Al Master sull’Intelligence dell’Unical con Lifang Dong si parla di Conoscere la Cina nel tempo del conflitto bellico in Ucraina

di FRANCO BARTUCCI – Conoscere la Cina oggi nel tempo del conflitto bellico in Ucraina. Se n’è parlato nell’ambito del Master su l’Intelligence dell’Università della Calabria, diretto dal prof. Mario Caligiuri, ponendo il tema legato al progetto della “Via della Seta” e le politiche di intelligence in Cina.  A parlarne è intervenuta Lifang Dong, primo Avvocato di origine cinese in Italia, Fondatore dello studio legale internazionale Dong & Partners e Presidente dell’Associazione Silk Council.

L’Avvocato ha affrontato il tema “I Servizi di intelligence cinesi e la Nuova Via della Seta”, spiegando l’evoluzione del nuovo ruolo geopolitico della Cina e dell’organizzazione di sicurezza di Pechino, per poi analizzare le relazioni con gli USA, l’Europa e l’Italia. La docente ha iniziato ripercorrendo la storia cinese che, partendo dal secondo dopoguerra, ha condotto la Cina a essere «una potenza economica mondiale e un fondamentale attore della geopolitica internazionale».

Dalla fondazione della Repubblica Popolare Cinese, dal 1949 ad oggi, si sono susseguiti tre principali presidenti: Mao Zedong, protagonista della “lunga marcia”; Deng Xiaoping, che ha inaugurato nel 1978 la politica di Apertura della Cina all’Occidente e che ha coniato l’espressione “socialismo con caratteristiche cinesi”, e l’attuale presidente Xi Jinping, salito al vertice nel 2012.

Per la docente, l’attuale Cina è frutto di 44 anni di riforme, indirizzate all’apertura del Paese, che ha determinato un boom economico, cambiando definitivamente il suo ruolo nella geopolitica internazionale, come si può evincere dall’attuale “conflitto tra Russia e Ucraina” e da quello della crisi pandemica.

Dong ha poi elencato alcune date fondamentali per poter comprendere meglio il ruolo cinese nello scenario internazionale. Il 2001, quando la Cina è diventata membro dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO). Questo aspetto, secondo l’Avvocato, avrebbe consentito alla Cina di essere inserita nel commercio globale. Da allora la Cina ha avuto una crescita media annua del PIL del 10%, consentendo a più di 800 milioni di persone di affrancarsi dalla povertà assoluta. A causa della pandemia, si è registrata una flessione e oggi, anche in virtù del conflitto russo-ucraino, la stima di crescita economica cinese per il 2022 si attesta al 5.5%. Ha poi riportato l’esito delle discussioni delle due sessioni della plenaria del partito comunista, tenutesi dal 4 all’11 marzo 2022, facendo inoltre il punto sulle due strategie di lungo termine della presidenza di Xi Jinping.

A proposito della nuova Via della Seta 

La prima è la strategia della “Nuova Via della Seta”, promossa nel 2013 e che, a oggi, anche grazie al risalto delle Olimpiadi invernali di Pechino, vede 148 Paesi coinvolti, permettendo così, di collegare la Cina con l’Asia, il Medio Oriente, l’Africa e l’Europa.

La docente ha quindi sottolineato che anche i Paesi dell’America Latina hanno espresso interesse alla partecipazione nella Nuova Via della Seta, ricordando che si tratta non solo di un progetto infrastrutturale, con la finalità di collegare la Cina via mare, via terra e tramite il digitale, ma anche di un nuovo modello di cooperazione internazionale, soprattutto con i paesi in via di sviluppo, e che ad oggi presta particolare attenzione anche ai settori dell’energia, sanità e finanza. 

Per l’Avv.Dong “La Nuova Via della Seta” è uno strumento fondamentale, sia per la cooperazione economica, che per la sicurezza internazionale. Lo stesso Xi Jinping al discorso inaugurale del Belt and Road Forum, del 14 Maggio 2017, ha descritto la “Nuova Via della Seta” come “strada per la pace”. 

In concreto – ha sostenuto – chi aderisce alla “Nuova Via della Seta”, entra a far parte di un sistema di connessioni infrastrutturali, che facilitano il trasporto e la circolazione terrestre, marittima, aerea e digitale delle merci e delle persone. Si fa riferimento, dunque, a strade, porti, aeroporti, ma anche ospedali, infrastrutture di rete e 5G, «per creare ricchezza nei Paesi con cui si è creato un partenariato». L’interconnessione delle infrastrutture è la base per creare connessioni finanziarie, per incentivare gli investimenti, per rafforzare connessioni culturali, per lo scambio di know how e per accrescere il turismo, ed aumentare gli scambi commerciali e la cooperazione.

