paesi dell’America Latina hanno espresso interesse alla partecipazione nella Nuova Via della Seta, ricordando che si tratta non solo di un progetto infrastrutturale, con la finalità di collegare la Cina via mare, via terra e tramite il digitale, ma anche di un nuovo modello di cooperazione internazionale, soprattutto con i paesi in via di sviluppo, e che ad oggi presta particolare attenzione anche ai settori dell’energia, sanità e finanza. 

Per l’Avv.Dong “La Nuova Via della Seta” è uno strumento fondamentale, sia per la cooperazione economica, che per la sicurezza internazionale. Lo stesso Xi Jinping al discorso inaugurale del Belt and Road Forum, del 14 Maggio 2017, ha descritto la “Nuova Via della Seta” come “strada per la pace”. 

In concreto – ha sostenuto – chi aderisce alla “Nuova Via della Seta”, entra a far parte di un sistema di connessioni infrastrutturali, che facilitano il trasporto e la circolazione terrestre, marittima, aerea e digitale delle merci e delle persone. Si fa riferimento, dunque, a strade, porti, aeroporti, ma anche ospedali, infrastrutture di rete e 5G, «per creare ricchezza nei Paesi con cui si è creato un partenariato». L’interconnessione delle infrastrutture è la base per creare connessioni finanziarie, per incentivare gli investimenti, per rafforzare connessioni culturali, per lo scambio di know how e per accrescere il turismo, ed aumentare gli scambi commerciali e la cooperazione.

Nel tempo – ha precisato – si è realizzata un’importante evoluzione di questo modello multilaterale, che si è ampliato all’energia, alla sanità ed alla finanza. Con particolare riferimento all’interconnessione a livello energetico, l’Avvocato ha sottolineato l’alleanza strategica tra Russia e Cina, che sta diventando ancora più visibile in questo periodo, con la Russia che, sottoposta alle sanzioni economiche dell’Occidente, ha potuto vendere il suo gas proprio alla Cina. Pechino, così, può svolgere il suo ruolo di superpotenza geopolitica, alla pari degli Stati Uniti, come mediatore per “percorrere la strada della pace”, prevenendo il terzo conflitto mondiale.

Infine, “La Nuova Via della Seta”, punta sui valori della tecnologia, dello sviluppo sostenibile, sul mutuo vantaggio dei Paesi (“win-win cooperation)” e su cinque principi di coesistenza pacifica integrata, che guidano la politica estera cinese: il rispetto reciproco della sovranità e dell’integrità territoriale, la non aggressione reciproca, la non ingerenza reciproca in tutti gli affari interni, l’uguaglianza e il vantaggio reciproco e, infine, la coesistenza pacifica.

Il ruolo del Partito Comunista Cinese 

L’Avv. Dong è così passata ad illustrare gli indirizzi politici del Partito Comunista definiti nella 5° e 6° plenaria del XIX Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese di ottobre 2020 e novembre 2021. La nuova politica di Pechino è basata su quattro punti: rafforzamento del mercato interno, per non dover essere dipendente solo dalle esportazioni, la resilienza e l’autosufficienza tecnologica e scientifica, attraverso la realizzazione del progetto della “Nuova Via della Seta”, insieme al progetto “China Standards 2035”, finalizzato ad incentivare l’innovazione tecnologica creata in Cina, la crescita dell’eco-sostenibilità, per raggiungere il carbon free nel 2060, anche in considerazione del rientro degli USA, sotto la presidenza Biden, nell’accordo di Kyoto e infine, la promozione del multilateralismo nelle relazioni internazionali, a partire dal conflitto russo-ucraino.

La docente ha poi enunciato gli obiettivi del 14° piano quinquennale per lo sviluppo economico e sociale 2021-2025, con una crescita del 5,5% per il 2022, l’aumento delle spese annuali per il settore Ricerca, Sviluppo e Difesa ed una politica fiscale espansiva e di sostegno all’istruzione, alla sanità e all’occupazione, con particolare attenzione agli sport invernali.