Nel tempo – ha precisato – si è realizzata un’importante evoluzione di questo modello multilaterale, che si è ampliato all’energia, alla sanità ed alla finanza. Con particolare riferimento all’interconnessione a livello energetico, l’Avvocato ha sottolineato l’alleanza strategica tra Russia e Cina, che sta diventando ancora più visibile in questo periodo, con la Russia che, sottoposta alle sanzioni economiche dell’Occidente, ha potuto vendere il suo gas proprio alla Cina. Pechino, così, può svolgere il suo ruolo di superpotenza geopolitica, alla pari degli Stati Uniti, come mediatore per “percorrere la strada della pace”, prevenendo il terzo conflitto mondiale.

Infine, “La Nuova Via della Seta”, punta sui valori della tecnologia, dello sviluppo sostenibile, sul mutuo vantaggio dei Paesi (“win-win cooperation)” e su cinque principi di coesistenza pacifica integrata, che guidano la politica estera cinese: il rispetto reciproco della sovranità e dell’integrità territoriale, la non aggressione reciproca, la non ingerenza reciproca in tutti gli affari interni, l’uguaglianza e il vantaggio reciproco e, infine, la coesistenza pacifica.

Il ruolo del Partito Comunista Cinese 

L’Avv. Dong è così passata ad illustrare gli indirizzi politici del Partito Comunista definiti nella 5° e 6° plenaria del XIX Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese di ottobre 2020 e novembre 2021. La nuova politica di Pechino è basata su quattro punti: rafforzamento del mercato interno, per non dover essere dipendente solo dalle esportazioni, la resilienza e l’autosufficienza tecnologica e scientifica, attraverso la realizzazione del progetto della “Nuova Via della Seta”, insieme al progetto “China Standards 2035”, finalizzato ad incentivare l’innovazione tecnologica creata in Cina, la crescita dell’eco-sostenibilità, per raggiungere il carbon free nel 2060, anche in considerazione del rientro degli USA, sotto la presidenza Biden, nell’accordo di Kyoto e infine, la promozione del multilateralismo nelle relazioni internazionali, a partire dal conflitto russo-ucraino.

La docente ha poi enunciato gli obiettivi del 14° piano quinquennale per lo sviluppo economico e sociale 2021-2025, con una crescita del 5,5% per il 2022, l’aumento delle spese annuali per il settore Ricerca, Sviluppo e Difesa ed una politica fiscale espansiva e di sostegno all’istruzione, alla sanità e all’occupazione, con particolare attenzione agli sport invernali.

Riguardo agli scambi commerciali, dall’entrata della Cina nel WTO nel 2001, il volume dell’import–export è cresciuto da 509 miliardi di USD a 6,051 miliardi di USD, con tasso annuale di crescita di circa il 12%, grazie ad una serie di riforme ed iniziative istituzionali che hanno aperto sempre di più il mercato cinese al mondo. Tra queste, l’Avvocato ha citato la legge cinese sugli investimenti esteri del 2019 e la revisione annuale della “lista negativa”, l’Accordo sugli investimenti Cina- UE concluso nel 2020 ed ancora da ratificare, l’adesione al Regional Comprehensive Economic Partnership (la più grande area di libero scambio e cooperazione commerciale del mondo, entrato in vigoreil 1.1.2022), l’organizzazione della China International Import Expo (CIIE) di Shanghai (giunta alla 4°edizione a Novembre 2021) e la creazione di Free Trade Zones e Cross Border E-commerce pilot zones come ad esempio la Provincia di Hainan (porto di libero scambio internazionale) e la Greater Bay Area (Guangdong-Hong Kong-Macao. corridoio terra-mare nella Cina occidentale).

L’Avv. Dong ha quindi ricostruito lo sviluppo storico dei servizi d’intelligence in Cina. Durante la dinastia Song (960-1279 d.C.), vigeva il “sistema baojia”, ovvero di «sorveglianza reciproca, che rendeva gruppi di famiglie collettivamente responsabili della sicurezza sociale e del gettito fiscale». Pertanto, l’obiettivo dei servizi era principalmente domestico, finalizzato al mantenimento dello status quo e dell’ordine interno. Con l’apertura al mondo, iniziata con la politica di Deng Xiaoping e la globalizzazione, il sistema d’intelligence cinese si è evoluto, sviluppando una raccolta informativa anche verso l’esterno. Ha evidenziato che dal 1949 la struttura di intelligence cinese è diventata duale, costituita da un apparato civile (Ministry of Public Security-MPS e Ministry of State Security (MSS ) e uno militare (Military Intelligence Department-MID).

L’entrata in scena di Xi Jinping 

Con l’ascesa al potere di Xi Jinping, è stata introdotta una struttura più complessa e centralizzata di sicurezza nazionale, facente capo alla Central National Security Commission, per preservare la stabilità politica, economica e sociale e la sopravvivenza stessa del Partito. Infatti, nel sistema cinese, lo Stato è direttamente controllato dal Partito, tanto che il Presidente cinese ed il Segretario Generale del Partito coincidono, adesso nella persona di Xi Jinping.

Oggi, per la Cina, la sicurezza nazionale riguarda non solo i campi tradizionali come l’integrità territoriale e la difesa da attacchi militari, ma anche altre aree come l’immagine internazionale della Cina e l’esposizione della Cina al mondo esterno. I servizi di intelligence cinese hanno un approccio più proattivo, coinvolgendo la società civile per la sicurezza nazionale, utilizzando massicciamente le nuove tecnologie “per la sorveglianza di massa” e adottando nuove leggi per rafforzare il “sistema centralizzato ed il controllo sulla circolazione dei dati”.

In tale contesto rientra il “Grande firewall”, un sistema che blocca i contenuti on line di dati sensibili, come, ad esempio, le critiche al governo e i contenuti pornografici. Inoltre, vengono implementate le “Smart cities”, attraverso vari progetti pilota, che migliorino la qualità della vita della comunità attraverso applicazioni digitali. Un esempio dell’utilizzo della tecnologia per il controllo sociale ai fini di sicurezza, sono le telecamere per il riconoscimento facciale e l’utilizzo del “social credit system”, un sistema per cui il governo, sempre attraverso una sorveglianza di massa e basandosi su una serie di parametri, attribuisce ai cittadini una reputazione sociale, da cui poi derivano delle premialità.

La sicurezza nazinale cinese e l’intelligence

L’Avv. Dong ha successivamente illustrato la legislazione cinese in materia di sicurezza nazionale e intelligence. In particolare, con l’art. 7 del China’s National Intelligence Law, in vigore da Luglio 2017, è stato disposto che “Ogni cittadino cinese deve collaborare con i servizi di sicurezza cinesi e mantenere il riserbo”. La Cybersecurity Law, in vigore da Giugno 2017, ha, invece, regolato la raccolta, la trasmissione e l’uso di dati personali, da parte di operatori di infrastrutture informative critiche e di operatori di rete, per garantire la sicurezza informatica e la tutela della sovranità cinese nel cyberspazio.

La legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong del 2020, ha istituito un Ufficio alle dipendenze del Governo centrale, con potere sostitutivo e gestione diretta, in campi delicati, come l’intelligence, la quale si esprime con pareri obbligatori sui crimini contro la sicurezza nazionale. Questa legge rappresenta una svolta storica nei rapporti interni tra Hong Kong e Cina, garantendo, secondo la docente, lo sviluppo di una maggiore integrazione dei livelli nazionali e locali di governance in materia di sicurezza nazionale.

Infine la legge sulla sicurezza dei dati e la legge sulla protezione dei dati personali, rispettivamente in vigore da settembre e da novembre 2021, fissa dei limiti al trasferimento transfrontaliero dei dati, consente alla Cina di adottare specifiche contromisure verso qualsiasi stato estero che restringa, proibisca o discrimini la Cina in relazione al trattamento di dati o allo sviluppo di nuove tecnologie per l’utilizzo dei dati ed impone specifici obblighi per chi tratta dati personali di persone fisiche presenti in territorio cinese, indipendentemente dal luogo ove avvenga questo trattamento o dalla sede legale del titolare del trattamento. 

Il rapporto Cina/Usa

Il terzo argomento trattato sono state le relazioni Cina–Usa. La docente ha riportato i dati della “General Administration of Customs of China (GACC)”, aggiornati ad Ottobre 2021, secondo cui il commercio Cina-Usa rappresenta il 12.5% del commercio internazionale cinese: 6.6% delle importazioni e 17.2% delle esportazioni. La Cina importa dagli Usa principalmente prodotti alimentari ed energetici, gas liquefatto, mentre gli Usa importano dalla Cina beni di consumo e terre rare, come cobalto, litio e nichel, necessarie per il settore tecnologico.

L’Avv. Dong ha commentato che “con l’Amministrazione Biden si è assistito a una distensione dei rapporti Cina-Usa tra alti e bassi”. Se infatti da un lato recentemente gli Usa hanno deciso di rimuovere i dazi su centinaia di prodotti cinesi ed a marzo 2022 Cina e Usa si sono confrontanti per trovare una soluzione pacifica al conflitto russo ucraino. Dall’altro lato, questo nuovo clima di distensione va tuttavia letto in contrapposizione con i nuovi equilibri geopolitici nell’area Indo-Pacifica, dove recentemente il Presidente USA Joe Biden, il Primo Ministro britannico Boris Johnson, ed il Primo Ministro australiano Scott Morrison hanno annunciato un nuovo Patto Militare (AUKUS) diretto ad assicurare un “Indo-Pacifico libero ed aperto”. 