Riguardo agli scambi commerciali, dall’entrata della Cina nel WTO nel 2001, il volume dell’import–export è cresciuto da 509 miliardi di USD a 6,051 miliardi di USD, con tasso annuale di crescita di circa il 12%, grazie ad una serie di riforme ed iniziative istituzionali che hanno aperto sempre di più il mercato cinese al mondo. Tra queste, l’Avvocato ha citato la legge cinese sugli investimenti esteri del 2019 e la revisione annuale della “lista negativa”, l’Accordo sugli investimenti Cina- UE concluso nel 2020 ed ancora da ratificare, l’adesione al Regional Comprehensive Economic Partnership (la più grande area di libero scambio e cooperazione commerciale del mondo, entrato in vigoreil 1.1.2022), l’organizzazione della China International Import Expo (CIIE) di Shanghai (giunta alla 4°edizione a Novembre 2021) e la creazione di Free Trade Zones e Cross Border E-commerce pilot zones come ad esempio la Provincia di Hainan (porto di libero scambio internazionale) e la Greater Bay Area (Guangdong-Hong Kong-Macao. corridoio terra-mare nella Cina occidentale).

L’Avv. Dong ha quindi ricostruito lo sviluppo storico dei servizi d’intelligence in Cina. Durante la dinastia Song (960-1279 d.C.), vigeva il “sistema baojia”, ovvero di «sorveglianza reciproca, che rendeva gruppi di famiglie collettivamente responsabili della sicurezza sociale e del gettito fiscale». Pertanto, l’obiettivo dei servizi era principalmente domestico, finalizzato al mantenimento dello status quo e dell’ordine interno. Con l’apertura al mondo, iniziata con la politica di Deng Xiaoping e la globalizzazione, il sistema d’intelligence cinese si è evoluto, sviluppando una raccolta informativa anche verso l’esterno. Ha evidenziato che dal 1949 la struttura di intelligence cinese è diventata duale, costituita da un apparato civile (Ministry of Public Security-MPS e Ministry of State Security (MSS ) e uno militare (Military Intelligence Department-MID).

L’entrata in scena di Xi Jinping 

Con l’ascesa al potere di Xi Jinping, è stata introdotta una struttura più complessa e centralizzata di sicurezza nazionale, facente capo alla Central National Security Commission, per preservare la stabilità politica, economica e sociale e la sopravvivenza stessa del Partito. Infatti, nel sistema cinese, lo Stato è direttamente controllato dal Partito, tanto che il Presidente cinese ed il Segretario Generale del Partito coincidono, adesso nella persona di Xi Jinping.

Oggi, per la Cina, la sicurezza nazionale riguarda non solo i campi tradizionali come l’integrità territoriale e la difesa da attacchi militari, ma anche altre aree come l’immagine internazionale della Cina e l’esposizione della Cina al mondo esterno. I servizi di intelligence cinese hanno un approccio più proattivo, coinvolgendo la società civile per la sicurezza nazionale, utilizzando massicciamente le nuove tecnologie “per la sorveglianza di massa” e adottando nuove leggi per rafforzare il “sistema centralizzato ed il controllo sulla circolazione dei dati”.

In tale contesto rientra il “Grande firewall”, un sistema che blocca i contenuti on line di dati sensibili, come, ad esempio, le critiche al governo e i contenuti pornografici. Inoltre, vengono implementate le “Smart cities”, attraverso vari progetti pilota, che migliorino la qualità della vita della comunità attraverso applicazioni digitali. Un esempio dell’utilizzo della tecnologia per il controllo sociale ai fini di sicurezza, sono le telecamere per il riconoscimento facciale e l’utilizzo del “social credit system”, un sistema per cui il governo, sempre attraverso una sorveglianza di massa e basandosi su una serie di parametri, attribuisce ai cittadini una reputazione sociale, da cui poi derivano delle premialità.

La sicurezza nazinale cinese e l’intelligence

L’Avv. Dong ha successivamente illustrato la legislazione cinese in materia di sicurezza nazionale e intelligence. In particolare, con l’art. 7 del China’s National Intelligence Law, in vigore da Luglio 2017, è stato disposto che “Ogni cittadino cinese deve collaborare con i servizi di sicurezza cinesi e mantenere il riserbo”. La Cybersecurity Law, in vigore da Giugno 2017, ha, invece, regolato la raccolta, la trasmissione e l’uso di dati personali, da parte di operatori di infrastrutture informative critiche e di operatori di rete, per garantire la sicurezza informatica e la tutela della sovranità cinese nel cyberspazio.

La legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong del 2020, ha istituito un Ufficio alle dipendenze del Governo centrale, con potere sostitutivo e gestione diretta, in campi delicati, come l’intelligence, la quale si esprime con pareri obbligatori sui crimini contro la sicurezza nazionale. Questa legge rappresenta una svolta storica nei rapporti interni tra Hong Kong e Cina, garantendo, secondo la docente, lo sviluppo di una maggiore integrazione dei livelli nazionali e locali di governance in materia di sicurezza nazionale.

Infine la legge sulla sicurezza dei dati e la legge sulla protezione dei dati personali, rispettivamente in vigore da settembre e da novembre 2021, fissa dei limiti al trasferimento transfrontaliero dei dati, consente alla Cina di adottare specifiche contromisure verso qualsiasi stato estero che restringa, proibisca o discrimini la Cina in relazione al trattamento di dati o allo sviluppo di nuove tecnologie per l’utilizzo dei dati ed impone specifici obblighi per chi tratta dati personali di persone fisiche presenti in territorio cinese, indipendentemente dal luogo ove avvenga questo trattamento o dalla sede legale del titolare del trattamento. 

Il rapporto Cina/Usa

Il terzo argomento trattato sono state le relazioni Cina–Usa. La docente ha riportato i dati della “General Administration of Customs of China (GACC)”, aggiornati ad Ottobre 2021, secondo cui il commercio Cina-Usa rappresenta il 12.5% del commercio internazionale cinese: 6.6% delle importazioni e 17.2% delle esportazioni. La Cina importa dagli Usa principalmente prodotti alimentari ed energetici, gas liquefatto, mentre gli Usa importano dalla Cina beni di consumo e terre rare, come cobalto, litio e nichel, necessarie per il settore tecnologico.

L’Avv. Dong ha commentato che “con l’Amministrazione Biden si è assistito a una distensione dei rapporti Cina-Usa tra alti e bassi”. Se infatti da un lato recentemente gli Usa hanno deciso di rimuovere i dazi su centinaia di prodotti cinesi ed a marzo 2022 Cina e Usa si sono confrontanti per trovare una soluzione pacifica al conflitto russo ucraino. Dall’altro lato, questo nuovo clima di distensione va tuttavia letto in contrapposizione con i nuovi equilibri geopolitici nell’area Indo-Pacifica, dove recentemente il Presidente USA Joe Biden, il Primo Ministro britannico Boris Johnson, ed il Primo Ministro australiano Scott Morrison hanno annunciato un nuovo Patto Militare (AUKUS) diretto ad assicurare un “Indo-Pacifico libero ed aperto”. 

Sul conflitto russo-ucraino 

Con particolare riferimento al ruolo della Cina nel conflitto russo-ucraino, la docente ha ricordato l’incontro avvenuto a Roma il 14 marzo scorso, tra Yang Jiechi, membro dell’Ufficio Politico del Comitato Centrale del PCC e Direttore dell’Ufficio della Commissione Centrale per gli Affari Esteri ed il Consigliere per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, Jake Sullivan, a cui sono seguiti due comunicati ufficiali di Pechino, uno sulle relazioni sino-americane ed uno sulla posizione della Cina nel conflitto russo ucraino.

Inoltre, il 18 marzo scorso, al margine dell’incontro online tra i due Presidenti, Xi Jinping ha ribadito la necessità di uscire dalla mentalità della guerra fredda, per assicurare alla comunità internazionale un futuro di pace, in quanto la guerra può paralizzare l’economia mondiale, invitando così l’Occidente al dialogo, per scongiurare una eventuale terza guerra mondiale. Inoltre, in una serie di recenti incontri con l’UE, partner commerciale importante per la Cina, il Presidente cinese ha invitato a maturare una visione indipendente per non alimentare le tensioni ed evitare una crisi globale economica ed umanitaria.

Il rapporto Cina/Italia 

Infine l’Avv. Dong, ha descritto le relazioni tra Cina e Italia, partendo dall’aspetto economico. Nel 2021 – ha ricordato- “il commercio bilaterale Cina-Italia ha raggiunto i 74 miliardi di USD con un aumento del 34% rispetto al 2020, equivalente al 1,2% del volume totale del commercio cinese”. I settori strategici della collaborazione sono quelli energetico, petrolchimico, siderurgico e delle infrastrutture. L’Italia è il 4° Paese in Europa per investimenti diretti cinesi e il 4° esportatore europeo verso la Cina. Il settore turistico è sia uno dei più importanti (l’Italia è stato il secondo Paese europeo più visitato dai cinesi dopo la Francia nel 2018), che quello maggiormente colpito dalla pandemia. Dal punto di vista demografico, in Italia, ci sono 301 mila residenti cinesi, terza comunità straniera per numero, principalmente tra Lombardia, Toscana e Veneto, che gestiscono circa 53.000 attività commerciali.