Sul conflitto russo-ucraino 

Con particolare riferimento al ruolo della Cina nel conflitto russo-ucraino, la docente ha ricordato l’incontro avvenuto a Roma il 14 marzo scorso, tra Yang Jiechi, membro dell’Ufficio Politico del Comitato Centrale del PCC e Direttore dell’Ufficio della Commissione Centrale per gli Affari Esteri ed il Consigliere per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, Jake Sullivan, a cui sono seguiti due comunicati ufficiali di Pechino, uno sulle relazioni sino-americane ed uno sulla posizione della Cina nel conflitto russo ucraino.

Inoltre, il 18 marzo scorso, al margine dell’incontro online tra i due Presidenti, Xi Jinping ha ribadito la necessità di uscire dalla mentalità della guerra fredda, per assicurare alla comunità internazionale un futuro di pace, in quanto la guerra può paralizzare l’economia mondiale, invitando così l’Occidente al dialogo, per scongiurare una eventuale terza guerra mondiale. Inoltre, in una serie di recenti incontri con l’UE, partner commerciale importante per la Cina, il Presidente cinese ha invitato a maturare una visione indipendente per non alimentare le tensioni ed evitare una crisi globale economica ed umanitaria.

Il rapporto Cina/Italia 

Infine l’Avv. Dong, ha descritto le relazioni tra Cina e Italia, partendo dall’aspetto economico. Nel 2021 – ha ricordato- “il commercio bilaterale Cina-Italia ha raggiunto i 74 miliardi di USD con un aumento del 34% rispetto al 2020, equivalente al 1,2% del volume totale del commercio cinese”. I settori strategici della collaborazione sono quelli energetico, petrolchimico, siderurgico e delle infrastrutture. L’Italia è il 4° Paese in Europa per investimenti diretti cinesi e il 4° esportatore europeo verso la Cina. Il settore turistico è sia uno dei più importanti (l’Italia è stato il secondo Paese europeo più visitato dai cinesi dopo la Francia nel 2018), che quello maggiormente colpito dalla pandemia. Dal punto di vista demografico, in Italia, ci sono 301 mila residenti cinesi, terza comunità straniera per numero, principalmente tra Lombardia, Toscana e Veneto, che gestiscono circa 53.000 attività commerciali.

L’Italia inoltre è stato il primo paese del G7 ad aderire ufficialmente alla Nuova Via della Seta nel marzo 2019, in occasione della visita ufficiale di Xi Jinping. Le principali opportunità per l’Italia derivanti dalla “Nuova Via della Seta”, si esprimono in termini di “attrazione di investimenti e scambi di know how, aumento delle esportazioni e promozione del made in Italy, progetti infrastrutturali e porti, sviluppo di collaborazioni tra aziende cinesi e aziende italiane per la realizzazione di iniziative commerciali e progetti congiunti in Paesi terzi”.

A tal proposito, la docente ha ricordato alcuni esempi positivi di collaborazione tra i due Paesi, quali il contratto per l’installazione di un complesso siderurgico integrato in Azerbaijan, il Parco Ecologico Sino-Italiano di Ningbo in Cina, per favorire la green economy, le collaborazioni nei settori dell’automotive, dell’aerospace, dell’environment-green economy e delle life sciences. La docente ha anche evidenziato come dal 2012 l’Italia ha esercitato per cinque volte il Golden Power, di cui quattro in operazioni riguardanti investimenti cinesi, specificatamente 2 volte nel settore dei semiconduttori, una nel settore delle sementi ed una nel settore delle attrezzature per la serigrafia. Inoltre, solo nel 2021 l’Italia ha esercitato il golden power 3 volte, di cui due nel settore dei semiconduttori.

In conclusione, l’Avv. Dong ha sottolineato che “oggi la risorsa più importante è l’informazione, sia per i governi che per le aziende”, per cui è importante sviluppare una “comunità dell’intelligence che associa pubblico e privato e crea reti di relazioni internazionali”. La Cina attualmente è vista da alcuni Paesi come una minaccia, mentre per altri rappresenta una opportunità, anche geopolitica. Tra questi estremi, vi “sono molte posizioni intermedie, per cui si possono fare affari con Pechino nel rispetto dei propri interessi nazionali, per affrontare in maniera multilaterale (Cina, Usa, UE) le sfide globali, dalla lotta al cambiamento climatico al “conflitto russo-ucraino”. (fb)

L’interessante lezione di Lucio Caracciolo sul conflitto in Ucraina al Master sull’Intelligence all’Unical

di FRANCO BARTUCCI «Il conflitto in Ucraina è possibile, ma nello stesso tempo poco probabile», lo ha dichiarato Lucio Caracciolo, direttore di Limes, intervenendo al Master in Intelligence dell’Università della Calabria, diretto dal prof. Mario Caligiuri.