L’Italia inoltre è stato il primo paese del G7 ad aderire ufficialmente alla Nuova Via della Seta nel marzo 2019, in occasione della visita ufficiale di Xi Jinping. Le principali opportunità per l’Italia derivanti dalla “Nuova Via della Seta”, si esprimono in termini di “attrazione di investimenti e scambi di know how, aumento delle esportazioni e promozione del made in Italy, progetti infrastrutturali e porti, sviluppo di collaborazioni tra aziende cinesi e aziende italiane per la realizzazione di iniziative commerciali e progetti congiunti in Paesi terzi”.

A tal proposito, la docente ha ricordato alcuni esempi positivi di collaborazione tra i due Paesi, quali il contratto per l’installazione di un complesso siderurgico integrato in Azerbaijan, il Parco Ecologico Sino-Italiano di Ningbo in Cina, per favorire la green economy, le collaborazioni nei settori dell’automotive, dell’aerospace, dell’environment-green economy e delle life sciences. La docente ha anche evidenziato come dal 2012 l’Italia ha esercitato per cinque volte il Golden Power, di cui quattro in operazioni riguardanti investimenti cinesi, specificatamente 2 volte nel settore dei semiconduttori, una nel settore delle sementi ed una nel settore delle attrezzature per la serigrafia. Inoltre, solo nel 2021 l’Italia ha esercitato il golden power 3 volte, di cui due nel settore dei semiconduttori.

In conclusione, l’Avv. Dong ha sottolineato che “oggi la risorsa più importante è l’informazione, sia per i governi che per le aziende”, per cui è importante sviluppare una “comunità dell’intelligence che associa pubblico e privato e crea reti di relazioni internazionali”. La Cina attualmente è vista da alcuni Paesi come una minaccia, mentre per altri rappresenta una opportunità, anche geopolitica. Tra questi estremi, vi “sono molte posizioni intermedie, per cui si possono fare affari con Pechino nel rispetto dei propri interessi nazionali, per affrontare in maniera multilaterale (Cina, Usa, UE) le sfide globali, dalla lotta al cambiamento climatico al “conflitto russo-ucraino”. (fb)

L’assessore regionale Minasi: Orgogliosi dell’ingresso dell’Unical nella classifica internazionale QS Ranking

L’assessore regionale alle Politiche Sociali, Tilde Minasi, ha dichiarato che «l’ingresso di una università calabrese, l‘Unical, nella prestigiosa classifica internazionale QS ranking, che seleziona le migliori università al mondo, comparando le prestazioni di 1543 atenei in 88 Paesi, ci riempie di gioia e di orgoglio, lo stesso orgoglio manifestato dal Rettore, Nicola Leone, a nome di tutti coloro che hanno reso possibile questo successo».

L’Università della Calabria, con il suo Dipartimento di Fisica  e Astronomia è entrato, per la prima volta, nel “QS World University Ranking”, la classifica per programmi di studio che in questa ultima edizione vede selezionati ben 56 atenei  italiani.

«Con La Sapienza di Roma – ha aggiunto – ancora una volta al primo posto per gli studi classici e ben 11 università rientrate, per varie materie, tra le prime 50 al mondo, il nostro Paese dimostra di essere un’eccellenza quanto ad istruzione universitaria».

«Per la Calabria – ha proseguito – questo riconoscimento diventa ancora più prezioso, considerata l’”emorragia” di cervelli che purtroppo segna il Sud da anni. I nostri ragazzi sono da troppo tempo e troppe volte costretti ad andar via per potersi formare al meglio e ciò rappresenta non solo un distacco doloroso per le famiglie e sacrifici per loro sempre più proibitivi in termini economici, ma anche una perdita per il territorio, che si impoverisce delle sue menti migliori. Poter contare, dunque, su un’eccellente offerta universitaria in loco significa da un lato aumentare le chance di trattenere i giovani calabresi nella propria terra, dall’altro anche attrarre nuovi studenti da fuori regione, contribuendo ad arricchire la Calabria culturalmente ed economicamente».