Lucio Caracciolo ha esordito ponendo la domanda retorica «se la Grande guerra sia possibile», suddividendo la sua lezione in tre blocchi: la crisi interna degli Stati Uniti, il punto di vista russo e come questa crisi si rifletta sul nostro spazio geopolitico Mediterraneo e in Italia.

In merito alla crisi interna degli Stati Uniti, Caracciolo ha evidenziato come gli Stati Uniti, sin dalla loro nascita, si siano considerati una nazione di natura provvidenziale eletta per una missione di redenzione del mondo. Questo si trova già tra i primi colonizzatori di formazione evangelica e radicale e in qualche modo percorre tutta la storia americana.

«Gli Stati Uniti – ha spiegato – non si considerano il numero uno, ma un numero assoluto». Nella storia degli Stati Uniti i riferimenti alla Roma antica sono costanti. 

La supremazia globale gli Usa intendono esercitarla su tutti i domini: terra, mare, aria, spazio e cyberspazio. L’estensione di tale dominio globale è però molto vasta e necessita di numerose risorse per poter essere mantenuta. In tale ambito, «gli Stati Uniti -ha precisato – hanno ereditato, nel secolo scorso, dalla Gran Bretagna la dimensione talassocratica del dominio marittimo».

 Successivamente, il direttore di Limes ha poi spiegato come gli Stati Uniti siano una nazione divisa in due al proprio interno, non in due partiti ma in due visioni del mondo differenti. In tal modo, «l’America – ha proseguito – è la più grande avversaria di sé stessa». Tale frattura è emersa in tutta la sua profondità con l’assalto a Capitol Hill rubricato, con pochi dissensi interni, dal Consiglio del Partito Repubblicano come normale dialettica politica. 

Il direttore di “Limes” ha quindi esaminato come tale crisi interna si riversi sul fronte che divide la Nato dalla Russia. Rispetto alla Cortina di ferro del 1946 che, da Stettino sul Baltico a Trieste nell’Adriatico, divideva l’Europa in due, si assiste a una nuova Cortina di ferro dovuta anche al progressivo allargamento della Nato verso est. 

Proseguendo il suo intervento ha ricordato che nel 2008 avvenne l’intervento armato russo in Georgia con la creazione di due Repubbliche filo russe. In Ucraina nel 2014 con un colpo di Stato si verificò invece la destituzione del presidente filorusso con rivolte di piazza sostenute da statunitensi e britannici. Dal punto di vista russo la perdita di Kiev, percepita dai russi come la matrice dell’Impero russo e non come la capitale dell’Ucraina, ha avuto un notevole impatto sull’opinione pubblica. 

Caracciolo ha quindi spiegato che all’interno della Nato vi siano diverse anime, una delle quali, composta in particolare dai Paesi baltici, percepisce maggiormente la Russia come una minaccia rispetto ai Paesi dell’Ovest della Nato. La Nato tramite il progetto “Trimarium”, nato su impulso di Polonia; Finlandia e Croazia, intende collegare i tre mari, il Baltico, l’Adriatico e il Mar Nero con l’intento di concentrare le difese contro potenziali attacchi russi. Tutto questo ha generato reazioni da parte russa. 

«Storicamente infatti – ha precisato – i russi hanno sempre avvertito un sentimento di accerchiamento che si materializzano attraverso tre linee di crisi: la Nato, una pressione islamista da Sud e la pressione cinese sulla Siberia che seppur disabitata è molto ricca di risorse». In tal modo, Caracciolo ha sottolineato come la Russia abbia riscoperto il fronte orientale avvicinandosi alla Cina, costituendo “una strana coppia” in contrapposizione alla pressione statunitense. 

Tale avvicinamento è visto con sospetto dagli Stati Uniti, che temono  l’effetto “tenaglia” che si potrebbe ribaltare sugli interessi statunitensi nel mondo. La crisi ucraina, infatti, potrebbe consolidare la convergenza tra la Cina e la Russia che, sebbene siano diversi per cultura e tradizioni e diffidenti l’uno nei confronti dell’altro, hanno bisogno del sostegno reciproco.

Per Caracciolo l’obiettivo russo in Ucraina sarebbe quello di mantenerla instabile e non di conquistarla in quanto poi si porrebbe il tema dei costi del mantenimento militare. La situazione ucraina, secondo Caracciolo, potrebbe rappresentare anche il momento propizio da parte cinese per agire su Taiwan. «Nelle equazioni strategiche del Pentagono – ha affermato il direttore di “Limes” –questo scenario è tenuto in considerazione». 

Successivamente, Caracciolo ha esaminato il Mediterraneo dove si incrociano le influenze americana, russa e cinese, precisando come negli Stati Uniti l’attenzione strategica rivolta verso questo bacino si sia progressivamente ridotta, lasciando in parte un vuoto che è stato colmato non solo dalla Russia ma anche dalla Cina, con il progetto della “nuova via della seta”. 

Il progressivo disinteressamento statunitense, testimoniato dalla riduzione della VI flotta, nei confronti del Mare Nostrum potrebbe rappresentare una deriva pericolosa per l’Italia, in quanto il controllo esercitato dal nostro referente strategico avveniva in un mare conteso attraversato da conflitti come quello israelo-palestinese e dai riflessi della crisi ucraina. In tale scenario sono emersi nuovi attori regionali come la Turchia, che da un anno ha aumentato il proprio interesse verso la Libia. «Con Ankara – ha commentato – l’Italia dovrà in futuro necessariamente relazionarsi di più».

Chiudendo la sua lezione, il direttore di “Limes” è tornato alla domanda iniziale, evidenziando le possibili conseguenze di un conflitto in Ucraina. Queste sarebbero di natura energetica e umanitaria. In quest’ultimo caso, si potrebbe assistere a un esodo di profughi ucraini che potrebbero giungere in Italia dove vi è una consistente comunità di immigrati. Inoltre, in caso di scontro, Caracciolo ha sottolineato che potrebbe essere compromessa l’esistenza stessa dello Stato ucraino. 

In conclusione, il conflitto in Ucraina è possibile in quanto la Russia potrebbe sentirsi con le spalle al muro, ma nello stesso tempo è poco probabile, in quanto le dinamiche sono troppo complesse per essere facilmente controllabili. (fb)

 

Disagio sociale, per Mario Caligiuri «Può esplodere se il Pnrr non sarà efficace»

di FRANCO BARTUCCI – «Il disagio sociale può esplodere se il Pnrr non sarà efficace». Lo ha sostenuto il prof. Mario Caligiuri, Presidente della Società Italiana di Intelligence, nel corso di una sua lezione nell’ambito del Master su l’Intelligence in corso di svolgimento all’Università della Calabria.

Il docente ha esordito affermando che «il compito dell’intelligence è di prevedere quanto può accadere. Pertanto il tema del disagio sociale potrebbe essere prioritario nelle attività dei Servizi». Ricordando come questo fenomeno sia presente da tempo e in maniera diffusa nella società, Caligiuri ha analizzato la questione collegandola non solo alla sicurezza nazionale ma anche allo scenario digitale, in quanto «viviamo contemporaneamente in tre dimensioni: fisica,  virtuale e aumentata; questa ultima intesa come integrazione tra uomo e macchina che estende le possibilità dell’umano».  

Citando il recente rapporto dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale Il mondo che verrà 2022, Caligiuri ha evidenziato come il tema della disuguaglianza stia progressivamente crescendo con la globalizzazione e in Italia più che altrove, tanto che il divario di reddito tra il 10% più ricco e il 10% più povero ha raggiunto il rapporto di 11 a 1, superiore alla media internazionale.

Riprendendo il saggio di Yves Mény “La nuova e vecchia rabbia”, Caligiuri ha illustrato come la storia sia caratterizzata dall’avvicendarsi di periodi di pace e di momenti sanguinosi, in quanto la violenza è insita nello sviluppo umano. I miglioramenti sociali sono stati il risultato, secondo Mény, di violenze e disordini oppure sono stati il premio ad eventi traumatici, come i diritti sociali ottenuti dopo le due guerre mondiali. 

Il docente ha poi esaminato le principali cause che contribuiscono alla formazione del disagio sociale. Tra queste vi sono l’inarrestabile immigrazione collegata con il declino demografico, la perdita di potere di acquisto dei cittadini occidentali, la trasformazione del lavoro con l’affermarsi di quello precario su quello stabile, l’impatto sconvolgente dell’intelligenza artificiale e la società della disinformazione, della quale le fake news rappresentano l’esempio meno pericoloso, poiché la vera disinformazione proviene dalla propaganda di Stato e dalla comunicazione istituzionale.

Ha quindi spiegato che la società della  disinformazione si caratterizza per la dismisura delle informazioni da un lato e per il basso livello di istruzione sostanziale dall’altro, determinando un corto circuito cognitivo che allontana le persone dalla comprensione della realtà.