«Per parte nostra – ha concluso Tilde Minasi – continueremo a spenderci per ogni sostegno anche sociale alle nostre Università e a percorsi di formazione dei giovani.
Intanto ancora complimenti e grazie al Rettore e ai docenti dell’Unical». (rcz)

L’Università della Calabria nella classifica internazionale QS per Fisica e Astronomia

di FILIPPO VELTRI –  L’Università della Calabria entra per la prima volta nel ranking di QS, Quacquarelli Symonds, che fornisce un’analisi comparativa delle prestazioni di 1543 università in 88 Paesi del mondo.

L’Unical è tra le 4 new entry italiane per Fisica e astronomia. In particolare per quanto attiene al subject “Physics & Astronomy figura tra le 28 università italiane oggi presenti in classifica nell’area.

«Dopo la conferma ai vertici della classifica Censis – ha commentato il Rettore, Nicola Leone – e, soprattutto, l’eccellente risultato ottenuto dall’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur) che ci ha collocato tra i migliori atenei del Paese, il fatto che l’Unical entri anche nella classifica QS è un’ulteriore conferma dell’alta qualità del nostro ateneo ed attesta il percorso virtuoso che abbiamo intrapreso, che porterà la nostra università verso traguardi sempre più prestigiosi, con beneficio degli studenti e del territorio».

«Sono orgoglioso di questo ulteriore riconoscimento internazionale attribuito alla nostra università – ha aggiunto Leone – che viene inclusa, per la prima volta, nel “QS World University ranking“, una delle classifiche più prestigiose e consultate al mondo. Peraltro, oltre a valutare l’impatto e la consistenza delle ricerche delle università, la classifica QS considera anche il giudizio espresso da esperti terzi altamente qualificati, per cui questo risultato attesta la crescente reputazione che l’Unical sta conquistando in quest’area a livello nazionale e internazionale».

Il prof. Riccardo Barberi, che è il direttore di quel Dipartimento, aggiunge: «la classifica di QS World University è stilata sulla base di indicatori bibliometrici, cioè la qualità e l’impatto delle pubblicazioni scientifiche prodotte, e di indicatori della reputazione dei ricercatori e dell’università che li ospita.In particolare gli indicatori bibliometrici utilizzati sono l’indice di Hirsch e il numero di citazioni per ogni articolo pubblicato».

«L’indice di Hirsch (detto anche fattore h) – ha aggiunto – è un criterio per quantificare la prolificità e l’impatto scientifico di un autore, basandosi sia sul numero delle pubblicazioni, sia sul numero di citazioni ricevute. Secondo la definizione, uno scienziato o un’istituzione ha un indice n se almeno n lavori tra quelli che ha pubblicato sono stati citati almeno n volte ciascuno. In fisica sono considerati ottimi scienziati quelli che superano un fattore h di 30. Il fattore h del dipartimento di Fisica dell’Università della Calabria è 74,4.Utilizzando la banca dati Scopus di Elsevier, una delle migliori al mondo, QS World University ha valutato che ogni articolo scientifico pubblicato da un ricercatore del dipartimento di Fisica viene citato in media 73 volte.Le reputazioni dei ricercatori del dipartimento di Fisica e quella dell’Università della Calabria sono state stabilite con interviste a livello internazionale, per cui questo livello di visibilità fa piacere (sebbene, personalmente non sia mai stato particolarmente attratto da queste classifiche)».

Noi – nel nostro piccolo – e da anni, da molti anni, che segnaliamo come questa Università così giovane debba essere il fiore all’occhiello della Calabria tutta, una rarità in un panorama non felice, il simbolo di come le cose possano e debbano essere diverse anche a queste latitudini. Quando parliamo con alcuni dei docenti, specie delle facoltà scientifiche (cito Mimmo Talia e Riccardo Barberi, entrambi calabresi, entrambi della provincia reggina, due scienziati riconosciuti a livello mondiale) ci rendiamo conto di come i calabresi veri e non piagnoni, non  invidiosi, non recriminativi siano una forza per tutta una collettività.

Speriamo che questo fiore – che qualche decina di anni fa politici seri e illuminati vollero in quella landa dove prima d’estate si svolgevano le fiere degli animali – possa continuare a crescere. Che sia preso ad esempio questo fiore per dire che le cose possono essere diverse anche qui! (fv)