«La pandemia – ha precisato – rappresenta la materializzazione della società della disinformazione, con l’evidenza dei no vax che, senza entrare nel merito, sono in ogni caso la manifestazione evidente del crescente disagio sociale».

In merito all’intelligenza artificiale, ha evidenziato che sarà destinata a sostituire molte professioni, sia ripetitive che intellettuali. Caligiuri ha citato uno studio del Dipartimento del Lavoro statunitense secondo il quale il 64% delle persone che si iscrivono adesso nelle scuole, una volta terminati gli studi, svolgeranno una professione che ancora non è stata inventata. Ha quindi proseguito sostenendo che «non abbiamo ancora sviluppato una coscienza dell’intelligenza artificiale, poiché manca la consapevolezza delle conseguenze dell’intelligenza artificiale, che è prevalentemente in mano ai privati».

Successivamente ha illustrato il disagio esistenziale, che proviene da lontano, sottolineando come si stia assistendo a una dilatazione del disagio nella società, tanto che aumentano i disturbi psicologici e psichiatrici.

«Il disagio sociale reale – ha poi spiegato – si evidenzia e si espande anche a livello  digitale ed ha marcati risvolti sociali e politici. Gli esempi sono numerosi come le controverse Primavere arabe, i tentativi di condizionamento elettorale in numerose nazioni, le rivelazioni di Wikileaks che dimostrano lo scarto tra dichiarazioni ufficiali dei governi e comportamenti reali, il terrorismo che viene amplificato dalla Rete come dimostra il caso dell’Isis, il protagonismo della criminalità nel web con i crescenti crimini informatici».

«Occorre – ha sottolineato – un sistema che tuteli il diritto dei cittadini alla sicurezza, concetto ampio che comprende non solo la sicurezza fisica intesa come controllo dei confini, ma anche quella sociale, alimentare e sanitaria. In tale scenario l’attività di intelligence orientata alla sicurezza diventa ancora più rilevante».

Caligiuri ha infine esaminato il contesto italiano, ricordando come un giovane su quattro tra i 15 e i 29 anni non studia e non lavora, determinando un costo annuo per la società nazionale di circa 36 miliardi di euro. Il docente ha poi esposto che «prima della pandemia più di un quinto dei nostri connazionali aveva difficoltà a pagare le spese mediche e più di cinque milioni e mezzo, negli ultimi tre anni, si sono indebitati per pagare le spese sanitarie. Tali indicatori rappresentano un malessere economico strutturale. A questo si deve aggiungere la disoccupazione giovanile, molto elevata nelle regioni meridionali, che alimenta le mafie». 

Soffermandosi sulla dimensione digitale, ha ribadito la necessità di una cyber education che deve essere intesa come uno strumento decisivo da insegnare obbligatoriamente nelle scuole, poiché «la forza maggiore di una nazione è rappresentata da una cittadinanza istruita». 

Infine, Caligiuri ha ribadito che il disagio sociale potrebbe essere utilizzato come paradigma interpretativo della realtà contemporanea, in quanto costituisce la manifestazione più evidente della crescente disuguaglianza globale. Pertanto, ha affermato il docente, «se il disagio sociale diventasse fuori controllo potrebbe rappresentare un problema fondamentale di sicurezza nazionale, poiché potrebbe avere grave ripercussioni sulla credibilità e sulla stabilità delle istituzioni, richiedendo pertanto la necessaria attività preventiva dell’intelligence».

«Molto dipenderà – ha concluso – dal reale impatto delle misure del PNRR, augurando che non si risolva in propaganda e distrazione di massa, perché rappresenta l’occasione per realizzare interventi concreti e strutturali, soprattutto nelle regioni meridionali». (fb)

All’Unical aperte le iscrizioni per l’11esima edizione del Master in Intelligence

di FRANCO BARTUCCI – Aperte le iscrizioni all’undicesima edizione del Master in Intelligence dell’Università della Calabria, diretto dal prof. Mario Caligiuri e promosso nel 2007, grazie al sostegno del Presidente Emerito della Repubblica, Francesco Cossiga

Per partecipare occorre presentare domanda online sul sito rete dell’Università della Calabria. La domanda di ammissione è al seguente link https://unical.esse3.cineca.it/Home.do; mentre la guida alla compilazione può essere letta attraverso il seguente link: https://www.unical.it/portale/ateneo/amministrazione/aree/uocsdfpl/sdfpl/ammissione2122/lm/Guida%20domanda%20ammissione%20LM%202021.pdf.

Per eventuali difficoltà nella compilazione del bando, si può telefonare al numero 347 5889962. Il bando scade il 30 ottobre 2021.

Il master potrà essere interamente seguito in modalità streaming cioè a distanza tramite le piattaforme e-learning interattive dell’ateneo calabrese. La prima lezione si terrà  di sabato, e il percorso formativo si concluderà con la discussione della tesi finale a dicembre 2022. Le lezioni frontali si svolgeranno, da novembre 2021 a maggio 2022, sempre nella giornata di sabato, dalle ore 9 alle ore 18 (pausa dalle 13 alle 14).

Possono presentare domanda laureati del vecchio ordinamento (4 anni) e con la laurea magistrale (5 anni) in qualunque disciplina . La quota di iscrizione è di € 3.000 (tremila). Per gli appartenenti alle forze di polizia è prevista una riduzione del 30% per cui l’importo è € 2.100. Sono previste 4 borse di studio da parte dell’INPS.

Al termine del ciclo delle lezioni, è previsto un Laboratorio di Cyber intelligence che si svilupperà in 5 giornate consecutive (da lunedì a venerdì) con lo svolgimento di seminari e laboratori, d’intesa anche con NTT Data e il Dipartimento di Ingegneria Informatica dell’Università della Calabria.  Inoltre andranno svolte 300 ore di stages in strutture convenzionate che nelle precedenti edizioni si sono tenute presso istituzioni pubbliche e società private, tra le quali ENI, ENEL, Sky ed NTT Data. 

Come in ogni edizione, i docenti saranno professori universitari ed esperti italiani del settore. Nelle edizioni precedenti sono intervenuti, tra gli altri, i ministri: Paolo Savona, Giulio Tremonti e Marco Minniti; il presidente della camera dei Deputati Luciano Violante; i Direttori dei Servizi Franco Gabrielli, Vittorio Stelo, Luigi Ramponi, Nicolò Pollari e Gennaro Vecchione; i Direttori delle Scuole dei Servizi Mario Maccono, Maurizio Navarra e Paolo Scotto di Castelbianco; l’agente della CIA Robert Gorelick; i professori Domenico De Masi, Alessandro Barbero, Antonio F. Uricchio, Roberto Baldoni, Alberto De Toni, Evgeny Morozov, Derrick De Kerckhove, Roberto Cingolani, Paolo Benanti, Giorgio Galli, Andrea De Guttry, Antonio Baldassarre, Umberto Gori, Umberto Broccoli e Antonio Teti; i prefetti Carlo Mosca, Marco Valentini e Luigi Varratta; i generali Fabio Mini e Carlo Jean; i giornalisti Lucio Caracciolo, Paolo Messa, Massimo Franco e Andrea Cangini; i magistrati Nicola Gratteri, Rosario Priore, Giuseppe Pignatone, Stefano Dambruoso e Mario Spagnuolo; l’ambasciatore Michele Valensise; i funzionari dello Stato Roberto Riccardi, Nunzia Ciardi, Alessandro Ferrara, Adriana Piancastelli e Giuseppe Scandone; i dirigenti della sicurezza di multinazionali Alfio Rapisarda e Alberto Accardi

Per qualunque informazione ci si può rivolgere al Direttore del Master, Mario Caligiuri, utilizzando il seguente numero di  cellulare 337 980189,  oppure via email: mario.caligiuri@unical.it. (fb)

SOVERIA MANNELLI: LA 2° EDIZIONE DI UNIVERSITÀ D’ESTATE

6 settembre – A Soveria Mannelli, alle 16.00, presso la Biblioteca Comunale “Michele Caliguri”, sarà inaugurata da Lorenzo Guerini, presidente Copasir, la seconda edizione dell’ “Università d’Estate”, incentrata sull’Intelligence.
L’iniziativa è stata promossa dal Master in “Intelligence” dell’Università della Calabria, e prevede la partecipazione di studenti provenienti da tutta Italia.
Domani, alle 18.00, si svolgerà un incontro in cui sarà affrontato il tema “L’analisi di Intelligence e le sfide criminali” con Alessandro Ferrara della presidenza del Consiglio dei Ministri. Introduce Gino Mirocle Crisci, Rettore dell’Università della Calabria, Ernesto Magorno, componente del Copasir, Paolo Messa, direttore del Centro Studi Americani e Mario Caliguri, direttore del Master in “Intelligence” dell’Unical.
Le conclusioni, previste per sabato 8 settembre, saranno affidate ad Angelo Tofalo, sottosegretario di Stato alla Difesa.
Alle lezioni interverrà Roberto Guerasci, direttore del Dipartimento di Lingue e Scienze dell’Educazione, mentre Radio Radicale e Liberi.tv seguiranno le lezioni. (rcz)